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  • Romani Capitolo Sette

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    Settimo capitolo della Lettera di Paolo ai Romani

    Introduzione

    Il settimo capitolo della Lettera ai Romani è un capitolo molto importante che fa parte di un intero discorso che Paolo presenta per quanto riguarda la posizione attuale e il rapporto del credente con il peccato,la giustizia e la legge di Dio.

    Questo capitolo fa parte di una trilogia importante per quanto riguarda la vittoria del credente sul peccato, che ha iniziato davvero nel precedente capitolo 6 e ora prosegue e si arriverà alla sua conclusione nel capitolo 8.

    Nel capitolo 9 Paolo, pur presentando il suo argomento più convincente per quanto riguarda l’esistenza della dottrina della sovrana elezione di Dio nella salvezza, comunque, cambia marcia, sposta la sua attenzione dalla chiesa Gentile al rapporto tra la chiesa, Dio e la nazione d’Israele, questo continuerà fino al capitolo 11.

    E ‘importante notare che continuamente nei documenti originali della Scrittura la numerazione dei capitoli e versi non esisteva. Questi sono stati immessi solo in seguito nelle varie traduzioni per facilitare la lettura, la ricerca e la memorizzazione della Scrittura.

    Anche se molto utile per molte ragioni, la numerazione di capitoli e versetti, e soprattutto la suddivisione in capitoli dei vari libri, può essere dannosa per esempio quando l’autore presenta un pensiero costante nei suoi scritti.

    Questo è vero anche nei primi 8 capitoli di Romani .

    Anche i capitoli 9-11 per esempio sono una unità di pensiero, ma troveremo alla fine che tutto questo epistola non è davvero un assortimento di pensieri separati, invece, anche se alcuni argomenti sembrano cambiare, fanno tutti parte di un fluente e collegato pensiero .

    Quello che Paolo ha fatto è stato presentato come un pensiero continuo in questi capitoli che, se presi come capitoli separati  perdono molto della loro forza e significato.

    Possono erroneamente essere letti come come un pensiero diverso dall’altro che non ha relazione a quanto detto in precedenza, mentre invece tutto deve essere inteso come una unità di pensiero e deve essere compreso e letto insieme.

    Così, quando leggiamo questi capitoli dobbiamo fare finta che la suddivisione dei capitoli non ci sia e dobbiamo capire a quello che Paolo sta dicendo come una sola unità di pensiero. In questo modo possiamo capire molto meglio quello che Paolo sta cercando di comunicare.

    Va detto anche che al capitolo 7 sono state date anche interpretazioni diverse. Ci sono due pensieri principali che riguardano l’interpretazione di questo passo.

    Il primo pensiero di interpretazione è che in tutto questo capitolo, Paolo si riferisce a se stesso ed altri prima della conversione e mai dopo.

    La seconda invece è che Paolo riferisce parte del capitolo a se stesso e ai lettori, prima della loro conversione e parte del capitolo si riferisce a se stesso e ai lettori dopo la loro conversione.

    Io personalmente favorisco la seconda interpretazione del capitolo e vorrei dimostrare perché, la Scrittura dimostra da se che solo questa può essere la giusta interpretazione.

    Paolo in questo capitolo continua il pensiero che ha iniziato specialmente in Romani 6:14-15
    14 infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia. 15 Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!

    Paolo ha spiegato nel capitolo 6 che cosa significasse essere morti, con Cristo al peccato. Come Cristo ha distrutto il potere del peccato, il dominio del peccato, l’uomo vecchio, l’uomo naturale, la natura peccaminosa sono morti.

    Ora Paolo ci spiega che cosa significa veramente essere morto alla legge. E ‘sostanzialmente lo stesso principio di essere morti al peccato [Romani 7:1-6].

    Paolo spiega poi come la legge ha operato e opera nella vita di una persona che la conosce
    [Romani 7:7-14].

    Paolo spiega anche perché un credente nato di nuovo continua a peccare anche quando è stato liberato dal potere del peccato e della legge [Romani 7:15-24].

    In [Romani 7:25] Paolo conclude ma inizia anche a dirci come possiamo avere la vittoria sul nostro corpo, il quale contiene ancora il peccato, questo pensiero continua in modo dettagliato nel capitolo 8.

    Romani capitolo VII dal versetto I a VI

     

    Ignorate, fratelli (perché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull’uomo per tutto il tempo che egli vive? 2 Infatti una donna sposata è per legge legata al marito finché egli vive, ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito. 3 Perciò, se mentre vive il marito ella diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma quando il marito muore, ella è liberata da quella legge, per cui non è considerata adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4 Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio. 5 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte, 6 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera.

    Prenderemo questi primi tre versetti per cominciare ad esaminarli assieme come un’unità di pensiero. Paolo inizia precisando che egli vuole far sapere precisamente qualcosa di molto importante per quanto riguarda la legge a quei fratelli che erano a conoscenza della la legge di Dio.

    Questo però non deve oggi essere visto solo come una cosa data esclusivamente ai credenti ebrei che senza dubbio conoscevano la legge di Dio, ma anche ad altri credenti, che nel tempo anche dopo la loro conversione hanno conosciuto la legge di Dio.

    Tuttavia, qui Paolo si rivolge a coloro che in qualche modo erano venuti a conoscere la legge scritta di Dio.

    Questi potevano essere credenti ebrei o anche altri credenti gentili che erano venuti alla conoscenza della legge ancor prima della loro conversione, si veda ad esempio l’eunuco etiope [Atti 8:27-28], il centurione romano Cornelio [Atti 10:1 -2], Timoteo a metà greco e mezzo ebreo [Atti16:1], [2 Timoteo 3:15], Lidia una donna di Tiatira [Atti 16:14].

    Certamente ce ne sono stati molti altri come loro nella chiesa di Roma, persone che in qualche modo erano informati della legge di Dio prima della loro conversione.

    Anche tra di noi, coloro che sono in Cristo oggi, che forse non conoscevano legge scritta di Dio prima e sono stati salvati per grazia soltanto mediante la fede in Cristo, sono venuti a conoscenza della legge di Dio attraverso lo studio delle Scritture e / o attraverso l’evangelizzazione.

    E ‘importante per noi imparare che cosa significa realmente questo capitolo, se vogliamo essere liberati dal legalismo, non liberati dall’obbedire la legge di Dio dal cuore, perché Dio ha adesso scritto la Sua legge nei nostri cuori rigenerati [Ezechiele 36:25-27],[2 Corinzi 3:3-6].

    E ‘importante per noi sapere tutto questo perché molti credenti o persone religiose sono cadute e cadono nel legalismo, che è l’osservanza delle opere della legge dell’Antico Testamento, al fine di trovare in qualche modo favore ed essere considerati giusti agli occhi di Dio, o per ignoranza pensare come pensavano molti degli ebrei nei giorni di Paolo, che la legge doveva essere aggiunta alla grazia, in altre parole da aggiungere a Gesù [Atti 15:24].

    Nulla può essere più lontano dalla verità. In molti sottili modi anche i cristiani di oggi pensano che quello che fanno nelle loro pratiche religiose e nell’ osservanza della legge provoca Dio ad amarli di più.

    Non è così, Dio ci ha amato fino all’estremo, quando eravamo ancora peccatori [Romani 5:6-10], ora Egli ci ama come Suoi figli [1 Giovanni 3:1], [1 Giovanni 4:17-19] ed Egli ci ama tutti allo stesso modo.

    Egli non ci può amare più di quanto ci ama adesso [Romani 8:31-39], non importa quello che facciamo o non facciamo, ci ama quando obbediamo e quando disobbediamo, né più né meno .

    E ‘ovvio che lui sarà più o meno soddisfatto del nostro cammino e ci disciplina e ci correggere, ogni uno dei Suoi figli quando disubbidiscono, e questo senza eccezione o parzialità [Ebrei 12:5-11].

    Non ci si illuda però, Dio non ha figli o figlie prediletti, non c’è parzialità o favoritismi con Lui. Infatti questi sono assolutamente vietati nella chiesa [Giacomo 2:1-13] perché non sono affatto una parte del carattere di Dio. [Romani 2:11].

    Quindi, osservando la legge porta ad avere alcun particolare favore con Dio. Dio è veramente soddisfatto solo in ciò che il Suo Figlio Gesù Cristo ha fatto e tutto quello che facciamo, come cristiani, è il frutto che Egli porta nella nostra vita quindi non possiamo prendere alcun credito per esso, perché è generato in noi attraverso la grazia di Dio e lo Spirito Santo in noi [Giovanni 15:1-8], [Galati 2:20-21], [Efesini 2:10].

    Quindi Dio non ci considera più o meno giusti mediante l’osservazione della legge e quindi non ci ama più di quanto lo fa già in Cristo e per mezzo di Lui.

    Infatti, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi [Romani 5:6-10], in modo che, se quando eravamo peccatori, Egli ha dato dimostrazione di un amore supremo per noi, quanto più Egli ci ama adesso che siamo Suoi figli?

    La risposta a questa domanda si trova in [Romani 8:31-39].

    Pertanto, noi che in qualche modo conosciamo la legge di Dio, dobbiamo capire bene quello che Paolo sta dicendo in questo capitolo. Sarà importante per il cammino cristiano di tutti  sapere quello che Paolo ci insegna in questo capitolo per quanto riguarda la legge di Dio.

    Paolo dice che la legge di Dio ha il dominio su chi è sotto di essa, in altre parole, la legge come il peccato ha anche essa un dominio sull’uomo.

    Il peccato e la legge hanno dominio, regnano, le norme della legge rendono la persona sottoposta ad essa. Il peccato ci ha schiavizzati e ci ha dominato, ora la legge fa la stessa cosa.

    Dio vuole che la Sua intera legge sia ubbidita e rispettata da ogni persona che è sotto di essa.

    In realtà abbiamo visto che ogni uomo in qualche modo viene sottoposto ad obbedienza alla legge di Dio, sia che si tratti dell’avere una adeguata conoscenza della legge scritta o la conoscenza della legge di Dio attraverso la coscienza.

    Così come la parola di Dio ci dice sia per legge scritta o per coscienza [Romani 2:14-15] ogni essere umano nel mondo è sotto il peccato ed è dichiarato colpevole davanti a Dio come un trasgressore della legge di Dio [Romani 3:9-20].

    Così, mentre la persona vive, lo standard di Dio, la Sua legge, rende la persona ad essere sottomessa alle esigenze della legge.

    La legge esige totale e completa ubbidienza ad essa. Questi sono i requisiti della legge di Dio.

    Questa è una pessima notizia, come Paolo ha dimostrato in precedenza, in altre parole che, sia Ebreo che Gentile sono tutti sotto il peccato e non possono essere giustificati mediante le opere della legge [Romani 3:9-20].

    Tutti sono sotto la condanna della legge stessa per la trasgressione della legge di Dio, la legge provoca questo in ogni singolo essere umano [Colossesi 2:14],[Efesini 2:15].

    La Scrittura conferma che il peccato è trasgressione della legge e chiunque commette il peccato commette illegalità. Il peccato, in altre parole agisce in violazione di legge, infrange la legge, rende una persona fuori legge.

    Ciò conferma l’universalità della illegalità nel genere umano come tutti gli uomini sono continuamente peccaminosi, schiavi di una natura peccaminosa che porta ad essere costante trasgressori della legge.

    1 Giovanni 3:4 Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge.

    Ora Paolo traccia un parallelo, un confronto tra l’unione di un marito e una moglie con il dominio della legge su una persona, o come si potrebbe dire del peccato.

    Un uomo e una donna che sono sposati sono uno, uniti in un legame indissolubile, mentre entrambi sono in vita.

    In realtà tale il legame è indissolubile che, se l’uno o l’altro sposa un altro, mentre sono ancora in vita questo è considerato adulterio da Dio.

    In questo caso Paolo paragona il marito ad una legge per la moglie, così che ora la moglie è sotto la sua legge, la sua autorità, se vogliamo, autorità o legge del marito.

    Questo è esattamente l’esempio che Paolo vuole portare alla nostra attenzione. La donna è legata alla legge, o l’autorità del marito e questa unione non può che essere annullata se non dalla morte del marito, in altre parole, quando ci sarebbe in effetti un cambiamento di autorità. La moglie allora non sarebbe più vincolata al marito perché il marito è morto e quindi così ha anche la sua autorità su di lei. Questo è vero anche del marito!

    Ora, questa donna che si libera dal vincolo che la legava al marito può sposare un altro uomo e non commettere adulterio, perché lei non è più unita e non più sotto l’autorità del marito precedente. Lei è liberata dalla morte per poter sposare un altro. Di nuovo, questo è vero anche del marito.

    Paolo trae ora un altro confronto, cioè, così è anche con coloro che sono stati liberati dall’autorità e la schiavitù della legge.

    Ora, quindi essendo morti con Cristo, come abbiamo visto nel capitolo precedente, siamo morti al peccato assieme a Lui  e questa morte ha sciolto, distrutto, eliminato il potere e il dominio del peccato nella nostra vita.

    Il credente è morto al peccato, in realtà è morto, il vecchio uomo è morto con Gesù in modo che il potere del peccato è anche esso veramente morto nella vita del credente nato di nuovo.

    Questo succede, come con il peccato, anche con la legge. Il credente è morto con Cristo non solo al peccato, ma anche all’esigenza e gli obblighi di essere ritenuto giusto mediante ubbidienza totale alla legge, in quanto tale, l’autorità, il dominio, i requisiti delle esigenze della legge non sono più vincolanti sul credente, ne per rendere la persona giusta mediante la legge stessa, né per rendere quella persona ad essere sotto la maledizione della legge per la trasgressione di essa.

     

    4 Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.

     

    Ora un’altra morte, dello stesso genere si è verificata, non solo siamo morti al peccato in Cristo, ora ancora attraverso il corpo di Cristo siamo morti alla legge così come al peccato, così che ora si può essere sposati, uniti insieme per sempre e sottoposti ad una diversa autorità ed essere posseduti da un altro, e cioè lo stesso Gesù Cristo, Colui che è  risorto dai morti, in modo che ora, essendo morti con lui che è  anche risorto, anche noi siamo pure risuscitati con Lui, ora possiamo portare frutti a Dio. Mentre prima non potevamo.

    Questo è il concetto esatto che abbiamo visto nel capitolo precedente per quanto riguarda il peccato, si vedano i commenti su:

    Romani 6:1-11 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia? 2 Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso? 3 Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita. 5 Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione, 6 sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato. 7 Infatti colui che è morto è libero dal peccato. 8 Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di lui. 10 Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore.

    Romani 6:20-22 Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. 22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.

    Lo stesso esatto concetto di ciò che significa essere morti al peccato, è esposto qui da Paolo nel capitolo 7 per quanto riguarda la legge.

    Allo stesso modo, significa per noi essere morti alla legge mediante il corpo di Cristo [Romani 7:4].

    Una chiara spiegazione di questo concetto si trova anche nel capitolo successivo:

    Romani 8:2-4 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Vedremo più in dettaglio cosa significa tutto questo, quando arriveremo a questa porzione della Scrittura, tuttavia, è sufficiente capire come la Parola di Dio ci insegna che l’opera di redenzione di Gesù, la Sua vita, la Sua morte e risurrezione, ha fatto qualcosa di grandioso nella nostra vita.

    Il suo Spirito di vita ci ha liberati perché ci ha rigenerati, ci ha fatto rivivere con Cristo dalla nostra morte spirituale, e ci ha liberati dalla legge del peccato e della morte.

    L’osservanza della legge non poteva fare niente di tutto questo, perché la debolezza della natura umana peccatrice non poteva rispettare la legge per ottenere giustizia mediante essa, così Dio lo ha fatto, Dio ha fatto ciò che l’uomo non poteva fare, come?

    Mandando Gesù, il Suo Figlio in carne simile a carne peccaminosa. Simile alla carne del peccato soltanto, perché Egli non ha conosciuto peccato in se [2 Corinzi 5:21], Egli è l’unico giusto, Egli visse in perfetta obbedienza alla volontà e alla legge di Dio [Matteo 5:17-18], [1 Pietro 1:18-19], [1 Pietro 3:18].

    Egli nel Suo corpo ha preso il peccato degli eletti e ha condannato il loro peccato nella carne e, così facendo, ha assolto tutti dai requisiti e la trasgressione della legge di Dio prendendo Egli su di sé i nostri peccati, tutte le trasgressioni della legge di Dio così cancellando la nostra natura peccaminosa, in modo che anche il requisito giusto della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

    In altre parole i giusti requisiti della legge sono stati soddisfatti solo da Gesù, ma sono stati imputati a noi, in modo che siano soddisfatti in noi. In noi che non siamo più uomini naturali, piuttosto  nati di nuovo dello Spirito, noi che camminano secondo la vita dello Spirito, siamo esseri spirituali non più naturali e siamo adesso in Cristo [Romani 8:9-10].

    La legge e tutte le sue esigenze sono state adempiute per noi da Gesù Cristo in modo che la Sua giustizia per aver adempiuto la legge ora è stata imputata a noi che siamo nati da Lui.

    Quindi non solo la condanna della legge che è contro di noi è stata portata via in Cristo [Colossesi 2:14], ma anche il compimento della legge da parte di Cristo è stato imputato a noi come se la legge fosse stata soddisfatta da noi.

    Essere uniti ora alla morte di Cristo siamo morti al peccato e il potere del peccato non regna più su di noi, siamo anche così morti alla legge, alla sua condanna e le sue esigenze, uniti dunque alla Sua vita e con la Sua vita noi siamo uniti, in altre parole, sposati a lui in modo che ora possiamo portare frutto a Dio.

    Efesini 2:10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.

    Tito 3:4-7 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.

    Questo passo descrive la nostra salvezza per sola grazia attraverso la rigenerazione dello Spirito Santo, ed essendo stati giustificati dalla sua grazia (grazia, parola usata come sinonimo di fede nella nostra salvezza, si veda anche [Romani 5:1]), si diventa eredi della vita eterna, questa è la descrizione di come siamo stati salvati e la nostra posizione, il passo successivo descrive la nostra salvezza e ciò che essa genera nella vita della persona rigenerata.

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

    Ancora una volta vediamo che il frutto di Dio ha due descrizioni, cioè, la vita eterna e le opere buone che in entrambi i casi sono il frutto di Dio, il frutto che la resurrezione di Gesù opera in noi, questo è essere sposati a Lui, uniti a Lui nella Sua morte e resurrezione, questo è il frutto di Dio che viene prodotto, in entrambi i casi e in tutti i casi è SOLO per grazia divina.

     

    Romani 7:5-6 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte, 6 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera.

     

    Ora dobbiamo capire un concetto molto importante qui il quale Paolo inizia a sviluppare per noi.

    Prima di tutto, come abbiamo detto prima, qui è il concetto stesso per quanto riguarda la legge che è stato descritto per noi nel capitolo precedente anche per quanto riguarda il peccato.

    Abbiamo già visto questo all’opera nel versetto precedente [Romani 7:4] e abbiamo commentato in tale istanza.

    Tuttavia, dato che Paolo ci presenta di nuovo con questo confronto diamogli un altro sguardo.

    Paolo dice ora “mentre eravamo nella carne”.  Questa dichiarazione è molto importante, Paolo qui usa il verbo nel tempo passato, cioè eravamo nella carne.

    L’uso di questo indica che questa era una condizione presente prima ma che oggi non c’è più.

    Questo è interessante perché qui dobbiamo anche capire che può esistere una differenza nella Scrittura tra l’essere nella carne e camminare nella carne.

    Dobbiamo renderci conto appunto che l’uso della parola carne non è sempre lo stesso, non sempre significa la stessa cosa.

    Qui Paolo dice infatti che quando eravamo nella carne, eravamo nella carne indica il fatto che ora non siamo più nella carne.

    Cosa significa questo?

    Qui Paolo sta parlando di essere nella carne come la persona che è nello stato carnale, cioè naturale, prima della rigenerazione, prima della  conversione, quando eravamo ancora in Adamo per natura, quando eravamo uomini e donne naturali privi di vita dello Spirito di Dio, in altre parole spiritualmente morti.

    Questo è ciò che significa essere nella carne, in quanto essere in essa significa essere in uno stato non redento, cioè ancora in possesso di una natura peccaminosa e non di una natura divina.

    Questo è anche il motivo per cui Gesù ha detto questo in:

    Giovanni 6:63 È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla. Le parole che vi dico sono spirito e sono vita.

    Ha anche detto questa altra verità molto importante per quanto riguarda la vita dello Spirito

    Giovanni 3:3-8 Gesù gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?». 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Ciò che è nato dalla carne è carne; ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito. 7 Non meravigliarti se ti ho detto: “Dovete nascere di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né dove va; così è per chiunque è nato dallo Spirito».

    Queste cose che Gesù dice a Nicodemo sono molto, molto interessanti .

    Basti dire che nel contesto del versetto che stiamo esaminando in [Romani 7:5], essere nella carne significa non essere ancora nato di nuovo dello Spirito, il che è lo stato che Gesù sta spiegando in cui uno deve essere se si aspettano di entrare nel regno di Dio.

    Ancora una volta, un essere nato di nuovo riceve una nuova natura, una natura divina, significa quindi, come abbiamo visto nel capitolo precedente, essere morti con Cristo, morti al peccato e resi vivi in Cristo mediante la Sua risurrezione.

    Questa è la descrizione della differenza tra l’essere nella carne ed essere nello Spirito. È anche la differenza tra camminare nella carne e camminare nello Spirito.

    Quindi, essendo nella carne, rimanendo uomini naturali, camminando nella carne e con una natura peccaminosa queste cose non sono per nulla utili come dice Gesù, per cui bisogna nascere di nuovo, bisogna diventare una persona spirituale, questo è possibile solo con l’intervento di Dio nella vita di una persona, il che avviene unicamente per la Sua grazia.

    OK, così quando eravamo ancora nella carne, nel nostro stato naturale, spiritualmente morti, le passioni peccaminose che erano state suscitate dalla legge erano all’opera nelle nostre membra per portare frutto alla morte.

    Quando eravamo in quello stato di morte spirituale, le passioni peccaminose erano suscitate dalla legge di Dio. In altre parole la nostra natura peccaminosa già programma in noi a non fare altro che peccare nella maggior parte dei casi della nostra vita e di comportamento. Il nostro comportamento quando siamo dominati dal potere del peccato, come abbiamo visto, ci fa sempre prendere decisioni basate sui nostri desideri peccaminosi e le passioni che sono contro la volontà di Dio e la Sua parola.

    Tuttavia, qui Paolo sta dicendo che, anche se già automaticamente ci comportiamo in modo peccaminoso, per rendere le passioni ancora più peccaminose, in altre parole la voglia di peccare ancora di più è svegliata, suscitata, eccitata da una cosa specifica in questo caso, non Satana, non il mondo, non la nostra carne, ma la legge di Dio.

    Quindi la legge non ferma la voglia di peccare in una persona naturale, suscita invece le passioni più peccaminose, le sveglia e le agita in modo che queste aumentano in forza e diventano sempre più incontrollabili.

    Questo è l’effetto che la legge di Dio ha sulle persone irredente, sulla natura peccaminosa delle persone. Avete mai sentito alcune frasi come: “Quanto più è proibito fare una cosa o avere qualcosa, più la si desidera  o vogliamo fare ciò che è proibito?” Oppure: “Le leggi o le regole sono fatte per essere infrante”.

    Nell’essere umano, che è ancora naturale, ancora schiavo della sua natura peccaminosa, in queste persone, la legge opera in questo modo. La legge spinge le persone a desiderare sempre più ciò che essa proibisce. Se una cosa è vietata il desiderio di fare tale cose proibita diventa una attrazione così forte  per la natura peccaminosa che diventa ancor di più incontrollabile e divente qualcosa che deve essere fatto a tutti i costi.

    Paolo dichiara, infatti, in

    1 Corinzi 15:56 Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge.

    Dalla legge è da dove il peccato trae la sua forza. La legge è quella che dà ancora più forza e desiderio per il peccato già presente nella natura peccaminosa.

    Questo principio opera così molto probabilmente a causa del fatto che, dopo che l’uomo si ribellò a Dio, è venuto alla conoscenza personale del bene e del male.

    Poiché l’uomo è poi diventato uno schiavo del peccato nella sua natura, lui o lei non può scegliere più di fare il bene, infatti la parola di Dio ci dice che non c’è nessuno che pratica la bontà, no, neanche uno [Romani 3:12] . Perché?

    Perché l’uomo non può e non vuole. La natura peccaminosa è causata dalla morte spirituale. Lo spirito umano è separato da Dio, quindi non percepisce e non può percepire il bene e il male allo stesso modo che Dio lo percepisce, né l’uomo possiede la vita di Dio per compiere vera bontà.

    Questo è tutto a causa del fatto che essendo in ribellione a Dio, l’umanità vuole essere indipendente da Dio e dalla Sua legge.

    La Legge di Dio è buona per inciso, perché suscita passioni peccaminose dell’uomo non significa che la legge è malvagia, infatti Paolo dice proprio questo di cui parleremo più avanti in questo capitolo [Romani 7:7], [Romani 7:12].

    L’uomo separato dalla vita di Dio vede tutto ciò che Dio considera bene come male e tutto ciò che Dio considera cattivo invece l’uomo lo considera buono. Questo è ciò che arrivare alla conoscenza del bene e del male fa nelle persone radicalmente corrotte e depravate in natura, in una persona spiritualmente morta.

    Rende il desiderio dell’uomo di fare sempre ciò che è contrario a Dio e di voler disubbidire a Dio.

    Questa è la descrizione dell’uomo che si trova infatti in [Romani 1:28-32], [Romani 3:10-18] e come Isaia descrive il comportamento dell’uomo in

    Isaia 5:20-24 Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro! 21 Guai a quelli che sono saggi ai loro occhi e intelligenti davanti a loro stessi! 22 Guai ai campioni nel bere il vino e abili nel mescolare bevande inebrianti, 23 che assolvono il malvagio per un regalo e privano il giusto del suo diritto! 24 Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia e la fiamma consuma la paglia, così la loro radice sarà come marciume e il loro fiore sarà portato via come polvere, perché hanno rigettato la legge dell’Eterno degli eserciti e hanno disprezzato la parola del Santo d’Israele.

    Coloro che chiamano bene il male e male il bene, quelli che rigettano la legge di Dio e disprezzano la Sua parola e che questi amici miei sono tutti quelli che ancora non sono nati di nuovo, coloro che sono uomini naturali, che hanno ancora una natura peccaminosa.

    Per questo motivo la legge di Dio in una persona non rigenerata provoca le passioni peccaminose ad essere eccitate ancor di più e a desiderarle ancora di più.

    Paolo poi prosegue dicendo le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte

    Queste passioni peccaminose tutte eccitate dalla legge hanno fatto qualcosa, si sono scatenate nelle nostre membra. Quali sono le nostre membra? Nella Scrittura la parola membra è usata per descrivere il nostro corpo fisico.

    Noi vediamo questa parola ampiamente usata nella Scrittura per descrivere uno o più parti che formano il corpo, [Romani 6:13-19],[Romani 7:5],[Romani 7:23-24], soprattutto in questo ultimo passo si vede la correlazione esatta tra la parola membri e il corpo fisico.

    Romani 7:23-24 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

    Vedi anche [Colossesi 3:5], [Giacomo 3:6],[Giacomo 4:1]. Quindi è chiaro che la parola membra nella maggioranza dei casi significa corpi, perché le varie membra o le parti del nostro corpo compongono il tutto.

    Quindi, le passioni peccaminose suscitate nei nostri corpi causano il nostro essere, i nostri corpi, a portare frutto alla morte.

    Cosa significa questo? Avevamo visto prima che il salario del peccato è la morte [Romani 6:23], in modo che tutto ciò che è peccato e tutto ciò che produce il peccato porta alla morte, morte spirituale e morte fisica.

    Sappiamo anche dalla parola di Dio che coloro che seminano nella carne, in altre parole, coloro che seminano dalla natura peccaminosa, raccoglieranno corruzione [Galati 6:8], corruzione è un’altra parola che descrive la morte, si veda anche [Atti 2:27-31], [1 Corinzi 15:42].

    Tutto ciò che ha a che fare con il peccato produce solo frutto alla morte, morte spirituale e fisica, che è l’unico frutto che possiamo aspettarci di portare dal peccato.

    Abbiamo visto questo concetto esposto anche nel nostro studio del capitolo 6

    Romani 6:20-22 Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. 22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.

    Ora Paolo continua dicendo: ora siamo stati liberati anche dalla legge, essendo morti a ciò che ci dominava, in modo che adesso dobbiamo servire Dio nella novità dello Spirito e non con il vecchio sistema della lettera, cioè la legge.

    Amen, lode a Dio per questa verità, ma ora rispetto a prima, Paolo ha iniziato a dire nel versetto 5 quando eravamo ancora nella carne, ma ora dice, ora, c’è stato quindi un cambiamento di status, un cambiamento di posizione, di relazione.

    Prima eravamo ancora nella carne, morti nello spirito, producendo frutti alla morte, ma ora, grazie a Dio, ora che siamo in Cristo, qualcosa è successo, qualche cosa è cambiata.

    Che cosa è successo ora? Che cosa è cambiato?

    Abbiamo già visto l’inizio di questo concetto nel capitolo 6, ma ora Paolo ribadisce il concetto stesso del capitolo precedente, cioè siamo stati liberati dal potere del peccato, la schiavitù del peccato, morendo al peccato con Cristo [Romani 6:2-7], vedere commenti in riguardo.

    Qui Paolo dice che siamo stati liberati dalla legge, come è che siamo stati liberati dalla legge?

    Che cosa significa essere liberati dalla legge?

    Nello stesso modo in cui siamo stati liberati dal potere del peccato, siamo stati liberati dal potere della legge, con la morte. La morte di Cristo ed anche la morte del vecchio uomo con Lui.

    Noi che siamo ora vivificati in Cristo e siamo morti al peccato in Cristo siamo anche morti alla legge in Lui. Siamo morti a tutto ciò che ci teneva prigionieri, il peccato e anche la legge, ci tenevano in cattività.

    Siamo morti ricordate? Così che ora siamo in grado di essere sposati ad un altro, Gesù, ed essere sotto la Sua autorità e potere, questa è la libertà, invece di essere soggetti al potere del peccato, della morte e della legge, senza contare anche Satana, il mondo e la nostra carne, cioè natura e corpo.

    Galati 2:19-20 perché per mezzo della legge io sono morto alla legge, affinché io viva a Dio. 20 Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

    Qui, in questo passo, vediamo che Paolo espone lo stesso identico discorso. Inoltre dobbiamo notare anche che, la parola carne qui non indica affatto lo stato di essere nella carne nel contesto di essere ancora una persona naturale, una persona non nata di nuovo ma fa riferimento alla carne come il corpo fisico.

    Quindi dobbiamo stare attenti a guardare molto attentamente TUTTO il contesto circostante a questa parola carne, così da non fraintendere che cosa l’autore vuole comunicare quando usa questa parola.

    Qui Paolo ovviamente si riferisce alla carne del corpo e non lo stato di una persona non rigenerata.

    Abbiamo visto che cosa significa essere stati liberati dal potere che il peccato aveva su di noi. Ora, in questo ultimo passo Paolo ci dice che attraverso la legge egli è morto alla legge così che egli vive per Dio, che cosa significa questo?

    Beh, lui ci spiega un po’ di questo anche in [Romani 7:9-11]. Il peccato ci ha già uccisi spiritualmente nella nostra natura ed uccide anche il corpo nel tempo, comunque, la legge porta la conoscenza del peccato e questo suscita il desiderio di peccare ancora di più.

    Questo è così che, la legge che è buona e santa e giusta, perché l’uomo naturale non può obbedire ad essa, conferma che siamo spiritualmente morti e in sostanza, ci mette in condizione di insensibilità a Dio, questo conferma che siamo morti, in sostanza la legge uccide ogni possibilità, ogni speranza che un uomo possa ubbidirla e diventare giusto per essa.

    Questa è una brutta notizia per la persona legalista e il religioso, perché condanna il loro falso sistema di giustizia che essi hanno costruito per se stessi. Comunque questo è anche un bene, perché la legge dà la consapevolezza del peccato e del nostro stato di ingiustizia e soprattutto la nostra incapacità di obbedire essa e dimostra il nostro costante desiderio di trasgredirla.

    Questo è così che attraverso la convinzione dello Spirito Santo e la Sua rigenerazione, Egli ci porta alla comprensione della nostra condizione di peccato e di totale disperazione. Questo è un bene perché poi diventiamo morti a tutto questo in Cristo, ma siamo resi vivi in Lui mediante la Sua risurrezione, abbiamo così la vita spirituale per vivere per Dio, amare e ubbidire la Sua legge dal cuore.

    Tuttavia, come siamo stati liberati dalla legge e come ha fatto la legge a tenerci in ostaggio e prigionieri, quale potere ha esercitato la legge su quelli che sono sotto ad essa?

    Prima di tutto quelli che sono sotto la legge sono costretti dalla legge stessa ad essere completamente e sempre ubbidienti ad essa per poter essere considerati giusti.

    Galati 3:10-14 Ora tutti coloro che si fondano sulle opere della legge sono sotto la maledizione, perché sta scritto: «Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle». 11 Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede». 12 Ora la legge non proviene dalla fede, ma «l’uomo che farà queste cose vivrà per mezzo di esse». 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14 affinché la benedizione di Abrahamo pervenisse ai gentili in Cristo Gesù, perché noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede.

    Maledetto chiunque non persevera in TUTTE le cose che sono scritte nel libro della legge per praticarle. Questa è l’esigenza, il requisito, l’obbligo che legge ha su tutti gli uomini. E’ impossibile realizzare tale impresa. Tanto è vero che Cristo ha dovuto farlo per noi. Egli ci ha riscattati dalla maledizione della legge, maledizione che si trova su ogni singola persona perché una sola trasgressione della legge è la trasgressione di tutta la legge e il peccato è trasgressione.

    Giacomo 2:10-11 Poiché chiunque osserva tutta la legge, ma inciampa in un punto solo, egli è colpevole di tutta. 11 Perché Lui che ha detto, “non commettere adulterio”, ha anche detto, “Non uccidere”. Ora, se tu non commetti adulterio, ma uccidi, sei diventato un trasgressore della legge.

    Questo tra l’altro comprende tutti gli uomini, quelli che hanno conoscenza della legge scritta e coloro che sono sotto le esigenze della legge che non è scritta, o meglio ancora, la legge di Dio scritta nei cuori di tutti gli uomini [Romani 2:14-15] .

    La Scrittura conferma che il peccato è violazione, trasgressione della legge e chiunque commette il peccato commette trasgressione. Il peccato, in altre parole è agire, comportandosi, vivendo in violazione della legge, infrangere la legge, essere senza legge, fuori legge.

    Ciò conferma dunque l’universalità della trasgressione nel genere umano tutti gli uomini sono peccaminosi continuamente, schiavi di una natura peccaminosa che porta ad essere un costante trasgressore della legge.

    1 Giovanni 3:4 Chiunque commette il peccato, commette pure una violazione della legge; e il peccato è violazione della legge.

    Tra l’altro, l’ignoranza della legge morale scritta non esonera nessuno ad obbedirla.

    Diciamo che se una persona va in un paese straniero di cui non si conoscono le leggi, ma mentre è lì trasgredisce la legge del paese. La sua ignoranza della legge la esonera ad obbedirla? Se è arrestata e processata, vuol dire che non sarà condannato per aver trasgredito la legge?

    No, per niente, sarà giudicata colpevole dalla legge come un trasgressore della stessa. Forse il giudice prenderebbe in considerazione il fatto che non conoscevano la legge scritta e gli darà una pena ridotta, tuttavia  sarà punita.

    Con Dio funziona allo stesso modo. Infatti con Dio, che è anche più misericordioso e pietoso di un giudice terreno questo è ancora peggio. Perché?

    Prima di tutto con Dio, la questione non è se sono appresi trasgredendo la Sua legge, il problema è che uno verrà sicuramente preso nella trasgressione.

    In secondo luogo, Dio è assolutamente giusto e santo, e deve punire secondo la Sua giustizia perfetta e la giustizia secondo il Suo standard, cioè perfetta obbedienza alla sua legge.

    Un giudice umano potrebbe essere più tollerante e anche più permissivo di Dio, come giudice umano potrebbe o non potrebbe sentenziare secondo i requisiti della stessa legge, ma potrebbe anche giudicare secondo la sua personale inclinazione nel caso.

    Dio non è così, Dio non fa nessun favoritismo personale verso alcun uomo. Così, quando qualcuno che non conosce la legge scritta la trasgredisce, notate che ho detto quando e non se, perché tutti trasgrediscono la legge di Dio anche se non sono a conoscenza del codice scritto, in modo che quando una persona trasgredisce la legge di Dio ed essa viene davanti al tribunale di Dio, sarà comunque colpevole di aver trasgredito la legge di Dio e pagherà per tutte le trasgressioni commesse.

    Essi saranno condannati ad una pena ridotta, ma comunque la pena sarà sempre eterna.

    Ridotta in intensità per via della loro scarsa conoscenza della legge scritta, tuttavia eterna, non temporanea. Non esiste una cosa come il purgatorio, il castigo di Dio è come la sua salvezza, eterna.

    Luca 12:46-48 il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui non se l’aspetta e nell’ora che egli non sa; lo punirà severamente e gli assegnerà la sorte con gli infedeli. 47 Ora quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non si è preparato e non ha fatto la sua volontà, riceverà molte battiture. 48 Ma colui che non l’ha conosciuta, se fa cose che meritano le battiture, ne riceverà poche. A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto più sarà richiesto.

    Chi conosce la legge scritta e la trasgredisce conoscendola, riceverà il maggior livello di pena eterna rispetto a chi non la conosce, perché essi hanno una maggiore conoscenza e quindi hanno una maggiore responsabilità di obbedire la legge, perché più conoscenza uno ha, più rivelazione uno ha, la responsabilità richiesta è maggiore, e più conoscenza uno ha, più responsabilità uno ha e peggio la punizione sarà, si veda anche [Ebrei 10:26-30].

    Ecco perché rifiutare il Vangelo, rigettare Gesù, l’unico modo per avere le trasgressioni della legge di Dio perdonate e la colpa del peccato rimossa in modo permanente e rifiutare Colui che è la fonte più grande e l’ultimo della rivelazione divina e continuare nell’incredulità e nella ribellione e nella disobbedienza dopo aver avuto conoscenza della Sua verità, merita la peggiore punizione eterna possibile.

    Tutta l’umanità abbiamo visto è dichiarata colpevole davanti a Dio e tutto il genere umano ha la legge morale di Dio scritta nei loro cuori, così che anche dalla coscienza hanno la consapevolezza di aver trasgredito la legge di Dio.

    Perché ogni volta che si trasgredire un comandamento della legge di Dio, seppur non conoscendo la legge scritta, essi hanno la consapevolezza che l’azione che hanno commesso è una violazione della legge di Dio scritta nei loro cuori, tutto questo avviene attraverso la coscienza.

    Così che, anche in questo modo, vi è la consapevolezza della legge di Dio e di averla trasgredito, così che anche senza conoscere la legge scritta, l’uomo è senza scusa davanti a Dio [Romani 1:18-19], [Romani 2:14 -15], [Romani 3:9], [Romani 3:19].

    Quindi quello che stiamo dicendo, o meglio ciò che la Parola di Dio dice, è che la legge, in forma scritta e conosciuta, o non scritta ma ancora conosciuta attraverso la coscienza, tiene tutti gli uomini sotto le sue esigenze di obbedienza completa.

    Questo è un problema molto, molto grave per l’umanità. Perché? Perché l’umanità non può e non vuole obbedire alla legge divina.

    Il problema è, e abbiamo visto questo già ampiamente precedentemente, che l’uomo nasce con una natura peccaminosa e il peccato è vivo e presente in ogni persona, abbiamo già studiato questo.

    In sostanza, quando l’uomo è nato lui o lei ha prima di tutto già peccato in Adamo [Romani 5:12] e quindi ha peccato nel loro essere, nella loro natura, quindi già tutti sono colpevoli di peccato, tutti hanno peccato e sono privi della La gloria di Dio [Romani 3:23].

    Tuttavia, quando l’uomo attraverso la consapevolezza della coscienza e la conoscenza del codice scritto si rende conto di infrangere la legge di Dio, a questo punto, la persona diventa veramente e attivamente responsabile davanti a Dio di trasgressione della legge di Dio.

    Si comprende allora che la legge di Dio ha requisiti ed esigenze, richiede che l’umanità in ogni dove, del tutto e sempre sia obbediente ad essa [Colossesi 2:13-14], [Giacomo 2:10-11].

    Queste esigenze sono umanamente impossibili da essere tutte e sempre ubbidite, a causa della natura peccaminosa nella persona, vedi [Romani 8:3],[Romani 8:7].

    Così come abbiamo fatto menzione prima più volte, le richieste della legge sono state soddisfatte solo da Gesù in favore di coloro per i quali Egli è morto [Matteo 5:17-18],[Romani 8:3-4].

    Egli ci ha riscattati dalla maledizione della legge, come si è letto anche prima in

    Galati 3:10-14 Ora tutti coloro che si fondano sulle opere della legge sono sotto la maledizione, perché sta scritto: «Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle». 11 Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede». 12 Ora la legge non proviene dalla fede, ma «l’uomo che farà queste cose vivrà per mezzo di esse». 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14 affinché la benedizione di Abrahamo pervenisse ai gentili in Cristo Gesù, perché noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede

    Non solo Gesù ha vissuto una vita perfetta senza peccato e quindi ha così adempiuto la legge morale di Dio, Egli ha inoltre soddisfatto completamente anche la legge cerimoniale di Dio. Egli ha pagato per intero il prezzo delle nostre trasgressioni della legge di Dio [Isaia 53:4-6] in modo che Lui, il solo Giusto, è morto al posto degli ingiusti e dei peccatori e trasgressori della legge di Dio, cioè tutti noi che siamo in Lui.

    Questo è così che per grazia di Dio solo, attraverso la sola fede, noi che crediamo in Lui potrebbe avere i requisiti giusti della legge compiuta in nome nostro e dei nostri sensi di colpa, il giudizio e la condanna da pagare per tutto attraverso quello che Gesù ha fatto. [Romani 8:1-4],[Romani 3:21-26],[2 Corinzi 5:21],[1 Pietro 3:18],[1 Giovanni 2:1-2].

    Così questi, dove le esigenze della legge di Dio che ci legava per completare l’obbedienza ad essa, come abbiamo già visto in innumerevoli passaggi, nessun uomo potrà mai ubbidire.

    Quindi la condanna di tutti gli uomini è giusta.  la vita, morte e risurrezione di Gesù per noi che crediamo, ci ha liberati dalle esigenze della legge e le conseguenze delle trasgressioni della legge di Dio,cioè i peccati, ed il loro senso di colpa, così come ci ha liberati dal potere del peccato e quindi della legge.

    Il potere del peccato è che la nostra volontà è stata tenuta prigioniera dalla sua potenza e le sue richieste, ci teneva schiavi alla disobbedienza e alla ribellione, la quale è violazione della legge [1 Giovanni 3:4],[Giacomo 2:10].

    Il potere della legge è la sua esigenza di obbedienza completa, cosa che l’uomo nella sua carne non può fare e che con l’aumento della volontà e il desiderio di trasgredire la legge si ribellano contro la volontà divina.
    Questo è come la legge che è buona è diventata una maledizione per l’uomo.

    Gesù ci ha liberati da tutto questo, così che, liberati da tutto questo possiamo servire Dio nella novità dello Spirito anziché nel vecchio sistema della lettera cioè la legge.

    Noi, siamo stati liberati da Gesù, dal potere del peccato e le esigenze e la maledizione della legge, essendo noi stessi morti insieme con Cristo a tutto questo, ed ora, che non siamo più sotto la schiavitù completa di queste cose, possiamo, dovremmo, servire Dio nella novità dello Spirito e non nel vecchio modo che la lettera o meglio la legge richiedeva.

    Prima di tutto, allora ci domandiamo, questo significa che non siamo più tenuti a obbedire alla legge morale di Dio, i Suoi comandamenti?

    Niente affatto! Ricordate che abbiamo visto questo concetto esposto nel capitolo 6.

    Non siamo liberi di vivere una vita senza legge. Dopo tutto quella era anche la contenzione degli ebrei legalisti ai giorni di Paolo e anche la filosofia dell’atteggiamento libertino degli anti-nomiani (anti-contro-nomos-legge), quelli che sostenevano che uno aveva la libertà di vivere e praticare il peccato e ritenersi lo stesso nella grazia di Dio.

    La Scrittura, infatti, conferma che il peccato è violazione della legge e chiunque commette il peccato commette illegalità, trasgressione.

    Il peccato, in altre parole agisce in violazione della legge, infrange la legge, fa essere senza legge. Ciò conferma l’universalità della illegalità nel genere umano perché tutti gli uomini sono peccaminosi continuamente, sono schiavi di una natura peccaminosa che porta ad essere un costante trasgressore della legge.

    1 Giovanni 3:4 Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge.

    Quindi, la risposta è sempre no, non siamo affatto liberi di vivere una vita senza legge, non siamo mai liberi di trasgredire la legge di Dio.

    Piuttosto, ciò che questo significa è che siamo liberati da Cristo per vivere nella novità dello Spirito.

    Qual è la novità dello Spirito rispetto alla vecchia lettera o legge?

    Questo è il concetto stesso esatto che Paolo rivela per noi anche in [2 Corinzi 3:3-18].

    In realtà significa due cose.

    La prima è, che la fede in Gesù nella Sua opera di redenzione è l’unica cosa necessaria per essere a posto con Dio, in altre parole, essere dichiarati giusti da Dio e questa è opera dello Spirito in noi, per mezzo di Gesù.

    E’ lo Spirito che applica l’opera di Gesù per grazia mediante la fede in Gesù al fine di essere considerati giusti davanti a Dio e non l’osservanza della legge mosaica, [Atti 15:24].

    L’antico patto, il patto mosaico, richiedeva che la persona fosse completamente e sempre obbediente alla legge, al fine di soddisfare la legge di Dio, il suo carattere morale. Abbiamo visto comunque che questo è impossibile da farsi per qualsiasi uomo (tranne Gesù).

    Tuttavia, abbiamo visto che prima dell’Antico Patto o Patto Mosaico, il modo di Dio per trattare con l’uomo era sempre lo stesso che è sempre stato ed è ancora oggi, in altre parole, mediante la Sua grazia per fede, ciò è quello che portata il vero timore e amore per Lui.

    Possiamo vedere questo concetto nell’AT ancora prima della legge [Genesi 6:5-8]. Noè fu salvato dalla grazia di Dio mediante la fede. Fede che ha dimostrato che Noè ricevette la grazia di Dio e quando ha creduto ha obbedito a Dio ed ha costruito l’arca, e questo è stato tutto  solo per grazia di Dio, ovviamente.

    Così era la situazione con Abramo. Dio ha scelto lui per primo [Neemia 9:7] e quindi era solo per grazia che Abramo ebbe fede in Dio, e Dio quindi imputò la sua fede a giustizia [Genesi 15:6].

    Il Patto della legge o Mosaico fu dato da Dio a Israele per dimostrare la loro mancanza di obbedienza, mancanza di fede e di amore per Dio [Deuteronomio 26:17-18] e per dimostrare che l’uomo non può mai obbedire a Dio, non può avere i requisiti giusti, non importa quanto duramente egli tenta [Deuteronomio 5:28-29], [Salmo 81:8-16],[Romani 8:3-4],[Romani 8:7].

    Atti 13:38-39 Vi sia dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui vi è annunziato il perdono dei peccati, 39 e che, mediante lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, di cui non avete potuto essere giustificati mediante la legge di Mosè.

    La legge è stata data anche per essere un ombra o una rivelazione parziale della persona di Gesù Cristo e la Sua opera di redenzione fino a che Egli è venuto, è la testimonianza di Lui [Luca 24:25-27], [Luca 24:44], [Giovanni 5:39-47],[Ebrei 10:1-10].

    Pertanto, solo Dio attraverso la Sua grazia, sola può fornire la giustizia per l’uomo attraverso la fede in Gesù e la Sua opera questo avviene attraverso e per mezzo Suo vivificati dallo Spirito Santo e non attraverso le opere della [Romani 2:25-29] legge, [Romani 3:19-26], [Galati 3:24-25].

    La legge è un precursore, un tutore, un insegnante che ci conduce alla conoscenza della grazia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, Colui che solo può giustificare, quindi l’unico che può portare l’uomo ad una vita santificata ed un rapporto di relazione con Lui per mezzo di Lui e grazie all’opera dello Spirito, [Galati 3:21-29],[Galati 4:1-7].

    Per questo motivo la Nuova Alleanza, Patto Eterno in Cristo erano necessari [Ebrei 7:22-28], [Ebrei 8:1-13], [Ebrei 9:1-28], [Ebrei 10:1-25].

    La Nuova Alleanza in Cristo elaborata dalla grazia di Dio attraverso la potenza dello Spirito Santo, non richiede l’osservanza della legge per ottenere la giustizia. Richiede solo l’opera di Gesù, la Sua giustizia e la grazia di Dio e la fede, che si traduce tutto in una nuova legge, che in realtà non è per niente un concetto nuovo.

    In realtà, la parola di Dio dice che l’amore è il compimento della legge [Romani 13:10], ma l’amore di Dio è soltanto effuso nei nostri cuori per la presenza dello Spirito Santo [Romani 5:5].

    Questa nuova legge è dunque l’amore di Dio e la grazia che riceviamo attraverso di Lui che abbiamo per fede e l’amore dello Spirito di Dio nei credenti.

    La prima cosa nuova che fa lo Spirito è che  convince il mondo di peccato, giustizia e giudizio [Giovanni 16:8-11] e rigenera il peccatore [Giovanni 3:5-8], così che l’essere nato di nuovo dallo Spirito di Dio, diventa una nuova creazione, tutte le cose vecchie sono passate via [2 Corinzi 5:17], e abbiamo così ricevuto anche l’autorità e il potere di diventare figli di Dio [Giovanni 1:12-13] e possiamo essere dichiarati giusti da Lui e dinanzi a Lui.

    Ezechiele 36:25-27 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti.

    Tito 3:4-7 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.

    Il nuovo lavoro dello Spirito, la novità dello Spirito è così ben descritto nei due passi che abbiamo appena letto. In questa novità serviamo Dio.

    La seconda cosa vuol dire è che la vita, la morte e la risurrezione di Gesù così come la Sua ascensione facevano tutte parte dell’opera necessaria per liberarci dal potere del peccato, della morte, di Satana, della carne e della legge che ha agito insieme al potere del peccato per rendere l’uomo ancor più peccaminoso.

    L’invio dello Spirito Santo era necessario in una nuova capacità, cioè, abitare dentro e battezzare i credenti in Cristo e formando la chiesa, il corpo di Cristo.

    Questo era un concetto nuovo per gli Ebrei del giorno, perché tutto questo, in altre parole la chiesa, era un mistero nell’Antica Alleanza, rivelato solo ora da e per lo Spirito Santo [Efesini 3:3-9], [Giovanni 16:13-15].

    Tutto questo è una nuova opera dello Spirito di Dio, un lavoro che viene generato solo dall’opera di redenzione adempiuta da Gesù, tale opera non faceva parte della Antica Alleanza, l’antichità della lettera, ma della novità dello Spirito.

    Romani 8:1-4 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Dopo essere stati liberati da Gesù da tutti i nostri nemici, il peccato, la morte, Satana, il mondo, la legge e la carne, siamo liberi ora, abbiamo la libertà di non peccare, e per servire Dio nella novità dello Spirito e servire Lui secondo la Sua volontà nella santificazione e nella giustizia tutti i giorni della nostra vita.

    Questo è ben descritto in due passi:

    Luca 1:67-75 E Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo: 68 «Benedetto sia il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e compiuto la redenzione per il suo popolo; 69 e ci ha suscitato una potente salvezza nella casa di Davide suo servo, 70 come egli aveva dichiarato per bocca dei suoi santi profeti fin dai tempi antichi, perché fossimo salvati 71 dai nostri nemici e dalle mani di tutti coloro che ci odiano, 72 per usare misericordia verso i nostri padri e ricordarsi del suo santo patto, 73 il giuramento fatto ad Abrahamo, nostro padre, 74 per concederci che, liberati dalle mani dei nostri nemici, lo potessimo servire senza paura, 75 in santità e giustizia davanti a lui, tutti i giorni della nostra vita.

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

    Lo Spirito ci battezzati in Cristo e ci rende una parte inseparabile di Lui, del Suo corpo e ci unisce in Cristo anche gli uni agli altri [1 Corinzi 12:13].

    Quindi questo è ciò che significa servire Dio nella novità dello Spirito e non nel vecchio sistema della legge.

    Vuol dire essere in Cristo, che significa essere rigenerati da Lui, avendo lo Spirito di Gesù, essere battezzati dallo Spirito Santo in Cristo, sigillati dallo Spirito Santo [Efesini 1:13-14], [Romani 8: 9].

    Ciò significa anche di non cercare di essere giusti e cercare il favore di Dio e la Sua approvazione mediante obbedienza alla legge. Siamo invece amati da Dio, solo perché siamo in Cristo per la Sua grazia e il Suo amore che Egli ha donato a noi quando eravamo ancora peccatori.

    Ora siamo diventati in Lui, figli amati di Dio [1 Giovanni 3:1-2], quanto più Egli ci ama adesso che siamo Suoi figli [Romani 8:30-39].

    Noi ora operiamo sotto l’autorità di una nuova legge, la legge dell’amore e la grazia di Dio nella vita dello Spirito di Dio, obbediamo ai comandamenti di Dio perché Lui ci ha amati per primo e ci ama così tanto come Suoi figli, ora lo amiamo ed amiamo i nostri fratelli e sorelle, questo è l’amore di Dio [1 Giovanni 4:12-21], [1 Giovanni 5:1-3], opera in noi attraverso la Sua nuova opera mediante lo Spirito Santo [Romani 5:5] nella Nuova Alleanza in Gesù Cristo.

    Romani VII Versetti VII-XII

     

    7 Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 8 Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza, 9 perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii, 10 e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte. 11 Infatti il peccato, colta l’occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise. 12 Così, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono.

     

    Paolo adesso fa una domanda molto interessante. Come in molti altri casi, nei suoi scritti Paolo fa domande le quali i lettori potrebbero avere leggendo i suoi commenti, queste sono obiezioni diciamo che un essere umano, in particolare quelli che sono specialmente spiritualmente immaturi, avrebbero anche oggi.

    Abbiamo già visto questo tipo di sistema di insegnamento che Paolo utilizza, cioè ponendo domande alle obiezioni delle persone sulle cose che sta dicendo ancor prima che le abbiano.

    Si veda ad esempio [Romani 3:1-9],[Romani 3:27:31],[Romani 4:1-3],[Romani 6:1-2],[Romani 6:15-16].

    Paolo lo fa attraverso tutta la sua scrittura, si veda ad esempio [Romani 8:31-39],[Romani 9:14-24] perché  egli anticipa le domande di quelli spiritualmente immaturi, forse in alcuni casi anche obiezioni ovvie.

    Quindi, per evitare fraintesi e per risparmiare tempo, Paolo stesso pone le domande senza attendere che alcuni le chiedessero.

    Alla luce di quanto Paolo ha affermato in precedenza

    Romani 7:5-6 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte, 6 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera

    adesso chiede, Che diremo dunque? La legge è peccato? Certo che no! Al contrario,

    Perché la legge suscita in noi passioni peccaminose, questo significa che la legge è peccato? O è essa peccaminosa perché provoca questo? Paolo risponde, assolutamente no! Al contrario!

    Al contrario, questo dimostra infatti che la legge è buona e il comandamento santo e che è l’essere umano che è in realtà incapace di obbedire ad essa, infatti, non solo, piuttosto è l’essere umano che disposto a peccare ancor tanto di più, in modo che è la persona, non la legge che è peccaminosa e profana.

    Come può la legge essere peccato quando la legge è il riflesso del carattere e della volontà divina? Non può essere. Perché se Dio è giusto e santo come può non esserlo la Sua legge? Impossibile!

    Egli spiega ora una cosa molto importante, un concetto che ci aveva già cominciato a spiegare in:

    Romani 3:20 Quindi per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata davanti a lui, perché la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.

    La legge ha quattro scopi.

     

    1) Dimostrare il santo e giusto carattere di Dio.

     

    2) La conoscenza di cosa sia il peccato e avverte l’uomo di ciò e che non deve fare dando conoscenza del pericolo e conseguenze della loro disobbedienza.

     

    3) Per mostrare all’umanità l’ impossibilità di obbedire alla legge, tutta e sempre, tale è il requisito della legge,il che deve condurre alla grazia di Dio,cioè a Cristo.

     

    4) Per rendere testimonianza di Gesù Cristo.

    Infatti Paolo spiega in:

    1 Timoteo 1:8-11 Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente; 9 sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, 10 per i fornicatori, per gli omosessuali, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina, 11 secondo l’evangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.

    Vediamo così che è attraverso la legge che Dio vuole far realizzare all’uomo il suo peccato. La legge non è uno strumento per la persona giusta, il nato di nuovo, la persona dello Spirito, invece è per gli empi, gli ingiusti, i peccatori, coloro che vivono in contrasto con la sana dottrina del vangelo della gloria del beato Dio.

    Per quale scopo? Per mostrare loro i propri peccati in modo che essi riconoscano i loro peccati, per capire la gravità delle conseguenze del loro stato peccaminoso, l’ingiustizia del loro comportamento e stile di vita.

    Per fare cosa? Per condurli al pentimento per mezzo del Vangelo [Luca 24:36-47],[Atti 17:30-31], per condurli alla grazia e la misericordia di Dio in Cristo Gesù del quale la legge testimonia e per ottenere così una giustizia che proviene da Dio e non dalle opere della legge o di qualsiasi altro tentativo religioso [Romani 3:20-26].

    La legge è quindi necessaria per convincere l’uomo attraverso l’opera dello Spirito Santo [Giovanni 16:8-11], che essi sono nello stato descritto in [Romani 1:18-32] e [Romani 3:10-18].

     

    infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire»

     

    Esattamente come abbiamo detto in precedenza, attraverso quello che Dio ha rivelato all’uomo all’interno e la coscienza di ogni uomo, l’uomo sa che pecca quando fa qualcosa in base alla trasgressione della legge di Dio perché la legge di Dio è scritta nel cuore dell’uomo [Romani 1:19-32],[Romani 2:14-15].

    Anche se l’uomo ha questa conoscenza parziale, senza la legge scritta egli non sa esattamente che cosa è il particolare peccato che commette. Ha un senso di colpa e sa che ciò che ha fatto è sbagliato secondo la sua coscienza, cioè la conoscenza della legge morale di Dio scritta sul cuore di pietra.

    Noi vediamo che questo è vero nella Scrittura, dove prima ancora che fosse stata data la legge a Mosè [Esodo 20:1-17], l’uomo sapeva di aver fatto male attraverso la coscienza, sapendo anche che questo era peccare contro Dio stesso, vedi [Genesi 42:22],[Genesi 39:9],[Esodo 10:16-17].

    Così, per coscienza l’uomo può arrivare ad una conoscenza parziale dei suoi peccati e conoscere la sua colpa, ma senza la legge la conoscenza di ogni peccato individuale e del comportamento peccaminoso secondo lo spirito della legge non poteva essere conosciuto.

    Conoscendo il peccato l’umanità è così vincolata dalla legge stessa ad obbedire ad essa, mentre viene mostrata la grandezza delle sue trasgressioni alla legge di Dio. Tale legge gli dimostra di essere un peccatore e di essere impotente, cioè non in grado di obbedire ad essa. Perché se trasgrediamo un solo punto della legge, siamo colpevoli di aver trasgredito tutta la legge.

    Giacomo 2:10-11 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti. 11 Difatti, colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha anche detto: «Non uccidere». Per cui se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge.

    Questo brano che abbiamo appena letto ci dice alcune cose molto importanti. Ci spiega che ogni comandamento che è trasgredito quando uno soltanto è trasgredito è una violazione contro di Lui, il datore della legge, cioè Dio.

    Inoltre, ogni comandamento è in realtà collegato tra gli altri da almeno un comune denominatore, se non più di uno in alcuni casi, si vedano le osservazioni su [Romani 1:30-31].

    Il comune denominatore principale e quello più importante è però questo, che quando si trasgredisce un comandamento, anche uno che riguarda il rapporto tra uomini, si pecca comunque contro Dio [Esodo 20:3], perché così facendo si commette idolatria contro Dio, come? Attraverso la nostra disobbedienza, la ribellione e l’ostinatezza di fare cose a modo nostro e non come vuole Dio.

    In altre parole, comportandoci così affermiamo che noi siamo Dio, siamo noi i padroni, i signori della nostra vita e non Lui, così trasgrediamo sempre il primo comandamento.

    Il nostro peccato è sempre e soprattutto contro Dio non solo contro gli altri e noi stessi.

    1 Samuele 15:22-23 Samuele disse: «Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco, l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni. 23 Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l’ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dèi domestici.

    Quindi, attraverso la legge si arriva alla conoscenza dei dettagli specifici di ogni trasgressione possibile . L’importanza di tutto questo è di confermare all’uomo la sua totale incapacità di diventare giusto attraverso le opere della legge condannando l’uomo a iniquità e facendo di lui colpevole davanti a Dio, questo per condurre l’uomo a vedere il suo bisogno della misericordia e della grazia di Dio in Gesù Cristo, al fine di ottenere il perdono dei peccati e per essere giustificati davanti a Dio. In altre parole, avere la colpa del peccato rimossa e così essere dichiarati giusti davanti a Dio.

    Paolo continua dicendo:

    8 Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza, 9 perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii, 10 e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte. 11 Infatti il peccato, colta l’occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise.

    Ancora una volta Paolo spiega che il peccato riceve la forza dalla legge questo produce in lui ogni sorta di desiderio peccaminoso. Qui egli parla di se stesso prima di venire alla conoscenza della legge per mezzo dello Spirito di Dio, cioè nella novità dello Spirito, il nascere di nuovo.

    La legge, il comandamento della legge, la lettera, produce nella persona irredenta e legalista, religiosa come era Paolo ogni sorta di desideri malvagi e così accade anche in tutti coloro che vengono a conoscenza della legge di Dio in uno stato irredento.

    Abbiamo commentato già questo concetto precedentemente nei commenti di [Romani 7:5], vedi i commenti per vedere come questa cosa funziona.

    Paolo dice, senza legge il peccato è morto. Come è possibile, dal momento che ogni essere umano è nato nel peccato, ha una natura peccaminosa, è schiavo completo del peccato, non fa altro che desiderare di peccare?

    E’possibile, infatti, dove c’è meno conoscenza della legge di Dio o le leggi della società non si basano quasi interamente sulla legge morale di Dio si vede che i desideri peccaminosi non sono così tanto suscitati nelle persone, come lo sono in quelle in una società in cui la conoscenza della legge di Dio è maggiore.

    Premesso che, anche secondo [Romani 1:18-32] ci rendiamo conto che la gente anche senza la conoscenza della legge scritta sono ripieni di iniquità ugualmente e che si danno all’idolatria e quindi negano Dio il creatore, e  vengono a conoscenza della Sua esistenza ugualmente. Questo Dio lo vede come malvagità anche senza che questi conoscano la legge scritta ed Egli non può giustificare questo comportamento.

    Queste persone anche senza la legge scritta praticano il peccato lo stesso, anche se non conoscono la legge scritta di Dio  non sono innocenti davanti a Dio, no per niente.

    Tuttavia ora, le società di questo tipo, cioè che non conoscono la legge divina scritta sono sempre meno nel mondo. Perché? Perché, per la maggior parte il Vangelo è avanzato nel mondo e mentre avanza, la Chiesa porta nella società, insieme al Vangelo sempre più anche la conoscenza della legge di Dio.

    La maggior parte delle leggi della società umana ad esempio, si basano sulla legge di Dio e la Chiesa, come abbiamo detto porta la legge di Dio nella società.

    Questo però non fa diminuire il peccato invece lo aumenta, come vediamo che la parola di Dio ci spiega qui.

    Questo è così che in realtà il peccato, è sempre vivo nell’uomo ed è sempre praticato, Paolo dice, per via della legge questo peccato è però eccitato, svegliato, la legge aumenta il desiderio dell’uomo di peccare contro ciò che la legge proibisce, rendendo quindi il peccato tanto più e in realtà a renderlo sempre più vivo rispetto a quando la legge non è nota o non è presente.

    La legge non frena la peccaminosità invece la suscita sempre di più nell’umanità irredenta. Dove c’è il peccato presente la legge ne aumenta il desiderio di praticarlo.

    Il peccato è sempre vivo nell’ umanità irredenta, ma dove non c’è la legge scritta, sembra come se fosse morto. Quando la legge si rivela ed il peccato è conosciuto per quello che è, il desiderio di peccare, di avere e di fare ciò che è proibito, diventa vivo, molto vivo, facendo sì che la gente pecchi sempre di più.

    Romani 5:20 Or la legge intervenne affinché la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata,

    La legge è entrata così che il peccato, la trasgressione abbondasse di più così accade ovunque vi è l’uomo, sotto la legge di Dio.

     

    9 Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; 10 e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte. 11 Perché il peccato, còlta l’occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise

     

    Cosa dice Paolo in questi due versetti? Come è che Paolo era ancora vivo senza la legge, se siamo tutti morti nei nostri peccati e trasgressioni [Efesini 2:1-4]?

    Paolo risponde anche questo con un approccio molto più pratico umanamente parlando. Egli spiega ciò che la legge ha fatto alla persona che pensava di essere spiritualmente viva e giusta mediante le opere della legge.

    Paolo ha già spiegato ai lettori l’impossibilità di essere giustificati e di essere giusti davanti a Dio attraverso la pratica della legge. Lo ha spiegato bene in Romani capitoli 2 e 3. (Vedi commenti ).

    Tuttavia, la persona ipocrita, legalista e religiosa che cerca di raggiungere e ritiene di poter ottenere giustizia attraverso le opere della legge pensa di essere spiritualmente viva, giusta e senza macchia davanti a Dio [Filippesi 3:4-6].

    In realtà questi non sono spiritualmente vivi, ma morti, però ingannano se stessi pensando che sono spiritualmente vivi e giusti, per placare la propria coscienza attraverso le opere religiose e legalitarie, osservano la legge per raggiungere uno standard di giustizia personale.

    Non si rendono conto che sono ancora spiritualmente morti. Cercano di praticare esteriormente e letteralmente la legge, mentre manca in loro completamente lo spirito della legge, che è compreso solo spiritualmente e dallo Spirito di Dio che essi non hanno.

    Paolo non sta quindi parlando in termini di essere senza la legge scritta, in altre parole, senza la conoscenza di essa, piuttosto di essere senza lo spirito della legge, questo è infatti ciò che Gesù stava comunicando durante il Suo ministero, il vero spirito della legge .

    Questa è la legge di Dio scritta dallo Spirito di Dio nei nostri cuori dopo che siamo nati di nuovo [Ezechiele 36:25-27].

    Questo, lo spirito della legge portato da Gesù, che era pieno di Spirito Santo, non ha reso uno meno responsabile di osservarla, anzi ha fatto sì che una persona fosse ancora più responsabile di ubbidire la legge.

    Egli ha elevato la sbarra del requisito della legge e la ha resa ancora più alta, Non l’ha abbassata, Gesù ha reso la legge ancora più impossibile da mantenere, senza la nuova nascita, la novità dello Spirito [Matteo 5:17-20], [Matteo 5:21-48].

    In questo modo Gesù mise a conoscenza ancora di più la falsa giustizia personale di coloro che si ritenevano giusti e vivi, cercando di osservare la legge. Gesù inoltre ha scoperto e condannato il loro sistema religioso ed ipocrita che avevano creato rendendo le tradizioni degli uomini pari, infatti, considerandole addirittura al disopra della legge di Dio [Matteo 15:1-9].

    Queste tradizioni erano osservate dai religiosi del suo tempo e furono comandate  creando così un intero sistema di autoregolamentazione e osservanze religiose che in realtà non erano mai state comandate da Dio.

    Gesù, infatti, ha condannato quel sistema di religione, nonché l’osservanza della legge come strumento per diventare giusti davanti a Dio.

    Marco 7:8-9 Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili». 9 Disse loro ancora: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.

    Così, quando il vero spirito della legge, il vero comandamento è venuto a portare a coloro che stavano ingannando se stessi di essere giusti per via della legge stessa, i comandamenti della legge li ha uccisi ancora di più ed ha ucciso ogni speranza che quella persona diventasse giusta mediante essi.

    Si nota che è esattamente ciò che Gesù faceva, e quindi anche gli apostoli fecero [Atti 6:8-15] [Atti 7:1-60] , per ben 17 volte nei Vangeli viene registrato il fatto che Gesù ha condannato gli ebrei religiosi e legalisti chiamandoli ipocriti e ingiusti, ecco solo alcuni riferimenti [Matteo 6:5], [Matteo 15:17] e sette su diciassette sono qui

    [Matteo 23:13-29], vedi anche [Luca 12:56].

    Questo è un gran motivo per il quale i religiosi odiavano Gesù e odiavano i discepoli. Essi portavano la vera convinzione mediante i veri comandamenti della legge di Dio.

    Gesù ha portato lo spirito della legge agli ebrei religiosi e legalisti in modo che li uccideva, li stava uccidendo, ed ha ucciso il loro sistema religioso in cui loro avevano riposto la loro speranza di giustificazione illudendosi e pensando che fossero giusti osservando la legge e ancor di più le loro tradizioni.

    Gesù ha portato la morte attraverso la legge, tanto più che Egli stava predicando la grazia di Dio per attirarli a Lui, più ha fatto questo, più hanno peccato contro di Lui, al punto di volerlo uccidere sia Lui che i Suoi discepoli e [Marco 3:6], [Giovanni 5:31-47], [Atti 6:8-15] e [Atti 7:1-60] dimostrando  ciò che Paolo ci sta trasmettendo in questo capitolo.

    Giovanni 5:16-19 Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo, perché faceva queste cose di sabato. 17 Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero». 18 Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma addirittura chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. 19 Allora Gesù rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio.

    I comandamenti della legge condannano e uccidono coloro che sono sottoposti ad essi, non li giustificano affatto con la loro pratica.

    Così, Paolo dice il comandamento è venuto e  il peccato è diventato vivo ed egli è morto.

    La legge, i comandamenti hanno ucciso Paolo e il suo sistema religioso di auto giustizia, mentre lui peccava tanto più contro Dio e quindi è morto ancor di più.

    Illudendosi di essere vivo, condannato dallo Spirito attraverso la legge egli è morto. E’ stato confermato che era spiritualmente morto dalla legge che lo uccise continuamente. Più Paolo ha cercato di essere giusto mediante la legge più peccava, più ha peccato, tanto più è morto e più è morto tanto più peccava.

    In modo che il comandamento che egli pensava che osservandolo fosse quello che gli dava vita spirituale, invece lo ha ucciso, lo ha portato la morte e alla condanna, invece che alla vita e alla giustificazione.

    Peccato che, poi prendendo occasione dal comandamento ha ingannato Paolo e lo ha ucciso.

    Paolo, quando era un fariseo, era ingannato nel pensare che la legge, i comandamenti portavano la vita e la giustificazione, mentre è stato il peccato stesso che, eccitato dalla legge, è stato in realtà la causa del suo peccare contro Dio e di essere morto a questa legge la quale lui pensava gli desse la vita.

    Questo è il concetto esatto di cui abbiamo appena parlato. I farisei, gli scribi, i maestri della legge, sono stati ingannati a pensare che erano giusti davanti a Dio, ma in realtà peccavano contro Dio e trasgredivano tanto più la legge mentre pensavano di ubbidirla. Credo che questo sia l’inganno del quale Paolo sta parlando qui.

    Giovanni 5:37-47 E il Padre, che mi ha mandato, ha egli stesso testimoniato di me; voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato. 39 Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita. 41 Io non prendo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. 44 Come potete voi credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza; 46 infatti se voi credeste a Mosè, credereste anche a me, perché egli ha scritto di me. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?».

     

    Versetto 12 Perciò la legge è santa, e il comandamento santo, giusto e buono.

    Paolo però, ora nato di nuovo dallo Spirito, ora al servizio di Dio nella novità dello Spirito e non la vecchiezza della lettera, ammette che la legge è santa, il comandamento santo, giusto e buono. Dice questo perché la legge, come abbiamo detto prima è un riflesso del Dio santo, del Suo carattere giusto e buono così che se il legislatore è queste cose così è anche la Sua legge.

    Il problema invece è un altro, è l’uomo che è ingiusto, empio e fa il male e non ubbidisce alla legge.

    Questo è il punto dei seguenti versi e vedremo quello che Paolo ci dice a proposito.

    Romani VII Versetti XIII-XIV

     

    13 Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Così non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento. 14 Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato

     

    Paolo, ancora una volta fa una domanda che può sorgere nella mente di qualche persona.

    Egli chiede: Ciò che è buono è dunque diventato morte per me?

    La risposta, come in tutti gli altri casi è Così non sia; anzi

    Anche se la legge suscita il desiderio di peccare ancora di più, la legge stessa non è ciò che è male, né la legge stessa è divenuta morte ad una persona che la trasgredisce.

    La legge è buona perché il legislatore è buono. Tutto ciò che appartiene a Dio e che procede da Dio è buono e quindi non è la causa della morte.

    il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento.

    Infatti vediamo che questo principio descritto per noi molto bene in:

    Giacomo 1:13-17 Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. 14 Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. 15 Poi, quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte. 16 Non lasciatevi ingannare, fratelli miei carissimi; 17 ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento.

    Molto chiaro questo principio. Dio non può essere tentato dal male, né Egli in alcun modo tenta alcuno.

    Pertanto, la legge rispecchia il carattere di Dio ed è buona in quanto Egli è buono e non è la legge stessa che induce l’uomo a trasgredire essa.

    Questo è eloquentemente spiegato in questo passo così. Ognuno è tentato quando essi vengono trascinati via dai propri desideri peccaminosi e attratti dai propri desideri peccaminosi e controllati dalla loro natura peccaminosa e non dalla legge.

    Quando questi sono concepiti danno nascita al peccato attuale e questo peccato genera la morte.

    Pertanto, la legge è buona e viene da Dio in modo che non è la legge stessa che porta la morte, piuttosto i desideri della natura peccaminosa dell’uomo, o, come vedremo più avanti in questo capitolo anche il fatto che il peccato è presente anche nel corpo, anche nel corpo del cristiano nato di nuovo.

    In effetti, Giacomo continua a dire che cosa?

    Non lasciatevi ingannare ogni dono buono e perfetto viene dall’alto e proviene da nostro Padre celeste.

    In altre parole, Dio è buono, la legge viene da Dio, quindi è buona, quindi non è la legge che diventa morte alla persona, è il peccato nella natura dell’uomo che si è ancor di più vivificato mediante la conoscenza della legge e diventa ancora più desiderabile e questo ci riporta a Giacomo 1:14-15.

    Non è è la morte che procede da Dio è il peccato nell’uomo che produce la morte.

    Ancora una volta l’intento della legge è quello di rendere le persone consapevoli del proprio peccato.

    Romani 3:20 Quindi per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata davanti a lui, percheé la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.

    1 Timoteo 1:8-11 Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente; 9 sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, 10 per i fornicatori, per gli omosessuali, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina, 11 secondo l’evangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.

    La legge è buona, come dice Paolo, se usata legittimamente, in altre parole, per i motivi giusti, per rendere conosciuto il peccato, per portare la gente a riconoscere il loro stato di peccaminosità e di condanna e di portare alla grazia di Dio e la salvezza attraverso la fede in Gesù Cristo.

    La legge di per se non è ciò che porta la morte ma non può portare nemmeno la vita

    Galati 3:20-22 Or il mediatore non è mediatore di una sola parte, ma Dio è uno. 21 La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? Così non sia; perché se fosse stata data una legge capace di dare la vita, allora veramente la giustizia sarebbe venuta dalla legge. 22 Ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, affinché fosse data ai credenti la promessa mediante la fede di Gesù Cristo.

    E’ il peccato che porta alla morte non la legge, in modo che ognuno è confinato, rinchiuso, fatto prigioniero dalla legge sotto il peccato, ma è il peccato che conduce alla morte non la legge.

    Questo è ciò che dice Paolo, quando dice, il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono.

    La legge rende il peccato ancora più peccaminoso, in altre parole rende conosciuto il peccato per quello che veramente è, cioè morte.

    La natura peccaminosa è completamente e radicalmente ribelle a Dio e ciò che Dio considera buono, come la Sua legge, e poiché la natura peccaminosa rende schiava completamente la volontà del peccatore e vincola i desideri del peccatore al peccato, e ancor di più, contro ciò che è veramente buono, ciò che Dio considera buono, anche la Sua legge, che è buona

    Cerchiamo di ricordarci e di non dimenticare che l’umanità attraverso la ribellione di Adamo ed Eva ha ereditato una natura peccaminosa che rende schiavi coloro che la hanno, cioè tutti. Questo perché l’umanità è in uno stato di morte spirituale, la separazione da Dio e la sua vita e la Sua bontà può non essere compresae così non possono discernere ciò che è veramente buono e ciò che è veramente male nel modo in cui Dio considera bene e male.

    In effetti, abbiamo visto più volte che essendo completamente schiava del peccato l’umanità chiama male ciò che Dio chiama bene e ciò che Dio considera bene e l’uomo considera male e anche i propri desideri sono sempre ribelli contro Dio.

    Questo è ciò che è accaduto quando l’uomo peccatore ha avuto modo di avere la conoscenza del bene e del male, in realtà Satana in un certo modo aveva ragione quando disse a Eva

    Genesi 3:5 Dio sa che nel giorno che mangerete, i vostri occhi si apriranno, e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male “.

    L’unico problema in questo è che Satana non gli ha spiegato le conseguenze del conoscere il bene e il male con una natura peccaminosa, cioè separata da Dio, e così l’umanità è diventata come Dio, ma come?

    Essi stessi sono diventati dei piccoli dei a se stessi, però vivono in ribellione e disobbedienza e indipendentemente  da Dio, dalla Sua volontà e dalla Sua legge, determinando invece per se stessi ciò che è bene e male ma essendo schiavi di una natura peccaminosa sono per natura sempre propensi alla ribellione contro Dio.

    Così l’uomo decidendo da se cosa è bene e cosa è male secondo i propri desideri e la loro propria natura peccaminosa.

    Questa natura però  è sempre in conflitto con ciò che Dio considera veramente bene e ciò che Dio considera veramente male.

    Quindi, questo è ciò che dice in Isaia [Isaia 5:20-24].

    Questo amici miei non è solo trasgressione a tutti i comandamenti della legge di Dio, ma sempre e comunque trasgredendo il primo comandamento, che non è quello di avere altri dèi oltre a Dio stesso, questo è quindi idolatria.

    Ecco come ogni singola persona nel mondo è idolatra perché questo è il problema fondamentale dell’uomo, questo è il problema della natura peccaminosa.

    Questo è come la legge, che è buona, rende il peccato ancora più peccaminoso provocando la natura peccaminosa a disobbedire la legge di Dio e rende il peccato ad essere ancora più desiderabile da commettere, come dice Paolo.

    Comunque, il peccato, così che possa essere riconosciuto come peccato, stava producendo la morte in lui attraverso ciò che è buono in modo che il peccato attraverso il comandamento potesse diventare ancora più peccaminoso.

    E’ il peccato nella natura umana che produce la morte non la legge.

    Paolo continua dicendo,

    14 Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato.

    Qui Paolo conferma ciò che abbiamo detto anche nei commenti di versetti passati. La legge è spirituale.

    Cosa significa questo?

    Significa che la legge non può essere osservata, obbedita da una persona carnale, che in realtà è ciò che Paolo sta dicendo in questa sezione del versetto. La legge può essere rispettata solo da coloro nel cui cuore nuovo è stato riscritta la legge.

    Dobbiamo capire che questo è esattamente ciò che Gesù e la Scrittura ci insegnano fino ad ora. Un uomo carnale, venduto sotto il peccato non è una persona spirituale, non è una persona nata di nuovo, non è una nuova creatura.

    E’ anche per questo che Paolo aveva già detto che dobbiamo servire Dio nella novità dello Spirito e non nell’antichità della lettera. Ad una persona che è schiava del peccato, in altre parole, venduta sotto il peccato, non è possibile rispettare la legge perché la legge è una cosa spirituale.

    Paolo stesso ha detto che l’uomo naturale non può comprendere ne accettare le cose che sono spirituali.

    1 Corinzi 2:13-14 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. 14 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente.

    Un uomo spirituale, dall’altro canto è stato rigenerato, trasformato in una nuova creazione spirituale che è in grado sia di ricevere, conoscere e praticare le cose spirituali.

    E’ evidente anche come lo si vede da un punto di vista logico. Una persona fisica, carnale, naturale,venduta sotto il peccato, schiava del peccato mediante una natura peccaminosa può ricevere solo ciò e desiderare solo ciò che la sua natura gli permette di capire e di ricevere, cioè il peccato, la ribellione e disobbedienza.

    Una persona spirituale invece, una nuova creazione, rigenerata da Dio con una nuova natura divina, dall’altro canto può in realtà, come afferma l’ultimo passo letto, capire, conoscere e praticare le cose spirituali perché sono insegnate dallo Spirito Santo stesso e capite spiritualmente con un cuore nuovo e uno spirito nuovo.

    Vediamo ancora una volta che questa verità è esposta in:

    Ezechiele 36:25-27 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti.

    E’ inoltre importante renderci conto della profondità di ciò che questo passo ci sta dicendo alla luce di ciò che abbiamo visto fin ora. Vediamo che alla fine del versetto 25 il Signore dice che purificherà coloro che rigenera dall’idolatria, dagli idoli.

    Vi ricordate ciò che abbiamo detto precedentemente? Chi è l’idolo che tutti adorano e servono di più? Tutte le trasgressioni della legge sono idolatria, così dichiariamo noi stessi di essere dii facendo come pare a noi.

    Noi stressi siamo l’idolo che serviamo ed adoriamo invece che Dio. Quando però il Signore ci rigenera noi confessiamo che Lui è il Signore, Lui giustamente riceve la signoria che gli spetta e noi cessiamo di voler commettere idolatria, cioè di fare come pare a noi indipendentemente da Dio e la Sua legge.

    Questo è il requisito per poter essere in grado di praticare la legge di Dio, non è per ricevere la giustificazione mediante la pratica della legge, quella la abbiamo in Cristo e tramite Cristo soltanto, invece è obbedire a Dio dal cuore, un cuore nuovo e uno spirito nuovo, con lo Spirito di Dio che opera nella vita della persona rigenerata che causa la persona spirituale a camminare nella parola di Dio, vale a dire la Sua legge e i Suoi decreti.

    La legge di Dio sarà quindi riscritta sul cuore nuovo della persona spirituale, questo è il modo in cui avviene la circoncisione del cuore descritta anche in

    Romani 2:29 ma Giudeo è colui che lo è interiormente, e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, e non nella lettera; e d’un tal Giudeo la lode non proviene dagli uomini, ma da Dio. Vedi anche [Colossesi 2:11-13].

    In effetti in Geremia 31:33 dice «Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni», dice l’Eterno: «Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.

    Non solo questo è il patto fatto con la casa di Israele, questa è la descrizione della nuova alleanza di cui fanno parte anche tutte le altre persone del mondo che sono in Cristo.

    Questo passo dice che Dio avrebbe messo la Sua legge nella mente e la avrebbe scritta sul cuore della persona rigenerata, nata di nuovo, spirituale.

    Così che, in sostanza, la legge di Dio fu scritta sulle tavole del cuore di pietra dell’uomo carnale, venduto come schiavo del peccato [Romani 2:14-15].

    Questo è quello che credo che la rappresentazione delle tavole di pietra su cui erano scritti i comandamenti rappresentano anche, in altre parole, il cuore di pietra dell’uomo [Ezechiele 36:26], [Matteo 13:19-22].

    Tuttavia, su un cuore di pietra la legge è scritta, ma da tale non può essere osservata, la legge non può essere rispettata da un cuore di pietra.

    Ora, quando il Signore cambia il cuore dell’uomo, Egli gli dà un cuore nuovo, un cuore di carne e scrive su questo cuore nuovo la Sua legge.

    Allora a questo punto la legge può essere rispettata dal nuovo cuore, nell’amore verso Dio, di non cercando più alcuna giustificazione nell’obbedire la legge, piuttosto mediante la fede in Cristo, l’obbedienza alla Sua legge, tutto questo viene fatto per amore verso Colui che ci ha amati per primo [Giovanni 14:21-24], [1 Giovanni 4:7-19], [1 Giovanni 5:1-3],

    Questa è l’opera di rigenerazione dello Spirito, e non la giustizia umana moralista e religiosa e legalista ricercata attraverso la legge, come facevano gli ebrei legalisti e religiosi, e che ancora oggi  tentano di fare pur rimanendo carnali e venduti alla schiavitù del peccato.

    Questo è l’argomento di Paolo che troviamo scritto anche in

    2 Corinzi 3:2-9 Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, 3 essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne.([Ezechiele 36:25-27], [Geremia 31:33]) 4 Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; 5 non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6 il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita. 7 Or se il ministero della morte, che era scolpito in lettere su pietre, fu glorioso, tanto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè, per la gloria del suo volto che però doveva essere annullata, 8 quanto più glorioso sarà il ministero dello Spirito? 9 Se infatti il ministero della condanna fu circondato di gloria, molto più abbonderà in gloria il ministero della giustizia.

    2 Corinzi 3:17-18 Ora, il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà. 18 Ma noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, come dallo Spirito del Signore.

    Queste cose la legge non può fare, solo lo Spirito può farle, trasformandoci in delle persone spirituali che vogliono e desiderano obbedire la legge di Dio per amore per Lui. Lo Spirito ci libera dal peccato e dalla legge in modo che attraverso lo Spirito stesso siamo trasformati dalla Parola di Dio nella immagine di Cristo. Questo la legge da sola non può fare.

    Per questo motivo la legge è spirituale e può essere compresa e ubbidita solo spiritualmente. È per questo che i farisei, i dottori della legge e gli scribi non potevano comprendere il vero spirito della legge né potevano obbedire alla legge nel modo in cui Dio voleva che fosse, erano carnali e venduti sotto il peccato, mentre la legge è spirituale destinata ad essere compresa dall’uomo spirituale.

    Queste due realtà sono incompatibili tra loro.

    Di fatto è anche ciò che Paolo ci stava dicendo menzionando di nuovo

    1 Timoteo 1:7-11 volendo essere dottori della legge, non comprendono né le cose che dicono né quelle che affermano. 8 Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente; 9 sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, 10 per i fornicatori, per gli omosessuali, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina, 11 secondo l’evangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.

    La legge non è fatta per il giusto, perché? Abbiamo già spiegato questo, basta però dire che, una persona giusta non è giusta mediante legge o l’ubbidienza ad essa, piuttosto dallo Spirito di Dio, per grazia di Dio mediante la fede in Cristo che, come abbiamo già visto ha adempiuto la legge di Dio in nome di tutti coloro che sono in Lui [Romani 8:1-4] e ha liberato gli eletti di Dio dalla maledizione che la legge aveva pronunciato su i trasgressori di essa, cioè tutti gli esseri umani, venduti sotto il peccato [Colossesi 2:13-15].

    Quindi ora, noi che siamo in Cristo non siamo più carnali o venduti al peccato piuttosto stiamo nuove creazioni dello Spirito di Dio, nei cui cuori Dio ha riscritto la Sua legge. Questo era vero anche di Paolo.

    Romani VII Versetti XV a XXV

     

    15 Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; 17 allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 18 Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. 19 Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. 21 Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.
    22 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero  della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

     

    Diventa dunque evidente da come leggiamo i prossimi dieci versetti che Paolo ora ha cambiato posizione nella sua esposizione riguardante il rapporto tra la legge e se stesso, o chiunque altro.

    Sembra evidente la relazione tra il credente e il peccato nel capitolo 6, sostenendo la vittoria del credente sul potere del peccato, e il fatto che ora siamo sotto la grazia e non sotto il peccato ne sotto la legge, questo anche nel capitolo 6.

    Dopo aver eliminato il potere del peccato capitolo 6 e ora nella prima parte del capitolo 7 avendo anche eliminato la maledizione della legge nella vita del credente un’ultima domanda deve sorgere nella mente del credente.

    In effetti è una domanda che credo ogni persona nata di nuovo prima o poi si è fatta.

    Se siamo nati di nuovo, uomini e donne spirituali, se siamo morti al potere del peccato e vivificati per servire Dio nella giustizia e nella santità, se non siamo più schiavi del potere del peccato, se abbiamo un carattere nuovo ed il vecchio uomo è morto, se siamo anche morti con Cristo alle esigenze e alla maledizione della legge e siamo stati liberati anche da questo, perché mai ancora pecchiamo?

    Paolo ora non fa la domanda perché ancora pecchiamo? Piuttosto egli ci dà una dimostrazione pratica del suo proprio sentimento per quanto riguarda questa cosa, una dimostrazione del suo comportamento in riguardo alla questione in modo che questo suo discorso ci spiega esattamente cosa sta succedendo nella vita di un credente nato di nuovo, che ha la vittoria sul peccato e sulla legge, ma che per qualche motivo ancora, spesso, troppo spesso agisce in contrasto alle esigenze della legge di Dio e la Sua parola ed ancora pecca.

    Paolo inizia questo discorso quindi dicendo:

    15 Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona;17 allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 18 Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. 19 Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. 21 Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me. 22 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore,

     

    Paolo sta dicendo che ora lui stesso si chiede, così come tutti noi, non capisco allora quello che ora sto facendo.

    Perché ciò che voglio fare non faccio e ciò che odio fare invece pratico? Perché ancora sto peccando?

    Così pecco, quando ancora faccio quello che odio fare e non faccio quello che vorrei fare, io però sono d’accordo che la legge è buona.

    Questo è anche il primo passo verso il pentimento e la confessione del peccato, vediamo come questo è descritto in [1 Giovanni 1:9].

    Quando confesso il mio peccato, nel greco la parola confessare vuol dire essere d’accordo, d’accordo con ciò che dice Dio a riguardo, cioè d’accordo che, ciò che sto facendo non è bene, è peccato, è trasgressione della legge di Dio, sono d’accordo dunque che la legge di Dio è buona ed io pecco.

    Ora qui dobbiamo specificare ciò che abbiamo detto fin dall’inizio cioè che tutti coloro che sono ancora persone naturali, gli uomini e le donne carnali non hanno mai il desiderio di fare ciò che Dio richiede da essi e non odiano trasgredire la legge di Dio, anzi.

    Quindi questa descrizione che Paolo ci sta dando qui non può essere collegata a lui prima della sua conversione, ma a dopo. Questo fatto che Paolo descrive qui è anche il punto ha fatto in

    Galati 5:16-18 Io dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne. 17 Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne, e questi sono in contrasto tra di loro, in modo che non fate le cose che desiderate. 18 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.

    Questo è anche un punto di forza in quello che Paolo sta dicendo anche nei successivi versetti ed anche nel prossimo capitolo e parleremo di più su questo concetto più in la nel nostro studio.

    Qui in Galati sta parlando di credenti. a credenti, a cristiani nati di nuovo. Quindi cosa vuol dire non adempiere i desideri della carne, di che tipo carne sta parlando?

    La natura peccaminosa o qualcos’altro? Bene ricordate che il nascere di nuovo, una persona rigenerata non ha più la natura peccaminosa, abbiamo già studiato questo nel capitolo 6.

    Paolo lo ha scritto in questo ordine di proposito così che capissimo che la natura peccaminosa nel credente non c’è più, questo è importante. Che cosa significa allora?

    Bene, questo è esattamente il punto che Paolo sta facendo in questa sezione del capitolo 7. Egli infatti ci deve spiegare meglio in dettaglio perché questo accade, cioè perché ancora pecchiamo e di che carne stia parlando.

    Paolo lo spiega in qui, non sono io dice, che pecca ma il peccato che dimora in me. Paolo sta eludendo la personale responsabilità nel peccare?

    No! Niente affatto! Il concetto credo che egli sta facendo è lo stesso descritto per noi in

    1 Giovanni 3:9 Chiunque è nato da Dio non pecca, per il suo seme rimane in lui ed egli non può peccare perché è nato da Dio.

    Questo è in effetti ciò che Paolo sta dicendo l’uomo spirituale, colui che è nato da Dio non pecca, cioè non vuole peccare, vuole obbedire alla legge di Dio, non vive in uno stile di vita di peccaminosità ininterrotta come l’uomo vecchio con la natura peccaminosa faceva, chi è nato da Dio in essenza ha tutti i suoi peccati perdonati ed è giustificato, eppure abbiamo ancora il peccato che dimora in noi che cosa significa questo? Come può essere?

    Paolo ci spiega perché il peccato che è in noi ci fa ancora peccare. Aspettate un minuto, ma non abbiamo visto che il credente è morto al peccato? Non abbiamo studiato che la natura peccaminosa, il vecchio uomo è morto, è stato crocifisso con Cristo? Dove dimora il peccato in me adesso?

    Paolo ora ci dice dove il peccato è.

    17 allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 18 Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

    Vedete ci sono ancora due uomini vivi nel credente nato di nuovo o forse dovremmo dire due parti dello stesso essere.

    Il nostro uomo vecchio è morto, la nostra natura peccaminosa è morta crocifissa con Cristo e una nuova creatura è nata, l’uomo spirituale, ma il problema è che la nostra carne, questa volta il nostro corpo naturale, quello terrestre, il corpo che utilizziamo per vivere in questo mondo non è spirituale, ma è ancora naturale, terreno, non ancora redento.

    Dio, per ora ha redento il nostro uomo interiore, il nostro spirito, non il nostro corpo. Il nostro corpo è naturale, tuttavia, non deve essere confuso con la nostra natura peccaminosa anche essa chiamata carne nella Bibbia.

    Abbiamo visto anche in precedenza che la parte non redenta del nostro essere, i nostri corpi terreni, dovranno subire una futura trasformazione, cioè al ritorno di Gesù’, sia per la trasformazione mediante la resurrezione dei corpi precedentemente morti o attraverso la trasformazione diretta del corpo ancora vivente alla sua venuta.

    Tutto questo è confermato e descritto per noi in [1 Corinzi 15:42-53].

    Così fino a quando questa trasformazione ha avuto luogo il corpo, il nostro corpo è e rimane naturale, come la parola di Dio ci dice, corrotto. Perché?

    Il peccato è corruzione, la nostra natura peccaminosa anche se ora distrutta, morta, crocifissa con Cristo, ha corrotto la nostra carne cioè il nostro corpo terreno.

    Per questo la Bibbia ci dice che l’uomo spirituale deve sottoporre il corpo naturale di essere obbediente allo Spirito. Questa è una cosa che dobbiamo fare come uomini e donne spirituali, in obbedienza alla parola di Dio e lo Spirito di Dio.

    Questo è ciò che ci dice Paolo in [Galati 5:16-18] e ciò che egli ci ha detto anche in

    Romani 6:12-14 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

    Il peccato è vivo nel corpo, anche se la natura peccaminosa è morta e crocifissa con Cristo. Ciò significa che l’uomo nuovo non deve peccare più come prima, dove prima non avevamo scelta, dovevamo e volevamo peccare.

    Ora però questo non è più vero, cioè ora noi vogliamo e desideriamo obbedire, ora abbiamo una vera libera scelta, non siamo più schiavi del potere del peccato ma tuttavia c’è come Paolo dice una legge presente in noi, la legge del peccato nel corpo.

    Questo è il peccato nel credente rigenerato, ma la buona notizia per quanto riguarda questa nuova legge del peccato, come vedremo è duplice, possiamo vincere in due modi.

    Ora, Paolo ci dice che nella sua carne, il suo corpo, non la sua natura, a questo punto, perché so che in me (cioè nella mia carne) non abita nulla di buono.

    Niente di buono abita nel corpo, il male, il peccato è nel corpo irredento, per questo abbiamo ancora il peccato, anche come credenti. Quando ci arrendiamo ai desideri del corpo, corpo corrotto e programmato dalla vecchia natura peccaminosa, allora pecchiamo.

    Che Paolo sta parlando del suo corpo terreno e non la sua natura peccaminosa è evidente da due cose.

    La prima cosa da cui sappiamo che sta parlando del corpo e non la natura peccaminosa è il contesto del passo in cui Paolo sta parlando. Egli parla del corpo, vedere i seguenti versetti di questo capitolo in cui diventa evidente che sta parlando del corpo irredento del credente e non la natura peccaminosa.

    Romani 7:21-24 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

    Vedete come egli distingue tra i due, l’uomo spirituale e l’uomo naturale. Questa è la battaglia in corso nella vita del credente, in corso fino al giorno della nostra morte e successiva risurrezione o alla trasformazione dei corpi viventi dei credenti alla risurrezione dei credenti al ritorno del Signore.

    La seconda ragione che noi sappiamo che Paolo sta parlando del corpo e non la natura peccaminosa è il fatto che in Romani 6, ci ha già parlato del fatto che il credente è stato liberato dal potere, dalla schiavitù del peccato, il credente è morto al peccato, il vecchio uomo è morto, tutte le cose sono diventate nuove. Questo nuovo uomo è l’uomo interiore, spirituale.

    Vediamo che Paolo all’inizio del capitolo sta parlando della persona irredenta usando se stesso e la legge come esempi. Adesso però sta ragionando del soggetto del perché noi nati di nuovo che siamo morti al potere del peccato, siamo stati liberati dalla schiavitù e il potere della natura peccaminosa, siamo stati liberati dalla maledizione e i requisiti della legge e ancora pecchiamo.

    Il linguaggio è abbastanza chiaro: ecco, questo descrive tutti noi, credenti nati di nuovo, nuove creazioni, che desiderano di fare la volontà di Dio, ma che spesso ci troviamo ancora trasgredendo la Sua legge. Noi amiamo la legge di Dio e la Sua parola ma ancora facciamo ciò che adesso odiamo e il bene che vorremmo fare non lo facciamo.

    Romani 7:18-22 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. 19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore

    Quante volte ci siamo chiesti noi stessi questa domanda? Perché ancora pecco quando invece odio il peccato? Perché desidero di fare la volontà di Dio ma così spesso mi ritrovo a fare il contrario.

    Questo ci fa soffrire, spesso si arriva anche a mettere in discussione se siamo veramente salvati perché ancora ci comportiamo in modo peccaminoso. Questo ci sconvolge, abbiamo questa battaglia con il male che è ancora presente in noi.

    Comunque avere questa battaglia in noi è in realtà una buona cosa. Vi ricordate come eravate prima di conoscere Dio? Prima che fossimo nati di nuovo ci domandavamo mai perché stavamo peccando?

    Ci infastidiva il peccato? Avevamo piacere nelle cose di Dio? Eravamo interessati di servire Dio e ubbidire la Sua legge? C’era in noi la lotta contro il peccato? No!

    Peccavamo e non ci pensavamo nemmeno, amavamo il peccato e ad eccezione di una vocina dentro noi, la nostra coscienza che ci accusava ma che seppellivamo, mettendola a tacere con ancora più comportamento peccaminoso [Romani 1:18-19] peccavamo , senza curarci affatto di aver trasgredito la legge di Dio e di aver offeso Dio.

    Ora però questo non è più così. Ora vi è invece una lotta, vi è una continua battaglia in corso, la battaglia è la carne, il peccato nel corpo che dichiara guerra contro lo Spirito in modo che non facciamo le cose che vogliamo

    Galati 5:16-18 Io dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne. 17 Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne, e questi sono in contrasto tra di loro, in modo che non fate le cose che si desiderate. 18 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.

    E’ bene dunque avere questa battaglia in corso nella nostra vita, perché quando c’è questa battaglia, significa che siamo spiritualmente vivi.

    Coloro che non hanno questa battaglia in corso nella loro vita non sono spiritualmente vivi perché non vi è alcuna necessità ne desiderio di combattere il peccato, quando si è ancora sotto il suo potere e quando è ancora desiderato di essere praticato. Se non vi è battaglia non vi è vita, senza lo Spirito non c’è battaglia.

    Prendiamo ora l’intero passo da

    Romani 7:20- 24 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

    Analizziamo questo passo per vedere ciò che Paolo ci sta dicendo esattamente.

    Paolo ha appena finito di dire versetto 19 Per il bene che desidero fare non lo faccio, ma il male che non voglio fare è quello che pratico.

    Poi nell’ultima parte del versetto 20 dice questo non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

    Che cosa sta dicendo Paolo qui? Sta negando la responsabilità personale di peccare? No, non può essere, perché se fosse così sarebbe in contraddizione con le altre Scritture che dicono questo

    1 Giovanni 1:10 Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di Lui un bugiardo e la Sua parola non è in noi.

    Quindi no, Paolo non sta dicendo che lui non ha peccato, è lui che pecca, non è però l’uomo nuovo, l’uomo interiore, la persona rinata che pecca, è il corpo irredento che concepisce il peccato e se non rendiamo il nostro corpo sottoposto allo Spirito e al nostro nuovo uomo interiore peccheremo, perché?

    Se noi non rinnoviamo la nostra mente nella parola di Dio ci daremo ancora ai desideri e alle esigenze del nostro corpo, che è ancora irredento e contiene ancora il peccato perché è stato programmato dalla natura peccaminosa peccare e perché è la parte di noi che è ancora collegato alla terra, al mondo [Romani 12:1-2].

    Per questo motivo, anche se non moriremo spiritualmente, perché l’uomo spirituale è redento, nato di nuovo, la maggior parte dei credenti continueranno a morire fisicamente, è per questo che il corpo si ammala, ed esiste la malattia, perché il corpo naturale, terrestre è ancora corrotto dal peccato che è in esso contenuto, anche se siamo già morti al potere del peccato, la natura peccaminosa e anche alla legge che ha dato al peccato la forza, il corpo però è ancora vivo e vuole ancora peccare.

    La Bibbia ci dice che il corpo naturale del credente seminato nella morte e la corruzione sarà risuscitato di nuovo in gloria, un corpo spirituale, lo stesso tipo di corpo che ha Gesù .

    I corpi di quei credenti che saranno ancora vivi alla venuta di Gesù, non moriranno ma saranno trasformati in nuovi corpi spirituali. Questa è la glorificazione finale e lo stato eterno dei credenti, questo è quando Dio completa la nostra salvezza.

    Tuttavia, è Paolo che pecca, non è Paolo l’uomo interiore ma Paolo l’uomo esteriore, ma Paolo è sempre responsabile di ciò che il corpo fa ed è lui che pecca. Questo è molto chiaro da ciò che Paolo aveva già detto in

    Romani 6:12-14 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 Non prestate le vostre membra (corpi) al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

    Dio ci ritiene responsabili per il peccato che commettiamo nei nostri corpi, siamo noi che pecchiamo, non un altro. Noi abbiamo la responsabilità come abbiamo appena letto di non lasciare regnare il peccato nel nostro corpo mortale e di non presentare i nostri corpi come strumenti di ingiustizia piuttosto di sottometterli alla nuova creazione e allo Spirito di Dio. Stesso concetto Paolo ci descrive in [Romani 12:1-2].

    Noi vediamo questa responsabilità e questo concetto evidente anche in altri versetti abbiamo precedentemente studiato, come [Romani 6:1-2],[Romani 6:15-16].

    Anche qui vediamo che il corpo di cui Paolo sta parlando è il corpo mortale, quello terreno. Fondamentalmente l’uomo spirituale nuovo è intrappolato nel vecchio corpo terreno, che contiene il peccato. Il nuovo uomo nato di nuovo questo uomo è prigioniero se possiamo utilizzare questo termine, incatenato al cadavere in decomposizione del corpo terrestre, che contiene ancora il peccato e il male.

    Tuttavia, l’uomo nuovo, il nato di nuovo ha il potere datogli dallo Spirito Santo, ora può vincere e soggiogare la carne, il corpo naturale, perché il potere del peccato e la forza della legge sono eliminate.

    Siamo chiamati a obbedire lo Spirito e la Parola di Dio con i nostri corpi, perché anche il nostro corpo ormai non appartiene più a noi ma è stato acquistato da Dio in attesa della sua trasformazione, glorificazione nella risurrezione alla venuta di Cristo [1 Corinzi 15:42-53]

    1 Corinzi 6:19-20 Oppure non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e voi non appartenete a voi stessi? 20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che è di Dio ».

    Tra l’altro non solo il nuovo essere, il nostro uomo spirituale è incatenato al nostro corpo e vive in esso come in una tenda [2 Corinzi 5:1-4],[2 Pietro 2:13-14], ma il corpo è però anche il tempio dello Spirito Santo, dove lo Spirito di Dio dimora, quanto più allora siamo responsabili di non consentire il peccato di regnare, di prevalere nel nostro corpo?!

    1 Corinzi 3:16-17 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se qualcuno contamina il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché il tempio di Dio è santo, il cui tempio tu sei.

    Qui Paolo sta parlando della distruzione fisica non del castigo eterno, guardate infatti il contesto nei versetti precedenti e vedete anche [1 Corinzi 11:30-32].

    Il salario del peccato è che cosa? La morte, così l’uomo spirituale, perché è redento in Cristo, è salvato dalla morte eterna che è la parte di noi che è eterna e l’uomo spirituale è quello che è nato dal seme di Dio, egli non può peccare più, nel senso che è quella parte di noi che Paolo descrive in questa sezione del capitolo 7, mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore. 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente

     

    25 Ringrazio Dio – per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Allora, con la mente mi servo la legge di Dio, ma con la carne, la legge del peccato.

     

    Tuttavia, il corpo che pecca ancora ed è ancora responsabile per il peccato che pratica deve essere quindi sottoposto alla morte fisica, come abbiamo detto il salario del peccato è la morte. I peccati del credente nato di nuovo sono stati perdonati, tutti in modo che l’uomo spirituale vivrà per sempre.

    Il corpo che è legato a questo mondo che sarà distrutto, che è maledetto, deve morire per essere trasformato e muore a causa del peccato che è ancora presente in esso.

    Sicuramente siamo noi che pecchiamo e noi siamo responsabili del fatto che il peccato è nella carne. Tuttavia, l’uomo interiore, l’uomo nato di nuovo si compiace della legge di Dio. L’uomo interiore desidera obbedire alla legge di Dio e lo fa obbedire quando lui o lei cammina per fede e in obbedienza alla parola di Dio e cede alla volontà dello Spirito Santo.

    Tuttavia, il desiderio e la capacità praticare la parola di Dio ora esiste nella mente della persona spirituale, la persona rinata, dove come prima non vi era alcun desiderio né la capacità di obbedire a Dio perché eravamo completamente schiavizzati dal potere del peccato e della nostra natura e dai nostri corpi.

    Sì, è vero, come prima nella nostra mente non abbiamo mai servito Dio piuttosto abbiamo servito il peccato e quindi comandato il nostro corpo a peccare con una mente che era completamente controllata dalla natura peccaminosa, ora nella nostra mente abbiamo il desiderio di servire Dio e abbiamo il potere dello Spirito Santo per obbedire ai nuovi impulsi e desideri spirituali.

    Ora, siccome siamo stati liberati dalla schiavitù e il potere del peccato, noi abbiamo una vera possibilità di scelta a chi dare l’obbedienza, a Dio o ai desideri della carne, il corpo in questo caso, in cui il male ancora risiede, vale a dire il peccato che ci abita ancora.

    Questo è il vero libero arbitrio, ora che siamo redenti lo abbiamo davvero, prima lo avevamo ma solo in maniera generale e non moralmente perché era del tutto corrotto e schiavo del peccato e il desiderio incontrollabile del peccato, così che   sceglievamo sempre di peccare e non potevamo non scegliere di peccare.

    Ora invece abbiamo una volontà del tutto libera perché non è sotto il completo controllo del peccato e possiamo scegliere il controllo di cui sarà sotto, o il peccato presente nel nostro corpo o lo Spirito Santo dentro di noi.

    Pecchiamo ancora ma dobbiamo ancora peccare? No non dobbiamo. Mentre quando eravamo ancora peccatori, in altre parole, avevamo una natura peccaminosa che non solo doveva peccare ma voleva peccare, aveva il travolgente desiderio di non fare niente altro che peccare, ora abbiamo altri desideri e inclinazioni. Ora siamo liberi di scegliere, ma non dobbiamo peccare e quando lo facciamo abbiamo il perdono per grazia di Dio.

    Questo è ciò che dice Giovanni

    1 Giovanni 2:1-2 Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2 Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

    Paolo continua dicendo ora

     

    Romani 7:24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

     

    Questa è la situazione credenti, ora che il nostro uomo interiore, la nuova creazione è spiritualmente viva ma abita in un corpo, un guscio, la Bibbia lo chiama una tenda.

    Il problema di questo, come abbiamo visto nel testo è il seguente, in questo corpo terreno il peccato abita ancora. Il peccato non ha più il potere e il dominio che aveva un tempo attraverso la natura peccaminosa, tuttavia esiste ancora come dice Paolo, c’è ancora un’altra legge nel corpo il peccato, il male è ancora presente.
    In modo che Paolo è infelice a causa del peccato.

    Ci sono due uomini che vivono ora in un unico essere, in realtà ci sono tre persone che vivono nel nostro essere, il corpo, che è le ultime vestigia di ciò che ci lega al peccato, al mondo, il nostro uomo spirituale, il nostro essere spirituale che Paolo chiama l’ uomo interiore, e lo Spirito Santo che abita in noi.

    (Questo è il motivo che un vero credente nato di nuovo non può essere posseduto da un demone, perché nel credente nato di nuovo dimora la presenza di Dio per mezzo dello Spirito Santo e demoni e Dio non possono dimorare nello stesso luogo).

    Comunque una persona può essere oppressa, perché il corpo può essere influenzato da attività demoniache come tutti possiamo esserlo se abbiamo una mente che non viene rinnovata dalla parola di Dio o se viviamo in disobbedienza a Dio, possiamo essere influenzati negativamente dalle menzogne e l’influenza del nemico, è per questo che credenti possono essere depressi e possono avere tutti i tipi di disturbi psicologici.

    Così, dice Paolo, che uomo infelice io sono, per via dell’uomo fisico, del corpo, Paolo è infelice perché è ancora corrotto a causa del peccato che abita in esso.

    Paolo considera il corpo, il corpo fisico, un corpo di morte perché Paolo nel versetto precedente dice che egli è  prigioniero, prigioniero di che? In altre parole alla legge del peccato nel corpo.

    In realtà è così, il corpo è l’unica parte del credente che è ancora soggetto alla morte e alla corruzione a causa del peccato che si trova in se e che mantiene l’uomo spirituale in un certo tipo di prigionia o di prigione.

    Ecco perché in un certo senso la morte fisica è una liberazione per l’uomo spirituale, il nuovo essere spirituale, l’uomo interiore.

    Paolo infatti lo dice qui

    2 Corinzi 5:1-4 Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un’abitazione non fatta da mano d’uomo eterna nei cieli. 2 Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita.

    Perché Paolo usa queste espressioni?

    Sembra che ai tempi di Paolo ci fosse come un certo tipo di pena di morte, c’era la consuetudine, macabra certo, di incatenare un corpo morto di un prigioniero ad un altro vivo così che il cadavere in stato di decomposizione nel passar del tempo rilasciava gas di decomposizione pieni di batteri avrebbero cominciato a corrodere cioè a corrompere la persona vivente incatenata al cadavere.

    Infine, nel tempo la persona viva sarebbe morta a sua volta, morte causata dal corpo morto incatenato ad esso. Non solo, ma quel corpo in decomposizione sarebbe stato anche un ingombro pesante e difficile da spostare, causando dolore, angoscia e agonia mentre sprigionava odori sgradevoli e orrore rendendo la propria vita miserabile.

    Un vero credente è allo stesso modo frustrato, è spesso disperato a causa del peccato che è ancora presente nella sua vita.

    Quindi, possiamo certamente vedere che questo è in linea con il linguaggio della sofferenza di cui Paolo parla nel passaggio precedente

    2 Corinzi 5: 4 Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita.

    Perciò Paolo chiede chi ci può liberare da questo corpo di morte? Chi ci libererà da questo peso, questo dolore questa angoscia del peccato nella vita dei credenti, coloro che odiano avere questa lotta col peccato perché odiano la presenza del peccato, coloro che vogliono obbedire parola di Dio, ma spesso sono sgambettati da questo cadavere incatenato a loro che devono portarsi in giro?

     

    25 Ringrazio Dio – per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Allora, con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne, la legge del peccato.

     

    Paolo dice  grazie a Dio! Dio è ancora una volta la soluzione di questo problema, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore non solo grazie a Dio, ma grazie a Dio abbiamo la liberazione da questo corpo di morte attraverso e per mezzo di Gesù Cristo.

    Dio attraverso Gesù Cristo ci ha liberato da ogni cosa di cui siamo stati schiavi.

    Gesù ci ha liberati da:

    La natura peccaminosa e quindi la potenza del peccato.

    La morte, spirituale e anche fisica perché saremo risuscitati e trasformati anche fisicamente.

    La maledizione e le esigenze della legge.

    Il mondo e il suo sistema.

    Satana e il suo potere.

    La carne, cioè la legge del peccato nel corpo.

    Gesù ha fatto tutto questo per noi che crediamo nel Suo nome. Come ha fatto Gesù a liberarci dal peccato nel corpo?

    Gesù attraverso il suo Spirito ci dà la forza e il potere di vincere le tentazioni di fatto e di non commettere peccato quando cediamo a Lui nell’obbedienza.

    Gesù già ci ha dato la vittoria perché effettivamente toglie il peccato da noi. Quanti comportamenti peccaminosi e quanti peccati Gesù ha già portato via dalla nostra vita? Molti, moltissimi.

    Gesù ci dà anche la vittoria perché non conta più i peccati e la colpa di essi contro di noi. Questa è la vittoria nella nostra vita, abbiamo il perdono per quando pecchiamo. Questo ci porta conforto e forza.

    Certamente i nostri peccati che commettiamo nel corpo, in qualche modo portano da Dio un qualche tipo di correzione, la disciplina, anche dura a volte, questo non è giudizio ma è la correzione e la disciplina fatte per il nostro bene.

    Questa disciplina e correzione è progettata per portare la giustizia e la santità nella nostra vita ed effettivamente ci rafforzano e ci incoraggiano [Ebrei 12:5-13] invece di distruggerci. La nostra carne, il nostro corpo può essere  giudicato da Dio anche gravemente ma non il nostro uomo interiore, perché il nostro uomo interiore è nato da Dio, redento e giustificato.

    1 Corinzi 11:29-32 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo

    Vedete, questo è il punto nella vita dei credenti’, la vittoria sul peccato ancora presente, si potrebbe anche essere malati o addirittura morire fisicamente, a causa dei peccati commessi nella carne, ma noi non sosterremo lo stesso tipo di sentenza e condanna che soffrirà il mondo.

    Se ci giudichiamo Paolo dice, in altre parole, se ci pentiamo e smettiamo di peccare nel corpo non saremmo giudicati, ma quando invece siamo giudicati da Dio, Paolo specifica ora, non siamo condannati, ma castigati dal Signore, in modo che non siamo condannati col mondo nel modo in cui il mondo sarà condannato.

    Questo passo è un passo che ci assicura di non essere condannati, che ci assicura la permanenza della nostra salvezza.

    Potremmo essere e saremo castigati anche gravemente, con la malattia e la morte fisica, quando Dio lo ritiene necessario, ma non saremo condannati con il mondo. Il nostro destino resterà la vita eterna con Dio, si veda anche [1 Corinzi 5:4-5].

    Gesù ci libera da questo corpo di morte, attraverso il perdono dei peccati quando non riusciamo a non peccare. Gesù ci libera dallo scoraggiamento di avere a che fare con il male e il peccato ancora presente nel nostro corpo attraverso il rafforzamento con cui ci incoraggia attraverso la disciplina e il perdono.

    Non vi è nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù. Questa è la nostra vittoria, anche il peccato commesso nel corpo, perché siamo stati liberati dalla legge del peccato e della morte ancora presente nel corpo liberati dalla legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù.

    Quindi, in effetti questo è esattamente come il capitolo successivo inizia non è vero?

    Romani 8:1-2 Non c’è dunque più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito. 2 Perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.