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  • Romani Capitolo Dieci

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    Romani Capitolo 10

    Introduzione

     

    Già nel precedente capitolo Paolo ha iniziato a parlare dei suoi fratelli nella carne, cioè i circoncisi, suoi connazionali, gli Israeleiti, gli Ebrei.

    E’ di dovere segnalare di nuovo che il capitolo nove inizia parlando di Israele e continua facendo il paragone alla significanza del fare parte di una nazionalità eletta, cioè scelta da Dio per rendere, a quell’epoca, nota ad altri la rivelazione del vero Dio e della Sua legge.

    Comunque non ci ha insegnato solo questo ma ci ha insegnato anche della appartenenza ad un residuo eletto, eletto per grazia e misericordia di Dio tramite la vera elezione e predestinazione in Cristo Gesù e questo è stato messo in azione da Dio verso individui di tutte le nazionalità del mondo.

    Abbiamo inoltre notato però, che appunto, il discorso della sovrana elezione di Dio per Ebrei e Gentili non riguarda solo nazionalità, ma riguarda in effetti individui specifici, individui facenti parte di ogni nazionalità, ogni lingua e tribù:

    Apocalisse 7:9-10 Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. 10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello».

    Quindi la sovrana elezione alla salvezza ovviamente riguarda individui e questo lo si ha dedotto da i diversi passi che abbiamo esaminato assieme, vedi [Romani 9:11-24], incluso quello appena letto.

    Comunque, sia nei versetti iniziali che in quelli finali del capitolo 9, Paolo sta parlando dei suoi fratelli, connazionali, i circoncisi e così inizia anche il capitolo 10, dove Paolo continua un discorso che è adesso dedicato quasi esclusivamente ad Ebrei, Ebrei che non sono ancora redenti.

    In questo capitolo come in quello seguente (11) troviamo delle cose che sono sicuramente applicabili, sia ad Ebrei che Gentili, ma il contesto è diretto specificatamente al piano di Dio per gli Ebrei, il residuo eletto della nazione intera. Israele nazionale.

    Vedremo anche anche nel capitolo 11 che Paolo esprime dei concetti nei quali fa un paragone tra Ebrei e Gentili, un paragone riguardo le nazionalità o etnie scelte da Dio ma comunque in entrambe i casi il filo conduttore per entrambe è la sovrana elezione di Dio, cioè la scelta di Dio di un residuo (residuo di individui provenienti da ogni nazione, vedi [Atti 13:48]) salvati per sola grazia mediante fede in Gesù Cristo secondo la elezione sovrana di Dio, eletti prima della fondazione del mondo.

    Efesini 1:3-5 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. 4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio.

    Possiamo allora usare il termine, Dio salva le nazioni una persona alla volta.

    Nella Sua sovrana elezione di individui, Dio ha fatto sì che ogni popolo, nazionalità e tribù siano incluse e rappresentate nel Suo piano di salvezza. Dio ha incluso ogni nazionalità, ogni sesso, ogni professione, ogni ceto di società, così che anche in questo si riconosce che Dio è giusto in tutte le Sue scelte, cioè non favorisce alcuni su altri.

    Il capitolo dieci è fondamentalmente evangelista in natura, e non esclusivamente per gli Ebrei. Il capitolo ha infatti dei principi generali che si possono applicare a tutti senza pregiudicare una nazionalità o etnia di provenienza.

    Il capitolo ha come base la chiamata evangelista agli Ebrei, queste le troviamo in [Romani 10:1-5]; [Romani 10:16-20].

    Il capitolo ci indica anche, come la volontà e l’assenso umano è infatti coinvolto assieme alla sovranità di Dio e alla parola di Dio per adempiere la salvezza degli eletti [Romani 10:8-10].

    Il capitolo ci indica la collaborazione che Dio richiede alla chiesa che assieme a Lui adempie l’opera di redenzione, cioè quello che noi conosciamo e chiamiamo evangelismo. Pur vero che Paolo indica tutto questo in un contesto Ebraico, tutto sommato i principi sono universali, come egli stesso menziona in [Romani 10:11-13].

    Il testo ci insegna che è la predica del Vangelo il veicolo, il conduttore essenziale per la salvezza di ogni persona [Romani 10:17], vedi anche [1 Corinzi 1:18-25].

    Questo concetto è molto importante perché dimostra che, seppure Dio abbia scelto per grazia, cioè per sovrana elezione, coloro che, nella Sua magnanima e benevola volontà, saranno salvati, cioè il residuo degli eletti per grazia; non ostante questo fatto inconfutabile, Dio vuole che la chiesa sia coinvolta nella Sua sovrana opera di redenzione e che sia coinvolta nello spargimento del Vangelo nel mondo, cioè che sia coinvolta nell’evangelismo [Romani 10:13-15].

    Evangelismo è prima di tutto un comandamento di Dio ed è inoltre un grande privilegio e una grande benedizione per la chiesa, se non che, in aggiunta a tutto questo, vediamo che anche il dono o il ministero di evangelista è in effetti un dono di Dio alla chiesa per la chiesa.

    Questo è per il bene comune e la crescita della chiesa stessa, vedi [Efesini 4:11-16];
    [1 Corinzi 12:4-7].

    Quindi non c’è affatto nessuna contraddizione o opposizione tra la sovrana elezione di Dio, cioè la predestinazione e l’evangelismo fatto dalla chiesa cioè da esseri umani. Quindi, il coinvolgimento della chiesa nell’evangelismo è essenziale e non è inutile, come dichiarano alcuni nel processo di critica contro la dottrina della sovrana elezione.

    E’ essenziale perché è prima di tutto un comandamento di Dio, in secondo luogo è un grande privilegio che Dio fa a noi figli Suoi. Pensiamoci un momento, siamo inadeguati in tutti i sensi di poter salvare alcuna persona noi stessi ma Dio comunque ha scelto la follia della predica e delle persone impotenti e inadeguate come noi per portare la potenza di Dio per la salvezza di chi crede, cioè il Vangelo, agli eletti di Dio.

    E’ sempre e comunque lo Spirito Santo che rigenera, convince e salva tramite la parola di Dio, ma siamo noi il Suo veicolo terreno, umano per fare la Sua opera. Queste due ragioni, il comandamento alla chiesa e il privilegio di essere usati da Dio per portare il messaggio della salvezza agli eletti che Dio salverà, dovrebbero essere ragioni sufficienti per rendersi conto che l’evangelismo e la sovrana elezione, cioè la predestinazione, sono pienamente riconciliabili. Dio quindi non solo ha eletto chi vuole salvare ma poi ha eletto chi ha salvato per portare la salvezza ad altri eletti.

     

    Romani Capitolo X

     

    Romani 10:1-5 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza. 2 Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. 3 Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio, 4 perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede. 5 Mosè infatti descrive così la giustizia che proviene dalla legge: «L’uomo che fa quelle cose, vivrà per esse».

     

    Paolo inizia questo capitolo in un modo simile a come aveva iniziato il precedente capitolo dove aveva dichiarato questo:

    Romani 9:1-5 Io dico la verità in Cristo, non mento, perché me lo attesta la mia coscienza nello Spirito Santo; 2 ho grande tristezza e continuo dolore nel mio cuore. 3 Infatti desidererei essere io stesso anatema e separato da Cristo per i miei fratelli, miei parenti secondo la carne, 4 che sono Israeliti, dei quali sono l’adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse; 5 dei quali sono i padri e dai quali proviene secondo la carne il Cristo che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno. Amen.

    Così in questo capitolo come in quello precedente, si evince dalle parole di Paolo il suo amore e la sua preoccupazione per il suo popolo secondo la carne, cioè i Giudei.

    Paolo anche qui dice che ha nel suo cuore un desiderio e una preghiera, come prima aveva detto che nel suo cuore vi era grande tristezza e dolore continuo verso i suoi fratelli e parenti secondo la carne, cioè i circoncisi.

    Vediamo che, sia il dolore che la grande tristezza nel suo cuore sprigionano in lui un desiderio ed un preghiera verso Dio per la salvezza di Israele.

    Vorrei fare due considerazioni importanti a questo punto riguardo a queste cose dette da Paolo.

    La prima è questa:

    E’ Dio stesso che imprime questo peso nel cuore di Paolo, un peso che viene trasmesso a lui tramite delle vere emozioni umane, le quali sprigionano in lui un desiderio ed una preghiera.

    Quale preghiera? La salvezza di Ebrei. Che cosa significa questo però? Ebrei salvati individualmente che poi faranno parte della chiesa?

    In realtà non si sta riferendo a questo. Paolo dice qui la salvezza di Israele.

    Questa cosa è fondamentalmente diversa dal desiderare la salvezza di Ebrei come individui.

    Queste sono emozioni e desideri tra l’altro, che nascono non in Paolo da se, per via di una misericordia prettamente umana in natura ma scaturiscono dal cuore di Dio stesso, di questo ne avevamo già parlato all’inizio del precedente capitolo.

    Questo ci porta alla seconda considerazione.

    E’ evidente allora che Israele è formato da individui Ebrei, questo è ovvio, ma il concetto che Paolo delinea qui è diverso.

    E’ ovvio che Paolo voglia vedere persone Ebree salvate, ma quello che egli sta dicendo qui ha sopratutto un connotato non solo evangelista in natura come lo comprendiamo noi, ma sopratutto un connotato evangelista dal punto di vista escatologico, cioè un evangelismo Ebraico in linea con il programma e le promesse di Dio fatte ad Israele tramite i profeti.

    Noi abbiamo una veduta molto limitata riguardo all’eccellenza dell’evangelismo, anche perché la vediamo solo ed esclusivamente in un contesto molto più piccolo e limitato di come invece lo intende Dio.

    Noi comprendiamo questo da un punto di vista prettamente ecclesiastico, Dio invece lo vede nell’intero disegno del Suo piano di redenzione.

    Credo che molti cristiani non comprendono l’interezza del disegno di Dio e quindi non considerano affatto il discorso che Paolo sta facendo qui riguardo alla salvezza di Israele.

    C’è da dire però che tutto l’evangelismo ad ogni nazione, come vedremo ancora di più nel prossimo capitolo, ha comunque un connotato escatologico ben preciso.

    Ora però riguardo a questo fatto, automaticamente sorgono delle domande.

    Se Paolo stesse parlando di salvezza individuale di Ebrei avrebbe usato questa esatta forma di pensiero?

    Avrebbe detto la “salvezza di Israele?”

    Non credo che avrebbe usato questo termine. Non sarebbe necessario dire questo. Se come pensiamo molte volte anche noi, Paolo stesse parlando dell’inclusione di Ebrei nella chiesa non ci sarebbe stato bisogno di usare questo tipo di linguaggio.

    Paolo usa questo pensiero facendoci comprendere che, c’è in effetti una definitiva differenza tra Israele e chiesa anche nel piano di redenzione di Dio.

    Paolo ha usato una volta sola la terminologia di inclusione in un solo corpo di Ebrei e Gentili, questo lo rende noto in [Efesini 2:11-22]. Qui Paolo unisce Ebrei e Gentili in un solo uomo, facendo così riferimento al corpo di Cristo, cioè la chiesa.

    Questo qui in Romani 10 però è un contesto diverso e Paolo usa un modo di parlare diverso, dove inizia facendo ben capire ai lettori che c’è in effetti una vera e propria distinzione tra Israele la nazione terrena e la chiesa anche se come vedremo fanno entrambe parte del Regno di Dio e sono il Regno di Dio.

    L’uso qui della parola Israele denota infatti l’esclusiva menzione di una nazione in particolare, difatti Israele.

    Paolo desidera che Israele, cioè la nazione, si ravveda e si converta tutta, per intero! Qui Paolo non sta parlando di una persona alla volta o di un Ebreo alla volta e/o l’inclusione di essi nella chiesa, come sta accadendo anche oggi.

    Paolo menziona la salvezza di Israele come un episodio ben preciso e specifico nel programma di Dio, cioè, il pentimento e la conversione della nazione intera, (il residuo salvato per sovrana elezione e grazia sempre e soltanto mediante l’accettazione di Gesù Cristo).

    Paolo dunque sta pregando per una conversione nazionale, la conversione della nazione intera, Paolo desidera che la nazione intera si ravveda e creda nel Messia Gesù Cristo.

    Infatti, per spiegare ancora meglio questo concetto Paolo scrive un intero capitolo, quello seguente, il capitolo 11.

    Questo prossimo capitolo infatti è scritto proprio per spiegare meglio che cosa stia a significare la salvezza di Israele la nazione.

    Avremo modo di studiare questo concetto quando esamineremo il prossimo capitolo.

    Basti capire adesso, che la salvezza di Israele è determinante nel disegno e nel piano di Dio riguardo al programma escatologico, cioè il programma degli ultimi tempi.

    Su questo episodio, cioè la salvezza di Israele è infatti determinato il ritorno di Cristo e il regno Messianico o Millennio che dovrà essere instaurato e adempiuto su questa terra.

    E’ per questo che gli Apostoli speravano e pregavano per il ritorno imminente di Gesù Cristo
    [Atti 3:13-26], perché questo avvenimento avrebbe significato che ci fosse stata la salvezza della nazione e di conseguenza la restituzione del Regno terreno ad Israele, secondo le promesse fatte da Dio alla nazione tramite i padri e tramite i profeti attraverso il ritorno di Gesù come Messia di Israele.

    Paolo comprende che la conversione della nazione è essenziale per ottenere la pienezza del regno di Dio, questo è reso evidente anche in:

    Romani 11:15 Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti?

    Cosa significa questo passo è questo: se il rigetto del Messia Gesù Cristo da parte della nazione Ebraica ha causato il resto del mondo ad essere riconciliato con Dio, la loro, attenzione adesso, riammissione è la vita dai morti.

    Di quale vita dai morti si sta parlando qui? Si sta parlando della resurrezione dei santi, cioè la prima resurrezione, quella che avviene al ritorno di Gesù Cristo, benedetto è chi ne fa parte
    [Apocalisse 20:4-6], la prima resurrezione che è anche quella di cui parla Paolo in
    [1 Corinzi 15:50-56] e in [1 Tessalonicesi 4:13-18].

    Quindi la salvezza e la conseguente riammissione di Israele è sinonima con il ritorno di Cristo e con la resurrezione dai morti.

    Quindi se si stesse parlando prettamente di chiesa e basta non ci sarebbe bisogno di menzionare una riammissione di Israele. Siccome però questo concetto è menzionato appunto in dettaglio nel capitolo 11, dobbiamo allora considerarlo bene.

    La riammissione di Israele, che cosa significa questo? Significa la resurrezione dai morti, la resurrezione dei cristiani e dei giusti dell’Antico Testamento che non avverrà fino a che Israele non si converte come nazione e questo avviene in concerto con il ritorno di Gesù Cristo; vedi anche

    [Zaccaria 12:10-14];[Zaccaria 13:1-2];[Zaccaria 13:8];[Zaccaria 14:3-21].

    Questo è il motivo per il quale Paolo e gli altri apostoli pregavano per la conversione di Israele, perché speravano quindi nel ritorno imminente di Gesù quando questa cosa sarebbe avvenuta.

    Queste due cose allora sono sinonime ed accadranno allo stesso momento e queste due cose gli Apostoli desideravano ardentemente con tutto il cuore.

    La riammissione di Israele nel piano di salvezza di Dio nel Suo regno, nel Suo patto eterno. Questo sarà l’inizio dell’era Messianica [Romani 11:23-29] che farà da anticamera allo stato eterno e tutto questo comporta la resurrezione dai morti cioè la resurrezione alla vita.

    Quindi tutta l’evangelizzazione è eseguita per scopi escatologici. Fino a quando? Fino a che il numero dei Gentili (predestinato o predeterminato) da Dio, cioè la pienezza dei Gentili non sia entrata a fare parte del regno tramite la chiesa, questa è ciò che noi conosciamo come l’era o l’età della chiesa.

    Finché la riammissione di Israele avverrà nemmeno Gesù tornerà. [Romani 11:25].

    Questo rispecchia anche ciò che Gesù disse in:

    Matteo 24:14 E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine».

    Queste sono le ragioni per le quali Paolo ha quindi un grande desiderio e prega che Israele sia salvato, poiché quando questo avvenimento accadrà, Gesù tornerà e stabilirà il regno di Dio, il regno Messianico, su questa terra e ristabilirà il regno e la terra promessa ad Israele, la nazione convertita a Cristo.

    La nazione questa volta lo accetterà come suo re. Ricordando quello che Gesù disse ai Suoi discepoli in:

    Atti 1: 6-7 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità.

    Come vediamo Gesù non nega il fatto che ci sarà un tempo stabilito da Dio per il ristabilimento del Regno ad Israele, difatti le parole di Gesù sono una ammissione al fatto che ci sarà proprio un tempo specifico quando questo evento avverrà, un tempo stabilito dal Padre di Sua propria autorità e questo avverrà, quando? Al ritorno di Gesù, alla fine di questa era, cioè l’era della chiesa, la quale terminerà con il ritorno di Gesù.

    Ricordiamoci che il Millennio è un regno terrestre [Apocalisse 20:1-6] mentre la chiesa fa parte del regno celeste, sono due cose ben distinte e diverse seppur simili.

    La chiesa risiederà nella Gerusalemme celeste [Apocalisse 21:1-2] questa è l’Israele spirituale.

    Però siccome molte sono le promesse che Dio ha fatto a Israele come nazione, promesse per esempio riguardanti la terra promessa, riguardanti Gerusalemme la città in Palestina, riguardanti un regno terrestre con un tempio dedicato a Dio, con un Re che menzionato è Davide stesso o chi sia nella sua genealogia, quindi Gesù Cristo stesso il Messia. Egli deve regnare anche in questo regno.

    Ricordiamoci che Gesù non ha regnato come Re di Israele, ancora non si è seduto sul trono di Davide.

    Dobbiamo menzionare di nuovo il fatto che la giusta interpretazione della parola di Dio è essenziale per comprenderne bene il suo vero significato.

    Prendiamo ad esempio ciò che l’Arcangelo Gabriele disse a Maria quando annunziò la nascita di Gesù Cristo il Messia.

    Luca 1:26-33 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 ad una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 E l’angelo, entrato da lei, disse: «Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne». 29 Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole, e si domandava cosa potesse significare un tale saluto. 30 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine»

    Gabriele disse a Maria: “tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine”

    Molti senza nemmeno pensarci due volte usano questo passo dandone subito il significato erroneo.

    Esaminiamolo assieme.

    Qui Gabriele dice due cose importantissime, la prima è che Gesù sarà ed è il Figlio di Dio,
    (il Figlio dell’Altissimo) questo è il titolo divino di Gesù, cioè la seconda persona della Trinità.

    La seconda cosa che Gabriele menziona è il titolo di Messia, questo titolo è diverso dal primo ed è stato menzionato per una distinta ragione.

    Questo titolo riguarda la nazione di Israele e non la chiesa, infatti Gabriele dice che Dio gli darà il trono di Davide suo padre ed Egli regnerà sulla casa di chi? Di Giacobbe per sempre.

    Allora, cosa significa tutto questo?

    Gabriele menziona Gesù come Figlio dell’Altissimo poi dice che è Davide suo padre.

    Vediamo quindi che Gabriele fa una distinzione tra il Figlio di Dio e il Figlio di Davide. Sono uno e la stessa persona ma con due titoli diversi che quindi hanno anche funzioni diverse.

    Bisogna domandarsi anche se il trono di Davide è lo stesso trono sul quale Gesù è seduto adesso.

    La risposta è no! Non può essere e non lo è. Il trono sul quale è seduto Gesù adesso è il trono della Sua maestà divina.

    Ricordiamoci ciò che disse Gesù in Giovanni 17

    Giovanni 17:4-5 Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l’opera che tu mi hai dato da fare. 5 Ora dunque, o Padre, glorificami presso di te della gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.

    Così che il trono dove è seduto Gesù adesso è il trono della gloria dell’Altissimo e non il trono di Davide. Questi sono due troni diversi.

    Il trono della gloria è il trono della Signoria di Gesù Cristo e questo è un vero e proprio trono ma è un trono spirituale o celeste, trono che sarà nella Gerusalemme celeste,

    Apocalisse 22:1-5 Poi mi mostrò il fiume puro dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2 E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trovava l’albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni. 3 E qui non ci sarà alcuna maledizione; in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello e i suoi servi lo serviranno; 4 essi vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla loro fronte. 5 E qui non ci sarà più notte alcuna e non avranno bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà, ed essi regneranno nei secoli dei secoli.

    Il trono di Davide dall’altro canto è anch’esso un trono regale e vero, ma non è un trono celeste.

    Il trono di Davide è un trono Messianico ed è un trono nazionale che riguarda Israele e non la chiesa.

    E’ il trono della signoria del re di Israele. Il trono di Davide, Davide che rappresenta la linea genealogica del Messia che appunto proviene da Davide, questo trono è esclusivo ad Israele come nazione e non appartiene alla chiesa.

    A quest’ultimo, il figlio di Davide, viene dato il trono di Davide. E’ ovvio che poi Gesù detiene anche questo titolo in eterno, ma non possiamo privare Israele la nazione, di ricevere il suo re, il suo Messia, la promessa che Dio ha fatto a quella nazione.

    Infatti, Gabriele fa anche un altro riferimento importante che ci aiuta a comprendere ciò che stesse dicendo. Gabriele riferisce il trono di Davide alla casa di Giacobbe, sulla quale Egli, regnerà in eterno. Qui il riferimento è di nuovo Ebraico, non è un riferimento ecclesiastico o se vogliamo riferito ad un Israele spirituale.

    Il nome Giacobbe infatti è senza dubbio stato scelto anziché il nome Israele per una ragione ben precisa.

    Il nome Giacobbe pur sinonimo della stessa persona che fu poi rinominata Israele, in realtà non ha precisamente lo stesso significato.

    Giacobbe è il nome proprio dell’uomo che è padre delle dodici tribù le quali poi vengono radunate in una sola nazione, cioè Israele.

    Giacobbe è anche il nome che aveva quando nacquero tutte le tribù che poi formano la nazione di Israele. Il nome Israele gli fu dato dopo l’episodio di Peniel che troviamo scritto in:

    Genesi 32:24-30 Così Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntar dell’alba. 25 Quando quest’uomo vide che non lo poteva vincere, gli toccò la cavità dell’anca; e la cavità dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui. 26 E quegli disse: «Lasciami andare, perché sta spuntando l’alba». Ma Giacobbe disse: «Non ti lascerò andare, se non mi avrai prima benedetto!». 27 L’altro gli disse: «Qual è il tuo nome?». Egli rispose: «Giacobbe». 28 Allora quegli disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con DIO e con gli uomini, ed hai vinto». 29 Giacobbe gli disse: «Ti prego, dimmi il tuo nome». Ma quello rispose: «Perché chiedi il mio nome?». 30 E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Peniel, perché disse: «Ho visto Dio faccia a faccia, e la mia vita è stata risparmiata».

    Il nome Giacobbe menzionato da Gabriele quindi serve esattamente a far disperdere ogni dubbio che il riferimento era fatto alla nazione di Israele e non la chiesa.

    Quando troviamo il nome Giacobbe menzionato nella Scrittura del Nuovo Testamento come del resto anche nell’Antico, il riferimento è esclusivamente dedicato alla nazione terrena di Israele e mai alla chiesa.

    Se guardiamo nel Nuovo Testamento ci sono 26 riferimenti al nome di Giacobbe ed ogni riferimento non è mai nel contesto della chiesa. Il nome è esclusivamente un riferimento alla nazione, al popolo terrestre di Israele, cioè gli Ebrei.

    Il trono di Davide quindi è e sarà nella Gerusalemme terrestre, cioè nella terra di Israele, quella che conosciamo noi oggi. Sarà poi anche il trono eterno poiché Gesù regnerà come Dio ma anche come Messia di Israele per sempre.

    Il trono di Davide è quello di cui fa riferimento Giovanni anche in:

    Apocalisse 20:4-6 Poi vidi dei troni, e a quelli che vi sedettero fu dato la potestà di giudicare; e vidi le anime di coloro che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano preso il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Costoro tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. 5 Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni. Questa è la prima risurrezione. 6 Beato e santo è colui che ha parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potestà la seconda morte, ma essi saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui mille anni.

    Come vediamo qui si sta parlando di un regno terreno e quindi di un re ed un trono dal quale regnerà Gesù.

    Regnerà dove?

    Su questa terra perché dal contesto si evince che tutta questa cosa si manifesta su questa stessa terra dove viviamo noi adesso. Dove su questa terra regnerà Gesù? In Israele, nella città di Gerusalemme.

    Questo fatto vediamo che è evidente e si svolge sul palcoscenico mondiale oggi stesso, poiché la terra di Israele e la città di Gerusalemme sono veramente una pietra di inciampo per le nazioni.

    E’ quindi evidente che se c’è una costante guerra e battaglia contro il popolo Ebraico anche oggi c’è una vera e propria validità del piano di Dio sul popolo Ebraico e sulla terra di Israele.

    Ora chi ha un minimo di discernimento spirituale nota che tutto ciò che si sviluppa nel mondo politicamente ed economicamente non è limitato al terreno e il fisico ma è una visiva evidenza di ciò che succede nella dimensione spirituale,

    vedi Efesini 6:10-12 Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, 12 poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti.

    C’è una vera a propria guerra spirituale che si sta combattendo nel Medio Oriente e nella terra promessa perché come è stato nel passato è nel presente, cioè Satana come ha sempre combattuto contro il primo avvento di Gesù sta combattendo per prevenire il Secondo.

    Sembra incredibile che Satana non riesca a comprendere che la sua sconfitta è già scritta, ma nella pazzia che egli ha per il suo odio verso Dio, questo stesso odio e pazzia lo hanno piombato nell’inganno di se stesso. Satana non riesce a vedere niente altro che cercare di impedire il piano di Dio e di distruggere il popolo di Dio, sia la chiesa che Israele, [Apocalisse 12:1-17].

    Ci ricordiamo che fin dal principio Satana ha tentato continuamente di contaminare il seme della linea genealogica messianica [Genesi 6:1-7]. Ha tentato di distruggere Israele tramite Faraone uccidendo tutti i figli maschi di Israele, perché i maschi? Perché ha tentato di distruggere il promesso Messia e di prevenire la Sua venuta [Esodo1:8-22], facendolo così mediante la distruzione di Israele. Satana ha sempre tentato di contaminare il popolo di Dio per renderlo impotente e per prevenire la venuta di Messia tramite la maledizione del popolo [Esodo 32:7-10];[Giosuè 24:9-10].

    Ci sono stati molti tentativi di Satana durante l’intera storia del popolo di Dio nell’Antico Patto di contaminare, distruggere e maledire Israele.

    Questa cosa l’ha continuata anche nel Nuovo Testamento [Matteo 2:16-18], Erode tenta di eliminare il Messia uccidendo tutti i figli maschi neonati fino all’età di due anni.

    Satana tenta Gesù nel deserto per renderlo impotente e squalificarlo come Messia e salvatore
    [Luca 4:1-13].

    Molte volte Satana ha tentato di far sì che Gesù non morisse sulla croce ma morisse in altri modi. Questi sono stati tutti tentativi di Satana di deragliare il piano di Dio, ma niente e nessuno può deragliare i piani di Dio.

    Quindi può essere solo l’odio che Satana ha per Dio e per Israele e la chiesa che lo rendono cieco e non riesce a capire che i suoi tentativi per deragliare i piani di Dio sono inutili.

    La Bibbia comunque evidenzia il fatto che il periodo di mille anni su questa terra chiamato Millennio, sarà infatti l’adempimento completo delle promesse fatte da Dio al Suo popolo Israele, popolo che alla venuta del Messia si è ravveduto ed ha accettato Gesù come Messia e Re.

    Il rifiuto del Messia al primo avvento di Gesù ha quindi soltanto ritardato l’adempimento delle promesse che Dio ha fatto alla nazione di Israele, lo ha ritardato non le ha abolite.

    Quindi la chiesa non ha sostituito Israele nel piano di Dio, nel Suo Patto eterno Egli ha inserito prima gli Ebrei che hanno creduto per fede nelle promesse di Dio durante il periodo dell’Antico Patto, poi gli Ebrei inclusi nella chiesa stessa assieme alle altre nazioni anch’esse rappresentate nella chiesa, poi di nuovo la nazione redenta di Israele al ritorno di Gesù.

    Così anche se non c’è una menzione specifica di epoche o periodi specifici che Dio ha progettato e designato, vediamo che in effetti la Bibbia espone che questi periodi esistono.

    Alla nazione Ebraica redenta, a questa nazione Egli darà ciò che gli è stato promesso nel passato.

    Gli Apostoli stessi, per esempio, vengono scelti da Gesù per una funzione escatologica molto importante riguardante la nazione di Israele non la chiesa, cioè il giudizio sulle 12 tribù di Israele e questo cari miei non ha niente a che vedere con la chiesa ma è una cosa dedicata interamente alla nazione di Israele.

    Matteo 19:28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

    Anche qui si denota che c’è una distinzione tra la chiesa e Israele.

    Il trono di Davide, Davide il quale viene menzionato come padre di Gesù secondo la carne, cioè Gesù l’uomo proveniente dalla linea genealogica di Davide, è quindi il trono del Re di Israele e non il trono della maestà divina. Sono due troni diversi.

    E’ ovvio che Gesù essendo Dio e Signore regnerà come Dio ma regnerà anche come uomo, come deità cioè re supremo, ma anche un come re umano e divino di Israele. Questo era ciò che era venuto ad offrire alla Sua prima venuta.

    Questo quindi è un buon inizio di questo capitolo, poiché praticamente fa da precursore al capitolo seguente. Senza dubbio Paolo distingue sempre tra Giacobbe, cioè l’Israele terrestre e la chiesa.

    Paolo fa sempre anche delle distinzioni etniche e questo è un fatto molto importante. Perché? Perché questo denota che in effetti Dio non ha ancora finito con il popolo di Israele come Suo popolo eletto.

    Questo inoltre denota ulteriormente il fatto che, tutto ciò che Dio ha promesso al residuo fedele di questo popolo sicuramente avverrà.

    Il fatto è che la chiesa e la nazione di Israele sono in effetti due entità simili ma diverse a tutti gli effetti e come vederemo nel prossimo capitolo, Israele la nazione, sarà rinnestata o riammessa di nuovo nel Patto Eterno di Dio con tutte le promesse di Dio adempiute, ma non ancora, non adesso.

    Avendo compreso tutto questo, adesso Paolo sempre facendo riferimento ai suoi fratelli nella carne, cioè gli Israeliti, dice questo:

     

    2 Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. 3 Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio,

     

    Paolo ancora rende testimonianza a loro, loro chi? Gli Ebrei, dicendo che hanno un grande zelo per Dio ma mancano di una cosa essenziale, la vera conoscenza del Dio stesso per il quale hanno zelo.

    Ora prima di entrare in questo contesto voglio dire come premessa che zelo per Dio e le cose di Dio è un elemento non importante, ma essenziale, nella vita del credente.

    Nel Vangelo di Giovanni capitolo 2 versetto 7 dove Gesù scacciò i venditori dal tempio di Dio, menziona un versetto del Salmo 69 dice:

    7 Per amor tuo io sopporto gli insulti, la vergogna mi copre la faccia. 8 Sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre. 9 Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti oltraggia sono caduti su di me.

    Che bella cosa se questo potesse essere detto anche di noi.

    C’è un altro passo che troviamo in Romani 12:11 che dice: 11 Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore;

    Inoltre troviamo scritto in

    Tito 2:11 Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, 12 e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. 14 Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

    Quindi è evidente che lo zelo è un elemento che il credente deve avere, ma si parla di zelo in Cristo e in base alla conoscenza di Gesù, la vera conoscenza di Dio, come Dio e chi Dio è.

    Dobbiamo esser zelanti in congiunzione con la verità e non zelanti per una religione, non zelanti per false dottrine, non zelanti per una denominazione, non zelanti per certi predicatori, ma zelanti per il vero Vangelo, per il vero Gesù, per il vero Spirito Santo, per le vere dottrine apostoliche.

    Paolo però sta proprio parlando di uno zelo erroneo, uno zelo religioso senza la vera e propria conoscenza di Dio, di Gesù e del Vangelo.

    Paolo stesso infatti era stato così zelante nel voler servire Dio così che egli capisce bene che lo zelo o il forte desiderio di servire Dio senza veramente conoscere Dio e la Sua parola porta le persone ad un completo sbando. Porta ad essere religiosi e ad essere senza la conoscenza del vero Dio e questo non solo è pericoloso è devastante.

    Questa cosa ha fatto dei danni irreparabili nella storia del Cristianesimo.

    Paolo stesso in Filippesi 3 ammette di aver vissuto in questa condizione, la stessa condizione di cecità spirituale e di religiosità nella quale si trovava e si trova tutt’ora, l’intera nazione di Israele.

    Sentite che cosa dice Paolo:

    Filippesi 3:1-11 Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di sicurezza per voi. 2 Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare; 3 perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne; 4 benché io avessi motivo di confidarmi anche nella carne. Se qualcun altro pensa di aver motivo di confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più; 5 io, circonciso l’ottavo giorno, della razza d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d’Ebrei; quanto alla legge, fariseo; 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7 Ma ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo. 8 Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. 10 Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, 11 per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.

    Paolo come tutti gli Ebrei una volta nel passato, si vantava della sua carne, cioè, della sua posizione carnale, la sua posizione etnica e religiosa. Si vantava nella sua carne perché era circonciso nella carne, questo rappresentava la sua appartenenza alla nazione scelta da Dio, in più fa riferimento al fatto che egli era Ebreo figlio di Ebrei, era Ebreo a tutti gli effetti, secondo la legge stessa era un Fariseo, il che era vanto di posizione religiosa.

    Essere Fariseo lo poneva quindi quasi all’apice della scala del ceto religioso Ebraico in special modo lo metteva all’apice del favore popolare poiché i Farisei erano i maestri del popolo.

    A volte si parla dell’ingiustizia perpetrata dalla religione Indù per quanto riguarda le caste religiose ma in effetti gli Ebrei non erano molto diversi nella loro religione. Pensate che i Sadducei erano quelli che erano quelli che si dichiaravano addirittura quelli che sedevano nel seggio di Mosè perché erano quelli che credevano solo nella Torah come parola di Dio, solo i cinque libri scritti da Mosè, il Pentateuco.

    Non stimavano ne credevano nel resto della Scrittura dell’Antico Testamento. Comunque i Sadducei erano appunto al disopra di tutti, essi erano coloro che tenevano in mano la direzione del tempio ed erano di solito i maggiori capi del Sinedrio e solitamente i sommi sacerdoti erano Sadducei. Essi si ritenevano i più religiosi e giusti di tutti, essi erano anche gli sfruttatori dei guadagni del tempio.

    La cosa ironica di queste due sette, i Sadducei e i Farisei era che erano in opposizione dottrinale su diverse cose, una era la resurrezione. I Farisei credevano nella resurrezione mentre i Sadducei la negavano. I Farisei credevano negli angeli e i Sadducei no. I Farisei credevano che tutta la Scrittura dell’Antico Patto era parola di Dio, i Sadducei no.

    Tutto questo che li teneva sempre in opposizione creando spesso delle vere e proprie difficoltà nel Sinedrio, però su una cosa si trovarono d’accordo e misero da parte tutte le loro differenze dottrinali. Si trovarono d’accordo nel perseguitare e condannare Gesù il loro Messia ed anche i Suoi discepoli.

    Come possiamo vedere, Gesù e la Sua vera dottrina, quella Apostolica, porta ad una unità anche tra i nemici di Cristo. I nemici di Gesù, dei Suoi discepoli e della sana dottrina si uniranno per perseguitare i detentori della vera e sana dottrina, si uniranno non ostante le loro posizioni dottrinali diverse.

    E bisogna stare attenti perché tutta questa casta religiosa e conseguente persecuzione avviene anche nel Cristianesimo di oggi.

    Paolo era un dottore della legge, uno che aveva studiato ai piedi di uno dei più rinomati rabbini in Israele di quei tempi, Gamaliele. Pensate che Gamaliele era chiamato “ la bellezza della legge” per come esponeva e interpretava la legge di Dio. Gamaliele era il mestro dei maestri.

    Insomma, in altre parole, Paolo era uno che se ne intendeva della legge di Dio, di Teologia. Così credeva.

    Paolo poi fa questa dichiarazione, in quanto allo zelo egli era persecutore della chiesa, e riguardo alla legge stessa, cioè secondo l’interpretazione religiosa della legge secondo i Farisei egli era irreprensibile, cioè senza colpa.

    Questo veniva creduto per via della loro meticolosa osservanza della legge di Dio. Zelante verso il Dio di cui Paolo, come il resto della nazione, aveva creato a loro immagine e somiglianza e secondo la loro interpretazione della rivelazione di Dio nella legge.

    Il problema era proprio che Paolo stesso, come molti altri a loro tempo hanno fatto, aveva perseguitato i veri credenti, come i suoi padri avevano loro stesso condannato, perseguitato ed anche ucciso i veri profeti di Dio credendo di rendere servizio a Dio.

    Infatti era lui che era il persecutore e accusatore di Stefano e responsabile della sua morte
    [ Atti 7:58]; [Atti 8:1].

    Paolo era quello che fu convertito sulla via di Damasco mentre andava ad arrestare cristiani per riportarli a Gerusalemme per essere processati e condannati di eresia [ Atti 9:1-2].

    Queste sono le conseguenze dell’essere zelanti e volere servire Dio senza però avere la vera conoscenza di chi Dio veramente sia, come Dio è, e sopratutto nel credere di servire Dio senza avere la conoscenza della rivelazione e della giustizia di Dio che si trova solo tramite Gesù Cristo.

    Questa è la conoscenza, della quale Paolo fa riferimento, che manca all’Ebreo.

    La conoscenza di Gesù Cristo, la sola ed unica via di salvezza, la sola ed unica giustizia di Dio indipendente dalla legge .

    Questo Paolo ci ha già insegnato in [Romani 3:19-26] , ma come vediamo anche in Filippesi 3 lo dice chiaramente,

    Ma ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo. 8 Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. 10 Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo,

    Paolo sta dicendo, il tipo di conoscenza che egli aveva era un vero e proprio danno. Tutto ciò a cui Paolo si aggrappava così tenacemente per essere considerato giusto dinanzi a Dio era un danno, un ostacolo, un monte di spazzatura, anzi, la parola usata nel testo Greco significa, un monte di sterco.

    Perché? Perché tutto ciò che Paolo aveva e credeva e faceva, credendo di essere giusto e di servire Dio, invece lo rendeva sempre di più spiritualmente cieco.

    Infatti Paolo in questo passo ben due volte fa riferimento alla parola conoscenza o conoscere Cristo, dicendo che, tutto ciò in cui egli credeva prima e in cui poneva la sua fiducia, cioè la sua religione morta, era di inciampo e doveva essere tolta di mezzo, perduta, essere sostituita con la conoscenza di Cristo, per arrivare così alla vera conoscenza di Dio.

    Cristo soltanto e niente altro, questa è la salvezza, questo è il passo per arrivare alla vera conoscenza di Dio.

    Del resto anche Gesù stesso disse in:

    Giovanni 17:1-3 Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te, 2 giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.

    Gesù disse a Filippo qualche ora prima in :

    Giovanni 14: 9-11 Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”? 10 Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse.

    Conoscere Gesù è conoscere Dio e conoscere Dio è riconoscere chi è Gesù!

    Quindi non conoscere Gesù vuol dire essere privi della conoscenza della verità, come disse Gesù stesso, Egli è la via, la verità e la vita [Giovanni 14:6], e la Sua parola è verità [Giovanni 17:17].

    Purtroppo i Farisei, i Sadducei, dottori della legge, gli scribi ecc. non riconoscevano Gesù in persona ma nemmeno nella parola di Dio, non volevano vederlo, non volevano riconoscerlo.

    Eppure la legge ed i profeti ed i Salmi rendevano testimonianza di Lui, della Sua venuta, del Suo sacrificio, della Sua persona, del fatto che era il Messia [Luca 24:25-27]; [Luca 24:44-45].

    Infatti Gesù li accusa proprio di questa cosa, cioè non riconoscere chi fosse:

    Giovanni 5: 37-47 Il Padre che mi ha mandato, egli stesso ha reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto; 38 e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato. 39 Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; 40 eppure non volete venire a me per aver la vita! 41 Io non prendo gloria dagli uomini; 42 ma so che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete. 44 Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46 Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?»

    Benché ci fosse tutta questa evidenza della persona di Cristo nella Scrittura, essi non la vedevano, non la volevano vedere, poiché questo avrebbe dovuto presupporre che si dovesse togliere di mezzo la propria religione, la propria giustizia mediante l’osservanza della legge, che si dovesse ammettere di essere peccatori senza alcuna speranza di essere considerati giusti mediante la legge, che si dovesse mettere da parte l’orgoglio spirituale individuale e nazionale ed andare a Cristo per ricevere grazia e misericordia.

    Come disse Gesù non volevano andare a Lui per avere vita, ma loro credevano di essere spiritualmente vivi mentre invece avevano appunto bisogno di nascere di nuovo.

    Questa tra l’altro era anche la chiamata di Giovanni il Battista, era questo che egli stesso predicava ed è per questo che così rispose ai Farisei, ai capi religiosi della nazione:

    Matteo 3:4-12 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abraamo”; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo. 10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco. 11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

    Vediamo anche qui in questo passo che i Farisei e i Sadducei non andavano a Giovanni con le motivazioni giuste, infatti Giovanni sa cosa pensavano nel loro cuore. Essi pensavano che siccome erano giusti secondo la loro interpretazione della legge e le loro opere e che siccome loro erano figli di Abraamo,cioè i circoncisi nella carne, appartenenti alla nazione di Israele, come Paolo stesso diede descrizione di se stesso in Filippesi 3, così essi pensavano tutto fosse a posto tra loro e Dio.

    Giovanni invece li accusa chiamandoli razza di vipere, dicendogli che stavano per essere giudicati severamente ed eternamente da Dio, giudicati da Colui che veniva cioè Gesù stesso. Colui che avrebbero rigettato, condannato e messo a morte.

    Questo è ciò che Paolo sta descrivendo qui adesso in Romani 10, un popolo molto religioso sì, zelante nel voler servire Dio ma senza veramente conoscere Dio, senza conoscere il Suo piano di redenzione, senza riconoscere il loro Messia e non riconoscere che Gesù era Dio stesso in mezzo a loro, Emanuele, Dio con noi.

    Non riconoscevano il bisogno di ricevere la grazia di Dio tramite Gesù Cristo. Non riconoscevano il bisogno della grazia di Dio, perché credevano di essere giusti, sopratutto per via della loro appartenenza alla nazione di Israele e per via della loro meticolosa osservanza dei comandamenti e della legge di Dio.

    C’è da dire però, che seppure i dottori della legge, i Farisei, gli scribi ecc. spendessero ore al giorno nella legge non riuscivano mai ad arrivare alla vera conoscenza di Dio anche e sopratutto perché anziché interpretare la parola di Dio direttamente studiandola nel modo giusto, essi la interpretavano tramite l’uso di altre interpretazioni rabbiniche.

    Questo errore purtroppo è molto spesso praticato anche nella chiesa oggi. Ecco perché ci sono tante denominazioni e tante false dottrine e tanti fraintesi tra credenti. Ecco perché molti credenti anche oggi non riescono a comprendere la verità di certe dottrine, vere e sane dottrine mentre credono alle falsità promulgate da uomini che volenti o nolenti insegnano errore ed eresie.

    Se si interpreta la parola di Dio solo ed esclusivamente seguendo altri istruttori umani senza mai studiare e indagare le Scritture da noi stessi [2 Timoteo 2:14-18]. Se non teniamo conto di ciò che ci viene insegnato e se lo crediamo e lo accettiamo ciecamente perché ci fidiamo ciecamente degli uomini che ci insegnano e crediamo solo alle loro interpretazioni senza personalmente indagare le Scritture , spesso che no si cade in errore e si finisce poi annullando la vera e sana dottrina della parola di Dio sostituendola con favole e interpretazioni ed opinioni umane e ancora peggio con eresie [2 Timoteo 4:1-5].

    Questo accadeva molto a quel tempo, così che la vera legge di Dio diventava come diventa anche tutt’oggi completamente offuscata da opinioni e commentari umani e a quel tempo quelli rabbinici.

    La vera legge, lo spirito della vera legge e la parola di Dio, veniva e vengono tutt’oggi perdute e le tradizioni ed opinioni umane venivano e vengono elevate al posto della vera legge di Dio.

    Senza riconoscere lo spirito della legge però non si può neanche riconoscere Gesù Cristo nella stessa parola di Dio.

    Infatti tutto questo era ciò che Gesù combatteva fortemente durante il Suo ministero. Moltissime volte accusava i leader spirituali del giorno proprio di queste cose, cioè di aver annullato la legge di Dio e di osservare invece tradizioni umane e opinioni rabbiniche.

    Infatti se si presta attenzione a le parole che Gesù usa nei Vangeli, tutto il Sermone sul Monte fa il paragone tra le tradizioni e opinioni rabbiniche della legge e il vero spirito della legge.

    Comunque Gesù fa queste dichiarazioni in:

    Marco 7:1-13 Allora si radunarono vicino a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. 2 Essi videro che alcuni dei suoi discepoli prendevano i pasti con mani impure, cioè non lavate. 3 (Poiché i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi; 4 e quando tornano dalla piazza non mangiano senza essersi lavati. Vi sono molte altre cose che osservano per tradizione: abluzioni di calici, di boccali e di vasi di bronzo e di letti). 5 I farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?» 6 E Gesù disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.8 Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». 9 Diceva loro ancora: «Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! 10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”; e: “Chi maledice padre o madre sia condannato a morte”. 11 Voi, invece, se uno dice a suo padre o a sua madre: “Quello con cui potrei assisterti è Corbàn” (vale a dire, un’offerta a Dio), 12 non gli lasciate più far niente per suo padre o sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte».

    Questi avevano reso la Scrittura incomprensibile a tal punto che non praticavano più i comandamenti di Dio ma le tradizioni e i comandamenti e le dottrine di uomini.

    Ora questa cosa è così triste ma diventa quasi comica. Già non si può essere giustificati dalle opere della legge, quella vera, figuriamoci se si può ottenere giustizia dinanzi a Dio praticando ed osservando dottrine di uomini che addirittura annullano i comandamenti di Dio. Assurdo!!

    Eppure questa era la condizione del popolo Ebraico come del resto lo è ancora oggi.
    Non solo, ma avendo quindi gran zelo, gran desiderio di servire Dio, credevano di servire Dio però senza vera conoscenza e questo li fece cadere in un grande inganno.

    La mancanza della conoscenza del vero Dio, di Gesù Cristo e della vera parola di Dio li ha sempre di più catapultati nel voler perseguitare chi veramente conosceva Dio e la Sua parola, come può succedere e succede anche oggi nella chiesa.

    Gesù infatti li accusava spesso di questo fatto. Già all’inizio del Suo ministero, di nuovo nel Sermone sul Monte, nelle Beatitudini Gesù li accusa avvertendo così i Suoi discepoli:

    Matteo 5:11-12 Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.

    Ricordando anche le accuse che Gesù fece contro i leader religiosi di Israele in:

    Matteo 23:29-36 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché costruite i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti 30 e dite: “Se fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti!” 31 In tal modo voi testimoniate contro voi stessi, di essere figli di coloro che uccisero i profeti. 32 E colmate pure la misura dei vostri padri! 33 Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna? 34 Perciò ecco, io vi mando dei profeti, dei saggi e degli scribi; di questi, alcuni ne ucciderete e metterete in croce; altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, 35 affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che voi uccideste fra il tempio e l’altare. 36 Io vi dico in verità che tutto ciò ricadrà su questa generazione.

    Gesù avvertì i Suoi Apostoli la notte in cui fu arrestato, dandogli l’esatta descrizione di cosa succede quando c’è zelo senza la conoscenza di Dio:

    Giovanni 16:1-3 «Io vi ho detto queste cose, affinché non siate sviati. 2 Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio. 3 Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me.

    Come vediamo questa descrizione è perfetta per spiegarci ancora meglio ciò che Paolo ha detto, sia in Romani 10 che Filippesi 3 riguardo allo zelo senza conoscenza.

    Questo purtroppo succede spesso anche oggi nella chiesa o diciamo nel Cristianesimo visibile.

    Quando non si conoscono bene Dio e la Sua parola, quando le vere e sane dottrine Apostoliche vengono interpretate erroneamente e vengono sostituite con tradizioni e comandamenti umani, si ottiene un sistema religioso molto simile a quello Ebraico ai tempi di Gesù.

    Questo diventa un sistema pieno di intricatissime leggi e tradizioni, un sistema religioso dove la vera conoscenza di Dio e della Sua parola vengono eclissate dal legalismo e da umanesimo e dove poi regnano false dottrine.

    E’ in questo tipo di ambiente religioso, dove regna una forma di pietà ma dove la vera potenza di Dio viene annullata [2 Timoteo 3:1-9] in questo ambiente, le persone quando si trovano a confrontare quelli che detengono la vera e sana dottrina si sentono immediatamente zelanti verso Dio, zelanti di servire Dio a tal punto che perseguitano coloro che conoscono e insegnano la vera e sana dottrina.

    Questo avviene in tal modo che, in effetti, chi conosce la verità viene emarginato da tali zelanti a tal punto da rendergli la vita in quello stesso sistema impossibile da sostenere.

    Questa cosa porta le persone emarginate alla disperazione e alla esasperata conclusione che non sono ben accetti in questi sistemi religiosi e infatti questo è vero, non lo sono, così che spesso loro stessi devono abbandonare tali sistemi, e purtroppo devono scegliere di restare da soli anziché rischiare di andare a finire in un altro posto del genere.

    Questa è una decisione che spesso diventa indispensabile seppur dolorosa. Perché in un vero senso è che, anche se la decisione l’hanno fatta loro da soli e fatta giustamente, sono stati comunque in un certo senso forzati a farla a causa dalla emarginazione alla quale sono stati sottoposti e dalla loro mancata accettazione di attenersi alle menzogne e agli errori morali e dottrinali di questi movimenti.

    Così che infine i detentori della sana dottrina vengono, come disse Gesù stesso, esclusi e in effetti rimossi da quelle comunità stesse. Così che anche nell’ambiente ecclesiastico di oggi, quello che disse Gesù ai Suoi discepoli è applicabile. Vedete, le persone non solo venivano perseguitate e maltrattate e buttate fuori dalle sinagoghe allora, ma questo purtroppo succede troppo spesso anche nell’ambiente della chiesa oggi.

    La ragione per cui questo accade anche oggi come allora è perché come dice bene Gesù perché non hanno conosciuto né il Padre né me.

    Questa è una triste realtà in cui la chiesa ed i veri credenti nati di nuovo hanno vissuto per quasi due millenni e ancora la vivono oggi. Basti vedere per esempio che cosa ha fatto la religione Romana Cattolica riguardo a questi fatti e proprio per questa stessa ragione.

    La religione Romana Cattolica è la detentrice delle maggiori persecuzioni contro veri credenti che ci sia mai stata nella storia della chiesa, ancor peggio dell’Islam di oggi. Questi che per zelo senza avere però la vera conoscenza di Dio hanno fatto ciò che hanno fatto gli Ebrei ai tempi di Gesù, anzi sono ancora peggio degli Ebrei e dei Mussulmani, perché la religione Romana dichiara di conoscere Dio e di conoscere Gesù stesso!

    In realtà però come disse Gesù: non hanno conosciuto il Padre ne Gesù ed ancora oggi non li conoscono.

    E gli evangelici prima di cantar vittoria o di sedere in giudizio sulla religione Romana si rendano conto che questo capita anche nella chiesa Evangelica, in special modo nel movimento Pentecostale-Carismatico.

    Anche in questo stesso movimento veri credenti vengono o “convinti forzatamente” o esclusi ed emarginati in questo sistema religioso, che seppure dichiara di essere diverso dalla religione Romana ne è invece una vera e propria diramazione molto simile in dottrina. Dottrina creata dal nemico per sviare dalla verità della parola di Dio e dal vero Vangelo.

    Questo è un sistema dove, come in quello Romano e come quello Ebraico ai tempi di Gesù, viene creato un altro Dio, un sistema religioso dove predicano un altro Gesù e dove regna un altro Spirito, che non sono però quelli veri, come avverte Paolo in [2 Corinzi 11:1-5].

    Paolo dice anche che, se qualcuno predica un altro Vangelo anche se non c’è un altro Vangelo, che chi fa questo è maledetto e non benedetto.

    Galati 1:6-9 Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, 7 il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. 9 Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto.

    La gente però viene attratta dal movimento pentecostale/carismatico oggi, perché? Perché in effetti riconoscono che in questo movimento c’è molto zelo per Dio e c’è anche un aspetto sociale più amichevole di quello presentato dalla religione Romana per esempio.

    Non si rendono conto però che, lo zelo in questi posti è senza la vera conoscenza di Dio e del vero Gesù e del vero Spirito Santo e crea molti danni nell’ambiente spirituale, infatti causa maledizione come dice Paolo.

    Questa maledizione io credo stia nel ricevere volontariamente uno spirito di inganno che diventa uno spirito di seduzione che si maschera da Spirito Santo ed è come un incantesimo di stregoneria occulta ed infatti lo è, questo è perché la maledizione è proprio quella, cioè, chi accetta un altro Vangelo,un altro Gesù e un altro Spirito accetta l’ingannevole seduzione tengono questi in uno stato di inganno.

    Alle persone per la maggior parte però non interessa la vera e sana dottrina, alla gente interessano la religione e le opere. Queste sono le cose che attraggono le persone ed è così che reputano queste comunità come chiese vive. C’è la vera presenza di una entità spirituale ma non è lo Spirito Santo ma uno spirito che si camuffa da Spirito Santo. Lo Spirito Santo non insegna e non supporta false dottrine, disubbidienza alla parola scritta e disordine nell’assemblea.

    Ecco perché io credo che ci domandiamo spesso “perché quando mettiamo queste persone dinanzi alla chiara interpretazione della parola di Dio non vogliono vedere la verità?”

    Perché sono sotto un incantesimo di seduzione e di inganno, e spesso queste persone così vogliono credere, credono alla menzogna anziché la verità.

    Altrimenti le loro opere e la loro religione vengono meno. Ricordiamoci che essi non credono alla salvezza solo per fede e per grazia sola, ma credono in effetti in un vangelo di salvezza mediante le opere, opere della propria santificazione e della propria perseveranza.

    Pensano che queste cose siano ciò che li ritengono giusti dinanzi a Dio e non solo ed esclusivamente per i meriti e le virtù di Cristo. Questo però è Romanesimo puro e non è fede riformata ed evangelica, non è biblico.

    In effetti non si può ricevere vera vita spirituale in un sistema che insegna errore e che non rivela la vera persona di Dio, di Gesù e dello Spirito Santo.

    Basti guardare ciò che dice [Efesini 4:11-15]. La vera e sana dottrina sono una cosa essenzialmente importante per Dio e quindi lo è anche per la chiesa. Dio vuole una chiesa equilibrata dove regnano la vera e sana dottrina assieme al Suo amore. Non c’è vero amore senza verità.

    Basti vedere ciò che Gesù dice proprio alla chiesa di Efeso infatti in [Apocalisse 2:1-7]. Per Gesù la verità, la sana dottrina conta eccome, ma anche queste senza amore non sono bene accettate da Dio.

    Dio infatti vuole che entrambe le cose regnino nella chiesa. Non si può avere comunque vero amore biblico senza sana e verace dottrina. E questa purtroppo è la condizione di questo movimento e di tanti altri.

    Infatti, anche l’aspetto sociale e amichevole di questi movimenti la maggior parte delle volte ha una grande percentuale di falsità, di ipocrisia e di favoritismo in esso. Già questi sono sistemi settari in se stessi, cioè, là dentro si formano gruppetti di persone dei quali poi è impossibile entrare a farne parte.

    Molte persone rimangono fuori da questi gruppetti così che non vengono mai integrati nella fibra sociale del movimento stesso. In altre parole, non diventano mai veri membri, membri veramente accettati e integrati. Finisce che questi infine non diventano mai amici di nessuno, o formano loro stessi un gruppo, il gruppo degli emarginati dai qual poi nasce anche giustamente lo sparlare contro gli altri, da qui nasce la consapevolezza che in questi movimenti non c’è vero Agape.

    Purtroppo però quando gli altri vengono a conoscenza delle critiche che nascono nei gruppi degli emarginati, questi vengono etichettati come ribelli, sono loro il problema e non gli altri, loro vengono additati come persone che non riescono mai a legare con gli altri, però in realtà non è per colpa loro. Questi poi sono chiamati a ravvedersi delle loro critiche seppure giuste, alcuni vengono convinti di essere loro il problema e sotto un grande carico di colpa e di vergogna cedono e si sottomettono alle regole dei sistemi.

    Altri che continuano a dichiarare che le cose che accadono in questi movimenti non sono bibliche, questi vengono messi in una posizione di vera emarginazione, in alcuni movimenti vengono addirittura espulsi.

    Tutto questo è dovuto alla natura settaria del sistema. Queste povere persone poi vengono ancora di più emarginate e ignorate quando poi diventa ancor di più evidente che non si misurano allo standard della falsa spiritualità che viene praticata in questi sistemi religiosi.

    Vengono emarginati perché questi non riescono a integrarsi, perché non riescono a consacrarsi, dicono gli iper-sprituali di questo sistema, questi non riescono a raggiungere il livello spirituale che hanno gli altri perché non vengono “battezzati con lo Spirito Santo”, dicono quelli che credono di essere più spirituali di tutti perché parlano in lingue angeliche.

    Secondo loro solo loro essi posseggono la linea di comunicazione speciale con Dio mediante questo fantastico linguaggio angelico e spirituale che li edifica in una tale maniera che poi, vanno in giro credendo loro stessi di essere così super spirituali così che parlano e agiscono come se loro stessi fossero Dio.

    Tutto questo però è solo una seduzione ed un inganno ed è completamente contrario alla Scrittura. Tutto questo è apostasia, un vero e proprio scadere dalla grazia e dalla fede.

    Con questo non sto dicendo che in questo movimento non esistano persone che veramente amano Dio e lo servono veramente perché lo conoscono intimamente, come del resto ci saranno anche nella religione Romana. Queste persone però spesso vengono purtroppo soggiogate da false e ingannevoli dottrine e spesso non si accorgono nemmeno di vivere nell’errore.

    Quando alcuni a volte si accorgono degli errori del sistema e che l’ambiente in cui vivono è malsano, questi son quelli che non osano mai protestare o ribellarsi. Perché?

    Perché gli viene inculcato, storcendo la parola di Dio, che se si lamentano o in qualche modo cercano di portare alla luce la verità che è diversa da ciò che viene insegnato nell’ambiente stesso, questi sono ribelli e si stanno ribellando alle autorità spirituali alle quali devono stare sottomessi e sottoposti, ma questa non è altro che manipolazione e oppressione spirituale.

    Per questo, queste persone credono infine di non poter mai riuscire a fare una differenza o cambiare il sistema.

    E sapete cosa? Hanno ragione! Non potranno mai cambiare questi sistemi religiosi corrotti. Così che infine molti di essi si arrendono e accettano comunque  di rimanere in quel sistema così compromettendo la loro fede e coscienza.

    Perché accettano di rimanere lì, vi chiederete? Come ho già detto, molti perché non vogliono ne riescono a vedere la verità perché sono in uno stato di seduzione dovuto ad uno spirito che non è ovviamente lo Spirito Santo.

    Altri, quelli che riescono a vedere la verità, non riescono ad uscire da quel sistema perché non vogliono essere esclusi ed emarginati o peggio ancora non vogliono essere buttati fuori ed essere considerati nemici.

    Alcuni anche se vedono la verità non vogliono perdere le loro posizioni ministeriali se le hanno, e molti altri non sono disposti a perdere i loro amici se li hanno, visto che è difficile in quell’ambiente fare vere e amorevoli amicizie. Poi se cercano di opporre le false dottrine del sistema anche i loro cosidetti amici iniziano a distanaziarsi. Così che infine questi si arrendono dal combattere le false dottrine e di stare nella verità perchè preferisono piacere agli uomini anzichè a Dio.

    Alcune sembrano ragioni valide quando viste dal punto di vista umano, ma diventano invalide dinanzi a Dio e alla Sua parola, perché la vita di un credente non deve far piacere a se stesso o agli uomini ma a Dio.

    In un certo senso non è nemmeno amicizia con altri che conta ma è Agape, amore con la A maiuscola, non fileo, quello è un amore di affetto umano che si può trovare a vari livelli in società e persone che non sono nemmeno cristiane.

    Agape è l’amore che Dio è e che Dio vuole che pratichino i Suoi figli. Questo è un amore che veramente ama profondamente, un amore che sacrifica se stesso per gli altri, che mette i bisogni degli altri prima di se stesso.

    Agape è ciò che Paolo descrive in:

    Filippesi 2:1-8 Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.

    Vero è che siamo tutti mancanti in questo tipo di amore ma in certi posti questo sentimento non esiste proprio o è qualche cosa altro che si camuffa da amore ma in realtà è falso, ipocrita.

    Ecco perché Paolo dice:

    Romani 12:9-11 L’amore sia senza ipocrisia; detestate il male e attenetevi fermamente al bene. 10 Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri. 11 Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello spirito, servite il Signore,

    Lo zelo quindi senza la vera conoscenza di Gesù, del vero Gesù e del vero Spirito Santo porta solo a errare e a far seri danni nella vita di molti. Danneggia sia i falsi maestri che quelli che siedono sotto la loro erronea dottrina e la loro oppressione spirituale.

    Gesù diede una descrizione incredibilmente dura e seria della condizione del sistema religioso Ebraico dell’epoca, in essa troviamo anche la descrizione dei sistemi religiosi del Cristianesimo che esistono oggi.

    Gesù ha usato un intero capitolo per descrivere la condizione corrotta e perduta di un sistema religioso che ingannava e si ingannava credendo di conoscere Dio un sistema che aveva zelo per Dio volendo servirlo ma che in realtà rifiutava di conoscere Gesù che era Dio nel loro mezzo:

    Matteo 23:1-38 Allora Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, 2 dicendo: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. 3 Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno. 4 Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito. 5 Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie e allungano le frange dei loro vestiti. 6 Amano i posti d’onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, 7 e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi. 8 Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli. 10 Né fatevi chiamare guida, perché uno solo è la vostra guida: Il Cristo. 11 E il maggiore di voi sia vostro servo. 12 Or chiunque si innalzerà sarà abbassato; e chiunque si abbasserà sarà innalzato. 13 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi. 14 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle vedove e per pretesto fate lunghe preghiere; per questo subirete una condanna più severa. 15 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché scorrete il mare e la terra, per fare un proselito e, quando lo è diventato, ne fate un figlio della Geenna il doppio di voi. 16 Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno ha giurato per il tempio, non è nulla; ma se ha giurato per l’oro del tempio è obbligato”. 17 Stolti e ciechi! Perché, cosa è più grande, l’oro o il tempio che santifica l’oro? 18 E: “Se uno ha giurato per l’altare, non è nulla; ma se ha giurato per l’offerta che vi è sopra è obbligato”. 19 Stolti e ciechi! Poiché, cosa è più grande, l’offerta o l’altare che santifica l’offerta? 20 Chi dunque giura per l’altare, giura per esso e per quanto vi è sopra. 21 Chi giura per il tempio, giura per esso e per colui che l’abita. 22 E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per colui che vi è assiso. 23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché calcolate la decima della menta, dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede; queste cose bisogna praticare senza trascurare le altre. 24 Guide cieche, che colate il moscerino e inghiottite il cammello. 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché pulite l’esterno della coppa e del piatto, mentre l’interno è pieno di rapina e d’intemperanza. 26 Fariseo cieco! Pulisci prima l’interno della coppa e del piatto, affinché anche l’esterno sia pulito. 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati, i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. 28 Così anche voi di fuori apparite giusti davanti agli uomini; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. 29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché edificate i sepolcri dei profeti e ornate i monumenti dei giusti, 30 e dite: “Se noi fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro nell’uccisione dei profeti”. 31 Così dicendo, voi testimoniate contro voi stessi, che siete figli di coloro che uccisero i profeti. 32 Voi superate la misura dei vostri padri! 33 Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete al giudizio della Geenna? 34 Perciò, ecco io vi mando dei profeti, dei savi e degli scribi; di loro ne ucciderete e crocifiggerete alcuni, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, 35 affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che uccideste fra il tempio e l’altare. 36 In verità vi dico che tutte queste cose ricadranno su questa generazione. 37 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38 Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta. 39 Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

    Possiamo notare bene in questo passo anche la connessione al comportamento che troviamo anche in alcuni sistemi ecclesiastici odierni.

    Quindi il vero zelo basato sulla vera conoscenza della parola e della persona di Dio è non solo importante è essenziale nella vita del credente, così come lo è di conseguenza la conoscenza del vero Dio.

    E’ vero che oggi giorno c’è un altra falsa dottrina in giro per la chiesa che dichiara che la sapienza e la conoscenza non sono necessarie anzi che queste cose danneggiano il credente perché lo rendono gonfio, gonfio di orgoglio. Questi dicono che è proprio la conoscenza e sapienza che si ottiene tramite la sana dottrina che deve essere evitata.

    Tutto questo però fa parte di un piano demonico che come al solito prende dei versetti e li trae fuori contesto per causare ignoranza nel credente e così di mettere in mano ai falsi maestri il potere di dominare i credenti mediante l’insegnamento di false dottrine. Tutto questo è fatto proprio per creare un sistema religioso che ha uno zelo senza vera conoscenza.

    La Bibbia però ci dice che la conoscenza giusta e la sapienza giusta non solo sono importanti ma sono essenziali per creare il tipo di zelo che veramente serve Dio in spirito e verità.

    Torniamo adesso al contesto immediato di Romani 10 e vediamo che anche qui in Matteo 23 Gesù sta parlando di Ebrei e anche qui Gesù li accusa negli ultimi due versetti di non voler riconoscere Lui stesso come Messia ed ancor di più conoscerlo come Emanuele, Dio con loro, questa accusa e questo giudizio rimane su di loro fino a quando?

    Finché non diranno di Lui o meglio a Lui stesso:

    “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”

    Quando la nazione di Israele lo riconoscerà e lo accetterà come l’unto del Signore,come il Messia di Israele, quando questo succederà Egli tornerà e lo vedranno, Colui che hanno trafitto e faranno cordoglio.

    Così che questi Ebrei avevano molto zelo volendo servire Dio e credendo di servire Dio, ma non volevano riconoscere Lui stesso, Dio nel loro mezzo.

    Questo è ciò di cui Paolo sta parlando qui in Romani 10.

    Paolo andando avanti dice nei versetti 3 e 4: Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio, 4 perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede

    Ora, questi versetti non fanno altro che riportarci indietro al discorso che Paolo fece in:

    Romani 3:21-31 Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, 26 per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù. 27 Dov’è dunque il vanto? È escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede. 28 Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 29 Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili. 30 Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede, e anche l’incirconciso mediante la fede. 31 Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia, anzi stabiliamo la legge.

    La giustizia di Dio indipendente dalla legge quindi è stata manifestata da Dio, la giustizia di Dio alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti. Questa è la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo. Gesù è la giustizia di Dio, indipendente da ogni altro tentativo umano e religioso di praticare ed adempiere la legge per poter essere considerati giusti dinanzi a Dio. Gesù è Colui che essi hanno rigettato, come dice Paolo hanno ignorato. Hanno ignorato Gesù cioè la giustizia di Dio per stabilire la loro.

    Come? Mediante il tentativo di praticare ed ubbidire la legge divina, cosa impossibile per qualsiasi persona. La parola di Dio in fatti in moltissimi passi denuncia il tentativo di praticare ed ubbidire la legge di Dio per poter essere considerati gusti da Dio.

    Si può solo essere considerati giusti dinanzi a Dio se ci sottoponiamo alla sola giustizia di Dio quella indipendente dalla legge, cioè la fede in Gesù Cristo, che come appunto dice eloquentemente Paolo, è il fine della legge stessa.

    Gesù è il fine, cioè l’adempimento della legge di Dio, e la giustificazione di coloro che semplicemente credono in Lui e nella Sua opera redentrice. Solo le virtù e i meriti di Gesù possono essere imputati a peccatori per la loro giustificazione, solo così si può essere considerati giusti dinanzi a Dio.

    Questo infatti era proprio il discorso che Paolo aveva fatto in Romani 8, all’inizio del capitolo.

    Rivediamolo assieme perché è in effetti la stessa cosa che sta dicendo qui.

    Romani 8:1-4 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, ( i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito,) 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Rivisitiamo questo importante passo. Il credente nato di nuovo, è colui che è in Cristo Gesù! Non camminare secondo la carne ma secondo lo Spirito è una parte del versetto uno, che come abbiamo già detto, non fa parte dei manoscritti più antichi.

    Il che ci fa pensare che sia una parte aggiunta dopo da qualcuno che ha copiato un manoscritto ed ha incluso questa frase. Questo sicuramente fu fatto per renderlo più chiaro, in realtà questa parte aggiunta non ci sarebbe nel passo originale scritto da Paolo.

    In effetti, questa frase anziché chiarire ha finito nel confondere molti rendendo una interpretazione erronea del passo. Comunque, camminare secondo lo Spirito e non secondo la carne è infatti un sinonimo di essere rigenerati, nati di nuovo e niente altro.

    Paolo sta dicendo che, chi è in Cristo è quindi una nuova creatura e camminare nello Spirito vuol dire semplicemente avere la vecchia natura peccaminosa rimossa.

    Questo succede, come dice Paolo, perché la legge dello Spirito della vita eterna e potente di Gesù Cristo ci ha liberati, ci ha liberati da che cosa? Dalla legge del peccato e della morte.

    Infatti, la legge di Dio, come dice la parola stessa, è in effetti ciò che sprigiona ancora di più la peccaminosità, la quale poi porta alla morte, fisica ed eterna.

    Questo Paolo ce lo ha già spiegato in [Romani 7:4-14].

    Inoltre Paolo ci ha istruito che la legge è il potere del peccato il quale conduce alla morte:

    1 Corinzi 15:55-57 O morte, dov’è il tuo dardo? O inferno, dov’è la tua vittoria? 56 Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. 57 Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.

    L’arma della morte è il peccato, cioè, ciò che causa la morte è il peccato, la legge è la forza del peccato. Vedi anche [Romani 6:23].

    Quindi la legge non è connessa alla vita ma alla morte, perché?

    Perché, Paolo continua dicendo, ciò era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne.

    La natura peccaminosa umana è ciò che rende la legge senza forza per poterci rendere giusti.

    Quindi il peccato e ciò che ne è connesso deve essere tolto di mezzo, veramente tolto di mezzo in un modo vero e proprio ed efficace.

    Allora Paolo dice: Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Dio ha fatto ciò che era impossibile per la legge e quindi impossibile per qualsiasi persona. Perché? Per via della natura peccaminosa e il corpo peccaminoso. Quindi è impossibile per queste stesse ragioni essere giustificati mediante il tentativo di adempiere le opere della legge.

    Qualche cosa ancora più eccellente deve accadere. Che cosa? La rimozione del peccato mediante la condanna di Dio riversata sul corpo del Suo Figlio Gesù Cristo il quale come perfetto e innocente agnello di Dio ha il potere di cancellare, di togliere e annullare completamente il peccato e la colpevolezza dei peccati di coloro che per fede credono in Lui.

    Non solo questo, ma la Sua perfetta ubbidienza alla legge di Dio in vita, la Sua vita senza peccato e perfettamente ubbidiente alla volontà del Padre fa si che per queste Sue virtù e meriti non solo il peccato è per sempre annullato dalla vita di un credente mediante la morte di Gesù ma la vita stessa di Gesù, cioè la vita eterna del risorto Cristo giustifica il credente in eterno.

    La vita di Gesù, vissuta con perfetta ubbidienza alla legge di Dio viene quindi imputata a chi crede in Lui cioè la Sua giustizia viene imputata in altre parole trasmessa a noi, messa a nostro conto, noi che abbiamo creduto in Lui e siamo nati di nuovo in Cristo e per via di Cristo mediante il lavacro della rigenerazione dello Spirito Santo [Tito 3:1-7].

    Questo è ciò che Paolo vuole dire quando dichiara affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    E questo è ciò che Paolo sta dicendo in questo passo di Romani 10, cioè che gli Ebrei volevano e vogliono tutt’oggi essere considerati giusti mediante il tentativo di adempiere le opere della legge Divina e che volevano e vogliono rifiutare tutt’oggi la vera e sola giustizia di Dio in Gesù Cristo e di accettare che Lui stesso solamente è il fine della legge, cioè l’adempimento della legge di Dio in conto di chi crede in Lui.

    Gesù stesso disse queste cose in almeno due passi:

    Matteo 5:17-18 17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. 18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

    Quindi Gesù è venuto per portare a compimento la legge di Dio in conto di chi crede in Lui.

    Giovanni 5: 31-47 Se io testimonio di me stesso, la mia testimonianza non è verace. 32 Vi è un altro che rende testimonianza di me, e io so che la testimonianza che egli rende di me è verace. 33 Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Ora io non prendo testimonianza da alcun uomo, ma dico queste cose affinché siate salvati. 35 Egli era una lampada ardente e lucente; e voi avete voluto gioire per breve tempo alla sua luce. 36 Ma la testimonianza che io ho è maggiore di quella di Giovanni; poiché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle opere che io faccio testimoniano di me, che il Padre mi ha mandato. 37 E il Padre, che mi ha mandato, ha egli stesso testimoniato di me; voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato. 39 Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita. 41 Io non prendo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. 44 Come potete voi credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza; 46 infatti se voi credeste a Mosè, credereste anche a me, perché egli ha scritto di me. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?».

    Così vediamo che proprio in questo passo di Giovanni 5 che abbiamo appena letto Gesù in realtà sta dicendo esattamente ciò che Paolo sta dicendo in questi versetti di Romani 10 cioè che Gesù è Colui che, non solo viene testimoniato dalla legge e dai profeti, ma che è l’unico che può dare vita e che può giustificare il peccatore mediante la fede in Lui.

    Così che anche Gesù menziona Mosè in questo contesto proprio come Paolo lo menziona nel versetto 5 di Romani 10.

    Infatti Gesù sta dicendo che: se veramente gli Ebrei avessero creduto in ciò che Mosè aveva scritto, cioè se avessero veramente voluto comprendere ed adempiere la legge di Dio allora avrebbero creduto in Lui, Colui che è l’adempimento della legge di Dio e che quindi Lui solo può dare la vita eterna e giustificare peccatori mediante fede in Lui.

    Paolo adesso menzionando Mosè, cita infatti un passo che Mosè stesso scrisse in:

    Levitico 18:5 Osserverete i miei statuti e i miei decreti, mediante i quali, chiunque li metterà in pratica, vivrà. Io sono l’Eterno.

    Sia Mosè che Paolo però non menzionano questo passo per ammettere che si possa ottenere la giustizia mediante la pratica della legge. Infatti come si è già detto anzi come Gesù e Paolo hanno detto, Gesù è l’adempimento della legge divina e che la legge fu data per convincere chi cercava di ottenere giustizia dinanzi a Dio mediante essa, che non poteva farlo. Perché? Perché è impossibile per qualsiasi uomo, eccetto Gesù, di praticarla tutta e osservarla perfettamente.

    Al credente ebreo venne comandato di custodire tutte le ordinanze della legge. Anche se chi aveva fiducia in Dio faceva del suo meglio per soddisfare le giuste esigenze della legge, era però anche consapevole dei suoi fallimenti.

    Questa incoerenza causava tensione e colpa nella vita della persona. Perciò egli fedelmente presentava offerte e sacrifici per la copertura e il perdono del suo peccato e della sua trasgressione.

    Per questo stesso motivo, il credente ebreo non poteva prendere Levitico 18:5 come una garanzia legalista per ottenere la vita eterna, ma solo come una promessa di Dio che coinvolgeva la comunione degli uomini con Lui. L’Ebreo non poteva prendere tutto questo come una prescrizione legalista. Per fare questo di questo versetto come tale avrebbe reso intollerabile la tensione tra lui e Dio e la sua stessa colpa.

    Cristo invece ha distrutto questa tensione ed ha rimosso la colpa. Con la Sua vita e la Sua morte ha rivelato la perfetta giustizia di Dio, quella donata dal Padre in base alla fede nel Suo Figlio. Questo era l’obiettivo che la legge aveva fin dall’inizio. E’ quindi terminata la tensione indotta dalla promessa di vita per l’uomo per fare ciò che l’uomo non poteva fare e non può mai fare.

    Dal momento che l’uomo non poteva vivere e non può vivere come Dio esige, la salvezza anche nell’Antico Patto come nel nuovo doveva e deve essere per fede nelle promesse di misericordia e grazia di Dio, anticipate all’epoca dell’Antico Patto, ma sempre dirette alla persona e alla venuta di Gesù Cristo, basti vedere alcuni passi che furono profetizzati nella legge ed esaminare attentamente i sacrifici e le offerte Levitiche per comprendere che la giustizia, il perdono dei peccati e la rimozione della colpa e susseguentemente la posizione di giustizia dell’individuo erano tutti in base alla persona di Gesù Cristo.

    La legge, i Salmi e i Profeti hanno tutti testimoniato di Gesù Cristo. La Sua venuta e la Sua opera redentrice, vedi per esempio: [Isaia 9:5];[Isaia 53:1-11].

    Paolo nella epistola ai Galati dice infatti queste parole:

    Galati 3:19-29 Perché dunque fu data la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni, finché fosse venuta la discendenza a cui era stata fatta la promessa; essa fu promulgata dagli angeli per mano di un mediatore. 20 Or il mediatore non è mediatore di una sola parte, ma Dio è uno. 21 La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? Così non sia; perché se fosse stata data una legge capace di dare la vita, allora veramente la giustizia sarebbe venuta dalla legge. 22 Ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, affinché fosse data ai credenti la promessa mediante la fede di Gesù Cristo. 23 Ora, prima che venisse la fede noi eravamo custoditi sotto la legge, come rinchiusi, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Così la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede. 25 Ma, venuta la fede, non siamo più sotto un precettore, 26 perché voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù. 27 Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. 29 Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abrahamo ed eredi secondo la promessa.

    La legge come dice Paolo era solo un precettore, un tutore, per guidare le persone a Cristo, la legge fu data per provare alla persona quanto peccaminosa essa sia a come non possa adempiere tutti i requisiti della legge in modo di poter essere considerati giusti.

    La legge in essenza è una sentenza di condanna del peccato e della colpevolezza dell’uomo che cerca di adempierla.

    La legge non è però contraria alle promesse di Dio perché infine è disegnata a far disperare una persona della propria condizione e l’impossibilità di adempierla, così che la persona è costretta a contare sulla grazia e la misericordia di Dio anziché i suoi tentativi di essere giusti.

    Così che in essenza i sacrifici e le offerte richieste da Dio nella legge sono precettori della persona di Cristo, sono cose che non solo rappresentano Gesù e la Sua opera redentrice in forma simbolica, ma sono simboli della misericordia e grazia di Dio, che comunque anche nella legge stessa erano l’unica speranza per la persona che cercava di adempierla.

    C’è stato e c’è quindi un solo uomo che ha potuto fare tutto questo, Gesù Cristo il giusto. Così Gesù è il fine della legge, Gesù è l’adempimento completo della legge di Dio, in effetti Gesù è anche la legge di Dio, in Lui adesso noi che apparteniamo a Lui e siamo in Lui, i giusti requisiti della legge sono adempiuti, così che per le Sue virtù ed i Suoi meriti i nostri peccati e la nostra colpa sono rimosse per sempre e per questo la Sua giustizia è diventata la nostra.

    Gesù è quindi il fine della legge.

    Paolo continua dicendo:

     

    Romani 10:6-7 Ma la giustizia che proviene dalla fede dice così: «Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?». Questo significa farne discendere Cristo. 7 Ovvero: «Chi scenderà nell’abisso?». Questo significa far risalire Cristo dai morti. 8 Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo;

     

    Così che invece, la giustizia che proviene dalla fede, cioè dalla fede in Gesù, ha una voce già diversa da quella dell’Antico Patto. Questa giustizia dichiara che, così come Cristo è il fine della legge per la giustificazione di ogni credente, non si può però procurare Cristo mediante la pratica della legge, e Paolo dice “chi, può con la pratica della legge, portare Cristo giù dal cielo?”

    E se e crocifisso e sepolto, come sacrificio per il peccato, “chi può riportarlo in vita di nuovo dai morti?” Può la legge fare questo? No!

    Sia la sua morte che la Sua risurrezione sono essenzialmente necessarie per la salvezza di un mondo perduto.

    La legge scritta non avrebbe mai potuto fare questo, ma Dio lo ha fatto mandando Gesù. Dio ha mandato Gesù e Gesù ha accettato di venire ad adempiere la legge per noi e per salvarci e giustificarci.

    Paolo quindi sta citando lo scritto di Mosè che è scritto in:

    Deuteronomio 30:11-14 Questo comandamento che oggi ti prescrivo non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te. 12 Non è in cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo per portarcelo e farcelo ascoltare, perché lo mettiamo in pratica?”. 13 E non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi passerà per noi di là dal mare per portarcelo e farcelo ascoltare, perché lo mettiamo in pratica?”. 14 Ma la parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

    Paolo prende questi versetti e li applica qui a Gesù e alla giustizia mediante la fede in Lui. Usando questo passo di Deuteronomio Paolo trae un parallelo tra la legge di Mosè e la persona di Gesù e la conseguente giustizia che proviene da Lui mediante la fede.

    Praticamente Paolo sta dicendo che, come il comandamento della legge stessa non fosse lontano dagli Ebrei ne in teoria dovesse essere difficile comprendere ciò che Dio richiedeva da loro e come Mosè ha detto che nessuno poteva ascendere alla presenza di Dio per portare giù la legge e farla ascoltare al popolo, Dio stesso lo ha dovuto fare.

    E così Paolo dice che nessuno poteva mai salire in cielo per chiamare Gesù e farlo venire sulla terra. Così come Mosè menziona la profondità e la vastità del mare e come nessuno poteva attraversarlo per portare la legge al popolo, così nessuno poteva andare nella profondità del soggiorno dei morti per far risorgere Cristo dai morti, solo Dio ha potuto fare questo.

    La legge è provenuta quindi da Dio attraverso un uomo, Mosè, ma la giustizia mediante la legge era impossibile da ottenere, seppure fosse a portata di mano.

    La giustizia della persona è basata invece sulla fede in Colui di cui la legge parla.

    Ecco perché Mosè dice: Ma la parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

    Dio è sempre stato vicino al Suo popolo, infatti vediamo anche la promessa che Dio fece al Suo popolo in:

    Geremia 29:10-14 «Così dice l’Eterno: Quando saranno compiuti settant’anni per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi ritornare in questo luogo. 11 Poiché io conosco i pensieri che ho per voi», dice l’Eterno, «pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza. 12 Mi invocherete e verrete a pregarmi, e io vi esaudirò. 13 Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore. 14 Io mi farò trovare da voi», dice l’Eterno, «e vi farò tornare dalla vostra cattività; vi raccoglierò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho dispersi», dice l’Eterno; «e vi ricondurrò nel luogo da cui vi ho fatto condurre in cattività.

    Anche in questo passo vediamo che l’iniziativa proviene sempre dal piano che Dio ha progettato in anticipo. E’ Dio che ha sempre avuto pensieri di pace e non di male, per dare al Suo popolo un futuro e una speranza. Per questo motivo il residuo di eletti per grazia di Dio lo invocheranno e Dio dice che questi lo avrebbero cercato e che Lui si sarebbe fatto trovare, perché lo avrebbero cercato con tutto il loro cuore dopo che Dio ha causato loro di cercarlo.

    Anche qui notiamo che Dio è sempre vicino ai Suoi e che in effetti anche nell’Antico Patto Dio ha sempre ed esclusivamente cercato un rapporto di fede e di amore con il Suo popolo e non di opere.

    Ripeto, la legge fu data per dimostrare ad Israele che i loro tentativi di ottenere giustizia mediante la legge, dinanzi a Dio erano futili. Gli Ebrei quindi dovevano infine sempre e comunque gettarsi sulla misericordia e grazia di Dio per il perdono delle loro trasgressioni, anche la pratica della legge stessa andava a finire nel tempio, sull’altare dei sacrifici ed infine nel luogo santissimo, sul trono della misericordia di Dio, quindi dovevano sempre trarre il loro perdono ed espiazione dalla grazia e misericordia di Dio.

    I loro tentativi di ottenere giustizia mediante la pratica della legge quindi erano e sono tutt’ora inutili. E’ sempre stata la grazia di Dio e fede che Dio cercava nel Suo popolo.

    Così adesso anche Paolo in effetti dice la stessa cosa, cioè che solo Dio ha potuto mandare Gesù dal cielo per la salvezza del mondo e solo Dio ha potuto far risorgere Gesù dai morti per giustificare i peccatori con la Sua vita.

    Paolo adesso sempre traendo analogia dal passo in Deuteronomio dice che la parola di fede in Gesù Cristo come la legge stessa sono entrambe divinamente originate e date da Dio e che è solo per fede che si può accedere alla giustizia di Dio.

    Questo può essere solo per fede perché l’elemento umano, eccetto per la persona di Gesù Cristo, viene eliminato per via della natura peccaminosa dell’uomo.

    Paolo adesso dice che, la parola che porta alla fede, questa stessa che poi menziona più avanti in
    [Romani 10:17] è infatti vicina ad ogni persona a cui viene offerta, poiché sarà infine addirittura nel loro cuore e nella loro bocca. Ed infatti nei prossimi passi Paolo ci spiegherà proprio come può la parola di Dio finire nei cuori e nella bocca di coloro che credono.

    Paolo dichiara infatti quale è questa parola di fede che lui predicava e che la chiesa predica anche oggi, infatti dice:

     

    Romani 10:9-13 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza, 11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato». 12 Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato».

     

    Ora qui lo Spirito Santo tramite Paolo dice delle cose profonde. Ci offre una esposizione della descrizione pratica di che cosa sia la fede ed in chi questa fede va posta. Qui vediamo anche che la fede in Gesù è descritta in diversi modi ed è espressa in diverse maniere.

    Paolo dice, se confessi con la bocca: Allora, la parola confessare è una parola che dobbiamo esaminare da vicino.

    La parola usata nella lingua Greca è homologeésees forma della parola homologeo.

    Questa parola noi la associamo alla parola italiana che siamo abituati ad usare nei casi quando una persona ad esempio fa confessione di un reato o alla confessione che le persone fanno ad un sacerdote informandolo dei loro peccati.

    Nella lingua Greca però la parola non ha sempre questo stesso significato. Praticamente nel Greco la parola significa in special modo: assentire o dire la stessa cosa, essere d’accordo e/o dichiarare apertamente.

    Come vediamo quindi questa parola ci dice che una persona deve dichiarare apertamente ed essere d’accordo con Dio e quindi Gesù stesso, riguardo alla totale e sovrana Signoria di Gesù Cristo.

    Fede che dunque viene messa in pratica è fede che porta una persona a dichiarare apertamente che solo Gesù è il Signore.

    Questa aperta dichiarazione è infatti un requisito necessario alla salvezza o diciamo alla pratica di vera fede in Lui. Questo vuol dire anche che una persona deve credere che Gesù è Dio nella carne e che è venuto nel mondo per salvare peccatori, cioè noi.

    Come vediamo dichiarare Gesù come Signore è quindi essere d’accordo con ciò che dice il Vangelo di Gesù, cioè che è venuto a salvare peccatori e ad esserne il Signore.

    Confessare Gesù come Signore quindi vuol dire conseguenzialmente anche che, noi ammettiamo apertamente, dichiariamo apertamente di essere peccatori; che ritengono necessaria una salvezza basata solo sull’opera di Gesù. Quindi, sono impliciti in questa aperta dichiarazione della Signoria di Gesù anche il pentimento e il ravvedimento.

    Dichiarare con la bocca Gesù come Signore fa parte della vera fede salvifica e inoltre significa credere che Gesù è chi Dio e Lui stesso dicono di essere.

    Vediamo inoltre che la persona che crede in effetti è in accordo, d’accordo con Dio, cioè dicono la stessa cosa che dice Dio.

    Questo viene reso noto con l’espressione del proprio essere che è attivamente coinvolto nell’azione che la vera fede produce nella persona. C’è quindi un vero e proprio assenso personale e individuale di una persona alla Signoria di Gesù Cristo.

    Si sta parlando quindi di una fede che è attiva e di una fede che coinvolge l’intero essere umano. Vediamo che non è Dio che crede per noi seppure è Dio che ci mette nelle giuste condizioni per credere, siamo in effetti noi che crediamo e noi che ne diamo testimonianza tramite delle azioni ben precise.

    Queste azioni coinvolgono tutto l’essere della persona che esprime la fede.

    Con la bocca confessiamo che Gesù è il Signore! Sappiamo anche che per fare questo l’azione deve passare dalla mente che fa sì che ci possa essere l’azione fisica della bocca per confessare Gesù come Signore.

    C’è quindi un assenso mentale, emotivo e fisico quando una persona crede. Tutte le facoltà di una persona sono coinvolte nel processo di fede.

    Paolo dice se una persona confessa con la bocca che Gesù è il Signore E crede nel suo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarà salvato.

    Ecco che vediamo che la vera fede salvifica causa in una persona delle reazioni ben precise.

    Questo passo ci dice che dobbiamo confessare e credere la Scrittura però ci dice che siamo salvati per fede e non per opere. Allora come possiamo riconciliare questo passo? Semplice, sempre di fede si sta parlando.

    Per assentire, per essere d’accordo con Dio e con Gesù che Lui è il Signore e quindi per confessare questo, una persona deve credere in ciò che Dio e Gesù dicono di se stessi nel Vangelo.

    In effetti anche se Paolo ha diviso le condizioni per la salvezza in due elementi, confessare e credere, in realtà ciò che appaiono come due azioni separate in realtà non sono separate affatto.

    Sono due cose, ma fanno parte di una sola espressione di fede. Il confessare e il credere sono una sola cosa, cioè sono entrambe prodotto della fede. Credere e confessare che Gesù è il Signore è un segno che vera fede è ciò che agisce nella persona ed è Dio che sta agendo nella persona mediante lo Spirito Santo:

    1 Corinzi 12:3: Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema»; e che altresì nessuno può dire: «Gesù è il Signore», se non per lo Spirito Santo.

    Qui intravediamo una verità che molti credenti purtroppo non vogliono ammettere riguardo alla fede e alla salvezza, cioè che si può solo confessare Gesù come Signore se non per l’azione dello Spirito Santo.

    Quindi una persona deve già essere rigenerato dallo Spirito quando confessa Gesù come Signore. Il che significa che una persona quando crede e confessa Gesù come Signore è già vivificata, non ci potrebbe essere nessuna altra spiegazione valida se non questa.

    Così che in realtà guardando il passo in Romani 10 e quest’ultimo che abbiamo letto, si comprende che l’azione della fede di una persona e conseguenzialmente la salvezza è dovuta tutta all’opera dello Spirito Santo che rigenera, che da intendimento e che rende la persona attivamente coinvolta nel processo di fede e che la vera fede è divinamente donata e causa la confessione che Gesù è il Signore e che Dio lo ha risuscitato dai morti perché lo Spirito Santo già ha vivificato la persona e l’ha messa in grado di credere nel cuore e confessare con la bocca.

    Credere in Gesù, chi Gesù sia e cosa ha fatto è quindi una parte essenziale per poter praticare vera fede, questa cosa può solo ed esclusivamente succedere solo se lo Spirito Santo causa questa cosa nella persona.

    Credendo che Dio ha risuscitato Gesù dai morti è l’unico modo valido e accettato da Dio per credere in Dio come Dio vuole, come infatti dice Pietro nella sua prima epistola:

    1 Pietro 1:18-23 sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, 20 preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, 21 che per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e speranza fossero in Dio. 22 Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore, 23 perché siete stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio vivente e che dura in eterno.

    Questo passo è in breve la spiegazione di ciò che Paolo dice nel capitolo di Romani 10.

    Credendo quindi nella resurrezione di Gesù si crede in Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti e credendo nella Sua resurrezione si crede che Lui solo è il Signore, come Pietro descrisse anche nel sermone in:

    Atti 2:22-36 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete, 23 egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste. 24 Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto. 25 Infatti Davide dice di lui: “Io ho avuto del continuo il Signore davanti a me, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. 26 Per questo si è rallegrato il cuore mio e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne dimorerà nella speranza. 27 Poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. 28 Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita, tu mi riempirai di gioia alla tua presenza”. 29 Fratelli, si può ben liberamente dire intorno al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto; e il suo sepolcro si trova tra di noi fino al giorno d’oggi. 30 Egli dunque, essendo profeta, sapeva che Dio gli aveva con giuramento promesso che dal frutto dei suoi lombi, secondo la carne, avrebbe suscitato il Cristo per farlo sedere sul suo trono; 31 e, prevedendo le cose a venire, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che l’anima sua non sarebbe stata lasciata nell’Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione. 32 Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; e di questo noi tutti siamo testimoni. 33 Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite. 34 Poiché Davide non è salito in cielo, anzi egli stesso dice: “Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, 35 finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”. 36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha fatto Signore e Cristo».

    Vediamo quindi che il Vangelo è credere e confessare che Gesù è il Signore e credere che Dio lo ha risuscitato dai morti, e come vediamo nel sermone di Pietro Dio la ha fatto resuscitare dai morti e lo ha fatto Signore e Cristo.

    Questo ci fa comprendere anche che, quando qualcuno ci dice: “io credo in Dio” l’esame per vedere se veramente hanno fede salvifica è di chiedergli se confessano Gesù come Signore e se credono che il Padre lo ha risuscitato dai morti.

    Ci sono molte persone che dicono di credere in Dio e apparentemente per questo si potrebbe credere che queste persone hanno vera fede ma non è affatto così.

    Anche i demoni credono in Dio [Giacomo 2:19] e tra l’altro conoscono il vero Dio solo che essi non possono credere per essere salvati.

    Credere che Dio esiste comunque non è fede che porta una persona alla salvezza.

    Prendiamo ad esempio i Musulmani. Essi dichiarano per esempio che Allah è lo stesso Dio di Abramo ed Isacco e Giacobbe e di Gesù, ma il loro Dio non è il vero Dio e non può essere lo stesso Dio, perché?

    Perché, essi negano che Gesù è morto sulla croce e quindi di fatto negano la resurrezione.
    Essi credono che Gesù è un profeta, ma non lo confessano come Signore né lo riconoscono come Figlio di Dio.

    Quindi si comprende benissimo che questi non hanno in effetti una fede che salva perché? Perché negano la Signoria e la resurrezione di Gesù il che come vediamo è invece la vera prova di avere praticato vera fede e quindi di credere nel vero Dio vivente.

    Quindi credere in Dio a parte da Gesù, a parte dalla Sua morte e resurrezione e Signoria non è una fede sufficiente per essere salvati, infatti non è fede affatto! Gesù stesso ha reso fede in Lui per conoscere Dio una cosa essenziale ed ha eliminato ogni altra possibilità di arrivare a Dio se non tramite Lui:

    Giovanni 14:6 Io sono la via, la verità e la vita, NESSUNO può venire al Padre se non per mezzo di me.

    Gesù con questa dichiarazione annienta ogni altra religione,con questa dichiarazione ha eliminato ogni altra possibilità di arrivare alla conoscenza di Dio se non per mezzo di Lui, fede in Lui. Gesù ha anche dichiarato assoluta esclusività, nessuno può, anche qui come in Giovanni 6, c’è un assoluto nel negativo, nessuno può accedere a Dio, nessuno può essere salvato, nessuno può credere in Gesù ed in Dio se non per mezzo del Padre e del Figlio e inoltre come abbiamo già detto, se non c’è l’opera dello Spirito Santo e la Sua potenza vivificante vera fede non può essere praticata.

    L’intera Trinità è assolutamente coinvolta nella salvezza, nella pratica della fede, solo Dio Padre attira, concede, permette ad andare a Gesù, il che è la pratica della fede. Gesù ha adempiuto il piano di Dio nella Sua persona, Gesù mantiene i Suoi, coloro che il Padre gli ha dato e di essi non ne perde uno e li resusciterà nell’ultimo giorno, lo Spirito Santo vivifica e rigenera l’eletto e lo mette nella condizione di credere mentre ascolta la parola del Vangelo, la fede viene dall’udire con l’opera vivificante dello Spirito Santo [Giovanni 6:63].

    Credere nel cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti, da indicazione che c’è comunque una azione emotiva e mentale della persona che è coinvolta nell’azione di credere.

    L’intero essere di una persona è coinvolto nella pratica della fede, ecco perché Gesù stesso e la legge stessa dicono che una persona deve:

    «Amare il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la anima, con tutta la forza e con tutta la mente, e il prossimo tuo come te stesso» Luca 10:27.

    Anche qui vediamo che l’intera persona è coinvolta nell’azione di amare Dio, che poi in effetti significa anche avere fede in Lui, non si può amare chi non si conosce e Giovanni ci dice che noi lo amiamo perché Lui ci ha amati per primi.

    Allora vediamo che è la persona, l’individuo che crede e che il credere coinvolge tutto il suo intero essere nella azione di fede.

    L’azione di credere o meglio di praticare fede in Gesù e quindi in Dio non è solo un assenso mentale ma un coinvolgimento di tutta la persona. Come abbiamo già detto diverse volte però, non è solo una opera umana perché in effetti origina da Dio stesso che poi mette la persona in una condizione di vita spirituale la quale poi comporta una vera e propria reazione da parte della persona stessa.

    Prima di tutto c’è la reazione positiva al Vangelo, cioè alla notizia che Gesù è stato crocefisso ed è morto per i nostri peccati, che fu sepolto e che il terzo giorno Dio lo ha risuscitato dai morti e dichiarato Signore.

    E’ quindi l’individuo che crede, ma non crede da solo,crede perché è messo in grado da Dio essendo prima di tutto vivificato spiritualmente dallo Spirito Santo.

    Questo fatto non è fantascienza e non è falsa dottrina è ciò che la parola di Dio conferma in diversi passi.

    In primo luogo, perché è vero il fatto che non c’è nessuno che cerca Dio: [Romani 3:10].

    Quindi sarebbe impossibile per una persona in effetti dichiarare che ha cercato e trovato Dio e lo ha accettato. E’ Dio che viene a trovare noi per primo. In effetti ci ha già donati a Gesù prima della fondazione del mondo.

    In secondo luogo perché l’uomo naturale non accetta e non comprende le cose dello Spirito tra le quali al primo posto c’è il Vangelo stesso, ciò che una persona deve credere per essere salvato:
    [1 Corinzi 2:12-14].

    In terzo luogo tutte le persone senza eccezione sono spiritualmente morte e quindi non sono in grado di rispondere ai requisiti spirituali richiesti da Dio per credere in Lui [Efesini 2:1-10].

    In quarto luogo siamo rigenerati dallo Spirito e giustificati non solo dalla fede praticata ma dalla grazia di Dio, questo in effetti significa che la fede è una parte integrale della grazia di Dio e che in effetti la fede stessa è dono di Dio, una non è indipendente dall’altra.

    Sono in realtà una sola cosa, una che fa parte dell’altra [Tito 3:1-7].

    Bisogna ricordarsi anche di ciò che Gesù disse a Nicodemo, che è molto importante da capire in questo contesto:

    Giovanni 3:3-8 Gesù gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?». 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Ciò che è nato dalla carne è carne; ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito. 7 Non meravigliarti se ti ho detto: “Dovete nascere di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai da dove viene né dove va; così è per chiunque è nato dallo Spirito».

    E ciò che sta scritto anche in:

    Giovanni 6:37-40 Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38 perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 È questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»

    Giovanni 6:43-45 Allora Gesù rispose e disse loro: «Non mormorate fra di voi. 44 Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me.

    Giovanni 6:63-66 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    Ora se dovessimo veramente fare una esposizione degna di questi testi dovremmo parcheggiare qui per un bel po’. Comunque non possiamo prendere il tempo qui e adesso per fare questo.

    Prendiamo però i punti cruciali di questi passi e applichiamoli al contesto del credente.

    Abbiamo detto che il passo che stiamo studiando in Romani ci dice che la persona è coinvolta personalmente nel credere, cioè nell’esercizio della fede.
    Comunque, noi infatti non obiettiamo affatto a questo, infatti è proprio così.

    Però, dobbiamo chiederci come è che l’uomo è in grado di essere coinvolto personalmente con il proprio intero essere nella pratica della fede se naturalmente non può e non vuole?

    Se lo vediamo soltanto dal punto di vista umano la fede è in effetti opera della persona che la pratica. Di nuovo non abbiamo alcuna obiezione a questo fatto. E’ infatti proprio così!

    Quando però vediamo come la fede funziona nell’individuo dal punto di vista di Dio si comprende senza dubbi che il tutto viene causato e operato da Dio nella persona stessa senza però impedire il coinvolgimento personale della persona stessa, non lo impedisce affatto, in realtà lo causa.

    Come vediamo sia in [Giovanni 3:3-8] che in [Giovanni 6:63-66] Gesù dichiara che è lo Spirito che rigenera e fa nascere di nuovo e si comprende anche che, se non ci fosse l’intervento dello Spirito non ci sarebbe vita spirituale nella persona e quando non c’è vita spirituale non ci può essere fede.

    Quando leggiamo gli altri passi in Giovanni 6 si comprende che Gesù implica l’intervento elettivo e sovrano di Dio nell’espressione della fede personale di una persona e che la vita che lo Spirito da alla persona è l’elemento necessario per rendere una persona credente.

    Tutti quelli che Dio ha eletto quindi o come dice Gesù, che il Padre gli ha dato da redimere, andranno a Lui, e a tutti quelli che andranno a Lui Egli dà vita eterna e non li scaccerà mai via e non ne perderà alcuno, ma li risusciterà nell’ultimo giorno.

    Infatti se vogliamo spiegare questo fatto dal punto di vista umano, è l’uomo che va a Gesù ma va a Gesù solo ed esclusivamente perché è una persona che il Padre ha dato al Figlio e Gesù quindi per questo da loro vita eterna.

    In effetti questo avviene allo stesso momento che la persona va a Gesù, perché come dice bene Gesù più avanti in Giovanni 6, è lo Spirito e la Sua parola che danno vita e con questa vita allo stesso esatto momento anche la fede necessaria per credere ed andare a Gesù.

    Inoltre Gesù dichiara, Gesù non io o Calvino, che NESSUNO PUO’, nessuno può, nessuno ha l’abilità spirituale o morale o intellettiva e nessuno ha il desiderio da solo di andare a Lui, SE non gli è concesso dal Padre o se non è il Padre ad avere eletto chi debba andare a Gesù.

    Questo è lo stesso discorso di prima ma nel senso negativo anziché positivo. E’ quindi implicito e connesso il fatto detto da Gesù stesso prima, cioè che TUTTI quelli che il Padre gli da vanno a Lui ma che NESSUNO può andare a Lui se non gli è concesso o permesso da Dio.

    Questi sono uno e lo stesso discorso. Siccome il contesto intero di Giovanni 6 è la fede salvifica è quindi più che evidente che Gesù stia dicendo esattamente ciò che comprendiamo sommato da Lui stesso nei versetti 64-66 di Giovanni 6,quando Egli dice ad alcuni dei suoi seguaci i quali non avevano vera fede, non l’avevano perché non gli era stata concessa da Dio, data dal Padre e quindi NON POTEVANO ma ancora più importante NON VOLEVANO cedere in Lui.

    Da tutto questo si evince allora che è lo Spirito che da vita a chi il Padre vuol dare al Figlio mettendoli nella condizione di poter credere e quindi di andare a Gesù perché sono coloro che il Padre ha dato al Figlio da redimere e sono loro gli eletti, i soli che sono permessi, anzi mandati, addirittura trascinati a Gesù dal Padre stesso.

    La parola attirare infatti, che Gesù usa in Giovanni 6 si può attribuire a diverse cose per dargli il significato giusto che la grammatica del testo deve esprimere. La parola Greca tradotta attira in effetti ha un connotato dell’uso di estrema forza.

    Gesù quindi sta dicendo che è Dio che attira il peccatore a Gesù come una calamita attira il metallo o come una persona possa venire trascinata da qualcuno o qualcosa più forte di essa. Come magari la corrente di un fiume. Si può certamente tentare di resistere o di combattere tale forza e anche a lungo, ma infine non si può resistere, ci si deve arrendere ad essa poiché è più forte di noi.

    Questo però non è tutto, Dio non forza una persona a credere, la forza ad andare a Gesù perché infine la mette in grado di credere e comprendere che Gesù è l’unico rimedio per il loro stato peccaminoso.

    La fede quindi è concessa da Dio ad una persona che è stata trascinata a Gesù e poi messa in grado di credere in Lui.

    Il processo di essere attirati però non è la pratica di fede, quella avviene al momento che la persona è dinanzi a ciò che a noi è stata insegnata e chiamata scelta.

    In effetti però la fede non è una scelta come molti credono che sia. Non si sceglie Gesù, è Dio che ha scelto noi. La fede è semplicemente credere che Gesù è venuto come uomo e Dio, nato dalla vergine Maria, concepito tramite lo Spirito Santo, ha vissuto una vita perfetta e senza peccato ed ha adempiuto la legge di Dio per noi, è morto per noi sulla croce per il perdono dei nostri peccati, cioè come unico possibile sostituto nostro, è stato sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture per la nostra giustificazione, cioè per renderci giusti dinanzi a Dio.

    Questo è il Vangelo della salvezza. In questo dobbiamo credere.

    Il Vangelo però ci insegna tante cose rispetto a Gesù e anche queste cose dobbiamo credere. Così il Padre ci trascina a Gesù e ci rende capaci di credere in Lui e tutto ciò che il Vangelo dice di Lui.

    Questa è la salvezza, la fede, la rigenerazione dal punto di vista divino, questo è come Dio opera nella vita degli eletti per portarli alla fede personale ed individuale che li coinvolge interamente e completamente.

    Perché allora, in questo contesto di fede e salvezza, Gesù dice in Giovanni 6:63-65 È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. ?

    E’ di estrema importanza il motivo per il quale Gesù dice questa cosa in questo contesto. Gesù sta in effetti dicendo che, se non c’è l’opera dello Spirito Santo che da vita alla persona che ode le Sue parole non ci può essere fede. Ecco perché prosegue il testo dicendo:

    64 Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre».

    Quindi infine come dico sempre, siamo veramente noi stessi che crediamo e la fede è personalmente nostra ma è impossibile averla e praticarla se Dio non ci mette in grado di averla e di praticarla tramite l’opera rigeneratrice dello Spirito Santo.

    Quindi è esattamente come disse Gesù a Nicodemo, se una persona non è nata di nuovo dallo Spirito e acqua, acqua che io credo sia la parola di Dio, non può entrare nel Regno di Dio ne lo può nemmeno vedere, cioè non lo può comprendere e quindi non può vedere l’opera di Dio ne in questa vita ne in quella a venire.

    Gesù inoltre dice a Nicodemo che è lo Spirito di Dio che soffia dove vuole Lui ed è così che nascono di nuovo le persone. E’ l’opera e la prerogativa o la scelta elettiva di Dio che determina su chi soffia lo Spirito.

    Inoltre, la fede la hanno e la praticano solo quelli che Dio ha eletto ad averla e praticarla. Quindi è verissimo il chiunque crede di Giovanni 3:16 però il chiunque crede non nega affatto che questi siano solo chi Dio elegge.

    Infatti le Scritture che abbiamo appena esaminato confermano che il chiunque crede sono gli eletti di tutte le nazioni del mondo, questo è anche ciò che Paolo sta dicendo qui in [Romani 10:12-13]. Ergo, Dio ha tanto amato il mondo, non solo gli Ebrei, che ha dato il Suo unigenito Figlio che chiunque (degli eletti del mondo intero) crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna, questo è il vero significato del contesto di [Giovanni 3:16-17]. La Scrittura conferma ancor di più questo fatto espresso chiaramente in un passo che abbiamo già visto e studiato diverse volte ma che è di importanza strepitosa nella conferma che la fede, la salvezza, la vita eterna sono donate agli uomini da Dio mediante una Sua scelta o elezione predeterminata in un tempo passato:

    Atti 13:46-48 Allora Paolo e Barnaba, parlando con franchezza, dissero: «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo ai gentili. 47 Poiché così ci ha comandato il Signore: “Io ti ho posto come luce delle genti perché tu porti la salvezza fino all’estremità della terra”». 48 I gentili, udendo queste cose, si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero.

    Abbiamo già esaminato in dettaglio questo passo nel capitolo precedente. Comunque, basta dire che tutti quelli che erano preordinati o predestinati o eletti alla vita eterna credettero.

    Solo loro credettero, questo preclude che chi non era preordinato non ha creduto, prima di tutto, questo senza nemmeno entrare nel merito grammaticale del passo che denota che sono i soggetti che ricevono l’azione anziché compierla. Quindi perché erano preordinati alla vita eterna da Dio ovviamente, solo per questo fatto credettero.

    Quindi si può dire, per via di tutti i passi che abbiamo esaminato assieme fin ora che senza ombra di dubbio quelli che non credono non sono preordinati, non sono chiamati con la chiamata efficace, possono udire la chiamata ma non sono eletti, non sono predestinati. Questa è la sola conclusione Biblica alla quale si arriva.

    Questo però NON elimina la responsabilità della persona che non crede, perché è in fondo e comunque la volontà della persona stessa non voler credere, come è sempre e comunque anche la volontà della persona che crede.

    Ecco perché Dio imputa la fede alla persona come fede personale, perché in realtà lo è, anche se è donata da Dio è veramente la persona stessa che la pratica.

    Come abbiamo visto Dio non bypassa la volontà della persona che crede ma invece la coinvolge attivamente alla Sua volontà che Egli stesso ha determinato per quella persona.

    C’è quindi un vero e proprio essere in accordo con Dio, vi ricordate la parola confessare, homologeo, significa essere d’accordo, dire la stessa cosa, dichiarare apertamente, questo avviene quando la volontà della persona si allinea perfettamente con la volontà di Dio, questa è fede.

     

    Romani 10:10-11 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza, 11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato».

     

    Paolo ora continua con questa dichiarazione,cioè che si crede,cioè si ha fede nel cuore per ottenere giustizia, cosa significa questo?

    Come abbiamo appena visto prima, il credere nel cuore era riferito al fatto che Dio ha risuscitato Gesù dai morti il che è attualmente sinonimo con l’ottenere giustizia.

    Come? Semplice! Come avevamo visto prima in Romani 4 Paolo riferendosi alla fede di Abramo e alla nostra disse:

    Romani 4:22-25 Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia. 23 Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato, 24 ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, 25 il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

    Come vediamo Paolo riferendosi alla nostra fede dice che a noi giustizia ci sarà imputata sempre per fede, ma fede in chi e che cosa? Credendo in Dio che ha risuscitato Gesù dai morti,vediamo anche qui che Paolo confessa Gesù come nostro Signore. Gesù, il quale è morto per togliere i nostri peccati e ed è stato, eccoci al dunque, risuscitato per la nostra giustificazione.

    Ecco che vediamo qui lo stesso concetto che Paolo adesso menziona in Romani 10.

    E’ la resurrezione di Gesù che è connessa con la nostra giustificazione o come dice Paolo con l’ottenere giustizia.

    Quindi credere alla resurrezione di Gesù implica il fatto che Gesù è veramente morto per noi e che Dio lo ha risuscitato dai morti per giustificarci o renderci giusti dinanzi a Lui.

    E’ la resurrezione, cioè la vita di Cristo, che ci giustifica dinanzi a Dio, perché?

    Perché Gesù vive per sempre per giustificarci per sempre e continuamente, il che implica una salvezza permanente ed eterna.

    Questo non potrebbe mai essere se non fossimo ritenuti giusti dinanzi a Dio. Infatti l’autore di Ebrei dice riguardo a questo:

    Ebrei 7:24-25 ma costui, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, 25 per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro.

    Come vediamo la vita di Gesù Cristo, il fatto che Gesù è vivo ed è vivo per sempre, lo mette nella condizione di giustificare chi è in Lui. Il fatto che Gesù ha la funzione di sommo sacerdote per noi o di mediatore o di avvocato se vogliamo, dinanzi a Dio ci mette in grado di avere una giustificazione eterna come Lui è eterno così lo siamo anche noi e così sarà a nostra salvezza, la nostra giustificazione.

    Se dovessimo tradurre il Greco originale questo passo direbbe: “ con il cuore si crede per essere resi giusti”.

    Quindi la nostra giustizia è dovuta non intrinsecamente al fatto che ci comportiamo bene, ma è dovuta alla opera di Cristo tramite la Sua resurrezione e la Sua vita.

    Ricordiamoci che è la vita giusta di Gesù che viene imputata a noi tramite fede in Lui, questo è possibile non solo perché Gesù ha vissuto come l’unico uomo giusto ma anche perché dopo che ha dato la Sua vita per noi sulla croce per cancellare i nostri peccati è poi risuscitato per poterci portare, i redenti, dinanzi a Dio e qui mantenerci giusti per via della Sua eterna presenza dinanzi a Dio [Efesini 2:1-10].

    Una altra osservazione che dobbiamo fare è questa, Paolo dice che con il cuore uno crede. Ora se conosciamo la parola di Dio un pochino, dico, un pochino, sappiamo che il cuore umano ha un grave e serio problema.

    Il cuore umano, come ci dice la Scrittura in molti passi, è un cuore che per natura non può e non vuole rispondere positivamente a Dio.

    Ci sono molte Scritture che confermano questo fatto. Incominciando nell’Antico Testamento, sin dall’inizio della storia del genere umano troviamo che questa è la descrizione divina del cuore umano:

    Genesi 6:5 Ora l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.

    La descrizione di questo problema continua ad essere descritta poi in:

    Geremia 17:9 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?

    In Ezechiele capitolo 36 il Signore attraverso il profeta dichiara questa la condizione del cuore umano nel versetto 26 vorrei però che prestaste attenzione al linguaggio usato da Dio in questo intero passo perché è molto importante che cosa dice Dio qui: 25 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. 28 Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro DIO.

    Prima di tutto guardiamo che cosa dice il Signore riguardo al cuore umano, Dio stesso metterà in loro e in noi, un cuore nuovo e il cuore nuovo sarà il sostituto di un cuore di pietra.

    Questo passo è di una importanza immensa per la connessione che ha alla rigenerazione dello Spirito Santo e alla pratica di fede salvifica.

    Prima di tutto vediamo nell’interezza di questo passo che sono i soggetti che ricevono tutte le azioni da parte di Dio,in altre parole è Dio che le compie mentre le persone non fanno assolutamente niente ma ricevono ciò che Dio fa in loro.

    Il fatto allora è, che per credere nel cuore, una persona deve avere il cuore disposto a credere, cioè messo nella condizione di credere e questa condizione è unicamente dovuta all’opera di Dio [Atti 13:48]; [Atti 16:14] che mediante il Suo Spirito rigenera un cuore malvagio e duro e come dice in questo passo duro come la pietra.

    Dio darà un cuore nuovo e metterà dentro di noi uno spirito nuovo, darà un cuore che è malleabile e risponde a Dio e Dio metterà dentro di noi il Suo Spirito.

    Questo cari amici miei è la spiegazione dettagliata di quello che Paolo dice in:

    Tito 3:3-8 Anche noi infatti un tempo eravamo insensati, ribelli, erranti, schiavi di varie concupiscenze e voluttà, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci gli uni gli altri. 4 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo. 8 Sicura è questa parola, e voglio che tu affermi con forza queste cose,

    E’ l’opera dello Spirito Santo che deve rigenerare e rinnovare e lavare, così che possiamo, come dice qui, essere giustificati dalla Sua grazia.

    Questo come dico sempre significa che, la fede infatti è quella cosa che ci giustifica dinanzi a Dio ma come vediamo qui è sinonima di grazia, il che indica che la fede è donata ai credenti per grazia, cioè donata senza condizioni e immeritatamente, donata a peccatori con un cuore di pietra il quale viene trasformato in un nuovo cuore rigenerato che può praticare la fede che Dio dona.

    Così vediamo che la rigenerazione e il rinnovamento della persona è sinonimo con il ricevere un cuore nuovo e la fede che un cuore nuovo può e vuole praticare.

    E’ necessario comprendere tutto questo per vedere che una persona può credere nel suo cuore solo quando Dio trasforma e rigenera il cuore della persona.

    Altrimenti per via di ciò che abbiamo letto fin ora sarebbe impossibile per un cuore nella condizione descritta prima della rigenerazione di credere attivamente.

    Comunque, anche il Nuovo Testamento dichiara che una persona nello stato naturale di peccaminosità non può rispondere alle cose di Dio e questo include anche il Vangelo.

    1 Corinzi 2:4-14 La mia parola e la mia predicazione non consistettero in parole persuasive di umana sapienza, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, 5 affinché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio. 6 Or noi parliamo di sapienza fra gli uomini maturi, ma di una sapienza che non è di questa età né dei dominatori di questa età che sono ridotti al nulla, 7 ma parliamo della sapienza di Dio nascosta nel mistero, che Dio ha preordinato prima delle età per la nostra gloria, 8 che nessuno dei dominatori di questa età ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9 Ma come sta scritto: «Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano». 10 Dio però le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perché lo Spirito investiga ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Chi tra gli uomini, infatti, conosce le cose dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così pure nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio. 12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio. 13 Di queste anche parliamo, non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito Santo, esprimendo cose spirituali con parole spirituali. 14 Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente.

    L’intero contesto di questo passo e il significato di esso è esattamente ciò che stiamo dicendo,cioè anche qui Paolo dichiara che, ha predicato il Vangelo che è la potenza di Dio per la salvezza.

    Paolo dice che non ha usato parole di sapienza umana ma parole di potenza divina, parole che vengono potenziate e applicate dallo Spirito di Dio per avere il risultato che Dio vuole.

    Paolo parla della sapienza del Vangelo come una cosa che non viene compresa da tutti ed è una sapienza che prima di tutto si trova nel Vangelo stesso.

    Il mistero del quale Paolo parla è proprio il Vangelo che adesso viene rivelato dallo Spirito Santo a chi Dio vuole rivelarlo.

    Nel versetto 12 Paolo dice una cosa molto importante, cioè che abbiamo ricevuto un Spirito, lo Spirito Santo, che viene da Dio, così che possiamo conoscere le cose che ci sono state donate, donate, donate, donate, non meritate, donate da Dio, in quanto anche lo Spirito di Dio viene chiamato il dono di Dio.

    Questo significa che lo Spirito Santo è il dono di Dio donato per poter credere e questo è confermato in questo passo perché Paolo dice che l’uomo naturale, l’uomo irredento, non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente.

    Inoltre Polo dice anche in:

    1 Corinzi 12:3 Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema»; e che altresì nessuno può dire: «Gesù è il Signore», se non per lo Spirito Santo.

    Come abbiamo già detto prima e lo ripetiamo adesso, siccome è necessario confessare Gesù come Signore per essere salvati, di conseguenza però vediamo che una persona non può fare questa confessione se non è presente l’opera dello Spirito Santo che opera in quella persona, rigenerando il cuore di quella persona lo Spirito Santo mette quella persona in condizione di praticare vera fede. Questa fede viene donata dallo Spirito Santo alla persona che adesso è nella giusta condizione spirituale per poter credere.

    Così vediamo che per essere salvati le condizioni sono: credere nel cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti, ma abbiamo anche visto che se il cuore non è trasformato e rigenerato non può credere.

    Abbiamo anche visto che la seconda condizione per avere salvezza è confessare Gesù come Signore perché come dice il proseguo del versetto che stiamo esaminando dice con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza , vediamo come è stato detto in precedenza confessione di Gesù come Signore è necessaria, ma questa confessione non la si può fare se non per lo Spirito Santo.

    In entrambe i casi descritti qui da Paolo per essere salvati abbiamo visto che l’opera dello Spirito Santo deve essere presente e deve fare già parte della persona stessa per poter credere.

    Dopo tutto questo, spero che siamo arrivati alla comprensione del fatto che l’uomo da solo senza che ci sia una vera e propria azione di rigenerazione da parte di Dio non può credere e quindi di conseguenza l’uomo può credere solo se la fede gli viene donata da Dio e solo se Dio già mette la persona nella giusta condizione spirituale per poter praticare ciò che viene richiesto da Dio stesso.

    11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato».

    Adesso Paolo cita la Scrittura dicendo «Chiunque crede in lui non sarà svergognato».

    A quale Scrittura fa riferimento Paolo qui? Il riferimento che Paolo usa è [Isaia 28:16]. E’ interessante notare che Paolo riferisce a questo versetto nello stesso contesto Scritturale esatto del versetto usato in 1 Corinzi 14:21

    1 Corinzi 14:21-22 È scritto nella legge: «Parlerò a questo popolo per mezzo di persone che parlano altre lingue e per mezzo di labbra straniere; e neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Quindi le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti; la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti.

    Nel versetto 21 1 Corinzi Paolo dice che nella legge, cioè in [Isaia 28:11]; Dio fa questa dichiarazione al Suo popolo (Israele) nello stesso contesto esatto il quale Paolo usa adesso in Romani 10.

    Vi chiederete che cosa abbia questo versetto qui in comune con quello citato in 1 Corinzi 14? Ha molto a che vedere.

    Ricordiamoci che quando leggiamo la Bibbia non dovremmo prendere versetti fuori contesto, quindi i versetti o passi devono essere visti e compresi nel contesto in cui sono scritti ed inoltre vanno esaminati nel contesto dove sono menzionati come in 1 Corinzi 14:21 e Romani 10:11.

    Non credo che Paolo avrebbe preso versetti fuori contesto infatti il contesto è veramente unico e connesso a tutto ciò che Dio sta dicendo in Isaia 28.

    Allora vediamo se possiamo fare la connessione e la ragione per cui questi versetti sono stati scelti da Paolo e citati in questi due contesti che in realtà sono un solo contesto quando lo leggiamo in Isaia.

    In 1 Corinzi 14:21 anche se Paolo sta parlando ad una chiesa prettamente Gentile fa riferimento ad Isaia 28:11 nel vero e proprio contesto di Isaia stesso facendo riferimento a che cosa?

    Il parlare in lingue, Paolo spiega a che cosa servisse questo segno come descritto nella profezia stessa.

    Il parlare in lingue perciò era un segno come dice Paolo. Un segno per chi? Per la nazione di Israele,un segno che lo Spirito Santo stava convalidando e confermando l’opera di Dio e la validità del messaggio del Vangelo di Gesù Cristo ed in più secondo la profezia in Isaia doveva avere il suo adempimento in un segno di giudizio, giudizio sulla nazione di Israele, giudizio dovuto alla loro incredulità, dovuto al rigetto del Messia. Le lingue straniere tra l’altro erano vere e proprie lingue etniche come descritte in [Atti 2:4-12].

    Come vediamo Paolo dice, erano un segno per chi non credeva, cioè gli Ebrei increduli, come si evince dal contesto di [Isaia 28:11].

    Sempre nel contesto di Isaia 28 leggiamo che, anche se il popolo di Dio non avrebbe creduto per la maggior parte, il Signore comunque avrebbe posto Gesù, la pietra, in Sion. Sion è Gerusalemme, qui è dove viene arrestato e condannato Gesù, fuori dalle mura è dove Gesù viene crocefisso e Gerusalemme è dove viene sepolto e Gerusalemme è dove risorge dai morti e Gerusalemme, Gerusalemme è da dove Gesù ascende di nuovo in cielo ed è dove viene lo Spirito Santo a far nascere la chiesa e dimorare in essa.

    Quindi vediamo che il contesto giusto che Dio descrive per noi in Isaia 28 è tutto connesso ad un evento particolare, cioè all’incredulità della nazione Ebraica, sia il parlare in lingue che la pietra in Sion sono relative a Israele e la sua incredulità.

    Il contesto di Isaia 28 però è riportato adesso qui in Romani come in 1 Corinzi 14, per fare il punto che tutto questo è connesso all’incredulità della nazione di Israele. Così che anche i Gentili nel contesto di Isaia sono riconosciuti in connessione con l’incredulità di Israele e al fatto che però Dio ha posto Gesù in Sion, ed ecco che di nuovo viene adesso usato un termine che conosciamo bene, così che chiunque crede in Lui non sarà svergognato o non avrà vergogna.

    A quale vergogna si riferisce? La vergogna del giudizio di Dio, essere svergognati dal giudizio divino.

    Pietro usa lo stesso passo:

    1 Pietro 2:6-8 6 Infatti si legge nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chiunque crede in essa non resterà confuso».7 Per voi dunque che credete essa è preziosa; ma per gli increduli «la pietra che i costruttori hanno rigettata è diventata la pietra angolare, 8 pietra d’inciampo e sasso di ostacolo». Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella parola; e a questo sono stati anche destinati.

    Qui vediamo invece, che sarà vergognoso per coloro che non credono, la pietra di inciampo e di ostacolo è Gesù, ma poi guardate quello che dice Pietro, tanto per rimanere nel tema di sovrana elezione e predestinazione, essi stessi sono sì disubbidienti alla chiamata del Vangelo, questo non è solo per gli Ebrei ma per tutte le persone di tutte le nazioni.

    Chi rifiuta la chiamata e disubbidisce il Vangelo, anche questi sono destinati a rigettare Gesù. Questo prova che Dio ritiene responsabile la persona che rigetta Gesù ma che questo rigetto è il risultato del fatto che a questo essi sono stati destinati conseguenzialmente, perché non sono eletti alla salvezza.

    Quando troviamo il tempo del verbo sono stati significa che ciò che ha determinato il comportamento o la scelta di una persona è una azione indipendente dal soggetto stesso. Seppure questo è vero, Dio ritiene l’uomo responsabile per come si comporta e come tratta la verità del Vangelo e la legge di Dio.

    Comunque, ritornando al passo che stiamo studiando, quindi il contesto è che, chiunque, è un termine che ci è familiare.

    Dove abbiamo sentito tale dichiarazione? In [Giovanni 3:16].

    E come in quel passo anche in questo qui significa esattamente la stessa cosa. Significa esattamente che, chiunque, senza eccezione crede in ciò che dice il Vangelo, sarà salvato, il che poi è sinonimo di non essere svergognato.

    Così anche da questo si determina che essere salvati, non perire, avere vita eterna e non essere svergognati sono tutte parole che hanno in se lo stesso significato. Parole che descrivono il destino e la condizione finale del credente.

    Ricordiamoci inoltre che il contesto di Giovanni 3 è in essenza lo stesso che troviamo qui in Romani 10. Cioè, in Giovanni 3 Gesù parla ad un Ebreo, Nicodemo, e gli spiega che la salvezza è interamente opera di Dio mediante lo Spirito e la parola di Dio ma che questa salvezza non è esclusiva per gli Ebrei.

    Questo è il vero contesto e significato di Giovanni 3. Se vogliamo prendere Giovanni 3:16 e 17 e dargli il vero e proprio significato che Gesù intende dargli nel suo vero e proprio contesto sarebbe stato questo:

    “ Nicodemo, Dio non ama solo gli Ebrei ma ha amato il mondo intero, sì anche quei Gentili che tu disprezzi, sì anche loro, così che ha mandato me il Suo unigenito Figlio, così che chiunque crede in me in tutte le parti e nazioni del mondo, sia Ebreo che Gentile, non perisca ma abbia vita eterna, perché Dio mi ha mandato non per giudicare i Gentili come fate voi, ma per salvarli”.

    Il chiunque che Gesù menziona e il chiunque che Paolo menziona hanno lo stesso esatto significato nello stesso esatto contesto sia in Romani 10:11, che Giovanni 3:16 ed Isaia 28:16.

    Va inoltre detto anche che, i nostri amici Arminiani hanno in parte ragione,cioè che il chiunque crede è effettivamente e veramente chiunque crede.

    Solo chi crede ha questa benedizione da parte di Dio. Solo fede in Gesù è l’elemento che deve essere praticato dalla persona per essere salvata.

    Quello che però non significa, non ostante tutti i tentativi che si possono provare a fare, è che il chiunque crede NON è affatto una indicazione di libero arbitrio, in quanto il chiunque crede viene solo determinato dalla pratica della fede la quale è un soprannaturale dono di Dio e fa parte come abbiamo già avuto modo di vedere ampiamente, dell’opera rigeneratrice dello Spirito Santo che assieme alla parola di Dio predicata nel Vangelo porta il cuore a credere e la bocca a confessare.

    Il chiunque crede è una dichiarazione quindi che non prova affatto il libero arbitrio ed in essenza di per se non nega l’elezione, anzi, se si esamina il resto della Scrittura si vede che senza elezione e senza l’intera opera di redenzione messa in pratica da Dio stesso non ci sarebbe la possibilità di praticare vera fede.

    Così anche adesso, come Gesù e Pietro hanno detto, anche Paolo qui dice che chiunque, qualunque persona senza eccezione, sia Ebreo che Gentile, se praticano vera fede secondo ciò che la parola di Dio descrive come fede, saranno salvati.

    Credo che questi chiunque sia menzionato da Paolo perché ovviamente lui sa che la salvezza di Dio è per tutte le genti e non per gli Ebrei soltanto, ma è anche ovvio che il contesto di questi tre capitoli che Paolo ha scritto capitoli, 9-10-11 sia scritto ad una chiesa in cui molti gentili e anche molti Ebrei convertiti si riunivano assieme. Paolo non voleva sembrare parziale perché egli era Ebreo, ma in un senso si rendeva conto dell’importanza dell’evangelismo alla nazione di Israele.

    Così che, sia tra credenti Gentili, che tra credenti Ebrei, non ci fosse nessuna possibilità di credere che la propria salvezza potesse dipendere da alcun tipo di ragionamento umano ne da alcuna scelta umana ne dall’appartenenza ad un gruppo etnico particolare o perché erano Ebrei.

    Questo Paolo lo rende evidente in questi tre capitoli spiegando che è per scelta divina di individui provenienti da tutto il mondo a cui la salvezza viene dispensata.

    Paolo va oltre a questo e in questi tre capitoli e specialmente nel prossimo, il capitolo 11 spiega molto bene che non ci può essere nessun motivo di presunzione etnica o umana che può detenere merito nella pratica della fede.

    In altre parole Dio toglie ogni possibilità umana alla pratica della fede così che nessuno, ne Ebreo per via del loro passato, ne Gentili per via del loro presente, possano gloriarsi di aver scelto Dio o di aver praticato fede da soli o come molti dicono oggi di avere la presunzione di credere che si abbia scelto Dio per via di qualche abilità personale e umana.

    Mentre invece spiega che abbiamo creduto perché in effetti è stato Dio a scegliere noi. Anche perché se ci pensiamo bene, che cosa avrebbe potuto farci fare la scelta giusta? Che cosa c’è in noi esseri umani che determina se crediamo oppure no? Studiando la Scrittura e comprendendola nel modo giusto la risposta è: NIENTE!

    Se quindi non c’è niente in noi che ci può far decidere se credere oppure no, che cosa può? L’unica risposta è Dio, la Sua scelta e la Sua opera in noi; la quale come abbiamo visto nel capitolo precedente è la Sua misericordia [Romani 9:14-18].

    Anche qui quindi vediamo che la salvezza di chi confida in Gesù è permanente perché il tempo del verbo usato qui determina che il futuro destino del credente è assegnato da Dio come un destino che comporta essere onorati e non svergognati. Il passo dichiara: perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato».

    Infatti la traduzione nella versione Nuova Riveduta dice: Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso».

    Quindi come vediamo dalle parole usate nella Scrittura vediamo che, chi crede in Gesù non sarà svergognato e non sarà deluso. Essere giudicati da Dio e mandati in perdizione non solo è essere svergognati e avere vergogna per ciò che una persona ha fatto quando i loro atti peccaminosi verranno messi allo scoperto [Luca 12:2];[Romani 2:16] ma chi viene giudicato da Dio avrà una grande delusione.

    Invece chi crede in Gesù non avrà vergogna e non sarà deluso, queste dichiarazioni sono fatte in un termine assoluto, non c’è alcuna incertezza in queste due dichiarazioni infatti c’è certezza che sarà esattamente come dice Dio.

    Tutto ciò che dice Dio è assoluto e avverrà assolutamente, non credere altrimenti è mancanza di fede, la mancanza di fede è una cosa seria perché in effetti è chiamare Dio bugiardo.

    Poi Paolo conferma ciò che dicevamo prima cioè:

     

    12 Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.

     

    Di nuovo la conferma di ciò che Gesù ha detto a Nicodemo, cioè che sia Ebrei che Gentili Dio li ama. Dio ha amato ed ama gli eletti di tutto il mondo ed è per questo che li ha scelti, per salvare il mondo, per essere il Signore di tutti. Ed infatti è proprio così, Gesù è il Signore di tutti ecco perché è essenziale che lo confessiamo come Signore perché siamo d’accordo con chi Lui effettivamente è.

    Ora ciò che Paolo dice, cioè che non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, questo concetto lo aveva già menzionato in [Romani 3:9] dove Paolo li pone entrambe sotto il peccato e colpevoli dinanzi a Dio e poi Paolo li unisce entrambe nel piano della salvezza entrambe per fede in Cristo soltanto come ha detto in:

    Romani 3:21-31 Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: 22 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono – infatti non c’è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, 26 al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù.27 Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; 28 poiché riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 29 Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non è egli anche il Dio degli altri popoli? Certo, è anche il Dio degli altri popoli, 30 poiché c’è un solo Dio, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l’incirconciso ugualmente per mezzo della fede. 31 Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge.

    Adesso però dobbiamo fare una premessa riguardo a queste cose, e la premessa è questa, che anche se l’Ebreo e il Gentile sono colpevoli e sottoposti al peccato, anche se quindi non c’è distinzione tra i due agli occhi di Dio, anche se in effetti Dio ha fatto tutte quelle promesse ad Israele nell’Antico Testamento essi devono comunque entrare a far parte del patto eterno tramite fede in Gesù Cristo e non per elezione etnica soltanto, anche se nel loro caso l’elezione etnica ha comunque una certa importanza.

    C’è da dire però che la loro elezione etnica non conterà fino a che il numero dei Gentili sia giunto al completamento, questo concetto lo studieremo in dettaglio quando studieremo Romani 11. Diamo un occhiata al passo del prossimo capitolo:

    Romani 11:25-32 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; 26 e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: «Il liberatore verrà da Sion. 27 Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati». 28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri; 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. 30 Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, 31 così anch’essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch’essi misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.

    Ecco che senza entrare profondamente nel merito di questo passo comprendiamo però che Dio non ha ancora finito il Suo piano di redenzione per il popolo Ebraico. Ci sarà un adempimento di tutte le promesse fatte da Dio a Israele dopo che è entrata nella chiesa la totalità dei Gentili.

    In quel giorno Israele, la nazione, sarà salvata sempre mediante Gesù Cristo. Quindi per ricevere la salvezza la strada deve essere la stessa in ogni caso, fede in Gesù Cristo. Ricordiamoci che nel capitolo 11 Paolo sta parlando di una riammissione di Israele che è significante, perché dimostra che il popolo Ebraico sarà di nuovo rinnestato nell’ulivo della fede il quale è radicato in Dio stesso.

    Questo per dire che Gesù, Dio sarà il Signore di tutti e difatti Egli lo è anche oggi. Tutte le nazioni del mondo lo adoreranno e lo serviranno e Lui sarà il Signore ed è comunque il Signore di tutti
    [Apocalisse 11:15];[Apocalisse 15:2-4]. E sempre, in Apocalisse viene dichiarato come titolo di Gesù Cristo il RE dei Re e il SIGNORE dei Signori.

    Il Signore Gesù ha autorità su tutte le persone del mondo, guardate cosa ci dicono anche questi due seguenti passi

    Matteo 28:18 Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra.

    Giovanni 17:1-2 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato.

    Inoltre ci sono anche altri passi che denotano la Signoria di Gesù e di Dio eccone uno molto bello:

    Colossesi 1:12-19 rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio, 14 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue e il perdono dei peccati. 15 Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, il primogenito di ogni creatura, 16 poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. 18 Egli stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli è il principio, il primogenito dai morti, affinché abbia il primato in ogni cosa, 19 perché è piaciuto al Padre di far abitare in lui tutta la pienezza,

    Già dall’Antico Testamento si evince che Dio è il Dio di tutte le nazioni e che Lui è il Signore delle nazioni.

    Salmi 22:27-28 Tutte le estremità della terra si ricorderanno dell’Eterno e si convertiranno a lui, e tutte le famiglie delle nazioni adoreranno davanti a te. 28 Poiché all’Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni.

    Salmi 47:7 Poiché DIO è re di tutta la terra; cantate lodi con bravura. 8 DIO regna sulle nazioni; DIO siede sul suo santo trono

    Ogni nazione, tribù e lingua sarà rappresentata in cielo e Dio è il Signore di loro anche lì

    Apocalisse 7:9-10 Dopo queste cose vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. 10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello».

    Questi passi confermano la Signoria di Gesù e di Dio Padre su tutte le genti e questo è ciò che Paolo sta comunicandoci qui, Egli è il Signore dei Giudei come il Signore delle nazioni.

    Paolo continua dicendo che Dio è infatti ricco verso tutti coloro che lo invocano. Questo passo ancora ci deve fare riflettere un pochino. Perché?

    Perché se si prende questo versetto fuori dal contesto dell’omogeneità della parola di Dio riguardo alla salvezza si potrebbe pensare che l’uomo ha la capacità da solo di cercare e di invocare Dio per ricevere la salvezza e le Sue benedizioni.

    Questo passo può e viene usato da solo dai promotori della dottrina arminiana per provare che la Scrittura insegna che l’uomo può invocare Dio e che Dio ricompenserà quella persona perché lo ha invocato.

    Di nuovo però dico che, bisogna affrontare questa parte di questo versetto nell’intero contesto che la parola di Dio ci insegna riguardo alla salvezza e quindi anche all’invocare Dio.

    C’è un passo usato dagli stessi che si trova in

    Isaia 55:6-7 Cercate l’Eterno mentre lo si può trovare, invocatelo mentre è vicino. 7 Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all’Eterno che avrà compassione di lui, e al nostro DIO che perdona largamente.

    Anche da questo passo si potrebbe estrarre un significato che però non è in linea con il resto di ciò che la Scrittura insegna a riguardo.

    Prendiamo il passo e esaminiamolo sotto il microscopio della parola di Dio ricordandoci che la regola numero uno per la giusta interpretazione della Scrittura è questa: la Scrittura interpreta la Scrittura.

    Prendiamo questo passo, dice di cercare Dio mentre lo si può trovare. Cosa ci dice la Bibbia riguardo a questo fatto?

    Romani 3:10-12 come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno.

    Questa sembra essere una contraddizione; perché Dio comanda di cercarLo e di invocarLo quando la Scrittura dichiara anche che, non c’è alcuno che cerca Dio. Tutti sono sviati, come fa una persona perduta, sviata, che non cerca Dio, come fa a cercare Dio ed invocarlo?

    Questa però non è una contraddizione affatto. Dio comanda all’uomo di ravvedersi dei suoi atti malvagi ma sempre dice in:

    Romani 3:14-18 la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; 15 i loro piedi sono veloci per spandere il sangue; 16 sulle loro vie c’è rovina e calamità, 17 e non hanno conosciuto la via della pace; 18 non c’è il timore di Dio davanti ai loro occhi».

    Tutte queste dichiarazioni fatte in Romani 3 descrivono la corruzione totale della natura peccaminosa dell’uomo che lo rende morto spiritualmente nei suoi peccati [Efesini 2:1-3].

    Ora noi l’abbiamo detto già probabilmente in eccesso di una dozzina di volte in questo studio che l’uomo naturale non può comprendere ed accettare cose spirituali [1 Corinzi 2:14], la chiamata a cercare Dio e a ravvedersi quindi è una chiamata che è in effetti valida e viene effettivamente ed efficacemente risposta da chi chiaramente è messo in grado da Dio a risponderla.

    Il discorso in Isaia 55 di cercare Dio mentre è vicino e la chiamata all’empio di abbandonare le sue vie malvagie è difatti una chiamata efficace per coloro che sono preordinati da Dio alla vita eterna
    [Atti 13:48]. Anche questi Gentili in Atti credettero perché erano preordinati alla vita eterna. Questi dunque cercano Dio perché è in effetti Dio stesso che li va trovare dove essi si trovano, nella loro condizione perduta.

    Ecco perché Dio è vicino a coloro che lo cercano, è in effetti Dio che si fa trovare, lo fa Lui stesso trovando il peccatore eletto e mettendolo poi nella condizione di poter credere, da questa fede e da questa condizione sfocia il ravvedimento di cui si parla in Isaia 55.

    Ecco che l’uomo messo in grado da Dio trova Dio, questo perché Dio si fa trovare dagli eletti ed è Lui che li cerca e li attira a se e li fa andare a Gesù per credere in Lui e questi si ravvedano quindi dei loro peccati. Non è difficile da capire come funziona questa cosa. Basterebbe solo credere in quello che dice Gesù in Giovanni 6.

    Il problema è che chi non crede non vuole credere nelle parole stesse del Signore e quindi che dire, se non credano alle Sue parole crederanno alle nostre? No, molti crederanno invece alle parole di chi li svia e di chi li ha programmati a credere nelle false dottrine e menzogne del demonio.

    Giovanni 15:20-21 Ricordatevi della parola che vi ho detto: “Il servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21 Tutte queste cose ve le faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

    Possono però veri credenti nati di nuovo continuare a credere nelle menzogne e nella false dottrine?

    Sì, certamente, la parola di Dio ci avverte di continuo di stare attenti ai falsi profeti, falsi maestri e alle false dottrine dalle quali veri credenti possono essere sballottati come in un mare in tempesta.

    Gesù ci ha avvertito, gli apostoli ci hanno avvertito e ci hanno avvertito di non essere ingannati.

    Se l’avvertimento c’è, c’è anche il vero e proprio pericolo di cadere negli inganni.

    Vedi [Matteo 7:15-23];[Matteo 24:4-5];[Atti 20:28-30];[Efesini 4:14-15];[Efesini 5:6]; [Colossesi 2:8];

    [2 Pietro 2:1-3];[2 Pietro 3:17-18].

    Credo che siccome la parola di Dio ci dice di essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente [Romani 12:1-2]; e inoltre Paolo ci dice anche che dobbiamo usare le armi spirituali di Dio per distruggere le fortezze mentali che sono state formate nella nostra mente dal mondo, dalla nostra natura peccaminosa e dalle false dottrine [2 Corinzi 10:3-5].

    Credo che un esempio, nel quale possiamo quasi tutti identificarci, sia il condizionamento mentale che le varie religioni possono incutere nella nostra mente.

    Chi, come la maggior parte di noi è uscito dalla religione Romana, sa benissimo di che cosa si stia parlando e come l’appartenenza a questi ambienti ha inflitto un vero e proprio condizionamento mentale che spesso è proprio inculcato nella nostra mente come una vera e propria fortezza che va demolita.

    Dobbiamo quindi fare come ci ha comandato Paolo in:

    2 Corinzi 10:3-5 Infatti anche se camminiamo nella carne, non guerreggiamo secondo la carne, 4 perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, 5 affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo,

    Così vediamo che anche il vero credente nato di nuovo se non sta attento può essere ingannato e programmato a credere una falsa dottrina. Di questo ne parleremo più in modo dettagliato quando studieremo il capitolo 12 di questa Epistola.

    Questo è il motivo per cui molti credenti non riescono a demolire le fortezze di false dottrine che sono inculcate nella loro mente, se una persona rimane in un ambiente dottrinalmente malsano e falso verrà continuamente programmato a credere il falso e non riuscirà a comprendere la verità anche quando poi gli viene presentata.

    Comunque avendo detto questo, ritorniamo al contesto del passo che stiamo studiando in Romani 10.

    Dio quindi è ricco in misericordia e di ogni benedizione spirituale [Efesini 1:3-14] che da a coloro che lo invocano.

    Abbiamo visto quindi che chi lo invoca lo invoca solo perché è stato preordinato da Dio a ricevere la vita eterna e questa invocazione è proprio ciò che Paolo ha già menzionato nei versetti precedenti, cioè credere nel cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti e confessare con la bocca che Gesù è il Signore, questo è invocare il nome del Signore e chi lo fa sarà salvato.

    Anche qui come vediamo non ci sono alcune condizioni per ricevere la salvezza se non invocare, credere e confessare.

    Paolo non dice che la salvezza futura può essere perduta nel presente, non dice che una persona sarà salvata in base alla loro santificazione, seppure sappiamo che chi ha la salvezza viene anche da Dio santificato [Filippesi 2:12-14];[1Tessalonicesi 5:23-24].

    Ora attentamente esaminiamo che cosa significa questa frase espressa da Paolo. Paolo dice e chi avrà invocato-tempo passato, il nome di Gesù come Signore sarà salvato-tempo futuro.

    L’impostazione grammaticale di questa frase ci indica un fatto compiuto nel passato, cioè invocare il nome di Gesù, il quale ha un risultato futuro, sarà salvato.

    Questo significa che nel futuro chi ha invocato nel passato il nome del Signore riceverà il completamento della propria salvezza.

    Cosa significa essere salvati? Noi credenti tiriamo in ballo questa parola e la gettiamo a destra e a sinistra nel nostro linguaggio cristiano, ma credo che molti non sappiano appieno che cosa voglia veramente dire essere salvati.

    Essere salvati da Dio significa in essenza, venire risparmiati dal giudizio eterno di Dio, cosa riservata per gli increduli peccatori impenitenti.

    Il che indica che, tutti coloro che nella loro vita confessano Gesù come Signore e che credono nel loro cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, questi non saranno giudicati da Dio e saranno infatti slavati, salvati da che cosa? La dannazione eterna! L’ira di Dio!

    Infatti Paolo in diversi passi di Scrittura ha incoraggiato i credenti proprio con questo fatto, che, chi crede in Gesù, veramente e genuinamente con la fede elargitagli da Dio, questi non incorreranno
    nell’ira di Dio, non subiranno la dannazione eterna. Vi ricordate che solo qualche capitolo fa studiammo questo passo:

    Romani 5: 8-9 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.

    Anche in questo passo l’impostazione grammaticale del passo ci indica delle cose molto importanti da capire riguardo alla sicurezza e permanenza della salvezza dei credenti.

    Paolo dice che Dio manifesta il Suo amore verso di noi in questo, che mentre eravamo ancora peccatori, tempo passato, Cristo è morto per noi ( gli eletti).

    Questo è un grande fatto, ma Paolo dice che ancora più grande è il fatto che essendo ora giustificati, tempo presente, nel Suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di Lui, tempo futuro.

    Eravamo peccatori, ora pecchiamo ancora ma siamo giustificati e saremo anche salvati dall’ira di Dio sempre per mezzo di ciò che Gesù ha fatto per noi.

    Vedete che questi passi ci indicano quindi la permanenza della salvezza e il destino certo dei credenti in Gesù, costoro non saranno mai condannati.

    Questo è in accordo con un altro passo sempre scritto da Paolo che si trova in:

    1 Tessalonicesi 1:8-10 Infatti non solo la parola del Signore è tramite voi risuonata nella Macedonia e nell’Acaia, ma anche la vostra fede che avete verso Dio si è divulgata in ogni luogo, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne, 9 poiché essi stessi raccontano di noi, quale sia stata la nostra venuta tra voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire al Dio vivente e vero, 10 e per aspettare dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, cioè Gesù, che ci libera dall’ira a venire.

    Anche qui vediamo che il discorso è lo stesso, Gesù che ci libera dall’ira a venire.

    Questo passo ci da ancora più certezza della permanenza della salvezza del credente perché dice che Gesù ci libera-tempo presente, dall’ira futura. La salvezza è avvenuta nel passato, continua nel presente fino al completamento futuro.

    Chiedo allora, a che cosa ci servirebbe una salvezza che si potrebbe perdere nel frattempo? In un certo senso il sacrificio di Gesù e la potenza di Dio dovrebbero essere messe in discussione e in dubbio se si potesse perdere la salvezza.

    Bisognerebbe anche affermare che la parola di Dio e quindi Dio stesso siano bugiardi se le cose non stessero come affermano. La salvezza di Dio invece è potente ed è completa per coloro a cui viene donata. Saremo quindi salvati completamente e perfettamente, questo è altresì confermato da un altro passo che abbiamo già visto in precedenza:

    Ebrei 7:24-25 ma costui, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, 25 per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro

    Come vediamo allora, chi invoca il nome del Signore sarà salvato ora, rimarrà salvato e sarà salvato per sempre, solo per merito e potenza di Dio [1 Pietro 1:1-9].

    Come detto prima, per credere in questo fatto ed esserne certi basterebbe credere in ciò che dice il Signore Gesù in diversi passi, per esempio:

    Giovanni 10:25-30 Gesù rispose loro: «Io ve l’ho detto, ma voi non credete; le opere che faccio nel nome del Padre mio, sono quelle che testimoniano di me. 26 Ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore, come vi ho detto. 27 Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; 28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno le può rapire dalla mano del Padre mio. 30 Io e il Padre siamo uno».

    Di nuovo anche qui vediamo che Gesù ci da degli assoluti riguardo alla permanenza della salvezza, prima dice: io do loro la vita eterna, non dice darò loro nel futuro, se si comportano bene, non dice nemmeno se si santificano, ma dice invece do loro- tempo presente vita eterna. Gesù la vita eterna la da alle Sue pecore nel presente e senza condizione alcuna da parte delle pecore. Il credente quindi possiede vita eterna adesso nel presente e per sempre.

    Il secondo assoluto è che Gesù nella forma imperativa ed enfatica dice che le Sue pecore non periranno mai.

    Vorrei che si notasse quello che dice il Signore, non periranno mai, non periranno nel presente e non periranno nel futuro, mai vuol dire mai, questo si allinea perfettamente con ciò che Gesù dice in [Giovanni 6:37-40].

    Il terzo assoluto è nessuno le rapirà dalla mia mano. Vediamo anche qui la sicurezza e permanenza della salvezza degli eletti, custoditi e protetti dalla potenza di Dio, vedi anche [1 Pietro 1:3-5].

    Questi tre assoluti indicano senza dubbio il fatto che la salvezza per coloro che invocano il nome del Signore è attuale e permanente, è avvenuta nel passato ad un certo momento e continua nel presente e sarà futura ed è sicura, certa e completa.

    Ecco che cosa significa chi invoca il nome del Signore sarà salvato, non sarà deluso oggi e non sarà deluso mai. Una salvezza certa e non una salvezza incerta. Poiché non esiste altro nome tramite il quale una persona possa essere salvata se non il nome di Gesù [Atti 4:12].

     

    14 Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci? 15 E come annunceranno se non sono mandati? Com’è scritto: «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie!»

     

    Ora qui si incontra un altro passo che mette benzina nel serbatoio degli Arminiani. Dicono:

    “vedete che bisogna evangelizzare perché se no la gente va all’inferno se non lo facciamo”.

    Ma questo passo non dice quello.

    Questo passo infatti come abbiamo già constatato altre volte è come il passo di Giovanni 3:16 è un passo neutrale. Non conferma il libero arbitrio e non conferma direttamente l’elezione.

    Questo passo però conferma l’importanza dell’evangelismo come la sola soluzione per la salvezza.

    Conferma ciò che Paolo disse in:

    Romani 1:16 Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco;

    Questo passo conferma che il Vangelo e solo il Vangelo è il metodo ed il solo metodo che può portare la salvezza all’uomo. Paolo lo ha spiegato anche in:

    1 Corinzi 1:17 Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; 19 infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti».20 Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? 21 Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.

    Vediamo anche qui che l’unica speranza per la salvezza dell’uomo è la predicazione del Vangelo.

    Il Vangelo è follia, pazzia per coloro che, che cosa dice il passo? Il Vangelo è Pazzia per coloro che periscono.

    L’impostazione della frase ci indica che coloro che periscono è in effetti una condizione permanente così come lo è quando dice “ e per noi che veniamo salvati è la potenza di Dio”.

    Qui vediamo che chi crede nel Vangelo sono quelli che “vengono salvati”.

    Veniamo salvati, da chi? Da Dio non da noi stessi mediante una decisione per Cristo.

    Anche qui l’azione della salvezza è applicata da Dio a coloro che appunto vengono salvati da Lui che sono coloro che credono.

    Qui in questo passo però la fede è implicita ma l’azione di Dio che causa la salvezza in noi è esplicita e questa potenza è appunto la predicazione del Vangelo, ma la salvezza è applicata da Dio.

    Quindi è vero che la gente che non ode o che non risponde positivamente al Vangelo va all’inferno, ma, nessuno che deve udire ed essere salvato andrà in perdizione.

    Gesù ha detto che non avrebbe perso nessuno dei quali il Padre gli ha dato.

    Anche l’evangelismo non è esclusivamente legato all’ubbidienza o alla disubbidienza dell’uomo altrimenti la sovranità di Dio non sarebbe tale, ma tutta la salvezza del mondo resterebbe appunto anche in questo caso sul libero arbitrio dell’uomo.

    Invece dipende dalla sovrana volontà ed elezione di Dio che comunque usa la chiesa per evangelizzare come il veicolo per portare il Vangelo agli eletti.

    Quindi quello che Paolo ci sta dicendo qui in Romani 10 semplicemente è che chi invoca il nome del Signore sarà salvato.

    Paolo infatti sta dicendo come fa una persona ad invocare il Signore in cui non ha creduto?

    Sostiamo qui per un momento, che cosa significa questo in effetti? A chi si sta riferendo Paolo qui?

    Paolo si sta riferendo prima di tutto ai Giudei, come invocheranno loro il nome in cui non hanno creduto? Non hanno creduto in Gesù quando Gesù era con loro, quando Gesù predicava e faceva miracoli.

    Questo però era prima della nascita della chiesa, prima di Pentecoste. Essi avevano rigettato il Messia, ma Paolo è chiaro in questo capitolo che sta indirizzando questo testo ai Giudei in particolare.

    Qui il contesto non cambia, essi non hanno creduto nel Messia ma adesso Israele ha la possibilità, come il resto del mondo, di udire il Vangelo e di accettare Messia e di essere salvati.

    Di nuovo qui si sta parlando di evangelismo escatologico, l’evangelismo che porta alla venuta di Gesù.

    Ricordiamoci quello che abbiamo detto prima, cioè che in effetti tutto l’evangelismo è escatologico perché è programmato da Dio per completare il Suo programma di salvezza che si completerà appunto con la salvezza della nazione Ebraica ed è a questo adesso che Paolo sta riferendosi in questo passo.

    Questo passo non è esclusivamente applicato come fanno molti all’evangelismo come lo insegnano e predicano la maggior parte delle chiese. Sì è vero che è applicabile e deve essere applicato anche all’evangelismo che opera la chiesa riguardo al resto mondo, è anche vero che Gesù tornerà quando il numero degli eletti Gentili sarà completo e al momento che ne consegue, la salvezza di Israele, come dice Paolo nel capitolo seguente [Romani 11:25].

    Comunque come abbiamo detto all’inizio di questo capitolo il contesto primario di questo capitolo è legato alla conversione della nazione Ebraica ed anche questo passo specifico è legato al discorso che Paolo sta facendo riguardante i suoi connazionali secondo la carne.

    Quindi, quando Paolo ha scritto questo si riferiva alla speranza che, anche coloro che non avevano prima creduto in Messia adesso si convertissero invocando il nome di Gesù.

    Poiché non esiste altro nome tramite il quale una persona possa essere salvata se non il nome di Gesù [Atti 4:12].

    Ecco l’uso grammaticale della frase che Paolo usa: come invocheranno il nome di colui in cui non hanno creduto.

    Il fatto che Paolo imposta la frase con queste parole indica la nuova predica del Vangelo dopo l’ascensione di Cristo, dopo Pentecoste, indica che il messaggio della salvezza agli Ebrei doveva essere continuato anche nei giorni di Paolo.

    Questo indica anche che Dio non ha mai smesso di offrire la possibilità ad Israele di convertirsi, ed infatti poi Paolo specifica proprio questo fatto in Romani 11.

    E come faranno coloro che non hanno creduto in Gesù prima, cioè Israele, ad invocare il Suo nome per la loro salvezza nazionale se non odano il Vangelo adesso, che è che cosa? Vi ricordate?

    La potenza di Dio per la salvezza di chi crede per il Giudeo prima e poi per il Gentile.

    Come faranno a credere in Lui? Ora Paolo dice, Colui di cui non hanno sentito parlare? Cosa significa questo in riferimento agli Ebrei? Avevano sentito parlare di Gesù, infatti lo avevano visto, udito, lo avevano anche visto morire, alcuni, ma non tutti.

    C’erano molti Ebrei sparsi nell’Impero Romano che non avevano nemmeno sentito parlare di Gesù Cristo.

    Infatti la conferma che era così ce la da la Bibbia stessa in Atti 2 ed anche in Atti 19.

    Guardiamo insieme questi passi.

    In Atti 2 troviamo che molti erano venuti a Gerusalemme per celebrare la festa di Pentecoste. Durante questa festa Dio manda il Suo Spirito Santo per fondare la chiesa e riunire i popoli del mondo durante questa età, in un solo corpo, il corpo di Cristo.

    In Gerusalemme quindi troviamo che tutte le persone che erano venute erano venute da altri paesi sparsi nell’Impero Romano ed erano tutti Giudei o per lo meno proseliti della religione Giudaica.

    Molti di questi non avevano avuto il privilegio di conoscere e di vedere Gesù durante il Suo ministero. Molti non avevano nemmeno sentito parlare di Gesù. Il testo del sermone di Pietro e la loro reazione confermano questo fatto.

    Atti 2:1-12 Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. 2 Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. 3 Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. 4 Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. 5 Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? 8 Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, 11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». 12 Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l’uno all’altro: «Che cosa significa questo?»

    Atti 2:22-24 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete, 23 quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; 24 ma Dio lo risuscitò, avendolo sciolto dagli angosciosi legami della morte, perché non era possibile che egli fosse da essa trattenuto.

    Questi brani sono molto importanti e confermano ciò che adesso Paolo dice in Romani 10, come faranno tutti gli Ebrei che sono sparsi nel mondo ad udire il Vangelo di Colui di cui non hanno sentito parlare?

    Ricordiamoci che come abbiamo detto già diverse volte durante questo periodo gli Apostoli compreso Paolo desideravano ardentemente che la nazione credesse in Messia e adesso comprendevano l’importanza di questo evento perché avrebbe fatto sì che Gesù tornasse a regnare in Israele come Re di questa nazione.

    Questo come poi Paolo descrive nel capitolo successivo sarebbe la riammissione di Israele che Paolo descrive come la resurrezione dai morti; poiché la resurrezione è sinonima con il ritorno di Gesù Cristo, vedi [1 Corinzi 15:51-52] e [1 Tessalonicesi 4:13-17].

    Infatti vediamo che cosa dice Pietro ai Giudei in Atti 3:

    Atti 3:12-26 Pietro, visto ciò, parlò al popolo, dicendo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo? Perché fissate gli occhi su di noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminare quest’uomo? 13 Il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi metteste nelle mani di Pilato e rinnegaste davanti a lui, mentre egli aveva giudicato di liberarlo. 14 Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; 15 e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti. Di questo noi siamo testimoni. 16 E, per la fede nel suo nome, il suo nome ha fortificato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede, che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti. 17 Ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, come pure i vostri capi. 18 Ma ciò che Dio aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto, egli lo ha adempiuto in questa maniera. 19 Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati 20 e affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro e che egli mandi il Cristo che vi è stato predestinato, cioè Gesù, 21 che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall’antichità per bocca dei suoi santi profeti. 22 Mosè, infatti, disse: “Il Signore Dio vi susciterà in mezzo ai vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà. 23 E avverrà che chiunque non avrà ascoltato questo profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. 24 Tutti i profeti, che hanno parlato da Samuele in poi, hanno anch’essi annunciato questi giorni. 25 Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con i vostri padri, dicendo ad Abraamo: “Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette”. 26 A voi per primi Dio, avendo suscitato il suo Servo, lo ha mandato per benedirvi, convertendo ciascuno di voi dalle sue malvagità».

    Volevo lasciare l’esposizione di questo passo per lo studio di Romani 11, e così farò, però siccome è di grande importanza comprendere bene questo concetto riguardo al soggetto della salvezza di Israele e come questa cosa è veramente una cosa diversa dalla salvezza della chiesa in questa età, dobbiamo esporre il passo anche adesso per capire meglio che cosa Paolo sta dicendo in questo brano che stiamo studiando.

    Prima di tutto, il contesto richiede che ci domandiamo, sia in Atti 2 che qui in Atti 3 a chi sta predicando Pietro? A Giudei.

    In Atti 2 diverse volte Pietro fa riferimento agli “uomini di Israele” e li chiama anche “fratelli”.

    Li chiama fratelli ma essi non erano però ancora fratelli in Cristo, ma il riferimento è al modo che gli Ebrei avevano per chiamare altri Ebrei, come noi nella chiesa, si chiamavano fratelli.

    Anche qui in Atti 3, vediamo che Pietro usa gli stessi titoli, uomini di Israele e fratelli. Quindi il messaggio è agli uomini di Israele, a Giudei.

    Comunque Pietro predica il Vangelo e li chiama a ravvedersi per quale motivo? Per fare parte della chiesa? Non necessariamente, Pietro sta ancora chiamando Israele al ravvedimento.

    Infatti dopo questo episodio Pietro indirizza il Sinedrio il quale era il consiglio politico-religioso formato dagli anziani di Israele.

    Essi erano i rappresentanti del popolo e come tali essendo loro confrontati con il Vangelo e chiamati al ravvedimento la chiamata era estesa anche al popolo intero.

    Perché? Perché il popolo era così dipendente dalle loro istruzioni, che se il Sinedrio si ravvedeva avrebbe potuto convincere il popolo a ravvedersi, come aveva convinto il popolo a rigettare il Messia.

    Già Pietro aveva predicato al popolo e poi al Sinedrio, il messaggio era quello di ravvedersi ed accettare Gesù come Messia, così che come dice Pietro:

    Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati e affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro e che egli mandi il Cristo che vi è stato predestinato, cioè Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall’antichità per bocca dei suoi santi profeti.

    Come vediamo qui c’è la prima menzione e descrizione del ritorno di Gesù come Messia, vedete che dice: “ravvedetevi e convertitevi affinché Dio mandi il Messia Gesù”, che era il re predestinato per Israele.

    Ma come? Non era Gesù già venuto ad offrire il Regno ad Israele? Certo! Era venuto ed i suoi a quel tempo lo avevano rigettato. Vedete però che adesso viene la conferma che si sta parlando qui della seconda venuta di Gesù e dell’instaurazione del Millennio; Pietro dichiara che questo è Gesù che il cielo deve tenere accolto, Gesù è asceso in cielo e deve rimanere in cielo fino a quando?

    Sino ai tempi di restaurazione di tutte le cose. Che cosa sono i tempi di restaurazione di tutte le cose? Questa è la descrizione del Millennio e quindi il regno terreno di Israele. Questo era quello che i profeti avevano profetizzato fin dall’antichità.

    Come vediamo tutto questo programma di Dio è però dipendente dalla conversione della nazione di Israele a Messia.

    Quindi l’evangelismo nel termine apostolico, coinvolge la nazione di Israele in un modo particolare, poiché prima Dio convertirà il numero prefisso di Gentili, poi la nazione di Israele si convertirà e Gesù instaurerà il Millennio in questo mondo.

    Questo era l’obiettivo degli Apostoli a quel tempo ma essi speravano sempre e comunque nella conversione della nazione come un evento che poteva avvenire nei loro giorni, essi quindi speravano questo perché questo sarebbe stato l’episodio che avrebbe determinato il ritorno di Gesù in questo mondo.

    Essi non sapevano quanto tempo doveva passare, è ovvio che non sapevano che questo periodo sarebbe durato più di 2000 anni. Loro invece credevano, speravano e pregavano che fosse nei loro giorni.

    Questo era il loro obiettivo e questo dovrebbe essere il nostro nella chiesa. Il mandato non è mai cambiato e l’obiettivo dovrebbe essere lo stesso, la chiesa è chiamata a fare la volontà di Dio e non ciò che ritiene essa che sia la volontà di Dio. La volontà di Dio è che le genti, i popoli, le tribù di tutto il mondo siano salvati e che quindi la nazione di Israele si ravveda e sia salvata e questa dovrebbe essere anche la volontà della chiesa.

    Questo è il desiderio e questo è l’evangelismo di Paolo. Questo dovrebbe essere anche il nostro.

    L’altro passo che ci conferma il fatto che c’erano Ebrei che non avevano ancora udito il Vangelo della salvezza si trova in:

    Atti 19:1-7 Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, dopo aver attraversato le regioni superiori del paese, giunse a Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, 2 ai quali disse: «Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?» Gli risposero: «Non abbiamo neppure sentito dire che ci sia lo Spirito Santo». 3 Egli disse loro: «Con quale battesimo siete dunque stati battezzati?» Essi risposero: «Con il battesimo di Giovanni». 4 Paolo disse: «Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo di credere in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù». 5 Udito questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù; 6 e, avendo Paolo imposto loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano. 7 Erano in tutto circa dodici uomini.

    Anche in questo testo vediamo delle cose molto importanti. Paolo in Efeso incontra dodici, c’è scritto discepoli. Ora, dobbiamo attentamente dal testo trarne il vero e proprio significato. C’è chi dichiara che questi siccome sono chiamati discepoli siano già credenti nati di nuovo che credevano già in Gesù come salvatore ma non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo.

    Questo è tra l’altro un altro cavallo di battaglia che i pentecostali usano per confermare che la loro dottrina del battesimo con lo Spirito Santo è biblica e vera. Non è però affatto così.

    Questo passo non conferma affatto ciò che dichiarano loro, anzi, lo nega. Perché? Perché questi seppur chiamati discepoli non erano affatto nati di nuovo e non conoscevano affatto Gesù e non avevano mai udito il Vangelo della salvezza. Questi dodici erano Ebrei ed erano discepoli di Giovanni il Battista.

    Il testo ci spiega esattamente che cosa vuol dire. Paolo per sapere esattamente che tipo di credenti erano gli domanda appunto se avevano ricevuto lo Spirito Santo, questo è sinonimo con l’essere nati di nuovo e questo può avvenire solamente se una persona ode il Vangelo, vedi [Romani 1:16-17];[Romani 10:17] e [1 Corinzi 1:21].

    Che loro non conoscessero chi fosse Gesù e che quindi non avessero mai udito il Vangelo della salvezza è reso evidente dai fatti che, non sanno chi o che cosa sia lo Spirito Santo, cosa che invece se fossero stati presenti durante il sermone di Pietro in Atti 2 avrebbero udito Pietro che gli diceva di ravvedersi e di ricever lo Spirito Santo.

    Il secondo fatto che dimostra che non conoscevano Gesù è il fatto che Paolo gli spiega che dovevano credere, non nel Battista ma Gesù il Messia. L’evidenza poi che essi vengono rigenerati e salvati è il battesimo dello Spirito Santo evidenziato con il parlare, le stesse lingue di Atti 2 e 10, non le lingue parlate oggi, e il profetizzare.

    Quindi affermare che questi, siccome la parola li riferisce a discepoli, siano credenti nati di nuovo che però ancora non avevano ricevuto il battesimo dello Spirito Santo è erroneo e dimostra una esegesi completamente erronea e una incomprensione anche basilare della Scrittura e del testo stesso. Ma si sa che gli piace sempre storcere la parola di Dio per far sì che le loro false dottrine appaiano vere.

    Ecco che allora Paolo è in questo contesto che dichiara, come crederanno se non conoscono Colui di cui non hanno mai sentito parlare e come potranno udire il messaggio se non c’è chi lo annuncia? E come annunceranno se non sono mandati?

    Queste tre domande sono applicabili all’evangelismo in modo generale e odierno e confermano il fatto che non esiste alcuna altra speranza per l’uomo o alcun metodo per ricevere la salvezza se non per via della conoscenza di ciò che ha fatto Gesù alla croce e la Sua resurrezione.

    Ci dimostrano anche che Dio non solo ha scelto gli eletti, non solo ha scelto il sacrificio e il sostituto cioè Gesù, non solo applica questa salvezza mediante lo Spirito Santo, la rigenerazione ma ha scelto anche i veicoli umani con i quali ha deciso di applicarla, ciò tramite la predica della parola fatta dalla chiesa. Fatta da persone mandate dalla chiesa a fare tale cosa.

    Ora questo ci dimostra quanto sia importante ed essenziale l’evangelismo. Così che con questi testi possiamo veramente silenziare quelle bocche che accusano l’inutilità dell’evangelismo quando si crede nella dottrina dell’elezione o predestinazione.

    Certo che l’evangelismo è importante, non solo è essenziale e deve essere praticato dalla chiesa.

    Dio ha scelto di dare il privilegio di evangelizzare, di portare il Suo messaggio di salvezza alla chiesa.

    Il mandato quindi ha tre essenziali funzioni, prima di tutto è un comandamento di Dio alla chiesa
    [Matteo 28:19-20];[Marco 16:15-16];[Luca 24:45-48].

    Seconda essenziale funzione è che è un privilegio che Dio ha dato alla chiesa ed è un ministero stesso che Dio ha dato alla chiesa, è infatti un dono dello Spirito [Efesini 4:9-16].

    Adesso qui facciamo una parentesi che credo sia importante e dovuta. Il dono e il ministero del evangelista è uno specifico dono e un ministero specifico dato alla chiesa dallo Spirito Santo che lo dona a delle persone specifiche nella chiesa ma non a tutti.

    1 Corinzi 12:4-7 Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. 5 Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore. 6 Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. 7 Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.

    Come abbiamo appena letto anche in Efesini 4, l’evangelista è una specifica persona che viene usata da Dio per evangelizzare, cioè predicare il Vangelo.

    Questa speciale persona dotata del dono e ministero dell’evangelismo inoltre è quella persona che riconosce altri con lo stesso dono e che li incoraggia a praticare il loro dono.

    E’ evidente che chi ha questo dono deve anche a volte essere incoraggiato a praticarlo, come Paolo fece con Timoteo in diverse occasioni. [2 Timoteo 1:6-12];[2 Timoteo 4:1-5].

    Ora avendo visto queste cose nella parola di Dio possiamo dire che la parola di Dio ci insegna che nella chiesa ci sono persone qualificate dallo Spirito di Dio e con un dono speciale dello Spirito che hanno proprio il ministero di evangelista. Questi sono gli evangelisti.

    Ci hanno però inculcato nelle chiese e nei vari insegnamenti recenti, che tutti i credenti indipendentemente dal loro dono spirituale devono evangelizzare. Ci dicono che è responsabilità di tutti. Ma chiedo, la parola di Dio insegna questo?

    Io credo che dire questo e comandare questo a tutti è un grave errore perché la parola di Dio è chiara, essere evangelisti è un ministero ed è un dono specifico dato a persone specifiche e non a tutti.

    Detto questo una persona può e certamente obietterà a questo fatto perché? Per varie ragioni. Prima di tutto questa filosofia o dottrina è stata promulgata nella chiesa per vari motivi, il primo è che nella chiesa che crede nella dottrina arminiana dicono che ci sono persone che vanno all’inferno per colpa della chiesa, perché la chiesa non è abbastanza ubbidiente alla chiamata evangelica allora per questo motivo persone periscono senza Cristo, questo secondo loro è dovuto alla disubbidienza e all’apatia della chiesa.

    Quindi così si spandono il senso di colpa e di timore su tutte le persone delle chiese dicendo che tutti devono evangelizzare per questa ragione.

    Comunque nessuno, e ripeto nessuno che è eletto andrà in perdizione e non c’è bisogno di dare sensi di colpa alla gente per motivarli a predicare il Vangelo.

    Questa teoria o filosofia pragmatica non è però la vera e propria motivazione per incoraggiare persone a evangelizzare e comunque non tutti i membri della chiesa sono chiamati ad evangelizzare.

    Tutta la chiesa però può essere, deve essere coinvolta assieme agli evangelisti per portare il Vangelo agli eletti.

    Tutti nella chiesa possono pregare per gli evangelisti, incoraggiare gli evangelisti, tutti nella chiesa sono chiamati a testimoniare ciò che Dio ha fatto nella loro vita e a fare ciò che Gesù ha detto in diverse occasioni, per esempio in:

    Matteo 5:13-16 «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, 15 e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

    Quindi tutti nella chiesa possono dimostrare la luce di Dio nella loro vita e nel mondo come dice Gesù facendo buone opere davanti agli uomini. Quali sono le buone opere? Questo significa vivere in modo morale, onesto e non compromettere con le vie del mondo.

    Anche senza parole possiamo attrarre, dico attrarre le persone a Dio per poi essere introdotte al Vangelo tramite le persone che sono chiamate da Dio nella chiesa a fare tale cosa.

    Inoltre Gesù diede un mandato essenziale alla chiesa con il quale la chiesa rende l’evangelismo ancora più credibile al mondo, una sinergia tra opere e parola che solo Dio sa far funzionare ma che deve esistere.

    Giovanni 13:34-35 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

    E’ essenziale che assieme alla predica e alla sana dottrina nella chiesa sia evidente l’amore di Dio, lo stesso Agape che ha praticato e dimostrato Gesù, un amore che si sacrifica e che mette gli altri prima di se stessi.
    Gesù e non io o nessun latro dice, Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.

    L’amore di Dio nella chiesa aggiunge un elemento indispensabile alla testimonianza del Vangelo.

    Così che quando pratichiamo vero Agape nella chiesa anche le persone del mondo vengono attratte da Dio, non salvate dall’amore della chiesa, ma ripeto, attratte a Cristo.

    Quindi vediamo che ci sono diversi elementi che devono esistere e devono operare nella chiesa per poter evangelizzare con successo.

    Dio opera mediante tutte queste cose menzionate per portare gli eletti alla salvezza.

    La chiesa intera può e deve essere coinvolta nell’evangelismo ma non tutti nella chiesa son chiamati a farlo.

    C’è chi dona soldi per supportare missionari che vanno ad evangelizzare, questa è una buona opera che può coinvolgere molti nell’opera dell’evangelismo.

    Tutti possono pregare perché la parola di Dio possa essere predicata con potenza ed efficacemente, questo tipo di preghiera come altre hanno dei veri e propri precedenti Biblici.

    Atti 4:29-31 Adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza, 30 stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù». 31 Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la Parola di Dio con franchezza

    Efesini 6:18-19 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi, 19 e anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo,

    Come vediamo, ci sono preghiere specifiche che possiamo pregare per quanto riguarda l’evangelismo.

    Come dice Paolo anche in:

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, 12 e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. 14 Egli ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

    Come vediamo la parola di Dio alla chiesa da istruzioni a tutti i credenti di fare tante cose e in special modo di fare buone opere ma non comanda a tutti specificatamente di evangelizzare.

    Come ho detto tutti crediamo o abbiamo creduto che questa chiamata fosse messa su tutti i credenti nella chiesa ma non è così affatto. Tutti hanno diversi doni, diversi ministeri e operazioni nella chiesa e questi sono come abbiamo visto, determinati dallo Spirito Santo. Non tutti sono evangelisti e non dovrebbero essere.

    Nella chiesa ci deve essere ordine, l’ordine che Dio ha dato, ma purtroppo con la buona intenzione di fare la volontà di Dio invece la non si fa affatto.

    Dio vuole che la chiesa sia tutta coinvolta con l’evangelismo e anche con il fare discepoli, infatti questa è la chiamata vera e propria della chiesa [Matteo 28:19-20].

    In molte chiese forse la maggior parte non sognerebbero di mettere persone ad insegnare la parola di Dio se non hanno il dono e conseguentemente il ministero dell’insegnamento, perché allora mi domando l’evangelismo è diverso? No, non è diverso affatto! E’ che, come ho detto, nel voler fare del bene si fanno gravi errori come mettere persone ad evangelizzare che non sono chiamate a fare questo da Dio.

    Anzi, oggi in effetti sempre di più questo succede nella chiesa anche con altre mansioni, ministeri ecc. così che oggi sempre di più ci sono persone che non hanno il dono dell’insegnamento della parola di Dio che vengono messi ad insegnare, tanto oggi basta avere un libriccino con la lezione già preparata che chiunque può leggere e così si fanno gli studi superficiali della parola di Dio, e nemmeno della parola di Dio, ma poi ci si sorprende perché la chiesa poi si riempie di persone che non sono nemmeno credenti e che poi non maturano mai spiritualmente ed infatti anche i veri credenti non riescono a maturare e crescere spiritualmente.

    E’ ovvio che se, chi non è evangelista evangelizza, chi non ha il dono di insegnamento insegna, chi non ha il ministero della parola e del governo della chiesa, predica e governa non ci deve sorprendere lo stato disordinato e anche peggio della chiesa.

    Ora avendo detto questo, vediamo dunque che fin dalla nascita della chiesa il ministero della parola e dell’evangelismo fu dato a determinate persone nella chiesa e non a tutti.

    Tutti i membri della chiesa hanno una funzione determinata ed una chiamata specifica che proviene dallo Spirito Santo, questo è in effetti ciò che dice Paolo ed è il contesto di [1 Corinzi 12:4-31] ed [Efesini 4:11-16].

    Il problema nella chiesa odierna è che, tra chi vuole usurpare ministeri e mansioni e chi le vuole dare a chi non spettano, c’è una confusione totale, un totale disordine quindi per questo lo Spirito di Dio non opera. Poiché lo Spirito di Dio opera solo ed esclusivamente dove Egli viene ubbidito tramite obbedienza alla parola stessa che Egli ha inspirato e mediante i doni, ministeri e le mansioni che Lui ha designato mediante le persone che Lui ha scelto.

    In effetti questo è operare nella potenza dello Spirito e non nella carne, ma se la potenza dello Spirito non c’è per via della disubbidienza e del caos nella chiesa allora è evidente che bisogna inventarla o imitarla, ma infine l’opera è carnale così come saranno i risultati che si otterranno.

    Avendo detto questo allora, Paolo dice, come annunceranno se non sono mandati?

    La parola di Dio però è specifica che sono persone chiamate dallo Spirito di Dio che devono essere mandate, vedi:

    Atti 13:1-4 Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. 2 Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». 3 Allora, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire. 4 Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là salparono verso Cipro.

    La Scrittura è chiara che nella chiesa non tutti hanno gli stessi doni, non tutti hanno lo stesso ministero e non tutti hanno le stesse manifestazioni dello Spirito Santo.

    Paolo è stato più che chiaro in questo quando ha scritto ai Corinzi, è bene e importante che leggiamo ciò che Paolo dice su questo soggetto:

    1 Corinzi 12:4-30 Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. 5 Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore. 6 Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. 7 Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. 8 Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; 9 a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; 10 a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue; 11 ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole. 12 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. 13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. 14 Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. 15 Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. 16 Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 18 Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. 19 Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? 20 Ci sono dunque molte membra, ma c’è un unico corpo; 21 l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». 22 Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; 23 e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, 24 mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, 25 perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. 26 Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. 27 Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua. 28 E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue. 29 Sono forse tutti apostoli? Sono forse tutti profeti? Sono forse tutti dottori? Fanno tutti dei miracoli? 30 Tutti hanno forse i doni di guarigioni? Parlano tutti in altre lingue? Interpretano tutti?

    Senza fare una esegesi profonda di questo passo prendiamo solo dei punti essenziali di questo passo.

    Il primo punto di questo passo è che lo Spirito Santo decide Lui stesso a chi dare i doni e conseguenzialmente anche i ministeri e le operazioni. Quindi anche se sembra che il passo lo dica, non si può chiedere un determinato dono, questo viene quando si riceve lo Spirito Santo e questo avviene al momento della rigenerazione. Ecco perché i nostri amici Pentecostali insistono nel chiedere a Dio un particolare dono, perché credono che si riceve lo Spirito ed i Suoi doni mediante una seconda esperienza alla salvezza ma non è così!

    Infatti questo ci porta al secondo punto come dice bene Paolo, i doni, i ministeri e le operazioni sono date per il bene comune.

    Questo significa che la primaria utilità di queste cose sono per il bene comune e non il proprio, anche se il dono benedice anche chi lo ha in maniera indiretta non deve essere usato dalla persona esclusivamente per uso personale o per la personale edificazione. Ecco che tutto il discorso del parlare in lingue per l’edificazione personale non è Biblico, infatti è contrario a ciò che Dio vuole. La primaria funzione dei doni, ministeri e operazioni sono per l’edificazione altrui.

    Quindi è erroneo credere che il dono del parlare in lingue sia dato ad una persona per l’edificazione personale o che una persona lo possa desiderare e chiedere.

    Infatti il discorso che Paolo fa in 1 Corinzi 14 parlando del dono o meglio il segno del parlare in lingue è proprio quello, non si deve usare per l’edificazione personale e quindi se non c’è chi interpreta non si doveva usare, ma non si può nemmeno usare in privato perché non è quella la funzione del dono.

    Il terzo punto è che i doni e i ministeri e le operazioni sono date ad individui ma non sono uguali per tutti. Infatti Paolo spende la maggior parte del capitolo per spiegare che non si può desiderare, usurpare né essere invidiosi di certi doni che altri hanno perché lo Spirito li dona a chi vuole e non tutti hanno la stessa funzione nel corpo di Cristo.

    Questa è una realtà che come credenti dovremmo accettare come volontà di Dio, purtroppo molti non vogliono accettare la volontà di Dio e disprezzano alcuni doni mentre elevano altri, invidiano che ha certi doni e poi commettono peccato perché desiderano, concupiscono il dono di altri e spesso vogliono in tutti i modi appropriarsi di certi doni e ministeri a tal punto che li fingono finché gli altri li accettano come genuini.

    Questo succede molto nell’ambito Pentecostale, appunto perché è facile fingere di avere il dono o il segno delle lingue ed è altresì facile in quell’ambiente essere accettati come profeti perché anche questo dono viene finto. E’ facile fingerlo in quell’ambiente, perché le così dette profezie Pentecostali e Carismatiche sono facili da far passare per vere. Perché?

    Perché vengono accettate come parola di Dio mentre è solo parola di uomini che vogliono fingersi profeti di Dio e perché il ministero di profeta è ancora accettato come un ministero attivo nella chiesa di oggi come lo era nella chiesa di Atti.

    Il quarto importantissimo punto è come dice Paolo che tutti quanti i credenti sono battezzati in un solo Spirito, nel corpo di Cristo la chiesa, e che tutti quanti senza esclusione sono abbeverati cioè hanno la loro vita spirituale e provvisione che proviene dallo stesso Spirito.

    Questo passo quindi abbatte l’erronea dottrina che il battesimo dello Spirito Santo sia una esperienza che avviene dopo la salvezza ma conferma che invece è un’esperienza che tutti i credenti hanno al momento della salvezza.

    Quindi non c’è ombra di dubbio, ogni credente ha almeno un dono specifico che proviene da Dio, ma appunto non tutti hanno lo stesso dono, ministero o operazione. Quindi ripeto che insistere che ogni singolo membro della chiesa è chiamato da Dio ad evangelizzare è una constatazione erronea. Siamo stati però, come con tanti altri soggetti Biblici, bombardati da false ed erronee dottrine che ci siamo abituati ad accettarle.

    Quindi ci sono delle persone che hanno il ministero di Evangelista e questi sono quelli che devono essere mandati dalla chiesa a predicare il Vangelo.

    Il problema che esiste nella chiesa oggi è che ci sono tanti falsi credenti, cioè persone che infine non credono affatto, o semmai credono in falsità ma le falsità non salvano anzi dannano.

    Questo accade infine perché ci sono tante persone che non sono chiamate ad evangelizzare che diventano evangelisti, ci sono tanti falsi maestri perché in qualche modo sono stati posti in un ministero che lo Spirito non gli ha dato e tutti questi purtroppo o predicano ed insegnano un falso Vangelo e false dottrine o se no predicano e insegnano verità ma nella carne, cosa che Dio non benedice mai.

    Molti lo fanno in buona fede o con buone intenzioni, ma come ben sappiamo anche il famoso detto ci conferma che la strada che porta all’inferno è pavimentata di buone intenzioni.

    Le buone intenzioni seppur sincere se non sono la perfetta volontà di Dio sono solo buone intenzioni che non possono mai produrre veri frutti spirituali.

    Se le cose non sono fatte nel modo che Dio vuole e nella potenza del Suo Spirito state tranquilli che Dio non opera in quei casi, come ci si possono aspettare vere manifestazioni di Dio? Dio non opera nella disubbidienza, ecco perché la maggior parte della chiesa oggi è impotente.

    Se regnano l’apostasia, le false dottrine, se nella chiesa regna la disubbidienza ai comandamenti di Dio, in special modo in come i pastori e gli anziani governano la chiesa, Dio non opererà mai!

    Si sentono cose nelle chiese come la richiesta della potenza dello Spirito Santo ma non c’è alcuna intenzione di ubbidire la parola di Dio. Senza ubbidienza non ci può essere potenza, c’è solo carne che produce carnalità.

    Paolo quindi dice, come faranno gli Ebrei ad udire il Vangelo, la loro unica speranza di salvezza, se la chiesa non manda evangelisti a predicare la buona novella?

    Come ho detto questo è vero per tutti, senza il Vangelo non c’è speranza di salvezza. Ripeto però, questo non vuol dire che persone che non meritano di andare in perdizione andranno in perdizione, non significa che la salvezza non verrà dispensata a chi Dio vuole donarla, altrimenti si toglie da Dio la Sua sovranità e la Sua onnipotenza.

    Vediamo quindi quanto queste false dottrine insegnate nella chiesa oggi non sono solo una minore differenza di opinioni che non hanno una vera e propria importanza. Sono invece una bestemmia, una vera e propria blasfemia alla persona e agli attributi di Dio. Se crediamo veramente che Dio è sovrano, lo è anche se non lo crediamo, ma se Dio è sovrano e lo è, allora non ci può essere nessuna azione umana o spirituale che possa soprassedere la volontà ed i decreti di Dio.

    Dio è sovrano ed è onnipotente quindi niente e nessuno può causare la Sua volontà di non essere portata a compimento in special modo riguardante la salvezza degli eletti. Nessuna persona per la quale Gesù è morto andrà in perdizione, perché Gesù lo ha detto Lui stesso in:

    Giovanni 6:37-40 Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; 38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. 40 Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

    Questo ovviamente è ciò che vale anche per quelli che ancora non hanno udito il Vangelo e questo da ancora più credibilità alla dottrina della predestinazione.

    Mi chiedo, se Dio avesse voluto salvare ogni persona del mondo, se Gesù fosse morto per ogni individuo del mondo, se il Vangelo è l’unico veicolo per il quale le persone per le quali Gesù è morto possano essere salvate, allora perché tutti gli individui del mondo non hanno avuto la stessa occasione e possibilità di udire il Vangelo? Di chi è la colpa? Della chiesa? Di Dio?

    Perché la chiesa non si è data da fare abbastanza allora alcuni, molti eletti alla salvezza sono periti perché non hanno avuto la possibilità di udire il Vangelo? Come ci si può fare queste domande e non vedere che la risposta giusta giace solo nella dottrina della predestinazione?

    Quelli che insegnano l’arminianesimo insistono a dire che le persone per le quali Gesù è morto sulla croce vanno in perdizione semplicemente per via della disubbidienza e apatia della chiesa e per la mancanza di efficace evangelismo.

    Se così fosse tutto ciò che Gesù ha detto in Giovanni 6 sarebbe una menzogna. Quindi a chi credere loro o il Signore? La risposta è chiara.

    Inoltre questa dottrina umana ed erronea in effetti spoglia Dio, come detto prima, della Sua sovranità e la Sua onnipotenza. Cioè, non è che in effetti si possa spogliare Dio di queste cose, perché niente e nessuno può alterare Dio, solo che in effetti crea un ritratto di Dio che è falso, forma una immagine di un Dio diverso di quella che Dio in effetti è.

    Questo porta a credere in un Dio che è limitato nella Sua potenza, ancora peggio, è l’uomo e Satana che lo limitano e lo tengono a bada per modo di dire. Allora secondo questa dottrina l’uomo e Satana sono sovrani e Dio lo è solo quando una persona crede, ma se una persona non crede allora la potenza di Dio e la Sua sovranità vengono arrestate dalla volontà della persona e dall’opera di Satana.

    Queste cose sono bestemmie e sono blasfeme e inoltre causano le persone ad adorare l’immagine erronea di Dio,ciò è idolatria che poi in fine porterà all’apostasia.

    Quindi Paolo sta dicendo qui in Romani che la chiesa deve mandare gli evangelisti a predicare il Vangelo, a tutti, ma in questo contesto Paolo sta parlando degli Ebrei, suoi connazionali che ancora non avevano udito il messaggio, Paolo sta parlando di andare a predicare il Vangelo a tutti ma che così il messaggio infine sia accettato dal residuo della nazione di Israele così che finalmente tutto il programma di salvezza di Dio si possa compiere e che così tutte le promesse di Dio al Suo popolo possano essere adempiute con la venuta di Cristo che le adempierà. Questo concetto lo studieremo nel prossimo capitolo.

    Così che Paolo adesso cita un passo che troviamo in un contesto veramente particolare.

    Paolo cita un passo dell’Antico Patto che troviamo in due profezie, una si trova in Isaia 52:7-10 e anche in Naum 1:15.

    Vogliamo dare una occhiata a questi passi per vedere in quale contesto li troviamo. Queste sono profezie dichiarate al popolo Ebraico e non alla chiesa.

    Isaia 52:7-10 Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie, che annuncia la pace, che è araldo di notizie liete, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!» 8 Ascolta le tue sentinelle! Esse alzano la voce, prorompono tutte assieme in grida di gioia; esse infatti vedono con i propri occhi il SIGNORE che ritorna a Sion. 9 Prorompete assieme in grida di gioia, rovine di Gerusalemme! Poiché il SIGNORE consola il suo popolo, salva Gerusalemme. 10 Il SIGNORE ha rivelato il suo braccio santo agli occhi di tutte le nazioni; tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

    Naum 1:15 Ecco, sui monti, i piedi di un messaggero che porta buone notizie, che annuncia la pace! Celebra le tue feste, o Giuda, adempi i tuoi voti; perché il malvagio non passerà più in mezzo a te; egli è completamente distrutto.

    Onestamente anche se volessimo spiritualizzare queste profezie ed applicarle alla chiesa sarebbe veramente difficile se non impossibile. Basta vedere il contesto e le parole usate dal Signore.

    Sicuramente la salvezza, le buone notizie e l’annuncio della pace sono il Vangelo, questo è reso evidente da ciò che dice Paolo qui in Romani 10, ed infatti visto che il contesto diretto è in effetti riferito agli Ebrei, il discorso fila e la Scrittura combacia perfettamente unendo ciò che è stato profetizzato in Isaia e Naum e a ciò che Paolo sta dicendo in Romani 10.

    Il contesto è Ebraico in tutt’e tre i casi. In Isaia, Il Vangelo è annunciato in Sion, che cosa è Sion?

    Sion ha tre riferimenti specifici nella Scrittura

    1. La città di Davide, Gerusalemme, [1 Re 8:1];[1Cronache 11:5];[Salmi 2:6];[Isaia 2:3].

    2. La Città del Millennio: In un senso profetico Sion si riferisce a Gerusalemme come la futura capitale della nazione di Israele nell’era Messianica [Isaia 1:27];[Isaia 2:3];[Gioele 3:16]; [Zaccaria 1:16-17];[Zaccaria 8:3-8]; [Romani 11:26]. I teologi che non credono nel Millennio spiritualizzano, infatti “mistificano” il termine per applicarlo alla chiesa di questa era.

    3. La Città Celeste: Nel NT Sion è anche riferita alla Nuova Gerusalemme [Ebrei 12:22-24], la città eterna nella quale le chiesa abiterà.

    Quindi nel contesto che usa Paolo facendo riferimento all’Antico Patto il nome Sion è connesso a Israele ed è riferito alla Gerusalemme terrestre e non quella celeste. Anche perché il Vangelo non è da predicare nella chiesa e nemmeno nella Gerusalemme Celeste, ma nella Sion Ebrea.

    Il resto del contesto che troviamo in Isaia 52:8 indica chiaramente il ritorno del Signore in Sion, cioè a Gerusalemme, il ritorno significa che è riferito alla seconda venuta di Cristo. Come dice bene anche il versetto 9 che dichiara Prorompete assieme in grida di gioia, rovine di Gerusalemme! Poiché il SIGNORE consola il suo popolo, salva Gerusalemme.

    Queste dichiarazioni non possono essere applicate ne alla Gerusalemme ai tempi di Gesù ne alla chiesa. Le rovine di Gerusalemme sono quelle che sono state lasciate dopo la sua ultima distruzione alla mano dei Romani nel 70 D.C.

    Il Signore non ha ancora consolato il Suo popolo e ancora non ha salvato Gerusalemme. Non può parlare della chiesa e non può fare riferimento alla Gerusalemme Celeste, poiché nessuna delle due è in rovina. Quindi l’unica Sion e l’unica Gerusalemme della quale si sta parlando è quella terrena che si trova in Israele.

    Infatti nello stesso contesto le parole in Naum confermano di nuovo questi stessi fatti: Infatti Naum menziona la regione chiamata Giuda. Onestamente, il termine Giuda non è mai e poi mai riferito alla chiesa o alla Gerusalemme Celeste. L’unica Giuda alla quale allora si può riferire è alla regione in Israele nella quale si trova Gerusalemme. Anche in Lamentazioni, Geremia nel primo capitolo usa il nome Sion in connessione con Gerusalemme e menziona la regione di Giuda.

    Come vediamo chiaramente allora, anche se Paolo sta riferendosi alla buona novella, il Vangelo certamente il Vangelo, ma in questo contesto il Vangelo predicato al popolo Ebreo. Questo, abbiamo già menzionato è fatto per motivi escatologici, cioè la speranza che mediante la conversione della nazione a Messia, la nuova era cioè il regno Messianico possa essere instaurato alla venuta di Gesù.

    Quindi i mandati dalla chiesa che sono coloro ai quali Paolo fa riferimento adesso citando profezie dell’Antico Patto, sono coloro i quali piedi sono belli perché sono i portatori della buona novella, il Vangelo.

    Questi mandati dalla chiesa non solo sono quelli che vivevano ai giorni di Paolo ma quelli che portano il messaggio anche oggi, perché comunque anche Paolo capiva che il Vangelo doveva essere predicato a tutto il mondo, a tutte le genti e che poi così avrebbero raggiunto il numero completo dei Gentili e nel frattempo anche Israele accetterebbe Messia e sarebbe salvato.

    Il problema era che il mondo come era concepito a quel tempo era molto più piccolo di quanto essi pensassero che fosse. I nuovi continenti le Americhe e Oceania essi non sapevano nemmeno che esistessero. Il processo di portare il Vangelo a tutte le genti del mondo quindi sarebbe stato molto più lungo di quanto essi pensavano a quell’epoca.

    Infatti, secondo la loro comprensione delle dimensioni del mondo in cui essi vivevano, il Vangelo alla fine dell’era Apostolica era già stato predicato in tutto il mondo conosciuto, infatti, questo è il vero significato ed adempimento di ciò che Gesù dichiarò in Atti 1: 8 Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra».

    Se dobbiamo interpretare letteralmente in contesto ciò che Gesù dice, allora usiamo il sistema di interpretazione giusto. A chi parla Gesù? Agli Apostoli. La dichiarazione quindi è destinata a loro ed infatti furono proprio loro che erano i destinatari della potenza dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Inoltre furono loro assieme a Paolo che furono i testimoni di Gesù in Gerusalemme, in tutta Giudea e Samaria e poi fino alle estremità della terra, la terra fa riferimento al mondo che loro conoscevano a quel tempo. Infatti nel versetto

     

    18 Paolo dice: Ma io dico: Non hanno essi udito? Anzi, «La loro voce è corsa per tutta la terra, e le loro parole fino agli estremi confini del mondo».

     

    In un certo senso questa dichiarazione o se vogliamo profezia da parte di Gesù fatta in Atti 1 fu infatti adempiuta dagli Apostoli. Ora prima che mi mettiate alla gogna, fatemi dire, sì, è vero che la chiesa deve continuare l’opera apostolica seppure non ci siano più veri Apostoli con la A maiuscola.

    Ci sono apostoli con la a minuscola, infatti apostolo nel Greco significa messaggero o mandato. Gli Apostoli con la A maiuscola erano gli Apostoli mandati direttamente da Gesù. Essi avevano un’opera ben precisa e la hanno adempiuta tutta.

    Ecco perché oggi non c’è più il ministero di Apostolo nello stesso senso che era a quei tempi. Già ai tempi degli Apostoli il governo della chiesa veniva passato agli anziani/pastori o ai vescovi o presbiteri, sono tutti comunque titoli intercambiabili.

    Oggi quindi gli apostoli con la a minuscola sono gli evangelisti che sono mandati dalla chiesa, se vogliamo coloro che sono noti a noi oggi con il titolo di missionari ma questi non sono uguali a quelli scelti direttamente da Gesù quando era su questa terra.

    Altri uomini non possono ordinare Apostoli con la A maiuscola. Anche se la chiesa ha autorità spirituale e c’è l’operazione dello Spirito Santo nella scelta dei mandati, ma queste cose oggi non sono la stessa cosa che fece Gesù stesso nella scelta degli Apostoli.

    Anche perché gli Apostoli a quell’epoca erano scelti in base a dei requisiti ben precisi, vedi [Atti 1:15-22] e per dei compiti che oggi non sono più necessari.

    Gli Apostoli dovevano essere coloro mediante i quali la chiesa doveva essere fondata
    [Efesini 2:20-22].

    Quindi anche per la logica del testo in Efesini 2 si evince che gli Apostoli erano, o meglio sono, il fondamento della chiesa e Gesù è la pietra angolare sui quali tutto il resto dell’edificio viene edificato o costruito. Sappiamo che, anche nell’edilizia stessa, in un edificio c’è una sola pietra angolare e un solo fondamento.

    Una volta che questi sono in posto non c’è più bisogno di continuare e costruire il fondamento, ma si costruiscono le mura e il resto dell’edificio sul fondamento. Ecco perché anche per questo fatto da solo il ministero di Apostolo come quello dei dodici non può più esistere.

    Ecco perché si può vedere chiaramente che dopo che i dodici finirono il loro mandato, cioè fondare la chiesa e completare la parola di Dio scritta, dopo che Dio completò il passaggio della autorità spirituale da Israele alla chiesa, visto che il Vangelo fu offerto ai Gentili per il completamento del loro numero prefisso di eletti, non ci sarebbe più stato bisogno di un era Apostolica.

    Dio completò il Suo giudizio sulla nazione Ebraica quando nel 70 A.D i Romani, cioè l’impero Romano che occupava la Palestina distrusse il Tempio e anche una buona parte della città di Gerusalemme.

    Da quel tempo in poi l’enfasi della chiesa si trasferì sempre più alla predica del Vangelo alle nazioni. Dio comunque non si è scordato delle promesse fatte al Suo popolo tramite i patriarchi e mediante i profeti.

    Questo è reso evidente dall’intero passaggio che studieremo nel prossimo capitolo. Nel frattempo ogni Ebreo che si converte e diventa Cristiano, da allora a oggi, viene battezzato nel corpo di Cristo la chiesa. Nel frattempo fino a quando il numero preordinato dei Gentili non è completato Israele viene contato temporaneamente come una nazione uguale alle altre per quanto riguarda il Vangelo.

    Questo è un altro motivo per il quale si vedono,si riconosce nella Scrittura implicitamente la presenza di epoche, periodi o meglio, ecco la parolaccia, dispensazioni.

    Ci sono periodi, epoche, ere che hanno dei significati e una funzione ed importanza uniche al disegno di Dio e queste epoche ere o dispensazioni Dio ha messo in atto. Così che interpretazioni di certi passi che spesso mettono gli interpreti in difficoltà possono essere in essenza chiarite meglio perché questi periodi effettivamente ci aiutano nella comprensione di certe cose che altrimenti sarebbero difficili da comprendere o da riconciliare.

    Per esempio, quando Gesù dice in

    Matteo 24:29-34 Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 30 Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. 31 E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli. 32 Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. 33 Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte. 34 Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.

    Una interpretazione nota del versetto 34, la quale molti usano per riconciliare la difficoltà del fatto che Gesù fa riferimento a “questa generazione” è di dire che, Gesù facesse in effetti riferimento alla generazione che sarebbe esistita in quella dell’epoca futura in cui tutte quelle cose saranno adempiute.

    In effetti però se si prendono in considerazione le dispensazioni, o ere, o età, si potrebbe allora interpretare che la generazione Ebraica che non passerà prima che tutte quelle cose siano avvenute alla quale fa riferimento Gesù può in effetti essere riferita a quella dei Suoi giorni ed anche quella dei giorni futuri, cioè la generazione di Gesù e le generazioni future fino alla fine di questa era, cioè l’era della chiesa, sono contate in effetti come una sola generazione.

    In altre parole, la generazione Ebrea nazionale che ha rigettato il Messia nei giorni di Gesù è in effetti ancora oggi la stessa che continua a rigettarlo. Quindi perché l’era, l’era della chiesa, non è ancora arrivata alla sua fine, la generazione Ebraica è considerata la stessa generazione quella di incredulo Israele fino alla fine dell’età.

    Gesù dice a un certo punto in Matteo 12:31-32: «Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. 32 A chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.

    Infatti, la parola usata in Matteo 12:32 che è tradotta mondo come lo è in altri passi non è in effetti la parola usata nel Greco originale, è invece la parola età o era.

    La parola mondo è usata qui, ma non a significare il mondo come il globo terrestre su cui viviamo, ma come l’esistenza di un periodo, o meglio una età ben specifica.

    La traduzione corretta sarebbe quindi ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questa età né in quella futura.

    Quindi vediamo che nella Scrittura ci sono definitivamente la presenza di ere, epoche ed età che poi sono state etichettate da alcuni con la parola dispensazioni.

    Come vediamo la parola di Dio ha delle cose implicite come ha delle cose esplicite, ma tutt’e due esistono, dobbiamo veramente imparare a leggere,studiare ed interpretare la parola di Dio nel modo giusto altrimenti si fanno errori che causeranno molti problemi e confusione, sia nella nostra comprensione che nella comprensione di altri quando e se insegniamo la parola di Dio erroneamente.

    Prima di andare avanti nei prossimi versetti del Capitolo 10 però c’è da fare una altra constatazione riguardante la scelta e l’uso delle Scritture dell’Antico Testamento usate da Paolo quando fa riferimento a coloro che portano la buona novella.

    Vorrei dare un occhiata di nuovo al contesto ed il linguaggio usato nelle Scritture che Paolo ha usato perché definiscono la connessione della buona novella alla nazione Ebraica. Non sto dicendo che è esclusiva in ogni caso ad Israele in principio, ma è esclusiva ad Israele in contesto, sia il contesto antico che quello nuovo che troviamo in Romani 10.

    Il contesto ci guida di nuovo ai passi citati prima cioè Isaia e Naum, in entrambe i casi la dichiarazione dei profeti menziona quanto sono belli i piedi di coloro che portano la buona novella, e dice sui monti. Anche questa definizione dell’uso della parola sui monti è una definizione Ebraica,una definizione usata sempre in un contesto quando riferito ad Israele.

    Ci sono molti riferimenti a questi monti nell’Antico Testamento perché Gerusalemme è circondata da monti. Tra i molti passi che esistono i due che ci danno una indicazione chiara di questo fatto sono:

    Salmi 121:1-2 Alzo gli occhi verso i monti…Da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto vien dal SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra.

    Ezechiele 6:1-3 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 2 «Figlio d’uomo, volta la tua faccia verso i monti d’Israele, profetizza contro di loro, 3 e di’: “O monti d’Israele, ascoltate la parola del Signore, DIO!

    Così vediamo che Paolo fa riferimenti contestuali al popolo Ebraico ed usa il contesto delle antiche Scritture che nel nuovo contesto ci fanno comprendere che dobbiamo connettere il tutto al popolo Ebraico.

    L’evangelismo del Capitolo 10 di Romani è applicabile alle nazioni in principio ma il contesto diretto è applicabile prima di tutto a Israele, dopo tutto Paolo sta parlando di loro in questo capitolo anche se ha dichiarato nei versetti 12-13 Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.

     

    Romani 10: 16 Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?»

     

    Di nuovo Paolo cita Isaia nello stesso contesto, cioè riguardante il popolo Ebraico dicendo che non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; infatti adesso dobbiamo definire la buona notizia.

    Il Vangelo o il Regno di Dio offerto prima del sacrificio di Gesù è in essenza diverso dal Vangelo che viene predicato dopo la morte e resurrezione di Gesù.

    E’ ovvio che non possono essere lo stesso Vangelo o la stessa buona novella.

    Il primo era l’offerta del regno Messianico e di Gesù come Messia. Infatti anche questa buona notizia per la nazione fu rifiutata, rigettata, essi non hanno ubbidito alla buona notizia che iniziò ad essere predicata da Giovanni Battista [Matteo 3:1-10] che poi fu continuata ad essere predicata da Gesù [Matteo 4:17] e dai Suoi discepoli [Marco 6:6-13].

    Questo non è il Vangelo che predichiamo oggi, ma adesso, anche quando Paolo predica il Vangelo di Gesù Cristo al popolo Ebraico lo predica con entrambe le buone novelle in essenza riunite in un solo Vangelo.

    Questo è perché, se gli Ebrei, se la nazione anche ai tempi di Paolo di fosse ravveduta ad avesse accettato questo Vangelo avrebbero accettato anche l’altro, cioè il Regno che gli fu già offerto ma che essi rifiutarono rigettando Messia. Essi furono allora disubbidienti alla buona notizia di entrambe i Vangeli e lo sono tutt’ora, questa era ed è ancora oggi la stessa generazione malvagia di cui parla Gesù e lo sarà finché non avranno accettato Messia.

    Infatti adesso Paolo cita Isaia 53:1, sappiamo che il passo di Isaia 53 parla di Gesù e della Sua opera di redenzione ed è proprio in questo contesto che anche Isaia profetizzando alla nazione di Israele chiede chi avesse creduto alla loro predicazione.

    Quale predicazione? Tutte quelle che abbiamo menzionato prima, la predicazione di Giovanni Battista, quella di Gesù, quella degli Apostoli sia prima che dopo la morte e la resurrezione di Gesù e tra l’altro non credettero neppure a quelle dei profeti nell’Antico Testamento, incluso Isaia.

    Così abbiamo qui tratto da Isaia 53 la profezia riguardante il Messia ma anche una realtà spirituale che tristemente coinvolgeva il popolo di Dio all’epoca del profeta Isaia e anche dopo Cristo fino ad oggi. Infatti, tutt’oggi gli Ebrei e anche moltissimi Gentili, anche la maggior parte di essi, ancora sono disubbidienti alla chiamata del Vangelo, che è quella di credere in Gesù e di ravvedersi [Luca 24:45-48], [Atti 17:30-31].

     

    Romani 10:17 Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.

     

    Ecco un famoso versetto, un versetto che udiamo spesso menzionato anche nell’ambito della chiesa stessa. Questo è un versetto,un corto versetto ma che ha delle implicazioni profonde.

    E’ un versetto che spiega molte cose e chiarisce in se molte cose.

    La prima cosa che dobbiamo vedere di questo versetto è il fatto che se lo prendiamo e lo esaminiamo nel contesto in cui si trova significa che è connesso all’evangelismo del quale Paolo ha parlato fin ora.

    In altre parole ciò che Paolo sta veramente dicendo è che la fede necessaria per credere in Gesù e diventare ubbidienti al Vangelo proviene esclusivamente da ciò che si ascolta e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo. Questo significa per noi molte cose e come ho detto chiarisce delle concezioni erronee riguardanti la fede.

    La fede per credere nel Vangelo quindi, è esclusivamente se vogliamo usare il termine, creata ed operata e donata da Dio tramite la predica stessa del Vangelo.

    Infatti a proposito di questo fatto Paolo aveva menzionato nel primo capitolo di questa Epistola che il Vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chi crede, per il Giudeo prima e poi anche per il Gentile.

    Nel versetto del capitolo uno letto così come è, una persona potrebbe ed infatti molti credono che la persona che crede lo fa di sua iniziativa o come molti dicono che una persona ha una misura di fede già donatagli da Dio. Se la mettono in pratica credono se non la mettono in pratica allora rimangono increduli ma che praticare questa fede è una loro scelta.

    Secondo loro Dio da a tutti fede ma c’è chi la pratica e chi no e questo per scelta individuale o come molti la chiamano il libero arbitrio.

    In questa teoria ci sono molti errori dottrinali e in effetti questo versetto 17 stesso ci aiuta a confermare che questa loro teoria è erronea.

    Prima di tutto per fare questo essi prendono un pezzetto di un versetto e ci costruiscono sopra una intera dottrina teologica riguardante la fede. Il versetto che usano erroneamente si trova in:

    Romani 12:3-6 Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno. 4 Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, 5 così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. 6 Avendo pertanto doni differenti secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo conformemente alla fede; 7 se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare; 8 se di esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia.

    Vediamo che molti appunto usano il versetto 3 e dicono:

    “ vedi, la Bibbia dice che Dio da a tutti una misura di fede, quindi tutti hanno una misura di fede sufficiente per credere”.

    Il problema con questa interpretazione è questo, sì è vero che Dio ha dato a tutti una misura di fede, ma a tutti chi?

    Ci ricordiamo spero che quando si studia la Scrittura nel suo contesto si debbono porre delle domande. A chi sta parlando, o a chi sta scrivendo Paolo? Sta scrivendo alla chiesa di Roma e si presume che, siccome Paolo stesso ci ha detto che l’uomo naturale non comprende le cose di Dio perché sono follia per lui, è allora ovvio che Paolo si stia riferendo a credenti, quindi è a credenti ai quali è stata data da Dio una misura di fede non a tutti i non credenti.

    Quello che il contesto ci dice inoltre è che Paolo, appunto parlando a credenti sta parlando di cose spirituali, in questo specifico contesto di doni spirituali.

    Quindi il contesto non riguarda per niente salvezza o credere nel Vangelo stesso. Il contesto parla a persone che hanno già creduto, ai quali una misura di fede è stata data e Paolo parla della funzione e operazione dei doni spirituali che Dio ha dato loro. Quindi vediamo che questa misura di fede è in tutto un altro contesto, diverso anni luce da quello che loro usano erroneamente.

    Paolo infatti dice che a tutti, tutti i credenti è stata data una misura di fede, quella è la misura che serve per credere nel Vangelo, ma è anche poi vero che bisogna crescere in fede; ma la crescita della misura di fede che Dio ci ha dato per credere è un processo che rientra nella nostra santificazione e maturità spirituale.

    Quindi vediamo che Dio non da una misura di fede salvifica a tutti. I credenti o meglio gli eletti alla salvezza sono i destinatari di questa misura e lo sono perché la fede gli è donata da Dio per poter credere nel Vangelo.

    Questa è quella misura che non si perde mai più, se Dio ce la da è sovrannaturale, siamo custoditi infatti dalla potenza di Dio mediante quella fede [1 Pietro 1:3-9], infatti il discorso di Pietro riguarda proprio la genuinità e la permanenza della misura di fede che Dio ci dona.

    Pietro infatti nello stesso passo parla della crescita e della prova che la fede che Dio ci dona deve sperimentare.

    La prova della fede porta alla crescita della stessa, questo è il processo con cui Dio ci aumenta la misura di fede che ci ha dato. Infatti anche Giacomo dice la stessa cosa:

    Giacomo 1:2-4 Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. 4 E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti

    Che invece non tutti gli uomini hanno fede, anzi, che nessuno ha fede se Dio non gliela da è evidente dalla Scrittura stessa che ci conferma questo fatto.

    2 Tessalonicesi 3:1-2 Per il resto, fratelli, pregate per noi perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata come lo è tra di voi, 2 e perché noi siamo liberati dagli uomini molesti e malvagi, poiché non tutti hanno la fede.

    Diamo un’occhiata anche ad un altro passo:

    2 Corinzi 4:3-4 Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio.

    Qui si sta parlando di cecità spirituale, ma, tutti sono sulla via della perdizione, non eravamo tutti increduli una volta?

    Sì, infatti, c’è però chi rimane sulla via della perdizione chi sono questi? Gli increduli!

    Quindi, se una persona è incredula vuol dire che è senza fede. Una persona non può avere fede e allo stesso momento non credere.

    Ecco che anche in questo troviamo l’errore nella teoria di quelli che dicono che Dio ha dato a tutti una misura di fede necessaria per credere nel Vangelo. Se così fosse tutti crederebbero, non ci sarebbero persone che continuerebbero nell’incredulità.

    Essere increduli è sinonimo di non avere fede.

    Infatti vediamo che Paolo nel brano appena letto in

    2 Corinzi 4; dichiara che ci sono persone per i quali il Vangelo è velato, questi sono coloro che sono sulla via della perdizione,

    lo sono perché? Perché sono increduli.

    Come detto, incredulo vuol dire mancante dell’elemento che pone una persona nella condizione di credere ciò che gli viene detto. La Bibbia chiama questo elemento fede, ergo, non tutti hanno fede. Infatti, come già menzionato ma vale la pena ripeterlo, tutti una volta eravamo increduli, senza fede. La fede la dona Dio a quelli che vuole salvare.

    Ora noi sappiamo, spero, dopo questo lungo cammino in questa meravigliosa lettera scritta da Dio usandosi di Paolo, che come ben sta scritto anche in Romani 3, ogni uomo è completamente incapace di credere in Dio nel modo in cui Dio desidera essere creduto e conosciuto.

    Quindi, secondo [Efesini 2:8-10] la fede è un dono immeritato di Dio, che Dio dona agli eletti come ben sappiamo ormai dalle volte che abbiamo già indagato i passi famosi di [Giovanni 6:37-40]; [Giovanni 6:44-45];[Giovanni 6:63-66].

    Anche in questi passi notiamo che la fede per credere viene data da Dio a coloro a cui Dio desidera darla ed è impossibile averla se non è data da Dio. Inoltre è evidente anche che, non tutti la hanno poiché Gesù ha dichiarato ad alcuni dei Suoi seguaci che essi non credevano perché non gli era stato concesso dal Padre.

    Vediamo inoltre ciò che Gesù conferma a Pietro in:

    Matteo 16:13-17 Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» 14 Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». 15 Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» 16 Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.

    Inoltre Gesù sempre in coda e nello stesso contesto in Giovanni 6, dichiara nuovamente a Pietro una ulteriore conferma di chi è che dona la fede a chi crede.

    Giovanni 6:64-71 Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre». 66 Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. 67 Perciò Gesù disse ai dodici: «Non volete andarvene anche voi?» 68 Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; 69 e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 70 Gesù rispose loro: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!» 71 Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota, perché questi, uno dei dodici, stava per tradirlo.

    Di nuovo, questo grande passo che conferma appieno la dottrina della predestinazione, cioè la sovrana elezione di Dio è di utilità incredibile nel comprendere il fatto che Dio dà una misura di fede per credere in Gesù Cristo ma la da a chi vuole darla Lui. Questo conferma ulteriormente che, non tutti hanno fede in Gesù e che infine, se uno crede è perché viene scelto da Dio e per questa ragione soltanto una persona ha fede.

    Nel versetto 64 Gesù dichiara infatti che non tutti posseggono la fede necessaria per credere in Lui e che nessuno può credere a meno che non gli sia concesso dal Padre. Questa dichiarazione da sola nega che tutti indiscriminatamente hanno una misura di fede per credere in Gesù.

    Nel versetto 66 si vede chiaramente che sono solo quelli a cui non è concesso di credere che cadono via, cioè diventano apostati, tra i quali è incluso Giuda Iscariota e questi sono gli increduli a cui una misura di fede non è stata quindi data, Gesù lo ha appena dichiarato Lui stesso nel versetto 65.

    Nei versetti 68-69 Pietro fa un’altra dichiarazione di fede e nel seguente versetto Gesù chiarisce di nuovo per Pietro il merito della sua fede e quella degli altri dieci apostoli, che è proveniente dalla sovrana elezione di Dio, dalla scelta divina. Giuda però, il quale è un altro che Gesù ha scelto, lo ha scelto però per un altro proposito ed infatti lo associa ad un diavolo ed a un non credente.

    Infatti precedentemente nel versetto 64 Gesù dice questo:

    Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito.

    Colui che lo avrebbe tradito è incluso assieme a quelli che non credono, infatti Giuda era un incredulo, senza fede, perché non fu scelto per ricevere misericordia, quindi rimase nello stato di incredulità e nello stato di perdizione.

    Infatti poi Gesù dopo averlo incluso nella categoria degli increduli lo esclude dalla categoria dei credenti. Quindi vediamo che Giuda è stato doppiamente additato come incredulo e come perduto e non uno dei discepoli credenti.

    Quindi vediamo chiaramente che la Scrittura nega la falsa dottrina che tutti quanti hanno una misura di fede per credere nel Vangelo.

    Nessuno ha alcuna misura di fede se non che Dio la dona e la dona solo agli eletti alla salvezza o come dice bene Gesù, tutti coloro che il Padre gli ha dato e per i quali Egli è morto. La misura di fede appartiene agli eletti e non a tutti gli esseri umani. Di nuovo è dovere menzionare [Atti 13:48] dove appunto solo i preordinati alla vita eterna credono.

    Di nuovo, la fede è esclusivamente per gli eletti e non per tutti quanti. Ovviamente per rendere credibile la falsa dottrina della salvezza mediante libero arbitrio è necessario che tutti abbiano una misura di fede. Però, come ben vediamo, la Scrittura annienta codesta teoria, e rende evidente che la fede viene data ed esercitata solo ed esclusivamente mediante sovrana scelta di Dio.

    Adesso che abbiamo visto chiaramente che la Scrittura annienta la erronea conclusione che proviene solo storcendo il vero significato della Scrittura. Che tutti non hanno una misura di fede è evidentissimo dalla Scrittura. La fede è un dono di Dio solo per gli eletti; vediamo che Paolo nel versetto 17 ci spiega adesso come è che Dio applica il dono della fede all’eletto.

    C’è un metodo specifico usato da Dio mediante il quale Egli dona la fede agli eletti. Il metodo è appunto come dice in questo versetto 17 , mediante l’udire della parola di Gesù Cristo o se vogliamo mediante la predica del Vangelo.

    Questo inoltre ci fa comprendere ancora meglio nel contesto in cui è scritto l’importanza e il privilegio dell’evangelismo.

    Comprendiamo da diversi passi assieme a questo versetto 17, che la salvezza sì è per fede ma che la fede è dono di Dio a coloro che Egli ha prescelto per riceverla e che questa fede però viene dall’udire il Vangelo.

    Ecco perché anche nel primo capitolo di questa Epistola Paolo disse che è il Vangelo che è la potenza di Dio per la salvezza di chi crede,per il Giudeo prima e poi anche per il Gentile [Romani 1:16].

    Sempre Paolo conferma di nuovo questo fatto in:

    1 Corinzi 1:17-21 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: «Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l’intelligenza degli intelligenti». 20 Dov’è il savio? Dov’è lo scriba? Dov’è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione.

    Di nuovo, vediamo che Paolo usa le stesse parole che ha usato anche in Romani e nello stesso contesto. Paolo dichiara l’importanza di evangelizzare, nel versetto 17.

    In secondo luogo Paolo dichiara che non era la sapienza di parole di saggezza umana ma con la potenza del Vangelo che lui predicava. Che questa potenza però è efficace solo per coloro che vengono salvati (da Dio) ma è follia per coloro che periscono, versetto 18.

    In terzo luogo vediamo che Dio ha scelto non solo chi vuole salvare ma ha scelto il metodo per applicare la salvezza, cioè la predica del Vangelo, perché infatti solo mediante questo si può ricevere la salvezza dalla quale poi nasce la fede per credere nel messaggio della salvezza, versetto 21.

    Questo è ciò che Paolo dice qui in Romani 10:17, mediante la predica del Vangelo o come la chiama lui qui, la parola di Cristo, la fede viene donata agli eletti. Quindi la fede non è un elemento che una persona già ha come dono e poi può o non può attivarla secondo il suo libero arbitrio o scelta, ma un dono che viene acquisito soltanto mediante l’udire il Vangelo predicato da persone scelte e chiamate da Dio e ripiene di Spirito Santo.

    In conclusione, è così che il Signore applica la salvezza: il Vangelo viene predicato da evangelisti chiamati ed equipaggiati dallo Spirito Santo, il messaggio viene udito da molte persone, molti non eletti rigettano il messaggio perché è follia per loro, il Vangelo è velato ai loro occhi accecati da Satana perché essi sono sulla via della perdizione.

    Gli eletti che odano il Vangelo anche essi sono come noi eravamo, persone accecate sulla via della perdizione. Però perché elette prima della fondazione del mondo ad essere in Cristo, a questi, a noi, mediante la parola predicata con la potenza e l’intervento dello Spirito Santo viene donata la fede per credere il messaggio del Vangelo. Questa fede è il risultato della rigenerazione spirituale che avviene istantaneamente al momento che viene udito il Vangelo al momento scelto e desiderato da Dio.

    Questa rigenerazione avviene solo ed esclusivamente mediante la potenza dello Spirito Santo, la persona morta spiritualmente diviene viva, gli occhi accecati vengono aperti, lo orecchie sorde vengono stappate, le bocche mute ricevono la voce, la fede viene donata, la persona adesso completamente liberata dalla morte e dal peccato può liberamente essere in accordo con Dio riguardo a ciò che deve essere creduto e per questo uno crede.

    Come abbiamo visto prima nel capitolo che è la persona stessa che crede e tutto l’essere è in accordo con Dio; così che è la persona stessa che esercita la fede e crede e che per questo si ravvede in obbedienza alla chiamata del Vangelo, ma è tutto possibile solo perché Dio mette la persona in grado di fare ciò che Egli comanda.

    Quindi, Paolo dice bene quando dice che la fede viene, ed io aggiungo solamente, dall’udire la parola di Cristo, cioè il Vangelo della salvezza. Non c’è nessun altro modo per far scaturire la fede in una persona. Gli elementi ci devono essere tutti, il predicatore o evangelista, il vero e puro Vangelo, lo Spirito Santo e l’eletto alla salvezza. Quando ci sono tutti questi elementi assieme allora Dio crea la fede nella persona da salvare ed ovviamente il non eletto non crederà anche se ode il messaggio, ecco perché alcuni credono ed altri no.

    Non c’è nessun altro motivo. Non ci può essere alcun altro motivo, poiché se ci fosse vorrebbe dire che alcune persone per ragioni sconosciute credono mentre altre decidono di non credere. Dobbiamo però chiederci e dobbiamo trovare una risposta a questa domanda, cioè, che cosa farebbe credere alcuni mentre altri non credono? Che cosa sarebbe l’elemento che fa credere una persona?

    Non c’è una risposta adeguata, poiché non ci può essere una qualsiasi ragione umana per mettere la persona che crede in una situazione di fede che non coincide con ciò che insegna la Scrittura.

    Se una persona possiede qualsiasi attributo che lo pone in grado di credere, questo da dove viene? Lo hanno tutti o solo alcuni? Se lo hanno tutti perché non tutti allora credono? Se lo hanno tutti, tutti dovrebbero credere ma non tutti credono. Non si può credere perché si è più morali di altri.

    La salvezza invece include ogni tipo di persona, ogni tipo di atteggiamento e comportamento, ogni ceto, poveri, ricchi, sani, malati, giovani, anziani, immorali, morali, omicidi, omosessuali e eterosessuali, chi ha avuto una bella infanzia e chi non la ha avuta, persone educate e persone ignoranti, scienziati e contadini, religiosi e atei.

    Insomma, vista la grande e vasta espansa e varietà di tipi di persone che vengono alla fede, quale è l’elemento che sprigiona la fede in una persona mentre non la sprigiona in altri? Dopo tutto, in ogni tipo e categoria di persona ci sono elementi simili che li rendono simili, quindi perché alcuni sì ad altri no?

    In una famiglia tutti arrivano alla fede, in altre solo una persona crede e gli altri no, e via discorrendo, perché? Semplice volontà umana? Semplicemente libero arbitrio?

    Come può essere se, come molti dicono Dio ha dato a tutti la stessa misura di fede? Se tutti con le stesse tipologie di personalità e comportamento e di vita societaria e di famiglia hanno la stessa misura di fede, come è che solo alcuni credono mentre altri non credono?

    Come fa una persona a decidere di credere mentre un altra decide di non credere se hanno la stessa misura di fede?

    Abbiamo già visto in precedenza che questa cosa non può essere come la espongono i nostri amici arminiani.

    Infatti, Gesù stesso ci ha insegnato che non è la decisione della persona e il loro libero arbitrio ma è la sovrana elezione di Dio che sprigiona la fede in alcuni mentre gli altri rimangono nella condizione in cui sono sempre stati, cioè increduli,il che significa che questi non hanno fede.

    Sì, ripeto, Dio ha dato una misura di fede, ma la ha data non a tutti ma solo agli eletti, i quali poi diventano parte del corpo di Cristo, questo è il contesto di Romani 12, ogni altra interpretazione è erronea.

    Ora, in conclusione della esposizione di questo versetto c’è da dire un altra cosa. Moltissimi credenti incluso me stesso fanno riferimento o hanno fatto riferimento a questo versetto per dire che la fede di un credente viene ad esso o meglio cresce, mediante l’ascolto della parola di Dio.

    Questa interpretazione di questo versetto non è del tutto contestuale seppure ha un elemento di verità.

    In altre parole, Paolo menziona che la fede viene dall’udire la parola di Cristo che nel contesto che stiamo leggendo e studiando ha tutto a che vedere con la fede mediante la quale si ottiene la salvezza dall’udire il Vangelo, ma qui non sta parlando di crescita della fede che è già ottenuta dal credente.

    Quindi tecnicamente, anche se è vero che la fede del credente può crescere per via dell’udire la parola di Dio, questo versetto non fa riferimento alla crescita della fede già ottenuta, invece insegna che la fede per credere in Gesù come Signore e salvatore si ottiene mediante l’azione dello Spirito Santo quando l’eletto ode il Vangelo, lo Spirito agisce in concomitanza con la parola e la fede nasce nell’eletto. Questo è lo stesso discorso che Gesù ha fatto in:

    Giovanni 6:63-65 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio».

    Vediamo dunque quanto sia importante il sesto capitolo di Giovanni per riuscire a comprendere tante altre cose. Gesù sta in effetti dicendo che è lo Spirito che vivifica e la Sua parola è spirito e vita, come vediamo Gesù sta chiarificando per noi ciò che Paolo dice qui nel versetto 17. Infatti poi da questo Gesù va subito a parlare di fede e come una persona la ottiene.

    Quindi comprendiamo che lo Spirito e la parola sono gli elementi che creano la fede in una persona, solo le persone alle quali gli è stato dato dal Padre. Andare a Gesù è sinonimo di credere in Lui anche il contesto stesso conferma questo fatto.

    Allora, siccome sicuramente ci sarà chi vuole insistere che questo versetto si può applicare al credente per la crescita della fede già ottenuta, devo dire che il versetto in questione non deve essere preso fuori contesto e applicare a questo versetto codesta interpretazione seppure in realtà c’è una vena di verità in esso, è comunque sempre storcere il contesto e la Scrittura stessa e questo non va mai fatto anche quando ci potrebbe essere una attenuante.

    Altrimenti se lo facciamo non possiamo rendere un giusto giudizio quando lo fanno altri, se no siamo ipocriti.

    Nel passato anche io ho usato questo versetto senza tenere in conto il contesto in cui si trova, ma devo ravvedermi di aver fatto tale cosa. Troppe Scritture vengono tratte e applicate fuori contesto e questo viene fatto con troppa superficialità e leggerezza.

    Ora se vogliamo brevemente vedere un passo dove possiamo dire la stessa cosa ma nel contesto giusto dovremmo citare il seguente passo:

    Efesini 4:7-16 Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per la qual cosa la Scrittura dice: «Essendo salito in alto, egli ha condotto prigioniera la prigionia e ha dato dei doni agli uomini». 9 Or questo: «È salito» che cosa vuol dire se non che prima era pure disceso nelle parti più basse della terra? 10 Colui che è disceso è lo stesso che è anche salito al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. 11 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Come vediamo questo passo è veramente pieno di grandi verità. Di nuovo, come nel passo di Romani 12 che abbiamo tratto in ballo prima, anche qui nel versetto 7 Paolo dice, che a ciascuno di noi, questo evince nessuna esclusione, tutti i credenti dunque hanno ricevuto grazia secondo la misura del dono di Cristo. Quale è il dono e quale è la misura di questo dono? Il dono di Cristo è lo Spirito Santo che viene donato, donato non meritato, nella Sua sola misura cioè interezza.

    Solo perché Paolo usa la parola misura non significa affatto che sia una misura parziale. Una misura infatti può significare completezza. Una misura può indicare che la misura del dono sia il dono per intero. Il dono è intero, tutto, ma la maturità o la crescita del credente è una cosa diversa dal dono in se.

    Infatti questo passo veramente annienta la erronea dottrina Pentecostale che lo Spirito Santo per intero lo dobbiamo non solo chiedere a Dio ma dobbiamo raggiungere una certa maturità spirituale per ottenere lo Spirito Santo nella Sua pienezza.

    Infatti il passo dice il contrario, abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, tutto lo Spirito Santo non una parte o una misura appunto.

    Ci sono moltissimi passi che confermano questo: per esempio:[Giovanni 7:39];[Romani 8:9-10];[Romani 8:14-16];[1 Corinzi 2:10-14]; [1 Corinzi 3:16];[1 Corinzi 6:19];[ 1 Corinzi 12:13]; [ 2 Corinzi 1:21-22];

    [ 2 Corinzi 3:18];[ 2 Corinzi 5:5];[ Galati 3:2];[ Galati 3:14];[ Galati 4:6];[ Efesini 1:13];[ Efesini 2:18]; [ Efesini 4:30]; [1 Giovanni 3:24].

    Come vediamo, ci sono molti passi che confermano che tutti i credenti hanno lo Spirito Santo per intero,questo è il dono di Dio, senza di Lui non apparteniamo a Cristo, quindi si deve per forza avere tutto lo Spirito Santo.

    La dottrina Pentecostale è piena di buchi, è come uno scolapasta non può reggere acqua, che ironicamente è un simbolo dello Spirito Santo e della parola di Dio.

    Vediamo dunque che lo Spirito Santo ci è stato donato e mediante Lui Dio ha fatto altri doni alla chiesa, cioè come dice Paolo nel versetto 11 , ha donato alla chiesa, apostoli e profeti, per quell’epoca, evangelisti, pastori e maestri o dottori anche per questa epoca, per che cosa?

    Il perfezionamento dei santi. Come vediamo dunque il perfezionamento o ancora meglio tradotto il completamento del santo, è l’edificazione, cioè la crescita del credente nell’unità della fede e nella conoscenza di Cristo. Come vediamo la crescita della nostra fede è conseguente all’insegnamento della sana dottrina di Cristo e quella Apostolica, solo così si può veramente essere uniti e solo così si può conoscere Gesù Cristo e Dio per come veramente Essi sono.

    Diventare un uomo perfetto o completo non vuol dire raggiungere la perfezione morale e santa. Significa però crescere, non rimanere impantanati in una condizione di immaturità, crescere verso la statura di Cristo, cioè diventare sempre più come Lui, questo vuol dire caratterialmente e moralmente ma significa anche che si può solo crescere in questa statura se ci vengono insegnate le vere e sane dottrine, poiché Paolo connette addirittura la mancanza di crescita e di maturità spirituale alle false dottrine e che è possibile solo crescere quando la dottrina è sana e vera e no si è sballottati e dice bene come bambini, in false ed erronee dottrine.

    In effetti è esattamente ciò che sta accadendo nelle chiese oggi. La mancanza di vera e sana dottrina porta alla confusione e all’immaturità, questo porta alla pigrizia e all’apatia spirituale, porta alla presunzione e all’orgoglio spirituale, porta alla religiosità ma non all’unità della fede.

    E’ per questo che per poter camminare in unione con altre denominazioni, cioè praticare ecumenismo, la chiesa oggi compromette la sana dottrina, ma questa non è l’unità di cui parla Paolo qui. Siamo uniti solo dalla verità, infatti Paolo lo dice nei versetti 14-15 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

    Quindi se vogliamo usare un passo che insegna come maturare e crescere in fede è questo e non Romani 10:17.

     

    Romani 10-18-21 Ma io dico: Non hanno essi udito? Anzi, «La loro voce è corsa per tutta la terra, e le loro parole fino agli estremi confini del mondo». 19 Ma io dico: Non ha Israele compreso? Mosè dice per primo: «Io vi muoverò a gelosia per una nazione che non è nazione; vi provocherò a sdegno per una nazione stolta». 20 E Isaia arditamente dice: «Io sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me». 21 Ma riguardo ad Israele dice: «Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente».

     

    Adesso Paolo letteralmente dice,afferma, dichiara una strana cosa, prima chiede se Israele abbia udito o no la buona novella.

    Infatti poi per rispondere lui stesso alla sua domanda, dichiara usando come paragone parole provenienti dal

    Salmo 19: 1-4 I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento dichiara l’opera delle sue mani. 2 Un giorno proferisce parole all’altro, e una notte rivela conoscenza all’altra. 3 Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode; 4 ma la loro armonia si diffonde per tutta la terra e il loro messaggio giunge fino all’estremità del mondo

    L’allusione alle parole del Salmo è in realtà molto bella. In altre parole Paolo sta dicendo: che come i cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento dichiara la Sua creazione, così come i giorni proferiscono parlando gli uni a gli altri e la notte rivela conoscenza, così come la creazione senza l’uso di parole diffonde la presenza e la maestà di Dio fino alle estremità del mondo, così la voce dei predicatori del Vangelo è stata udita già, ed è stata udita dal popolo di Dio e fino all’estremità della terra.

    Cosa significa questo? E’ ovvio che non tutti nel mondo, neppure ad oggi, hanno udito il Vangelo. Come può dire Paolo che la loro voce, la voce dei predicatori si è diffusa per tutto il mondo? Prendiamo questo passo ed esaminiamolo attentamente.

    A chi fa riferimento Paolo in questo passo? La domanda è rivolta a gli Israeliti vicini e lontani, sia coloro che vivevano nella regione della Palestina sia i così chiamati Ebrei Ellenici, cioè coloro che vivevano disseminati tra i popoli Gentili.

    Hanno loro udito? La riposta in effetti è sì. Inoltre a chi si riferisce Paolo nella risposta dicendo che la loro voce è stata udita fino all’estremità del mondo? Chi sono loro? Loro sono in effetti i predicatori della buona novella.

    Ancora, giustamente ci si può domandare, come sia possibile che tutto il mondo abbia già udito il Vangelo, sappiamo che non è così anche ad oggi non è così. Che cosa sta dicendo Paolo?

    Paolo fa riferimento appunto a tutti coloro che hanno predicato la buona novella alla nazione di Israele. Come vediamo che il contesto deve regolare l’interpretazione precisa della parola di Dio. Infatti, il contesto che troviamo qui è totalmente Ebraico anche nelle parole usate da Paolo.

    Se notiamo bene c’è una vera e propria distinzione nell’uso del linguaggio, delle parole e riferimenti che Paolo fa quando parla di Ebrei e quando parla di Gentili. Questo denota quindi che c’è in effetti una vera e propria distinzione che anche Paolo non si vergogna di fare. E’ comunque una distinzione molto importante e che non deve essere ignorata e disprezzata.

    Quindi ci sono delle cose che dobbiamo prendere in considerazione qui. Paolo sta appunto parlando di evangelismo agli Israeliti in questo contesto qui, quindi non si può prendere in considerazione la predica del Vangelo per i Gentili in queste dichiarazioni.

    Inoltre un altra considerazione è che come abbiamo già menzionato prima nello studio, il mondo conosciuto da Paolo e da tutti a quel tempo, non è il mondo che conosciamo noi oggi. Il territorio noto a loro non prendeva in considerazione molte nazioni e territori che conosciamo oggi.

    Quindi il mondo di allora rispetto a quello conosciuto oggi era molto più piccolo e il messaggio era andato e stava andando alle estremità del mondo a loro noto. Questo Paolo lo dice anche in:

    Colossesi 1:1-6 Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, 2 ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse: grazia e pace a voi da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. 3 Noi rendiamo grazie a Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, pregando continuamente per voi, 4 perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e del vostro amore verso tutti i santi, 5 a motivo della speranza che è riposta per voi nei cieli, di cui avete già sentito nella parola della verità dell’evangelo, 6 che è giunto a voi, come pure in tutto il mondo e porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi, dal giorno in cui udiste e conosceste la grazia di Dio in verità,

    Come vediamo anche qui Paolo menziona il fatto che il Vangelo era giunto a loro come pure in tutto il mondo. Già a quel punto Paolo dichiara che è in tutto il mondo che il Vangelo era udito.

    C’è però un altra considerazione forse la più importante di tutte, il messaggio ed i predicatori erano già secoli che predicavano la buona novella ad Israele.

    A partire dai profeti fino a quello stesso giorno la buona novella era stata predicata a Israele. Infatti abbiamo già visto che Paolo menziona una profezia di Isaia 53 riguardo alla predicazione del messaggio e la domanda chi ha creduto alla nostra predicazione?

    Il messaggio di Isaia 53 è più che chiaro, è il Vangelo di redenzione mediante il Messia. Israele però non lo ha creduto allora, non lo ha creduto quando è stato predicato da Isaia, ne quando fu predicato da Daniele, Giovanni Battista, Gesù e gli Apostoli.

    Ad oggi gli Ebrei, appunto la malvagia generazione che continua a rigettare il Messia, non crede nella buona novella, che Messia è già venuto e si è già fatto conoscere da loro.

    Ricordiamoci però che escatologicamente la buona novella per Israele non si ferma al Vangelo per il quale si diventa nati di nuovo individualmente e si fa così parte della chiesa.

    Per quanto riguarda Israele il messaggio della buona novella ha appunto un doppio significato ed un doppio adempimento ma che in effetti è in sostanza lo stesso messaggio e non uno diverso.

    Per Israele la buona novella era che il Messia sarebbe venuto (Antico Testamento), poi la buona novella era che Gesù stava per venire e con Lui il regno di Dio cioè il regno Messianico, questo fu mediante la predica di Giovanni Battista.

    Subito dopo questo, la buona novella era che il Messia, Gesù Cristo era venuto ed era nel loro mezzo ed offriva loro l’opportunità di accettarlo come Messia, come re di Israele ma anche a questo punto e fino a questo punto la buona novella fu rigettata.

    Quindi per questo Giovanni scrive:

    Giovanni 1:10-14 Egli (la Parola) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto. 11 Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto, 12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. 14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.

    Quindi dopo tutto questo, gli Apostoli hanno continuato la predica della buona novella ed è un errore pensare che avessero smesso di predicare lo stesso messaggio dei predicatori che li avevano preceduti, il messaggio delle promesse di Dio alla la nazione di Israele.

    In essenza siamo noi che erroneamente abbiamo sostituito il vero significato del Vangelo. Abbiamo eliminato la buona novella messianica e lo abbiamo ridotto a includere solo la chiesa ed i Gentili, ma come vedremo nel prossimo capitolo questo è un grave errore. Un grave errore che ha causato una ondata di antisemitismo nella chiesa stessa ed una ondata di erronee dottrine.

    Abbiamo così eliminato la presenza della buona novella messianica così abbiamo in un certo senso eliminato l’aspetto escatologico del Vangelo e molti per questo hanno così abbracciato la erronea dottrina che la chiesa ha completamente sostituito Israele nel piano di Dio, molti hanno abbracciato l’erronea dottrina che il regno di Dio non deve venire letteralmente nella forma del Millennio o regno Messianico ma che il regno di Dio è già qui presente nella istituzione della chiesa.

    Devo adesso fare una dichiarazione che è sconcertante per molti, la chiesa fa parte del regno di Dio ma non è l’intero regno di Dio.

    Quando il Vangelo viene predicato a Gentili l’aspetto messianico diventa in un certo senso secondario seppure rimane essenziale al messaggio. Quando il Vangelo viene predicato ad Ebrei l’aspetto messianico è posto allo stesso livello di quello ecclesiastico cioè della salvezza spirituale.

    Non possiamo eliminare il Messia dal messaggio, è sempre stato e sempre sarà così. Noi abbiamo errato per secoli pensando che non fosse importante continuare a predicare il Vangelo agli Ebrei.

    Seppur vero che il numero prefisso da Dio di Gentili, cioè di eletti Gentili deve venire adempiuto è anche vero che il messaggio del Vangelo e del regno Messianico promesso ad Israele doveva essere predicato e sarà predicato alla nazione e questo sarà il seme della conversione del residuo della nazione.

    Io credo fermamente che questo sia quello che significa esattamente cosa sarà il ruolo dei 144000 menzionati in [Apocalisse 7:1-8].

    La chiesa ha abdicato la sua responsabilità, data loro da Paolo in Romani 11, di essere l’evangelista di Israele quindi il Signore ergerà un residuo di cristiani Ebrei, 144000 che durante il periodo della Tribolazione predicheranno il Vangelo a Israele, senza dimenticarci dei due testimoni menzionati in Apocalisse 11 che predicheranno in Gerusalemme.

    Ricordiamoci che la profezia del libro di Apocalisse fu rivelata a Giovanni tanti anni dopo che Paolo Scrisse Romani 11.

    Quindi Paolo non era conoscenza di ciò che Giovanni ha scritto. La profezia di Giovanni fu scritta anni dopo che Paolo fu giustiziato dalla spada Romana, quindi Paolo non era a conoscenza del fatto che il Signore rivelasse che 144000 evangelisti Ebrei avrebbero predicato il messaggio alla loro gente perché?

    Perché la chiesa è stata rapita come credono alcuni? No, non necessariamente, però perché la chiesa è stata disubbidiente nei secoli ad evangelizzare Israele, sì, questo è probabilmente il caso.

    Come vediamo però che anche se noi siamo disubbidienti, Dio troverà ed infatti ha già dichiarato che ergerà una armata di discepoli che faranno la Sua volontà negli ultimissimi momenti di questa era.

    Quindi, ritornando agli Apostoli, nel periodo apostolico, cioè il periodo degli Atti degli Apostoli, ancora predicavano il Vangelo, lo stesso che predichiamo noi oggi, ma la loro motivazione era sempre la salvezza della nazione la quale avrebbe causato il ritorno di Messia e l’instaurazione del regno Messianico.

    Questo è reso evidente dal sermone di Pietro dopo che il Signore ha miracolosamente guarito l’infermo alle porte del tempio, in Atti 3, in:

    Atti 3:12-26 E Pietro, vedendo ciò, parlò al popolo dicendo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo? O perché fissate su di noi gli occhi come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminare costui? 13 Il Dio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo Figlio Gesù che voi consegnaste nelle mani di Pilato e rinnegaste davanti a lui, nonostante egli avesse deciso di liberarlo. 14 Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto, e chiedeste che vi fosse dato un assassino, 15 e uccideste l’autore della vita, che Dio ha risuscitato dai morti e del quale noi siamo testimoni! 16 E per la fede nel nome di Gesù, quest’uomo che voi vedete e conoscete è stato fortificato dal suo nome; e la fede, che si ha per mezzo suo, gli ha dato la completa guarigione delle membra, in presenza di tutti voi. 17 Ma ora, fratelli, io so che lo avete fatto per ignoranza, come hanno fatto pure i vostri capi. 18 Ma Dio ha così adempiuto le cose che egli aveva predetto per bocca di tutti i suoi profeti, e cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto. 19 Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore, 20 ed egli mandi Gesù Cristo che è stato predicato prima a voi, 21 che il cielo deve ritenere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, dei quali Dio ha parlato per bocca di tutti i suoi santi profeti fin dal principio del mondo. 22 Mosè stesso infatti disse ai padri: “Il Signore Dio vostro susciterà per voi un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; ascoltatelo in tutte le cose che egli vi dirà. 23 E avverrà che chiunque non ascolterà quel profeta, sarà distrutto tra il popolo”. 24 E parimenti tutti i profeti, tutti quelli che hanno parlato da Samuele in poi; hanno in realtà annunziato questi giorni. 25 Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio stabilì con i nostri padri, dicendo ad Abrahamo: “E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette”. 26 A voi per primi Dio, dopo aver risuscitato il suo Figlio Gesù, lo ha mandato per benedirvi, allontanando ciascuno di voi dalle sue iniquità».

    Dal messaggio di Pietro si evince il fatto che la predica del Vangelo ha definitivamente entrambe gli aspetti escatologici e messianici.

    La predica del regno di Dio è una realtà che il Vangelo non ha mai smesso di predicare, siamo noi che abbiamo deciso di predicare solo metà Vangelo.

    Quindi, Paolo adesso sta dicendo che il messaggio ad Israele era stato infatti predicato da sempre, i predicatori furono molti, predicarono in molti modi ed in molte ere, ma il messaggio è sempre e solo uno e sempre lo stesso.

    Gli Ebrei dunque avevano, in tutte le vie possibili e immaginabili, udito il messaggio, la buona novella, infatti è per questo che all’inizio della Epistola a gli Ebrei c’è scritto:

    Ebrei 1:1-2 Dio, dopo aver anticamente parlato molte volte e in svariati modi ai padri per mezzo dei profeti, 2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio

    Questa è un altra dichiarazione messianica di Gesù Cristo, è ciò che stiamo dicendo, che in molti modi Dio ha parlato nel passato, Dio comunque ha predicato sempre lo stesso messaggio al Suo popolo. Lo ha predicato in molti modi per mezzo dei profeti, ma in questi ultimi giorni ha predicato il messaggio per mezzo di Suo Figlio, il Messia e dei Suoi Apostoli dopo di Lui, ed i mandati dalla chiesa dopo di loro.

    La loro voce, la voce di coloro di cui belli sono i piedi che portano la buona novella al popolo di Dio, adesso Paolo dice, il popolo l’ha udita perché è stata predicata fino a gli estremi del mondo, il mondo noto a loro in quei giorni.

    Ecco perché come avevo già detto prima, ciò che Gesù disse ai Suoi Apostoli in Atti 1:6-8 è stato adempiuto da loro, questo è il testo:

    6 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità. 8 Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra».

    Questo passo è meraviglioso nel contesto che stiamo esaminando, Gesù qui da evidenza e conferma il fatto che il regno ad Israele sarà sicuramente ristabilito, il che conferma il Millennio letterale.

    Inoltre Gesù gli dice però di non preoccuparsi di quando Dio avrà deciso di adempiere questa cosa nel Suo programma ma di attendere di ricevere lo Spirito Santo, ed essi dopo sarebbero stati e lo sono stati, Suoi testimoni fino all’estremità della terra.

    Così come anche ha detto Paolo la loro voce è stata udita fino all’estremità del mondo.

    Inoltre per confermare il fatto che il popolo Ebraico aveva sempre udito lo stesso messaggio Paolo adesso dice nei seguenti e conclusivi versetti del Capitolo:

     

    Ma io dico: Non ha Israele compreso? Mosè dice per primo: «Io vi muoverò a gelosia per una nazione che non è nazione; vi provocherò a sdegno per una nazione stolta». 20 E Isaia arditamente dice: «Io sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me». 21 Ma riguardo ad Israele dice: «Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente».

     

    In effetti, Israele aveva compreso il messaggio? Sì e no! Non vollero comprendere che Gesù era il Messia promesso e così lo rigettarono e lo misero a morte come un bestemmiatore. Già però dai tempi di Mosè Dio aveva profetizzato che avrebbe mosso la gelosia del Suo popolo nel dare la Sua salvezza a gente che gli Ebrei odiavano, questo ha in effetti provocato a sdegno Israele al punto che hanno odiato sempre più i Gentili e non potevano accettare una salvezza che includeva i Gentili per grazia e fede ma escludeva loro per legge e opere.

    Questo li ha resi gelosi ma in un modo che li ha allontanati dalla salvezza di Dio. Non sono stati invidiosi al punto di desiderare ciò che i Gentili stavano ricevendo ma li ha mossi a sdegno, sdegno per il Messia, sdegno per i Suoi Apostoli e profeti, sdegno per le nazioni, questo li ha messi nella condizione in cui essi hanno indurito i loro cuori già induriti dalla religiosità e dall’orgoglio spirituale che già possedevano e dai quali non volevano ravvedersi.

    Non volevano essere considerati alla pari con i Gentili, nemmeno se quello li avesse resi detentori già in quel tempo del regno di Dio e la restituzione del regno ad Israele. Hanno fatto forfait, temporaneamente, alle promesse di Dio per via del loro orgoglio spirituale.

    Invece per lo sdegno che essi hanno avuto allora sono stati messi in disparte per un era, un periodo, una età, una generazione, una dispensazione.

    La cosa triste è, come vedremo nel prossimo capitolo, che la chiesa di Gentili ha fatto la stessa cosa nei secoli ad Israele che Israele fece e ancora fa sdegnando e disprezzando i Gentili e anche Dio stesso.

    La chiesa ha commesso ciò che Paolo avvertì loro di non fare ma si è messa allo stesso pari dell’orgoglio spirituale di Israele. La chiesa per la maggior parte è diventata presuntuosa come lo fu e ancora è Israele.

    La chiesa ora pensa che Dio adesso ama solo lei e che si è ritorto contro il Suo popolo per sempre, dimenticando tutte le promesse a loro fatte che adesso tutte quelle promesse sono per la chiesa e adempiute in lei.

    Infatti Paolo ha scritto il prossimo capitolo per spiegare alla chiesa già a quel tempo di non diventare come Israele, presuntuosa e disprezzare il popolo di Dio perché ora Dio per un periodo li ha resi nemici del Vangelo. Purtroppo la maggior parte della chiesa ha fatto proprio ciò che Paolo gli ha comandato di non fare.

    Adesso Paolo conclude questo capitolo con una dichiarazione che apre il soggetto del prossimo capitolo. Paolo dice che Dio ha esteso la Sua grazia a chi non la cercava, si è rivelato a nazioni che non avevano mai avuto la conoscenza del vero Dio vivente ne lo cercavano visto che credevano sempre nei loro idoli.

    Israele aveva avuto già estesa rivelazione di tutte le promesse di Dio, Israele aveva la rivelazione del vero Dio vivente che si era a loro rivelato nei secoli. Infatti Dio aveva steso la Sua mano ad un popolo disubbidiente e contraddittorio. Dio ha provato a loro che essi volevano istituire la propria giustizia personale mediante la legge e la loro religione e non mediante un rapporto di fede ed amore, cosa che Dio ha sempre desiderato avere con il Suo popolo.

    La loro disubbidienza e contraddizioni li hanno alienati da Dio, li hanno allontanati dalla grazia di Dio ed è con questa nota che Paolo conclude questo capitolo.

    Sembrerebbe che Israele sia finito e senza più speranza per via della sua disubbidienza e testardaggine, per sempre allontanato da Dio e tutte le promesse che Lui gli ha fatto.

    Sarebbe vero se non per il fatto che quando Dio promette Dio mantiene, se Dio dichiara ciò che dichiara così sarà, se Dio ama, ama fino alla fine. Dio è fedele, Dio non è un uomo che mente e non mantiene ciò che promette. Il Suo nome è fedele e veritiero!

    Infatti il prossimo capitolo ci apre l’intendimento di questi fatti. Dio non si è dimenticato le promesse fatte al Suo popolo e il Suo amore e la Sua fedeltà verso loro dura in eterno.