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    Benvenuti nel nostro sito web. la pace e la grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia la vostra abbondanza e che Dio vi benedica grandemente. vogliamo introdurre .

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  • Romani 12:12 a 20

    Romani 12:12 allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera;

    Ora Paolo ci esorta a gioire nella speranza e di essere pazienti nell’ afflizione e di essere perseveranti nella preghiera.

    Questo versetto come il versetto precedente è un’esortazione in trittico, in altre parole anche se sono tre esortazioni distinte, in realtà sono tutte connesse l’una con l’altra nella loro funzione.

    Un trittico ad esempio è un dipinto che ha tre scene distinte che formano un’intera storia.

    Queste esortazioni funzionano allo stesso modo, cioè anche se sono valide e necessarie come esortazioni individuali quando vengono però considerate come operanti assieme, questo versetto diventa ancora più potente.

    In altre parole, se prese da sole, sono necessarie ed efficaci, ma quando vengono praticate insieme operano una grande quantità di potere nella nostra vita.

    Nelle Epistole infatti troveremo spesso queste tre insieme. Queste sono come l’amore e la verità, cioè operano meglio quando sono operate insieme.

    Diamo un’occhiata nella Scrittura dove troviamo queste esortazioni assiem e come si svolgono nella nostra vita.

    Cominciamo in:

    Romani 5: 3-5 E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4 la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5 Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

    In questo passo troviamo questi elementi presenti, ad eccezione della preghiera in questo caso, però guardiamo questo a passo. Paolo dice che ci gloriamo nelle afflizioni.

    La parola per gloriarsi o vantarsi è la parola greca kauchaomai

    Questa parola significa letteralmente: vantarsi o gioire, cioè avere gioia.

    Quindi ciò che vediamo qui c’è una connessione tra Romani 12:12 tra le tribolazioni e la gioia da avere in loro, nonché la connessione tra la gioia e la speranza e la speranza e le tribolazioni.

    Qui in Romani 5 si dice che dobbiamo gioire, non nella speranza ma nella tribolazione, ma spiega anche perché ci rallegriamo nelle tribolazioni.

    Lo facciamo perché queste producono qualcosa di importante nella nostra vita.

    Producono pazienza o meglio sopportare le sofferenze lunghe, ciò porta alla produzione di esperienza e questo alla fine produce speranza.

    Quello che stiamo vedendo è dunque ciò che Paolo ci dice qui in Romani 5 una formula, un’equazione spirituale.

    La formula è questa, gioia + tribolazioni = pazienza, pazienza + esperienza = esperienza + speranza = gioia.

    Paolo sta dicendo che la gioia è il prodotto finale, ma Paolo ci esorta ad iniziare ad essere gioiosi nelle nostre tribolazioni ancora prima che ne vediamo i risultati, ci rallegriamo in anticipo perché crediamo che sia un prodotto che vediamo in anticipo ma che avremo alla fine dell’esperienza che stiamo vivendo.

    Questo è davvero un opera di fede. Credendo nella promessa di Dio che dice se ci rallegriamo nelle nostre tribolazioni, se ci vantiamo e gloriamo nelle nostre tribolazioni, otterremo la pazienza per sopportare queste tribolazioni e alla fine dell’esperienza otterremo la speranza, la quale ci darà ancora più vera e duratura gioia, la quale è il prodotto finito dell’intera esperienza insieme alla speranza.

    Anche Giacomo dice la stessa cosa in questo modo:

    Giacomo 1:2-4 Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. 4 E la costanza compia in voi un’opera perfetta, affinché siate perfetti e completi, in nulla mancanti.

    Anche Giacomo dice, come Paolo, considerare gioia quando sperimentiamo diversi tipi di tribolazioni e difficoltà, perché dobbiamo sapere che la prova della nostra fede produce pazienza. Ci fa estendere, ci allena per farci imparare a soffrire a lungo.

    Questa pazienza fa una opera perfetta in noi, o possiamo dire un opera di completamento. Ci porta alla santificazione e alla crescita spirituale.

    Ciò accade se, come dice Giacomo ci permette di diventare pazienti nella tribolazione. Se non lo facciamo, facciamo corto circuito dell’opera che Dio vuole fare in noi e perciò Egli continuerà a portarci attraverso la stessa esperienza finché non permettiamo di lasciare che la pazienza abbia il suo perfezionamento in noi.

    Nel brano di Giacomo troviamo un altro elemento che non è menzionato in Romani 5 in quella equazione. Un elemento anche se non menzionato nell’equazione e questo elemento è la fede.

    Dobbiamo gioire nelle nostre tribolazioni per fede non per vista o per sentimento. Pensateci! Chi trova gioia nelle difficoltà e nelle prove spesso anche gravi? Nessuno normalmente, vero?

    È veramente umanamente impossibile essere felici quando passiamo tra gravi difficoltà. Tuttavia, possiamo e otterremo la gioia quando obbediamo a Dio. Obbedire Dio è in realtà fede in azione.

    Infatti Giacomo spiega questo in: Giacomo 2: 14-26.

    Non possiamo dire che abbiamo fede se non mettiamo in pratica la fede che dichiariamo di avere.

    Anche Gesù disse ai Suoi discepoli:

    Giovanni 15: 9-11 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena.

    Come vediamo chiaramente, Gesù sta dicendo loro e noi, che dobbiamo continuare nel Suo amore poi Gesù dice, se obbediamo ai Suoi comandamenti, dimoriamo nel Suo amore,

    vedi anche 1 Giovanni 5: 3; Gesù ci dice che quando mettiamo in pratica la fede, in altre parole quando obbediamo a Dio siamo nel Suo amore e la Sua gioia rimane in noi e la nostra gioia sarà piena.

    Così, come vediamo chiaramente, dobbiamo rallegrarci per fede nelle nostre afflizoni, perché quando lo facciamo obbediamo a ciò che Dio ci dice, cioè obbedire alle esortazioni che Paolo presenta qui in Romani 12:12, facendo così Dio produce in noi la pazienza che ci fa sopportare l’esperienza, attraverso la quale impariamo e anche attraverso quale, come dice Giacomo cresciamo spiritualmente e come Paolo ha detto alla fine della nostra esperienza, otteniamo la speranza che ci dona una duratura ed una vera pienezza di gioia.

    Ora perché la speranza è alla fine dell’equazione e non all’inizio? Semplice! La speranza a cui Paolo si riferisce non è di pensare desiderosamente alla speranza come una immaginazione.

    La speranza di cui Paolo parla è alla fine dell’equazione perché è il prodotto della fede, ma anche perché speranza nel Greco Nuovo Testamento significa sicura certezza.

    La parola speranza nel Greco del Nuovo Testamento non ha lo stesso significato di speranza nella lingua Italiana, come ho detto non significa speranza con qualche incertezza ancora attaccata ad essa, ma imvece significa essere certi e certi del risultato.

    La fede produce questo tipo di speranza, non un pensiero desideroso, ma la certezza e la sicurezza che ciò che Dio dice avrà sicuramente luogo.

    Ebrei 11: 1 Ora la fede è la sostanza delle cose sperate, la certezza di cose non viste.

    Quando crediamo ciò che Dio dice e che riceverà sicuramente la sostanza di ciò che speriamo otterremo la certezza di cose che non sono ancora visibili con l’occhio fisico.

    Ancora una volta, come abbiamo già studiato nel nostro studio, la fede non è cieca. Almeno non è cieca nella vita del cristiano. Noi crediamo che ciò che Dio dice lo farà, prendiamo Dio alla Sua parola e poi agiamo su queste cose anche quando ancora non possiamo vederne il risultato con i nostri occhi fisici.

    Eppure vediamo il risultato e abbiamo speranza in quello o una migliore garanzia, che possiamo agire su ciò che Dio dice e che questa è una vera convinzione.

    Così facendo siamo sicuri che ciò che Dio dice e promette lo farà. Di conseguenza noi vediamo la risposta e l’adempimento di Dio in anticipo, attraverso gli occhi della fede.

    Questa è la speranza di cui stiamo parlando, abbiamo la certezza di ciò che Dio dice che farà porterà a compimento.

    Per esempio Pietro dice questo:

    1 Pietro 1:3-9 Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per un’eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi, 5 che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi. 6 A motivo di questo voi gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, 7 affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo, 8 che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa, 9 ottenendo il compimento della vostra fede, la salvezza delle anime.

    Qui ci sono parole chiave che ci aiutano a capire meglio questo concetto. Siamo nati di nuovo per ricevere un’eredità che non è corrutibile ed è riservata per noi in cielo.

    Come ci arriviamo? Solo perché siamo protetti, custoditi dal potere di Dio, ed è così e per questo che senza dubbio raggiungeremo il paradiso.

    Siamo mantenuti dal potere di Dio attraverso la fede la quale è anche soprannaturale e un dono della grazia di Dio.

    Siamo mantenuti in questa fede e nel nostro destino dal potere e dalla grazia di Dio per ricevere la fine della nostra salvezza.

    In altre parole, sia la resurrezione che la trasformazione dei nostri esseri sarà rivelata, cioè alla seconda venuta di Gesù. Questo è il completamento di tutto il nostro processo di salvezza noto anche come glorificazione. Che cosa facciamo in tutto questo, ci rallegriamo.

    Ascoltate, non possiamo gioire molto in qualcosa di cui il risultato non sarebbe certo.

    Eppure tutto questo è chiamato nelle Scritture del Nuovo Testamento la nostra speranza, Galati 5:5; Colossesi 1: 5; Colossesi 1:27; 1 Tessalonicesi 2:19; 1 Tessalonicesi 5:8; 2 Tessalonicesi 2:16; Tito 1: 2; Tito 2:13; Tito 3: 7.

    Come vediamo in tutte queste Scritture che la parola speranza è riferita a Gesù, alla gloria di Dio e alla nostra salvezza, ora se queste cose erano solo cose in cui speravamo nel modo in cui comprendiamo la speranza, non ci sarebbe alcuna certezza in ciò che Dio promette e ci sarebbe una percentuale di certezza ma anche una percentuale di incertezza.

    Tuttavia, quando leggiamo la parola di Dio non esiste alcun risultato incerto per coloro che Dio salva. Pensate questo anche da un punto di vista logico.

    Perché Dio ci promette qualcosa che avrebbe un risultato incerto? Quello non sarebbe Dio, ciò che Dio promette di compiere lo mantiene, Dio non è come l’uomo che promette ma poi è costretto da molte circostanze ed eventi che potrebbero impedire l’adempimento della promessa.

    Credete che Dio promette di completare la Sua opera in noi, ma poi lascia il risultato al caso, o peggio ancora nelle nostre mani incapaci?

    Guardate ciò che Pietro continua a dire, abbiamo grande gioia, perché? Perché non siamo sicuri del risultato? No! Non avremmo potuto gioire affatto se il risultato della nostra salvezza fosse incerto o se fosse rimasto in mani incapaci.

    Invece è nelle mani capaci e onnipotenti di Dio, quindi possiamo rallegrarci molto anche se Pietro dice che dobbiiamo passare attraverso dure e molteplici prove e tentazioni.

    Nel versetto 7 Pietro dice: Che la prova della vostra fede, che è molto più preziosa di oro che perisce, sebbene sia provata col fuoco, possa essere trovata alla lode, onore e alla gloria all’apparizione di Gesù Cristo

    Il versetto sette non è un’ammissione di un possibile fallimento cristiano quando viene provata la fede di un credente, anzi è un ammissione della genuinità della nostra fede perché è protetta dal potere di Dio attraverso la prova, infatti Pietro fa un paragone, e la scelta delle parole in questo confronto sono molto importanti.

    Pietro dice che la nostra fede è provata dal fuoco come il fuoco prova l’oro, ma nella vita di un vero credente il fuoco delle prove proverà la fede, ma essa risulterà vera e sarà trovato a lode, onore e gloria quando Gesù torna.

    Pietro confronta l’oro che è deperibile con la nostra fede che perà non lo è. Questo è il motivo per cui egli fa questo confronto, l’oro è provato per dimostrare che è infatti oro, ma l’oro è deperibile, la nostra fede è provata per essere essere provata come genuina, ma se è veramente fede, non è deperibile in nessuna circostanza.

    Come abbiamo insegnato prima in questo studio c’è fede vera e reale che Dio dona soprannaturalmente ed un falso tipo di fede che è umana e superficiale che non è affatto fede. C’è una cosa che prova questo tipo di fede come falsa e queste sono le prove e le tribolazioni.

    Gesù lo ha detto così:

    Matteo 13:20-21 E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia; 21 ma non ha radice in sé, ed è di corta durata; e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato.

    Ora, questo è il fatto, una cosiddetta fede che non ha radice in Cristo, fondamentalmente non è un albero che il Padre ha piantato e sarà sradicato, vedete Matteo 15:13.

    Se è una pianta che il Padre ha piantato, sarà radicata in Cristo e questa pianta non sarà e non può essere mai sradicata, è questo che Gesù intendeva quando dichiarava che la salvezza del credente è sicura in Lui e non può essere perduto, vedete Giovanni 6: 37-44 e Giovanni 10: 26-30.

    Tornando ora al passaggio di 1 Pietro, così la nostra fede viene provata da prove e tribolazioni e produce lode, onore e gloria alla venuta di nostro Signore.

    Pietro poi dice: sebbene non lo vedete ma credendo, vi rallegrerete di gioia indicibile e piena di gloria: ricevete la fine della vostra fede, la salvezza delle vostre anime.

    Ecco qui il risultato finale, ecco come noi, gioiendo nelle nostre afflizioni, pazientemente sopportiamo l’esperienza delle stesse e facendo così, anche non essendo in grado di vedere Gesù con i nostri occhi, lo amiamo, anche senza vista lo amiamo perché abbiamo la certezza che Egli esiste e che farà tutto quello che ci ha promesso.

    Perciò, per fede, ci rallegriamo con gioia indicibile e piena di gloria, perché? Perché capiamo che noi, piuttosto ancora in questo momento, riceveremo la fine della nostra fede, che come abbiamo visto è la nostra speranza cioè la salvezza delle nostre anime.

    Speranza nel caso del cristiano come abbiamo detto è certezza, la certezza che la nostra fede è realtà, è una realtà a venire, tuttavia è comunque una realtà.

    In Romani 8 Paolo afferma questo fatto a proposito:

    Romani 8: 24-25 Poiché noi siamo salvati dalla speranza; ma la speranza che si vede non è speranza: perché quello che l’uomo vede, perché ancora lo spera? 25 Ma se speriamo in ciò che non vediamo, allora lo aspettiamo con pazienza.

    Vedete questo? Siamo salvati dalla speranza! Come? Come possiamo essere salvati dalla speranza? Perché quello che Paolo sta dicendo è quello che ho sempre detto anche io.

    Il nome della nostra speranza è Gesù Cristo, Colossesi 1: 27, Tito 2:13; Gesù Cristo è la nostra salvezza, tutta la nostra salvezza! Dio promette che la nostra salvezza è sicura e quindi la speranza che abbiamo è garanzia non solo un pensiero desideroso che contiene incertezze.

    È altrettanto importante tenere presente che quando la parola di Dio usa la parola gloria nella vita del cristiano nella maggior parte dei casi anche questo significa la nostra salvezza perché siamo stati salvati, alla nostra conversione, siamo continuati ad essere salvati per tutte le nostre vite e saremo finalmente e completamente salvati quando torna Cristo.

    La ragione per cui è chiamata gloria è perché per ora, mentre ancora viviamo nei nostri corpi fisici terreni non siamo completamente e pienamente redenti. Come vi chiederete? Il nostro uomo interiore, il nostro spirito è redento e questo infine è proprio quello che conta, ricordate che è la morte spirituale che condanna una persona alla dannazione eterna. Noi siamo salvati dalla morte spirituale ed eterna, conosciuta anche come la seconda morte.

    Tuttavia, tutti noi non siamo riscattati da dover sopportare la prima morte, cioè la morte dei nostri corpi terreni.

    Il corpo terreno fisico è descritto in 1 Corinzi 15 per essere quello che deve morire perché è ancora corrotto e mortale. Quando moriamo e ci spogliamo di questo corpo siamo comunque ancora vivi e salvati spiritualmente, questa è la parte di noi che non muore mai, come Paolo disse in: 2 Corinzi 5: 8.

    Essere assenti dal corpo è essere presenti con il Signore. Vedi anche, Luca 16: 22-31.

    La glorificazione del credente è dunque il momento in cui tornerà a Gesù e farà risuscitare i credenti dalla tomba e darà alle nostre anime un nuovo corpo glorificato e trasformerà anche i corpi dei credenti viventi a quel tempo, vedi 1 Corinzi 15 : 48-57; 1 Tessalonicesi 4: 14-17.

    La nostra speranza di gloria quindi è il completamento finale della nostra salvezza, la nostra speranza è quindi la certezza e la garanzia e non solo un pensiero desideroso.

    Quindi queste esortazioni di Romani 12:12 ci chiamano a rallegrarci nella speranza, in altre parole ci rallegriamo nella certezza, nella certezza delle promesse di Dio, ci rallegriamo nel risultato finale della nostra fede in Cristo e in Dio, la nostra salvezza anche se dobbiamo imparare ad essere pazienti nelle nostre afflizioni.

    La nostra pazienza o la lunga sofferenza nelle nostre afflizioni sarà comunque più facile da ottenere quando, come abbiamo detto, ci rallegriamo per fede vedendo alla fine della nostra fede, le promesse di Dio realizzate in Cristo.

    Per esempio, saremo più in grado di gioire nelle nostre afflizioni se crediamo prima alle promesse che Dio ci dà: Romani 8: 28-39 e allora domando ci rallegriamo nella garanzia del compimento di ciò che Dio promette?

    Certamente! Così possiamo compiere queste esortazioni.

    Ora ciò che porta il tutto ad unirsi insieme è la terza esortazione che Paolo fornisce in Romani 12:12 che è: perseveranti nella preghiera.

    Continuando a perseverare nella preghiera, cosa significa veramente questo?

    La parola Greca in uso qui è proskarteroúntes.

    Questo è il significato di questa parola: perseverare, essere costantemente diligenti, assistere assiduamente in qualche cosa.

    Pertanto Paolo ci dice di essere perseveranti nella preghiera, di essere diligenti nella preghiera e anche di partecipare in preghiere assiduamente.

    Triste quanto la maggior parte dei cristiani, purtroppo compreso me stesso, se siamo onesti con noi stessi, siamo molto mancanti in questa esortazione.

    Ci sono alcuni credenti che ritengono che la preghiera si una chiamata spirituale nella loro vita. Queste sono persone certamente dotate da Dio per essere intercessori e lo sanno, questi perseverano in preghiera con diligenza e assiduità.

    Sappiamo che ci sono certi credenti che hanno questa chiamata specifica di Dio come una parte molto importante e reale nel ministero per la chiesa.
    Tuttavia, questa esortazione non è data solo a questi credenti dotati di questa chiamata, ma a tutti i credenti. Tutti dovremmo avere una parte in questa responsabilità e dovremmo prenderla molto sul serio.

    Sappiamo che la maggior parte dei credenti non può trascorrere ore in preghiera come intercessori, ma dobbiamo anche essere onesti e riconoscere che la maggior parte dei credenti non partecipa alla preghiera nello stesso modo in cui Paolo ci esorta di fare.

    La maggior parte delle persone sappiamo che hanno vite impegnate, famiglia, lavoro e sì anche hobby e divertimento.

    Tuttavia, queste cose, sebbene importanti, in particolare la famiglia e il lavoro, non dovrebbero impedire l’obbedienza a questa esortazione.

    Francamente se il Signore non è Colui che costruisce la casa, finiremo per lavorare inutilmente e lavorare anche molto più a lungo e più duramente ma se si obbediamo a Dio ed abbiamo fiducia in Lui Lui provvederà le cose di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.

    Salmi 127:1-2 Se l’Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori; se l’Eterno non custodisce la città, invano vegliano le guardie. 2 È vano per voi alzarvi di buon’ora e andare tardi a riposare e mangiare il pane di duro lavoro, perché ai suoi diletti egli dà riposo.

    Gesù in Matteo 6: 7-18 nel contesto della preghiera ci insegna il modo in cui dobbiamo pregare quando ci ha dato, come progetto come dobbiamo pregare la preghiera del Signore.

    La preghiera del Signore non è stata data per recitarla come fanno in molte chiese, ma come una guida, una mappa del modo in cui dovremmo pregare.

    Tuttavia, proprio dopo che Egli dà questa linea guida di come dovremmo pregare, Gesù in continuazione di questo argomento cioè il soggetto della preghiera dice queste cose:

    Matteo 6:19-34 «Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, 20 anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano. 21 Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 22 La lampada del corpo è l’occhio; se dunque l’occhio tuo è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato, 23 ma se l’occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso; se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre! 24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona. 25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? 28 Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede? 31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno».

    Che cosa ha tutto questo a che fare con la preghiera? Tutto veramente.

    Il contesto di questo capitolo è la preghiera e quando preghiamo dobbiamo imparare che Dio vuole fornire tutte le nostre necessità quando e se viviamo in questo mondo.

    La preghiera e la fede sono sempre strettamente legate. Non possiamo pregare, cioè non possiamo fare richieste a Dio e aspettarci risposte se non crediamo quello che dice Dio nella Sua parola e se non obbediamo alla Sua parola (fede in azione).

    Per sapere cosa preghiamo e come pregare dobbiamo conoscere Dio, dobbiamo sapere che Egli è in grado di fare tutto abbondantemente al di sopra di quanto si chiede o si immagina, Efesini 3:20.

    Questo è veramente quello che Gesù ci insegna in questo brano che abbiamo appena letto. Gesù elenca per noi i nemici della preghiera e della fede.

    I più grandi nemici della preghiera e della fede sono la ricerca di accumulare le ricchezze, la mancanza di tempo e le preoccupazioni e le ansie.

    Quando cerchiamo di rincorrere ricchezze in questo mondo si verificano molti problemi. Iniziamo infatti a dover spendere la maggior parte del nostro tempo cercando di inseguire ed ottenere ricchezze. Questo porta la gente di fare sì che la ricchezza diventi il loro unico scopo di vivere e questo poi infine diventa idolatria, questo è un altro forte avvertimento che Gesù ci dà qui.

    Quando qualcuno fa questo, naufragano la loro fede, ascoltate l’avvertimento di Paolo su questa cosa:

    1 Timoteo 6:6-10 Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. 7 Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla, 8 ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti. 9 Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. 10 L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.

    Abbiamo visto la storia del giovane ricco e come l’idolatria era il suo problema spirituale questo a causa della sua ricchezza, vedi Matteo19: 16-24.

    Ma come è questa cosa un nemico della preghiera e della fede? Perché questa cosa consumerà tutto il nostro tempo e devierà la nostra fiducia via da Dio per cercare sicurezza nell’incertezza delle ricchezze.

    Questo è quello di cui Gesù ci sta anche avvertendo.

    Infatti quando andiamo avanti in queste cose diventiamo come i pagani che corrono dietro a queste cose.

    Questo di conseguenza ci porta ad essere ansiosi e preoccupati per quanto riguarda l’ottenimento di beni terreni, anche quelli di cui abbiamo bisogno. L’ansia e la preoccupazione di come si ottengono i nostri bisogni devieranno ancora una volta la nostra attenzione da Dio e le Sue promesse per poi andare a finire sui nostri sforzi ed il tempo di cui avremo bisogno per ottenere le nostre esigenze e nel caso in cui corriamo dietro a ricchezze i nostri sforzi e il nostro tempo per ottenere i nostri desideri diveranno una fonte di ansia e di difficoltà ed in molti casi anche peggio.

    Gesù ci sgrida su questo dicendo:

    Matteo 6:30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede?

    Vorrei concentrarmi su come finisce questo versetto, Gesù ci chiama, se e quando viviamo così, gente di poca fede.

    Infatti questo tipo di stile di vita danneggia la nostra fede in Dio, danneggia la nostra fiducia in Lui. Pone invece la nostra fiducia, il tempo e lo sforzo su ciò che stiamo cercando di ottenere piuttosto che su Dio.

    Noi dimostriamo poca fede o meglio ancora fede molto debole quando viviamo fidandoci di altre cose piuttosto che del Signore. Ciò danneggia anche la nostra vita di preghiera perché prima di tutto non ci basiamo su Dio per provvedere per noi e così mancheremo anche nella preghiera.

    Questo spesso trasforma il nostro tempo di preghiera in una litania di nostri desideri per la nostra vita, questo trasforma la nostra vita di preghiera in uno stile di preghiera egoista e, peggio ancora, riduce notevolmente il nostro tempo di preghiera perché noi ci affidiamo a cose e spendiamo enormi quantità di tempo a caccia di ottenere le cose che vogliamo, inseguendo ricchezze fa questo alla preghiera e alla fede, le diminuisce notevolmente nella nostra vita.

    Infatti Gesù prosegue dicendo:

    Matteo 6:31-34 Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno».

    Gesù sta dicendo non essere ansiosi, di non preoccuparci, di non fare dei nostri bisogni un’ossessione, perché, Gesù dice che questo è ciò che fanno i pagani, questo è ciò che fanno coloro che non credono in Dio.

    Questi non possono fidarsi di Dio ma devono fidarsi di cose.

    Poi dice che Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno, infatti prima ha affermato che Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno anche prima di noi stessi, Matteo 6: 8, anche lì ci dice di non essere come i pagani.

    Gesù ci dà la risposta a questa questione, se vogliamo avere tempo nella nostra vita per le cose che hanno importanza per Dio, dobbiamo rivedere le priorità della nostra vita.

    Gesù ci ha avvisato di tutte le insidie alla nostra fede e alla preghiera, ci offre la soluzione, ci dice di mettere la priorità su ciò che è importante a Dio e non ciò che conta per noi, o meglio, ciò che conta a Dio dovrebbe essere ciò che conta per noi in questa vita.

    Gesù ci promette che se cerchiamo il Regno di Dio prima di tutto nella nostra vita, in altre parole se facciamo la volontà di Dio e il Suo regno è la nostra priorità principale e se viviamo nella Sua giustizia, Dio ci darà non solo ciò di cui abbiamo bisogno ma anche ci benedirà anche oltre la nostra immaginazione.

    Questo a proposito non significa affatto che dobbiamo essere pigri e non lavorare o non cercare lavoro se non abbiamo un lavoro. Non è questo che Gesù sta affermando affatto.

    Purtroppo ci sono molte persone che usano la famosa scusa che vivono per fede, invece diventano come sanguisughe e diventano dipendenti dagli altri per sostenerli.

    Non è questo che Gesù dice qui. Infatti nella maggior parte dei casi, a meno che Dio non chiami qualcuno a specificamente a guidare la chiesa e vivere per e dal Vangelo, il credente deve lavorare.

    Lo abbiamo visto anche nell’esortazione nel versetto precedente, non dobbiamo essere pigri nella nostra vita.

    Paolo ha anche detto questo:

    1 Tessalonicesi 4:11-12 e a cercare diligentemente di vivere in pace, di occuparvi delle vostre cose e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, 12 affinché vi comportiate onestamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nulla.

    2 Tessalonicesi 3:8-12 e non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e travaglio giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi. 9 Non già che non ne avessimo il diritto, ma per darvi noi stessi un esempio affinché ci imitaste. 10 Infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi. 11 Sentiamo infatti che vi sono alcuni fra di voi che camminano disordinatamente, non facendo nulla, ma occupandosi di cose vane. 12 Or a tali ordiniamo, e li esortiamo nel Signor nostro Gesù Cristo, che mangino il loro pane lavorando quietamente.

    Pensateci, anche se Paolo aveva il diritto di vivere dal Vangelo, non ha mai voluto essere di peso a nessuno ed ha lavorato in modo che egli fosse un esempio per gli altri. Poi getta una bomba, dice: vi abbiamo comandato che se qualcuno non lavora, neppure mangi.

    Questo, a proposito, non significa che se una persona cade in tempi duri e difficili e perde il lavoro o sopporta delle difficoltà che la chiesa non dovrebbe aiutarli, questo significa che per quanto dipende da noi dobbiamo essere disposti a lavorare e non essere di peso a nessuno, altrimenti Paolo dice che persone pigre che non vogliono lavorare e lui avverte di queste persone che c’erano alcuni che camminano tra di loro in modo disordinato, non lavorano affatto occupandosi di cose vane

    Queste non erano persone che erano cadute in tempi difficili, ma persone che erano pigre e non volevano lavorare e volevano che altri si prendessero cura di loro.

    Quindi non si può sostenere che Gesù si riferiva a non lavorare per essere solo dipendenti da Dio e da altri. Invece Gesù ci dice che dobbiamo lavorare per vivere, ma dobbiamo imparare a fare nostre le priorità di Dio e poi sarà Dio a fornirci oltre alle cose che possiamo e dobbiamo provvedere per noi stessi, fidarci di Dio mettendo Lui e il Suo regno prima di tutte le altre cose.

    Quando facciamo questo, se facciamo questo, molte benedizioni scendono giù da Dio.

    Prima di tutto Gesù ci dice che quando ci affidiamo a Dio e facciamo del Suo regno la nostra priorità allora Dio ci benedirà con quello di cui abbiamo bisogno, questo a sua volta ci libererà da ansia e preoccupazione e renderà la nostra fede più forte, eviteremo di inseguire ricchezze e avremo poi molto tempo avanzato per servire Dio e spenderlo in preghiera e non solo, ma il nostro tempo di preghiera non si concentrerà solo sui nostri bisogni fisici, ma sul regno di Dio e sui bisogni degli altri, specialmente sui bisogni spirituali nostri e anche di altri.

    Questo argomento era importante da menzionare perché questo ha molto a che fare con la giustificazione preferita dei credenti quando si tratta della preghiera, dicono: “non ho abbastanza tempo” “Sono così occupato che non posso servire, non posso pregare , Non posso studiare la parola di Dio “.

    Queste sono le nostre scuse preferite e spesso questo è tutto ciò che sono veramente, scuse, perché anche se può essere vero che manca del tempo, ma spesso manca perché non stiamo facendo quello che la parola di Dio ci dice di fare. In questo caso ciò che Gesù ci ha detto in Matteo 6.

    In conclusione, non possiamo pregare correttamente, perché o perdiamo tempo per farcelo rubare da una vita con priorità erronee, ma poi mancano la fede e la fiducia in Dio perchè consumati con cose che non sono di importanza a Dio.

    In questo caso, come dice il Salmo 127, se il Signore non costruisce la nostra casa, lavoreremo in vano, lavoreremo senza mai arrivare dove vogliamo arrivare o dove pensiamo che dobbiamo essere perché faremo girare le nostre ruote a vuoto.

    Dio dice nel salmo 127 che, quando abbiamo fiducia in Lui per costruire la nostra vita, quando facciamo le cose nel Suo modo, Egli lavorerà per noi anche mentre dormiamo e non dovremo lavorare così duramente e faremo molto di più di quando facciamo tutto da noi stessi.

    Perché se facciamo a modo nostro, Dio ci permetterà sicuramente di farlo lavoreremo tanto cercando solo di guadagnarci poco quando invece Dio vuole che abbiamo molto di più e vuole farlo per noi.

    Ai tempi dell’Antico Testamento gli Ebrei hanno fatto la stessa cosa e Dio li ha rimproverati.

    C’è un brano molto interessante su questo soggetto che troviamo scritto in:

    Aggeo 1:4-11 4 «È forse questo il tempo per voi di abitare nelle vostre case ricoperte, mentre questo tempio giace in rovina?». 5 Perciò ora dice l’Eterno degli eserciti: «Considerate bene il vostro comportamento! 6 Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; mangiate, ma non fino a saziarvi; bevete, ma non fino a soddisfare la sete; vi vestite, ma nessuno sta al caldo; chi guadagna un salario, lo guadagna per riporlo in una borsa forata». 7 Così dice l’Eterno degli eserciti: «Considerate bene il vostro comportamento! 8 Salite sui monti, portate legname e costruite il tempio, perché possa compiacermi in esso ed essere così glorificato», dice l’Eterno. 9 «Vi aspettavate molto, ma in realtà c’è stato poco; quando poi l’avete portato a casa, io l’ho soffiato via. Perché?», dice l’Eterno degli eserciti, «a motivo del mio tempio che giace in rovina, mentre ognuno di voi corre alla propria casa. 10 Perciò sopra di voi il cielo ha trattenuto la rugiada e la terra ha ritenuto il suo prodotto. 11 E io ho chiamato la siccità sul paese, sui monti, sul grano, sul mosto, sull’olio e su tutto ciò che il suolo produce, sugli uomini, sul bestiame e su tutto il lavoro delle vostre mani».

    Il punto qui è questo, il popolo di Dio era coinvolto nella propria vita, tutti erano coinvolti nella costruzione delle loro case, mentre il tempio di Dio era ancora in rovina.

    Erano già 14 anni che il popolo di Dio era tornato alla terra promessa dalla Babilonia e inizialmente cominciarono a stabilire le fondamenta per il nuovo tempio. Ma poi, dopo essere stati minacciati e ostacolati dai loro nemici, temendo il nemico fermarono la costruzione del tempio.

    Riconosciamo alcuni fatti spirituali da questo episodio che possiamo applicare alla chiesa oggi. La prima è che spesso la Chiesa diventa pigra a causa della paura dell’uomo, che induce i cristiani a rinunciare ad avanzare nella loro crescita spirituale e anche quella della stessa chiesa.

    La chiesa poi si impegna a prendersi cura dei propri bisogni terreni e lo fa compromettendo la propria vita spirituale cercando di procurare bisogni mondani per se stessi, anziché lasciare che Dio si prenda cura di loro mentre cercano innanzitutto il Suo regno e la Sua giustizia.

    Il Signore li rimprovera e dice loro che stavano agendo in modo egoista e non guardavano a ciò che era importante per Lui, piuttosto stavano spendendo tempo e denaro per costruire le proprie case e prendersi cura dei loro affari piuttosto che i Suoi.

    In altre parole la volontà di Dio nella loro vita non era una priorità. Nel frattempo anche se Dio li rimprovera e gli dice di considerare le loro vie e dopo che avevano lavorato tanto per ottenere ciò che volevano Dio dice:

    5 Perciò ora dice l’Eterno degli eserciti: «Considerate bene il vostro comportamento! 6 Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; mangiate, ma non fino a saziarvi; bevete, ma non fino a soddisfare la sete; vi vestite, ma nessuno sta al caldo; chi guadagna un salario, lo guadagna per riporlo in una borsa forata».

    Vedete, Dio gli sta dicendo che lavoravano così duramente cercando di andare avanti, ma non sembrava mai abbastanza e non erano in grado di andare avanti. Dio gli dice che più che facevano, più difficili cle cose erano e meno avevano, guadagnavano soldi, ma era come se li mettessero in una borsa forata dove soldi entravano ma ne uscivano subito. Non potevano risparmiare e non potevan far avanzare nulla.

    Allora Dio dice loro qualcosa che può sembrare molto sconvolgente per molti, anche cristiani oggi, Dio gli dice questo:

    Così dice l’Eterno degli eserciti: «Considerate bene il vostro comportamento! 8 Salite sui monti, portate legname e costruite il tempio, perché possa compiacermi in esso ed essere così glorificato», dice l’Eterno. 9 «Vi aspettavate molto, ma in realtà c’è stato poco; quando poi l’avete portato a casa, io l’ho soffiato via. Perché?», dice l’Eterno degli eserciti, «a motivo del mio tempio che giace in rovina, mentre ognuno di voi corre alla propria casa. 10 Perciò sopra di voi il cielo ha trattenuto la rugiada e la terra ha ritenuto il suo prodotto. 11 E io ho chiamato la siccità sul paese, sui monti, sul grano, sul mosto, sull’olio e su tutto ciò che il suolo produce, sugli uomini, sul bestiame e su tutto il lavoro delle vostre mani».

    Dio gli dice di considerare le loro vie, questo è un rimprovero, poi gli dice di andare a prendere il materiale e di finire il tempio, cioè finire l’opera del Signore, cercare innanzitutto il Suo regno e la Sua giustizia è ciò che gli sta dicendo e Dio aggiungerà ciò di cui avevano bisogno senza che loro cercassero così duramente di soddisfare se stessi senza poterlo fare.

    Il Signore gli dice che scioccamente cercavano un ritorno per il proprio lavoro, ma invece era sempre venuto a poco ed era Lui che causava loro a non avere ciò che cercavano di ottenere perché l’opera del Signore non era la loro priorità e ciò che loro cercavano. Dio gli ha mandato la siccità, Dio chiuse il cielo e Dio gli ha fatto mancare il loro sostentamento. Era Lui che lo causava!

    Anche nel capitolo due della profezia di Aggeo Dio ribadisce di nuovo al Suo popolo la stessa cosa quando gli dice:

    Aggeo 2:15-17 Ora considerate bene da questo giorno in avanti, prima che si mettesse pietra su pietra nel tempio dell’Eterno. 16 Da quel tempo, quando uno veniva a un mucchio di venti misure ce n’erano solo dieci; quando uno veniva al tino per cavare dal tino cinquanta bati, ce n’erano solo venti. 17 Io vi colpii con il carbonchio, con la ruggine e con la grandine in ogni lavoro delle vostre mani, ma voi non tornaste a me», dice l’Eterno.

    Di nuovo Dio gli fa sapere che era Lui che li ha colpito la loro prosperità e li ha resi mancanti, Egli è stato Colui che li ha colpiti causando muffa, la ruggine e la grandine a distruggere il lavoro delle loro mani perché non si erano rivolti a Lui. Non si occupavano del regno di Dio, anzi erano troppo preoccupati di cercare di costruire la propria vita.

    Purtroppo questa è anche la condizione di molti, molti credenti, che tristemente soffrono di mancanza anche se lavorano tanto e duramente.

    Devono lavorare due volte di più perché stanno cercando di correre dietro la propria vita ed i loro bisogni mentre trascurano di cercare il regno di Dio e la Sua giustizia innanzitutto come ha detto Gesù in Matteo 6:33.

    Questo è il motivo per cui molti credenti oggi lottano molto per soddisfare i loro bisogni, non tutti, ma molti sono più preoccupati della propria vita e delle proprie cose piuttosto che preoccuparsi innanzitutto di ciò che è importante al Signore.

    Ecco perché Gesù fa quella promessa, ma è una promessa condizionale. La promessa è che se
    smettiamo di preoccuparci e ci fidiamo di Dio per i nostri bisogni mentre ci concentriamo per cercare innanzitutto quello che conta per Dio, Lui si prenderà cura di noi e saremo in grado di avere ciò di cui abbiamo bisogno senza grandi sacrifici ed avremo gioia e saremo soddisfatti di ciò che Dio ci offre.

    Non avremo bisogno di rincorrere l’indipendenza finanziaria e di inseguire le ricchezze di questo mondo. Di conseguenza, come ha detto Gesù se viviamo cercando ciò che i pagani cercano le ricchezze, allora inevitabilmente trascureremo Dio e la Sua volontà compromettendo la nostra vita spirituale come ci ha detto Gesù:

    Matteo 6:24-25 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona. 25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

    Non possiamo servire il denaro e Dio, perché inevitabilmente ci troveremo nei guai, molti, molti, troppi credenti finiscono per disobbedire a Dio, anche vivendo nel peccato perché scelgono di cercare le ricchezze in modo che non possono servire Dio correttamente.

    Gesù infatti dice nel versetto 25, a causa di questo pericolo inerente, che dobbiamo imparare a non pensare ai nostri bisogni al punto che questi diventa un comportamento ossessivo che ci impedisce di avere il tempo per servire Dio e crescere spiritualmente.

    Ora lasciatemi concludere questa sezione dicendo una cosa molto importante, prendendo in considerazione ciò che abbiamo bisogno per la nostra vita non significa ciò che molti nella chiesa sono venuti a credere.

    Non significa che non dobbiamo lavorare o pianificare per il futuro, non significa che dobbiamo andare in giro con vestiti sporchi, strappati e sminuzzati, in altre parole in modo ridicolo e sporco o sciatto, non significa che non si dovrebbe cercare di essere decenti e di avere buone cose. Non avere pensiero per la nostra vita nel contesto in cui Gesù sta parlando è non diventare ossessivamente preoccupati per il modo in cui vestiamo o di quello che abbiamo o non abbiamo se o no in futuro avremo questo o quello.

    Se posso solo concentrare ciò che Gesù sta dicendo è questo: non inseguite le ricchezze, cercando di diventare ricchi perché danneggerà il rapporto con Dio ed aggiungerà preoccupazioni e ansietà alla nostra vita. Pertanto, accontentiamoci e fidamoci e serviamo Dio, cresciamo nella grazia e nella giustizia e così facendo Dio si prenderà cura di noi mentre lavoriamo. Egli si adopererà per noi e renderà più facile tutti i noatri sforzi e dovremo sì lavorare, ma non lavoreremo come cani senza andare da nessuna parte. Gesù non vuole che noi siamo preoccupati, ansiosi e ossessionati, invece vuole che ci si fidi di Dio e che lo serviamo e siamo contenti di ciò che abbiamo.

    Questo, come ho detto prima e non significa di non lavorare affatto e che Dio provvederà comunque, abbiamo visto che non è così che funziona né è quello che Dio desidera da noi.

    Dio vuole che i Suoi figli lavorino e non siano pigri ma non vuole che ci uccidiamo cercando di ottenere quello di cui abbiamo bisogno per vivere e ciò che desideriamo avere.

    Avete notato che dice e io dico di quello che abbiamo bisogno, non quello che vogliamo. Sono due cose diverse! Guardate ciò che Paolo dice riguardo a questo, lo abbiamo letto anche prima:

    1 Timoteo 6:6-10 Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. 7 Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla, 8 ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti. 9 Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. 10 L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.

    Pianificare per il futuro è anche giusto, ma bisogna ricordare ciò che Dio dice dei nostri piani, dobbiamo farlo con umiltà e dobbiamo fidarci di Lui senza cercare di farlo a modo nostro e con la nostra forza e come stiamo studiando qui essere perseveranti e diligenti nella preghiera.

    Affidarsi a Dio e alla Sua guida, direzione e sapienza e pregando con ringraziamento così avremo la rimozione dell’ansia e avremo la pace nei nostri cuori e nelle nostre menti e affidandoci al Signore dovremo lottare molto meno e avremo di più, mentre avremo anche il tempo di fare ciò che è importante per Lui.

    Molti credenti lavorano tanto, ma hanno poco e hanno anche poco o nessun tempo per servire Dio e per prendersi cura di se stessi, questi stanno facendo qualcosa di sbagliato in linea con quello che la Scrittura ci esorta di fare.

    Filippesi 4: 4-7 ci esorta a trovare la nostra gioia nel Signore e ci esorta a non essere ansiosi per alcuna ragione, ma quando ci troviamo di fronte a preoccupazioni e ansietà riguardo a qualcosa nella nostra vita dobbiamo pregare, far conoscere le nostre richieste e le nostre suppliche a Dio con ringraziamento.

    Ora voglio porre l’accento sulla parola con ringraziamento. Questo è un elemento essenziale della nostra vita di preghiera che spesso manca.

    Tuttavia, il ringraziamento a Dio è una dimostrazione della nostra gratitudine e soddisfazione per le benedizioni che abbiamo già ricevuto da Dio.

    Se non possiamo essere grati a Dio per ciò che già abbiamo è dubbio che Egli ci benedirà con più cose. La soddisfazione e la gratitudine sono essenziali nella vita del credente.

    Infatti, quando questi sono assenti dalla nostra vita di preghiera, questo porta effettivamente ad ansia, preoccupazione, avidità ed invidia e, come si può vedere, questi sono comportamenti peccaminosi che Dio non vuole che noi abbiamo.

    Queste cose ci portano quindi a dubitare ed a diffidare di Dio e ci portano alla disobbedienza e a fare cose che infine ci riporteranno ancora nella posizione di cui parlavamo prima e che anche quella di cui Gesù ha parlato in Matteo 6.

    Quindi essere grati nella preghiera è necessario, ma per farlo dobbiamo, come la parola che abbiamo visto significa, essere perseveranti e sinceri nella preghiera, perseverare nella preghiera e diligenti nella preghiera e persino partecipare alla preghiera assiduamente e se ci mettiamo in una posizione spirituale in cui le nostre preghiere sono ostacolate, allora la nostra vita spirituale ne soffrirà e non solo la nostra vita spirituale, ma anche la nostra vita in generale.

    Essere perseveranti nella preghiera richiede che abbiamo i mezzi e l’occasione di obbedire a questa esortazione. Possiamo spesso avere il motivo, ma se non abbiamo i mezzi e l’opportunità non possiamo obbedire a questa esortazione.

    Ci troviamo quindi in una condizione paradossale perché questo funziona esattamente in questo modo, se inseguiamo le ricchezze, se cerchiamo di vivere come i pagani vivono, se rimaniamo conformi ai modi di questo mondo, se ci sforziamo tanto per fare cose per noi stessi e solo per noi, se non ci fidiamo Dio con tutto il nostro cuore senza appoggiarsi sulla nostra comprensione, Proverbi 3: 5-6, cominceremo ad essere avvolti dalle preoccupazioni e dalle ansie, andremo a finire in un comportamento peccaminoso perché finiremo per avere mancanza di tempo per potere e voler servire Dio e cercare il Suo regno e la Sua giustizia per prima nella nostra vita. Ciò che accade è questo, finiremo col lavorare più a lungo senza mai raggiungere i nostri obiettivi desiderati.

    Questo sarà alla fine, come era per la gente di Dio nei tempi di Aggeo. Sarà il compito del Signore e la Sua disciplina a farlo.

    Dio tratterrà le benedizioni migliori che Lui vuole darci ed invece di lavorare per noi, lavorerà contro di noi.

    È veramente difficile cercare di lottare contro Dio e pensare che possiamo vincere. Il braccio del Signore è troppo forte per noi e ci combatterà fino a quando ci arrenderemo e quando lo facciamo saremo benedetti, oppure saremo consumati fisicamente e indeboliti spiritualmente e vivremo in costante mediocrità; ma ancor peggio saremo disubbidienti al nostro Padre celeste che desidera solo il meglio per noi.

    Se il Signore non edifica la nostra casa dobbiamo lavorare invano. Se il Signore non ci custodisce invano noi continueremo star di guardia, il ladro avrà accesso e verrà a rubare da noi. Se il Signore non è colui in cui abbiamo fiducia con tutti i nostri cuori e se abbiamo solo fiducia in noi stessi e nostri sforzi allora in verità ci sveglieremo presto e andremo a letto tardi e mangeremo il pane di afflizone perché non stiamo facendo le cose come vuole Dio.

    Se invece abbiamo fiducia nel Signore per edificare la nostra casa a modo Suo, questo significa che cerchiamo il suo Regno e la Sua giustizia innanzitutto e lasciamo che sia Lui a costruire la nostra casa, con la nostra collaborazione naturalmente, Egli ci proteggerà ed i nostri beni mondani e spirituali dal nemico e mentre tutto questo sta accadendo il Signore lavorerà per noi anche mentre dormiamo il salmo 127 dice infatti anche che avremo un sonno riposante e pacifico piuttosto che rimanere svegli la notte e soffrire la perdita di sonno per via delle nostre preoccupazioni e le nostre ansie e spesso anche per via di una coscienza sporca se ci siamo gettati in comportamenti peccaminosi.

    Questo è ciò che ci insegna anche il Salmo 127: 1-2.

    Così come stiamo dicendo, per avere una vita di preghiera coerente con questa esortazione, per essere perseveranti nella preghiera dobbiamo assicurarci di metterci nella giusta condizione spirituale per farlo. Questo è il primo passo per obbedire a questa esortazione.

    La nostra preghiera dovrebbe essere come abbiamo detto, perseverante e diligente e abbiamo visto questo significa essere seri nella preghiera, perseverare nella preghiera e persino di continuare assiduamente nella preghiera.

    La Scrittura ci insegna molto in che modo dobbiamo pregare.

    Anche se Dio desidera ascoltare le nostre richieste e dovremmo portarle a Dio come abbiamo visto in Filippesi 4.

    Tuttavia dobbiamo renderci conto di una cosa molto importante, le nostre preghiere non dovrebbero essere solo per noi.

    Gesù ci ha insegnato in che modo dovremmo pregare, questo è scritto anche in Matteo 6 ed altri Vangeli.

    Gesù ci ha insegnato come pregare!

    Prima Gesù ci dice di non essere ipocriti nel nostro modo di pregare. Non sta dicendo che la preghiera pubblica sia sbagliata e pregare a voce alta sia sbagliato, ma Egli si sta concentrando sulla motivazione delle nostre preghiere e non sulla loro forma.

    Ci dice in Matteo 6: 5-6 di non pregare come gli ipocriti. Si riferisce specificamente ai farisei, i leader religiosi del Suo giorno.

    Anche oggi molti leader religiosi fanno lo stesso, pregano per essere visti, per ottenere acclamazione dagli altri.

    Gesù ha anche detto questo:

    Matteo 23:14 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle vedove e per pretesto fate lunghe preghiere; per questo subirete una condanna più severa.

    Qui troviamo il vero motivo per l’ipocrisia dei farisei, stavano sfruttando le vedove ed i poveri offrendo lunghe preghiere. In realtà stavano ricevendo lucro per la loro preghiera. Vi ricorda qualcun altro oggi?

    Sì, la religione romana del Vaticano. E che ne dite del vangelo carismatico e della prosperità che promuove la falsa chiesa?

    Tutti fanno la stessa cosa, per una donazione, perché solo questa o più volte dicono che riceverai una benedizione o addirittura ancora più triste nella religione romana per una donazione o un certo pagamento pregheranno per le anime dei defunti per essere liberate dal “purgatorio ” più velocemente ed andare in cielo più velocemente.

    Che dire della vendita di indulgenze, che a proposito si stanno ancora verificando oggi. Come la vendita di oggetti religiosi che poi dovrebbero produrre una benedizione per gli acquirenti.

    Le preghiere degli ipocriti sono quelle di quelli che predicano bene ma razzolano male, non dovremmo essere come loro.

    La nostra motivazione nella preghiera deve essere sincera, pura ed onesta e non egoista.

    Poichè questo è in effetti ciò che dice anche Giacomo quando dice questo:

    Giacomo 4:2-3 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.

    Vedete che cosa sta dicendo Giacomo? Anche credenti chiedono ma non ottengono perchè chiedono male, con le motivazioni sbagliate e nel versetto due si evince che Giacomo stia facendo riferimento all’egoismo e all’invidia.

    In secondo luogo Gesù ci insegna a non pregare come i pagani invocavano i loro dèi.

    Matteo 6:7-8 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.

    Questo è un passo molto interessante perché spiega molte verità se studiamo ciò che Gesù sta dicendo qui nel contesto storico e culturale possiamo sicuramente applicarle molto a come alcuni pregano anche oggi nella chiesa.

    Nella Scrittura il più grande esempio di ciò che Gesù dice si trova in 1 Re 18:26 dove i profeti e i sacerdoti di Baal hanno invocato Baal dalla mattina alla sera dicendo: “Oh Baal ascoltaci”.

    Il seguente è un “esemplare delle ripetizioni vane” dei pagani Romani:

    “Pio Antonino, gli dèi ti conservino, Antonino gentile gli dèi ti conservino, Gentile Antonino, gli dèi ti conservino”.

    Tuttavia, se esaminiamo la parola usata da Gesù in questo passo, arriviamo anche ad un’altra comprensione oltre a quella che abbiamo già spiegato.

    La parola che Gesù usa qui nella lingua Greca è battologeo che significa balbuzie.

    In altre parole, quando preghiamo non solo non dobbiamo ripetere continuamente e in modo ripetitivo frasi coerenti, ma significa anche che non dobbiamo balbuziare cose insignificanti.

    Questo significa non usare un balbettare insensato come facevano i pagani.

    Questa è una recita di superstizioni senza parole e senza riguardo ad un vero senso comprensibile tra di loro.

    Possiamo in realtà trovare alcuni esempi di ciò di cui Gesù sta parlando che possiamo sperimentare oggi?

    Definitivamente possiamo pensare a qualcuno in particolare.

    Per esempio possiamo pensare a tutte le parole ripetitive in alcune delle cosiddette preghiere della religione romana.

    Anche se possono essere intesi come attuali e vere parole coerenti e comprensibili, le preghiere sono infinite e ripetitive e questa gente crede che le intenzioni che una persona ha quando offrono tali ripetizioni sarà udita per la continuità e la durata di queste preghiere.

    Per esempio il rosario è un esempio e anche quanti rosari una persona prega continuamente è la base Romana che Dio ascolta e risponde alle intenzioni di quella persona che offre queste preghiere in ripetizione e continuità.

    Questo è anche quello di cui Gesù sta parlando. La chiesa romana usa brevi preghiere in ripetizione, ripetizioni vane, preghiere che quasi tutti sappiamo cosa siano, la preghiera dell’ Ave Maria, che viene offerta a Maria per esempio. Questa è esattamente una pratica interamente pagana.

    Innanzitutto, nella Scrittura non troviamo scritto mai che una persona dovrebbe offrire preghiere a Maria la amdre di Gesù.

    In realtà c’è un SOLO mediatore e intercessore in cielo tra Dio e noi, Gesù Cristo nostro Signore.

    1 Timoteo 2:5 Poichè c’è un solo Dio ed un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù.

    Questo versetto è scritto da Paolo nel contesto della preghiera e intercessione.

    Troviamo anche questo scritto in:

    Romani 8:34 Chi è colui che condanna? E’ Cristo che è morto e piuttosto è risorto e che è alla destra di Dio ed intercede per noi.

    Come vediamo Gesù è morto per noi ma piuttosto è risuscitato dai morti ed è seduto alla destra di Dio e fa intercessione per noi. Non è Maria con tutto il rispetto che la madre terrena di Gesù deve avere ma lei non morì per noi e non è risorta per noi e nemmeno è seduta alla destra di Dio e pertanto non è lei che intercede per noi.

    Anche Giovanni scrive:

    1 Giovanni 2:1-2 Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2 Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

    Abbiamo un solo avvocato presso Dio, ed è Gesù Cristo il giusto, non Maria e nessun altro cosiddetto santo romano. Egli è la propiziazione per i nostri peccati.

    Nel libro di Ebrei in diversi casi Gesù Cristo è menzionato come sacerdote in cielo presso Dio per noi ed è a causa di Lui e solo di Lui che le nostre preghiere sono valide ed ascoltate da Dio, Ebrei 4: 14-16.
    Di nuovo con tutto il rispetto per Maria dobbiamo però capire che la religione romana l’ha elevata ad uno stato che appartiene solo a Gesù. Questa è idolatria, ma non solo, vediamo che si tratta espressamente di un opera satanica disegnata per bestemmiare la signoria di Cristo ed anche causare la gente a cadere nell’idolatria adorando una persona diversa anzichè Gesù ed offrendo preghiere a Dio attraverso un mediatore diverso da Gesù che è l’unico mediatore.

    L’apparato religioso romano ha disonorato non solo Cristo e Dio Padre facendo questo ma anche Maria stessa. Le hanno fatto il volto di un idolo e la Scrittura ci dice che dietro ogni idolo c’è un demone, ovvero ogni idolo sebbene non è nulla di per sé sia tuttavia è una rappresentazione di un demone che si nasconde dietro l’immagine dell’idolo.

    1 Corinzi 10:19-20 Che dico dunque? Che l’idolo sia qualche cosa? O che ciò che è sacrificato agli idoli sia qualche cosa? 20 No, ma dico che le cose che i gentili sacrificano, le sacrificano ai démoni e non a Dio; or io non voglio che voi abbiate parte con i démoni.

    Ricordiamoci che l’immagine che la religione romana sostiene di essere Maria non è Maria, la vera Maria.

    Nessuno sa come era apparsa Maria e nessuno sa come sia apparso Gesù.

    Le immagini sono semplicemente quelle di una creazione di immagini e l’inclinazione verso di loro sono contrarie ai comandamenti di Dio Esodo 20: 4-5.

    Quindi, ciò che la chiesa romana ha fatto è questo, ha resuscitato in realtà un’antica idolatria che troviamo effettivamente menzionata nella Scrittura.

    Infatti, hanno dato a Maria lo stesso titolo che aveva l’idolo al tempo in cui Israele stava commettendo idolatria con questo idolo.

    La chiesa romana ha dato a Maria il titolo di ” Regina dei cieli” questo titolo infatti non gli è stato dato per caso.

    Guardiamo alle Scritture e vediamo cosa dice Dio il solo ed unico monarca, il re dei cieli della cosiddetta Regina dei Cieli.

    Geremia 7: 18-24 I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per fare delle focacce alla regina del cielo, e poi fanno libazioni ad altri dèi per provocarmi ad ira 19 Ma provocano veramente me», dice l’Eterno, «o non piuttosto se stessi a loro propria vergogna?». 20 Perciò così dice il Signore, l’Eterno: «Ecco, la mia ira, il mio furore si riverserà su questo luogo, sugli uomini e sulle bestie, sugli alberi della campagna e sui frutti della terra e arderà senza estinguersi». 21 Così dice l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele: «Aggiungete i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! 22 Poiché io non parlai ai vostri padri e non diedi loro alcun ordine, quando li feci uscire dal paese d’Egitto, riguardo agli olocausti e sacrifici; 23 ma questo comandai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici”. 24 Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio, ma camminarono secondo i consigli e la caparbietà del loro cuore malvagio, e andarono indietro e non avanti.

    Geremia 44:15-25 Allora tutti gli uomini che sapevano che le loro mogli bruciavano incenso ad altri dèi e tutte le donne che erano presenti, una grande moltitudine, e tutto il popolo che dimorava nel paese d’Egitto, in Pathros, risposero a Geremia, dicendo: 16 «Quanto alla parola che ci hai detto nel nome dell’Eterno, non ti ascolteremo, 17 ma intendiamo fare tutto ciò che è uscito dalla nostra bocca, bruciando incenso alla Regina del cielo e versandole libazioni come abbiamo fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri principi nelle città di Giuda e per le vie di Gerusalemme, perché allora avevamo pane in abbondanza, stavamo bene e non vedevamo alcuna sventura. 18 Da quando però abbiamo cessato di bruciare incenso alla Regina del cielo e versarle libazioni, ci è venuto a mancare ogni cosa, e siamo stati consumati dalla spada e dalla fame». 19 Le donne aggiunsero: «Quando bruciamo incenso alla Regina del cielo e le versiamo libazioni, è forse senza il consenso dei nostri mariti che le facciamo focacce con la sua immagine e le versiamo libazioni?». 20 Allora Geremia parlò a tutto il popolo, agli uomini, alle donne e a tutta la gente che gli aveva risposto in quel modo e disse: 21 «Non si è forse l’Eterno ricordato e non gli è venuto in mente l’incenso che avete bruciato nelle città di Giuda e per le vie di Gerusalemme, voi, i vostri padri, i vostri re, i vostri principi e il popolo del paese? 22 L’Eterno non l’ha più potuto sopportare, a motivo della malvagità delle vostre azioni e a motivo delle abominazioni che avete commesso. Perciò il vostro paese è divenuto una desolazione, un oggetto di stupore, una maledizione e senza alcun abitante, come è ancora oggi. 23 Poiché voi avete bruciato incenso e poiché avete peccato contro l’Eterno e non avete ascoltato la voce dell’Eterno e non avete camminato secondo la sua legge, i suoi statuti e i suoi precetti, perciò vi è venuta addosso questa calamità, come oggi si vede». 24 Poi Geremia disse a tutto il popolo e a tutte le donne: «Ascoltate la parola dell’Eterno, o voi tutti di Giuda, che siete nel paese d’Egitto. 25 Così dice l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele: Voi e le vostre mogli lo avete detto con la vostra bocca e lo avete compiuto con le vostre mani, dicendo: “Noi vogliamo adempiere i voti che abbiamo fatto, bruciando incenso alla Regina del cielo e versandole libazioni”. Sì, voi adempirete certamente i vostri voti e compirete i vostri voti.

    Questi passi sono molto interessanti vero?

    Così vediamo che la religione romana ha adottato l’idolo che il popolo di Dio era abituato ad adorare nei giorni di Geremia, così non solo l’immagine della Regina del Cielo è un idolo ma tutte le preghiere offerte attraverso lei ed a lei attraverso i rosari ed i membri della religione romana sono preghiere inattive ed implorazioni vane sono infinite inutili ripetizioni proprio come i quelle dei pagani, infatti è un culto pagano.

    Anche la religione romana ha adottato molte altre preghiere ripetitive ed anche la preghiera che il Signore Gesù ci ha insegnato a pregare e che noi conosciamo come Padre nostro.

    Anche questa preghiera è stata adottata ed usata come una preghiera ripetitiva usando la preghiera letteralmente ripetuta parola per parola ed offerta continuamente.

    Tuttavia non era questo il motivo per cui Gesù ha formulato la preghiera in quel modo e non era veramente il significato di adottare la preghiera e di recitarla nel modo in cui la relgione romana la recita. Infatti questo modo di pregare è contrario a quello che Egli ha appena detto della preghiera.

    Ritorneremo di nuovo alla preghiera del Signore, ma prima vorrei citare un’altra cosa a cui credo che Gesù stava facendo riferimento usando infatti la parola Greca battalogeo, indica ripetizione ma anche un brontolio incoerente.

    I pagani usavano un altro modo per invocare gli dei che svolgevano attraverso varie balbuzienti ed incoerenti suoni.

    Possiamo vedere questo metodo usato oggi in diverse altre religioni, l’induismo o altre religioni orientali / asiatiche ed anche nel buddismo.

    Questo tuttavia non è limitato a queste religioni mistiche orientali è anche trovato in alcune correnti di cristianesimo.

    Per esempio la pratica molto famosa di pregare nelle così dette lingue che troviamo in qualche corrente cristiana è esattamente ciò di cui Gesù stava parlando.

    Senza approfondire troppo lo studio di questa falso linguaggio e falsa pratica possiamo dire che sebbene il movimento carismatico e pentecostale sostiene che questi suoni senza significato che sentiamo pronunciati sono il vero linguaggio dello Spirito o come essi dicono anche un linguaggio angelico il quale, possiamo comprendere chiaramente anche attraverso uno studio superficiale delle Scritture non sono affatto la lingua dello Spirito e nemmeno un linguaggio angelico.

    Prima di tutto pensiamo a questo per un momento, o è la lingua dello Spirito Santo o è un linguaggio angelico perché non può essere entrambi. Dire che sono entrambi in realtà vuol dire essere ignoranti di chi sia Dio.

    Dio ha creato gli angeli e Dio non è un angelo. Gli angeli e Dio sono completamente diversi anche da Dio e gli angeli probabilmente non parlano nemmeno una lingua piuttosto con qualcosa di simile alla comunicazione telepatica.

    Le parole per quanto riguarda la lingua sono per l’umanità e sia Dio che gli angeli, attraverso la Scrittura, hanno sempre comunicato con gli uomini usando linguaggi comprensibili agli umani. Questo fatto renderebbe veramente un linguaggio spirituale per comunicare con Dio completamente inutile.

    Quando si tratta del soggetto e del contesto della preghiera, sfido qualsiasi pentecostale e carismatico di mostrarci, ovunque nella Scrittura, quando una lingua di preghiera spirituale sia mai stata usata e adottata per pregare.

    Non saranno mai in grado di trovarle perché non esistono.

    Da nessuna parte nella Scrittura si trova questo linguaggio spirituale. Da nessuna parte nella Scrittura troviamo qualcuno che prega in un linguaggio dello Spirito Santo.

    Sappiamo che molti direbbero che questo concetto si trova in:

    1 Corinzi:14-14-17 perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa. 15 Che si deve dunque fare? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente. 16 Tuttavia, se tu lodi Dio con lo spirito, colui che occupa il posto del profano, come dirà “amen” al tuo ringraziamento, poiché egli non comprende ciò che tu dici? 17 Infatti tu puoi anche rendere un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato.

    Qui essi sostengono che le Scritture insegnano che una persona può pregare in lingue, poiché insistono sul fatto che ciò è dichiarato nel versetto 14.

    Quello che Paolo insegna, tuttavia, in questo passaggio e nell’intero capitolo 14 non è il fatto che le lingue siano usate per preghiera o che siano un linguaggio spirituale o angelico, ma insegna che se una persona, anche se soprannaturale e spiritualmente prega o parla in un linguaggio diverso da quello che la congregazione parla, gli ascoltatori non capitscono ciò che viene detto non conoscendo quel linguaggio specifico.

    Questo è evidente anche oggi, vero? Se una persona predica, prega o parla in una lingua straniera, che fosse in modo sovranaturale o no e lo fanno senza interpretazione o senza traduzione gli altri che non sanno quella lingua come potranno essere edificati? Non lo possono essere e questo è esattamente quello che sta dicendo Paolo qui.

    Non c’è mai stato un misterioso e sconosciuto cambiamento nel contesto e nel soggetto di parlare in altre lingue. Da nessuna parte dell’intero Nuovo Testamento si è verificato questo presunto cambiamento, dalle lingue parlate in Atti 2 e Atti 10, all’angelica e spirituale lingua di preghiera.

    Sfido chiunque di trovarlo e di mostrarci dove sia avvenuto questo cambiamento.

    Il dono o meglio il segno di parlare in lingue era ed è sempre stato riferito a lingue umane reali ed esistenti, lingue sconosciute sì ma solo per coloro che non riuscivano a capirle.
    Questo è esattamente il motivo per cui queste potevano essere usate solo quando ci fosse stata un’interpretazione.

    Se una persona conosce solo una lingua, e andasse all’ONU si sedesse in una sessione e fosse in grado di ascoltare tutte le diverse lingue parlate contemporaneamente dai traduttori sarebbero completamente confusi e non potrebbero mai capire niente.

    Questo infatti è il caos che molti udivano il giorno di Pentecoste in Atti 2 quando venne lo Spirito Santo con potenza. Infatti molti udirono le loro stesse lingue, addirittura dialetti che venivano parlati.

    Questo caos di lingue incomprensibili è ciò di cui Paolo parla in Corinzi 14:6-12.

    Questo è ciò che Paolo sta spiegando in 1 Corinzi 14:7-14 e non un linguaggio spirituale o angelico specialmente usato in preghiera.

    Oramai sappiamo che i proponenti del linguaggio angelico, spirituale e di preghiera, sebbene non si capisca quando siano diventati una realtà, insistono citando anche questi altri due passi per sostenere il loro errore.

    1 Corinzi 13:1 Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo.

    Parliamo di questo passo. Paolo sta dicendo questo per fare un punto e sta usando questo esempio in una funzione iperbolica.

    Una iperbole è: una figura di discorso in cui l’esagerazione viene usata per l’enfasi o l’effetto, come in: potrei dormire per un anno o questo libro pesa una tonnellata.

    Che Paolo sta usando un linguaggio iperbolico è reso evidente anche dal versetto seguente dove Paolo dice:

    2 E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla.

    Vediamo qui che Paolo sta citando anche di avere il dono della profezia mentre parlava in lingue con la lingua dell’uomo e questo lo ha fatto e li aveva come doni, allora il contrasto era questo, che anche se potesse parlare con una lingua angelica, a condizione di averla, allo stesso modo anche se capisse tutti i misteri e avesse tutte le conoscenze e avesse tutta la fede ma non c’è nessuno, nessuno eccetto Dio, che comprende tutti i misteri ed ha tutte le conoscenze e nessuno ha tutta la fede.

    Quindi, quello che vediamo qui è la prima menzione di ciò che poteva fare e di quello che ha fatto e, in secondo luogo, in confronto esagerato ha menzionato che anche se una persona avesse tutte queste cose impossibili da avere ma non ha amore, non avrebbero nulla.

    Questa non è una Scrittura che supporta un credente di avere un linguaggio angelico né può sostenere questa dottrina nella chiesa.

    La seguente Scrittura che viene utilizzata per giustificare le balbuzie e la definizione di una lingua spirituale o di una lingua di preghiera è questa:

    Romani 8:26 Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene; ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili.

    Sostenere che questo passo è un riferimento al parlare in un linguaggio spirituale di preghiera è davvero un grande e grave errore.

    Non possiamo affermare che è lo Spirito Santo che stia facendo questo e anche la persona che lo fa.

    Inoltre, è un linguaggio dello Spirito, o è un linguaggio angelico o è una lingua di preghiera o entrambe? Perché questi passi sono così ambigui e poco chiari a riguardo e ci dobbiamo chiedere allora, perché Paolo o un altro scrittore del Nuovo Testamento non chiariscono meglio l’esistenza di questa cosiddetta lingua di preghiera?

    Anzi. eccetto questo passo che comunque non insegna affatto questo, un linguaggio spirituale di preghiera non viene mai manzionato in alcun posto nella Scrittura.

    Quindi come dovremmo sapere interpretazione biblica corretta non supporta una dottrina creata da un solo versetto o passo senza che ci sia un contesto ben chiaro che viene delineato dalla Scrittura stessa in molti passi e contesti. Non potremmo mai far sì in questo caso che la Scrittura interpretasse se stessa riguardo a questo così detto linguaggio spirituale o di preghiera perchè tale contesto e discorso non esiste nella Scrittura.

    Qui in questo passaggio di Romani 8 è lo Spirito che fa intercessione per noi con gemiti che non possono essere pronunciati. Le parole chiave sono gemiti e non possono essere pronunciate.

    Presumibilmente le lingue parlate nella chiesa oggi non sono sicuramente gemiti e sicuramente esprimono suoni comunque non discernibili ma udibili.
    Qui però stiamo parlando di gemiti, nel Greco la parola gemiti è stenagmoís che significa:
    sospirare o pregare inaudibilmente.

    Come vediamo questa parola non dà alcuna indicazione al parlare un vero e proprio linguaggio, sia umano che spirituale.

    Paolo sta parlando dello Spirito Santo che ci aiuta a pregare pregando in modo inaudibile o al massimo emettendo i gemiti e sospiri, i quali sono lontani un oceano dall’uso di parole, suoni o balbuzie di qualsiasi tipo.

    Tutti questi passi sono usati dai Pentecostali e Carismatici per giustificare il loro metodo di parlare in lingue, ma approfondire lo studio di questi passi e interpretandoli nel loro contesto ed in concerto con l’intero soggetto attraverso la Scrittura, vediamo chiaramente che la loro interpretazione di questi passi è erronea ed è davvero disonesto insistere sul fatto che la Scrittura dice ciò che in effetti non dice e che in effetti giustifica una certa pratica ed una cosiddetta esperienza spirituale quando invece non lo fa davvero.

    C’è solo un tipo di lingue menzionato nella Scrittura e sebbene queste lingue venivano prodotte da una manifestazione dello Spirito Santo, non erano mai e poi mai un linguaggio estatico, mistico o non comprensibile, in altre parole incomprensibili, piuttosto erano sì prodotte e manifeste supernaturalmente dallo Spirito Santo, ma erano lingue umane esistenti.

    Erano consegnate in modo soprannaturale dallo Spirito Santo ad alcuni credenti, credenti che non parlavano naturalmente alcune di queste altre lingue straniere.

    I pagani invece usavano brontolii, inculcando incoerenti suoni nelle loro dichiarazioni mistiche mentre adoravano i loro idoli muti.

    Credo che sia veramente esattamente quello che Gesù menzionava quando ha detto di non usare parole balbuzienti come facevano i pagani.

    Tutto ciò che si trova in molta della chiesa di oggi durante la preghiera credo sia quello che Gesù ha detto di non fare, eppure molti pensano di esprimere la loro vita di preghiera con un brontolio incoerente ed effettivamente erroneamente pensando che le loro preghiere in tale maniera siano più potenti e migliori di coloro che pregano in un normale linguaggio umano.

    Gesù ci comanda di non pregare in nessun modo come i pagani. Le nostre preghiere devono essere sincere, comprensibili e non ripetitive né devono essere ingannanti.

    Dopo questo Gesù dice che non hanno bisogno di essere complicati nella preghiera perché il Padre sa ben prima che gli chiediamo ciò di cui abbiamo bisogno.

    Questo è un altro fatto che dovrebbe spostare la nostra attenzione dalla preghiera egoista basata su di noi stessi e le nostre necessità per pregare invece per ciò che è più importante a Dio.

    Non che i nostri bisogni non siano importanti a Dio, lo sono, ma Dio non vuole che siano la fonte e la priorità nella nostra preghiera poiché quando lo sono stiamo agendo in modo egoista e Dio vuole che noi ci fidiamo così assolutamente di Lui che dei nostri bisogni si preoccuperà Lui e non noi.

    Tutto questo è evidenziato da ciò che Gesù dice nei seguenti versetti quando ci insegna il modo in cui dobbiamo pregare. Non tanto l’uso della preghiera recitata come un mantra o questa preghiera parola per parola, piuttosto come modalità, come modo e le priorità che dobbiamo usare nella nostra vita di preghiera.

    Matteo 6:7-13 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate in questa maniera: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. 10 Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane necessario. 12 E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. 13 E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen”.

    Gesù qui ci dice di pregare in questo modo, in altre parole con questa struttura prioritaria nelle nostre preghiere. Dobbiamo essere brevi e semplici è ciò che Gesù dice qui.

    Prima Gesù ci dice che in testa alla nostra preghiera, a proposito, la preghiera non è semplicemente ed esclusivamente una lista di richieste che portiamo davanti a Dio, ma sono comunicazione con il nostro Padre.

    La prima cosa che Gesù menziona è di lodare Dio, questa è la nostra prima priorità.

    A proposito, la lode è, come vediamo estremamente importante, siccome Gesù la mette come primo ordine di affari nella nostra vita di preghiera.

    La preghiera e il ringraziamento purtroppo sono piuttosto un soggetto perduto nella vita della preghiera della gente.

    Dio è degno di lode e di ringraziamento, se non possiamo lodare Dio innanzitutto, in realtà non dovremmo chiedergli niente.

    Se Dio non è degno di lode e di ringraziamento, non siamo degni di ricevere alcuna cosa in preghiera.

    È così semplice. In realtà, non siamo mai degni di ricevere nulla da Dio, ma Egli è così grazioso ed in Cristo vuole benedirci.

    Dobbiamo benedire Dio anche se Egli è degno dopo tutto ciò che ha fatto e fa per noi, ma Egli è degno solo perché Egli è Dio.

    In tutta la Bibbia ci sono 246 riferimenti alla lode, in Salmi solo lode a Dio è menzionato 158 volte.

    Nei Salmi sa soli troviamo oltre il 50% di tutta la Bibbia della menzione della lode a Dio. I salmi sono cantici ma allo stesso tempo sono preghiere a Dio. Quindi vediamo quanto sia importante la lode nella preghiera.

    Salmi 22:3 Eppure tu sei il Santo, che dimori nelle lodi d’Israele.

    Questa affermazione è incredibile, Dio vive, abita dove c’è la lode. Nella lode del Suo popolo.

    Quindi se noi, essendo il tempio dello Spirito Santo, non lodiamo Dio abbastanza o se non possiamo vedere o capire quanto sia importante questo concetto significa che non siamo spiritualmente sani.

    La Scrittura ci dice che dobbiamo offrire sacrifici di ringraziamento e di lode:

    Salmi 107: 22 Offrano sacrifici di lode e raccontino le sue opere con canti di gioia.

    Geremia 17: 26 Verranno quindi dalle città di Giuda, dai dintorni di Gerusalemme, dal paese di Beniamino, dal bassopiano, dai monti e dal Neghev, portando olocausti, sacrifici, oblazioni di cibo e incenso e offrendo sacrifici di rendimento di grazie nella casa dell’Eterno.

    Noi non siamo solo il Tempio dello Spirito Santo, siamo anche un sacerdozio regale e siamo chiamati a offrire a Dio sacrifici e offerte spirituali attraverso Cristo nostro Signore.

    1 Pietro 2: 5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

    1 Pietro 2:9 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;

    Questo è ciò che proclamiamo o meglio offriamo lodi a Dio!

    Vediamo dunque che nella nostra vita, cioè nella vita del credente noi stessi siamo una casa spirituale ed un sacerdozio dobbiamo offrire sacrifici spirituali che come abbiamo visto, sono lodi e ringraziamenti.

    Nella nostra vita di preghiera non può o meglio non dovrebbe mancare la lode e il ringraziamento perchè secondo Gesù è la massima priorità nella preghiera.

    In secondo luogo, Gesù ci dice che dovremmo pregare innanzitutto per ciò che è importante a Dio, dobbiamo pregare nella volontà di Dio e secondo la Sua sovranità. Questa diventa la parte più difficile della nostra vita di preghiera.

    Permettetemi di reindirizzarvi all’inizio del capitolo 12.

    Vi ricordate quello che abbiamo studiato nel versetto uno e due?

    Versetto uno è veramente quello di cui abbiamo parlato qui, l’offerta di noi stessi come sacrifici viventi, questo è ciò in cui Dio si diletta.

    Tuttavia, abbiamo visto anche lì un comandamento che dobbiamo essere trasformati dal rinnovamento della nostra mente in modo che possiamo dimostrare e conoscere la volontà di Dio e per comprendere che la Sua volontà è buona, accettabile e perfetta.

    Quindi, quando preghiamo, dobbiamo essere ben consapevoli della volontà di Dio e dei Suoi modi, quando e se facciamo questo, allora pregheremo in linea con la volontà di Dio.

    Dobbiamo sapere come pregare in linea con la sua volontà e dobbiamo essere sicuri di sapere che la Sua volontà è sempre buona, sempre accettabile e sempre perfetta.

    Questa parte è la nostra più grande sfida e la nostra più grande rovina nella nostra vita di preghiera.

    Per esempio, molti pensano e lo fanno sinceramente perché dicono che prendono Dio alla Sua parola, che possiamo chiedere qualsiasi cosa a Dio e se abbiamo fede, se abbiamo veramente fede che Dio lo farà senza dubbio.

    Ora, c’è molto da dire su questo pensiero.

    Ottengono questa dottrina e credenza da una serie di Scritture che sembrano sostanzialmente sostenere la loro teoria perché queste Scritture sembrano in realtà confermare quello che credono.

    Infatti sostengono che la ragione per cui molti cristiani non ricevono esaudimenti delle preghiere è perché non hanno abbastanza fede per credere che Dio darà loro ciò che chiedono.

    Vediamo alcuni di questi versetti.

    Il primo che viene utilizzato per sostenere questa teoria è questo:

    Matteo 18:18-20 In verità vi dico che tutte le cose che voi avrete legate sulla terra saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra saranno sciolte nel cielo. 19 Ancora io vi dico che, se due di voi si accordano sulla terra per domandare qualunque cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. 20 Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

    Qui vediamo che Gesù dice che tutto ciò che leghiamo o sciogliamo sulla terra sarà vincolato o sciolto in cielo e poi dice che se due di noi si accordano sulla terra come domandare qualsiasi cosa che ciò che chiediamo sarà fatto da Dio e dove due o tre credenti sono riuniti la presenza di Gesù e la Sua autorità è presente.

    Possiamo dire molto di questo, innanzitutto il contesto. Il contesto in cui si dice questo è messo in rilievo tra il confronto con un credente della sua peccaminosità e il perdono dello stesso.

    Questo è il contesto, non è in realtà della preghiera. Quindi, applicarlo alla preghiera è erroneo tanto per cominciare.

    Vediamo che questo viene ai piedi del fatto di aver affrontato ed infine, nello scenario peggiore di aver disciplinato un credente con disciplina ed autorità ecclesiastica.

    Questo è il contesto in cui Gesù dice questo. Quindi se noi come chiesa, non come credenti individuali, leghiamo in terra qualcuno nel loro peccato Dio onorerà questo anche in cielo, questo significa semplicemente che come chiesa abbiamo imposto la disciplina della chiesa su questa persona e che anche Dio eserciterà la Sua disciplina su questa persona.

    Lo sciogliere sulla terra significa dichiarare una persona sciolta, cioè perdonata dal suo peccato.

    A proposito questa non è l’assoluzione del peccato della religione cattolica romana. Tuttavia è in qualche modo simile.

    Quando una persona si pente dal peccato, sono sciolti e liberati dalla disciplina di Dio così come dalla disciplina della chiesa, come quando una persona si pente e crede nel Vangelo, essi sono liberati dai loro peccati e dalla dannazione eterna.

    Questo è il contesto ed è simile a quello che troviamo in:

    Giovanni 20:23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, e a chi li riterrete, saranno ritenuti».
    Questa è l’autorità dell’apostolo ed oggi l’autorità della chiesa, poter dire a qualcuno che crede nel Signore Gesù e si pente che i suoi peccati sono perdonati, sono rimessi e se non credono quindi avere l’autorità di dire che quella persona sarà vincolata al e per il loro peccato e quindi i peccati gli saranno ritenuti.

    Questo tra l’altro non ha nulla a che vedere con il sacramento della confessione e il potere del sacerdote di assolvere.

    Così, in Matteo 18 quando Gesù dice che la Chiesa ha l’autorità data da Lui di legare un credente al loro peccato o di liberarli dai loro peccati nel senso della disciplina della chiesa.

    Questo non ha nulla a che vedere con un singolo credente individuale possa vincolare o sciogliere ciò che e chi vogliono.

    Non è questo che Gesù ci dice di fare. Sentiamo tanti credenti che si basano su questa Scrittura che legano Satana o legano la malattia o legano gli spiriti ed i demoni e sciolgono benedizioni e guarigioni e ogni tipo di cose che essi desiderano avere.

    Tuttavia, questa non è l’autorità di cui Gesù sta parlando qui e non è questo il vincolare o lo sciogliere come molti credono.

    Si tratta di peccato e disciplina, si tratta di esercitare autorità e disciplina ecclesiastica su un credente impenitente.

    Vedi anche 1 Corinzi 5: 1-13.

    Ciò che concordiamo perciò come chiesa e in autorità ecclesiastica sarà mantenuto in cielo da Dio, ma ciò sta solo mostrando il riflesso della volontà di Dio in cielo ch è fatta sulla terra.

    Quindi, come vediamo questo è in linea perfetta con la preghiera del Signore: “Sia fatta la tua volontà sulla terra come è in cielo!”

    Dio farà quello che chiediamo e che concordiamo perché è la Sua volontà già per cominciare.

    Gesù conferisce anche la Sua autorità e la Sua presenza e l’esistenza della chiesa dove due, tre o più si riuniscono nel Suo nome. Inoltre ciò significa anche che nella chiesa egli concede questa autorità solo quando si riuniscono due o tre o più persone e concordano la volontà di Dio per quella situazione, vale a dire l’autorità e la disciplina della chiesa.

    Anche nell’Antico Testamento ci sono autorevoli testimonianze quando due o più persone concordarono. Deuteronomio 17: 6; Deuteronomio 19:15; Matteo 18:16.

    Un credente solo da se stesso non ha autorità ecclesiastica, per questo Matteo 18 afferma che se un fratello pecca contro di noi, dobbiamo sì prima andare a quella persona come fratelli, fratello a fratello per affrontare il suo peccato.

    Tuttavia, il singolo credente non ha e non può usare l’autorità della Chiesa né un credente può usare da solo la disciplina della chiesa.

    Se il fratello che ha peccato non vuole pentirsi, il credente non deve prendere le cose nelle proprie mani, ma invece deve andare a trovare altri due credenti maturi e poi tornare a confrontarsi con la persona che ha peccato.

    Se ancora questa persona non vuole ancora pentirsi, gli anziani della chiesa devono essere coinvolti, questo è l’ultimo passo, questo è il momento in cui il credente non pentito viene confrontato dall’autorità della Chiesa.

    Sono solo quelli che possono applicare la disciplina della chiesa al credente peccatore.

    C’è un ottimo motivo per cui tutto questo si verifica, si verifica perché la persona deve affrontare il proprio comportamento a seconda delle opportunità e bisogna avere testimoni validi, due o più testimoni. Questo è il modo di Dio!

    Questo intero passo di Matteo, come abbiamo detto, non ha niente a che fare con la preghiera e l’accordo in preghiera per ricevere tutto quello che chiediamo, il che significa che Dio in qualche modo deve ed è obbligato a darci ciò su cui ci concordiamo. Questo è sbagliato!

    La volontà di Dio deve essere sempre rispettata e dobbiamo conoscerla per poter credere che Dio risponderà alle nostre preghiere.

    Ricordiamoci, abbiamo petizioni dinanzi a Dio ma non possiamo ordinare Dio, non possiamo e non dobbiamo aspettarci che Egli faccia ciò che vogliamo noi. Questo non succederà mai!

    Dio è Dio e dobbiamo pregare che la Sua volontà sia fatta sulla terra, nella nostra vita come la Sua volontà è in cielo. In cielo la volontà di Dio è sempre obbedita e rispettata.

    Il passo successivo viene usato per dire che possiamo chiedere ciò che vogliamo e Dio ce lo darà ed è trovato in:

    Matteo 21:19-22 E vedendo un fico lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò nulla se non delle foglie; e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te in eterno!». E subito il fico si seccò. 20 E, vedendo ciò, i discepoli si meravigliarono e dissero: «Come mai il fico si è seccato all’istante?». 21 E Gesù, rispondendo, disse loro: «In verità vi dico che se avete fede e non dubitate, non solo farete ciò che io ho fatto al fico, ma se anche diceste a questo monte: “Levati di lì e gettati nel mare”, ciò avverrà. 22 E tutto ciò che chiederete in preghiera, avendo fede, lo otterrete».

    Questo passo è usato per dimostrare che Gesù sta confermando che possiamo chiedere qualsiasi cosa e finché crediamo Dio ce lo darà.

    Questi si concentrano sull’ultimo versetto di questo passo, ma ciò che dimenticano è di nuovo, l’intero contesto di questo passo.

    C’era una ragione specifica per cui Gesù ha maledetto il fico e perché appassì.

    Gli Apostoli si meravigliarono al risultato della maledizione di Gesù del fico. Si sono meravigliati anche di molti altri miracoli che Gesù ha fatto, come quando ha rimproverato il vento e la tempesta e li ha dissipati, Matteo 8: 24-27.

    Dopo li ha accusati di avere poca fede. Anche qui la lezione è di avere fede, in altre parole credere che Dio può fare quello che sembra o che è impossibile per noi. Lo ha detto così anche in:

    Marco 11: 21-24 E Pietro, ricordandosi, gli disse: «Maestro, ecco, il fico che tu maledicesti è seccato». 22 Allora Gesù, rispondendo, disse loro: «Abbiate la fede di Dio! 23 Perché in verità vi dico che se alcuno dirà a questo monte: “Spostati e gettati nel mare”, e non dubiterà in cuor suo, ma crederà che quanto dice avverrà, qualunque cosa dirà, gli sarà concesso. 24 Perciò vi dico: Tutte le cose che domandate pregando, credete di riceverle e le otterrete.

    Se e quando qualcosa è ciò che Dio vuole fare perché lo ritiene necessario o lo vuole fatto perché si adatta al Suo piano in cielo, Dio lo farà e pertanto dobbiamo avere fiducia nel credere che Egli possa farlo anche se la cosa sembra o è in realtà impossibile per noi da fare.

    L’intera lezione che Gesù sta dando ai Suoi discepoli non è che, se crediamo qualcosa Dio sia obbligato a farlo, significa che dobbiamo credere che Dio possa fare e farà l’impossibile quando lo desidera e quando preghiamo per cercare la Sua volontà, come Gesù ci dice di fare nella preghiera del Signore, non è una mancanza di fede, come alcuni dicono in realtà, è in realtà una dichiarazione di fede, credendo che Dio possa farlo senza dubitare e che possiamo anche riposare nella sovranità di Dio e rispettando la conoscenza e la sapienza di Dio, accettando la Sua decisione qualunque sia.

    Uno degli attributi di Dio è l’onnipotenza, Dio può fare tutto quello che vuole fare, nulla è impossibile per Dio, Dio può letteralmente spostare una montagna letteralmente in modo supernaturale, Egli potrebbe anche rimuoverla però con altri mezzi, che possono richiedere che noi persistiamo nella preghiera e credere che Dio possa ancora fare quello che gli chiediamo, o Dio può anche optare per lasciare la montagna lì e farci andare attrorno o arrampicarla per arrivare dall’altra parte.

    Gesù, per esempio, sta parlando di ostacoli quando menziona la montagna. Dio toglierà l’ostacolo davanti a noi, ma non sappiamo come lo farà.

    Ci può richiedere, come abbiamo detto, che per il nostro bene dobbiamo attraversare l’ostacolo piuttosto che rimuoverlo completamente, non è che non abbiamo avuto abbastanza fede in Dio per rimuovere l’ostacolo, è che Dio sa che ci vuole più fede per soffrire attraverso qualcosa che non sarebbe solo rimuovendo il problema.

    Tuttavia, non importa come Egli decida di farlo, dobbiamo ricordare ciò che studiamo nel versetto 2 di Romani 12, la volontà di Dio è sempre buona, accettabile e perfetta anche se possiamo aver diffcicoltà vederla a modo Suo, questo è un altro motivo per cui si deve rinnovare la nostra mente.

    Se non rinnoviamo la nostra mente, non possiamo pensare come pensa Dio, non possiamo vedere come Dio vede e non si può capire la volontà di Dio. La cosa più importante è che dobbiamo arrivare a capire e credere che la Sua volontà è la cosa migliore per noi, non importa quale sia.

    Dio completerà l’opera che ha iniziato in noi Filippesi 1:6, ma non ci dice come lo farà. Un grande aspetto di avere la fede è fidarsi di Dio in tutto, anche quando al momento non possiamo comprendere appieno quello che Egli sta facendo.

    La nostra fede deve arrivare prima di tutto a credere che la volontà di Dio per noi è sempre buona, accettabile e perfetta.

    Non possiamo aspettarci che Dio risponda alle nostre richieste che Gli facciamo se quello che chiediamo è contro la Sua volontà. Se in effetti veramente capiamo la Sua volontà nella Sua parola.

    Molti pensano che possiamo chiedere qualsiasi cosa, credono che possiamo chiedere di essere ricchi e se ci crediamo Dio lo farà, credono che possiamo credere che saremo guariti dalle malattie a tutti i costi purché ci crediamo. Alcuni pensano anche che possiamo chiedere cose brutalmente peccaminose e Dio ce le darà solo perché crediamo che lo farà.

    Mentre stiamo studiando questo sappiamo che Dio non è mai e poi mai obbligato a darci esattamente ciò che chiediamo, questo non è ciò che Gesù insegnava.

    Dio darà cose peccaminose perché le vogliamo? No! Mai! Questo è contro la Sua volontà.

    Quindi la prima cosa che dobbiamo realmente comprendere bene è che tutto ciò che chiediamo deve essere perfettamente in linea con la volontà rivelata di Dio, cioè la Sua parola.

    In secondo luogo Gesù in Matteo 6, nella preghiera del Signore, ci dice che dobbiamo volere che la volontà di Dio sia fatta, cioè la Sua volontà rivelata ed anche la Sua volontà sconosciuta a noi

    Se ci affidiamo al Signore con tutto il nostro cuore e non ci appoggiamo sulla nostra comprensione, Egli dirigerà i nostri sentieri, Proverbi 3: 5-7.

    Tuttavia, in questa Scrittura vediamo diverse cose che dobbiamo veramente arrivare a capire.

    Proverbi 3: 5-7 Confida nell’Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento; 6 riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri. 7 Non ritenerti savio ai tuoi occhi, temi l’Eterno e ritirati dal male

    Dio ci dice di aver fiducia in Lui con tutto il nostro cuore, non la metà, né una parte di esso, con tutto il cuore.

    Questo a proposito significa che non dobbiamo dubitare mai che il nostro Padre veramente farà tutte le cose collaborare assieme per il nostro bene, Romani 8:28.

    Anche questo è ciò che Gesù ci dice che dobbiamo fare, affidarci alla sapienza e alla conoscenza di Dio, che spesso non possiamo conoscere o che spesso non capiamo.

    Come non potremmo fidarci di Lui che sa tutte le cose, che può vedere e sapere ciò che è nella nostra vita?

    Come possiamo dubitare del nostro Padre celeste quando Egli sa tutte le cose e può fare tutte le cose e ci ha promesso che tutto quello che sopportiamo sarà se il nostro bene e collaboreranno per il nostro bene?

    Possiamo fidarci di Lui e dovremmo e quando lo facciamo Egli ci dirigerà nel modo in cui dovremmo andare. Quindi questa è la fede in Lui e non dubitare. Egli potrà non rispondere nel modo che ci aspettiamo, ma ci risponderà nel modo migliore.

    Ci darà ciò che è meglio per noi, spesso pensiamo di sapere che cosa sia meglio per noi, ma noi davvero non lo sappiamo.

    Quello che è meglio per noi è che la volontà perfetta, buona e accettabile di Dio sarà fatta nella nostra vita.

    Guardate anche ciò che dice la Scrittura di Proverbi, non essere saggi ai nostri occhi, non pensare sempre che noi sappiamo quale sia il miglior cammino per noi, anzi dobbiamo rispettare la parola di Dio e la Sua sovranità su di noi, dobbiamo smettere di pensare che siamo noi stessi i capitani del nostro destino, non lo siamo, Dio lo è, Egli ci possiede, siamo stati acquistati a un prezzo molto caro
    1 Corinzi 6: 19-20.

    Quindi per ultimo ma assolutamente non meno importante, dobbiamo dipartire dal male! Non possiamo nemmeno pensare a distanza che se viviamo nella ribellione a Dio che Egli ascolterà le nostre preghiere. Inoltre non possiamo chiedere cose peccaminose e non possiamo vivere nell’iniquità e nasconderla nei nostri cuori, perché se lo facciamo, Dio non ci ascolterà.

    Salmi 66:18 Se avessi serbato del male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto.

    Salmi 34:15-22 Gli occhi dell’Eterno sono sui giusti, e i suoi orecchi sono attenti al loro grido. 16 La faccia dell’Eterno è contro quelli che fanno il male, per sradicare la loro memoria dalla terra. 17 I giusti gridano e l’Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure. 18 L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto. 19 Molte sono le afflizioni del giusto, ma l’Eterno lo libera da tutte. 20 Egli preserva tutte le sue ossa, e nessuno di esse è spezzato. 21 La malvagità ucciderà il malvagio, e quelli che odiano il giusto saranno distrutti. 22 L’Eterno riscatta la vita dei suoi servi, e nessuno di quelli che si rifugiano in lui sarà distrutto.

    Sappiamo che non siamo giusti per conto nostro, sappiamo che la nostra giustizia viene solo per imputazione per la giustizia di Cristo. Noi non siamo resi giusti dai nostri tentativi, ma sappiamo anche che se siamo in Cristo e siamo stati toccati dalla grazia di Dio in Cristo cercheremo di camminare nella giustizia e nella santità e negheremo l’ingiustizia e le cose mondane e vivremo sobriamente, in giustizia e santità in questo mondo, Tito 2: 11-12.

    E’ chiaro quindi che se non evitiamo ingiustizie e la malvagità non avremo risposte alle nostre preghiere, perché gli occhi del Signore sono rivolti sui giusti, non esclusivamente ai giusti in posizione, ma a coloro che vivono e perseguono la giustizia nella loro vita.

    Se le persone fanno del male e perseverano nel male ci sono due cose che accadranno, o una persona non è un credente e sarà giudicato e condannato o se è un credente che cade in pratiche malvagie il Signore li disciplinerà, anche severamente.

    Parte della disciplina del Signore per i Suoi figli è che non risponderà alle nostre preghiere, tranne quella in cui ci pentiamo, allora Dio sarà attento alla nostra preghiera.

    Allo stesso modo, un padre terrestre punirebbe il male di un figlio, o comunque dovrebbe, se i loro figli malfanno, così anche il Signore, Egli tratterrà le Sue benedizioni, non ci condannerà, ma egli tratterrà le Sue benedizioni e anche ci flagellerà gravemente come è scritto in Ebrei 12: 5-11.

    Dobbiamo allineare la nostra giustizia posizionale in Cristo con un cammino ed un comportamento giusto nella nostra vita.

    1 Giovanni 2:3-6 E da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, l’amore di Dio in lui è perfetto. Da questo conosciamo che siamo in lui. 6 Chi dice di dimorare in lui, deve camminare anch’egli come camminò lui.

    1 Giovanni 2:28-29 Ora dunque, figlioletti, dimorate in lui affinché, quando egli apparirà, noi possiamo avere fiducia e alla sua venuta non veniamo svergognati davanti a Lui. 29 Se voi sapete che egli è giusto, sappiate che chiunque pratica la giustizia è nato da lui.

    1 Giovanni 3:1-3 Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro.

    OK, adesso vediamo che per chiedere e ricevere dobbiamo, in primo luogo essere figli di Dio nati di nuovo dallo Spirito.

    In secondo luogo, dobbiamo avere fede e fiducia in Dio per la migliore risposta e risultato indipendentemente da ciò che possiamo pensare e chiedere, in altre parole cercare e desiderare solo la buona, prefetta e accettabile volontà di Dio per noi. Questo è sicuramente quello che Gesù ci insegna nella preghiera del Signore.

    In terzo luogo, non dobbiamo fidarci della nostra comprensione e della nostra saggezza.

    In quarto luogo non dobbiamo camminare in ribellione o avere un comportamento peccaminoso ribelle.

    Tutti questi elementi devono essere presi in considerazione quando preghiamo.

    In quinto luogo, dobbiamo in ogni caso pregare innanzitutto per ciò che conta più per Dio e non noi.

    Gesù in questo intero passo di Matteo 6 ci porta a comprendere che non dobbiamo preoccuparci di più delle nostre esigenze fisiche anziché cercare innanzitutto gli interessi del Regno di Dio e la giustizia di Dio, cioè cercare valori e comportamenti spirituali nella nostra vita piuttosto che i beni e le esigenze terrene, in particolare le ricchezze.

    Gesù ci proibisce effettivamente di rincorrere le ricchezze perché questo rovinerà la nostra vita se lo facciamo. Gesù sta dicendo la stessa cosa nella preghiera del Signore quando ci dice di pregare che sia fatta la volontà di Dio sulla terra come è in cielo, infatti questa richiesta è accoppiata con il Suo regno.

    Questa preghiera si riferisce entrambe ad un regno escatologico di Dio, in altre parole il ritorno e governo di Gesù sulla terra alla Sua seconda venuta, ma anche al regno di Gesù Cristo nella chiesa e nella Sua signoria e tutto questo deve essere la nostra priorità in preghiera.

    Il regno di Dio e non il nostro deve essere la nostra priorità nella preghiera, anche prima dei nostri bisogni e soprattutto prima dei nostri desideri.

    Che questo è evidente lo si capisce da ciò che Gesù dice ai Suoi Apostoli:

    Giovanni 15:7-8 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli.

    Come vediamo anche qui, la promessa di Gesù che ciò che chiederemo sarà fatto da Dio è contingente a determinate condizioni, questa è una promessa condizionale e non una carta bianca per ottenere qualsiasi cosa che vogliamo e desideriamo.

    La prima condizione è l’obbedienza alla parola di Dio, che è la prima condizione e la stessa mente che Cristo ha. La seconda condizione è che Dio ci darà ciò che chiediamo quando vogliamo portare molto frutto per la Sua gloria, perché questo è ciò che Egli desidera e per questo è disposto a rispondere alle nostre richieste.

    Quando le nostre richieste si allineano con la volontà di Dio e glorificheranno Lui, sarà fatto anche per noi. Solo quando vogliamo questo, quando abbiamo gli stessi obiettivi e desideri di Cristo Dio ci darà ciò che chiediamo, non è per il nostro piacere egoistico e terreno che Dio vuole darci ciò che chiediamo, deve essere esclusivamente per la Sua gloria, per il Suo avanzamento del Regno non per il nostro avanzamento, in qualsiasi regno. Non è quello di darci una vita più grande, più ricca, più sana e confortevole sulla terra, non è nemmeno renderci ricchi e riusciti nel cosiddetto ministero. No affatto!

    Guardate che cosa dice Giacomo:

    Giacomo 4:1-4 Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 2 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4 Adulteri e adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.

    Vedete se e quando i nostri fattori motivanti sono sbagliati, chiediamo ma non riceviamo! Perché? Perché non abbiamo fede? In un certo senso sì perchè crediamo che Dio ci darà qualcosa ma crediamo erroneamente perché in realtà non crediamo che cosa dice Dio nella Sua parola.

    Dio non è il nostro genio nella bottiglia che esce per fare la nostra volontà! Non è lì per inchinarsi al nostro ogni capriccio e desiderio. Non è obbligato a fare niente che vogliamo o desideriamo noi.

    Questo è quando i nostri motivi sono come Giacomo dice; sta dicendo al suo auditorio che non ricevono perché non chiedono le cose giuste né con i motivi giusti, avevano desiderato le cose sbagliate e per questo Dio non avrebbe dato loro quello che volevano. Perché? Perché quando chiedevano, chiedevano male pensando che potevano consumarle sulle loro lussurie e non su ciò che conta per Dio.

    Ancora Giacomo ci dice che le nostre priorità nella preghiera devono essere il regno di Dio e tutto ciò che si riferisce a tale. Questo è ciò che Gesù ci ha raccontato tutto in Matteo 6 nel contesto della preghiera.

    Questo significa che non dovremmo mai chiedere a Dio le cose che ci riguardano? No, non affatto, ma guardate dove è posto questo nella preghiera del Signore, non è in primo luogo dove lo mettiamo spesso noi, è al quarto posto. È dopo aver lodato Dio, pregato per il Suo regno e che la Sua volontà sia fatta in tutto ciò che desidera Lui e poi Gesù dice:

    “Dacci oggi il nostro pane quotidiano!”

    In realtà se studiamo questa affermazione nella ricerca delle Scritture, possiamo essere seriamente sconvolti da ciò che scopriamo.

    Anche se Dio vuole sicuramente soddisfare tutte le nostre esigenze, ripeto le necessità, non i desideri; tuttavia il nostro pane quotidiano deve essere di più, molto, molto di più che chiedere a Dio la provvisione per la nostra alimentazione quotidiana.

    È chiaro che Dio ha promesso di curare i propri figli e di fornire loro tutte le loro necessità.

    Infatti, nel salmo 37, guardate ciò che scrive Davide:

    Salmi 37:25 Sono stato giovane e ora sono vecchio; ma non ho visto il giusto abbandonato, né il suo seme che supplicava il pane.

    C’è un testo nuovo equivalente del Nuovo Testamento che troviamo in Ebrei:

    Ebrei 13:5 Nel vostro comportamento non siate amanti del denaro e accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò».

    Dio non abbandonerà i Suoi figli e gli fornirà i bisogni e ricordiamoci anche di quello che Gesù ha detto in Matteo 6:33.

    Se siamo grati e soddisfatti di ciò che Dio ci offre, se siamo grati a Dio nel piccolo che abbiamo e mettiamo la volontà di Dio e le Sue priorità al primo posto, il Suo Regno prima di tutto, Dio si prenderà cura delle nostre esigenze.

    Se Dio promette di prendersi cura delle nostre esigenze quando ci concentriamo su ciò che Egli desidera, allora come possiamo preoccuparci di ciò che abbiamo o non abbiamo. Il problema è che ci concentriamo spesso su ciò che non abbiamo e sì, spesso ci concentriamo su ciò che gli altri hanno, quando facciamo questo distogliamo gli occhi su ciò che dovremmo averli e li mettiamo su ciò che noi non abbiamo, cominciamo a percepire ciò che vogliamo e ciò che non abbiamo come quello di cui abbiamo bisogno.

    Se ci concentriamo su ciò che abbiamo e ne siamo grati, quando ringraziamo Dio e siamo grati a Lui che fornisce i nostri bisogni mentre cerchiamo il Suo Regno e la Sua giustizia, allora come Gesù dice, Dio ci benedirà oltre misura.

    Tutto inizia con la soddisfazione e la gratitudine per quello che abbiamo.

    Paolo dice a Timoteo e a noi questa cosa molto importante:

    1 Timoteo 6:6-8 Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. 7 Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla, 8 ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti.

    Qui Paolo sta dicendo che se abbiamo cibo, abbigliamento e rifugio dobbiamo essere soddisfatti e che infatti il nostro sforzo ed attenzione dovrebbero essere diventare santi ed essere soddisfatti, il che è un grande guadagno.

    Paolo disse anche questo:

    Filippesi 4:11-13 Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. 12 So essere abbassato, come anche vivere nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria. 13 Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica.

    Poi è riconoscente alla chiesa di Filippi per ciò che gli avevano donato dicendogli:

    Filippesi 4:19 Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù.

    Questo episodio è la testimonianza reale di ciò che Gesù ha detto in Matteo 6:33. Questi hanno ricercato prima il Regno di Dio e la Sua giustizia e Paolo dice loro che perché hanno fatto così Dio avrebbe fornito loro tutte le loro necessità.

    Quindi, se i nostri bisogni saranno curati da Dio, cosa significa veramente ciò che ha detto Gesù:

    “dacci questo giorno il nostro pane quotidiano” oltre ai nostri bisogni fisici?

    Vediamo cosa indica la parola di Dio riguardo a questo argomento.

    Gesù, non dice che non dovremmo mai pregare per i nostri bisogni, anche se abbiamo visto che forse se dobbiamo pregare per essi ci possono essere altre ragioni per cui non li stiamo ottenendo. Forse dovremmo esaminare la nostra vita e lo stile di vita che viviamo ed esaminare se stiamo avendo prima fiducia in Dio e cerchiamo innanzitutto il Suo Regno.

    Allora dobbiamo essere in grado di separare i nostri bisogni dai nostri desideri ed assicurarci che non stiamo interpretando i nostri desideri come necessità.

    Dio non ha promesso di fornire tutto quello che desideriamo e vogliamo, anche se se ci fidiamo di Lui e anche se cerchiamo la Sua volontà e il suo Regno principalmente, Dio è comunque così buono che ci benedice anche con i desideri del nostro cuore Salmo 37: 4, quando però non sono un male per noi secondo Dio.

    Qual è allora il nostro pane quotidiano oltre ai nostri bisogni fisici quotidiani?

    In Luca 4 in effetti Gesù ci indica quale sia il nostro pane quotidiano:

    Luca 4:2-4 e per quaranta giorni fu tentato dal diavolo; durante quei giorni non mangiò nulla; ma quando furono trascorsi, egli ebbe fame. 3 E il diavolo gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4 Ma Gesù gli rispose, dicendo: «Sta scritto: “L’uomo non vivrà soltanto di pane, ma di ogni parola di Dio”».

    Wow! Quindi ciò che vediamo qui Gesù è stato nel deserto 40 giorni e notti, non ha avuto niente da mangiare e ora alla fine dei 40 giorni Gesù ha fame. Satana suppone che Gesù debba avere fame e lui gli dice che se veramente è il Figlio di Dio, non avrebbe dovuto soffrire la fame e avrebbe facilmente potuto compiere un miracolo per fornire cibo per se stesso. Satana lo tentò suggerendo che con il Suo potere divino potesse trasformare alcune pietre in pane.

    Lasciatemi chiedervi: “sarebbe stato impossibile per Gesù fare quello che Satana gli ha suggerito?”

    Assolutamente no! Gesù però anziché fare un miracolo rispode Satana dicendo:

    Luca 4:4 Ma Gesù gli rispose, dicendo: «Sta scritto: “L’uomo non vivrà soltanto di pane, ma di ogni parola di Dio”».

    Prima di tutto Gesù gli dice che è scritto nella parola di Dio che l’uomo non vive dal pane solo ma da ogni parola di Dio.

    Quindi Gesù non dice che non poteva fare quello che Satana gli ha suggerito, ma Gesù con a Sua risposta gli sta dicendo diverse cose interessanti alle quali dobbiamo prestare attenzione e dobbiamo praticare anche nella nostra vita.

    La prima cosa importante che Gesù fa è questa. Egli riferisce Satana alla parola scritta di Dio, questo è un riferimento a:

    Deuteronomio 8:3-4 Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti comprendere che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell’Eterno 4 Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni

    Verità molto importanti che dobbiamo raccogliere da questo passaggio.

    Gesù sta mettendo la priorità, innanzitutto sulla parola scritta di Dio, prendiamo in considerazione e non dimentichiamoci mai questo principio in particolare in questi giorni e in questa età dove in molte chiese cercano sempre di mettere le proprità sui miracoli.

    Gesù non nega il potere di Dio di essere in grado di eseguire un miracolo per procurargli pane ma pone invece l’accento sulla parola scritta di Dio, sulle promesse di Dio e anche sulla fede, sulla fiducia in Dio e ancora sulla dimostrazione del potere di Dio attraverso la nostra fiducia e fede in Lui.

    Questo è sempre più importante a Dio che a dimostrare e mostrare il Suo potere miracoloso.

    Cerchiamo ora un attimo al passo Deuteronomio 8: 3-4 a cui Gesù ha fatto riferimento a quando è tentato nel deserto.

    Le somiglianze tra ciò che Dio ha fatto con Israele e Gesù sono stupefacenti. Dio dice ad Israele che li umiliò e soffrirono fame nel deserto, face la stessa cosa con Gesù! Dio alimentò Israele con la manna, ma la manna è un riferimento alla grazia e all’offerta quotidiana della parola e grazia di Dio, la fiducia in Dio per la fornitura in ogni circostanza, ed è così che Gesù ha fatto.

    Anche quando fu tentato di fare le cose da sé, invece, si fidò di suo Padre facendo riferimento alla stessa condizione in cui Dio aveva posto Israele.

    Israele però mancò di fede e di fiducia e in più di questo spesso fallì nel credere nella fedeltà di Dio e nelle Sue promesse. In altre parole, Israele si dimostrò infedele e senza fedeltà mentre Gesù obbedì perfettamente al Suo Padre e si fidò di Lui e non di Se stesso. Gesù fece quello che Israele non potè fare. Dio fece tutto per Israele per mostrargli che l’uomo non vive solo dal pane, ma da ogni parola che proviene da Dio.

    Anche con noi Dio vuole che ci affidiamo a Lui e di obbediamo a Lui e alla Sua parola anche piuttosto che ricercare il cibo per il nostro corpo. Ancora una volta, dobbiamo aver fiducia ed obbedienza alla parola che Dio ci fornisce ogni giorno. Se facciamo da noi stessi allora non ci fideremo di Dio e sarà mancanza di fede. Infatti è questo che dice l’autore di Ebrei in Ebrei 3: 8-12.

    Israele ha ricevuto la prova della fedeltà di Dio per 40 anni e rimase nell’incredulità.

    Quindi ciò che impariamo dal passo di Deuteronomio al qiale Gesù fa riferimento in Luca 4 è che dobbiamo fidarci ed obbedire a Dio e alla Sua parola scritta e non cercare sempre le disposizioni miracolose piuttosto che fidarci delle Sue promesse per la nostra vita e prove.

    Ci vuole molto più fiducia e fede per attraversare il deserto, fiduciosi e obbedendo a Dio di quanto non si possa credere ed aspettiare che Dio possa trasformare la nostra prova e situazione in una benedizione da miracolo.

    A volte Dio può anche farlo, ma questo non è il Suo modo preferito per provvedere pr noi. Egli vuole che ci affidiamo a Lui e siamo obbedienti alla Sua parola, per cui la Sua parola deve essere proprio il nostro pane quotidiano più che il nostro cibo corporeo.

    Infatti Gesù ha sempre condannato la ricerca di miracoli, segni e meraviglie per dimostrare il potere di Dio, anche per dimostrare che Lui è Dio, vedi:

    Giovanni 2:23-25 Ora, mentre egli si trovava in Gerusalemme alla festa della Pasqua, molti credettero nel suo nome vedendo i segni che faceva, 24 ma Gesù non si fidava di loro, perché li conosceva tutti, 25 e perché non aveva bisogno che alcuno gli testimoniasse dell’uomo, perché egli conosceva ciò che vi era nell’uomo.

    Vedete che dice il passo, che molti credettero nel Suo nome, perché? Videro i miracoli che ha fatto. Questo amici miei non è fede che Dio accetta come fede che salva, né che effettivamente rafforza o aumenta la propria fede. Infatti Gesù non si fidava di loro, Gesù conosce i loro cuori e la motivazione del loro cuore non è ciò che Dio cercava.

    Di fatto, guardate ciò che Gesù dice dopo aver cibato le moltitudini in modo miracoloso:

    Giovanni 6:25-29 Avendolo trovato di là dal mare, gli dissero: «Maestro, quando sei venuto qui?». 26 Gesù rispose loro e disse: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27 Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo». 28 Gli chiesero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 29 Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

    Egli dice loro in altre parole quello che disse anche a Satana, non era nemmeno il miracolo ma non credevano, volevano essere nutriti, la loro motivazione era la loro necessità terrena e fisica e non quella spirituale, non chi Lui affermava di essere cioè Dio nella carne, questi volevano solo cibo, volevano in altre parole il socialismo.

    Gesù invece dice loro che dovevano cercare il cibo spirituale, il cibo che non si sciupa, il cibo che gli darebbe Lui cioè vita eterna. Questo cibo è quello che Egli voleva dare loro, questo è il vero pane che Dio vuole provvedere per l’uomo. Questo è il cibo che conta.

    Gesù dice loro, è la fede nella Sua opera di redenzione, è la fede nella Sua vita, nella Sua morte e nella Sua risurrezione. Infatti Egli dice loro che Lui è il pane dal cielo, Egli è quel pane che una persona deve mangiare per avere la salvezza e la vita eterna. Giovanni 6: 32-58

    Ovviamente le sue parole dovevano essere comprese spiritualmente come dice più avanti in
    Giovanni 6:63.

    Tuttavia, ora cominciamo a vedere che molto probabilmente Gesù voleva dirci qualcosa di molto più profondo quando disse di pregare “dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

    Quando comprendiamo che la priorità e l’enfasi di Dio cose sono spirituali e eterne, piuttosto che fisiche e temporali, cominciamo a comprendere la preghiera del Signore in un modo molto diverso da quello che la maggior parte della gente vuole comprendere.

    Inoltre, Gesù stesso in un’altra istanza ha confermato che questo era il caso quando disse anche questo:

    Giovanni 4:31-34 Intanto i suoi discepoli lo pregavano dicendo: «Maestro, mangia». 32 Ma egli disse loro: «Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete». 33 I discepoli perciò si dicevano l’un l’altro: «Gli ha qualcuno forse portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua.

    Come abbiamo chiaramente capito qui sopra, Gesù sta definendo un altro cibo come la volontà di Dio piuttosto che un cibo fisico. Questi miei amici è ciò che ci ha detto in Matteo 6:33, cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia innanzitutto e soprattutto. Gesù sta trasferendo il Suo stesso modello di pensiero che desidera servire Dio soprattutto il che diventa ancora più importante di mangiare cibo per il corpo.

    Gesù eleva obbedire a Dio al di sopra dei bisogni fisici, perciò comprendiamo da ciò che Gesù ha detto quando è tentato in Luca 4 ed anche qui in Giovanni 4 che un figlio di Dio, come Lui era l’unico Figlio di Dio, deve cercare la volontà di Dio e poi obbedirla anche al di sopra del nostro cibo fisico quotidiano.

    Ci rendiamo conto di quanto spesso siamo veramente carnali quando amiamo tanto il gusto del cibo terreno e quanto la maggior parte di noi ama godere di mangiare non solo per saziare la nostra fame, ma per il puro piacere di assaporare la bontà del cibo ma poi non cerchiamo di godere del cibo spirituale, la parola di Dio e fare la volontà di Dio ancora di più di tutto questo.

    Molti credenti sono fisicamente obesi, mangiano il cibo e non disciplinano il loro corpo con esercizio fisico, ma non si sovrappongono spiritualmente né cercano la parola di Dio e la Sua volontà con lo stesso piacere che hanno per il piacere di cibo fisico.

    Gesù e gli Apostoli ci hanno insegnato che fare la volontà di Dio ed obbedire a Lui e alla Sua parola devono essere e infatti sono più importanti di vivere solo per questa vita.

    Anche nell’Antico Testamento si parlava spesso di questo:

    Il salmo 119 è per lo più scritto per dimostrare la delizia e il piacere e l’importanza che Davide aveva avuto e posto sulla parola di Dio. In diversi casi Davide dichiara quanto la parola di Dio quanto la Sua volontà, la Sua legge e i Sui precetti erano più importanti di qualsiasi altra cosa nella sua vita.

    Vediamo alcuni di questi casi:

    Davide si diletta nella parola di Dio e la obbedisce, la parola di Dio è la sua gioia: Salmi 119: 16, Salmi 119: 24, Salmi 119: 35, Salmi 119: 70; Salmi 119: 77; Salmi 119: 143; Salmi 119: 174.

    Non solo Davide si diletta nella parola di Dio e nei Suoi comandamenti, ma addirittura li ama

    Salmi 119: 47 Mi diletterò nei tuoi comandamenti, perché li amo.

    Salmi 119:97 Oh, quanto amo la tua legge! Essa è la mia meditazione per tutto il giorno.

    Salmi 119:113 Io odio gli uomini falsi, ma amo la tua legge.

    Salmi 119:140 La tua parola è pura d’ogni scoria; perciò il tuo servo l’ama.

    Salmi 119:163 Odio e detesto la menzogna, ma amo la tua legge

    Salmi 119:167 Io ho osservato i tuoi precetti e li amo grandemente.

    Per Davide in aggiunta la parola di Dio era più preziosa di ogni ricchezza terrena.

    Salmi 119:72 La legge della tua bocca per me è più preziosa di migliaia di monete d’oro e d’argento.

    Salmi 119:127 Per questo io amo i tuoi comandamenti più dell’oro, sì, più dell’oro finissimo

    Davide dice anche che la parola di Dio era ancora più dolce del miele per lui.

    Salmi 119:103 Come sono dolci le tue parole al mio palato! Sono più dolci del miele alla mia bocca.

    Davice dichiara che la parola di Dio è la sua eredità e la gioia del suo cuore.

    Come vediamo Davide sta mettendo maggiormente l’accento sulla parola di Dio più di qualsiasi cosa fisica anche ricchezze e cibo. Davide ama la parola di Dio, egli si diletta in essa e la desidera al di sopra di tutto.

    Davide ama la parola di Dio e desidera conoscere ed obbedire la volontà di Dio. Davide ha la stessa mente e gli stessi desideri che Gesù aveva, ovviamente Gesù ha obbedito perfettamente alla volontà di Dio e non ha mai peccato e Davide sìha commesso peccati e non ha obbedito perfettamente a Dio.

    Anche noi non siamo come Gesù ma dovremmo essere come Davide e come Gesù per quanto rigiarda la parola di Dio ed obbedire Dio e cercare la Sua volontà e obbedirla anche al di sopra della nostra esistenza fisica.

    Quindi credo che Gesù nella preghiera del Signore in realtà dice di chiedere il nostro pane quotidiano spirituale più che chiedere a Dio il pane fisico da mangiare.

    Quindi anche se Dio non ci proibisce e vuole anche he gli chiediamo di ciò che abbiamo bisogno, ancora una volta però dobbiamo capire che la preghiera del Signore è una preghiera che pone l’accento sulla spiritualità e l’eternità piuttosto che sul fisico e sul temporale.

    Infatti capiamo che questo è in realtà l’intero contesto di Matteo 6, come modo di fatto l’intero Sermone sul Monte è legato al Regno di Dio e non al mondo, allo spirito e non al fisico, all’eterno e non al temporale.

    Anche il resto della preghiera del Signore si riferisce alla salute e al benessere della nostra vita spirituale, infatti Gesù dice che dobbiamo pregare e comprendere il perdono di Dio. Dobbiamo perdonare gli altri come siamo perdonati da Dio, completamente e continuamente. Pregando per il nostro perdono quando pecchiamo non è perché non siamo già perdonati in Cristo, lo siamo, ma dobbiamo comprendere però la profondità dei nostri peccati e quanto siamo offensivi a Dio.

    Quando comprendiamo la profondità del nostro peccato e la profondità ancora maggiore dell’amore e del perdono di Dio saremo più pronti a perdonare anche gli altri. Inoltre ci saranno momenti in cui dobbiamo pregare per perdonare gli altri perché saremo così feriti che Dio dovrà aiutarci a perdonarli, Dio ha bisogno di fornirci la Sua grazia per essere disposti a mettere da parte il male che le persone commettono contro di noi.

    Tuttavia, saremo pronti a farlo meglio quando capiamo il grande perdono di Dio per noi. Questo è ciò che Gesù dice sul perdonare poiché tutto ci è stato perdonato quindi dobbiamo pregare per questo, capendo che tutto questo accade soprattutto se comprendiamo quanto siamo corrotti e peccaminosi e quanto grande è il perdono di Dio.

    Se tratteniamo il perdono potremmo essere a rischio spiritualmente. Anche se Dio ci perdona se tratteniamo il nostro perdono, siamo a doppio rischio.

    Una ragione è che una persona in realtà non può quindi essere perdonata da Dio. Coloro che non hanno sperimentato il grande perdono di Dio non possono nemmeno perdonare gli altri.

    Se abbiamo sperimentato il perdono di Dio per davvero ma abbiamo ancora problemi nel perdonare, dobbiamo in ogni modo rivolgerci a Dio per aiutarci a comprendere meglio il Suo grande perdono e il Suo grande amore per noi.

    Spesso, a causa dell’ambiente in cui viviamo e anche dove andiamo in chiesa e per le dottrine erronee che vengono insegnate soprattutto se riguardano l’amore di Dio e il perdono e la Sua salvezza, possiamo arrivare al punto di fraintendere l’amore di Dio e il Suo perdono e la Sua salvezza il che influenzerà notevolmente il modo in cui vediamo e comprendiamo il perdono e perchè siamo resistenti per quanto riguarda l’estensione del perdono ad altri.

    La parola di Dio ci insegna che il grande amore di Dio estende il perdono a noi sempre ed in realtà Dio non trattiene mai il Suo perdono nei confronti dei Suoi figli. I nostri peccati sono perdonati, sempre tutti e per sempre, Dio non ci mantiene mai in uno stato di ingiustizia.

    Se lo facesse, saremmo condannati ad un’eternità all’inferno, ma abbiamo chiaramente visto dalla Scrittura che questo non è mai il caso una volta che una persona è in Cristo.

    Ci sono così tante Scritture che definiscono questa verità che metterle tutte qui sarebbe un’impresa impossibile, però per gli scettici ecco qui alcune:

    Salmi 32: 1-2; Giovanni 3: 16-18; Giovanni 5:24; Giovanni 10: 27-30; Romani 5: 8-11; Romani 8: 1;
    Romani 8: 28-39; 1 Tessalonicesi 1:10; 1 Tessalonicesi 5: 9-10; Ebrei 7: 24-25; 1 Pietro 1: 3-9;
    1 Giovanni 1: 3-10; 1Giovanni 2: 1-2.

    Ora, se dopo tutte queste assicurazioni abbiamo ancora difficoltà a credere che Dio ci perdona e ci risparmia dal giudizio significa che molto probabilmente ci stanno insegnano falsr ed erronee dottrine e per questo non comprendiamo appieno l’amore di Dio, non siamo stati completati nel Suo amore, il significato è che non abbiamo raggiunto la piena comprensione dell’amore di Dio per noi né abbiamo compreso pienamente il potere degli attributi di Dio.

    1 Giovanni 4:15-19 Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. 16 E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui. 17 In questo l’amore è stato reso perfetto in noi (perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio): che quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore. 19 Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo.

    Come vediamo chiaramente esposto per noi in questo brano di Giovanni, il fatto che abbiamo conosciuto e creduto nell’amore che Dio ha per noi. Quando dimoriamo in questo amore dimostriamo che siamo in Dio e Dio in noi, affinché quando abbiamo questa certezza dobbiamo avere la comprensione dell’amore perfetto di Dio, non del nostro amore, il nostro amore non può essere perfetto, anche se Dio vuole che lo sia, tuttavia l’amore che Dio ha per noi è perfetto e conoscere l’amore perfetto con cui Dio ci ama ci dà fiducia nel giorno del giudizio. Perché? Perché siamo fiduciosi, non nella perfezione del nostro amore, ma nella perfezione del Suo. Avere questa conoscenza e la fiducia nell’amore di Dio spegnerà ogni paura a formarsi. Paura di che cosa?

    La paura del giudizio e della condanna di Dio, conoscendo l’amore perfetto di Dio, esclude il timore del giudizio, perché come dice Giovanni, se ancora crediamo che Dio ci condannerà nel giorno del giudizio, allora vuol dire che temiamo il tormento e saremo tormentati, infatti Giovanni dice che quando e se abbiamo questo tipo di timore non abbiamo ancora compreso la perfezione dell’amore che Dio ha per noi. C’è anche un pericolo inerente per alcuni ed è che la gente deve controllarsi e dimostrare che la propria elezione sia vera per essere sicuri nel modo in cui Dio richiede e questo è significato dall’amore che abbiamo per Dio e per i nostri fratelli e le sorelle.

    Questo è il test per vedere se l’amore di Dio è in noi e noi siamo in Lui, vedi anche: 2 Corinzi 13: 5;
    2 Pietro 1: 1-11.

    Tuttavia, il punto è questo, che l’amore di Dio nei confronti dei Suoi eletti è perfetto e non contiene alcuna condanna o giudizio. Il perdono di Dio è come il Suo amore, completo, perfetto e illimitato.

    Così come noi perdoniamo gli altri, Dio ci perdona, perché questo è il segno e la conferma che abbiamo ricevuto la grazia e il perdono di Dio cioè da quanto siamo graziosi e perdonanti verso altri.

    Come esseri umani il nostro perdono può essere a volte difficile da dare e questo non è insolito in alcuni casi. Dobbiamo quindi contare come ho detto prima sulla preghiera mentre andiamo a Dio per ricevere la grazia per perdonare qualcuno che ci ha profondamente ferito.

    Permettetemi di fare un esempio specifico di un peccato che può essere molto difficile da perdonare.

    L’ adulterio!

    L’ adulterio ha il potenziale per distruggere completamente il rapporto di matrimonio tra marito e moglie.

    Tuttavia, Dio ci chiama tutti i Suoi figli, a perdonare l’un l’altro, non importa quanto sia grande o profondo o grave il peccato in questione.

    Premetto che dobbiamo distinguere tra il perdono e la riconciliazione o la fiducia nel rapporto stesso che è stato macchiato e danneggiato da questo peccato.

    Siamo chiamati a perdonare ma non di essere trattati come tappetini su cui gli altri si puliscono i pedi.

    Sia che ci sia un atto cosciente di pentimento o che non ci sia il perdono deve essere esteso, tuttavia, molto probabilmente in molti casi ci sarà molto lavoro da fare per riparare e riconciliare il rapporto e riconquistare la fiducia del coniuge offeso.

    Devo dire però che l’adulterio non deve essere la morte del rapporto, infatti, per non minimizzare il peccato, Dio vuole che anche in quel caso ci sia il perdono ed eventualmente la riconciliazione e riconquista della fiducia.

    Dio odia il divorzio per qualsiasi ragione e non dovremmo mai ricorrere nemmeno a questo peccato come scappatoia per uscire dalla relazione matrimoniale.

    Capisco che il peccato è grave anzi gravissimo, ma ogni peccato che commettiamo non è solo contro gli uomini, ma è sempre e comunque contro Dio e la cosa è anche questa, che se Dio ci perdona tutti i nostri peccati, allora non possiamo trattenere il perdono per gli altri.

    Nella maggior parte dei casi, se un cristiano e ripeto un cristiano, vuole divorziare anche per adulterio, mi sento di dire che nella maggior parte dei casi, se non in tutti, c’è in effetti una mancanza di perdono totale.

    Ora, se la persona che offende non si pente e continua nel comportamento peccaminoso e decide anche di divorziare, allora ovviamente non esiste alcuna possibilità di lavorare con quella persona per la riconciliazione ma comunque deve essere perdonato dalla parte offesa. Questo a proposito non sta rilasciando il peccatore, essi saranno legati alle conseguenze divine del loro peccato finché non si pentono, finchè non si pentono veramente.

    In questo caso, come in tutti i casi di peccato, il perdono deve essere esteso perché così facendo siamo noi stessi liberati e sciolti dalla ferita e dal risentimento e anche dal fatto che se non perdoniamo come siamo perdonati, cioè per ogni cosa, Dio ci terrà sotto la Sua disciplina temporale (non eterna) perché siamo disobbedienti ed in questo caso le nostre preghiere saranno molto ostacolate.

    Questo è un altro motivo per cui troviamo anche questo detto nella preghiera del Signore.

    Vedi anche che cosa dice il Signore su questo argomento: Matteo 6: 14-15; Matteo 18: 21-35;
    Marco 11: 25-26; Luca 6:37; Luca 17: 3-4.

    La prossima priorità nella preghiera è pregare per la protezione spirituale di Dio.

    Protezione perché Dio ci aiuti a sfuggire alle tentazioni. Questo non significa che Dio non ci permetterà di essere tentati, anche se ricordiamoci che non è mai Dio che ci tenta o che ci porta in una tentazione.

    Giacomo 1: 12-17 Benedetto l’uomo che sopporta la tentazione, perché quando viene provato riceverà la corona della vita che l’Eterno ha promesso a coloro che lo amano. 13 Nessuno dica quando è tentato, sono tentato da Dio, perché Dio non può essere tentato dal male ne Egli tenta nessuno. 14 Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. 15 Poi, quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte. 16 Non lasciatevi ingannare, fratelli miei carissimi; 17 ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento.

    Come capiamo chiaramente qui, Giacomo ci spiega perché e come siamo tentati. Non è mai Dio!

    Infatti Giacomo continua ad esortarci a non essere in errore in questo processo di pensiero né a cedere a tentazioni e peccati, ma sapere che solo cose buone e perfette provengono da Dio.

    La preghiera del Signore invece ci insegna di pregare a Dio perché ci impedisca di essere tentati e quando siamo tentati di aiutarci a fuggire dalle tentazioni.

    1 Corinzi 10:12-13 Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere. 13 Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere.

    Come vediamo qui in questo passo ci sono alcune cose su cui dobbiamo concentrarci. Innanzitutto Paolo, nel contesto di questo capitolo, sta scrivendo di Israele che è caduto nell’idolatria e in questo passo Paolo menziona che le Scritture erano e sono state scritte per credenti nei giorni di Paolo ed anche per noi oggi,

    1 Corinzi 10:11 Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.

    Come si vede, queste cose sono state scritte come esempi per la nostra ammonizione e il nostro avvertimento.

    Paolo nei precedenti versetti di 1 Corinzi 10: 6-10, ci comanda di non fare ciò che Israele ha fatto nei giorni di Mosè.

    Poi nel versetto 12 Paolo ci avverte di non essere spiritualmente orgogliosi, non pensare che possiamo essere migliori degli Ebrei e pensare che non possiamo essere tentati dalle stesse cose che furono loro e a non pensare che siamo al disopra di tutto questo, Paolo infattic dice di stare attenti a non pensare che siamo esenti o che siamo effettivamente più forti o migliori degli Ebrei nei giorni di Mosè, affinché possiamo pensare che possiamo stare in piedi sotto le stesse tentaziono, ma se e quando pensiamo che siamo tali dobbiamo stare attenti perché siamo veramente in pericolo di cadere proprio in quella stessa tentazione.

    Anche Proverbi ci dice:

    Proverbi 6:18 Prima della rovina viene l’orgoglio, e prima della caduta lo spirito altero
    Paolo ci avverte dello stesso quando ci dice:

    13 Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana;

    Nello stesso contesto e anche oltre, tutte le persone a prescindere, sono e saranno tentate dagli stessi tipi di tentazioni.

    In questo caso Paolo dice ai Corinzi di non pensare che siano migliori, più forti o più spirituali degli Ebrei nei giorni di Mosè, perché le tentazioni umane sono le stesse e sono comuni a tutti gli uomini.

    Come vediamo possiamo essere e saremo tentati ma la buona notizia è questa:

    or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere.

    Nella Scrittura spesso, qunado sentiamo dire “ma Dio” è una delle cose migliori che possiamo sentire, perchè di solito segue notizie negative come in questo caso.

    Paolo sta dicendo che saremo tentati per certo, ma Dio è fedele e non ci permetterà di essere tentati al di là di quello che siamo in grado di resistere e nella tentazione ci farà trovare la strada per uscire da essa e per poter sopportare le prove e non cadere nella peccaminosità.

    Tuttavia, Paolo conclude questo passo con un pensiero molto sobrio perchè dice: Per questo, miei cari amati, fuggite dall’idolatria.

    Quando si tratta di certe cose, certe tentazioni, quando appaiono, ci viene comandato di fuggire via, di fuggire da esse.

    Questo è spesso il modo migliore per affrontare certi tipi di tentazioni, non dovremmo mai rimanere in una situazione tale ma dovremmo fuggire, scappare da esse questo spesso diventa il modo migliore per farci aiutare da Dio a trovare la via della fuga. Dio ci darà sempre la forza per fare la cosa giusta, ma noi dobbiamo obbedire alla Sua parola e spesso, se non sempre, questo è il miglior rimedio e la liberazione dalle tentazioni.

    Dio ci libererà sempre dandoci la forza per obbedirlo e non peccare.

    Fornicazione e le tentazioni sessuali sono altre cose dalle quali Dio ci ordina di fuggire via.

    1 Corinzi 6:18 Fuggite la fornicazione. Qualunque altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo, ma chi commette fornicazione pecca contro il suo proprio corpo.

    Ricordiamo un episodio molto specifico in cui questo concetto è ben illustrato per noi ed è nella vita di Giuseppe.

    Giuseppe diventò servo di Potiphar in Egitto dopo essere stato venduto come schiavo dai suoi gelosi e malvagi fratelli, Dio però lo ha benedetto e gli ha fornito un ottimo posto nella casa del suo padrone Genesi 39: 2-6.

    Tuttavia, ci fu un problema, il problema era un mix pericoloso, una lussuriosa padrona tentatrice e un bel giovane servo.
    La padrona di Giuseppe voleva attirare Giuseppe in un rapporto sessuale adultero per lei e di fornicazione per lui Genesi 39: 7.

    Giuseppe era un vero esempio di come un credente deve reagire a queste tentazioni. Non ho dubbi che nell’uomo Giuseppe la tentazione non fosse vera e seducente, probabilmente la sua padrona era anche una bella donna, ma la reazione di Giuseppe è esattamente come deve reagire un credente.

    Guardiamo la reazione di Giuseppe sotto questa tentazione.

    Genesi 39: 7-9 Dopo queste cose, avvenne che la moglie del suo padrone mise gli occhi su Giuseppe e gli disse: «Coricati con me». 8 Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Ecco, il mio padrone non si preoccupa di quanto ha lasciato in casa con me e ha messo nelle mie mani tutto quanto ha. 9 Non c’è alcuno più grande di me in questa casa; egli non mi ha proibito nulla tranne te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei io fare questo grande male e peccare contro Dio?».

    Giuseppe rifiutò e rese una grande e meravigliosa testimonianza del suo rispetto per il suo padrone e la sua grande devozione a Dio e la sua volontà di non voler peccare contro Dio.

    Questo a proposito dovrebbe essere il fattore motivante nelle nostre tentazioni, il nostro amore e la devozione per Dio e il rispetto per gli altri, questo è il primo comandamento e il secondo è come il primo, amare il Signore nostro Dio con tutto il nostro essere e il nostro prossimo come noi stessi Luca 10:27.

    Tuttavia, la moglie di Potiphar era implacabile nel suo inseguimento di Giuseppe:

    Genesi 39:10 Nonostante il fatto che lei ne parlasse a Giuseppe ogni giorno, egli non acconsentì a coricarsi con lei né a darsi a lei.

    Come vediamo la tentazione non era solo una volta o due volte ma andava avanti per molto tempo. Ciò significa che le tentazioni possono andare avanti per lungo tempo, il nemico sa che la tentazione continua indebolirà la persona che viene tentata al punto di romperla e farla cedere e cadere nel peccato.

    Genesi 39: 11-13 Un giorno avvenne che egli entrò in casa per fare il suo lavoro, e non vi era in casa nessuno dei domestici. 12 Allora ella lo afferrò per la veste, e gli disse: «Coricati con me». Ma egli le lasciò in mano la sua veste, fuggì e corse fuori. 13 Quando ella vide che egli le aveva lasciato in mano la sua veste e che era fuggito fuori,

    La linea di fondo è che alla fine Giuseppe è fuggito via! Questo è il punto che la Scrittura sta facendo, quando si tratta di peccati sessuali, il miglior rimedio è quello di fuggire da essi come ha fatto alla fine Giuseppe.

    Non possiamo rimanere e stare attorno alla tentazione pensando che in qualche modo saremo più forti di essa, non lo potremo fare e nemmeno nel caso di Giuseppe, io credo che dovette fuggire perché forse, forse l’ultima volta sarebbe stata troppo per lui e se non fosse fuggito avrebbe ceduto, dico forse!

    Giuseppe non era invulnerabile, era sicuramente tentato ed era vulnerabile e sapeva di non poter più resistere da solo, per cui dovette fuggire.

    Questo è il punto! Paolo dice di non pensare che possiamo stare in piedi e non cadere e se dobbiamo, è meglio scappare che cadere nella tentazione.

    Non c’è niente di imbarazzante nello scappare dai guai, infatti spesso questa è la migliore strategia tanto è vero che vediamo che la Scrittura ci dice di farlo.

    Gesù poi ci dice di pregare a Dio per liberarci dal male e dal maligno.

    Liberarci dal male e dal maligno vuol dire pregare contro ogni male e contro i seguaci di Satana e non solo ma anche le persone malvagie.

    Sì, anche se Gesù vuole che amiamo i nostri nemici, tuttavia Egli ci dice specificamente di pregare contro i malvagi.

    Ricordiamo che se vediamo l’umanità come fondamentalmente buona, ricadremo a tutti i tipi di errori dottrinali e quando lo facciamo rifiuteremo anche molti degli attributi di Dio.

    Ad esempio, se vediamo l’umanità fondamentalmente buona, fraintenderemo notevolmente la dottrina della sovrana elezione.

    Infatti non solo la fraintenderemo ma rifiuteremo definitivamente ogni aspetto di questa dottrina, perché la dottrina effettivamente ruota intorno a due basi fondamentali: la prima è che l’umanità è completamente malvagia e corrotta dal peccato al nucleo cioè nella sua intera natura.

    È ovvio ed evidente che nelle persone sono presenti tracce di bontà, nessuno nega questo, ma la propensione dell’uomo è di fare il male continuamente, Genesi 6: 5.

    La Scrittura ci dice che il cuore dell’uomo è disperatamente malvagio e incurabilmente malato
    Geremia 17:19.

    Se ci fosse ancora qualche dubbio, la conclusione della questione è finalmente trovata in
    Romani 3: 10-18.

    Quest’ultimo passo porta via ogni possibilità di trovare qualcosa di buono presente nell’uomo. Questa è la rappresentazione di come Dio vede l’umanità.

    La Bibbia nella sua interezza raffigura l’umanità come inevitabilmente malvagia e non buona.

    A proposito, se l’uomo fosse intrinsecamente buono, la salvezza sarebbe inutile. Se nel genere umano esistesse qualunque tipo di qualità degna di redenzione allora Gesù sarebbe morto invano.

    Per questo motivo l’uomo non può in alcun modo fare nulla che sia accettabile da Dio per ottenere la salvezza, l’uomo a causa della sua natura completamente corrotta non può e non vuole adorare e obbedire Dio e a causa della natura peccaminosa dell’uomo, l’uomo è dichiarato malvagio da Dio e per quella dichiarazione l’uomo merita il giudizio e l’ira di Dio.

    Per questa ragione Dio ha il diritto solo a condannare tutti alla dannazione eterna nell’inferno.

    Se le persone non possono capire e vedere tutto questo, non possono mai capire la dottrina della sovrana elezione e la necessità della salvezza di Dio.

    A causa di tutto questo, Dio dovette, a causa del Suo amore e della Sua misericordia, elaborare un piano che avrebbe salvato l’umanità a dispetto di se stessa. Se Dio avesse lasciato l’umanità a decidere da sola il suo destino tutta l’umanità sarebbe condannata.

    Quindi Dio ha dovuto assicurarsi di salvare l’umanità da solo, per questo ha scelto di utilizzare i Suoi attributi per salvare una parte dell’umanità che altrimenti sarebbe perita.

    Dio ha scelto la via (Gesù) e poi ha scelto le persone che avrebbe salvato in Cristo. Questo lo ha fatto per Sua volontà, per questo è per elezione sovrana di Dio che l’uomo è salvato attraverso l’opera di redenzione di Cristo.

    Dio ha quindi scelto il veicolo con cui avrebbe dato la fede a quelli che ha scelto per credere in Gesù e salvato e questo veicolo è il Vangelo. Poi Dio applica la vita e la rigenerazione alla persona e dà loro la fede attraverso l’azione e il potere dello Spirito Santo.

    Quindi siamo salvati dalla fede in Cristo, ma la fede che riceviamo è un dono della grazia di Dio e non è intrinsecamente trovata in noi e non può esserci se Dio non la dà e la dà solo a coloro che ha eletto o ha scelto, Atti 13:48.

    Non c’è ingiustizia in Dio, non possiamo nemmeno pensarci lontanamente. Questo è esattamente il punto dove Paolo ha anticipato l’obiezione dei credenti romani quando gli ha scritto nel nono capitolo:
    Romani 9: 11-24.

    Non c’è dubbio ciò che è infine ingiusto nella salvezza di Dio non è che abbia scelto alcuni invece di altri, ma che ha dato il Suo Figlio unigenito, il giusto per gli ingiusti. Questo è ciò che è ingiusto se c’è qualcosa di ingiusto è quello.

    Dio è giusto e Dio è misericordioso ed ha fornito l’unico modo con cui l’umanità può raggiungere la salvezza altrimenti non ci sarebbe, quindi se è ingiusto per aver fatto questo allora vuol dire che la gente vuole essere salvata da sola piuttosto che dare tutta la gloria a Dio per la salvezza.

    Se non possiamo vedere l’umanità come del tutto malvagia, la nostra dottrina riguardo alla salvezza sarà intesa erroneamente ed inevitabilmente in qualche modo vedremo molte cose che Dio fa in modo ingiusto o almeno incomprensibile.

    Inoltre non riesco a capire come una persona possa vedere e capire il fatto di come l’uomo ha bisogno della salvezza se non riesce a vedere l’umanità come inerentemente malvagia. Se fossimo intrinsecamente buoni non avremmo bisogno di essere salvati.

    Molti vedono un peccatore come un malato che deve essere curato, ma la Bibbia raffigura una persona come una persona morta che deve essere vivificata e trasformata; questa è la differenza, cioè quanti vedono l’umanità semplicemente ammalata mentre la Bibbia invece raffigura l’umanità come spiritualmente morta ed in necessità di vita spirituale vedi: Giovanni 3: 1-19; Giovanni 5: 24-25; Efesini 2: 1-10.

    La seconda cosa si cui dobbiamo basare la nostra conoscenza della condizione umana è quella successiva, le persone al di fuori di Cristo appartengono a Satana, servono Satana, consapevolmente o inconsapevolmente, ma in entrambi i casi questo è il caso, vedi Efesini 2: 1-3.

    O una persona appartiene a Dio attraverso Cristo o una persona appartiene a Satana e la sua volontà fanno.

    Il concetto che in questo mondo siamo tutti fratelli e sorelle non è del tutto vero. Siamo forse in un senso fisico legati gli uni agli altri, dopo tutto siamo tutti provenienti dagli stessi genitori, vale a dire Adamo ed Eva, Genesi 1: 26-28.

    Adamo ed Eva sono i nostri genitori originali, i genitori umani di tutta l’umanità. Infatti è a causa della loro ribellione che tutti abbiamo una natura peccaminosa e quindi siamo peccatori disposti a fare sempre il male, Romani 5: 12-21.

    Dopo tutto il nome Eva significa: madre di tutti i viventi, Genesi 3:20

    La relazione che conta per Dio però, non è il nostro rapporto umano e fisico, ma il nostro rapporto spirituale. Questo rapporto con Dio è possibile solo attraverso l’appartenenza a Dio attraverso Gesù Cristo. Siamo stati adottati come figli di Dio, nella famiglia di Dio solo mediante Gesù Cristo.

    Romani 8: 15-16; Galati 4: 5-6;

    Efesini 1:5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà,

    Questa è l’unica relazione che conta, infatti il nostro rapporto umano con Adamo ed Eva e poi tra persone da un punto di vista umano e fisico è ciò che ci porta nei guai, è in realtà il nostro problema.

    Ricordate? E’ a causa di Adamo e di Eva che siamo tutti peccatori e morti nei nostri peccati. In effetti è per questo che dobbiamo diventare nati di nuovo!

    Questa è la nascita che conta per Dio! Quella è in realtà la nostra salvezza, essendo resi vivi spiritualmente.

    Chiunque, e io voglio dire chiunque non sia nato di nuovo dall’alto, da Dio, chi non è adottato nella famiglia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo e chi non è in Cristo, ripeto, non è di Dio.

    Dio è e resta il creatore di tutti questo è sicuro e come tale ha tutti i diritti sull’umanità, tutti i diritti riservati. In questo senso tutti appartengono a Dio e certamente Dio ha sovranità su tutti per usare tutti come Egli vuole.

    Molte persone tra cui molti credenti hanno un grande problema riguardo a questo fatto. Questo è veramente un luogo pericoloso dove essere e la Scrittura ci avvisa

    Isaia 45:9-10 Guai a chi contende con chi l’ha formato, un frammento di vasi di terra con altri frammenti di vasi di terra. Dirà l’argilla a chi la forma: «Che fai?», o dirà la tua opera: «Non ha mani?». 10 Guai a chi dice al padre: «Che cosa generi?», e a sua madre: «Che cosa partorisci?».

    Dio è il sovrano di tutto e di tutti ed è questo che dobbiamo capire ed accettare. Se e quando non lo accettiamo, è perché non vogliamo accettarlo o crederlo, comunque, come vedete, è un grave pericolo essere lì con quel pensiero! Dio dice guai a chi pensa così! Guai significa essere annullati, distrutti, non è un buon posto dove essere particolarmente quando è Dio che dichiara questo.

    Tutto ciò ci è stato detto per rendere molto importante il fatto che, nonostante ciò che molti pensano, dicono e credono, le persone non sono tutti figli di Dio e tutti non sono fratelli e sorelle come Dio desidera e si aspetta.

    Solo in Cristo siamo figli di Dio e fratelli e sorelle e membri del corpo di Cristo, solo chi è nato dallo Spirito è tutto questo.

    1 Corinzi 12:12-13 Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo. 13 Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito.

    Romani 8:5-9 Infatti coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo Spirito alle cose dello Spirito. 6 Infatti la mente controllata dalla carne produce morte, ma la mente controllata dallo Spirito produce vita e pace. 7 Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo. 8 Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. 9 Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui.

    Quest’ultimo passo è molto esplicativo e chiaro su ciò che significhi rinascere dallo Spirito e ciò che significa essere nati solo fisicamente e naturalmente.

    Coloro che sono carnali, ovvero non nati dallo Spirito, sono in inimicizia contro Dio e quelli che sono nati solo fisicamente non sono in Cristo e sono ancora nella carne e non nello Spirito.

    Infatti Paolo dice che se la vita e la presenza dello Spirito non sono in una persona, non sono appartengono a Dio.

    Quindi la domanda è questa, se una persona non appartiene a Dio a chi appartiene? Non ho mai scoperto nella Scrittura che ci siano tre categorie di persone, in altre parole, una di Dio, una di Satana ed una terza categoria, e quale sarebbe esattamente?

    Quelli che se ne stanno seduti sulla proverbiale staccionata? Persone indecise, esistono persone neutre? Chi sono? Chi è che decide comunque? È la persona che decide a chi appartiene?

    Per esempio, se interroghiamo la gente e gli chiediamo se pensano di servire o che appartenessero a Satana, la maggioranza risponderebbe assolutamente no. Se chiediamo a molti se appartengono a Dio, non direbbero necessariamente che servono Dio, ma direbbero però che appartengono a Dio.

    Ora queste affermazioni sono biblicamente accurate? No, non lo sono!

    Molte persone pensano di appartenere a Dio perché sono abituate a pensare che se hanno una credenza superficiale in Dio e credono che Dio sia buono e misericordioso e che ama tutti incondizionatamente e che Dio è il creatore di tutti, allora perché pensano tutte queste cose queste li rendano giusti dinanzi a Dio.

    Pensano che finché fanno il loro meglio per essere buone persone, Dio li accetta e li salva perché non sono così cattivi come è la gente veramente cattiva, credono quindi che per essere condannati all’inferno una persona deve essere molto, molto malvagia e poiché credono di essere praticamente decenti e buone, allora appartengono a Dio Dio non li lascierà andare all’inferno, credono che siano figli di Dio.

    Abbiamo già sentito questa nota affermazione molte volte: “Siamo tutti figli di Dio! ”

    No non tutti lo sono!

    Diventiamo figli di Dio solo quando diventiamo figli di Dio tramite la nuova nascita e la rigenerazione dello Spirito Santo mediante la fede in Cristo, credendo e diventando obbedienti al Vangelo.

    Questi sono i motivi principali e più comuni per cui la gente crede di appartenere a Dio e che siano in sintonia con Dio.

    Tuttavia, abbiamo visto spesso e chiaramente in questo studio di Romani e per mezzo delle Scritture che nessuno è buono, nessuno è giusto, nessuno cerca Dio, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, tutti sono colpevoli davanti a Dio e nessuno può essere salvato e giustificato tentando di mantenere i comandamenti di Dio o essere religiosi.

    Quindi, fondamentalmente a causa di tutta questa realtà, nessuno, nessuno, può appartenere a Dio fuori da Cristo ed essere nati dallo Spirito, in altre parole diventare spiritualmente rigenerati e vivi.

    Quindi, se una persona non è in Cristo una persona non appartiene a Dio e di conseguenza appartengono a Satana, non ci sono persone che non appartengono a nessuno, o che sono neutrali, siamo tutti peccatori e tutti appartengono a Satana e tutti facciamo la sua volontà dalla nostra nascita e solo se e quando Dio ci salva e ci fa vivere spiritualmente apparteniamo a Lui.

    La Bibbia ci dice che quando non siamo in Cristo, quando non siamo nati di nuovo, in altre parole, quando siamo ancora nella carne, camminiamo per la carne, siamo figli del diavolo e siamo chiamati figli della disubbidienza.

    Efesini 2:1-3Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri.

    I figli del diavolo ed i figli della disubbidienza non sono salvati e non appartengono a Dio e la Scrittura conferma proprio questo fatto:

    Efesini 5:5-8 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni. 8 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce,

    Colossesi 3: 5-7 Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria; 6 per queste cose l’ira di Dio viene sui figli della disubbidienza, 7 fra cui un tempo camminaste anche voi, quando vivevate in esse.

    Come vediamo chiaramente quando siamo figli di Dio, c’è uno spostamento, un cambiamento di proprietà, un passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dal regno di Satana e da figli di Satana al Regno di Dio e diventando figli adottivi Dio.

    Questo è il fatto che dobbiamo diventare, diventare figli di Dio.

    Giovanni 1:12-13 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio.

    Molto chiaro spero! Siamo tutti creazione di Dio, apparteniamo a Dio in questo senso, ma vediamo chiaramente che la Bibbia ci insegna che non tutte le creature di Dio sono figli di Dio. C’è una differenza tra essere una creatura di Dio e la sua creazione ed essere Suoi figli.

    La differenza è Cristo! Punto! Anche Satana è una creatura di Dio, ma odia Dio ed è il nemico numero uno di Dio, quindi tutti quelli che appartengono a Satana sono ugualmente nemici di Dio.

    Quindi, o apparteniamo a Dio o a Satana, o serviamo Dio o Satana, o siamo figli di Dio o figli del diavolo. Non esiste una terza categoria di persone! Non possiamo essere neutrali riguardo a Cristo, anche Lui ha detto questo:

    Matteo 12:30 Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.

    Anche per questo la preghiera che stiamo esaminando, cioè la preghiera del Signore, inizia così: Padre nostro! Non tutti possono dire il Padre nostro! Questa è una preghiera che deve essere pregata dai figli di Dio e come vediamo tutti non sono Suoi figli.

    Dunque dobbiamo pregare al nostro Padre per liberarci dal male e dal maligno cioè Satana ed i suoi servi i demoni e le persone malvagie che gli appartengono.

    Le Scritture ci insegnano infatti che non combattiamo semplicemente contro persone, anche se spesso lo facciamo, ma combattiamo in effetti contro gli spiriti del potere dell’aria che controllano queste persone.

    Questo spirito, questi poteri e principati sono di natura spirituale e sono quelli che controllano e animano le persone a fare le loro opere malvagie. Vi ricordate questo passo?

    Efesini 6:10-12 Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, 12 poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti.

    Permettetemi di essere chiaro su questo concetto, anche se le persone possono essere e spesso sono controllate e animate da spiriti maligni, sono pienamente e totalmente responsabili di tutte le cose che fanno.

    Con Dio non c’è la scusa “il diavolo me lo ha fatto fare! ”

    Dio ritiene ogni singola persona e anche ogni singolo demone individualmente e separatamente responsabile di tutto ciò che fanno. Dio giudicherà ogni persona secondo le loro opere, le persone sono e saranno totalmente e completamente responsabili di tutto ciò che fanno, tutto ciò che fanno, dicono e pensano!

    Apocalisse 20:12-15 E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti a Dio, e i libri furono aperti; e fu aperto un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 13 E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l’Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 14 Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda. 15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.

    I libri menzionati qui sono i libri dove sono scritte tutte le azioni di ogni singola persona che hanno fatto durante la loro vita, le azioni saranno quelle malvage in modo che non ci può essere alcun bene che supererà i malvagi commetti. Dio vede tutte le azioni dell’uomo come malvage e ovviamente più il male che uno pratica riceveranno una più grande punizione, tuttavia tutte le punizioni per tutti saranno seppure a gradi dannazione eterna comunque.

    Infatti, come vediamo qui, c’è un solo libro in cui il nome di qualcuno può apparire per evitare il giudizio della dannazione di Dio, e questo è il libro della vita, noto anche come il libro dell’Agnello di Dio in cui sono stati scritti i nomi dei redenti ancora prima della fondazione del mondo, vedi
    Efesini 1: 4-5, Filippesi 4: 3; Apocalisse 13: 8; Apocalisse 21:27.

    Tutte le persone saranno considerate responsabili della propria peccaminosità.

    Ricordiamoci che anche se una persona può essere controllata o animata da spiriti maligni comunque sopporteranno la propria peccaminosità, essi sono comunque peccatori controllati dalla natura peccaminosa che tutti gli esseri umani hanno e con questa prendono piacere nel praticare le loro azioni malvagie. Gesù più volte ha confermato questo fatto:

    Giovanni 3:18-20 Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate;

    Vedi anche: Matteo 12:36; Giovanni 7: 6-7; Giovanni 8: 41-47; Romani 2:16.

    Dio ci comanda di pregare contro i malvagi. Come abbiamo visto è un errore dottrinale pensare che non possiamo pregare contro i malfattori. La parola di Dio è piena di riferimenti alla preghiera sollevata contro i nemici di Dio.

    Lasciatemi comunque dire questo, Dio non può contraddirre Sé stesso e la Sua parola per cui Egli non può rispondere alle preghiere che sono elevate a Lui contro la Sua volontà. Dio risponderebbe sì ad una preghiera co cui non è d’accordo? Ovviamente sappiamo o dobbiamo sapere che la risposta è un sonoro no!

    Ecco perché è imperativo che rinnoviamo la nostra mente e conosciamo la buona, perfetta e accettabile volontà di Dio, Romani 12: 2.

    Vedete perché Paolo ha iniziato questo capitolo con quella affermazione, altrimenti non possiamo capire cosa sia la volontà di Dio e non possiamo quindi a questo punto nemmeno pregare in linea con la Sua volontà, che è ciò con cui Gesù ha iniziato la preghiera del Signore, dicendo infatti: “Sia fatta la Tua volontà”.

    Come possiamo pregare così se non possiamo capire e sapere quale sia veramente la volontà di Dio?

    Così anche se Gesù certamente ci dice:

    Matteo 5: 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano,

    Vediamo che nella Scrittura, sia nell’Antico Testamento ed anche nel Nuovo Testamento, uomini di Dio hanno pregato contro i loro nemici ed i malvagi. Come possiamo quindi riconciliare queste due cose? Dio ha cambiato la Sua mente riguardo ai malvagi? No per nulla! Dio non cambia mai i Suoi modi, la Sua mente e la Sua parola, mai:

    Numeri 23:19 Dio non è un uomo che può mentire; né il figlio dell’uomo, che debba pentirsi(cambiare mente) : quello che ha detto non lo farà? o lo ha detto, e non lo farà?

    Malachia 3: 6 Poiché io sono l’Eterno, non cambio; perciò i figli di Giacobbe non sono consumati.

    Giacomo 1:17 Ogni buon dono e ogni dono perfetto viene dall’alto e scende dal Padre delle luci, con cui non vi è alcuna variabilità, né ombra di svolta (cambiamento).

    Ebrei 13: 8 Gesù Cristo lo stesso ieri, oggi e per sempre.

    Psalms 119: 89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabilita in cielo.

    Isaia 40:8 L’erba si secca, il fiore sbiadisce, ma la parola del nostro Dio resta per sempre.

    Luca 21:33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

    1 Pietro 1:25 Ma la parola del Signore dura per sempre. E questa è la parola dal Vangelo che è predicata a voi.

    Come vediamo chiaramente Dio e la Sua parola sono immutabili, Dio non cambia la Sua mente o le Sue opinioni né cambia le Sue decisioni e la Sua parola perché l’umanità vuole che Lui le modifichi.

    È esattamente per questo che non possiamo piegare o cambiare il senso della parola di Dio, non possiamo aspettarci che Dio cambi la Sua mente ed i Suoi comandamenti nei confronti di ciò che Egli considera peccaminoso o anche di quello che Egli giudica essere giusto.

    Questo è ciò che l’uomo fa e sta facendo, non solo nella società, ma ancora peggio nella chiesa. Non possiamo annullare i comandamenti di Dio nlla chiesa dato più di duemila anni fa pensando che le cose erano giuste o semplicemente culturali o da essere osservate solo nella chiesa in quei giorni perché era la consuetudine accettabile nella società e nella cultura di quel giorno ma non lo è oggi.

    Nella chiesa di Dio facciamo le cose secondo la parola di Dio che come vediamo non cambia mai e non può essere fatta piegare e sottomettersi alle esigenze culturali e sociali odierne.

    Per esempio, se Dio ha comandato che una donna non può insegnare dottrina nell’assemblea ed ha comandato questo 2000 anni fa dobbiamo cambiare questo oggi perché la società odierna è cambiata ed il femminismo ha cambiato molti modi e molte cose nella cultura e nella società? Ora la chiesa deve cambiare le sue abitudini e deve disobbedire alla parola immutabile di Dio e permettere alle donne di insegnare e anche peggio ad avere posizioni di autorità nella chiesa in chiara violazione del comandamento di Dio?

    Dobbiamo ignorare ciò che Dio chiama peccaminoso e abominevole, come l’omosessualità e tollerare questo comportamento perverso e accettarlo come un normale comportamento umano solo perché la società e la cultura vogliono che così sia fatto?

    Perchè allora Gesù ci ha insegnato a pregare sia fatta la volontà di Dio sulla terra come lo è in cielo, se invece facciamo la volontà degli uomini e della società odierna?

    Questo è ciò che sta succedendo da molti, molti anni, non solo nella società ma ancor più tristemente anche nella Chiesa.

    Dio e la Sua parola non cambiano mai! Quindi, come possiamo riconciliare amare i nostri nemici, fare del bene e pregare per coloro che ci odiano e perseguitano e pregare contro malfattori malvagi?

    In realtà è abbastanza semplice, personalmente quando siamo posti in quella situazione dobbiamo fare del bene ed essere misericordiosi anche verso i nostri nemici e possiamo e dovremmo capire che, come abbiamo già detto, tutti, tutti, senza eccezione, che non appartengono a Dio attraverso Cristo il Signore sono nostri nemici, una una volta eravamo anche noi nemici di Dio.

    Dobbiamo pregare che Dio abbia pietà di persone che non sono salvate, specialmente quelli della nostra famiglia ed i nostri amici non salvati, ma dobbiamo ricordare anche se sono nostri amici o parenti, sono comunque nemici di Dio e purtroppo anche nostri. Sì, è esattamente ciò di cui Gesù ci avvertiva quando disse:

    Matteo 10:34-39 «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. 35 Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua. 37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. 38 E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà.

    Come vediamo Gesù chiaramente traccia una linea nella sabbia, certamente dobbiamo amare e non odiare i nostri amici e parenti ma il nostro amore per loro non deve mai essere di più che per Dio, anche se questo ci può costare il rapporto con queste persone. Non possiamo amare più queste persone che amare Dio ed amare Dio non significa amare altri a tutti i costi, cioè compromettendo la nostra obbedienza e devozione per Dio.

    Molti credenti, anche se non lo ammetterebbero spesso compromettono la loro fedeltà ed obbedienza a Dio per queste persone e quindi anche il loro amore per Dio pensando che stanno davvero amando Dio perché amano quelle persone in maniere contrarie alla volontà di Dio e devozione per Dio.

    Tuttavia, amare Dio significa obbedire a Lui, la Scrittura è più che chiara su questo, infatti guardate anche qui Gesù ci dice che non possiamo amare la gente più di Dio.

    Il nostro amore è prima e soprattutto dimostrato dall’obbedienza e dalla nostra fedeltà a Dio e alla Sua parola non ad essere umani.

    Marco 12:30; Giovanni 14:15-23; 1 Giovanni 5:2-3.

    Obbedire Dio non significa che odiamo o non amiamo altre persone, significa semplicemente che li amiamo in linea con l’amore di Dio e in passo con la Sua parola e non secondo le aspettative che la gente si spetta di come dovremmo amarli o come pensano che dovrebbero essere amati.

    Purtroppo molti credenti pensano erroneamente che l’amore di Dio può essere praticato compromettendo la Sua parola e spesso disobbedendo Dio. Questo non può mai essere. Possiamo amare le persone finché sceglieremo sempre Dio prima e lo obbediamo.

    Il motivo per cui la gente pensa che esiste una dicotomia o qualche tipo di doppio standard in ciò che Dio ci dice di fare quando si tratta di amare i nostri nemici è infine perché non credono o non comprendono la sovrana elezione di Dio e pertanto non riescono a comprendere gli scopi di Dio.

    Dobbiamo pregare a Dio di avere pietà secondo la Sua sovrana volontà e scopo, ma non possiamo aspettarci di costringere Dio a fare quello che vogliamo noi. Non possiamo convincere Dio a salvare chiunque Egli non abbia voluto già salvare, ma d’altra parte non possiamo scontare il fatto che Egli possa voler avere pietà di loro.

    Non possiamo conoscere le intenzioni di Dio per ogni tempo ed in ogni situazione, quindi dobbiamo pregare che la Sua volontà sia fatta, vedete si torna sempre a questo.

    Quindi, se preghiamo a Dio di avere pietà di persone non salvate, ma preghiamo anche contro i malvagi, allora non stiamo mai pregando contro la volontà di Dio perché noi non sappiamo quale sia la Sua volontà per certe persone, sia che siano salvati oppure no.

    Perciò, se preghiamo contro i malvagi come Davide spesso faceva nei Salmi, non preghiamo contro la volontà di Dio, ma se chiediamo sia il giudizio che la misericordia, preghiamo che la perfetta volontà di Dio sia fatta e lasciamo a Lui scegliere come vuole rispondere alle nostre preghiere.

    La misericordia trionfa sul giudizio Giacomo 2:13, ma il giudizio per i malvagi verrà su di loro e può venire anche in questo mondo e in questa vita. Non è quindi un male pregare per questo perché quelli su cui Dio non avrà misericordia otterranno giudizio, Dio non assolverà in alcun modo il malvagio.

    Esodo 33:19 L’Eterno gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il nome dell’Eterno davanti a te. Farò grazia a chi farò grazia e avrò pietà di chi avrò pietà».

    Romani 9:18 Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

    Esodo 34:6-7 E l’Eterno passò davanti a lui e gridò: «L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, 7 che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».

    Dio è misericordioso e grazioso, paziente e abbondante in bontà e verità, Dio mantiene misericordia per migliaia, Dio perdona l’iniquità e la trasgressione e il peccato, ma non vuol dire che Dio chiaramente non riceva gloria in giudicare peccatori malvagi.

    Il modo in cui riconciliamo questa Scrittura è capire ciò di cui Dio aveva già parlato a Mosè, non possiamo dimenticare che egli disse a Mosè prima che è la Sua prerogativa essere grazioso e mostrare pietà a chi desidera farlo. Paolo incapsula tutto questo nel suo insegnamento sull’elezione sovrana in Romani 9: 11-24, perciò Dio ha misericordia su chi avrà misericordia e anche su chi Egli dimostrerà giudizio ed ira.

    Poiché non sappiamo chi sono eletti di Dio per la Sua elezione sovrana, possiamo per questo pregare per la misericordia di Dio ed anche il giudizio di Dio allo stesso tempo perché è la Sua volontà di fare entrambi, salva gli eletti e giudica i peccatori non pentiti i quali rimangono I nemici di Dio ed anche i nostri. Dobbiamo lasciare che sia Dio a decidere a chi Egli farà misericordia e a chi darà il Suo giudizio, questo è la Sua opera e non la nostra.

    E’ Dio che ci salva, Dio che giudica e danna e non noi! Pertanto, quando affrontiamo le persone come nostri nemici su base personale e individuale, dobbiamo dimostrare loro pietà ed amore perché non sappiamo se queste persone sono elette alla salvezza di Dio.

    Dio usa la nostra persecuzione e maltrattamento per essere il catalizzatore con cui spesso Egli porta la gente alla Sua salvezza, combinata con il nostro amore verso di loro questo opera nel potere di Dio e nella Sua gloria e lo fa anche quando le persone rimangono ingiuste e non si pentono.

    Dio o li salverà o li giudicherà ancora di più per il male che hanno fatto contro di noi se non si pentono. Non sappiamo per quale scopo Dio sceglie la gente, così come ha fatto con i Suoi discepoli, ha scelto undici per essere salvati e fare la sua volontà, ma ha scelto anche uno, Giuda Iscariota Giovanni 6: 70-71, ancora per fare la Sua volontà anche se Giuda fece la volontà del diavolo Egli ha comunque fatto la volontà di Dio, Giovanni 17:12.

    È stata la volontà di Dio che Giuda tradisse Gesù Suo Figlio nelle mani degli uomini malvagi per essere flagellato, picchiato e crocifisso Atti 2: 23-24; Atti 13: 27-30, perché?

    Perché questo era l’unico modo per salvarci. Gesù ha volontariamente sottomesso la Sua vita Giovanni 10: 17-18 e Dio Padre ha dato Suo figlio volontariamente Giovanni 3:16, in modo che gli eletti possano essere salvati.

    Giuda era malvagio, non era un credente che ha perso la sua salvezza per aver rifiutato Cristo, era un ladro ed era avido per soldi Matteo 26:15; Giovanni 12: 6; ed era come Gesù lo chiamò un diavolo
    Giovanni 17:12, ma lo stesso Gesù ha detto che lo ha scelto lo stesso Giovanni 13:18, Guida ha fatto la volontà di Satana, ma involontariamente e senza conoscenza egli ha fatto la volontà di Dio, proprio come il faraone la fece nei giorni di Mosè, vedi Romani 9: 17-18.

    Ecco come Dio fa operare tutte le cose assieme per il bene di coloro che lo amano e sono chiamati secondo il Suo proposito Romani 8:28.

    Giuda non amava Gesù o Dio, perciò le cose non operarono per niente per il suo bene, ma a causa di ciò che ha fatto, le cose sono hanno collaborato per il bene di Gesù e anche noi perché siamo stati chiamati secondo il disegno benevolo di Dio.

    Dio non ha mai promesso di fare collaborare assieme per il bene di coloro che Egli non ha chiamato alla salvezza. Potete stare certi che per loro le cose non funzioneranno molto bene. Giuda sembra aver avuto un momento in cui si è pentito di quello che ha fatto, ma non è così.

    Egli ha avuto rimorso perchè lui era preoccupato delle conseguenze delle sue azioni che non lo hanno portato a pentirsi ma portato alla disperazione e poi alla morte.

    C’è una chiara scrittura che conferma questo fatto:

    2 Corinzi 7:10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte.

    Come vediamo qui ci sono due tipi di dolore, il dolore divino che porta al pentimento, e il dolore mondano che porta alla morte. È evidente allora che quando esaminiamo la vita dei due discepoli di Gesù che conosciamo molto bene Pietro e Giuda vediamo questa Scrittura in azione. Pietro rinnegò Gesù questo ha il potere di essere lo stesso peccato esatto di quello che Giuda commise. Pietro rinnegò Gesù pubblicamente e Gesù aveva detto questo a proposito:

    Luca 12:8-9 Or io vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio. 9 Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

    Quindi vediamo che rinnegare Gesù è un peccato molto grave, è un peccato potenzialmente dannoso. Eppure molti dicono che il motivo per cui Pietro rinnegò Cristo era perché non aveva ancora ricevuto lo Spirito Santo e che dopo Pentecoste, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, egli era audace e non rinnegò più Cristo. Certo questo può essere vero in parte, ma c’è un’altra ragione molto importante per la quale questo è accaduto nella vita di Pietro e che può accadere nella vita di ogni credente ed è questo:

    Luca 22:31-32 Il Signore disse ancora: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. 32 Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli».

    Gesù disse a Pietro che il diavolo lo avrebbe tentato, tentando di far fallirela sua fede. Ora, a quanto pare molti pensano che la fede di Pietro fallì ma in realtà non fu così.

    Gesù gli dice una cosa essenziale che dobbiamo capire e credere ed è questa, che Gesù ha pregato per Pietro che la sua fede non fallisse. Infatti la fede di Pietro non fallì affatto, affermare che la fede di Pietro fallì e come dire che le preghiere di Gesù sono inefficaci. Se il Figlio di Dio, Dio stesso prega le Sue preghiere, non falliranno mai. Questo è un altro colpo fatale per coloro che insegnano che Dio rispetta la libera volontà dell’uomo e non agisce violandola nonostante ciò. No, non commettiamo errori, Dio interviene continuamente per superare le nostre decisioni erronee e anche la nostra debole volontà. Dire che le preghiere di Dio possono essere soprafatte dalla volontà dell’ uomo è una bestemmia.

    Eppure proprio Gesù adesso è il nostro Sommo Sacerdote che siede alla destra del Padre e cosa fa lì?

    Romani 8:29-34 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. 31 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi.

    Paolo è chiaro nella spiegazione di questo stesso concetto, cioè siamo preconosciuti e predestinati ad essere glorificati, cioè ad essere conformi l’immagine di Cristo nell’eternità, così Paolo sta dicendo che è una cosa sicura che coloro che Dio ha eletto precedentemente li ha preconosciuti il che significa essere eletti, scelti e quindi predestinati e quelli che sono predestinati sono anche chiamati e coloro che sono chiamati sono quelli che Dio giustifica e sono quelli che Dio glorifica, infatti Paolo usa il tempo aoristico per significare che la predestinazione, la chiamata, la giustificazione e la glorificazione sono già state risolte nel passato in modo che sono state, sono e saranno un dato certo, infatti il prodotto finito nel piano di Dio che era stato pianificato e decretato nell’eternità passata.

    A causa di queste certezze nella vita dei credenti eletti Paolo chiede, cosa si può dire di tutte queste cose? Se Dio è per noi chi può essere contro di noi in un vero senso?
    Paolo aprì questo intero passo dicendo:

    “E sappiamo che tutte le cose collaborano per il bene per coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il Suo scopo”

    Se Dio ha dato il Suo possesso più prezioso, suo Figlio, per noi quando sapeva che saremmo stati peccatori quanto più ora che siamo Suoi figli non ci benedirà con molto di più? Chi può portare denunce e accuse contro gli eletti di Dio? Nessuno! Perché? Perché è Dio che ci giustifica! Chi può accusarci di peccato? Nessuno! Perché? Perché Gesù è il nostro Sommo Sacerdote ed intercede per noi presso Dio. Vedete, è esattamente per questo che la fede di Pietro non poteva fallire, Gesù ha interceduto per il Suo discepolo eletto alla salvezza e pertanto Dio ha protetto la fede di Pietro di non fallire completamente. Pietro ha capito molto bene questo concetto e per questo scrisse 1 Pietro 1: 3-9. Pietro è sicuro, sa che la nostra fede è protetta dal potere di Dio ed in Dio.

    Troviamo un altro passo in Ebrei che conferma questo fatto:

    Ebrei 7:24-25 ma costui, (Gesù) perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, 25 per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro.

    Dio ci salva al appieno cioè completamente, perché Gesù vive per sempre per intercedere per noi e quindi siamo sicuri nella nostra salvezza per sempre. La nostra fede non può fallire, non è orgoglio perché diamo tutto il merito e la gloria solo a Dio e non al nostro fare.

    Il fatto del rinnegamento di Pietro fu che Dio stava difendendo la fede di Pietro dal completo fallimento, Pietro poteva solo commettere un errore, sì un peccato ma Dio ha sovvertito la scelta erronea di Pietro ed ha imposto il Suo potere sovrano e la Sua grazia su di un uomo che altrimenti avrebbe sicuramente fallito Dio.

    Questo è il solo motivo per cui gli eletti persevereranno fino alla fine, è il fatto che è Dio ed il Suo merito per la Sua gloria e amore Suo che lo fa, perché Egli è fedele a ciò che promette.

    Ora, Giuda invece si vede che Gesù non ha mai pregato per lui che la fede di Giuda non fallisse e perché?

    Giuda non aveva fede e fu per questo motivo! Dio non può proteggere ciò che una persona non ha e Gesù non pregava per qualcosa che Giuda non aveva.

    Che Giuda non fosse un credente dovrebbe essere chiaro, ma Gesù comunque chiarisce questo per noi in diversi casi:

    Giovanni 6:64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito;

    Come vediamo Gesù sta dichiarando che Giuda ricade nella categoria dei non credenti.

    Più tardi Gesù sostiene che Giuda, anche se scelto da Lui per essere parte dei dodici, non era come il resto, ma era infatti un diavolo:

    Giovanni 6: 70-71 Gesù rispose loro: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure uno di voi è un diavolo». 71 Or egli alludeva a Giuda Iscariota, figlio di Simone, perché egli stava per tradirlo, quantunque fosse uno dei dodici.

    In Giovanni 13 Gesù sostiene che i Suoi discepoli erano mondi, cioè salvati eccetto, sì avete indovinato, Giuda Iscariota.

    Giovanni 13:10-11 Gesù gli disse: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno che di lavarsi i piedi ed è tutto mondo; anche voi siete mondi, ma non tutti». 11 Egli infatti sapeva chi lo avrebbe tradito; perciò disse: «Non tutti siete mondi».

    Dichiarare Giuda un diavolo e chiamarlo immondo significa che Giuda non era un credente, non aveva fede salvifica e Dio non gliela ha concessa, perciò un vero eletto di Dio non può perdere la fede, non perché la sua fede non può vacillare come fece quella di Pietro, ma non può fallire perché è protetta dal potere di Dio.

    Per concludere questo esempio di Giuda, Gesù in Giovanni 17:12 ancora nella Sua preghiera parlando al Padre dice:

    Giovanni 17:12 Mentre ero con loro nel mondo, io li ho conservati nel tuo nome; io ho custodito coloro che tu mi hai dato, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio della perdizione, affinché si adempisse la Scrittura.

    Mentre Gesù camminava con loro manteneva i Suoi discepoli nel nome del Padre, quelli che il Padre gli diede questi li mantenne e non ne perse alcuno. Poi però menziona Giuda e lo chiama figlio di perdizione, solo lui è perduto. Giuda era perduto già, Giuda fu scelto, sì, ma non per la salvezza. Giuda non era uno che il Padre ha dato a Gesù da salvare, Gesù ha scelto Giuda ma lo ha scelto per uno scopo specifico e ci fa sapere che questo scopo fu in modo che questo potesse adempiere la Scrittura adempiere quale Scrittura?

    Che il Figliol dell’uomo doveva essere tradito a morte, vedi Salmi 41: 9; Salmi 55: 12-15;
    Salmi 109: 6-8; Giovanni 13:18; Atti 1:20.

    Inoltre vale la pena ricordare che il titolo “figlio della perdizione” è in realtà anche il titolo dell’Anticristo.

    Gesù chiamò Giuda con lo stesso titolo riservato all’Anticristo, il figlio di Satana.
    2 Tessalonicesi 2: 3-4

    Mi chiedo se Gesù poteva chiamare uno dei figli di Dio, figlio di Satana. Non lo penso davvero.

    Giuda era già segnato dall’eternità per essere scelto, ma scelto solo per fare il lavoro malvagio che doveva compiere.

    Possiamo dunque pensare che Giuda fosse neutrale o magari fosse una brava persona che poi è diventata cattiva? Possiamo pensare erroneamente che Dio abbia scelto Giuda nell’eternità passata solo perché ha preconosciuto ciò che Giuda avrebbe altrimenti fatto da se o ciò che ha fatto o invece fu che Giuda era semplicemente malvagio da solo ed ha fatto ciò che avrebbe fatto altrimenti?

    Naturalmente Dio sapeva cosa avrebbe fatto Giuda, ma non è per questo che ha scelto Giuda. Lo ha scelto per opera malvagia ma Dio l’ha scelto semplicemente nel senso che non ha scelto Giuda ad essere eletto alla salvezza, perciò Giuda semplicemente parlando, ha fatto ciò che il suo diabolico cuore voleva comunque fare.

    Vedete, Dio non sceglie le persone per fare il male, le persone sono malvagie e fanno il male perché questo è ciò che i loro cuori malvagi desiderano fare. Dio ha scelto Giuda proprio come avrebbe potuto scegliere anche Pietro o qualsiasi altro peccatore per fare ciò che ha fatto Giuda. È Dio che sceglie le persone cattive ad essere salvate nonostante la loro natura e il loro cuore malvagio, altrimenti non potrebbe esserci affatto alcuna salvezza.

    Tutte le persone sono malvagie e quindi le persone malvagie che Dio non elegge alla salvezza rimangono quindi malvagie e fanno i desideri dei loro cuori malvagi, punto!

    Solo Dio può cambiare i cuori malvagi delle persone concedendo la salvezza e il pentimento attraverso l’opera di redenzione di Gesù e la potenza del Suo Santo Spirito.

    Abbiamo visto fin ora che tutti gli esseri umani sono peccatori e malvagi nei loro cuori prima che Dio li tocchi con la Sua grazia e li salvi, abbiamo tutti quanti lo stesso potenziale per fare come ha fatto Giuda, ci illudiamo soltanto se pensaiamo che siamo migliori di lui, ma non lo siamo!

    Pietro era un peccatore e lo sapeva, Luca 5: 8.

    Dio gli mostrò anche che aveva lo stesso potenziale di fare ciò che fece Giuda quando rinnegò Cristo, ma come abbiamo visto, poiché Pietro fu scelto per la salvezza, allora elgi si pentì ed abbiamo visto perché, perché Gesù pregò per Lui e così sarebbe stato.

    Ovviamente il cuore di Giuda non era cambiato, era malvagio, era avido di denaro, era un ladro e nel suo male ha quindi aperto il suo cuore, non a Dio ma a Satana, perché Dio non ha operato in lui per la salvezza.

    Giovanni 13:26-27 Gesù rispose: «È colui al quale io darò il boccone, dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. 27 Or dopo quel boccone, Satana entrò in lui. Allora Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto!».

    Le seguenti Scritture provano che Giuda non era un credente eletto dalla grazia di Dio ma un peccatore irredento che rimase tale e fu scelto da Gesù semplicemente per fare ciò che il suo cuore malvagio volle fare.

    Giovanni 12:4-6 4 Allora uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, figlio di Simone, quello che stava per tradirlo, disse: 5 «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri?». 6 Or egli disse questo, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, ne sottraeva ciò che si metteva dentro.
    L’ironia di questo passo è che Gesù gli ha affidato la borsa dei soldi sapendo che era un ladro ed avido di denaro. Gesù ha fatto questo proprio per dimostrare la vera natura e le vere intenzioni di Giuda, diventò evidente che non era un vero credente eletto alla salvezza.

    Ora, qual è il significato di tutto questo riguardo alla preghiera? Vediamo che la preghiera di intercessione di Cristo come sommo sacerdote è quindi efficace solo per i figli di Dio, gli eletti di Dio e non per coloro che appartengono a Satana per sempre.

    Quindi è possibile pregare contro il malvagio e contro i malfattori mentre preghiamo che Dio abbia pietà di loro o che li giudichi per il loro male.

    Ancora una volta vediamo che Dio vuole che noi siamo fiduciosi nelle Sue promesse di mantenerci, di far operare tutte le cose insieme per il nostro bene, cioè dei Suoi eletti e per capire che questo dovrebbe rendere la nostra vita di preghiera molto più fiduciosa nella fedeltà e nel potere di Dio, questo dovrebbe darci grande fiducia quando preghiamo, dovrebbe darci la possibilità di pregare senza perdere cuore e senza scoraggiarsi, dovrebbe liberarci da quelle cose nella nostra vita che possono danneggiare seriamente la nostra vita di preghiera e la nostra fede.

    Abbiamo visto che questi nemici della preghiera sono diversi, ma la preoccupazione e l’ansia sono due dei peggiori.

    L’altro ostacolo della preghiera che abbiamo visto è non essere grati a Dio per ciò che abbiamo già.

    Quando capiamo però che Gesù intercede per noi, che lo Spirito Santo ci aiuta nelle nostre preghiere Romani 8: 26-27 e tutto ciò è in realtà collegato a ciò che segue, in altre parole Romani 8: 28-34, quindi la nostra vita di preghiera dovrebbe avere una visione diversa nella nostra vita.

    Non dovrebbe concentrarsi tanto sui nostri bisogni temporali, ma invece sul regno di Dio e sulla Sua giustizia e dovrebbe acquisire fiducia e audacia, al punto che anche quando non siamo sicuri su come dovremmo pregare abbiamo lo Spirito Santo e Gesù stesso che trasforma i nostri deboli tentativi delle nostre preghiere in preghiere efficaci e potenti, non tanto per i nostri tentativi o per l’eloquenza delle nostre preghiere, ma tramite il potere di Dio e anche perché comprendiamo ogni preghiera secondo la parola di Dio.

    Quindi la nostra preghiera dovrebbe essere diligente, ma dovrebbe anche essere soltanto secondo la volontà di Dio e non la nostra comprensione ed i nostri desideri umani.

    Come ho detto prima, sì, sono d’accordo che Dio si preoccupa profondamente dei nostri bisogni, ma abbiamo davvero bisogno di arrivare al luogo in cui crediamo che Lui implicitamente provvederà ad essi mentre preghiamo per ciò che conta di più per Dio che va oltre i nostri bisogni umani. Dio non trascurerà mai di provvedere per noi se e quando smetteremo di cercare di porre l’enfasi della nostra vita e delle nostre preghiere su di essi.

    Siamo stati salvati per portare gloria a Dio e questo è e dovrebbe essere il nostro principale interesse nella nostra vita, dobbiamo arrivare a comprendere chiaramente questo punto essenziale.

    La priorità numero uno nel piano di Dio è dichiarare la Sua gloria, so che siamo stati abituati a concentrarci così tanto su noi stessi e sull’amore che Dio ha per noi che siamo stati condizionati a credere subliminalmente che la nostra salvezza ha tutto a che fare con noi, la verità è che non ha a che fare con noi tanto quanto pensiamo che lo sia. Una volta salvati le nostre vite appartengono a Dio e non più a noi stessi.

    1 Corinzi 6:19-20 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio.

    Come vediamo, siamo stati comprati a caro prezzo, un prezzo molto alto in quanto è la vita di Gesù Cristo.

    Per questo motivo non apparteniamo più a Satana ma in realtà non apparteniamo a noi stessi, apparteniamo a Dio e proprio per questo la parola di Dio dice che dobbiamo glorificare Dio nel corpo e nello spirito.

    Con tutto il nostro essere adesso viviamo ora per glorificare Dio e non per vivere egoisticamente per noi stessi.

    Sfortunatamente se siamo onesti con noi stessi, senza eccezione, viviamo spesso in modo egoistico e spesso la nostra vita di preghiera riflette questo invece delle cose che glorificano Dio.

    Il fine della nostra salvezza deve essere la gloria di Dio e non spendere la grazia di Dio semplicemente per vivere una vita egoistica e terrena.

    La parola di Dio ci esorta a fare questo:

    Colossians 3:1 Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. 2 Abbiate in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra,

    Dovremmo stabilire i nostri affetti su cose spirituali ed eterne e non su cose terrene, questo è ciò di cui Gesù stava parlando nel famoso passo del Sermone sul Monte di cui la preghiera del Signore ne è una parte:

    Matteo 6:19-20 «Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, 20 anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano.

    Quando finalmente arriviamo a questo posto nelle nostre vite, la nostra vita di preghiera avrà una svolta molto diversa, se non lo facciamo allora la nostra vita di preghiera rimarrà radicata nelle cose egoistiche e terrene.

    In conclusione, diamo un’occhiata a ciò che le Scritture del Nuovo Testamento ci insegnano su quale dovrebbe essere il focus principale della nostra preghiera e speriamo di poter imparare questo guardando a questi passi che ci dicono su che cosa dovrebbe essere focalizzata la nostra preghiera e quale è la volontà principale di Dio riguardo alla preghiera nelle nostre vite.

    Abbiamo già visto ciò che Gesù ci ha detto riguardo al nostro modo di pregare ora guardiamo a ciò che ci dicono gli altri scrittori delle Scritture del Nuovo Testamento.

    2 Corinzi 13:7 Or prego Dio che non facciate alcun male, non perché noi appariamo approvati, ma perché voi facciate quel che è bene anche se noi dovessimo essere riprovati.

    Paolo prega a Dio che i credenti non pratichino il male e facciano ciò che è onesto. Questo sembra molto simile a quando Gesù disse nella preghiera del Signore di pregare che Dio non ci conducesse in tentazione e ci liberasse dal male e dal maligno.

    Quindi iniziamo a vedere che la volontà di Dio per noi in preghiera è di vivere in modo giusto e di non praticare il male.

    Vediamo anche che questo concetto si riflette in altre preghiere, tuttavia strutturato con parole diverse ma la sostanza è comunque la stessa.

    Filippesi 1:9-11 E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo, 11 ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.

    Anche questo passo ci insegna che dovremmo concentrare la nostra preghiera nella richiesta di cercare di vivere in modo tale che possiamo approvare le cose eccellenti ed essere sinceri e senza offesa fino al ritorno di Cristo e che Dio ci riempia di frutti di giustizia.

    Questa amici miei è la stessa preghiera, in altre parole, vivere secondo la volontà di Dio e fuggendo dalla pratica del male nella nostra vita.

    Oltre a tutto questo, guardate ancora a ciò che Paolo prega, cioè che il nostro amore, l’amore della chiesa, l’amore dei credenti possa abbondare sempre di più nella conoscenza e in ogni discernimento. Queste cose ci aiuteranno enormemente a rinnovare la nostra mente per capire come Dio desidera che noi Lo amiamo e amiamo l’un l’altro.

    Non è possibile praticare il tipo dell’amore di Dio senza avere la vera conoscenza e il discernimento di Dio secondo la parola di Dio e secondo la Sua volontà. Questo è il punto essenziale che estesamente abbiamo fatto nello studio di Romani 12: 1-2.

    È la volontà di Dio che abbiamo tutto questo in noi e quindi è la Sua volontà che preghiamo per ottenere questo nella nostra vita. Questo è evidente anche nonostante il modo errato di credere che molti hanno, cioè che queste cose siano automaticamente presenti nella vita dei credenti.

    Dobbiamo pregare per ottenere questi tratti caratteriali divini proprio come fece Paolo.

    Diamo adesso un’occhiata alle altre preghiere menzionate nel Nuovo Testamento.

    Paolo prega anche queste altre cose per la chiesa:

    Colossesi 1:9-13 Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo sentito questo, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio, 11 fortificati con ogni forza, secondo la sua gloriosa potenza, per ogni perseveranza e pazienza, con gioia, 12 rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio,

    Senza fare un approfondito insegnamento espositivo sul passo, possiamo comunque capire chiaramente quale sia l’obiettivo di questa preghiera.

    Anche in questo caso, come i precedenti passi visti, non troviamo preghiere legate a cose fisiche e terrene per i credenti, piuttosto troviamo sempre preghiere che vengono elevate a Dio a nome della chiesa riguardo ai bisogni spirituali dell’uomo spirituale.

    Naturalmente tutte queste cose alla fine si dimostrano nella nostra vita qui sulla terra, ma il punto è che Dio desidera che preghiamo per cose diverse dalle quali noi normalmente preghiamo.

    Dio desidera che diventiamo pieni della conoscenza della Sua volontà e ancora una volta questo è in perfetta armonia con il passo precedente che abbiamo letto e anche Romani 12:2.

    Dio desidera che abbiamo una comprensione spirituale. Questo amici miei amici è avere una maggiore conoscenza di Dio, della Sua volontà, delle Sue vie e della Sua parola.

    Dio desidera che camminiamo in questo mondo in un modo degno di Lui, un cammino e un comportamento che Gli piacciono, Dio vuole frutto nella vita che siano buone opere, buone opere secondo la Sua parola, il Suo carattere e il Suo amore.

    Dio vuole che preghiamo per aumentare la conoscenza di Lui, chi Lui è e come è Lui, ancora tutto questo è in riferimento al rinnovamento della nostra mente per pensare e vedere tutte le cose come Dio le vede, capire Dio e come Egli opera e così noi possiamo veramente adorare la vera immagine di Dio e non una contraffazione o un’immagine artificiale di Dio, che infne non è affatto Dio.

    Dio desidera che siamo rafforzati con la Sua forza e secondo il glorioso potere di Dio, questo significa di non cercare di fare le cose secondo la nostra comprensione e le nostre forze, ma di permettere a Dio di cambiarci, modellarci e farci a Sua immagine attraverso la modifica e la trasformazione del nostro comportamento sempre attraverso il rinnovamento della nostra mente attraverso la Sua parola e mediante il potere del Suo Spirito nel nostro uomo interiore.

    La volontà di Dio è anche quella di rafforzare la nostra fede e la nostra perseveranza dandoci il Suo potere per sopportare lunghe situazioni di sofferenza e dandoci una pazienza soprannaturale unita alla sua gioia.

    Non dimentichiamo ciò che Neemia disse al popolo di Dio che rimane vero fino ad oggi:

    Neemia 8:10 Poi Nehemia disse loro: «Andate, mangiate cibi squisiti e bevete vini dolci, e mandatene porzioni a chi non ha nulla di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro. Non rattristatevi, perché la gioia dell’Eterno è la vostra forza».

    Rallegrarsi nel Signore e avere la Sua gioia è veramente ciò che ci dà una grande quantità di forza nella nostra vita.

    I cristiani senza gioia sono cristiani deboli.

    Anche Paolo dice che nella sua preghiera per loro come nelle nostre preghiere dovremmo ringraziare Dio e in questo caso il ringraziamento per averci fatti partecipi dell’eredità dei santi nella luce e per averci liberati dal potere delle tenebre e averci tradotti nel regno di Cristo.

    Come vediamo, vale la pena ricordare ancora che in questa preghiera non si menzionano bisogni fisici, piuttosto si rivolgono preghiere a quelli spirituali per aiutarci a vivere la nostra vita in modo spirituale e non carnale.

    Adesso andando avanti, Paolo prega questo, dandoci un esempio di che cosa e come dovremmo concentrarci quando preghiamo.

    Efesini 3:16-19 perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell’uomo interiore, 17 perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, 18 affinché, radicati e fondati nell’amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l’altezza, 19 e conoscere l’amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.

    Ancora una volta vediamo Paolo che prega per la chiesa di Efeso, ma non solo per quella, senza dubbio ha pregato questo per l’intera chiesa e così anche noi dovremmo.

    Paolo sta pregando che Dio ci conceda secondo le ricchezze della Sua gloria di ricevere forza dalla potenza del Suo Spirito nel nostro uomo interiore, questo è perfettamente in linea con ciò che abbiamo visto nel passo precedente.

    Il nostro uomo interiore è il nostro spirito, il nostro essere spirituale, così comprendiamo anche in questo caso che la preghiera si deve concentrare sui bisogni spirituali più che quelli fisici. L’uomo interiore non è l’uomo esteriore, in altre parole il nostro corpo.

    Paolo prega che Cristo possa dimorare nei nostri cuori per fede, che cosa significa questo? Si potrebbe pensare che una volta ricevuto lo Spirito Santo, Cristo già dimori in noi. Beh, sì in effetti dimora in noi ma siamo persone con la memoria corta e spesso siamo anche troppo persone carnali, quindi questo significa che Dio deve portarci al punto di amare Cristo e le Sue vie nella nostra vita in modo tale che questo ci porterà a permettergli di splendere attraverso di noi così togliendo da noi la nostra carne e fare in modo che Cristo aumenti e noi diminuiamo.

    Abbiamo tutti lo Spirito Santo che dimora in noi, questo è un fatto innegabile, ma avere lo Spirito di Dio ed essere costantemente sotto il suo controllo sono due cose diverse, infatti non ho dubbi che Paolo qui in realtà sta pregando affinché i credenti di Efeso siano costantemente ripieni di Spirito, o meglio ancora, comprendiamo cosa significhi veramente essere riempiti con il Suo Spirito. Significa essere sotto il controllo dello Spirito, essere costantemente ripieni è qualcosa che Dio vuole ma è qualcosa che tutti quanti abbiamo davvero difficoltà ad essere nella nostra vita, perché siamo tutti carnale troppe volte.

    Pietro ha detto la stessa cosa nella sua epistola in questo modo:

    1 Pietro 3:15 anzi santificate il Signore Dio nei vostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore,

    Mantenere il Signore Gesù nei nostri cuori è la priorità maggiore il che in effetti significa obbedire il Signore, amare il Signore vuol dire ubbidire la Sua parola: Giovanni 14:15; Giovanni 14:21;
    Giovanni 14:23-24; 1 Giovanni 5:2-3.

    Avere lo Spirito Santo e essere riempito o essere controllato da Esso sono in realtà due cose diverse.

    Lo Spirito Santo è sempre in noi, ma noi dobbiamo pregare e desiderare di essere riempiti o meglio di essere controllati da Lui, essere riempiti o controllati da Lui per vivere una vita obbediente e spirituale.

    Lo Spirito Santo è il nostro aiuto, ma dobbiamo pregare a Dio di essere sotto la Sua costante influenza e questo accade quando infatti amiamo Cristo nel nostro cuore o come ha detto Pietro, mantenere il Signore nei nostri cuori come la persona più importante della nostra vita.

    Questo credo abbia a che fare con il rimprovero di Gesù alla stessa chiesa di Efeso in Apocalisse 2: 6 dove rimprovera questa chiesa per aver perso il suo primo amore.

    Paolo continua a chiedere a Dio che noi, la chiesa, siamo radicati nell’amore e per farlo dobbiamo essere in grado di comprendere assieme tutti i santi, qual è la larghezza, la lunghezza, la profondità e l’altezza; di questo amore e questo accade quando arriviamo a conoscere e comprendere appieno l’amore di Cristo, un amore che passa la conoscenza umana e che possiamo così essere riempiti con tutta la pienezza di Dio.

    Continuando con le priorità della preghiera nel Nuovo Testamento leggiamo ciò che Paolo scrive:

    1 Tessalonicesi 5:23-24 Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo. 24 Fedele è colui che vi chiama, e farà anche questo.

    Questa preghiera è essenzialmente la stessa di quella che Paolo pregava per la chiesa di Filippi, pregando che Dio ci consacri, ci separi che interamente il nostro intero essere, spirito, anima e corpo siano conservati senza colpa fino al ritorno di Gesù.

    Questa è una preghiera che Dio sicuramente risponde, il nostro cammino tuttavia deve coincidere con la nostra inamovibile posizione in Cristo. Paolo prega anche che siamo messi da parte, consacrati per camminare in modo irreprensibile. Saremo certamente preservati in Cristo in uno stato permanente di giustificazione, rettitudine e perdono di peccati, tuttavia, come abbiamo già visto in molti precedenti passi, il nostro obiettivo di preghiera è di pregare che camminiamo nella santità, nella giustizia e secondo l’immagine di Cristo e non come semplici uomini carnali.
    Lo stesso filo conduttore nella preghiera continua e Paolo lo menziona alla chiesa di Tessalonica:

    2 Tessalonicesi 1:11-12 Anche per questo noi preghiamo del continuo per voi, perché il nostro Dio vi ritenga degni di questa vocazione e compia con potenza ogni vostro buon proposito e l’opera della fede, 12 affinché sia glorificato il nome del Signor nostro Gesù Cristo in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.

    Questo è di nuovo un passo che ci insegna come pregare e ancora una volta ci insegna a pregare cercando l’intervento di Dio per farci camminare in modo degno, Paolo dice, degno della Sua chiamata.

    Pensateci un momento!

    Ciò conferma ancora una volta che la nostra preghiera deve essere focalizzata sul nostro cammino spirituale e a camminare in un modo che rifletta la nostra posizione in Cristo. Siamo stati chiamati alla fede nel Vangelo mediante l’elezione di Dio, questa è la nostra chiamata iniziale, ma la chiamata non è solo meramente essere salvati per evitare la dannazione eterna, la nostra chiamata è molto di più. La nostra chiamata è essere conformi all’immagine di Cristo sia nell’eternità che in questa vita.

    Così come abbiamo detto prima, sebbene Dio ci aiuta in questo compito ed è tramite il Suo potere attraverso il Suo Spirito e la Sua parola che dobbiamo ottenerlo, tuttavia Dio desidera che cooperiamo con Lui e questo è un modo che dobbiamo pregare perchè questo accada nella nostra vita.

    Infatti Paolo dice che, ciò per cui dovremmo pregare è che la nostra camminata terrena corrisponda alla nostra posizione celeste in Cristo. Se portiamo il nome di Cristo, dobbiamo anche camminare in obbedienza alla parola di Dio, camminare nella santità e nella giustizia.

    Anche Paolo prega e dobbiamo anche noi pregare che Dio compia in noi tutto il buon piacere della Sua bontà e l’opera di fede con potere:

    Quindi dobbiamo desiderare che Dio compia in noi tutti il Suo buon piacere in accordo con la Sua bontà ed ancora una volta questo significa che dovremmo permettere a Dio di plasmarci nell’immagine di Cristo e che noi portiamo frutto interiore mediante l’elaborazione della nostra fede esternamente cioè che questo possa essere evidenziato che venga dal potere di Dio in noi e poi attraverso di noi.

    Che cosa significa questo e cosa non significa questo?

    Ciò non significa che dobbiamo semplicemente esibire segni, prodigi e miracoli per vedere Dio che elabora la nostra fede con potere, come molti invece pensano.

    Ciò che significa è questo, che la nostra fede in Dio dovrebbe essere così forte che, sebbene mostriamo di essere deboli, Dio mostra il Suo potere dentro di noi e attraverso le circostanze della nostra vita. Questo è molto, molto di più che essere in grado di eseguire segni, miracoli, prodigi e guarigioni.

    Questo significa permettere a Dio di essere messo in mostra attraverso e nelle nostre deboli vite e attraverso la Sua provvidenza nelle nostre vite, possiamo quindi dare a Dio tutta la gloria e l’onore.

    Ancora una volta l’esempio biblico che più mi viene in mente è la vita di Giuseppe.

    Giuseppe è un primario esempio di che cosa significhi operare la fede esteriormente mediante la potenza di Dio.

    Giuseppe non compì alcun miracolo, ma tutta la sua vita fu la prova del potere di Dio e come attraverso la fede e la fiducia in Dio di Giuseppe ottenne le promesse di Dio attraverso la potenza di Dio e non il suo fare.

    Ci sono molti esempi di ciò che questo significhi e vi è un intero elenco di ciò si trova in Ebrei 11, il noto capitolo della fede.

    La fine di pregare tutto questo non è in realtà ciò che pensano molte persone, siamo stati ingannati in molti modi a pensare che la salvezza e la vita del cristiano riguardi noi.

    Ho delle brutte notizie per chi pensa che il Vangelo sia centrato sul credente, o che Dio ci abbia semplicemente salvati solo per liberarci dalla dannazione eterna.

    Sebbene alcuni di questi motivi sono validi, sono solo ragioni secondarie. L’interesse di Dio è che le vite dei suoi figli Lo glorifichino.

    Il nostro obiettivo è sempre quello di dare gloria a Dio ora e per l’eternità. Non è la nostra gloria in cui Dio è interessato, anche se molti credenti la pensano così.

    Guardate, questo è l’obiettivo finale della nostra vita di credenti e della nostra vita di preghiera:

    Che il nome di nostro Signore Gesù Cristo possa essere glorificato in noi e noi in Lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.

    Efesini 2:7; Filippesi 1:11; 1 Tessalonicesi 2:12 questi passi, tutti quanti dicono che il fine della nostra salvezza è dare gloria a Dio in questa vota e in eternità.

    Questo è il motivo per cui Dio ci ha salvati! Ovviamente Dio ci ha amati e non ha voluto che tutti periscano, ovviamente Dio l’ha fatto per grazia e misericordia Sua, queste sono tutte ragioni per le quali ci ha salvati ma il fine di tutto è che la salvezza è tutta per la gloria di Dio. Non è per noi prendere per scontato e sfruttare la nostra salvezza semplicemente per scopi e motivi egoistici.

    Dobbiamo essere preoccupati della gloria di Dio e non delle nostre vite terrene, questo rientra ancora nella stessa linea guida che Gesù ci ha dato in Matteo 6:33 quando dichiara che dovremmo preoccuparci del Regno di Dio e della Sua giustizia e lasciare a Lui le preoccupazioni dei nostri bisogni terreni.

    Ora che abbiamo stabilito che la nostra vita spirituale e il comportamento divino per la gloria di Dio dovrebbero essere la nostra principale priorità nella nostra vita di preghiera e in tutta la nostra vita, guardiamo adesso ad altri passi sulla preghiera e vedremo quale è l’enfasi della preghiera della chiesa del Nuovo Testamento e cosa dovrebbe essere nella chiesa di oggi.

    Continuiamo a guardare come la nostra vita di preghiera dovrebbe essere secondo la parola di Dio, diamo un’occhiata a ciò che dice Paolo qui:

    Efesini 6:18-20 pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, 19 e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo, 20 per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare.

    Parliamo di ciò che questo brano ci sta insegnando senza un approfondito insegnamento espositivo.

    Per prima cosa vediamo Paolo ci esorta a pregare e fare suppliche nello Spirito, ora di nuovo sia chiaro, pregare nello Spirito non significa affatto parlare in qualche lingua sconosciuta, spirituale o angelica.

    Abbiamo già parlato di questo argomento altre volte ed abbiamo visto chiaramente che non esiste una lingua di preghiera spirituale, che molti oggi invece affermano di avere.

    Abbiamo chiaramente visto che le lingue, in altre parole quelle menzionate nella Bibbia sono lingue reali e parlate in tutto il mondo da persone, ma erano parlate in modo soprannaturale dai credenti che altrimenti non avevano alcuna conoscenza di quelle lingue. Cosa significa questo allora?

    Abbiamo parlato di questo argomento in altre sezioni dello studio, ma poiché tendiamo ad essere smemorati dobbiamo continuare a ricordarci di queste cose, che senso avrebbe o che uso ci sarebbe da parlare in un linguaggio spirituale? Nessuno! Dio comprende benissimo tutte le lingue parlate sulla terra, Dio non ha nemmeno bisogno di udire una preghiera pregata in un modo orale, Dio infatti sa cosa pensiamo, infatti mi azzarderei a dire che, a meno che non ci troviamo in certe situazioni, la maggior parte di noi prega silenziosamente dinanzi a di Dio e non ad alta voce quindi non importa quale lingua usiamo per pregare.

    Se e quando preghiamo in modo udibile, la nostra preghiera è intesa da Dio in qualsiasi lingua umana, ma la lingua in cui preghiamo sia conoscendo la lingua o parlarla in modo soprannaturale, la preghiera deve essere compresa solo dalle persone che ci sono intorno, ecco perché Paolo scrive un intero capitolo sull’argomento di come usare il segno, cioè il dono delle lingue.

    In una sezione di esso dice questo:

    1 Corinzi 14:14-19 perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa. 15 Che si deve dunque fare? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente. 16 Tuttavia, se tu lodi Dio con lo spirito, colui che occupa il posto del profano, come dirà “amen” al tuo ringraziamento, poiché egli non comprende ciò che tu dici? 17 Infatti tu puoi anche rendere un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato. 18 Io ringrazio il mio Dio, perché parlo in lingue più di voi tutti. 19 Ma nell’assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole in altra lingua.

    Come vediamo qui, Paolo sta dicendo che se un credente prega in una lingua sconosciuta, lo spirito prega, ma la comprensione della mente è infruttuosa.

    Questo non significa che questa è una preghiera spirituale significa solo questo, cioè che lo Spirito Santo può ispirare un credente a pregare in un linguaggio umano che non è conosciuto da chi lo parla né dagli altri intorno a lui, questo intero brano parla di pregare, parlare e cantare in una lingua umana ma sconosciuta alla chiesa.

    Sì, Paolo sta parlando di fare questo attraverso la manifestazione del dono spirituale, ma sta spiegando che, sebbene chi lo fa viene compreso solo da Dio attraverso gli effetti spirituali dello Spirito Santo, sia la persona che parla che chi è nel campo uditorio non sono edificati perché non riescono a capire cosa viene detto.

    L’unico modo in cui queste lingue verrebbero comprese sarebbe quindi se ci fosse un’interpretazione della lingua parlata o per mezzo di una persona nell’assemblea che capisse quella lingua specifica.

    Tuttavia, Paolo, in realtà Dio, proibì l’uso di questo dono o meglio segno quando non poteva essere interpretato perché tutti, e lo ripeto, tutti i doni spirituali, devono essere praticati nella chiesa per l’edificazione di tutto il corpo di Cristo e non in maniera personale ed individuale.

    Quindi Paolo sta dicendo che tutto ciò che diciamo e facciamo nella chiesa deve essere compreso da tutti per l’edificazione di tutti, altrimenti dovremmo rimanere in silenzio e parlare silenziosamente a Dio.

    Molti fratelli e sorelle carismatici e pentecostali potrebebro anche essere d’accordo con tutto questo, ma poi li sentiamo parlare la loro lingua insensata, che la lingua non è, e nemmeno una lingua che proviene dallo Spirito di Dio, e ci dicono che non stavano parlando o pregando in modo udibile ma a se stessi e a Dio, tuttavia possiamo sempre udirli.

    Tuttavia, se una persona li può udire, ciò significa che sono udibili e se possono essere sentiti e non c’è modo di tradurre ciò che dicono, la persona che fa questo è in violazione della parola di Dio, punto!

    Quindi vediamo chiaramente che pregare nello Spirito non significa affatto pregare con il dono delle lingue Pentecostali e quindi deve significare qualcos’altro.

    Cosa significa?

    Questo potrebbe essere un argomento abbastanza lungo e non voglio che lo sia, quindi vediamo se posso spiegarlo nel modo più breve possibile.

    Lo Spirito di Dio è in contatto con il nostro uomo spirituale interiore, in altre parole con l’uomo interiore nato di nuovo, la parte di noi che è rigenerata dallo Spirito di Dio.

    Possiamo solo capire la parola di Dio e conoscere Dio e la Sua volontà attraverso lo Spirito Santo che ci aiuta a comprendere tutte queste cose.

    Infatti senza essere spiritualmente vivi e rigenerati non potremmo mai capire cose spirituali, vedete
    1 Corinzi 2: 10-14.

    Lo Spirito Santo ha ispirato la parola di Dio ad essere scritta comunicando agli uomini che hanno scritto la Scrittura le cose che Dio voleva comunicare al Suo popolo e la chiesa.

    Vedi le seguenti Scritture a riguardo: Giovanni 16: 13-15; 2 Timoteo 3: 16-17; 2 Pietro 1: 20-21;
    1 Giovanni 4: 6.

    Pregare nello Spirito significa quindi: pregare in linea con la volontà di Dio, ispirata e rivelata, che si trova solo nella Sua parola. Questo è davvero ciò che significa pregare nello Spirito. Pregare secondo la volontà dello Spirito Santo, che è la volontà di Dio.

    Poiché è lo Spirito Santo che ha ispirato la parola di Dio ed è lo Spirito Santo attraverso il quale comprendiamo la parola di Dio, cioè la volontà rivelata da Dio, pregare nello Spirito significa pregare in linea con la volontà rivelata di Dio trovata nella Sua parola.

    In altre parole, pregare nello Spirito è esattamente ciò che stiamo imparando in questo studio sulla preghiera su come pregare in linea con la volontà di Dio.

    Ciò è evidenziato anche in:

    Romani 8: 26-27 Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene; ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili. 27 E colui che investiga i cuori conosce quale sia la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi, secondo Dio.

    Lo Spirito Santo ci aiuta nelle nostre debolezze perché spesso non sappiamo nemmeno come dovremmo pregare, perciò lo Spirito ci aiuta intercedendo, in altre parole pregando per noi, non attraverso il dono delle lingue piuttosto attraverso lo Spirito stesso e non noi.

    Lo Spirito, a proposito, come vediamo qui, scruta il cuore, il nostro cuore e innalza le nostre preghiere a Dio anche quando non sappiamo come esprimerci con parole. Egli conosce la mente dello Spirito e Lui, lo Spirito stesso quindi intercede per noi, questa è la chiave di tutto ciò di cui stiamo parlando, Egli lo fa secondo la volontà di Dio.

    Pregare nello Spirito significa quindi pregare la volontà di Dio secondo la Sua volontà rivelata nella Sua parola e quando non sappiamo come o cosa pregare possiamo fare affidamento sull’aiuto dello Spirito che ci aiuta a farlo. Punto!

    Ora vediamo cosa dice Paolo dopo questo nel passo di Efesini 6, dice che voleva che essi pregassero per lui e qual è la richiesta di preghiera? Che trovasse un buon impego? Che rimanesse in salute? Che Dio guarisse le sue infermità? Che Dio provvedesse alle sue finanze? Ha chiesto loro di pregare affinché trovasse una bella casa da comprare?

    Nessuna di queste cose era una priorità né un bisogno di Paolo, Paolo chiede loro di pregare questo:

    per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare.

    Chiede preghiera per lui che Dio gli dia di esprimersi con coraggio per far conoscere il mistero del Vangelo e che possa parlarlo con coraggio come dovrebbe fare.

    La preoccupazione di Paolo era il Vangelo, la predicazione del Vangelo, il progresso del Vangelo e il coraggio e l’audacia per predicare la parola di Dio come avrebbe dovuto farlo.

    Potete immaginare Paolo, forse il più grande predicatore del Vangelo che sia mai esistito chiedendo coraggio, audacia e capacità di predicare il Vangelo in modo efficace e farlo con potere?

    In altre parole, Paolo si rendeva conto che, a meno che Dio non gli avesse dato l’audacia e il coraggio e lo rendesse capace di predicare il Vangelo in modo efficace e con potenza, Paolo non poteva farlo di suo.

    Tutti gli apostoli hanno compreso questo concetto e tutti hanno pregato questa stessa preghiera in:

    Atti 4 24-31 All’udire ciò, alzarono all’unanimità la voce a Dio e dissero: «Signore, tu sei il Dio che hai fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi, 25 e che mediante lo Spirito Santo hai detto, per bocca di Davide tuo servo: “Perché si sono adirate le genti e i popoli hanno macchinato cose vane? 26 I re della terra si sono sollevati e i principi si sono radunati insieme contro il Signore e contro il suo Cristo”. 27 Poiché proprio contro il tuo santo Figlio, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato con i gentili e il popolo d’Israele, 28 per fare tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero. 29 Ed ora, Signore, considera le loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua parola con ogni franchezza, 30 stendendo la tua mano per guarire e perché si compiano segni e prodigi nel nome del tuo santo Figlio Gesù». 31 E, dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano radunati tremò; e furono tutti ripieni di Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

    In questo passo gli apostoli furono perseguitati e minacciati dal sinedrio, fu loro ordinato di non predicare più il Vangelo di Gesù Cristo. Eppure, come vediamo chiaramente, finirono per disobbedire apertamente all’ordine del Sinedrio, ma prima di farlo si riunirono e pregarono Dio.

    È molto importante ed è molto interessante notare che prima si rivolgono a Dio come Gesù ci ha insegnato nella preghiera del Signore, in altre parole lodando Dio per i Suoi attributi e la Sua Maestà.

    Hanno anche pregato la Scrittura a Dio menzionando Salmi 2 e anche riportando alla memoria la morte del Signore Gesù, ed hanno anche menzionato la sovranità di Dio nell’intera faccenda.

    Solo dopo tutto questo continuano a chiedere a Dio di prendere in considerazione le minacce del Sinedrio, questa è davvero una preghiera innalzata contro i nemici di Dio, poi procedono a chiedere a Dio di potenziarli e dare loro audacia per continuare a predicare il Vangelo.

    Come comprendiamo chiaramente Dio fu favorevole a quella preghiera e vediamo questo dimostrato dal fatto che il luogo in cui erano radunati in realtà tremò e che essi vennero riempiti dello Spirito Santo e troviamo scritto che il risultato del riempimento dello Spirito di Dio fu che essi predicarono il Vangelo con franchezza.

    Ci sono anche altre due questioni molto importanti che dobbiamo prendere in considerazione quando leggiamo e comprendiamo questo passaggio.

    Il primo è questo, come credenti noi riceviamo lo Spirito Santo una sola volta, quando ci convertiamo.

    Comprendiamo che i discepoli di Gesù, sebbene fossero influenzati dalla presenza dello Spirito Santo quando Cristo era con loro e anche se furono mantenu per la salvezza dal potere di Dio attraverso la fede, non erano ancora nati di nuovo dall’alto fino al giorno di Pentecoste.

    La venuta dello Spirito Santo in quel tempo fece sì che i discepoli rinascessero dallo Spirito in quel giorno, la venuta dello Spirito Santo in quel giorno segnò anche la nascita della chiesa, il corpo di Cristo composto da Ebrei e più tardi credenti Gentili

    I discepoli, gli apostoli ricevettero il potere di rinascere da Dio e furono riempiti dallo Spirito Santo per la prima volta il giorno di Pentcoste.

    Guardate infatti ciò che Gesù disse ai suoi discepoli la notte in cui fu tradito:

    Giovanni 14 16-17 Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi.

    Come vediamo chiaramente lo Spirito di Dio dimorava con loro attraverso la presenza di Gesù, tuttavia Gesù dice loro che Dio avrebbe dato loro ed in seguito a noi, la chiesa, un altro Consolatore, in modo che Egli possa dimorare con loro e con noi per sempre e non solo per sempre, ma non sarebbe più stato per essere con loro e con noi, ma per dimorare in loro e poi susseguentemente anche in noi. Per sempre in loro e per sempre in noi, è qui e in questo modo che lo Spirito Santo abita oggi nella chiesa.

    Tuttavia, questo non accadde fino al giorno di Pentecoste, infatti Gesù più tardi quella stessa notte disse:

    Giovanni 16 4-15 Ma vi ho detto queste cose affinché, quando sia giunto il momento, vi ricordiate che io ve le avevo dette; or da principio non vi dissi queste cose, perché ero con voi. 5 Ma ora vado da colui che mi ha mandato, e nessun di voi mi domanda: “Dove vai?”. 6 Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7 Tuttavia io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. 8 E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. 9 Di peccato, perché non credono in me; 10 di giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; 11 di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. 12 Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. 13 Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. 15 Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà.

    Quindi, come vediamo, Gesù dovette tornare al Padre ed essere glorificato e poi avrebbe mandato lo Spirito Santo, che Egli infatti mandò il giorno di Pentecoste, Lo mandò per essere sempre IN noi.

    Dal momento in cui tutti i credenti sono nati di nuovo e convertiti e riempiti di Spirito al tempo della salvezza, tuttavia, come notiamo chiaramente nel libro degli Atti in particolare, il riempimento dello Spirito Santo non era e non è una condizione permanente nella vita di un credente, non lo era nemmeno nella vita degli apostoli.

    Notiamo nel passo che stiamo osservando che essi pregarono per una cosa molto specifica che doveva essere la predica del Vangelo fatta con audacia e la Scrittura ci dice che furono riempiti di Spirito Santo e dopo di che predicarono il Vangelo con franchezza e potenza.

    Quindi la cosa che vediamo è che essi continuavano ad essere riempiti di Spirito Santo anche dopo che erano stati riempiti la prima volta il giorno di Pentecoste.

    La seconda cosa che vorrei che si notasse in questo passo è questa: quando furono ripieni dello Spirito Santo questa volta non cominciarono a glorificare Dio parlando in altre lingue come fecero il giorno di Pentecoste, piuttosto predicarono il Vangelo con audacia e potenza.

    Vediamo nel libro degli Atti che gli Apostoli furono ripieni di Spirito Santo numerose volte ed in ogni evento, tranne quando i nuovi gruppi etnici furono convertiti e aggiunti alla chiesa, non dice mai che alcuna persona parlava in lingue, ma dice che essi ricevuto il potere e la capacità di predicare e di fare ciò che Dio desiderava, avrebbero infatti parlato e fatto la volontà di Dio.

    Il riempimento dello Spirito Santo viene principalmente dato per fornire ai santi la manifestazione di qualsiasi dono essi abbiano con la potenza e l’abilità di Dio. Di solito il riempimento veniva menzionato nel contesto della predica del Vangelo, guardate ciò che è scritto nel libro degli Atti e cosa accadde quando gli Apostoli furono riempiti di Spirito.

    Atti 4 8 Allora Pietro, ripieno di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani d’Israele

    Atti 4 31 E, dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano radunati tremò; e furono tutti ripieni di Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

    Atti 13:9-10 Allora Saulo, detto anche Paolo, ripieno di Spirito Santo, fissando gli occhi su di lui, disse: 10 «O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non la smetterai tu di pervertire le diritte vie del Signore?

    Questi sono casi in cui gli Apostoli erano riempiti di Spirito Santo e, come vediamo in nessuno di questi casi, essi parlarono in lingue, piuttosto si esprimevano nella propria lingua con franchezza.

    Queste erano situazioni in cui Dio voleva rendere evidente quale fosse l’uso reale e più importante per il riempimento dello Spirito Santo.

    Quindi, ciò che capiamo è questo, dovremmo pregare affinché il Vangelo sia predicato con potere e audacia, dovremmo pregare questo per quegli uomini che sono chiamati a farlo e per coloro che sono chiamati anche ad insegnare e predicare la parola di Dio.

    Questo è il tipo di preghiera che Paolo ha richiesto, questo è lo stesso tipo di preghiera per cui gli Apostoli hanno pregato e quindi dovrebbe essere una priorità anche nella nostra vita di preghiera.

    Paolo sapeva benissimo che senza l’aiuto di Dio egli non poteva fare nulla di concreto per Dio, anche Gesù disse questo in questo modo:

    Giovanni 15:5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla.

    Paolo capiva chi doveva dargli il potere di predicare e insegnare la parola di Dio, Paolo capiva che tutto il potere di aprire le porte per la predicazione del Vangelo proviene da Dio e non dalla sua ingenuità, abilità, intelligenza o pragmatismo.

    Queste cose sono invece ciò su cui gran parte della chiesa odierna conta. Gran parte della chiesa odierna non chiama Dio a dargli il potere di predicare e ad insegnare il Vangelo e la parola di Dio, oggi gran parte della chiesa conta sulla propria capacità, comprensione, intelligenza e peggio ancora sul pragmatismo e la metodologia per promuovere la parola di Dio.

    Gran parte della chiesa odierna non invoca il potere di Dio e la Sua sovranità per l’apertura delle porte per la diffusione del Vangelo, piuttosto invocano nuovi metodi terreni per far sì che la volontà di Dio si realizzi. Questo è un pensiero folle e una grave mancanza di fede e in gran parte dimostra di non avere il timore del Signore in tutto questo.

    Se e quando ci fidiamo dell’uomo, crediamo nella capacità dell’uomo e nei metodi umani rimarremo sempre deboli e non avremo mai il potere dall’alto per compiere l’opera di Dio.

    Le basi delle opere realizzate in questo modo saranno sempre fieno, legno e stoppie e non metalli preziosi e pietre preziose e questo tipo di fondamento e di opera saranno bruciati dal giudizio divino delle opere dei credenti. Vedi 1 Corinzi 3: 11-15.

    Guardate le altre volte che Paolo chiede preghiera per questa stessa cosa:

    Colossesi 4:3-4 Pregando nel medesimo tempo anche per noi, affinché Dio apra anche a noi la porta della parola, per annunziare il mistero di Cristo, a motivo del quale sono anche prigioniero, 4 in modo che lo faccia conoscere, parlandone come devo.

    2 Tessalonicesi 3:1-2 Del resto, fratelli, pregate per noi, affinché la parola del Signore possa spandersi rapidamente e sia glorificata, come lo è fra voi, 2 e affinché siamo liberati dagli uomini perversi e malvagi, perché non tutti hanno la fede.

    Come vediamo in questi due passi Paolo chiede che la chiesa preghi per lui e per gli altri ministri affinché Dio apra loro le porte per predicare il Vangelo e chiede preghiera in Efesini 6 per manifestarlo come dovrebbe.

    Nel secondo brano che leggiamo, vediamo di nuovo Paolo che chiede preghiera per i ministri del Vangelo, così che la parola di Dio possa avere libero corso ed essere glorificata in altri luoghi come lo era stata lì.

    Vediamo chiaramente che Paolo chiede preghiera in modo che i ministri del Vangelo predichino ed insegnino come dovrebbero, questo significa predicare ed insegnare in base a come desidera Dio, predicare e insegnare con franchezza e potere e pregare affinché le porte si aprano e le vie fatte per il Vangelo ad avanzare e diffondersi.
    Ancora una volta nel versetto 1 del brano di 1 di Tessalonicesi 3 capiamo che il risultato finale della predicazione del Vangelo, insegnare la parola di Dio con potenza e audacia e facendo avanzare la parola di Dio, come abbiamo già spiegato prima, è quello di glorificare Dio.

    Ripeto che la gloria di Dio è la fine di ogni ministero e di tutta la vita cristiana sia sulla terra che nell’eternità, la gloria di Dio è l’obiettivo! Questa dovrebbe essere la nostra unica motivazione nella vita e nel ministero.

    Tuttavia, nel versetto 2 di 1 Tessalonicesi 3 vediamo che c’è un’altra richiesta di preghiera che Paolo fa cioè per essere liberati da uomini irragionevoli e malvagi: perché tutti gli uomini non hanno fede.

    Lo stesso tipo di richiesta di preghiera si trova anche nel capitolo 15 di Romani:

    Romani 15:30-31 Or vi esorto, fratelli, per il Signor nostro Gesù Cristo e per l’amore dello Spirito, a combattere con me presso Dio per me nelle vostre preghiere, 31 affinché io sia liberato dagli increduli che sono nella Giudea, perché il mio servizio per Gerusalemme sia accettevole ai santi,

    ed anche in:

    Filippesi 1:19-20 So infatti che questo riuscirà a mia salvezza, mediante la vostra preghiera e l’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo la mia fervida attesa e speranza, che non sarò svergognato in cosa alcuna, ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte.

    Da questi tre passi arriviamo a varie conclusioni.

    La prima cosa che vorrei che si notasse è che c’è ancora un’altra connessione alla richiesta di Paolo con il modo in cui Gesù ci ha detto di pregare nella preghiera del Signore nella parte in cui ci ha insegnato a pregare Dio per liberarci dal male.

    La seconda cosa che voglio che notiate è che possiamo capire chiaramente che ci sono uomini irragionevoli e malvagi e Paolo dichiara che questi uomini non hanno fede, ed in realtà Paolo afferma che non tutti gli uomini hanno fede.

    Questo fatto distrugge i promotori della dottrina secondo cui Dio dà fede a tutti gli uomini per credere al Vangelo. Da questi passi da solo capiamo che non è affatto così.

    Paolo chiede di pregare per lui in modo che egli possa essere liberato dalle mani dei malvagi. Chiede la stessa cosa in entrambe i passaggi che abbiamo appena letto. Entrambe i passi confermano che ci sono uomini malvagi ed increduli, in altre parole senza fede.

    Quindi non è sbagliato pregare contro le persone malvagie. Ci sono molti argomenti biblici che sono fraintesi nella chiesa e questo è uno di questi.

    Un altro è quello che affronteremo nel prossimo capitolo di Romani, in altre parole, che cosa significa veramente sottomettersi alle autorità governative.

    Vi sono abusi di questo concetto da entrambi i lati dello spettro.

    Non è la volontà di Dio di essere sempre ribelli verso le autorità di governo, ma non è nemmeno la volontà di Dio di sottomettersi a loro in ogni caso.

    Questo concetto di pregare contro le persone malvagie e di essere protetti da esse è sicuramente la volontà di Dio. Nella chiesa siamo stati spesso testimoni di come viene insegnato che il credente sempre ed in ogni cosa deve sottomettersi alle autorità governative terrene. Non è assolutamente il caso!

    Ci è stato anche insegnato che dobbiamo amare i nostri nemici e devo dire giustamente che dobbiamo farlo perchè è un comandamento del Signore Gesù,

    Matteo 5:44-48 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

    Questo è un comandamento molto chiaro e conciso, non c’è affatto confusione riguardo a ciò che Gesù ci sta dicendo qui.

    Quando si tratta della nostra relazione personale con una persona malvagia, anche qualcuno che ci usa dispettosamente e ci perseguita dobbiamo mostrare loro il bene e non il male, infatti questo è anche ciò che i versetti conclusivi di Romani 12 ci esortano a fare:

    Romani 12:17-21 Non rendete ad alcuno male per male; cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all’ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore». 20 «Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; perché, facendo questo, radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.

    Ancora una volta stiamo molto attenti a come interpretiamo questo passo, questo parla di vendicarci dei torti fatti a noi ma questo in nessun modo significa che un credente non ha il diritto di difendere la sua famiglia, il suo prossimo o se stesso, non stiamo parlando di autodifesa qui, ma di vendicarci e questo era esattamente ciò di cui parlava Gesù in Matteo 5.

    Questo passo non significa affatto che se uno ha una invasione in casa deve invitare l’invasore a sedersi e cenare. Questo sta parlando di avere relazioni con persone che potrebbero essere scortesi e persino cattive verso di noi o che sono particolarmente ostili a causa della nostra fede. Bisogna trattarle con amore e gentilezza, non fargli del male o usare lo stesso tipo di comportamento che usano verso di noi.

    Ciò significa anche di vendicarci quando ci viene fatto un torto grave, ma di lasciare che la giustizia sia fatta o dalle autorità governative e persino da Dio. La vendetta appartiene a Dio, Egli ripagherà e lo farà nel modo giusto e lo farà in modo equo. Quando noi ci vendichiamo, di solito lo facciamo infliggendo una punizione molto più grande di quella che altrimenti meriterebbero.

    In altre parole, abbiamo difficoltà ad esercitare giustizia equa per le malvagità commesse verso di noi.

    Tuttavia, Dio non è così, Lui è sempre giusto ed equo nell’esercitare la Sua giustizia e il Suo giudizio.

    Di nuovo questo non significa che noi come credenti non possiamo difenderci, la nostra famiglia o i nostri vicini, anzi se non lo facciamo siamo codardi ed i codardi non sono considerati con favore da Dio.

    Dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi e questo significa anche rischiare la vita per loro, in particolare la nostra famiglia, i fratelli e le sorelle in Cristo.

    Se qualcuno ci colpisce personalmente non dobbiamo vendicarci, ma se qualcuno minaccia di prendere la nostra vita o la vita degli altri e abbiamo i mezzi per proteggere la vita, dobbiamo farlo sempre!

    Quindi amare i nostri nemici è un argomento molto più ampio del semplice permettere ai malvagi di fare qualsiasi cosa e tutte le cose a noi e farla franca.

    Nel senso personale, se la nostra vita non è a rischio di essere presa, dovremmo lasciare che la persona malvagia faccia ciò che vuole e noi in cambio dovremmo trattarli con gentilezza.

    Tuttavia, dal momento che stiamo parlando di pregare per loro vediamo cosa questo significhi in realtà.

    Possiamo pregare contro le persone malvagie e anche per le persone malvagie! Questa è un’altra conferma che la dottrina dell’elezione sovrana è vera e reale e che Dio è sovrano in ogni cosa, specialmente sopra la salvezza delle persone e l’esecuzione della misericordia di Dio e del giudizio spetta a Lui.

    Non sappiamo chi siano gli eletti di Dio, non abbiamo modo di saperlo, ma Dio conosce i Suoi
    2 Timoteo 2:19 e quelli che sono stati eletti da prima della fondazione del mondo.

    Possiamo pregare per la misericordia e possiamo pregare anche per il giudizio di Dio ed in entrambe i casi stiamo pregando la volontà di Dio. Dobbiamo essere pronti e disposti a perdonare e pregare per la misericordia, ma possiamo anche chiedere a Dio di giudicare coloro che ci fanno torto perché se non sono eletti alla salvezza sono destinati al giudizio di Dio e questo è esattamente ciò che otterranno comunque.

    Tutti i Salmi imprecatori in cui leggiamo le preghiere a Dio che richiedono il giudizio sul nemico non sono contrari alla volontà di Dio, potrebbero benissimo essere esattamente ciò che Dio vuole fare e che farà.

    Tuttavia, dobbiamo sempre lasciare i nostri cuori aperti alla misericordia di Dio, possiamo chiedere a Dio giustizia e giudizio, ma non possiamo comunque odiare i nostri nemici e dobbiamo essere pronti a mostrare loro misericordia e amore se e quando Dio lo richiede.

    Guardate cosa ha detto Gesù quando ha raccontato questa parabola la quale fa anche il punto che stiamo cercando di fare qui:

    Luca 18 1-8 Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi, 2 dicendo: «C’era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo. 3 Or in quella stessa città c’era una vedova che andava da lui, dicendo: “Fammi giustizia del mio avversario”. 4 Per un certo tempo egli si rifiutò di farlo, ma poi disse fra sé: “Anche se non temo Dio e non ho rispetto per alcun uomo, 5 tuttavia, poiché questa vedova continua a infastidirmi, le farò giustizia perché a forza di venire, alla fine non mi esaurisca”». 6 E il Signore disse: «Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. 7 Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore? 8 Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?».

    Quello che vediamo scritto qui è in effetti lo stesso tipo di preghiera che troviamo in molti dei Salmi che abbiamo menzionato prima. La vedova cerca giustizia da un giudice per vendicarla dei suoi nemici e persiste finché il giudice non le ha reso giustizia.

    Gesù non negò affatto questa preghiera nemmeno lo fece solo per fare un punto sulla perseveranza della preghiera, anche se questo è un sicuramente uno dei punti fatti qui.

    Egli ci dice chiaramente che quando e se preghiamo allo stesso modo, Dio ci vendicherà definitivamente se continueremo a chiederglielo.

    Quindi quello che abbiamo qui è, sì, l’incoraggiamento a non arrendersi nel pregare e perseverare nella preghiera finché non otteniamo la risposta, ma ci mostra anche chiaramente che stiamo parlando di Dio che vendica e porta giustizia per i suoi eletti contro i loro nemici.

    Che questo tipo di preghiera sia valido sia nel Nuovo Testamento che nel Vecchio è chiaramente confermato per noi anche in:

    Apocalisse 6 9-10 Quando egli aperse il quinto sigillo, io vidi sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della parola di Dio e a motivo della testimonianza che avevano resa; 10 e gridarono a gran voce dicendo: «Fino a quando aspetti, o Signore, che sei il Santo e il Verace, a fare giustizia del nostro sangue sopra coloro che abitano sulla terra?».

    Quindi possiamo vedere chiaramente che possiamo e dovremmo pregare contro i malvagi e come Paolo afferma chiaramente molti, forse la maggioranza delle persone sono e saranno senza fede e non crederanno in Cristo.

    È legittimamente nella volontà di Dio pregare contro le persone malvagie!

    Passando alla preghiera biblica, vediamo che c’è più priorità sulla preghiera per i bisogni spirituali e le questioni eterne che sui bisogni terreni e sulle questioni mondane.

    Tutte le preghiere che troviamo menzionate nel Nuovo Testamento riguardano cose spirituali, queste sono le cose che sono le più importanti per Dio, infatti nel famoso passo che abbiamo visto prima, in altre parole il Sermone sul Monte, subito dopo la preghiera del Signore Gesù disse:

    Matteo 6 19-21 «Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, 20 anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano. 21 Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

    Come abbiamo visto anche più avanti in quello stesso capitolo, Gesù poi afferma chiaramente di non preoccuparsi o di essere ansiosi per i nostri bisogni terreni, ma di occuparci invece del Regno di Dio e della Sua giusitzia.

    Diamo adesso un’occhiata al resto delle preghiere menzionate nel Nuovo Testamento e vediamo quale è l’intenzione di quelle preghiere.

    Efesini 3 14-19 Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra, 16 perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell’uomo interiore, 17 perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, 18 affinché, radicati e fondati nell’amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l’altezza, 19 e conoscere l’amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.

    Filippesi 1 9-11 E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo, 11 ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.

    Colossesi 1 9-13 Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo sentito questo, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio, 11 fortificati con ogni forza, secondo la sua gloriosa potenza, per ogni perseveranza e pazienza, con gioia, 12 rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio,

    Romani 10 1 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza.

    Quest’ultimo passo richede comunque dei chiarimenti. Questo passo non significa che possiamo e dobbiamo pregare per la salvezza di intere nazioni come nazioni. Quello che Paolo sta pregando in realtà era la salvezza nazionale di Israele perchè è l’effettiva riammissione di Israele nella Nuova Alleanza, questo in realtà è ciò di cui Paolo parla in dettaglio in Romani 11.

    Questo sta anche parlando in modo escatologico della preghiera per il desiderio del Regno di Dio di giungere alla sua piena realizzazione e completamento sulla terra, alla venuta del Signore Gesù Cristo equindi all’istituzione del regno terreno di Dio.

    Ancora una volta, vediamo un’altra connessione anche qui con la preghiera del Signore quando Egli ci dice di pregare così “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra come è nei cieli”.

    1 Timoteo 2 1-4 Ti esorto dunque prima di ogni cosa che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2 per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni pietà e decoro. 3 Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore, 4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità.

    Anche quest’ultimo passo necessita di alcuni chiarimenti. Paolo qui esorta la chiesa a pregare per tutti gli uomini e per le autorità di governo, ma qual è il vero motivo di questa esortazione e di questa preghiera?

    Paolo dice in modo che noi, la chiesa, i credenti, possiamo condurre una vita tranquilla e pacifica in tutta pietà e decoro.

    Questo è infatti accettabile agli occhi di Dio, nel senso che è la volontà di Dio e la linea di fondo è questa, il versetto 4 non è una dichiarazione generale ed universale che Dio desidera effettivamente che ogni singola persona sia salvata, anche se sono sicuro che Dio vorrebbe che tutte le persone potessero e credessero in Gesù e si pentisseroi, ma Dio non può infine desiderare a compimento qualcosa che Egli sa che non accadrà.

    Ciò che questo versetto sta dicendo nel suo contesto è invece questo, Dio desidera che noi preghiamo per vivere in una società che può essere amichevole alla causa del Vangelo, così che il Vangelo possa avanzare e diffondersi e la vita della Chiesa possa essere più produttiva, quindi l’idea che Dio desidera che tutti gli uomini siano salvati è infine lo stesso esatto concetto che Gesù affermò in Giovanni 3:16, cioè, Dio voleva salvare gli eletti di tutte le nazioni non solo quelli di Israele! Dio ama il mondo nel senso che vuole avere eletti appartenenti a tutte le nazioni nel Suo regno.

    Quindi che Dio desideri che tutti gli uomini siano salvati è il significato esatto in questo contesto.

    Come abbiamo visto senza entrare nei dettagli, i passi che abbiamo appena letto riguardano tutti dei temi spirituali ed eterni e non bisogni terreni e temporali.

    L’unico tipo di preghiera menzionata che ha evidenti connotazioni di richieste fisiche si trova in Giacomo 5, tuttavia anche questa preghiera ha un elemento spirituale.

    Giacomo 5 14-16 Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, ed essi preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore, 15 e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà; e se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati. 16 Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia.

    Questo non è un divieto per tutti i credenti di pregare per gli ammalati! È la volontà di Dio che preghiamo per la guarigione degli ammalati, tuttavia non per esigere la guarigione, ma per chiedere a Dio per questa grazia.

    Questo particolare passo è un mandato ecclesiastico per la chiamata degli anziani della chiesa per venire a pregare per il credente malato. In effetti è la persona malata che è incoraggiata a invitare gli anziani a venire a pregare e ad ungerli con olio. C’è, come vediamo anche una connessione spirituale in questa preghiera ed è questa, spesso, non sempre, ma spesso, la malattia di una persona può essere connessa al loro peccato.
    La guarigione è a volte sia spirituale che fisica e come ho detto spesso le due sono collegate.

    In effetti, siamo esortati a pregare l’uno per l’altro per ricevere la guarigione.

    Anche questa Scrittura conferma che è la preghiera e non il dono di guarigione la procedura per la chiesa per ottenere la guarigione, sia fisica che spirituale.

    Non troviamo alcun riferimento in nessuna Epistola in cui nella chiesa si usi il dono della guarigione sui credenti piuttosto, vediamo chiaramente che è la preghiera che dobbiamo usare, in particolare la preghiera degli anziani, ma anche la preghiera dei credenti.

    Nel Nuovo Testamento troviamo casi rari in cui si menziona il dono della guarigione per portare guarigione nella vita dei credenti.

    Eppure in alcune delle chiese odierne, specialmente nei movimenti carismatici e pentecostali, dove il dono della guarigione è ricercato come se fosse oro colato e così anche il parlare nelle cosiddette lingue.

    Inviterei comunque coloro che credono che questo sia il modo in cui si ottiene la guarigione nella chiesa a verificare attentamente le Scritture del Nuovo Testamento oltre ai Vangeli e scoprire dove il dono della guarigione era la normale procedura per guarire i credenti nella chiesa.

    Un passo specifico, per quanto mi riguarda, deve davvero portarci a ripensare a questo concetto del dono di guarigione e il passo è questo:

    2 Timoteo 4 20 Erasto è rimasto a Corinto, ma ho lasciato Trofimo infermo a Mileto.

    Pensiamo a questo passo per un momento! Paolo un apostolo di Gesù Cristo fornito dalla grazia di Dio come lo erano tutti gli apostoli, con tutti i doni spirituali disponibili. Paolo aveva sicuramente la capacità di esercitare il dono della guarigione come aveva fatto tante volte in precedenza.

    Tuttavia, su chi ha esercitato questo dono assieme a tutti gli altri Apostoli? Sulle moltitudini e mi sto azzardando a dire che erano tutti ancora increduli nel momento in cui si sono verificati i miracoli. Anche nel caso di Gesù, quanti della moltitudine di persone che Egli guarì in realtà erano credenti in Lui?

    Così ora Paolo, l’operatore di miracoli numero uno tra gli Apostoli, dice che lasciò un fratello nel Signore, Trofimo, a Mileto e non solo lo lasciò lì, ma lo lasciò lì ammalato, infermo!

    Ora, bisogna chiedersi se Paolo aveva il dono della guarigione e lo aveva, se il dono della guarigione in ogni caso in cui era praticato funzionava, e così era, se il dono della guarigione quindi era una procedura per la chiesa per guarire i credenti malati così come dichiara il movimento Pentecostale / Carismatico allora perché Paolo lasciò questo fratello ammalato?

    Allora ci ha provato ma il regalo non ha funzionato? No! Non è solo improbabile, piuttosto impossibile, che il dono non funzionò. Ci dobbamo domandare, Paolo amava il suo fratello nel Signore? Certo che che sì, quindi perché allora lo ha lasciato lì ammalato?

    Con questo processo di pensiero arriviamo ad una conclusione molto semplice e chiara che è confermata da tutte le Scritture del Nuovo Testamento, specialmente le epistole, il dono apostolico della guarigione non era un segno né un dono da praticare sui credenti nella chiesa.

    Se lo fosse stato, Paolo non lo avrebbe usato per guarire il fratello Trofimo? Certo che lo avrebbe fatto, non ci avrebbe pensato due volte a farlo e se lo avesse fatto il fratello sarebbe guarito.

    Qundi comprendiamo che nella chiesa è la preghiera di fede che porta guarigione ai credenti, sia guarigione fisica che spirituale. Inoltre, Dio non garantisce mai la nostra guarigione fisica in ogni caso!

    E’ un mito creato dal movimento della fede che se noi crediamo Dio deve farlo! No! Non è così, Dio non è obbligato a farlo anche se crediamo che Egli possa farlo!

    Tra l’altro, la famosa Scrittura che usano per esprimere il loro punto, in altre parole

    “Dalle Sue lividure siamo guariti”

    non è affatto una Scrittura per rivendicare la guarigione e ciò che induce Dio a conformarsi per la nostra guarigione.

    Se lo fosse stata, Paolo avrebbe usato il suo dono di guarigione per guarire Trofimio.

    Il verso in questione deve essere visto nel contesto in cui lo troviamo.

    Il contesto originale di questo versetto si trova in:

    Isaia 53 5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti.

    Il contesto dell’intero brano di Isaia 53 parla del perdono dei nostri peccati e della nostra salvezza, guardate il versetto in cui si trova questa famosa citazione che viene usata male:

    Lui, Gesù, fu trafitto per le nostre trasgressioni e schiacciato per le nostre iniquità e la punizione di Dio per fare la pace tra noi e Dio fu posta su di Lui.

    Tutto questo ha a che fare con il perdono dei nostri peccati per ciò che Gesù ha sopportato al posto nostro e che Gesù ha fatto pace tra noi peccatori e Dio punendolo al nostro posto e per queste ragioni e per le Sue ferite e le sue lividure riceviamo la guarigione spirituale. Questo passo ha a che fare con la guarigione spirituale e non tanto quella fisica.

    Concederò questo punto su questo passo e sulla guarigione ed è perfettamente in linea con il passo di Giacomo 5 riguarso alla preghiera e la guarigione, ed è questa, alcune, non tutte le malattie possono essere collegate con il peccato in noi e confessando quei peccati può portarci alla guarigione fisica.

    1 Corinzi 11 28-31 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.

    Giacomo 5 14-16 Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, ed essi preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore, 15 e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà; e se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati. 16 Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia.

    Tuttavia, questo non è affatto l’unico motivo per cui le persone si ammalano, non tutte le malattie sono collegate al peccato.

    Ci sono alcuni esempi in Scrittura, come ad esempio questo:

    Giovanni 9:1 Mentre passava, vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. 2 E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3 Gesù rispose: «Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma ciò è accaduto, affinché siano manifestate in lui le opere di Dio.

    Qui abbiamo un chiaro esempio che conferma che non tutte le malattie o tutte le infermità sono dovute al peccato e la conferma viene dalla bocca del nostro Signore.

    Luca 8 43-44 43 E una donna, che aveva un flusso di sangue da dodici anni ed aveva speso con i medici tutti i suoi beni senza poter essere guarita da alcuno, 44 si avvicinò di dietro e toccò il lembo del suo vestito, e in quell’istante il suo flusso di sangue si arrestò.

    Come vediamo non c’è nessuna nota connessione tra la malattia di questa donna e il peccato.

    Luca 13 11-13 Ed ecco vi era una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito di infermità, ed era tutta curva e non poteva in alcun modo raddrizzarsi. 12 Or Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». 13 E pose le mani su di lei ed ella fu subito raddrizzata, e glorificava Dio.

    Luca 13 16 Non doveva quindi essere sciolta da questo legame, in giorno di sabato, costei che è figlia di Abrahamo e che Satana aveva tenuta legata per ben diciotto anni?».

    Queste donne non avevano alcun collegamento con delle peccaminosità specifiche nella loro vita che avrebbero causato questi problemi fisici.

    Tutto ciò che dobbiamo fare è ricordarci di Giobbe, quando fu tentato la seconda volta, non fu a causa del suo peccato che si ammalò, ma come nel caso di quest’ultima donna, Satana causò queste malattie in queste persone per altri motivi.

    Giobbe 2 3-7 «Hai notato il mio servo Giobbe? Poiché sulla terra non c’è nessun altro come lui, che sia integro, retto, tema DIO e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità, nonostante tu mi abbia istigato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo». 4 Allora Satana rispose all’Eterno e disse: «Pelle per pelle! Tutto ciò che possiede, l’uomo è disposto a darlo per la sua vita. 5 Ma stendi la tua mano e tocca le sue ossa e la sua carne e vedrai se non ti maledice in faccia». 6 L’Eterno disse a Satana: «Eccolo in tuo potere; risparmia però la sua vita». 7 Così Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno e colpì Giobbe di un’ulcera maligna dalla pianta dei piedi alla sommità del capo.

    Come vediamo, ci sono diversi motivi per cui la malattia fa parte della vita di un credente.

    È un male comune dell’umanità, può essere collegato alla peccaminosità o potrebbe essere per gli scopi di Dio e per le Sue ragioni, al fine di manifestare la Sua gloria attraverso la malattia o potrebbe essere appunto oppressione satanica.

    Alla fine tutte le ragioni cadono nello spettro della volontà di Dio perché in ogni caso Dio è e sarà glorificato attraverso di esse.

    Ora che abbiamo esaminato uno studio abbastanza approfondito su come dovremmo pregare secondo la parola di Dio e chiaramente abbiamo visto quanto spesso la nostra vita di preghiera non riflette affatto come Dio davvero intenda che dovremmo pregare.

    Comprendere questo argomento è molto importante perché sposterà il nostro focus di preghiera lontano dai nostri bisogni terreni e lo metterà sui nostri bisogni spirituali, oltre a concentrarci sulle cose su cui Dio pone importanza e la priorità più alta.

    Tutto questo è importante se non essenziale per capire come dovremmo pregare. Come dovremmo pregare in altre parole, con perseveranza e diligenza è molto importante ma, come vediamo chiaramente ciò per cui preghiamo è ancora più importante.

    E adesso andiamo avanti al prossimo versetto.

    Romani 12 13 provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità.

    Questa prima parte del versetto può essere collegata al contesto e il contenuto del versetto 8 in cui Paolo menziona il dare.

    Il donare e distribuire biblico nel Nuovo Testamento per le necessità della chiesa è un argomento molto interessante.

    Ne abbiamo già parlato in parte quando abbiamo studiato il versetto 8, ma quella parte ha menzionato come dovremmo essere nel dare, questo passo ci dà invece le ragioni del nostro dare nella chiesa.

    Nella chiesa di oggi, come abbiamo anche menzionato prima, dare è diventato qualcosa di molto diverso da quello che era nella vita della prima chiesa.

    Oggi molte chiese quasi costringono le persone a dare attraverso la risurrezione di un comandamento dell’Antico Testamento dato da Dio ad Israele, in altre parole la decima.

    Abbiamo già visto nel nostro studio che la decima non è per la chiesa del Nuovo Testamento, ma solo ed esclusivamente per Israele.

    Abbiamo anche parlato dell’errore che c’è nella chiesa di oggi, in altre parole di aver costruito un intero sistema ecclesiastico che ruota attorno alla costruzione di programmi ed edifici e alla loro manutenzione, nonché al pagamento di spese e salari dei lavoratori della chiesa a tempo pieno.

    Sono stato in molte chiese già attraverso la mia vita cristiana e ho visto in prima persona come queste chiese sono gestite per capire che quasi tutto il denaro generato nella chiesa non è quasi mai sufficiente per sostenere il termine biblico della distribuzione per i bisogni dei santi.

    Perché succede questo? Ci possiamo chiedere!

    Questo succede perché la chiesa è stata cambiata in modo che ad oggi è costruita ad essere un sistema, che io credo fermamente, Dio non ha mai voluto che fosse.

    Lasciatemi dire questo di questa affermazione, non intendo affatto dire che Dio non benedica la Sua chiesa nonostante gli errori che facciamo in essa. Dio però regolerà le Sue benedizioni per eguagliare la nostra fedeltà e anche i nostri desideri di fare la Sua volontà sulla terra. In altre parole, Dio continuerà a fare la Sua opera nella Sua chiesa, nonostante la disobbedienza, la peccaminosità e l’infedeltà della Sua chiesa.

    Tuttavia, Dio ricompenserà ogni credente in base al livello della nostra personale fedeltà ed obbedienza alla Sua parola. Quello che sto dicendo è questo, non esiste alcuna ricompensa collettiva per intere denominazioni o assemblee ecclesiali o almeno questo è ciò che capisco dalle Scritture.

    Questi sono i seguenti passi da cui questo si capisce:

    1 Corinthians 3 9-17 Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, 11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, 15 ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco. 16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo.

    Questa è la Scrittura più chiara e dettagliata da cui comprendiamo questo concetto di ricompense e giudizio delle opere dei credenti e vediamo chiaramente che Paolo parla qui di individui e non di gruppi interi. Anche nella sua descrizione del tempio di Dio come chiesa, comprendiamo che la descrizione è individuale e non collettiva.

    Altri passi in cui otteniamo lo stesso concetto sono i seguenti:

    Romani 14 10 Ora tu, perché giudichi il tuo fratello? O perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo.

    2 Corinzi 5 10 Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male.

    Anche in Apocalisse quando Gesù detta le Sue lettere alle chiese, il messaggio viene dato al principale anziano o pastore di ciascuna chiesa in particolare, Apocalisse 2: 1; Apocalisse 2: 8; Apocalisse 2:12; Apocalisse 2:18; Apocalisse 3: 1; Apocalisse; Apocalisse 3:14; così anche qui vediamo che le lettere e le istruzioni di Cristo sono date agli individui responsabili di guidare ciascuna chiesa in particolare, ma le istruzioni poi sono passate a ogni individuo credente nella chiesa. E’ evidente che il Signore pone una grande responsibilità sugli anziani ma non esclusivamente solo su di loro.

    Ammesso che ciò che comprendiamo chiaramente da queste lettere sono due cose molto importanti, la prima è quindi come guidano i responsabili che infine è come l’intera chiesa camminerà. Quindi è molto più importante per pastori / anziani perché Dio li ritiene responsabili della direzione di tutto il gregge di Dio.

    La seconda cosa che capiamo è che Dio fa tutto questo senza escludere la responsabilità di tutti e di ciascun membro di ciascuna chiesa individualmente.

    Quando la chiesa nacque, Dio fece in modo che il corpo di Cristo si incontrasse nelle case. So che ne abbiamo già parlato prima, ma credo che dobbiamo affrontare di nuovo questo argomento perché è un argomento molto importante ed ha a che fare con questo tema di provvedere per i bisogni dei credenti.

    Dio non ha mai dato istruzioni ovunque nella Sua parola che la chiesa si incontrasse in edifici fuori dalle case.

    Intrinsecamente, l’incontro negli edifici pubblici di culto non è cosa peccaminosa, tuttavia impedisce alla chiesa di funzionare come dovrebbe o meglio come Dio vorrebbe che funzionasse.

    Le ragioni per cui la chiesa si incontrava nelle case è perché così facendo la chiesa non avrebbe dovuto sostenere grandi spese per potersi incontrare.

    Incontrarsi nelle case era ed è ancora tutt’oggi una cosa importante perché in tal modo non ci sono grandi spese che devono essere poi trasferite alla congregazione o almeno se ci sono sono minime e non essenziali per la funzione della chiesa.

    Per la congregazione non c’è affitto da pagare, non ci sono bollette da pagare, né salari per impiegati e pastori. Una casa è aperta per offrire la possibilità di incontrarci senza imporre alcun peso all’intera chiesa.

    Questo libera quindi il denaro che le persone possono dare quando e se c’è una ragione particolare ed importante e qui ci occupiamo del versetto che stiamo studiando, ci dice di distribuire per i bisogni dei credenti bisognosi.

    Questo dà anche alla chiesa la possibilità di accertarsi che si sia un reale bisogno di provvedere, ma dà anche una possibilità concreta di potersi prender cura dei legittimi bisogni che potrebbero esserci nella vita dei credenti senza dover sovraccaricare nessuno.

    Perché la chiesa ha cambiato posizione di dove si incontra andano dalle case agli edifici pubblici esterni?

    La ragione principale ha origine nel cambiamento avvenuto nella chiesa quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano e il metodo di culto pagano fu adottato dalla chiesa poiché la chiesa divenne un sistema di culto ibrido.

    La chiesa perse le sue radici apostoliche ed iniziò ad poggiarsi pesantemente su riti e modi usati da pagani. Uno dei modi di culto pagano era quello di adorare in un tempio pubblico e generale e questo è ciò che la chiesa ha iniziato a fare.

    Da quel momento in poi la chiesa abbandonò la pratica dell’incontro nelle case e iniziò a costruire ed incontrarsi in templi cristiani, ma oggi chiamiamo quei templi chiese o luoghi di culto, o cattedrali ecc.

    Chiaramente la Scrittura dice che il vero tempio di Dio nel Nuovo Testamento, in altre parole il tempio dello Spirito Santo, è il corpo fisico di ogni credente.

    1 Corinzi 6:19; 2 Corinzi 6:16; Efesini 2:20-22; 1 Pietro 2:4-5.

    Dove la chiesa si incontra in realtà non ha alcuna influenza su cosa o dove sia il vero e reale tempio di Dio, il tempio di Dio è ogni credente ed insieme formiamo la chiesa. L’edificio, la struttura fisica non è il tempio di Dio nè dove abita Dio, noi credenti siamo il tempio di Dio!

    Dove ci incontriamo quindi non è un fattore da quel punto di vista, tuttavia ci sono ragioni molto valide e specifiche per cui Dio ha preferito e secondo me, preferisce ancora che la chiesa si incontri nelle case dei credenti piuttosto che nei grandi edifici pubblici.

    Anche Gesù, parlando con la donna samaritana, ha chiarito che non sarebbe più stato né un tempio nè una montagna, nemmeno sarebbe stata Gerusalemme dove i credenti avrebbero venerato Dio piuttosto Gesù ha detto questo:

    Giovanni 4 21-24 Gesù le disse: «Donna, credimi: l’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. 24 Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

    Chiaramente comprendiamo che la posizione e la forma in sé non sarebbero più importanti nel modo in cui adorariamo Dio, né la posizione, né la forma o il rituale nell’adorazione sarebbero più essenzialmente importanti, piuttosto è il rinascere dallo Spirito che è essenziale ed adorare Dio dovrebbe essere fatto attraverso lo spirito di una persona e in accordo con la verità di Dio.

    Quindi, perché credo che Dio abbia scelto le case come il miglior posto per incontrarsi?

    Si potrebbe dire che, in base a tutto ciò che ho detto in realtà, sarebbe perfettamente giusto incontrarsi nei centri pubblici di culto perché il dove non è più importante. Molti usrebbero questo argomento per dibattere ciò che io credo invecee era ed è la perfetta volontà di Dio.

    In un modo questo è anche vero, tuttavia, ci sono, come ho detto, ottime ragioni per cui Dio ha scelto le case per incontrarsi e credo sia ancora il desiderio che la Sua chiesa si incontri nelle case.

    Quello che io vedo come motivo esenziale per cui Dio vuole che ci incontriamo insieme non è solo per praticare chiesa come siamo abituati a praticare chiesa oggi, in altre parole, nella maggior parte delle chiese il servizio comprende lode e adorazione tramite musica e poi la predicazione, ultimamente con quest’ultima diminuita ed annacquata sempre di più.

    Inoltre, oggi molte altre attività vengono aggiunte che sono al di fuori dell’ambito del servizio principale, ad esempio, la scuola domenicale sia per adulti che per bambini è una di queste.

    Comunque, diamo uno sguardo a cosa faceva la prima chiesa quando si riuniva nelle case.

    Atti 2 42 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere.

    Gli incontri nelle prime chiese del Nuovo Testamento avevano una messa a punto molto semplice, la dottrina apostolica veniva insegnata, facevano comunione e celebravano la cena del Signore e trascorrevano il tempo a pregare.

    Prima di tutto lasciatemi dire che oggi in chiesa siamo abituati a vedere molte cose fatte negli incontri ma in molti casi queste semplici e importanti cose vengono spesso trascurate. La chiesa oggi è diventata troppo complicata e stravagante, la chiesa è diventata più come un centro di intrattenimento che ciò che è invece descritto nel brano che abbiamo appena letto.

    Inoltre in Atti vediamo questo scritto:

    Atti 2 46-47 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.

    Ora si prevede che a questo punto qualcuno dirà “vedi, dice che andavano tutti i giorni al tempio”!

    Tuttavia, cosa significa questo in realtà? Qual era il tempio in questione? Era il tempio Ebraico in Gerusalmme!

    Ricordiamoci che fino a questo punto tutti i credenti in Cristo erano Ebrei e pensavano ancora, anche gli Apostoli pensavano che, dovevano osservare la legge ed essere Ebrei per essere cristiani, quindi andavano comunque ad adorare nel tempio Ebraico, tuttavia dice anche chiaramente che hanno cominciato ad incontrarsi anche nelle case dei credenti.

    Comprendiamo anche che non sarebbe stata una buona pratica da parte dei credenti Ebrei permettere ai credenti Gentili di andare nel tempio, abbiamo visto infatti come il sospetto di questa cosa abbia effettivamente suscitato dissenso e difficoltà per Paolo, vedi Atti 21: 28-31

    Quindi è evidente dai passi che leggiamo e da altri passi che era la casa dove la chiesa si incontrava in quei giorni e anche per molti secoli dopo.

    Come ho detto questo fu fino a quando tra il 313 D.C. e il 380D.C., quando il cristianesimo fu legalizzato (313 DC) e quando il cristianesimo divenne il sostituto del paganesimo come religione nell’Impero Romano nel 380 D.C., e anche se il paganesimo cessò, comunque il paganesimo venne incorporato al cristianesimo e questo divenne sincretismo, in altre parole un amalgama di cristianesimo e di pratiche pagane. Questo è in realtà quando il mondo ha iniziato ad entrare nella chiesa e da allora non ha mai smesso.

    Da allora e in avanti, come abbiamo già detto, furono costruite chiese e cattedrali ed anche i templi pagani di una volta divennero luoghi di culto Cristiano invece delle case.

    La chiesa primitiva però, sia quando era interamente Ebraica e anche dopo quando includeva i Gentili si incontrava nelle case. Atti 2:46; Atti 5:42; Atti 8: 3; Atti 12:12; Atti 20:20; Romani 16: 5; 1 Corinzi 16:19.

    Come vediamo chiaramente la chiesa si incontrava nelle case ed in realtà Paolo spesso fa riferimento alle congregazioni ecclesiastiche come la casa di questo e la casa di quello e così via, diverse volte lo dice: 1 Corinzi 1:11; 1 Corinzi 16:15; 2 Timoteo 1:16.

    È quindi molto evidente che questo era il primo luogo di incontro, di preghiera e di adorazione della chiesa.

    Quindi quando è che Dio ha detto alla Sua chiesa di cambiare questo modo di incontrarsi? In realtà non l’ha mai detto, fu la chiesa che decise di farlo da sola, ma perché?

    Oltre a ciò che abbiamo già visto, in altre parole l’adozione di costumi pagani, l’altro motivo principale era principalmente per comodità.

    Oltre ad adottare lo stile di culto pagano, scopriamo che per i cristiani in questa fase della vita dell’Impero Romano, la costruzione di templi, chiese o cattedrali elaborati e magnifici era un modo per costruire qualcosa di grande ed onorevole per Dio.

    Dopotutto, se le divinità pagane che non erano affatto Dio avevano edifici di culto belli ed elaborati, perché il vero Dio non doveva quindi avere luoghi così e persino migliori?

    Quindi, ciò che vediamo ora è, prima una perdita dell’ambiente familiare e di intimità che invece Dio desidera che i Suoi figli abbiano ed un passaggio ad un approccio al culto più formale e alla fine liturgico.

    Tutto questo però ha causato al cristianesimo di diventare freddo e ritualistico e sì, religioso.

    Dio desiderava da sempre che la Sua chiesa, i Suoi figli siano una famiglia e abbiano una struttura intima e familiare. Sfortunatamente abbandonando l’ ambiente intimo delle case per incontrarsi in luoghi di culto pubblico, la struttura intima e familiare che Dio desidera che noi abbiamo si è ridotta molto, anzi è quasi sparita.

    Inoltre la costruzione di edifici di culto pubblico implica che sono necessari molti più soldi per la costruzione e la manutenzione di tali edifici.

    Mentre l’Impero in quel tempo sovvenzionava le spese e forniva il denaro e le risorse per costruire e mantenere tali edifici, questo forse non era un problema per i credenti, ma col passare del tempo, specialmente dopo la Riforma, costruire le strutture di culto divenne una cosa molto più onerosa per i credenti.

    Oltre a tutto ciò si aggiunge il fatto che il clero è diventato una professione invece di una vocazione e questo ha aggiunto ulteriori oneri alla chiesa.

    Ciò che vediamo svilupparsi spesso anche oggi sono edifici elaborati e costosi che assomigliano più a hotel a cinque stelle che a chiese.

    Inoltre, la manutenzione di tali edifici diventa molto complessa e costosa. Poi ci aggiungiamo al tutto un intero staff, pastorale e amministrativo ed abbiamo una vera e propria ricetta per un disastro finanziario.

    Per sostenere una tale chiesa bisogna avere prima di tutto una grande congregazione, ma anche gli edifici delle chiese più piccole eventualmente diventano finanziariamente gravosi per coloro che frequentano la chiesa.

    Da nessuna parte nelle Scritture comprendiamo che essere pastori o anziani ha dato il diritto di ricevere uno stipendio, né i credenti nel primo periodo della chiesa apostolica sono stati richiesti di dare soldi per il mantenimento e la costruzione di centri di culto.

    Infatti, dal libro di Atti e le Epistole comprendiamo che il denaro nella chiesa non dovrebbe mai essere un problema nella chiesa e che il denaro raccolto in ogni caso era e dovrebbe essere per i bisogni dei credenti poveri, delle vedove e gli orfani nella chiesa.

    Persino Gesù condannò il popolo ebraico al Suo tempo di aver trasformato il tempio di Dio in un covo di ladri. Quello che succedeva allora, in effetti, è ciò che sfortunatamente sta succedendo anche oggi in molte, la maggioranza delle chiese.

    Il tempio di Dio doveva essere una casa di perghiera e di culto per tutte le genti, tuttavia stavano facendo del commercio nella casa di Dio. Come comprendiamo dalle Scritture, Dio odiava questo nel Suo tempio e credo che lo odii anche oggi nella chiesa.

    Credo che questa commercializzazione della chiesa sia avvenuta perché la chiesa ha abbandonato le sue riunioni domestiche ed è uscita dalla casa e dalla famiglia e questo ha aperto le porte alla costruzione di una chiesa che vive in un sistema più simile ad una corporazione che ad una famiglia.

    Anche per questo motivo i pastori, lo staff pastorale e il personale amministrativo nella chiesa, così come tutti coloro che sono collegati alla chiesa per le funzioni della chiesa, come le compagnie di manutenzione di vario tipo, ecc. diventano un grande onere finanziario per la congregazione.

    Questo è lo stesso concetto del governo, dove i salari, i benefici e le spese costituiscono la maggior parte di ciò che è necessario per il denaro che proviene dalla tassazione dei cittadini.

    Quando e se la chiesa si incontra, magari ancora oggi si incontra nelle case, tutto questo bisogno di denaro non esiste più e quando e se c’è o c’è un vero bisogno legittimo e biblico il denaro era ed ancora oggi può essere più facilmente disponibile.

    Inoltre, spremere denaro dalla congregazione risuscitando la legge del vecchio Testamento della decima è oggi un modo con il quale molte chiese raccolgono il loro denaro, eppure molti dei fondi raccolti, come ho detto, vanno per pagare i salari e i benefici di coloro che lavorano nel chiesa e per la manutenzione, di solito molto costosa, di questi edifici.

    È ovvio che, più grande è la chiesa, maggiori sono le spese e quindi maggiore la necessità di raccogliere fondi, ma ogni chiesa che non si incontra nelle case ha delle spese che credo fermamente Dio abbia voluto che la chiesa evitasse di avere.

    Pensiamoci per un momento, Dio vuole caricare i Suoi figli con un carico di spese che non è necessario? Non credo! Non mi suona bene, non riflette Dio e ciò che è scritto nella parola di Dio per la chiesa.

    In fondo, anche nella nostra vita personale e familiare, Dio ci rende responsabili della gestione dei nostri soldi ed anche del nostro tempo.

    Se siamo onesti con noi stessi e con Dio, possiamo ammettere facilmente che non siamo affatto fedeli come invece dovremmo esserlo con queste cose. Troppo spesso spendiamo troppo su noi stessi e sfortunatamente perdiamo anche molto tempo, sia i soldi che il tempo dovrebbero invece essere meglio spesi per Dio e per ricercare le cose eterne e le cose riguardanti il Suo regno sulla terra, questo è quello che abbiamo visto a lungo quando abbiamo studiato il tema della preghiera nel versetto precedente.

    Spendiamo troppi soldi e troppo tempo per noi stessi anziché per le cose che contano per Dio.

    La maggior parte delle volte razionalizziamo su come spendiamo denaro e tempo, ma questo è tutto ciò che temo sia, cioè razionalizzare e giustificare il tentativo per trovare dei motivi biblici per supportare le nsotr mancanze.

    Mentre può sembrare che la costruzione di edifici per la chiesa e le relative spese e gli stipendi del personale siano cose legate al Regno di Dio e si potrebbero essere anche considerate tali, tuttavia il modo in cui spendiamo soldi nel Regno di Dio è tanto importante quanto il motivo per cui lo spendiamo.

    Immaginiamo questo per un momento: se ai cristiani per tutti questi secoli è stato insegnato a fare ciò che gli apostoli hanno insegnato e a fare nella chiesa le stesse cose con le stesse motivazioni che la chiesa aveva nei suoi primi tempi probabilmente Gesù sarebbe già tornato e nessun credente nella chiesa sarebbe stato bisognoso nel frattempo. Avremmo evangelizzato con maggiore potere ed efficacia perché il Vangelo sarebbe stato veramente sostenuto dal vero Agape di Dio e con la vera obbedienza alla parola di Dio e in un modo molto migliore con cui avremmo potuto investire i nostri soldi nell’Eterno Regno di Dio.

    Dobbiamo ricordarci ciò che Gesù disse ai suoi discepoli e anche a noi:

    Giovanni 13: 34-35 Un nuovo comandamento vi do, che vi amiate l’un l’altro; come io vi ho amato, anche voi amate l’un l’altro. 35 Da questo tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri.

    Sebbene gli eletti alla salvezza saranno comunque salvati attraverso il Vangelo, tuttavia ciò che è importante ricordare è che tutti i credenti ed i dirigenti della chiesa saranno giudicati per le opere che hanno operato per Dio e riceveranno ricompense quando e se saranno trovati fedeli alla Parola di Dio e le sue indicazioni.

    Quindi, il modo in cui facciamo le cose è in effetti più importante anche se le facciamo perché possiamo fare queste cose, ma farle anche nel modo sbagliato.

    Dio è glorificato attraverso ed in una chiesa dove si ama l’un l’altro come Cristo ci ha amato. Gesù dice che tutti gli uomini sapranno che noi siamo i Suoi discepoli SE abbiamo amore gli uni per gli altri.

    Questo, comunque, in tutta onestà, non significa che tutti gli uomini saranno salvati solo perché ci amiamo gli uni gli altri, questo significa semplicemente che la nostra testimonianza darà molto più gloria a Dio e vorrà dire che effettivamente eserciteremo l’amore di Dio l’uno verso l’altro, che è ciò che Dio desidera, lo faremmo meglio nel processo di prender cura dei bisogni dell’altro quando effettivamente ci sono dei veri e propri bisogni.

    Ci amiamo quando ci prendiamo cura dei bisogni che sono di natura spirituale e o fisica. Quando e se effettivamente ne hanno davvero bisogno!

    Come ho già detto molte volte, credo fermamente che esista una cosa come la perfetta volontà di Dio e poi c’è anche la Sua volontà permissiva. Dio per la maggior parte non costringe i Suoi figli a fare le cose a modo Suo anche se Egli ci permette di fare la nostra volontà e non la Sua, ma dobbiamo considerare però che c’è anche la Sua disciplina e il Suo castigo il quale dovremo passare attraverso quando disubbidiamo, Ebrei 12: 5-11.

    Se e quando reagiamo in modo positivo alla disciplina e al castigo di Dio e ci allontaniamo dai nostri modi di fare errati le facciamo le cose a modo Suo, allora Dio accorcerà la lunghezza e l’intensità del Suo castigo.

    Se invece continuiamo nei nostri modi ostinati, continueremo a sopportare la Sua disciplina fino a quando non cambieremo o la sopporteremo per sempre!

    La chiesa in generale si è quindi immersa nel fare le cose a modo suo, appoggiandosi sulla propria comprensione, esercitando e praticando il cristianesimo a modo suo piuttosto che continuando nel modello stabilito da Dio fin dall’inizio, al momento della sua più pura e obbediente esistenza.

    Ho affermato in precedenza nello studio che molte correnti nella chiesa di oggi affermano di voler tornare ad essere come la chiesa di Atti. Questa sarebbe certamente una missione ed un desiderio molto nobile e grande, se volessero effettivamente tornare a fare tutte le cose come fece la prima chiesa.

    Tuttavia, purtroppo tutto ciò che intendono veramente quando dicono questo è che credono semplicemente che la chiesa dovrebbe praticare miracoli, segni e prodigi come all’inizio, significano veramente che vogliono ordinare e nominare apostoli e profeti, ma non vogliono mai andare torna indietro e pratica tutti gli altri lavori praticati dalla prima chiesa.

    Alcune delle opere che la chiesa primitiva aveva praticato consisteva nel prendersi cura dei bisogni dei suoi membri più poveri, in effetti si occupava delle vedove e degli orfani e come detto, si incontravano nelle case piuttosto che nei luoghi di culto pubblici.

    La chiesa oggi invece trascura quasi del tutto di praticare queste particolari cose.

    Invece la chiesa è innamorata, come ho detto, di cercare di evocare i segni ed i miracoli e le guarigioni, il parlare in lingue, le quali non sono affatto le stesse praticate in quel giorno, la chiesa è interessata a nominare apostoli e profeti sebbene, come capiamo chiaramente compreso, questi uffici nella chiesa non siano più attivi e proprio per questo motivo anche i segni e le meraviglie sono così cessati, anche perché in effetti erano principalmente se non tutte collegati all’ufficio e alle persone degli Apostoli.

    2 Corinzi 12 12 Ora i segni dell’apostolo sono stati messi in opera fra voi con grande pazienza, con segni e prodigi e con potenti operazioni.

    La chiesa di oggi è anche molto, molto coinvolta nel cercare di intrattenere i suoi membri con varie attività che sono fondamentalmente molto simili alle attività mondane e in molti casi sono apertamente mondane e non si attiene a tutte le cose le quali la chiesa dovrebbe preoccuparsi.

    Certamente quasi tutte le attività praticate nella chiesa oggi non sono affatto ciò che la chiesa primitiva praticava.

    Perchè oggi la chiesa non vuole seguire l’intero modello apostolico di vita ecclesiale?

    Hanno un milione di scuse e di giustificazioni, ma nessuna di esse possono essere giustificate.

    Diciamo tutto questo perché c’è ipocrisia nel modo in cui la maggior parte della chiesa vede e interpreta la Scrittura ed in realtà la obbedisce oppure no.

    Ho detto molte volte prima che uno dei grandi problemi della chiesa è la pratica del pragmatismo.

    Il pragmatismo, come dovete sapere, è una filosofia che non è mai esistita nella chiesa fino a quando ha innalzato la sua brutta testa nella nostra cultura e società moderna. La chiesa come nella maggior parte dei casi è stata ed è colpevole, di adottare questa filosofia mondana assieme a molte altre.

    Tuttavia le Scritture avvertono chiaramente alla chiesa di non indulgere nella pratica delle filosofie e delle ideologie mondane.

    Colossesi 2 8 Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo,

    Il pragmatismo è una filosofia mondana in cui la metodologia è sempre giustificata fintanto che produce i risultati attesi o almeno sembra produrre i risultati attesi.

    È una filosofia molto sottile e pericolosa, specialmente quando viene adottata dalla chiesa. Questa ideologia è una grande causa di molte cose che sono sbagliate nella chiesa. Una delle cose peggiori che produce sono false conversioni. Ci sono molte persone che oggi sono sedute nelle chiese che non sono credenti nati di nuovo perché il pragmatismo diventa Vangelo e il potere che è stato esercitato per attirarli in quella particolare chiesa. In queste chiese spesso il vero Vangelo e la vera parola di Dio non sono neppure predicate o insegnate nella giusta maniera.

    Queste sono chiese che hanno una parvenza di spiritualità ma sono totalmente prive del potere dello Spirito Santo.

    Potevano essere state una volta vere chiese potenti, ma poiché hanno iniziato ad appoggiarsi sulla propria comprensione e ad adottare filosofie mondane, alla fine hanno messo da parte il potere dello Spirito Santo e della parola di Dio ed in molti casi li abbandonano completamente.

    Ciò ha fatto sì che una gran parte della chiesa moderna è considerata di fatto moderna, perché ha effettivamente adottato pratiche mondane ed ha abbandonato le tradizioni e le istruzioni apostoliche contenute nelle Scritture neotestamentarie.

    Quindi il pragmatismo può essere utile per attirare le persone in una chiesa, ma non è mai utile per salvare quelle persone. Attrarre le persone con filosofie e metodi mondani non può mai produrre vere conversioni, specialmente quando il vero Vangelo e la vera parola di Dio non vengono neppure predicate o insegnate in quei luoghi.

    I bisogni dei veri credenti della chiesa moderna devono così prendere, diciamo un sedile posteriore e vengono trascurati per far spazio ai bisogni e all’intrattenimento delle persone che non sono nemmeno salvate.

    Eppure, nella esistenza della prima chiesa prendersi cura dei suoi membri più bisognosi era un’opera principale.

    Atti 2 42 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 43 Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. 44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.

    Qui vediamo chiaramente in questo passo quali erano le prime tradizioni e pratiche della chiesa.

    Le priorità della chiesa non riguardavano l’intrattenimento e nemmeno la costruzione di complessi e centri di culto pubblici in cui potessero incontrarsi.

    Invece si incontrarono nelle case dei credenti per radunarsi attorno all’insegnamento della parola di Dio, per fraternizzare, cenare insieme e per celebrare la cena del Signore e per pregare.

    Queste erano le priorità della chiesa e nient’altro.

    I primi credenti amavano Dio e si amavano così tanto ed erano così grati a Dio che in realtà praticavano le loro donazioni in un modo che non si vede mai più nella chiesa di oggi.

    Donavano in modo così altruistico che in realtà condividevano la vendita dei loro beni a beneficio dei credenti meno benedetti. Lo fecero al punto che le persone vendevano i loro beni aggiuntivi per dare il ricavato a coloro che avevano maggior bisogno.

    Lasciatemi chiedere, quando e dove, in qualsiasi chiesa vediamo questo tipo di amore altruistico e generosità praticati oggi?

    Non lo vediamo da nessuna parte, e praticamente mai!
    Siamo diventati così pateticamente egoisti al punto in cui il vero amore, quello disinteressato e sacrificale è quasi inesistente nella chiesa di oggi. Odio davvero dirlo ma è vero!

    Di tutte le opere praticate dalla chiesa degli Atti mi chiedo perché nessuno voglia più esercitarsi a praticare queste.

    Non c’è assolutamente alcun motivo per cui e tuttavia ci sono in realtà molte, molte ragioni per cui la chiesa non lo fa più.

    L’amore nella chiesa è diventato freddo, i credenti sono diventati sempre più egoisti e si sono ritirati dalla mentalità comunitaria e di famiglia cristiana, mentre si sono immersi in una mentalità di un cristianesimo individuale e personale che è antitetico a ciò che vuole Dio.

    Questo atteggiamento egoistico è molto comune oggi a causa di molte ragioni. Tuttavia, credo che ciò sia avvenuto principalmente perché l’enfasi principale nella chiesa ha abbandonato la famiglia e la mentalità della comunità ed ha concentrato quasi tutte le sue risorse finanziarie per offrire grandi e comode strutture a cinque stelle per il culto pubblico e a dover raccogliere un sacco di soldi per pagare gli impiegati a tempo pieno.

    Tutte queste cose in realtà non esistevano nella chiesa primitiva, quindi per questo era molto più facile trovare denaro per aiutare le persone bisognose. Questo è ciò su cui la chiesa avrebbe dovuto concentrare tutti i suoi sforzi, in altre parole fare le stesse cose che la chiesa fece all’inizio, ponendo le priorità sulla crescita spirituale e il benessere di tutti i membri della chiesa, proprio come si farebbe per uno dei nostri i membri di famiglia. Infatti se siamo onesti con noi stessi e con Dio, la nostra famiglia crisitiana dovrebbe avere la massima priorità, perché la nostra relazione è attraverso lo Spirito di Dio e siamo la famiglia di Dio, il corpo di Cristo. Tuttavia è quasi sempre la famiglia di Dio che viene trascurata molto di più della famiglia biologica, carnale, specialmente la nostra famiglia terrena che in spesso non è nemmeno nata di nuovo e non è membra del corpo di Cristo.

    Purtroppo più che mai è la famiglia di Dio che diventa secondaria per la maggior parte dei credenti. Infatti in molti casi la chiesa ha anche ingoiato l’ingannevole pillola che li fa finire per mostrare più amore e interesse per non credenti che credenti.

    Spesso la chiesa riversa i non credenti con un eccessivo tipo di amore pensando che questo è ciò che Dio ha comandato loro di fare, ma non è così.

    Questi pensano anche che se riversano sui non credenti molto cosidetto amore, questi accetterebbero il Vangelo più facilmente. In realtà molti pensano che mostrare grande amore ai non credenti sia evangelizzare, beh, ho delle brutte notizie per loro, non è affatto l’equivalente di evangelizzare.

    Abbiamo chiaramente visto nella Scrittura che l’evangelizzazione è, prima di tutto fatta da speciali persone chiamate da Dio a predicare il Vangelo, persone chiamate evangelisti.

    In secondo luogo l’unico modo valido ed accettabile con cui un evangelista evangelizza è predicando il Vangelo, perchè non c’è nessun altro modo.

    Gli apostoli e gli evangelisti nella chiesa primitiva non andavano a ministrare i miscredenti con azioni di carità e di amore, invece predicavano loro il Vangelo e dopo, quando diventavano credenti e membri della famiglia di Dio, membri del corpo di Cristo, allora dopo li inondavano di amore e non viceversa.
    Oggigiorno molta della chiesa fa le cose all’inverso, cioè riversa sui non credenti un grande amore e grande preoccupazione, poi quando diventano credenti li trascurano e non mostrano loro amore biblico.

    In effetti, inondano di amore e sono caritatevoli verso i non credenti mentre sembrano distaccati e negligenti nel mostrare lo stesso tipo di amore ai loro fratelli e sorelle.

    È assurdo il modo in cui molte delle chiese si comportano oggi, fanno cose contrarie alla parola di Dio mentre pensano che invece stiano facendo la volontà di Dio.

    È chiaro che Gesù comandò alla chiesa, ai suoi discepoli, di amarsi l’un l’altro con grande amore,

    Giovanni 13 34-35 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

    Come vediamo chiaramente qui, Gesù dice che il mondo conoscerà che siamo Suoi discepoli se abbiamo un grande amore reciproco glu uni per gli altri e non un grande amore per il mondo di non credenti.

    Giovanni 15 12-17 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. 13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. 14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. 15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udito dal Padre mio. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia. 17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

    Ancora una volta questo è ciò che Gesù comanda ai Suoi discepoli, questo amore deve essere praticato nella chiesa, nella famiglia di Dio.

    Sto dicendo che non dovremmo comportarci in modo amorevole verso i non salvati?

    No, non sto dicendo questo, ovviamente Gesù ci ha detto di mostrare anche amore ai nostri nemici, tuttavia il marchio dell’amore profondo e disinteressato di Dio, Agape, deve essere prima di tutto praticato nella chiesa tra i credenti.

    Prendersi cura di coloro dei quali Dio vuole che ci prendiamo cura deve essere una priorità nella chiesa, ed è come mostriamo l’amore di Dio.

    Guardate che cosa dice Giacomo:

    Giacomo 1 27 La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri dal mondo.

    Comprendiamo, spero, che questo passo è esattamente quello che stiamo dicendo da tempo.

    Il vero e puro cristianesimo è di prendersi cura degli orfani e delle vedove e di evitare di adottare e praticare comportamenti e pratiche mondane, specialmente, ma non solo quelle peccaminose, questo include anche le filosofie del mondo.
    La chiesa nei primi anni di vita ma anche molto tempo dopo, si prendeva cura degli orfani e delle vedove e dei poveri credenti e lo facevano sul serio.

    A proposito, non era e non è la missione della chiesa porre fine alla fame nel mondo, sebbene sia utile aiutare in questo sforzo, tuttavia la chiamata per la chiesa era ed è per lo più prendersi cura dei propri membri bisognosi, questa è una priorità.

    Questo è esattamente ciò che questo versetto di Romani 12:13 ci chiama a fare!

    Quindi, perché oggi molti della chiesa vogliono concentrare i propri sforzi nel fare molte cose che non sono mai nemmeno menzionate nella Scrittura e sono in realtà contrarie in molti modi a ciò che la Chiesa primitiva praticava?

    Perché la chiesa di oggi non vuole essere come la chiesa di Atti in queste cose e anche in molti altri modi che chiaramente ignorano?

    Perché la chiesa è preoccupata, quasi ossessivamente con i miracoli della chiesa di Atti, tuttavia sceglie di ignorare i modi pratici che la chiesa praticava, cioè l’amore e la misericordia cristiana?

    La chiesa primitiva non era per nulla preoccupata delle cose miracolose, quelle erano senza sforzo in quella chiesa primitiva, non le dovevano forzare, non dovevano inventarle o cercarle, semplicemente accadevano. L’attenzione non era sulla costruzione di programmi e trasformando i luoghi di culto in strutture a cinque stelle con tutti i comfort. L’attenzione non era sul pagamento degli stipendi dei pastori e del personale ecclesiastico, non era sulla vendita degli scritti degli Apostoli per lucro, gli Apostoli non scrivevano libri e li vendevano per profitto, allora le Scritture erano sacre e gratis.

    L’enfasi della chiesa era esclusivamente sulla sana dottrina, sulla crescita spirituale dei credenti, sul mantenersi dalle vie del mondo e sulla pratica dell’amore e della misericordia nel corpo di Cristo.

    Persino la musica, sebbene scarsamente citata, non era affatto l’obiettivo principale della chiesa, come invece lo è oggi.

    La musica odierna è diventata così tanto un punto focale ed una preoccupazione per la chiesa che ha causato veri scismi nelle chiese.

    È diventata un tale argomento di discordia che possiamo tranquillamente affermare che in molte chiese oggi la musica è diventata più importante dell’insegnamento e della predicazione della parola di Dio.

    Nella vita di alcune persone ha effettivamente sostituito la parola di Dio. I ministeri della musica cristiana hanno effettivamente preso il posto della parola di Dio anche usando i ministeri della musica per servire le persone al posto della parola di Dio.

    Non ho scrupoli con la musica cristiana, una buona musica dal punto di vista teologico, ma non vedo nulla nella Scrittura del Nuovo Testamento, da nessuna parte riguardo alla dottrina della chiesa in cui menziona un ministero di musica o persino un ministro della musica.

    Vedo i cinque o meglio i ministeri ed i ministri menzionati in atto in quei giorni nella chiesa e vediamo queste cose menzionate in:

    Efesini 4 11-12 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo,

    Nella Scrittura del Nuovo Testamento non troviamo nulla menzionato alla musica come un ministero in sé. Sappiamo che la musica faceva parte della vita della chiesa, ma non sembra avere l’enfasi e la priorità che ha nella chiesa oggi.

    Ci sono due menzioni di canti nell’assemblea della chiesa e le troviamo scritte in:

    Efesini 5 19 parlandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore,

    Colossesi 3 16 La parola di Cristo abiti in voi copiosamente, in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei vostri cuori al Signore.

    Ci sono anche altri tre riferimenti diversi ai canti nella chiesa, nel Nuovo Testamento:
    1 Corinzi 14:15; Giacomo 5:13; in realtà qui in Giacomo 5:13 menziona il canto dei Salmi, i veri Salmi che erano e sono canti per la maggior parte.

    Il terzo riferimento al canto è in realtà menzionato quando la Scrittura ci dà un’anteprima della adorazione in cielo, sappiamo che ci sono canti in cielo. Nessuno nega che il canto sia parte della nostra adorazione a Dio e tuttavia nella chiesa primitiva neotestamentaria non è mai emerso come una gran priorità come lo è oggi nella chiesa.

    Oggi c’è addirittura un’intera industria creata intorno alla musica cristiana.

    La mia domanda è questa: perché tutti devono sempre far soldi per poter essere di benedizione in nella chiesa?

    Quante volte invece la parola di insegnamento e dottrina è menzionata nelle Epistole?

    L’insegnamento è menzionato nove volte e la dottrina è menzionata 29 volte. Credo che nel principio gli insegnamenti e le dottrine nella chiesa fossero molto più importanti della musica.

    Gesù disse ai suoi discepoli di dare liberamente come avevano ricevuto tutto ciò che avevano ricevuto da Dio darlo liberamente, Matteo 10: 8.

    Questo filo conduttore è in tutta la Scrittura e guardate a ciò che Pietro dice al paralitico in Atti 3:

    Or Pietro e Giovanni salivano insieme al tempio verso l’ora nona, l’ora della preghiera. 2 E vi era un uomo zoppo fin dalla nascita, che veniva ogni giorno portato e deposto presso la porta del tempio, detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. 3 Costui, avendo visto Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, chiese loro l’elemosina. 4 Atti 3 4-8 Allora Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su di lui, disse: «Guarda noi». 5 Ed egli li guardava attentamente, sperando di ricevere qualche cosa da loro. 6 Ma Pietro disse: «Io non ho né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina!». 7 E, presolo per la mano destra, lo sollevò; e in quell’istante i suoi piedi e le caviglie si rafforzarono. 8 E con un balzo si rizzò in piedi e si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio, camminando, saltando e lodando Dio.

    Come vediamo chiaramente, quest’uomo stava cercando la carità sotto forma di denaro, tuttavia Pietro non aveva nemmeno soldi da offrirgli, quello che aveva invece era Cristo e la Sua potenza e il Suo Vangelo. Questa dovrebbe essere l’enfasi della chiesa, non tanto i miracoli, ma Cristo stesso, ciò che Cristo può offrire è molto più grande della guarigione fisica, la guarigione spirituale è molto più importante, infatti la vita spirituale è ciò che è vista qui.

    Ricordiamoci che tutti i miracoli fisici che Gesù fece e che i Suoi Apostoli eseguirono in seguito, erano ancora compiuti dallo Spirito Santo di Cristo, ed erano segni, segni di ciò che Dio fa nella vita spirituale delle persone quando rinascono.

    Tuttavia, Pietro dice a quest’uomo che egli non ha argento o oro, ma gli ha dato, lui quello che aveva lui, cioè Cristo.

    Oggi se una persona facesse appello a molti ministri e persino a credenti, otterrebbe una risposta molto diversa da quella che ha dato Pietro a quest’uomo.

    Oggi probabilmente direbbero al povero paralitico “argento ed oro lo ho ma non te lo do ” e non sarebbero nemmeno in grado di dargli Cristo, perchè i cosiddetti apostoli e guaritori di oggi non sono affatto come era Pietro.

    Oggi compiono falsi miracoli e li vendono ad un prezzo, immaginate Pietro che dice al paralitico:

    “Ti guarirò se mi dai un’offerta, o se sostieni il mio ministero?”

    Tuttavia questo è quello che dicono e fanno oggi in questi ministeri e Cristo non è affatto presente! Cristo non è presente e con loro sono presenti solo l’inganno e l’avidità!

    Questo punto è per mostrare la differenza tra oggi e allora. Quello che succede oggi in gran parte della cristianità è vergognoso e non è da Dio.

    Oggi la chiesa è diventata molto più una azienda ed è più una corporazione che un corpo e una famiglia.

    Questo è quanto oggi siamo lontani da come era la chiesa di Atti, siamo caduti da ciò che era una priorità e da ciò che era importante per la chiesa primitiva e che comunque dovrebbe esserlo ancora oggi.

    Queste cose non hanno mai smesso di essere importanti e di essere una priorità per Dio ancora oggi ma nella chiesa odierna hanno smesso di essere importanti.

    Ciò che era importante allora è stato sostituito oggi da molte cose che non sono affatto importanti per Dio, infatti molte cose che la chiesa ritiene importanti oggi sono in realtà addirittura peccaminose e sbagliate agli occhi di Dio.

    Perché dire tutto questo in questo particolare argomento? Spero che abbiate capito il motivo.

    La distribuzione alla necessità dei santi è oggi relegata al rovescio della medaglia cioè non è una priorità come dovrebbe esserlo e come vediamo è a causa del fatto che molte, molte cose inutili hanno preso il posto nelle priorità della chiesa. Sfortunatamente sono cose che sono tutte sbagliate ed abbiamo visto in questo studio fino ad ora i motivi perchè lo sono.

    Finora abbiamo letto in questo capitolo quali debbano essere le istruzioni e le priorità della chiesa, ma non troviamo nessuna di queste priorità praticate nella chiesa moderna.

    Le priorità nella chiesa è quella di servire i santi in molti e diversi modi, attraverso l’insegnamento, la predicazione, amandosi e praticando l’amore che dovremmo avere l’uno per l’altro, assistendo gli altri pregando, fornendo i bisogni dei credenti più bisognosi, mostrare ospitalità gli uni agli altri e per essere presenti l’uno per l’altro nei bei tempi e in quelli brutti. Questo in effetti è anche ciò che il resto del brano dice che dovremmo fare.

    Invece oggi le priorità sono le seguenti: programmi di costruzione edile, pagare per la manutenzione degli edifici, pagare i salari ed i benefici dei ministri e del personale, facendo pagare ai credenti per insegnamenti, libri e persino Bibbie, CD e DVD, tutto in vendita nella chiesa. Tutto ciò dovrebbe essere gratuito e non dovrebbe mai essere addebitato a nessuno, al massimo si potrebbe lasciare la scelta di fare offerte per tali materiali ma non imporre prezzi ed obbligare il pagamento.

    Gli apostoli capivano che potevano aspettarsi che Dio li benedicesse attraverso la chiesa, sapevano anche che potevano guadagnare da vivere attraverso il loro ministero del Vangelo, ma in pratica non lo facevano mai come viene fatto oggi.

    Non si aspettavano né pretendevano che la loro congregazione pagasse per tutto, facevano il ministero in un modo diverso, non pretendevano di vivere nel lusso e nel conforto, prendevano ciò che gli veniva offerto, poteva essere un pasto, poteva essere ospitati in una casa mentre viaggiavano, facevano affidamento sulla disponibilità, sull’amore e sulle capacità dei credenti per dare loro ciò che potevano, ma solo quando era necessario e quando lo facevano volenterosamente e non per obbligo.

    La maggior parte degli apostoli e molti, molti ministri hanno sempre lavorato, non si aspettavano che la chiesa gli pagasse tutto, non chiedevano sostegno per poter servire la chiesa.

    La maggior parte di essi lavorava in dei posti di lavoro veri e propri, aveva le loro case che pagavano, accudivno e che aprivano alla chiesa per riunirsi in essa.

    Quando viaggiavano o visitavano altre chiese locali ricevevano vito e alloggio, in alcuni casi sono state raccolte speciali collette per loro, tuttavia la chiesa principalmente prendeva collette per coloro che ne avevano più bisogno, in altre parole per i credenti più poveri e più bisognosi.

    Gli apostoli e gli anziani della chiesa non si arricchivano a spese della chiesa come spesso accade oggi, in secondo luogo non permettevano alla chiesa di pagare loro uno stipendio regolare.

    In effetti uno dei prerequisiti per essere anziano o nel ministero ecclesiale era non è essere avidi di denaro.

    1 Timoteo 3 3 non dedito al vino, non violento, non avaro, ma sia mite, non litigioso, non amante del denaro;

    Tito 1 7 Il vescovo infatti, come amministratore della casa di Dio, deve essere irreprensibile, non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno,

    Ci sono molti avvertimenti nella Scrittura dati agli anziani – ministri di non entrare nel ministero per guadagno o per fare soldi.

    Tito 1 11 questi sovvertono famiglie intere, insegnando cose che non dovrebbero, per amore di disonesto guadagno.

    Questo ultimo passo ha un’allusione al fatto che la chiesa si incontrava nelle case come e come vediamo Paolo avverte Tito che questi ministri del Vangelo della prosperità del giorno stavano sovvertendo intere case, in altre parole questo significa che questo era il luogo in cui la chiesa si incontrava e facevano questo per disonesto guadagno.

    Perfino Pietro invita gli anziani a non ministrare per guadagno.

    1 Pietro 5 1-2 Esorto gli anziani che sono fra voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sono anche partecipe della gloria che dev’essere rivelata: 2 pascete il gregge di Dio che è fra voi, sorvegliandolo non per forza, ma volentieri, non per avidità di guadagno ma di buona volontà,

    Nel ministero ecclesiale uno deve dare liberamente, come dice Pietro, volentieri, per il bene di tutti e non per guadagno.

    Il ministero e i ministri sono doni della grazia di Dio alla chiesa così come sono chiamati e dotati dallo Spirito Santo, il quale è il dono supremo di Dio alla chiesa. Perciò, come la salvezza è data liberamente, e così sono anche i doni che ne derivano.

    Quando vendiamo la grazia di Dio come merce questo diventa peccato e come chiaramente vediamo nelle Scritture, anche Gesù in realtà ha scacciato i venditori dal tempio perché stavano pervertendo il tempio di Dio con la loro avidità, volendo ricavare un guadagno dalla vendita delle cose di Dio.

    Credo che questo avviene molto nella chiesa di oggi, anche nelle buone chiese c’è sfortunatamente un sottotono basato sul denaro che pervade la chiesa.

    Il ministero è una chiamata ed una vocazione, non è una professione e deve essere trattato come una chiamata ed una vocazione e non come un lavoro.

    Quando un ministro fa il ministro per soldi smette di essere un pastore e diventa un mercenario.

    Anche Gesù in Giovanni 10 ci avverte di questi mercenari quando dice:

    Giovanni 10 12-13 Ma il mercenario, che non è pastore e a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore. 13 Or il mercenario fugge, perché è mercenario e non si cura delle pecore.

    Se e quando entriamo nel ministero per guadagnare soldi, è inevitabile che il denaro diventi il fattore trainante del ministero e che la cura per le pecore diventa secondaria se non addirittura inesistente.

    Questo si adatta esattamente a quello che Gesù ha detto in altre parole di non essere in grado di servire due maestri:

    Matteo 6 24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.

    Vedete non si può servire Dio e il denaro e questo è un fattore molto importante nel ministero.

    Una volta accettavo i ministri a tempo pieno nella chiesa come una cosa normale, ma ho imparato attraverso il tempo e le Scritture che all’inizio della chiesa non era così.

    Anche se Paolo ci insegna che i ministri potrebbero essere sostenuti dal fatto che predicano il Vangelo, tuttavia questo concetto era e deve essere visto anche in vista di tutte le altre cose che Paolo dice su come lui ed altri ministri abbiano effettivamente vissuto la loro chiamata.

    1 Corinzi 9 14-18 Così pure il Signore ha ordinato che coloro che annunziano l’evangelo, vivano dell’evangelo. 15 Ma io non ho fatto alcun uso di queste cose né ve ne scrivo, affinché si faccia così con me, perché è meglio per me morire, piuttosto che qualcuno renda vano il mio vanto. 16 Infatti, se io predico l’evangelo, non ho nulla da gloriarmi, poiché è una necessità che mi è imposta; e guai a me se non predico l’evangelo! 17 Se perciò lo faccio volontariamente, ne ho ricompensa; ma se lo faccio contro voglia, rimane sempre un incarico che mi è stato affidato. 18 Qual è dunque il mio premio? Questo: che predicando l’evangelo, io posso offrire l’evangelo di Cristo gratuitamente, per non abusare del mio diritto nell’evangelo.

    Paolo capisce che è molto meglio servire gratuitamente perché questo fa molto bene al ministro e all’intera chiesa.

    Guardate cosa dice Paolo in:

    Atti 20 33-35 Io non ho desiderato né l’argento, né l’oro, né il vestito di alcuno. 34 E voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di quelli che erano con me. 35 In ogni cosa vi ho mostrato che affaticandosi in questo modo ci conviene sostenere gli infermi e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse: “C’è maggior felicità nel dare che nel ricevere!”».

    Come vediamo qui, Paolo è chiaro, non desiderava nulla, non cercava di ricevere una remunerazione in alcun modo. Paolo sta dicendo che le sue mani hanno provveduto ai bisogni die suoi e quelli con lui, Paolo, ha mostrato loro con l’esempio che lavorava e li incoraggia a fare lo stesso per sostenere i deboli ed i poveri, perché anche Gesù ha detto che è più benedetto dare che ricevere.

    Questa è una dichiarazione piuttosto stupefacente da parte di Paolo, che chiaramente distrugge la teoria moderna della chiesa secondo cui un ministro è obbligato a ricevere uno stipendio dalla chiesa. In realtà dice in effetti il contrario!

    Il ministro deve evitare la tentazione di essere avido e sappiamo che molti, molti ministri nella storia della chiesa e in special modo quella moderna hanno rubato e sottratto denaro dalle loro congregazioni.

    In realtà, la spinta per le mega chiese il più delle volte non è quella di costruire il regno di Dio, ma il più delle volte, non sempre, ma spesso, è rendere i pastori ricchi mentre vivono nel lusso o persino in casi minori loro stessi e le loro famiglie vengono sostenuti dalle congregazioni nelle quali molti soffrono la povertà e alla fine ricevono una vera e propria miseria di aiuto dalla chiesa.

    Dare liberamente e non preoccuparsi di soldi aiuta anche un ministro a rimanere concentrato sul gregge d Dio piuttosto che sulla paga stessa ed aiuta i ministri a prendersi cura delle pecore per le giuste ragioni e non perché sono retribuiti per la loro cura e permette al ministro di non servire sotto costrizione.

    Il denaro porta via l’amore e la cura per il popolo di Dio perché quando il denaro si pone tra il ministro e il popolo, la pienezza e la purezza dell’amore e della cura della gente spesso non sono presenti.

    È inevitabile, tutto ciò che ruota intorno al denaro porta via la vera cura e il vero ministero.

    Lasciate che vi faccia un esempio di vita che mi è successo a me personalmente.

    Una credente, nessun nome, che presumibilmente ha un ministero musicale Cristiano, va in giro con un altra credente nelle chiese per amministrare la propria musica cristiana nel corpo di Cristo.

    Queste persone offrono i loro servizi per andare a cantare nelle chiese. All’inizio pensavo che fosse una buona idea. Però queste lo fanno ad un prezzo con un minimo di 200 dollari per ministrare e perché c’è un contratto d’affari tra le due persone e deve essere loro garantito un salario minimo, e poi un pagamento in più come offerta per loro.

    Questo mi fa veramente arrabbiare, credo che questo cosiddetto ministero non possa mai servire nella nostra chiesa perché non è un vero ministero ma un business.

    Questo business è progettato non per ministrare liberamente ma per guadagno.

    Una cosa sarebbe se fossero disposti a ministrare la loro musica e ad accettare un’offerta volontaria che una chiesa prende per loro. Nella Scrittura tutte le offerte devono essere volontarie e volenterose, non devono essere forzate né fatte per onorari o stipendi.

    Non si può obbligare le persone a pagare per ricevere un dono. Un dono è un dono, la salvezza è un dono, lo Spirito Santo è un dono, i doni spirituali sono proprio questo, doni. Non si può mettere un prezzo su un dono di Dio, ciò che lo Spirito Santo dà come abbiamo detto fa parte del dono di Dio alla chiesa e questo non può essere addebitato o almeno non dovrebbe esserlo. Efesini 4: 7-12.

    I ministri della chiesa sono doni dello Spirito Santo alla chiesa, vedi il precedente passaggio.

    Uno fa doni e non fa pagare per riceverli, una volta che un prezzo è messo su qualcosa, cessa di essere un dono e diventa un servizio o una transazione commerciale. Quale è la differenza tra questo tipo di ministero ed un gruppo musicale che canta canzoni mondane, se entrambi vengono pagati per cantare e suonare? Nessuna differenza!

    Questo era esattamente ciò che il problema era con i cambiavalute ed i venditori nel tempio che è la ragione per cui Gesù li ha buttati fuori.

    L’intero modo di fare, così chiamato ministero a tempo pieno oggi è ridicolo e credo che sia in realtà assolutamente peccaminoso pretendere ed obbligare che qualcuno paghi per ricevere i doni della grazia di Dio.

    Riuscite ad immaginare Paolo o Pietro o chiunque altro nella Bibbia dicendo che sarebbero andati a predicare e guarire solo se la chiesa li avesse pagati?

    Eppure ci sono molti cosiddetti apostoli, profeti e guaritori e predicatori e ministri che si fanno pagare grandi somme per il ministero. In così tanti modi tutti i pastori e ministri oggi che chiedono di ricevere una paga per il ministero rientrano anch’essi in quella categoria.

    Non possiamo chiedere né negoziare salari o onorari per occuparci del gregge di Dio. Abbiamo ricevuto gratuitamente e liberamente dovremmo essere disposti a dare di ciò che Dio ci ha benedetto.

    Se e quando la chiesa deciderà da sola che vuole benedire i loro pastori con qualcosa che possono e probabilmente dovrebbero ma così il dono è accettabile, tuttavia, per chiedere alla chiesa di pagare un ministro, non lo trovo affatto biblico.

    Ancora una volta vi dico, questo è esattamente il motivo per cui in molte chiese hanno fatto risorgere la regola della decima dell’Antico Testamento. Questo è fatto per deporre ai credenti un comandamento dell’Antico Testamento dato solo ad Israele, con il quale sono costretti a dare almeno il dieci per cento di ciò che guadagnano alla chiesa e questo è molto sbagliato.

    La decima non è per la chiesa del Nuovo Testamento, non dovremmo creare un senso di colpa per le persone ed imporre loro un comandamento che non si applica alla chiesa, questo per ottenere più denaro per loro.

    Questa è in realtà un’estorsione spirituale ed è un abuso spirituale.

    Questo è esattamente il motivo per cui nel Nuovo Testamento è esortato alla chiesa di dare senza costrizione o forzatamente, ma invece di dare volontariamente e da un cuore grato e gioioso.

    Nella Scrittura c’è un episodio che dovremmo vedere e che mette tutto questo in prospettiva per noi.

    Permettetemi di darvi un piccolo background su questo passo. Filippo l’evangelista entra in Samaria guidato dallo Spirito Santo e predica il Vangelo e Dio fa molti miracoli e segni attraverso di lui. I Samaritani accettano il Vangelo e quindi sono inclusi nella chiesa. Filippo fa questo a titolo gratuito, non viene pagato da nessuno.

    C’era in questo luogo un uomo chiamato Simone che era un mago e vedendo il potere di Dio cominciò a interrogarsi sul potere del Vangelo, fu attratto dal potere di Dio che vedeva praticato attraverso Filippo. Ora arriviamo al passo che leggeremo.

    Atti 8 12-23 Quando però credettero a Filippo, che annunziava la buona novella delle cose concernenti il regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, uomini e donne si fecero battezzare. 13 Anche Simone credette e, dopo essere stato battezzato, stava del continuo con Filippo; e, vedendo le potenti operazioni e i segni che erano fatti, ne rimaneva stupito. 14 Ora gli apostoli che erano a Gerusalemme, quando seppero che la Samaria aveva ricevuta la parola di Dio, mandarono loro Pietro e Giovanni. 15 Giunti là, essi pregarono per loro, affinché ricevessero lo Spirito Santo, 16 perché non era ancora disceso su alcuno di loro, ma essi erano soltanto stati battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Imposero quindi loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo. 18 Or Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro, 19 dicendo: «Date anche a me questo potere, affinché colui sul quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo». 20 Ma Pietro gli disse: «Vada il tuo denaro in perdizione con te, perché tu hai pensato di poter acquistare il dono di Dio col denaro. 21 Tu non hai parte né sorte alcuna in questo, perché il tuo cuore non è diritto davanti a Dio. 22 Ravvediti dunque da questa tua malvagità e prega Dio che, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. 23 Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d’iniquità».

    Come vediamo Simone crede ed è persino battezzato, è andò insieme a Filippo e ha continuato a vedere le potenti opere di Dio come il Vangelo è stato predicato. Simone desidera avere lo stesso potere di Dio ma, anche dopo la sua dichiarazione di conversione, non ha questo potere e diventa disposto ad offrire del denaro per ricevere il potere dello Spirito Santo.

    Guardate come risponde Pietro:

    Ma Pietro gli disse: «Vada il tuo denaro in perdizione con te, perché tu hai pensato di poter acquistare il dono di Dio col denaro. 21 Tu non hai parte né sorte alcuna in questo, perché il tuo cuore non è diritto davanti a Dio. 22 Ravvediti dunque da questa tua malvagità e prega Dio che, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. 23 Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d’iniquità».

    Pietro condanna il fatto che Simone credesse che il dono di Dio potesse essere acquistato. Come vediamo Pietro chiama lo Spirito Santo il dono di Dio ed effettivamente Egli lo è!

    Non possiamo mai far pagare per quello che fa lo Spirito Santo perché Lui ed i suoi doni sono proprio questo, doni e non possono essere venduti ad un prezzo.

    Vediamo che, anche se qui è la persona che vuole pagare per ricevere il dono di Dio, lo Spirito Santo, tuttavia, come vediamo sia la vendita che l’acquisto dei doni di Dio sono proibiti e in realtà severamente condannati anche da Pietro.

    Questo principio deve essere visto da entrambi i lati, dalla parte del ministero e dei ministri che sono un dono della grazia di Dio e il Suo dono dei doni che è lo Spirito Santo il quale non può essere comprato né venduto.

    Una cosa è se una chiesa si sente abbastanza benedetta che vuole dare un regalo ad un ministro per qualsiasi motivo abbia, per apprezzamento o forse per coprire alcune spese che il ministro ha sostenuto. Questo però spetta interamente alla chiesa dare un dono conosciuto come offerta d’amore, perché alla fine è quella che è, è dato dall’amore e dalla generosità delle persone che si sentono benedette e non dalla costrizione e non dall’imposizione di salari.

    In conclusione vediamo molti altri passaggi in cui il denaro nella chiesa viene usato per sostenere le provviste per i bisognosi e non per qualsiasi altra cosa. Come abbiamo detto prima, nella chiesa primitiva, la chiesa di Atti, che tutti oggi sembrano voler essere, ad eccezione di queste cose, in quella chiesa però il denaro era utilizzato per i bisogni dei credenti e non erano per la costruzione di edifici e programmi, stipendi o inter commercio di chiesa.

    Questa esortazione che stiamo studiando: cioè distribuire alle necessità dei santi è data con tutti gli altri passaggi in mente, come :

    Atti 4 34-35 Infatti non vi era alcun bisognoso fra di loro, perché tutti coloro che possedevano poderi o case li vendevano e portavano il ricavato delle cose vendute, 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno, secondo il suo particolare bisogno.

    Questo passo è sorprendente, non c’era nessuno a cui mancava qualcosa perché tutti erano interessati a fornire, non i loro desideri individuali, ma i bisogni di coloro che erano più poveri di loro.

    Voglio dire, quando è che sentiamo parlare qualcuno oggi, e intendo chiunque, che ha proprietà e le vende per provvedere ai bisogni dei poveri nella chiesa?

    Nella chiesa moderna questo è praticamente una pratica sconosciuta e quando è una rarità non è la norma. Comunque era la norma nella chiesa allora. Dico a coloro che vogliono essere come la chiesa di Atti, fate pure e diventate come la chiesa di Atti anche in questo!

    Oh, ma aspettate, nessuno vuole essere come la chiesa di Atti in questo caso e in questo modo vero?!

    La distribuzione per i bisogni dei santi non è sponsorizzando un bambino in Africa o in Asia o in Sud America, in quanto nobile tutto questo sia, questo non è ciò che significa prendersi cura dei bisogni della chiesa, delle vedove e degli orfani e dei bisognosi nella chiesa.

    Significava e significa anche oggi, prendersi cura di credenti nella chiesa locale, prima di tutto, nella chiesa locale immediata e poi, se necessario anche espandere questo verso gli altri nella chiesa.

    Tuttavia, si può immaginare che se le persone nella chiesa oggi effettivamente vendessero le loro proprietà e distribuissero i proventi ai bisognosi nella chiesa, ogni chiesa diventerebbe autosufficiente e non ci sarebbero più bisogni.

    I bisogni di tutti sarebbero costantemente coperti, questo ci ricorda anche ciò che Gesù ci ha comandato di fare quando ha detto questo:

    Matteo 6 19-21 «Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, 20 anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano. 21 Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

    E

    Matteo 6 33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

    Questo calza perfettamente con quello che ha detto Paolo in:

    Filippesi 2 1-4 Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

    È così facile per tutti, includo me stesso in questo, tutti noi, così facile giustificare il motivo per cui non possiamo essere come la chiesa di Atti in questo modo, però non c’è nessuna scusa, nessuna giustificazione.

    Tutto ciò che si può dire in realtà è una scusa perché tutti abbiamo molto più del necessario e finiamo per spendere quasi tutto ciò che abbiamo su noi stessi però poi andiamo in giro sempre piangendo che siamo poveri.

    I nostri bisogni sono diversi dai nostri desideri e la maggior parte di credenti vivono per essere in grado di permettersi tutto ciò che vogliono e troppo spesso anche ciò che non possono permettersi e si indebitano per avere tutto ciò che vogliono, anche quando non possono permetterselo.

    Questo alla fine è una vita egoistica ed è ovvio che in seguito possiamo facilmente dire che non possiamo permetterci di distribuirne di più per il bisogno degli altri santi.

    Tutti sprechiamo molto tempo prezioso ed in effetti la maggior parte del denaro che abbiamo lo spendiamo su noi stessi e troppo spesso pensiamo molto poco se non per niente agli altri. Eppure la Bibbia non ci dice di vivere così, in realtà ci dice il contrario.

    Guardate cosa dice la parola di Dio sul dare ai bisognosi:

    Giacomo 2 15-17 Or, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, 16 e qualcuno di voi dice loro: «Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che giova? 17 Così è pure della fede; se non ha le opere, per se stessa è morta.

    1 Giovanni 3 16-18 Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l’amore di Dio? 18 Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.

    Guardate a queste Scritture e pensate a ciò che dicono ed esaminiamo noi stessi attraverso di esse, in realtà amiamo come Dio vuole che ci amiamo?

    Sacrifichiamo letteralmente le nostre vite gli uni per gli altri o semplicemente viviamo le nostre vite pensando pochissimo ai bisogni degli altri?

    Quante volte siamo stati colpevoli di vedere i nostri fratelli e le nostre sorelle lottare nei loro bisogni e quante volte ci siamo sentiti così nobili e spirituali dicendo loro che avremmo pregato per loro?

    Hanno bisogno di cibo, hanno bisogno di ciò che noi abbiamo già e tutto ciò che possiamo dire è che pregheremo per loro? Certo che è bello se lo facciamo, ma ciò di cui hanno bisogno in realtà è che noi diventiamo effettivamente la risposta alle loro preghiere.

    Abbiamo bisogno di mettere mani, piedi e soprattutto i nostri portafogli alle nostre preghiere, questo è esattamente il punto che Giacome e Giovanni stanno facendo.

    Non è sufficiente dire che pregheremo per loro e siamo onesti, spesso se non abbiamo le risorse per aiutarli è infone solo colpa nostra perchè probabilmente dobbiamo modificare il nostro modo di vivere, dobbiamo cambiare i nostri modi e dobbiamo pentirci del nostro egoismo!

    Dobbiamo davvero iniziare ad amare in verità e nei fatti e non solo a parole!

    1 Giovanni 3 17-18 Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l’amore di Dio? 18 Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.

    Ora spero che abbiamo capito quali sono gli ostacoli a questa esortazione e cosa significa veramente distribuire per i bisogni dei santi secondo le Scritture. Ora la domanda rimane, quando questo ci viene richiesto e anche senza richiesta ufficale, siamo pronti ad obbedire a questa esortazione?

    Ora diamo un’occhiata alla seconda esortazione nella seconda parte di questo versetto:

    Romani 12:13b esercitate l’ospitalità

    Questa esortazione non è stata posta insieme alla distribuzione ai bisogni dei santi per caso. In realtà è lì perché sono effettivamente correlate l’una all’altra.

    Soprattutto nel periodo in cui Paolo scrisse questa lettera, l’ospitalità era una parte molto importante della cultura di quel giorno e lo era anche nella chiesa.

    In quei giorni viaggiare era in realtà un compito molto più difficile rispetto ad oggi. Essi non avevano tutti i comfort che abbiamo quando viaggiamo oggi.

    I predicatori itineranti come Paolo e molti altri a quell’epoca viaggiavano da una zona dell’Impero Romano ad un’altra, ma viaggiare era difficile e ci voleva molto tempo per andare da un luogo all’altro rispetto ad oggi.

    In quei giorni per un apostolo o addirittura un vescovo in seguito nella storia della chiesa, visitare le chiese locali non era solo una questione di comunione con altri credenti, ma era il modo in cui si assicuravano che nelle chiese locali la dottrina insegnata fosse valida e che la chiesa viveva nel modo in cui la parola di Dio e la sua volontà richiedevano. Erano, come gli anziani ed i pastori sono oggi, cioè i sorveglianti del gregge di Dio, in altre parole della chiesa.

    Quindi, di nuovo, dal momento che le chiese si incontravano nelle case e non in edifici pubblici, gli apostoli e gli anziani di solito si fermavano nelle case dei credenti dove si incontrava la chiesa. Andavano di casa in casa e rimanevano in quelle case come ospiti dei padroni di casa.

    Sebbene in quei giorni ci fossero locande e ostelli, era comune come una pratica amorosa cristiana far si che altri credenti stessero nelle case e non nelle locande e negli ostelli.

    Pensate a questa intera situazione ed esaminiamola correttamente.

    In retrospettiva, cosa abbiamo imparato nello studio riguardo alla distribuzione per i bisogni dei credenti? Abbiamo visto che in quei giorni in contrasto ad oggi la chiesa che si incontrava nelle case era molto più finanziariamente conservatrice e fedele della chiesa di oggi.

    Come abbiamo visto si incontrava nelle case e per questa ragione la chiesa era più capace di provvedere ai bisogni degli altri credenti perché era molto più finanziariamente in grado di farlo.

    Vedete, oggi anche se le chiese sembrano essere hotel a cinque stelle, in realtà non hanno praticamente nessuna capacità di ospitare santi che viaggiano.

    Oggi i credenti che viaggiano di città in città devono fare affidamento del loro alloggio in alberghi per la maggior parte, perché spesso non vengono ospitati nelle case di altri credenti come facevano allora.

    Questo succede ai predicatori, agli evangelisti ed ai ministri ed anche a semplici credenti. Perché questo?

    Perché per la maggior parte la chiesa ha cessato di essere ospitale come lo era a quei tampi e quando dico la chiesa intendo che il più delle volte sono i credenti che non ospitano altri credenti nelle loro case.

    Oggigiorno quando un predicatore o un ministro visitano le chiese, queste chiese in realtà preferiscono pagare per allogiare in un albergo piuttosto che ospitarli nelle loro case.

    Pensateci per un momento! Perché succede questo? Perché la chiesa ai tempi di Paolo e per molti secoli anche per migliaia di anni ha ospitato credenti e ministri nelle loro case ma ora è praticamente impossibile?

    Semplice, ed eccoci di nuovo, dato che la chiesa oggi si incontra negli edifici di culto pubblico e non più nelle case, la chiesa è purtroppo diventata più egoista, introversa e individualista.

    La chiesa ha perso gran parte della sua mentalità familiare ed ha cessato di agire come una vera famiglia di Dio. Ciò è dovuto in gran parte proprio dal fatto che essa ha cessato di incontrarsi nelle case, il che è stato l’inizio della graduale caduta della chiesa nella carnalità, nell’egoismo e nell’individualismo.
    Oggi molti credenti vivono in case grandi e spaziose e potrebbero facilmente ospitare credenti in viaggio, in alcuni casi potrebbero addirittura ospitare intere famiglie, ma non lo fanno. La chiesa preferisce spendere soldi per metterli in un albergo che ospitarli nelle loro case.

    Lasciatemi dire questo, mi rendo conto che forse alcuni cristiani offrono ancora ospitalità e ospitano altri credenti, ministri e missionari itineranti nelle loro case, ma questo sta diventando sempre più insolito e raro.

    Questo è il motivo per cui questa esortazione è qui. È un promemoria per la chiesa di non smettere di essere ospitale. Mentre vediamo la chiesa oggi manca in obbedienza a molte esortazioni date nella Scrittura.

    Francamente, sono stanco di tutte le giustificazioni e le scuse che sento per non voler obbedire alla parola di Dio.

    Non ci sono scuse e non ci sono giustificazioni per disobbedire la parola di Dio se non che vogliamo disobbedirla. O facciamo le cose come vuole Dio o le facciamo a modo nostro. Le nostre vie non sono le Sue vie e i nostri pensieri non sono i Suoi pensieri, Isaia 55: 8-9.

    I nostri modi tendono ad essere carnali ed egoisti e le vie di Dio sono amorevoli e altruiste. Dio vuole che pensiamo al bene degli altri anche al di sopra dei nostri, ma spesso sembra che non siamo disposti a fare le cose con l’amore di Dio.

    Dovremmo essere felici di ubbidire a Dio, ma siamo così riluttanti a fare ciò che Dio ci dice di fare. Non siamo disposti a dimostrare l’amore di Dio gli uni per gli altri come Dio desidera.

    Come ho detto prima, siamo diventati egoisti e riluttanti ad amarci l’un l’altro come Cristo ci ha comandato di fare.

    Questa è una cosa molto, molto preoccupante, ma spiega perché molte cose siano sbagliate oggi nella chiesa. Questa mancanza di comportamento amorevole è inquietante, molto inquietante.

    Ancora una volta, perché la chiesa non vuole tornare ai modi in cui la chiesa degli Atti praticava veramente la loro fede? Sfortunatamente, come ho detto, questo desiderio di essere come la chiesa di Atti è solo ed esclusivamente quando si tratta di esibirsi con falsi segni e miracoli, guarigione fasulle e parlare in lingue false, ma quando si tratta di praticare il vero amore hanno praticato in quei giorni , dimenticalo, pochissimi nella chiesa oggi sono disposti a praticare l’amore che hanno praticato in quei giorni.

    Riusciamo ad immaginare, anche una famiglia incredula ospita spesso persone nella propria casa. Certo che lo farebbero e qualcuno manderebbe i propri figli o fratelli o anche buoni amici a stare in un albergo? Ovviamente no!

    Eppure nella chiesa, nella famiglia di Dio, lo facciamo! Secondo voi è normale questo? No! Non lo è!

    Come possiamo noi, che siamo chiamati la famiglia di Dio, che siamo figli di Dio, tutti siamo figli adottivi di Dio, siamo tutti fratelli e sorelle in Cristo, e siamo tutti membri dello stesso corpo, il corpo di Cristo ed agisce e si comporta peggio del mondo con i suoi? Com’è possibile?

    Significa che non dobbiamo essere disposti ad obbedire a Colui che rivendichiamo essere il nostro Signore, Gesù Cristo.

    Voglio ricordarvi ciò che Egli ci ha comandato:

    Giovanni 13 34-35 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

    Detto questo ed era importante menzionarlo, diamo adesso un’occhiata a come questa pratica di essere ospitali era praticata nella chiesa a quei tempi.

    Atti 10 5-6 or dunque manda degli uomini a Ioppe e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro. 6 Egli si trova presso un certo Simone, conciatore di pelli, che ha la casa vicino al mare; egli ti dirà ciò che devi fare».

    Pietro stava alloggiando nella casa di Simone il conciatore di pelli. Simone il conciatore stava ospitando Pietro, non gli disse che gli voleva bene ma lo mandò ad alloggiare in un albergo.

    Guardate cosa succede subito dopo che Pietro va e predica il Vangelo a Cornelio il centurione e la sua famiglia. La Scrittura ci dice che tutti credono e poi sono battezzati ed una delle primissime cose che Cornelio chiede a Pietro e gli uomini con lui è di rimanere come ospiti a casa sua per alcuni giorni.

    Atti 10 48 Così egli comandò che fossero battezzati nel nome del Signore Gesù. Essi poi lo pregarono di rimanere con loro alcuni giorni.

    Questo è ciò che significa essere ospitali e mostrare amore ed affetto ai nostri fratelli e sorelle.
    Al giorno d’oggi probabilmente non avrebbero potuto aspettare fino a quando non se ne andassero, al massimo li avrebbero invitati a restare a cena e poi avrebbero detto i loro addio e li avrebbero lasciati andare per la loro strada.

    Un altro episodio di ospitalità simile lo troviamo in:

    Atti 16 12-15 e di là a Filippi, che è la prima città di quella parte della Macedonia e una colonia romana; e restammo in quella città diversi giorni. 13 Il giorno di sabato andammo fuori città lungo il fiume, dove era il luogo ordinario della preghiera; e, postici a sedere, parlavamo alle donne che erano là radunate. 14 E una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatira, che adorava Dio, stava ad ascoltare. E il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo. 15 Dopo essere stata battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate e rimanete in casa mia». E ci costrinse ad accettare.

    Anche qui praticamente succede la stessa cosa esatta a Paolo che successe a Pietro, questa volta è Lidia che diventa cristiana, crede in Gesù Cristo attraverso l’ascolto del Vangelo predicato da Paolo, e soprattutto vediamo chiaramente come la parola di Dio ci dice che essa credette perché Dio le aprì il cuore per credere, in altre parole ricevette la fede per credere da Dio attraverso la predicazione del Vangelo, vedi Romani 10:17.

    Questo tra l’altro è un altro chiodo finale nella bara della dottrina arminiana.

    Ad ogni modo, mentre vediamo la reazione di Lydia con Paolo e che è la stessa che Cornelio ebbe con Pietro, in altre parole anche lei li supplicò di rimanere ospiti nella sua casa.

    Dopo questo episodio Paolo e Sila vengono arrestati ed in prigione hanno l’opportunità di predicare il Vangelo della salvezza al loro carceriere ed osservate che cosa succede:

    Atti 16 27-34 Il carceriere, destatosi e viste le porte della prigione spalancate, trasse fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. 28 Ma Paolo gridò ad alta voce: «Non farti alcun male, perché noi siamo tutti qui». 29 E, chiesto un lume, egli corse dentro, e tutto tremante si gettò ai piedi di Paolo e Sila; 30 poi li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per essere salvato?». 31 Ed essi dissero: «Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua». 32 Poi essi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua. 33 Ed egli li prese in quella stessa ora della notte e lavò loro le piaghe. E lui e tutti i suoi furono subito battezzati. 34 Condottili quindi in casa sua, apparecchiò loro la tavola e si rallegrava con tutta la sua famiglia di aver creduto in Dio

    Ancora una volta, alla fine del loro ministero, Paul e Sila invitati dal carceriere che dopo la sua conversione gli ha lavato le ferite, ferite che molto probabilmente lui stesso gli aveva inflitto, ed anche lui ospita Paul e Sila nella sua casa.

    Guardate poi a questo passo successivo, dopo che hanno lasciato la casa del carceriere, che era apparentemente adiacente al carcere, guardate dove vanno Paolo e Sila, guardate dove si sono fermati per tutto il loro soggiorno a Filippi:

    Atti 16 40 Allora essi, usciti di prigione, entrarono in casa di Lidia e, visti i fratelli, li consolarono; poi partirono.

    Rimasero a casa di Lydia per il tempo che erano Filippi ed era lì anche dove la chiesa si incontrava. Quindi quello che abbiamo qui è la conferma di ciò che stiamo dicendo già da tempo, la chiesa si incontrava nelle case e credenti erano spesso ospitati in quelle stesse case.

    Atti 18 1-3 Dopo queste cose Paolo partì da Atene e venne a Corinto. 2 E, trovato un certo Giudeo, di nome Aquila, originario del Ponto, venuto di recente dall’Italia insieme a Priscilla, sua moglie (perché Claudio aveva ordinato che tutti i Giudei partissero da Roma), si recò da loro. 3 Or siccome era dello stesso mestiere, andò ad abitare con loro e lavorava; per professione infatti essi erano fabbricanti di tende.

    Anche qui Paolo è ospitato a casa di Aquila e Priscilla e non solo rimane con loro ma addirittura lavora con loro.

    Ancora una volta vediamo che l’ospitalità era praticata nella chiesa permettendo a un fratello di stare in una casa di credenti dove anche si riunva la chiesa.

    Atti 18 7 E, allontanatosi di là, entrò in casa di un tale di nome Giusto, il quale serviva Dio e la cui casa era attigua alla sinagoga.

    Di nuovo Paolo trova ospitalità nella casa di Giusto.

    Questa caratteristica dell’ospitalità va avanti per tutto il racconto della Chiesa del Nuovo Testamento.

    Atti 21: 8 dice che Paolo rimase per molti giorni nella casa di Filippo l’evangelista.

    Atti 28 13-14 E di là, costeggiando, arrivammo a Reggio. Il giorno dopo si levò lo scirocco, e in due giorni arrivammo a Pozzuoli. 14 Avendo trovato qui dei fratelli, fummo pregati di rimanere presso di loro sette giorni. E così giungemmo a Roma.

    Ancora una volta, qui vediamo dei cristiani che ospitano Paolo ed i suoi compagni di viaggio nella loro casa per sette giorni e probabilmente senza nemmeno conoscerli personalmente.Incredibile, immaginate un’intera settimana in casa di un fratello, oggi questo non si vede, è un evento molto, molto raro nel cristianesimo moderno.

    Ora, guardate ciò che scrive Giovanni:

    3 Giovanni 5-10 5 Carissimo, tu agisci fedelmente in tutto ciò che fai per i fratelli e per i forestieri. 6 Essi hanno reso testimonianza del tuo amore davanti alla chiesa; tu farai bene a provvedere loro per il viaggio in modo degno di Dio, 7 perché sono partiti per amore del suo nome, senza prendere nulla dai gentili. 8 Noi dobbiamo dunque accogliere tali persone, per essere collaboratori nella causa della verità. 9 Ho scritto alla chiesa, ma Diotrefe, che ama avere il primato fra di loro, non ci riceve. 10 Per questo se verrò ricorderò le opere che egli fa, cianciando contro di noi con malvagie parole; e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma impedisce pure di farlo a coloro che li vorrebbero ricevere e li caccia fuori dalla chiesa.

    Questo passo è molto intressante e ci apre gli occhi riguardo a cose importanti.

    Questo passo parla dell’ospitalità, qui in realtà implica persino di essere ospitali anche agli estranei non solo ai fratelli conosciuti, per mostrare loro la carità, come vediamo Noi dobbiamo dunque accogliere tali persone, per essere collaboratori nella causa della verità.

    Questo significa ospitare qualcuno, quando si offre ai fratelli ospitalità nel loro viaggio si fa del bene.

    Giovanni sta dicendo che dovremmo ricevere l’un l’altro come fratelli e sorelle in Cristo, coloro che hanno comunione nella verità.

    Anche allora c’erano persone che non volevano ospitare e ricevere i fratelli e Diotrefe era uno di questi.

    Non voleva ricevere i fratelli e li ha effettivamente cacciati fuori.

    Questo è un atteggiamento similmente molto predominante oggi nella chiesa, purtroppo siamo diventati un gruppo di Diotrefi. Va bene andare a sentire i predicatori ed i minstri ospiti a predicare nella chiesa ma ci preoccuperemo che non stiano a casa nostra, così amiamo a parole ma non nelle azioni e nella verità.

    So che ci sono molti cristiani che mostrano la vera ospitalità in modo biblico e sono grato per questi, tuttavia sono di gran lunga pochissimi, mentre la maggior parte della chiesa non pratica più questo tipo di ospitalità.

    Quindi quello che vediamo è che nella chiesa siamo chiamati a provvedere ai bisogni dei membri bisognosi della chiesa e dobbiamo essere ospitali l’uno con l’altro.

    L’autore di Ebrei addirittura dice:

    Ebrei 13 1-2 Continuate nell’amore fraterno. 2 Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli.

    Ovviamente non possiamo permettere a qualsiasi straniero di stare in casa nostra, ma qui le implicazioni sono legate ai fratelli nel Signore, anche quelli che non conosciamo personalmente ma che potremmo comunque ospitare nelle nostre case se necessario. Infatti si vede qui che il versetto uno fa reiferimento ad amore tra fratelli nel Signore.

    Adesso andiamo avanti.

    Romani 12 14 Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite.

    Ora qui abbiamo un’esortazione che trascende tutte le altre, in altre parole tutte le altre erano relative ai nostri doveri d’amore nella chiesa per praticareli verso gli altri credenti, questo però comprende sia i credenti che i non credenti, tuttavia abbiamo bisogno di premettere che se una persona è veramente nata di nuovo, non dovrebbe mai maledire o perseguitare altri credenti.

    Tuttavia, sappiamo, sfortunatamente, anche attraverso l’esperienze di vita, che ciò è accaduto e continua ancora oggi nella chiesa.

    I cristiani possono spesso comportarsi carnalmente, in altre parole come persone non salvate, sappiamo che si può perché sappiamo che anche noi agiamo ancora troppe volte in questo modo.

    Come abbiamo visto, siamo tutti capaci di comportarci in modo carnale, in altre parole, in modo naturale, continuiamo a peccare e anche questo è un modo in cui pecchiamo.

    Inoltre sappiamo che Satana ha seminato zizzanie nella chiesa, in altre parole ci sono molti non credenti che frequentano la chiesa. Matteo 13: 24-30.

    Quindi, secondo questa parabola, sebbene Gesù stia parlando in modo contestuale delle persone nel mondo e non tanto nella chiesa, sfortunatamente però oggi la chiesa stessa, come abbiamo avuto l’opportunità di studiare, è caduta così lontano da ciò che Dio originariamente intendeva che fosse essere e la chiesa ha permesso al mondo non solo di entrare in essa, ma di rimanere in essa.

    Questo è ciò di cui parlava Gesù anche nelle altre parabole che Egli disse nello stesso contesto.

    Matteo 13 31-33 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è certamente il più piccolo di tutti i semi; ma una volta cresciuto è il più grande di tutte le erbe e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami». 33 Egli disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prende ed impasta con tre misure di farina finché tutta la pasta sia lievitata».

    Come vediamo qui, Gesù sta dicendo che il Regno dei cieli, di cui la chiesa fa parte, è simile ad un seme di senape, seminato nel mondo il quale è poi diventato molto grande, ma nel far questo gli uccelli dell’aria vi sono entrati dentro.

    Biblicamente parlando, gli ebrei lo insegnavano, gli uccelli nella Scrittura non sono quasi mai visti come cose positive, di solito essi si riferiscono a qualcosa che descrive il male.
    Geremia 5: 26-27; Rivelazione 18: 2.

    Matteo 13: 31-32 La storia conferma il fatto che sin dal suo piccolo inizio, la chiesa ha fatto una crescita sbalorditiva attraverso la proclamazione del messaggio di Cristo. Tuttavia una crescita così inusuale ha fornito luoghi di riposo per coloro che sono nemici di Dio, quelli che cercano l’ombra e il frutto dell’albero per i propri interessi (anche le nazioni amano essere definite “cristiane”). I discepoli sono avvertiti che la semplice grandezza di ciò che appare esteriormente come regno di Cristo non è essenzialmente una contraddizione dell’insegnamento del Signore secondo cui i veri credenti sono un piccolo gregge circondato dai lupi (Luca 12:32; Matteo 10:16)

    (da The Wycliffe Bible Commentary, Electronic Database. Copyright (c) 1962 di Moody Press)

    Questo è il vero significato di ciò che Gesù intendeva qui e la prossima parabola ha fondamentalmente lo stesso significato del lievito il quale, nella Scrittura è associato alla peccaminosità e alla mondanità.

    Matteo 13: 33-35 Anche se alcuni interpretano questa parabola e la precedente come raffigurante l’influenza diffusa del Vangelo, tali spiegazioni violano l’uso di questi simboli da parte di Gesù come si trovano altrove, così come l’importazione di altre parabole (ad esempio, La parabola di le zizzanie) che mostrano il male esistente fino alla fine del mondo. Il versetto 33 raffigura il lievito all’interno di della pasta un lievito ad alto grado di fermentazione. Il lievito nell’AT è generalmente simbolico del male.

    Negli usi di Cristo di questo simbolo, Egli si riferisce alla cattiva dottrina dei Farisei, dei Sadducei e di Erode (Matteo 16: 6-12, Marco 8:15). Anche nei riferimenti di Paolo (1 Corinzi 5: 6-7; Galati 5: 9), certamente vediamo considerare il lievito come peccato, questo è ciò che è il significato dalla parabola di Cristo.

    Tre misure di farina. Apparentemente una quantità comune utilizzata in cottura (Genesi 18: 6). La donna (in contrasto all’uomo nelle altre parabole) è colei che oppone Cristo e infonde nel regno in questa epoca la falsa dottrina.

    Altrove è questo è chiamato “Malvagità” (Zaccaria 5: 7-8), come “Jezebel” (Apocalisse 2:20), e la “grande meretrice” (Apocalisse 17: 1). Con questa caratterizzazione del lievito nella pasta, i credenti sono avvertiti di fare attenzione alle false dottrine che si infiltrano in tutte le parti del regno.

    Versetti 34-35. In questa occasione Cristo parlò pubblicamente (alla moltitudine) in un linguaggio simbolico solo, senza interpretazione. Solo ai discepoli poi spiegò il simbolismo (Matteo 13:10 .; 13:36). Matteo considerava questo come un riferimento di Salmi 78: 2 e vedeva in Gesù il compimento più perfetto della funzione del profeta.

    (tratto da The Wycliffe Bible Commentary, Electronic Database. Copyright (c) 1962 di Moody Press)

    Come vediamo chiaramente, le Scritture interpretano le Scritture, questo è il modo in cui la cosa è fatta, Gesù e gli Apostoli ci hanno avvertito in molti modi dei pericoli a venire inerenti a Satana che mette i suoi ministri travestiti da ministri di luce all’interno della chiesa, che come ho detto prima Dio ha permesso che ciò accada me è la chiesa che permette al male di proliferare al suo interno, è la chiesa che permette al peccato di rimanere senza controllo e non disciplinare chi pecca.

    I falsi maestri e le false dottrine sono accettate e lasciate a crescere e proliferare proprio come disse Gesù,come il lievito che fa fermentare l’intera pasta il quale corrompe e infetta la chiesa.

    La componente principale della chiesa che consente tali cose ad accadere come abbiamo visto è l’estrema crescita della chiesa, non tanto la crescita nel numero di persone salvate, quanto la crescita eccessiva della chiesa come istituzione ai livelli di entità pubblica.

    In altre parole, come abbiamo detto prima, le chiese che abbandonano l’ambiente della casa e della famiglia e per la maggior parte un gruppo che era affiatato e che in effetti permetteva solo ai membri salvati di entrare nel suo mezzo, è oggi diventato un forum pubblico aperto a tutti il quale è cresciuto in dimensioni sproporzionate.

    (questo è il seme di senape che cresce in un grande albero che finisce per ospitare uccelli in esso, in altre parole, persone malvagie).

    La chiesa fu tuttavia preavvisata dei pericoli che sarebbero seguiti, Atti 20: 28-31, ma quasi totalmente ha nel tempo ignorato quegli avvertimenti ed hanno fatto sì che invece diventasse qualcosa che non era ciò che Dio voleva.

    Abbiamo detto tutto questo per arrivare alla conclusione che nella chiesa troveremo persone che, sia perché non sono veramente nate di nuovo o perché forse lo sono, ma agiscono carnalmente, in qualche modo ci perseguiteranno e ci malediranno.

    Purtroppo questa è la triste verità!

    Quindi, sia che, le persone non salvate fuori e dentro la chiesa o i cristiani carnali nella chiesa ad un certo punto o l’altro se e quando decidiamo di camminare nelle vie e modi veri e intransigenti di Dio, se e quando proviamo a vivere il Vangelo e il dottrine apostoliche vere e reali, in ogni caso, saremo perseguitati da queste persone.

    2 Timoteo 3 12-13 Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati, 13 ma i malvagi e gli imbroglioni andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti.

    Come vedete è inevitabile! Se viviamo per Cristo in qualche modo e da qualcuno saremo perseguitati.

    Anche Gesù ce lo ha detto:

    Giovanni 15:18-21 Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. 20 Ricordatevi della parola che vi ho detto: “Il servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21 Tutte queste cose ve le faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

    Giovanni 16:1-3 «Vi ho detto queste cose, affinché non siate scandalizzati. 2 Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi l’ora viene che chiunque vi ucciderà penserà di rendere un servizio a Dio. 3 E vi faranno queste cose, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.

    Gesù ci fornisce un quadro molto chiaro su come e perché le persone religiose arrivino addirittura al punto che, poiché noi desideriamo seguire Cristo e vivere nelle Sue vie, in realtà di cacciarci dalle loro stesse organizzazioni religiose e sì persino dalle chiese.

    Tuttavia, la religione, tutte le religioni, perseguitano sempre Cristo, il Suo Spirito e la Sua vera sana dottrina ed i Suoi seguaci.

    Pensate, chi poteva essere più religiosamente zelante degli ebrei? Nessuno davvero! Essi credevano, credono tutt’ora nel vero e unico Dio e tuttavia divennero nemici di Cristo e del Vangelo e in seguito anche della chiesa, Romani 10: 2-3 e Romani 11:28.

    Le persone religiose sono in essenza nemiche del Vangelo perché fondamentalmente la religione si basa sulle opere dell’uomo per essere accettati da Dio e la religione quando è poi mescolata con il Vangelo è ancora più ingannevole e pericolosa in quanto aggiunge le opere umane alla grazia di Dio.

    Queste persone hanno in fondo una forma di pietà, ma negano il potere di Dio aggiungendo opere alla grazia di Dio. Paolo ci ha avvertito di queste persone in:

    2 Timoteo 3:1-9 Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, 2 perché gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, 3 senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, 4 traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, 5 aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati. 6 Nel numero di questi infatti vi sono quelli che s’introducono nelle case e seducono donnicciole cariche di peccati, dominate da varie passioni, 7 le quali imparano sempre, ma senza mai pervenire ad una piena conoscenza della verità. 8 Ora come Ianne e Iambre si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità; uomini corrotti di mente e riprovati quanto alla fede. 9 Costoro però non andranno molto avanti, perché la loro stoltezza sarà manifestata a tutti, come avvenne anche per quella di quei tali.

    Queste persone hanno quindi una parvenza di pietà, sono religiose, tuttavia negano il potere di Dio, il Vangelo della grazia e promuovono il Vangelo delle opere e della grazia.

    Quest’ultimo passo ci porta a vedere chiaramente che questa è un’immagine della religiosità del cristianesimo, questo descrive chiaramente la religione Cattolica Romana così come molti movimenti nella chiesa evangelica protestante.

    Purtroppo questo pericoloso ibrido di religione e falsa dottrina è entrato nella chiesa evangelica e si è camuffato molto bene, almeno è diventato molto più difficile da rilevare per molte persone anche perché molti non rinnovano la loro mente e quindi accettano ogni vento di dottrina.

    Queste persone sono quelle che ogni volta perseguiteranno i veri credenti!

    È molto triste e molto più offensivo quando questa persecuzione viene appunto da dentro la chiesa, quando viene da quelle persone che pensavamo fossero dalla nostra parte e credevamo pensassero e credessero come noi.

    Tuttavia, questo è un fattore molto importante del perché questo intero capitolo 12 iniziò con l’esortazione a essere trasformata dal rinnovamento della nostra mente.

    Ad ogni modo, possiamo essere e saremo perseguitati dall’interno e anche fuori dalla chiesa. È ovvio che in entrambi i casi la persecuzione viene per l’amore che abbiamo per Dio perché in entrambi i casi il vero Vangelo della grazia infastidisce la peccaminosità, la carnalità e la religiosità di queste persone.

    Quindi la Scrittura è molto chiara riguardo a ciò che dovremmo fare quando le persone ci perseguitano per causa della giustizia e per causa di Cristo.

    Permettetemi di dire qualcosa che credo non sia affatto insegnato né spesso menzionato nella chiesa di oggi.

    La benedizione e la preghiera per coloro che ci perseguitano non significa affatto che dobbiamo starcene seduti a prenderla solo perché stiamo cercando di essere martiri quando invece non ce n’è davvero bisogno.

    Nella Scrittura è reso chiaro che nella maggior parte dei casi, quando i credenti venivano perseguitati, non si limitavano a sedersi lì e a subirla, almeno non in ogni caso.

    Anche se non ripagavano il male a loro fatto con il male e benedivano e pregavan per i loro persecutori, in realtà sono anche fuggiti e si sono nascosti, non sono sempre rimasti in attesa di essere perseguitati ancora di più.

    In altre parole, non dovremmo essere golosi di persecuzione! Se e quando possiamo sicuramente evitare di essere perseguitati, certamente non dovremmo mai farlo attraverso la codardia o compromettendo il Vangelo e la parola di Dio e o disobbedendo a Dio.

    Vedete, questo è un altro errore che molti fanno nella chiesa, pensano in qualche modo che se si permettono deliberatamente di essere perseguitati di più, Dio li amerà di più o Dio sarà più soddisfatto di loro.

    È vero che saremo ricompensati molto bene quando siamo perseguitati per amore di Cristo, questo è sicuro, vedi Matteo 5: 10-12 e:

    Luca 6:22-23 Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell’uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché ecco, il vostro premio è grande in cielo; nello stesso modo infatti i loro padri trattavano i profeti.

    Come vediamo, siamo grandemente benedetti quando le persone ci odiano e guardate a quello che dice il Signore, quando ci separeranno dalla loro compagnia, questo è esattamente ciò di cui abbiamo parlato prima, in altre parole, la gente ci dirà chiaramente di andarcene dalla loro compagnia e non stare più con loro o ci tratteranno in modo più sottile ma al punto che capiremo che non vogliono la nostra compagnia. Questo accade molto nelle sette e in alcune confessioni e chiese dove vengono insegnate false dottrine.

    Questo a proposito non è quello che si conosce come disciplina nella chiesa, non lasciamoci confondere tra l’essere ostracizzati e alienati a causa dell’obbedienza al Vangelo, che è ciò di cui stiamo parlando qui, ed essere disciplinati e rimossi dalla comunione a causa del peccato e disobbedienza alla parola di Dio e ribellione a Dio. Queste sono due cose completamente diverse.

    Vediamo che, sia nell’Antico Testamento che nella Scrittura del Nuovo Testamento, i credenti perseguitati spesso cercavano rifugio e si nascondevano quando erano perseguitati. Atti 8: 1-4;

    Anche nella storia della chiesa sappiamo che quando i cristiani furono perseguitati dai Romani cercarono rifugio nelle catacombe ed evitarono di essere imprigionati e di essere infine torturati ed uccisi.

    La stessa cosa accade in molte nazioni anche oggi, c’è quella che conosciamo come chiesa nascosta, c’è sempre stata una chiesa nascosta perché c’è sempre stata una persecuzione di veri credenti.

    Anche durante la maggior parte del dominio della religione cattolica romana c’era un vero rimanente ed era sotterraneo e nascosto perché anche in quel periodo la vera rinascita della cristianità fu perseguitata da questa falsa chiesa e da Anticristi. I nemici di Cristo perseguiteranno e odieranno i veri discepoli di Cristo.

    Lo spirito malvagio dell’uomo o meglio di Satana ha fatto sì che la religione odii Cristo ed i suoi discepoli. Fu così fin dall’inizio quando Caino uccise Abele per la stessa identica ragione. Anche allora vediamo l’odio di un uomo che odiava suo fratello perché il suo tipo di adorazione a Dio era fatto tramite una adorazione religiosa che Dio non accettò mentre la via di Abele era il modo in cui Dio desiderava che fosse per fede e attraverso il sangue del sacrificio, e per grazia di Dio e non per le opere dell’uomo, in questo caso Caino.

    La religione delle opere odia e perseguita sempre il vero culto spirituale a Dio per grazia e fede.

    Quindi essere un vero cristiano nato di nuovo ed essere perseguitati vanno di pari passo, la Scrittura ci dice questo e lo abbiamo già visto, ma ecco qui ancora alcuni passi per confermare gli altri.

    Romani 8:36 Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello».

    John 15:20-21 Ricordatevi della parola che vi ho detto: “Il servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21 Tutte queste cose ve le faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

    Philippians 1:28-29 senza lasciarvi spaventare in alcuna cosa dagli avversari; questo è per loro una prova di perdizione, ma di salvezza per voi, e ciò da parte di Dio. 29 Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui,

    1 Pietro 4:12-14 Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13 Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. 14 Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato.

    2 Timoteo 3:12 Sì, e tutti ciò che vivranno in modo divino in Cristo Gesù subiranno persecuzioni.

    Come vediamo chiaramente per un vero discepolo di Cristo, la persecuzione di qualsiasi tipo sarà una parte della loro vita. Ci sono vari modi in cui possiamo essere perseguitati per causa di Cristo, in primo luogo questo:

    gli uomini ci odieranno, Questo è il modo in cui subiremo persecuzioni, questo potrebbe includere azioni malvagie praticate contro di noi, questo può essere in parola, nelle azioni, accade spesso anche quando un governo diventa Anticristo, tutto questo può includere imprigionamento, tortura e persino la morte. Questo è accaduto ed accade anche attraverso istituzioni religiose come la religione ebraica ai giorni di Cristo e, più tardi anche nei giorni degli Apostoli, così come la falsa chiesa romana molti anni dopo.

    Secondo luogo ci perseguiteranno:

    essi ci separeranno dalla loro compagnia, e ci rimprovereranno e dichiareranno il nostro nome come malvagi.

    Queste cose arriveranno in vari modi e attraverso varie categorie di persone, anche attraverso alcune chiese, altri cristiani, e anche le nostre famiglie ed amici.

    Quindi Dio ci dice che dobbiamo pregare e benedire i cosiddetti Cristiani e le nostre famiglie ed amici che ci perseguitano. Dobbiamo pregare per i nostri nemici e, come dice la parola di Dio, non dobbiamo maledirli, infatti più tardi la parola di Dio dice che non dobbiamo ripagare il male con il male ma con il bene.

    Ancora una volta ora chiedo, è o non è biblico pregare contro i nostri nemici? Come possiamo riconciliare queste esortazioni quindi per esempio con i Salmi imprecatori? Salmi 5; Salmi 11;
    Salmi 17; 35; 55; 69; 109; 137 e 140.

    Francamente si potrebbe chiedere, cosa sono i salmi imprecatori? Sono quei salmi in cui troviamo preghiere fatte a Dio, imprecazioni fatte a Dio contro i nemici di coloro che stanno pregando.

    Dove troviamo questo tipo di preghiera è anche in diversi punti nel libro di Neemia. Neemia 4: 4-5; Neemia 6: 9, Neemia 6:14.

    Ci sono molti esempi di preghiere pregate e cose dette ruguardo ai nemici di Dio che appaiono più come maledizioni che benedizioni. Quindi, in che modo si può riconciliare queste cose con la benedizione e il non maledire?

    Ci sono diversi tentativi ed anche problemi nello spiegare come queste preghiere possano essere giustificate e la maggior parte di tentativi sono sbagliati.

    Diamo un’occhiata a ciò che possiamo capire riguardo a questo tipo di preghiere e su come possiamo riconciliare queste preghiere con ciò che Gesù ci ha detto di fare, in altre parole amare i nostri nemici e non maledirli ma benedirli e non ripagare il male con il male ma con il bene.

    Sono state offerte diverse spiegazioni, eccone alcune:

    1. Alcuni credono che questi passi riflettono uno standard di etica inferiore a quelli che ci sono invece dati da Cristo. Affermano che questa è un’etica sub-cristiana e che era caratteristica dei tempi dell’Antico Testamento e che tali testi erano inclusi nelle antiche Scritture semplicemente a causa della così detta “rivelazione progressiva”.

    2. Altri sostengono che i compositori di questi salmi parlano nell’ indicativo (l’esplicativo”), e non nell’ imperativo (cioè il comando ). Ciò significherebbe che stavano semplicemente affermando cosa sarebbe accaduto ai malvagi; in realtà non stavano chiedendo a Dio di distruggere i malvagi.

    3. Tuttavia, un altro gruppo di studiosi sostiene che i salmi sono una registrazione accurata di ciò che i salmisti provavano, ma non c’è alcuna approvazione divina rigaurdo ai loro sentimenti. Piuttosto, Dio infatti vuole che noi invece amassimo i nostri nemici. Comunque prima di rispondere a queste spiegazioni, dobbiamo considerare alcuni principi che devono guidare qualsiasi tentativo di comprendere correttamente il significato della Scrittura.

    (1) Dobbiamo ricordarci che “ogni scrittura è ispirata da Dio” (2 Timoteo 3:16). Il libro dei Salmi appartiene alla Bibbia ed è ispirato da Dio. Il Nostro Signore affermò che quando Davide scrisse nel “libro dei Salmi” (Salmo 110) parlò “nello Spirito Santo” (Matteo 22:43). Cristo ha citato i Salmi e li ha considerati sullo stesso piano della Legge e dei Profeti (Luca 24:44).

    Allo stesso modo, lo scrittore di Ebrei, quando citava i Salmi ed identificò un passo come se fosse stato pronunciato dallo Spirito Santo (Ebrei 3: 7). Ogni opinione che riduce l’integrità dei Salmi quindi è un attacco all’ispirazione e quindi a Dio stesso.

    (2) Dobbiamo anche ricordare che qualsiasi difficoltà che esiste nel comprendere la questione biblica è solo nelle nostre menti; l’errore non è con il testo stesso. Lo Spirito Santo, in altre parole l’autore dei Salmi, e Gesù il Figlio di Dio, non sono mai in conflitto l’uno con l’altro. Non ci sono contraddizioni nella Scrittura, Dio non può e non vuole contraddire Se stesso.

    Alla luce di questi principi, esaminiamo le spiegazioni precedentemente annotate di questi difficili passaggi.
    (1) La “teoria sub-cristiana” è quindi una spiegazione valida per questi passaggi? No non lo è. Perché? Perché riflette un’incomprensione della rivelazione progressiva, promuovendo l’idea che l’ideale cristiano fosse uno sviluppo del pensiero religioso per diversi secoli. Questa visione non riconosce che l’autore finale di queste preghiere ispirate era lo stesso che in seguito ci rivelò il Nuovo Testamento.
    Gleason Archer ha osservato questo: “La rivelazione progressiva non deve essere pensata come un progresso dall’errore alla verità, ma piuttosto come un progresso dal parziale e ciò che è oscurato a ciò che è completo e chiaro” (1974, 460).

    Per contrasto, in realtà troviamo una meravigliosa etica elevata che è riflessa in molti dei salmi – un’etica che è coerente con la rivelazione del Nuovo Testamento.
    Riteniamo quindi che la teoria sub-cristiana sia tristemente erronea e che si basa su un presupposto erroneo.

    (2) Il salmista stava semplicemente spiegando cosa sarebbe accaduto ai malvagi nella “teoria indicativa”? Alcune affermazioni imprecatorie possono adattarsi bene a questa teoria, ma questa spiegazione certamente non soddisfa l’intero spettro di queste preghiere di condanna, alcune delle quali fanno una richiesta reale a Dio, quella di distruggere il loro nemico.

    (3) I salmi sono semplicemente una registrazione di ciò che qualcuno ha detto, proprio come, per esempio, il Nuovo Testamento che contiene le parole di Pilato, Giuda ed altri – sì con precisione sono registrate, ma sono esempi da seguire?

    È vero che alcuni passi della Bibbia sono ispirati solo nella misura in cui essi sono semplicemente una corretta registrazione di ciò che è stato detto, ad esempio, lo Spirito Santo ha assicurato tutto fosse registrato era senza errori.

    Questa veduta tuttavia, non tiene conto di ciò che in realtà la Bibbia dice. Da nessuna parte le parole di Pilato, Giuda, ecc., sono attribuite allo Spirito Santo.

    D’altra parte, Davide (e gli altri salmisti) hanno scritto “nello Spirito” mentre componevano i salmi.
    Pertanto, riteniamo che questa visione manchi di un vero concetto della ispirazione dei Salmi.
    Quindi, come possiamo risolvere l’apparente difficoltà del testo ispirato che parla in un posto di odio per i nemici, eppure in un altro ci dice di amare i nostri nemici?

    (1) Dobbiamo prendere in considerazione che l’Antico Testamento ha effettivamente incoraggiato un’alta etica di come trattare il prossimo (Levitico 19:18), proprio come il Nuovo Testamento ci impone di “aborrire tutto ciò che è malvagio ed aderire a tutto ciò che è buono anche oggi (Romani 12: 9).

    Infatti è nel libro dei Proverbi che troviamo scritto questo:

    Proverbi 25:21-22 Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, e se ha sete, dagli acqua da bere, 22 perché così accumulerai carboni ardenti sul suo capo, e l’Eterno ti ricompenserà.

    (2) Probabilmente la chiave più importante per capire questo problema è questa: Davide non sta pregando a Dio con malizia e vendicatività nei confronti di qualcuno che non gli piace personalmente.

    Non è una questione di vendetta personale; piuttosto, queste dichiarazioni “dure” riflettono la consapevolezza di Davide della giustizia di Dio e della Sua intolleranza per il peccato, oltre a mettere i malvagi in questione nelle mani di Dio piuttosto che vendicarsi se stesso.
    Ciò significa anche avere la corretta comprensione della sovranità di Dio riguardo alla questione. Il semplice fatto che dovremmo amare i nostri nemici ed essere misericordiosi verso di loro non esonera in alcun modo Dio dal giudicarli, in realtà che cosa significa ammucchiare carboni ardenti sulle loro teste?

    Biblicamente parlando è un’immagine del giudizio, in realtà stiamo ammucchiando il giudizio di Dio su di loro e in tale caso noi mostriamo gentilezza e misericordia, ma Dio è colui che li giudicherà e li punirà. Inoltre se Dio decide e vuole essere misericordioso verso di loro può farlo, è una sua prerogativa.

    Walter Kaiser ha osservato questo:

    [queste dure parole] non sono dichiarazioni di vendetta personale, ma sono espressioni di zelo per il regno di Dio e la Sua gloria. Per sicuro, gli attacchi che hanno provocato queste preghiere non provenivano da nemici personali; piuttosto furono giustamente visti come attacchi contro Dio e specialmente i contro i Suoi rappresentanti nella promessa linea del Messia (1988, 172).

    Ed io Marco aggiungerò a questo che anche oggi ci sono attacchi contro la chiesa e la Signoria di Cristo, quindi stiamo parlando di ciò che persino il Nuovo Testamento chiama lo spirito dell’Anticristo.

    (3) Il peccato non è scomparso e ci sono ancora nemici del piano di redenzione di Dio. Dio oggi si sente lo stesso verso la ribellione come ai tempi di Davide. La Bibbia non è in conflitto con se stessa per le verità scritte in entrambi i Testamenti – cioè, il giusto sarà ricompensato, ed i malvagi saranno puniti (Salmo 1, Matteo 25:46).

    Se queste preghiere di maledizione fossero intrinsecamente peccaminose, sarebbe difficile spiegare la “maledizione” del Signore su Capernaum (Matteo 11: 23-24), la preghiera di anatema di Paolo sui falsi insegnanti (Galati 1: 8-9), La denuncia di Paolo di Alessandro il ramaiolo (2 Timoteo 4:14), la maledizione di Pietro su Simone il mago in Atti 8, e la preghiera dei martiri che, sotto l’altare di Dio, chiedono vendetta dal Signore (Apocalisse 6:10) .

    C. S. Lewis aveva ragione quando scrisse: “Le parti feroci dei Salmi servono a ricordare che nel mondo esiste la malvagità e che tale è odiosa a Dio” (1958, 33).

    Alexander McClaren sfida il lettore moderno dicendo: “Forse, non nuocerebbe se la tenerezza moderna avesse invece un po ‘più di ferro infuso nella sua mansuetudine, e mettere al cuore il fatto che il Re della Pace debba prima essere il Re della Rettitudine” (1892, 375).

    (4) Dobbiamo ricordare anche cosa significhi amare i nostri nemici. Come disse William Holladay: “La chiamata ad amare i propri nemici deve essere esercitata nel contesto delle pretese di giustizia: se un’ingiustizia è stata fatta, allora deve essere anche resa giustizia” (1993, 311-12).

    La parola greca usata in connessione con l’amore dei nemici è agape. Questo è un amore esercitato per volontà, un amore con cui si sceglie di trattare gli altri, anche i nemici, nel contesto del loro benessere eterno. Dio ha dimostrato il Suo agape verso di noi, in quanto mentre eravamo ancora peccatori e nemici, Cristo è morto per noi (Romani 5: 8).

    Amare i propri nemici si esprimerebbe nelle seguenti azioni di premura: si pregherebbe per loro, si sarebbe riconciliati con essei (se possibile), noi dovremmo fare loro del bene, per esempio nutrirli se necessario – cf. Matteo 5:44; 05:25; Luca 6:27; Romani 12:20).

    L’obiettivo è che questo che grazie alle buone opere, queste possano aiutare a far convertire il nemico (cfr Matteo 5: 13-16; 1 Pietro 2:12).

    Tuttavia, se una persona sceglie di rimanere un “nemico della croce” (Filippesi 3:18) e continua ad affliggerci, Paolo avverte che la giustizia sarà loro servita da Dio

    “alla rivelazione del nostro Signore Gesù dal cielo con gli angeli e con il Suo potere di fuoco fiammeggiante, rendendo vendetta a coloro che non conoscono Dio e a coloro che non obbediscono al vangelo del nostro Signore Gesù ” (2 Tessalonicesi 1: 7-9).

    Questo non è un desiderio di vendetta personale; piuttosto è un conforto che la volontà di Dio prevarrà sempre.

    Possa Dio aiutarci ad approfondire la nostra preoccupazione per le anime delle persone, tuttavia desideriamo anche vedere abolita ogni via malvagia, in modo che il popolo di Dio sia salvato dai malvagi.

    Se abbiamo amore per la verità questo ci condurrà inevitabilmente ad odiare l’errore (Amos 5:15). L’amore per la rettitudine ci dirige ad avere odio per la malvagità ed il peccato.

    Dobbiamo amare la persona che è il nostro nemico, mentre odiamo l’inimicizia, la loro peccaminosità. Dobbiamo preoccuparci delle loro anime, ma trattarle anche di conseguenza.

    A. F. Kirkpatrick ammonisce: “Gli uomini hanno bisogno di guardarsi dal timore di condannare il peccato, o di rilassarsi nella lotta contro il male” (1906, xciii).

    La difficoltà per molti, presentata in questi passi, non è tanto nella loro comprensione, né nel riconciliare l’insegnamento della Scrittura. Piuttosto, la sfida è portare le nostre vite a conformarsi alla volontà di Dio.

    Che ancora una volta è in perfetta armonia con Romani 12: 2 riguardo alla nostra trasformazione mediante il rinnovamento della nostra mente e quindi l’acquisizione della comprensione della volontà di Dio, sapendo che essa è sempre buona, perfetta e accettabile anche quando riguarda il Suo giudizio e come e quando Lui lo ritiene giusto.

    Questo ci porta anche all’ imperativo compito di comprendere la perfetta e completa sovranità di Dio riguardo al giudizio e alla salvezza.

    Una grande ragione per alcuni hanno difficoltà nel comprendere la natura imprecatoria dei Salmi e altre preghiere e Scritture è perché alcuni hanno una terribile difficoltà di comprensione e di accettazione della sovranità di Dio in giudizio e salvezza.

    Se e quando una persona non comprende o rifiuta di comprendere questo attributo di Dio, non sarà in grado di riconciliare la natura di questi Salmi, preghiere e passi. Dio è sovrano su tutti e tutte le cose e anche se Egli permette a persone o permette alle cose di andare in un certo modo questo però non significa che Egli non è in pieno e completo controllo su di esse.

    La sovranità di Dio comprende sia il bene che il male, ma Dio opera solo sempre tutte le cose per il bene dei Suoi figli e per la Sua gloria mentre Egli non opera mai le cose per il bene dei malvagi e gli impenitenti figli di Satana che Egli sa rimarranno tali per sempre.

    I cristiani non sono onniscienti, in altre parole non sanno ogni cosa, quindi noi non sappiamo chi siano gli eletti alla salvezza. Dio sa chi ha il nome scritto nel libro della vita dell’Agnello, ce lo ha messo Lui il nome. Dio conosce gli eletti alla fede ed alla salvezza perchè è Lui che ha preconosciuto e predestinato gli stessi eletti.

    Quindi, pregando che Dio porti giudizio e vendetta sui Suoi nemici e incidentalmente i nostri, il giudizio e l’ira sui nemici della croce chiunque essi siano, non è affatto peccaminoso ed è biblico e non contrario alla volontà di Dio.

    È la volontà di Dio giudicare i peccatori impenitenti e malvagi. Quindi queste preghiere non sono contro o contrarie alla volontà di Dio.

    Tuttavia, la linea di fondo è lasciare che Dio faccia ciò che vuole e non noi vendicarci o ripagare i nostri nemici con il male ma invece con il bene.

    La fine dei malvagi è e sarà il giudizio e l’ira e la dannazione eterna ed alcune volte anche il giudizio temporale e le conseguenze negative temporali.

    Tuttavia, dobbiamo lasciare che sia Dio a decidere come e quando Egli manifesterà la Sua ira e il suo giudizio.

    Pregando che Egli lo faccia, tuttavia, non è affatto contrario alla Sua volontà, si sta infatti pregando che sia fatta la Sua volontà, guardate ciò che Gesù ha detto nella preghiera del Signore.

    Insegnandoci a pregare, non la ripetizione della preghiera come una mantra, ma usandola come un modello su come si deve pregare, Gesù ci dice di pregare in questo modo: “Sia fatta la tua volontà come è in cielo così in terra”.

    Qual è la volontà di Dio? Se comprendiamo la volontà di Dio rivelataci nella Scrittura, è davvero la Sua volontà di portare salvezza e avere misericordia ma anche che desidera il giudizio e l’ira sui peccatori malvagi che non si pentono e non credono nel Suo unigenito Figlio Gesù come Signore e salvatore. Esodo 33:19; Esodo 34: 6-7; Romani 9: 14-15; Giovanni 3: 16-21.

    Siamo tutti tutt’ora e siamo stati tutti peccatori malvagi, Efesini 2:1-3 ma poiché Dio ha avuto pietà di noi e ci ha inondato di grazia, noi, per quelle sole ragioni, attraverso l’opera di redenzione compiuta da Gesù per noi, abbiamo creduto e ci siamo pentiti.

    Se e quando una persona non riceve la grazia e la misericordia di Dio, rimarranno nella loro malvagità e peccaminosità accumulando su di sé l’ira di Dio per tutta l’eternità Giovanni 8:24.

    La perfetta volontà di Dio è quella di salvare coloro sui quali Egli attraverso la Sua sovrana elezione, ha scelto per la salvezza e alla fine giudicare tutti coloro che non crederanno in Gesù e che per questo rimarranno nei loro peccati.

    Gesù menzionando la preghiera e facendo il punto per perseverare nella preghiera ha anche detto alcune cose molto importanti che sono collegate a questo argomento e sono queste:

    Luca 18:1-8 Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi, 2 dicendo: «C’era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo. 3 Or in quella stessa città c’era una vedova che andava da lui, dicendo: “Fammi giustizia del mio avversario”. 4 Per un certo tempo egli si rifiutò di farlo, ma poi disse fra sé: “Anche se non temo Dio e non ho rispetto per alcun uomo, 5 tuttavia, poiché questa vedova continua a infastidirmi, le farò giustizia perché a forza di venire, alla fine non mi esaurisca”». 6 E il Signore disse: «Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. 7 Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore? 8 Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?».

    Ciò che traiamo da questa parabola sono alcuni paralleli che Gesù sta esponendo qui per noi.

    La vedova ha supplicato un giudice ingiusto mentre Dio invece è perfettamente giusto. La vedova chiese al giudice di vendicarla dei suoi nemici e, a causa della sua insistenza, la vendicò.

    Gesù menziona il fatto che, come il giudice ingiusto, il fatto è però che Dio è giusto ed Egli vendicherà i Suoi eletti, come ha detto, quelli che gridano a Lui giorno e notte. Ciò implica che gli eletti stanno davvero chiedendo a Dio di vendicarli e Gesù afferma che Dio li vendicherà di fatto e rapidamente.

    Questo è anche evidente da questo altro passo della Scrittura:

    Apocalisse 6:9-10 Quando egli aperse il quinto sigillo, io vidi sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della parola di Dio e a motivo della testimonianza che avevano resa; 10 e gridarono a gran voce dicendo: «Fino a quando aspetti, o Signore, che sei il Santo e il Verace, a fare giustizia del nostro sangue sopra coloro che abitano sulla terra?»

    Quindi dalle parole del Signore stesso nella Sua parabola, comprendiamo chiaramente che esiste anche un elemento vero e fattuale di Dio che vendica i Suoi eletti e che i Suoi eletti in realtà gridano per vendetta. Quindi è interamente biblico e non affatto contrario alla volontà di Dio che preghiamo per la vendetta di Dio sui nostri nemici ed è davvero la volontà di Dio di farlo per noi!

    Quindi comprendiamo chiaramente che i Salmi imprecatori non sono affatto una violazione della volontà di Dio poiché non contraddicono affatto le parole di Gesù quando ci comanda di amare i nostri nemici, le due cose non sono affatto contraddittorie.

    Vedremo nei versetti a venire in questo stesso capitolo che Dio ci richiede di non cercare la vendetta da noi stessi, ma di lasciarla fare a Lui, Romani 12: 17-21.

    Quindi abbiamo visto ora che mentre ci viene comandato di amare i nostri nemici, di benedirli, di non maledirli e non di ripagarli del male con il male, possiamo anche chiedere a Dio di vendicarci dagli uomini malvagi, irragionevoli che non hanno fede, 2 Tessalonicesi 3: 1-3.

    Nel concludere l’esposizione di questo versetto dobbiamo anche dire che queste sono istruzioni impartite da Paolo di come dobbiamo comportarci nella chiesa e quindi soprattutto come il nostro contegno e comportamento devono essere nei confronti degli altri credenti.

    Abbiamo stabilito anche spesso che quando altri credenti agiscono carnalmente e religiosamente, in realtà possono diventare nostri nemici a causa del loro comportamento carnale e religioso.

    Sapendo che i nostri fratelli e sorelle possono diventare nostri nemici quando non sono controllati dallo Spirito Santo e dalla parola di Dio, possiamo quindi interpretare questo passo ad indicare che questa esortazione deve essere indirizzata a noi specialmente quando si tratta di persone nella chiesa.

    Abbiamo anche visto che soprattutto oggi le persone non salvate possono facilmente proliferare nelle chiese.

    Sappiamo tuttavia che non importa in quale comportamento sconveniente i cristiani agiscono verso di noi, siamo chiamati da Dio a perdonarli e ad amarli. Ovviamente c’è un processo per questo come delineato da Gesù stesso in Matteo 18: 15-22.

    Perciò ci viene comandato di amare e perdonare e di non ripagare il male con il male e non chiederemo mai a Dio di vendicarci per un peccato commesso dai nostri fratelli e sorelle, ma anche se non dobbiamo ripagare il male con il male e non vendicarci dei torti fatti contro di noi da persone malvagie e non salvate, possiamo però ancora pregare che in questi casi Dio ci vendichi.

    Ripeto, ci viene comandato di mostrare amore ai nostri nemici, ma Dio non è obbligato a mostrare misericordia alle persone non salvate che ci fanno dei torti. Egli deciderà come ripagarli, non noi. Noi benediciamo, non malediciamo, ma lasciamo il giudizio a Dio.

    Romani 12:15 Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono

    Questo versetto sembra essere un po’ ovvio nelle sue istruzioni, tuttavia non è così come sembrerebbe facile praticarlo.

    Come esseri umani, anche quando siamo salvati, abbiamo difficoltà ad eliminare i tratti carnali ancora esistenti in noi. Tali opere della carne sono egoismo ed invidia.

    Se questa fosse una cosa naturale e facile da fare anche da cristiani, non ci sarebbe un’esortazione a farlo, ma sarebbe un comportamento automatico. Tuttavia, non è un comportamento automatico.

    Questa esortazione va oltre ed è molto più profonda del semplice essere tristi per qualcuno o sentirsi felice per qualcuno.

    Noi credenti siamo comandati ad amarci l’un l’altro come Cristo ci ha amato, piuttosto ci ama. È con quella profondità d’amore che dobbiamo amarci l’un l’altro.

    Giovanni 13: 34-35; guardate a questo passo successivo e pensate per un momento alla profondità del contenuto di questa affermazione:

    Giovanni 15: 12-13 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. 13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici.

    Dobbiamo essere totalmente onesti con noi stessi e con Dio, in realtà non ci amiamo nella chiesa con questo tipo di amore.

    È molto raro che nelle chiese le persone si amino in questo modo.

    Quale modo? Come Cristo ci ha amato! In che modo Cristo ci ha amati? Con un amore altruista e senza riserve.

    Egli ci ha amati mentre eravamo ancora peccatori, mentre noi ancora odiavamo Dio, disubbieidenti a Dio, mentre eravamo nemici di Dio, Egli ci ha amati con un amore intenso un amore che ha dato la Sua vita per salvarci!

    Questo è un esempio di come dobbiamo amarci l’un l’altro nella chiesa. Siamo dopo tutto il corpo di Cristo e come tali dovremmo comportarci come Cristo.

    Questo tipo di amore è il tipo, come dice Gesù, che sacrifica la vita per gli amici. Come possiamo fare questo? Questo significa che dobbiamo essere disposti a morire per i nostri fratelli e sorelle? Può significare che anche noi potremmo essere obbligati da Dio a rinunciare alla nostra vita fisica per proteggere e salvare la vita dei nostri fratelli e sorelle.

    Tuttavia, non significa solo questo! Credo che sia molto più difficile vivere in questo modo per tutta la vita piuttosto che sacrificare la nostra vita per un momento, sebbene significhi la fine della nostra vita terrena.

    Gesù ci ha dato un quadro con le Sue parole che è in linea con questo tipo di parallelo quando ha detto questo:

    Luca 9:23-25 Poi disse a tutti: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà. 25 Che giova infatti all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi rovina se stesso e va in perdizione?

    Questo tipo di linguaggio contiene lo stesso tipo di immagine di parole della Scrittura in cui Gesù ci dice che dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.

    Sappiamo che negare se stessi è un comandamento vero e diretto. Dobbiamo essere disposti a negare noi stessi per obbedire a Dio e fare la Sua volontà, che molto spesso varia molto dalla nostra.

    Prendendo la nostra croce e seguendo Gesù in questo contesto non è intesa come una croce letterale, come quella che ha portato Gesù, tuttavia ciò che significa è il motivo che stava dietro alla croce ed ha motivato Gesù a portare quella croce in nostro favore.

    Egli stava facendo la volontà del Padre, non importava quanto gli sarebbe costato personalmente.

    Fare la volontà di Dio è costato molto, tutto a Gesù. Come uomo, Gesù ha rinunciato a tutti i Suoi diritti di essere uguale Dio per obbedire al Padre come Suo unico dovere e come il Padre lo desiderava.

    L’obbedienza alla volontà del Padre nel Suo caso era in definitiva la croce, le Sue sofferenze sia fisiche che emotive e spirituali.

    Ovviamente la croce era in effetti uno strumento di morte e anche di vergogna e sofferenza, quindi quello che Gesù ci sta dicendo è che dobbiamo essere disposti a rinunciare a tutti i nostri diritti anche come figli e figlie di Dio e dobbiamo sottometterci completamente alla volontà di Dio ed ai Suoi desideri anche e quando ci conducono in situazioni che per noi possono essere allo stesso modo dolorose e molto scomode.

    In un certo senso, è come se dovessimo portare una vera croce e quasi incorrere nello stesso risultato di una vera croce.

    Dobbiamo essere disposti a permettere che la carne sia crocifissa per invece fare la volontà di Dio.

    Ricordiamo che i desideri della carne sono contrari ai desideri dello Spirito:

    Galati 5:13-17 Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà; soltanto non usate questa libertà per dare un’occasione alla carne, ma servite gli uni gli altri per mezzo dell’amore. 14 Tutta la legge infatti si adempie in questa unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». 15 Che se vi mordete e vi divorate a vicenda, guardate che non siate consumati gli uni dagli altri.
    16 Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne, 17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi non fate quel che vorreste.

    Anche in questo passo vediamo che il contesto è servirci l’un l’altro nell’amore. Tuttavia questo servizio d’ amore, questo amore è fortemente ostacolato dai nostri desideri e comportamenti carnali.

    Questo è il motivo per cui Paolo dice che dobbiamo camminare nello Spirito, sottometterci alle richieste della parola di Dio in realtà sottomettendoci alla Sua parola e quindi al Suo Spirito, tuttavia se non mettiamo a morte le opere della carne, in altre parole se non siamo disposti a sottomettere i nostri desideri carnali per crocifiggerli con Cristo, allora la carne vincerà sullo Spirito, non perché Dio sia debole o impotente, ma perché noi stiamo permettendo alla carne di avere il sopravvento della nostra vita.

    Camminare nello Spirito significa infatti sottomettersi alla volontà di Dio, tuttavia dobbiamo ricordare che la nostra carne, nella quale il peccato dimora ancora, opera contro lo Spirito perché lo Spirito e la carne sono contrari l’uno all’altro e se lasciamo che sia la carne a dominarci non possiamo fare le cose che vorremmo, in altre parole la volontà di Dio.

    Il nostro uomo interiore, l’uomo rinato vuole fare la volontà di Dio, ma se permettiamo alla carne di governarci, non saremo nemmeno in grado di fare ciò che vogliamo fare, in altre parole la volontà di Dio.

    Questo è esattamente ciò che dice Paolo in:

    Romani 7:15-23 Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona. 17 Quindi non sono più io ad agire, ma è il peccato che abita in me. 18 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. 19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.

    Quindi il peccato è ancora presente in noi anche dopo la salvezza e fa guerra contro la volontà di Dio e a ciòche ci sottomettiamo sarà ciò che ci governerà. Se ci sottomettiamo alla carne, la carne ci governerà e se e quando ci sottomettiamo allo Spirito, in altre parole la volontà di Dio, Dio ci governerà.

    Negare noi stessi e prendere la nostra croce e seguire Gesù quindi è essere disposti a negare la carne e fare la volontà di Dio anche se porta la nostra carne a morire. Farà male alla nostra carne ubbidire alla volontà di Dio in un certo senso, come ha ferito ed ucciso Cristo quando prese la croce e soffrì e morì per noi.

    La volontà di Dio ci comanda di amarci l’un l’altro come Lui ci ha amati. Questo significa che con la stessa mentalità di Cristo dobbiamo essere disposti a fare la volontà di Dio anche quando ci fa male alla carne, come ho detto prima ferirà la nostra carne e questo sarà contrario ai nostri modi egoistici e ci porterà a fare ciò che Dio vuole specialmente amare gli altri come Lui ci ha amato e ci ama.

    Dobbiamo essere disposti a mettere gli altri ed i loro bisogni al di sopra dei nostri, questo è ciò che significa amare come Cristo ci ha amato.

    Perché amare nel modo con cui Dio ci ama coinvolge la nostra volontà molto più delle nostre emozioni. L’amore di Agape non è esclusivamente un amore sentimentale, in quanto non ha origine nei sentimenti, l’amore Agape ignora i sentimenti, ed è fondamentalmente una decisione, in altre parole dobbiamo scegliere di amare come ama Dio.

    Questo è il motivo per cui è un comandamento e non un semplice sentimento! Dio non può comandarci come ci dobbiamo sentire, ma Egli può ed infatti ci comanda di amare con un amore che trascende i sentimenti e le emozioni.

    L’amore di Dio è in effetti come la fede, noi non dobbiamo vivere secondo i sentimenti e le emozioni ma per fede, non dobbiamo vivere per vista, che è in realtà per circostanze e sentimenti ed emozioni ma per fede, fede nella parola di Dio e nelle Sue promesse scritte.

    Lo stesso è il tipo di amore di Dio, non è misurato da come ci sentiamo riguardo a qualcuno piuttosto come obbediamo a Dio cioè amando attivamente una persona nel modo in cui Dio ci dice di essere nella Sua parola.

    Ricordiamoci che l’amore per Dio e l’amore di Dio sono misurati in un solo modo da Dio, non da come ci sentiamo riguardo alle persone ma obbedendo ai Suoi comandamenti e l’amore è un comandamento.

    Gesù ci ha detto proprio questo in Giovanni 14:15; Giovanni 14: 21-24, e Giovanni il quale ascoltò queste stesse cose che Gesù disse e poi le registrò nel suo Vangelo, scrisse anche la stessa identica cosa nella sua prima epistola:

    1 Giovanni 2:3-11 E da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, l’amore di Dio in lui è perfetto. Da questo conosciamo che siamo in lui. 6 Chi dice di dimorare in lui, deve camminare anch’egli come camminò lui. 7 Fratelli, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento vecchio, che avevate dal principio: il comandamento vecchio è la parola che avete udito dal principio. 8 E tuttavia vi scrivo un comandamento nuovo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno passando e già risplende la vera luce. 9 Chi dice di essere nella luce e odia il proprio fratello, è ancora nelle tenebre. 10 Chi ama il proprio fratello dimora nella luce e non vi è niente in lui che lo faccia cadere. 11 Ma chi odia il proprio fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre gli hanno accecato gli occhi.

    1 Giovanni 3:16-17 Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l’amore di Dio? 18 Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.

    1 Giovanni 5:1-3 Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama colui che lo ha generato, ama anche chi è stato generato da lui. 2 Da questo sappiamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. 3 Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.

    Anche Paolo ci ha parlato di questo tipo di amore e di mentalità quando ha scritto questo in:

    Ecco l’aspetto pratico di come praticare l’amore di Dio. Già Giovanni ci ha detto che dobbiamo amare in atti e verità non solo a parole.

    È facile dire a qualcuno che li amiamo, la parte più difficile è mostrarlo e mostrarlo come Dio desidera.

    Già Gesù e Giovanni ci hanno detto che il nostro amore per la chiesa deve essere tale che dovremmo veramente rinunciare alla nostra stessa vita, alle nostre comodità, ai nostri diritti per amare i nostri fratelli e sorelle.

    Paolo ci dice anche che nella chiesa dobbiamo amare in un certo modo. Amare come Dio desidera come Paolo afferma qui ha alcune componenti importanti, infatti nell’amore di Cristo troviamo consolazione, troviamo conforto nel Suo amore e se davvero siamo in comunione con lo Spirito Santo che in realtà significa avere un’unione con Dio e l’uno con l’altro, se abbiamo la misericordia di Dio nelle nostre viscere e l’abbiamo sperimentata per noi stessi, Paolo ci dice che se abbiamo tutto questo, dovremmo quindi avere tutti la stessa opinione ed avere lo stesso amore ed essere di un solo accordo ed una sola mente.

    Questi sono fattori così importanti nel modo in cui dobbiamo esprimere l’amore di Dio. Prima di tutto vediamo che questo coinvolge la mente, due volte Paolo ci dice di essere della stessa mente e di essere di una sola mente. L’amore di Dio l’abbiamo detto così tante volte prima, è associato, o meglio, praticato correttamente solo quando è in perfetta linea con la verità di Dio. Dio è sì amore, ma è anche verità!

    Non possiamo separare i due, il nostro amore è praticato solo attraverso la verità di Dio, altrimenti non può essere definito come amore di Dio. È definito amore di Dio solo se è praticato nei confini della Sua verità. Non possiamo dividere Dio in pezzi che ci piacciono e vederlo solo nel modo in cui noi vogliamo vederlo allo stesso modo non possiamo dividere l’amore di Dio dalla Sua verità.

    Diamo un’occhiata ad un esempio, come è che amiamo un peccatore? Come amiamo un fratello che è nel peccato? Li amiamo ignorando la loro peccaminosità o mostriamo loro l’amore di Dio facendo ciò che la parola di Dio ci dice di fare riguardo al loro peccato?

    Glielo diciamo, li avvertiamo del pericolo e delle conseguenze della loro peccaminosità o restiamo in silenzio e magari preghiamo soltanto anche per loro, come oggi molti dicono che dovremmo fare? Ma chiedo, è amorevole ignorare il peccato? E’ amorevole evitare di ricondurli alla rettitudine?

    La verità di Dio è molto chiara, dobbiamo affrontare il peccato, prima in noi stessi e poi anche negli altri. Quindi non è affatto amorevole permettere alle persone di rimanere nei loro peccati, ma è invece davvero amorevole aiutarli ad eliminare il peccato dalla loro vita.

    A proposito, questo non significa giudicare severamente una persona a meno che non sia necessario, ma prima facendolo amorevolmente cercando di portarli a sottomettersi alla parola di Dio.

    Consentitemi di prefigurare qualcosa di molto importante che non possiamo e non dovremmo tollerare mai apertamente, cioè la sfida e la ribellione nella chiesa.

    La ribellione e la totale sfida alla parola di Dio e all’autorità ecclesiastica sono soggette a duri rimproveri ed azioni disciplinari da parte della chiesa.

    Gesù ci ha dato un processo ecclesiastico per fare tutto questo che sis trova in (Matteo 18: 15-17). Dio non ama affatto permettere al peccato di proliferare e di rimanere nella vita del cristiano e di certo di rimanere nella chiesa (1 Corinzi 5 ).

    Dobbiamo quindi amare in linea con la verità di Dio. Ad esempio, non amiamo gli omosessuali accettando come sono e non affrontando il loro peccato di omosessualità, per quanto non si ama nell’accettare le persone che vivono nell’adulterio o nella fornicazione e così via, l’amore non tollera il peccato punto, nonostante quello che molti dicono oggi, l’amore di Dio è sicuramente paziente nei nostri confronti, ma non tollera che il peccato rimanga.

    Descrivendo l’amore Paolo dice in 1 Corinzi 13: 6 (l’amore) non gioisce nell’iniquità, ma si rallegra nella verità.

    Amare come Dio vuole è amare con la verità che Dio richiede e quindi vuol dire che in una chiesa i cristiani devono essere in accordo e di una sola mente, la gente non può praticare l’amore di Dio se tutti non sono d’accordo con Dio e la Sua verità.

    L’uniformità della mente in una chiesa non è una cosa negativa, né è come molti accuserebbero di esserla, il lavaggio del cervello può essere negativo ma nealla chiesa è invece una cosa positiva ed in effetti è una cosa richiesta da Dio come chiaramente è affermato in Romani 12: 2.

    Vedete quanto sia essenzialmente importante non essere conformi alle vie del mondo, ma essere trasformati dal rinnovamento della nostra mente? Non solo per essere trasformati nella somiglianza di Cristo ma, per raggiungere la Sua mentalità, perchè arriviamo così alla chiara comprensione della volontà di Dio così com’è rivelata nella Sua parola.

    Guardate cosa dice Efesini 4 riguardo all’unità della fede, perché vedete tutti i credenti per quanto pensiamo non sono sempre tutti uniti nella comprensione della loro fede rivelataci da Dio.

    Gli anziani / pastori devono operare per portare tutti a questa unità di pensiero e questo passo successivo ci insegna esattamente come deve essere fatto:

    Efesini 4:11-16 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Vedete, non tutti i credenti sono nell’unità della fede, tutti però dobbiamo crescere in essa ed i ministri della chiesa hanno questo compito, far crescere i cristiani nell’unità della fede, dobbiamo avere unità nella nostra fede, non possiamo credere questo e quello e rimanere ostinatamente bloccati nella nostra mentalità.

    Dobbiamo conformare la nostra mente e il nostro pensiero alla parola di Dio ed aiutarci ad arrivarci è compito degli anziani e dei pastori e dal nostro impegno nello studio della parola di Dio.

    Ovviamente sappiamo che questa cosa è incontrata molte volte con grande resistenza, purtroppo oggi la resistenza arriva da entrambe le parti, sia dgli anziani che da credenti, questo accade soprattutto a causa della carne e della programmazione sbagliata della mente fatta dal mondo nella mente del credente ma ciò che Dio desidera è che tutti rinnoviamo la nostra mente e ci riprogrammiamo per arrivare ad avere i Suoi pensieri che si trovano soltanto nella Sua parola e guardiamo come e perché infine questo è voluto, così che non siamo sballottatti credendo a tutti i tipi di false dottrine.

    Quindi dobbiamo capire chiaramente che le false dottrine non sono pericolose solo perché sono erronee, ma sono essenzialmente piantate nella chiesa dal nemico per dividere e per conquistare la mente dei credenti.

    Satana causa la divisione e quindi la disunione nelle menti dei credenti diffondendo la menzogna riguardo alla sana dottrina. Così facendo, dobbiamo anche capire che l’amore di Dio è ostacolato nella sua pratica, perché l’amore di Dio deve essere praticato in conformità con la verità di Dio.

    Prima di tutto, non è affatto amorevole permettere che le false dottrine vadano avanti e che si lasci stare persone immerse in esse. Questo ha a che fare con ciò che Paolo dice riguardo al nostro essere della stessa mente ed essere in un solo accordo per comprendere ciò che Dio desidera che siamo.

    Ed ecco qui il punto, dobbiamo fare tutto questo dicendoci la verità nell’amore, che vuol dire anche esprimere amore nella verità.

    Il punto è che dobbiamo essere della stessa mente e di un accordo su tutto ciò che Dio ci dice e ci comanda soprattutto amare come vuole Lui, questo è il punto!

    Quindi, come amiamo secondo Dio? In che cosa dobbiamo essere d’accordo ed essere di una sola mente?

    Come Paolo dice nel passo di Filippesi:

    Filippesi 2:3-4 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

    Questo è il modo in cui dovremmo mostrare amore l’un l’altro nella chiesa! Non dobbiamo fare nulla per conflitto o per la nostra vana gloria e nostro favore. Ciò significa che non dovremmo fare nulla in modo forzato e compulsivo e non dovremmo cercare di fare le cose solo pensando al nostro bene e al nostro vantaggio.

    Non dovremmo cercare il nostro favore e il nostro vantaggio, piuttosto dovremmo essere umili nel nostro modo di pensare. Non dovremmo pensare a noi stessi più di quanto pensiamo agli altri e dovremmo davvero stimare altri meglio di noi stessi. Non dobbiamo guardare solo alle nostre cose, ma dobbiamo preoccuparci dei bisogni degli altri. In realtà, dovremmo farlo al di sopra dei nostri bisogni ed i nostri desideri.

    Ricordate per caso il sentimento che i credenti avevano nella chiesa di Atti?

    Rinfreschiamo quindi la nostra memoria su questo dato perchè tendiamo ad essere piuttosto smemorati:

    Acts 2:42-47 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 43 Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. 44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.

    Vedete? Avevano tutte le cose in comune, in realtà vendevano i loro beni per dividere tutti i proventi a beneficio di tutti coloro che erano nel bisogno. Questo è per la maggior parte inaudito nelle chiese di oggi.

    Che cosa ha a che fare tutto questo con il versetto che stiamo studiando, in altre parole, rallegrarci con coloro che si rallegrano e piangono con coloro che piangono?

    Tutto davvero! Rallegrarsi con quelli che gioiscono significa che in realtà dobbiamo essere felici per loro.

    Comunque non possiamo essere felici per qualcuno se siamo troppo presi dalla nostra vita, dalle nostre stesse cose, e se in realtà siamo invidiosi degli altri e gelosi degli altri, certamente non saremo felici per loro.

    Questo è un grosso problema nella chiesa. L’invidia e la gelosia degli altri sono peccati veramente gravi e ci impediscono di praticare l’amore di Dio come Dio vuole. Queste cose sono legate molto all’egoismo.

    Se e quando siamo così presi dalla nostra vita e dai nostri problemi diventiamo sempre più egoisti e credetemi non abbiamo davvero bisogno di aiuto nell’essere egoisti, facciamo questo bene tutti da soli.

    Quindi, per essere in grado di gioire con coloro che si rallegrano, dobbiamo davvero preoccuparci di loro e per loro e in realtà amarli nel modo in cui Dio desidera che li amiamo; altrimenti diventiamo falsi e ipocriti e diventiamo adulatori. L’adulazione è complimentare le persone quando in realtà non siamo affatto veritieri nei nostri complimenti.

    Troppi cristiani fingono di amare gli altri, ma nel loro cuore non lo fanno, invece hanno invidia, gelosia alimentata dal loro egoismo. Vero amore, l’amore di Dio è azione e non parole e alla fine, quando continueremo ad amare come vuole Dio, seguiranno anche i veri sentimenti ed emozioni.

    Il peccato blocca l’amore di Dio e blocca i veri sentimenti per gli altri, non possiamo amare né provare gioia o tristezza per gli altri quando abbiamo egoismo in noi e quindi l’invidia e la gelosia nella nostra vita.

    Tuttavia, se e quando non possiamo realmente essere coinvolti nella gioia e nel dolore degli altri, non saremo in grado di amarli per davvero, non saremo in grado di gioire nè piangere veramente con loro in sincerità.

    Per fare tutto questo dobbiamo avere tempo per gli altri e se non lo facciamo, non li ameremo come dovremmo amarli. D’altra parte, se non facciamo entrare le persone nelle nostre vite e se costruiamo muri intorno a noi e non lasciamo che le persone siano coinvolte nella nostra vita e noi nella loro, non possiamo poi lamentarci che le persone non si interessano alle nostre vite.

    Quindi è una combinazione, non possiamo essere egoisti e concentrati esclusivamente sulle nostre vite, né possiamo escludere alcuno. Troppi credenti hanno paura dell’intimità tra di loro quando si tratta di permettere agli altri di essere interessati e coinvolti nella propria vita.

    Tra l’altro, uno dei motivi principali per cui i cristiani hanno paura dell’intimità nei rapporti con gli altri cristiani è perché la chiesa ha perso la sua caratterisica familiare. Perdendo questa perdiamo la relazione familiare che dovremmo avere gli uni con gli altri.

    Ovviamente quando menziono l’intimità che non deve essere fraintesa, non mi riferisco all’intimità fisica e sessuale ma all’intimità relazionale. Significa, essere interessati, e veramente interessati al benessere degli altri, preoccuparsi dei bisogni degli altri, essere l’uno nelle vite degli altri e non aver paura di essere amati e di amare.

    Dovremmo trattarci l’un l’altro e preoccuparci l’un l’altro anche meglio della nostra famiglia biologica, sfortunatamente nella maggior parte delle chiese non siamo affatto bravi a fare questa cosa.

    La famiglia di Dio sembra spesso essere seconda per molte ragioni ma non dovrebbe essere affatto così!

    Come possiamo quindi davvero gioire e piangere con coloro con cui trascorriamo solo poche ore alla settimana ed in effetti in molti casi non li consociamo nemmeno? Come possiamo essere veramente preoccupati ed amare gli altri quando le nostre vite sono tutto ciò a cui possiamo pensare e noi stessi siamo le uniche persone a cui teniamo?

    Pertanto, dovremmo certamente attivamente aver gioia e felicità per le benedizioni che gli altri credenti ricevono e dovremmo condividere anche il loro dolore e disperazione. Abbiamo visto gli ostacoli a questa esortazione, la gelosia, l’invidia e non avere interesse per le vite degli altri credenti. Quindi questa esortazione non significa semplicemente solo ed unicamente partecipare attivamente alle celebrazioni dei credenti, come matrimoni o nascite, ecc. E non è semplicemente e solo per partecipare a funerali o qualsiasi altra disgrazia che un credente possa incorrere. Questo in realtà significa avere una vera partecipazione alla vita degli altri credenti quando condividono le loro benedizioni e le loro pene. Quindi dobbiamo spendere tempo per essere lì per loro al di là dell’unica occasione di gioia e dolore. Questa esortazione va oltre, dobbiamo parteciparci attivamente, aiutarli durante queste situazioni.

    Questo è il motivo per cui questa esortazione, non è così semplice e chiara come sembra sulla superfice.

    Romans 12:16 Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi.

    Non sorprende adesso che Paolo segue la precedente esortazione con queste. Abbiamo visto molto chiaramente che esiste una connessione inseparabile tra ciò che abbiamo studiato prima e questo.

    È come abbiamo già detto improbabile e persino impossibile rallegrarci e piangere con altri se il nostro amore reciproco non è genuino e se siamo pieni di egoismo, di invidia e gelosia!

    Così ora Paolo dice ai credenti romani ed a noi ciò che abbiamo già visto nello studio del versetto precedente e questo passo echeggia e parallelizza il passo che abbiamo visto spesso scritto in:

    Filippesi 2:1-5 Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù,

    Questo passo e il versetto che stiamo studiando qui sono praticamente gli stessi nel loro contenuto.

    Ancora una volta vediamo anche come abbiamo visto prima nel versetto 10 di Romani 12 che questo argomento è molto importante per Dio perchè è esortato già due volte in questo capitolo da solo.

    È molto importante per Dio che esprimiamo il nostro amore gli uni per gli altri in questo modo! In effetti, questo è il modo in cui mostriamo amore l’uno con l’altro. E chiedo, se non possiamo fare ciò che è menzionato nel passo di Filippesi, in che modo possiamo mostrare amore l’uno per l’altro?

    Può essere che non siamo quindi disposti a praticare l’amore di Dio come Dio ci richiede?

    Penso che per la maggior parte nella chiesa, siamo tutti colpevoli di non praticare questo tipo di amore.

    Come ho già menzionato altre volte, ho visto cristiani nel ministero che spendono tutti i loro sforzi per mostrare questo tipo di amore ai non credenti mentre trascurano di mostrarlo ad altri cristiani.

    L’ho detto prima e lo dirò di nuovo, non è così, ripetiamolo, questo non è ciò che Dio ci comanda di fare! Punto!

    Dio ci comanda di amarci l’un l’altro come Lui ci ha amato e ci ama, Egli non ci esorta mai a spendere quel tipo di amore su dei non credenti, mai!

    Molti cristiani fuorviati pensano erroneamente che amare i non credenti sia in realtà l’equivalente di evangelizzarli! Non lo è affatto! Dio ci ha amati mentre eravamo peccatori facendo una cosa molto specifica, dandoci la salvezza e la vita spirituale attraverso il sacrificio di Suo Figlio sulla croce e attraverso la Sua risurrezione. Dio ci ha dato Cristo mentre eravamo ancora peccatori, è così che Dio ha dimostrato il Suo amore verso di noi, Romani 5: 6-11.

    Cosa ci dice Dio di tutto questo? Cosa ci dice Dio sull’amare i non credenti? Niente di particolare veramente, tranne principalmente dobbiamo amarli attraverso la predicazione del Vangelo. Amici miei questa è l’unica cosa che siamo chiamati a fare per mostrare l’amore di Dio ai non salvati. Questo è l’unico vero atto d’amore che possiamo mostrare ai non salvati. Ovviamente dovremmo mostrargli rispetto e dignità. Qual è la diferenza tra l’amore fileo paragonato all’amore Agape?

    L’amore Agape è il tipo di amore che Dio ha per i Suoi figli e per la chiesa, questo è lo stesso tipo di amore che siamo chiamati ad esibire gli uni verso gli altri come credenti. L’amore Agape è un amore profondo, altruista, incondizionato, non preferenziale.

    A proposito, cosa significa amore non preferenziale? Di nuovo, significa veramente che Dio non ama con preferenza e lasciatemi che lo ripeta, Dio non ha mai figli preferiti nella chiesa.

    In altre parole, Dio ama tutti i Suoi figli allo stesso modo e senza favoritismi. Non ci sono figli preferiti nella chiesa. Dio ci benedice tutti allo stesso modo e ci disciplina tutti allo stesso modo.

    Ovviamente se vogliamo essere benedetti di più è meglio essere più fedeli ed obbedienti e se vogliamo meno disciplina, è meglio anche in questo caso essere più obbedienti.

    Tuttavia, Dio pone tutti i Suoi figli allo stesso piano, tutti ricevono le stesse promesse di benedizione e disciplina, ogni singolo figlio e figlia di Dio nella stessa misura e per le stesse ragioni.

    Questi sono tutti disponibili per ogni credente e nessuno riceverà più o meno di un altro tranne che uno sia più o meno fedele o obbediente di un altro. Questo non è favoritismo perché i premi e la disciplina che Dio dà sono tutti uguali e disponibili per tutti allo stesso modo, tutto dipende da noi in questo caso.

    Quindi quello che sto dicendo è che Dio benedirà tutti i Suoi figli nella stessa misura, a condizione che ogni figlio o figlia siano fedeli ed obbedienti e anche la disciplina opera allo stesso modo.

    Quindi, quando vediamo un altro credente essere benedetto più di noi, non è perché Dio li ama di più e se un altro credente è disciplinato da Dio più di noi non significa che li ama di meno. Detto in parole povere, Dio ci disciplina quando lo reputa necessario proprio perché ci ama; Ebrei 12: 5-11.

    Dio, tuttavia, ci benedice, tutti, i Suoi figli, i Suoi eletti, con la stessa salvezza e lo stesso Spirito Santo e Lui li dona a tutti allo stesso modo. Nessuno ha più o meno salvezza o più o meno Spirito Santo di un altro. Dio è perfettamente equo in tutto ciò che Egli promette ai Suoi figli, le benedizioni sono tutte disponibili per tutti nella stessa quantità, il Suo amore comunque è uguale per tutti, Dio non ha figli favoriti.

    Dio non opera con favoritismo altrimenti non potrebbe comandarci questa cosa:

    Giacomo 2:1-4 Fratelli miei, non associate favoritismi personali alla fede del nostro Signore Gesù Cristo, il Signore della gloria. 2 Se nella vostra assemblea, infatti, entra un uomo con un anello d’oro, vestito splendidamente, ed entra anche un povero con un vestito sporco, 3 e voi avete un particolare riguardo a colui che porta la veste splendida e gli dite: «Tu siediti qui in un bel posto», e al povero dite: «Tu stattene là in piedi», oppure: «Siediti qui vicino al mio sgabello», 4 non avete fatto una discriminazione fra voi stessi, divenendo così giudici dai ragionamenti malvagi?

    Non dovrebbero mai esserci favoritismi nella chiesa verso nessuno. Invece troppo favoritismo esiste nella chiesa.

    Mostrare favoritismo non è amorevole e non riflette l’amore Agape di Dio questo non riflette l’amore di Dio, anche Paolo ha rimproverato i Corinzi per aver mostrato favoritismi:

    1 Corinzi1:10-13 Ora, fratelli, vi esorto nel nome del nostro Signore Gesù Cristo ad avere tutti un medesimo parlare e a non avere divisioni tra di voi, ma ad essere perfettamente uniti in un medesimo modo di pensare e di volere. 11 Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli miei, da quelli della casa di Cloe, che vi sono contese fra voi. 12 Or voglio dire questo, che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «io di Apollo», «io di Cefa» ed «io di Cristo». 13 Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?

    Come vediamo chiaramente anche in questa lettera ai Corinzi, il contesto è esattamente lo stesso di Filippesi 2 e lo stesso delle esortazioni di Romani 12:10 e 16.

    Dobbiamo avere gli stessi pensieri e non ci dovrebbero essere divisioni tra di noi nella chiesa, ma dovremmo essere uniti insieme in perfetta unione di mente e di giudizio. Non ci dovrebbe essere nulla che ci separi o che causi divisioni tra di noi.

    Paolo menziona anche che c’erano reali contese tra i credenti nella chiesa di Corinto, in particolare nella chiesa che si incontrava nella casa di Chloe. Queste contese riguardavano in realtà l’associazione dei credenti di Corinto a certi anziani della chiesa. Questo fu il primo tentativo fallito di formare differenze denominazionali nella chiesa allineandosi con uno specifico anziano ed insegnante.

    Paolo, in realtà Dio, proibisce questo tipo di comportamento nella chiesa! Perché? Perché, come vediamo, provoca divisione e scismi nella chiesa. Questo accade troppo nella chiesa di oggi, ma non dovrebbe mai essere nella chiesa e non si dovrebbe permettere mai che questo accada. Tuttavia, a causa degli scismi confessionali che abbiamo avuto nella chiesa, questo è diventato invece un comportamento abbastanza comune ed abituale anche all’interno delle denominazioni stesse.

    Vi darò una vera esperienza di vita che mi riguarda personalmente. Senza menzionare nomi o chiese, una volta facevamo parte di una chiesa che si incontrava in una casa. In altre parole, una chiesa domiciliare, per un lungo periodo questa chiesa era in realtà senza un anziano o un pastore. Il gruppo che si riuniva in questa casa apparteneva per lo più a un ministero che si concentrava in ministrare alle cliniche dove fanno aborti e eravamo anche noi parte di questo ministero. Quando si fu confrontati con la scelta di un pastore, i principali personaggi responsabili del ministero, non la chiesa, insistirono sul fatto che non volevano avere altri pastori alla guida a meno che il pastore non fosse un noto ministro dell’organizzazione pro-vita in cui operavamo.

    Tutto quello che volevano fare nella chiesa doveva solo e specificamente ruotare attorno alle attività ministeriali di quell’organizzazione. Quasi tutto il peso del contenuto della messaggistica, dell’insegnamento e dell’opera doveva in qualche modo sempre coinvolgere il ministero di questa organizzazione.

    In altre parole, i principali dirigenti del ministero del gruppo in questione erano i fondatori originari del ministero nel Connecticut e questi non volevano mai guardare all’interno del nostro gruppo per trovare il giusto pastore anziano per guidare la chiesa, volevano invece esercitare la loro apparente autorità e fare decisioni in modo tale che purtroppo non era affatto in linea con la dottrina della Chiesa apostolica delineata nel Nuovo Testamento.

    La chiesa in questo caso doveva essere il ministero e il ministero la chiesa. In questa comunione non esisteva un consiglio degli anziani che prendesse decisioni, che insegnassero la chiesa, quindi il governo della chiesa non somigliava ad una vera chiesa biblica del Nuovo Testamento. C’erano elementi di chiesa, ma la chiesa non era governata allo stesso modo in cui la dottrina neotestamentaria apostolica comanda di fare ed il gruppo non era guidato dagli stessi principi perché essi vedevano la chiesa solo attraverso la lente dell’organizzazione e del ministero a cui appartenevamo ed insistevano con enfasi sul fatto che in realtà non volevano essere guidati da nessun’altra persona se non una appartenente a questa stessa organizzazione. Ironia della sorte, facevamo tutti parte dell’organizzazione.

    Oggi infatti quella chiesa non si incontra più e tutti i membri sono in chiese pubbliche separate, ed insistono ancora oggi a mostrare grande favoritismo verso i ministri ed i credenti che operano nella loro organizzazione ministeriale piuttosto che considerarli uguali anche a quelli che guidano altre chiese , anche a quelle a cui appartengono in questo momento.

    Non ho dubbi che Dio alla fine abbia sciolto quella specifica fratellanza proprio per questa ragione. Erano e sono in un certo senso divisivi e settari, favorendo solo un aspetto del ministero e favorendo gli insegnamenti di solo alcuni tipi di ministri che nella loro stima favorevole devono appartenere alla loro organizzazione.

    Questo tipo di favoritismo non dovrebbe mai essere praticato nella chiesa di Cristo. Capisco che potremmo gradire alcune persone più di altre per una serie di vari motivi, ma non dovremmo mai praticare favoritismi verso nessuno. L’unico favoritismo che dovremmo avere è per la parola di Dio e il giusto insegnamento di essa!

    In tutto il resto dovremmo tutti amarci allo stesso modo e con lo stesso amore. Di fatto, Paolo va oltre, non solo il favoritismo verso gli anziani della chiesa non è accettabile, ma nessun favoritismo deve essere mostrato anche per qualsiasi altra persona nella chiesa.

    Ad esempio, non dobbiamo amare i poveri più dei ricchi ed i ricchi più dei poveri, non dobbiamo amare nessuno più di altri per nessuna ragione. Mostrare favoritismi di qualsiasi tipo è un peccato in ogni caso.

    Tuttavia c’è un favoritismo specifico che ci viene comandato di avere nella chiesa e che è questo, dobbiamo favorire gli altri al disopra di noi stessi e dobbiamo favorire ed amare tutti i credenti anche al di sopra delle persone non salvate del mondo.

    Questo ci riporta brevemente a ciò di cui stavo parlando prima, in altre parole, ci viene comandato di amarci l’un l’altro come Cristo ci ha amato, non amare il mondo in questo modo. Dio vuole che noi amiamo i non credenti solo con la predicazione del Vangelo.

    Questo è l’evangelismo, l’unica cosa che siamo chiamati a fare per i non salvati è questo, predicare loro il Vangelo e chiamarli alla salvezza.

    C’è infatti un modo migliore di mostrare amore ai non salvati amore se non offrendo loro l’unica cosa di cui hanno bisogno nella loro vita, cioè la salvezza?

    Ci è comandato di amare quelle stesse persone con l’amore Agape solo quando e se diventano parte del corpo di Cristo. Temo spesso che la chiesa faccia questo al contrario. Oggi nella chiesa si amano i non salvati con Agape e spesso trascuriamo di amare la chiesa con Agape, mentre nella migliore delle ipotesi si pratica amore generico nella chiesa e spesso nemmeno quello.

    Quindi ora diamo un’occhiata alla differenza tra l’amore agape e l’amore fileo.

    In un brano relativamente famoso comprendiamo che esiste una differenza netta tra affetto umano o amore chiamato nel Greco fileo e l’amore di Dio che viene chiamato agape.

    Un passo si trova in:

    Giovanni 13: 34-35 Un nuovo comandamento vi do, Che vi amiate l’un l’altro; come vi ho amato, anche voi vi amate l’un l’altro. 35 Per questo tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri.

    Giovanni 13:34-35 Entoleén kaineén dídoomi humín hína agapáte umás hína kaí humeís agapáte alleélous 35 En toútoo gnoósontai pántes hóti emo matheetaí este eán agápeen

    Vediamo chiaramente nella lingua greca che la parola che Gesù ha usato qui per descrivere il tipo di amore con cui ama la chiesa è l’amore Agape.

    È chiaro che Gesù ci sta mostrando che lo stesso tipo di amore che Lui ha per noi è lo stesso tipo che Egli ci comanda di avere l’uno per l’altro.

    Adesso diamo un’occhiata al prossimo passo:

    Giovanni 21:15-17 Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giona, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli chiese di nuovo una seconda volta: «Simone di Giona, mi ami tu?». Gli rispose: «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Abbi cura delle mie pecore». 17 Gli chiese per la terza volta: «Simone di Giona, mi ami tu?». Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: «Mi ami tu?», e gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.

    Qui abbiamo il resoconto della restaurazione di Pietro, Gesù chiede a Pietro se Pietro lo ama. La parola che Gesù usa qui è la seguente:

    Giovanni 21:15 Ote oún eerísteesan légei toó Símooni Pétroo ho Ieesoús Símoon
    Iooánnou agapás me pléon toútoon Légei autoó Naí Kúrie sú oídas hóti filoó se Légei autoó Bóske ta arnía mou

    Qui nel versetto 15 Gesù chiede a Pietro se lo ama con amore agape e Pietro risponde che lo ama con amore fileo.

    Il termine fileo è da dove otteniamo la parola filiale, amore umano tra fratelli e famiglia e amici.

    Gesù chiede a Pietro se lo ama con l’amore profondo e sacrificale di Dio, ma Pietro gli dice che lo ama con un amore di affetto umano.

    Gesù glielo chiede di nuovo nel versetto 16 e Pietro risponde allo stesso modo, la terza volta Gesù glielo chiede di nuovo, ma ancora una volta Pietro risponde che lo ama come un fratello, con affetto umano come per un fratello o un amico.

    Gesù accetta l’amore di Pietro in questo momento come il tipo d’amore che Pietro ha e comprende in questo momento della sua vita, ma Pietro non comprendeva ancora l’amore Agape in questa fase della sua vita spirituale.

    Tuttavia, in seguito Pietro comprende molto bene questo amore soprannaturale di Dio come l’amore Agape, lo comprende dopo che Gesù manda il Suo Spirito il giorno di Pentecoste.

    Pietro ne scrive più volte nella sua epistola:

    1 Pietro 1:22 Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore,

    Nel Greco possiamo capire bene ciò che Pietro dice qui:

    1 Pietro 1:22 psuchás humoón heegnikótes en teé hupakoeé teés aleetheías eis filadelfían anupókriton ek katharás kardías alleélous agapeésate

    Come vediamo qui Pietro sta dicendo che dovremmo amare i fratelli con amore vero e non finto, in questo caso qui la parola amore è amore filiale, amore affettuoso, amore fraterno ma poi dice che oltre allo stesso amore fileo dobbiamo amare, ed ecco qui, con agape, nello stesso modo con cui Cristo ci ha amato, come vediamo Agape è un amore intenso.

    È evidente che ora Pietro comprende chiaramente ciò che Gesù gli stava chiedendo in Giovanni 21, in altre parole se lo amava con agape.

    Allora Pietro rispose che lo amava con l’amore che aveva e comprendeva in quel momento, ma ora capisce esattamente ciò che Gesù stava chiedendo e come infatti Dio desidera che ci amiamo nella chiesa.

    Per chiarire ogni dubbio, Pietro continua ad esortare la stessa cosa:

    1 Pietro 2:17 Onorate tutti, amate la fratellanza, temete Dio, rendete onore al re.

    Dobbiamo onorare tutti gli uomini, ma dobbiamo amare la chiesa!

    Come vediamo chiaramente Dio, Cristo, ci comanda di amarci l’un l’altro al di sopra e al di là dell’amore filiale, ci comanda di amarci l’un l’altro con l’amore intenso,profondo e sacrificale di Dio.

    Agape nonostante ciò che gran parte della chiesa pensa e crede non è di una acquisizione automatica solo per il fatto che siamo cristiani. Infatti, Agape cioè amando con l’amore di Dio è un comandamento.

    Dio o chiunque altro non può comandarci di avere un sentimento o un’emozione.

    Come può qualcuno comandarci di sentirci in un certo modo? Non possono!

    Quindi il tipo d’amore di Dio, l’amore Agape può essere praticato ed obbedito e quindi trascende i sentimenti e le emozioni.

    Pensiamoci un momento, come può Dio aspettarci di amare anche i nostri nemici, se ha aspettiamo fino a quando nè abbiamo la sensazione di amare qualcuno, sopratutto chi ci ha fatto del male è abbastanza ovvio che si dovrebbe aspettare per sempre perché umanamente non ci sentiremo mai di praticarlo.

    Come ho detto molte volte Agape, l’amore di Dio funziona esattamente come fa la fede.

    Entrambi questi elementi sono soprannaturali e devono essere praticati oltre i nostri sensi fisici e le emozioni umane.

    Se aspettassimo di credere quando effettivamente ci sentivamo, o credevamo in fatti e emozioni, non avremmo mai praticato la fede. La fede è credere senza vedere alcuna realtà tangibile e tangibile.

    L’amore di Agape funziona allo stesso modo, noi Agape amiamo con l’obbedienza a Dio e per l’amore che abbiamo per Lui.

    Abbiamo quindi bisogno di imparare cos’è Agape, abbiamo bisogno di imparare come praticarlo, ecco perché è un comandamento e non semplicemente un’emozione, ecco perché trascende sentimenti ed emozioni.

    Questo è esattamente il motivo per cui le persone a un certo punto nelle loro relazioni possono dire

    “Non amo più quella persona!”

    Dicono questo perché stanno rigorosamente contando su sentimenti ed emozioni ma non stanno obbedendo ad un comandamento di Dio, che è quello di amarsi l’un l’altro come vuole Dio. Le emozioni possono andare e venire, in realtà sicuramente vanno e vengono.

    È così che il mondo pratica l’amore, l’amore mondano è emotivo, sentimentale e spesso ha in esso la componente dell’eros, che è ciò che conosciamo come amore erotico. Possiamo spesso vedere questo come un tipo di concupiscenza o infatuazione, ma questo non ha assolutamente nulla a che vedere con Agape.

    Per esempio, prendiamo il rapporto tra marito e moglie, attenzione ho detto marito e moglie, tutti gli altri rapporti tra un uomo e una donna sono altrimenti peccaminosi, comunque, l’amore tra marito e moglie dovrebbe avere tutti e tre gli elementi o tipi di amore in esso.

    Ha l’amore Agape, l’amore filiale e l’amore erotico ed esattamente in quest’ordine. In realtà tutte le altre relazioni di solito iniziano con l’eros e poi con il fileo, ma sfortunatamente la maggioranza rimane lì.

    Tuttavia, chiedo, quando l’amore erotico fallirà e fallirà, e quando problemi di vita e problemi relazionali interferiscono notevolmente anche con l’amore filiale, non rimane più noente se non c’è Agape. L’amore Agape è la colla che tiene insieme qualsiasi rapporto e non gli altri tipi di amore.

    Gli altri tipi di amore sono attrazione fisica ed umana ed affetto e sono basati sulla lussuria e sull’emozione, ma questi elementi possono essere facilmente distrutti senza Agape.

    Tuttavia, l’amore Agape poiché è l’amore di Dio ed è soprannaturale e quando è obbedito e praticato supererà tutte le cose, questo è il motivo per cui Paolo ha detto questo:

    1 Corinzi 13:4-8 L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, 5 non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; 6 non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, 7 tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. 8 L’amore non viene mai meno; ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita,

    Questo è l’amore di Dio sopporta tutte le cose, in altre parole continua ad esistere in tutto e per tutto, crede e spera che ogni situazione sarà superata attraverso la pratica di esso e tale amore non fallirà mai .

    Questo è tutto vero perché il potere di questo amore non è nostro ma è di Dio. Dio è il potere dell’Agape e non possiamo avere questo tipo di amore senza Dio e se non lo facciamo non possiamo praticarlo e obbedirlo come comandamento.

    I comandamenti sono comandati per obbedirli e quindi semplicemente non arrivano automaticamente e non sono obbediti senza sapere cosa dobbiamo obbedire e come obbedirli. Come abbiamo detto più volte prima, devono essere obbediti al di là delle nostre emozioni o sentimenti.

    Tuttavia, più pratichiamo l’amore di Dio e specialmente se lo pratichiamo amando Dio, prima o poi otterremo più facilmente anche i sentimenti positivi che dovremmo avere amando. In altre parole, più obbediamo a questo comandamento, più pratichiamo l’ amore agape più seguiranno anche i buoni sentimenti ed emozioni.

    Dobbiamo ricordarci che Dio non vuole che siamo controllati semplicemente dalle emozioni, ma dobbiamo essere controllati prima di tutto dalla Sua parola e dal Suo Spirito e poi dopo aver fatto questo seguiranno anche le emozioni corrette.

    Se vogliamo avere risultati nella nostra vita cristiana e crescita spirituale dobbiamo ricordare che lo faremo solo quando diventeremo obbedienti ai comandamenti di Dio.

    Questo è esattamente ciò che Dio stava dicendo quando ha fatto questa dichiarazione:

    Giovanni 15:9-12 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena. 12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.

    Come possiamo vedere chiaramente Gesù sta dicendo che se continuiamo nel Suo amore, se osserviamo i Suoi comandamenti, se ci atteniamo al Suo amore, allora quando faremo questo la Sua gioia sarà in noi e sarà piena. Questo è il Suo comandamento principale, che ci amiamo l’un l’altro come Egli ha amato noi.

    Vedete la gioia, cioè i buoni sentimenti, le emozioni positive seguono quando obbediamo ai Suoi comandamenti, i sentimenti o la gioia non precedono l’obbedienza degli stessi.

    A proposito, se vogliamo gioia nella nostra vita sarà meglio iniziare ad obbedire la parola di Dio e se vogliamo che sia piena, sarà meglio quindi iniziare ad amarci l’un l’altro nello stesso modo in cui Gesù ci ha amati.

    Credo che questo problema, oltre all’ingratitudine, sia la ragione principale per cui ci sono tanti cristiani senza gioia, direi che questi due motivi sono i principali motivi per cui abbiamo anche dei cristiani depressi.

    Abbiamo visto più volte come la parola di Dio non solo ci comanda di amare, ma ci dice anche come dovremmo praticare questo amore. Ciò indica chiaramente che dobbiamo essere istruiti su come si pratica l’amore di Dio e ancora una volta questo è indicativo di come amare come vuole Dio è qualcosa che dobbiamo imparare a fare piuttosto che qualcosa che è innato in noi.

    Il riferimento che abbiamo già visto è in realtà lo stesso di quello che dice Romani 12:16, è ciò che troviamo in: Giacomo 2:1-4

    Se e quando mostriamo favoritismo tra credenti in realtà pecchiamo e non praticiamo l’amore di Dio, come Giacomo continua a metterci in guardia:

    Giacomo 2:8-9 Se veramente adempite la legge regale secondo la Scrittura: «Ama il tuo prossimo come te stesso», fate bene; 9 ma se usate favoritismi personali, commettete peccato e siete condannati dalla legge come trasgressori.

    Quindi non è amorevole ed è peccaminoso mostrare favoritismi nella chiesa. Mi rendo conto che è difficile non mostrare favoritismi perché alcune persone sono più facili da amare rispetto ad altre o perché ci sono alcune persone con cui abbiamo più affinità che con altri ed è molto più facile aggirare queste persone e finire per ignorare altri . Questo non dovrebbe mai essere nella chiesa, come ho detto, non è amorevole è peccaminoso.

    I ministri non dovrebbero preferire il proprio genere al di sopra degli altri nella chiesa, eppure ciò accade in realtà troppo spesso, anzi quasi sempre.

    Spesso i ministri diventano una sorta di categoria irraggiungibile e non disponibile dalle persone nella chiesa. Oggi molti pastori e anziani, specialmente quelli nelle grandi mega chiese non si immischiano con i regolari credenti. Essi in effetti creano un tipo di categoria esclusiva simile alla gerarchia ecclesiastica della religione romana.

    Anche se altri credenti, sebbene operino in un ministero assieme ad altri e quindi trascorrano più tempo con loro, non dovrebbero mai diventare settari e formare partiti tra di loro, sfortunatamente ciò accade quasi sempre nelle chiese.

    Molti altri credenti per questo stesso motivo finiscono per sentirsi trascurati o ignorati ed in realtà lo sono, perché a tutti piace stare attorno a persone che sono in qualche modo simili a loro o che hanno opere spirituali in comune.

    Questo è in realtà un atteggiamento peccaminso nella chiesa, come vediamo chiaramente delineato nel passaggio dei Filippesi ed è causa di molti problemi negativi nella chiesa.

    La parola di Dio ci insegna che dovremmo amare tutti i credenti allo stesso modo come fa Dio. Dio non dà il Suo Spirito solo a credenti che sono migliori e più maturi di altri o che capiscono la Sua parola più di altri che non lo sono e non lo fanno. In effetti, è il compito principale degli anziani / pastori portare tutti i credenti all’unità della fede e alla maturità spirituale.

    Come abbiamo già detto, Dio non ha figli o figlie preferiti e quindi dovremmo riflettere anche l’atteggiamento del nostro Padre celeste e il Suo amore, che è uguale per tutti i Suoi figli.

    Quindi, come dice Paolo, dobbiamo amarci l’un l’altro in queste pratiche, esaminiamole:

    Romani 12:16 Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi.

    Amore, l’amore di Dio è meglio espresso quando tutti i credenti hanno la stessa mente gli uni verso gli altri, abbiamo in precedenza visto cosa significava nel nostro studio, tuttavia è bello ripeterlo, questo stesso pensiero è anche esortato in Filippesi 2.

    Comprendiamo che questo avviene rinnovando la mente (Romani 12: 2) perché non possiamo avere la stessa mente uno verso l’altro se la nostra mente non è come la mente di Cristo, se non pensiamo come Dio, se non siamo d’accordo con la parola di Dio anche noi non saremo d’accordo.

    Tutti dobbiamo arrivare ad avere questo stato d’animo, specialmente riguardo all’argomento dell’amore di Dio e su come dovremmo esprimerlo l’un l’altro.

    Come abbiamo accennato prima, la responsabilità di portare la chiesa all’unità della fede e la piena statura di Cristo ricade innanzitutto sui ministri, Efesini 4: 11-16 ce lo dice, ma una volta che essi aderiscono al loro dovere in un modo biblico corretto e non trascurarlo, la responsabilità individuale di praticare queste cose ricade ovviamente su ogni singolo credente.

    Tutti i credenti devono essere insegnati, esortati e persino ammoniti e rimproverati dagli anziani riguardo a ciò che la parola di Dio ci insegna e ci comanda.

    Quindi la principale responsabilità di praticare ciò che viene loro insegnato da tali anziani ricade su ogni credente.

    Inoltre i credenti devono essere esortati e talvolta anche con forza per leggere, studiare e meditare la parola di Dio anche da soli e provare tutte le cose che gli vengono insegnate.

    In ogni caso, la linea di fondo è che dobbiamo arrivare alla comprensione di come dobbiamo praticare l’amore di Dio e quindi obbedire a quel comandamento. Ripeto amandoci a vicenda come Dio comanda deve essere prima imparato e poi obbedito.

    Quindi, come abbiamo visto praticare l’amore di Dio, dobbiamo arrivare a pensare allo stesso modo, in altre parole rinnovare le nostre menti e arrivare all’unità della fede e la piena statura di Cristo in essenza questo è rinnovare la nostra mente, che Biblicamente vuol dire pentimento , in altre parole cambiare idea ed adattare il nostro comportamento secondo il nostro rinnovato modo di pensare.

    Se non allineamo la nostra mente e il nostro pensiero a quello di Dio, non possiamo mai essere trasformati nell’immagine di Cristo. Dobbiamo quindi pensare allo stesso modo ed essere d’accordo, questo è un imperativo nella chiesa.

    Come ho detto una volta, non abbiamo mai diritto alla nostra opinione quando si tratta della parola di Dio. L’unica opinione che conta è quella di Dio e dobbiamo arrivare ad avere la stessa opinione che ha, questo è l’unico modo in cui possiamo arrivare ad amarci a vicenda.

    In secondo luogo, vediamo che dobbiamo preoccuparci degli altri e dei loro bisogni al di sopra dei nostri. Ora devo fare una domanda, compreso a me stesso, facciamo davvero questo?

    Siamo preoccupati per i bisogni degli altri credenti al disopra dei nostri? La risposta è per lo più assolutamente no! Siamo così deboli in questo, in realtà siamo disobbedienti a Dio. Dio ci dice di farlo, ma non lo facciamo quasi mai. Ci prendiamo cura degli altri solo dopo aver esaurito tutto il tempo e tutti gli sforzi per prenderci cura dei nostri bisogni e anche i nostri desideri. Spesso questo lascia pochissimo tempo e sforzo per essere speso sugli altri. Siamo fondamentalmente troppo egoisti!

    Terzo, la parola di Dio ci insegna che non dobbiamo pensare molto di noi stessi, in altre parole questo significa che dobbiamo rimanere umili davanti a Dio e dobbiamo pensare più agli altri che a noi stessi, inoltre dobbiamo anche associarci con credenti che non sono dello stesso ceto nostro. Ciò significa che dobbiamo essere amorevoli e preoccupati non solo delle persone con lo stesso status di classe sociale nostro o superiore, ma preoccuparci per i credenti poveri e quei credenti, sapete quali, quelli che di solito vengono evitati da tutti gli altri, quelli che di solito vengono ostracizzati e posti letteralmente in un angolo della fratellanza e lasciati soli e ignorati, sapete quel tipo di credenti. Ci sono alcuni di questi credenti in quasi tutte le chiese di oggi e tuttavia sono davvero considerati come persone di seconda classe. Non ci sono figli di Dio di seconda classe nel corpo di Cristo.

    Questo vale anche per come e chi dobbiamo evangelizzare. Sembra che nella maggior parte delle chiese sia preferibile evangelizzare i più ricchi e le persone che stanno meglio finanziariamente, piuttosto che i poveri, gli oppressi e i più bisognosi. Non dobbiamo dare la preferenza ai ricchi e ai benestanti, tuttavia non dovremmo preferire nemmeno i poveri, infatti dobbiamo predicare il Vangelo a tutte le persone e quando queste persone diventano parte del corpo di Cristo devono essere tutte trattate ed amate allo stesso modo.

    Riconosco che nella chiesa di oggi, poiché il denaro è il fattore trainante della chiesa, l’enfasi maggiore è quindi quella di attirare la crema della società nella chiesa in modo che la chiesa possa trarne un vantaggio finanziario.

    Abbiamo capito, si spera, che il denaro non deve mai essere il fattore trainante nelle chiese, infatti il denaro dovrebbe essere forse l’ultimo fattore in ogni cosa fatta nella chiesa.

    Abbiamo abbastanza informazioni nella Scrittura del Nuovo Testamento quando si tratta di dottrina della chiesa che ci mostra che il denaro non è mai stato un fattore motivante per qualsiasi cosa nella chiesa. La chiesa infatti non considerò affatto il denaro di nessun valore nella chiesa se non fosse usato per prendersi cura dei bisogni dei credenti più bisognosi.

    In nessuna parte delle Scritture neotestamentarie troviamo alcuna informazione scritta per l’uso del denaro nei modi in cui il denaro viene usato oggi nelle chiese. L’ho detto e lo ripeterò, l’enfasi nella chiesa è, dovrebbe essere, la crescita spirituale del corpo di Cristo e la chiesa deve riflettere la famiglia, non un business o un’istituzione religiosa, come purtroppo lo è oggi.

    Credo che un altro dei più grandi ostacoli alla pratica dell’amore di Dio che affrontiamo nella chiesa non sia solo il nostro egoismo, ma sia anche il denaro, l’amore del denaro che conosciamo, è la radice di tutti i mali 1 Timoteo 6:10 e credo che il denaro sia diventato un fattore dominante nelle chiese e per questo l’amore per le persone subisce una grande perdita perché il denaro nelle chiese è diventato quasi un’ossessione.

    Perché molti, molti, forse la maggioranza dei ministri oggi hanno paura di predicare e insegnare la verità di Dio come dovrebbero fare?

    Perché hanno paura, dicono, di offendere la gente e quindi offendendoli rischiano che la gente lasci la chiesa.

    Tuttavia, sono veramente preoccupati di perdere la gente e se sì perchè? Anche se in apparenza sembra sempre che sia in questo modo perché hanno veramente un cuore per le persone, in realtà c’è un’altra motivazione ancora più grande. Questa motivazione è perché la perdita dei membri è in realtà una perdita di denaro per la chiesa.

    Vi ricordate di cosa abbiamo parlato in precedenza nel nostro insegnamento sulla chiesa? Fino a quando la chiesa rimase orientata alla famiglia e si incontrava nelle case, il denaro non era mai un problema principale nella chiesa e quando veniva usato, veniva usato principalmente per prendersi cura dei membri più poveri e bisognosi della chiesa.

    Abbiamo visto anche perché i raduni della chiesa sono poi diventati pubblici e il luogo di incontro per la chiesa è cambiato dalle case dei credenti ad edifici pubblici, anche se molti, anche oggi, dicono che questa sia la norma e il modo migliore dove si deve radunare la chiesa.

    Posso provare a cercare di capire le ragioni che questi ci danno dicendo che questo è il modo migliore per la chiesa di incontrarsi, posso provare a capire che ci sia una certa convenienza in questo modo per la chiesa di incontrarsi, ma più studio la parola di Dio e più capisco ciò che Dio voleva fare nella Sua chiesa, ma più vedo i difetti ed i rischi degli incontri pubblici della chiesa e che questi superano di gran lunga i benefici che ci sono negli incontri nelle case.

    Questo è il motivo per cui la maggior parte, non tutti, ma la maggior parte dei pastori sono preoccupati di perdere membri, la perdita di membri è la perdita di denaro e la perdita di denaro diventa dannosa per l’esistenza e la crescita della chiesa locale e anche oltre. Questa è la più grande trappola che intrappola i pastori di oggi, questa è lil timore dell’uomo il che è proprio una trappola.

    Proverbi 29:25 La paura dell’uomo costituisce un laccio, ma chi confida nell’Eterno è al sicuro.

    I pastori che temono di perdere la gente e quindi non predicano e insegnano correttamente la parola di Dio, lo fanno spesso a causa di questo fatto, lo fanno perché violano il principio stesso delineato in questo verso dei Proverbi. Mostrano di temere l’uomo piuttosto che Dio e se sono preoccupati di perdere denaro nel processo non stanno riponendo la loro fiducia nel Signore, quindi proprio per questa ragione loro e la loro chiesa non sono affatto al sicuro ma sono a rischio di cadere in un laccio cioè una trappola. Questa trappola è in realtà la maggior causa di molti mali in una chiesa. Uno dei maggiori rischi di una chiesa grande e pubblica è che ha la filosofia delle porte aperte e questo in realtà non era così nella chiesa primitiva. La politica della porta aperta sembra essere amorevole e ciò che piace a Cristo, ma non lo è affatto.
    In questa ideologia le usanze e i peccati del mondo arrivano ad entrare e a porre radici in tutta la congregazione e queste poi diventano molto difficili da controllare e da estirpare.

    L’altra trappola è che questo induce i pastori e gli anziani a disobbedire Dio non predicando, insegnando e poi non obbedendo a Dio perché c’è la paura dell’uomo piuttosto che il timore di Dio.

    Ricordate ciò che Samuele disse a Saul quando Saul divenne disobbediente a ciò che Dio gli aveva comandato di fare? Quando Dio comandò a Saul di distruggere tutti gli amalechiti e tutte le loro proprietà.

    1 Samuele 15:18-24 L’Eterno ti aveva dato una missione, dicendo: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori degli Amalekiti e combatti contro di loro finché siano sterminati”. 19 Perché dunque non hai ubbidito alla voce dell’Eterno, ma ti sei gettato sul bottino e hai fatto ciò che è male agli occhi dell’Eterno?». 20 Saul disse a Samuele: «Ma io ho ubbidito alla voce dell’Eterno, ho compiuto la missione che l’Eterno mi aveva affidato, ho riportato Agag, re di Amalek, e ho votato allo sterminio gli Amalekiti. 21 Il popolo però ha preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere sterminate, per farne sacrifici all’Eterno, il tuo DIO, a Ghilgal». 22 Samuele disse: «Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco, l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni. 23 Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l’ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dèi domestici. Poiché hai rigettato la parola dell’Eterno, anch’egli ti ha rigettato come re». 24 Allora Saul disse a Samuele: «Ho peccato per aver trasgredito il comando dell’Eterno e le tue parole, perché ho avuto paura del popolo e ho dato ascolto alla sua voce.

    Come vediamo chiaramente, Dio cerca l’obbedienza e vuole che temiamo Lui e non l’uomo, non il popolo. In un certo senso, la situazione di Saul è in molti modi uguale a quella in cui molti pastori si trovano oggi.

    Saul era il capo del popolo di Dio come i pastori e gli anziani sono i capi delle chiese locali. Quindi il principio qui è applicabile ai pastori e agli anziani della chiesa di oggi. Quando i pastori e gli anziani temono la gente, quando si preoccupano di ciò che la gente pensa di loro, quando si preoccupano più del bottino, in altre parole del denaro, che dell’obbedienza a Dio, allora dobbiamo capire che Dio lo vede allo stesso modo come ha fatto con Saul. Saul riconosce di aver disobbedito alla parola di Dio perché ha temuto il popolo ed ha obbedito alla voce del popolo invece che a quella di Dio.

    Quando i pastori e gli anziani hanno paura di predicare e insegnare la verità come dovrebbe essere perché hanno paura che alla gente possa non piacere e possano protestare e persino lasciare la chiesa, in realtà peccano come ha peccato Saul.

    Dobbiamo sapere che la parola di Dio è un’arma a doppio taglio e noi dobbiamo predicare e insegnarla come deve esserlo, senza riserve e lasciando il risultato di ciò che deve fare nella vita di una persona a Dio. È Dio che manda avanti la Sua parola e quella parola quando è propriamente predicata e insegnata o cambia una persona o indurisce una persona.

    La parola di Dio fa questo e Dio realizza cosa vuole fare con la Sua parola.

    Isaia 55: 8-11«Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri né le vostre vie sono le mie vie», dice l’Eterno. 9 «Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri. 10 Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, 11 così sarà la mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l’ho mandata.

    Le conseguenze della parola di Dio quando viene insegnata e predicata correttamente devono essere lasciate a Lui. Se una persona è offesa dalla parola di Dio così sia, se le persone sono benedette da essa così sia pure. Non è una cattiva cosa che la parola di Dio ci offenda, anzi dovrebbe farlo! Dovrebbe offendere la nostra carne e il nostro orgoglio per condurci al pentimento.

    Il Vangelo deve offendere il nostro orgoglio e la nostra carne, deve farlo, se non ci offende, non è il Vangelo e non è predicato o insegnato correttamente, che in realtà sono la stessa cosa.

    Se ricordiamo correttamente nella parabola del seminatore che Gesù ci disse in Matteo 13: 1-23, la parola di Dio è il seme mentre in quel caso particolare il seminatore era Gesù, tuttavia oggi il predicatore, l’insegnante e l’evangelista sono i seminatori della parola di Dio, tuttavia la parola di Dio rimane il seme ed i diversi tipi di suolo sono ancora tutt’oggi i cuori delle persone.

    Vediamo che Gesù non si è mai preoccupato di dove sarebbe caduto il seme neppure quali fossero i risultati della semina. Lui sapeva che il risultato era ed è tutto dovuto a Dio, tutto ciò di cui si preoccupava era seminare il seme della parola.

    Questo è veramente ciò che intendeva quando affermava “chi ha un orecchio oda!”

    Gesù sapeva che non tutte le persone hanno orecchie adatte ad ascoltare, solo quelli a cui Dio apre le orecchie sono quelli che odono. Questo è ciò che Egli disse ai suoi discepoli :

    Matteo 13:13-16 Perciò io parlo loro in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non odano né comprendano. 14 Così si adempie in loro la profezia d’Isaia, che dice: “Voi udirete ma non intenderete; guarderete ma non vedrete. 15 Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile, essi sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, e io li guarisca”. 16 Ma, beati i vostri occhi perché vedono, e i vostri orecchi perché odono.

    Quindi questa dovrebbe essere anche la nostra unica preoccupazione, la predicazione e l’insegnamento e lasciare il risultato a Dio.

    In conclusione, il pastore dovrebbe essere colui che è decisamente preoccupato per il benessere delle pecore e dovrebbe preoccuparsi di aiutare i credenti a crescere e maturare e certamente a risolvere i problemi che possono avere i credenti.

    È ovvio anche che il pastore / anziano deve affrontare le questioni che sorgono nella vita di una persona che viene influenzata da un insegnamento o da una predicazione, ma la motivazione dietro l’indirizzo dei problemi non dovrebbe mai essere la perdita di denaro che la chiesa subirebbe se una persona o persone decidono di lasciare la chiesa per via che la parola di Dio li offende.

    Il fattore motivante dovrebbe essere sempre e solo l’amore e la preoccupazione per la vita spirituale di quella o di quelle persone.

    Quindi qui siamo tornati al fatto che dobbiamo amarci ma facendo solo ciò che Dio ci dice di fare nella Sua parola, spero che siamo quindi arrivati alla comprensione che l’amore di Dio può essere praticato solo quando obbediamo ai Suoi comandamenti.

    Quindi dobbiamo amare i credenti e non i soldi, ma dobbiamo ancor prima amare Dio, perché altrimenti non possiamo amare le persone come dovremmo fare, in altre parole amare nel modo in cui Dio vuole e nel modo in cui Dio ci ama.

    Dio non si preoccupa molto del fatto che la Sua parola offenda il nostro orgoglio e la nostra carne e quindi perché dovremmo noi?

    In conclusione Paolo dice questo in questa esortazione che stiamo studiando:

    Romani 12:16c non siate savi da voi stessi

    Ciò significa non lasciare che le nostre presunzioni ci facciano pensare che in realtà siamo saggi. Essere presuntuosi significa non mostrare saggezza, anzi al contrario.

    Giacomo 3:13-18 Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere fatte con mansuetudine di sapienza. 14 Ma se nel vostro cuore avete amara gelosia e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. 15 Questa non è la sapienza che discende dall’alto, ma è terrena, animale e diabolica. 16 Dove infatti c’è invidia e contesa, lì c’è turbamento ed ogni sorta di opere malvagie. 17 Ma la sapienza che viene dall’alto prima di tutto è pura, poi pacifica, mite, docile, piena di misericordia e di frutti buoni, senza parzialità e senza ipocrisia. 18 Or il frutto della giustizia si semina nella pace per quelli che si adoperano alla pace.

    La saggezza che Dio vuole che noi pratichiamo è come Giacomo ha descritto qui.

    Questa è saggezza dall’alto, la saggezza spirituale è così.

    Come vediamo chiaramente qui, questo passo è sicuramente connesso all’esortazione che stiamo studiando in Romani 12:16.

    Come in questa esortazione, questa descrizione della saggezza divina è in concetto identica.

    In Romani 12 Paolo ci dice di pensare agli altri al disopra di noi stessi, ci dice di essere umili nel cercare i bisogni degli altri al di sopra dei nostri e di non mostrare favoritismi ed anche di non essere presuntuosi nel modo in cui cerchiamo di mostrare la nostra saggezza.

    Giacomo fa eco a Paolo nel dire queste cose che abbiamo appena letto qui sopra, la saggezza divina viene mostrata in una buona conversazione accoppiata alla mansuetudine che è anche umiltà in saggezza.

    La sapienza divina è pura ed è pacifica, è dolce ed è facilmente accessibile, è misericordiosa, ed eccoci, è senza parzialità, il che significa che è anche senza favoritismi ed è amare senza ipocrisia e mostrare il frutto della giustizia seminato nella pace di Dio.
    Credere di essere saggi nella nostra presunzione è invece il contrario ed è ciò che Giacomo descrive
    qui :

    Giacomo 5:14-16 Ma se nel vostro cuore avete amara gelosia e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. 15 Questa non è la sapienza che discende dall’alto, ma è terrena, carnale e diabolica. 16 Dove infatti c’è invidia e contesa, lì c’è turbamento ed ogni sorta di opere malvagie.

    E su questo non abbiamo bisogno di spiegazioni, è chiaro che la saggezza del mondo non è affatto la saggezza che viene da Dio.

    Sappiamo chiaramente che essere presuntuosi è in realtà ciò che Giacomo descrive qui sopra, l’ipocrisia e il favoritismo sono due cose che Paolo ci ha insegnato che non devono essere mai praticate nella chiesa.

    In effetti, questo ultimo passo che stiamo studiando in Romani 12:16 è davvero un altro modo per dire di non essere come Giacomo ci ammonisce di non essere.

    Romani 12:17-18 Non rendete ad alcuno male per male; cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.

    Ora entriamo in un’intera sezione che deve essere affrontata con molta attenzione e deve essere compresa correttamente prendendo in considerazione l’intero consiglio di Dio.

    Dobbiamo farlo perché troppi credenti prendono troppi passi e li interpretano al di fuori del contesto dell’intero consiglio della parola di Dio.

    Spesso quando guardiamo le cose solo per il loro valore nominale che sembrano rappresentare, alla fine perdiamo il vero significato che Dio ha dato ai passi che stiamo studiando e leggendo.

    La prima parte di questo passo in realtà significa esattamente quello che dice, non dobbiamo ricompensare le azioni malvagie degli altri facendo del male a quelle stesse persone.

    Questo in realtà è ciò che Dio intende quando dice che non dovremmo vendicarci, ma lasciare la vendetta a Lui perché Egli ripagherà.

    Questo è in realtà ciò che Paolo esorta nel passo finale di Romani 12.

    Gesù ci ha detto anche la stessa cosa:

    Matteo 5:43-44 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano,

    Come vediamo, è importante non vendicarci di un male commesso contro di noi.

    Mettiamolo tutto questo nella giusta prospettiva, cosa significa non ripagare il male con il male?

    In realtà significa non abbassarsi allo stesso livello di una persona malvagia.
    Lo capiremo anche meglio studiando l’ultimo passo del capitolo 12 di Romani.

    Un credente è chiamato a perdonare gli altri credenti quando peccano contro di loro. Nella chiesa e in tutti i nostri rapporti di credenti dobbiamo essere sempre pronti e disposti a perdonarci l’un l’altro e non a risentirci e non a peccare in risposta a qualsiasi peccato praticato contro di noi.

    Questo tipo di non ripagare il male con il male non si limita solo ai credenti nella chiesa, ma questa esortazione viene data ai credenti affinché sia praticata anche con tutti gli uomini, anche fuori dalla chiesa, non solo tra i credenti.

    Infatti qui Paolo insegna ai credenti a non ripagare il male con il male dicendo: di non ripagare nessun uomo con il male.

    Nessun uomo significa nessun uomo, nella chiesa e fuori dalla chiesa.

    Abbiamo bisogno di essere buoni testimoni della vita di Cristo in noi, le Scritture ci comandano di non essere attaccabrighe, né violento e di non avere una miccia corta cioè essere facilmente irati o essere litigiosi:

    1 Timoteo 3: 3 non dedito al vino, non violento, non avaro, ma sia mite, non litigioso, non amante del denaro;

    1 Timoteo 3:7 Or bisogna pure che egli abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada nell’ingiuria e nel laccio del diavolo.

    Mentre vediamo questi che questi comandamenti, sebbene dati a pastori / anziani non sono solo per loro, sono in realtà validi per tutti i credenti, ovviamente gli anziani / pastori devono essere provati in questi tratti caratteriali prima che possano essere ordinati a quell’ufficio.

    Cosa c’entra questo con il ripagare il male con il male? Tutto! Se una persona è irascibile e lascia che il loro temperamento li controlli sono molto probabilmente litigiosi e combattenti e finiranno per essere facilmente litigiosi con le persone e persino con litigi a livello fisico.

    Inoltre, dobbiamo dare una buona testimonianza a coloro che sono di fuori della chiesa, come dice la seconda esortazione di 1 Timoteo 3.

    Dobbiamo stare attenti a non dare alcuna occasione al diavolo per portare accuse contro di noi e questa è in realtà una cosa molto comune con non credenti e purtroppo anche cristiani.

    Il mondo mette sempre i cristiani sotto il proverbiale microscopio e controlla tutto ciò che facciamo per cercare di trovare ogni possibile colpa da assegnarci.

    Questa è in effetti la trappola del diavolo! Il diavolo è davvero l’accusatore dei cristiani, Apocalisse 12:10.

    Ciò che il mondo non comprende però e è che, sebbene esso possa trovare difetti in noi ed accusarci di ipocrisia, e spesso anche giustamente, tuttavia noi superiamo il nostro accusatore con il sangue di Gesù Cristo che copre la nostra peccaminosità, in realtà toglie i nostri peccati, superiamo le accuse del diavolo anche con la parola della nostra testimonianza e non amando la nostra vita fino alla morte.

    Apocalisse 12:11 Ma essi l’hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, tanto da esporla alla morte.

    Mentre vediamo la nostra testimonianza è anche ciò di cui abbiamo bisogno per superare le accuse del nostro nemico. Questa in fondo è parte della vittoria del cristiano. La nostra testimonianza quindi non deve essere offuscata dal peccato se no finisce per perdere il suo potere in quanto il mondo infine guarderà solo ai nostri peccati e non il nostro perdono.

    Pertanto, non possiamo dare per scontato il perdono e la salvezza di Dio solo perché sono la nostra vittoria e il nostro perdono.

    Perché? Perché il mondo non capisce e non si preoccupa del nostro perdono, il mondo farà tutto il possibile per screditare e portare accuse contro di noi sebbene siamo veramente vittoriosi e perdonati dinanzi a Dio, la nostra testimonianza è quindi offuscata e la nostra integrità messa in discussione comunque.

    L’ipocrisia del mondo non ha scrupoli per accusarci di ipocrisia perché il mondo non comprende il nostro stato di giustificazione davanti a Dio e il nostro perdono come infatti lo è, cioè importante e sufficiente. L’unico interesse che il mondo ha è quello di screditare ed accusarci in ordine di distruggere la nostra testimonianza.
    Prendiamo ad esempio quello che è successo a Judge Moore ultimamente negli USA, mentre era in corsa per il Senato. Lo hanno accusato di condotta immorale sessuale vecchia di quarant’anni e sono state sporte denunce contro di lui. Queste accuse erano vere? Forse sì e forse no.

    Tuttavia, in ogni caso, hanno distrutto la sua credibilità ed hanno davvero offuscato la sua testimonianza cristiana, indipendentemente dal fatto che egli abbia fatto ciò di cui è stato accusato o meno. Ovviamente se le accuse erano false erano allora solo uno stratagemma per far deragliare le sue possibilità di vittoria, tuttavia, se fossero reali, anche se in seguito egli è stato perdonato da Dio, ricordiamoci che Dio in Cristo perdona i peccatori pentiti ma il mondo e Satana non perdonano, il loro unico obiettivo è quello di distruggere la credibilità e la testimonianza dei cristiani.

    Tuttavia, Dio non vuole che mai e poi mai ripagaghiamo le cattive azioni compiute contro di noi usando azioni malvagie contro quelli che le hanno compiute.

    Lasciatemi fare questa constatazione velocemente, e affronteremo questo argomento in modo più dettagliato quando studiamo gli ultimi passi di questo capitolo i quali affrontano la vendetta, tuttavia volgio dire che l’autodifesa e la difesa di altri da malvagi e dal loro danno non sono considerati ripagare il male con il male.

    La legittima difesa e la difesa del nostro prossimo, della famiglia, delle persone che non sono protette è in realtà una buona azione ed è consentita da Dio, infatti, Dio vuole che facciamo cose del genere! Fa parte dell’amare gli altri come noi stessi.

    Come ho già detto, ripagare il male con il male significa vendicarci, in altre parole, cercare di praticare il male premeditandolo.

    Permettetemi di darvi un esempio della differenza tra autodifesa e difendere altri e ripagare il male con il male.

    Una persona malvagia irrompe nella tua casa mentre nessuno è a casa e ruba. Tu scopri chi è, lo affronti e lo picchi. Questo è un atto di vendetta ripagando una cattiva azione con un’altra azione malvagia e francamente così facendo commetteremmo anche un male più grande, o anche se andassimo a rubare la roba da lui anche questo sarebbe comunque ripagare il male con il male.

    Rubare e causare lesioni fisiche sono peccati e sono cose malvage. Questo è anche ciò che Dio considera vendetta, il che Egli ci proibisce di fare.

    L’autodifesa e la difesa della famiglia e del nostro prossimo è invece una cosa diversa.

    Questa si verifica nel momento in cui accade e non dopo che accade e si verifica per proteggere anche un danno maggiore da fare a una persona o per impedire che una vita venga presa . Se una persona è in pericolo di perdere la vita per mano di un malfattore, è il nostro diritto e nostro dovere davanti a Dio proteggere sia noi stessi che gli altri.

    Un assassino è un malvagio e Dio addirittura richiede la sua vita, il che è certamente scritturale. Quando per esempio un agente di polizia o qualsiasi altra persona, specialmente se le Scritture e la legge lo permettono, prendono la vita di una persona che sta cercando di uccidere o fare del male ad una persona o che ha già preso una vita, nel tentare di evitare che altre vite vengano perdute, questo non è ripagare il male con il male, si chiama infatti giustizia e Dio non solo lo permette, Dio lo richiede e studieremo questo concetto quando studieremo il concetto di vendetta.

    Un perfetto esempio di non ripagare il male con il male sarebbero tutti i cosiddetti movimenti “cristiani”, che infine non sono affatto cristiani, che supportano tattiche malvagie per combattere il male. Stiamo parlando di quella frangia estrema che usa la violenza e persino la morte per esempio per combattere coloro che lavorano nel settore dell’aborto.

    Questi sono un perfetto esempio di cosa significa ripagare il male con il male. Senza dubbio l’omicidio di bambini non ancora nati è un’abominevole azione malvagia agli occhi di Dio.

    La volontà di Dio è infatti che gli assassini siano giustiziati e lo siano attraverso la pena di morte e anche quelli che uccidono bambini non ancora nati dovrebbero essere arrestati per omicidio, dovrebbero essere processati per uno dei tipi più atroci di omicidio e dovrebbero ricevere la pena di morte.

    Questa è la volontà di Dio! Non è tuttavia la volontà di Dio di cercare di praticare la vendetta per queste azioni o di prendere giustizia nelle nostre mani e ripagare quel male con un’altra azione malvagia. Infatti il più delle volte, le persone che commettono questi atti pensano effettivamente di fare la volontà di Dio, ma non la stanno facendo in questo modo, e lasciate che lo ripeta, non stanno facendo la volontà di Dio e di solito finiscono per uccidere un sacco di persone innocenti attraverso i loro atti di giustizia vigilante.

    In altre parole, la loro cosiddetta giustizia non è affatto giustizia, perché prima di tutto, facendo queste cose questi finiscono per coinvolgere persone che non meriterebbero di morire o di essere ferite, secondo la volontà di Dio.

    La stessa cosa vale per coloro che uccidono omosessuali perché dicono che essi meritano di morire secondo la legge di Dio. Tuttavia, come cristiani, come chiesa, non siamo mai chiamati a giustiziare i peccatori, anche se nella parola di Dio meritano la morte. Pensiamoci per un momento, il salario di tutti i peccati è la morte Romani 6:23, pertanto tutti i peccati secondo la legge di Dio portano alla morte.

    C’è tuttavia il governo che è in realtà chiamato da Dio a rendere giustizia. Sfortunatamente sappiamo anche che in molti casi persino le autorità governanti disobbediscono alla volontà di Dio. Tuttavia, dobbiamo vivere ed operare all’interno dei giusti regolamenti delle autorità governative.

    Se il governo ha approvato una legge anche se in realtà non è una legge giusta o per quanto riguarda Dio nessuna legge affatto che permette alle persone di uccidere i bambini nel grembo, non possiamo però prendere la giustizia nelle nostre mani e giustiziare noi stessi i colpevoli. Dio non accetterà mai questa cosa. Dobbiamo lasciare il giudizio e le conseguenze della giustizia a Lui specialmente nei casi in cui le autorità governanti stanno infatti disobbedendo alla giustizia richiesta da Dio.

    Quello che possiamo fare come cristiani è questo, possiamo usare il sistema di governo e possiamo tentare di diventarne parte entrando a far parte di esso, candidandoci per gli uffici politici e lottando legalmente per cambiare le leggi che sono ingiuste così che questi atti di peccato saranno infine considerati illegali e punibili dalla legge anche secondo la legge di Dio e, altrimenti, potremo provare, attraverso il processo di votazione, a scegliere politici che opereranno per cambiare queste leggi empie.

    Come abbiamo detto prima, l’autodifesa e la difesa degli altri ed anche del nostro paese dai nemici è diversa, prima di tutto è la volontà di Dio che facciamo questo e in secondo luogo è anche permessa dalla legge terrena. Anche se prendere una vita non è una cosa da fare in modo lieve e spensierato anche in questi casi, sono comunque consentiti da sia da Dio che dalla legge umana anche essa in accordo con la legge di Dio e quindi sarebbero infine considerate giustizia e non omicidio.

    Dovremmo sempre combattere il male, ma non con possiamo farlo con azioni malvagie.

    Molti infrangono la non legge federale che protegge gli assassini che abortiscono i bambini e lo fanno tentando pacificamente di salvare i bambini per esempio negando l’accesso alle strutture dove viene praticato l’aborto.

    Nella maggior parte dei casi questo comunque porta solo all’arresto dei credenti che fanno questo e spesso fa molto poco per dissuadere l’omicidio di bambini. Ad ogni modo questo accade per una ragione, è anche vero che se l’intera chiesa negli Stati Uniti o nel mondo si presentasse e bloccasse le strutture dove vengono praticati gli aborti, molto probabilmente il governo forse vedrebbe le cose diversamente e molto probabilmente questi omicidi sarebbero fermati.

    Tuttavia, come al solito, ci sono sempre solo pochi credenti disposti a rischiare tutto per fare la volontà di Dio. Sfortunatamente, molti di noi cristiani, sì, incluso me, non simao sempre disposti a fare la volontà di Dio quando il prezzo da pagare è molto alto.

    Inoltre, se le attuali autorità locali di governo sfidassero il mandato federale che depenalizza l’omicidio di bambini, chiamato aborto, questo crimine definitivamente finirebbe dei esistere.

    È ironico che molte autorità governative locali vogliano sfidare le leggi del governo federale su cose che sono buone come quelle che regolano l’immigrazione clandestina per esempio. Queste leggi sono legali e buone e non violano affatto la legge di Dio, eppure le stesse autorità non sfideranno mai il mandato federale che consente l’omicidio di neonati ed in effetti lo fanno persino applicando questa non legge in modo tale da punire tutti coloro che provano a fermare l’aborto mentre invece permettono al colpevole di restare impunito.

    Quando le leggi che regolano l’immigrazione clandestina sono sfidate dalle autorità locali, queste fanno sì che i colpevoli restino impuniti e in questo caso sfidano persino una legge legale e giusta, quindi qui abbiamo l’esempio perfetto dove si chiama il bene male e il male bene, questa è ipocrisia scegliendo quali leggi sfidare e quali obbedire. Se tutte le leggi devono essere rispettate, perché pensano ancora di poterle sfidare e scegliere di sostenere gli altri? Stiamo vedendo questo stesso scenario che si sta svolgendo in in questo momento.

    Tuttavia, come cristiani, quando un’arma non è coinvolta e la nostra vita e la vita di altri non è in immediato pericolo, dovremmo essere disposti a lasciare anche che qualcuno ci schiaffeggi senza ritorsioni di alcun tipo, anzi dovremmo offrire al nostro aggressore l’altra guancia, come Gesù ci dice di fare in:

    Matteo 5:38- 44Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39 Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra, 40 e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. 41 E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. 42 Da’ a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te. 43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano,
    Come vediamo qui, è chiaro cosa sta dicendo Gesù. Sta dicendo che una volta che ci è stato fatto il torto, dobbiamo rispondere con gentilezza e perdono e non abbassarci allo stesso livello della persona che ha commesso il male contro noi.

    Questo vuol dire che devo essere così stupido da prendere lo schiaffo? No! Evitarlo è intelligente e se, ad esempio, uno magari blocca il tentativo, non sta violando questo comandamento, eppure se lo blocca e poi magari colpisce la persona a quel punto ha commesso il male. Se lo schiaffo, comunque, arriva sulla mia guancia, allora in quel momento non dovrei vendicarmi, una volta che il male è stato fatto contro di me, non dovrei mai rispondere con una cattiva azione. Di nuovo questo non significa che se posso evitarla non dovrei, significa semplicemente che se succede e non posso evitarla, allora non dovrei vendicarmi.

    Ci viene comandato di essere amorevoli verso coloro che ci odiano, ancora una volta questo non significa che dobbiamo essere sempre vittime, ma dovremmo essere innocenti come colombe e saggi o accorti come serpenti. Amare il nostro nemico non è una carta bianca per essere le loro vittime.

    Tuttavia dovremmo comunque essere buoni e gentili con coloro che non vogliono comportarsi allo stesso modo nei nostri confronti e non dovremmo mai ripagare il male con il male.

    Ora l’ultima parte del versetto 17 di Romani 12 dice: cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini.

    In effetti la traduzione migliore sarebbe Fornite cose oneste agli occhi di tutti gli uomini.

    Qui la parola dal Greco è tradotta fornire che in questo caso significa correttamente “pensare o
    meditare in anticipo”.

    In altre parole, rendere questa una questione di pensiero precedente, sistemandolo nelle nostre menti come un piano o un progetto.

    Questa direzione rende questa cosa una questione di principio nella vita cristiana per avere sempre in mente uno scopo fisso di fare sempre che è giusto; e di non lasciarci esposti alle fluttuazioni dei nostri sentimenti o all’influenza di qualche tipo di eccitazione emotiva. La stessa direzione ci viene data anche nel seguente passo:

    2 Corinzi 8:21 avendo cura di agire bene non solo davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini.

    Di nuovo la traduzione precisa di questo passo è provvedere per agire con onestà.

    Le cose oneste qui sono intese letteralmente come cose belle o piacevoli. L’espressione qui non si riferisce alle proprietà o alle disposizioni fatte per la famiglia, ecc. La connessione ci impone di comprendere questo concetto come condotta e in questo contesto, in particolare la nostra condotta verso coloro che ci feriscono. Tutto questo ci impone di avere uno spirito gentile e di manifestarlo in questi casi attraverso tutto ciò che è bello e piacevole agli occhi degli altri; cose che tutte le persone approveranno e ammireranno.

    L’apostolo prudentemente ci esorta a “provvedere” a questo, cioè a pensarci in anticipo, a renderlo una questione di principi e di scopi fissi nella nostra vita, così da non essere sopraffatti ed eccitato dalle nostre passioni ed emozioni. Se ci lasciamo andare al momento in cui l’offesa è commessa contro di noi, potremmo quindi essere eccitati nelle nostre emozioni ed essere presi alla sprovvista, e potremmo quindi essere portati via da un temperamento erroneo.

    Tuttavia, se facciamo una risoluzione nella nostra mente di comportarci in modo gentile ed amorevole e quindi il rinnovamento delle nostre menti viene a supportarci, vi ho detto che rinnovare la nostra mente è essenziale per la comprensione e la pratica del resto di ciò che era comandato ed esortato in questo capitolo.

    Rinnovare le nostre menti ci assicurerà di non reagire alle emozioni piuttosto che avendo già deciso nella nostra mente in anticipo, come dice questo passo, dovremmo fare ricorso a divini, buoni e corretti comportamenti nei momenti in cui le persone ci maltrattano.

    In altre parole, questo succederà perchè abbiamo progettato e pianificato in anticipo di comportarci in modo positivo con coloro che ci maltrattano.

    Tutte le persone che sono state provocate da offese (e chi non lo è?), vedranno la profonda saggezza di questa cautela cioè “disciplinare” e “custodire” il nostro carattere con uno scopo deciso in precedenza, al fine di non mostrare uno spirito erroneo.

    Questo lo facciamo agli occhi di tutti gli uomini. Tutti devono approvare di questo comportamento, in altre parole, non dobbiamo dare alcuna motivazione per cui alcuno può biasimarci e quindi non screditare la nostra testimonianza cristiana.

    Questa espressione è anche presa da Proverbi 3:3-4 che dice:

    Benignità e verità non ti abbandonino; legale intorno al tuo collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore; 4 troverai così grazia e intendimento agli occhi di DIO e degli uomini.

    Inoltre, questo passo mostra anche che le persone possono essere inclini ad approvare un temperamento gentile, gentile e paziente nella ricezione delle offese; ed i fatti dimostrano che questo è davvero il caso.

    Lo spirito cristiano è uno che il mondo dovrebbe approvare, per quanto poco disposto ad agire su di esso, in altre parole non lo ammetterebbero pubblicamente nella maggior parte dei casi. Il mondo difficilmente vuole dare credito ai cristiani e alla chiesa per un buon comportamento, mentre è sempre pronto a condannare e giudicare qualsiasi piccola discrepanza e ogni comportamento peccaminoso, anche quando non è il caso.

    Romani 12:18 Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.

    Questo passo è strettamente connesso al precedente. Noi come credenti siamo chiamati ad essere in pace con le persone e ad essere anche operatori di pace, se ricordiamo che questa è una benedizione che Gesù ha dato nelle Beatitudini :

    Matteo 5: 9 Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio

    Un tratto caratteriale dei figli di Dio è essere operatori della pace, solo i pacificatori sono i figli di Dio ed i figli di Dio dovrebbero adoperarsi tutti alla pace.

    I figli di Dio dovrebbero avere la natura del loro Padre instillata in loro, che in realtà è ciò che dice anche Pietro in:

    2 Pietro 1:3-8 Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù, 4 attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza. 5 Anche voi per questa stessa ragione, usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, 6 alla conoscenza l’auto-controllo, all’auto-controllo la perseveranza, alla perseveranza la pietà, 7 alla pietà l’affetto fraterno e all’affetto fraterno l’amore. 8 Perché, se queste cose si trovano in voi abbondantemente, non vi renderanno pigri né sterili nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo.

    Il potere divino di Dio ci ha dato tutte le cose che riguardano la vita spirituale e la pietà ottenuta conoscendo Lui, Gesù, Colui che ci ha chiamati alla gloria e alla virtù e ci ha dato grandi promesse e siamo stati così resi partecipi della Sua natura divina.

    Siamo partecipi della natura divina di Dio e parte di quella natura è essere pacificatori come Dio è stato ed è un pacificatore.

    Dio ha fatto la pace tra i peccatori e Se stesso, ha reso possibile questa pace inviando il suo unigenito Figlio a morire per coloro per i quali Dio voleva fare la pace.

    La Scrittura del Nuovo Testamento è piena di questo fatto riguardante Dio, proprio all’inizio dei Vangeli troviamo questo concetto della volontà di Dio di fare pace con i peccatori.

    Luca 2:8-14 Ora in quella stessa regione c’erano dei pastori che dimoravano all’aperto, nei campi, e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 Ed ecco, un angelo del Signore si presentò loro e la gloria del Signore risplendette intorno a loro, ed essi furono presi da grande paura. 10 Ma l’angelo disse loro: «Non temete, perché vi annunzio una grande gioia che tutto il popolo avrà; 11 poiché oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: Voi troverete un bambino fasciato, coricato in una mangiatoia». 13 E ad un tratto si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio, dicendo: 14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini, su cui si posa il suo favore».

    In questo racconto dell’angelo del Signore che appare ai pastori per annunciare la nascita di Gesù, troviamo menzionato il fatto che il desiderio di Dio è di fare pace tra Lui e l’umanità. L’esercito angelico proclamò infatti questo fatto dicendo che Dio desidera avere pace con l’uomo ed è colui che ha buona volontà verso l’umanità per fornire quella pace. È infatti Dio che ha, non solo avviato il processo di pacificazione, ma è Lui che lo ha progettato in anticipo e lo ha messo in azione e chi l’ha completato. Dio ha progettato e fornito la pace verso l’uomo inviando Gesù Cristo, il Suo unigenito Figlio e Gesù ha accettato di essere Colui attraverso il quale questa pace si verifica.

    Infatti Isaia dice:

    Isaia 53:4-6 Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. 5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.

    Dio ha castigato il suo stesso Figlio per portarci la pace, per fare la pace tra l’umanità e Dio.

    Tutto ciò implica ovviamente un fatto molto importante, il fatto che siamo stati e siamo tuttora come uomini, tutti nemici, in inimicizia con Dio, ma Dio ha fornito la via, Suo Figlio, con cui i peccatori non sono più Suoi nemici ma essere invece in pace con Dio.

    Il fatto è, come studiato in profondità nei primi tre capitoli di Romani, che tutti gli uomini, tutti senza eccezioni sono peccatori e proprio per questo sono estraniati dalla vita di Dio e quindi sono nemici di Dio.

    La Scrittura rende tutti questi fatti più che chiari, tutti abbiamo peccato e siamo tutti peccatori, tutti senza eccezioni.

    Romani 3:9-12 Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, 10 come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno.

    Romani 3:23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,

    La condizione dell’umanità era ed è tale che è tutta sotto il peccato, è colpevole davanti a Dio, nessuno è giusto, nemmeno uno, nessuno comprende Dio né le cose di Dio 1 Corinzi 2:14; nessuno cerca Dio, nonostante ciò che molti insegnano oggi, tutti ci siamo allontanati, siamo tutti perduti, tutti siamo diventati totalmente inutili, ed i nostri peccati e la nostra natura peccaminosa ci rende per natura figli dell’ira di Dio, Efesini 2: 3.

    Nessuno può fare alcun bene, alcun bene che è secondo lo standard di Dio, questo non significa che le persone non possano mostrare bontà o siano buoni a tratti, dopo tutto siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, tuttavia significa che la definizione e lo standard del bene di Dio, in altre parole essere buoni come Dio è e vuole, nessuno può praticare la bontà che è accettata da Dio come bontà. Dio e la Sua gloria sono lo standard che Egli richiede e tutto ed ogni cosa che è minore di quelle non sono accettabili per Lui.

    Per tutte queste ragioni, a causa della nostra peccaminosità e la nostra natura corrotta dal peccato siamo spiritualmente morti e per questo siamo tutti privi della vita e della gloria di Dio nel nostro spirito e per questo apparteniamo a Satana e per questi fatti siamo nemici di Dio.

    Quindi Dio è l’unico che può tirarci fuori da questa situazione dalla quale noi non possiamo uscire da soli.

    Non possiamo vivficarci spiritualmente, non possiamo credere da soli, non possiamo diventare giusti da soli, non possiamo avere perdono di peccati da soli, non possiamo e ancora di più non vogliamo avere pace con Dio.

    Dio doveva progette la salvezza umana, Dio doveva fornirla e doveva applicarla secondo la Sua misericordia e grazia.

    Come ho detto, Egli ha fatto tutto questo mandando il Suo unigenito Figlio a fare ciò che non avremmo mai potuto fare e per annullare ciò che la ribellione e la disobbedienza di Adamo hanno causato nella natura della razza umana, in altre parole la nostra morte spirituale e quindi la nostra ostilità contro Dio.

    Guardiamo ora ad alcuni passi che ci dimostrano come eravamo e come molti ancora sono, cioè nemici di Dio e come Egli è davvero il nostro unico pacificatore.

    Romani 6:6-11 Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi. 7 Difficilmente infatti qualcuno muore per un giusto; forse qualcuno ardirebbe morire per un uomo dabbene. 8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 E non solo, ma anche ci vantiamo in Dio per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, tramite il quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

    Come vediamo qui, Dio ha comandato il Suo amore verso di noi in quanto mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi, nel versetto dieci Paolo dice che quando eravamo Suoi nemici siamo stati riconciliati a Dio, riconciliati mediante la morte di Gesù Cristo, saremo inoltre salvati dalla Sua vita .

    Anche qui vediamo che noi, che siamo stati riconciliati con Dio mediante il sacrificio di Cristo, eravamo un tempo nemici di Dio ma ora siamo riconciliati, il che significa in altre parole che ora siamo in pace con Dio.

    Non essere nemici significa essere in pace, questo è chiaro.

    Nuovamente questo fatto è dimostrato da diversi passi:

    Colossesi 1:20-21 e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli. 21 E voi stessi, che un tempo eravate estranei e nemici nella mente con le vostre opere malvagie,

    Dio ha fatto la pace, attraverso il sangue versato sulla croce da Suo Figlio in nostro favore e come si dice, siamo stati riconciliati quando eravamo alienati e nemici di Dio. A proposito, dove eravamo nemici di Dio?

    Nella nostra mente con le nostre opere malvagie, eppure ora siamo riconciliati, la pace è stata fatta tra Dio e noi.

    Gesù è il nostro pacificatore ed è Lui la nostra pace:

    Efesini 2:13-18 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15 avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso. 17 Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, 18 poiché per mezzo di lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito.

    Come vediamo, eravamo lontani ma siamo stati resi vicini in Cristo mediante il Suo sangue. Egli è quindi la nostra pace, noi non abbiamo fatto nulla per essere in pace con Dio, Dio ha fatto tutto!

    Come vediamo Egli ha abolito in se stesso l’inimicizia, tutto ciò che ci ha resi nemici di Dio, il nostro peccato e la nostra morte spirituale, Dio ci ha riconciliati a Lui.

    Il termine riconciliazione o essere riconcilati viene usato quando una persona era una volta contro un’altra e ora tutto ciò li rendeva uno nemico dell’altro è stato tolto di mezzo. Significa davvero che è stata fatta la pace tra due parti che erano nemici.

    Quindi, come vediamo, Dio è il pacificatore, quindi se noi siamo Suoi figli dobbiamo essere come Lui, i bambini devono essere come il loro Padre, Gesù era come Lui e faceva tutto ciò che Suo Padre voleva che Lui facesse. Ha fatto pace tra noi indegni malvagi peccatori e un Dio santo e giusto e lo ha fatto morendo su una croce, perdonando i nostri peccati e quindi facendo pace tra noi e Dio. Ciò che ha causato l’inimicizia è stato tolto di mezzo, vale a dire i nostri peccati.

    Ora noi come figli adottivi di Dio siamo stati riconciliati con Dio da Suo Figlio Gesù Cristo che è la nostra pace, anche noi dobbiamo essere come nostro Padre e come Suo Figlio.

    2 Corinthians 5:18-20 Ora tutte le cose sono da Dio, che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo e ha dato a noi il ministero della riconciliazione, 19 poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio.

    Siamo strumenti della pace di Dio e se non lo siamo allora dobbiamo diventarlo. Solitamente non uso molte cose extra bibliche nell’insegnamento della parola di Dio, tuttavia in questo caso vorrei fare un’eccezione.

    Mi piacerebbe usare una preghiera e canto che viene usata soprattutto nella chiesa romana, lo so, lo so, non sono molto parziale a molto, o dovrei dire a quasi tutto ciò che la chiesa romana insegna o rappresenta, ma questa particolare preghiera è estremamente utile per spiegare cosa significa essere un pacificatore, uno strumento della pace di Dio.

    Questa preghiera è chiamata la preghiera di Francesco d’Assisi, apparentemente è attribuita a quest’uomo, Francesco d’Assisi :

    Signore, rendimi uno strumento della tua pace; Dove c’è odio, lasciami seminare amore
    Dove ci sono ferite, perdono, dove c’è dubbio, fede, dove c’è disperazione, speranza
    Dove c’è oscurità, luce e dove c’è tristezza, gioia.

    O maestro divino concedi che io non cerchi tanto di essere consolato quanto di consolare, di essere compreso come comprendere, di essere amato come amare, perché è nel dare che riceviamo, è nel perdonare che siamo perdonati, ed è nel morire che siamo nati a vita eterna.

    Considero questa preghiera come biblica ed è per questo che la accetto come un tipo di preghiera valida.

    Il punto è proprio che dovremmo essere strumenti della pace di Dio, siamo chiamati ad essere quelli che riconciliano anche altri, che cercano di seminare la pace di Dio nella chiesa e fuori dalla chiesa.

    La pace di Dio sta anche nell’avere pace con Dio, per questo la chiesa è chiamata a predicare il Vangelo, che è anche chiamato il Vangelo di pace Romani 10: 15; Efesini 6:15; e Dio è chiamato il Dio della pace. Romani 15:33; Romani 16:20; Filippesi 4: 9; 2 Tessalonicesi 3:16; Ebrei 13:20; perché il Vangelo è il veicolo con cui il Dio della pace porta pace e riconciliazione all’umanità.

    In questa preghiera Francesco veramente conferma ciò che significa essere pacificatori, significa davvero seminare amore dove c’è odio, cioè ciò che Gesù ci insegna quando ci dice di amare i nostri nemici, dove ci sono ferite, in questo caso in particolare, quando qualcuno ci insulta o quando qualcuno pecca contro di noi dobbiamo seminare il perdono al suo posto, quando si sono dubbi negli altri dovremmo seminare la nostra fede, quando qualcuno è disperato dovremmo dar loro speranza, ma non come il mondo spera, seminiamo la speranza in Dio, dove c’è oscurità seminiamo luce come siamo chiamati ad essere la luce del mondo, dobbiamo seminare la luce di Cristo nelle tenebre del dominio di Satana.

    Nella seconda parte della preghiera si dice che dobbiamo cercare di consolare piuttosto che essere consolati, questo è come ci aveva insegnato Paolo, a piangere con coloro che piangono e gioiscono con coloro che si rallegrano. Per confortare coloro che piangono e Gesù ci dice che è più fortunato dare che ricevere.

    Quando abbiamo raggiunto il punto che siamo almeno disposti a fare tutto questo, possiamo veramente essere chiamati figli di Dio perché siamo diventati operatori di pace.

    Paolo ci sta dicendo che per quanto è possibile con noi, dobbiamo essere in pace con tutti. Quindi siamo noi che siamo chiamati ad essere in pace con gli altri, dobbiamo essere i pacificatori e questo è ciò che fanno i figli di Dio.

    Spesso però, quando si tratta del mondo e di coloro che non conoscono Dio e che non sono figli di Dio ma sono di natura umana figlioli d’ira, avremo molte difficoltà per avere successo nell’essere in pace con loro.

    Questo perché per essere in pace con qualcuno entrambe le parti devono essere in pace tra di loro.

    Possiamo cercare di essere in pace con qualcuno finché dipende da noi anche se questi non sono in pace con noi, ma è un compito estremamente difficile e deve essere affrontato spiritualmente attraverso la grazia di Dio e con il Suo aiuto perché umanamente parlando sarebbe quasi impossibile da fare.

    Abbiamo bisogno della grazia di Dio in noi per seminare la pace di Dio dove esiste odio. Tuttavia, potremmo non avere mai completamente successo soprattutto se l’altra persona non è disposta ad essere in pace con noi.

    Come abbiamo detto, le persone non salvate non saranno volenterose e ricettive come forse lo sarebbero anche altri credenti.

    Tuttavia, c’è bisogno di dire che spesso, anche tra credenti, essere in pace gli uni con gli altri diventa un compito difficile e scoraggiante. Siate certi che se è difficile praticarlo nella chiesa, immaginate che sia virtualmente impossibile per i non credenti di farlo.

    Ci sono volte in cui la pace diventa una cosa molto difficile da ottenere o mantenere tra le persone perché anche Dio ci dice che, sebbene possiamo tentare di essere in pace con le persone, potrebbe essere impossibile, perchè come detto non dipende solo da noi.

    Matthew 10:12-14 E quando entrate nella casa, datele il vostro saluto. 13 E se quella è degna, venga la vostra pace su di essa; ma, se non è degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 E se qualcuno non vi riceve e non ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scuotete la polvere dai vostri piedi.

    Cominciando qui in Matteo dieci vediamo Gesù che dice ai Suoi discepoli che, le persone che sono degne della pace che portiamo loro la tale rimarrà su di loro solo se sono disposte ad essere in pace con noi, se non vogliono essere in pace con noi dobbiamo imparare ad andare avanti, dobbiamo essere saggi in questo, se non sono disposti ad ascoltare il Vangelo che è il Vangelo della pace, se non vogliono essere in pace con Dio e con noi, allora dobbiamo andare avanti. Non possiamo sempre provare a picchiare un cavallo morto, o meglio picchiare una persona spiritualmente morta.

    Molti cristiani sfortunatamente non arrivano a questo concetto, cioè che è veramente Dio che deve farlo, molti pensano che sia il loro compito assicurarsi che le persone credano nel Vangelo e poi insistono ed insistono ed insistono e predicano e predicano e predicano a quelle stesse persone al punto che in realtà diventano una seccatura per questi non credenti fino al punto appunto che la relazione non può continuare ad essere pacifica.

    In questo caso, in particolare, è la colpa del credente perché in realtà non obbediscono a ciò che Gesù ha detto, se non ci può essere riconciliazione attraverso il Vangelo, dobbiamo andare avanti e non insistere, non dobbiamo creare conflitti. Dobbiamo mantenere la pace con le persone per quanto dipende da noi, questo è ciò che Dio vuole.

    Significa anche che queste persone almeno per ora hanno rifiutato la pace con Dio e come dice Gesù, la pace di Dio ritorna a noi e noi dobbiamo letteralmente scuotere la polvere dai nostri sandali, intendendo che dobbiamo lasicarli stare ed andare avanti senza avere colpe, lasciamo quindi quelle persone nelle mani di Dio e stiamo in pace con loro per quanto riguarda noi.

    Alcune volte il rifiuto di Cristo può essere in termini amichevoli e può essere facile mantenere la pace con le persone, ma più volte il rifiuto della pace con Dio attraverso il Vangelo non è affatto in termini amichevoli e queste situazioni diventano veri combattimenti e questo molto probabilmente avrà origine e verrà da coloro che rifiutano Cristo e non da noi.

    Infatti Gesù ci ha avvertito di aspettarsi che questo spesso avviene anche tra i membri della nostra stessa famiglia:

    Guardate cosa dice Gesù qui:

    Matteo 10:34-37 «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. 35 Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua. 37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.

    Come vediamo qui, il Signore ci dice che Egli non è venuto per mettere pace sulla terra piuttosto una spada. Ciò non è accettato da molta gente. Molti cristiani pensano che nulla che riguarda Gesù o il cristianesimo possa essere controverso o che debba infatti portare la pace a tutti i costi, ovviamente non lo è e il Signore usa effettivamente un esempio che è davvero molto duro. Non dice che Egli porta pace ma una spada, una spada è infatti un’arma, uno strumento che causa ferite e persino morte. È un oggetto tagliente e pungente che infligge danni, dolore e, come abbiamo detto, persino morte.

    Gesù voleva allora dire che non era venuto per portare la pace, ma per causare dolore, ferite e forse anche una certa parvenza di morte? Sì, questo è esattamente ciò che intendeva.

    In realtà per alcuni credenti il Vangelo può anche significare letteralmente affrontare la morte fisica ed i membri delle loro stesse famiglie possono e spesso sono quelli che li tradiranno anche fino alla morte.

    Gesù in realtà ci avvertì anche di questo fatto quando disse questo:

    Luca 21:16-17 Or voi sarete traditi anche dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici; e faranno morire alcuni di voi. 17 E sarete odiati da tutti a causa del mio nome

    I credenti saranno traditi da genitori e fratelli, familiari ed amici e traditi fino alla morte.

    In molti paesi, anche oggi questo si sta verificando, chiedete ad alcuni dei convertiti dalla religione musulmana se questo non sta realmente accadendo, lo è certamente!

    Questo può sembrare un concetto estraneo a molti perché finora viviamo in una certa quantità di libertà riguardo alla pratica della nostra fede, tuttavia questo potrebbe cambiare un giorno, molto probabilmente lo sarà e alla fine capiremo cosa significa essere traditi dalla nostra stessa famiglia, dagli amici e dalle persone di cui ora ci fidiamo.

    Diventare un vero e proprio seguace e discepolo di Gesù Cristo, spesso e specialmente nella cultura ebraica, ma non esclusivamente in quella sola, saranno le persone della stessa famiglia, come dice il Signore, che si rivolteranno contro quelli che seguono Cristo e per questa causa, dolore, ferite e persino morte, e molte volte le persone vengono ostracizzate e separate dalle loro stesse famiglie per seguire Cristo.

    Tuttavia, questo è esattamente ciò che spesso è l’essere un vero discepolo di Cristo. Gesù in realtà esige che Lo amiamo e perciò Gli obbediamo e non compromettiamo il nostro cammino cristiano per nessuno, nemmeno per i membri della nostra famiglia.
    La nostra assoluta lealtà assoluta è in primo luogo e soprattutto a nostro Signore, non alla nostra famiglia biologica o ai nostri amici. Infatti Gesù ci avverte che se lo facciamo, in realtà non ne siamo degni.

    Gesù ha dato una buona esposizione di questo fatto quando anche quando è venuto, due volte ha fatto in modo che le persone sapessero che la Sua priorità e anche la nostra dovevano essere obbedienza a Dio e riguardare i Suoi affari.

    La prima volta in cui ha espresso questo concetto, aveva solo dodici anni:

    Luca 2:42-43 E, quando egli compì dodici anni, essi salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa. 43 Terminati quei giorni, mentre essi ritornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme; ma Giuseppe e sua madre non lo sapevano.

    Conosciamo la storia spero, Giuseppe e Maria tornano poi a cercare Gesù e lo trovano nel Tempio dove insegnava e sopraffatti dalla paura di averlo quasi perduto e provano sollievo perché lo hanno trovato e questo è il dialogo che ne consegue:

    Luca 2:48-49 E, quando essi lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo!». 49 Ma egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».

    Non è che Gesù abbia voluto mancare di rispetto e disobbedire ai suoi genitori terreni, non l’ha fatto e non l’avrebbe fatto, perché non è affatto la volontà di Dio, tuttavia ha dimostrato di avere una chiamata più alta e una priorità maggiore ed ha stabilito la linea di demarcazione tra i suoi genitori terreni e la volontà e il proposito del suo Padre celeste.

    Spesso la volontà e gli scopi della nostra famiglia terrena non sono gli stessi come lo è la volontà e gli scopi di Dio. Soprattutto se e quando le nostre famiglie terrene non sono salvate. Siate certi che avranno uno scopo molto diverso dai propositi di Dio e cercheranno sicuramente di farci scendere a compromessi ed adottare i loro piuttosto che noi concentrarci sugli scopi di Dio e sulla Sua volontà.

    Questo è esattamente il motivo per cui Gesù ci ha detto che i membri delle nostre famiglie potrebbero potenzialmente diventare nostri nemici se facciamo la volontà e lo scopo di Dio come nostra prima priorità.

    Le persone non salvate non hanno mai gli stessi interessi e obiettivi di Dio. Troppi cristiani, infatti, troppi, scelgono di mantenere la pace con la propria famiglia a spese della propria obbedienza a Dio. Questo è un compromesso e Dio non vuole che noi manteniamo la pace a costo di compromettere la Sua volontà. Questo non dovrebbe essere nemmeno tra credenti, ovviamente non importa ai non credenti m dovrebbe importare a credenti.

    La nostra fedeltà e obbedienza è a Dio prima di chiunque altro, persino la nostra famiglia ed nostri amici, persino anche di altri credenti quando essi non vivono in linea con la parola di Dio.

    Se qualunque persona tenta di farci compromettere la fede e il nostro cammino con Dio, sappiamo che in realtà non sono quelli che ci amano correttamente e certamente non sono nostri amici.

    Siamo infatti chiamati ad essere pacificatori e ad essere in pace con tutti gli uomini, ma mai e poi mai, compromettendo la nostra obbedienza a Dio.

    Come vedremo anche nello studio del prossimo capitolo, Dio ci chiama ad obbedire alle autorità, ma solo quando la nostra obbedienza a Lui non è compromessa e mai quando siamo posti nella posizione di disobbedire a Dio per obbedire agli uomini. La volontà di Dio deve sempre essere preminente nella vita dei credenti. La nostra fedeltà a Dio non dovrebbe mai essere compromessa, mai!

    Guardate cosa hanno detto e fatto gli apostoli:

    Acts 5:27-29 Così essi li portarono e li presentarono davanti al sinedrio; e il sommo sacerdote li interrogò, 28 dicendo: «Non vi abbiamo severamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». 29 Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini.

    Abbastanza chiaro vero? Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, qualsiasi uomo, persino la nostra famiglia terrena, se ci chiedono di compromettere il nostro cammino con Dio. Dal modo in cui quei compromessi familiari sono molto più sottili di quello che molti pensano che sia.

    Di solito inizia con piccole cose come non andare in chiesa di tanto in tanto, poi sempre più spesso, dal momento che sfortunatamente per la maggior parte dei fedeli la riunione della chiesa una volta alla settimana riguarda l’estensione della loro vita spirituale e questa cosa fa sì che deraglino la maggior parte del loro cammino cristiana dal momento che è di solito già molto limitato.

    In modo simile molti anni dopo, Gesù da adulto, indirizzato da alcune persone che Gli dissero che la Sua famiglia terrena lo stava cercando, disse questo:

    Matteo 12:46-50 Ora, mentre egli parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli i quali, fermatisi fuori, cercavano di parlargli. 47 E qualcuno gli disse: «Ecco tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e cercano di parlarti». 48 Ma egli rispondendo, disse a colui che lo aveva informato: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49 E, distesa la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli. 50 Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre».

    Ancora una volta Gesù pose l’accento sul fare la volontà di Dio piuttosto che essere eccessivamente preoccupato di ciò che la Sua famiglia terrena stava facendo o pensando. In realtà dobbiamo capire che Sua madre ed i suoi fratellastri non erano a quel tempo Suoi seguaci, in realtà un altro passaggio ci dice proprio questo:

    Giovanni 7: 3-5 Per cui i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ in Giudea, affinché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. 4 Nessuno infatti fa alcuna cosa in segreto, quando cerca di essere riconosciuto pubblicamente; se tu fai tali cose, palesati al mondo». 5 Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.

    Questo è esattamente quello che stava anche dicendo prima, che dobbiamo essere Suoi seguaci anche se la nostra famiglia e i nostri amici non vogliono esserlo e anche se fanno storie e anche se in realtà diventano nostri nemici a causa di Cristo.

    Questo è ciò che significa che Egli è venuto non per portare la pace, ma una spada. Siate certi che la maggior parte delle volte che qualcuno decide di seguire Cristo seriamente si farà molti nemici e molti nemici saranno proprio i membri delle loro famiglie.

    Quindi essere pacificatori non è un compito facile e diventa al momento molto difficile da sostenere. Sostenere la pace con persone che non vogliono essere in pace con noi, essere in pace con persone che inizieranno a odiarci perché amiamo Dio più di loro e perché non siamo disposti a compromettere il nostro cammino con Gesù per loro, è non è affatto un compito facile!

    Dio però dice che, per quanto dipende da noi, vedete questa è la chiave, deve dipendere da noi, in altre parole non dobbiamo mai dimostrare a loro che noi siamo in guerra con loro, in altre parole il nostro comportamento deve trasudare un atteggiamento pacificatore. Noi dobbiamo essere gli operatori di pace e dobbiamo sforzarci di essere tali indipendentemente da ciò che gli altri fanno e indipendentemente dal loro atteggiamento bellicoso nei nostri confronti.

    Non dovremmo mai iniziare argomenti e litigi, né dovremmo sostenerli quando gli altri li avviano!

    Ora sto davvero predicando anche a me stesso qui. Abbiamo bisogno di avere le micce lunghe, non dobbiamo essere veloci ad arrabbiarci. Tuttavia so che molti cristiani hanno il problema della miccia corta con la gente ma noi dobbiamo evitare le discussioni litigiose e cercare sempre di trasudare un comportamento e un atteggiamento amorevole e di pace, specialmente con coloro che sono più difficili da amare e quelli che cercano sempre di iniziare le guerre contro di noi.

    La parola di Dio ci esorta sempre a non essere partecipi di litigi e soprattutto a non essere coloro che li cominciano.

    Proverbi 15:18 Un uomo irato muove conflitti: ma chi è lento all’ira appaga un conflitto.

    Proverbi 17:14 Iniziare una contesa è come dar la stura alle acque; perciò tronca la lite prima che si inasprisca

    Proverbi 17:19 Colui che ama la trasgressione ama la contesa; e colui che esalta la sua porta cerca la distruzione.

    Proverbi 20: 3 È l’onore di un uomo evitare la contesa, ma ogni stolto è pronto a litigare.

    Proverbi 26: 20-21 Quando manca la legna, il fuoco si spegne; e quando non c’è maldicente, la disputa cessa. 21 Come il carbone dà la brace e la legna il fuoco, così l’uomo rissoso attizza le liti.

    È molto chiaro, a Dio non piace quando siamo litigiosi e belligeranti. Dio ama che i Suoi figli desiderino la pace, la gentilezza e la mitezza

    In realtà questi sono alcuni dei frutti dello Spirito:

    Galati 5:22-23 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23 Contro tali cose non vi è legge.

    Pace, gentilezza, mansuetudine e temperanza che alcune traduzioni traducono come autocontrollo. È così che agisce un credente, uno che è controllato dallo Spirito Santo.

    Ovviamente se lasciamo che la nostra carne ci controlli, ciò che otteniamo è ira ed essere fuori controllo e finiamo per essere litigiosi. Devo dire che questo è un punto molto appiccicoso per me, come spesso accade anche a molti altri credenti.

    Possiamo sicuramente essere arrabbiati, la rabbia non è un peccato, ma il modo in cui reagiamo nella nostra rabbia spesso può diventare peccaminoso. Se ci arrabbiamo e disobbediamo a Dio comportandoci in modo sconveniente, pecchiamo e l’ira ci porta al peccato.

    La parola di Dio non specifica nemmeno il tipo di rabbia che si deve avere, ma solo che possiamo arrabbiarci, ma non dobbiamo peccare nella nostra rabbia.

    Ephesians 4:26-27 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sul vostro cruccio; 27 e non date luogo al diavolo.

    È molto chiaro che la parola di Dio ci dà la libertà di arrabbiarci, tuttavia anche quando ci arrabbiamo dobbiamo sottometterci allo Spirito Santo e permettergli di portare pace, gentilezza, autocontrollo e bontà.

    È possibile comportarsi in questo modo anche quando ci arrabbiamo?

    Non solo è possibile ma dobbiamo imparare a sottometterci a Dio e permettere al suo Spirito di produrre i suoi frutti nella nostra vita, le nostre emozioni devono essere controllate dallo Spirito Santo e dalla parola di Dio non dalla nostra carne.

    È possibile avere gioia quando siamo nella tristezza. Il frutto dello Spirito deve operare in noi nonostante le circostanze e le emozioni che abbiamo, quando Egli prende controllo ci comportiamo in modo coerente con i Suoi frutti.

    Molti studiosi della Bibbia hanno inventato due tipi di rabbia, ira giusta ed ira ingiusta. Dicono che non dovremmo irarci per ragioni che non sono valide o come dicono loro non giuste.

    Quello che intendono sono solo le ingiustizie fatte ad altri o verso Dio e contro la volontà e gli scopi di Dio dovrebbero farci arrabbiare e dicono che non abbiamo alcun diritto di arrabbiarci quando siamo offesi e disprezzati se qualcuno lo fa contro di noi.

    Dirò che anche se tutto questo sembra giusto e nobile, non è cosa davvero biblica.

    Semplicemente esaminando questo passaggio di Efesini 4 capiamo subito che Paolo non fa nessuna distinzione tra tipi di rabbia.

    Il primo problema sarebbe questo, cioè che le nostre emozioni non sarebbero di per sé neutrali, ma in parte peccaminose da sole.

    Ovviamente ci arrabbiamo se qualcuno ci offende, è una reazione naturale, è un’emozione normale.

    Le emozioni da sole sono neutrali, è il modo con cui reagiamo ad esse che può diventare peccaminoso oppure no.

    Il secondo problema è che persino la rabbia così detta giusta sarebbe a volte erronea perché persino la rabbia giusta potrebbe in fondo diventare un canale per il peccato.

    Pertanto, non è l’emozione e non sono le ragioni per le quali ci arrabbiamo che rendono l’ira peccaminosa, ma è il modo con cui reagiamo all’ ira che la renderà peccaminosa o meno.

    Paolo dice infatti: siate irati! Essere irati non mi sembra un divieto, sembra invece più come un imperativo, Paolo sta infatti dicendo che possiamo essere irati, è permesso da Dio anche e se il torto ci è stato fatto personalmente.

    Come deduciamo che questo è vero? Semplice, Paolo non distingue tra tipi di rabbia né spiega i motivi per cui dovremmo essere arrabbiati o non dovremmo esserlo, in realtà non dice affatto che non dovremmo arrabbiarci. In realtà Paolo ci dice di essere pure arrabbiati, ma nella nostra rabbia però non dobbiamo peccare.

    Quello che sta dicendo è che dobbiamo rispondere alla rabbia in un certo modo particolare cioè con Dio che la controlla.

    In realtà Paolo sta insinuando che qualcuno ci abbia fatto un torto in questo passo, perchè ci dice di non lasciare che il sole tramonti, guardate, tramontare su che cosa? Sulla nostra ira! Ira è una parola piuttosto energetica che descrivere rabbia, eppure Paolo la usa e ci dice che possiamo essere irati ma non dobbiamo peccare e non dobbiamo lasciare stare la nostra ira a lungo.

    Non possiamo fare passare il giorno senza che la nostra ira si spenga ed il modo migliore per farlo è lasciare che sia Dio ad occuparsene ed assicurarsi che noi diluiamo la nostra rabbia sempre perdonando la persona che ha causato il nostro dolore ed avere pace con loro.

    Più velocemente lasciamo andare la nostra ira e meno probabilità ci sarà che ci comporteremo in modo peccaminoso. Non dobbiamo lasciare che la nostra ira diventi incontrollabile e dobbiamo liberarcene il più rapidamente possibile.

    Mantenerci irati porta solo al risentimento e questo porta ad odio, che potrebbe persino portare all’omicidio o quanto meno a cercare in qualche modo di portare dolore alla persona che ci ha fatto del male.

    Paolo invece dice che non dobbiamo peccare nella nostra rabbia e non rimaniamo infuriati più a lungo di un solo giorno, se e quando facciamo il contrario stiamo permettendo al diavolo avere luogo su di noi, questo signifca che egli si avvarrà di noi quando siamo in quello stato. Non vogliamo dare spazio al diavolo perchè si prenda un vantaggio su di noi.

    Lasciate che vi mostri come persino l’ira così detta giusta se non controllata da Dio e lasciata stare incontrollata ci può potenzialmente far peccare.

    Ci sono alcune persone che dicono di essere credenti in Cristo, forse lo sono, ma credo che comunque si ingannino perché fan sì che la loro ira giusta li soprafaccia e poi finiscono per commettere peccati molto gravi.

    Ad esempio, prendiamo quelli che si irano così tanto per l’omicidio infantile chiamato aborto, Questi son quelli che tirano fuori quella rabbia contro gli abortisti, le cliniche e quelli che lavorano in tali posti e bombardando le cliniche o uccidono agli abortisti e fanno cose malvagie a persone che sono coinvolte nel peccato dell’aborto e persino contro gli omosessuali.

    Questo è un ottimo esempio di due cose, quella di cui abbiamo già parlato, cioè ripagare il male con il male. Non dobbiamo mai ripagare il male con il male, ma il secondo problema è che non agiscono come pacificatori ma, anche se giustamente irati per via dell’aborto questi si arrabbiano ma peccano, si arrabbiano e peccano gravemente.

    Dovremmo sicuramente odiare il peccato ma non possiamo odiare al punto che agiamo con odio verso le persone che li commettono. Questo è essere irati per giuste ragioni ma poi peccare in quell’ira.

    Quindi essere operatori di pace vuol dire potersi arrabbiare con il torto fatto e questa è una reazione naturale, ma non dobbiamo peccare nella nostra ira e dobbiamo perdonare e cercare a tutti i costi di mantenere la pace con tutti gli uomini. Questa è la volontà di Dio!

    Ci sono molte menzioni di credenti irati per una varietà di ragioni e il comportamento era peccaminoso a volte e non peccaminoso in altre occasioni.

    Al fine di evitare fraintendimenti su questo concetto, eviteremo volutamente i passaggi dell’Antico Testamento e guarderemo solo alle Scritture del Nuovo Testamento.

    I primi passi che voglio guardare sono gli episodi che riguardano il Signore Gesù Cristo stesso.

    Conosciamo molto bene l’episodio in cui il Signore scaccia i cambiavalute ed i venditori fuori dalle corti del tempio di Dio.

    Mark 11:15-17 Così giunsero a Gerusalemme. E Gesù, entrato nel tempio, cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano e rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. 16 E non permetteva ad alcuno di portare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladroni!».

    Nel Vangelo di Giovanni vi è l’episodio dove dice che Gesù fece una frusta di corde e la usò per cacciare i venditori ed i cambiamonete dal tempio.

    Giovanni 2:13-16 Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme. 14 E trovò nel tempio venditori di buoi, di pecore, di colombi, e i cambiamonete seduti; 15 fatta quindi una frusta di cordicelle, li scacciò tutti fuori del tempio insieme con i buoi e le pecore, e sparpagliò il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò le tavole, 16 e ai venditori di colombi disse: «Portate via da qui queste cose; non fate della casa del Padre mio una casa di mercato».

    Quando guardiamo a questi passaggi vediamo che Gesù ha mostrato ira ed in realtà ha agito con quella ira. Rendiamoci conto che era sì una rabbia giusta e che queste persone stavano peccando contro Dio e il Suo tempio ed in un certo senso era anche un peccato contro di Lui siccome Lui è Dio.

    Comprendiamo anche che quando il male fu commesso contro di Lui personalmente, non reagì con ira. Io credo che sicuramente sentiva ira in se ma rimase in silenzio. Non possiamo affermare con certezza se in realtà si arrabbiò perchè le Scritture non ce lo dicono. Possiamo però facilmente presumere che si sia arrabbiato perché la parola di Dio ci dice anche questo:

    Ebrei 4:15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato.

    Questo passo è molto, molto importante da capire perché afferma che Gesù fu tentato come noi in OGNI cosa. Come vediamo chiaramente dice che Gesù fu tentato in ogni cosa come noi, tuttavia dice che anche se ha subito tutte le stesse tentazioni che subiamo come esseri umani Gesù non ha mai peccato.

    Questo ci riporta al passo in cui Paolo dice di “essere irati” ma non peccare!

    Possiamo sicuramente capire che Gesù si è quindi irato e potrebbe essere stato arrabbiato anche quando è stato offeso personalmente, ma nella Sua ira non ha peccato e spesso non l’ha nemmeno mostrata.

    Pietro dice:

    1 Pietro 2:21-23 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. 22 «Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca». 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.

    Anche qui Pietro dice che Gesù non ha peccato, né ha nemmeno usato parole ma quando è stato insultato non ha insultato e non ha agito nella sofferenza che noi gli abbiamo causato, ma questa è la chiave, Egli si è rimesso a Colui che giudica giustamente, cioè il Suo Padre, Dio.

    Quindi anche noi dovremmo fare come ha fatto Lui. Notate che in realtà Pietro rende delle distinzioni su Gesù.

    Prima Pietro dice che Gesù non ha peccato si è trovato inganno nella Sua bocca. La parola greca inganno significa astuzia, sottigliezza. Gesù era sempre e completamente sincero.

    La seconda distinzione che Pietro fa è che Gesù non ha minacciato quando è stato offeso e persino crudelmente trattato, picchiato, flagellato, deriso e ucciso. Non si è comportato in modo offensivo ne ha attaccato nessuno.

    Ora, questo fa sorgere la domanda in questo caso particolare, Pietro ci ha già detto che Gesù non ha mai peccato, e sappiamo anche che Gesù è stato tentato in tutti i punti come noi senza mai peccare. Ma la domanda è dimostrare la nostra ira è sempre peccaminoso? Può esserlo oppure no anche quando una persona rimprovera quando sotto ira, il significato di minaccia e oltraggio può essere peccaminoso e non peccaminoso. Questo è il significato peccaminoso della parola: criticare in modo offensivo. Questo invece è il significato della stessa parola descritta usata un modo più sommesso: critica, condanna, censura o attacco.

    Questi ultimi quattro signficati possono essere fatti in un modo che non è peccaminoso come quando Gesù si è rivolto ai farisei e agli scribi e agli avvocati in Matteo 23.

    Certamente Gesù non ha peccato in quel caso, ma nel giusto modo e contesto ha rimproverato, in altre parole ha criticato, condannato e attaccato, ma nella sua rabbia verso di loro non ha peccato.

    Infine, Pietro dice che Gesù non ha minacciato quando è stato insultato. Aveva il diritto di minacciare per quello che gli stavano facendo? Non solo è stato maltrattato come uomo ma è stato maltrattato come Dio. Condannare un uomo innocente dovrebbe sicurmente fare arrabbiare qualcuno, maltrattare un essere umano così come Egli era e senza buone ragioni potrebbe irarci, dovrebbe infatti essere una causa d’ira. Inoltre, facendo ciò che gli hanno fatto come Figlio di Dio, cioè come Dio certamente avrebbe potuto causare ira e minacce da parte Sua e giustamente.

    Gesù, tuttavia, ha avuto un approccio diverso alla rabbia rispetto a noi, nella maggior parte dei casi, in tutti i casi quando è stato personalmente offeso e maltrattato, anche se aveva il diritto di essere irato e persino scagliarsi contro di loro e condannarli e minacciarli però non lo ha fatto. Pietro dice che Lui invece si è affidato a Colui che giudica giustamente.

    Questa è la risposta giusta che Dio vuole che anche noi abbiamo quando le persone ci trattano male e ci offendono in qualche modo.

    Dobbiamo affidarci e Dio che giudica in modo retto in nostro favore.

    Diamo un’occhiata adesso ad altre volte quando Gesù si è arrabbiato:

    Marco 3:1-5 Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. 2 Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo. 3 Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca: «Alzati in mezzo a tutti!». 4 Poi disse loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male, salvare una vita o annientarla?». Ma essi tacevano. 5 Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo: «Stendi la tua mano!». Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

    Le Scritture affermano chiaramente che Gesù si irò con loro perché non volevano che Lui guarisse nel giorno del Sabato, stavano anche cercando di trovare un modo per accusarlo, il passo dice che Gesù li guardò con undignazione e fu addolorato per la durezza del loro cuore.

    Anche qui vediamo che Gesù si ira ma la sua reazione è atipica per un uomo irato, in realtà è arrabbiato ma non pecca e non la dimostra, invece si impegna a fare la volontà di Dio che era quella che di guarire quell’uomo e poi perché si è affidato a Dio invece di rimproverare i Farisei in realtà è triste perché i loro cuori sono induriti.

    Egli trasforma la Sua ira in dolore, ma non si scaglia contro di loro in alcun modo. Questo è ciò che accade quando una persona è in grado di reindirizzare la propria rabbia nel modo giusto, dandola a Dio e perseguendo la volontà di Dio, noi, come fece Gesù, dovremmo fare lo stesso, così possiamo sicuramente essere irati e non peccare.

    Ora in chiusura di questo argomento, esaminiamo alcuni altri episodi della Scrittura in cui qualcuno si è arrabbiato e apparentemente non ha peccato. Quindi questi passi sostengono l’affermazione che possiamo effettivamente essere arrabbiati e che la rabbia di per sé non è mai peccaminosa come emozione.

    Atti 15:37-41 Or Barnaba intendeva prendere con loro Giovanni, detto Marco. 38 Ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere con loro colui che si era separato da loro in Panfilia, e non era andato con loro all’opera. 39 Ne nacque allora una tale disputa che si separarono l’uno dall’altro; poi Barnaba, preso Marco, s’imbarcò per Cipro. 40 Paolo invece, sceltosi per compagno Sila, partì, raccomandato dai fratelli alla grazia di Dio. 41 E attraversò la Siria e la Cilicia, confermando le chiese.

    Paolo e Barnaba erano compagni di ministero, Barnaba in origine era uno dei primi cristiani che in realtà si fidò di Paolo e divenne un fratello molto affezionato a lui, Atti 9: 26-27.

    Essi lavorarono assieme per molto tempo e ora improvvisamente hanno una disputa così controversiale ed aspra che si sono dovuti allontanare l’uno dall’altro, in altre parole si sono divisi, questo era un disaccordo perchè c’era una vera divisione e non potevano lavorare assieme e sono andati per vie diverse.

    Molto probabilmente non è la migliore situazione in cui cristiani dovrebbero trovarsi, eppure qui si ha due Cristiani spiritualmente maturi uno che addirittura è un apostolo e un altro quasi, ma comunque un leader molto prominente nella chiesa, e non sono d’accordo, litigano e combattono così bruscamente che devono separarsi.

    Ora, chiediamoci chi ha peccato qui? Non possiamo avere una chiara idea di ciò che è stato detto o come, ma il peccato in questo caso non è menzionato. Sembra quindi molto possibile poter avere un forte disaccordo con qualcuno e ancora non peccare. Una cosa di cui dobbiamo stare molto attenti è il risentimento e non perdonare.

    Un altro episodio in cui un apostolo si è arrabbiato si trova in:

    Atti 8:18-23 Or Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro, 19 dicendo: «Date anche a me questo potere, affinché colui sul quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo». 20 Ma Pietro gli disse: «Vada il tuo denaro in perdizione con te, perché tu hai pensato di poter acquistare il dono di Dio col denaro. 21 Tu non hai parte né sorte alcuna in questo, perché il tuo cuore non è diritto davanti a Dio. 22 Ravvediti dunque da questa tua malvagità e prega Dio che, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. 23 Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d’iniquità».

    Qui di nuovo Pietro è irato dall’offesa di quest’uomo a Dio e al Suo Spirito, ma possiamo constatare facilmente dalle parole che Pietro usa che c’è un certo tono che egli usa e di sicuro non è un tono gentile, è un tono aspro ed irato. Ecco un altro caso di rabbia e certamente Pietro fece come Gesù fece con i Farisei in Matteo 23, così è anche qui.

    Diamo uno sguardo ad un ultimo episodio nella Scrittura:

    Atti 23:2-5 A questo dire il sommo sacerdote Anania ordinò a quelli che gli erano accanto di percuoterlo sulla bocca. 3 Allora Paolo gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato. Tu siedi per giudicarmi secondo la legge e, violando la legge, ordini che io sia percosso». 4 Or quelli che erano presenti dissero: «Insulti tu il sommo sacerdote di Dio?». 5 Paolo rispose: «Non sapevo, fratelli, che egli fosse sommo sacerdote, perché sta scritto: “Tu non dirai male del principe del tuo popolo”».

    Come vediamo qui Paolo diviene irato per l’ipocrisia del sommo sacerdote Anania e al torto che subisce.

    Ci sarebbe molto da dire su questo passaggio, vediamo se riusciamo a farlo in forma breve.

    Vediamo che Paolo viene colpito sulla bocca e questo per ordine dal sommo sacerdote. Questo è stato un atto ingiustificato di violenza e provocazione nei confronti di Paolo. In questo caso particolare, Paolo risponde, ma non lo fa affatto in modo peccaminoso.

    Affronta il suo malcontento affidando verbalmente all’ordine violento del sommo sacerdote alla vendetta di Dio. In altre parole, dicendo che Paolo non violava regola del porgere l’altra guancia, invece avverte Anania che dovrà rispondere a Dio per la sua violenza contro di lui. Paolo in effetti obbedisce alla sua stessa esortazione data in Romani 12 di lasciare si che la vendetta sia di Dio. Paolo accusa anche Anania di essere un ipocrita usando il termine muro imbiancato.

    Vediamo nella Scrittura che questo termine è stato usato per descrivere l’ipocrisia.

    Matteo 23: 27-28 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! poiché siete come dei sepolcri imbiancati, che in effetti appaiono belli all’esterno, ma sono pieni di ossa di uomini morti e di ogni impurità. 28 Così anche esteriormente apparite giusti agli uomini, ma dentro di voi siete pieni di ipocrisia e iniquità.

    Qui Gesù usa il termine sepolcri imbiancati, ma il significato è lo stesso e l’uso lo si trova anche nell’AT:

    Geremia 2:22 Perché se ti lavi con il nitro e con molto sapone, tuttavia la tua iniquità è segnata dinanzi a me, dice il Signore, l’Eterno.

    Il nitro è ciò che si usava per lavare ed imbiancare i muri, quindi da qui si deduce che Dio tramite Geremia st in effetti dicendo la stessa cosa che diceva Gesù ai Farisei. Lavando l’esterno con il nitro comunque si cambiava solo l’apparenza esterna e non interna.

    Gesù accusò persino i farisei di preoccuparsi di pulire l’esterno senza preoccuparsi della pulizia dei loro cuori e delle loro anime, in altre parole l’uomo interiore.

    Paolo non era in alcuna violazione biblica nel chiamare il sommo sacerdote un ipocrita perché anche Gesù li chiamava ipocriti.

    La migliore interpretazione di questo passaggio si trova qui:

    ** Gli interpreti sono stati molto divisi sul significato di questa espressione. Alcuni hanno supposto che Paolo lo dicesse con ironia, come se avesse detto:

    “Perdonatemi, fratelli, non pensavo che questo fosse il sommo sacerdote, non mi è venuto in mente che un uomo che si conduce così potesse essere il sommo di Dio Altri hanno pensato (come Grotius) che Paolo usasse queste parole per mitigare la loro ira, e come riconoscimento che aveva parlato frettolosamente, che era contrario alla sua solita abitudine, la quale non era di parlare male del sovrano del popolo. Come se avesse detto: “Riconosco il mio errore e la mia fretta. Non pensavo di rivolgermi a colui che Dio mi aveva comandato di rispettare. ”

    Ma questa interpretazione non è probabile, poiché evidentemente Paolo non intendeva ritirare ciò che aveva detto.

    Il dottor Doddridge lo spiega così, “non sapevo, fratelli, che era il sommo sacerdote”, e lo considera come una scusa per aver parlato in fretta. Ma l’ovvia risposta a questa interpretazione è che, se Anania era sommo sacerdote, Paolo non poteva non esserne consapevole.

    Di un punto così materiale per Paolo era impossibile che potesse esserne ignorante. Altri suppongono che, poiché Paolo era stato a lungo assente da Gerusalemme, e non fosse al corrente dei cambiamenti che erano avvenuti ed era estraneo alla persona del sommo sacerdote.

    Altri suppongono che Anania non occupasse il solito posto che era appropriato al sommo sacerdote, e che non fosse rivestito delle solite vesti ufficiali e che quindi Paolo non lo riconoscesse come sommo sacerdote.

    E’ del tutto improbabile che in tale occasione il sommo sacerdote, che era l’ufficiale che presiedeva il Sinedrio, non era conosciuto dagli imputati.

    La giusta interpretazione, quindi è quella che deriva dal fatto che Anania non era quindi propriamente il sommo sacerdote; che c’era un posto vacante nell’ufficio, e che egli presiedeva per cortesia, o in virtù del fatto che era stato precedentemente investito di quell’ufficio.

    Il significato allora sarebbe: “Non lo considerava o lo riconosceva come sommo sacerdote, o lo affrontava come tale, poiché questo non era il suo vero carattere. Egli era veramente il sommo sacerdote, anche se fosse stato così colpevole di manifestare una ingiustizia, non avrebbe usato quel linguaggio.

    L’ufficio, se non l’uomo stesso, avrebbe comunque rivendicato il rispetto di Paolo. Ma poiché non era veramente e propriamente in veste di quell’ufficio, e poiché era colpevole di manifesta ingiustizia, Paolo non credeva che fosse protetto nella sua ingiustizia dalla Legge che lo ordinava di mostrare rispetto per il vero governante del persone. “Se questa fosse la vera interpretazione, mostrerebbe che Luca, in questo racconto, si accorda interamente con la verità della storia.

    (** da Note di Barnes, Database elettronico Copyright (c) 1997 di Biblesoft)

    Romans 12:19-21 Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all’ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore». 20 «Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; perché, facendo questo, radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.

    Paolo continua nello stesso contesto di ciò che aveva detto negli ultimi due versetti. Cioè di non ripagare il male con il male e di essere in pace con tutti gli uomini, ora Paolo ci dice che non dovremmo mai vendicarci, ma dobbiamo dare posto all’ira di Dio non dare la nostra alla gente.

    La vendetta appartiene a Dio come è scritto qui, dobbiamo lasciare che sia Dio a ripagare gli altri per il male che ci hanno fatto e non noi, anche e soprattutto perché Dio è l’unico che è giusto e può giudicare con giustizia vera e retribuire giustamente.

    Dio stesso specifica questo anche in altri passi, in fatti quello che dice Paolo qui lo troviamo scritto in:

    Deuteronomio 32:35-36 A me appartiene la vendetta e la retribuzione; a suo tempo il loro piede vacillerà! Poiché il giorno della loro calamità è vicino, e le cose preparate per loro si affrettano a venire. 36 Sì, l’Eterno giudicherà il suo popolo, ma avrà compassione dei suoi servi quando vedrà che la loro forza è scomparsa e che non rimane più alcuno, né schiavo né libero.

    Ci sono altri passi del Nuovo Testamento che menzionano questa stessa dichiarazione e si trovano appena nel prossimo capitolo, a cominciare dal concetto di vendetta di Dio che viene praticato attraverso le autorità governanti tramite la giustizia.

    Romans 13:3-4 I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora vuoi non temere l’autorità? Fa’ ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, 4 perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poiché egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male.

    La vendetta di Dio si trova anche nella vera giustizia amministrata dalle autorità governative umane quando queste giudicano ed eseguono giustamente il tipo di giustizia di Dio. Ricordiamo una cosa, il tipo di vendetta di Dio è sempre giusto e non è mai ingiusto. Dio giudica ed esegue la Sua ira e la Sua vendetta con perfetta giustizia. Ovviamente gli uomini non sono in grado di farlo se non eseguono la giustizia nello stesso modo in cui Dio la esegue.

    Questo è esattamente il motivo per cui Dio ha dato l’occhio per occhio come una regola generale per Israele. Le autorità governative, in altre parole i giudici di Israele, dovevano praticare la giustizia alla maniera di Dio e non nel modo in cui essi pensavano che la giustizia dovesse essere, ma esattamente come Dio ha detto che doveva essere.

    Esodo 21: 23-25 ma se ne segue danno, darai vita per vita, 24 occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25 scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione.

    Quando si tratta di giustizia, Dio vuole che sia giusta e vuole che sia nella stessa misura del crimine o del reato commesso. La giustizia deve essere uguale al crimine. Non è affatto giustizia dare meno di quanto Dio darebbe, ma anche dare più di quanto un crimine richiede è inguisto.

    Il patteggiamento ad esempio, non è giustizia secondo Dio. La punizione deve sempre adattarsi al crimine. Quando ci vendichiamo da soli invece nella maggior parte dei casi non agiamo comunque in modo giusto.

    Nella maggior parte dei casi, quando ci vendichiamo, agiamo emotivamente e con rabbia e risentimento e finiamo per dare di più di quanto sia giustamente richiesto. Lasciate che vi faccia un esempio, quando qualcuno dice qualcosa del genere:

    “Se dipendesse da me, taglierei le mani ai ladri e non ruberebbero più!”

    Diciamo, grazie a Dio non dipende da quella persona! Vedete questo è un tipo di vendetta che è in realtà un crimine in se stesso perchè è una punizione eccessiva per l’effettivo crimine commesso.

    In nessun modo un ladro dovrebbe subire un danno fisico così grave per il reato di furto. Vedete, Dio sa che se ci vendichiamo faremo sempre più torto di quanto sia idoneo per vera giustizia.

    Nella maggior parte dei casi, se non in tutti i casi, una persona che vuole vendicarsi danneggerebbe molto di più il colpevole rispetto al torto effettivamente inflitto.

    Molte volte possiamo anche vedere questo nei rapporti tra le persone, che siano bambini o adulti, mariti e mogli, bambini e genitori.

    Ricordo che quando ero un bambino, una volta un mio compagno di classe aveva messo i suoi soldatini sul mio banco, gli dissi di toglierli e lui non lo fece così gettai i suoi giocattoli dal mio banco per cui lui mi tirò uno schiaffo ed io lo picchiai.

    Questo è un perfetto esempio di una escalation di vendetta per un torto fatto che, come ho detto si è intensificato perchè tutto questo comportamento era ingiustificato. È un perfetto esempio di ciò che accade quando prendiamo le cose nelle nostre mani e ci vendichiamo di un torto subito.

    In questo caso egli aveva sbagliato a mettere i suoi giocattoli sul mio banco, sapendo che questo ragazzo posso dirvi che lo fece per istigarmi, tuttavia non mi comportai come avrei dovuto comportarmi in questo caso da cristiano (anche se ero un bambino e non credente ) Avrei avuto due scelte giuste.

    La prima cosa che avrei potuto o dovuto fare sarebbe stato andare dall’insegnante e dirle di occuparsene e come seconda scelta avrei potuto sedermi ad un altro banco.

    In questi casi non avrei sbagliato e avrei diffuso l’intera situazione. Se fossi andato dalla persona in autorità, in altre parole dalla nostra insegnante, avrei messo la sua autorità e il suo potere a mia disposizione, a mio vantaggio e allo svantaggio del mio compagno di classe e facilmente lui avrebbe ricevuto un’azione disciplinare.

    Questo è l’esempio perfetto di ciò che significa non vendicarsi e lasciare che sia Dio a prendersi cura della vendetta per noi. Se andiamo a Dio come sarei dovuto andare dall’insegnante, avremmo tutta l’autorità e il potere di Dio per sostenerci ed operare per noi. Dobbiamo lasciare la punizione dei malvagi a Dio e alle autorità governative.

    Nel nostro caso entrambi ci siamo vendicati e le cose sono peggiorate di male in peggio perché abbiamo fatto peggio di quanto fosse necessario fare. Io non avevo bisogno di vendicarmi gettando a terra i suoi giocattoli dal mio banco, mi sono vendicato per un torto fatto a me e non ho permesso a chi era in autorità e aveva il potere di prendersene cura per me come noi dovremmo fare con Dio.

    Il mio compagno ha preso il torto fatto a lui e si è vendicato facendo ancora peggio di me perché mi ha aggredito. Io poi ho fatto peggio perchè mi sono vendicato in modo persino peggiore di lui.

    Gesù ci ha detto che se qualcuno ci schiaffeggia, non dovremmo schiaffeggiarli ma porgere l’altra guancia.

    Ora riconosco che nel nostro caso si trattava di bambini, ma l’intera cosa era completamente sbagliata ed è un esempio perfetto di ciò che accade quando ci vendichiamo per i torti fatti a noi.

    Se traduciamo effettivamente quella lite infantile e la vendetta tra due bambini in qualcosa fatto tra adulti, si può capire che il male e il danno potrebbero essere molto più grandi.

    Sentiamo sempre parlare di faide tra vicini di casa, di come si percepisce un torto commesso da loro e ci si vendica facendo qualcosa di peggio in ricambio, poi l’altro dopo fa un’altra cosa ancora peggio e c’è un’escalation di malvagità che viene fatta ad ogni uno da ogni uno, questo è un esempio di vendetta, vendicarci non finisce mai in qualcosa di buono.

    Questo è il motivo per cui Dio ci comanda specialmente a noi credenti di non vendicarci, questo è perchè anche noi possiamo essere altrettanto malvagi e cattivi come chiunque altro se e quando operiamo nella nostra carne e questo è esattamente ciò che accadrebbe se e quando ci vendichiamo.
    Non possiamo lasciare che le nostre emozioni prendano il sopravvento, abbiamo parlato dell’ ira nel nostro studio, non possiamo permettere alla nostra rabbia di sfuggire al nostro controllo e tentare di vendicarci perché comunque non agiremo mai in giustizia.

    Solo Dio può vendicarci adeguatamente noi non possiamo.

    Paolo in 1 Corinzi 6 in realtà dice a credenti, specialmente tra noi credenti, ma non esclusivamente, non trascinano altri credenti in cause legali in un tribunale secolare.

    Ascoltate a quello che dice:

    1Corinthians 6:1-6 C’è qualcuno di voi che, quando ha una questione contro un altro, osa farlo giudicare dagli ingiusti invece che dai santi? 2 Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare dei piccoli problemi? 3 Non sapete voi che noi giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! 4 Se avete dunque delle cause giudiziarie per cose di questa vita, stabilite come giudici quelli che nella chiesa sono i meno stimati. 5 Dico questo per farvi vergogna. Così, non c’è tra voi neppure un savio, che nel vostro mezzo sia capace di pronunciare un giudizio tra i suoi fratelli? 6 Il fratello invece chiama in giudizio il fratello, e ciò davanti agli infedeli.

    Per noi nella chiesa, specialmente questa è la pratica, Paolo sta effettivamente rimproverando i credenti di Corinto perché si stavano facendo causa l’un l’altro. Paolo sta invece dicendo di non trascinarci l’un l’altro davanti ai tribunali umani, ma di risolvere i nostri litigi all’interno della stessa chiesa. Non dovremmo stendere il nostro bucato sporco nel sistema giudiziario umano piuttosto dovremmo risolvere i nostri problemi all’interno del corpo di Cristo. Paolo infatti afferma che sarebbe ancora meglio che sopportiamo il torto e che perdoniamo i fratelli, portiamoli davanti alla chiesa ma dobbiamo essere i migliori e di perdonare, essere offesi e soffrire il male subito, ma non dobbiamo essere quelli che sbagliano.

    Se ci prendessimo cura di tutti quanti e ci amassimo come si dovrebbe, dopo un po’ nessuno più si vendicherebbe.

    Il concetto qui in linea di principio è lo stesso esatto principio che Gesù ci ha dato:

    Matteo 5:39-42 Ma io vi dico: Non resistete al malvagio; anzi, se uno vi percuote sulla guancia destra, poretegli anche l’altra, 40 e se uno vuol farvi causa per togliervi la tunica, lasciategli anche il mantello. 41 E se uno vi costringe a fare un miglio, fatene con lui due. 42 Date a chi vi chiede, e non rifiutate di dare a chi desidera qualcosa in prestito da voi.

    Chiaramente Gesù estende ancora di più ciò che Paolo dice, perché Paolo sta qui raggiungendo un picco sui credenti, ma Gesù sta parlando di come un credente dovrebbe reagire verso chiunque, non solo verso gli altri fratelli.

    Dice infatti “chiunque vi colpisce” “se qualcuno vi cita in giudizio”, “chi ci obbliga”

    Così come dice Paolo in Romani quando dice di essere in pace con tutti gli uomini, questo è anche ciò che ci dice Gesù. Anche questa è in realtà un’esortazione a non vendicarci per i torti subiti.

    Tuttavia, per essere onesti, anche se non dobbiamo vendicarci di un torto fatto a noi, Dio non ci proibisce di difendere noi stessi o i nostri cari o di difendere una persona più debole e indifesa da un danno particolarmente potenzialmente letale.

    Gesù non sta dicendo che non possiamo difendere noi stessi o gli altri da una situazione potenzialmente molto dannosa o letale altrimenti la parola di Dio non avrebbe detto queste seguenti cose:

    Genesi 9:5-6 Io chiederò certamente conto del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto ad ogni animale e uomo. Chiederò conto della vita dell’uomo alla mano di ogni fratello d’uomo. 6 Chiunque spargerà il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso per mezzo di un uomo, perché DIO ha fatto l’uomo a sua immagine.

    Inoltre dice anche:

    Romani 13:3-4 I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora vuoi non temere l’autorità? Fa’ ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, 4 perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poiché egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male.

    Come vediamo, è l’intenzione di Dio usare la giustizia umana per punire i reati ed in particolare gli assassini. Questo è esattamente il motivo per cui Paolo dice che le autorità portano la spada. La spada era ed è tutt’oggi un’arma letale, era come un’arma da fuoco è oggi. Non c’è differenza tra le due per principio.

    Se Dio ha dato la giustizia umana a coloro che Egli stesso ha posto in autorità, se questi possono eseguire giustizia spesso anche immediata e sul posto usando forza letale, se poi tale autorità è estesa dalla legge umana ad altri, come ad esempio dare un’approvazione legale all’uso di forza letale per difendere se stessi e gli altri da un danno letale, vuol dire che per estensione è anche Dio che conferisce quel diritto e autorità.

    Ovviamente non è un comandamento per un civile di andare a ricercare la propria giustizia, ma è permesso dalla legge ed è permesso anche da Dio non solo dalla legge umana.

    Come e perché? Perché è Dio che in realtà ha dato questo diritto alle autorità governative umane come leggiamo chiaramente in Genesi 9 ed in Romani 13.

    Quindi non ci viene comandato di usare la forza letale in casi di autodifesa, ma possiamo farlo senza commettere un peccato di omicidio colposo. È tuttavia un omicidio ma è giustificabile. Perfino i poliziotti commettono un omicidio legittimo quando uccidono una persona in modo giustificabile.

    Se l’autodifesa non fosse permessa da Dio, Gesù non avrebbe mai fatto questa seguente affermazione:

    Luca 22:35-36 Poi disse loro: «Quando vi mandai senza borsa, senza sacca e senza sandali, vi è forse mancata qualche cosa?». Ed essi dissero: «Nessuna». 36 Disse loro dunque: «Ma ora chi ha una borsa la prenda con sé, e così pure una sacca; e chi non ha la spada venda la sua veste e ne compri una.

    È ovvio che Gesù sta chiaramente dicendo loro che era permesso portare una spada anche per i suoi discepoli. Infatti li esorta a prenderne una se non ne avevano una.
    Ora, pensiamo a questa dichiarazione per un momento, perché Gesù avrebbe detto loro di prendere una spada, persino di vendere un vestito per avere una spada? Una spada allora era per un solo scopo, non disse loro di prendere una spada per tagliarci il pane. Stava loro dicendo che potevano difendersi quando e se ne avevano bisogno. Ricordiamoci che all’epoca una spada equivaleva ad una arma da fuoco.

    Ricordiamoci anche che, ci sono momenti in cui possiamo, non dobbiamo per forza se non vogliamo, ma possiamo comunque usare forza anche letale per difenderci e difendere gli altri e ci sono anche momenti in cui è proibito.

    Più tardi, Pietro che aveva una spada con se, colpì una guardia mentre venivano per arrestare Gesù. Tuttavia ci sono ottime ragioni per cui Gesù non voleva che la usasse allora.

    La prima ragione è valida anche oggi, se la polizia viene ad arrestarci o qualcuno che è con noi anche se non fosse un arresto giustificato e lo riteniamo ingiusto, e potrebbe esserlo, ovviamente non possiamo sfoderare una pistola e iniziare a sparare alla polizia, noi sappiamo cosa succederebbe se lo facessimo, saremmo sicuramente morti.

    Questo è esattamente il motivo per cui Gesù disse a Pietro di rimettere la spada al suo posto e perché Lui gli disse questo:

    Matteo 26:51-52 Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, stesa la mano, trasse fuori la sua spada e percosse il servo del sommo sacerdote, recidendogli un orecchio. 52 Allora Gesù gli disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada.

    Gesù qui non sta dicendo che non possiamo usare un’arma per difenderci, ma quello che sta dicendo è che in quel caso ed in ogni altro caso, se pensiamo di poter risolvere ogni problema usando la violenza e la forza letale, alla fine saremo vittime delle stesse. Vivere per la spada non è la stessa cosa che usarla per difenderci quando è necessario.

    Gesù non aveva bisogno di essere difeso con una spada anche se fu arrestato ingiustamente. Gesù risponde bene a Pietro quando gli disse:

    Gesù, il Figlio di Dio, non aveva bisogno di essere difeso dagli uomini né da una spada, se Gesù avesse avuto bisogno di essere difeso poteva chiamare una intera schiera angeli.

    Matteo 26:53-54 Pensi forse che io non potrei adesso pregare il Padre mio, perché mi mandi più di dodici legioni di angeli? 54 Come dunque si adempirebbero le Scritture, le quali dicono che deve avvenire così?».

    Tuttavia, come vediamo Gesù è venuto in modo che in realtà lo arrestassero ingiustamente, lo processassero e condannasserlo a morte, ecco perché Gesù è venuto. Le Scritture dovevano essere adempiute, doveva essere così.

    Quello era il secondo punto e il terzo era che Egli non era venuto per guidare una ribellione armata o per rovesciare l’occupazione romana di cui Egli poi fu ingiustamente accusato, Gesù invece disse questo a Pilato:

    Giovanni 19:36 Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei; ma adesso il mio regno non è di qui».

    Vedete, se in quel momento Gesù fosse venuto per vincere il dominio romano e stabilire il Regno di Israele e farlo attraverso la forza umana, allora dice che i suoi servi avrebbero combattuto, ma non fu per questo che venne la prima volta.

    Ci sarà una seconda volta quando Gesù verrà, e mi dispiace deludere i nostri rigidi fratelli teologici riformati, Egli verrà sicuramente e fisicamente sulla terra e annienterà e sconfiggerà tutti i Suoi nemici sulla terra e stabilirà un vero e letterale regno sulla terra in cui Egli governerà: Apocalisse 19: 11-21; Apocalisse 20: 1-10.

    Questa seconda volta verrà come un guerriero ed un Re conquistatore ed userà la Sua spada, quella che esce dalla Sua bocca, la Sua parola per distruggere i Suoi nemici.

    Ad ogni modo, Gesù non ha mai proibito allora né oggi la pratica dell’autodifesa o la difesa degli altri.

    Questo non è vendicarsi, vendicarsi sarebbe, inseguire qualcuno che ha causato a noi danni o ai nostri cari e poi ucciderli o picchiarli per quello che hanno fatto. Questo è vendicarsi e non è giustizia. La giustizia in quel caso richiederebbe che vengano arrestati dalle autorità, giudicati e condannati.

    Perfino la polizia quando insegue un assassino non può uccidere l’assassino a meno che non provi o minacci di ucciderli lui prima, in qual caso diventa autodifesa. Se no, devono essere arrestati e processati e dovrebbero, secondo Dio, ricevere la pena di morte per omicidio se hanno ucciso.

    Sappiamo tuttavia che purtroppo anche nel nostro sistema giudiziario, anche se in alcuni casi viene applicata la pena di morte, non viene sempre applicata ad un omicida.

    Il nostro sistema giudiziario è quello stesso che spesso viola la giustizia di Dio, ma anche in quei casi dobbiamo affidarci alla perfetta giustizia di Dio, perché alla fine sarà Dio che giudicherà giustamente.

    Questo è il motivo per cui non dobbiamo vendicarci dobbiamo lasciare che Dio lo faccia per noi.

    Il versetto 20 adesso ci dice:

    Romani 12:20 Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; perché, facendo questo, accumulerai dei carboni accesi sul suo capo.

    Questo passo è molto importante e credo che molte persone abbiano davvero delle difficoltà nella interpretazione di questo versetto.

    Questo versetto è strettamente connesso a quello precedente che ci comanda di non vendicarci ma di permettere a Dio di farlo in nostro favore.

    Questo versetto è anche menzionato in un’altra parte della Scrittura infatti Paolo cita questo che proviene da:

    Proverbi 25: 21-22 Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, e se ha sete, dagli acqua da bere, 22 perché così accumulerai carboni ardenti sul suo capo, e l’Eterno ti ricompenserà.

    Ora vediamo cosa significa tutto questo. Come abbiamo detto in precedenza, Paolo ha menzionato di non vendicarci e di permettere a Dio di vendicare torti fatti a noi.

    Ora Paolo cita il passo di Proverbi 25.

    Qui la parola di Dio ci dice di essere buoni con i nostri nemici, di mostrare gentilezza verso coloro che potrebbero persino volerci far male.

    Notiamo, nella cultura mediorientale, ma non solo in quella, quasi in tutte le culture l’amicizia e la fratellanza sono quasi sempre celebrate partecipando insieme ad un pasto.

    Condividere un pasto al tavolo della nostra famiglia è sempre un segno di amicizia e di fratellanza.

    Pensiamo a questo per un momento, di solito invitiamo a cena solo le persone che sono i nostri parenti ed i nostri amici.

    La maggior parte delle persone non invita nessuno ad un pasto in casa loro, a meno che, ovviamente, a ci piacciano le persone che invitiamo o almeno che abbiamo un qualche tipo di affinità con loro.

    Quindi il significato qui è che dobbiamo trattare coloro che ci odiano e che vogliono maltrattarci come se fossero nostri amici e dovremmo aiutarli se e quando essi sono nel bisogno.

    Questo passo in realtà non ci mostra di invitare a cena in casa nostra persone che ci odiano, anche se in realtà non ci proibisce di farlo.

    Tuttavia ci dice che quando i nostri nemici hanno fame o sete dobbiamo mostrare loro gentilezza e persino dar loro da mangiare e dare loro qualcosa da bere se necessario, così se siamo consapevoli che stanno diventando bisognosi dovremmo mostrare loro gentilezza ed aiutarli.

    Ovviamente la maggior parte delle persone, anche credenti, hanno spesso difficoltà, non solo a farlo, ma anche a capire perché lo devono fare.

    Capirlo perché in realtà non è poi così difficile.

    Inoltre, ogni volta che Dio ci comanda di fare qualcosa, non è assolutamente necessario capire perché dobbiamo farlo. Dovrebbe essere sufficiente che Dio ci abbia comandato di farlo per farlo.

    Tuttavia, Dio il più delle volte ci spiega anche perché Lui ci dice di fare ciò che Egli ci dice di fare.

    Spesso comprendiamo e otteniamo spiegazioni attraverso lo studio della Scrittura del perché Dio ci dice di fare ciò che Egli vuole, quindi dobbiamo anche comprendere questo concetto attraverso gli occhi delle Scritture.

    Prima di tutto dobbiamo capire che anche noi, tutti i credenti una volta eravamo nemici di Dio.

    Ci sono molte Scritture che chiaramente dimostrano che a un certo punto eravamo tutti nemici di Dio.

    Diamo un’occhiata ad alcune, la prima e molto descrittiva della nostra inimicizia con Dio e la bontà e la misericordia di Dio si trova in:

    Romani 5:6-8 Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi. 7 Difficilmente infatti qualcuno muore per un giusto; forse qualcuno ardirebbe morire per un uomo dabbene. 8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

    Come vediamo chiaramente, Cristo morì per gli empi, cioè noi, eravamo senza alcuna forza spirituale per essere in qualsiasi condizione per trovare il favore con Dio. Nessuno è buono, abbiamo già visto questo scritto in Romani 3:10-12, così Cristo non è morto per nessun uomo buono o giusto, invece Dio ha comandato il Suo amore verso di noi che mentre eravamo ancora peccatori e quindi nemici di Dio, Cristo morì per noi.

    Dio non ci ha amato quando eravamo buoni e giusti, ci ha amati quando eravamo peccatori e Suoi nemici. Infatti Dio ci ha scelti prima della fondazione del mondo e grazie alla Sua misericordia ci ha salvati, quando Egli ci ha scelti, anche se non eravamo ancora nati, Dio sapeva che saremmo stati dei peccatori e che saremmo stati Suoi nemici, eppure Egli ci ha ancora scelti e ci ha salvati lo stesso.

    Dio ci ha amato, i Suoi nemici così tanto, ci ha visti affamati ed assetati, privi del nostro cibo e bevanda spirituale e si è assicurato che ci fornisse quelle stesse cose che ci mancavano che per la loro mancanza avremmo altrimenti perduto la vita eterna.

    Vedete, Dio ci ha amato, i Suoi nemici e ci ha dato da mangiare e da bere del suo cibo spirituale, ricordando ciò che Gesù ci ha detto di questo stesso concetto in:

    Giovanni 6:32-35 Allora Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 33 Perché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà vita al mondo». 34 Essi allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35 E Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà mai più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.

    Così Dio ci ha dato, i Suoi nemici, cibo e bevande spirituali perché senza di esse saremmo morti, così come vediamo c’è una vera affinità con il passo di Romani 12:20 e Proverbi 25 e perché Dio vuole che lo facciamo con i nostri nemici, è perché in un certo senso imiteremo Lui in linea di principio.

    Altri passi che confermano che eravamo nemici di Dio si trovano in:

    Colossesi 1:20-21 e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli. 21 E voi stessi, che un tempo eravate estranei e nemici nella mente con le vostre opere malvagie,

    Efesini 2:13-16 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15 avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso.

    Così come persino Gesù ci ha comandato nel Sermone sul Monte, dobbiamo trattare con gentilezza coloro che chiaramente vogliono farci del male e non dobbiamo ripagare loro male con il male e non dobbiamo vendicarci.

    Inoltre, non siamo affatto in grado di sapere se una di quelle persone che ora sono i nostri nemici diventeranno in seguito figli di Dio.

    Come dico spesso, solo perché Dio elegge le persone gli eletti non vanno in giro con una grande E che rappresenta gli eletti, dipinte sulla schiena.

    Solo Dio sa chi sono gli eletti, noi non sappiamo chi sono e quindi anche se in questo momento sono nostri nemici e nemici di Dio, potrebbero potenzialmente essere nostri fratelli o sorelle in Cristo nel futuro.

    Dobbiamo essere gentili con tutte le persone e dobbiamo permettere a Dio di amministrare la vendetta per nostro conto. Dio può giudicare in due modi, il primo è che Dio porterà davvero ira e giudizio su peccatori impenitenti che non avranno fede nell’opera di redenzione di Cristo. Dio giudica i peccatori e vendica i Suoi figli di coloro che gli fanno del male e può farlo in questa vita oltre che nell’eternità.

    Dobbiamo essere gentili con tutte le persone e dobbiamo permettere a Dio di amministrare la vendetta per nostro conto. Dio può giudicare in due modi, il primo è che Dio porterà davvero ira e giudizio su peccatori impenitenti che non avranno fede nell’opera di redenzione di Cristo. Dio giudica i peccatori e vendica i Suoi figli a coloro che li fanno nel modo sbagliato e può farlo in questa vita oltre che nell’eternità.

    Tuttavia, c’è un altro modo in cui Dio giudica i peccatori. L’altro modo in cui giudica il peccato è attraverso la croce!

    Dio solo ha la prerogativa di avere pietà dei peccatori e lo fa attraverso il Vangelo, attraverso la croce. Questo accade perché in tutti i casi Dio deve giudicare il peccato ed i peccatori.

    Pertanto, o giudica i peccati dei peccatori che non si pentono mai e quindi li giudicherà ed essi sopporteranno l’ira eterna di Dio o Dio giudicherà il peccato in qualcuno attraverso l’ira e il giudizio che Egli ha riversato sul Suo stesso Figlio Gesù Cristo nel nome di quelli per cui Cristo è morto, cioè gli eletti alla salvezza.

    Quindi in questo caso Gesù ha sopportato il giudizio e l’ira di Dio ed i peccati degli eletti sono stati posti su di Lui, quindi poiché questo accade gli eletti ricevono la misericordia e la grazia di Dio attraverso il sacrificio di Cristo Gesù sulla croce mentre Gesù ha pagato il prezzo dei peccati degli eletti cioè ha sopportato l’ira di Dio e il giudizio in nostro favore!

    Quindi ciò che capiamo è che Dio giudica il peccato giudicando il peccatore impenitente per l’eternità o giudicando i peccati degli eletti nel Suo Figlio Gesù Cristo. Gli eletti ricevono la misericordia e la grazia di Dio mentre Gesù ha ricevuto l’ira e il giudizio di Dio che noi meritavamo.

    Pertanto, in ogni caso, Dio giudica sempre il peccato e dispensa sempre la sua ira, sia nel peccatore che nel Figlio per gli eletti.

    Ora diamo un’occhiata alla parte più impegnativa di Romani 12:20 e interpretiamo cosa significa: così facendo accumuleremo carboni ardenti sulle loro teste.

    Ammassare carboni ardenti sulla testa di una persona non è un segno che sta accadendo qualcosa di buono.

    Immaginate la scena, noi siamo gentili con i nostri nemici ma, mentre lo facciamo, è come se prendessimo dei carboni ardenti e li ammucchiassimo sulle loro teste. Come può accadere questa brutta cosa se in realtà siamo gentili e amorevoli verso i nostri nemici?

    Questo amici miei significa che quando siamo gentili e amorevoli verso i nostri nemici, in realtà li stiamo giudicando mentre siamo gentili con loro.

    Non siamo noi che chiamiamo personalmente il giudizio su di loro in questo caso particolare, ma siamo gentili con loro, quindi noi siamo irreprensibili di qualsiasi torto davanti a Dio ed in questo modo stiamo facendo spazio al giudizio di Dio su di loro.

    Il versetto precedente affermava infatti: la vendetta è mia dice il Signore, Io ripagherò!

    Sarà Dio che ripagherà i nostri nemici, in effetti il detto, un mucchio di carboni ardenti sul loro capo è un altro modo per dire che non saranno esenti dal giudizio di Dio ed è Lui che ci vendicherà.

    Immaginate la scena effettivamente e letteralmente ammuchiando carboni ardenti sulla testa di qualcuno, non sembra affatto una buona cosa, almeno non è una buona cosa per la persona che riceve i carboni sulla testa.

    D’altra parte quello che Dio ci sta dicendo è:

    “fate del bene ai vostri nemici, nel frattempo non vi agitate, non vi preoccuparte, fate il bene perché non la faranno franca del male che vi hanno fatto”.

    Solo perché facciamo del bene non significa affatto che Dio non vendica i torti che ci hanno fatto. In realtà quando facciamo del bene a chi ci ha fatto del male, chiamiamo Dio in gioco per vendicarci e la parola di Dio descrive le nostre buone azioni verso i nostri nemici come se fossero proprio carboni ardenti sulle loro teste.

    I malvagi non riusciranno a farla franca con il male che fanno, ma noi non dobbiamo ripagare il male con il male. Facciamo del bene perché Dio ci comanda di farlo, in questo modo saremo al di sopra di ogni rimprovero e invece di sopportare noi stessi l’azione disciplinare di Dio quando ripaghiamo il male con il male, saremo invece i destinatari delle benedizioni di Dio mentre effettivamente essi riceveranno la vendetta di Dio.

    Infatti la Scrittura menzionata in Proverbi ci dice esattamente questo che è invece omesso in Romani:

    Proverbi 25: 21-22 Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare; e se ha sete, dagli acqua da bere; 22 perché accumuli carboni ardenti sul suo capo, e l’Eterno ti ricompenserà.

    Se dovessimo interpretarlo in poche parole, direbbe:

    “Fai del bene ai tuoi nemici e così facendo invocherai il giudizio di Dio su di loro mentre sarai benedetto da Dio”.

    I carboni ardenti nella Scrittura sono quasi sempre associati col giudizio di Dio.

    L’altare nel tabernacolo di Dio e nel Suo tempio venivano sempre bruciati carboni ardenti, queste braci erano sempre presenti sull’altare e sull’altare erano usate per bruciare i sacrifici che furono uccisi e poi bruciati come sacrificio e questo era quasi sempre un atto di giudizio. Era un giudizio di sostituzione dell’animale sacrificato e giudicato per il peccato della persona offerente.

    Vediamo questo concetto anche scritto in:

    2 Samuele 22: 7-13 Nella mia angoscia invocai l’Eterno e gridai al mio DIO. Egli udì la mia voce dal suo tempio e il mio grido giunse ai suoi orecchi. 8 Allora la terra fu scossa e tremò, le fondamenta dei cieli furono smosse e scrollate, perché egli era acceso d’ira. 9 Un fumo saliva dalle sue narici e un fuoco divorante gli usciva dalla bocca; da lui sprizzavano carboni accesi. 10 Egli abbassò i cieli e discese con una densa caligine sotto i suoi piedi. 11 Cavalcava sopra un cherubino e volava e appariva sulle ali del vento. 12 Per padiglione intorno a sé aveva posto le tenebre, l’oscurità delle acque e le dense nubi del cielo. 13 Dallo splendore che lo precedeva, si sprigionavano carboni ardenti.

    Questo passo parla chiaramente di Davide che chiama Dio nella sua angoscia, questa è una ripetizione del Salmo 18 che parla di liberazione dai nemici.

    Davide sta invocando Dio per liberarlo dai suoi nemici. Davide grida a Dio e Dio lo ascolta e guardate cosa dice qui:

    Dio fu adirato e furono accesi i carboni dell’ira di Dio. Dio scese per vendicare Davide e ancora il Salmo dice che dinanzi a Lui si accendevano carboni ardenti.

    Come vediamo accendere carboni ardenti nella Scrittura significa suscitare il giudizio di Dio e la Sua vendetta.

    Questo concetto descrive il giudizio di Dio usando il simbolo dei carboni ardenti che è prevalente nella Scrittura.

    Psalms 140:10 Cadano loro addosso carboni accesi; siano essi gettati nel fuoco, in fosse profonde, da cui non possano più risorgere.

    Ancora una volta vediamo chiaramente anche qui che i carboni ardenti sono un concetto trovato nella richiesta a Dio di vendicare il Suo popolo dai loro nemici.

    In Ezechiele 10 capiamo che la menzione dei carboni ardenti ha a che fare con il giudizio di Dio poiché questo episodio è descritto qui per noi:

    Ezechiele 10:2 L’Eterno parlò quindi all’uomo vestito di lino e disse: «Va’ fra le ruote sotto il cherubino, riempiti le mani di carboni ardenti che sono fra i cherubini e spargili sulla città».

    Che questa sia una descrizione del giudizio di Dio su Gerusalemme è evidente dalle parole nel passo più avanti in:

    Ezechiele 24:9-12 Perciò, così dice il Signore, l’Eterno: «Guai alla città sanguinaria! Anch’io farò un gran rogo. 10 Ammassa la legna, accendi il fuoco, fa’ cuocere bene la carne, mescola le spezie e lascia che le ossa brucino. 11 Poi metti la pentola vuota sui carboni, perché si riscaldi e il suo bronzo diventi rovente, affinché la sua impurità si dissolva in mezzo ad essa, e la sua sporcizia sia consumata. 12 Essa mi ha stancato con le sue menzogne; la sua grande sporcizia non se ne va; la sua sporcizia andrà a finire nel fuoco.

    Anche in Abaccuc viene descritto così:

    Abaccuc 3:3-5 Dio veniva da Teman, il Santo dal monte Paran. La sua gloria copriva i cieli e la terra era piena della sua lode. 4 Il suo splendore era come la luce, raggi si sprigionavano dalla sua mano e là era nascosta la sua potenza. 5 Davanti a lui camminava la peste e carboni ardenti seguivano i suoi passi.

    I carboni ardenti sono di nuovo descritti nel contesto del giudizio di Dio.

    Il libro dell’Apocalisse, come sappiamo, è pieno di linguaggio che descrive il giudizio e l’ira di Dio che Egli riverserà sulla terra, riversate su gran parte dell’umanità e persino demoni, l’Anticristo e, alla fine, anche Satana stesso.

    Una descrizione di Dio che giudica la terra in Apocalisse si trova nel prossimo passo:

    Apocalisse 8:3-5 Poi venne un altro angelo che aveva un turibolo d’oro e si fermò presso l’altare; e gli furono dati molti profumi, affinché li aggiungesse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono. 4 E il fumo dei profumi, offerti con le preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo davanti a Dio. 5 Poi l’angelo prese il turibolo, lo riempì del fuoco dell’altare e lo gettò sulla terra; e si fecero voci, tuoni, lampi e un terremoto.

    Anche qui, in questo passo è più che evidente che il giudizio di Dio è descritto in modo evidente da carboni ardenti e fuoco spesso detto di essere acceso nel fuoco del giudizio.

    In realtà, la parola accendere significa proprio questo, prendere le braci, i carboni ardenti e farli crescere finchè diventano un vero e proprio fuoco.

    Pertanto, possiamo capire molto meglio cosa significa accumulare carboni ardenti sulle teste dei nostri nemici.

    Come vediamo allora, quando siamo gentili con i nostri nemici, non significa affatto che riusciranno a farla franca con il loro odio o la loro ostilità, al contrario. Dio ci sta dicendo di essere gentili con loro e di lasciare che la vendetta la esegua Lui.
    Questo si adatta perfettamente all’esortazione di non ripagare il male con il male ma di agire con gentilezza e non vendicarsi ma dare spazio al giudizio di Dio e Lui che esegua vendetta in nostro favore.

    Inoltre Dio non vuole che ci vendichiamo perché, come ho già detto, noi siamo sempre ingiusti nella nostra stima di quanta vendetta dobbiamo esercitare su qualcuno che ci ha fatto del male.

    Saremo sempre ingiusti e saremo sempre più duri nella quantità di vendetta che praticheremo sugli altri. Dio è perfettamente giusto e giudica con equità, noi non siamo perfettamente giusti e non giudichiamo quasi mai equamente.

    Pertanto, lasciare spazio a Dio per vendicarci ci assicura che le persone otterranno esattamente ciò che Dio vuole che ottengano non di meno e non di più.

    Dio vuole che siamo gentili con i nostri nemici e coloro che ci fanno del male anche perché, come ho detto, se Egli ha deciso che una di quelle persone dovesse essere salvata da Lui e che Egli vuole esercitare misericordia e dare loro la grazia invece del giudizio, Dio può persino usare la nostra gentilezza e il nostro perdono per mostrare a queste persone la Sua grazia, la Sua misericordia e la Sua gentilezza. In altre parole, Egli ci usa anche per attirare queste persone a Cristo usando la nostra misericordia e gentilezza.

    La cosa importante per noi da capire è questa: che qualsiasi cosa Dio voglia fare è tutto Lui ma che in entrambi i casi anche noi saremo, o meglio dovremmo essere soddisfatti nel fare la Sua volontà.

    In ogni caso, Dio ci rivendicherà nel Suo modo o Dio ci userà per attirare queste persone al Vangelo e/a Cristo.

    Una delle Scritture ci insegna che è davvero Dio che, nonostante noi e il nostro peccato, ci insegna come e perché dobbiamo andare a Cristo per ottenere la Sua salvezza.

    Giovanni 6:44-45 Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me.

    In Giovanni 6 Gesù ci parla dell’elezione e della salvezza sovrane e qui in questi versi spiega specificamente che nessuno, nessuno, mai, può andare a Lui per ricevere salvezza eccetto, a meno che, come vediamo, questa sia la clausola delle eccezioni, il Padre attira effettivamente la persona per andare a Cristo.

    Questo passaggio è molto importante perché la prima parte elimina tutte le possibilità che chiunque andrà a Cristo da solo, con la propria forza e abilità e con la propria comprensione. Piuttosto chiunque va a Cristo va semplicemente e solo perché Dio il Padre li attira per andare a Cristo ed è Dio il Padre che insegna alle persone ad andare a Cristo.

    Quando permettiamo a Dio di usarci per attirare le persone a Cristo, Egli le insegna attraverso la nostra gentilezza e la Sua grazia e spesso Dio userà anche il Suo giudizio e la Sua vendetta per insegnare agli uomini ad andare a Cristo.

    Non possiamo comprendere appieno come Dio sia in grado di insegnarci per far capire alle persone il loro bisogno di Cristo, ma lo fa, Dio ha le Sue vie e dobbiamo ricordare ciò che Gesù disse ai suoi discepoli in questo prossimo episodio:

    Matteo 19: 23-26 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: In verità vi dico che un uomo ricco entrerà a malapena nel regno dei cieli. 24 E di nuovo vi dico: è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un uomo ricco entrare nel regno di Dio. 25 Quando i suoi discepoli lo udirono, furono estremamente sbalorditi, dicendo: Chi può essere salvato? 26 Ma Gesù li guardò e disse loro: Con gli uomini questo è impossibile; ma con Dio tutte le cose sono possibili.

    Quest’ultimo passo si adatta perfettamente a ciò che Gesù disse in Giovanni 6, infatti Giovanni 6 è la spiegazione di quest’ultimo passaggio.

    Vedete, dal punto di vista dell’uomo e attraverso l’abilità o i desideri dell’uomo è impossibile essere salvati, in altre parole, nessun uomo può andare a Cristo da solo, tranne o a meno che Dio non li voglia attirare a Lui, in altre parole con Dio tutto è possibile. Dio può e Dio lo farà. Dio elimina e ignora l’impossibilità dell’uomo per la Sua onnipotenza e la Sua volontà nell’ essere misericordioso e buono con i peccatori indegni ed incapaci di poter andare Lui.

    Dio può insegnare ai peccatori cose che altrimenti da soli non possono capire, come lo fa? Lo fa e lo fa bene perché Egli può farlo. Lui è Dio e può fare tutto ciò che vuole.

    Quando Egli pone il Suo amore su qualcuno, quando Egli sceglie una persona per la salvezza, fa sì che tutto nella vita di quella persona operi verso la salvezza di quella persona. Dio ci insegnerà, attraverso le nostre esperienze di vita e quando il tempo è giusto sarà Lui a donarci la vita spirituale dall’alto, tutto ciò che abbiamo vissuto e sopportato quindi opererà per noi e darci piena comprensione del nostro bisogno di Cristo.

    Quindi Dio farà ciò che Dio farà, ma noi dobbiamo permettergli di farlo a modo Suo e quando facciamo questo i risultati saranno sempre i migliori risultati. Dobbiamo obbedire a Dio e lasciare a Lui i risultati e le conseguenze della nostra obbedienza.

    Quindi con questo arriviamo alla fine di questo capitolo. Finiamo con il non essere sopraffatti dal male, ma piuttosto superare il male con il bene.

    In realtà non c’è molto altro da aggiungere a questo, poiché si tratta di una ripetizione di ciò che è già stato detto e di ciò che abbiamo già studiato a riguardo.

    Questa è la linea di fondo, Dio è sempre buono, Dio è buono sempre, noi dobbiamo essere come il nostro Padre celeste, dobbiamo fare il bene. Non c’è male in Dio, quindi non ci deve essere male in noi, dobbiamo fare il bene e non il male.

    Abbiamo studiato questo già da prima e non c’è bisogno di studiarlo di nuovo qui, tuttavia dobbiamo capire che quando la parola di Dio ripete le cose significa che le questioni sono molto importanti.

    È quindi importante assicurarsi che non pensiamo troppo a questa cosa, o fare troppe domande su di essa poiché è davvero semplice.

    Dio è sempre buono ed anche noi dobbiamo essere buoni, Dio è buono e misericordioso anche verso gli ingiusti e così dobbiamo essere anche noi, come Gesù ci ha anche detto in:

    Matteo 5:44-48 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

    Come ho detto prima, dobbiamo essere buoni e gentili con gli ingiusti così come lo è Dio e ricordiamolo, se non fosse per il fatto che Dio fosse misericordioso e buono e gentile e che perdona gli ingiusti non saremmo mai Suoi figli, noi non saremmo considerato giusti davanti a Lui perché facevamo parte degli ingiusti.

    Ricordiamoci che nessuno è giusto, nemmeno uno Romani 3:10 e nessuno è buono nemmeno uno Romani 3:12, e solo Dio è buono Luca 18:19. Tuttavia dobbiamo essere come il nostro Padre nei cieli.

    Ancora una volta Dio è assolutamente giusto e noi non possiamo essere uguali a Lui in questo né possiamo quindi giudicarci e vendicarci nel modo giusto e perfetto.

    Perciò lasciamo sempre il giudizio e la vendetta a Lui mentre Egli ci comanda di essere buoni con i nostri nemici, cerchiamo di non vendicarci e non ripaghiamo il male con il male.