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  • Romani Capitolo Tre

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    Introduzione Del Capitolo III Dell’Epistola ai Romani

     

    Dopo aver descritto la condizione spirituale generale dell’essere umano nel Capitolo I e la condizione spirituale del Giudeo religioso e ipocrita nel Capitolo II.

    Paolo inizia il Capitolo III

    Versetto 1-8 continuando a parlare dei Giudei e dei privilegi dei Giudei, la fedeltà di Dio alle Sue promesse e la giustizia del Suo giudizio. Paolo dopo aver parlato separatamente del Gentile e del Giudeo, adesso fa il punto di tutta la situazione in riguardo alla natura umana e riunisce i Gentili ed i Giudei e li pone tutti in una sola categoria. Tutti peccatori e tutti privi della gloria di Dio.

    Il resto del Capitolo è suddiviso nel modo seguente

    Versetto 9 Il Giudeo non è superiore al Gentile. Paolo ha già dimostrato nell’esposizione dei due capitoli precedenti, che sia il Gentile (Pagano, Capitolo 1:18-32); sia il Giudeo (Capitolo 2) sono tutti sottoposti al peccato.

    Versetti da 10-18 Come Dio vede tutti gli uomini. L’Universalità del peccato.

    Quattordici accuse di Dio all’umanità.

    La Corruzione Totale dell’Uomo in Carattere, Conversazione e Comportamento.

    Parole di Paolo Tratte dall’Antico Testamento [Salmi 14:1-3];[Salmi 53:1-3]; [Isaia 59:7-8].

    Versetti 19-20 La legge condanna tutti, tutti sono responsabili di aver violato la legge morale di Dio. Nessuno è giustificato davanti a Dio osservando la legge, la legge è lo strumento di Dio per il quale si conosce che cosa è il peccato ed è lo strumento che condanna l’uomo.

    Versetti 21-31 Il Vangelo, la giustizia di Dio indipendente dalla legge è disponibile per tutte le etnie mediante la fede in Gesù Cristo, la giustificazione di Dio per fede, per tutti, Giudei e Gentili. Giudei e Gentili sono peccatori e privi della gloria di Dio, nessuno può gloriarsi nella legge solo nella fede in Cristo si trova la giustizia e la giustificazione per l’essere umano. Dio è il Dio non solo dei Giudei ma anche dei Gentili.

    Romani Capitolo III Versetti I e II

     

    1Qual è dunque il vantaggio del Giudeo? Qual è l’utilità della circoncisione? 2 Grande in ogni senso. Prima di tutto, perché a loro furono affidate le rivelazioni di Dio.

    Per il Giudeo vi è un certo privilegio. Non che essere un Giudeo fosse o sia un fatto di favoritismo vero e proprio, poiché avevamo già visto precedentemente che Dio giudica e giudicherà senza parzialità o favoritismo.

    Bisogna ammettere che il discorso del Giudeo è un soggetto abbastanza lungo da esporre e non abbiamo lo spazio per poter entrare in profondità nella storia di Israele, del Giudeo ecc.

    Possiamo però capire quello che dice Paolo in questi due versetti, che vi è un vantaggio, un privilegio ed una utilità come dice lui nella circoncisione. Perché?

    Prima di tutto dobbiamo capire che l’origine del Giudaismo, l’Ebreo, è un’origine che proviene da un popolo che a suo tempo non era circonciso cioè non era ancora un popolo particolare. E’ un popolo che è originato ed è emerso dalle nazioni per scelta divina.

    Dio ha scelto un uomo Abramo e lo ha fatto padre di molte nazioni. Ricordiamoci questo fatto, prestiamo attenzione alla Bibbia, è sempre Dio che sceglie non l’uomo.

    Abrahamo quindi ebbe fede nelle promesse di Dio fatte a lui e i suoi discendenti, la circoncisione era il segno del patto tra coloro che avrebbero continuato ad avere fede in Dio, nell’unico e vero Dio ed a credere nelle Sue promesse [Genesi 17:1-13], promesse che avrebbero comunque incluso non solo questo popolo specifico ma tutti i popoli di tutte le etnie del mondo [Genesi 12:1-3]; [Giovanni 3:16-17]

    Galati 3:6-9 Così Abrahamo «credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia»; 7 sappiate pure che coloro che sono dalla fede sono figli di Abrahamo. 8 E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato le nazioni mediante la fede, diede prima ad Abrahamo una buona notizia: «Tutte le nazioni saranno benedette in te». 9 Perciò coloro che si fondano sulla fede sono benedetti col fedele Abrahamo.

    Infatti Dio stesso fece queste dichiarazioni che ci fanno capire meglio la grazia e la misericordia di Dio verso un popolo che meritava ben altro, la sovranità di Dio sulle Sue scelte e la fedeltà di Dio nelle Sue promesse. Questo Paolo poi lo spiegherà in molto più dettaglio nei Capitoli IX e XI di Romani.

    Deuteronomio 7:6-10 Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, il tuo DIO; l’Eterno, il tuo DIO, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 7 L’Eterno non ha riposto il suo amore su di voi né vi ha scelto, perché eravate più numerosi di alcun altro popolo; eravate infatti il più piccolo di tutti i popoli; 8 ma perché l’Eterno vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha riscattati dalla casa di schiavitù, dalla mano del Faraone, re d’Egitto. 9 Riconosci dunque che l’Eterno, il tuo DIO, è DIO, il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, 10 ma rende prontamente a quelli che lo odiano facendoli perire; egli non ritarderà, ma renderà prontamente a chi lo odia.

    Comunque per grazia, per scelta divina e non per alcun merito di questo particolare popolo, anzi, Dio scelse di affidare a loro le Sue rivelazioni.

    Israele, la razza Ebrea è tutt’ora in esistenza come popolo, questo dimostra la fedeltà di Dio al Suo popolo scelto e che Dio ha mantenuto e manterrà tutte le promesse che ha fatto a questo popolo, anche se vi sarà un gran numero di questo popolo che subirà il severo giudizio di Dio, (2/3 del popolo) ma vi sarà un residuo (1/3 del popolo) [Geremia 30:4-11];[Zaccaria 13:7-9] che otterrà tutte le promesse che Dio gli ha fatto, incluso il patto Palestinese, il patto che include tutta la Terra Promessa [Romani 11:25-27].

    Dobbiamo assolutamente capire che l’istituzione della chiesa non ha in alcun modo annullato le promesse di Dio al popolo Ebreo ne ha escluso il popolo di Dio di ricevere il regno promesso. Israele come nazione vera e propria riceverà tutte le promesse di Dio ma solo quando come nazione intera si convertirà e metterà la sua fede nel Messia Gesù.

    Questo avverrà al momento del Secondo Avvento di Gesù, vedi passi [Zaccaria 12:10];[Zaccaria 13:1-2];[Zaccaria 14:1-9]
    ed è anche confermato dalla risposta che Gesù da ai Suoi discepoli prima della Sua ascensione

    Atti 1:6-7 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità

    Ci saranno i tempi ed i momenti adatti per il ristabilimento del regno ad Israele, tempi e momenti futuri che Dio ha prestabilito di Sua autorità.

    Questa risposta di Gesù è un sì, ma con un passaggio di tempo, questo spazio di tempo, di attesa, è ciò che Paolo ci descrive in [Romani 11:25-27].

    Questo periodo di parentesi nella redenzione di Israele è l’età della chiesa in cui i Gentili saranno aggiunti al Regno di Dio, poi dopo la Seconda Venuta di Gesù Cristo, Lui stesso appunto ristabilirà il regno promesso e la terra promessa ad Israele, Lui ne sarà il Re, questa volta sarà accettato, siederà e regnerà per 1000 anni sul trono di Davide e su tutte le nazioni della terra e poi per l’eternità sulla nuova terra.

    Salmi 89:34-37 Non violerò il mio patto e non muterò quanto ho promesso. 35 Una cosa ho giurato per la mia santità, e non mentirò a Davide: 36 la sua discendenza durerà in eterno e il suo trono sarà davanti a me come il sole, 37 sarà stabile per sempre come la luna; e il testimone ch’è nei cieli è fedele». [Luca 1:31-33]

    Gesù stesso fece una promessa ai Giudei che si avvererà proprio come disse Lui e come è confermata dalla profezia che abbiamo letto in Zaccaria

    Matteo 23:37-39 «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! 38 Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. 39 Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”»

    A questo dì ancora Israele non ha acclamato e accettato Gesù come Messia ed ancora questa profezia di Gesù si deve avverare e si avvererà del resto come tutte le vere profezie di Dio.

    Dunque, ritornando a ciò che dice Paolo, che vantaggio c’è ad essere Giudeo? Di che utilità è la circoncisione?

    Grande! Così dice Paolo, ma grande dal punto di vista storico e che appunto tramite la storia di Israele e le promesse e profezie fatte da Dio si riconosce e si vede la veracità di Dio, si riconosce la Sua fedeltà.

    Inoltre, tutto il mondo è benedetto tramite questo popolo che Dio ha scelto, poiché la scelta di Dio è stata di rivelarsi tramite questo popolo, di benedire tutte le genti tramite questo popolo, di aver dato TUTTA la Sua parola, eccetto che per due soli libri, il Vangelo di Luca e Atti degli Apostoli, scritti da un Greco, scritta da Ebrei.

    Quindi, le rivelazioni e le promesse di Dio e la Sua parola sono state al 98% affidate alla circoncisione.

    La salvezza è stata provveduta e compiuta tramite un Giudeo nella carne, Gesù Cristo, il figlio di Davide, della tribù di Giuda

    Giovanni 4:22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei.

    Appartenere a questo popolo, a questa razza varrebbe molto, è un privilegio ed un onore. Comunque, non vale a niente in fine senza fede in Cristo Gesù.

    Il Giudeo ha una storia e tradizione onorevole e sicuramente benedetta, ma come ha spiegato Paolo precedentemente nel Capitolo II non vale a niente se non è espressa nella nuova nascita spirituale, la famosa circoncisione del cuore, la rigenerazione che proviene da Dio.

    Comunque i vantaggi sono questi, se oggi abbiamo nella chiesa la parola del Dio vivente, le Sue rivelazioni per noi, la Sua chiesa, non dimentichiamoci che Dio ce le ha donate tramite i Giudei, se oggi possiamo gioire e gloriarci in Gesù Cristo e la Sua salvezza non dimentichiamo che a parte la Sua divinità, nella carne, Dio ha scelto di farlo nascere un Giudeo.

    Non disprezziamo dunque questo popolo, sarebbe un grave errore ed un affronto verso Colui che ha scelto e dichiarato questo popolo Suo e questo senza mai averlo completamente rigettato. Infatti questo discorso è esattamente ciò di cui Paolo avverte di non fare in Romani XI.

    Facendo anche attenzione alla promessa di Dio fatta ad Abramo in

    Genesi 12:2-3 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

    Romani Capitolo III Versetti III e IV

     

    3 Che dire allora? Se alcuni sono stati increduli, la loro incredulità annullerà forse la fedeltà di Dio? 4 Non sia mai; anzi, sia Dio verace e ogni uomo bugiardo, come sta scritto: «Affinché tu sia giustificato nelle tue parole e vinca quando sei giudicato».

     

    Paolo continua adesso nel versetto III a parlare dei Giudei, infatti riferendosi ad essi dice una grande e profonda verità in riguardo a Dio. Paolo commenta facendo una domanda. Una domanda che conferma la veracità e la fedeltà di Dio.

    Se infatti, lui dice alcuni, Giudei, ma noi sappiamo che esaminando la storia di questo popolo la maggioranza di essi fu incredulo difronte a Dio, se alcuni sono infedeli e increduli questa incredulità ostacolerà o fermerà la fedeltà di Dio? Assolutamente no!

    Infatti leggendo la Bibbia notiamo la grande incredulità ed infedeltà di questo popolo già dall’inizio dopo che Dio li ha liberati dall’Egitto e la loro incredulità che gli costò il girovagare nel deserto per 40 anni.

    La loro continua incredulità dimostrata in idolatria e apostasia ha caratterizzato la storia di questo popolo ed è culminata nella più devastante dimostrazione di incredulità quando hanno rifiutato il Messia Gesù Cristo ed il Regno di Dio che Lui offriva.

    I riferimenti sarebbero troppi quindi ci limiteremo a vedere che cosa ha detto di questo soggetto l’autore dell’Epistola agli Ebrei tanto per rimanere in contesto e visto che spesso fa riferimenti all’AT. [Ebrei 3:7-19] ed [Ebrei 4:1-11].

    Infatti, anche dopo queste gravi ed inquietanti dimostrazioni di incredulità e infedeltà da parte del popolo Ebreo, la risposta alla domanda di Paolo è giammai! Dio è fedele alle Sue promesse e le porta a compimento perché è Lui stesso che sceglie un residuo per grazia in accordo con la Sua fedeltà, verità, misericordia e sovranità, così che le Sue promesse è Lui che le porta a compimento.

    Dio si adopera anche degli uomini, certamente, ma è Dio stesso che porta a compimento le Sue promesse, così che niente e nessuno può ostacolare la volontà di Dio, niente e nessuno può ostacolare il disegno e il progetto di Dio. Vedi anche [Filippesi 2:13].

    Paolo ha dato conferma di questo anche in [Romani 9:27-33]e [Romani 11:1-12] e [Romani 11:25-32].

    Dio è fedele e veritiero sempre, non ostante l’infedeltà di alcuni, Lui porterà a compimento ogni cosa che Lui ha progettato di fare nel Suo disegno benevolo.

    2 Timoteo 2:13 Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso.

    Quindi vediamo che l’incredulità di alcuni Ebrei, anzi molti, la maggioranza del popolo Ebreo, non ha annullato la fedeltà e la veracità di Dio alle promesse fatte ai patriarchi di Israele, specificamente Abrahamo.

    La fedeltà di Dio e la Sua veracità per quanto riguarda le promesse fatte le ha compiute tramite Gesù Cristo ed il patto eterno, ma l’incredulità degli Ebrei e il rigetto del Messia ha solo ritardato il compimento per quanto riguarda le promesse fatte a Israele come nazione e popolo, non le ha annullate.

    Molti interpretano la chiesa come il compimento di tutte le promesse di Dio e credono che l’Israele attuale o il popolo di Dio sia la solo chiesa.

    Questo non è affatto cosa ci insegna la Scrittura per quanto riguarda Israele, il Regno promessogli e la Terra Promessa. La chiesa non è Israele e Israele non è la chiesa. Israele come popolo e nazione ancora non è stata redenta, il periodo che separa il compimento di tutte le promesse di Dio alla nazione di Israele, è l’era o il periodo della chiesa, che è l’inclusione dei Gentili nel regno di Dio. Infatti questo è il tema dell’intero capitolo XI di Romani, vediamo questi seguenti versetti cosa ci spiegano

    Romani 11:25-29 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; 26 e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: «Il liberatore verrà da Sion. 27 Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati». 28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri; 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili.

    La chiesa per i Giudei era un mistero, cioè non presente come entità nelle profezie dell’AT e soltanto rivelato dallo Spirito di Dio tramite gli Apostoli e profeti del NT.

    Efesini 3:3-9 come per rivelazione egli mi ha fatto conoscere il mistero, di cui prima ne scrissi in breve. 4 Nel leggere questo, voi potete capire quale sia la mia intelligenza del mistero di Cristo, 5 che non fu fatto conoscere nelle altre età ai figli degli uomini, come ora è stato rivelato ai santi apostoli e ai suoi profeti per mezzo dello Spirito, 6 affinché i gentili siano coeredi dello stesso corpo e partecipi della sua promessa in Cristo mediante l’evangelo, 7 di cui sono stato fatto ministro, secondo il dono della grazia di Dio che mi è stata data in virtù della sua potenza. 8 A me, il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare fra i gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 9 e di manifestare a tutti la partecipazione del mistero che dalle più antiche età è stato nascosto in Dio, il quale ha creato tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo;

    Tutte le profezie dell’AT sono rivolte ad Israele e non direttamente alla chiesa. E’ vero che all’inizio, all’origine tutta la chiesa era Giudea, ma poi vediamo che nel tempo e divenuta sempre di più Gentile che Ebrea.

    Comunque Dio non ha finito con gli Ebrei e non li ha rigettati del tutto, verrà come ha detto anche Gesù in [Atti 1:6-7], il tempo e la stagione in cui Dio porterà a compimento TUTTO ciò che ha promesso ad Israele, ma come abbiamo già menzionato solo quando Israele si convertirà completamente come popolo e accetterà il Messia, il che avverrà al ritorno di Gesù Cristo e non prima. Dio ha iniziato a compiere le Sue promesse ma ancora non ha finito con Israele.

    Salmi 89:34-37 Non violerò il mio patto e non muterò quanto ho promesso. 35 Una cosa ho giurato per la mia santità, e non mentirò a Davide: 36 la sua discendenza durerà in eterno e il suo trono sarà davanti a me come il sole, 37 sarà stabile per sempre come la luna; e il testimone ch’è nei cieli è fedele»

    Questo era il desiderio e la speranza che gli Apostoli avevano all’inizio, il compimento di tutte le promesse di Dio per Israele. Troviamo infatti questo appello in

    Atti 3:17-26 Ma ora, fratelli, io so che lo avete fatto per ignoranza, come hanno fatto pure i vostri capi. 18 Ma Dio ha così adempiuto le cose che egli aveva predetto per bocca di tutti i suoi profeti, e cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto. 19 Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore, 20 ed egli mandi Gesù Cristo che è stato predicato prima a voi, 21 che il cielo deve ritenere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, dei quali Dio ha parlato per bocca di tutti i suoi santi profeti fin dal principio del mondo. 22 Mosè stesso infatti disse ai padri: “Il Signore Dio vostro susciterà per voi un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; ascoltatelo in tutte le cose che egli vi dirà. 23 E avverrà che chiunque non ascolterà quel profeta, sarà distrutto tra il popolo”. 24 E parimenti tutti i profeti, tutti quelli che hanno parlato da Samuele in poi; hanno in realtà annunziato questi giorni. 25 Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio stabilì con i nostri padri, dicendo ad Abrahamo: “E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette”. 26 A voi per primi Dio, dopo aver risuscitato il suo Figlio Gesù, lo ha mandato per benedirvi, allontanando ciascuno di voi dalle sue iniquità».

    Purtroppo per loro ancora una volta vi fu incredulità e i tempi di refrigerio della presenza del Signore e la seconda venuta di Gesù Cristo come descritta nei versetti 19-21 non avvenne a quel tempo e ancora non è avvenuta e quindi ancora le promesse ad Israele non sono compiute, ma Dio è fedele e il Suo zelo compirà le promesse profetizzate al Suo popolo. Questo evento ancora futuro lo troviamo promesso anche in

    Isaia 9:5-6 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l’impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. 6 Non ci sarà fine all’incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti.

    Verrà un tempo e una stagione dove Dio purgherà Israele e condurrà questo popolo alla salvezza e al compimento delle Sue promesse, vedi anche [Apocalisse 7:3-8], qui non si sta parlando della chiesa ma di Israele. 144000 Ebrei, 12000 di ogni tribù di Israele saranno chiamati per servire il Signore e saranno cloro che evangelizzeranno la nazione.

    Comunque, prima di proseguire soffermiamoci un momento qui, poiché credo che sia di importanza vitale per noi, studiare un po’ la fedeltà e la veracità di Dio.

    Questo ci aiuterà ad ottenere una fede più salda, ricca, forte e profonda. Se abbiamo dubbi sulla fedeltà di Dio avremo dubbi in ogni cosa in cui ci troviamo nella nostra vita, avremo dubbi sulla nostra posizione come figli e figlie di Dio, avremo dubbi sulla sicurezza della nostra salvezza e questo ci farà vivere una vita spirituale altalenante, tra un dubbio e un altro e senza mai avere molte certezze. Il che non è affatto come vuole Dio che noi viviamo. Dubbi nella fedeltà di Dio guideranno una persona al timore e l’ansietà ma queste cose non sono da Dio.

    Infatti la Scrittura in molti punti ci dice che l’ansietà e il timore sono segni che la nostra fede è debole e che non stiamo confidando nella fedeltà di Dio vedi e paragona [Matteo 6:25-34],[Filippesi 4:4-7],[2 Timoteo 1:7]

    Se siamo saldi nell’amore che Dio ha per noi, il che include la Sua fedeltà, non avremo timore.

    1 Giovanni 4:16-18 E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui. 17 In questo l’amore è stato reso perfetto in noi (perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio): che quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore

    Questo brano spiega che quando abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi e quindi la Sua fedeltà verso di noi, il Suo amore e fedeltà sono resi perfetti in noi, il che vuole dire che abbiamo dunque fiducia in Dio e nella nostra giustificazione nel giorno del giudizio, che la Scrittura ci assicura che avremo.

    Perché? Nell’amore di Dio non vi è paura per via della Sua fedeltà verso coloro che Lui ha eletto alla salvezza, coloro che Lui ha rigenerato, questo perché possiamo avere l’assicurazione della nostra salvezza, il che è la fedeltà di Dio nel patto eterno, nelle Sue promesse fatte in Cristo Gesù verso coloro che appunto sono in Lui e Lui in loro.

    Vedi e paragona le seguenti Scritture [Giovanni 6:37-40],[Giovanni 10:27-29],[Giovanni 17:2-3],[Giovanni 17:20-24], [Romani 8:28-39][1 Giovanni 1:7-9],[1 Giovanni 2:1].

    1 Giovanni 5:11-15 E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. 12 Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 13 Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio. 14 Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.

    Per questo Giovanni qui dice che se abbiamo timore è perché non ci fidiamo ancora completamente della fedeltà di Dio, questa è fede debole e per questo abbiamo paura, perché la paura ha che vedere con la punizione, il giudizio. Se abbiamo paura del giudizio vuole dire che non siamo ancora saldi nell’amore perfetto di Dio e quindi non abbiamo piena fiducia nella fedeltà delle Sue promesse.

    Quindi Dio è fedele alle Sue promesse e veritiero in tutto ciò che dice di fare, Dio lo farà sicuramente.

    Tito 1:1-3 Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo, secondo la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà, 2 nella speranza della vita eterna, promessa prima di tutte le età da Dio, che non può mentire, 3 e che nei tempi stabiliti ha manifestato la sua parola mediante la predicazione che mi è stata affidata per comando di Dio, nostro Salvatore,
    [Romani 10:8-17].

    Il tema del versetto IV è non solo il tema della veracità di Dio e della Sua fedeltà ma addirittura la condanna di Dio che ogni uomo è bugiardo. Ahi! Questo è un enorme problema per l’uomo. Perché?

    Prima di tutto perché la parola ogni non esclude nessuno. Seconda cosa perché visto che ogni uomo è colpevole di essere un bugiardo, la parola di Dio conferma anche, come avevamo già avuto occasione di vedere, che quando una persona trasgredisce un solo comandamento della legge divina, diviene colpevole di aver trasgredito tutta la legge di Dio [Giacomo 2:10].

    Quindi solo su questo punto la condanna di Dio è più che giusta il che infatti è ciò che dice Paolo proseguendo, citando Davide nel Salmo 51 parte del versetto 4 Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi. .

    Il contrasto è questo l’uomo, ogni uomo e un bugiardo. La natura peccaminosa rende l’uomo un bugiardo, infatti bisogna ricordarci che, per esempio, l’ipocrisia è una forma di menzogna, di bugia. Che l’uomo è bugiardo di natura è evidente fin dall’inizio della vita di un essere umano. Chi ha figli sa che i bambini dicono bugie non perché qualcuno gli insegna a mentire ma perché è naturale per loro, cioè è una cosa proveniente dalla natura peccaminosa che spinge i bambini fin da quella tenerà età a mentire quando confrontati ed è richiesta loro la verità. Chi insegna a questi piccoli a mentire? La loro natura peccaminosa, la natura del loro padre il diavolo.

    Ora qualcuno a difesa dei bambini dirà che i bambini sono innocenti e che è troppo pesante accusarli di avere la natura del diavolo e chiamarli figli del diavolo. Purtroppo però e proprio così. La Scrittura conferma questo fatto in diversi posti.

    Infatti, proprio nel Salmo 51 Davide dice proprio questo nel versetto dopo di quello precedentemente citato, versetto 5 Ecco, io sono stato formato nell’iniquità, e mia madre mi ha concepito nel peccato.

    Questa è la triste realtà, l’uomo nasce peccatore ed è figlio del diavolo, finché non è rigenerato e adottato come figlio di Dio e giustificato per fede in Cristo Gesù.

    Gesù la ha descritta così questa condizione,

    Giovanni 8:41-47 Voi fate le opere del padre vostro». Perciò essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; noi abbiamo un solo Padre: Dio». 42 Allora Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e sono venuto da Dio; non sono venuto infatti da me stesso, ma è lui che mi ha mandato. 43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola. 44 Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me invece, perché vi dico la verità, voi non credete. 46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio; perciò voi non le ascoltate, perché non siete da Dio».

    Paolo invece l’ha detto così,

    Efesini 2:1-3 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri.

    Per natura umana dunque, l’uomo è figlio dell’ira di Dio e non figlio di Dio, figlio del diavolo come la Scrittura descrive l’essere umano non rigenerato da Dio.

    Questa è la condizione dell’uomo, ogni uomo, e ogni uomo è un bugiardo e se una persona dice di non aver mai mentito è un bugiardo di già.

    Dio è verità e quindi Gesù dichiarò appunto, in Giovanni 14:6 Io sono la via, la verità e la vita. [Giovanni 18:37].

    Dio non può mai mentire perché non può appunto rinnegare se stesso essendo Lui stesso la pura ed assoluta verità, vedi infatti [2 Timoteo 2:13]

    Dio è verità e quindi il Suo Spirito è lo Spirito di verità che ci guida nella verità di Dio [Giovanni 14:17],[Giovanni 15:26], [Giovanni 16:13].

    Dio è verità e quindi la Sua parola è verità [Giovanni 1:14],[Giovanni 8:31-36],[Giovanni 17:17].

    Il Signore nella Sua parola ha contrastato appunto la Sua veracità con la menzogna dell’uomo. Quando Dio dice che farà una cosa la farà.

    Numeri 23:19 Dio non è un uomo, da poter mentire, né un figlio d’uomo, da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato non manterrà la parola?

    Vedi e paragona [1 Samuele 15:29],[Salmi 110:4],[Isaia 14:24],[Isaia 46:11],[Ebrei 6:16-20].

    E’ il desiderio e la gioia di Dio che i Suoi figli camminino nella Sua verità, infatti non si può ne conoscere ne praticare l’amore di Dio se non si cammina e non si conosce la Sua verità.

    2 Giovanni 1-4 L’anziano alla signora eletta e ai suoi figli che amo in verità, e non io solo, ma anche tutti quelli che hanno conosciuto la verità, 2 a motivo della verità che dimora in noi e sarà con noi in eterno: 3 grazia, misericordia e pace siano con voi da Dio Padre e dal Signor Gesù Cristo, il Figlio del Padre, in verità e amore. 4 Mi sono grandemente rallegrato di aver trovato alcuni dei tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre.

    C’è qui un aspetto molto importante del quale vale la pena far menzione tanto è importante. Questo soggetto legato alla veracità, la fedeltà è l’amore di Dio che già avevamo avuto occasione di trovare in [1 Giovanni 4:16-18]. Anche qui in 2 Giovanni appena letto troviamo che la verità e l’amore sono inseparabili, vedi anche

    Efesini 4:13-15 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, finché giungiamo alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

    L’amore di Dio, l’amore biblico è sempre a braccetto con la verità di Dio, mai senza, non possono essere separati.

    L’amore di Dio gioisce nella verità non nell’errore, non nella menzogna, non nell’ipocrisia, non nell’iniquità, non nel falso amore del mondo, che poi non è affatto amore, il mondo che abbraccia e tollera tutto e tutti [1 Corinzi 13:6].

    Divorziare la verità della parola di Dio dall’amore è un gravissimo errore che la chiesa sta facendo ed è una cosa che sta rovinando la chiesa e la vita di molti credenti, addirittura comunità intere.

    Quindi coloro che dicono che la sana e vera dottrina non serve, non conta, ma solo l’amore conta nella chiesa, non sanno e non capiscono che cos’è il vero amore, l’amore di Dio e quindi non possono amare in verità.

    Anche Paolo pregava che l’amore dei credenti abbondasse sempre più in che cosa? Sentimento? No!

    Filippesi 1:9-11 E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11 ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

    Come credenti e figli di Dio dobbiamo camminare nella verità di Dio e solo così sapremo meglio esibire l’amore di Dio, l’amore biblico che è sempre coerente con e contenente la verità di Dio.

    Come credenti dobbiamo dire la verità in amore e per amore, per glorificare Dio, non dobbiamo mai mentire. La menzogna non va mai bene ed è sempre un peccato, non importa quanto piccola sia o quanto “innocente” una persona possa credere che sia, non lo è mai. La menzogna proviene dalla natura del diavolo e non dalla natura di Dio, Dio è verità e la Sua natura è verità.

    Il figlio di Dio deve rispecchiare, deve avere come frutto la natura di Dio [2 Pietro 1:3-4]. Una menzogna non va mai detta neanche quando si pensa che con essa si possa evitare un male peggiore. Dio non giustifica MAI una menzogna.

    Le menzogne hanno sempre una conseguenza negativa poiché sono sempre un peccato e il peccato ha sempre conseguenze negative, quindi non si può mentire credendo di poter risolvere o evitare una più grande tragedia o torto o situazione.

    Dio richiede la verità dai Suoi figli e figlie e di fidarsi di Lui per le conseguenze della nostra ubbidienza alla Sua parola.

    Vedi le conseguenze delle menzogne dette anche da credenti nella Bibbia, hanno avuto tutte conseguenze negative e brutta testimonianza [Genesi 12:11-20];[Genesi 20:2-7]; [Genesi 26:7-11];[1 Samuele 21:2]; [1 Samuele 22:22];[Matteo 26:69-75], questi sono solo alcuni esempi. Possiamo anche ricordarci la menzogna di Giacobbe che ha causato una rottura tra Esaù e lui e gli Edomiti che per via di questa cosa sono stati acerrimi nemici di Israele da quel giorno avanti.

    Il credente comunque mente spesso e in tanti modi, e spesso senza neanche consciamente rendersene conto. Per esempio, dire che faremo una determinata cosa e poi non farla è mentire [Matteo 21:28-31].

    Le persone che sono perpetuamente e di abitudine in ritardo senza dare previa e ampia giustificazione e avvertimento, mentono, il ritardo è una menzogna, poiché se diciamo di essere in un posto ad una certa ora ma poi non lo siamo, questa è una mancanza di mantenere la nostra parola e l’orario dato. E’ mancanza di rispetto verso l’altra persona che deve attendere il nostro comodo, se è fatto ad un fratello ed una sorella in Cristo è mancanza di esibire l’amore di Dio.

    E’ certo che ogni tanto non possiamo fare a meno di essere in ritardo per via di circostanze che sono al di là del nostro controllo, ma la persona che è di abitudinarietà sempre in ritardo commette menzogna e vive in un modo che disonora Dio, questo peccato si chiama anche essere senza affidamento, che è un peccato vedi [Romani 1:31], il che vuol dire non essere fedeli.

    La puntualità fa parte della natura divina poiché Dio non arriva mai tardi arriva sempre per tempo, quando Dio ha promesso di compiere una determinata cosa in un determinato tempo Lui la compie, Lui è veritiero e mantiene la Sua parola.

    Dunque noi dobbiamo essere come è il nostro Padre, se abbiamo la Sua natura, è per questo che Gesù disse che la parola di un credente deve essere veritiera e vincolante quanto un giuramento, cioè, non giurare, ma che il nostro sì sia sì e il nostro no sia no. Che i nostri sì e i nostri no siano vincolanti come se fossero un giuramento, è questo che Gesù sta comunicando in [Matteo 5:33-37].

    Quando un credente ha detto che farà una cosa dunque, la sua parola è vincolante quanto un giuramento e per questo che la Scrittura ritiene una persona di atteggiamento giusto quando mantiene la sua parola a tutti i costi, anche se causa loro sconforto, li scomoda o è un grande sacrificio anche se deve mantenerla a suo danno.

    Salmi 15:1-5 O Eterno, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo santo monte? 2 Colui che cammina in modo irreprensibile e fa ciò che è giusto, e dice la verità come l’ha nel cuore, 3 che non calunnia con la sua lingua, non fa alcun male al suo compagno, e non lancia alcun insulto contro il suo prossimo. 4 Ai suoi occhi è disprezzata la persona spregevole, ma egli onora quelli che temono l’Eterno; anche se ha giurato a suo danno, egli non ritratta; 5 non dà il suo denaro ad usura e non accetta doni contro l’innocente. Chi fa queste cose non sarà mai smosso.

    E’ meglio non dire niente e poi fare la cosa che abbiamo in cuore di fare che dire a una persona una cosa e poi non farla. Anche questo come abbiamo constatato è mentire.

    E’ così appunto, perché Dio è veritiero e fedele e l’uomo invece è un bugiardo di natura. Dio quando giudica l’uomo giudica secondo la assoluta verità della Sua persona e la assoluta giustizia del Suo carattere. La verità di Dio è uno dei principi di giudizio divino, questo lo avevamo già studiato nello studio del Capitolo 2.

    Quindi Dio è giusto nel Suo giudizio, non giudica con favoritismo alcuno, giudica esattamente come è giusto, in Dio non vi è alcuna ingiustizia, mentre è l’uomo che è pieno di ingiustizia ; ma è anche per questo che l’uomo spesso accusa Dio di essere ingiusto e non capisce affatto la giustizia di Dio.

    Romani Capitolo III Versetti da V a VIII

     

    5 Ma se la nostra ingiustizia fa risaltare la giustizia di Dio, che diremo? Che Dio è ingiusto quando dà corso alla sua ira? (Parlo alla maniera degli uomini.) 6 No di certo! Perché, altrimenti, come potrà Dio giudicare il mondo? 7 Ma se per la mia menzogna la verità di Dio sovrabbonda a sua gloria, perché sono ancora giudicato come peccatore? 8 Perché non «facciamo il male affinché ne venga il bene», come da taluni siamo calunniosamente accusati di dire? La condanna di costoro è giusta.

    Infatti, in questi quattro versetti Paolo sta appunto confermando che l’essere umano accusa Dio di essere ingiusto nel modo in cui giudica. Quante volte abbiamo sentito l’empio ma anche il credente immaturo, carnale e biblcamente ignorante, o accusare Dio di ingiustizia quando Lui esercita la Sua giusta ira sul peccato (il non credente), o il credente, appunto biblicamente ignorante, che vuole essere più grazioso e misericordioso di Dio, il che è impossibile, che accusa coloro che supportano ed insegnano biblicamente la giusta ira di Dio dicendo che Dio non giudica mandando afflizioni, guai, malattie, cataclismi, guerre, piaghe e anche la morte.

    Non si capisce bene quale Bibbia loro leggano o quale Dio adorano e servono. Poi questi son quelli che non fanno altro che parlare dell’amore di Dio e della Sua grazia ma poi credono che si può scadere dalla grazia se si è veramente credenti. Questo sarebbe un controsenso immenso, immaginatevi, un Dio che giudica severamente i Suoi figli e li scaccia dalla Sua presenza se peccano e li manda in perdizione e poi invece perdona e non giudica gli empi, ma di loro ha misericordia, anche se poi dopo li manda all’inferno lo stesso. Non esiste. Sicuramente non conoscono il vero Dio della Scrittura se pensano così. Infatti Paolo sta dicendo proprio questo in questo brano che stiamo studiando.

    E’ così però che infatti Dio giudica con giustizia il mondo del suo peccato, altrimenti dove mettiamo e come spieghiamo il libro di Apocalisse? Vedi anche ciò che abbiamo già studiato in riguardo in [Romani 1:18].

    E’ infatti proprio l’ingiustizia dell’uomo che mette in risalto la giustizia di Dio. E’ comunque l’ingiustizia dell’uomo che mette in risalto anche la grazia, l’amore e la misericordia di Dio. Questo perché Dio è santo e giusto ma è anche amore, e misericordia e grazia e quindi, Dio ha trovato il sistema di riconciliare la Sua santità e giustizia con il Suo amore, misericordia e grazia, è per questo che, come dice Paolo più avanti vi erano quelli che accusavano gli Apostoli di promuovere il peccato con la grazia di Dio, poiché Dio fa risaltare la Sua giustizia e la Sua grazia nell’ingiustizia dell’uomo. Comunque gli Apostoli non hanno mai promosso il peccato per nessun motivo, anzi.

    Dio ha riconciliato la Sua giustizia e la Sua santità con il Suo amore, misericordia e grazia mandando e offrendo Gesù Cristo il Suo unigenito Figlio come sacrificio sostitutivo per i peccati degli eletti alla salvezza o alla fede, cioè di coloro che credono in Lui, così che la Sua santità e giustizia potesse essere soddisfatta e poste su Gesù, così sempre tramite Gesù compiere tutto ciò che ha soddisfatto la giustizia e la santità di Dio [Romani 3:21-26];[Romani 8:1-4], Dio ha anche potuto dimostrare il Suo amore, la Sua grazia e la Sua misericordia senza tralasciare la Sua santità e giustizia. Vedi [2 Corinzi 5:14-21].

    Salmi 85:10-11 La benignità e la verità si sono incontrate; la giustizia e la pace si sono baciate. 11 La verità germoglierà dalla terra e la giustizia guarderà dal cielo.

    Gesù dunque è stato giudicato da Dio, il giusto per gli ingiusti, così che il giudizio di Dio si è riversato su di Lui che ha pagato in pieno il prezzo del peccato e dell’ingiustizia di coloro che mettono la loro fede in Lui per il perdono e la giustificazione dei loro peccati. [1 Pietro 3:18].

    Infatti Paolo nel versetto 5 dice, tra parentesi, che sta parlando in maniera degli uomini. Come abbiamo detto, così ragionano gli uomini non rigenerati, ma purtroppo anche i credenti che sono carnali e biblicamente ignoranti.

    Purtroppo è così, molte volte anche io mi sono trovato a dover ragionare con persone così, anche se poi diviene impossibile ragionare con questi che si impuntano nel voler lor stessi giudicare Dio o coloro che vivono con l’illusione di difendere Dio dall’accusa di ingiustizia, mentre invece creano un Dio ingiusto creato a loro immagine e somiglianza, anziché conoscere Dio come Lui si è rivelato nella Sua veritiera parola.

    Questo è il problema dell’uomo, l’uomo vuole giudicare Dio, mentre invece è Dio che giudica giustamente l’uomo per la sua ingiustizia.

    L’uomo vuole sentirsi comodo e sicuro creando un Dio in sua immagine e somiglianza anziché riconoscere che è Dio che ha creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza e che è l’uomo che deve arrivare a conoscere Dio come Lui effettivamente è, e come Lui si è veramente rivelato di essere nella Sua parola, è l’uomo che deve sottomettersi alla Signoria di Dio, non Dio a quella dell’uomo.

    Comunque Dio non ha alcun bisogno di essere difeso contro l’ingiustizia perché chi veramente conosce Dio sa che Dio è sempre giusto.

    Quello che ci deve toccare il cuore semmai è questo, non è invece giusto che il Signore Gesù, il giusto, l’unico giusto, abbia dovuto ricevere l’ira di Dio su di Se per perdonare e giustificare noi, gli ingiusti. La giustizia di Dio comunque è sempre giusta, Dio è giusto nel Suo giudizio. Dobbiamo essere fiduciosi in questo come lo era Abrahamo

    Genesi 18:25 Non sia mai che tu faccia una cosa simile! Far morire il giusto con l’empio, in modo che il giusto sia trattato come l’empio! Non sia mai! Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?»

    In Adamo tutti coloro che nascono naturalmente sono loro stessi responsabili della loro natura peccaminosa tramandatagli dalla ribellione della quale Adamo è responsabile [Romani 3:23];[Romani 5:12], inoltre, ogni uomo è responsabile individualmente per le scelte e le decisioni che fa.

    Gli empi, Dio ha abbandonato [Romani 1:18-32] ad esprimere il loro “libero arbitrio”, per modo di dire, infatti non sono liberi ma schiavi, così ci insegna la parola di Dio, schiavi del peccato e non liberi [Giovanni 8:34-36].

    Il libero arbitrio dell’empio è infatti il decidere solo come l’uomo può decidere e vuole decidere, cioè secondo la loro stessa natura peccaminosa, come comportarsi e come vivere in costante ribellione a Dio.

    Si è soltanto liberati e liberi dal peccato quando Dio ci rigenera e ci da la Sua natura divina per poter veramente scegliere ed avere la forza di poter ubbidire la Sua parola, perché è Lui che ci da la grazia di poterlo fare. Gesù ci libera veramente, questo è avere il vero libero arbitrio.

    Paragona i seguenti passi in riguardo [Giovanni 8:34-36],[2 Corinzi 3:17],[Galati 5:1],[Galati 5:13],[Efesini 3:12],[Giacomo 1:25], [1 Pietro 2:16].

    Dio infatti non fa violenza alcuna alle decisioni e le scelte di coloro che ostinatamente continuano a scegliere di rimanere ribelli a Dio, cioè coloro che Lui non ha eletto alla salvezza.

    Del resto la condizione e destinazione di tutta quanta l’umanità se lasciata a se stessa sarebbe giustamente condanna e dannazione eterna.

    In questo caso, Dio esercita la Sua scelta, di far continuare all’empio il percorso, in fondo già scelto da ogni essere umano, cioè il percorso che conduce alla perdizione eterna [Matteo 7:13-14] e di intervenire in altri casi e Lui stesso salvare un certo numero di ingiusti, altrimenti, se Lui non intervenisse direttamente e con la Sua potenza, TUTTI, e ripeto TUTTI gli esseri umani perirebbero eternamente senza eccezione e giustamente.
    Dopo tutto, il fatto è che l’empio, non può, ma nemmeno vuole credere ed accettare Dio se lasciato a decidere da se.

    A lui dunque è data da Dio la responsabilità di non volere credere ed è quindi condannato.
    Credetemi, Dio non condanna nessuno che non ha già espresso il suo proprio desiderio di rifiutare Dio e di conseguenza, essere condannato.

    Nessun, “giusto” verrà mai condannato [Romani 5:1-11];[Romani 8:1-2], come vedremo più avanti nei prossimi versetti di Romani III come ci dice Paolo e la parola di Dio, non vi è nessuno che è giusto nel mondo, nessuno, quindi smettiamo di accusare Dio di ingiustizia quando Lui giudica e manda la gente in perdizione.

    Quindi, Dio è esonerato a pieni voti di essere accusato di ingiustizia, in quanto permette, senza violare la volontà, libertà e le scelte del non eletto alla salvezza di continuare a vivere esattamente come desidera e vuole vivere e conseguenzialmente Dio lo giudicherà giustamente.

    Dio non condannerebbe mai alcuna persona che non ha scelto già il suo destino. Tutto questo comunque è fatto per esprimere ancor di più la Sua gloria, giustizia, grazia e misericordia [Romani 9:10-23].

    Comunque per voi che continuerete lo stesso a credere nel libero arbitrio del peccatore e che accusate Dio di ingiustizia perché per la Sua misericordia sceglie di intervenire e di salvare un numero di esseri umani e altri no, che se lasciati alle loro decisioni sarebbero sicuramente dannati comunque; per voi che insistete nel credere in un Dio ingiusto perché permette al male di esistere nel mondo; vi do una parola di consiglio, ma non io, lascio che sia la parola di Dio a stimolare la vostra mente e cuore, invitandovi a conoscere come veramente opera e come si rivela il Signore nella Sua parola.

    Dio è il Dio che si rivela di essere nella Sua santa e veritiera parola e non il Dio che vogliamo creare noi nella nostra mente perché ci fa comodo credere in un Dio come lo vogliamo noi. Stiamo veramente giocando sulla soglia dell’idolatria. ATTENZIONE!

    Romani 9:10-24 E non solo questo, ma anche Rebecca concepì da un solo uomo, Isacco nostro padre. 11 (infatti, quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che chiama), 12 le fu detto: «Il maggiore servirà al minore», 13 come sta scritto: «Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù». 14 Che diremo dunque? C’è ingiustizia presso Dio? Così non sia. 15 Egli dice infatti a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17 Dice infatti la Scrittura al Faraone: «Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra». 18 Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. 19 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?». 20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?». 21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria,

    Mi sembra chiarissimo ciò che Paolo sta dicendo in questo brano sovrastante, solo coloro che non lo vogliono accettare lo storceranno a loro perdizione. La chiave di quello che Paolo sta comunicando in questo passo di Romani sia III che IX sono i versetti da 14 a 21.

    Concludendo nel versetto VIII di Romani III Paolo dichiara che vi erano alcuni allora, come ci sono oggi, che ragionavano umanamente con la mente peccaminosa che ingiustamente accusavano gli Apostoli di insegnare una dottrina che supportasse il peccare per poter far accrescere la grazia e gloria di Dio.

    Come vi erano infatti anche altri che insegnavano una falsa dottrina, ma non gli Apostoli, nella quale incoraggiavano le persone a supportare e praticare l’antinomia.

    Antinomia significa anti (contro) nomos (legge) cioè coloro che dicevano che vi era libertà dalla legge di Dio per il credente e che quindi una persona poteva tranquillamente vivere nel peccato e nell’ingiustizia tanto se uno è salvato per grazia di Dio ha la licenza per poter peccare, di vivere come un pagano, di praticare il peccato come stile di vita ed essere salvato lo stesso.

    La parola di Dio non insegna questo per niente, anzi, vedi [Romani 6:15-23];[1 Corinzi 6:9-10];[1 Corinzi 6:15-20];[1 Giovanni 1:6-10];[1 Giovanni 2:3-6];[1 Giovanni 3:7-10].

    Per togliere ogni dubbio che Paolo o alcun altro vero Apostolo di Cristo insegnasse questa menzogna Paolo stesso ha dichiarato

    Romani 6:1-2 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia? 2 Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso?

    Romani 6:15 Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!

    Lo abbiamo visto precedentemente, la vera libertà del credente è che è proprio stato liberato dalla schiavitù del peccato e adesso è libero di poter servire ed ubbidire la volontà di Dio, ma non è assolutamente libero di tornare a vivere nel peccato o nella religione, questo sarebbe porsi di nuovo sotto un giogo di schiavitù e non avere libertà [Romani 6:2-23].

    Comunque, nessuno, assolutamente nessun Apostolo di Gesù Cristo, ne la parola di Dio come abbiamo già avuto modo di vedere, in nessun punto insegna questa eresia.

    Questo non significa comunque che i credenti sono così perfettamente ubbidienti alla legge di Dio che vivono senza mai peccare. Non credo che debba assicurarvi che il credente nato di nuovo ancora pecca, penso che avrete modo di avere conferma di questo dalla vostra vita come io la ho dalla mia…ma [1 Giovanni 2:1-2], grazie a Dio abbiamo il perdono in Cristo.

    Vi sono certamente brani, come del resto ve ne sono tanti nella Bibbia che appaiono avere significati contrastanti e contraddittori, ma in realtà non vi è nessuna contraddizione nella Scrittura. Tutti gli autori nei loro scritti sono in completa armonia e unità di pensiero e dottrina.

    Il problema sorge quando vi sono, come ci sono sempre stati e come sempre ci saranno, coloro che per giustificare le loro voglie, desideri carnali e il loro orgoglio prendono la Scrittura fuori contesto e la storcono a loro distruzione e condanna. Pietro confermò infatti la stessa condanna che Paolo asserisce questi falsi credenti erano degni di ricevere nella sua seconda epistola

    2 Pietro 3:15-16 e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.

    Questi uomini spiritualmente ignoranti son quelli di cui Paolo sta parlando in questo versetto VIII di Romani III ed infatti la loro condanna dunque è giusta. Sia coloro che ingiustamente accusano gli Apostoli di insegnare che il peccare va bene che anzi da gloria a Dio, sia coloro che insegnano loro stessi che il credente può tranquillamente vivere nell’iniquità, la loro condanna è giusta.

    Romani Capitolo III Versetti da IX a XX

     

    9 Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, 10 come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno. 13 La loro gola è un sepolcro aperto, con le loro lingue hanno tramato inganni, c’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra; 14 la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; 15 i loro piedi sono veloci per spandere il sangue; 16 sulle loro vie c’è rovina e calamità, 17 e non hanno conosciuto la via della pace; 18 non c’è il timore di Dio davanti ai loro occhi». 19 Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; 20 perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.

     

    Romani 3:9 Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato,

     

    A questo punto Paolo conclude il discorso fatto verso i Giudei. Questo discorso era iniziato nel capitolo 2 e continuato nei primi otto versetti del capitolo 3.

    Paolo ha finalmente raggiunto l’apice dell’intero discorso che aveva iniziato in Romani 1:18-32 e poi continuato in Romani 2.

    Le conclusioni di Paolo nel trattato sul peccato sia del pagano che del Giudeo stanno appunto arrivando alla conclusione. Le conclusioni di Paolo sono riunite in questo passo che inizia adesso con il versetto 9.

    L’universalità della corruzione totale che la natura peccaminosa causa in ogni persona è dunque senza distinzione di etnia. Arrivando a questa conclusione Paolo riunisce nella condizione peccaminosa sia il Giudeo che il Gentile, dei quali aveva commentato separatamente nei precedenti capitoli.

    Adesso Paolo continua anche in questo versetto dal punto di vista rivolto agli Ebrei i quali aveva continuato ad indirizzare nei primi versetti di questo capitolo ed ai quali aveva spiegato il certo privilegio ed onore che era l’essere un Giudeo nel piano di Dio per quanto riguardava le rivelazioni, le promesse e le benedizioni che Dio aveva rivolto a questo popolo.

    Adesso comunque Paolo cambia marcia e ridimensiona la mentalità Ebrea facendo una domanda retorica alla quale lui stesso risponde. Questa domanda rivolta ai Giudei è questa, possiamo dunque ritenerci superiori agli altri esseri umani perché siamo Ebrei?

    Basato su quello che aveva già detto nel capitolo II fino ad ora la risposta poteva essere solo una, No per niente.

    Infatti Paolo stesso dice che nei previ capitoli aveva già dimostrato che tutti, sia Giudei che Greci sono sottoposti al peccato. Adesso Paolo confermerà nei versetti a venire ancora di più quello che vuole dire sia per il Giudeo che per il Greco essere sottoposto al peccato. Ora Paolo considera l’universalità della condizione peccaminosa e completamente corrotta di ogni essere umano che nasce in questo mondo, senza distinzione di alcuna sorta.

    Romani 3:10-12 Il Carattere Completamente Corrotto Dell’Uomo

     

    Versetti da 10-18 Come Dio vede tutti gli uomini. L’Universalità del peccato.

    Quattordici accuse di Dio all’umanità.

    Corruzione totale dell’uomo in Carattere, Conversazione e Comportamento.

    Accuse Divine Tratte dall’Antico Testamento [Salmi 14:1-3];[Salmi 53:1-3]; [Isaia 59:7-8].

    Prima accusa di Dio

     

    Romani 3:10 com’è scritto: «Non c’è nessun giusto, neppure uno.

     

    Come abbiamo detto nell’introduzione di questa sezione di Scrittura l’universalità della corruzione totale e del peccato esteso ad ogni essere umano è dichiarata da Dio mediante parole ispirate dallo Spirito di Dio tramite l’autore dei Salmi 14 e 53.

    Queste dichiarazioni sono quattordici atti di accusa contro l’uomo, sono accuse di Dio e non dell’uomo contro l’uomo. E’ dunque bene che si presti attenzione a queste accuse che dimostrano non solo l’universalità della natura peccaminosa ma anche la totale corruzione dell’uomo e della sua completa inabilità di voler conoscere ed ubbidire Dio. Si può altrettanto dire che ciò che Paolo ha scritto in Romani 1:18-32, non è più rivolta ai soli pagani ma adesso è rivolta a tutta l’umanità, Giudei inclusi.

    Paolo tramite lo Spirito di Dio comincia con la prima accusa che Dio pone sull’uomo che ci fa capire che siamo veramente nei guai più profondi. Dio dichiara che nessuno è giusto davanti a Lui. Per farsi capire meglio e perché non vi sia ombra di dubbio nella mente dell’uomo Dio usa un doppio negativo dicendo nessuno è giusto, neppure uno.

    Noi sappiamo che un solo uomo giusto è esistito dalla sua nascita alla sua morte e che non ha posseduto una natura peccaminosa, ed ancora vive oggi. Questo unico giusto è Gesù il nostro SIGNORE. E vedremo più avanti quanto questo fatto sia di estrema importanza per l’uomo.

    Per via di questa dichiarazione possiamo e dobbiamo capire che Dio considera tutti gli uomini e tutte le donne ingiusti e meritanti della Sua giusta ira e giudizio. Ricordiamoci come Paolo iniziò in

    Romani 1:18 Perché l’ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia,

    Dunque se ogni uomo è ingiusto e non pratica mai nessuna forma né quantità di giustizia sufficiente per essere ritenuto giusto è dunque ingiusto e pratica l’ingiustizia, il che vuole dire che, basato su quello che ci dice la parola di Dio in Romani 1:18 l’ira di Dio si rivela su ogni empietà e ingiustizia dell’uomo. Questo a sua volta vuol dire che tutta la razza umana senza l’esclusione di alcuna persona, essendo appunto da Dio ritenuta ingiusta è sotto il giudizio di Dio e sottoposta alla Sua ira.

    Le Scritture dell’AT ci concedono amplia prova che questa accusa di Dio è vera. Per esempio anche se poi provato di essere stato di inutilità di conforto a Giobbe nei suoi commenti ed è stato accusato da Dio, però Elifaz in mezzo a tutti i suoi discorsi, descrive giustamente la condizione umana in

    Giobbe 15:14-16 Chi è mai l’uomo per esser puro, il nato di donna per esser giusto? 15 Ecco, Dio non si fida nemmeno dei suoi santi, i cieli non sono puri ai suoi occhi; 16 quanto meno quest’essere abominevole e corrotto, l’uomo, che tracanna iniquità come acqua!

    Comunque, questo fatto che nessuno è giusto, nemmeno uno, non prova solo l’universalità dell’ingiustizia, prova anche che è per natura che l’uomo è ingiusto. Questo deve farci arrivare a capire che la natura dell’uomo è completamente corrotta ed incapace di produrre giustizia sufficiente per essere ritenuta da Dio un fattore sul quale Lui può dare la salvezza o in qualche modo può giustificare l’essere umano.

    La salvezza della quale fa parte la giustificazione è data per grazia di Dio mediante la fede, entrambe dono di Dio. Prendiamo per esempio la fede che porta alla salvezza e che appunto come la Scrittura ci insegna ci giustifica.

    Se la fede che ci porta alla salvezza è una cosa che l’uomo ha la capacità di esercitare secondo il suo proprio libero arbitrio vorrebbe dire che nell’uomo esiste qualche cosa naturale che deve essere considerato giusto da Dio, se Dio deve ricompensare la fede con la giustificazione e la salvezza. Comunque, se come Elifaz e il resto delle Scritture ci insegnano l’uomo è abominevole e corrotto e non è giusto, come si fa a dire che l’uomo ha in se la capacità di rivolgere a Dio la fede che giustifica?

    La fede allora sarebbe un opera di giustizia dell’uomo e Dio sarebbe obbligato a rispondere a quest’opera con la giustificazione. La fede però è opera di Dio e la giustizia è di Dio.

    La Bibbia ci porta a quel passo molto familiare che spesso abbiamo già usato e che spesso useremo per provare che l’uomo è insanabilmente corrotto e malato.

    Geremia 17:9-10 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? 10 «Io, il SIGNORE, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni».

    L’uomo può ingannare se stesso nel credere che possa avere qualche cosa da ritenere giusto di se stesso, ma il SIGNORE invece dice, il cuore dell’uomo è insanabilmente maligno.

    Allora se il cuore dell’uomo è insanabile, cioè incurabile, che cosa deve occorrere perché Dio possa ritenere un uomo giusto? Questa domanda si complica sempre più quando leggiamo i prossimi versetti, e più che vediamo che tutti gli uomini sono completamente corrotti e incapaci di fare il bene e di ricercare Dio e la Sua giustizia.

    Le opere di giustizia di un peccatore sono come abiti sporchi per Dio

    Isaia 64:6 Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento.

    Questa condizione di totale corruzione è dovuta al fatto che spiritualmente ogni uomo è spiritualmente morto. E’ per questo che l’uomo non ha bisogno di essere curato, infatti il cuore dell’uomo è insanabilmente maligno, l’uomo invece ha bisogno di essere risuscitato dalla morte spirituale, ricevere una nuova natura ed un cuore nuovo.

    Efesini 2:1-3 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri.

    Questo passo è più che chiaro, tutti gli uomini sono morti nella loro natura peccaminosa. Un morto non può ne credere ne essere giusto. Un morto è schiavo completo della sua condizione ed incapace da se a produrre alcuna cosa, in special modo qualche cosa che faccia piacere a Dio e possa essere degna e meritevole di giustificazione.

    Infatti Paolo dice che per via di questa natura corrotta l’uomo è figlio di ira, non figlio di Dio, ma figlio di Satana il che è ciò che Paolo dice praticamente nel versetto 2 del passo di Efesini e quindi figlio dell’ira di Dio.

    Molti credono che l’essere umano perché è creato da Dio sia figlio e figlia di Dio. Non è così affatto, l’essere umano è creatura di Dio, ma per via del suo peccato che è nella sua natura è appunto come descrive Paolo senza lasciar dubbi figlio di Satana alienato dalla vita di Dio [Efesini 4:18]. Questo lo disse anche Gesù in

    Giovanni 8: 42-47 Allora Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e sono venuto da Dio; non sono venuto infatti da me stesso, ma è lui che mi ha mandato. 43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola. 44 Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me invece, perché vi dico la verità, voi non credete. 46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio; perciò voi non le ascoltate, perché non siete da Dio».

    Questo è l’atteggiamento di tutti coloro che non sono nati da Dio, Gesù fa il contrasto, espone la differenza in questo brano.

    I figli e le figlie di Dio sono coloro che operano secondo lo Spirito di Dio,che sono nati di nuovo dallo Spirito di Dio, coloro che sono in Cristo e giustificati ed adottati come figli di Dio, coloro che ascoltano e ubbidiscono le parole di Dio.

    Tutti gli esseri umani per natura umana sono ingiusti e sono peccatori e sono privi della gloria di Dio, il che condanna ogni persona all’ingiustizia [Romani 3:23].

    Com’è che non c’è nessun giusto? La seduzione e l’inganno della tentazione di Satana hanno condotto Adamo ed Eva i nostri progenitori universali alla ribellione, alla disubbidienza Genesi 3. Essi disubbidirono il diretto comandamento di Dio di non mangiare il frutto della conoscenza del bene e del male [Genesi 2:16-17].

    Dio però in accordo con il saggio e santo consiglio della Sua volontà permise loro, senza approvare la loro ribellione, di liberamente disubbidirlo. Questo fu permesso anche perché Dio decise di usare questo episodio per la Sua gloria. Dio ha provveduto tramutando il male in bene, mettendo in evidenza sia la Sua giustizia e santità ma anche la Sua grazia e misericordia. Cosa che senza il peccato non avrebbe potuto mettere in evidenza.

    Per la ribellione di Adamo ed Eva loro stessi caddero dalla loro stessa natura santa e giusta, e furono separati dalla comunione con Dio e divennero immediatamente spiritualmente morti e completamente corrotti nella loro natura fisica e spirituale [Romani 1:18-32]:[Romani 3:10-19]; [Romani 5:12-15];[Efesini 2:1-3];[Colossesi 2:13].

    Così persero il loro vero libero arbitrio, da questo punto in poi, il libero arbitrio dell’uomo non è più esistito poiché l’essere umano nella completa corruzione della sua natura è divenuto schiavo del peccato [Giovanni 8:34-35] e desideroso solo di gratificare le opere della sua carne, cioè il peccare.

    Loro essendo così la radice della razza umana, hanno trasmesso geneticamente e spiritualmente la loro colpevolezza e imputata a tutte le generazioni successive cioè la corruzione totale della natura umana, il peccato e la morte.

    Da questa corruzione originale e totale l’uomo è reso completamente inabile di fare del bene secondo il carattere e la legge di Dio che è ciò che Dio esige. L’uomo è opposto al bene e completamente propenso a compiere il male [Genesi 6:5];[Geremia 17:9-10].

    Dal suo carattere, alla sua conversazione e al suo comportamento, l’uomo ha tendenze continuamente e completamente malvagie e corrotte. Per questo l’uomo nella sua natura corrotta non ha, ne il desiderio, la volontà, la forza, il potere, l’abilità ne alcuna condizione spirituale con le quali possa cercare, trovare ed accettare Dio e la Sua salvezza, ne abbia in se alcuna cosa che Dio ritiene meritevole di redenzione o per la quale Dio trovi alcun merito per giustificare.

    Questa natura corrotta e malvagia rimane presente nella carne anche dopo la rigenerazione di una persona se pur fatta nuova, nuovo cuore, nuova mente, perdonata, giustificata, ma la natura carnale rimane viva e residente nel corpo naturale della persona [Romani 7:1-25]. Così che l’uomo interiore o spirituale è rinnovato mentre l’uomo vecchio e carnale continua a degenerare e a morire per via del peccato [2 Corinzi 4:16].

    Per questo ancora è necessaria la grazia e il perdono e la santificazione di Dio nella vita del credente [Giovanni 13:10]; [Romani 8:31-34];[1 Giovanni 1:9];[1 Giovanni 2:1-2].

    Al credente rigenerato da Dio, cioè nato di nuovo comunque viene ripristinato il vero e originale libero arbitrio, ora il credente vuole e può fare la volontà di Dio, come la può anche disubbidire per via che ancora ha un corpo irredento che ancora contiene la sua natura umana e peccaminosa, la natura carnale è quella che guerreggia continuamente contro la natura spirituale del credente [Galati 5:17].

    Ogni peccato, sia quello originale sia quello commesso da ogni uomo sono dunque trasgressioni e ribellione alla santa e giusta legge di Dio e contrari ad essa [Romani 6:23]; [1 Giovanni 3:4]; [1 Giovanni 5:17]; [Giacomo 2:10].

    Tali peccati nella propria natura causano l’aumento continuo della colpevolezza nel peccatore, il quale è comunque per natura figlio dell’ira di Dio [Efesini 2:1-3], la quale ira, si manifesta giustamente sopra ogni empietà e ingiustizia dell’uomo che sopprime la verità con l’ingiustizia [Romani 1:18-32].

    Pur essendoci peccati che Dio ritiene più o meno gravi e severi, addirittura alcuni che sono un abominio a Dio [Deuteronomio 18:10-12];[Levitico 18:22];[Proverbi 6:16-19], tutti i peccati comunque, sono trasgressioni e ribellione alla legge santa di Dio [Giacomo 2:10];[1 Giovanni 3:4] e al Suo santo e giusto carattere, è per questo che il salario del peccato è la morte [Romani 6:23] e che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio [Romani 3:23]. Non vi è dunque nessun giusto, neppure uno.

    Seconda accusa di Dio

     

    Romani 3:11a Non c’è nessuno che capisca,

     

    Ancora una volta Dio dichiara che non c’è nessuno che capisce. Quindi anche qui l’eliminazione di ogni possibilità che vi sia alcuna persona che può comprende. Comprendere che cosa?

    E’ ovvio che non si sta parlando di intelligenza come capacità intellettiva o di educazione. Ovviamente vi sono persone molto intelligenti e che sono eccellenti nell’imparare intellettualmente.

    Infatti, chi più chi meno tutti gli esseri umani hanno un certo livello di comprensione e di intelligenza dopo tutto Dio ha dato a noi intelletto che è un segno che siamo creati nella Sua immagine e somiglianza, vedi lo studio nel capitolo I.

    Quindi è ovvio che quello che Dio dichiara non vuole dire che nessuno capisce niente.

    Dobbiamo allora chiedere ancora una volta, Non c’è nessuno che capisce che cosa?

    La parola usata nel testo in Greco è il verbo “sunioon”.

    Nel Greco questo verbo vuole dire comprendere, addirittura mettere insieme. Questo vuole dire che l’uomo corrotto dal peccato non riesce a comprendere ne a mettere assieme nel suo essere informazione di un certo tipo. Se l’uomo ha l’abilità di imparare e comprendere certi tipi di informazione, se ha l’intelligenza allora comprende, dunque che tipo di informazione l’uomo non è capace di comprendere?

    Dio ha in mente una cosa ben precisa. L’uomo naturale non ha l’abilità di comprendere Dio e le cose di Dio, le vere cose spirituali.

    Nessuno dunque capisce ciò che Dio vorrebbe che fosse compreso, anzi ciò che Dio esige che l’uomo comprenda. L’uomo naturale e corrotto dal peccato non può ne capire ne conoscere Dio, ne le cose di Dio.

    Questo era già stato appurato in un certo senso in [Romani 1:18-32]. Ricordiamo che l’uomo in quel passo sembrava non volere comprendere la rivelazione dell’esistenza di Dio e gli attributi di Dio per scelta sua, ed infatti questo è vero.

    L’uomo comunque è anche incapace di capire Dio e le cose di Dio perché proprio non ne è spiritualmente capace. Quindi, se l’uomo non ne è capace non è colpa sua giusto? Quindi perché Dio lo ritiene colpevole?

    Come abbiamo già detto l’uomo non è capace di capire le cose spirituali perché è morto spiritualmente e non è capace anche perché non le vuole comprendere. C’è la colpa e l’inabilità ereditate nella natura peccaminosa ed anche il fatto che l’uomo naturale, l’uomo corrotto è schiavo del peccato ed ama il peccato e ama fare le cose che sono contro la legge e il carattere di Dio.

    La Scrittura ci insegna che è la conoscenza de L’Eterno che è ciò che Dio vuole ed è ciò che conta nella vita, ma è anche vero che l’uomo naturale e corrotto non può arrivare a questo da solo, non può comprendere le cose di Dio con la sola mente naturale.

    1 Corinzi 2:11-15 Chi tra gli uomini, infatti, conosce le cose dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così pure nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio. 12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio. 13 Di queste anche parliamo, non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito Santo, esprimendo cose spirituali con parole spirituali. 14 Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente. 15 Ma colui che è spirituale giudica ogni cosa ed egli non è giudicato da alcuno.

    Paolo conferma che non si possono conoscere le cose di Dio se non per lo Spirito di Dio. Infatti, queste sono cose che quelli che ricevono lo Spirito di Dio iniziano a conoscere e vogliono conoscere, e non sono cose che possono essere ricevute dalle cose insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito di Dio tramite la parola di Dio.

    Infatti ci dice la stessa parola di Dio che l’uomo naturale, cioè l’uomo corrotto dal peccato e senza lo Spirito di Dio non riceve le cose di Dio anzi sono follia per loro. Perché? Perché sono comprese solo spiritualmente. Gesù stesso ha confermato che coloro che non appartengono a Dio non possono comprendere le cose di Dio, perché avendo la natura di Satana impedisce loro di comprendere.

    Giovanni 8:43-47 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me, perché io dico la verità, voi non credete. 46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio».

    Ancora una volta queste parole di Gesù ci dicono che l’uomo che non ha la natura divina non appartiene a Dio, non solo, ma è incapace di comprendere le cose di Dio, perché è figlio del diavolo e vuole fare i desideri del diavolo, non ha lo Spirito di Dio che può aiutarlo a comprendere le cose di Dio. Solo lo Spirito di Dio guida nella comprensione della verità della parola di Dio e solo coloro che sono nati di nuovo dallo Spirito di Dio hanno questa capacità.

    Giovanni 16:13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.

    1 Giovanni 2:20-21 Quanto a voi, avete ricevuto l’unzione dal Santo e tutti avete conoscenza. 21 Vi ho scritto, non perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché tutto ciò che è menzogna non ha niente a che fare con la verità.

    1 Giovanni 2:27 Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuta da lui rimane in voi, e non avete bisogno dell’insegnamento di nessuno; ma siccome la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera, e non è menzogna, rimanete in lui come essa vi ha insegnato.

    Solo Dio da all’uomo questa sapienza e conoscenza, solo Dio può istruire l’uomo spiritualmente, in tal modo che una persona non può nemmeno credere in Dio se non è istruito, guidato e fatto comprendere da Dio stesso,
    vedi [Matteo 16:16-17] paragona con [Giovanni 6:45].

    E’ ovvio dunque che c’è una sapienza umana e una sapienza spirituale. La sapienza umana ha il suo posto nella vita ed ha un certo valore che non è di per se stesso ne inestimabile ne essenziale. La conoscenza di Dio e la sapienza o conoscenza spirituale ha la preminenza su tutta la sapienza ed ha un valore inestimabile, insostituibile ed essenziale.

    Infatti questo è il discorso che Paolo fa in riguardo alla conoscenza e la saggezza umana paragonata con quella spirituale, cioè quella di Dio in

    1 Corinzi 1:17-25 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: «Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l’intelligenza degli intelligenti». 20 Dov’è il savio? Dov’è lo scriba? Dov’è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24 ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poiché la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini.

    Dio ci dice nella Sua parola quanto essenziale sia la conoscenza di Lui e delle Sue vie.

    Osea 4:6 Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch’io ti rifiuterò come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo DIO, anch’io dimenticherò i tuoi figli.

    Di quale conoscenza e intendimento sta parlando Dio? La conoscenza dell’Eterno e delle Sue vie.

    Geremia 4:22 «Sì, il mio popolo è stolto, non mi conosce; sono figli insensati e non hanno intendimento; sono esperti nel fare il male, ma non sanno fare il bene».

    Infatti, chi non ha conoscenza del Signore, come abbiamo già constatato è un uomo naturale che non comprende le cose di Dio e quindi è un uomo o donna senza lo Spirito di Dio. Questa condizione di morte spirituale conduce un persona ad essere una esperta nel fare il male ma non sanno fare il bene.

    Proverbi 1:7 Il timore dell’Eterno è il principio della conoscenza; ma gli stolti disprezzano la sapienza e l’ammaestramento.

    Conoscere Dio è ciò che è necessario, non la sapienza umana ne le cose del mondo. Vi sono così molte persone intellettualmente educatissime che però sono stolti perché disprezzano la vera sapienza, cioè conoscere Dio, e il vero ammaestramento, le vie di Dio, la Sua parola. Come abbiamo precedentemente visto si credono sapienti ma in realtà sono stolti [Romani 1:22].

    Geremia 9:23-24 Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: 24 ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE.

    Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE.

    Questa è la conoscenza della quale l’uomo naturale è completamente mancante. Infatti questa conoscenza è conoscere il SIGNORE, quando si conosce il SIGNORE si riconosce che siamo peccatori, impuri e ingiusti davanti a Lui e quindi si ha la convinzione del nostro stato di bancarotta spirituale e del bisogno di essere cambiati. La quale conoscenza può essere solo impartita ad una persona che riceve la rigenerazione mediante lo Spirito Santo di Dio. Questo è il discorso che Gesù fece a Nicodemo in Giovanni 3. Inoltre confermato in:

    Giovanni 16:7-11 Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore (Spirito Santo); ma se me ne vado, io ve lo manderò. 8 Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10 quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

    Allora le brutte notizie per l’uomo fino ad ora sono queste Dio accusa che non c’è nessuno che è giusto e nessuno che comprende, conosce e capisce Dio e le cose di Dio. Comunque le brutte notizie continuano.

    Terza accusa di Dio

     

    Romani 3:11b non c’è nessuno che cerchi Dio.

     

    Ahimè, questa accusa non solo è brutta notizia per ogni persona ma lo è in special modo per i proponenti del libero arbitrio del peccatore.

    Dio dichiara che inoltre al fatto che nessuno è giusto e che nessuno comprende Dio e le Sue vie, adesso nessuno cerca Dio.

    Questo deve farci riflettere, non c’è alcun uomo che ha il desiderio di cercare Dio.

    Salmi 10:4 L’empio, nell’arroganza del suo volto, non cerca l’Eterno; tutti i suoi pensieri sono: «DIO non c’è».

    Se questo è vero, e lo è, allora che dire a tutti coloro che dichiarano che Dio ricompensa con la salvezza coloro che lo cercano?

    Infatti vi sono anche delle Scritture che apparentemente sembrano dire che sia possibile per l’uomo cercare Dio. Si, anche se vi sono alcune, la stragrande maggioranza della Scrittura invece ci fa capire che è Dio che cerca coloro che sono perduti e non quelli perduti che cercano Dio.

    Se è vero, ed è vero, perché lo abbiamo già confermato in diversi modi, che l’uomo naturale è incapace e non vuole conoscere e comprendere Dio, è dunque ovvio che sarà anche incapace di cercare Dio.

    Per confermare che la Scrittura insegna infatti che non è l’uomo a cercare Dio ma è Dio che cerca l’uomo per portarlo alla salvezza dobbiamo cominciare ad esaminare tutto un percorso che è piuttosto lungo ma che è essenziale per rendere la comprensione della salvezza di Dio molto più chiara di quanto molti oggi la facciano apparire.

    Trovare Dio è il primo passo essenziale per ottenere la salvezza. Comunque, molti diranno adesso, una persona può trovare Dio perché Dio ha mandato il Suo unigenito figlio nel mondo per salvare coloro che credono in Lui.

    Questo fatto è vero ma non conferma però che sia l’uomo a cercare Dio, e non vuole dire semplicemente che Dio attira gli uomini a Cristo in un senso generale e che poi è l’uomo che deve scegliere Dio e credere o rimanere nella incredulità.

    Se si è veramente onesti con noi stessi e specialmente con la totalità di ciò che insegna la Scrittura vediamo che infatti non è assolutamente così. La Scrittura ci spiega diverse cose che sono essenziali per capire che non è l’uomo che cerca Dio, perché l’uomo è incapace di cercare Dio e non vuole cercare Dio.

    Prima di tutto, perché nella Scrittura Dio ci paragona a pecore? Perché Gesù stesso fa questo paragone in Giovanni 10? Che cosa ci sta cercando di farci capire? Che cosa ha a che vedere tutto questo con Giovanni 6 per esempio?

    Questo fatto che nessuno cerca Dio è una severa accusa. Nell’uomo dunque non può esistere e non esiste ne il desiderio ne l’abilità di voler cercare Dio. Questo è grave poiché senza Dio l’uomo è inevitabilmente condannato.

    La Scrittura è chiara del perché siamo paragonati a pecore e pecore smarrite in special modo [Isaia 53:6];[Matteo 18:12-14]; [1 Pietro 2:25].

    Anche Davide il pastore per eccellenza dichiara che il Signore è il Suo pastore [Salmi 23:1], che lui come tutti è la pecora del gregge del Signore. Addirittura Davide conferma che anche lui come pecora si smarrisce e chiama il Signore per venire a trovarlo

    Salmi 119:176 Io vado errando come pecora smarrita; cerca il tuo servo, perché io non dimentico i tuoi comandamenti.

    Non c’è alcun dubbio è il pastore che va a cercare le pecore smarrite non sono le pecore che cercano il pastore, le pecore sono capaci solo di una cosa, essere smarrite. Comunque, che sia Dio ad andare a cercare le pecore smarrite è un concetto ben evidenziato nella parola di Dio.

    Iniziamo in un brano molto importante e ben conosciuto.

    Ezechiele 34:11-16 Poiché così dice il Signore, l’Eterno: «Ecco, io stesso andrò in cerca delle mie pecore e ne avrò cura. 12 Come un pastore ha cura del suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore disperse, così io avrò cura delle mie pecore e le strapperò da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole e di dense tenebre. 13 Le farò uscire di tra i popoli e le radunerò da vari paesi; le ricondurrò sul loro suolo e le pascerò sui monti d’Israele, lungo i corsi d’acqua e in tutti i luoghi abitati del paese. 14 Le pascerò in buoni pascoli e il loro ovile sarà sugli alti monti d’Israele; là riposeranno in un buon ovile e pascoleranno in ricchi pascoli sui monti d’Israele. 15 Io stesso pascerò le mie pecore e le farò riposare», dice il Signore, l’Eterno. 16 «Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, fortificherò la malata ma distruggerò la grassa e la forte; le pascerò con giustizia.

    Dio è il buon pastore che va a cercare le pecore smarrite, è Dio stesso che dice Io stesso pascerò le mie pecore e le farò riposare», dice il Signore, l’Eterno. «Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, fortificherò la malata ma distruggerò la grassa e la forte; le pascerò con giustizia.

    Alcuni a questo punto diranno “si ma guarda che Dio sta profetizzando ad Israele, questa è una promessa che vale solo per loro, perché nel contesto si parla di Israele” .

    Allora, questo è vero in parte, ma non è solo di Israele che Dio parla. Questa profezia ha due compimenti uno verso Israele alla fine dell’età e l’altro verso la chiesa composta sia da Ebrei e Gentili. Se prendiamo la seconda parte di questa profezia tutto diviene più chiaro.

    Ezechiele 34:22-24 io salverò le mie pecore e non diventeranno più una preda, e giudicherò fra pecora e pecora. 23 Stabilirò su di esse un solo pastore che le pascolerà, il mio servo Davide. Egli le pascolerà e sarà il loro pastore. 24 E io, l’Eterno, sarò il loro DIO e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro. Io, l’Eterno, ho parlato.

    Che cosa vuole dire questa profezia? Chi è il pastore che le pascolerà? Davide? Per comprendere meglio bisogna indagare le Scritture. A questo punto il re Davide è già morto. Si parla dunque semplicemente di un re Davide risorto dai morti? Un compimento distante nel futuro, cioè nel regno del Millennio potrebbe anche essere l’interpretazione giusta. C’è comunque un altro pastore, che si può chiamare Davide.

    Dio stesso ci da la risposta non solo in questo passo ma anche altrove.

    Prima in Ezechiele 34: 30-31 Così riconosceranno che io, l’Eterno, il loro DIO, sono con loro, e che essi, la casa d’Israele, sono il mio popolo», dice il Signore, l’Eterno. 31 «Voi siete le mie pecore, le pecore del mio pascolo; siete uomini e io sono il vostro DIO», dice l’Eterno.

    Dio stesso dichiara di essere il pastore delle Sue pecore che Lui stesso ha ritrovato e ricondotte a se. Ma allora chi è questo Davide? La risposta e l’inizio del compimento di questa profezia per Israele ed i Gentili si trova in

    Luca 1:30-33 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».

    Gesù è il Davide, il pastore delle pecore di Dio, Dio stesso che ritrova le Sue pecore smarrite e le riporta all’ovile e le pasce e le protegge [Isaia 40:11];[Giovanni 10:1-30].

    Però qui sorge una domanda se Dio cerca le Sue pecore smarrite, il fatto che le pecore siano Sue preclude il fatto che ci sia una selezione particolare di chi le Sue pecore siano. Comunque, che non si stia parlando solo ed esclusivamente di Israele è evidente in

    Giovanni 10:14-16 Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me, 15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore. 16 Io ho anche delle altre pecore (Gentili) che non sono di quest’ovile (Israele) ; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore.

    Dunque esaminiamo questo passo poiché Gesù sta confermando diverse cose in ciò che sta dicendo.

    La prima cosa è che le pecore sono già di proprietà di Dio. Sono smarrite ma già è preordinato che queste pecore che Dio va a cercare ed a raccogliere e a riportare all’ovile sono già Sue.

    Addirittura la cosa che sconvolge di più la dottrina di quelli che non credono nella dottrina dell’elezione è il fatto che le pecore smarrite già decisamente sono di proprietà di Dio prima che siano ritrovate, il fatto è che Gesù dichiara di deporre la Sua vita per le Sue pecore.

    Tutto questo è nel versetto 14 e 15 che parla di conoscenza, Gesù è il buon pastore ed è Lui che conosce le Sue pecore, le pecore conosceranno Gesù, la conoscenza di Gesù per le Sue pecore è così intima che le pecore sono conosciute e conoscono Gesù come Gesù è conosciuto dal Padre e come Gesù conosce il Padre stesso vedi anche

    2 Timoteo 2:19 Tuttavia il saldo fondamento di Dio rimane fermo, avendo questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e: «Si ritragga dall’iniquità chiunque nomina il nome di Cristo».

    Questo è perché le pecore sono preconosciute e prescelte dal Padre ed affidate, donate a Cristo, cioè appartengono al Padre il quale le da a Gesù. Gesù dunque depone la Sua vita cioè è morto per salvare le Sue pecore soltanto. Il che conferma che le capre di Matteo 25, sono coloro che non appartengono a Lui per i quali Lui non è morto.

    Il versetto 16 conferma che esistono altre pecore che appartengono a Gesù e che non sono di questo ovile, quale ovile? Israele.

    E’ Gesù stesso che dichiara che Lui stesso deve andare a raccogliere anche queste pecore, cioè i Gentili e che insieme a Giudei formeranno un unico gregge con un solo pastore Gesù stesso.

    Gesù stesso con l’intendimento che Lui è il buon pastore del gregge fa una domanda che è rivolta agli ascoltatori e che preclude che Lui è il pastore protagonista in questione.

    Questa parabola si trova in

    Luca 15:1-10 Or tutti i pubblicani e i peccatori, si accostavano a lui per udirlo. 2 E i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola: 4 «Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? 5 E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; 6 e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. 7 Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. 8 O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lampada, non spazza la casa e non cerca accuratamente finché non la ritrova? 9 E quando l’ha trovata, chiama insieme le amiche e le vicine, dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta”. 10 Allo stesso modo vi dico, vi sarà gioia presso gli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede».

    E’ ovvio che Gesù stia parlando di se stesso in questa parabola, le accuse erano rivolte a Lui è quindi ovvio che è di Lui stesso che parla in riguardo ad essere Colui che va a cercare le pecore smarrite. In altri brani Gesù ha dichiarato

    Luca 19:10 perché il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».

    Vi è un altro brano che approfondisce ancora di più questo aspetto addirittura chiamando le pecore smarrite da cercare e salvare, i figli di Dio dispersi nel mondo.

    Giovanni 11:51-52 Or egli non disse questo da se stesso; ma, essendo sommo sacerdote in quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione, 52 e non solo per la nazione,(Israele) ma anche per raccogliere in uno i figli di Dio dispersi(Gentili)

    Diviene chiaro però che le pecore delle quali parla Dio sono pecore smarrite ma tutto ciò che abbiamo letto preclude il fatto che le pecore che Dio cerca sono già di sua proprietà, già considerati nel disegno di Dio figli Suoi.

    Questi sono i fatti, e che nessun uomo cerca Dio è reso palese da Gesù stesso in Giovanni 6. Questo è un passo molto importante che rivedremo spesso anche più avanti nello studio di Romani.

    La prima cosa che dobbiamo stabilire del capitolo 6 di Giovanni è che l’intero capitolo parla del contesto della salvezza e come la si ottiene, questo è il contesto.

    Abbiamo dunque stabilito che nella Bibbia Dio simbolicamente associa l’uomo a pecore. Ancora più specificamente pecore perdute ma che hanno già appartenenza al gregge di Dio anche prima di essere ritrovate, addirittura già chiamati figli di Dio. Dio non va a cercare ed a salvare le capre poiché esse non appartengono a Lui. Dio chiama anche le capre al ravvedimento ma non le sceglie per la fede e la salvezza

    Matteo 22:14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».

    E’ altrettanto evidente che è Dio nelle veci del buon pastore nella persona di Gesù Cristo che va a cercare, raccoglie e conduce le pecore smarrite al Suo ovile. Tutto questo a rappresentare la salvezza e che è Dio che cerca la pecora smarrita.

    Abbiamo anche stabilito che agli occhi di Dio l’appartenenza al Suo gregge è già prestabilita da Lui, cioè che Lui conosce le Sue pecore e sa chi è di Sua appartenenza.

    Perché Dio conosce già le Sue pecore prima che le trovi?

    Nella mente e nel disegno benevolo di Dio già appartengono a Lui perché è Lui stesso che le ha scelte di essere Sue [Efesini 1:4-14] Senza entrare troppo profondamente a questo punto nella dottrina della predestinazione o dell’elezione, la quale osserveremo in più dettaglio più avanti nel nostro studio, dobbiamo però toccare anche qui questa dottrina perché è legata al fatto che non c’è nessuno che cerca Dio e che è il versetto che stiamo esaminando.

    Infatti vedremo che la dottrina dell’elezione viene alla luce così spesso nella parola di Dio che è impossibile negarne l’esistenza ed il fatto che sia Gesù, che gli Apostoli e la vera chiesa nei secoli ha sempre insegnato questa dottrina. E’ dottrina evangelica e dei padri della Riforma.

    Quelli che detestano questa dottrina non capiscono il disegno di Dio ne conoscono il carattere di Dio ne conoscono bene la Scrittura.

    Allora andiamo a vedere quello che dice Giovanni 6.

    Esamineremo alcuni versetti nei quali Gesù ci insegna diverse verità importanti che ci spiegano se sia veramente l’uomo che cerca Dio o se è Dio che cerca e salva l’uomo.

    Inoltre vedremo la connessione al fatto che coloro che sono eletti da Dio sono scelti e voluti da Dio e sono preconosciuti da Dio e sono completamente salvati da Dio.

    Tutto questo indica che le pecore smarrite che Dio cerca, già appartengono a Lui e che solo chi appartiene a Lui ed è scelto da Lui non solo viene salvato da Lui ma appartiene permanentemente a Lui.

    Giovanni 6:28-29 Gli chiesero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 29 Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

    Il primo passo indica che l’unica cosa che conduce alla salvezza è fede, giusto? Dunque Gesù inizia con il dire che l’unica opera valida per essere slavati è credere in Cristo come Signore e salvatore.

    Comunque Gesù non si ferma qui. Va avanti e specifica alcune cose importanti che riguardano questa fede, chi è che crede e come questo avviene.

    Giovanni 6: 36-37 Ma io ve l’ho detto: voi mi avete visto, ma non credete. 37 Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori,

    In questi due versetti Gesù dice delle cose importanti, prima accusa di incredulità coloro che lo stanno questionando. Poi spiega il perché non credono in Lui, cioè perché sono solo quelli che il Padre da a Lui che andranno da Lui e infatti colui che va da Gesù perché il Padre li ha assegnati a Lui, questi Lui non li caccerà fuori.

    Questo è interessante perché mette tutta una diversa luce su molti passi di scrittura tipo [Giovanni 15:5-6] usati per insegnare che il vero nato di nuovo possa scadere dalla grazia. Ricordiamoci che Dio non si contraddice mai. Se Gesù ha dichiarato che quelli che il Padre gli manda, Lui non li caccerà fuori vuole dire proprio questo. Questo fatto è confermato ulteriormente da Gesù stesso nella Sua preghiera sacerdotale in

    Giovanni 17:1-2 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato.

    Andiamo avanti ora in Giovanni 6

    Giovanni 6: 39-40 È questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»

    Ancora una volta la volontà di Dio Padre è che tutti coloro che Lui ha dato a Gesù,cioè, che tutte le pecore smarrite del gregge di Dio vengano trovate e che nessuna di esse mai più venga perduta.

    Tutti coloro che vengono alla conoscenza di Gesù e credono in Lui hanno vita eterna e saranno risuscitati nell’ultimo giorno. Non credo si possa far voler dire altro a queste parole. Ancora una volta l’enfasi comunque è il fatto che coloro che vanno da Gesù gli sono stati donati a Lui per la volontà del Padre. Ricordiamoci la fedeltà e la veracità di Dio, delle Sue promesse, se Gesù ha detto E’ questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»

    Non credo che Gesù, Dio non manterrà ciò che ha dichiarato.

    Giovanni 6: 43-45 Allora Gesù rispose e disse loro: «Non mormorate fra di voi. 44 Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me. Paragona con [Matteo 16:16-17].

    Ecco il versetto che conferma completamente ciò che Gesù sta dicendo fino ad ora in riguardo a chi crede e riceve la salvezza ; e che conferma che nessuno cerca Dio da solo perché una persona crede e va a Cristo solo se gli è concesso dal Padre, se il Padre li trascina da Gesù.

    Questo inoltre assieme al resto di Giovanni 6 esclude completamente che sia l’uomo che ha la libertà di scegliere e rifiutare Dio.

    La parola attira del versetto 44 nelle traduzioni però non è la parola che meglio descrive la parola Greca usata da Giovanni.

    La parola è “ helkùsee” dal verbo helkuo che significa trascinare. Questo verbo inoltre ha la radice nella parola haireomai che significa prendere per se, preferire.

    Quando una persona dunque viene trascinata preclude che la cosa sia fatta con una certa forza da parte dal trascinatore e che ci sia anche una possibilità che il trascinato possa anche cercare di resistere per un periodo finché sopraffatto dalla forza del trascinatore.

    In questo caso si potrebbe dunque interpretare che il termine Calvinista grazia irresistibile non sia esclusivamente descrittiva come tanti credono, del fatto che è irresistibile perché è una dolce attrazione che uno non può resistere, ma che invece è un trascinamento di Dio che non può essere resistito da colui che è scelto da Dio perché se Dio decide di salvarti tu non potrai ne infine vorrai resistere più la volontà divina.

    Questo confermerebbe ancora di più il fatto che non c’è nessuno che cerchi Dio e che è Dio che ci deve trascinare a Cristo per salvarci.

    Inoltre confermerebbe sempre di più questo fatto perché nel versetto 44 la dichiarazione di Gesù conferma senza ombra di dubbio che NESSUNO PUO’ andare a Lui, nessuno dunque ha l’abilità o il merito in se per accettare la salvezza a meno che il Padre stesso non lo trascini a Cristo.

    Paolo stesso è l’esempio degli esempi di come è stato convertito, Dio lo ha scelto per grazia, lo ha folgorato con la Sua grazia e lo ha salvato e giustificato e mandato ad essere uno dei più forti sostenitori del Vangelo. Paolo non ha fatto niente, Dio ha fatto tutto elo ha fatto forzatamente [Atti 9:1-19].

    E’ Dio che persuade forzatamente ad andare a Gesù ed è il Padre che abilita l’uomo a credere, altrimenti perché Gesù, non io, ha detto che NESSUNO PUO’ credere in Lui se non gli concesso da Dio?

    Giovanni 6:63-66 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Paragona con [1 Giovanni 2:19].

    Gesù adesso porta il discorso al livello di ciò che aveva spiegato a Nicodemo in Giovanni 3, cioè come è che poi alla fine avviene tutto ciò che Gesù ha detto fino ad ora? Com’è che uno crede? Cosa succede a colui che è trascinato da Dio a Cristo? Com’è che una persona è abilitata da Dio ad andare a Cristo?

    Solo se è Dio che opera con il Suo Spirito e da vita spirituale e rigenera colui che poi dopo ha l’abilità di credere in Gesù Cristo. Questa è la nuova nascita. Praticamente qui Gesù dice che è lo Spirito che da la vita a coloro che sono scelti da Dio per credere ed andare a Lui, bisogna esser nati di nuovo in ordine di avere la fede che salva.

    Inoltre, è ovvio che coloro che non lo sono, sono anche coloro che non credono, perché l’uomo da se non cerca Dio ne crede in Dio; ne rende subito la conferma che se non è dato dal Padre di andare a e seguire Gesù una persona non può credere. Prima o poi quando seguire Gesù diviene difficile, scomodo o religiosamente impossibile questa persona smette di seguirlo.

    Apparentemente questa persona non smette di credere, in realtà non era mai stato in grado di credere perché non gli era stato concesso dal Padre.

    Questo apre la porta per la spiegazione inerente a questo soggetto della parabola del seminatore ed altre parabole in Matteo 13 ma che faremo quando discuteremo in più dettaglio la dottrina dell’elezione.

    Infine Gesù mette la ciliegina sulla torta.

    Giovanni 6: 70 Gesù rispose loro: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure uno di voi è un diavolo». 71 Or egli alludeva a Giuda Iscariota, figlio di Simone, perché egli stava per tradirlo, quantunque fosse uno dei dodici.

    A questo punto voglio specificare che come qualcuno interpreta questi versetti è una violazione del contesto di tutto il capitolo di Giovanni 6 e di tutto ciò che Gesù ha detto fino ad ora.

    E’ chiaro che la constatazione di Pietro è ciò alla quale Gesù risponde [Giovanni 6:68-69]. Pietro ha parlato per i dodici includendo Giuda Iscariota. Gesù comunque subito mette le cose in chiaro.

    Gesù non sta dicendo che aveva scelto i dodici solo per il servizio. Questa interpretazione che ci danno i promotori della dottrina del libero arbitrio è erronea. In tutto il capitolo si sta parlando di fede e salvezza, questo è il contesto di Giovanni 6.

    Fino a questo punto abbiamo capito che nessuno cerca Dio a meno che non sia Dio stesso a volerlo. E’ Dio stesso che sceglie chi mandare a Gesù e ora Gesù parla sempre nel contesto di salvezza, perché Pietro ha fatto una dichiarazione di fede in Gesù e la fede è ciò che è necessaria per la salvezza. Gesù ancora spiega il fatto che è stato Lui che ha scelto loro in base al fatto che era stato il Padre a dare i dodici a Lui. Comunque uno dei dodici viene dichiarato un diavolo.

    Questo conferma assieme a molti altri passi che esamineremo che Giuda a dispetto di coloro che insegnano che lui fosse un vero credente che poi è scaduto dalla grazia, in realtà non era mai stato un vero credente ma era stato scelto da Dio stesso per essere colui che avrebbe tradito Cristo.

    Dio non chiamerebbe mai un Suo figlio un diavolo prima di tutto ed inoltre non scordiamoci quello che ha detto Gesù prima, cioè che chiunque il Padre gli ha dato non sarà perduto ma risuscitato nell’ultimo giorno, vedi anche [Giovanni 10:28-30].

    Confermato dal contesto del capitolo Giuda è stato perso e dunque egli non era stato dato dal Padre a Cristo nel senso di salvezza. Vedi anche

    Giovanni 17:12 Mentre ero con loro nel mondo, io li ho conservati nel tuo nome; io ho custodito coloro che tu mi hai dato, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio della perdizione, affinché si adempisse la Scrittura.

    Mi sembra chiarissima questa dichiarazione di Gesù. Non possiamo fare dire alla parola di Dio quello che ci pare a noi. E’ più che chiaro nel contesto generale della Scrittura e di questo passo che, è Gesù che conserva e custodisce coloro che il Padre gli da e quindi nessuno di loro può perire, è esattamente lo stesso contesto di Giovanni 6.

    E’ anche evidente nello stesso contesto che Giuda è perito perché, pur essendo anche Lui stato scelto da Dio, è stato scelto per ben altra cosa, non per aver fede ed essere salvato, questo ci dia chiarezza sul soggetto dello scadere dalla grazia, Giuda non è mai entrato a far parte del vero gregge di Dio, Giuda era una capra nell’ovile delle pecore, non era un eletto alla salvezza, ma scelto per una determinata opera, l’opera di Satana, infatti Gesù non si trattiene di chiamarlo un diavolo, inoltre lo chiama il figlio della perdizione, titolo usato solo un’altra volta nella Scrittura, in [2 Tessalonicesi 2:3] in riguardo all’anticristo.

    Giuda fu scelto per fare l’opera di Dio ma per essere usato da Satana per farla, così che si adempisse la Scrittura. Paragona la sovranità di Dio nelle Sue scelte anche quelle che molti dicono non sono controllate da Dio stesso [Giovanni 19:11],[Atti 1:16-17],[Atti 2:23].

    In conclusione abbiamo speso molto tempo in una piccolissima frazione del versetto 11b di Romani 3, ma era una lezione dovuta per dimostrare senza dubbio che la parola di Dio è chiara su certe cose, e che è assolutamente vero che non c’è nessuno che cerca Dio.

    E’ Dio che cerca ciò che è smarrito ma che già gli appartiene per scelta Sua. Dopo tutto c’è distinzione nella parola di Dio tra vero credente e falso credente e di esempi ce ne sono tanti e li vedremo insieme nel futuro, Dio volendo.

    La Quarta accusa di Dio

     

    Romani 3:12a Tutti si sono sviati,

     

    Due Scritture per introdurre questo versetto

    Matteo 7:13-14 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. 14 Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!

    Isaia 53:6 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti

    Esaminiamo prima Matteo 7:13-14

    Si, questa cosa è confermata nella Scrittura. Vi sono due vie essenzialmente, una è la via del mondo che porta alla perdizione, l’altra via è quella che porta alla vita ed è Dio stesso.

    Questa è la conferma che l’essere umano è perduto, sviato, sulla strada sbagliata secondo Dio. Non è sulla strada che conduce a Dio.

    Questa è la conferma che le pecore smarrite sono anche loro sviate, ma che a differenza di altri che Dio lascia perduti, Dio va a cercare e raccogliere e salvare le Sue pecore sviate. Le riporta Lui stesso sulla retta via, la via che conduce a Dio.

    Gesù ha detto in Giovanni 14:6 Io sono la VIA, la VERITA’ e la VITA, nessuno può venire al Padre se non per mezzo di me.

    Questa dichiarazione è interessante perché nella luce di quello che abbiamo imparato nel precedente versetto Gesù disse che NESSUNO poteva andare a Lui se non gli fosse dato dal Padre.

    Ora ci dice che nessuno può accedere al Padre se non per mezzo di Lui. Per me queste dichiarazioni sono meravigliose. Ci indicano che c’è una collaborazione tra le persone della Trinità che confermano il fatto che la salvezza è interamente opera di Dio e non c’è niente che l’uomo possa fare per salvarsi o ottenere favore con Dio.

    Conferma che se non fosse per Dio NESSUNO POTREBBE trovare Dio ne accedere a Dio.

    C’è però anche qualche cos’altro da dire. Solo mediante lo Spirito di Dio si può nascere di nuovo ed essere rigenerati, solo mediante lo Spirito di Dio si è convinti di peccato. Si, la salvezza appartiene tutta a Dio soltanto.

    Infatti vorrei aggiungere che l’unica opera di cui l’uomo può vantarsi per quanto riguarda la salvezza è ciò che ha fatto l’uomo Gesù Cristo. L’unico merito umano nell’opera della salvezza può solo essere attribuito a Lui.

    Avendo detto questo però voglio ritornare al versetto con cui abbiamo iniziato Giovanni 14:6 e mi voglio soffermare sulla parola usata da Gesù Io sono la VIA.

    Paolo dichiara in Romani 3:12a che tutti si sono sviati.

    Si, se la via sulla quale l’uomo deve trovarsi è Dio stesso allora TUTTI certamente sono sviati. Questo è ulteriormente rinforzato dal fatto che nel versetto 11b l’accusa di Dio è che non c’è nessuno che cerca Dio e quindi questo versetto è la conferma di quello precedente. Siccome nessuno cerca Dio e siccome Gesù è Dio ed è la sola Via, la conclusione è che tutti sono sviati.

    Inoltre conferma che siamo le pecore di Dio che si sono sviate

    Isaia 53:6 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.

    Ognuno di noi seguiva la propria via, che è la via del mondo descritta in Matteo 7 che porta alla perdizione. Tutti sono sviati e si trovano seguendo la propria via, ma solo alcuni, le pecore smarrite ed elette di Dio, trovano la VIA che porta alla vita. Poiché molti sono chiamati ma pochi gli eletti [Matteo 22:14].

    C’è una sola via che appunto porta alla vita, Gesù Cristo, ed è su quella via che bisogna essere.

    Anche il pastore per eccellenza dell’AT, re Davide sapeva le due verità che abbiamo studiato negli ultimi due versetti.

    Salmo 119:176 Io vado errando come una pecora smarrita. Cerca il tuo servo, perché io non dimentico i tuoi comandamenti.

    Le due verità che questi versetti ci insegnano, che siamo pecore smarrite, cioè sviati, e che è Dio che ci cerca per ricondurci Lui stesso alla salvezza, cioè al Suo gregge e alla Sua cura, sulla giusta VIA Gesù che è l’unica VIA che conduce a Dio.

    La Quinta accusa di Dio

     

    Romani 3:12b tutti quanti si sono corrotti

     

    Ricapitoliamo, Dio accusa la razza umana dichiarando che non c’è nessuno che è giusto, nessuno che capisce le cose di Dio e nessuno che conosce Dio, nessuno che cerca Dio, e che tutti sono sviati cioè perduti, ora dichiara che tutti sono corrotti.

    Si, l’essere umano è completamente corrotto e per questo non può e non vuole essere giusto, non può e non vuole capire, non può e non vuole cercare Dio, non può e non vuole trovare da se la via che conduce a Dio.

    La corruzione dell’uomo è la sua natura peccaminosa che lo rende privo della gloria di Dio.

    Romani 3:23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,

    Ma l’uomo è in questa corruzione fin dal principio della sua vita, l’uomo è nato con una natura corrotta che gli impedisce di adorare e servire Dio, ciò lo rende ingiusto e perduto. Davide ci da conferma in merito nel

    Salmo 51:5 Ecco, io sono stato generato nell’iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato.

    Infatti ciò che dice Paolo in Romani 3:23 non è tanto il fatto che ogni uomo ha commesso dei peccati e per questo è privo della gloria di Dio ma che l’uomo non è peccatore solo perché pecca, ma esclusivamente pecca perché è di natura un peccatore.

    Questo è evidente fin dall’infanzia quando a un piccolo il peccare, mentire, essere ribelle, disubbidiente non va certamente insegnato ma viene spontaneamente fuori dalla sua natura peccaminosa.

    Finché non c’è una consapevolezza conscia, cioè per via della coscienza, il piccolo rimane nella misericordia di Dio e non considerato colpevole. Per lo meno questa è la teoria più comune a riguardo. Comunque anche se molto problematica per molti ci sarebbe una altra teoria, cioè, visto che per essere salvati lo si è per grazia e fede e visto che un bambino seppure piccolo è sempre un peccatore se non viene eletto a credere in Gesù per via del Vangelo non potrebbe essere salvato. Ricordiamoci che Dio non è ingiusto e che tutti siamo peccatori fin dalla nascita e che è Lui che fa misericordia. Comunque bisogna anche considerare che se una persona non ha almeno una coscienza di aver peccato forse Dio non lo ritiene colpevole e lo ritiene eletto ugualmente. Questo è ovvio quindi riguardrebbe solo bambini di una certa età e persone con limitazioni cognitive. Comunque non possiamo sapere per certo come Dio decide in questo caso e per questo ci dobbiamo gettare per fede sulla Sua misericordia e gisutizia senza recriminazione.

    Comunque, al momento in cui una persona distingue consciamente la differenza tra bene e male e si rende consciamente conto della violazione della legge di Dio scritta nel suo cuore Romani 2:14 diviene consciamente responsabile dei suoi peccati.

    E’ difficile stabilire quando sia questa età o se vi sia una età specifica in cui una persona sia dichiarata consapevole dei propri peccati. Questo comunque sia per Dio da decidere, Dio è giusto ed è misericordioso, Dio ha misericordia di chi ha misericordia in accordo con il Suo benevolo disegno e il beneplacito della Sua perfetta volontà, certe cose sono difficili se non impossibili a stabilire dall’uomo ed è un bene che sia solo Dio a sapere determinate cose.

    Comunque tornando al discorso di prima cioè quello che Paolo dice in Romani 3:23, guardiamo anche a quello che Paolo dice in

    Romani 5:12 Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…

    Questo fatto dell’essere privi della gloria di Dio e che tutti hanno peccato deve essere connesso con questo passo di Romani 5:12.

    Quindi è per via della natura di Adamo che tutti hanno peccato e peccano e per questo il peccato è entrato nel mondo e così la morte.

    Tornando adesso alla parola corrotti usata nel versetto 12 di Romani 3.

    La parola nel Greco significa alcune cose e tutte sono rivolte al fatto che Dio appunto sta dichiarando l’uomo completamente corrotto. Il significato letterale di questa parola è andato a male, reso senza merito, inutilizzabile per fare cose giuste.

    Questa dunque già assieme alle altre è una grave condanna e rende bene l’idea che non c’è nessuna cosa in alcuna persona che merita il favore di Dio, questo è importante da capire.

    Spesso anche i credenti hanno una concezione sbagliata sia dell’essere umano che di Dio. La concezione sbagliata di Dio comunque, per esempio è che Dio sia ingiusto se sceglie di avere misericordia su una persona invece che un’ altra. Questa cosa è basata sulla concezione erronea che in tutti gli uomini ci sia qualche cosa di meritevole alla quale Dio deve rispondere. Questo non è biblico e di conseguenza non è vero.

    Non c’è niente di meritevole in nessun uomo, tutti gli uomini sono completamente corrotti, alienati dalla vita di Dio.

    Non possiamo e non dobbiamo capire la corruzione, della quale la Bibbia parla, guardando solo il comportamento dell’uomo, ma dobbiamo basare la corruzione dell’uomo sulla sua natura. La natura di tutti è completamente corrotta indipendentemente da quanto uno pecchi e da quanto una persona possa essere più o meno morale o più o meno malvagia.

    Ci sono diversi livelli di quanto una persona si lascia andare nella sua corruzione, ma Dio non usa solo il livello di peccato come la misura del suo giudizio, per esempio il serial killer e il bugiardo son tutti e due corrotti nella loro natura. La corruzione è parte di ogni essere umano ed è ciò che Dio condanna nell’uomo.

    Questa totale corruzione si dimostra poi e da come frutto le opere della carne, cioè i peccati, ma la ragione per la quale Dio ci condanna è perché nella nostra natura rifiutiamo di glorificare Lui. Abbiamo già stabilito queste verità studiando [Romani 1:18-32].

    La condanna è che pur conoscendo Dio l’uomo ne può ne vuole per natura glorificare Dio e vuole e ama essere ribelle a Dio.

    Questo è un problema enorme per l’uomo e un problema che solo la grazia e la misericordia di Dio può risolvere. Infatti Paolo dice che coloro che perseverano e continuano a vivere da ingiusti non erediteranno il regno di Dio [1 Corinzi 6:9-10]. Questi son quelli che non conoscono Dio perché non son stati rigenerati. La rigenerazione, cioè la nuova nascita è il solo rimedio per questa corruzione.

    L’uomo deve dunque ottenere una nuova natura, la natura divina [2 Pietro 1:3-4]. Ci sono solo due tipi di uomini nel mondo dopo che Gesù ha compiuto la Sua opera, giusti in Cristo o ingiusti in Adamo, nati di nuovo dallo Spirito di Dio o empi nati una sola volta carnalmente ma spiritualmente morti, cioè solo giusti o empi. Se non fosse per la misericordia e la grazia di Dio nessuno potrebbe essere giustificato e rigenerato e considerato giusto.

    Vi sono due passi specifici dell’AT che confermano la corruzione totale dell’uomo

    Geremia 17:9 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?

    Il cuore dell’uomo è ciò che nella Bibbia rappresenta la sede della natura umana, quindi Dio sta dichiarando che il cuore, cioè la natura umana è insanabilmente malata, è incurabile. Per questo serve una nuova nascita, nuova natura. la natura umana non si può guarire è incurabile.

    L’altro passo si trova in

    Genesi 6:5 Ora l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.

    Questa condizione della natura umana non è affatto esclusiva ai tempi di Noè, è la condizione umana esattamente come Paolo ce l’ha descritta in Romani I e come ce la sta descrivendo adesso in Romani III, infatti la parola di Dio dichiara esattamente quello che dice in Genesi 6:5,

    Romani 7:18 Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

    Gesù dichiarò che Lui sarebbe ritornato nel mondo quando nel mondo sarebbero stati i giorni come i giorni ai tempi di Noè, ora vi domando, è evidente che tipo di mondo si capisce che c’era ai tempi di Noè leggendo Genesi 6:5? Così è e sarà la condizione della natura umana quando tornerà Gesù, ma è sempre stata così.

    La malvagità, la corruzione della natura umana è confermata da Gesù stesso in

    Matteo 15:18-20 Ma le cose che escono dalla bocca procedono dal cuore; sono esse che contaminano l’uomo. 19 Poiché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, maldicenze. 20 Queste sono le cose che contaminano l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non contamina l’uomo».

    Ma infatti c’è come sempre nell’opera dello Spirito un sequenza incredibile nella parola di Dio. Questa ci porta appunto a quello che dice Paolo nel tratto finale del versetto 12.

    La sesta accusa di Dio

     

    Romani 3:12c Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno».

     

    Ancora le brutte notizie per l’uomo continuano a piovergli sulla testa. Ora Dio dichiara che nessuno pratica la bontà e per eliminare ogni dubbio, ancora come ha fatto prima usa un doppio negativo, cioè nessuno pratica la bontà, neppure uno.

    E’ ovvio che se l’uomo è completamente corrotto per natura non può praticare la bontà. Questa è un ‘accusa che ancora elimina la possibilità che l’uomo possa essere dichiarato buono.

    Che l’uomo è completamente corrotto è evidente da ciò di cui abbiamo già studiato, ma, questa accusa toglie la possibilità che l’uomo per natura sia buono. Se l’uomo fosse di natura buono praticherebbe la bontà non il peccato.

    Quindi anche se apparentemente l’uomo che non conosce Dio può a volte compiere opere buone, queste dimostrazioni di benevolenza non sono praticate da una natura divina e non sono accettate da Dio. L’uomo insomma è di natura malvagio e non buono come alcuni dicono. Dio invece giudica la natura dell’uomo in base al fatto se è rigenerata oppure no.

    Gesù ci ha dato credo l’esempio più eccellente di questo nel Suo incontro con il giovane ricco.

    Luca 18:18-23 Uno dei capi lo interrogò, dicendo: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» 19 Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 20 Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre». 21 Ed egli rispose: «Tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia gioventù». 22 Gesù, udito questo, gli disse: «Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 23 Ma egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco.

    Gesù stesso in questo passo ci ha illuminato su questa verità, confermando che nessuno è buono eccetto Dio.

    Uno si chiederà, ma se Gesù è Dio e Lui stesso ha dichiarato di essere uno con il Padre ed ha accettato atti di adorazione come Dio; perché apparentemente qui smentisce l’aggettivo con il quale il giovane ricco lo aveva chiamato?

    Gesù non stava ne smentendo di essere Dio ne dunque di essere buono. Gesù semplicemente stava dicendo con la Sua risposta che se il giovane lo riconosceva solo come un maestro umano allora non chiamarlo buono perché appunto nessun uomo quanto religioso possa essere, non è buono. Solo Dio è buono.

    Infatti per le opere della legge il giovane stesso non sarebbe stato giustificato, gli mancavano due cose, la prima era che era un idolatra perché adorava le sue ricchezze le quali non avrebbe avuto il desiderio di mettere da parte per adorare Dio soltanto, la seconda cosa che gli mancava era il fatto non ha riconosciuto Gesù come SIGNORE e Dio ed anche questo non era disposto a fare.

    Non era disposto a rinnegare se stesso, prendere la sua croce e seguire Gesù.

    La “bontà” di questo giovane ricco che lui stesso credeva di aver dimostrato verso i suoi genitori ed il suo prossimo non era però accettata da Dio, perché come abbiamo detto prima, non era disposto a trovare l’unica via (Gesù) che porta alla vita (Gesù) ed al Padre [Giovanni 14:6].

    Conoscere il Padre è vita eterna [Giovanni 17: 1-3], questo era quello che voleva il giovane ricco la vita eterna, ma che non avrebbe potuto avere con le condizioni con cui si era presentato.

    Quindi primo punto, nessun uomo è buono, solo Dio è buono. Solo un uomo è buono Gesù, Gesù è senza peccato ed è Dio ma è anche uomo e quindi è buono. La bontà che Dio accetta è la bontà di Cristo e quindi è solo Cristo in noi che ci rende buoni.

    Infatti la bontà è un frutto dello Spirito Santo e quindi senza Spirito Santo, cioè senza Dio la bontà che è di Dio non esiste. Nessuno pratica la bontà e nessuno è buono.

    Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.

    Efesini 5:9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità

    Ma infatti Paolo poi più avanti in Romani 7 ci conferma che nella natura umana non vi è niente di buono

    Romani 7:18a Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene.

    Matteo 7:11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono.

    Gesù qui conferma che gli esseri umani sono malvagi, alla faccia di coloro che dichiarano che Gesù non era offensivo verso la gente. Non era offensivo di per se, Lui diceva la verità, e ovviamente la verità in riguardo all’essere umano è offensiva. La più grande offesa non è verso l’uomo, la più grave offesa è che l’uomo offende Dio, questa è l’offesa più grave.

    Parentesi-Riguardo all’evangelismo che non offende l’orgoglio umano.

    Vorrei aggiungere come parentesi che il problema per esempio dell’evangelismo moderno è che non è come quello di Gesù o degli Apostoli dove predicavano la malvagità e la violazione dell’uomo della legge morale di Dio e dunque il ravvedimento. Oggi invece la maggior parte dell’evangelismo è erroneo ed è mancante ed è un offesa a Dio, perché non è fatto come era fatto da Gesù o dagli Apostoli.

    Oggi si evita di offendere il peccatore invece di mettere in evidenza quello che è, cioè un malvagio che è sulla via dell’inferno, questo lo fanno per paura di perderlo dicono. Tra l’altro anche questo è un’evidente erroneo pensiero causato dalla falsa dottrina del libero arbitrio.

    Non perderemo nessuno, chi è scelto, eletto dal Padre compunto e convinto dallo Spirito Santo ascolterà il Vangelo e lo ubbidirà andando a Gesù con la fede che Dio gli da e sarà salvato e giustificato. Chi non è eletto continuerà nella sua incredulità come del resto è suo desiderio di fare.

    L’altro aspetto erroneo dell’evangelismo moderno e che molti chiamano il predicare la parola di Dio è dire alle persone che Gesù li ama e di accettare Gesù nel proprio cuore. Concetto che nella Bibbia non esiste nel contesto dell’evangelismo.

    Romani 10:8-17 Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; 9 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza, 11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato». 12 Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato». 14 Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi? 15 E come predicheranno, se non sono mandati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!». 16 Ma non tutti hanno ubbidito all’evangelo, perché Isaia dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?». 17 La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio.

    Insomma l’evangelismo corretto è prima dimostrare e dichiarare la malvagità umana che offende la santità di Dio e di lasciare la persona davanti a Dio senza alcuna speranza per la propria salvezza se non credere in Gesù Cristo come unico SIGNORE e come salvatore, comandando il ravvedimento dei peccati e la loro remissione tramite Gesù.

    Insomma cosa disse Pietro nel suo sermone il giorno di Pentecoste? Disse: “ Gesù vi ama e vi vuole in paradiso con Lui, accettatelo nel vostro cuore come salvatore”?

    Oppure disse “ Dio vi ama ed ha un progetto per la vostra vita, vi vuole dare la pace e la gioia che voi non avete”?

    Queste sono frasi usate dagli evangelisti moderni, Pietro invece disse queste cose che sarebbero al quanto offensive per l’evangelista moderno.

    Atti 2: 22-24 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete, 23 egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste. 24 Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto.

    Atti 2:32-40 Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; e di questo noi tutti siamo testimoni. 33 Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite. 34 Poiché Davide non è salito in cielo, anzi egli stesso dice: “Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, 35 finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”. 36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha fatto Signore e Cristo».
    37 Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?». 38 Allora Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà». 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione».

    1 Corinzi 1:17-23 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: «Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l’intelligenza degli intelligenti». 20 Dov’è il savio? Dov’è lo scriba? Dov’è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24 ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio;

    Non mi sembra che Pietro o anche Paolo abbiano usato delle tecniche speciali o strategie di evangelismo moderno o pragmatismo che dovrebbero secondo gli esperti avere più successo di quanto ne possa avere la potenza di Dio tramite il Suo Spirito Santo e la predica della Sua parola.

    Luca 13:1-5 In quello stesso tempo, c’erano lì alcuni che gli raccontarono di quei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici. 2 E Gesù, rispondendo, disse loro: «Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti gli altri Galilei, perché hanno sofferto tali cose? 3 No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo. 4 Oppure pensate voi che quei diciotto, sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo».

    Cosa dire, se Pietro o Paolo ed anche Gesù, si dichiarassero evangelisti oggi nella chiesa moderna sarebbero tolti dal ministero ed etichettati come duri, offensivi e privi di amore. Loro comunque non erano preoccupati con l’offendere l’orgoglio e la carne umana, e sicuramente non si preoccupavano di chi avrebbero perso o allontanato, poiché il bello della dottrina dell’elezione è questo, che chi è destinato alla vita eterna sarà slavato e chi non è continuerà nella sua incredulità e nei suoi peccati.

    Marco 16:15-16 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

    Atti 13:48 I gentili, udendo queste cose, si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero.

    Matteo 22:13-14 Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”. 14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».

    Oggi, gli evangelisti credono addirittura di poter essere più buoni e misericordiosi di Dio e presuntuosamente credono che la salvezza delle persone dipenda da come loro ministrano e come riescano a manipolare le emozioni delle persone con le loro strategie anziché la potenza del Vangelo e lo Spirito Santo. L’orgoglio e la presunzione dell’uomo non ha limiti.

    Comunque, l’uomo è incapace di essere buono e di praticare la bontà, questa è la realtà e questo Dio lo conferma nella Sua parola. L’uomo non è buono e completamente malvagio.

    Risultato Di Un Carattere Corrotto- La Conversazione Corrotta Romani III:XIII-XIV

    La Settima Accusa di Dio

     

    Romani 3:13a «La loro gola è un sepolcro aperto;

     

    Paolo adesso che ha stabilito il Carattere Corrotto dell’uomo o la Natura Corrotta, adesso ne descrive i frutti.

    Il carattere corrotto dell’uomo produce come frutti la Conversazione Corrotta e il Comportamento Corrotto.

    Adesso Paolo descrive la Conversazione Corrotta dell’essere umano.

    La settima accusa di Dio descrive che Dio vede la gola dell’uomo come una tomba aperta. E’ immediatamente ovvio quello che si capisce da questa descrizione, Dio vede la morte all’interno dell’uomo.

    La gola è simbolica dell’apertura della tomba, la tomba è simbolica dell’uomo.

    Il corpo dell’uomo contiene uno spirito morto e tutto ciò che proviene dall’interno dell’uomo è il prodotto della morte spirituale dell’uomo. Prima avevamo visto che l’uomo è completamente corrotto, ma infatti la corruzione è un prodotto della morte anche dal punto di vista relativo al fisico. Credo che Dio in questa descrizione ci faccia capire la stessa descrizione con la quale Gesù descrisse i Farisei anche se usata per descrivere la loro ipocrisia ma usata comunque anche per dire che erano pieni di cose immonde e che la morte regnava in loro. La religione è un’opera morta prodotta dalla natura corrotta e la morte spirituale nell’uomo.

    Matteo 23:27-28 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. 28 Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.

    C’è un’altra correlazione con questa descrizione che Dio ci da. La gola nell’uomo è l’apparato che assieme alla lingua, alla bocca e le labbra formano i suoni che a loro volta formano le parole, infatti nella gola ci sono le corde vocali senza le quali nessuno potrebbe emettere suoni o voce e quindi parlare.

    Il riferimento alla gola come una tomba aperta è inoltre facilmente associato con ciò che l’uomo dice e comunica. Tutto ciò che l’empio dice è prodotto ed associato con la morte che regna in esso.

    Infatti la seconda parte del versetto 13 ed i seguenti due versetti sono riferiti a ciò che l’uomo fa e trama con la lingua, le labbra e la bocca. con le loro lingue hanno tramato frode». «Sotto le loro labbra c’è un veleno di serpenti». «La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza».

    Ottava accusa di Dio

     

    Romani 13b con le loro lingue hanno tramato frode».

     

    Ah, la lingua dell’uomo. La lingua è biblicamente descritta quasi sempre con toni di malvagità.

    Il passo associa la lingua il membro che è usato per tramare frode che è un altro modo per dire che con la lingua l’uomo mente e inganna, ma non solo.

    Vedremo appunto come la parola di Dio ci descrive la lingua e a che cose sia associata. La prima cosa appunto è che la lingua è accusata di menzogna ed inganno.

    La parola di Dio ci dice che coloro che sono menzogneri hanno la natura del diavolo.

    Giovanni 8:44 Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna.

    Si perché per Dio la lingua ha il potere di vita e di morte, di benedizione o di maledizione.

    Proverbi 18:21 Morte e vita sono in potere della lingua; quelli che l’amano ne mangeranno i frutti.

    L’uomo nella sua natura peccaminosa abbiamo visto è morto spiritualmente ed è ripieno del frutto della morte che è la corruzione. Se un uomo non è nato di nuovo dallo Spirito di Dio non produce mai vita e benedizione ma solo morte, distruzione e maledizione.

    Secondo Dio dunque la lingua è usata dall’uomo naturale per: mentire, ingannare, distruggere altri, seminare discordia.

    L’AT ha diversi passi dove Dio rivela la malvagità dell’uomo associata alla lingua come lo strumento che è usato per diffondere e seminare appunto la sua malvagità.

    Nel Salmo 10 per esempio vi è la descrizione del malvagio è detto di lui:

    Salmo 10:7 La sua bocca è piena di maledizioni, di frode e d’inganno; sotto la sua lingua vi è perversità e iniquità.

    Salmo 52:1-4 Perché ti vanti del male, uomo prepotente? La bontà di Dio dura per sempre.2 La tua lingua medita rovine; essa è simile a un rasoio affilato, o artefice d’inganni. 3 Tu preferisci il male al bene,mentire piuttosto che dir la verità. [Pausa] 4 Tu ami ogni parola che causa rovina, o lingua insidiosa!

    Ecco un esempio di cosa l’uomo fa con la sua lingua descritto da Dio. La lingua è usata per preparare la rovina di coloro dei quali essa parla contro. Dio la paragona ad un rasoio affilato che taglia profondamente spesso causando morte. La lingua è paragonata ad un artefice di inganni. L’empio preferisce il male al bene e la preferenza dell’empio è la menzogna piuttosto che la verità. Ciò che l’empio ama appunto è causare rovina con la sua lingua. Con la lingua l’uomo dissemina odio.

    L’autore del Salmo 64 prega al SIGNORE di preservarlo e proteggerlo dalla ribellione degli empi che appunto affilano la loro lingua contro di lui per usarla come una spada affilata, in altre parole un’arma preparata contro di lui.

    Salmo 64:2-4 Nascondimi dalle macchinazioni dei malvagi e dalla folla turbolenta degli operatori d’iniquità. 3 Essi affilano la loro lingua come una spada, e al posto di frecce scagliano parole amare 4 per colpire di nascosto l’innocente; lo colpiscono all’improvviso senza alcun timore

    La lingua usata a tramare frode, cioè usata per mentire è un’arma. La lingua che mente è descritta da Dio come odio.

    Proverbi 26:28 La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito, e la bocca adulatrice produce rovina.

    Nei giorni del profeta Geremia il popolo di Dio si era completamente sviato. Dio ci rende tramite Geremia in quei giorni un’immagine di come il mondo degli empi è giudicato e visto da Dio stesso.

    Tutti coloro che non sono nati di nuovo dello Spirito di Dio e che non sono in Cristo sono visti allo stesso modo da Dio. Qui si sta parlando della natura dell’empio. Sentiamo come Dio li descrive e vediamo le descrizioni specifiche che ci rende il SIGNORE in riguardo alla loro lingua.

    Geremia 9:2-6 Oh, se avessi nel deserto un rifugio da viandanti! Io abbandonerei il mio popolo e me n’andrei lontano da costoro, perché sono tutti adùlteri, un’adunata di traditori. 3 «Tendono la lingua, che è il loro arco, per scoccare menzogne; sono diventati potenti nel paese, ma non per agire con fedeltà; poiché passano di malvagità in malvagità e non conoscono me», dice il SIGNORE. 4 «Si guardi ciascuno dal suo amico, nessuno si fidi del suo fratello; poiché ogni fratello non fa che ingannare, ogni amico va spargendo calunnie. 5 L’uno inganna l’altro, non dice la verità, esercitano la loro lingua a mentire, si affannano a fare il male. 6 La tua abitazione è in mezzo alla malafede; per malafede costoro rifiutano di conoscermi», dice il SIGNORE.

    Vediamo in questo passo quanto Dio ovviamente odia le lingue che spargono menzogna.

    Questo è confermato anche in [Proverbi 6: 17] dove dice che tra le sette cose che Dio detesta c’è la lingua bugiarda.

    In Geremia il SIGNORE ci insegna che la lingua menzognera causa il tradimento, Dio paragona la loro lingua ad un arco che lancia frecce di malvagità e di infedeltà. Si, questi sono coloro che non conoscono il SIGNORE. Dio ci avverte che quelli che si chiamano amici ed addirittura fratelli non fanno altro che ingannare spargendo calunnie. Tutti esercitano la loro lingua per mentire, e si rifiutano di conoscere il SIGNORE. Questa è la descrizione dell’empio.

    Riconciliando il tutto con che cosa dice il NT della lingua. Il passo per eccellenza che descrive la malvagità della lingua lo troviamo in

    Giacomo 3:5-12 Così anche la lingua è un piccolo membro, ma si vanta di grandi cose. Considerate come un piccolo fuoco incendi una grande foresta! 6 Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna. 7 Infatti ogni sorta di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini può essere domata, ed è stata domata dalla razza umana, 8 ma la lingua nessun uomo la può domare; è un male che non si può frenare, è piena di veleno mortifero. 9 Con essa benediciamo Dio e Padre, e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. 10 Dalla stessa bocca esce benedizione e maledizione. Fratelli miei, le cose non devono andare così. 11 La fonte emette forse dalla stessa apertura il dolce e l’amaro? 12 Può, fratelli miei, un fico produrre olive, o una vite fichi? Così nessuna fonte può dare acqua salata e acqua dolce.

    Questo passo insieme a ciò che abbiamo letto fino ad ora deve far riflettere anche a noi credenti. Riflettere e non guardare a questo soggetto con occhi di giudizio verso gli empi soltanto ma giudicando noi stessi dell’uso della nostra lingua. Noi credenti nati di nuovo abbiamo la natura di Cristo ed il Suo Spirito in noi. Noi dobbiamo rinnovare il nostro vocabolario ed il modo in cui usiamo la nostra lingua. La lingua del giusto deve essere usata per portare vita, predicare la parola di Dio, portare benedizione, lodare e glorificare Dio e non per seminare discordia, per mentire, per tradire e usarla come gli empi e come noi stessi la usavamo una volta.

    Il SIGNORE ci avverte ancora tramite Giacomo in

    Giacomo 1:26-27 26 Se qualcuno fra voi pensa di essere religioso, ma non tiene a freno la sua lingua, certamente egli inganna il suo cuore, la religione di quel tale è vana. 27 La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puro dal mondo.

    Efesini 4:25 Perciò, messa da parte la menzogna, ciascuno dica la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri.

    Efesini 4:29 Nessuna parola malvagia esca dalla vostra bocca, ma se ne avete una buona per l’edificazione, secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a quelli che ascoltano

    Colossesi 3:8 Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, cattiveria; e non esca dalla vostra bocca maldicenza e alcun parlare disonesto.

    Colossesi 4:6 Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno.

    Queste sono le esortazioni ed i comandamenti di come il figlio e la figlia di Dio devono e non devono usare la loro lingua.

    Dunque, se la gola è il portale per vedere che cosa è all’interno dell’uomo, questo è ciò che ha detto Gesù in riferimento a ciò che esce dalla bocca deve passare prima dalla gola ed è l’evidenza di che cosa è pieno l’uomo e delle cose che lo rendono corrotto, la lingua è appunto uno strumento con il quale è circolata la corruzione e la malvagità che è residente dentro l’uomo.

    Matteo 15: 18-20 Ma le cose che escono dalla bocca procedono dal cuore; sono esse che contaminano l’uomo. 19 Poiché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, maldicenze. 20 Queste sono le cose che contaminano l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non contamina l’uomo».

    Matteo 12:34-37 Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall’abbondanza del cuore la bocca parla. 35 L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie. 36 Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; 37 poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato».

    Questo ci porta alla prossima accusa di Dio.

    Nona accusa di Dio

     

    Romani 3:13c «Sotto le loro labbra c’è un veleno di serpenti».

     

    Nel versetto 13 Dio ci ha già dato tre accuse sulla conversazione dell’empio. Il SIGNORE ci descrive l’apparato umano che è necessario per poter parlare . La gola, la lingua adesso le labbra la prossima sarà la bocca.

    E’ ovvio che in questi due versetti il SIGNORE ci sta rivelando la malvagità che è residente nell’uomo anche tramite l’uso della parola.

    Adesso ci è rivelato che le labbra dell’empio sono avvelenate. Dalle loro labbra esce un veleno di serpenti, un veleno mortifero.

    Ancora una volta c’è una associazione a qualche cosa che è il prodotto della morte spirituale ed è anche la sostanza che produce la morte per tutti coloro sui quali questo veleno è riversato.

    Il paragone fatto del veleno di serpenti è interessante. Interessante perché nella Bibbia il serpente è il simbolo usato per descrivere il diavolo [Genesi 3:1];[Isaia 27:1];[Apocalisse 12:9],[Apocalisse 20:2].

    Il veleno che dunque esce da sotto le labbra empie è il veleno prodotto dalla natura peccaminosa che è schiava del suo padrone il diavolo e che ha tendenze dello stesso tipo della natura demonica.

    Ecco perché l’empio è nemico di Dio, perché il peccato e la corruzione presente nella natura umana non rigenerata da Dio è dello stesso tipo di ribellione che è nel diavolo ed i suoi demoni.

    Questo non vuole dire che la responsabilità dei peccati umani sia attribuibile esclusivamente al diavolo, questo deresponsabilizzerebbe l’essere umano. No, l’essere umano è pienamente responsabile per i suoi peccati, tutti i suoi peccati.

    Il diavolo tenta l’uomo, ma è l’uomo che, schiavo del peccato che si trova nella sua stessa carne e nella sua natura, sceglie di ubbidire sia il suo signore e padre il diavolo, che i desideri proibiti della propria carne.

    Non è solo il diavolo che tenta l’uomo è anche la carne ed i desideri della natura peccaminosa. Ma possiamo dire comunque che la natura peccaminosa è dello stesso tipo della natura ribelle che ha il diavolo.

    Ancora una volta esaminiamo l’accusa di Gesù in

    Giovanni 8:42 -47 Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato. 43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me, perché io dico la verità, voi non credete. 46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio».

    Questa accusa non è strettamente e soltanto rivolta ai Giudei ai quali Gesù parlava. Già fino ad ora abbiamo stabilito che tutti gli uomini sono sottoposti al peccato e colpevoli difronte a Dio. Se una persona non appartiene a Dio non è adottato come figlio di Dio tramite Cristo dunque appartiene al diavolo ed il diavolo è il loro padre.

    Gesù stesso ha dichiarato questa cosa in questo passo. Infatti Gesù dice i questo passo ciò che conferma quello che ha detto in Giovanni 6, cioè a chi è dato dal Padre ad andare a Gesù va a Lui quelli che non ascoltano le cose di Dio non sono da Dio.

    Giovanni 6:44-45 44 Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me.

    Il veleno di serpente, cioè del diavolo, che è descritto nel passo che stiamo esaminando può essere interpretato come ogni cosa che è derivante dalla morte e che produce morte, tutto ciò che è iniquo e perverso.

    Del resto è l’opposto di ciò che sgorga fuori dallo Spirito di Dio. Dio è un Dio di vita e di santità e giustizia. E infatti ciò che dovrebbe sgorgare dai figli di Dio è ciò che è il prodotto della natura di Dio, acqua vivente, mentre dagli empi sgorga ciò che è il prodotto della natura demonica, il veleno del serpente è qui rappresentato come una cosa che proviene dalla conversazione dell’empio .

    Il contrasto è questo ciò che sgorga dallo Spirito di Dio, vita e tutto ciò che è associato con la vita di Dio.

    Giovanni 7:38-39 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva». 39 Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

    Galati 5:22-23Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23 Contro tali cose non vi è legge.

    Efesini 5:8-9 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce, 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità,

    Giacomo 3:5-12 Così anche la lingua è un piccolo membro, ma si vanta di grandi cose. Considerate come un piccolo fuoco incendi una grande foresta! 6 Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna. 7 Infatti ogni sorta di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini può essere domata, ed è stata domata dalla razza umana, 8 ma la lingua nessun uomo la può domare; è un male che non si può frenare, è piena di veleno mortifero. 9 Con essa benediciamo Dio e Padre, e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. 10 Dalla stessa bocca esce benedizione e maledizione. Fratelli miei, le cose non devono andare così. 11 La fonte emette forse dalla stessa apertura il dolce e l’amaro? 12 Può, fratelli miei, un fico produrre olive, o una vite fichi? Così nessuna fonte può dare acqua salata e acqua dolce.

    Questo è ciò che dovrebbe sgorgare dalla bocca e dalla vita del figlio e della figlia di Dio, questi passi appena letti sono da paragonare all’esortazione di Giacomo che avevamo già letto anche in precedenza, queste istruzioni sono per noi, cerchiamo di vivere in coerenza con la natura divina e non quella del diavolo .

    Questo ci porta alla prossima accusa di Dio.

    Decima accusa di Dio

     

    Romani 3:14 la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza;

     

    Adesso siamo arrivati alla decima accusa di Dio, questa è l’ultima per quanto riguarda la descrizione della corruzione e della malvagità dell’uomo per quanto riguarda l’uso e la facoltà della parola.

    Avevamo cominciato con il portale dell’interno dell’uomo la gola, che è come una tomba aperta da dove esce l’aroma della corruzione e della morte in forma di parole. Poi abbiamo studiato la lingua dell’empio che semina menzogne e distruzione, iniquità e perversione.

    Le labbra dell’uomo descritte come contenitori da dove sgorga il veleno di serpenti, cioè veleno di produzione demonica. Ora Dio conclude con la bocca. La bocca della quale fanno parte le labbra e la lingua e dalla quale escono tutte le cose del quale l’empio è pieno.

    In questo caso è usato un passo che descrive la bocca come piena di maledizione e amarezza. Prendiamo la prima parola maledizione. Non solo la bocca è usata dall’empio per maledire altri, è usata per dimostrare che l’empio è maledetto, poiché tutto ciò che esce dalla sua bocca dimostra di che cosa sia pieno il suo cuore.

    Gesù lo ha confermato in

    Matteo 15:18-20 Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l’uomo. 19 Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. 20 Queste sono le cose che contaminano l’uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l’uomo».

    Gesù usa il termine uomo e non empio in questo passo. Interessante scelta di parola. Domandiamoci il perché? La risposta potrebbe essere per non dare un falso senso di sicurezza a coloro che si ritenevano giusti, quindi usando la parola uomo ha generalizzato ed ha esteso questa condizione rendendola universale. Infatti la parola greca usata per uomo “ànthroopon” letteralmente significa essere umano.

    Maledizione vuole dire, dire male ed anche il fatto che l’empio è maledetto, cioè sotto la maledizione di Dio. Dio non parla bene ne ha buone cose in serbo per l’empio. Questo conferma la parola in

    Galati 6:7-8 Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà. 8 Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna.

    Chi semina maledizione per le opere della sua carne raccoglierà corruzione e maledizione.

    Nel Salmo 109 come in tanti altri c’è una descrizione dell’empio, Questa in special modo calza a pennello il versetto che stiamo studiando perché ci introdurrà la prossima cosa che descrive il versetto e della quale l’empio è pieno l’amarezza.

    Salmi 109:16-18 Infatti non si è ricordato di fare il bene, ma ha perseguitato il misero, il povero, e chi ha il cuore spezzato, per farlo morire. 17 Egli ha amato la maledizione: essa ricada su di lui! Non si è compiaciuto nella benedizione: questa se ne stia lontana da lui! 18 Si è coperto di maledizione come se fosse il suo vestito; essa è penetrata come acqua dentro di lui, e come olio nelle sue ossa.

    Infatti l’empio in questo Salmo riceverà la ricompensa della sua maledizione. Perché l’empio è ricolmo di maledizione questa è una cosa che è come acqua dentro di lui ecco qui un altro contrasto tra l’empio e il giusto. Il tipo di acqua che è nell’empio è acqua inquinata e velenosa, penetrata come l’olio nelle sue ossa. L’amarezza di cui si parla ha due significati, uno è ovviamente l’amarezza che tutti conosciamo come frutto del rancore e del risentimento verso altri. Gli empi per natura non perdonano e quindi amarezza e risentimento corrompono sempre di più il loro spirito.

    Amarezza e rancore comunque provengono anche dall’invidia. L’invidia è un frutto della carne che produce amarezza, rancore e odio nei confronti della persona della quale siamo invidiosi e amarezza anche verso Dio, perché l’invidia ci rende irriconoscenti per ciò che abbiamo e questo è un peccato contro Dio che troviamo appunto anche nel passo di [Romani 1:29-31]. Tra l’altro l’amarezza e l’invidia causano letteralmente problemi di natura fisica.

    Proverbi 14:30 Un cuore calmo è la vita del corpo, ma l’invidia è la carie delle ossa.

    Ma c’è anche l’amarezza che è causata dall’idolatria, l’incredulità e la ribellione. Questa ci è descritta in

    Ebrei 12:15 badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati;

    Questo passo è interessante. La prima cosa che vediamo è l’avvertimento ai credenti, che nessuno che frequenta la loro comunità rimanga privo della grazia di Dio. Cosa significa questo? Attenti agli empi irredenti nella chiesa, attenti ai religiosi i quali anche loro non sono i rigenerati nati di nuovo dallo Spirito di Dio.

    Nel contesto di questa epistola che è scritta a credenti ebrei vi sono diversi avvertimenti o ammonimenti che sono rivolti a persone che frequentavano la comunità senza essere rigenerati, cioè non avevano esercitato la fede in Cristo, non erano nella grazia di Dio. L’autore in questo libro in questo passo non sta esclusivamente avvertendo coloro che hanno sperimentato la grazia di Dio in Cristo, ma sta invece avvertendo di ciò che la mancanza della grazia di Dio, cioè la vera salvezza, causa. Questa condizione causa una radice di amarezza che porta molestia alla comunità e attraverso la quale molti vengono contaminati. E’ la radice d’amarezza che l’incredulità, l’idolatria e la ribellione causa nelle persone.

    Quindi questa radice di amarezza causata dalla l’incredulità e ribellione produce il suo frutto comunque prima di tutto con le parole. Ricordiamo ciò che accadde nel mezzo del popolo di Israele. L’accozzaglia di ribelli ed increduli che dimoravano in Israele furono coloro che infine contaminarono la maggior parte dell’assemblea di Israele. Lo fecero con le loro parole, parole amare di incredulità e ribellione causando il popolo di Dio a mancare di fede verso il Signore.

    Questo è quello di cui sta avvertendo l’autore di Ebrei. Coloro che seminano l’amarezza della loro incredulità e ribellione anche nella chiesa. Questi comunque sono empi in mezzo ai fedeli e bisogna stare attenti a questi poiché il loro veleno spesso contamina anche coloro che credono.

    Deuteronomio 29:17-18 17 Non vi sia tra di voi uomo o donna o famiglia o tribù che volga oggi il cuore lontano dal SIGNORE nostro Dio, per andare a servire gli dèi di quelle nazioni; non vi sia tra di voi nessuna radice che produca veleno e assenzio. 18 Nessuno, dopo aver udito le parole di questo giuramento, si illuda nel suo cuore dicendo: “Avrò pace, anche se camminerò secondo la caparbietà del mio cuore”. In questo modo chi ha bevuto largamente porta a perdizione anche chi ha sete.

    L’assenzio è un veleno amaro, l’amarezza di cui parla il SIGNORE qui e in Ebrei è strettamente legata a quelle tre cose, l’idolatria, l’incredulità e la ribellione che anche come dice questo passo, tramite essa molti vengono contaminati dal veleno amaro che queste cose producano.

    Vi sono diversi passi nella storia di Israele dove vediamo questa radice amara, questo veleno sparso nella comunità dalle parole degli empi che causa la contaminazione del popolo di Dio e lo fa cadere nell’idolatria e la ribellione, eccone alcuni:

    [Esodo 32:1],[Numeri 11:1],[Numeri 14:2];[Numeri 20:2-3],[Numeri 21:4-5],[1 Corinzi 10:9-10],[Ebrei 3:7-11].

    1 Samuele 15:23 infatti la ribellione è come il peccato della divinazione, e l’ostinatezza è come l’adorazione degli idoli e degli dèi domestici. Poiché tu hai rigettato la parola del SIGNORE, anch’egli ti rigetta come re».

    Proverbi 17:11 Il malvagio non cerca altro che ribellione, perciò gli sarà mandato contro un messaggero crudele.

    Ma questo carattere conversazione e comportamento è strettamente associato agli empi e non a veri credenti. Perché è ovvio se un credente fosse incredulo non sarebbe un credente. L’idolatria e la ribellione sono condannate da Dio e sono ciò che producono amarezza nelle parole dell’empio.

    Il Risultato Di Un Carattere Completamente Corrotto-Il Comportamento Corrotto- Romani III:XV-XVIII

    Undicesima accusa di Dio

     

    Romani 3:15 «I loro piedi sono veloci a spargere il sangue.

     

    Dopo aver dimostrato che la Natura Corrotta dell’uomo, cioè il Carattere Completamente Corrotto produce una Conversazione Corrotta, Paolo adesso dimostra che la natura peccaminosa dell’essere umano produce anche un Comportamento Corrotto.

    Un’altra condanna per l’uomo è in riguardo al suo comportamento che è frutto della sua natura corrotta. Ricordiamoci ciò che ha detto Gesù in riguardo a ciò che esce dal cuore corrotto, è una conversazione corrotta e un comportamento corrotto [Matteo 15:18-20].

    Questo versetto adesso descrive il fatto che l’uomo decide velocemente di spargere sangue. Questa accusa vuole dire che l’uomo ha la predisposizione omicida.

    E’ per questo l’uomo non può ne accusare ne giudicare coloro che commettono omicidio perché questa predisposizione è in tutti. Per Dio quando una persona odia un’altra persona l’odio è considerato omicidio nel cuore anche se si frena dal commettere l’atto dell’omicidio[Matteo 5:21-22];[1 Giovanni 3:11-15].

    Notate che ho detto non si dovrebbe accusare e giudicare, ma questo a livello personale ed individuale, non vuole dire che un’omicida non deve essere portato a giustizia. Se si dovesse essere biblici al 100% il che la società non lo è, gli assassini anche nell’era del NT dovrebbero essere giustiziati [Matteo 26:52] e [Romani 13:4]. Spesso le società in cui si vive hanno abolito la pena di morte. Molti credenti, forse la maggior parte credono che la pena di morte sia un peccato e che Dio stesso sia contrario. Non è così.

    Dio non è contro la pena di morte, l’ha inventata Lui come forma di giustizia ancora prima di aver rivelato la Sua legge [Genesi 9:5-6], la pena di morte è per l’omicidio volontario e premeditato.

    Molti problemi nella nostra società provengono dal fatto che molti governi hanno abolito la pena di morte e non giustiziano l’omicida, quindi il sangue innocente non vendicato contamina e inquina il paese in cui è versato.

    Per ora sia sufficiente sapere come il SIGNORE vede il soggetto che questo versetto che stiamo esaminando ci apre.

    Come abbiamo detto Dio accusa l’uomo di avere i piedi veloci per spargere sangue. Inoltre abbiamo già detto che l’omicidio è nel cuore di ogni uomo nella forma di odio e di ira e Dio l’odio lo considera omicidio.

    Iniziamo a vedere cosa dice Gesù di questo.

    Matteo 15:18-20 a Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l’uomo. 19 Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. 20 Queste sono le cose che contaminano l’uomo;

    L’omicidio è nel cuore dell’uomo, ogni uomo. Inoltre Gesù conferma che l’odio, l’ira, il rancore e il risentimento fanno tutti parte di questo peccato il quale è condannato da Dio.

    Matteo 5:21-22 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

    Gesù condanna dunque l’ira senza motivo e certamente senza perdono, l’ira accompagnata con espressioni di disprezzo e ira con espressioni non solo di disprezzo ma anche di cattiveria, cioè volere il loro male. Queste cose sono ritenute da Dio come omicidio nel cuore.

    1 Giovanni 3:10-15 Da questo si riconoscono i figli di Dio e i figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il proprio fratello. 11 Poiché questo è l’annunzio che avete udito dal principio: che ci amiamo gli uni gli altri, 12 non come Caino, che era dal maligno e uccise il proprio fratello. E per quale motivo lo uccise? Perché le sue opere erano malvagie e quelle di suo fratello giuste. 13 Non vi meravigliate, fratelli miei, se il mondo vi odia. 14 Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli; chi non ama il proprio fratello rimane nella morte. 15 Chiunque odia il proprio fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida ha la vita eterna dimorante in sé.

    Ma infatti l’uomo che appunto ha questa bestia nel cuore deve fare attenzione perché anche Caino uccise Abele, perché la sua ira interna verso suo fratello fu causata dalla sua invidia. Infatti Dio già aveva avvertito Caino che il peccato era nel suo cuore e che lui lo doveva dominare.

    Genesi 4: 4-8 or Abele offerse anch’egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. E l’Eterno riguardò Abele e la sua offerta, 5 ma non riguardò Caino e la sua offerta. Così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto. 6 Allora l’Eterno disse a Caino: «Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? 7 Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare». 8 E Caino parlò con suo fratello Abele; quando furono nei campi, Caino si levò contro suo fratello Abele e lo uccise.

    Ma Caino era un empio ed infatti da lui si formò una dinastia malvagia ed empia e così Dio vede l’empio, i suoi piedi sono veloci a spargere il sangue [Genesi 4:23-24].

    Questa è la tendenza dell’empio. Ma Dio giudica severamente questo comportamento, spesso anche in questa vita non solo nel giudizio finale.

    Proverbi 28:17 L’uomo su cui pesa un omicidio fuggirà fino alla tomba; nessuno lo aiuti!

    L’unico aiuto che dobbiamo dargli è il Vangelo per il ravvedimento, l’unico aiuto deve e può solo venire da Dio.

    In Proverbi 6 il SIGNORE ci rivela che questa cosa è una delle cose che detesta e che è un abominio per Lui e conferma che procede dal cuore malvagio.

    Leggiamo insieme in questo passo quali cose il SIGNORE detesta e sono un abominio e vedremo che molte di queste descrizioni fanno parte di queste che troviamo in Romani 3.

    Proverbi 6:12-18 La persona da nulla, l’ uomo malvagio, cammina con una bocca perversa; 13 ammicca con gli occhi, parla con i piedi, fa cenni con le dita; 14 ha la perversità nel cuore, macchina del male continuamente, e semina discordie. 15 Perciò la sua rovina verrà improvvisamente, in un attimo sarà distrutto senza rimedio. 16 L’Eterno odia queste sei cose, anzi sette sono per lui un abominio: 17 gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che versano sangue innocente, 18 il cuore che escogita progetti malvagi, i piedi che sono veloci nel correre al male, 19 il falso testimone che proferisce menzogne e chi semina discordie tra fratelli.

    Ma infatti questa sezione dal versetto 15 al versetto 17 è tratta da

    Isaia 59:6-8 Le loro tele non diventeranno vestiti, né si copriranno con ciò che hanno fatto. Le loro opere sono opere d’iniquità e nelle loro mani vi sono atti di violenza. 7 I loro piedi corrono al male e si affrettano a versare sangue innocente; i loro pensieri sono pensieri d’iniquità, sui loro sentieri c’è desolazione e distruzione. 8 La via della pace non la conoscono e non c’è rettitudine nelle loro vie; rendono tortuosi i loro sentieri e chiunque vi cammina non conosce la pace.

    Nella nostra società vi sono tante persone che hanno i piedi che si affrettano per spargere sangue innocente e le cui mani spargono sangue innocente. A parte coloro che commettono vari omicidi relativi a crimini di spaccio di droga e vari atti di criminalità, violenza, odio, vi sono coloro che per decreto di legge sono assassini a pagamento, sono sicari legalizzati dai governi, sono i dottori e gli infermieri che praticano la procedura omicida dell’aborto. Coloro che sono i loro complici sono i genitori che hanno piedi veloci per spargere il sangue innocente dei loro piccoli che portano a morire di morte certa e atroce.

    Ma Dio che è giusto e vendicatore di sangue innocente giudicherà severamente costoro e vendicherà il sangue innocente sparso. Il sangue innocente non vendicato dalle autorità di giustizia umana contamina il paese nel quale è sparso [Salmi 106:38], [Numeri 35:33-34], il quale sarà certamente vendicato da Dio, se giustizia non è resa dalla società. Dio riverserà il Suo giudizio sia su coloro che commettono questi omicidi sia sulla società che li agevola e li permette [2 Re 24:3-4]. Paesi dove l’aborto è pratica legale ed autorizzata dalle leggi sono in guai severi con Dio.

    Concludo su questa nota facendo notare cosa dice il SIGNORE in riguardo agli empi che spargono sangue innocente in special modo quelli che lo fanno per lucro.

    Proverbi 1:10-19 Figlio mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, non acconsentire. 11 Se dicono: «Vieni con noi; stiamo in agguato per spargere sangue, tendiamo insidie senza motivo all’innocente; 12 inghiottiamoli vivi, come lo Sceol, tutt’interi come quelli che scendono nella fossa; 13 noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, riempiremo le nostre case di bottino; 14 tu trarrai a sorte la tua parte con noi, e fra noi tutti ci sarà una sola borsa»; 15 figlio mio, non incamminarti con loro, trattieni il tuo piede dal loro sentiero, 16 perché i loro piedi corrono al male e si affrettano a versare sangue. 17 Si tende invano la rete davanti a ogni sorta di uccelli; 18 ma costoro pongono agguati al loro proprio sangue e tendono insidie alla loro stessa vita. 19 Tali sono le vie di ogni uomo avido di guadagno; esso toglie la vita del suo proprietario.

    Dodicesima accusa di Dio

     

    Romani 3:16 Rovina e calamità sono sul loro cammino

     

    Come abbiamo determinato in precedenza l’empio è su una determinata via, su un determinato sentiero e abbiamo visto che questo è la via che porta alla perdizione e quindi alla calamità e la rovina. Ma in questo versetto io credo che l’interpretazione giusta sia che nel loro cammino loro non solo vanno incontro alla loro rovina e calamità ma che sul loro cammino queste cose li seguono e divengono parte della loro vita. Il che vuol dire che chiunque diviene loro compagno o è coinvolto nella loro vita viene portato alla rovina e la calamità, non solo quella eterna ma anche quella temporale.

    La tendenza della condotta del peccatore è di distruggere la virtù, la felicità e la pace di tutti coloro con i quali vengono in contatto. La loro rovina e calamità sono come una malattia infettiva e estremamente contagiosa.

    Un esempio che possiamo usare è chi diviene coinvolto assieme ad una persona che fa uso di droga per esempio, questo sentiero conduce alla rovina e la calamità di entrambe le persone. Praticamente però tutte le situazioni peccaminose hanno serie conseguenze nella vita temporale non solo in quella eterna.

    C’è un detto che si usa in America che credo possa essere il motto degli empi

    “Alla miseria non piace star da sola” Si, gli empi devono in tutti i modi cercare sempre qualcuno che venga coinvolto con loro nel loro cammino di rovina e miseria. Dopo un po’ si rendono conto sub-consciamente che il loro cammino porta alla rovina e la calamità e non ci vogliono andare da soli.

    Anche questa è una forma di odio verso il prossimo e di puro egoismo. L’empio è incapace di amare nel senso biblico e quindi non vuole ne può amare Dio e non può e vuole amare il prossimo, anche perché l’empio non può amare se stesso nel vero senso biblico di amore e quello è il massimo comandamento di Dio. Non riuscire a fare questo è trasgredire tutta la legge di Dio. La volontà dell’empio è sempre quella di causare rovina e calamità sia a se stesso che a gli altri anche se in tutti i casi non se ne rende conto. Dopo tutto questa è la via del demonio

    Giovanni 10:10a Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;

    La via del Signore porta alla vita e alle benedizioni

    Giovanni 10:10b ma io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

    Davide disse nel Salmo 23:6a Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita;

    Per chi il SIGNORE è il pastore il quale cammino è guidato da Lui vi sono benedizioni che accompagnano, ma se dovessimo dare l’interpretazione per l’empio, per coloro il cui pastore non è il SIGNORE si potrebbe dire così

    Per certo rovine e calamità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita per me e tutti coloro che si associano a me.

    Il Salmo 1 spiega la differenza tra il giusto e l’empio e conferma che la via dell’empio conduce alla rovina.

    Si, chi cammina nel consiglio degli empi, chi si ferma nella via dei peccatori e si siede in compagnia degli schernitori, viene condotto alla rovina e alla calamità, lui e tutti quelli che lo seguono. Questo dopotutto è il destino degli empi.

    Ma bisogna dunque anche capire che questa è una delle ragioni per le quali un credente o una credente non devono in nessun modo, non possono unirsi in matrimonio con un non credente. Il credente fa parte di un regno e il non credente di un altro.

    Questi due regni sono opposti l’uno a l’altro

    2 Corinzi 6:14-18 Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c’è tra la giustizia e l’iniquità? E quale comunione c’è tra la luce e le tenebre? 15 E quale armonia c’è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l’infedele? 16 E quale accordo c’è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: «Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo». 17 Perciò «uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo, ed io vi accoglierò, 18 e sarò come un padre per voi, e voi sarete per me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente».

    La via dell’empio porta alla rovina e chiunque si rende parte di questo rapporto non ubbidendo alla parola di Dio di non unirsi con una persona che non è credente va incontro a guai e dolori. Dio sicuramente sarà sempre dalla parte del Suo figlio o della Sua figlia, ma vivendo contrariamente ai Suoi comandamenti porterà sempre conseguenze negative.

    Ricordiamoci che la via dell’empio conduce alla rovina e alla calamità. Ricordiamoci che di solito è il non credente a far compromettere il credente e non il credente a rendere santo il non credente, specialmente se il rapporto è iniziato per via di disubbidienza da parte del credente.

    1 Corinzi 15:33 -34 Non vi ingannate; le cattive compagnie corrompono i buoni costumi. 34 Ritornate ad essere sobri e retti e non peccate, perché alcuni non hanno conoscenza di Dio; lo dico a vostra vergogna.

    Tredicesima accusa di Dio

     

    Romani 3:17 e non conoscono la via della pace».

     

    Ah, la via della pace. Gli empi non la conoscono, benedetti coloro che la conoscono. Ma quale è la via della pace che gli empi non conoscono?

    Non la possono conoscere perché in

    Romani 3: 11-12a c’è scritto Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati,

    Nessuno capisce e nessuno cerca Dio, tutti sono sulla via sbagliata. Cosa c’entra questo con questo versetto? Tutto, perché non comprendendo ne cercando Dio si rimane sulla via sbagliata. La via giusta che porta alla pace è Dio stesso, è Gesù Cristo. Gesù è la via che conduce alla pace con Dio e poi alla pace di Dio. Gesù è la via, la verità e la vita. [Giovanni 14:6].

    Gesù è il principe della pace [Isaia 9:5-6].

    Nell’AT, nella legge che Dio aveva dato a Mosè c’era l’offerta del sacrificio della pace. Questo come del resto tutto il sistema dei sacrifici ed ogni sacrificio offerto era una rappresentanza, una simbologia della persona di Gesù Cristo e la Sua opera. Si, anche Gesù confermò che Mosè ed i profeti parlavano di Lui. Parlando ai Farisei ed ai dottori della legge Gesù disse

    Giovanni 5:39-40 Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; 40 eppure non volete venire a me per aver la vita!

    Parlando con i Suoi discepoli Gesù confermò appunto che la legge di Mosè, i Profeti ed i Salmi parlavano di Lui.

    Luca 24:27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano;

    Luca 24:44 Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi».

    Quindi Gesù stesso nella Sua persona ha compiuto ogni cosa che la legge di Dio data a Mosè richiedeva, ogni promessa di Dio in Lui è si ed amen. Gesù è stato offerto dal Padre e si è offerto Lui stesso in ubbidienza alla volontà di Dio per essere l’offerta che ci da pace con Dio e poi ci fa entrare nella pace di Dio per averla come frutto dello Spirito.

    Non conoscere Gesù è non conoscere la via della pace. Nessuno può avere pace con Dio se non è in Cristo, poiché Lui è la nostra pace. Nessuno che non è in Cristo ha pace, nessun tipo di pace. Non ha pace con Dio e non ha la pace di Dio.

    Efesini 2:14-18 Egli (Gesù) infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15 avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso. 17 Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, 18 poiché per mezzo di lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito.

    Lui è appunto la nostra pace con Dio e la nostra pace con gli altri. Per mezzo di Lui abbiamo accesso al Padre in uno stesso Spirito. Lo Spirito di Dio ci è donato ed è Colui che ci è di assistenza e di conforto, è la pace di Dio nei nostri cuori, quella pace che è fonte di perseveranza e di umiltà difronte alla volontà di Dio.

    Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace. Questa è la pace che uno ha nel cuore quando è in pace con Dio. Quando uno è in pace con Dio è in pace con i fratelli e procaccia la pace con tutti. Gesù disse in

    Matteo 5: 9 Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio.

    Colossesi 3:15 E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

    C’è una correlazione interessante tra l’essere in pace con Dio, avere la pace di Dio, e l’essere riconoscenti.

    Filippesi 4:6-7 Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento. 7 E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

    L’unico modo per avere pace con Dio è di essere riconciliati con Dio mediante Gesù e per avere la pace di Dio bisogna prima di tutto avere lo Spirito di Dio e poi essere riconoscenti a Dio per tutto, cioè avere uno spirito di ringraziamento a Dio e riconoscenza. Tutto questo è solo possibile se si è figli e figlie di Dio, giustificati per fede in Cristo e rigenerati.

    Romani 5:1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore,

    Gli empi se ci ricordiamo una delle cose che abbiamo studiato in precedenza è che mancano per natura e di carattere la riconoscenza verso Dio questo lo abbiamo visto in

    Romani 1:21 Poiché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno però glorificato né l’hanno ringraziato come Dio, anzi sono divenuti insensati nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato.

    La giusta conclusione dunque è che Dio è in pace soltanto, ripeto solo con coloro che hanno pace con Dio mediante Cristo e che sono divenuti figli e figlie di Dio.

    Loro sono coloro che conoscono la via della pace e la via che conduce alla pace interiore ed alla pace con gli altri, la via è Gesù, l’unica via che conduce alla pace.

    Il mondo cerca la pace ma la vera pace elude coloro che la cercano. Non vi sarà vera pace nel mondo finché il Principe della Pace, Gesù Cristo tornerà e regnerà sulla terra e stabilirà la vera pace. Comunque ai Suoi anche ora Lui dona la pace, Gesù ha promesso che ci da la Sua pace e la Sua pace è potente perché la Sua pace non è la falsa pace che il mondo promette di dare ma non può.

    Giovanni 14:27 Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi.

    La Sua pace è vera e completa perché prima di tutto ci riconcilia con Dio e quindi siamo in pace con Dio, non siamo più Suoi nemici. E’ una pace potente nel mezzo delle tribolazioni, perché in questo mondo vi saranno tribolazioni non pace. E’ una pace che sopravviene e vince questo mondo perché Gesù ha vinto il mondo e coloro che sono in Lui anche hanno vinto il mondo, anche la nostra fede.

    Giovanni 16:33 Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo».

    1 Giovanni 5:4-5 Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. 5 Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?

    Non ci può essere pace in questo mondo perché il mondo non è in pace con Dio, il mondo è infatti nemico di Dio, il mondo giace nel potere del maligno e tutti coloro che appartengono a questo mondo, coloro che corrono dietro alle cose di questo mondo sono nemici di Dio.

    1 Giovanni 5:19 Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno.

    Giacomo 4:4 Adulteri e adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.

    1 Giovanni 2:15-17 Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. 16 Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. 17 E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.

    Così Dio non è in pace con gli esseri umani non redenti, gli uomini e le donne naturali, gli empi, i malvagi ed abbiamo visto che la giusta ira di Dio si riversa dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia dell’uomo. Gli empi non sono amici di Dio e Dio non è loro amico, Lui vole esserlo ed è per questo che ha provveduto la via della pace, comunque molti rimarranno Suoi nemici ed abbiamo visto perché, nessuno cerca Dio, nessuno capisce.

    La Bibbia è chiara, non ci sono dubbi, per gli empi non c’è pace con Dio, non c’è la pace di Dio, perché la via della pace non conoscono, non vogliono conoscerla, Gesù Cristo l’unica via.

    Dio non è in pace con l’empio, abbiamo visto che l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia dell’uomo. L’empio non è amico di Dio, l’empio è nemico di Dio e Dio non è amico dell’empio.

    La Bibbia non fa ritenere alcun dubbio che per l’empio non vi è pace, ne la pace con Dio, ne la pace di Dio, perché non conosce la via della pace, Gesù Cristo.

    «Non c’è pace per gli empi», dice il SIGNORE. Isaia 48:22

    «Non c’è pace per gli empi», dice il mio Dio. Isaia 57:21

    La via della pace non la conoscono e non c’è rettitudine nelle loro vie; rendono tortuosi i loro sentieri e chiunque vi cammina non conosce la pace. Isaia 59:8

    Quattordicesima accusa di Dio

     

    Romani 3:18 «Non c’è timor di Dio davanti ai loro occhi».

     

    Forse questa assieme all’accusa che non c’è alcun giusto, neppure uno è l’ accusa più terribile di questa. E’ comunque evidente che questa mancanza da parte dell’uomo è il riepilogo totale di ciò che abbiamo imparato in [Romani 1:18-32] ed è inoltre è proprio la conclusione più ovvia che possa provenire da una natura ed un atteggiamento descritto fino ad ora in questo capitolo.

    Quindi visto che Non c’è nessun giusto, non c’è nessuno che capisca, nessuno che cerchi Dio, che tutti si sono sviati, tutti quanti sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, La gola dell’empio è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno tramato frode. Sotto le loro labbra c’è un veleno di serpenti. La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi sono veloci a spargere il sangue. Rovina e calamità sono sul loro cammino e non conoscono la via della pace, la giusta conclusione è che nessuno di questi che si comportano così, hanno timore di Dio.

    Infatti visto che nessuno capisce, cioè nessuno ha comprensione di Dio e delle Sue vie è ovvio che questo porta a non temere il SIGNORE. La Bibbia ci insegna infatti che il timore di Dio è ciò che apre la porta a conoscere Dio e le Sue vie.

    Proverbi 1:7 Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione.

    Proverbi 9:10 Il principio della saggezza è il timore del SIGNORE, e conoscere il Santo è l’intelligenza.

    Questa è una cosa preoccupante della natura peccaminosa dell’uomo, non c’è alcun timore di Dio, ne rispetto, ne vero e proprio timore, cioè paura.

    Per l’empio ci sarebbe veramente da aver paura di Dio perché la Bibbia stessa ci dice che si dovrebbe aver paura di Dio. Perché?

    Gesù ce lo ha detto il perché.

    Luca 12:4-5 «Or dico a voi, amici miei, non temete coloro che uccidono il corpo, ma dopo questo non possono far niente di più. 5 Io vi mostrerò chi dovete temere: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna; sì, vi dico, temete lui.

    Ebrei 10:29-31 Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? 30 Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!» E ancora: «Il Signore giudicherà il suo popolo». 31 È terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

    La cosa più terribile è che i demoni seppur ribelli tremano con timore davanti a Dio [Giacomo 2:19], ma l’uomo ha l’audacia nella sua arroganza e orgoglio, di scuotere il suo pugno nella faccia di Dio senza timore alcuno. La superbia dell’uomo lo ha portato ad essere in una condizione peggiore di quella dei demoni.

    L’unica differenza tra l’uomo ed i demoni è che anche se l’uomo fa questo a Dio, Dio ha la grazia e la misericordia di salvare un tale stolto e alla fine di farsi temere da quell’uomo, la mia vita e del resto la vita di ogni persona che è arrivata alla conoscenza della verità ed alla salvezza può, anzi deve ammettere che è solo per la grazia e misericordia di Dio che possiamo ora avere il timore di Dio. Mentre invece i demoni tremano di timore davanti a Dio ma non possono mai assaporare la misericordia e il perdono di Dio. Questo è il vantaggio dell’uomo sui demoni. Ma i demoni temono Dio poiché temono il Suo giudizio e conoscono il loro destino.

    Luca 8:26-31 Poi navigarono verso la regione dei Gadareni che sta di fronte alla Galilea; 27 e, quando scese a terra, gli venne incontro un uomo di quella città, il quale già da lungo tempo era posseduto da demoni, e non indossava vesti, e non abitava in alcuna casa, ma tra i sepolcri. 28 Quando vide Gesù, lanciò un grido, gli si gettò ai piedi e disse a gran voce: «Che vi è fra me e te, o Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». 29 Gesù comandava infatti allo spirito immondo di uscire da quell’uomo, perché molte volte se ne era impossessato e, benché fosse stato legato con catene e con ceppi e fosse sorvegliato, egli spezzava i legami ed era spinto dal demone nei deserti. 30 E Gesù lo interrogò, dicendo: «Qual è il tuo nome?». Ed egli disse: «Legione». Perché molti demoni erano entrati in lui. 31 Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso.

    Si, i demoni temono Dio, tremano davanti a Dio e ubbidiscono Dio quando Dio li comanda. L’uomo no. L’uomo non teme, non trema e non ubbidisce ciò che Dio comanda. Certo se Dio vuole con la Sua onnipotenza riesce a comandare e fare ubbidire anche l’empio, ma c’è una sostanziale differenza tra demoni e uomini.

    I demoni rispettano la gerarchia alla quale son sottoposi non da Satana soltanto ma da Dio stesso. Cioè quando è Dio che comanda i demoni loro fanno ciò che Dio vuole, quando Dio comanda l’uomo, l’uomo continua ad essere disubbidiente ai comandamenti di Dio a meno che Dio non intervenga personalmente e forzatamente. Questa è un’altra conferma che il libero arbitrio dell’empio è solo essere schiavo della sua natura corrotta e del suo padrone il diavolo. Sarebbe bene che l’uomo temesse Dio, ma non riesce da se ad avere timore di Dio. Ricordiamoci che Paolo in questo passo di Romani 3 sta accusando l’uomo universalmente, cioè parla di ogni uomo non convertito, tra i quali eravamo anche noi una volta.

    Efesini 2: 1-3 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri

    C’è una cosa particolare a parte la sua natura peccaminosa che alimenta ed aiuta l’empio a non avere il timore di Dio.

    Ecclesiaste 8:11-13 Poiché la sentenza contro una cattiva azione non è prontamente eseguita, il cuore dei figli degli uomini è pieno di voglia di fare il male. 12 Anche se il peccatore fa cento volte il male e prolunga i suoi giorni, tuttavia io so che otterranno bene quelli che temono DIO, che provano timore davanti a lui. 13 Ma non c’è bene per l’empio, e non prolungherà i suoi giorni come l’ombra perché non prova timore davanti a DIO.

    Quando le leggi e la giustizia nel mondo non vengono eseguite prontamente e coerentemente con le leggi e la giustizia di Dio, il cuore dell’uomo si riempie sempre di più del desiderio di fare il male. Ci sarà un tempo quando l’uomo anche sotto il peggior giudizio di Dio continuerà a non temere Dio e a non volersi pentire. Anche ora giorno dopo giorno e che la fine dell’età è vicina i cuori degli uomini si stanno indurendo sempre di più. Ma Gesù ha predetto questo e la Sua Parola lo conferma.

    Matteo 24:12 Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà.

    Ed anche durante il peggior giudizio di Dio il cuore dell’uomo sarà ancora più duro con l’impossibilità di ravvedimento

    Apocalisse 9:20-21 Il resto degli uomini che non furono uccisi da questi flagelli, non si ravvidero dalle opere delle loro mani; non cessarono di adorare i demòni e gli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare. 21 Non si ravvidero neppure dai loro omicidi, né dalle loro magie, né dalla loro fornicazione, né dai loro furti.

    Apocalisse 16:9-11 E gli uomini furono bruciati dal grande calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha potestà su queste piaghe, e non si ravvidero per dargli gloria. 10 Poi il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu coperto di tenebre, e gli uomini si mordevano la lingua per il dolore, 11 e bestemmiarono il Dio del cielo, a causa delle loro sofferenze e delle loro ulcere, ma non si ravvidero dalle loro opere.

    Più il mondo si allontana dalle leggi di Dio e la Sua giustizia più duro il cuore dell’uomo diviene, questo purtroppo è il destino del mondo. Questo ci deve in tutti i modi far intendere che non può essere che per l’intervento misericordioso e la grazia di Dio che ogni essere umano ottiene la salvezza e la vita spirituale.

    Assolutamente Dio deve intromettersi nella nostra vita per rigenerarci e farci ottenere la Sua salvezza. Ma questa è veramente grazia e misericordia di Dio. Far ottenere la Sua grazia, misericordia e salvezza ad un essere che non può e non vuole avere ciò che Dio offre. Questo vuol dire che l’uomo non ha timore di Dio e non teme ne i giudizi e ne l’ira di Dio.

    Salmo 55:19 Dio ascolterà e li umilierà, egli che siede da sempre sul suo trono; [Pausa] perché essi rifiutano di cambiare, e non temono Dio.

    Ma un giorno l’uomo temerà Dio, quando il giorno del giudizio l’empio si troverà difronte ad un Dio completamente santo e giusto, i suoi ginocchi si piegheranno e la sua lingua confesserà che Gesù Cristo è il SIGNORE per la gloria di Dio Padre.

    L’empio, colui che non ha timore di Dio adesso, un giorno temerà l’Eterno. Purtroppo per loro sarà troppo tardi, temeranno Dio per il giudizio eterno, lo rispetteranno e si prostreranno difronte a Lui solo per essere giudicati e gettati nello stagno di fuoco, nel tormento eterno.

    Che grande benedizione la grazia e la misericordia che Dio ha riversato su di noi, che oggi mentre viviamo possiamo piegare le nostre ginocchia e confessare con la nostra bocca che Gesù è il Signore per la gloria di Dio Padre. Dio ci ha donato il Suo Spirito che ci abilita a volenterosamente adorare e servire Dio.

    Voglio concludere con questa osservazione. Questa osservazione è necessaria perché sicuramente ci saranno ancora coloro, che dopo tutto questo parlare della natura completamente corrotta dell’uomo e del fatto che categoricamente la Scrittura insegna la dottrina dell’elezione, cioè la predestinazione di coloro che sono salvati, mi accuseranno, come del resto accusano tutti coloro che credono in questa sana dottrina biblica e Apostolica, mi accuseranno di infamare Dio, diranno che il Dio di questa dottrina è crudele e ingiusto poiché decide di predestinare molti alla dannazione.

    Coloro che accusano Dio e anche noi di queste cose ancora non hanno capito bene questa dottrina che mi pare dovrebbe essere molto più chiara dopo aver studiato questi versetti in Romani 3.

    Dio non è ingiusto affatto, anzi e misericordioso, poiché se Dio dovesse essere soltanto giusto sarebbe giusto a mandare tutti in perdizione eterna, in accordo con ciò che fin ora la parola di Dio ci ha insegnato. Invece Dio è misericordioso e grazioso ed ha scelto secondo la Sua volontà alcuni per ricevere la Sua grazia e misericordia, altrimenti non vi sarebbero state persone salvate [2 Samuele 14:14].

    Il cuore di Dio piange ed è addolorato per coloro che vanno in perdizione, Dio non ha alcun piacere nella morte dell’empio.

    Vedi [Isaia 55:6-11],[Ezechiele 18:23],[Ezechiele 18:32],[Ezechiele 33:11].

    Lamentazioni 3:33 poiché non è volentieri che Egli umilia e affligge i figli dell’uomo.

    Dio è sempre giusto e chi non riceve la misericordia e grazia di Dio riceverà la giustizia di Dio, giustizia che è esattamente ciò che TUTTI gli esseri umani meritano.

    Nessuno merita la misericordia e la grazia di Dio, quindi dove sta l’ingiustizia nella dottrina dell’elezione? L’unica ingiustizia l’ha subita Gesù Cristo che è l’unico giusto e che è morto per gli eletti ingiusti che altrimenti come il resto del mondo anche noi meritavamo la dannazione eterna, il giusto giudizio e la giusta ira di Dio.

    Romani Capitolo III Versetti XIX e XX

     

    Romani 3:19 Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio;

     

    Paolo continua ispirato dallo Spirito Santo a dichiarare l’universalità della colpevolezza dell’essere umano di fronte a Dio. Paolo dichiara appunto che tutto ciò che la legge dice lo dice a coloro che sono sotto la legge.

    Fino ad ora abbiamo visto che ci sono coloro che sono sotto la legge di Dio rivelata e scritta sulle tavole di pietra, cioè l’Ebreo, e coloro che sono sotto la legge morale di Dio scritta sui loro cuori e rivelata mediante la coscienza, e questi sono sia gli Ebrei che i Gentili. Infatti abbiamo visto che ogni uomo ha la legge di Dio scritta sul cuore e questa è rivelata mediante la coscienza, mentre l’Ebreo ha in più anche la legge scritta di Dio, che fa da doppio testimone assieme alla loro coscienza.

    Ancora una volta Paolo riunisce tutto il mondo nell’universalità del peccato e tutto il mondo effettivamente è sotto la maledizione della legge, poiché la legge di Dio è buona e santa ma quando è infranta diviene maledizione e abbiamo avuto ampia occasione di vedere che TUTTI senza eccezione sono trasgressori della legge di Dio.

    Romani 7:9-12 perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii, 10 e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte. 11 Infatti il peccato, colta l’occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise. 12 Così, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono.

    Galati 3:10 Ora tutti coloro che si fondano sulle opere della legge sono sotto la maledizione, perché sta scritto: «Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle».

    Di queste cose parleremo anche nei capitoli seguenti. E’ sufficiente per ora solo menzionare che appunto la legge di Dio è santa, giusta e buona ma è da tutti infranta e quindi tutti gli uomini per natura sono peccatori ed infrangono la legge morale di Dio sia che conoscono la legge scritta oppure no.

    La parola peccato in Greco è “hamartia” che proviene dal verbo “hamartano” che significa “non colpire il bersaglio” oppure “mancare il bersaglio”.

    Ricordiamoci questo concetto perché discuteremo anche questo quando impareremo che cosa è la legge di Dio più avanti.

    La cosa importante per ora è sapere che il compimento di tutta la legge è il bersaglio che Dio pone per l’uomo e l’uomo non riesce a colpirlo e quindi è anche mancante in questo e quindi doppiamente maledetto.

    Come abbiamo menzionato già diverse volte in passato, l’uomo non è peccatore perché pecca ma pecca perché è peccatore di natura. Non colpisce il bersaglio della legge di Dio perché la sua natura adamitica o diciamo peccaminosa non glielo permette.

    E’ per questo che la legge non può rendere l’uomo giusto, perché l’uomo è già maledetto basta leggere Genesi 3 e perché è maledetto e morto spiritualmente è schiavo del peccato. La legge conferma la rivelazione generale dell’esistenza di Dio e che Dio è un Dio santo e giusto e la legge porta alla conoscenza specifica della violazione del carattere di Dio, cioè la Sua legge.

    Quindi sia mediante coscienza che mediante la rivelazione scritta tutto il mondo è ritenuto colpevole di aver infranto la legge di Dio, poiché nessuno quindi è esente dalla conoscenza della legge di Dio. Per questi motivi elencati nei due previ capitoli e fino ad ora anche nel terzo, la bocca di ogni uomo dunque è silenziata dalle scuse e le giustificazioni davanti a Dio e quindi tutto il mondo intero è riconosciuto colpevole di fronte a Dio, colpevole di aver violato la Sua santa legge.

    Sia la legge che la coscienza comunque, non prevengono l’uomo dall’avere piacere di peccare e di volerlo praticare. Solo un cambiamento di natura e la rimozione della maledizione può rendere l’uomo giusto davanti a Dio e questa è una cosa che solo Dio può procurare e fare. E’ una cosa che Dio ha fatto e sta facendo.

    Romani 3:20 perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.

    Ancora una volta Paolo tramite lo Spirito Santo dichiara questa grande verità . Nessuno sarà giustificato mediante le opere della legge, cioè strettamente dal tentativo di ottenere lo stato di essere giusto davanti a Dio cercando di ubbidire i comandamenti di Dio.

    Paolo, proprio lui, se non fosse stato che Paolo fosse stato rigenerato da Dio ed in lui fosse stato messo lo Spirito di Cristo e avesse così ricevuto la natura divina, non avrebbe mai potuto dichiarare queste cose. Proprio lui infatti condivide con la chiesa di Filippi e poi anche con noi tramite la stessa Scrittura la sua posizione prima di essere stato convertito.

    Filippesi 3:4-6 benché io avessi di che confidare anche nella carne; se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più: 5 sono stato circonciso l’ottavo giorno, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei; quanto alla legge, fariseo, 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile.

    Ci sarà da parlare in molta più profondità e dettaglio sulla giustificazione e come la si ottiene, infatti Paolo continuando sia in questo capitolo che nel capitolo 4 ci spiega la situazione e la differenza tra opere e fede in Dio, che è la porta per la giustificazione in Cristo.

    In questo versetto Paolo ci spiega a che cosa serve la legge, la legge dunque serve per dare all’uomo la conoscenza del peccato. Cioè di far conoscere precisamente che cosa la coscienza afferma.

    Ricordiamoci che la coscienza conferma la legge di Dio scritta sul cuore dell’uomo, e direi sul cuore di pietra dell’uomo. L’uomo secondo Dio ha un cuore di pietra, cioè è così duro. Dio lo descrive anche così

    [Ezechiele 11:19] e Ezechiele 36:26 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.

    Altri passi parlano dell’indurimento del cuore,come di pietra [Zaccaria 7:12].

    Il che ci è stato procurato come esempio da Dio stesso quando Lui stesso con il Suo dito ha scritto sulle tavole di pietra la Sua legge quando la consegnò a Mosè.

    Esodo 31: 18 Quando il SIGNORE ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte con il dito di Dio.

    Il cuore dunque che è descritto per noi in

    Romani 2: 15 questi dimostrano che l’opera della legge è scritta nei loro cuori per la testimonianza che rende la loro coscienza, e perché i loro pensieri si scusano o anche si accusano a vicenda,

    è un cuore di pietra che l’uomo ha, sul quale come sulle tavole date a Mosè son state scritte le opere della legge divina, il carattere santo e morale di Colui che è la legge e che ha scritto la legge. Comunque, non dobbiamo confonderci con altre Scritture che parlano della legge e dei precetti di Dio che Lui scrive sul cuore rigenerato. Ci sono delle Scritture che appunto descrivono questo fatto ma è un contesto diverso.

    Per esempio [Ebrei 8:10] e [Ebrei 10:16] dove l’autore facendo riferimento a delle profezie fatte nell’AT cita il profeta [Geremia 31:31-34] quando il Signore facendo riferimento al nuovo patto in Cristo Gesù ed alla nuova nascita che proviene da questo patto in riferimento ad Israele (ma non solo, anche alla chiesa) dice

    Questo dunque sarà il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore, io porrò le mie leggi nella loro mente e le scriverò nei loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo.

    Questa non è la stesa cosa della legge di Dio scritta sul cuore di pietra che abbiamo discusso fino ad ora ma invece sono le leggi scritte nella mente e nei cuori rigenerati, cioè dallo Spirito di Dio.

    2 Corinzi 3:3 essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne.

    In questo capitolo 3 di 2 Corinzi infatti Paolo dimostra che

    1° E’ lo Spirito di Dio che scrive nella mente e sui cuori rigenerati le cose di Dio.

    2° Tutto il contesto di 2 Corinzi 3 parla appunto della differenza tra la legge di Dio scritta su tavole di pietra sia quelle letterali che Dio diede a Mosè sia quelle sui cuori duri di pietra dell’empio dei quali le tavole di pietra sono un simbolo e ciò che è scritto dallo Spirito nelle menti e nei cuori rigenerati.

    Ricordiamoci che la lettera della legge è maledizione verso l’empio ed è ciò che uccide. La lettera o la parola di Dio mediante lo Spirito da vita.

    Giovanni 6:63 È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.

    Infatti la parola di Dio ci insegna

    1 Corinzi 15:56-57 Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. 57 Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.

    E questo fa eco a tutto il discorso che esamineremo nel futuro in Romani 7 e che si conclude e apre il capitolo 8 con queste parole in riguardo

    Romani 7:22-25-Romani 8:4 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

    Romani 8:1-4 Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Dunque come dice Paolo la legge è per avere la conoscenza del peccato, la quale conferma il fatto che l’empio è trasgressore della legge di Dio rivelata nel cuore dell’uomo mediante la coscienza.

    Romani 7:7-8 Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 8 Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza

    La legge quando è usata correttamente dimostra all’empio l’impossibilità di ubbidirla tutta e sempre, infatti l’empio non ha nemmeno desiderio di ubbidirla, solo il desiderio di alcuni che religiosamente cercano di osservare il poco che possono credendosi giustificati davanti a Dio.

    E questi son solo i religiosi, ci sono coloro che non sono affatto religiosi a cui non importa neanche un po’ la volontà di Dio. E questi sono quelli che descrive Paolo nel prossimo passo.

    1 Timoteo 1:8-11 Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente; 9 sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, 10 per i fornicatori, per gli omosessuali, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina, 11 secondo l’evangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.

    Questo è un passo molto interessante e degno di una spiegazione nel contesto di cui stiamo parlando.

    Secondo lo Spirito Santo tramite Paolo la legge è buona se usata legittimamente. Che cosa significa questo?

    C’è un modo illegittimo di usare la legge? Si, c’è. L’uso della legge di Dio come modo per ottenere la giustificazione di fronte a Dio e di imporla come legalismo per ottenere la salvezza. E questo fino ad ora e nel futuro di questo studio è il tentativo di essere giustificati mediante le opere della legge, cioè cercando di ubbidire tutta la legge di Dio sempre, il che è umanamente impossibile.

    Questo ci è spiegato in Romani 7 in dettaglio. Fino ad ora abbiamo visto che la legge serve per far conoscere il peccato. La legge quindi è solo per denunciare le opere della carne e confermare la condanna della coscienza umana.

    La legge serve per aprire la via per la salvezza mediante la fede in Cristo. Come? Perché la legge non fa altro che confermare la peccaminosità della natura umana e prova all’empio che non vuole ne può ubbidirla, al religioso invece prova che anche lui è un empio e che non può ubbidire tutta la legge di Dio poiché se trasgredisce un solo comandamento è trasgressore di tutta la legge.

    Giacomo 2:10-11 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. 11 Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge.

    Quindi nessun uomo può e mai sarà giustificato dalle opere della legge, poiché nessun uomo vuole ne può compierla in pieno, il che è ciò che invece Dio esige.

    E’ appunto qui che il peccatore ed il religioso vengono fermati e provati colpevoli di fronte a Dio. Vengono dunque portati alla fine di se stessi dovendo ammettere che sono entrambi trasgressori della legge divina e bisognosi di ricevere la grazia e misericordia di Dio senza le quali la legge non è niente altro che una accusa ed una maledizione pur rimanendo buona e santa.

    Quindi la legge è fatta per confermare al peccatore che lui è peccatore e trasgressore della legge, infatti è proprio questo che sta dicendo Paolo in questo passo di 1 Timoteo, l’uso legittimo della legge è di essere usata per far conoscere agli empi ed i religiosi che sono trasgressori e mancanti davanti a Dio di ciò che Dio richiede, cioè ubbidienza perfetta alla Sua legge. Essendo così trovati trasgressori e condannati dalla legge stessa, l’empio ed il religioso sono portati a confrontarsi con la perfezione di Dio ed a trovarsi così lontani e separati da Dio che non possono che essere portati alla disperazione.

    Quale è dunque il rimedio per questa situazione? Come può il trasgressore essere giustificato difronte a Dio? Come può il trasgressore ricevere il perdono di Dio? Se non per opere, che cosa può fare l’uomo per avere pace con Dio ed ottenere la giustificazione?

    Vedete che la legge inevitabilmente è il percorso necessario per arrivare al Vangelo.

    Si, se si potesse riassumere tutto quello che Paolo ha scritto fino ad ora in questa epistola sarebbe questo.

    Il Vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chi crede. Questa è la buona novella. Ma la brutta notizia è che l’uomo rifiuta Dio e la rivelazione della Sua esistenza e si da all’idolatria scegliendo invece del vero ed unico Dio di creare un dio a immagine d’uomo, dunque creando il proprio dio. Questa categoria chiamata pagana, idolatri, non è la sola ad incorrere l’ira e il giudizio di Dio anche gli ipocriti religiosi (in special modo gli Ebrei ma non solo) sono come i pagani solo che cercano di compiere la legge di Dio esternamente negando la loro condizione peccaminosa interna, cioè di natura. Visto che non c’è nessuno giusto e nessuno che cerca Dio e che tutti sono colpevoli difronte Dio sia coloro sotto la legge scritta su tavole di pietra sia sotto la legge scritta nei loro cuori e confermata tramite la coscienza e che tutti di natura sono così descritti negli ultimi versetti studiati si arriva alla conclusione che la legge è solo legittimamente usata per dimostrare la perfezione morale di Dio e l’impossibilità di qualsiasi uomo di ubbidirla perfettamente che sarebbe ciò che Dio esige. La legge dunque porta l’empio alla conoscenza del peccato ed all’impossibilità di compierla, dovrebbe allora portare ogni uomo alla disperazione facendo rendere conto che tutti sono trasgressori della legge divina e sotto la maledizione di Dio e senza speranza se non per il Vangelo.

    L’uomo è sotto una doppia maledizione. La prima perché tutti gli uomini sono di natura empi e quindi condannati e la seconda perché essendo condannati ed empi non vogliono ne possono ubbidire la legge di Dio e quindi sono altrettanto sotto maledizione.

    Tutto questo per portare alla soluzione di questo problema che affligge l’uomo. La legge è la via che dunque deve condurre alla grazia di Dio in Cristo, cioè il Vangelo, l’unica potenza di Dio per salvezza e l’unica speranza per l’uomo.

    Dico questo perché c’è purtroppo nella chiesa un falso tipo di evangelismo che io chiamo “Gesù ti ama” e che produce false conversioni e falsi cristiani che si illudono di avere ricevuto la salvezza e di essere giustificati davanti a Dio mentre in realtà non si sono mai ne ravveduti dei loro peccati e al meglio non sono altro che religiosi orgogliosi di aver scelto Dio e che mettono la loro confidenza della loro salvezza nelle stesse opere che compiono.

    Se all’empio prima non viene predicata la legge e l’empio non viene portato alla disperata conclusione che è condannato, maledetto e disperato non potrà mai riconoscere il suo bisogno della grazia, misericordia e perdono di Dio e il Vangelo diverrà solo un metodo per ottenere una vita migliore su questa terra, cioè quello che Dio può darmi e fare per me. Purtroppo questi che credono in Dio per questi motivi sono persone che si illudono.

    Molti dei quali continuano a vivere nel peccato credendo di essere perdonati e santificati, o sono religiosi, con orgoglio spirituale, o sono coloro che sia per le difficoltà che provengono conseguenzialmente nel seguire Gesù o i piaceri e le ansietà della vita li allontanano da Dio [Matteo 13:18-22], tutto questo perché non si sono realmente convertiti perché la legge con l’opera dello Spirito Santo non gli è stata predicata assieme al Vangelo.

    Esaminiamo queste categorie e vedremo che sono i falsi credenti.

    La prima categoria sono i religiosi, orgogliosi spirituali che aggiungono alla fede le loro opere per essere giustificati. Gesù li ha condannati e provati falsi credenti

    Matteo 7: 21-23 Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. 23 E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità”.

    Nota bene che Gesù gli dice che non li ha mai conosciuti e li chiama operatori di iniquità, cioè trasgressori della legge e peccatori. Questa è una indicazione che questi non hanno mai fatto parte del gregge di Gesù e della famiglia di Dio, cioè non sono credenti che son scaduti dalla grazia, Lui non li ha mai conosciuti, mentre abbiamo già visto che le pecore smarrite di Dio che Gesù va a raccogliere Lui le conosce e le conosce anche prima che loro riconoscano Lui. (Vedi questo studio in Romani 3:11b)

    La seconda categoria sono quelli che vivono in licenza di peccare, cioè infatti a cui non è mai stata predicata la legge prima del Vangelo e che accettano Cristo come salvatore ma non vogliono averlo come Signore. Le due cose sono inesorabilmente connesse e Gesù non sarà mai salvatore se non è anche Signore [Romani 10:9-10]. Questi non si sono mai realmente ravveduti perché non hanno compreso ne la legge ne il Vangelo. Ritengono dunque la licenza di peccare contando sulla misericordia e la grazia di Dio che non possono ricevere. Anche questi però non hanno mai fatto parte della famiglia di Dio sono la zizzania piantata assieme al grano la quale non porta il frutto del ravvedimento [Matteo 13:24-30].

    La parola di Dio ci dice che ci sono coloro che si ingannano pensando di esser giustificati seppur perseverando in uno stile di vita contrario alla legge di Dio.

    1 Corinzi 6:9-10 Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, 10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio

    Interessante, chi sono gli ingiusti? La parola stessa lo dice, coloro che non sono giusti e dunque non sono stati giustificati. Il che è evidente che coloro che ritengono uno stile di vita così non sono stati giustificati e quindi ancora una volta se non sono giustificati dunque non sono mai entrati a fare parte della famiglia di Dio. Non sono credenti scaduti dalla grazia, non ci sono mai entrati nella grazia.

    Efesini 5:5-7 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni.

    L’ira di Dio viene dunque su chi? Sui figli della disubbidienza e non sui figli di Dio.

    La terza categoria sono quelli che non hanno veramente compreso in pieno ciò che significa seguire Cristo e che appunto come detto prima seguono Gesù per motivi carnali e non spirituali. La maggior parte di coloro che vissero durante il ministero di Gesù erano così, molte volte Gesù li confrontava proprio per questo [Matteo 13:18-22].

    Bisogna stare molto attenti a mettere la nostra attenzione dove non deve essere e cioè sui miracoli, segni, prodigi e guarigioni, bisogni fisici, benessere, prosperità, anziché fede nella parola di Dio.

    Queste cose non producono fede, anzi, producano una veduta carnale per la quale una persona vuole Cristo. Uno ha bisogno di Cristo per essere nato di nuovo e non per ricevere cose che possono solo appagare la carne. Cosa dice la parola di Dio di queste cose?

    Giovanni 2:23-25 Mentre egli era in Gerusalemme, alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni miracolosi che egli faceva. 24 Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25 e perché non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo.

    Perché credettero nel Suo nome? Vedendo i segni miracolosi. Non perché credettero alla Sua parola. Interessante, il passo dice che Gesù non si fidava di loro, cioè sapeva che la loro fede era superficiale e solo carnale, sapeva che cosa era veramente nel loro cuore. Dio sa che tipo di fede manifestiamo, se è vera fede, oppure se è solo “ vediamo quello che Dio può darmi, come Dio mi può benedire fisicamente anziché spiritualmente ”. I segni miracolosi non generano la vera fede solo l’udire la parola di Cristo genera fede che rigenera.

    Ricordiamoci che la gente voleva fare di Gesù il re non perché Egli prometteva benessere e benedizioni spirituali ma perché poteva provvedere miracolosamente per i loro fabbisogni fisici.

    Giovanni 6:25-27 Avendolo trovato di là dal mare, gli dissero: «Maestro, quando sei venuto qui?». 26 Gesù rispose loro e disse: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27 Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo».

    Credere superficialmente e carnalmente porta una sembianza di conversione che conversione non è e che alla fine si tramuta in rigetto.

    Le scritture che provano che questo è vero si trovano in [Matteo 13:18-30] nella parabola del seminatore ed in quella del grano e della zizzania. Inoltre forti passi che confermano la falsa conversione sono

    Giovanni 6:64-66 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    Per questo molti allora smisero di seguire Gesù e molti anche oggi smettono di seguire Gesù. Anche questo non è assolutamente prova che questi fossero veri credenti che hanno rinnegato Gesù ma invece persone che in realtà non hanno mai veramente creduto.

    1 Giovanni 2:19 Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri perché, se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è accaduto perché fosse palesato che non tutti sono dei nostri.

    Io credo fermamente che la parola di Dio quando non è predicata nel giusto modo produrrà maggiormente soltanto false conversioni, perché sia la legge che il Vangelo non sono predicati e spiegati rettamente.

    Poi è ovvio che coloro che sembrano accettare la parola e che poi per varie ragioni sembrano scadere dalla fede è perché in realtà i loro cuori non sono in grado di accettarla per quello che è.

    Quindi la parola non essendo piantata nei cuori giusti non produce vera fede e vera rigenerazione, perché ricordiamoci che la fede viene soltanto dall’udire la parola di Cristo. Se la parola viene data in modo erroneo non fa altro che produrre false conversioni e confusione.

    Comunque anche la parola di Dio predicata rettamente quando cade in diversi tipi di terreno produce diversi effetti e questo propriamente per volontà di Dio.

    La parola di Dio fa due cose o porta alla fede o indurisce il cuore. Non ci si deve meravigliare a volte se dopo aver predicato la verità e nel modo giusto sembra che una persona invece che avvicinarsi a Dio si allontana. Questo è dovuto al fatto che la parola di Dio compie sempre ciò che Dio vuole. A volte è rigenerazione e salvezza a volte è allontanamento da Dio e durezza di cuore. Solo Lui è responsabile per quello che la parola produce non noi, noi siamo chiamati a interpretarla e predicarla rettamente e basta, noi siamo i seminatori non i responsabili dei risultati [1 Corinzi 3:5-9]. Questo prova ancor di più che la dottrina dell’elezione o predestinazione è biblica e vera.

    Isaia 55: 10-11 Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, 11 così sarà la mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l’ho mandata.

    Giovanni 12:39-40 Perciò non potevano credere, perché Isaia disse ancora: 40 «Egli ha accecato i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi, non intendano col cuore, non si convertano e io non li guarisca».

    La parola di Dio o rompe e sfonda il cuore di pietra per sostituirlo poi con un cuore di carne, che è la salvezza, la rigenerazione o Lui stesso indurisce un cuore già duro a cui non dona la capacità di intendere con il cuore, quindi la persona non può credere, ma non può veramente perché in fondo non vuole, la responsabilità di non credere ma anche quella di credere dunque è assegnata all’uomo e non a Dio.

    Non possiamo incolpare Dio di ingiustizia perché un uomo va alla rovina eterna perché dopotutto ogni uomo è già giustamente condannato alla rovina, alla dannazione eterna senza l’intervento della grazia e misericordia di Dio, questa è la via che l’uomo sceglie di percorrere.

    Romani Capitolo III Versetti da XXI a XXIII

     

    21 Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio

    Ora dopo essere arrivati alla conclusione della condanna della intera umanità Giudei e Greci, dopo che la cattiva notizia che tutti gli uomini sono ingiusti, malvagi, corrotti, idolatri, rifiutano Dio e le Sue vie e dopo che Paolo ha confermato che le opere della legge non solo non possono giustificare chi tenta di praticarle ma anzi la legge fa solo conoscere il peccato ed è in fondo di maledizione all’uomo; a questo punto Dio ci introduce finalmente la Sua giustizia e la Sua salvezza. Il modo con cui Dio rende l’uomo giusto e lo perdona dei suoi peccati. Il solo metodo con il quale l’uomo può avere pace con Dio.

    Paolo sotto l’ispirazione dello Spirito Santo ha scritto quasi tre capitoli per spiegare la disperata condizione corrotta di Gentili e dei Giudei. Così che prima di dare la buona novella di Dio, il Vangelo che ha il potere di Dio per la salvezza per fede in Cristo, ha dovuto spiegare in dettaglio appunto il disperato bisogno che l’uomo ha della misericordia e grazia di Dio, che Dio ha dimostrato in Gesù Cristo.

    Paolo inizia questo passo dicendo che la giustizia di Dio è una cosa alla quale Dio ha provveduto che è indipendente dalla pratica delle opere della legge e che la giustizia di Dio adesso è stata manifestata al mondo intero.

    Si, di questa giustizia la legge ed i profeti avevano testimoniato. Si, la legge ed i profeti avevano reso testimonianza che Dio avrebbe provveduto la Sua giustizia indipendentemente dalla legge, nella persona del Suo Figliolo Gesù Cristo.

    Gesù stesso dichiarò che la legge ed i profeti parlavano di Lui, l’unico giusto e la giustizia di Dio.

    Luca 24:25-27 Allora egli disse loro: «O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! 26 Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.

    Luca 24:44-47 Poi disse loro: «Queste sono le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano adempiere tutte le cose scritte a mio riguardo nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi». 45 Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture, 46 e disse loro: «Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno, 47 e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.

    Si potrebbe spendere anni per vedere cosa dice l’AT di Gesù, tutte le profezie che riguardano Lui, i Salmi profetici e messianici. La legge con tutti i tipi di sacrifici e feste che sono simboli ed ombre di Cristo. Persone come Mosè, Giosuè, Giuseppe e molti altri che sono tipi e simboli di Cristo, tutte le apparizioni dell’Angelo del Signore che sono apparizioni di Cristo prima dell’incarnazione. Ci sono così tanti esempi, simboli, riferimenti e profezie che non possiamo neanche tentare di esaminarle. Tutto questo perché la rivelazione della parola di Dio ci ha parlato sempre e continuamente di Gesù Cristo.

    Ora la cosa importante da capire è che è la giustizia di Dio indipendente dalle opere della legge che Dio ha manifestato in Cristo, ma non che in essenza Cristo stesso sia indipendente dalla legge. La giustificazione per l’uomo è indipendente dalla legge, perché la si ottiene tramite la fede, solo la fede nell’opera di Cristo, nella persona di Cristo Gesù.

    La bellezza che poi vederemo più in dettaglio nei versetti a venire è che Gesù è il giusto e colui che giustifica.

    Gesù comunque ha compiuto ciò che l’uomo non poteva e non può mai compiere o fare. Lui è l’unico uomo che ha compiuto, ubbidito perfettamente la legge divina.

    La legge è descritta da Paolo come una maestra, una tutrice che ci porta a Cristo, perché testimonia di Lui e ci rende consapevoli del peccato facendoci vedere l’impossibilità di poterla ubbidire. Questa legge dunque ci condanna a morte, dimostra che l’uomo è sotto l’ira e il giudizio di Dio e spinge l’uomo alla disperazione per la quale vi è un solo rimedio, la giustificazione mediante la fede in Cristo soltanto.

    Galati 3:21-26 La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? No di certo; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge; 22 ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi sulla base della fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti. 23 Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Così la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede. 25 Ma ora che la fede è venuta, non siamo più sotto precettore; 26 perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù.

    Il compimento della legge di Dio lo ha fatto Gesù nella sua persona. Gesù inoltre è venuto nel mondo, si tramite una donna, ma nella sua natura umana non aveva il peccato e la corruzione che è in essenza ciò che realmente condanna ogni essere umano.

    Comunque per via della Sua completa ubbidienza sia alla legge di Dio che alla volontà di Dio, Gesù ha compiuto la legge di Dio, cosa che noi non possiamo mai soddisfare.

    Ed ancora una volta si torna alla fede, l’uomo deve esercitare fede in Cristo per poter ottenere la giustizia di Dio ed essere dunque perdonato e giustificato davanti a Dio.

    Infatti cosa disse Gesù in

    Giovanni 16:7-11 Tuttavia io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. 8 E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. 9 Di peccato, perché non credono in me; 10 di giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; 11 di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato

    Per molto tempo mi sono domandato che cosa volesse dire Gesù nel versetto 10 di giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; Finché finalmente il Signore per Sua grazia mi ha fatto comprendere la profondità di ciò che questo semplice versetto volesse dire.

    E’ compito dello Spirito Santo di convincere l’uomo della giustizia di Dio mediante la fede in Cristo e non perché Gesù ed i Suoi miracoli fossero rimasti visibili . Infatti è per questo che dice nel versetto perché io vado al Padre e non mi vedrete più.

    Sta effettivamente parlando di ciò che Paolo parla qui in questo versetto di Romani 3 , cioè che la giustizia di Dio è mediante la fede in Gesù Cristo che però adesso non è visibile all’occhio umano, ma pur non vedendolo, credendo in Lui, nella Sua opera siamo giustificati.

    Questo fa contesto con quello che disse sempre Gesù a Tommaso in

    Giovanni 20:29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».

    L’altra cosa che il versetto 10 di Giovanni 16 ci sta comunicando è che Gesù doveva andare al Padre perché alla destra del Padre Lui ha il ministero di sommo sacerdote dove intercede giustificandoci con il Suo sangue davanti al Padre. E’ la Sua morte che ci perdona e la Sua vita che ci rende giusti davanti a Dio. [Romani 8:32-39]

    Ebrei 7:19-28 (infatti la legge non ha portato nulla alla perfezione); ma vi è altresì l’introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio. 20 Questo non è avvenuto senza giuramento. Quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento, 21 ma egli lo è con giuramento, da parte di colui che gli ha detto: «Il Signore ha giurato e non si pentirà: “Tu sei sacerdote in eterno”». 22 Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo.23 Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; 24 egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. 25 Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. 26 Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso. 28 La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge costituisce il Figlio, che è stato reso perfetto in eterno.

    La Bibbia è chiara sul soggetto della fede cioè che è solo mediante l’esercizio di VERA fede che si ottiene la giustificazione. C’è comunque da esaminare anche se brevemente, perché riprenderemo in più dettaglio anche questo discorso nei capitoli a venire, il discorso della fede. Ci dobbiamo porre delle domande che devono essere risposte e risposte bene e biblicamente. Prima domanda

    Che cosa è la fede?

    Prima di tutto avremo l’opportunità di rivedere questo soggetto anche in Romani IV che parla di fede. Questo è un soggetto estremamente importante e varrà la pena esaminarlo e studiarlo anche al costo di essere ripetitivi, poiché penso che ci sia gran confusione nel mondo Cristiano Evangelico del vero significato di che cosa sia la fede, la vera fede, quella che Dio vuole che noi esercitiamo.

    Ebrei 11:1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono;

    Quindi la fede è avere già la certezza della nostra speranza, la certezza, senza dubbi che ciò in cui speriamo è vero e si avvererà.

    La fede è anche la dimostrazione vera e propria di cose che non si vedono fisicamente. In che cosa abbiamo certezza? In che cosa abbiamo speranza?

    Abbiamo certezza e speranza in cose che apparentemente o temporaneamente non possiamo vedere con gli occhi fisici. Questa certezza, questa speranza è in ciò che è dimostrato a noi dall’invisibile.

    Due esempi.

    Il primo, la nostra certezza e speranza è riposta completamente in ciò che Dio promette.

    Le promesse e la parola di Dio non sono cose che non possiamo attualmente vedere con i nostri occhi fisici scritte sulle pagine della Bibbia. E’ ovvio che leggiamo la parola di Dio, quindi vuol dire che con gli occhi di carne leggiamo ciò che Dio ci sta dicendo. Comunque abbiamo nel nostro cuore la certezza che le cose che Dio ci dice e promette si avvereranno anche se non ne vediamo il risultato immediato, anche se dobbiamo aspettare un periodo prima che Dio le compia ed è in quelle cose che abbiamo speranza.

    Il secondo esempio è questo che sia il Padre che Gesù, non sono visibili loro stessi nel risultato di ciò che speriamo e ciò che preghiamo, ma crediamo in loro come se fossero visibili.

    Dio non lo vediamo, Gesù non lo vediamo, lo Spirito Santo non lo vediamo, la nostra salvezza non la vediamo compiuta ora, il paradiso non lo vediamo, le risposte alle nostre preghiere finché non sono esaudite non le vediamo, cioè non possiamo toccare o vedere certe cose fisicamente almeno non subito, cioè al momento in cui esercitiamo la fede.

    Fede comunque è la certezza di queste cose in cui noi speriamo e che non vediamo e che si dimostreranno realtà quando poi diverranno visibili anche fisicamente.

    Esempio pratico, non vediamo Gesù in persona, ma quando mettiamo la nostra fede in Lui per la nostra salvezza la certezza di quello in cui abbiamo sperato si dimostra visibile per noi. Le liberazioni, la santificazione, le guarigioni, le preghiere risposte, le promesse di Dio compiute nella nostra vita, sono tutte dimostrazioni delle cose che per un periodo non erano visibili ma sono divenute visibili perché abbiamo avuto la certezza di quello in cui abbiamo sperato. Dio lo vediamo con gli occhi di fede nel compimento della nostra fede ma, il fine della fede è poi dimostrato nell’attualizzazione visiva di ciò che per ora vediamo solo con gli occhi di fede . Questo è spiegato benissimo da Pietro in

    1 Pietro 1: 3-9 Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per un’eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi, 5 che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi. 6 A motivo di questo voi gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, 7 affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo, 8 che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa, 9 ottenendo il compimento della vostra fede, la salvezza delle anime.

    Questa è la descrizione di un aspetto della nostra fede che è speranza certa che diviene realtà certa quando ciò in cui abbiamo sperato senza vedere, ma di cui abbiamo avuto certezza poi diviene visibile, cioè quando ciò che è invisibile è reso visibile. Appunto quando la fede diverrà visione.

    La fede è l’unica cosa che soddisfa Dio.

    Ebrei 11:6 Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.

    Allora, ci sono solo due cose che rendono soddisfatto Dio nella fede.

    La prima cosa che ha soddisfatto pienamente Dio è stato Suo Figlio Gesù. Gesù ha soddisfatto pienamente Iddio Padre- La fede, l’ubbidienza e il sacrificio di Suo Figlio Gesù hanno pienamente soddisfatto il Padre.

    E’ dunque la fede da parte nostra in Cristo che è necessaria perché Dio sia soddisfatto con noi, ovviamente la fede la dobbiamo esercitare in Cristo, che è l’unico che ha pienamente soddisfatto Dio Padre.

    In base a Ebrei 11:6 però ci sembra essere un problema per quanto riguarda ciò che abbiamo studiato fino ad ora in Romani 3.

    Ebrei 11:6 ci dice che per accostarsi a Dio in fede bisogna:

    1) Credere che Egli è.

    2) Credere che Dio ricompensa chi lo cerca.

    Il problema che abbiamo riscontrato fino ad ora nello studio di Romani però è proprio il fatto che nessun uomo, pur avendo rivelazione che Lui è Dio ed esiste, non vuole credere in Lui [Romani 1:18-32] e quindi è mancante del primo requisito di Ebrei 11:6 .

    Poi in [Romani 3:11] la parola di Dio ci dice che “non c’è nessuno che cerca Dio” Questo rende universalmente l’uomo incapace di cercare Dio, il che lo rende mancante del secondo requisito di [Ebrei 11:6].

    Questo è un problema, perché se è solo mediante la fede ( in Cristo) che si può piacere a Dio e che Dio ricompensa chi lo cerca e la Scrittura prova che universalmente nessuno vuole credere in Lui e nessuno lo cerca, c’è un vero e proprio dilemma. Questo dilemma ci porta a chiederci dunque se

    L’uomo è naturalmente dotato di vera fede?

    La risposta biblica è NO! L’uomo pur avendo la rivelazione dell’esistenza di Dio in se ed in natura non sceglie automaticamente di credere che Lui è Dio. Anzi, [Romani 1:18-32] ci ha già insegnato che invece l’uomo si getta nell’idolatria, che include anche la religione Romani 2.

    Romani fino ad adesso ci ha insegnato che nessuno ha alcuna abilità innata di ricercare e di credere in Dio come Lui desidera, perché l’uomo è incurabilmente e completamente corrotto per questo morto spiritualmente [Romani 3:10-20].

    Quindi la risposta alla quale già siamo pervenuti è no, l’uomo non ha in se naturalmente la fede, la fede di natura biblica. Quindi, questa realtà ci porta alla prossima cosa riguardante la fede. Se l’uomo corrotto potesse generare fede in se sarebbe una opera umana della quale l’uomo sarebbe capace. Anzi, sarebbe l’unica opera che Dio dovrebbe accettare.

    Questo però costringerebbe Dio a giustificare una opera fatta da qualsiasi uomo che da se attiva la propria fede. Abbiamo comunque visto che l’uomo non può ne produrre fede ne scegliere Dio senza che Dio stesso lo renda abile di fare queste cose, queste cose sono dono di Dio.

    Questo dunque può solo essere se l’uomo viene rigenerato. La parola di Dio stessa ci dice che la fede per la salvezza viene dall’udire la parola di Cristo [Romani 10:17];[1 Corinzi 1:21] ed è la convinzione dello Spirito che convince mediante la parola di Dio e la Sua opera rigeneratrice che compie l’opera della salvezza nell’uomo, che altrimenti sarebbe per la sua natura peccaminosa e corrotta costretto a rifiutare Dio e la Sua salvezza.

    Come si ottiene e come si fa ad operare la fede che Dio richiede?

    Allora, il discorso è questo, alcuni dicono, che Dio ha posto in ogni uomo una misura di fede e che l’uomo ha il potere in se, diciamo il libero arbitrio di poter esercitare questa fede. Cioè, è l’uomo che ha l’abilità di decidere se credere oppure non credere.

    Io credo fermamente che la Bibbia categoricamente smentisce questa teoria. Fino ad ora abbiamo visto che l’uomo è morto spiritualmente e quindi non può esercitare nessun elemento spirituale che lo può fare avvicinare Dio, quanto meno poter credere in Dio o in Cristo.

    Non voglio rientrare in tutte le Scritture che abbiamo già visto in riguardo. Dobbiamo solo andare a leggere Giovanni 6 per intero per capire che nessuno in se stesso può credere a meno che non gli sia stato dato da Dio.

    Gesù è categorico nella Sua esposizione sulla fede e sulla salvezza e sulla elezione in Giovanni 6. Questo intero capitolo in concerto con il resto della Scrittura da evidenza dunque al fatto che è Dio stesso mediante il ministero e l’operazione dello Spirito Santo che ci dona la fede e la condizione spirituale necessaria per poter esercitare la fede. E vi è un sistema ben preciso che Dio usa oggi per fare questo.

    Abbiamo letto prima in [Giovanni 6:63] e poi in [Giovanni 16:7-11] che è il ministero dello Spirito Santo che è venuto nel mondo e presente nella chiesa, cioè in ogni vero credente, che ha il compito di fare 4 cose in riguardo alla salvezza, rigenerare e convincere il mondo, convincere di peccato, giustizia e giudizio.

    Dove è la fede in questo passo? E’ come abbiamo già visto in [Giovanni 16:10] in congiunzione con [Romani 3: 22] la convinzione dello Spirito Santo della giustizia di Dio mediante che cosa? La fede in Cristo.

    E’ come dire che lo Spirito Santo, cioè Dio che in un cuore rigenerato, mette la convinzione di queste tre cose, il peccato, che porta al ravvedimento, la giustizia di Dio in Cristo e il giudizio giusto di Dio sul diavolo e tutti coloro che gli appartengono. Tutto questo però ci pone un’altra domanda.

    Quando avviene tutto questo? Cioè, quando otteniamo la fede è necessaria per la salvezza? Siamo rigenerati dopo aver creduto?

    Allora, come io credo che la Bibbia ci indichi che l’uomo ottiene la salvezza non è bene accetto da molti nella comunità cristiana. Se uno crede nel libero arbitrio dell’uomo in riguardo alla salvezza sicuramente non crede nella spiegazione esposta qui e che del resto la Bibbia insegna. Se un credente crede nella dottrina dell’elezione e della predestinazione allora condividerà questo insegnamento.

    Ci sono quelli che giustamente asseriscono che la giustificazione si ottiene mediante la fede. Comunque loro asseriscono anche che è solo dopo che una persona ha creduto che riceve la salvezza e la rigenerazione ecc.

    Questa dottrina ritiene che per ottenere questo risultato, cioè la salvezza e la giustificazione, bisogna, prima aver creduto in Gesù, poi essersi ravveduti dei peccati e a questo punto Dio risponde in base appunto alla fede che abbiamo dimostrato in Lui facendo queste cose e assegna la salvezza a quella persona. Questo potrebbe essere vero se l’uomo avesse naturalmente fede e la potesse attivare usando il suo libero arbitrio come si può accendere o spegnere la luce.

    Allora, a primo acchito sembrerebbe che sia così. Comunque, io credo invece che la Bibbia senza dubbio insegna la dottrina dell’elezione e della predestinazione, e che in armonia con tutto il resto della Scrittura questa dottrina ci fa rendere conto che la rigenerazione e quindi la salvezza la si ottiene, si per fede, si per aver dimostrato questa fede nel credere in Gesù come Signore e Salvatore e di esserci così ravveduti dei nostri peccati; ma che tutto questo processo proviene completamente da Dio ed è trasmesso da Dio all’uomo in un determinato modo.

    La rigenerazione deve essere assolutamente il primo elemento necessario per l’uomo per poter esercitare gli altri elementi necessari per ottenere la salvezza. Mi spiego.

    A noi sembra che prima una persona esercita la fede e poi dopo questo Dio ci rigenera. Comunque, questo sarebbe impossibile in quanto nella Scrittura abbiamo avuto già la conferma che per l’uomo naturale è impossibile accettare le cose di Dio e dunque è impossibile anche generare la fede necessaria per credere le cose di Dio.

    E’ anche dimostrato che siamo tutti morti nei nostri peccati e completamente in schiavitù al peccato. Dunque dobbiamo essere messi in condizione di essere spiritualmente rigenerati, cioè vivificati, per poter esercitare ciò che Dio richiede, cioè la vera fede.

    Dunque basato su tutto ciò che abbiamo già inteso e del fatto che Giovanni 3, Giovanni 6, Romani 9 insieme ci rivelano che è Dio che ci sceglie, che ci ha già prescelti dall’eternità. Poi tramite la Sua parola ed il Suo Spirito ci rigenera e istantaneamente Dio ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere salvati.

    Quindi nel momento che siamo rigenerati, crediamo, ci ravvediamo, siamo dunque giustificati e siamo battezzati e riempiti con lo Spirito Santo e siamo fatti parte del corpo di Cristo.

    Tito 3:3-7 Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. 4 Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, 5 egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.

    Tutto è istantaneo ma a noi sembra che sia la fede cronologicamente che precede la rigenerazione. Secondo quello che capisco io della Scrittura Gesù dichiara che è lo Spirito che da vita e fede a coloro che sono stati eletti [Giovanni 6:63].

    Ecco perché sembra che alcuni decidono di accettare Cristo ed altri di rifiutarlo, ma la verità è che se noi non fossimo stati eletti alla salvezza, cioè alla fede, avremmo anche noi rifiutato la grazia di Dio che ci è stata elargita in Cristo Gesù. Possiamo dunque anche dire che siamo stati eletti a credere.

    Paolo conclude dicendo alla fine del versetto 22 perché non c’è distinzione, versetto 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.

    E’ sufficiente dire a questo punto che questo versetto da solo prova che non vi è distinzione ancora una volta tra Giudeo e Gentile, tutti e due i gruppi di persone sono sotto la maledizione della legge, sono sottoposti al peccato per natura, per questo tutti quanti hanno peccato, sono peccatori e privi della gloria di Dio.

    Queste ultime parole “ sono privi della gloria di Dio” è una seria accusa, una grave condizione che conferma tutto ciò che è stato detto fino ad ora da Paolo.

    Paolo si è ripetuto molte volte in molti modi, tramite l’uso di tante descrizioni per fare arrivare sempre alla stessa triste conclusione. Inoltre che non vi siano dubbi del fatto che TUTTI gli uomini, indistintamente sono di natura peccatori e che meritano il giusto giudizio di Dio. Tutto questo Paolo lo iniziò a spiegare nel primo capitolo dal versetto 18 in poi e fino ad ora vuole che nessuno abbia alcun dubbio sulla vera condizione di tutti gli uomini.

    Voglio però spendere la conclusione di questi versetti sulle parole appunto “ sono privi della gloria di Dio”.

    Prima di tutto osserviamo che cosa vuole dire essere privi della gloria di Dio. L’uomo se non si fosse ancora capito fino ad ora è completamente corrotto nella sua natura umana. Non c’è niente di buono nell’uomo. L’immagine di Dio nell’uomo c’è, ma è talmente inquinata dalla natura corrotta, ribelle e peccaminosa che non contiene più come al tempo della creazione, la gloria divina. Questa gloria è la giustizia e la santità di Dio di cui l’uomo è privo. La gloria di Dio è il carattere di Dio. L’uomo ne è dunque privo. Siccome è quella giustizia e santità che Dio esige che manca completamente, l’uomo dunque è svuotato dall’immagine del carattere di Dio. Nel suo essere rimane comunque la somiglianza divina.

    La parola di Dio fino ad ora è stata chiarissima sul fatto che dal punto di vista del carattere, conversazione e comportamento l’uomo è privo di ciò che Dio esige. Questo lo abbiamo visto appunto descritto in [Romani 3:10-18].

    E’ ovvio che l’essere umano era stato creato da Dio come un essere di una categoria al di sopra di ogni altra creatura, [Genesi 1:26-28].

    L’essere umano quindi è Un essere di caratura superiore alle altre creature viventi perché creato nell’immagine e somiglianza di Dio e confermato dal fatto che dovesse rendere soggetta la terra e dominare sulle altre creature. Fu infatti solo dopo che l’uomo e la donna furono creati che Dio dichiarò che tutto ciò che aveva creato era molto buono, fino alla creazione dell’uomo, Dio aveva dichiarato che tutto era buono, adesso dopo la creazione dell’uomo, molto buono.

    L’essere umano dunque fu l’apice della creazione di Dio poiché creato a immagine e somiglianza Sua. Fino al fattaccio di Genesi 3, l’uomo non era privo della gloria di Dio, cioè del carattere giusto e santo di Dio. Dopo la sua ribellione l’uomo spiritualmente morì e fu da quel momento in poi privo della gloria spirituale di Dio, il carattere moralmente giusto e santo fu perduto e il processo di morte fisica iniziò, poiché il salario del peccato è la morte sia spirituale che fisica.

    Comunque un residuo di immagine e somiglianza di Dio è rimasto percepibile anche nell’uomo naturale. Questa immagine e somiglianza di Dio però non è quella spiritualmente giusta e santa e quindi non è abbastanza per far si che Dio la riconosca idonea per ottenere il Suo favore e la giustificazione.

    L’essere umano dunque è a tutti gli effetti mancante del carattere morale che Paolo descrive come la gloria di Dio. Quella era la gloria di Dio che all’inizio l’uomo aveva, ma che dopo la caduta nel peccato non possiede più. L’uomo naturale riflette l’immagine e la somiglianza di Dio solo in fattori non morali per esempio, ha intelletto, intelligenza, creatività, ha anche una immagine corrotta e priva di vita spirituale chiamata religione che in fondo non è altro che idolatria travestita da fede e spiritualità è una immagine distorta di ciò che Dio desidera. Comunque l’uomo ha una semi-conoscenza di spiritualità e di eternità, ancora meglio chiamiamola conoscenza del soprannaturale.

    Tutto torna sempre a quel passo nel primo capitolo di Romani rileggiamolo e capiremo meglio cosa vuole dire essere mancanti della gloria di Dio.

    Romani 1:18-18-25 L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; 19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. 22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 24 Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; 25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen.

    Questo è ciò che vuole dire essere privi della gloria di Dio. Non essendo capaci di poter esibire l’immagine vera del carattere di Dio. Essere sottoposti a l’ira di Dio e abbandonati da Dio, completamente corrotti e privi della Sua gloria. Del resto la descrizione dell’intero passo Romani 1:18-32 è descritto ancora in [Romani 3:10-18] e questa volta include sia Giudei che Gentili, infatti non c’è distinzione [Romani 3:22] TUTTI hanno peccato e sono privi della gloria di Dio [Romani 3:23].

    Inoltre essere privi della gloria di Dio è anche il fatto che il peccato sia quello trasmesso nella natura umana da Adamo e quello commesso da ogni persona, questo peccare si chiama mancare il bersaglio, trasgredire la legge morale di Dio, legge che rispecchia il Suo carattere santo e giusto. Tutti continuamente mancano il bersaglio della perfezione del carattere divino dimostrato nella Sua legge, scritta sia sulle tavole di pietra date a Mosè che sulle tavole di pietra del cuore umano.

    Come ho spiegato precedentemente ma è dovuto qui ancora per interpretazione de questo passo, la parola peccato in Greco è “hamartia” che proviene dal verbo “hamartano” che significa “non colpire il bersaglio” oppure “mancare il bersaglio”.

    Il compimento di tutta la legge è il bersaglio che Dio pone per l’uomo e l’uomo non riesce a colpirlo e quindi è mancante in questo privo della gloria di Dio anche per questo.

    Romani Capitolo III Versetti da XXIV a XXVI

     

    24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, 26 per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù.

     

    Mediante la redenzione che è in Cristo Gesù siamo stati gratuitamente giustificati per grazia di Dio [Tito 3:7].

    Che meravigliosa divina realtà che è questa. Gesù Cristo ci ha riscattati, sì perché nel Greco originale questa parola redenzione significa proprio questo, il prezzo del riscatto pagato per la nostra liberazione, il prezzo pagato per comprarci dal mercato della morte e della schiavitù del peccato è stato pagato da Gesù.

    Questo è un prezzo che solo Lui ha potuto pagare e lo ha pagato in pieno. Infatti il termine usato in [Giovanni 19:30] tradotto anche giustamente come lo leggiamo “tutto è compiuto” è la parola Greca “Tetélestai” Comunque, questa è una parola che ha un significato molto profondo ed ha diversi usi come parola, tutti gli usi sono adatti per ciò che Gesù ha proclamato ed ha compiuto.

    La parola significa anche, cioè, era anche usata per descrivere in termini di ragioneria che un debito è stato pagato in pieno. E’ una parola anche in uso come avviso posto sulla cella di un prigioniero quando veniva rilasciato dalla prigionia dopo aver scontato la sua sentenza. L’avviso conteneva il nome del detenuto, il crimine commesso e la sentenza scontata.

    Questo rende ancor più profondo il significato di ciò che Gesù gridò dalla croce e lo allaccia in un modo meraviglioso a ciò che Paolo ci sta spiegando in questo passo usando la parola redenzione.

    Quindi Gesù ha

    1) Tetélestai, compiuto tutto ciò che la legge di Dio ha richiesto.

    2) Tetélestai, Gesù ha scontato la sentenza di Dio che spettava agli eletti ingiusti, scontata al posto degli eletti stessi e

    3) Tetélestai Gesù ha pagato in pieno il prezzo dovuto per il riscatto degli eletti, questa è la redenzione cioè apolutroóseoos ci ha comprati dalla schiavitù del peccato e della morte e ci ha liberati e vivificati tutto questo ad un carissimo prezzo, che Paolo descrive nel seguente versetto, il Suo prezioso sangue, la Sua preziosa, santa e giusta vita. [1 Corinzi 6:19-20];[1 Corinzi 7:23].

    Gesù ha pagato il prezzo per noi che siamo stati eletti da Dio ad andare da Lui ed a credere in Lui [Giovanni 6:37-45]. Per coloro che il Padre gli ha dato, [Giovanni 6:39];[Giovanni 10:29];[Giovanni 17:2];[Giovanni 17:9];[Giovanni 17:24];[Atti 13:48]

    Lui ha pagato il prezzo del riscatto e ci ha riscattati dalla schiavitù del peccato e della morte

    Giovanni 8:34-36 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.

    Ebrei 2:14-15 Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita.

    Gesù ci ha così vivificati e liberati completamente e permanentemente dalla schiavitù del peccato e dalla morte [Romani 8:1-2] e questo per grazia di Dio, cioè favore che Dio ci ha fatto senza merito alcuno da parte nostra. Questo Dio ha fatto basato sul beneplacito della Sua perfetta volontà e per le virtù ed i meriti di Gesù Cristo soltanto.

    Efesini 1:4-14 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, 7 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che egli ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e intelligenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo il suo beneplacito, che egli aveva determinato in se stesso, 10 per raccogliere nella dispensazione del compimento dei tempi sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose, tanto quelle che sono nei cieli come quelle che sono sulla terra. 11 In lui siamo anche stati scelti per un’eredità, essendo predestinati secondo il proponimento di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà, 12 affinché fossimo a lode della sua gloria, noi che prima abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.

    Paragona questo passo con [Romani 9:11-23]. Se ancora avete dubbi su chi ha scelto chi non so che dirvi.

    Tutto questo conferma ciò che Paolo sta spiegando qui in [Romani 3:24-26] ed è ulteriormente confermato in

    Efesini 2:1-10 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri. 4 Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), 6 e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, 7 per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù. 8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori. 10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    Qui in questo passo che spiega perfettamente la salvezza di Dio ancora una volta troviamo l’ordine con cui la salvezza è stata donata a coloro che sono stati eletti alla fede.

    Prima vivificati, versetti 1 e 5, perché eravamo morti spiritualmente e consequenzialmente per esercitare la fede versetto 8 si deve essere vivificati prima. Tutto questo è istantaneo ed è solo mediante e solo per la misericordia e grazia di Dio, favore immeritato e gratuito di Dio versetti 4-5-7-8 verso peccatori che non meritano altro che giustizia, ira e giudizio divino.

    Così arriviamo al fatto come spiega Paolo sia in [Romani 3:24] che qui in Efesini 2 che abbiamo appena letto, la redenzione che è in Cristo Gesù e solo ed esclusivamente per grazia e misericordia di Dio perché ci ha amato e non ha voluto che la Sua giustizia condannasse seppur GIUSTAMENTE tutta l’umanità alla dannazione eterna. Ricordiamoci che per l’amore di Dio Lui non ha assolutamente alcun piacere nella morte degli empi.

    Paolo adesso ha stabilito il fatto che la redenzione è soltanto mediante Cristo e esclusivamente per grazia di Dio, la quale grazia è gratuitamente versata su persone immeritevoli e lo ha fatto secondo il beneplacito della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia e secondo il Suo beneplacito, che egli aveva determinato in se stesso.

    Dopo di che, Paolo continua in [Romani 3:25] confermando appunto ciò che abbiamo già menzionato in parte, inizia il versetto dicendo che Dio ha preordinato o predestinato Lui, cioè Gesù, per essere Colui ad espiare i peccati degli eletti mediante la fede nel Suo sangue.

    Allora esaminiamo questo versetto attentamente. Prima di tutto Gesù è stato preordinato da Dio, dal Padre per essere Colui che avrebbe espiato i peccati degli eletti alla fede nel Suo sangue. Questo significa che, per quelli che continuamente negano questo fatto, Dio presceglie ed ha deciso già nell’eternità passata tutto ciò che decide, incluse, la persona ed il metodo con cui Lui stesso ha provveduto per la salvezza di coloro che Lui stesso secondo il beneplacito della Sua volontà ha prescelto in Cristo dall’eternità.

    Gesù è infatti l’Agnello di Dio che è stato immolato e sia Lui che coloro che sono in Lui, sono stati scelti da prima della fondazione del mondo vedi [Apocalisse 13:8]. Inoltre che Gesù Cristo è stato prescelto è confermato dalla Scrittura stessa che ha profetizzato di Lui continuamente, vedi i seguenti passi [Luca 24:25-27],[Luca 24:44],[Giovanni 5:39-47].

    Ebrei 10:5-7 Perciò, entrando nel mondo, egli dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; 6 tu non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. 7 Allora io ho detto: “Ecco, io vengo; nel rotolo del libro è scritto di me; io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”».

    Adesso troviamo un riferimento nelle parole di Paolo, l’uso di una parola importante usata infatti nella legge dell’AT. Come abbiamo detto, la Scrittura dell’AT descrive in tutte le sue tipologie e simboli la persona e l’opera di Gesù Cristo.

    Adesso Paolo usa la parola espiazione, quindi Gesù prescelto, predestinato da Dio per fare l’espiazione mediante la fede nel Suo sangue.

    Questa parola espiazione quivi usata è la parola nel Greco hilasteérion e significa letteralmente il trono della misericordia, il propiziatorio. Per veramente capire il vero significato di ciò che Paolo sta descrivendo per noi dobbiamo studiare l’uso di questa parola nella Scrittura. Nel NT questa parola è usata soltanto in un altro passo che troviamo in

    Ebrei 9:3-5 Dietro la seconda cortina c’era il tabernacolo, detto il luogo santissimo. 4 Conteneva un incensiere d’oro, l’arca del patto tutta ricoperta d’oro, nella quale c’erano un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne che era fiorita e le tavole del patto. 5 E sopra l’arca c’erano i cherubini della gloria che coprivano con le ali il propiziatorio

    Allora questo passo ci illumina su ciò che Paolo ci sta dunque spiegando in riguardo a Gesù Cristo. Gesù essendo il compimento di tutta la legge di Dio, è Lui stesso divenuto tutto ciò che la legge dell’AT descriveva. Quindi in Lui appunto tutta la legge e ciò che comportava è Tetélestai, cioè, compiuto.

    Quindi, il propiziatorio dove appunto l’espiazione (la soddisfazione della giustizia divina) dei peccati di Israele veniva misericordiosamente eseguita ed accettata da Dio, è adesso in Cristo e nella Sua persona. Il posto dove Dio si incontrava con il Sommo Sacerdote di Israele per perdonare i peccati del popolo di Dio, appunto dove Dio era di nuovo propizio, favorevole verso il Suo popolo. Tutto questo adesso è in Cristo ed è mediante il Suo prezioso sangue. Il sangue versato, la vita di Gesù deposta per le Sue pecore smarrite, sia Giudei che Gentili [Giovanni 10:14-29].

    Adesso è Gesù Cristo il sacrificio [Ebrei 13:11-12], il Sommo Sacerdote che presenta continuamente, non più una volta l’anno e con il sangue di animali, ma ogni secondo di ogni ora e di ogni giorno con il Suo prezioso sangue che è continuamente presente davanti al Padre e dove continuamente possiamo andare per ricevere misericordia e grazia nei nostri momenti di bisogno; ma dove anche abbiamo continuamente il sangue di Gesù che ci purifica e ci giustifica davanti a Dio [1 Giovanni 1:7].

    Paragonate cosa sto dicendo con i seguenti passi [Ebrei 4:14-16],[Ebrei 7:26-28], [Ebrei 9:7-15].

    Vedete perché per via di queste cose è impossibile scadere dalla grazia di Dio se veramente siamo gli eletti alla fede,vedi anche [Giovanni 10:14-29][Romani 8:28-39].

    C’è un passo che riflette e conferma ciò che Paolo ci sta dicendo in questi versetti e che anche una ulteriore spiegazione di ciò che Paolo sta dicendo e si trova in

    1 Pietro 1:18-21 sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri (Religione Giudea), 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, 20 preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, 21 che per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e speranza fossero in Dio

    Quindi abbiamo visto che il favore di Dio e la giustizia divina sono state soddisfatte mediante il sangue di Gesù, la Sua vita deposta sulla croce per noi, per coloro che il Padre gli ha dato. Tutto questo per la Sua grazia con cui ci ha gratuitamente donato la salvezza e ci ha riscattati dalla schiavitù del peccato e della morte. Ha fatto tutto questo Paolo dice, anche per dimostrare così la Sua giustizia nel tempo presente per perdonare i peccati che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio [Romani 3:26].

    Cosa significa tutto questo? Ci sono due interpretazioni di ciò che questo versetto significa. Sono entrambi valide come principio, ma vi può essere una sola interpretazione di ciò che l’autore veramente voleva dire.

    Il principio valido in ogni caso è questo, Dio ha dimostrato la Sua giustizia, Gesù Cristo e non la legge, per perdonare i peccati che sono stati commessi in precedenza, cioè i peccati che Dio ha pazientemente atteso a giudicare. Ha atteso per giudicarli ponendoli sul Suo unigenito Figlio [2 Corinzi 5:21].

    In altre parole Dio deve, per via del Suo carattere giusto e santo, giudicare il peccato nelle persone ma ha pazientemente atteso di poter riversare il Suo giudizio e ira che quei peccati meritavano, anziché sulle persone responsabili, anche noi, invece su Gesù Cristo il giusto, giustiziato per gli ingiusti. Lo ha fatto al tempo presente, cioè il tempo di Paolo, cioè quando Gesù è stato rivelato, crocifisso ed è risorto, ma lo sta ancora eseguendo al tempo presente nostro, cioè oggi.

    Questo è il principio valido del testo, l’interpretazione letterale se si segue la Scrittura dovrebbe essere che nei tempi dell’AT furono commessi peccati che furono solo coperti provvisoriamente dai sacrifici del primo patto e che poi furono perdonati completamente da Dio nella persona di Gesù Cristo in quel tempo presente e come abbiamo detto anche oggi.

    Che questo sia ciò che Paolo sta dicendo comunque può essere confermato in special modo dal seguente passo

    Ebrei 9:7-15 ma nel secondo entrava soltanto il sommo sacerdote una volta all’anno, non senza sangue, che egli offriva per se stesso e per i peccati d’ignoranza del popolo. 8 Lo Spirito Santo voleva così dimostrare che la via del santuario non era ancora resa manifesta, mentre sussisteva ancora il primo tabernacolo, 9 il quale è una figura per il tempo presente; e voleva indicare che i doni e i sacrifici offerti non potevano rendere perfetto nella coscienza colui che faceva il servizio divino, 10 trattandosi solo di cibi, di bevande, di varie abluzioni e di ordinamenti carnali, imposti fino al tempo del cambiamento. 11 Ma Cristo, essendo venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto non fatto da mano d’uomo, cioè non di questa creazione, 12 entrò una volta per sempre nel santuario, non con sangue di capri e di vitelli, ma col proprio sangue, avendo acquistato una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue dei tori e dei capri e la cenere di una giovenca aspersi sopra i contaminati li santifica, purificandoli nella carne, 14 quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offerse se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! 15 E perciò egli è il mediatore del nuovo patto affinché, essendo intervenuta la morte per il riscatto dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano la promessa dell’eterna eredità.

    Quindi vediamo che seppur vi è una sola interpretazione comunque principalmente possiamo applicare questa verità anche a ciò che abbiamo precedentemente detto.

    Dio nella Sua magnifica pazienza, misericordia e grazia ha anticipato la salvezza per coloro che Lui ha giustificato mediante la fede secondo l’economia dell’AT in attesa della venuta di Gesù Cristo per compiere in se la legge di Dio e togliere permanentemente i loro peccati.

    Come del resto Dio ha pazientato con ognuno di noi che ha ricevuto la salvezza dopo Cristo, aspettando il momento prescelto del loro ravvedimento basando la Sua misericordia, grazia e pazienza sul fatto che, anche noi siamo stati crocifissi con Cristo [Romani 6:5-7],[Galati 2:20] ma finché rigenerati dallo Spirito Santo mediante il Vangelo, anche noi eravamo per un periodo figli dell’ira di Dio e camminavamo seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, cioè Satana, fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri, quelli che non sono eletti alla salvezza, coloro che rimarranno in uno stato di incredulità e di peccato [Giovanni 8:24].

    Ma Dio…Grazie a Dio e lode al Suo santo nome ci ha salvati in Gesù Cristo ed in Lui ci ha perdonato i nostri peccati e ci ha resi giusti.

    Sì, Paolo continua, è stato deciso così da Dio così, che Gesù il giusto, l’unico uomo giusto e Dio, potesse essere Colui che potesse imputare la Sua giustizia a coloro che credono in Lui. Così che per fede nel Suo sangue versato, dono di Dio tramite la Sua grazia, potessimo noi e tutti coloro eletti alla fede, credere ed essere così giustificati, resi giusti in Cristo Gesù.

    E’ Lui che ci rende giusti ed è sempre presente con il Padre per intercedere per la nostra giustificazione. Vedremo questo soggetto esposto in maggior dettaglio alla fine del Capitolo IV di Romani.

    Per ora sia sufficiente sapere che solo Gesù Cristo è giusto e la Sua giustizia viene imputata, cioè assegnata a coloro che credono e si affidano a Lui soltanto, per la loro redenzione. La resurrezione è ciò che ci rende giusti perché Gesù risorto e noi risorti con Lui siamo sempre in Lui presenti e resi gusti difronte a Dio, Lui che si è seduto alla destra del Padre e lì è sempre presente e intercede per noi, ci giustifica. Vedi anche [Romani 4:25].

    Romani 8:28-35 Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. 31 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo?

    La risposta alla domanda di Paolo è niente e nessuno può essere contro di noi, perché Dio è per noi, nessuno può accusare o condannare gli eletti di Dio perché Dio ci giustifica in Cristo che è morto per il predono dei nostri peccati ed è risorto per giustificarci intercedendo per noi nella presenza di Dio. Dio stesso in Gesù è la giustizia degli eletti ingiusti [2 Corinzi 5:21] e [1 Pietro 3:18].

    Tra l’altro per chi dice che Dio si è comportato diversamente nell’AT che nel NT e per chi crede che Dio sia cambiato dai tempi dell’AT a quelli del NT. Il modo, metodo con il quale Dio ha giustificato è sempre stato fede, vedi anche Romani 4, ma questo prossimo passo ci descrive con le parole dell’AT cosa Paolo ci sta confermando che Gesù ha fatto per noi è sempre stato quello che Dio ha fatto per i Suoi eletti.

    Isaia 54:17 Nessun’arma fabbricata contro di te avrà successo, e ogni lingua che si alzerà in giudizio contro di te, la condannerai. Questa è l’eredità dei servi dell’Eterno, e la loro giustizia viene da me», dice l’Eterno.

    E’ quello che Paolo ha finito di dire in [Romani 8:31-35], niente e nessuno può essere contro gli eletti di Dio, perché Dio è per noi, nessuno può condannare gli eletti di Dio perché la loro eredità è la giustizia di Dio, è Dio che ci giustifica.

    Dio ci ha salvati da una dannazione eterna che sarebbe senza dubbio stata la nostra destinazione, se nella Sua grazia e misericordia non ci avesse eletti alla fede nel Suo Figlio Gesù Cristo e non ci avesse scelti Lui, scelto dei peccatori senza merito alcuno.

    Poi c’è chi ha il coraggio di accusare Dio di essere ingiusto. Certo coloro che nel loro orgoglio si considerano meglio di altri perché secondo loro hanno scelto Dio mentre altri invece hanno scelto di non credere per loro Dio sembra ingiusto se invece è Lui che sceglie e non loro. Questo è orgoglio vero e proprio, non credere che sia stato Dio a scegliere noi ma noi a scegliere Lui. Questa dottrina è assolutamente contraria a ciò che insegna la Scrittura.

    In Lui ci dobbiamo riposare, il lavoro è stato compiuto e fatto da Lui [Matteo 11:28-30].

    Solo Gesù è la nostra giustizia e solo in Lui possiamo gloriare.

    1 Corinzi 1:30-31 Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; 31 affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».

    Questo esattamente apre per noi il soggetto dei prossimi versetti.

    Romani Capitolo III Versetti da XXVII a XXXI

     

    27 Dov’è dunque il vanto? È escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede. 28 Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 29 Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili. 30 Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede, e anche l’incirconciso mediante la fede. 31 Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia, anzi stabiliamo la legge.

     

    In che cosa allora possiamo vantarci? Paolo risponde, non c’è alcun vanto per l’uomo. In che cosa? Abbiamo già potuto constatare ciò che Paolo ci ha esposto nei capitoli precedenti ed anche in questo.

    L’uomo in se e per se non ha assolutamente niente di cui può vantarsi. Per natura sia il Giudeo che il Gentile sono completamente corrotti ed entrambi sono sottoposti al peccato, nessuno è giusto. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. In che cosa si può vantare l’uomo, la legge, la religione? No, Paolo ha escluso anche queste.

    In quali opere si possono gloriare gli uomini dunque? Le opere della legge? No, Paolo risponde, solo la legge della fede.

    Si ritiene dunque che l’uomo è giustificato mediante la fede separatamente dalle opere della legge. Questo Paolo o ha predicato continuamente nelle sue lettere.

    Galati 2:16 sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poiché nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge.

    Comunque non solo Paolo ha predicato questa dottrina ma anche Gesù l’ha predicata.

    Matteo 5: 20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

    La giustizia degli scribi e dei farisei proveniva dalla legge, ma nessun uomo, lo abbiamo già visto, sarà giustificato dalle opere della legge.

    Giovanni 3:16-18 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

    Giovanni 6:28-29 Gli chiesero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 29 Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

    Comunque, qui c’è anche un po’ un gioco di parole perché come abbiamo avuto l’opportunità di vedere precedentemente, che quando le persone credono in Gesù è proprio ed infatti l’opera che Dio stesso compie, poiché è solo opera Sua e non della persona che comunque veramente esericita la fede.

    Questo lo abbiamo capito vedendo ciò che Gesù dice in tutto il discorso che fa sulla fede nel Capitolo VI di Giovanni.

    Quindi, l’opera della fede non è umana e divina, completamente e come la grazia anche la fede è un dono di Dio [Efesini 2:8-10], dove vediamo che anche le opere che poi compiamo sono di origine divina e non umana, infatti dice che noi stessi siamo opera di Dio creata in Cristo Gesù.

    Ci è dato di credere e siamo istruiti da Dio e mediante la potenza di Dio, la Sua grazia e misericordia siamo così trascinati a Cristo, vivificati e abilitati dunque a credere secondo la Sua benevola volontà verso di noi che invece meritiamo la Sua ira e la dannazione eterna. Seppur dono di Dio la fede come la giustizia che proviene da essa, viene anch’essa imputata a chi la esercita.

    Quindi non abbiamo assolutamente niente in cui possiamo gloriarci, niente affatto. Dio ha fatto tutto per noi e quindi come possiamo avere alcuna cosa da vantarci?

    Ecco perché la dottrina del libero arbitrio in riguardo alla fede è erronea. Poiché se ci facciamo bene caso purtroppo coloro che credono di essersi loro stessi convertiti, di aver loro stesso esercitato fede da soli e che loro stessi hanno scelto Dio, sono coloro che poi si credono superiori ad altri, sono arroganti e diventano i religiosi e sono loro quelli che infine fanno di Dio un Dio ingiusto.

    Per forza poi credono di poter scadere dalla grazia, se hanno fatto tutto loro, hanno creduto, si sono ravveduti loro e si santificano da soli, beh è evidente che devono anche lavorare anche per mantenere la loro salvezza. Questo non è il riposo in Cristo di cui ci parla la Bibbia [1 Pietro 1:3-5]. Se ancora si lavora incessantemente per mantenersi salvati, si è dunque salvati per opere e quindi non è salvezza e non è giustificazione per fede ma è invece una ricompensa per il lavoro eseguito, non è sola grazia e sola fede.

    Dobbiamo stare attenti, che se abbiamo qualche cosa di cui gloriarci siamo in pericolo, forse nello stesso pericolo di coloro di cui leggiamo in [Matteo 7:21-23].

    Che la salvezza e la giustificazione produca frutto, questo è tutt’altra cosa. Si è giustificati abbiamo visto per fede ma anche per grazia e questo non proviene da noi è il dono di Dio a noi. Smettiamo dunque di cercare di procurarci favore con Dio mediante le nostre opere religiose o spirituali. Siamo già giusti, ubbidiamo Dio perché lo amiamo, perché Lui ci ha amati prima non perché vogliamo guadagnarci il Suo favore. Il Suo favore per noi lo ha già guadagnato Gesù Cristo ed è per FEDE in Lui che siamo dunque resi giusti.

    Paolo continua dichiarando ciò che Gesù aveva dichiarato a Nicodemo, infatti, il famoso passo che abbiamo anche letto poco fa in

    Giovanni 3:16-18 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

    Questo passo descrive esattamente ciò che Paolo sta dicendo qui in [Romani 3:29-30]. Gesù sta spiegando a Nicodemo, che la volontà di Dio non è dare la salvezza solo ai Giudei ma anche a tutte le altre etnie del mondo. Infatti, questo passo non insegna la salvezza universale, cioè che tutti saranno salvati, ma che tutti coloro che eserciteranno vera fede crederanno in Cristo e saranno salvati. Dio ama tutti gli eletti di ogni nazione del mondo non solo Israele. Coloro che non eserciteranno la fede saranno condannati.

    Questo è quello che Paolo sta dicendo, Dio è Dio del Giudeo e del Gentile, esiste un solo Dio ed è Dio di tutte le genti del mondo, tutti nello stesso modo saranno giustificati da Dio mediante la fede in Gesù Cristo e niente altro.

    [Romani 3:31] conclude questo capitolo, e Paolo conclude facendo una domanda e rispondendola. Comunque la risposta di Paolo è importante da quantificare e approfondire.

    Se ci ricordiamo quando abbiamo esposto [Romani 3:7-8], abbiamo stabilito che vi erano due gruppi di persone che prendevano ciò che gli Apostoli insegnavano in riguardo alla legge e storcevano il significato delle loro dottrine per supportare le loro erronee teorie. Cosa che succede spesso anche oggi.

    Un gruppo di persone (Giudei) infamavano Paolo e gli altri Apostoli dichiarando che loro insegnavano che la legge era abolita e che quindi non si era più obbligati a ubbidirne i comandamenti morali ed anche cerimoniali.

    L’altro gruppo invece dichiarava che la dottrina appunto insegnata era che una persona poteva peccare, vivere nel peccato e continuare a vivere senza alcun cambiamento nella loro vita, ma credere e che la grazia di Dio era sufficiente per la loro salvezza e giustificazione.

    Purtroppo questi sono due estremi e sono due errori dottrinali enormi. Gli Apostoli non hanno mai insegnato che la legge morale di Dio era stata abolita e che non doveva essere ubbidita, anzi. Sì, Gesù ha compiuto in Se la legge, tutta e quindi quella cerimoniale non che è stata abolita, ma è stata compiuta in Lui.

    Inoltre gli Apostoli non hanno mai insegnato che il peccare e vivere in modo ingiusto fosse permesso e che la fede dunque annullava la santificazione e il modo giusto di vivere in accordo con la legge di Dio, anzi.

    Abbiamo già fatto il punto di questo. Ora Paolo ritorna un po’ su questo soggetto, poiché la fede appunto non annulla la legge di Dio, infatti Paolo ha pienamente ragione, la fede stabilisce la legge. Come la stabilisce?

    La stabilisce in Cristo e quindi la stabilisce e la conferma in e per coloro che per fede sono in Cristo.

    Per capire bene questo principio bisogna seguire un percorso che inizia nei Vangeli. Gesù ha fatto questa dichiarazione molto importante in

    Matteo 5:17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.

    Abbiamo visto che Gesù infatti ha pienamente portato a compimento la legge di Dio.

    Questo è confermato poi in altri passi. Paolo ha probabilmente dato un risposta ancor più approfondita su questo in

    Romani 10:3-4 Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio; 4 poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono

    Cioè Cristo è il compimento della legge di Dio e quindi per la giustificazione di tutti coloro che credono.

    Per chi crede in Gesù, la fede dunque compie la legge di Dio, poiché la fede è in Colui che la ha compiuta non per se ma per coloro che credono in Lui.

    Questo è reso evidente in

    Romani 8:1-4 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Quindi è evidente che in Cristo la legge è compiuta e per fede in Cristo è stabilita e compiuta anche nella vita del credente. Il credente è giustificato per fede in Gesù Cristo e non perché compie le opere della legge. Altrimenti non si sarebbe giustificati per fede ma per opere. Invece sono le virtù e opere di Gesù nelle quali abbiamo fede, che ci rendono giusti.

    Nel credente comunque la legge di Dio è stabilita perché come abbiamo appena letto, lo Spirito di Dio in noi è anche lo Spirito di santità divina che ci rende sensibili e desiderosi di ubbidire la legge di Dio e che ci aiuta a camminare secondo lo Spirito, perché chi cammina secondo lo Spirito cammina secondo Cristo e secondo l’amore di Dio e quindi la legge è compiuta e il credente non è sottoposto alla legge per essere reso giusto davanti a Dio [Galati 5:13-23] ma invece ubbidisce la parola di Dio per fede e amore verso Dio e verso i fratelli.

    Gesù infatti dichiara proprio questo in

    Giovanni 14:21-24 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui». 22 Giuda (non l’Iscariota) gli domandò: «Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?» 23 Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. 24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.

    Vedi anche [1 Giovanni 4:10-23],[1 Giovanni 5:2-3].

    Infine Paolo ci da l’ultima conferma in che cosa la legge è compiuta, in Cristo, e per amore di Cristo e l’amore di Cristo nel credente la legge di Dio è compiuta e stabilita nel credente mediante la grazia e la fede che Dio dona mediante il Suo Spirito riversando il Suo amore nei Suoi figli [Romani 5:1-5].

    Romani 13:9-10 Infatti questi comandamenti: «Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dir falsa testimonianza, non desiderare», e se vi è qualche altro comandamento, si riassumono tutti in questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso». 10 L’amore non fa alcun male al prossimo; l’adempimento dunque della legge è l’amore.

    Infatti abbiamo così confermato che la fede in Cristo stabilisce la legge di Dio nel credente mediante la pratica dell’amore. Perché per via dell’amore che Dio ha riversato su di noi Dio in Cristo, perché Cristo ha compiuto la legge di Dio per noi e ci ha anche dato il Suo amore con il quale noi ubbidiamo la legge divina stabilita nell’amore.

    Questo infatti riassume ciò che Gesù aveva detto nei Vangeli in riguardo alla legge [Matteo 22:37-40], ma non può essere compiuta se non per fede in Lui che l’ha compiuta.

    Così la fede in Gesù Cristo stabilisce la legge di Dio in Lui e siamo dunque giustificati per fede, nel compimento della legge da parte di Cristo.