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  • Romani Capitolo 11

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    Romani Capitolo 11

    Introduzione del Capitolo

    Come per ogni altro capitolo un introduzione di questo capitolo è di dovere.

    Nel capitolo 10 Paolo ci ha parlato del suo desiderio di vedere la nazione di Israele salvata.

    E’ ovvio dal contesto che il desiderio di Paolo non era esplicitamente l’appartenenza di Ebrei alla chiesa ma un effettiva salvezza della nazione di Israele.

    Questo desiderio di Paolo riguardo alla salvezza di Israele non era solo un suo desiderio ma un desiderio che anche gli altri Apostoli avevano e l’evangelismo che gli Apostoli praticavano aveva come obiettivo proprio la salvezza di Israele, cioè l’accettazione di Gesù come Messia e la restituzione del Regno di Dio alla nazione di Israele, cioè il Regno Messianico.

    Questo tra l’altro era il Regno che Gesù era venuto ad offrire all’inizio del Suo pubblico ministero, ma come ben sappiamo, venne rifiutato, sia Lui come Messia che il Regno che Egli offriva. Ovviamente se si rifiuta il Re si rifiuta anche il Regno e di conseguenza quando si accetta il Re si accetta il Regno.

    Come abbiamo avuto occasione di vedere già e sicuramente vedremo ancora nello studio di questo capitolo, Dio durante il periodo che noi conosciamo come il libro degli Atti degli Apostoli stava ancora stendendo la Sua mano ad Israele ed offrendo loro ancora la possibilità di accettare Gesù come Messia, di ravvedersi nazionalmente e di ricevere le promesse del Regno.

    Questo è grandemente evidenziato dal sermone che Pietro predica in:

    Atti 3:13-26 Il Dio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo Figlio Gesù che voi consegnaste nelle mani di Pilato e rinnegaste davanti a lui, nonostante egli avesse deciso di liberarlo. 14 Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto, e chiedeste che vi fosse dato un assassino, 15 e uccideste l’autore della vita, che Dio ha risuscitato dai morti e del quale noi siamo testimoni! 16 E per la fede nel nome di Gesù, quest’uomo che voi vedete e conoscete è stato fortificato dal suo nome; e la fede, che si ha per mezzo suo, gli ha dato la completa guarigione delle membra, in presenza di tutti voi. 17 Ma ora, fratelli, io so che lo avete fatto per ignoranza, come hanno fatto pure i vostri capi. 18 Ma Dio ha così adempiuto le cose che egli aveva predetto per bocca di tutti i suoi profeti, e cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto. 19 Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore, 20 ed egli mandi Gesù Cristo che è stato predicato prima a voi, 21 che il cielo deve ritenere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, dei quali Dio ha parlato per bocca di tutti i suoi santi profeti fin dal principio del mondo. 22 Mosè stesso infatti disse ai padri: “Il Signore Dio vostro susciterà per voi un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; ascoltatelo in tutte le cose che egli vi dirà. 23 E avverrà che chiunque non ascolterà quel profeta, sarà distrutto tra il popolo”. 24 E parimenti tutti i profeti, tutti quelli che hanno parlato da Samuele in poi; hanno in realtà annunziato questi giorni. 25 Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio stabilì con i nostri padri, dicendo ad Abrahamo: “E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette”. 26 A voi per primi Dio, dopo aver risuscitato il suo Figlio Gesù, lo ha mandato per benedirvi, allontanando ciascuno di voi dalle sue iniquità».

    In effetti questo nuovo capitolo ci aiuterà a capire tutto questo concetto ancora meglio.

    Paolo quindi, in questo capitolo, ci spiega che Dio ha riservato un residuo della nazione per la loro salvezza e accettazione di essi come nazione nel Nuovo Patto. Paolo spiega che anche questo è solo per grazia e sovrana elezione e non per via dei tentativi di ubbidire la legge e di avere una giustizia secondo opere o religione. Romani 11:1-10

    Paolo spiega come la nazione di Israele per intero ha, per un periodo temporaneo, rigettato Gesù come Messia, così che Dio potesse salvare i Gentili e per far parte del Regno di Dio mediante adozione mediante l’istituzione della chiesa. Vedremo anche come questo capitolo ci aiuta a capire che la chiesa ed Israele sono concetti separati ma che entrambe fanno, o meglio, faranno parte del completo Regno di Dio. Paolo spiega come Israele sarà riammesso di nuovo nelle promesse e nel Nuovo Patto Romani 11:10-24

    Paolo ci spiega, che in effetti, come la chiesa era un mistero per gli Ebrei e non era mai stata vista nelle antiche profezie, così la riammissione di Israele era un mistero per la chiesa Gentile,ma che adesso Paolo rivelava alla chiesa stessa Romani 11:25

    Paolo ci insegna che la chiesa in nessun modo HA SOSTITUITO Israele nel piano di Dio ma che Israele verrà rinnestato nel Regno e riceverà il Regno promessogli nell’Antico Testamento. Quindi la dottrina della sostituzione che afferma che il Regno di Dio è stato dato alla chiesa e che Israele non ha più alcuna parte nel piano di Dio è una dottrina erronea e Paolo ci da conferma che è erronea. Paolo afferma che la nazione, cioè il residuo della nazione, residuo salvato per grazia e sovrana elezione di Dio, sarà salvato e così l’intera nazione riceverà salvezza e giustizia tramite l’accettazione di Gesù Cristo come Messia. Romani 11:26-32

    Paolo conclude con una ode di benedizione a Dio per il Suo grande amore e il Suo grande piano di salvezza. Romani 11:33-36

    C’è da dire una ultima cosa ed è questa e probabilmente ne discuteremo durante lo studio, Paolo e gli Apostoli in quel periodo speravano e pregavano che tutto ciò di cui stava parlando in questa epistola fosse adempiuto durante la loro vita, certamente Paolo e gli altri Apostoli non avrebbero mai pensato che il Signore aspettasse 2000 e più anni prima di adempiere il Suo piano di salvezza.

    C’è da fare una constatazione a riguardo ed è una che avevamo già fatto in precedenza, il mondo che loro conoscevano non è il mondo che noi conosciamo oggi, o meglio, essi non sapevano che il mondo era grande quanto lo è, e non sapevano che ci fossero altri continenti e che in questi continenti c’erano persone che Dio voleva salvare. Quindi per questa ragione l’imminente ritorno di Gesù era una cosa che loro speravano nei loro giorni perché Dio non gli aveva rivelato quanto mondo ci fosse ancora da salvare. La scoperta del nuovo mondo è avvenuta nel 1492, 1492 anni dopo Cristo. E’ ancora più evidente oggi però che siamo veramente vicini all’imminente ritorno di Gesù,oggi tutto ciò che fu profetizzato si sta adempiendo, incluso ciò che Paolo scrive in questo capitolo.

    Romani 11:1-6 Io dico dunque: Ha Dio rigettato il suo popolo? Così non sia, perché anch’io sono Israelita, della progenie di Abrahamo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha rigettato il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete voi ciò che la Scrittura dice nella storia di Elia? Come egli si rivolge a Dio contro Israele, dicendo: 3 «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti e hanno distrutto i tuoi altari, e io sono rimasto solo, ed essi cercano la mia vita». 4 Ma che gli disse la voce divina? «Io mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». 5 Così dunque, anche nel tempo presente è stato lasciato un residuo secondo l’elezione della grazia. 6 E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera.

    Paolo inizia il capitolo dicendo, io dico dunque, il dunque è un riferimento a ciò che ha detto nel capitolo precedente. Da questo comprendiamo come Paolo spesso ha indicato che i suoi discorsi erano un continuo soggetto che fluiva per un lungo tratto. Questo per noi è importante perché abbiamo immesso capitoli e versetti nei testi e quindi è importante per noi prestare molta attenzione quando ci sono queste parole che indicano una continuazione di un discorso fatto nel capitolo precedente.

    Paolo dice, quindi, per via di ciò che ho appena detto, che cosa aveva appena detto?

    Romani 10:19-21 Ma io dico: Non ha Israele compreso? Mosè dice per primo: «Io vi muoverò a gelosia per una nazione che non è nazione; vi provocherò a sdegno per una nazione stolta». 20 E Isaia arditamente dice: «Io sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me». 21 Ma riguardo ad Israele dice: «Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente».

    In effetti se il discorso fosse finito alla fine del capitolo 10 si potrebbe dedurre, e come molti anche oggi deducono, che Dio ha per sempre e definitivamente rigettato il Suo popolo Israele. Così Paolo adesso chiarisce per noi questo concetto, Paolo chiede se si può dedurre che Dio abbia abbandonato il Suo popolo perché essi sono disubbidienti e contraddicenti.

    Paolo risponde: “Così non sia, perché anch’io sono Israelita, della progenie di Abrahamo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha rigettato il suo popolo, che ha preconosciuto”

    Paolo dice “assolutamente no!” Dio non ha rigettato il Suo popolo, Paolo stesso dice che lui stesso è un Israelita e un discendente di Abrahamo secondo la carne e appartenente alla tribù di Beniamino. Poi Paolo di nuovo afferma che Dio non ha rigettato il Suo popolo che ha preconosciuto.

    Ora qui potremmo veramente comprendere erroneamente una cosa, il preconoscere che Paolo menziona qui ha un connotato simile ma io credo che sia diverso da quello che abbiamo visto scritto in:

    Romani 8:29-30 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.

    Come vediamo dal contesto qui in Romani 8 il preconosciuti è una cosa personale che concerne la salvezza per sovrana elezione di individui, come il testo spiega chiaramente.

    Qui in Romani 8 preconoscere vuol dire individualmente preconoscere tutti coloro che Egli ha predestinato ed ha chiamato e quelli chiamati li ha giustificati e quelli giustificati li ha glorificati. In questo caso il preconosciuto è un preconoscere in un modo personale ed intimo e non generico o come nazione.

    Mi sembra invece che qui in Romani 11:1 il discorso del preconoscere sia un discorso di elezione nazionale e non di ogni individuo Ebreo. E’ vero che, chi Dio ha eletto di quel popolo degli individui, i quali dopo il giorno di Pentecoste diventarono membri della chiesa il corpo di Cristo e che quindi individui eletti per sovrana elezione per far parte della chiesa erano Ebrei eletti.

    Qui però, Paolo semplicemente sta dicendo che, come nazione, come popolo tra tutte le nazioni della terra, solo Israele è preconosciuto e solo ad Israele come nazione Dio ha fatto determinate promesse.

    Per esempio la promessa di Dio che Israele non avrebbe mai cessato di esistere come nazione.

    Geremia 31:35-40 Così dice l’Eterno, che ha dato il sole per la luce di giorno e le leggi alla luna e alle stelle per la luce di notte, che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde, il cui nome è l’Eterno degli eserciti. 36 «Se quelle leggi venissero meno davanti a me», dice l’Eterno, «allora anche la progenie d’Israele cesserebbe di essere una nazione davanti a me per sempre». 37 Così dice l’Eterno: «Se si potessero misurare i cieli in alto, o esplorare le fondamenta della terra in basso, allora anch’io rigetterei tutta la progenie d’Israele per tutto ciò che hanno fatto, dice l’Eterno. 38 Ecco, verranno i giorni, dice l’Eterno, nei quali questa città sarà ricostruita per l’Eterno dalla torre di Hananeel alla porta dell’Angolo. 39 Di là la corda per misurare sarà ancora tesa in linea retta fino al colle di Gareb, voltando poi verso Goah. 40 Tutta la valle dei cadaveri e delle ceneri e tutti i campi fino al torrente Kidron, fino all’angolo della porta dei Cavalli verso est, saranno consacrati all’Eterno. Non sarà mai più distrutta né demolita in perpetuo».

    Questa è una promessa importantissima perché dimostra che Israele anche oggi come nazione deve esistere ed infatti seppure molti sono stati i tentativi di distruggere questo popolo, comunque questo popolo ancora esiste ed oggi esiste come nazione proprio come Dio ha profetizzato.

    Questo non è vero invece di molti altri popoli. Molti popoli e nazioni hanno cessato di esistere, per esempio, per menzionare solo alcuni, gli Etruschi e gli Edomiti non esistono più, molte tribù indigene delle Americhe sono completamente estinte e molti altri popoli sono stati assorbiti da altri popoli e si sono mischiati ad essi perdendo per sempre la loro individualità come popoli. Gli Ebrei però continuano ad esistere, hanno sempre ritenuto la loro identità come popolo fin dall’inizio e ad oggi sono in effetti una vera e propria nazione.

    C’è una concezione erronea che è stata sviluppata in special modo nella chiesa sopratutto nel mondo, specialmente nel Medio Oriente, ma non esclusivamente, ed è questa, Israele come nazione non ha il diritto di esistere, che Israele non è una vera nazione, che non gli appartiene la terra in cui si trova oggi.

    Questi concetti non sono biblici e quindi non possono essere sostenuti da alcuna logica umana. Se la logica non è in linea con la Bibbia non è accettabile.

    Esaminiamo assieme questo concetto.

    Dio ha promesso ad Israele una terra, ciò che noi infatti conosciamo come Terra Promessa, queste promesse le troviamo nei seguenti versetti:

    Genesi 15:7;Genesi 17:8; Genesi 28:13; Genesi 35:12; Esodo 3:8; Esodo 6:8;

    Deuteronomio 30:1-9

    Il fatto che dobbiamo veramente comprendere ed accettare è che è stato Dio a promettergli la terra, Dio in altre parole è Colui che ritiene la proprietà di tutta la terra, tutto il mondo e quindi Lui può dare qualsiasi pezzo di questo mondo a chi vuole Lui.

    Questo lo dobbiamo capire bene se no ci sarà solo confusione quando esaminiamo questo concetto.

    In altre parole, Dio è completamente sovrano sopra gli affari dell’umanità e fa quello che vuole e permette ciò che Egli vuole.

    Nel passato Dio ha dato a Israele il diritto di conquistare questa terra e di occuparla. Essi combatterono e la conquistarono e questa fu la volontà di Dio. Dopo un periodo di benedizione e di prosperità in special modo durante il regno di re Davide e di Salomone.

    Dopo di che Israele e Giuda divennero sempre più apostate e ribelle. Dio per questo punì il Suo popolo mandandolo in cattività in Babilonia per 70 anni. Dopo questo periodo successe una cosa molto importante e che in effetti rispecchia ciò che è avvenuto di nuovo recentemente.

    La terra promessa quindi, come lo è stata prima che Israele fosse rifondata e riconosciuta come nazione nel 1948, fu abitata da vari popoli includendo un piccolo residuo di Ebrei che rimase nella terra promessa.

    Anticamente furono proprio re pagani e Gentili che mossi da Dio stesso permisero ad Israele di tornare e di rioccupare la terra promessa. Seppure questa cosa fu permessa da re pagani e Gentili fu però voluta e in effetti decretata da Dio stesso.

    Ascoltate le parole che Dio usa riguardo a re Ciro che fu il re pagano che rilasciò e aiutò e favorì grandemente il residuo del popolo di Dio che ritornò nella terra che era appartenuta a loro nel passato.

    Isaia 44:26-28 Confermo la parola del mio servo e do successo al consiglio dei miei messaggeri; io dico a Gerusalemme: “Sarai abitata”, e alle città di Giuda: “Sarete ricostruite”, e io riedificherò le sue rovine. 27 Dico all’abisso: “Prosciugati”; io prosciugherò i tuoi fiumi. 28 Dico di Ciro: “Egli è il mio pastore!” e compirà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: “Sarai ricostruita!”, e al tempio: “Sarai stabilito!”».

    Isaia 45:1-7 «Così dice l’Eterno al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare davanti a lui le nazioni: Sì, io scioglierò le cinture ai lombi dei re, per aprire davanti a lui le porte a due battenti e perché le porte non rimangano chiuse. 2 Io camminerò davanti a te e appianerò i luoghi elevati, frantumerò le porte di bronzo e spezzerò le sbarre di ferro. 3 Ti darò i tesori delle tenebre e le ricchezze nascoste in luoghi segreti, perché tu riconosca che io sono l’Eterno, il DIO d’Israele, che ti chiama per nome. 4 Per amore di Giacobbe mio servo e d’Israele mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo onorifico anche se non mi conoscevi. 5 Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è DIO. Ti ho cinto, anche se non mi conoscevi, 6 perché dall’est all’ovest si riconosca che non c’è nessun Dio fuori di me. Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro. 7 Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io, l’Eterno, faccio tutte queste cose».

    Incredibili parole dal punto di vista umano e specialmente per coloro che sono i promotori della dottrina del libero arbitrio. Vediamo però che il libero arbitrio così lo chiamano, la volontà dell’uomo è comunque sempre coinvolta nella perfetta volontà di Dio. Inoltre vorrei che si notasse che le parole di Dio sono molto belle verso Ciro, Dio lo ha benedetto e usandosi di lui ha favorito il Suo popolo.

    Non possiamo speculare ma non mi sorprenderebbe se Dio gli avesse elargito anche salvezza eterna, chissà.

    Fu Dio comunque, che lo ha messo al potere, fu Dio che gli diede vittoria e vediamo nel versetto uno di Isaia 45, per coloro che insistono a dire che il termine che Dio apre e chiude porte non sia Biblico o valido, che in effetti è invece un concetto sicuramente Biblico e valido,

    vedi anche Atti 14:27; 1 Corinzi 16:9; 2 Corinzi 2:12; Colossesi 4:3; Apocalisse 3:8.

    Mi sembra invece che il concetto sia presente e valido.

    Comunque, ricordiamoci che Dio è veramente sovrano su TUTTI gli affari dell’uomo, figuriamoci se non è sovrano sul destino del Suo popolo.

    Guardate che cosa dice addirittura il re di Babilonia:

    Daniele 4:34-35 «Alla fine di quel tempo, io Nebukadnetsar alzai gli occhi al cielo e la mia ragione ritornò, benedissi l’Altissimo e lodai e glorificai colui che vive in eterno, il cui dominio è un dominio eterno e il cui regno dura di generazione in generazione. 35 Tutti gli abitanti della terra davanti a lui sono considerati come un nulla; egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti sulla terra. Nessuno può fermare la sua mano o dirgli “Che cosa fai?”.

    La cosa che mi sorprende ancora di più di un re pagano che dichiara questi fatti, è il fatto che molti presunti e professanti credenti in realtà non credono alle cose che ha detto Nabucodonosor.

    Vedi anche i seguenti passi:

    Isaia 14:24-27 e Isaia 46: 9-11 Ricordate le cose passate di molto tempo fa, perché io sono Dio e non c’è alcun altro; sono DIO e nessuno è simile a me, 10 che annuncio la fine fin dal principio, e molto tempo prima le cose non ancora avvenute, che dico: “Il mio piano sussisterà e farò tutto ciò che mi piace”, 11 che chiamo dall’est un uccello da preda e da una terra lontana l’uomo che eseguirà il mio disegno. Sì, ho parlato e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e lo eseguirò.

    Quindi dire che Israele oggi non è una vera nazione e che non ha il diritto di esistere e di occupare quel pezzettino di terra, che tra l’altro non è che una piccola frazione di ciò che Dio gli ha promesso, non è affatto una realtà Biblica è invece un vano discorso umano che in effetti è satanico.

    Satanico perché è Satana che fin dal principio della creazione della nazione di Israele si è impegnato a distruggerla e che non ha smesso ancora di farlo, Apocalisse 12:1-8.

    Gli Ebrei dopo il rifiuto di Messia, furono, dopo il 70 D.C., dispersi nell’impero Romano e rimasero dispersi fino a che di nuovo, Dio gli permise di tornare in una terra similmente abitata a quella che esistette durante il periodo del periodo durante e dopo la cattività Babilonese.

    Quindi, se Dio ha permesso al Suo popolo di tornare ad occupare il territorio che Egli gli ha promesso in antichità, se Dio gli ha promesso che non avrebbero mai cessato di esistere come nazione, se Dio ha permesso re pagani e Gentili di garantire il ritorno del Suo popolo nella terra, allora domando, perché nel 1948 Dio non ha il diritto di fargli fare ritorno nella terra e di ristabilirli di nuovo come popolo e nazione nello stesso esatto posto in cui vivevano una volta?

    Se essi sono una nazione e Dio gli ha promesso di essere tale e per sempre, quale è allora il problema oggi? Dio oggi non può fare di nuovo ciò che ha fatto nel passato?

    Certamente può e siccome Dio ha profetizzato queste cose, cose che dovevano e devono essere adempiute, sicuramente lo saranno. Altrimenti se la chiesa si permette di credere e dichiarare altrimenti, allora vuol dire che vuole concordare con ciò che dice il mondo e non con ciò che dice Dio, se si vuole argomentare con Dio si può ma non credo che a Dio importi molto di ciò che pensiamo noi.

    Siamo noi, credenti che dobbiamo arrivare ad avere la mente di Cristo, cioè pensare come Dio pensa e dobbiamo essere in fine d’accordo con Lui e non con ciò che dice il mondo.

    Queste idee, che molti chiamano “sionismo” sono quasi tutte delle sciocchezze. Ho detto quasi!

    Gli Ebrei ce li ha portati Dio nella terra in cui si trovano oggi anche se ha usato l’Inghilterra e le Nazioni Unite per farlo. Sì, Dio si è adoperato di esse come si adoperò dei previ re pagani, quindi quale è lo scandalo?

    Ora però che Israele esiste di nuovo come nazione questo fatto è diventato un vero problema anche nella chiesa ed un un vero problema nel mondo. Questo però è antisemitismo ed è abominevole a Dio. Voglio dire che sfortunatamente mi sembra che la chiesa spesso si allinei più con il mondo che con Dio, la chiesa mi sembra che voglia spesso essere amica del mondo ma sappiamo che se credenti sono amici del mondo si rendono nemici di Dio.

    Ora, dirò questo riguardo al termine sionismo, ed è questo, che Israele la nazione, oggi è sicuramente idolatra e apostata e secolare e il suo governo sicuramente e senza dubbio è immischiato nella politica corrotta di cui tutti i governi del mondo fanno parte, questo è sicuro.

    Però c’è da dire anche questo, cioè, che la situazione è comunque identica a come lo era in Israele prima della cattività Babilonese con dei re anziché con una democrazia, questo è evidente.

    Come fu Israele scegliere a quel tempo dei re per governarla 1 Samuele 8:4-5, oggi Israele ha scelto un primo ministro ed una democrazia, ma tutto questo non toglie il fatto che essi sono tornati ad avere la loro identità nazionale e sono tornati ad occupare il suolo in quella stessa zona che avevano occupato migliaia di anni fa, e tutto questo è stato permesso e voluto da Dio e non dall’uomo.

    I governi nel mondo sono tutti corrotti, questo è certo e quello di Israele sicuramente è compromesso come gli altri.

    Questo però non toglie loro affatto però il diritto di essere in quella terra dove si trovano poiché è Dio che gli ha dato quella terra ed è Dio stesso che li ha sfrattati nel passato e Dio che ce li ha riportati altrettante volte.

    Israele è una nazione creata da Dio, protetta da Dio, preservata da Dio e Dio la salverà e vi dirò inoltre che Israele ha il diritto di difendersi, di difendere i suoi cittadini contro ogni attentato e insurrezione di qualsiasi nemico che li vuole distruggere come del resto hanno lo stesso diritto ogni altra nazione del mondo.

    Hanno loro stessi il diritto di agire in modo malvagio e abusivo? No! Certamente no! Come nessuno lo ha ma come tutti lo praticano.

    Comunque Israele non si sta comportando diversamente da come si comporterebbe qualsiasi altra nazione che si trovasse nelle stesse condizioni.

    Non condono mai nessuna malvagità e nessuna ingiustizia e non le condona e tollera nemmeno Dio ma Dio giudicherà le loro azioni.

    Non possiamo usare la logica che perché Israele nel 1948 è stato dichiarato uno stato ed una nazione dalle Nazioni Unite e la Gran Bretagna allora Israele non è una nazione ed è nella terra in modo illegale.

    La legalità della nazionalità e la presenza di Israele in quella terra è stata data loro da Dio.

    Non possiamo però usare la logica che dice: perché il governo di Israele è compromesso ed è come il resto del mondo, ed è coinvolto nella massoneria del mondo allora la nazione di Israele non ha il diritto di esistere e di ritenere la sua presenza nella terra in cui si trova. Questo è ridicolo perché vorrebbe dire che nessuna nazione, se si usa questo ragionamento, avrebbe il diritto di esistere.

    Non possiamo usare la logica che perché gli Ebrei oggi sono secolari e vivono in modo secolare che comunque, hanno per questo cessato di essere inclusi nel programma di Dio e che saranno comunque convertiti. Il residuo della nazione, sarà convertito a Messia Gesù e comunque due terzi della popolazione Israelita sarà giudicata e distrutta Zaccaria 13:8-9, quindi Dio non eviterà di giudicare il Suo popolo come giudicherà tutte le altre nazioni che meritano il Suo giudizio.

    Come vediamo infatti nelle Scritture, nelle profezie degli ultimi giorni che troviamo scritte specialmente nel libro di Zaccaria, quando Gesù torna ci saranno moltissimi Ebrei nella terra promessa e come Zaccaria dice, due terzi di essi saranno sterminati in quella terra promessa stessa, mentre il terzo che sopravviverà sarà il residuo della nazione che accetterà Messia ed è il residuo di cui parla Paolo in questo capitolo.

     

    Quando analizziamo Deuteronomio 30:1-9, vediamo che ci sono sette dichiarazioni del programma di Dio. Ricordiamoci che questa come molte se non tutte le profezie date ad Israele sono profezie con più di un adempimento ma sono tutte rivolte ad Israele la nazione, il popolo.

    1. La nazione sarà sfrattata dalla terra promessa per via della sua infedeltà, Deuteronomio 28:63-60 e Deuteronomio 30:1-3.
    2. Ci sarà il ravvedimento futuro di Israele Deuteronomio 30:1-3.
    3. Il loro Messia verrà (due volte) Deuteronomio 30:3-6.
    4. Israele sarà riammesso nella terra promessa Deuteronomio 30:5 (questa include la riammissione nella terra del 1948)
    5. Israele sarà convertita come nazione Deuteronomio 30:4-8; Romani 11:26-27.
    6. I nemici di Israele saranno giudicati Deuteronomio 30:7.
    7. La nazione riceverà tutte le promesse che Dio gli ha fatto, inclusa la terra, tutta la terra promessa Deuteronomio 30:9.

    A questo punto dello studio vorrei fare uno studio parentetico dei tre Patti che Dio ha fatto con Israele. Questo studio è essenziale per capire meglio il concetto di periodi e funzioni di pratica divina in quei periodi e ci sarà di immenso aiuto per comprendere che Israele e chiesa sono due distinte entità entrambe create da Dio e che entrambe fanno parte dei Patti che Dio ha fatto proprio con Abrahamo.

    Il primissimo Patto che Dio fa riguardo ad Israele lo fa con Abrahamo.

    Questo Patto lo troviamo descritto in dettaglio in:

    Genesi 15:1-20 Dopo queste cose, la parola dell’Eterno fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, o Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima». 2 Ma Abramo disse: «Signore, Eterno, che mi darai, perché sono senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco?». 3 Poi Abramo soggiunse: «Tu non mi hai dato alcuna discendenza; or ecco, uno nato in casa mia sarà mio erede». 4 Allora la parola dell’Eterno gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà tuo erede». 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare», quindi aggiunse: «Così sarà la tua discendenza». 6 Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia. 7 Poi l’Eterno gli disse: «Io sono l’Eterno che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese in eredità». 8 E Abramo chiese: «Signore, Eterno, da che cosa posso io sapere che l’avrò in eredità?». 9 Allora l’Eterno gli disse: «Portami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione giovane». 10 Allora Abramo gli portò tutti questi animali, li divise in due e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli. 11 Or alcuni uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò. 12 Verso il tramontare del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco, uno spavento e una oscurità profonda caddero su di lui. 13 Allora l’Eterno disse ad Abramo: «Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. 14 Ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi; dopo questo, essi usciranno con grandi ricchezze. 15 Quanto a te, te ne andrai in pace presso i tuoi padri, e sarai sepolto dopo una bella vecchiaia. 16 Ma alla quarta generazione essi torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorei non è ancora giunta al colmo». 17 Or come il sole si fu coricato e scesero le tenebre, ecco una fornace fumante ed una torcia di fuoco passare in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno l’Eterno fece un patto con Abramo dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate: 19 i Kenei, i Kenizei, i Kadmonei, 20 gli Hittei, i Perezei, i Refei, 21 gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei».

    Questo è ciò che è noto come Patto Abrahamico. Questo patto tra l’altro è il patto dal quale proviene la promessa del Nuovo Patto che in effetti è una estensione di questo stesso patto.

    Vediamo che Dio continuamente menziona al Suo popolo Israele il patto che Lui ha fatto con Abramo. Anche allo stesso Mosè prima dell’esodo dall’Egitto e ancora prima del patto che Dio fa tramite Mosè col Suo popolo, Dio fa questa dichiarazione:

    Esodo 6:1-8 L’Eterno disse a Mosè: «Ora vedrai che cosa farò al Faraone; poiché costretto da una mano potente li lascerà andare; sì, costretto da una mano potente li caccerà dal suo paese». 2 DIO parlò quindi a Mosè e gli disse: «Io sono l’Eterno, 3 e sono apparso ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe, come Dio onnipotente; ma non mi ero mai fatto conoscere da loro con il mio nome di Eterno. 4 Ho pure stabilito con loro il mio patto, promettendo di dar loro il paese di Canaan, il paese dove soggiornarono come stranieri. 5 Ho pure udito il lamento dei figli d’Israele che gli Egiziani tengono in schiavitù e mi sono ricordato del mio patto. 6 Perciò di’ ai figli d’Israele: “Io sono l’Eterno; vi sottrarrò dai duri lavori imposti su di voi dagli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio steso e con grandi castighi. 7 Vi prenderò per mio popolo, e sarò il vostro DIO; e voi conoscerete che io sono l’Eterno, il vostro DIO, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani. 8 E vi farò entrare nel paese, che giurai di dare ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe; e ve lo darò in eredità. Io sono l’Eterno”»

    Il Patto che Dio fa con Mosè e il Suo popolo, cioè la Legge di Mosè, è un patto completamente diverso ed unico ed è separato per un certo senso dal Patto che Dio ha fatto con Abrahamo anche se è fatto con il popolo di Israele ed è connesso dal punto di vista che la loro permanenza nella terra promessa era contingente con la loro ubbidienza ai comandamenti di Dio, cioè la legge di Mosè. Le promesse fatte ad Abrahamo invece non erano solo contingenti con la loro ubbidienza alla legge ma alle promesse fatte da Dio tramite Abrahamo alla sua progenie. Ecco perché il Nuovo Patto è in effetti l’adempimento delle promesse di Dio mediante il patto fatto con Abramo.

    Comunque, anche se Gesù ha Lui stesso adempiuto la legge di Mosè ed ha istituito il Nuovo Patto, tutte le promesse fatte ad Israele come nazione non sono affatto ancora adempiute e non possiamo in alcun modo completamente spiritualizzare le promesse per farle essere adempiute nella chiesa o dalla chiesa. Questo di nuovo è perché le promesse fatte riguardo alla terra promessa non sono ancora adempiute e non possono nemmeno logicamente essere adempiute dalla chiesa.

    Molte profezie dell’Antico Testamento non si possono spiritualizzare ad applicarle alla chiesa anche provandoci. Quindi o tutte le profezie e le promesse fatte ad Israele si possono spiritualizzare o nessuna si può spiritualizzare.

    Ricordiamoci che la chiesa non esisteva nell’Antico Patto. La chiesa è un prodotto divino che era un mistero nel passato ed è stato rivelato dallo Spirito Santo mediante gli Apostoli ed i profeti dell’epoca apostolica vedi: Efesini 2:11-22 e Efesini 3:1-13.

    Israele, anche come spiega bene il capitolo 11 di Romani più avanti, non ha ancora ricevuto le promesse che Dio gli ha fatto in Abrahamo anche se adempiute da Gesù, questo perché ancora sono in uno stato di apostasia e di incredulità come popolo e nazione. Israele le può ricevere solo ed esclusivamente se e quando accetta Gesù come Messia e come Re, solo così riceverà l’adempimento delle promesse fatte gli nel Patto fatto con Abramo.

    Le promesse vengono adempiute per Israele solo quando accettano Gesù non solo come salvatore spirituale ma anche come Signore e Re del regno a loro promessogli da Dio, il quale regno include la terra promessa.

    Questo tra l’altro è anche il contesto dell’epistola agli Ebrei, facendogli capire che le promesse fatte ad Israele possono essere adempiute nazionalmente solo se Gesù viene accettato come Messia della nazione, questo tramite il nuovo patto che Dio ha fatto con loro.

    Questo fatto viene esposto in:

    Ebrei 8:7-13 Perché se quel primo patto fosse stato senza difetto, non vi sarebbe stato bisogno di sostituirlo con un secondo. 8 Infatti Dio, biasimando il popolo, dice: «Ecco, i giorni vengono», dice il Signore,«che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo; 9 non come il patto che feci con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto; perché essi non hanno perseverato nel mio patto, e io, a mia volta, non mi sono curato di loro», dice il Signore. 10 Questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni», dice il Signore: «io metterò le mie leggi nelle loro menti,le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. 11 Nessuno istruirà più il proprio concittadino e nessuno il proprio fratello, dicendo: “Conosci il Signore!” Perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro. 12 Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati». 13 Dicendo «un nuovo patto», egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire.

    Questo è il riferimento della promessa di Dio che troviamo in:

    Geremia 31:31-40 Ecco, verranno i giorni», dice l’Eterno, «nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; 32 non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore», dice l’Eterno. 33 «Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni», dice l’Eterno: «Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 34 Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: “Conoscete l’Eterno!”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice l’Eterno. «Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato». 35 Così dice l’Eterno, che ha dato il sole per la luce di giorno e le leggi alla luna e alle stelle per la luce di notte, che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde, il cui nome è l’Eterno degli eserciti. 36 «Se quelle leggi venissero meno davanti a me», dice l’Eterno, «allora anche la progenie d’Israele cesserebbe di essere una nazione davanti a me per sempre». 37 Così dice l’Eterno: «Se si potessero misurare i cieli in alto, o esplorare le fondamenta della terra in basso, allora anch’io rigetterei tutta la progenie d’Israele per tutto ciò che hanno fatto, dice l’Eterno. 38 Ecco, verranno i giorni, dice l’Eterno, nei quali questa città sarà ricostruita per l’Eterno dalla torre di Hananeel alla porta dell’Angolo. 39 Di là la corda per misurare sarà ancora tesa in linea retta fino al colle di Gareb, voltando poi verso Goah. 40 Tutta la valle dei cadaveri e delle ceneri e tutti i campi fino al torrente Kidron, fino all’angolo della porta dei Cavalli verso est, saranno consacrati all’Eterno. Non sarà mai più distrutta né demolita in perpetuo».

    Il Patto fatto mediante Mosè quindi è quello che è stato abolito da Dio, questo è ciò che insegna l’epistola agli Ebrei e molto del Nuovo Testamento, meglio che abolito diciamo adempiuto da Gesù.

    Comunque, il Patto fatto con Abrahamo non è stato affatto abolito, non come il Patto fatto tramite Mosè.

    Ripeto il Nuovo Patto fa parte del Patto fatto con Abrahamo e sì è stato adempiuto da Gesù come del resto la legge di Mosè, ma lo stabilimento e l’adempimento del Nuovo Patto in Gesù Cristo il quale include l’adempimento delle promesse fatte ad Abrahamo, sia per la benedizione delle nazioni tramite il seme di Abrahamo cioè Gesù, sia tutte le promesse fatte alla progenie carnale di Abrahamo, cioè Israele.

    Comprendiamo dunque che il Regno e la terra promesse ad Israele non possono essere passate alle altre nazioni poiché anche se Gesù è il salvatore spirituale di persone che provengono da ogni nazione, la terra che Dio ha promesso e di conseguenza il regno specifico di cui fa parte la terra promessa non è mai stato promesso alle altre nazioni ma solo ad Israele, ed infatti Dio ha promesso che nel regno che Egli ha promesso a Israele che include la terra, Israele regnerà sulle nazioni della terra.

    Isaia 61:4-9 Essi ricostruiranno sulle antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni. 5 Là gli stranieri pascoleranno le vostre greggi, i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri viticultori. 6 Ma voi sarete chiamati sacerdoti del SIGNORE, la gente vi chiamerà ministri del nostro Dio; voi mangerete le ricchezze delle nazioni, a voi toccherà la loro gloria. 7 Invece della vostra vergogna, avrete una parte doppia; invece di infamia, esulterete della vostra sorte. Sì, nel loro paese possederanno il doppio e avranno felicità eterna. 8 Poiché io, il SIGNORE, amo la giustizia, odio la rapina, frutto d’iniquità; io darò loro fedelmente la ricompensa e stabilirò con loro un patto eterno. 9 La loro razza sarà conosciuta fra le nazioni, la loro discendenza, fra i popoli; tutti quelli che li vedranno riconosceranno che sono una razza benedetta dal SIGNORE.

    Per via di questi fatti è inutile cercare di applicare un adempimento spirituale alla promessa di Dio che riguarda la terra. Guardate che cosa dice questo passo appena letto. La chiesa mangerà le ricchezze delle nazioni? Forse solo se si parla della chiesa Romana, ma questo non è il contesto. A Israele toccherà la gloria delle nazioni. Poi dice nel versetto 7 nel loro paese possederanno il doppio e avranno felicità eterna, la chiesa ha un paese? No, ma Israele sì! Nel versetto 9 dice la loro razza sarà conosciuta fra le nazioni, la loro discendenza fra i popoli e tutti quelli che li vedranno riconosceranno che sono una razza benedetta dal Signore.

    La chiesa è una razza del mondo?

    No! Gli Ebrei però sono in effetti una razza ed un popolo fra le nazioni.

    Come vediamo il Patto fatto con Abramo non è mai stato abolito affatto ed è infatti ciò che Paolo sta dicendo qui in Romani 11.

    Gesù è l’adempimento della promessa del seme tramite il quale tutto il mondo viene benedetto, come vediamo chiaramente però la promessa riguardante la terra fatta ad Israele non è una promessa che può essere adempiuta spiritualmente ma deve essere una promessa adempiuta in un modo reale e fisico.

    Sia in Genesi 15 che in Geremia 31 troviamo queste realtà esposte per noi.

    Diamo una occhiata a questi passi per vedere che cosa ci dice la Scrittura a riguardo.

    Prima di tutto vediamo che Dio ha giurato ad Abramo che questo patto sarebbe stato compiuto interamente da Dio stesso.

    Questo è reso evidente dal fatto che Dio in Genesi 15 mette Abramo in una trance. In altre parole rende Abramo disabile e dopo di che è Dio che mette in atto tutto il patto ed è Dio che giura ad Abramo che sarà Lui stesso a compiere tutto ciò che aveva promesso senza nessuna partecipazione da parte di alcun altro.

    Infatti è Dio mediante Gesù che adempirà le promesse fatte, anche quelle riguardanti la terra. Poiché tutto, come dice bene Paolo è per grazia e fede in Cristo, ma sappiamo che tutto questo è per sovrana elezione, anche la salvezza del residuo della nazione di Israele.

    Infatti questo stesso fatto è stato menzionato in:

    Ebrei 6:13-20 Quando Dio infatti fece la promessa ad Abrahamo, siccome non poteva giurare per nessuno maggiore, giurò per se stesso, 14 dicendo: «Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente». 15 E così, Abrahamo, avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa. 16 Gli uomini infatti ben giurano per uno maggiore, e così per loro il giuramento è la garanzia che pone termine ad ogni contestazione. 17 Così Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento, 18 affinché per mezzo di due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, avessimo un grande incoraggiamento noi, che abbiamo cercato rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci è stata messa davanti. 19 Questa speranza che noi abbiamo è come un’àncora sicura e ferma della nostra vita, e che penetra fin nell’interno del velo, 20 dove Gesù è entrato come precursore per noi, essendo divenuto sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.

    Come vediamo Dio ha stabilito questo patto da solo, ha giurato da se. Il patto in antichità veniva fatto da due o più persone e veniva stabilito dalle stesse persone che quando passavano tra gli animali uccisi e divisi giuravano fedeltà al patto e alle promesse fatte. Invece in questo caso è Dio da solo che passa tra gli animali divisi e che giura da solo che Egli compirà le promesse fatte ad Abramo.

    Mentre le promesse fatte nel patto della legge di Mosè erano dipendenti dalla fedeltà e ubbidienza degli Israeliti, il patto fatto con Abramo era dipendente solo dalla fedeltà di Dio alle Sue stesse promesse. Infatti il Nuovo Patto è basato sulla fedeltà ed ubbidienza di un solo uomo, Gesù Cristo che è il seme di Abrahamo dal punto di vista umano ma è anche Dio.

    Quindi dovuta alle nature di Gesù che è figlio dell’uomo, figlio di Abrahamo e di Davide secondo la carne e quindi connesso alla parte umana e fisica dell’umanità incluso quindi Israele e le promesse fatte alla progenie carnale di Abrahamo, e alla Sua natura divina che ha a che fare con la natura spirituale dell’uomo ed anche di Israele, si denota quindi il fatto che Dio opera spiritualmente ma anche naturalmente, cioè opera anche a seconda delle promesse fatte ad una nazione terrena, cioè Israele.

    Ecco perché Paolo più avanti in Romani 11:28-29 Quanto all’evangelo, essi sono nemici per causa vostra, ma quanto all’elezione, sono amati a causa dei padri, 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento.

    Questo passo è importantissimo perché spiega che quanto al Vangelo Israele è diventato nemico, temporaneamente, per permettere ai Gentili di accedere anche essi alla salvezza di Dio, però quanto all’elezione, quale elezione? L’elezione alla loro salvezza come nazione e l’adempimento delle promesse fatte loro da Dio. Essi sono amati proprio perché Dio ha promesso ai loro padri certe cose, e Dio è fedele alle Sue promesse ecco perché niente che Dio gli ha promesso è senza pentimento. Questa dichiarazione è enorme perché in realtà esclude il fatto che Dio non ha escluso Israele dal ricevere tutti gli adempimenti di tutte le promesse che Egli gli ha fatto, incluse le promesse terrene. Promesse che non appartengono ai Gentili nemmeno mediante la partecipazione alla chiesa.

    Vediamo che nei versetti finali di Genesi 15 Dio promette questo ad Abramo: 18 In quel giorno l’Eterno fece un patto con Abramo dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate: 19 i Kenei, i Kenizei, i Kadmonei, 20 gli Hittei, i Perezei, i Refei, 21 gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei».

    Ora, non so a voi, ma a me pare chiaramente che Dio fa un patto per il quale giura da solo che avrebbe dato alla discendenza di Abramo, dice: questo paese e poi ne descrive i dettagli ed i confini. Dal torrente d’Egitto che sarebbe il Nilo, fino al grande fiume Eufrate in Babilonia, la moderna nazione dell’Iraq. Questa è la misura del territorio della terra promessa ad Israele da Dio. In realtà sin ora Israele non ha mai posseduto quell’intero territorio e questo è fondamentale al fatto che se Dio la ha promessa allora Dio manterrà la Sua promessa.

    La terra quindi che Dio menziona qui non può essere un territorio spirituale da ereditare da un Israele spirituale, cioè la chiesa. E’ dunque evidente che la terra è in effetti la località geografica nel Medio Oriente e che questa promessa non avrebbe alcuna realtà o alcun senso se non venisse realmente adempiuta in questo mondo, in quella località e dalla discendenza di Abramo, cioè il residuo della nazione di Israele terreno e fisico, sempre comunque redento da Gesù tramite il Nuovo Patto alla fine di questa età, vedi:

    Zaccaria 13:8-9 E in tutto il paese avverrà», dice l’Eterno, «che i due terzi vi saranno sterminati e periranno, ma un terzo vi sarà lasciato. 9 Farò passare questo terzo per il fuoco, lo raffinerò come si raffina l’argento e lo proverò come si prova l’oro. Essi invocheranno il mio nome e io li esaudirò. Io dirò: Questo è il mio popolo, ed esso dirà: L’Eterno è il mio Dio»..

    Dove avviene tutto questo? Nel paese! Quale è il paese in questione? E’ un paese spirituale? No! E’ un paese vero e proprio ed è il paese nel quale la nazione di Israele e Giuda abiterà al tempo del ritorno di Gesù. Questo è l’intero contesto dei capitoli 12-13 e 14 di Zaccaria.

    Dio dice che due terzi del popolo perirà. Vorrei fare una domanda, se spiritualizziamo tutto e lo applichiamo alla chiesa questo vorrebbe dire allora che due terzi della chiesa perirà? Solo un terzo della chiesa rimarrà in vita e quel terzo della chiesa erediterà la terra e Gerusalemme?

    No, cari miei questi ragionamenti non tornano affatto se si spiritualizza Israele e lo si scambia con la chiesa molte cose non tornano. Dio raffinerà un terzo del popolo Ebreo che vive nella terra di Israele al tempo del grande giorno del Signore, cioè durante il periodo della grande tribolazione e alla venuta di Gesù. Questo popolo non è e non può essere la chiesa.

    Inoltre in Geremia 31 il Signore dice appunto due cose essenziali ad Israele, cioè la prima che Israele non cesserà mai di essere una nazione dinanzi a Dio e la seconda è che Dio menziona la ricostruzione totale di Gerusalemme,cioè la città di Gerusalemme che è in esistenza anche oggi in Israele.

    La Gerusalemme che Dio menziona è la Gerusalemme terrena che sarà di nuovo distrutta durante il periodo della grande tribolazione.

    Tra l’altro tutto questo è confermato dai passi che troviamo in Zaccaria 12:10-14; Zaccaria 13:1; Zaccaria 14:1-5.

    In Geremia 31 vediamo anche un’altra cose che è importantissima alla comprensione giusta del Patto Abrahamico e il Nuovo Patto e la connessione tra di essi che è sia spirituale che fisica o terrena.

    Troviamo la connessione del Nuovo Patto alla promessa di Dio ad Israele che non avrebbe cessato mai di essere una nazione e che la Gerusalemme in Israele, che è parte della terra promessa ad Abrahamo in Genesi 15, sarebbe stata completamente ricostruita.

    Il Patto fatto con Abramo e poi il Patto fatto in Gesù sono le promesse che Dio ha adempiuto e finirà di adempiere da solo, infatti tutte adempiute da Dio in Gesù Cristo.

    Il Nuovo Patto quindi è l’adempimento della legge di Mosè e del Patto fatto con Abramo ed include Israele e le nazioni alle quali viene fatto fare parte del regno di Dio in due modi. Il primo, mediante la chiesa e l’altro mediante la salvezza della nazione di Israele alla fine dei tempi, ma sono entrambe adempiute sempre per sovrana elezione, grazia e fede in Gesù Cristo.

    Il Nuovo Patto quindi è una estensione del patto fatto con Abrahamo perché sono le promesse di Dio adempiute solo e mediante Gesù Cristo; queste includono il Patto fatto con Abrahamo il quale include anche le promesse fatte da Dio a Davide. Così che tutte le promesse fatte ad Israele sono e saranno tutte adempiute in Cristo.

    C’è anche un passo in Matteo 11 che vogliamo esaminare perché è veramente importante per la comprensione di queste cose.

    Matteo 11:3-6 Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?» 4 E Gesù, rispondendo, disse loro: «Andate e riferite a Giovanni le cose che udite e vedete: 5 I ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano e l’evangelo è annunziato ai poveri. 6 Beato è colui che non si sarà scandalizzato di me!».

    Leggendo questo passo dobbiamo farci delle domande particolari a riguardo. I discepoli del Battista chiedono a Gesù se Lui è Colui che deve venire. Chi era Colui che doveva venire secondo le promesse dell’Antico Patto? Il Messia, e che cosa doveva fare il Messia? Ristabilire il Regno ad Israele la nazione e stabilire il Regno di Dio sulla terra, ciò che oggi noi conosciamo come Regno Messianico.

    Gesù gli risponde e gli dice: «Andate e riferite a Giovanni le cose che udite e vedete: 5 I ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano e l’evangelo è annunziato ai poveri. 6 Beato è colui che non si sarà scandalizzato di me!».

    Gesù rispondendo così che cosa sta dicendo loro? Sì o no? La Sua era una risposta affermativa! Ma la domanda che vorrei porre qui è la seguente, a quale evangelo si sta riferendo Gesù qui?

    Molti credenti leggendo questa dichiarazione subito insistono che questo è il Vangelo della salvezza che anche noi predichiamo oggi. Io chiedo, lo è?

    Per rispondere facciamo un altra domanda. Quale Vangelo predichiamo noi? Gesù, nato da una vergine, Figlio di Dio, uomo perfetto e crocefisso e risorto per il perdono dei peccati. Il Vangelo Cristiano o della grazia e salvezza non può esistere senza la morte e la resurrezione di Gesù.

    Quindi a questo punto della storia del ministero di Gesù domandiamo, Gesù, quale Vangelo stava predicando, lo stesso che predichiamo noi oggi? La risposta è veramente ovvia a questo punto, non era lo stesso messaggio e non veniva predicato come e a chi viene predicato dopo la morte e la resurrezione di Gesù.

    Vediamo quindi che anche il tipo di messaggio era diverso allora di come lo è oggi. Allora era un messaggio alla sola nazione di Israele e non alle nazioni Gentili, questo è reso evidente da ciò che aveva detto Gesù in precedenza nel capitolo 10.

    Matteo 10:1-8 Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro autorità sopra gli spiriti immondi per scacciarli, e per guarire qualunque malattia e qualunque infermità. 2 Ora i nomi dei dodici apostoli sono questi: il primo Simone, detto Pietro e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo di Alfeo e Lebbeo, soprannominato Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì. 5 Questi sono i dodici che Gesù inviò dopo aver dato loro questi ordini: «Non andate tra i gentili e non entrate in alcuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andate e predicate, dicendo: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

    Vediamo che Gesù dà ad i Suoi discepoli autorità di scacciare demoni e guarire qualsiasi malattia ma gli dice di andare solo dalle pecore smarrite della casa di Israele e di non andare in nessuna altra città, non dai Samaritani né dai Gentili. Gli dice andate e predicate dicendo che il Regno dei cieli è vicino. Questo Regno dei cieli era sinonimo per gli Ebrei col Regno di Dio che è sinonimo del Regno Messianico, cioè il Regno promesso ad Israele nelle Scritture.

    Prima di andare avanti c’è un altro ragionamento da fare a riguardo. Se fosse vero che la chiesa ha sostituito Israele e che la chiesa è l’adempimento di tutte le promesse fatte ad Israele e quindi la benedizione è che Dio avrebbe salvato le nazioni salvando persone da ogni nazione e facendogli far fare parte del Regno di Dio mediante la chiesa è l’adempimento di tutte le promesse fatte da Dio, così Dio avrebbe salvato le nazioni. Comunque, non è così però, poiché troviamo un passo in Zaccaria che smentisce il tutto.

    Zaccaria 14:1-16 Ecco, viene il giorno dell’Eterno; allora le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. 2 Io radunerò tutte le nazioni per combattere contro Gerusalemme; la città sarà presa, le case saranno saccheggiate e le donne violentate. Una metà della città andrà in cattività, ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città. 3 Poi l’Eterno uscirà a combattere contro quelle nazioni, come combattè altre volte nel giorno della battaglia. 4 In quel giorno i suoi piedi si fermeranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme, a est, e il monte degli Ulivi si spaccherà in mezzo, da est a ovest, formando così una grande valle; una metà del monte si ritirerà verso nord e l’altra metà verso sud. 5 Allora voi fuggirete per la valle dei miei monti, perché la valle dei monti si estenderà fino ad Atsal; sì, fuggirete come fuggiste davanti al terremoto ai giorni di Uzziah, re di Giuda; così l’Eterno, il mio DIO verrà, e tutti i suoi santi saranno con te. 6 In quel giorno avverrà che non vi sarà più luce; gli astri luminosi si oscureranno. 7 Sarà un giorno unico, che è conosciuto dall’Eterno; non sarà né giorno né notte, ma verso sera vi sarà luce. 8 In quel giorno avverrà che da Gerusalemme usciranno acque vive: metà di esse andrà verso il mare orientale, e metà verso il mare occidentale; sarà così tanto d’estate che d’inverno. 9 L’Eterno sarà re su tutta la terra; in quel giorno ci sarà soltanto l’Eterno e soltanto il suo nome. 10 Tutto il paese sarà cambiato in pianura, da Gheba a Rimmon, a sud di Gerusalemme; e Gerusalemme sarà innalzata e abitata nel suo luogo, dalla porta di Beniamino, al posto della prima porta, fino alla porta dell’Angolo, e dalla torre di Hananeel ai torchi del re. 11 La gente vi abiterà e non ci sarà più nulla di votato allo sterminio, ma Gerusalemme dimorerà al sicuro. 12 Questa sarà la piaga con cui l’Eterno colpirà tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme: egli farà consumare la loro carne mentre stanno in piedi, i loro occhi si consumeranno nelle loro orbite e la loro lingua si consumerà nella loro bocca. 13 In quel giorno avverrà che per opera dell’Eterno vi sarà in mezzo a loro una grande confusione; ognuno di loro afferrerà la mano del suo vicino e alzerà la sua mano contro la mano del suo vicino. 14 Giuda stesso combatterà contro Gerusalemme, e la ricchezza di tutte le nazioni circostanti sarà raccolta insieme: oro, argento e vesti in grande quantità. 15 Simile all’altra piaga sarà la piaga che colpirà i cavalli, i muli, i cammelli, gli asini e tutte le bestie che saranno in quegli accampamenti. 16 E avverrà che ogni sopravvissuto di tutte le nazioni venute contro Gerusalemme salirà di anno in anno ad adorare il Re, l’Eterno degli eserciti, e a celebrare la festa delle Capanne.

    In questo passo diverse cose sono fondamentali per l’intendimento giusto di ogni cosa riguardo ad Israele. La prima cosa che vediamo è che non c’è alcuna possibilità che si stia parlando di chiesa in tutto il contesto di Zaccaria 12-13 e 14.

    Qui si sta parlando di Gerusalemme in Israele e il residuo è la nazione di Israele e il periodo di cui i passi parlano sono gli ultimi giorni o meglio come è scritto il giorno del Signore che indica il ritorno di Gesù ed infatti in questo passo parla proprio della venuta del Messia. Questo passo non sta parlando della prima venuta di Gesù ma della seconda.

    In aggiunta c’è la menzione del regno di Cristo su tutte le nazioni della terra al tempo della Sua venuta,versetto 9, inoltre nel versetto 14 menziona i superstiti delle nazioni, il che non può parlare della salvezza delle genti mediante la chiesa anche perché il linguaggio del contesto e il periodo in questione non può essere quello della prima venuta di Gesù ne dell’opera della chiesa.

    Tutto questo sta ad indicare che c’è una distinzione particolare tra Israele e chiesa, tra chiesa e Regno Messianico.

    Quindi come vediamo anche qui c’è una preconoscenza nazionale ed un preconoscenza individuale. La preconoscenza nazionale di Israele non è una eresia o una falsa dottrina. Paolo dice che Dio ha preconosciuto il Suo popolo riferendosi ad Israele come nazione e non alla chiesa, come a molti oggi piace affermare, cioè che ora il popolo di Dio è solo ed esclusivamente la chiesa.

    Non so voi, ma io comunque preferisco essere considerato un figlio adottato con un rapporto intimo di Padre e figlio tra me e Dio che essere considerato un popolo seppure eletto e speciale.

    Ora è evidente dalla Scrittura stessa che la chiesa è anche un sol popolo formato da tante persone che provengono da tutte le nazioni del mondo inclusi gli Ebrei Efesini 2:11-22, ma la chiesa è più di un popolo, la chiesa è la sposa di Gesù Apocalisse 21:2; Apocalisse 21:9; Apocalisse 22:17, la chiesa è la famiglia di Dio Efesini 3:14-15, la chiesa è il corpo di Cristo 1 Corinzi 12:12-13;

    1 Corinzi 12:27, la chiesa è formata da figli e figlie adottate di Dio Romani 8:15; Galati 4:5-6; Efesini 1:15; la chiesa è il tempio di Dio 1 Corinzi 3:16; 1 Corinzi 6:19; 2 Corinzi 6:16;

    Efesini 2:21; la chiesa è un edificio vivente dove risiede Dio Efesini 2:21-22; 1 Pietro 2:4-5.

    La chiesa è tutto questo, ma Israele non è tutto questo, e nonostante il fatto che sarà incluso nel Regno eterno di Dio è sempre una entità diversa dalla chiesa.

    Israele anche nel Millennio per esempio avrà un tempio nel quale Dio risiederà, questo lo rende più che evidente Ezechiele 41:1-25; Ezechiele 42:8, Israele quindi, seppure sarà salvato interamente e spiritualmente come nazione, Israele comunque non è il tempio di Dio, la chiesa invece lo è adesso e senza particolare edificio, perché la chiesa stessa è l’edificio,ogni individuale credente è il tempio dello Spirito Santo.

    Così che quando si sente dire, andiamo alla casa del Signore riferendosi a quando si va in chiesa, questo è in effetti un termine che non è nemmeno Biblico perché la casa del Signore, il tempio dello Spirito Santo siamo noi, ovunque siamo,ogni individuo figlio e figlia di Dio.

    L’edificio non è la casa del Signore, i credenti, gli individui, sono la casa di Dio e il tempio di Dio.

    Ecco perché Gesù ha detto quando due o tre sono riuniti nel Suo nome Lui è nel loro mezzo.

    Questo sta solo a significare che l’autorità ecclesiale è presente e la fratellanza è presente, è una unione nello Spirito che ci unisce a Cristo e gli uni agli altri.

    E’ ovvio che anche una persona da sola è sempre e comunque il tempio di Dio, ma non c’è ovviamente la fratellanza e l’unità in quel senso, non vuol dire però che una persona quando è da sola non è il tempio di Dio, lo è, siamo chiamati però a stare insieme come corpo, questo è quello che il Signore desidera, unità e fratellanza gli uni con gli altri e con Lui, Ebrei 10:24-25.

    Ricordiamoci inoltre che la chiesa è un regno ed un popolo SPIRITUALE MA CELESTE mentre Israele è un Regno ed un popolo SPIRITUALE MA TERRENO e lo sarà per mille anni anche dopo la sua salvezza.

    Certo che la chiesa mentre è qui sulla terra è la rappresentazione del regno di Dio ma da questo non possiamo escludere ed eliminare Israele dalle promesse che Dio gli ha fatto in antichità. Anche perché Dio non è un Dio che cerca di ingannare con dei discorsi simbolici e difficili da comprendere.

    Vero che la parola di Dio può essere veramente compresa solo mediante l’opera dello Spirito Santo, ma è anche vero che la parola di Dio è di per se semplice e chiara e può essere e deve essere intesa nella maniera letterale in cui è esposta. Anche i simbolismi della parola di Dio hanno un applicazione letterale e non metaforica.

    Molte cose che riguardano Israele non si possono spiritualizzare e metterle in un contesto dove si possono interpretare metaforicamente e simbolicamente. Anche perché in effetti dicendo che Dio ha adempiuto tutte le promesse nella chiesa ed ha lasciato fuori Israele il popolo, vorrebbe dire che quelli che dicono questo sono d’accordo con noi dicendo che la chiesa è un regno spirituale ed Israele un popolo terreno e che quindi sono in effetti separati e distinti l’uno dall’altro.

    Comunque Dio ha chiaramente detto ad Israele, la casa di Giacobbe e la casa di Davide, la nazione:

    Romani 11:26-27 e così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. 27 E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati».

    Questo passo qui sopra sarebbe inutile e non avrebbe alcun senso se la chiesa avesse sostituito Israele nel piano di Dio.

    Se fosse vero che Paolo stesse parlando solo degli eletti Ebrei che entravano facendo parte del Regno di Dio mediante la chiesa, questo passo sarebbe inutile come anche molte altre affermazioni riguardanti le promesse fatte ad Israele. La chiesa non è l’erede della terra promessa, non è mai stato detto questo della chiesa ed alla chiesa non è mai stato promesso il territorio.

    Così come la Gerusalemme celeste è descritta nella Scrittura in maniera molto diversa dalla Gerusalemme alla quale fa riferimento la Scrittura quando è riferita ad Israele.

    Insomma, questa spiritualizzazione che a molti piace fare non è e non può essere supportata dalla Scrittura poiché non la si può applicare a tutte le promesse che Dio ha fatto ad Israele.

    Anche se, dico anche se, si cercasse di dire che la terra promessa sarà data a quegli eletti Ebrei che entrano tramite la chiesa non potremmo mai interpretare bene i passi che troviamo a riguardo in Zaccaria 12-13-14.

    E’ evidente quindi che la distinzione che Paolo pone qui sulla preconoscenza di Dio è riferita ad Israele come popolo e nazione e non solo come partecipanti al regno mediante appartenenza alla chiesa.

    Così che si comprende che Dio non ha affatto abbandonato il Suo popolo, il popolo è Suo,Israele che ci piaccia o no appartiene a Dio, ribelle o no, è Suo e Dio ne farà ciò che vuole e siccome Dio ha promesso, Dio sarà fedele e non abbandonerà mai Israele.

    Solo perché tutto questo è vero però non significa affatto che l’Ebreo sarà salvato spiritualmente ed eternamente se non crede in Gesù, infatti quando un Ebreo muore oggi rigettando Cristo andrà sicuramente in perdizione.

    Questo è un fatto che non si può negare: Giovanni 8:24 Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono, voi morirete nei vostri peccati»

    Comunque Israele è sempre e comunque il Suo popolo e Dio lo ha preconosciuto e non lo abbandonerà mai nel senso che non lascerà che Israele sia distrutto completamente, nemmeno se e quando è in uno stato di apostasia.

    Infatti che questo è un fatto sicuro lo troviamo scritto nei prossimi versetti che Paolo scrive.

    Romani 11:2-4 Non sapete voi ciò che la Scrittura dice nella storia di Elia? Come egli si rivolge a Dio contro Israele, dicendo: 3 «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti e hanno distrutto i tuoi altari, e io sono rimasto solo, ed essi cercano la mia vita». 4 Ma che gli disse la voce divina? «Io mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal».

    Paolo usa un episodio nel periodo della storia di Israele quando il profeta Elia fu il primo maggiore profeta in Israele a quel tempo.

    Esaminiamo brevemente il significato e la ragione per cui Paolo usa questo passo di questo periodo e menzionando questo profeta, tutto questo è di estrema importanza nella comprensione di ciò che Paolo sta comunicando.

    Il periodo in questione lo troviamo descritto per noi nell’Antico Testamento. 1 Re 17:1-24;

    1 Re 18:1-45; 1 Re 19:1-19.

    Elia fu profeta ad Israele nel periodo del regno del re Achab circa 919-897 A.C. Questo periodo è un periodo molto tenebroso nella storia di Israele perché il livello di apostasia in quella nazione era quasi completo. Senza entrare troppo nel merito riguardante questo periodo è sufficiente sapere che la nazione era quasi interamente nella apostasia ed era dedicata al culto del falso dio Baal. Iezabel la regina, la moglie di Achab era la grande promotrice della apostasia di Israele e del culto a Baal. C’erano in Israele in quei giorni 450 profeti dedicati a Baal e 400 dedicati a Asherah.

    Durante questo periodo di grande apostasia, simile a quella che c’è in Israele e nel mondo del Cristianesimo oggi, il Signore scelse Elia per portare un messaggio di giudizio e di ravvedimento alla nazione.

    Elia nella potenza del Signore sfidò sia Achab che i profeti di Baal sul monte Carmel,con grande potenza il Signore col fuoco dal cielo consumò il sacrificio di Elia mentre il sacrificio a Baal non ostante i profeti lo invocarono tutto il giorno rimase sull’altare senza essere consumato

    1 Re 18:20-38.

    Dopo che Dio consumò il sacrificio col fuoco dal cielo, Elia uccise tutti i profeti di Baal con l’aiuto del popolo presente, perché il popolo si era parzialmente e temporaneamente ravveduto dopo il grande intervento di Dio.

    Iezabel però minacciò Elia di morte ed Elia seppure così grandemente benedetto e ripieno di potenza il giorno prima, quando sentì la minaccia di Iezabel fuggì per paura ed andò a nascondersi in una grotta.

    Fu proprio in questa grotta che Elia ebbe un incontro personale con Dio ed è cosa avviene durante questo incontro del quale Paolo fa menzione.

    Elia pensava, forse e anche giustamente dal suo punto di vista, che egli fosse rimasto da solo,il solo profeta di Dio. Pensava che in tutta quella apostasia fosse rimasto solo lui che serviva Dio. Quante volte crediamo anche noi di essere i soli che veramente servono il Signore in questi giorni di apostasia?

    Certamente il pensiero di Elia era valido per la situazione in cui il paese si trovava, certamente anche quando noi pensiamo di essere soli come Elia pensiamo questo perché vediamo così tanta apostasia, false dottrine che ci scoraggiamo come Elia si scoraggiò ed infatti entrò anche in depressione.

    Quante volte anche noi diventiamo scoraggiati e forse anche depressi perché vediamo che coloro che servono il Signore nella purezza della verità e del Vangelo sono pochi, soli ed isolati?

    In quei giorni, in Israele, in realtà, la situazione era addirittura peggiore di quella che stiamo vivendo noi oggi, per ora; quindi Elia aveva molte buone ragioni di pensare che egli fosse rimasto da solo, ancora più di noi oggi.

    Il Signore invece gli dice che Lui stesso aveva riservato per Se settemila che non avevano servito ed adorato Baal.

    Il Signore dicendo questo, secondo Paolo e secondo realtà dottrinale, aveva sovranamente scelto e riservato per se un residuo.

    Anche in un periodo così oscuro e malvagio come quello dei giorni di Elia il Signore per grazia elesse per Se un residuo di Israeliti, riservati e preservati per il servizio di Dio.

    Questo è un grande incoraggiamento anche per noi perché vediamo che anche nel nostro caso e nei nostri giorni il Signore ci ha riservati, facciamo parte di un residuo eletto per grazia, infatti se lo siamo, sappiamo anche che non siamo soli.

    Certamente siamo pochi rispetto ai tanti apostati, certamente saremo piccoli gruppi, sparsi e isolati come lo erano i 7000 nei giorni di Elia, comunque il Signore ha sempre un residuo eletto per grazia e per sovrana elezione, proprio come dice Paolo nei versetti seguenti.

    Romani 11:5-6 Così dunque, anche nel tempo presente è stato lasciato un residuo secondo l’elezione della grazia. 6 E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera.

    Paolo dice così che anche nel suo tempo presente, è stato lasciato un residuo secondo l’elezione della grazia. Questa dichiarazione è molto importante e interessante.

    La prima cosa che vediamo è che Paolo dice che anche ai suoi tempi Dio ha riservato per se un residuo, il che significa che erano pochi rispetto ai molti che c’erano a quel tempo.

    Di chi sta parlando Paolo adesso? Di chiesa? No, non solo e non necessariamente. Ricordiamoci che il contesto di questo capitolo ci istruisce che Paolo sta parlando degli Israeliti. Già dal capitolo precedente il contesto e il soggetto è primariamente il popolo di Israele. Qui ancora è di loro che Paolo sta parlando. Infatti Paolo non fa menzione di Gentili fino a che non si arriva al versetto undici.

    Dobbiamo fare una constatazione importante a questo punto, si capisce oramai che il credente dopo la resurrezione di Gesù e dopo Pentecoste è una persona rigenerata, una nuova creatura in Cristo, una persona nata di nuovo e battezzata dallo Spirito Santo nel corpo di Cristo, la chiesa. Su questo non ci sono dubbi.

    Gli Ebrei, gli Israeliti allora come i Gentili oggi in questo periodo, sono salvati solo mediante la nuova nascita e solo se fanno parte del corpo di Cristo la chiesa. Non è in realtà l’identità nazionale che li rende giusti con Dio, infatti non è mai stato così.

    Matteo 3:1-12 Or in quei giorni venne Giovanni Battista, che predicava nel deserto della Giudea, 2 e diceva: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!» 3 Questi infatti è colui di cui parlò il profeta Isaia quando disse: «Una voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”». 4 Or Giovanni stesso portava un vestito di peli di cammello e una cintura di cuoio intorno ai lombi e il suo cibo erano locuste e miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la regione adiacente il Giordano accorrevano a lui, 6 ed erano battezzati da lui nel Giordano, confessando i loro peccati. 7 Ma egli, vedendo molti dei farisei, e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha mostrato a fuggire dall’ira a venire? 8 Fate dunque frutti degni di ravvedimento! 9 E non pensate di dir fra voi stessi: “Noi abbiamo Abrahamo per padre”; perché io vi dico che Dio può far sorgere dei figli di Abrahamo anche da queste pietre. 10 E la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco. 11 Io vi battezzo in acqua, per il ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno neanche di portare i suoi sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. 12 Egli ha in mano il suo ventilabro e pulirà interamente la sua aia; raccoglierà il suo grano nel granaio, ma arderà la pula con fuoco inestinguibile».

    Anche da questo passo si comprende benissimo ciò che Giovanni stava affermando. L’appartenenza fisica e religiosa della discendenza di Abrahamo non era cosa sufficiente per ottenere la salvezza.

    In altre parole anche gli Ebrei dovevano sempre ricevere la salvezza per grazia mediante la fede.

    Infatti anche prima della nascita di Israele la condizione era sempre quella.

    Vediamo che cosa la Scrittura ci dice addirittura di Noè.

    Genesi 6:8 Ma Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno.

    Il passo dice che Noè trovò grazia agli occhi di Dio e per questo fatto fu eletto e per questo Dio poi gli comandò di costruire un arca e per questo Noè ubbidì.

    Il discorso fu identico anche per Abramo. Abramo era un idolatra che viveva in un paese idolatra,ma anche lui fu scelto, eletto da Dio, possiamo dire allora che Abramo trovò anche lui grazia agli occhi di Dio, questo è infatti confermato in:

    Neemia 9:7 Tu sei l’Eterno, il DIO che ha scelto Abramo; lo hai fatto uscire da Ur dei Caldei e gli hai dato il nome di Abrahamo.

    Come vediamo Dio ha scelto Abramo, cioè ha eletto Abramo e fu per questo motivo soltanto che Abramo ubbidì e credette Dio, per questa ragione e per questa ragione soltanto fu che Abramo ebbe fede.

    Ricordiamoci che da Abrahamo ed Isacco è nato Giacobbe, cioè Israele. Così anche la nascita di Israele fu per elezione e fu per grazia e fu generata dalla e nella fede di coloro che furono comunque scelti ed eletti da Dio.

    La scelta o la decisione umana è ad ogni livello sempre individuale MA allo stesso momento è nazionale nel caso di Israele. La decisione e la fede non è affatto mai separata dalla elezione, la scelta e la volontà di Dio. Quando Dio vuole farci fare una cosa, Egli forza eccome la Sua volontà in modo che eventualmente la nostra si sottomette alla Sua.

    Questo è evidente in molti passi di Scrittura ma penso che quello più eclatante sia la storia di Giona. Dio voleva che Giona facesse la Sua volontà, Giona non voleva farla,Giona disubbidì, addirittura fuggì nella direzione opposta di quella in cui Dio voleva che egli andasse, comunque Dio lo convinse ad ubbidire in un modo violento e forzato, praticamente Dio ha piegato la volontà di Giona per farlo sottomettere perché quando Dio ci sceglie Dio ci fa eventualmente sottomettere.

    Quindi, dire che Dio non fa mai violenza al libero arbitrio umano non è affatto una constatazione Biblica.

    Prendiamo per esempio ciò che Paolo ci disse in Romani 9:11-16 (infatti, quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che chiama), 12 le fu detto: «Il maggiore servirà al minore», 13 come sta scritto: «Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù». 14 Che diremo dunque? C’è ingiustizia presso Dio? Così non sia. 15 Egli dice infatti a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.

    Abbiamo già studiato questo passo ed abbiamo certamente chiarito il fatto che quando Dio parla di elezione e della chiamata di Dio si sta parlando non solo della nazione di Israele, ma sta parlando sempre e comunque di individui. Giacobbe ed Esaù erano individui, inoltre che il conteso stia parlando di individui e non solo di nazionalità lo vediamo in ciò che Dio dice di Faraone.

    Dobbiamo quindi capire che la sovranità di Dio fa sì che certe cose avvengano, tutto ciò è dovuto alla onniscienza e onnipotenza di Dio. Ciò che Dio decreta e dichiara avviene! Dio fa si che perché le cose sono decretate da Lui, le cose vengano adempiute come vuole Lui e tutto ciò comunque avviene con la collaborazione della volontà umana. Il caso di Giacobbe ed Esau è un esempio di come questa cosa avviene.

    Avviene perché Dio la decreta. Esaù era malvagio, sì, ma anche Giacobbe lo era, ricordiamoci che non c’è nessun giusto, neppure uno. Comunque, perché Dio aveva scelto Giacobbe anziché Esaù, Giacobbe ricevette le promesse di Dio, anche se le dal punto di vista umano le ha ottenute in modo disonesto.

    Quindi vediamo che, in una maniera quasi impossibile per noi da comprendere, la volontà di Dio sovrasta sempre la volontà umana per compiere ciò che Lui vuole. Dio permette anche che la persona faccia ciò che la sua natura peccaminosa vuole fare, ma tutto avviene entro i limiti posti da Dio e ed eventualmente risulta nella volontà di Dio.

    In altre parole, Dio pone limiti anche a ciò che un peccatore possa fare, ma comunque, qualsiasi cosa esso faccia non comporta nessun cambiamento al proponimento della volontà di Dio.

    Questo vuol dire che la salvezza dell’eletto, che è decretata per elezione, come fu anche la scelta di Giacobbe, avviene per sovrana volontà di Dio la quale sovrasta la nostra volontà di peccatori e allinea la nostra volontà alla Sua.

    Tutto questo avviene in un modo così istantaneo che le due volontà si mischiano causando il peccatore di riconoscere la propria condizione peccaminosa mentre la sua volontà diventa appunto allineata con la volontà di Dio, così e solo così l’eletto alla salvezza è convinto dallo Spirito Santo di peccato, giudizio e giustizia, questo avviene per la rigenerazione del peccatore eletto.

    In questo modo la volontà umana è sì forzata ad ubbidire Dio ma diventa sottomessa e volontariamente con quella di Dio, in effetti la volontà della persona veramente diviene quella di voler ubbidire Dio. Quindi, è perché Dio decreta una cosa che la volontà umana eventualmente si sottomette a quella divina.

    Ricordiamoci anche i demoni ubbidivano e ubbidiscono a Gesù e alla volontà divina, ogni creatura si sottomette alla volontà di Dio. Non si capisce bene perché Dio che è Dio ed ha il diritto di fare ciò che vuole debba per forza sottomettersi alla volontà umana o che in qualche modo debba per forza inchinarsi al libero arbitrio dell’uomo.

    Credere che Dio si debba sottomettere o che in qualche modo sia limitato nella Sua potenza per via del libero arbitrio umano pone l’uomo e anche Satana al disopra di Dio, questa cosa crea idolatria e non solo, strappa via, anche se in realtà non si può farlo letteralmente, l’onnipotenza e la sovranità di Dio.

    Il libero arbitrio dell’uomo non è Dio e quindi non può mai limitare la potenza di Dio.

    Questa è in effetti l’obiezione che Paolo anticipa e alla quale risponde in:

    Romani 9:15-24 Egli dice infatti a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17 Dice infatti la Scrittura al Faraone: «Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra». Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. 19 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?». 20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?». 21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

    Il linguaggio in quest’ultimo passo detta appunto che si stia parlando di individui e parla dell’individualità quando dice:

    Così egli (Dio) fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole (individui).

    Ed inoltre, dice: Non ha il vasaio (Dio) autorità sull’argilla (esseri umani), per fare di una stessa pasta un vaso (individuo)ad onore e un altro (individuo) a disonore?

    Il vaso in questione qui alcuni dicono che sono nazioni. Però ovviamente non è così poiché il passo dice un vaso questo è un individuo, i vasi nel plurale non sono nazioni ma la pluralità di individui che provengono dalle varie nazioni.

    Paolo dice inoltre: (Dio) ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione (individui ribelli)? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria ( individui, gli eletti alla salvezza)

    La conferma finale che i vasi sono individui si trova proprio nel versetto 24 dove Paolo menziona Giudei e Gentili come i gruppi dai quali i singoli vasi sono scelti da Dio, questi sono individui e Paolo dice: cioè noi che egli ha chiamato , non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

    ( individui eletti da Giudei e Gentili)

    Dicendo, noi che Egli ha chiamato non solo fra Giudei ma anche fra i Gentili è la chiave che conferma il fatto che l’elezione in questione è individuale e non solo nazionale come nel caso specifico di Israele.

    Ecco da dove proviene il concetto di grazia irresistibile. Viene dalla comprensione di ciò che chiaramente la parola di Dio ci rivela, viene dalla conoscenza migliore di chi Dio è e come agisce.

    Non si può resistere a lungo la chiamata e la volontà di Dio quando Egli stende la Sua grazia su di noi. Questo a me mi conforta e mi fa comprendere meglio la sovranità, l’onnipotenza e l’amore che Dio ha per noi. E’ sempre stato così, prima della nascita di Israele e così è sempre stato anche dopo, e così è oggi.

    In realtà nessuno può resistere la volontà di Dio, nessuno! Ecco perché in precedenza sempre in Romani 9 Paolo anticipa le obiezioni dei lettori a ciò che egli sta scrivendo ed infatti dice:

    Romani 9:19 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?»

    Un non credente può essere sempre disubbidiente ai comandamenti di Dio ma non può comunque resistere la volontà di Dio, perché? Perché qualsiasi essere sia umano che angelico deve sottomettersi alla volontà di Dio quando Dio vuole.

    Lo abbiamo visto anche riguardo a Satana con Giobbe, anche Satana può fare solo ciò che gli viene permesso di fare da Dio. Satana non può, ripeto, non può fare tutto ciò che gli pare, così nemmeno l’essere umano. Dio è magnifico e fa ciò che Egli vuole e tutti si sottomettono a ciò che Egli vuole quando vuole.

    Ritornando al passo di Romani 11 quindi, Paolo sta parlando adesso del residuo Israelita eletto e salvato per grazia. Qui la salvezza è sempre nel contesto di Israele, cioè anche se noi si parla sempre di chiesa anche ai tempi di Paolo, va ricordato che anche la chiesa comunque il giorno di Pentecoste e per un breve periodo dopo, era interamente Ebrea.

    Gli Apostoli, i discepoli,cioè i 120 menzionati e i seguenti credenti il giorno di Pentecoste

    Atti 2:14-40 erano tutti quanti Ebrei.

    Anche in quei giorni, Dio non aveva abbandonato il Suo popolo ed ha scelto un residuo di essi a cominciare con gli Apostoli e poi altri dopo di loro, e seppure essi fanno parte della chiesa sono sempre e comunque un residuo di Israeliti, scelti e salvati per grazia.

    Dobbiamo capire già da ciò che Gesù disse ai Suoi Apostoli che, seppure gli Apostoli erano considerati i fondatori della chiesa, il corpo di Cristo ed essi sono il fondamento della chiesa, erano comunque legati inseparabilmente alla nazione di Israele in un modo particolare.

    Matteo 19:28 Gesù disse loro: «In verità vi dico che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d’Israele.

    Luca 22:29 Ed io vi assegno il regno, come il Padre mio lo ha assegnato a me, 30 affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele».

    C’è una connessione vera e propria con gli Apostoli ed Israele, una connessione nazionale e non solo ecclesiale.

    Anche in Luca 22:29 vediamo che Gesù parla del Regno di Dio e non specificatamente di chiesa. E’ importante distinguere la differenza tra Regno di Dio e Chiesa.

    Di nuovo, la chiesa fa parte del Regno di Dio, diciamo che il Regno di Dio è un Regno celeste ed è anche un regno terrestre. La totalità degli elementi che lo formano cioè la chiesa ed Israele sono il Regno di Dio completo.

    Quando Gesù si riferisce agli Ebrei si riferisce quasi sempre al Regno di Dio o Regno e mai a chiesa.

    Se si presta attenzione, quante volte viene menzionato il titolo Regno di Dio quando la parola di Dio è riferita alla chiesa? Soltanto otto volte. Quante volte viene menzionato il Regno di Dio in connessione con Israele? Ventuno volte.

    E’ evidente quindi anche da questi numeri che il Regno di Dio ha una connessione speciale al popolo, alla nazione di Israele.

    Ripeto, non è che la chiesa non faccia parte del Regno di Dio, ma il regno di Dio che è il completo Regno di Dio include la chiesa. Ricordiamoci però che la chiesa era un mistero per Israele

    Efesini 3:1-11.

    Va menzionato anche che Israele come regno di Dio era un mistero per la chiesa e lo è diventato sempre più con il passare del tempo; ma Paolo aveva già avvertito la chiesa di questo mistero e questo lo vedremo più avanti in Romani 11:25.

    Il passo che di più conferma che il termine Regno di Dio sia connesso ancora di più alla nazione di Israele che alla chiesa si trova in:

    Atti 1:1-8 Io ho fatto il primo trattato, o Teofilo, circa tutte le cose che Gesù prese a fare e ad insegnare, 2 fino al giorno in cui fu portato in cielo, dopo aver dato dei comandamenti per mezzo dello Spirito Santo agli apostoli che egli aveva scelto. 3 Ad essi, dopo aver sofferto, si presentò vivente con molte prove convincenti, facendosi da loro vedere per quaranta giorni e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. 4 E, ritrovandosi assieme a loro, comandò loro che non si allontanassero da Gerusalemme, ma che aspettassero la promessa del Padre: «Che, egli disse, voi avete udito da me. 5 Perché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, fra non molti giorni». 6 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità. 8 Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra».

    So che questo passo l’ho già menzionato diverse volte prima ma questo è il passo che è la chiave per comprendere bene cose è il Regno in connessione con Israele e che in realtà Gesù non stava parlando di chiesa specialmente in questo contesto.

    Come vediamo da questo passo si comprende benissimo che c’è una chiara distinzione tra Regno di Dio nel contesto Ebraico e la chiesa nel contesto del completo Regno di Dio, Regno di cui comunque fa parte anche la chiesa.

    Sta scritto che Gesù, nel versetto tre, parlava loro di cose riguardanti il Regno di Dio. Che le cose riguardanti il Regno di Dio fossero un contesto diverso dalla chiesa è evidente dalla domanda stessa che gli Apostoli gli pongono dopo nel versetto sei.

    «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?»

    E’ quindi ovvio che l’intendimento del Regno di Dio per Israele ha un significato diverso da come lo intendiamo noi facendo parte della chiesa. E’ comunque un intendimento che non è affatto erroneo come molti invece nella chiesa credono che sia.

    La risposta di Gesù è di fondamentale importanza poiché anche se Gesù non risponde con un sì o un no, gli rispose comunque in un modo affermativo. Gesù rispose:

    «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità.

    Questa riposta significa che, sì, eventualmente Dio ristabilirà il Regno ad Israele, il regno esattamente come lo intendevano loro, il Regno profetizzato nell’Antico Patto.

    Ci sarà un tempo e un momento adatto che Dio ha stabilito di propria autorità per restaurare il regno ad Israele e Gesù come Re.

    Questo è il Regno Messianico o il Regno di Dio che è stato promesso ad Israele. Questo Regno non è la chiesa ma è distintamente separato e diverso dalla chiesa.

    Dobbiamo ricordarci che Dio ha promesso ad Israele nel passato due cose ben distinte che non possono includere la chiesa come la destinataria di queste promesse, seppure si possa assumere che la chiesa sia l’Israele spirituale.

    Le due cose che non possono essere adempiute dalla chiesa sono la promessa ad Israele che sarebbe per sempre stata una nazione e che Israele avrebbe posseduto la terra promessagli da Dio.

    Quindi da tutto questo si deve per forza raggiungere la conclusione che Israele è una distinta e separata istituzione dalla chiesa e che ha avuto da Dio delle promesse che in nessun modo possono appartenere alla chiesa anche se si spiritualizza Israele e tutto ciò che è scritto nell’Antico Testamento.

    Ci sono troppi passi nell’Antico Testamento che non possono essere spiritualizzati e inoltre la menzione dettagliata della terra promessa è una di quelle cose che non possono essere attribuite alla chiesa,

    vedi Ezechiele 37:1-27; Ezechiele 45:1-22.

    In secondo luogo Ezechiele ha menzionato anche un quarto tempio nella città di Gerusalemme e che si intende dal testo stesso che può essere solo in connessione con Israele terrestre, la nazione.

    Non avrebbe alcun senso se Ezechiele stesse parlando della chiesa in questi seguenti passi anche se si provasse a spiritualizzare il tutto non si riuscirebbe a rendere il tutto spiegabile mediante un linguaggio spirituale o simbolico,

    vedi Ezechiele 41:1-26; Ezechiele 42:1-20; Ezechiele 43:1-27; Ezechiele 44:1-31 .

    La notte del Suo tradimento Gesù disse ai Suoi discepoli queste parole che sono importanti anche nella comprensione di ciò che stiamo parlando.

    Giovanni 16:12-15 Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. 13 Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. 15 Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà.

    A che cosa si sta riferendo Gesù qui? Di che cosa sta parlando? Prima di tutto la chiave di questo passo è la venuta dello Spirito Santo.

    Gesù dice che nello stato in cui essi si trovavano in quel momento essi non potevano comprendere le cose che Lui gli avrebbe voluto dire. Gesù afferma però, che dopo che lo Spirito di verità sarebbe venuto (Pentecoste) allora Egli gli avrebbe rivelato cose che a loro non erano mai state rivelate prima.

    Quali cose? Prima di tutto il mistero della chiesa, Efesini 3:1-11. Poi le cose future,cose a venire sempre nel contesto delle Epistole scritte alla chiesa. Tutto ciò che Gesù voleva comunicare alla chiesa e che era riguardante la chiesa, Gesù lo ha a loro comunicato tramite lo Spirito Santo e ciò che fu comunicato a loro fu poi scritto e noi abbiamo tutto questo rivelato nelle pagine del Nuovo Testamento.

    Questo passo è importante perché ci dimostra due cose, una è che le cose a cui Gesù fa riferimento spiegherebbero agli Apostoli e a noi il mistero della chiesa, il mistero della salvezza di Ebrei e Gentili assieme in un solo corpo di Cristo la chiesa.

    La seconda cosa che ci fa capire è che c’erano due fonti di rivelazione che Dio stava dando agli Apostoli, una era già nota a loro e questa era la Scrittura dell’Antico Patto che descriveva il Regno di Dio come loro lo comprendevano e anche giustamente direi. Appunto questo fu mediante i profeti antichi, questa era la rivelazione a loro già data mediante i profeti che descriveva il Regno di Dio.

    Però c’era appunto un mistero, non rivelato a loro nelle Scritture del passato, questo era adesso rivelato a loro come una nuova rivelazione la quale appunto era un mistero. Questo mistero era la chiesa, una cosa che adesso veniva a loro rivelata dallo Spirito Santo, sempre dopo Pentecoste però.

    E’ sempre importante capire però, che Dio anche dopo Pentecoste non smise di offrire la possibilità ad Israele di accettare Messia e quindi di ristabilire il regno di Dio a loro promesso nel passato, cioè ciò che noi oggi conosciamo come Millennio.

    E’ quindi evidente che la chiesa e il Regno di Dio promesso ad Israele erano e sono connessi in un modo definitivo ma sono in realtà due entità diverse e separate, due promesse diverse che però vengono poi entrambe unite in Gesù Cristo mediante il Nuovo Patto.

    Una realtà è fare parte del corpo di Cristo in una unione vera e spirituale con Lui, questa è la chiesa. Una altra realtà è la nazione di Israele, che sempre per accettazione di Messia viene redenta e riammessa nel Regno di Dio mediante il Nuovo Patto, il che la renderà una nazione terrena ma anche eterna e spirituale, una nazione che riceverà di nuovo il primato sulle nazioni come la nazione scelta da Dio, dove il Messia regnerà come Re e non solo come re di Israele ma re delle nazioni.

    Salmi 2: 8-9 Chiedimi, e io ti darò le nazioni come tua eredità e le estremità della terra per tua possessione. 9 Tu le spezzerai con una verga di ferro, le frantumerai come un vaso d’argilla”».

    Apocalisse 19:11-15 Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. 12 I suoi occhi erano come fiamma di fuoco e sul suo capo vi erano molti diademi, e aveva un nome scritto che nessuno conosce se non lui; 13 era vestito di una veste intrisa nel sangue, e il suo nome si chiama: “La Parola di Dio”. 14 E gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. 15 Dalla sua bocca usciva una spada acuta per colpire con essa le nazioni; egli governerà con uno scettro di ferro ed egli stesso pigerà il tino del vino della furente ira di Dio onnipotente.

    Il passo di Salmi 2 è parallelo con il passo di Apocalisse 19 ed è connesso con la profezia di Isaia 61.

    Quella profezia che Gesù in Luca 4 dichiarò adempiuta quando lesse: Isaia 61:1 ma si fermò a metà versetto 2. Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri, 2 a proclamare l’anno di grazia dell’Eterno

    Infatti la seconda parte del versetto 2 di Isaia 61 ed i seguenti versetti parlano della seconda venuta di Gesù e susseguente Regno di Dio e di Israele sulla terra è parallelo con i passi che abbiamo appena visto e il seguente capitolo 20 di Apocalisse.

    Isaia 61:2b-11 e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, 3 per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere, l’olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell’Eterno per manifestare la sua gloria. 4 Essi ricostruiranno le antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, restaureranno le città desolate, devastate da molte generazioni. 5 Stranieri verranno a pascolare le vostre greggi, i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri vignaioli. 6 Ma voi sarete chiamati “sacerdoti dell’Eterno” e sarete chiamati “ministri del nostro DIO”. Voi godrete le ricchezze delle nazioni, e la loro gloria passerà a voi. 7 Invece della vostra vergogna avrete doppio onore; invece della confusione esulteranno nella loro eredità. Perciò nel loro paese possederanno il doppio e avranno un’allegrezza eterna. 8 Poiché io, l’Eterno, amo la giustizia, odio il furto nell’olocausto; io darò loro fedelmente la ricompensa e stabilirò con loro un patto eterno. 9 La loro discendenza sarà nota fra le nazioni e la loro progenie fra i popoli; tutti quelli che li vedranno li riconosceranno, perché essi sono una discendenza benedetta dall’Eterno. 10 Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno, la mia anima festeggerà nel mio DIO, perché mi ha rivestito con le vesti della salvezza, mi ha coperto col manto della giustizia, come uno sposo che si mette un diadema, come una sposa che si adorna dei suoi gioielli. 11 Perciò, come la terra fa crescere la sua vegetazione e come il giardino fa germogliare ciò che vi è stato seminato, così il Signore, l’Eterno, farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le nazioni.

    Israele in quel tempo sarà, assieme alla chiesa, il Regno di Dio che regnerà sulla terra. Gesù sarà il Re di Israele che regnerà dal e sul trono di Davide in Gerusalemme, in Israele.

    Questa realtà, cioè che Gesù deve regnare come re di Israele è definitivamente rivelata dall’Arcangelo Gabriele quando annunciò la nascita di Gesù a Maria.

    Di questo ne abbiamo già parlato nello studio del capitolo dieci. Siccome però so che abbiamo la memoria corta, rivisitiamo questo annuncio angelico.

    Luca 1:26-35 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 ad una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 E l’angelo, entrato da lei, disse: «Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne». 29 Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole, e si domandava cosa potesse significare un tale saluto. 30 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 E Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». 35 E l’angelo, rispondendo, le disse: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà; pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio.

    Come vediamo Gabriele dice a Maria che partorirà un figlio ed il Suo nome sarà Gesù. Incredibile addirittura anche il nome del salvatore è stato scelto da Dio, comunque, dice che Egli sarà anche chiamato il Figlio dell’Altissimo, questo è il titolo divino di Gesù, poi Gabriele dice che Dio gli darà il trono di Davide, suo padre e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il Suo Regno non avrà fine.

    Queste dichiarazioni sono di enorme importanza per capire il concetto di chi Gesù sia e cosa è venuto a fare, perché Gabriele dice che Gesù è il Figlio di Dio e che Gesù è anche il figlio di Davide. Il trono di Davide appartiene a Davide il re ed al suo discendente regale e questo non è il trono su cui Gesù è seduto adesso alla destra di Dio.

    Quello è il trono della maestà divina. Il trono di Davide invece ha un connotato interamente Ebreo. E’ il trono del Re di Israele e non è il trono della maestà divina in cielo.

    Gesù deve essere il re di Israele e sinceramente, ancora non lo è stato e in questo stesso momento non lo è.

    Messia infatti è un titolo che è connesso solo ad Israele, Gesù è il Messia di Israele, non della chiesa. Gesù è il salvatore della chiesa ma non ne è il Messia. So che siamo abituati a chiamare Gesù Messia anche nella chiesa, e Gesù lo è, ma non è il vero titolo per il quale la chiesa lo riconosce. Il titolo di Gesù nella chiesa è Signore e Dio. Gesù è il capo del corpo,cioè la chiesa.

    Infatti, per confermare che il titolo Messia è solo connesso con Israele la nazione e lo troviamo di nuovo proprio qui nella dichiarazione di Gabriele quando dice che Gesù regnerà sulla casa di Giacobbe per sempre. Interessante, Gabriele dice Giacobbe e non Israele, perché?

    Siccome Dio è onnisciente e Dio è un Dio che ci rivela cose con chiarezza Egli sceglie il nome di Giacobbe perché è un nome che può essere attribuito solo alla nazione di Israele.

    Non può e non deve essere connesso alla chiesa perché la chiesa non è mai e poi mai riferita nella Scrittura a casa di Giacobbe.

    Tutti i riferimenti fatti dove la Scrittura menziona il nome Giacobbe nel Nuovo Testamento non sono mai riferiti alla chiesa. Seppure si possa chiamare la chiesa l’Israele spirituale essa non è però mai chiamata casa di Giacobbe.

    La distinzione dell’uso del nome di Giacobbe anziché Israele è intenzionale proprio per questa ragione.

    Il titolo di Messia è il titolo del re di Israele, l’unto di Dio, Gesù è l’unto degli unti, il Re dei re. Anche se spesso nel Nuovo Testamento Gesù è più volte che no chiamato il Signore Gesù Cristo.

    La parola Cristo è la parola in Greco Christos che è la traduzione della parola Ebrea,o meglio del titolo Mashiyach, che significa Messia, l’unto di Dio. Questo titolo in maniera generale era il titolo del re di Israele e Gesù è il sommo re d’Israele. Però Gesù ancora non ha regnato come tale, poiché fu rigettato da Israele quando venne e si offrì come Messia-Unto, re di Israele.

    Questo significa che anche negli Scritti del Nuovo Testamento scritto alla chiesa il nome di Gesù era quasi sempre menzionato come Gesù=Figlio di Dio e Cristo=Messia-Unto di Dio.

    Questa cosa è molto importante perché ci conferma esattamente ciò che aveva dichiarato Gabriele il Figlio dell’Altissimo sarà chiamato Gesù, ma il titolo di figlio di Davide è Cristo o Messia. Così vediamo anche qui la connessione del nome di Gesù al titolo di Cristo e la connessione del titolo Messia a Israele e il regno Messianico.

    Adesso spero che abbiamo finalmente capito che Israele la nazione è una entità separata dalla chiesa ma che entrambe fanno e faranno parte del Regno di Dio. La chiesa è il Regno di Dio temporaneamente e in questo momento, ma non è la destinataria delle promesse riguardanti la terra promessa e il titolo di nazione e del Regno Messianico o del Millennio, cosa che è promessa solo alla nazione di Israele.

    Il residuo della nazione di Israele di cui fa menzione adesso Paolo è il residuo di cui parla Zaccaria ma che Paolo sperava fosse un’occorrenza dei suoi giorni.

    Come abbiamo detto diverse volte prima, tutti gli Apostoli speravano nell’accettazione di Messia da parte della nazione, il residuo della nazione. Non si rendevano conto però, che dovevano passare più di duemila anni prima che questa cosa avvenisse.

    Quindi il residuo della nazione di Israele di cui parla Paolo qui è molto probabilmente il residuo della nazione di Israele che conosciamo oggi.

    Anche questo però sarà il residuo che vedrà il ritorno di Messia, fino a quel momento si ritiene quindi che la malvagia e perversa generazione di cui parla Gesù è la nazione di Israele che per intero rigetta Messia Gesù.

    Questa generazione quindi parte dai giorni di Gesù e rimane tale fino alla conversione futura del residuo della nazione. E’ quindi facile riconciliare il termine generazione quando per esempio Gesù parla di essa in diversi passi che molti hanno avuto problemi nella loro interpretazione.

    Un paio di essi sono i seguenti: Matteo 24:34; Luca 21:32.

    C’è un altro passo molto interessante che in effetti conferma ciò che stiamo dicendo fin ora:

    Matteo 21:40-46 Quando adunque il padron della vigna sarà venuto, che farà egli a que’ lavoratori? 41 Essi gli dissero: Egli li farà perir malamente, quegli scellerati, ed allogherà la vigna ad altri lavoratori, i quali gli renderanno i frutti a’ suoi tempi. 42 Gesù disse loro: Non avete voi mai letto nelle Scritture: La pietra che gli edificatori hanno riprovata è divenuta il capo del cantone; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa maravigliosa agli occhi nostri? 43 Perciò, io vi dico, che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato ad una gente che farà i frutti di esso. 44 E chi caderà sopra questa pietra sarà tritato, ed ella fiaccherà colui sopra cui ella caderà. 45 E i principali sacerdoti, e i Farisei, udite le sue parabole, si avvidero ch’egli diceva di loro. 46 E cercavano di pigliarlo; ma temettero le turbe, perciocchè quelle lo tenevano per profeta.

    Questa parabola è interessante. Il contesto e le parole usate sono importantissime e vanno esaminati attentamente. Il contesto è esclusivo ad Israele.

    La vigna o meglio il vigneto è sempre stata la nazione di Israele:

    Isaia 5:1-7 Is 5:1 Voglio cantare per il mio diletto un cantico del mio amico circa la sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna su una collina molto fertile. 2 La circondò con una siepe, ne tolse via le pietre, vi piantò viti di ottima qualità, vi costruì in mezzo una torre e vi scavò un torchio. Egli si aspettava che producesse uva buona, invece fece uva selvatica. 3 Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, giudicate fra me e la mia vigna. 4 Che cosa si sarebbe potuto ancora fare alla mia vigna che io non vi abbia già fatto? Perché, mentre io mi aspettavo che producesse uva buona, essa ha fatto uva selvatica? 5 Ma ora vi farò sapere ciò che sto per fare alla mia vigna: rimuoverò la sua siepe e sarà interamente divorata, abbatterò il suo muro e sarà calpestata. 6 La ridurrò a un deserto: non sarà né potata né zappata, ma vi cresceranno rovi e spine; e comanderò alle nubi di non farvi cadere alcuna pioggia. 7 Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia. Egli si aspettava rettitudine ed ecco spargimento di sangue, giustizia ed ecco grida di angoscia.

    Quindi vediamo che quando Gesù parlava di vigneto parlava di Israele, questo è importantissimo per capire meglio anche il contesto che troviamo in Giovanni 15 quando Gesù menziona il fatto che Lui è la vigna, ma il vigneto è sempre stato Israele, quindi ciò che Gesù dice in Giovanni 15 non si può interpretare come molti lo interpretano applicandolo alla chiesa. Dobbiamo invece vedere questo contesto e lo dobbiamo connettere al contesto che troviamo scritto anche nell’epistola agli Ebrei, dove si sta parlando di religione Giudaica e di Israele. E’ ovvio così che non ci sono contraddizioni sul fatto che un eletto possa scadere dalla grazia, un eletto non può mai scadere dalla grazia.

    Nel Vangelo di Giovanni Gesù, che quando parla parla in contesto con il resto della Scrittura, sta quindi spiegando agli Apostoli che Israele per essere salvato deve appartenere alla vigna, cioè Lui. Essi sì erano i tralci ma Lui in quel contesto parlava ovviamente di Israeliti e quindi dice che, se gli Israeliti non accettavano Lui come Messia sarebbero stati tagliati fuori e bruciati nel fuoco.

    Questo passo parla della apostasia di Israele e non di un credente che fa parte del corpo di Cristo e che poi scade dalla grazia perché non dimora più in Gesù. Questo in effetti può essere collegato anche al discorso dell’appartenenza all’ulivo di cui Paolo parla più avanti in questo capitolo e dei rami che sono stati tagliati fuori e che poi vengono reinnestati. Questo discorso è praticamente uno con il discorso che Gesù fa in Giovanni 15.

    Quindi, tornando alla parabola di Gesù in Matteo, la vigna è Israele e Giuda, questo è in linea con la profezia di Isaia. Il fatto che Gesù dice che Dio darà ad altri lavoratori il vigneto, cioè la vigna, Gesù sta ovviamente ancora facendo riferimento ad Israele, dice che siccome Lo avevano rigettato come Messia, cioè Re di Israele, Dio avrebbe dato il Regno a loro promessogli ad una gente, dice il testo in Italiano; ma la parola gente nel testo originale Greco è la parola nazione.

    Quindi, ciò che Gesù sta dicendo conferma ancora di più il fatto che, siccome Egli fa riferimento ad un altra nazione Egli stia parlando sempre e comunque della nazione di Israele.

    Israele è la sola nazione a cui un Regno è stato promesso da Dio, il contesto quindi detta che tutto il riferimento di Gesù in questa parabola sia in un contesto esclusivamente Ebraico.

    Questa è quindi un altra nazione ma sempre Israelita ed una nazione che produrrà i frutti del ravvedimento e non sarà più in uno stato di apostasia, ma di fede in Messia.

    L’interpretazione che Gesù stesse dicendo invece che avrebbe dato il Regno ai Gentili o la chiesa anziché ad Israele è erronea. La nazione che Gesù menziona è lo stesso residuo della nazione di Israele che sta menzionando Paolo qui in Romani 11.

    Gesù semplicemente dice loro che il Regno sarà tolto a loro e susseguentemente ogni generazione di Ebrei che non accetta Gesù come loro Messia nazionale, ricordiamoci che tutt’ora, ironicamente gli Ebrei stanno aspettando il Messia ma ancora rigettano Cristo.

    Il Regno, quindi, dice Gesù, sarà dato ad una nazione Israelita quando questa lo accetterà come Messia;

    questo è in linea perfetta con:

    Zaccaria 12:10-11; Zaccaria 13:1-2; Zaccaria 14:1-19.

    Questo fu poi confermato da Gesù stesso quando dichiarò queste stesse parole:

    Matteo 23:37-39 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38 Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta. 39 Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

    Gesù sta affermando il giudizio di Dio su una Israele apostata, ricordiamoci che apostasia significa cadere via dalla fede, o meglio rimanere in uno stato di incredulità riguardante la persona di Gesù Cristo. Ecco perché l’apostasia è un concetto menzionato spesso nella Epistola agli Ebrei.

    L’apostasia in realtà è il rifiuto, il rigetto di Gesù Cristo come sola via di salvezza, sia la salvezza individuale che quella nazionale. Ecco perché l’epistola agli Ebrei è così fraintesa e ripiena di controversie che sorgono nella chiesa per quanto riguarda il soggetto della salvezza.

    L’epistola è in un contesto strettamente Ebraico ed è rivolta per la maggior parte ad Ebrei come si evince dal nome e dal contenuto di essa. Non possiamo, non dobbiamo sminuire il contesto per asserire le proprie convinzioni che un credente possa scadere dalla grazia o possa perdere la salvezza.

    Il contesto e il contenuto dell’epistola agli Ebrei parla ad Ebrei del fatto che Gesù Cristo è l’unica via per la salvezza, sia individuale che nazionale per Israele. L’epistola spiega e parla del fatto che la loro vecchia religione e la legge non può dare loro salvezza, parla infatti della abolizione del Vecchio Patto e che la salvezza è solo per grazia e per fede in Gesù Cristo e quindi il discorso è chiarissimo, non si può avere salvezza in alcun altro modo.

    L’epistola parla a persone che ancora non erano sicure se o meno credere in Gesù soltanto per la salvezza, queste persone erano esposte al Vangelo e alla chiesa ma molti poi decidevano di ritornare o meglio di rimanere nella loro vecchia religione e alla legge e di rinunciare alla vera e unica fonte di salvezza per grazia e fede in Cristo soltanto.

    Questa cosa è chiamata apostasia ed è una condizione di dannazione.

    Vorrei esaminare assieme a voi un determinato passo nella epistola agli Ebrei che viene usato in congiunzione con la perdita della salvezza di credenti. Vorrei esaminarlo assieme ad un passo dell’Antico Testamento che in effetti abbiamo già visto prima. Vedremo che il contesto parla di Israele, di Ebrei.

    Ebrei 6:4-8 Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, 6 se cadono, è impossibile riportarli un’altra volta al ravvedimento, poiché per conto loro crocifiggono nuovamente il Figlio di Dio e lo espongono a infamia. 7 Infatti la terra, che beve la pioggia che spesso cade su di essa e produce erbe utili per quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio; 8 ma se produce spine e triboli, è riprovata e vicina ad essere maledetta, e finirà per essere arsa.

    Isaia 5:1-8 Voglio cantare per il mio diletto un cantico del mio amico circa la sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna su una collina molto fertile. 2 La circondò con una siepe, ne tolse via le pietre, vi piantò viti di ottima qualità, vi costruì in mezzo una torre e vi scavò un torchio. Egli si aspettava che producesse uva buona, invece fece uva selvatica. 3 Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, giudicate fra me e la mia vigna. 4 Che cosa si sarebbe potuto ancora fare alla mia vigna che io non vi abbia già fatto? Perché, mentre io mi aspettavo che producesse uva buona, essa ha fatto uva selvatica? 5 Ma ora vi farò sapere ciò che sto per fare alla mia vigna: rimuoverò la sua siepe e sarà interamente divorata, abbatterò il suo muro e sarà calpestata. 6 La ridurrò a un deserto: non sarà né potata né zappata, ma vi cresceranno rovi e spine; e comanderò alle nubi di non farvi cadere alcuna pioggia. 7 Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia. Egli si aspettava rettitudine ed ecco spargimento di sangue, giustizia ed ecco grida di angoscia.

    Guardate ai versetti 7-8 di Ebrei e poi ai versetti 4-7 di Isaia questi passi sono paralleli ed il contesto è lo stesso. Si sta parlando quindi in entrambe i passi di Israele, di Ebrei e non di chiesa o credenti già rigenerati.

    Il rigetto di Gesù come salvatore e Signore è grave ed è quasi sempre irreversibile.

    Questo è il contesto dell’epistola agli Ebrei e sembra dire che una persona rigenerata possa perdere la salvezza, ma quello non è il contesto e il significato.

    Di nuovo quindi, la generazione di cui parla Gesù in Matteo 23 su cui viene il giudizio di Dio, era quella generazione ed ogni generazione a venire ed è contata come la stessa, perché? Perché continua a rigettare Messia e per questo si trova in uno stato di apostasia. Israele da quel giorno ad oggi è in uno stato di apostasia perché continua a rigettare Gesù il Cristo, il suo Messia.

    Riguardo a ciò che direbbero coloro che il passo di Ebrei appena visto parla di veri credenti nati di nuovo. Questi dicono che è così perché il linguaggio lo dichiara.

    Vediamo se ciò che affermano è vero.

    Già sappiamo che il contesto dell’epistola agli Ebrei è appunto un contesto Ebraico, quindi dobbiamo esaminare tutto in quel contesto, come dobbiamo fare per la maggior parte dei Vangeli Sinottici che parlano molto del ministero di Gesù come Messia.

    Ebrei 6:4-7 Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, 6 se cadono, è impossibile riportarli un’altra volta al ravvedimento, poiché per conto loro crocifiggono nuovamente il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

    Questo è il linguaggio che loro asseriscono parla della perdita della salvezza per un credente già nato di nuovo. Il passo in questione però non parla di persone già rigenerate.

    Ma” diranno i promotori di quella dottrina eretica che afferma che un vero eletto può scadere dalla grazia, “ non dice il passo che questi sono stati illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo?”Non è questa la descrizione di un nato di nuovo?”

    No! Non lo è! Che cosa descrive questo passo allora? Descrive il popolo Ebraico, gli Ebrei che hanno in effetti ricevuto la testimonianza di Gesù Cristo e che hanno sperimentato e vissuto alla luce dei miracoli di Gesù e anche degli Apostoli, questo è quello che significa essere stati partecipi dello Spirito Santo. Essere stati illuminati è sinonimo con l’aver sperimentato la luce del mondo cioè Gesù Cristo come confermano i seguenti passi:

    Giovanni 1:1-5; Giovanni 1:9-14; Giovanni 8:12; Giovanni 9:5.

    Gesù ha illuminato coloro che hanno sperimentato la Sua presenza e la presenza della Sua persona e del Suo Spirito anche tramite le opere miracolose degli Apostoli. Gustare il dono celeste, il dono celeste è Gesù Cristo stesso, essi hanno gustato Gesù nel loro mezzo e di nuovo la Sua presenza nelle opere Apostoliche. Essere stati partecipi dello Spirito Santo ugualmente significa la stessa cosa.

    Gesù stesso ha dato a Israele la condanna del giudizio divino quando ha confermato Lui stesso che essi, gli Ebrei stavano commettendo apostasia, cioè praticando la bestemmia contro lo Spirito Santo.

    Matteo 12:31-32 Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà loro perdonata. 32 E chiunque parla contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma chi parla contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonato, né in questa età né in quella futura».

    Anche essi quindi erano partecipi di ciò che lo Spirito Santo stava facendo nel loro mezzo in Gesù Cristo, ma invece di accettare Gesù come Messia e glorificare Dio lo rigettarono bestemmiando lo Spirito Santo.

    Essi infatti dicevano che Egli faceva questi miracoli col potere del demonio.

    Attribuivano quindi le opere di Gesù a Satana.

    L’Ebreo quindi che rigettava Gesù, cioè la salvezza, nel contesto del passo di Ebrei, stava in essenza praticando lo stesso peccato di coloro che avevano rigettato Gesù quando Egli si presentò loro come Messia.

    Il governo religioso Ebreo rigettò Gesù come Messia e lo condannò a morte per crocefissione, quindi adesso l’autore di Ebrei usa un parallelismo e dice che, se una persona rigetta Gesù come sola via di salvezza e rimane nella sua vecchia religione Ebrea, è caduto, cioè è in uno stato di apostasia dal quale è quasi sempre improbabile essere riportati alla vera fede, praticamente come gli Ebrei crocifissero Gesù, rigettando Gesù come Messia anche adesso rigettandolo era come se lo crocifiggessero di nuovo, come se lo esponessero ad infamia. Perché?

    Perché era come dire che in effetti Gesù era un bugiardo, che veniva da Satana e non da Dio e che quindi meritava di morire e questo espone Gesù di nuovo ad infamia come fu esposto a tale quando fu crocefisso.

    Tutto questo in conclusione è dire che Gesù non è Signore, non è Messia, non viene da Dio ma che invece è un bugiardo satanico. L’apostasia infatti fa questo, cioè, rinnega la divinità e la Signoria di Gesù e lo espone a vergogna dicendo in effetti che Egli meritava di essere crocefisso perché era colpevole di blasfemia e non può venire da Dio.

    Vediamo quindi che il passo in questione nella epistola agli Ebrei non è riferito affatto a credenti nati di nuovo e rigenerati. Non parla di rigenerazione ma semplicemente di essere stati esposti alle opere di Gesù e degli apostoli mediante lo Spirito Santo.

    Cosa significa questo oggi per noi? E’ possibile per una persona bestemmiare lo Spirito Santo oggi? E se è possibile come si fa? Cosa significa oggi?

    Allora, tanto per chiarire, non vuol dire che se una persona non crede che le lingue parlate oggi nella chiesa Pentecostale e le profezie che vengono dichiarate e alcuni così chiamati miracoli,segni e prodigi che vengono dichiarati provenienti da Dio o meglio dallo Spirito Santo, che così si stia bestemmiando lo Spirito Santo.

    Molti iper-carismatici e pentecostali infatti, accusano per esempio i fratelli che credono nella cessazione di alcuni doni dello Spirito di bestemmia contro lo Spirito Santo.

    Questa non è affatto la bestemmia contro lo Spirito Santo! Lo studio della parola di Dio e la storia della chiesa ci rende presente che alcuni doni o segni appartenevano agli apostoli e alcuni che erano alla guida della chiesa durante l’era apostolica.

    Un passo che veramente ci aiuta a capire questo concetto si trova in:

    2 Corinzi 12:12 Ora i segni dell’apostolo sono stati messi in opera fra voi con grande pazienza, con segni e prodigi e con potenti operazioni.

    Ci sono tanti passi che dimostrano che solo una particolare selezione di persone aveva questi doni, comunque, oggi secondo molti, e secondo me, sono cessati proprio perché il ministero speciale degli apostoli, che era il fondamento della chiesa e il completamento della rivelazione di Dio messa per iscritto, è cessato. In aggiunta i segni, prodigi e miracoli erano sempre per Israele. Erano per dimostrare a loro che queste cose venivano da Dio.

    1 Corinzi 1:21-22 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza,

    1 Corinzi 14:21-22 Sta scritto nella legge: «Io parlerò a questo popolo in lingue straniere e con labbra straniere, ma neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Pertanto le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti, mentre la profezia non è per i non credenti, ma per i credenti.

    In effetti se fosse come dicono i nostri amici Pentecostali e carismatici, cioè che perché alcuni rigettiamo alcuni doni e segni oggi questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo, allora anche Gesù forse dovrebbe essere colpevole di questo visto che ha dichiarato questo?

    Matteo 7:21-23 Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. 23 E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità”.

    Ma Gesù sempre in quel stesso contesto e passo ci ha detto che si può riconoscere se il frutto di una persona è veramente da Dio oppure no!

    Più che altro, sapete perché Gesù ha condannato gli Ebrei per averlo rigettato come Messia? Non era tanto per i segni ed i miracoli ma ce lo dice in:

    Giovanni 5: 36-47 Ma la testimonianza che io ho è maggiore di quella di Giovanni; poiché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle opere che io faccio testimoniano di me, che il Padre mi ha mandato. 37 E il Padre, che mi ha mandato, ha egli stesso testimoniato di me; voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato. 39 Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita. 41 Io non prendo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. 44 Come potete voi credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza; 46 infatti se voi credeste a Mosè, credereste anche a me, perché egli ha scritto di me. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?».

    Come si nota bene, Gesù dice in effetti, che le opere che Egli compiva erano testimonianza sufficiente che Egli fosse il Messia, ma poi Gesù dice che è la Scrittura stessa la vera testimonianza alla quale essi non non credevano. Essi infatti investigavano la parola di Dio la quale testimoniava di Lui ma essi non vedevano Gesù. Così che Gesù infatti mette l’enfasi sul credere la parola di Dio riguardo a Lui ancora di più delle opere stesse che Lui compiva.

    Deuteronomio 13:1-11 ci insegna che anche falsi profeti possono facilmente operare in modo miracoloso e che l’unico modo per riconoscerli è provarli con una specifica cosa, la parola di Dio. E’ sempre così, solo la parola di Dio ci istruisce in quali opere siano valide e provenienti da Dio.

    Così si può, con la parola di Dio anche oggi accertarsi se alcuni segni e doni sono da Dio oppure no. Quindi dico di no, rigettare falsi doni e falsi segni secondo la parola di Dio non è bestemmiare lo Spirito Santo.

    La bestemmia contro lo Spirito Santo oggi è simile a quella di allora ed ha TUTTO a che vedere con Gesù e non ha nulla a che vedere con il rigetto delle opere dei Pentecostali o dei Carismatici che son solo uomini come noi.

    Bestemmiare lo Spirito Santo era ed è rinnegare che Gesù è il Messia per Israele e rinnegare che Gesù è Dio ed è il Signore e l’unica via a Dio. E’ dire oggi come allora, che Gesù non è chi Egli dice di essere.

    In essenza questa è sempre stata ed è sempre la bestemmia contro lo Spirito Santo. Perché? Perché è lo Spirito Santo che Gesù stesso ha detto che convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio.

    Quando si rigetta Gesù come Signore si resiste la convinzione dello Spirito Santo e si rigetta Gesù. Anche questo ci è spiegato molto bene in Ebrei.

    Ebrei 10:26-31 Infatti, se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, 27 ma soltanto una spaventosa attesa di giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari. 28 Chiunque trasgredisce la legge di Mosè muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. 29 Quale peggiore castigo pensate voi merita colui che ha calpestato il Figlio di Dio e ha considerato profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e ha oltraggiato lo Spirito della grazia? 30 Noi infatti conosciamo colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta, io darò la retribuzione», dice il Signore. E altrove: «Il Signore giudicherà il suo popolo». 31 È cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente.

    Questo passo ci insegna molto bene che cosa è l’apostasia. Ci dice che è infatti l’unico peccato che non può essere mai perdonato, perché l’apostasia non è tale se non è uno stato di incredulità che dura sino alla morte fisica e alla dannazione della persona, cioè che la persona muore nei suoi peccati perché ha rigettato l’unica via di salvezza cioè Gesù. Per l’Ebreo era ed è uguale, rigettare Gesù come Messia era ed è la loro dannazione e il loro forfait alle promesse di Dio, poiché le promesse Israele le può ottenere solo mediante Gesù il Messia.

    Questo passo quindi non insegna per niente che si tratti di persone che dopo che sono nate di nuovo perdono la salvezza perché peccano volontariamente. Il contesto dell’intera Epistola e di dove si trova questo passo stesso e quello che in effetti dice lo dice solamente a riguardo dell’apostasia e il peccato volontario che una persona commette in questo caso è rigettare Gesù dopo aver ricevuto la conoscenza della verità che in questo caso ed in ogni caso è il Vangelo.

    Ecco perché Gesù disse ai Suoi discepoli Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Giovanni 14:6.

    Questa dichiarazione non solo abolisce la validità di qualsiasi religione oggi ma per gli Ebrei voleva dire che anche la loro religione e l’osservanza della legge di Mosè era abolita e che per andare al Padre, cioè a Dio si poteva andare solo mediante Lui e non più tramite i sacrifici del Vecchio Patto.

    Il peccato in questione qui in Ebrei 10:26 è proprio il peccato di cui parlava l’autore della epistola, cioè il peccato di incredulità. Che questo sia il caso lo troviamo scritto in:

    Ebrei 3:7-19 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, 9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. 10 Perciò mi sdegnai con quella generazione e dissi: Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie; 11 così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo». 12 State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, 13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato. 14 Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio, 15 mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione». 16 Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto per mezzo di Mosè? 17 Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.

    Vorrei che teniamo presente due cose a riguardo, la prima cosa è questa: è vero che quelli che praticano il peccato come stile di vita, cioè che le loro vie non hanno subito alcun cambiamento morale, non erediteranno il regno di Dio, questo la Scrittura lo insegna in molti passi.

    Però ciò su cui dobbiamo adesso concentrarci è la seconda cosa, cioè, il fatto che qui si stia parlando di incredulità e che questo è il peccato in causa, Ebrei 3:12 parla di un cuore malvagio per via dell’incredulità.

    Il versetto 26 di Ebrei 10 menziona allora che se una persona pecca volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una spaventosa attesa di giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari.

    Questo peccare volontariamente è lo stesso che si trova nel passo di Ebrei 3:12-13 State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, 13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato.

    e

    17 Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.

    Ebrei 4:1-7 Perciò, poiché rimane ancora una promessa di entrare nel suo riposo, abbiamo timore perché qualcuno di voi non ne resti escluso. 2 Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita. 3 Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo come egli disse: «Così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo».

    E così disse, sebbene le sue opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo. 4 In qualche luogo infatti, a proposito del settimo giorno, egli disse così: «E Dio si riposò nel settimo giorno da tutte le sue opere»; 5 e ancora in questo passo: «Non entreranno nel mio riposo». 6 Poiché dunque rimane per alcuni di entrarvi, mentre quelli a cui prima fu annunziata la buona novella non vi entrarono a motivo della loro incredulità, 7 egli determina di nuovo un giorno: “Oggi”, dicendo dopo tanto tempo, come è stato detto prima per mezzo di Davide: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori».

    Come vediamo è chiarissimo dal contesto intero di Ebrei che il peccato in questione, di cui si sta parlando è il peccato di incredulità cioè l’apostasia dalla sola ed unica fede che può salvare.

    Perché infatti allora dice in Ebrei 10:26b non rimane più alcun sacrificio per i peccati?

    Questa dichiarazione non ha alcun significato per quanto riguarda il peccare nel senso di commettere peccati generici, ma ha ogni cosa a che vedere con il peccato di incredulità che poi è apostasia dalla vera e unica fede, la quale è un cadere via dall’unico valido e perfetto sacrificio che può cancellare i peccati, cioè Gesù Cristo.

    Il non rimane più alcun sacrificio per i peccati è proprio rivolto all’Ebreo che voleva tornare alla vecchia e abolita religione con tutti i suoi sacrifici di animali.

    Infatti sempre nello stesso contesto l’epistola agli Ebrei spiega che i sacrifici animali erano un simbolo del Messia e che solo il Suo sacrificio può perdonare i peccati, questo infatti è tutto il discorso che inizia in Ebrei 9 e continua in Ebrei 10:1-25.

    Questo ha preparato il lettore a comprendere, si spera, che si sta parlando del peccato di incredulità e del rigetto di Messia come unica via di salvezza e come unico valido e perfetto sacrificio.

    Infatti ecco perché dice inoltre 28 Chiunque trasgredisce la legge di Mosè muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. 29 Quale peggiore castigo pensate voi merita colui che ha calpestato il Figlio di Dio e ha considerato profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e ha oltraggiato lo Spirito della grazia?

    Come vediamo il rigetto o il peccare contro la conoscenza della verità vuol dire non credere in Gesù Cristo, Egli è la verità ed è l’unico sacrificio per il perdono dei peccati di tutti, incluso Israele.

    Se allora una persona sotto la legge di Mosè veniva condannata a morte per trasgressione di essa quanto peggiore sarà il castigo di coloro che calpestano Gesù, il Figlio di Dio ed hanno considerato profano, cioè meno ancora del sangue di animali, il sangue prezioso dell’Agnello di Dio, il Figlio di Dio 1 Pietro 1:18-21; ed adesso siete pronti per il trauma del secolo?

    Chi rigetta Gesù considera profano il sangue del patto col quale è stato santificato ed ha oltraggiato lo Spirito della grazia, significa che il sangue di Gesù ha santificato Gesù stesso ed il patto stesso.

    Ovviamente anche tutti coloro che fanno parte del patto mediante Gesù sono anch’essi santificati di conseguenza, ma il contesto qui sta parlando di Gesù stesso e del patto che sono entrambe santificati e che qui non si parla della persona che rigetta Cristo che è santificata.

    Il contesto non supporta il fatto che la persona fosse stata santificata dal sacrificio di Gesù perché solo chi crede è santificato, chi è incredulo e rimane nell’incredulità non è affatto santificato quindi il contesto non si può applicare alla persona che sta rigettando Gesù ma a Gesù ed al patto stesso.

    Infatti cosa ci dice Ebrei 9:17-24 Il testamento infatti è valido solo dopo la morte di qualcuno, perché non ha alcuna forza mentre vive ancora il testatore. 18 Per questo neppure il primo fu inaugurato senza sangue. 19 Infatti, quando tutti i comandamenti secondo la legge furono proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli, preso il sangue dei vitelli e dei capri, con acqua, lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: «Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato per voi». 21 Parimenti con quel sangue egli asperse pure il tabernacolo e tutti gli arredi del servizio divino. 22 E, secondo la legge, quasi tutte le cose sono purificate col sangue; e senza spargimento di sangue non c’è perdono dei peccati. 23 Era dunque necessario che i modelli delle cose celesti fossero purificati con queste cose; ma le cose celesti stesse lo dovevano essere con sacrifici più eccellenti di questi. 24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura delle cose vere, ma nel cielo stesso per comparire ora davanti alla presenza di Dio per noi,

    La santificazione del patto intero e ciò che ne consegue è fatta dal sangue di Gesù e anche Egli è santificato ed è il santificatore, è santificato come sommo sacerdote e santifica il patto come sacrificio perfetto.

    Per chi obietta al fatto che Gesù non possa essere santificato vorrei solo fare notare ciò che Egli stesso disse in

    Giovanni 17:17-19 Santificali nella tua verità; la tua parola è verità. 18 Come tu hai mandato me nel mondo, così ho mandato loro nel mondo. 19 E per loro santifico me stesso, affinché essi pure siano santificati in verità.

    Inoltre adesso vediamo che torna anche il discorso di bestemmiare lo Spirito Santo perché quando si rigetta Gesù, infatti il passo dice, si ha oltraggiato lo Spirito di grazia. C’è un solo Spirito che applica grazia, lo Spirito Santo. Così vediamo che rigettare Gesù come sola fonte di salvezza e come unico valido e perfetto sacrificio e rigettarlo come Messia è oltraggiare o bestemmiare lo Spirito Santo.

    Infatti la parola usata in Matteo 12 significa opporre con intensità.

    Infatti, questo è sempre stato detto degli Ebrei che resistevano, si opponevano intensamente allo Spirito Santo, anche Stefano disse questo in

    Atti 7: 51-53 Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. 52 Quale dei profeti non perseguitarono i padri vostri? Essi uccisero anche coloro che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale ora voi siete divenuti traditori e uccisori; 53 voi che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli e non l’avete osservata!».

    Quindi la parola bestemmiare, oltraggiare, insultare, resistere, opporre con intensità lo Spirito Santo sono sinonime. L’apostata resiste, si oppone con veemenza all’azione dello Spirito Santo, l’apostata tramite la sua incredulità insulta ed oltraggia sia Gesù che lo Spirito Santo.

    L’apostasia è infatti l’abbandono totale all’incredulità riguardo a Gesù.

    Cosa che Gesù disse in:

    Giovanni 8:23-24 Ed egli disse loro: «Voi siete di quaggiù, mentre io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24 Perciò vi ho detto che voi morirete nei vostri peccati, perché se non credete che io sono, voi morirete nei vostri peccati».

    Cosa disse Gesù che fosse l’unico peccato che non poteva essere perdonato? La bestemmia contro lo Spirito Santo, giusto? Qui dice che essi sarebbero morti nei loro peccati, il che significa che nessuno dei loro peccati sarebbe perdonato. Perché? Perché non credevano che Lui fosse chi diceva di essere.

    In realtà è lo stesso peccato che Gesù menziona in Matteo 12.

    E’ evidente che Gesù ha detto che tutti i peccati, tutti, sarebbero perdonati eccetto uno e quell’uno è in effetti quello che fa rimanere le persone nell’apostasia, cioè il peccato di incredulità, cioè rigettare Gesù come Signore.

    Gesù quindi dice anche che Israele per questa stessa ragione sarà lasciata nel giudizio divino, ma non per sempre, come piace a molti dire, ma rimarrà nel giudizio finché il residuo della nazione dirà:

    “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”

    Questo è infatti l’annuncio Messianico, ed è ovvio che Gesù non stesse parlando del loro debole tentativo popolare il giorno dell’entrata trionfale, anche perché Gesù fa questa dichiarazione dopo l’episodio della Sua entrata trionfale.

    Gesù invece è salito in cielo e da lì tornerà ed è in quel giorno che Israele dirà:

    “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”

    Infatti la parola di Dio ci dice questo a riguardo :

    Zaccaria 12:10 «Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto; faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito.

    Apocalisse 1:7 Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, amen.

    Queste Scritture ci annunciano che coloro che lo hanno trafitto che sono infatti gli Ebrei, loro sono coloro su cui Gesù stesso riverserà a proposito, sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme, lo spirito di grazia e di supplicazione, questa è la descrizione del ravvedimento di Israele. Questo è senza dubbio un evento futuro e non parla della prima venuta di Gesù.

    E’ evidente anche che non si possono spiritualizzare queste profezie per applicarla alla chiesa. La chiesa non è la casa di Davide, i credenti nella chiesa non sono gli abitanti di Gerusalemme ed ancora di più la chiesa non è colei che lo ha trafitto.

    E’ ovvio che si stia parlando del residuo della nazione di Israele.

    Tutto questo viene poi posto in una dichiarazione molto importante che Paolo fa proprio in:

    Romani 11:25-27 Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili, 26 e così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. 27 E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati».

    Quindi abbiamo visto che la Scrittura ci conferma tutto ciò descritto è riguardante il residuo di Israele che è e sarà salvato per elezione e grazia, abbiamo letto precedentemente in Zaccaria che Gesù stesso sarà Colui che riverserà su di loro uno spirito di Grazia e di supplicazione.

    Quindi Paolo, continua facendo un discorso a noi molto noto. Paolo parla del fatto che il residuo è salvato per grazia e non opere.

    Versetto 6 E se è per grazia, non è più per opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia; ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l’opera non sarebbe più opera.

    Qui Paolo sta di nuovo, parlando come ha fatto spesso in questa Epistola, del fatto che il residuo della nazione di Israele è e sarà salvato nello stesso esatto modo con cui ogni eletto Gentile sarà ed è salvato, cioè per elezione e grazia e non per via di alcuna opera della legge.

    Specificatamente Paolo senza dubbio sta parlando in questo contesto delle opere della legge che sono appunto legate al popolo Ebraico.

    Non credo sia necessario ribattere questo punto più di tanto siccome lo abbiamo fatto molto fin ora. Però è sempre e comunque un fatto importantissimo visto che Paolo lo menziona di continuo.

    Diviene evidente che Paolo non vuole che in alcun modo si possa credere che la salvezza sia in qualche modo legata ad opere che una persona può praticare o che sia legata esclusivamente agli Ebrei semplicemente per nazionalità, almeno non senza l’accettazione di Messia. Questa accettazione ci deve essere, quella è l’elemento necessario per la loro salvezza.

    Qui Paolo non menziona nemmeno fede ma elezione e grazia ed esclude le opere della legge.

    Per risparmiare tempo riguardo a questo soggetto esamineremo due passi che ci aiutano grandemente a comprendere questo soggetto.

    Vale la pena rivedere di nuovo questo concetto vista la sua importanza.

    Esaminiamo prima un passo molto famoso e usato spesso nella chiesa,

    Efesini 2:1-10 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri. 4 Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), 6 e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, 7 per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù. 8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori. 10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    Il passo inequivocabilmente inizia con lo stato completamente corrotto di una persona, lo stato di morte spirituale, lo stato di schiavitù al peccato del peccatore. Questa descrizione da ogni punto di vista toglie qualsiasi possibilità ad una persona di poter da sola arrivare alla fede e all’accettazione del Vangelo.

    Questa condizione la abbiamo vista ancora meglio descritta in Romani 3:9-18; e Romani 8:5-8.

    Tutto questo è essenziale da capire per poter meglio arrivare alla prossima dichiarazione di Paolo nel passo di Efesini 2, cioè:

    Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), 6 e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, 7 per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù. 8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori. 10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    Quindi, siccome è impossibile per una persona liberarsi dalla propria condizione di morte spirituale, infatti come fa una persona che è morta ad auto-resuscitarsi? Ovvio, non può!

    Infatti Paolo dice MA, questa piccola parola, MA, è in effetti enorme, perché in effetti sta a significare, ciò che è impossibile per l’uomo è possibile a Dio.

    Paolo sta dicendo che siamo morti spiritualmente, siamo schiavi della nostra natura peccaminosa, apparteniamo e ubbidiamo a Satana e tutto questo per natura umana, non ostante queste impossibilità, Dio che è ricco in misericordia, per il Suo grande amore con il quale ci ha amati, ci ha amati non quando eravamo giusti o giustificati ma quando infatti eravamo ancora peccatori, eravamo in uno stato di morte spirituale, vedi anche Romani 5:8-10.

    E’ proprio a questo punto che Egli ci ha amati, Gesù è morto ed è risuscitato per noi eletti, e siamo in effetti, nel programma di redenzione di Dio, morti con Cristo e siamo risuscitati con Lui e siamo seduti con Lui presso Dio.

    Questa è la nostra posizione in Cristo, seppure eravamo peccatori e per natura figli di ira nel piano di redenzione di Dio in effetti eravamo già in Cristo quando Egli salì sulla croce e quando morì e fu sepolto e quando risuscitò e quando ascese in cielo ci ha in effetti portato con Lui nella presenza di Dio.

    Ecco perché Egli poté gridare “tutto è compiuto” perché in verità lo era. Lo so che per noi comuni mortali questi concetti non solo sono difficili da comprendere ma sono anche difficili da accettare, ma queste non sono eresie ma concetti che la Scrittura ci dimostrano chiaramente essere delle realtà spirituali.

    Anche Romani 6 ci conferma che tutto questo è una realtà spirituale:

    Romani 6:3-9 Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita. 5 Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione, 6 sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato. 7 Infatti colui che è morto è libero dal peccato. 8 Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di lui

    Qui in Romani 6 vediamo che l’opera potente dello Spirito Santo ci ha resi attivamente partecipi della morte, sepoltura e resurrezione di Gesù quando siamo stati rigenerati lo Spirito Santo ha attivato in noi ciò che Gesù aveva già fatto per noi eletti e che quindi in un vero e proprio senso siamo proprio morti con Lui, sepolti con Lui e risorti con Lui, in essenza ora Paolo in Efesini 2 dice che siamo anche seduti in cielo con Lui presso Dio. In posizione divina eravamo già lì quando Gesù fu crocefisso e sepolto e quando risorse e quando ascese in cielo.

    Il battesimo dello Spirito Santo ci mette in una reale condizione attuale al momento della rigenerazione che si allinea a si accoppia in un senso vero e proprio con ciò che Dio ha già predeterminato per gli eletti, il che era comunque vero e proprio anche al momento in cui Gesù lo ha compiuto nel passato, se vogliamo essere tecnici era già compiuto prima della fondazione del mondo stesso.

    Questo non vuole dire che eravamo già attualmente salvati o rigenerati al momento della crocefissione e della resurrezione. Non è così in realtà come dice bene Paolo in Efesini 2, appartenevamo a Satana ed eravamo per natura figli di ira. Comunque ricordiamoci che siccome Gesù è morto per gli eletti, preconosciuti ed essi, noi, eravamo veramente in Cristo già allora per un motivo di redenzione.

    Ricordiamoci che Dio non vive nel tempo reale del mondo ma vive in eternità, in un altra dimensione seppure vive anche nella nostra. Dio ha visto il Suo piano di redenzione e tutti coloro che erano inclusi in esso già compiuto 2000 anni fa, ma mancava in effetti una cosa, cioè la chiamata, la chiamata del Vangelo e la rigenerazione dello Spirito Santo, cioè la pratica del dono della fede che viene mediante l’udire la parola, o il Vangelo di Cristo, Romani10:17.

    La nostra redenzione quindi è reale e attiva solo quando ci viene applicata mediante lo Spirito di Dio e la chiamata evangelica, ma è reale addirittura fin prima della fondazione del mondo, quando Dio ha scritto i nostri nomi nel libro della vita. La salvezza vera e propria, la rigenerazione avviene al momento preciso che Dio ha stabilito. In altre parole la nostra redenzione è tutta compiuta ma deve essere poi applicata dallo Spirito Santo mediante la chiamata e la conseguente rigenerazione e fede.

    Ora che Dio ha già fatto tutto questo nella nostra vita e fino adesso il concetto di fede non è nemmeno apparso in Efesini 2, per ora Dio ha fatto tutto e noi non abbiamo fatto niente, dopo tutto questo per evitare alcuna obiezione o frainteso Paolo dice per grazia siete salvati”.

    Di nuovo, ripetiamo in Efesini 2 fin ora non c’è menzione della parola fede. Dio ha fatto tutto questo che Paolo menziona ed è per sola grazia, è per misericordia ed è per il Suo grande amore per noi.

    Ora nel famoso versetto 8 Paolo di nuovo dice: 8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio.

    Adesso Paolo introduce il concetto di fede in tutto questa cosa che Dio ha fatto. Molti insistono che questo passo separa la fede dalla grazia, cioè, che il passo separa grazia e fede facendo sì che il dono di Dio sia riferito soltanto alla grazia e la salvezza e non alla fede.

    Vediamo però che cosa ci dice la Scrittura riguardo a questo concetto:

    Tito 3:4-5 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.

    Qui in Tito vediamo che il concetto è pressoché identico a quello che Paolo espone in Efesini 2 ed in Romani 11:6, cioè che non è per opere che siamo salvati o possiamo essere giustificati, ma è per misericordia, grazia e (fede) che siamo salvati mediante la rigenerazione dello Spirito Santo.

    Però, adesso qui in Tito il concetto si fa ancora più interessante perché Paolo dice che siamo giustificati per la Sua grazia, non dice per fede qui, ma per grazia.

    Allora visto che la famosa cosa a cui tutti noi Evangelici ci aggrappiamo sempre è che siamo giustificati per fede e questo è assolutamente vero, vedi Romani 5:1, adesso però Paolo ci fa uno sgambetto, dicendo che siamo giustificati per grazia ma qui non menziona la fede.

    Ora non so voi, ma questo passo e l’uso di questa dichiarazione da parte di Paolo, ci deve per forza far concludere che ciò che Paolo ha detto in Efesini 2:8 significa che siamo salvati per grazia e giustificati mediante la fede ma che la grazia e la fede sono in effetti sinonime.

    Quindi possiamo concludere in modo sicuro che, se la grazia di Dio è il dono di cui parla Paolo in Efesini 2:8 allora anche la fede lo è visto che è usata in modo sinonimo alla grazia. Anche essa è il dono di Dio. Quindi l’unica conclusione alla quale si arriva è che la fede è una conseguenza della grazia e che quindi entrambe sono dono di Dio.

    Vedete non si può far uso di due parole diverse che assieme producono lo stesso risultato senza arrivare alla sola giusta conclusione, cioè che entrambe le parole hanno la stessa origine divina e che quindi sì, grazia e fede sono entrambe dono di Dio e non provengono da noi.

    Questo quindi esclude qualsiasi opera umana per farci ottenere la salvezza, cioè, questo significa che tutta la salvezza proviene da Dio, è stata programmata da Dio, è stata compiuta da Dio e viene applicata da Dio senza alcun intervento umano, se non per l’intervento che è causale, cioè che è causato da Dio nella persona stessa che è eletta.

    Giustificati per grazia e fede quindi non può che significare che seppure siamo noi a credere ed a credere genuinamente,è Dio che causa questa fede in noi perché è il dono di Dio.

    Vi ricordate ciò che dice il famoso passo in Atti 13:48?

    I gentili, udendo queste cose, si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero

    Questo breve versetto è enorme in significato per quanto riguarda la conferma del fatto che la fede è causata nelle persone da Dio, è causata dal fatto che coloro che credono sono preordinati da Dio per ricevere vita eterna. Per questo crediamo, solo per questo fatto,quindi la fede è un dono di Dio per acquisire vita eterna, cioè salvezza, ed è causata da Dio, ma non solo causata è tutta proveniente da Dio.

    L’unico elemento umano nella salvezza, cioè l’unico merito da parte dell’uomo proviene ugualmente da Dio, cioè da Gesù Cristo l’uomo e Dio. I meriti umani che vengono imputati a noi credenti sono i meriti e le virtù di Gesù. Soltanto questo uomo,Gesù, ha compiuto tutto ciò che Dio ha richiesto e lo ha fatto per noi.

    Proprio nello stesso contesto di opere della legge e salvezza ricordiamoci che cosa ci disse Paolo in:

    Romani 8:3-4 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Quindi è evidente che, come dice Paolo qui in Romani 11:6, la salvezza è per elezione e per grazia e non per le opere della legge ed è ulteriormente evidente quindi che nemmeno la fede può e deve essere considerata una opera umana ma è un dono di Dio causato dalla elezione di Dio motivata dalla Sua misericordia e il Suo amore.

    Tutto questo non viene applicato solo ed esclusivamente a noi Gentili ma viene applicato anche al residuo nazionale di Israele, questo è ciò che Paolo ci sta dicendo. Anche Israele dovrà accettare Gesù Come Messia, dovrà accettare il Suo sacrificio e dovrà accettare il fatto che è risorto dai morti.

    C’è una differenza però tra quelli che non lo hanno visto ed hanno però creduto e quelli che credono ma che credono assistiti dalla apparizione di Gesù stesso.

    Questo concetto Gesù lo introdusse in:

    Giovanni 20:24-29 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore». Ma egli disse loro: «Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò». 26 Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte serrate, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il dito e guarda le mie mani; stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Allora Tommaso rispose e gli disse: «Signor mio e Dio mio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».

    Tommaso, uno dei dodici, era un Ebreo ma non volle credere che Gesù era risorto a meno che non lo vedesse con i suoi occhi, visto che non era con loro quando gli altri lo videro.

    Infatti ancora di più, non solo Tommaso non volle credere se non per vista, ma disse che non avrebbe creduto se non avesse toccato con mano le ferite di Gesù.

    Gesù si fece vedere anche da Tommaso e gli disse di toccare le Sue ferite e Tommaso lo adorò e lo dichiarò Dio e Signore. Gesù gli disse che egli aveva creduto perché Lo aveva visto e poi Gesù gli dice che quelli che non lo avrebbero visto ma che avrebbero creduto sarebbero stati ancor di più benedetti.

    Cosa significa tutto questo in realtà? Significa una cosa molto importante, significa che fede in realtà non è soltanto una cosa che viene praticata per credere in ciò che non si vede ma è un elemento che deve esserci anche quando si può vedere una cosa con gli occhi.

    Sembra un paradosso ma in Giovanni 6 Gesù conferma questo fatto.

    Giovanni 6:36 Ma io ve l’ho detto: voi mi avete visto, ma non credete.

    C’è quel vecchio detto che dice “vedere è credere” questo non sembra essere vero secondo Gesù. Secondo Lui si può vedere e ancora non credere. Infatti questo è sempre stato il problema di Israele. Ha sempre avuto grandi evidenze della presenza e della potenza di Dio ed è sempre finito nell’incredulità, così anche di più successe quando venne Gesù la prima volta.

    Questi, in Giovanni 6 non solo lo vedevano in persona ma videro i miracoli, videro i morti risorgere, avevano appena testimoniato come Gesù gli aveva provveduto cibo miracolosamente, molti di essi addirittura lo seguivano come il loro maestro, il loro rabbino e Lui gli dice

    Giovanni 6:63-66 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    Non solo Gesù ma anche altri passi confermano questo fatto, per esempio:

    Ebrei 3:7-9 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, 9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere.

    Questo passo lo avevamo già visto prima a riguardo dell’incredulità e guarda caso il Signore dice che gli Ebrei avevano visto le Sue opere per quarant’anni. Pur vedendo le opere di Dio non credevano, avevano un cuore incredulo.

    Quindi opere, miracoli, segni e prodigi non causano fede nelle persone, in special modo gli Ebrei.

    Infatti Paolo dice che sono gli Ebrei che richiedono un segno per credere;

    1 Corinzi 1:21-22 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza,

    L’ironia è che anche con i segni gli Ebrei non credevano e questo fu evidente quando Gesù faceva tutti i Suoi miracoli, guarigioni e segni ed anche dopo quando gli Apostoli hanno continuato a farli.

    Gesù stesso condannò la generazione presente dicendo:

    Luca 11:29 Ora, come le folle gli si stringevano attorno, egli cominciò a dire: «Questa generazione è malvagia; essa chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno del profeta Giona.

    Giovanni 6:28-30 Gli chiesero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 29 Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». 30 Allora essi gli dissero: «Quale segno fai tu dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che opera compi?

    Anche qui in questo passo di Giovanni 6 vediamo la follia del popolo Ebraico, cioè, che essi erano così incastrati nel voler vedere opere e vedere segni, mentre Gesù gli dice che invece devono credere in Lui, che tra l’altro era Lui che stava compiendo miriadi di miracoli e segni. Non ostante tutto, anche dopo che Egli gli dice che devono credere in Lui, questi gli chiedono quale segno avrebbe fatto e quale opera avrebbe compiuto così che potessero credere.

    Questa è follia, avevano tutta l’evidenza possibile ed immaginabile per credere ed ancora non credevano, questo è grave! Vedevano ma non credevano!

    Questa infatti era la condanna ed è tutt’ora, non credevano e non credono in Gesù.

    Infatti con tutti questi passi in evidenza è proprio il fatto che miracoli,segni e prodigi non sono gli elementi che causano la fede, ci sono molti altri passi che confermano questo fatto.

    Per esempio:

    Da dove viene la fede?

    Romani 10:17 La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio.

    1 Corinzi 1:21 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione

    La fede non viene da miracoli segni e prodigi, la fede è un dono di Dio che viene dato agli eletti mediante la predica della Sua parola.

    Segni e miracoli non creano vera fede questo è reso evidente anche da ciò che è scritto in

    Giovanni 2:23-25 Ora, mentre egli si trovava in Gerusalemme alla festa della Pasqua, molti credettero nel suo nome vedendo i segni che faceva, 24 ma Gesù non si fidava di loro, perché li conosceva tutti, 25 e perché non aveva bisogno che alcuno gli testimoniasse dell’uomo, perché egli conosceva ciò che vi era nell’uomo

    Come notiamo qui il testo dice che credettero nel Suo nome vedendo i segni che faceva ma la realtà era che Gesù stesso non aveva fiducia in loro e sapeva che cosa era nel loro cuore. Gesù sapeva che quel tipo di fede che loro avevano non era la fede che Lui accettava, in fatti non era fede per nulla.

    Questo fu reso evidente dal fatto che la maggior parte del popolo fu complice del Suo rigetto e della Sua morte.

    La fede che è vera e valida abbiamo visto anche nella parabola del seminatore che ci sono esempi di persone che accettano la parola superficialmente, ma questo tipo di accettazione non ha radici ed infine si dimostra una falsa fede o meglio non è fede per nulla. Questo è il tipo di credere di cui Giovanni parla nel passo che abbiamo appena visto. Gesù, Dio, sa quale è vera fede e quale non lo è.

    Eventualmente la genuinità della fede si dimostra tramite la perseveranza durante le prove, è per questo che si chiamano prove, perché provano le persone per rendere evidente se o meno una persona continua nella fede. Le prove però non sono per Dio ma per noi, per confermare a noi se o meno siamo nella fede e che abbiamo vera fede.

    Ci sono molti passi che ci confermano questa cosa. Come abbiamo detto, la parabola del seminatore

    è una,

    Matteo13:18-23 Voi dunque intendete la parabola del seminatore. 19 Quando qualcuno ode la parola del regno e non la comprende, il maligno viene e porta via ciò che era stato seminato nel suo cuore. Questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. 20 E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia; 21 ma non ha radice in sé, ed è di corta durata; e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato. 22 E quello che ha ricevuto il seme fra le spine è colui che ode la parola, ma le sollecitudini di questo mondo e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola; ed essa diviene infruttuosa. 23 Quello invece che riceve il seme nella buona terra, è colui che ode la parola, la comprende e porta frutto; e produce uno il cento, un altro il sessanta e un altro il trenta per uno».

    Un passo importante riguardo a questo è il seguente:

    Giovanni 6:63-66 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    In questo passo notiamo delle cose estremamente importanti.

    Prima di tutto Dio sa chi crede e chi non crede perché la fede la da Lui quindi è facile per Lui comprendere chi crede e chi non crede. Dio conosce i Suoi, vedi:

    Giovanni 10:14-15 Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me, 15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore.

    2 Timoteo 2:19 Tuttavia il saldo fondamento di Dio rimane fermo, avendo questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e: «Si ritragga dall’iniquità chiunque nomina il nome di Cristo».

    E’ ovvio visto che Dio ha preconosciuto gli eletti ed i loro nomi sono scritti nel libro della vita da prima della fondazione del mondo e Gesù è morto per loro. Per Dio è semplice sapere e conoscere chi gli appartiene.

    Quindi Gesù sapeva chi era che non credeva, loro però lo seguivano, essi lo avevano scelto come maestro, essi lo seguivano, essi in effetti speravano che Gesù fosse il Messia ma nel loro cuore questa cosa non era salda ed infatti Gesù li mette alla prova ed essi falliscono la prova, come vediamo la prova non era per Gesù era per loro, erano discepoli, lo seguivano ma non avevano la fede che Dio richiede. La fede che Dio richiede la da Lui, ecco che Gesù lo ha confermato dicendo che non si può credere in Lui a meno che non sia concesso dal Padre.

    Allora la fede in Gesù che molte persone sembrano dimostrare in realtà non è fede affatto ed eventualmente sarà evidente come lo fu per i discepoli in Giovanni 6 che smisero di seguirlo e non lo seguirono più, questa è apostasia. Come vediamo però anche se erano discepoli, cioè seguaci di Gesù, non erano però salvati, non avevano fede salvifica. Chi non ha fede salvifica eventualmente verrà offeso da Dio, eventualmente troverà cose del mondo che li appagano di più e non seguiranno più Gesù. Questo è il significato della parabola del seminatore.

    Quando non c’è vera fede una persona non è radicata in Cristo e cadrà via eventualmente, vedi anche:

    1 Giovanni 2:18-19 Fanciulli, è l’ultima ora. E, come avete udito, l’anticristo deve venire, e fin da ora sono sorti molti anticristi; da questo conosciamo che è l’ultima ora. 19 Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri perché, se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è accaduto perché fosse palesato che non tutti sono dei nostri.

    Come vediamo anche qui, chi abbandona la fede o meglio, chi non persevera in essa vuol dire che non la ha, ed è infatti considerato un anticristo. Questi sono marchiati anticristi proprio come lo fu Giuda, che come si comprende bene dalla Scrittura non era un credente che poi è scaduto dalla fede, Giuda era sempre stato un anticristo come lo sono quelli che eventualmente diventano apostati da Gesù. Non è che erano credenti e poi non lo erano più, non lo erano mai!

    Così si comprende che apostasia è in effetti non aver mai genuinamente creduto in Gesù, l’apostata segue Gesù a volte, per un periodo, ma lo segue con motivazioni che non sono fede in Lui per chi Egli sia. Spesso la gente segue Gesù per via di ciò che Egli può fare al livello fisico o materiale, ma questa non è vera fede. Non si crede in Gesù per nessuna altra ragione che per la ragione che il Vangelo espone:

    Romani 10:8-12 Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; 9 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza, 11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato». 12 Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato».

    Quindi si comprende che la motivazione della presunta fede di molti Israeliti di quei tempi era un a fede solo nelle opere, nei segni e nei miracoli per ricevere benedizioni temporanee. Attualmente non credevano affatto che Egli fosse il Messia delle Scritture, volevano solo ciò che Egli dava fisicamente e materialmente.

    Non volevano pentirsi dei loro peccati, volevano essere benedetti e rimanere come erano, infatti come disse bene Gesù in:

    Giovanni 5:39-40 Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita.

    Infatti perché Israele rimase nell’incredulità? Non perché non credeva nei miracoli ed i segni ma perché non credevano che Gesù è il Signore, cioè il Figlio di Dio, cioè uno con il Padre. Infatti quella fu la condanna per la quale Gesù fu crocifisso.

    Ecco perché io sono d’accordo con il fatto che non si può avere la salvezza senza credere e di conseguenza confessare che Gesù è il Signore. Tutti vogliono un salvatore, ma non tutti vogliono un Signore che regna su di loro. Così erano gli Ebrei, non si volevano sottomettere alla Signoria di Gesù, volevano solo ciò che Gesù gli poteva dare in un senso temporale, materiale e fisico.

    Ecco perché molti che mettono l’enfasi sui miracoli, i segni e prodigi spesso sono quelli che invece diminuiscono l’importanza della parola di Dio, mentre invece Gesù ha sempre reso la Sua parola e la parola di Dio di primaria importanza e non le opere stesse. Gesù non ignorava le sue opere ma non le elevava al disopra della parola, anzi.

    Il regno di Dio invece che Gesù insegnava era tutt’altra cosa. Gesù non ha mai smentito che Israele non dovesse ricevere il regno di Dio, ma per riceverlo dovevano e devono accettare Lui come Messia, come Signore, come Re e come Figlio di Dio.

    Per fare questo devono credere e ravvedersi, cosa che hanno rifiutato di fare, stanno rifiutando di fare ma che eventualmente faranno, vedi Zaccaria 12:10-14; Romani 11:25-26.

    La grazia di Dio è l’elemento con il quale il residuo della nazione di Israele sarà salvato. Sarà Dio stesso a compiere il tutto al momento giusto.

    Isaia 9:5-6 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l’impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. 6 Non ci sarà fine all’incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti.

    Questo famoso passo che viene spesso usato in riferimento alla prima venuta di Gesù ed infatti la prima parte del versetto 5 parla in effetti della prima venuta, il resto del versetto 5 e tutto il 6 però parlano del regno Messianico e quindi del governo di Gesù come Messia sulla terra.

    Come vediamo alla fine di questo passo Dio dichiara che sarà lo zelo dell’eterno a fare tutto questo, questo include la salvezza di tutti gli eletti Gentili e il residuo della nazione di Israele esattamente come Paolo sta dicendo qui in Romani 11.

    Di nuovo, Paolo elimina le opere dal quadro della salvezza, erano proprio le opere della legge che gli Ebrei volevano praticare per essere ritenuti giusti da Dio.

    Sempre gli Ebrei si impuntavano sulla pratica della legge abbiamo già visto dei passi dove queste opere venivano addirittura smentite da Gesù stesso.

    Per esempio già dall’inizio Gesù dichiarò che Egli era venuto ad adempiere la legge di Dio ed inoltre disse agli Ebrei che se la loro giustizia non sorpassava quella dei Farisei non potevano entrare nel Regno di Dio, Matteo 5:17-20.

    Questa dichiarazione era molto preoccupante per gli Ebrei ed i Farisei stessi. Perché? Perché i Farisei stessi si ritenevano i più giusti di tutti secondo la legge, anche Paolo stesso confermò questo in

    Filippesi 3:4-6 benché io avessi di che confidare anche nella carne; se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più: 5 sono stato circonciso l’ottavo giorno, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei; quanto alla legge, fariseo, 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile.

    Questo era esattamente come essi credevano di essere, irreprensibili quanto alla giustizia che è nella legge.

    Poi era preoccupante anche per il popolo perché essi ritenevano i Farisei giusti in tal modo che nessuno poteva in effetti essere giusto come loro. In molti modi come la gente oggi vede i sacerdoti, vescovi, cardinali, il Papa ed anche molti santoni carismatici e Pentecostali ma spesso anche come la gente considera i pastori e gli anziani della chiesa. Vero è che tutti questi dovrebbero essere di esempio sicuramente e dovrebbero vivere al disopra di ogni possibile riprensione, ma ciò che la gene dimentica anche oggi è che si è giusti solo mediante i meriti e le virtù di Gesù Cristo imputateci a noi per grazia e fede.

    Infatti proprio questo principio era ciò che Gesù stava dicendo in Matteo 5:17-20. Lui doveva adempiere la legge così che per fede in Lui e la Sua opera di redenzione si potesse ottenere la vera giustizia di Dio che infatti sorpassa la giustizia per le opere della legge, poiché per le opere della legge non si può ottenere, infatti Gesù stesso lo disse a Nicodemo in Giovanni 3, che è tutta una opera compiuta da Dio, dall’alto, dalla potenza rigeneratrice dello Spirito Santo e ovviamente per fede in Lui, vedi Giovanni 3:1-21.

    Gesù stesso mise tutto in ordine quando raccontò la storia del Fariseo e del pubblicano. Il pubblicano fu giustificato perché confessò la sua ingiustizia e si gettò sulla misericordia di Dio, mentre il Fariseo si riteneva giusto per le sue stesse opere e difatti si credeva più giusto del pubblicano mentre invece agli occhi di Dio erano entrambe peccatori ma solo il pubblicano si considerò tale.

    Solo l’opera redentrice di Gesù può giustificare il peccatore che crede in Lui e solo i meriti e le virtù di Gesù possono imputarci giustizia.

    Romani 8:3-4 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Romani 3:21-31 Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, 26 per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù. 27 Dov’è dunque il vanto? È escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede. 28 Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 29 Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili. 30 Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede, e anche l’incirconciso mediante la fede. 31 Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia, anzi stabiliamo la legge.

    2 Corinzi 5:21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.

    Quindi come vediamo le opere di qualsiasi persona sono inefficaci per ottenere giustizia anche se sono opere della legge. Solo le opere di un solo uomo possono giustificare i peccatori, quelle di Gesù che ha in Se adempiuto la legge divina.

    Romani 11:7-12 Che dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava, ma gli eletti l’hanno ottenuto, e gli altri sono stati induriti, 8 come sta scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di stordimento, occhi per non vedere e orecchi per non udire». 9 E Davide dice: «La loro mensa diventi per loro un laccio, una trappola, un intoppo e una retribuzione. 10 Siano oscurati i loro occhi da non vedere, e piega loro la schiena del continuo». 11 Io dico dunque: Hanno inciampato perché cadessero? Così non sia; ma per la loro caduta la salvezza è giunta ai gentili per provocarli a gelosia. 12 Ora, se la loro caduta è la ricchezza del mondo e la loro diminuzione la ricchezza dei gentili, quanto più lo sarà la loro pienezza?

    Paolo dice, allora visto tutto quello che è stato detto, Israele, la nazione, non è risuscita ad ottenere quello che cercava. Che cosa cercava? Cercavano di ricevere le promesse fattegli da Dio riguardo al Regno e la terra promessa ricevendole mediante l’adempimento delle opere della legge.

    Gli eletti di Israele dice Paolo, cioè tutti gli Ebrei predestinati da Dio a ricevere la salvezza per elezione, grazia e fede in Messia hanno fino a quel punto ricevuto la salvezza, ma gli altri Ebrei, cioè il resto della nazione che ha continuato e che anche tutt’oggi continua a rigettare Messia, questi sono quelli che sono stati induriti.

    Cosa significa esattamente sono stati induriti? Sono stai induriti da chi? Abbiamo già esaminato in Romani 9 questo concetto, ma adesso di nuovo qui Paolo menziona il fatto che sono stati induriti.

    Chi ha indurito la nazione che non ha creduto in Messia? E’ una domanda legittima. Se rispondiamo Dio, veniamo accusati di proclamare un Dio ingiusto e veniamo accusati di bestemmiare contro Dio e di averlo associato al male. Se rispondiamo che si sono induriti da soli non torna ciò che la Scrittura asserisce.

    La Scrittura chiaramente asserisce che è Dio che indurisce chi vuole Lui.

    Romani 9:14-18 Che diremo dunque? C’è ingiustizia presso Dio? Così non sia. 15 Egli dice infatti a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17 Dice infatti la Scrittura al Faraone: «Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra». 18 Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

    Questo passo chiaramente ci dimostra che Dio è definitivamente coinvolto nell’indurimento delle persone e vediamo anche che nello stesso passo Paolo elimina il fatto che Dio sia ingiusto anche se ha misericordia di alcuni ed indurisce altri.

    Ora questo fatto stesso dovrebbe bastare a un credente, dovrebbe bastare per fidarsi di Dio, fidarsi di ciò che Egli fa.

    Sappiamo invece che tutti vogliono sempre una risposta. In effetti Paolo non da una spiegazione teologica a questi fatti, la risposta che Paolo da a riguardo è invece la seguente:

    Romani 9:19-24 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?». 20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?». 21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

    Praticamente Paolo dice che Dio fa ciò che vuole e nessuno uomo ha il diritto di interrogare Dio e di questionare come e perché Egli fa ciò che fa.

    Io potrei fermarmi qui, visto che la Scrittura non ci spiega esattamente come è che Dio indurisce e perché. Comunque, siccome so che questa risposta non sarà e non è sufficiente per molti vediamo se possiamo riconciliare il fatto che Dio indurisce la gente ma non causa direttamente la loro incredulità.

    Esaminiamo assieme quante Scritture ci parlano dell’indurimento di Dio.

    Esodo 4:21L’Eterno disse quindi a Mosè: «Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare davanti al Faraone tutti i prodigi che ti ho dato potere di compiere; ma io indurirò il suo cuore ed egli non lascerà partire il popolo.

    Deuteronomio 2:29 Ma Sihon, re di Heshbon, non ci volle lasciar passare nel suo territorio, perché l’Eterno, il tuo Dio, gli aveva indurito lo spirito e reso ostinato il cuore, per darlo nelle tue mani, come è appunto oggi.

    Giosuè 11:20 Era infatti l’Eterno stesso che induriva il loro cuore perché facessero guerra contro Israele, affinché Israele li votasse allo sterminio senza usare alcuna pietà verso di loro, ma li annientasse come l’Eterno aveva comandato a Mosè.

    Giovanni 12:39-41 Perciò non potevano credere, perché Isaia disse ancora: 40 «Egli ha accecato i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi, non intendano col cuore, non si convertano e io non li guarisca». 41 Queste cose disse Isaia, quando vide la sua gloria e parlò di lui.

    Inoltre abbiamo anche il passo di Romani 9 che abbiamo già visto che è molto chiaro.

    Quindi vediamo che Dio ha un coinvolgimento personale all’indurimento del cuore di una persona.

    Cosa significa però che Dio indurisce il cuore di una persona? Si potrebbe pensare allora che il cuore di una persona sia morbido e che Dio lo indurisce così che quella persona non può e non vuole credere.

    Questo però secondo ciò che la Scrittura ci insegna riguardo al cuore umano sarebbe erroneo.

    La Scrittura ci insegna invece che il cuore umano in realtà non è un cuore morbido, non è un cuore che risponde a Dio. La domanda però è la seguente: non risponde a Dio perché Dio lo indurisce o è già duro di suo e per questo non risponde a Dio?

    La risposta esatta la troviamo sempre nella Scrittura.

    Genesi 6:5 Ora l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.

    Geremia17: 9-10 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere? 10 Io, l’Eterno, investigo il cuore, metto alla prova la mente per rendere a ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni.

    Ezechiele 36: 25-27 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti.

    Marco 7:20-23 Disse ancora: «Ciò che esce dall’uomo, quello lo contamina. 21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adultéri, fornicazioni, omicidi, 22 furti, cupidigie, malizie, frodi, insolenza, invidia, bestemmia, orgoglio, stoltezza. 23 Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro dell’uomo e lo contaminano».

    Romani 3:9-18 Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, 10 come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno. 13 La loro gola è un sepolcro aperto, con le loro lingue hanno tramato inganni, c’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra; 14 la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; 15 i loro piedi sono veloci per spandere il sangue; 16 sulle loro vie c’è rovina e calamità, 17 e non hanno conosciuto la via della pace; 18 non c’è il timore di Dio davanti ai loro occhi».

    Come ben vediamo la Scrittura è chiarissima, l’essere umano è completamente corrotto dal peccato e il cuore dell’uomo è insanabilmente malato, è fatto di pietra o meglio è duro come una pietra.

    Dal cuore dell’uomo escono solo cose malvagie e l’ultimo passo che abbiamo letto conferma che non c’è nessun elemento morale che è buono o che può essere accettabile a Dio per dichiarare l’uomo giusto da se.

    Inoltre come abbiamo letto in Ezechiele 36:25-27 solo l’intervento di Dio può rendere il cuore dell’uomo, e in quel contesto specifico, i cuori del residuo della nazione di Israele, cuori che rispondono a Dio.

    Vediamo che questo è vero anche da altri passi, come: Atti 16:14 E una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatira, che adorava Dio, stava ad ascoltare. E il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo.

    Ed anche in Luca 24:45 Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture,

    dove vediamo che anche se qui viene menzionato il fatto che Gesù gli aprì la mente il soggetto è in realtà lo stesso dell’aprire il cuore.

    In altre parole solo a chi Dio da di comprendere, comprende. Solo a chi Dio cambia il cuore, apre il cuore e la mente e quindi può rispondere a Dio in modo positivo.

    Gesù stesso dichiarò questo fatto in:

    Matteo 11:25-27 In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. 26 Sì, o Padre, perché così ti è piaciuto. 27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo.

    Matteo 13: 10-11 Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». 11 Ed egli, rispondendo, disse loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

    Come vediamo allora è Dio e solo Dio che da la possibilità di comprendere le cose di Dio, solo Dio che apre i cuori e le menti delle persone e che quindi crea in essi la fede.

    Ora avendo visto che in effetti è così e che Dio apre i cuori e le menti e dona la fede a chi Egli sceglie di avere misericordia, come dice Paolo in Romani 9 e chi vuole quindi indurisce.

    Abbiamo però visto che il cuore dell’uomo è già duro di suo e non risponde positivamente da solo a Dio. Perché Dio indurisce qualche cosa che è già duro di suo? Cosa significa che Dio indurisce?

    In realtà il discorso è questo, solo Dio può intervenire per cambiare ed aprire il cuore dell’uomo e quindi semplicemente indurire il cuore dell’uomo da parte di Dio significa che Dio non lo cambia, Dio non lo apre e non lo mette in grado di rispondere positivamente.

    L’indurimento quindi è semplicemente il fatto che Dio lascia il cuore in uno stato di indurimento e che quando è così lasciato spesso può indurirsi ancora di più contro Dio ma questo accade perché è la persona stessa che indurisce il proprio cuore e Dio lo permette perché in effetti è ciò che vuole che accada e quindi in questo senso è Dio che lo fa ma non direttamente.

    Più una persona con un cuore duro viene offesa dalla parola di Dio perché Dio non gli apre il cuore per accettare la Sua parola, più quel cuore si indurisce contro Dio e la Sua parola.

    Quindi quando Dio indurisce un cuore significa solo che non lo cambia e non lo apre quindi rimane chiuso e l’unica cosa che una persona può fare è ribellarsi a Dio sempre di più.

    Ora il fatto è questo, Dio fa questo per due motivi uno è che se una persona non è eletta alla salvezza Dio non gli cambia e non gli apre il cuore e quindi la fede non può esistere poiché il cuore rimane troppo duro da solo per accettare la parola di Dio.

    Questa è la condizione dell’uomo senza l’intervento di Dio, non può e allo stesso momento non vuole sottomettersi a Dio e vuole rimanere ribelle a Dio. Infatti si ribellerà sempre di più quando confrontato dalla parola di Dio.

    La seconda ragione che Dio mantiene il cuore delle persone duro e fa sì che la Sua parola lo indurisca sempre di più questo per far sì che Dio dimostri la Sua potenza contro chi lo resiste.

    Questo fu proprio il caso di Faraone e il caso di Israele, per questo Faraone non volle che Israele se ne andasse e per questo Israele rigettò Gesù come Messia.

    Dio vuole fare vedere all’uomo e a Satana che solo Egli è onnipotente e sovrano e che se non è Lui ad aprire i cuori, gli uomini possono solo ribellarsi a Lui e che anche se l’uomo fa la volontà di Satana non può mai vincere contro Dio. Inoltre Dio dimostra che Egli è completamente sovrano perché non ostante tutto è Lui che detta il corso di tutto e di tutti.

    E’ Dio che regola quindi il cuore di ogni persona per renderlo più o meno duro ma che in ogni caso sia più morbido o più duro, fa fare in ogni caso e ad ogni uomo la Sua volontà come e quando Egli vuole.

    Dio ha il potere finale sul cuore dell’uomo. Quindi quando Dio lo lascia duro e quando questo cuore duro viene offeso ed istigato dalla convinzione della parola di Dio e lo Spirito Santo si indurisce ancora di più.

    Più un cuore duro viene attaccato da Dio e dalla Sua parola e più si indurisce. Solo quando Dio decide di aprire un cuore e renderlo malleabile alla Sua parola e alla convinzione dello Spirito Santo, solo quando Dio in effetti cambia un cuore di pietra, un cuore già duro, con un cuore di carne, cioè morbido e vivente allora e solo allora l’uomo risponde positivamente alla parola e convinzione dello Spirito Santo.

    Il cuore di un peccatore comunque anche quando non viene cambiato e anche se una persona non diventa nata di nuovo, possono essere più o meno manipolati da Dio per far piegare la volontà umana alla Sua. In altre parole ci sono livelli di durezza del cuore che fanno agire le persone ma infine agiscono sempre come desidera Dio.

    Prendiamo di nuovo Faraone come esempio. Egli aveva già un cuore duro verso il popolo di Dio e anche verso Dio. Il Signore ha fatto sì che Faraone venisse offeso nel suo orgoglio umano e fosse umiliato da Dio rendendo il re d’Egitto, che era considerato come un dio e che lui stesso si considerava l’uomo più potente del mondo ed anche un dio, impotente dinanzi alla onnipotenza e la sovranità di Dio. Questo rese il cuore di Faraone ancora più duro.

    Vediamo che infatti così dice il Signore stesso, che sarebbe stato Lui ad indurire il cuore di Faraone. Così Dio ha fatto, il cuore di Faraone non essendo cambiato e ammorbidito da Dio e per via dell’orgoglio stesso di Faraone si è indurito sempre di più contro Dio e il Suo popolo.

    Vediamo però che Dio ha agito comunque sul cuore di Faraone e lo ha ammorbidito abbastanza per far rilasciare Israele. Comunque per farlo lo ha dovuto fare con un grande prezzo da pagare.

    Per ferire l’orgoglio di Faraone lo ha dovuto colpire gravemente uccidendo il suo primogenito, cioè l’erede al trono, il figlio di Faraone e poi tutti i primogeniti di Egitto. Questo ha reso il cuore di Faraone vulnerabile in quel momento alla volontà di Dio.

    Comunque Dio ha voluto che il cuore di Faraone si indurisse di nuovo e anche più di prima e così fu. Questo perché Dio ha il controllo sul cuore dell’uomo per regolare la durezza con la quale l’uomo risponde a Dio ma ultimamente è Dio che manipola il cuore umano per fare la Sua volontà.

    Così Dio fece anche con Israele alla venuta di Gesù e conseguentemente alla predica degli Apostoli e fin’ora, c’è un indurimento parziale e temporaneo della nazione di Israele.

    Questo ci dimostra l’onnipotenza e la sovranità di Dio, se così non fosse Dio non sarebbe onnipotente ne sovrano.

    In base alle previe parole usate da Paolo in questa sezione del capitolo cioè le parole provenienti da Scritture dell’Antico Testamento che troviamo in Isaia 29:11 e poi nel Salmo 69:22-23

    come sta scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di stordimento, occhi per non vedere e orecchi per non udire». 9 E Davide dice: «La loro mensa diventi per loro un laccio, una trappola, un intoppo e una retribuzione. 10 Siano oscurati i loro occhi da non vedere, e piega loro la schiena del continuo».

    Così infatti è stato ed ancora lo è nel caso di Israele. Dio ha fatto tutto questo al Suo popolo, perché? Perché non gli ha permesso secondo la Sua sovrana volontà di accettare Gesù come Messia? Perché così ha permesso a noi e al resto del mondo di entrare nel Regno di Dio mediante l’istituzione della chiesa, il corpo di Cristo.

    Paolo poi dice: Io dico dunque: Hanno inciampato perché cadessero? Così non sia; ma per la loro caduta la salvezza è giunta ai gentili per provocarli a gelosia. 12 Ora, se la loro caduta è la ricchezza del mondo e la loro diminuzione la ricchezza dei gentili, quanto più lo sarà la loro pienezza?

    Da questo passo si evincono diverse cose. Prima di tutto è stato Dio che ha permesso loro di avere uno spirito di stordimento, occhi per non vedere e orecchi per non udire.

    E’ stato Dio che ha fatto sì che la loro mensa diventasse una trappola per loro e un intoppo che ha causato Dio a retribuire loro per la loro testardaggine e orgoglio spirituale ed ha oscurato i loro occhi per non vedere la verità.

    Ma Paolo adesso chiede se essi hanno inciampato per cadere. Cosa significa questo? Prima abbiamo visto che un residuo di Israele è stato salvato per grazia ed elezione per via delle promesse fatte da Dio mediante il Patto di Abrahamo, ma questo residuo nei giorni di Paolo non era e non è l’intero residuo. Qui Paolo dice che coloro che sono stati accecati, per un periodo, sono coloro che hanno inciampato.

    Inciampato su che cosa? Sulla pietra di inciampo che secondo Gesù e la Scrittura stessa fa rifermento a Lui stesso. Matteo 21:42; 1Pietro 2:6-7.

    Hanno inciampato su Gesù, ma per questo fatto non sono caduti del tutto. Cosa vuol dire questo? Significa che anche se sono inciampati non sono caduti completamente.

    Il significato della parola cadere è un altra parola che viene usata per descrivere lo stato di apostasia. Questo significa che Israele non cadrà nella apostasia completa e per sempre, significa che rimarrà in uno stato di apostasia ma solo per un periodo.

    Questo è stato fatto da Dio così che mediante la caduta della maggior parte della nazione di Israele la salvezza giungesse ai Gentili. Senza la caduta temporanea di Israele la salvezza al mondo non sarebbe potuta venire. Per questa caduta temporanea di Israele la salvezza dei Gentili avrebbe dovuto provocare a gelosia il popolo stesso di Israele e per quel motivo spingerli a ravvedersi e credere in Gesù desiderando la salvezza che i Gentili stavano e stanno ottenendo anche oggi.

    C’è un riferimento molto importante che si trova in:

    Isaia 28:11-16 Ebbene, sarà mediante labbra balbuzienti e mediante una lingua straniera che il SIGNORE parlerà a questo popolo. 12 Egli aveva detto loro: «Ecco il riposo: lasciar riposare lo stanco; questo è il refrigerio!» Ma quelli non hanno voluto ascoltare. 13 La parola del SIGNORE è stata per loro precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là, affinché essi andassero a cadere a rovescio, fossero fiaccati, còlti al laccio, e presi! 14 Ascoltate dunque la parola del SIGNORE, o schernitori, che dominate questo popolo di Gerusalemme! 15 Voi dite: «Noi abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiamo fatto un patto con il soggiorno dei morti; quando l’inondante flagello passerà, non giungerà fino a noi perché abbiamo fatto della menzogna il nostro rifugio e ci siamo messi al sicuro dietro l’inganno». 16 Perciò così parla il Signore, DIO: «Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire.

    Questo passo è importante perché è a questo passo che Paolo fa riferimento in 1 Corinzi 14:21-22.

    In 1 Corinzi 14 Paolo lo menziona in riferimento al parlare in lingue ed è un riferimento alla profezia che abbiamo appena letto in Isaia che è rivolta ad Israele e mediante la quale il Signore ha detto che avrebbe parlato al Suo popolo, cioè Israele, usandosi di lingue straniere, cioè le nazioni Gentili.

    Questo in effetti era il vero ed unico proposito del segno delle lingue come appunto dice Paolo in 1 Corinzi 14.

    Il segno delle lingue quindi era proprio per Israele incredulo, questo era stato fatto per cercare di muoverli a gelosia e farli tornare alla fede nel Signore Gesù.

    Da tutto questo si comprende anche che le lingue in questione sono sicuramente lingue vere di popoli e nazioni Gentili e non dei suoni intellegibili e sconosciuti, in altre parole non sono un linguaggio angelico e mistico ma sono lingue vere e proprie.

    Questo segno miracoloso, cioè persone che non parlavano una certa lingua e improvvisamente la parlavano per comunicare le meraviglie di Dio ad Ebrei, ripeto, ad Ebrei i quali parlavano lingue Gentili dei paesi in cui erano stati dispersi e dove vivevano.

    Atti 2:4-12 Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. 5 Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? 8 Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, 11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». 12 Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l’uno all’altro: «Che cosa significa questo?»

    Come ben si comprende dal testo stesso di Atti questi erano Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo e che si stupirono perché degli uomini di Galilea parlavano nelle loro lingue natie. Li odono parlare delle grandi cose di Dio nelle proprie lingue.

    La domanda che essi pongono è: “cosa significa tutto questo?”

    Pietro risponde loro nella sua seguente predica in Atti 2, comunque Paolo ci espone il significato più chiaramente in 1 Corinzi 14 dove ci dice che il segno spirituale delle lingue era stato dato perché, appunto Dio, stava parlando ai Giudei increduli tramite l’uso delle lingue delle nazioni Gentili.

    Tutto questo come dice Isaia per cercare di portarli a credere che era proprio Dio che stava facendo tutto questo in un modo soprannaturale e che appunto, il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo era la loro salvezza ed il Nuovo Patto profetizzato da Dio nelle antiche Scritture e che solo accettando Gesù come Messia tutte le promesse fatte da Dio al Suo popolo sarebbero state adempiute.

    In effetti sono adempiute in Gesù Cristo ma Dio sta attendendo la pienezza delle iniquità del mondo e della Sua ira divina contro Satana e chi sulla terra lo serve. Sarà al punto dell’imminente pericolo della distruzione totale di Israele che Dio cambierà il cuore della nazione e spanderà su di loro uno spirito di grazia e di supplicazione,

    Zaccaria 12:10-14 «Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto; faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito. 11 In quel giorno ci sarà un grande cordoglio in Gerusalemme, simile al cordoglio di Hadad-rimmon nella valle di Meghiddo. 12 E il paese farà cordoglio, ogni famiglia da sé: la famiglia della casa di Davide da sé, e le loro mogli da sé; la famiglia della casa di Nathan da sé, e le loro mogli da sé; 13 la famiglia della casa di Levi da sé, e le loro mogli da sé; la famiglia di Scimei da sé, e le loro mogli da sé; 14 tutte le famiglie rimaste ognuna da sé, e le loro mogli da sé».

    Quindi il motivo e il proposito del parlare in lingue è evidente dal contesto della Scrittura stessa; queste non erano lingue angeliche o spirituali o di preghiera, ma erano vere e proprie lingue umane di nazioni in esistenza a quel tempo. Erano date da Dio come segno per i Giudei per muoverli a gelosia e portarli a credere in Messia Gesù.

    Quindi oggi, sono ancora le nazioni mediante la chiesa che nelle loro stesse lingue predicano il Vangelo in tutto il mondo, sono le nazioni che tramite la chiesa dichiarano le grandi cose di Dio nelle loro lingue nazionali ed Israele che era disperso nel mondo ed è disperso tra le nazioni ha udito per secoli la predica del Vangelo nelle diverse lingue delle nazioni Gentili, tutto questo è stato fatto da Dio per muoverli a gelosia.

    Ecco una altra ragione perché il segno soprannaturale delle lingue non ha più bisogno di esistere oggi; perché oggi gli Ebrei odono il Vangelo e le grandi cose di Dio predicate nelle varie lingue dei paesi dove essi sono dispersi nel mondo.

    Via, via che il Vangelo si è sparso nel mondo ed è stato ed è predicato dalle nazioni tramite la chiesa predominantemente Gentile, gli Ebrei hanno l’opportunità di sentire le grandi cose di Dio senza che esse siano dette tramite il segno spirituale del parlare in lingue come fu a quel tempo.

    Praticamente il segno ha perduto la sua funzione una volta che gli Ebrei sono stati dispersi fuori da Israele ed adesso abitano sparsi nelle nazioni del mondo.

    Gli Ebrei hanno quindi adottato le lingue delle nazioni dove essi vivono. Il vero e proprio significato che la storia di Israele e della chiesa ci conferma è proprio che, in effetti quando Paolo dice che le lingue cesseranno di essere in 1 Corinzi 13:8, voleva dire proprio quello, cioè che le lingue cesseranno di essere un dono o un segno, non perché i cessazionisti bestemmiano lo Spirito Santo, ma perché Dio ha risolto che l’utilità di tale segno per via delle circostanze riguardo alla chiesa ed Israele, è cessata.

    Quindi tutto il discorso fatto nella profezia di Isaia 28 in congiunzione con ciò che Paolo dice in 1Corinzi 14 è connesso a ciò che Paolo sta dicendo qui in Romani 11.

    Cioè, Dio ha tentato di muoverli a gelosia salvando le nazioni Gentili e facendole diventare il corpo di Cristo la chiesa.

    Chiediamoci adesso, questa cosa ha funzionato? No, non completamente! Certamente molti Ebrei sono diventati Cristiani e ad oggi fanno parte della chiesa. Comunque, questo vuole dire che Israele, la nazione si è convertita?

    No! La nazione non si è convertita e per questo fatto non può quindi ottenere le promesse fattegli da Dio mediante il patto fatto con Abramo. Le promesse che Dio ha fatto ad Israele possono solo essere applicate ad Israele. Come abbiamo già visto queste sono promesse che non si possono applicare alla chiesa nemmeno se ci si provasse.

    Adesso Paolo dice che, se la loro caduta parziale e temporanea è diventata la ricchezza per il mondo e la loro diminuzione è la ricchezza per i Gentili, quanto più sarà la loro PIENA partecipazione?

    La caduta parziale e temporanea di Israele è infatti diventata la ricchezza del mondo, Dio ha tanto amato il mondo, quindi non solo Israele, che ha mandato Gesù per essere il Signore e il salvatore di chiunque crede in Lui, questo è il vero e proprio significato di Giovanni 3:16-17.

    Non tutto il mondo intero sarà salvato nel senso che, non tutti gli individui del mondo otterranno salvezza, ma solo chi ha creduto in Gesù, così come lo è e sarà anche per Israele.

    Dio ha reso Israele cieco, sordo e lo ha lasciato in uno stato di incredulità per la maggior parte, così che la salvezza potesse essere sparsa nel mondo mediante la predica del Vangelo tramite la chiesa.

    Il fatto comunque che Paolo usa il termine qui dicendo piena partecipazione riguardo ad Israele deve valere a qualche cosa.

    Perché Paolo ha usato il termine piena partecipazione? Se il residuo di Israele è stato semplicemente eletto e slavato ed annesso alla chiesa e così Israele è diventato spirituale e quindi la chiesa ha sostituito Israele, perché dire piena partecipazione? La piena partecipazione di chi?

    Se l’intenzione di come Dio ha salvato Israele fosse stata semplicemente fare parte degli eletti per grazia mediante la chiesa allora la piena partecipazione sarebbe già stata in posto anche al tempo di Paolo. Inoltre non sarebbe affatto necessario distinguere gli eletti Ebrei da quelli Gentili, se appunto non ci fosse un piano in atto per la salvezza di un residuo o una parte della nazione intera.

    Solo se si prende questo fatto in considerazione si arriva alla giusta conclusione,cioè che gli Ebrei che semplicemente entrano a fare parte del corpo di Cristo la chiesa non possono costituire la piena partecipazione.

    Poiché se così fosse, l’intero contesto e il discorso fatto fin ora da Paolo non avrebbe alcun senso. La piena partecipazione di Israele deve essere ed è quando il residuo della nazione, sempre per elezione e grazia di Dio accetterà Messia Gesù ed entrerà come nazione a fare parte delle promesse di Dio fatte a loro nel Patto fatto con Abramo ed otterrà così anche la redenzione eterna.

    Diamo un occhiata ad un passo che dobbiamo prendere in considerazione a questo punto. Molti discuterebbero e obietterebbero quello che stiamo dicendo menzionando infatti questo passo.

    Galati 3:27-29 Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. 29 Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abrahamo ed eredi secondo la promessa.

    Prendendo questo passo da solo gli si può far dire molte cose. Per esempio c’è chi usa questo passo per dire che una donna può essere un pastore o un anziano nella chiesa e dicono che una donna può insegnare dottrina nella chiesa.

    Questo passo però non dice questo affatto. Questo passo non parla di ruoli ministeriali nella chiesa, infatti passi il cui contesto parlano di ruoli ministeriali squalificano la donna da questi ruoli, vedi:

    1 Corinzi 11:1-16; 1 Corinzi 14:33-38; Efesini 5:22-33;1 Timoteo 2:11-15; 1 Timoteo 3:1-2.

    Siccome sappiamo che la Scrittura e Dio non si contraddicono allora dobbiamo interpretare bene e correttamente ciò che leggiamo.

    E’ più che ovvio che la Scrittura in ciò che è esplicito ed implicito e nella sua storia stessa ci conferma che la donna non governa la chiesa e non ha ministeri di pastorato o di insegnamento dottrinale. Quindi usare questo passo in Galati 3 per insistere a dire che la donna in Cristo, cioè nel corpo, la chiesa può fare tutto ciò che fa l’uomo non è un uso corretto del passo.

    Per comprendere bene il significato e il contesto corretto del passo bisogna in effetti comprendere il contesto e l’intenzione che Dio ha dato all’epistola.

    L’intera epistola è stata scritta alla chiesa di Galazia per una ragione ben precisa. La ragione è che questa chiesa fu attaccata da Ebrei Giudeizzanti che volevano costringere i credenti Gentili a praticare la legge di Mosè in aggiunta a semplicemente credere in Gesù Cristo.

    Paolo sta spiegando ai Galati che invece è solo fede in Cristo e la Sua opera di redenzione e non l’ubbidienza alla legge di Mosè per la quale si ottiene la salvezza.

    Questa è la versione corta del significato della epistola. L’intero capitolo 3, dove troviamo il passo in questione infatti descrive proprio che cosa veramente significa la salvezza in Cristo paragonandola alla inefficacia della legge di Mosè.

    Galati è in breve ciò che l’epistola agli Ebrei è per esteso.

    Guardiamo che cosa ci spiega Galati 3.

    O Galati insensati! Chi vi ha ammaliati per non ubbidire alla verità, voi, davanti ai cui occhi Gesù Cristo è stato ritratto crocifisso fra voi? 2 Questo solo desidero sapere da voi: avete ricevuto lo Spirito mediante le opere della legge o attraverso la predicazione della fede? 3 Siete così insensati che, avendo cominciato nello Spirito, vorreste finire nella carne? 4 Avete sofferto tante cose invano, se pur è stato veramente invano? 5 Colui dunque che vi dispensa lo Spirito e opera tra voi potenti operazioni, lo fa mediante le opere della legge o mediante la predicazione della fede? 6 Così Abrahamo «credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia»; 7 sappiate pure che coloro che sono dalla fede sono figli di Abrahamo. 8 E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato le nazioni mediante la fede, diede prima ad Abrahamo una buona notizia: «Tutte le nazioni saranno benedette in te». 9 Perciò coloro che si fondano sulla fede sono benedetti col fedele Abrahamo. 10 Ora tutti coloro che si fondano sulle opere della legge sono sotto la maledizione, perché sta scritto: «Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle». 11 Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede». 12 Ora la legge non proviene dalla fede, ma «l’uomo che farà queste cose vivrà per mezzo di esse». 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14 affinché la benedizione di Abrahamo pervenisse ai gentili in Cristo Gesù, perché noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede. 15 Fratelli, io parlo alla maniera degli uomini: se un patto è ratificato, benché sia patto d’uomo, nessuno l’annulla o vi aggiunge qualche cosa. 16 Ora le promesse furono fatte ad Abrahamo e alla sua discendenza. La Scrittura non dice: «E alle discendenze» come se si trattasse di molte, ma come di una sola: «E alla tua discendenza», cioè Cristo. 17 Or io dico questo: la legge, venuta dopo quattrocentotrent’anni, non annulla il patto ratificato prima da Dio in Cristo, in modo da annullare la promessa. 18 Infatti, se l’eredità derivasse dalla legge, non verrebbe più dalla promessa. Or Dio la donò ad Abrahamo mediante la promessa. 19 Perché dunque fu data la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni, finché fosse venuta la discendenza a cui era stata fatta la promessa; essa fu promulgata dagli angeli per mano di un mediatore. 20 Or il mediatore non è mediatore di una sola parte, ma Dio è uno. 21 La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? Così non sia; perché se fosse stata data una legge capace di dare la vita, allora veramente la giustizia sarebbe venuta dalla legge. 22 Ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, affinché fosse data ai credenti la promessa mediante la fede di Gesù Cristo. 23 Ora, prima che venisse la fede noi eravamo custoditi sotto la legge, come rinchiusi, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Così la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede. 25 Ma, venuta la fede, non siamo più sotto un precettore, 26 perché voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù. 27 Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. 29 Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abrahamo ed eredi secondo la promessa.

    Questo passo spiega molto bene diverse cose, già Paolo nel capitolo 2 di Galati aveva spiegato molto bene che i Gentili e gli Ebrei non erano più sotto il giogo della legge di Mosè, Galati 2:11-20. Come abbiamo già avuto modo di vedere nello studio fin ora, il patto che Dio ha fatto con Israele mediante la legge di Mosè è completamente diverso ed è in un senso estraneo dal patto che Dio ha fatto con Abramo il quale include i Gentili.

    Il patto della legge non era il patto della promessa. Il patto fatto con Israele nella legge di Mosè era un patto fatto con il popolo stesso e le benedizioni e maledizioni erano contingenti all’ubbidienza del popolo di Israele a tutta la legge.

    Il patto fatto con Abramo invece era contingente solo alle promesse ed il giuramento di Dio stesso e l’adempimento del patto contiene delle specifiche promesse fatte al seme di Israele, al popolo che proviene da Abramo,cioè Israele.

    La promessa ovviamente è il Messia e tutto ciò che Dio ha promesso è e sarà adempiuto nel e dal Messia Gesù, questo include tutte le promesse fatte ad Israele, le quali includono un regno che comprende uno specifico territorio geografico nel Medio Oriente e che include un re ed un trono, il quale trono è quello di Davide, cioè di re di Israele. Queste promesse specifiche non fanno parte delle promesse fatte alle altre nazioni Gentili.

    Queste sono promesse fatte solo al seme carnale di Abramo cioè Israele, sono però contingenti con l’accettazione di Gesù come Messia perché Egli è la promessa di Dio ed il patto è adempiuto in Lui solamente.

    L’adempimento del Patto che Dio ha fatto con Abramo include il Nuovo Patto eterno e tutte le promesse terrene e spirituali sono solo ottenibili per coloro che entrano a fare parte del patto mediante fede in Cristo.

    Quindi il patto fatto con Abramo ed il Patto Eterno includono una promessa che va al di là delle promesse fatte alla discendenza carnale di Abramo, cioè Israele. Queste includono la benedizione e la salvezza delle nazioni e dei Gentili sempre mediante la promessa di Dio cioè Gesù Cristo.

    Quindi anche nel Patto fatto con Abramo e nel Nuovo Patto eterno si vede particolarmente che certe promesse ancora non sono adempiute in Israele perché Israele non ha accettato Messia e quindi non può ancora ricevere tutte le promesse inerenti ad Israele.

    Ma allora, cosa significa nei versetti 26-29 di Galati 3 perché voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù. 27 Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. 29 Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abrahamo ed eredi secondo la promessa

    Questo passo in effetti non determina affatto che non c’è più una distinzione tra Giudei e Gentili riguardo a le determinate promesse fatte ad Israele, significa semplicemente che per ottenere la salvezza, la salvezza eterna, non si deve essere più solo Giudei ma che ora anche i Gentili la ottengono mediante la stessa promessa fatta in effetti ad Israele, senza aderire alla legge.

    Questo passo non neutralizza razze o sessi, non neutralizza uno schiavo o una persona libera. Infatti prendiamo per esempio lo schiavo e il libero, se una persona è uno schiavo e accetta Cristo e diventa una parte del corpo di Cristo cessa di essere uno schiavo nella realtà del mondo? No! Una persona libera diventa schiavo? No! Diventa schiavo di Cristo sì, ma non è che diventa uno schiavo né uno schiavo viene liberato dal suo padrone perché è in Cristo.

    Quindi una donna non perde il sesso femminile ed un uomo non perde il suo e quindi i ruoli rimangono quelli che Dio desidera che siano.

    Lo stesso discorso vale per i Giudei e i Gentili. Il Giudeo non diventa un Gentile ed un Gentile non deve diventare un Ebreo per essere in Cristo, basta la fede in Cristo poiché Egli è la sola via per la salvezza.

    Inoltre questo passo in realtà è stato scritto per significare che Dio non distingue o non preferisce nessuno ma che invece salva tutti allo stesso modo. Il metodo e il veicolo sono gli stessi per tutti e la promessa include tutti. Quello che il passo non fa però non esclude o abolisce le promesse fatte ad Israele mediante il patto stesso del quale parla.

    Semplicemente nel contesto storico in cui è scritto il discorso avrebbe filato così nella mente sia degli Ebrei che dei Gentili.

    Per quanto riguarda la salvezza mediante la fede in Cristo Dio non favorisce i Giudei ma ha incluso i Gentili, ma perché i Gentili hanno accettato Gesù con più facilità degli Ebrei non significa che Dio adesso ama i Gentili ed ha abbandonato gli Ebrei.

    Questo è infatti il discorso che Gesù fece a Nicodemo in Giovanni 3 dove gli disse che Dio ha tanto amato il mondo intero che ha mandato Gesù così che chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna. L’Ebreo credeva che la salvezza fosse solo per loro e non per i Gentili o semmai, se un Gentile voleva essere salvato doveva prima diventare un Ebreo.

    Dio ha invece disfatto questa idea. Per il Gentile dopo che la chiesa è diventata più Gentile che Ebrea Dio gli dice invece che non ha finito con Israele ma ha intenzione di salvarlo ed infatti più avanti in Romani avverte i Gentili di non cadere nella stessa trappola di orgoglio spirituale e di presunzione nei quali erano prima caduti gli Ebrei pensando che adesso Dio amasse solo loro e si fosse dimenticato o avesse abbandonato Israele, vedi:

    Romani 11:24-29 Infatti, se tu sei stato tagliato dall’olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell’olivo domestico, quanto più costoro, che sono rami naturali, saranno innestati nel proprio olivo. 25 Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili, 26 e così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. 27 E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati». 28 Quanto all’evangelo, essi sono nemici per causa vostra, ma quanto all’elezione, sono amati a causa dei padri, 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento.

    Galati quindi semplicemente ci dice che Dio non favorisce i Gudei e non favorisce i Gentili ma che per fede entrambe possono entrare a fare parte del Nuovo Patto che è l’adempimento in Gesù del patto fatto con Abramo. Poi dice che non ci sono ne schiavi ne liberi, cioè qui il discorso è lo stesso. Qui anche i Gentili comprendevano che gli schiavi non avevano gli stessi diritti dei padroni. Agli schiavi era dato solo ciò che i padroni desideravano che avessero. C’erano buoni padroni e altri che non trattavano bene i loro schiavi.

    Invece Paolo dice che sia schiavi che padroni, sia schiavi che cittadini liberi con i diritti di cittadini sono tutti figli ugualmente in Dio e che quindi sono entrambe ed ugualmente trattati come figli senza distinzione. Il discorso delle femmine e dei maschi è uguale a quello degli Ebrei e i Gentili e degli schiavi e dei liberi.

    Sia gli Ebrei che i Gentili credevano che le donne erano inferiori agli uomini. Gli Ebrei avevano addirittura una corte nel tempio costruita appositamente per le donne. Nelle sinagoghe le donne erano sedute separatamente dagli uomini. Donne e bambini erano una sottoclasse di persone in Israele.

    Per i Gentili il discorso era simile, anche nella società Romana le donne seppure non fossero considerate in basso come lo erano invece nella società Medio Orientale, erano comunque trattate diversamente dagli uomini rispetto a molte cose ed erano considerate meno importanti dei maschi.

    Quindi Dio che è il grande livellatore mette le donne al pari dell’uomo per quanto riguarda il Suo amore, la Sua grazia e quindi la Sua salvezza. Tutto questo però come abbiamo avuto modo di vedere non preclude il fatto che i ruoli nella chiesa fossero da rispettare nel modo in cui la Scrittura ci indica.

    Quindi qui in Galati 3 non si sta parlando del fatto che Dio da lo stesso diritto alla donna di governare la chiesa, o che Dio dia alla donna uffici nella chiesa, come lo schiavo non ottiene la libertà o il Giudeo rimane tale come il Gentile, così la donna nella salvezza è come gli altri, ugualmente considerata da Dio nella Sua grazia e misericordia ottenibile solo per fede in Cristo. Questo passo non ha niente a che vedere con ruoli ma solo con la posizione di grazia nel corpo di Cristo, dove appunto per questa ragione soltanto tutti quanti sono in parità.

    In conclusione il Giudeo e il Gentile, lo schiavo e il libero, il maschio e la femmina fanno parte del patto eterno in Cristo, l’adempimento del patto fatto da Dio con Abramo, mediante la fede in Cristo e non mediante la loro partecipazione alla religione Ebraica o l’osservanza della legge di Mosè.

    Questo è il vero e solo contesto di questo passo e non sta affatto parlando di ruoli nella chiesa come molti invece interpretano erroneamente.

    Il contesto è quindi che Israele è e rimane Israele, la sua indipendenza etnica non dipende dalla sua appartenenza alla chiesa ne dalla sua esclusione dalla chiesa. Israele è Israele, è una nazione, un popolo ed una razza ed è infatti l’unica nazione e popolo terrestre che Dio stesso ha voluto creare ed al quale ha fatto specifiche promesse.

    Quindi è importante capire che anche qui Paolo parla riguardo alla nazione di Israele appunto dicendo che è stata esclusa momentaneamente dal ricevere le promesse a lei fatte da Dio per via della loro incredulità, ma che se questa temporanea caduta ha causato la benedizione di Dio verso le nazioni Gentili sempre e solo mediante fede in Cristo, quanto più allora sarà la loro piena partecipazione.

    Quindi come abbiamo già menzionato, Israele sta partecipando per grazia di Dio alla sua presenza nel regno di Dio tramite un residuo che anche oggi fa parte della chiesa. Comunque questo non può ovviamente significare la loro piena partecipazione altrimenti il discorso che Paolo sta facendo non avrebbe alcun senso.

    Se fosse solo per Ebrei di far parte della chiesa e diventare Cristiani, perdere la loro nazionalità ed anche le loro promesse terrene, promesse fatte loro da Dio, tutto il discorso che Paolo fa sia nel capitolo 10 che qui nel capitolo 11 di Romani non avrebbe alcun senso.

    Inoltre, se Israele perdesse la sua identità come nazione e non ereditasse le promesse terrene a loro fatte da Dio, una cosa ancora peggiore succederebbe.

    La cosa peggiore sarebbe che Dio gli avrebbe mentito. Come abbiamo visto nelle Scritture dell’Antico Patto Dio ha promesso che Israele non sarebbe mai cessato di esistere come nazione e lo sarebbe stata per sempre.

    Dio ha promesso al residuo della nazione esistente al ritorno di Messia Gesù un territorio ben preciso, un tempio vero e proprio in Gerusalemme, nella Gerusalemme in Israele, che sarebbe stata ricostruita completamente e che avrebbe delle dimensioni molto più grandi di quella attuale e che inoltre questa città sarebbe esistita in eterno.

    Queste promesse lo ripetiamo non si possono applicare in nessun modo alla chiesa o alle nazioni o il residuo delle nazioni Gentili.

    La loro piena partecipazione allora era ed è una cosa futura, una cosa che Paolo e tutti gli Apostoli pregavano e speravano occorresse nei loro giorni. Essi aspettavano l’imminente ritorno di Messia in congiunzione con il ravvedimento del residuo della nazione di Israele e l’accettazione di Messia da parte di esso. Questo lo abbiamo constatato dalla predicazione di Pietro in Atti 3.

    La piena partecipazione di Israele è appunto quando il residuo della nazione crederà in Gesù e accetterà il suo re e quindi il regno a loro promesso.

    Romani 11:13-15 Infatti io parlo a voi gentili, in quanto sono apostolo dei gentili; io onoro il mio ministero, 14 per provare se in qualche maniera posso provocare a gelosia quelli della mia carne e salvarne alcuni. 15 Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti?

    Adesso Paolo dice una cosa molto importante che dobbiamo prendere in attenta considerazione. Paolo dice, “Infatti io parlo a voi gentili” Come vediamo anche qui in relazione al passo che abbiamo prima studiato menzionato in Galati 3, se infatti il ragionamento di Paolo fosse riguardante il fatto che adesso in Cristo non ci sono più Giudei o Gentili ed infatti lo dice, perché allora in questo passo,infatti un tutto il capitolo 11, distingue tra Ebrei e Gentili? Perché fare distinzioni etniche se non contano più in Cristo?

    La risposta la abbiamo già vista prima, la ragione per la quale Paolo in Galati 3 appunto dice che in Cristo non ci sono più Giudei e Gentili è solo attinente al fatto che la salvezza è per tutti e non solo per una categoria protetta, ciò che i Giudei credevano di essere. Per quanto riguarda le promesse a loro fatte però è tutto un altro caso. In quel caso, come ben intendiamo da ciò che Paolo spiega, Israele è particolarmente benedetto e certe promesse fatte a loro da parte di Dio sono solo per loro.

    Quindi la salvezza eterna e l’appartenenza alla chiesa, cioè il corpo di Cristo non è basata sulla etnia delle persone, non è basata sullo stato sociologico delle persone e non è basata sul sesso di una persona.

    Quindi come vediamo è molto importante come interpretiamo la parola di Dio perché solo con la giusta interpretazione della parola di Dio si ha modo di comprendere esattamente ciò che Dio dice.

    Paolo in molti passi non distingue la differenza tra Giudeo o Gentile, questo però è solo fatto per spiegare che tutte le persone di qualsiasi popolo per essere salvate debbono solo credere in Gesù Cristo e ciò che Gesù ha fatto. Questo Paolo lo spiega anche per far capire che il Giudeo la salvezza non la ottiene per ubbidienza alla legge ma per fede in Cristo.

    Le promesse che Dio ha fatto ad Israele come nazione riguardante il regno a loro promesso, il trono del regno di Israele, e il territorio geografico del regno terrestre a loro promesso però sono sempre contingenti sulla fede del popolo, sempre in Gesù Cristo ma sono un soggetto diverso dalle promesse che ottengono i Gentili che vengono inclusi al regno di Dio tramite la chiesa.

    Quindi giustamente Paolo riferisce ai destinatari di questo capitolo come Gentili e per questo li differenzia dagli Ebrei, questo quindi deve avere a che vedere con le promesse che Dio ha fatto a Israele come nazione e non promesse fatta alla chiesa Gentile.

    Paolo inoltre aggiunge un altro commento importante ed è questo, che lui era stato chiamato da Dio per essere specificatamente l’apostolo ai Gentili. in quanto sono apostolo dei gentili; io onoro il mio ministero,

    Questo fatto è evidentissimo dalla Scrittura che descrive la chiamata apostolica di Paolo che è provenuta direttamente da Gesù Cristo.

    Paolo fu chiamato per portare il Vangelo ai Gentili.

    Atti 13:47 Così infatti ci ha ordinato il Signore, dicendo: “Io ti ho posto come luce dei popoli,

    Atti 22: 21 Ma egli mi disse: “Va’ perché io ti manderò lontano, tra i popoli”».

    Atti 26:15-18 Io dissi: “Chi sei, Signore?” E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma alzati e sta’ in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando 18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati”.

    Anche in questo passo vediamo una cosa che viene detta che è molto importante riguardo a ciò di cui stiamo parlando. Gesù stesso chiama Paolo ad essere l’Apostolo ai Gentili. Ricordiamoci che nella Scrittura quando troviamo le parole, popoli, genti o nazioni si sta parlando di non Ebrei, i Gentili chiamati anche Greci.

    In questo passo inoltre Gesù dice che avrebbe mandato Paolo dagli eletti delle nazioni o Gentili così che si convertissero dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio e che questi per fede ricevessero il perdono dei peccati ed ecco la chiave di ciò che stiamo dicendo, Gesù dice: ricevano per la fede in Me il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati.

    Gesù menziona che i Gentili hanno la loro parte di eredità tra i santificati, il che indica che essi hanno una parte specifica nel piano di Dio ed un eredità specifica, la quale non è necessariamente identica all’eredità che Dio ha promesso alla nazione redenta di Israele. Essi hanno la loro parte specifica di eredità che è diversa da quella promessa ai Gentili nella chiesa.

    Alla chiesa Dio promette una eredità celeste più che terrena anche se non è escluso che la chiesa regni con Cristo anche sulla terra durante il Millenio:

    Giovanni 14:1-4 «Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! 2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado, sapete anche la via».

    1 Pietro 1:3-4 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi.

    Apocalisse 21:9-26 Poi venne uno dei sette angeli che avevano le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli, e mi parlò, dicendo: «Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». 10 Egli mi trasportò in spirito su una grande e alta montagna, e mi mostrò la santa città, Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, 11 con la gloria di Dio. Il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino. 12 Aveva delle mura grandi e alte; aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli. Sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13 Tre porte erano a oriente, tre a settentrione, tre a mezzogiorno e tre a occidente. 14 Le mura della città avevano dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi di dodici apostoli dell’Agnello. 15 E colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. 16 E la città era quadrata, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza erano uguali. 17 Ne misurò anche le mura ed erano di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, adoperata dall’angelo. 18 Le mura erano costruite con diaspro e la città era d’oro puro, simile a terso cristallo. 19 I fondamenti delle mura della città erano adorni d’ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento era di diaspro; il secondo di zaffiro; il terzo di calcedonio; il quarto di smeraldo; 20 il quinto di sardonico; il sesto di sardio; il settimo di crisòlito; l’ottavo di berillo; il nono di topazio; il decimo di crisopazio; l’undicesimo di giacinto; il dodicesimo di ametista. 21 Le dodici porte erano dodici perle e ciascuna era fatta da una perla sola. La piazza della città era d’oro puro, simile a cristallo trasparente. 22 Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 23 La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. 24 Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria. 25 Di giorno le sue porte non saranno mai chiuse (la notte non vi sarà più); 26 e in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni. 27 E nulla di impuro, né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.

    Come vediamo in questi passi che l’eredità della chiesa è molto diversa dall’eredità che Dio ha promesso ad Israele come nazione seppure sarà una nazione redenta in Cristo.

    Guardiamo insieme alle differenze che ci sono tra l’eredità che Dio ha promesso ai credenti mediante l’appartenenza alla chiesa e le promesse che Dio ha fatto ad Israele come nazione redenta.

    Come ben comprendiamo, almeno spero, dai passi appena letti ciò che Dio promette alla chiesa e l’eredità della chiesa è ben diversa dalle promesse fatte nell’Antico Testamento alla nazione di Israele. Ricordiamoci che il patto in cui Dio ha promesso ad Abramo ed alla sua progenie carnale cioè Israele è un patto che non ha nessuna condizione se non l’adempimento da parte di Dio.

    Già da ciò che Gesù dice ai Suoi discepoli in Giovanni 14 si capisce che la dimora che Gesù andava a preparare per loro e per tutti coloro che fanno parte della chiesa non è una dimora terrena ma è in un luogo celeste dove Gesù stesso è andato.

    In secondo luogo vediamo nel passo di 1 Pietro che l’eredità della chiesa è in cielo, preservata in cielo per gli eletti. In conclusione nel passo di Apocalisse si comprende benissimo che la dimora di cui parlava Gesù in Giovanni 14 e il riferimento alla eredità in 1 Pietro è la Gerusalemme celeste.

    La Gerusalemme celeste è la dimora della chiesa ed è l’eredità degli eletti che fanno parte della chiesa.

    La Gerusalemme celeste ha delle caratteristiche uniche che non possono essere paragonate con il linguaggio usato per descrivere la Gerusalemme menzionata nell’Antico Patto in relazione alle promesse fatte ad Israele.

    La Gerusalemme che sarà la capitale di Israele, che tra l’altro non lo è in questo momento, è la Gerusalemme che è descritta in diversi passi delle profezie e nelle promesse fatte ad Israele.

    La Gerusalemme celeste scende dal cielo, la Gerusalemme terrestre viene ricostruita in Israele su questa terra.

    La Gerusalemme celeste misura dodicimila stadi di perimetro e le mura sono 144 cubiti.

    La Gerusalemme terrena nel regno del Millennio secondo la profezia di Ezechiele è suddivisa così:

    Ezechiele 48:9-22 La parte che preleverete per il SIGNORE avrà venticinquemila cubiti di lunghezza e diecimila di larghezza. 10 Questa parte santa prelevata apparterrà ai sacerdoti: venticinquemila cubiti di lunghezza al settentrione, diecimila di larghezza all’occidente, diecimila di larghezza all’oriente, e venticinquemila di lunghezza al mezzogiorno; il santuario del SIGNORE sarà là in mezzo. 11 Essa apparterrà ai sacerdoti consacrati tra i figli di Sadoc che hanno fatto il mio servizio e non si sono sviati quando i figli d’Israele si sviavano, come si sviavano i Leviti. 12

    Essa apparterrà loro come parte prelevata dalla parte del paese che sarà stata prelevata: una cosa santissima, verso la frontiera dei Leviti. 13 I Leviti avranno, parallelamente alla frontiera dei sacerdoti, una lunghezza di venticinquemila cubiti e una larghezza di diecimila: tutta la lunghezza sarà di venticinquemila, e la larghezza di diecimila. 14 Essi non potranno venderne nulla; questa primizia del paese non potrà essere né scambiata né alienata, perché è cosa consacrata al SIGNORE.15 I cinquemila cubiti che rimarranno di larghezza sui venticinquemila, formeranno un’area non consacrata destinata alla città, per le abitazioni e per il territorio circostante; la città sarà in mezzo, 16 ed eccone le dimensioni: dal lato settentrionale, quattromilacinquecento cubiti; dal lato meridionale, quattromilacinquecento; dal lato orientale, quattromilacinquecento; dal lato occidentale, quattromilacinquecento cubiti. 17 La città avrà un territorio circostante di duecentocinquanta cubiti a settentrione, di duecentocinquanta a mezzogiorno; di duecentocinquanta a oriente, e di duecentocinquanta a occidente. 18 Il resto della lunghezza, parallelamente alla parte santa, cioè diecimila cubiti a oriente e diecimila a occidente, parallelamente alla parte santa, servirà, con i suoi prodotti, al mantenimento dei lavoratori della città. 19 I lavoratori della città, di tutte le tribù d’Israele, ne lavoreranno il suolo. 20 Tutta la parte prelevata sarà di venticinquemila cubiti per venticinquemila; ne preleverete così una parte quadrata, parte santa, come possesso della città. 21 Il rimanente sarà del principe, da un lato e dall’altro della parte santa prelevata e del possesso della città, di fronte ai venticinquemila cubiti della parte santa sino alla frontiera d’oriente e a occidente di fronte ai venticinquemila cubiti verso la frontiera d’occidente, parallelamente alle parti; questo sarà del principe; la parte santa e il santuario della casa saranno in mezzo. 22 Così, tolto il possesso dei Leviti e il possesso della città situati in mezzo a quello del principe, ciò che si troverà tra la frontiera di Giuda e la frontiera di Beniamino, apparterrà al principe.

    Questa è una intera descrizione del territorio che la tribù di Giuda erediterà in Israele. Parte di questo territorio è la città santa che come vediamo ha una misura diversa dalla Gerusalemme celeste. Inoltre vediamo che sono menzionati i Leviti che ancora saranno i sacerdoti Israeliti che servono Dio nel tempio.

    A proposito di tempio: la Gerusalemme celeste non ha tempio Apocalisse 21:22-24 Non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio. 23 E la città non ha bisogno del sole né della luna, che risplendano in lei, perché la gloria di Dio la illumina e l’Agnello è il suo luminare. 24 E le nazioni di quelli che sono salvati cammineranno alla sua luce, e i re della terra porteranno la loro gloria ed onore in lei.

    La Gerusalemme terrestre in Israele sempre secondo la profezia di Ezechiele ha un tempio ed è tra l’altro un tempio diverso da quello distrutto dai Romani nel 70 D.C. Questo tempio lo troviamo nella sua piena descrizione da Ezechiele 40:50 ad Ezechiele 48:21.

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    Ritorniamo ad i Leviti per un momento. Dio promise ai Leviti che essi sarebbero stati un sacerdozio per sempre:

    Geremia 33:14-26 «Ecco, verranno i giorni», dice l’Eterno, «nei quali io manderò ad effetto la buona parola che ho pronunciato riguardo alla casa d’Israele e riguardo alla casa di Giuda. 15 In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia, che eserciterà giudizio e giustizia nel paese. 16 In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme abiterà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamata: “L’Eterno, nostra giustizia”». 17 Infatti così dice l’Eterno: «Non verrà mai meno a Davide chi segga sul trono della casa d’Israele, 18 e ai sacerdoti Leviti non verrà mai meno davanti a me chi offra olocausti, faccia fumare le offerte di cibo e compia sacrifici tutti i giorni». 19 La parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia, dicendo:20 «Così dice l’Eterno: Se voi potete annullare il mio patto con il giorno e il patto con la notte, in modo che non ci sia più giorno o notte al loro tempo, 21 allora si potrà anche annullare il mio patto con Davide mio servo, in modo che non abbia un figlio che regni sul suo trono, e con i sacerdoti Leviti, miei ministri. 22 Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la sabbia del mare, così io moltiplicherò i discendenti di Davide, mio servo, e i Leviti che mi servono». 23 La parola dell’Eterno fu ancora rivolta a Geremia, dicendo: 24 «Non hai fatto attenzione a ciò che questo popolo ha affermato, dicendo: “Le due famiglie che l’Eterno aveva scelto, le ha rigettate”? Così disprezzano il mio popolo, che ai loro occhi non è più una nazione». 25 Così dice l’Eterno: «Se io non ho stabilito il mio patto con il giorno e con la notte e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra, 26 allora rigetterò anche la discendenza di Giacobbe e di Davide, mio servo, e non prenderò più dalla sua discendenza i reggitori della progenie di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe. Ma io farò ritornare i loro esuli e avrò compassione di loro».

    Come vediamo però che, anche se Dio ha promesso che i Leviti sarebbero stati un sacerdozio dinanzi a Lui per sempre, vediamo anche da Ebrei 6:20 ad Ebrei 7:1-28 che il sacerdozio è stato cambiato da Aronne e Levi al sacerdozio di Gesù che è quello di Melchisedek.

    Come è dunque possibile? Se il sacerdozio è cambiato, come si fa ad avere ancora i Leviti come sacerdoti?

    Semplice, il sacerdozio di Gesù è spirituale ed è infatti poi quello che conta, il sacerdozio Levitico che troviamo descritto in dettaglio ed esistente nel Millennio e che opera nel tempio in Gerusalemme in Israele nel Regno di Israele, è un sacerdozio simbolico e memoriale che celebra la fedeltà di Dio e le promesse di Dio fatte al Suo popolo.

    C’è un tempio ed un sacerdozio Levitico nel Millennio ed è evidente dal linguaggio che troviamo nei capitoli di Ezechiele 40:46 a 48:22. Il sacerdozio Levitico nel Millennio dunque non è un sacerdozio riconosciuto da Dio come un sacerdozio efficace nel senso spirituale.

    In effetti non lo era mai stato poiché come bene dice Ebrei, era infatti necessario che ci fosse un’abolizione del primo patto, cioè quello della legge di Mosè, perché in effetti quel patto era spiritualmente inefficace. Il primo patto era in atto in attesa di Gesù Cristo che avrebbe adempiuto la legge di Dio per intero e così fu. Gesù ha quindi adempiuto il sacerdozio del quale quello levitico ne era un simbolo in attesa della promessa di Dio, cioè Gesù Cristo il Messia. Vedi Ebrei 9:1-28.

    Il sacerdozio Levitico con tutti i suoi sacrifici ed ordinanze quindi non poteva compiere ciò che invece Gesù ha adempiuto e compiuto in se e da se.

    Come abbiamo visto bene nello studio di Romani quando abbiamo studiato il capitolo 8, che Gesù è adesso il nostro Sommo Sacerdote ed è Lui e tutto ciò che ha fatto che ministra nella presenza di Dio Padre in nostro favore. Non è più il sommo sacerdote della legge Levitica. Quindi quando la Scrittura nel Nuovo Testamento descrive il sacerdozio del credente lo dobbiamo comprendere in un contesto spirituale.

    Il sacerdozio Levitico ministrava completamente nel Tabernacolo prima e poi nel Tempio in Gerusalemme perché Israele attendeva Colui che avrebbe adempiuto tutta la legge di Dio e così Gesù ha fatto.

    I sacrifici di animali erano realmente offerti a Dio come un offerta simbolica di fede in Messia che avrebbe adempiuto in Se la legge e avrebbe reso il Suo sacrificio e il Suo ministero quello valido.

    Gesù ministra nel vero tabernacolo in cielo cioè nella vera presenza di Dio nei luoghi celesti. Il primo Patto con il suo tempio terreno era in effetti simbolico anche se la presenza di Dio era vera in quel luogo ma non era il luogo dove in realtà Dio dimora. Il trono di Dio era ed è nei luoghi celesti ecco perché tutto ciò che l’Antico Patto era, era solo simbolico e temporaneo. Questo è infatti ciò che l’Epistola agli Ebrei descrive benissimo.

    Quindi torniamo per un istante al sacerdozio della chiesa. Il sacerdozio della chiesa non è affatto un sacerdozio che offre sacrifici come venivano offerti nell’Antico Patto. Il sacerdozio della chiesa non è dedicato solo ad un gruppo gerarchico di sacerdoti come lo era e come purtroppo viene praticato nella religione Romana. Infatti la religione Romana è un abominevole offesa al ministero completo ed efficace di Gesù Cristo, incluso il Suo perfetto e completo sacrificio. Questo fatto lo si comprende benissimo in:

    Ebrei 9:19-28 Infatti, quando tutti i comandamenti secondo la legge furono proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli, preso il sangue dei vitelli e dei capri, con acqua, lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: «Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato per voi». 21 Parimenti con quel sangue egli asperse pure il tabernacolo e tutti gli arredi del servizio divino. 22 E, secondo la legge, quasi tutte le cose sono purificate col sangue; e senza spargimento di sangue non c’è perdono dei peccati. 23 Era dunque necessario che i modelli delle cose celesti fossero purificati con queste cose; ma le cose celesti stesse lo dovevano essere con sacrifici più eccellenti di questi. 24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura delle cose vere, ma nel cielo stesso per comparire ora davanti alla presenza di Dio per noi, 25 e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo, 26 altrimenti egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. 27 E come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio, 28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per prendere su di sé i peccati di molti, apparirà una seconda volta senza peccato a coloro che lo aspettano per la salvezza.

    Come vediamo chiaramente nel versetto 24 e seguenti che Gesù è entrato nella presenza di Dio una volta sola e non per offrire se stesso più volte. La religione Romana bestemmia il sacrificio efficace e completo e sufficiente di Gesù in quanto offre Gesù come sacrificio vero e proprio continuamente nel loro rito della messa. Per questo la religione Romana è divenuta un religione di opere morte come lo era la religione Ebrea dopo che Gesù la ha adempiuta in Se. Il sacerdozio della religione Romana è inutile in quanto è come il sacerdozio Levitico che è abolito per quanto riguarda l’efficacia del ministero stesso.

    Il sacerdozio che è efficace, sufficiente e valido è quello di Gesù Cristo.

    Solo il sacrificio di Gesù ha efficacia dinanzi a Dio. Il sacerdozio umano anche se Cristiano non è efficace come quello di Gesù e non è connesso all’opera della salvezza nel senso che non ha alcuna efficacia relativa all’opera stessa della salvezza compiuta da Gesù.

    Il sacerdozio della chiesa o meglio dei credenti è solo spirituale ed ha una precisa funzione che è la seguente.

    1 Pietro 2: 5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

    Prima di tutto vediamo anche qui che Pietro dichiara i credenti un sacerdozio santo, cioè reso idoneo e santificato dal sacrificio di Gesù così che possiamo stare nella presenza di Dio noi stessi. Gesù ci ha elargito l’accesso diretto nella presenza di Dio per il quale abbiamo il diritto come figli e figlie di offrire a Dio stesso lodi, ringraziamenti e preghiere senza intermediari umani, cioè senza l’assistenza di sacerdoti di un ordine umano. L’unico Sommo Sacerdote per il quale riceviamo questo diritto è Gesù Cristo ed è la Sua presenza alla destra di Dio e la nostra presenza in Lui dinanzi a Dio che ci rende sacerdoti di Dio.

    Ci sono diversi passi che confermano questi fatti:

    Il nostro solo intermediario tra noi e Dio e Sommo Sacerdote è solo Gesù:

    1 Timoteo 2:1-5 Ti esorto dunque prima di ogni cosa che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2 per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni pietà e decoro. 3 Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore, 4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità. 5 Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo

    Anche in questo passo si nota che non solo Gesù è l’unico e solo mediatore tra noi e Dio ma che nello stesso contesto troviamo il significato di ciò che sono i sacrifici offerti dal sacerdozio della chiesa o del credente. Questi li troviamo scritti nel versetto uno, cioè: suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti.

    Romani 8:31-34 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi.

    Di nuovo è di dovere menzionare il ministero di Sommo Sacerdote di Gesù per noi dinanzi a Dio e per questo il seguente passo dice:

    Ebrei 4:14-16 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno.

    Noi abbiamo la continua presenza di Gesù dinanzi a Dio ma non solo, siamo presenti in Lui anche noi nella presenza di Dio, noi gli eletti nati di nuovo:

    Efesini 2:4-6 Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), 6 e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù,

    Colossesi 3:1-3 Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. 2 Abbiate in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra, 3 perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

    Dobbiamo ricordarci che siccome Gesù è il nostro Sommo Sacerdote Egli ministra similmente al Sommo Sacerdote del patto Levitico. Nell’Antico Patto il sommo sacerdote entrava una volta all’anno nel luogo santissimo, cioè andava nella presenza di Dio per fare espiazione dei peccati del popolo e per essere il rappresentante del popolo di Israele. Tanto era questo il suo compito che il Signore diede istruzione a Mosè che fossero fatti un efod e un pettorale che avevano un proposito speciale e che connette le previe Scritture che abbiamo letto riguardo a ciò che Paolo dice a riguardo della vita spirituale dei credenti:

    Esodo 28:6 Farai l’efod d’oro e di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto, lavorato artisticamente. 7 Alle sue due estremità esso avrà attaccate due spalline, perché sia tenuto insieme. 8 La cintura artisticamente lavorata, che è sull’efod, sarà dello stesso lavoro dell’efod: d’oro e di filo color violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto. 9 Poi prenderai due pietre d’onice e inciderai su di esse i nomi dei figli d’Israele: 10 sei dei loro nomi su una pietra e gli altri sei nomi sull’altra pietra, secondo il loro ordine di nascita. 11 Inciderai su queste due pietre i nomi dei figli d’Israele come fa l’intagliatore di pietra nell’incisione di un sigillo; le farai inserire in castoni d’oro. 12 Metterai le due pietre sulle spalline dell’efod, come pietre di ricordo per i figli d’Israele; e Aaronne porterà i loro nomi davanti all’Eterno sulle sue due spalle, per ricordo. 13 Farai inoltre dei castoni d’oro 14 e due catenelle d’oro puro, intrecciate come una corda, e metterai nei castoni le catenelle così intrecciate. 15 Farai pure il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato; lo farai come il lavoro dell’efod: d’oro, di filo violaceo, porporino e scarlatto, e di lino fino ritorto. 16 Sarà quadrato e piegato in due; avrà la lunghezza di una spanna e una spanna di larghezza. 17 E vi incastonerai quattro file di pietre; nella prima fila: un sardonio, un topazio e uno smeraldo; 18 nella seconda fila: un turchese, uno zaffiro e un diamante; 19 nella terza fila: un giacinto, un’agata e un’ametista; 20 nella quarta fila: un grisolito, un onice e un diaspro. Queste pietre saranno inserite nei loro castoni d’oro. 21 E le pietre corrisponderanno ai nomi dei figli d’Israele: dodici, secondo i loro nomi, incisi come dei sigilli, ciascuna col nome delle tribù d’Israele. 22 Farai pure sul pettorale delle catenelle d’oro puro intrecciate come cordoni. 23 Poi farai sul pettorale due anelli d’oro, e metterai i due anelli alle due estremità del pettorale. 24 Poi fisserai i due cordoni d’oro ai due anelli alle estremità del pettorale; 25 e attaccherai gli altri due capi dei due cordoni ai due castoni e li metterai sulle due spalline dell’efod, sul davanti. 26 Farai pure due anelli d’oro e li metterai alle due estremità del pettorale, sul suo orlo, che è nella parte interna dell’efod. 27 Farai due altri anelli d’oro e li metterai alle due spalline dell’efod in basso, sul davanti vicino al punto di giuntura, al di sopra della cintura artisticamente lavorata dell’efod. 28 E si fisserà il pettorale mediante i suoi anelli agli anelli dell’efod con un cordone violaceo, perché il pettorale sia sopra la cintura artisticamente lavorata dell’efod e non abbia a staccarsi dall’efod. 29 Così Aaronne porterà i nomi dei figli d’Israele incisi nel pettorale del giudizio, sul suo cuore, quando entrerà nel santuario, in ricordo perenne davanti all’Eterno.

    E’ più che evidente quale fosse il proposito di Dio in queste istruzioni riguardanti l’efod e il pettorale sui quali i nomi delle tribù di Israele erano incisi. E’ interessante che Aaronne e qualsiasi sommo sacerdote dopo di lui portava sul suo cuore Israele questo per portarlo simbolicamente nella presenza di Dio, così che il sommo sacerdote in essenza doveva amare il popolo di Dio, per questo aveva il pettorale sul cuore, questo è simbolico dell’amore che il sommo sacerdote doveva avere per Israele. Inoltre a questo egli portava l’intero popolo simbolicamente nella presenza di Dio ogni qual volta il sommo sacerdote entrava nella presenza di Dio. Non solo, ma quando il sommo sacerdote offriva preghiere e suppliche per il popolo nel tempio egli aveva Israele sul suo cuore, ed egli era il mediatore del popolo mediante il quale le preghiere, le lodi e i ringraziamenti del popolo erano accettate da Dio.

    Quindi il Nuovo Testamento ci spiega che adesso Gesù è il Sommo Sacerdote per il quale le nostre offerte a Dio vengono accettate e noi siamo effettivamente e spiritualmente sempre presenti dinanzi a Dio in Cristo come Israele era simbolicamente nella presenza di Dio mediante l’efod e il pettorale del sommo sacerdote. Noi eletti però siamo in effetti ed in realtà e non simbolicamente presenti in Cristo dinanzi a Dio spiritualmente.

    Ecco che cosa significa essere in Cristo, ecco perché siamo battezzati nel corpo di Cristo. Il battesimo dello Spirito Santo è essenziale per poter avere questa posizione in Cristo.

    Ecco perché Romani 8:9 dice: Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui.

    Inoltre per questo motivo vediamo l’importanza di ciò che Paolo ci dice in:

    1 Corinzi 12:12-13 Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo. 13 Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito.

    Questi passi sono una denuncia contro l’erronea dottrina Pentecostale sul battesimo dello Spirito Santo. Questo battesimo è in essenza la nuova nascita, la rigenerazione dell’eletto. Non è una seconda benedizione che Dio da a chi la merita o a chi la cerca.

    Questo battesimo è l’unione dell’eletto a Cristo e come bene dice Paolo in Romani 8:9 se uno non ha questo non appartiene a Cristo. Quindi se una persona non è battezzata dallo, con lo, nello, Spirito Santo in Cristo cioè nel Suo corpo non è rigenerato e non è salvato, e lo dico di nuovo, il parlare in altre lingue non è l’evidenza che questo è avvenuto, almeno non lo è oggi giorno.

    Questo battesimo e la posizione spirituale del credente in Cristo e quindi la susseguente presenza dell’eletto in Cristo dinanzi a Dio è una conseguenza della preghiera di Gesù in Giovanni 17.

    Infatti questa preghiera in Giovanni 17 è chiamata da teologi la preghiera sacerdotale, cioè del Sommo Sacerdote.

    Gesù prega questo: Giovanni 17:20-26 Or io non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola, 21 affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te; siano anch’essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno, come noi siamo uno. 23 Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me. 24 Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche coloro che tu mi hai dato, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai dato, perché tu mi hai amato prima della fondazione del mondo. 25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e costoro hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l’amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro».

    Questa preghiera è stata già esaudita da Dio Padre poiché chiunque crede nel Vangelo di Gesù Cristo viene rigenerato, battezzato dallo Spirito Santo in Cristo e quindi battezzato nel Suo corpo creando così una unione vera e propria tra l’eletto e Gesù mediante lo Spirito e l’unione di Gesù al Padre quindi ci rende uniti sia con Gesù che con il Padre che tra credenti.

    Ecco come Dio ha fatto sì che gli eletti fossero in Cristo ed in Cristo e quindi nella presenza di Dio per sempre. Come posizione vera e propria noi siamo spiritualmente presenti in Cristo dinanzi a Dio e poi lo saremo anche fisicamente dopo la resurrezione o dopo la trasformazione dei nostri corpi mortali.

    Ecco perché la morte per il credente non è niente, perché è solo fisica ed è comunque fisicamente temporanea, ma spiritualmente non cambia nulla. Ecco perché Gesù disse a Marta:

    Giovanni 11:25 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?».

    Comunque vediamo che tutto questo è stato detto per comprendere meglio il ministero del sacerdozio della chiesa. La chiesa non ha bisogno di sacerdoti che ministrano riguardo ai sacrifici salvifici. Questo solo Gesù lo ha fatto e solo Lui può averlo fatto. Ripeto il sacerdozio della religione Romana è al quanto inutile al minimo ed una bestemmia al massimo poiché essi continuano un servizio spirituale che riguarda la salvezza e che mette Gesù Cristo in uno stato di perpetuo sacrificio che è contrario a ciò che Egli ha fatto ed ha compiuto.

    Ecco perché Gesù gridò dalla croce “tutto è compiuto”. Certo che Gesù continua il Suo ministero di Sommo Sacerdote ma il ministero di sacrificio è già stato adempiuto. Gesù è già morto, è risorto ed è salito alla destra di Dio. La croce e la tomba sono state affrontate e ciò che Gesù ha dovuto fare lo ha fatto e non c’è bisogno di continuare a farlo il che è ciò che la religione Romana fa ogni qualvolta che celebra la messa. Il ministero di Gesù è quello di Sommo Sacerdote di un sacrificio già adempiuto una volta per molti e una volta per sempre.

    Anche il Sommo Sacerdote del patto levitico quando entrava nella presenza di Dio aveva già offerto il sacrificio, il sacrificio di Gesù però non ha bisogno di essere ripetuto come quello della religione Ebraica e quella Romana. Ricordato sì, ma ripetuto no.

    Abbiamo già menzionato brevemente a che cosa serve il sacerdozio del credente ma vediamo un po’ più approfonditamente che cosa è questo sacerdozio e che serve.

    Come abbiamo visto il sacerdozio del credente o della chiesa non ha a che vedere per nulla con ciò che è stato fatto da Gesù riguardo alla salvezza.

    Riguardo alla salvezza Gesù ha fatto tutto e nessun uomo può aggiungere nulla a ciò che Gesù ha fatto. Il Suo sacrificio, la Sua opera di redenzione è efficace, completa e sufficiente così come la ha compiuta Lui.

    Il sacerdozio spirituale delle chiesa quindi ha diverse utilità.

    Il primo sacrificio che facciamo a Dio mediante Gesù, cioè è solo valido ed accettato per ciò che Gesù ha fatto e per via della Sua e nostra conseguenziale presenza in Lui dinanzi a Dio è descritto in:

    Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.

    Il primo e più grande sacrificio vivente siamo noi stessi, la nostra vita è il nostro servizio a Dio e questo vederemo che cosa significa quando studieremo il prossimo capitolo. Qui menziono soltanto che il nostro ragionevole servizio è vivente perché Dio desidera che la nostra intera vita sia di servizio a Lui.

    Il nostro ragionevole servizio non è solo ciò che facciamo al culto come molti credono ma è ogni parte di noi stessi e della nostra vita. Gesù è l’esempio di che cosa significhi essere un sacrificio vivente, non solo un sacrificio salvifico ma un sacrificio di una vita devota e dedicata a Dio in ogni aspetto.

    Dopo di che vediamo che il sacerdozio del credente richiede che noi offriamo non soltanto noi stessi fisicamente e non soltanto ogni aspetto della nostra intera vita ma come dichiara Pietro:

    1 Pietro 2:9-10 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce; 10 voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.

    Abbiamo anche visto prima in 1 Timoteo 2 che alcune cose che i sacerdoti offrivano nell’Antico Patto sono le cose che noi siamo chiamati ad offrire come sacerdoti nella chiesa.

    I sacerdoti nell’Antico Patto erano chiamati ad offrire preghiere e suppliche per se stessi e per il popolo:

    Espressamente la preghiera è esplicitamente menzionata pochissimo o quasi per nulla nella legge di Mosè. Comunque è evidente implicitamente che la preghiera era una regolare pratica del culto Ebraico a Dio. I sacerdoti erano comandati da Dio di fare delle cose che specificatamente hanno a che vedere con la preghiera. I sacerdoti dovevano far si che ci fosse il sacrificio bruciato la mattina e la sera e questi sacrifici erano connessi con la pratica della preghiera del popolo.

    Il popolo pregava al mattino, a mezzogiorno e la sera e questo era in congiunzione con l’opera dei sacerdoti nel tempio che offrivano l’olocausto sull’altare al mattino e la sera Esodo 29:38-42.

    E’ interessante che dopo che Dio ha comandato questi olocausti in Esodo 29, il capitolo 30 inizia con il comandamento di Dio di costruire l’altare dell’incenso, Esodo 30:1-6.

    L’incenso doveva essere bruciato su questo altare dal sommo sacerdote il mattino allo stesso momento dell’olocausto e la sera in connessione con l’olocausto della sera Esodo 30:7-9.

    Ora vediamo assieme si che cosa è simbolo l’offerta di incenso.

    Già in Luca 1 troviamo una menzione molto interessante a riguardo.

    Luca 1:8-10 Or avvenne che, mentre Zaccaria esercitava il suo ufficio sacerdotale davanti a Dio nell’ordine della sua classe, 9 secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per bruciare l’incenso. 10 Intanto l’intera folla del popolo stava fuori in preghiera, nell’ora dell’incenso.

    Quindi vediamo qui che l’incenso era sicuramente legato alla preghiera la quale era legata agli olocausti bruciati al mattino e la sera. Tutto questo è legato alla accettazione delle preghiere offerte dai sacerdoti e dal popolo.

    Un altra Scrittura che conferma che l’incenso è legato alla preghiera o ne è il rappresentante la troviamo nel Salmo 141:2 Giunga la mia preghiera davanti a te come l’incenso, l’elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera.

    Ci sono due passi che sigillano il tutto e li troviamo in Apocalisse 5:8 Quand’ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi.

    Apocalisse 8:3-4 3 E venne un altro angelo con un incensiere d’oro; si fermò presso l’altare e gli furono dati molti profumi affinché li offrisse con le preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro posto davanti al trono. 4 E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio insieme alle preghiere dei santi.

    Come vediamo quindi l’offerta di incenso, qui in Apocalisse è chiamato profumo però è comunque incenso profumato, questa offerta è sempre strettamente legata alla preghiera.

    Quindi la preghiera come l’incenso e gli olocausti della mattina e della sera erano da essere offerte dai sacerdoti leviti. Oggi la preghiera è una offerta ed chiamata un sacrificio che i sacerdoti nella chiesa offrono a Dio. Il fatto che nel passato il tutto era fatto in congiunzione con gli olocausti era basato sul fatto che solo mediante gli olocausti Dio accettava le preghiere del popolo, adesso è per via del sacrificio di Gesù e del Suo ministero di mediatore o di Sommo Sacerdote che Dio accetta le nostre preghiere.

    Un altro sacrificio legato all’offerta di incenso e alle offerte dei sacerdoti leviti che anche noi abbiamo il dovere ed il privilegio di offrire è il sacrificio di lode.

    Questo è confermato dal passo che troviamo in:

    Ebrei 13:15 Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome.

    Troviamo che nello stesso contesto anche il passo che abbiamo letto prima in 1 Pietro 2 praticamente applica la mansione del credente come sacerdote nella chiesa per offrire il sacrificio di lode. Pietro infatti dice:

    1 Pietro 2:9 9 Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce;

    Questo concetto del sacrificio di lode però non è un concetto solo del Nuovo Testamento ma lo troviamo anche come concetto e pratica nell’Antico Testamento.

    Geremia 33:11 ancora sarà udita voce di gioia, e voce di allegrezza; voce di sposo, e voce di sposa; voce di persone che diranno: Celebrate il Signor degli eserciti; perciocchè il Signore è buono; perciocchè la sua benignità è in eterno; porteranno offerte di lode alla Casa del Signore; perciocchè io trarrò di cattività il paese, e lo rimetterò nello stato ch’era prima, ha detto il Signore.

    Quindi come vediamo il sacerdozio del credente nella chiesa è di offrire intercessione, suppliche e preghiere e offrire lodi e ringraziamenti a Dio e di offrire la nostra intera vita come sacrificio vivente che è il nostro servizio ragionevole a Dio, l’offerta di noi stessi per il servizio a Dio.

    Abbiamo visto fin ora tutte le differenze che ci sono tra la Gerusalemme celeste e quella terrena anche nel Millennio. La differenza tra il sacerdozio levitico che esisterà nel Millennio che ministrerà nel tempio e il sacerdozio della chiesa che ministra adesso e ministrerà nella Gerusalemme celeste dove però non c’è un tempio ma sarà nella presenza stessa del trono di Dio.

    Quindi si denota dalla Scrittura che ci sono delle differenze notabili tra la chiesa ed Israele redenta nel Millennio e anche dopo il Millennio.

    Queste differenze quindi non si possono e non si devono ignorare poiché esistono e devono essere prese in considerazione e devono essere esaminate.

    Abbiamo fatto ciò, ed abbiamo visto che la Scrittura descrive che c’è una vera e propria distinzione tra Israele e la chiesa ma che entrambe sono una creazione di Dio e che entrambe hanno un posto specifico nel piano di redenzione di Dio. Entrambe devono essere redente da Gesù Cristo ma è ovvio che una è terrena ed una è celeste ed entrambe sono eterne.

    Quindi Paolo qui in questo capitolo sta distinguendo senza dubbio le differenze etnico/spirituali che esistono tra Israele e la chiesa Gentile.

    Paolo abbiamo visto che è stato chiamato come Apostolo ai Gentili mentre Pietro era l’Apostolo ai Giudei.

    Galati 2:7-9 Anzi al contrario, avendo visto che mi era stato affidato l’evangelo per gli incirconcisi, come a Pietro quello per i circoncisi 8 (poiché colui che aveva potentemente operato in Pietro per l’apostolato dei circoncisi, aveva potentemente operato anche in me per i gentili), 9 avendo conosciuto la grazia che mi era stata data, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, diedero a me e a Barnaba la mano di associazione, affinché noi andassimo fra i gentili, ed essi fra i circoncisi.

    Il fatto che l’Apostolato di Paolo fosse rivolto ai Gentili è importante in questo contesto perché non ostante la sua fedeltà alla chiamata specifica di Dio verso i Gentili Paolo ha sempre un grande desiderio di portare i suoi fratelli Ebrei alla conversione in Messia Gesù. Queste conversioni Ebraiche tra l’altro erano un desiderio di tutti gli Apostoli poiché essi speravano che eventualmente il residuo della nazione si ravvedesse nei loro giorni e che Gesù tornasse per ristabilire il Regno Messianico e ristabilire il regno di Israele.

    Paolo adesso dice 15 Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti?

    Qui Paolo fa una dichiarazione molto importante e ovviamente vera. Paolo dice che il rigetto di Messia da parte di Israele è la riconciliazione del resto del mondo. Dio infatti ha fatto sì che Israele al momento in cui Gesù venne nel mondo la prima volta non accettasse il regno Messianico. Questo rifiuto, questo rigetto temporaneo ha causato la redenzione dei Gentili cioè la riconciliazione del mondo a Dio. Comunque, che questo fosse da sempre il piano di Dio è evidentissimo da ciò che Gesù disse a Nicodemo, cioè che Egli era venuto a salvare il mondo e che la salvezza era per fede non solo ed esclusivamente per appartenenza etnica ad Israele.

    Giovanni 3:14-18 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 16 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

    Comunque è anche vero che l’appartenenza ad Israele rende sempre e comunque questo popolo un popolo che eventualmente sarà salvato per fede in Messia.

    Ci dobbiamo ricordare che all’inizio del Suo ministero Gesù venne per portare il Vangelo del Regno solo agli Ebrei.

    Matteo 10:5-5-8 Questi sono i dodici che Gesù inviò dopo aver dato loro questi ordini: «Non andate tra i gentili e non entrate in alcuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andate e predicate, dicendo: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

    Vorrei inoltre che si notasse che come ho già detto moltissime volte prima i segni ed i miracoli che vediamo descritti nel passo e tutti quelli susseguenti anche quelli descritti in Atti erano strettamente connessi con l’offerta del Regno Messianico ad Israele.

    Come abbiamo già detto in precedenza ma vale la pena ripeterlo, il Vangelo che Gesù stava predicando ed il Regno di cui parlava nei Vangeli era il Regno Messianico ed il Vangelo era la buona novella per Israele. Non era il Vangelo del Nuovo Patto in Cristo che noi conosciamo e predichiamo oggi.

    Marco 1:14-15 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l’evangelo del regno di Dio, 15 e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo».

    L’accettazione di Messia cioè del Re di Israele Gesù Cristo era sempre dipendente dalla fede in Lui e sempre connessa con il ravvedimento. La predica del Vangelo ad Israele da parte di Gesù e degli Apostoli era accompagnata da segni e miracoli sempre come lo era anche dopo Pentecoste quando il Vangelo era secondo il Nuovo Patto nel sangue di Gesù ma che comunque includeva sempre l’offerta del Regno Messianico ad Israele.

    Lo dico e lo ripeto e le Scritture lo confermano, i segni ed i miracoli che accompagnavano la predica del Vangelo erano per la convinzione di Israele e non dei Gentili.

    1 Corinzi 1:21-22 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci;

    Così che lo dico e lo ripeto e ne sono certo la Scrittura ci insegna che i segni ed i miracoli nella chiesa dopo Pentecoste erano doni Apostolici che venivano praticati dagli Apostoli e non usualmente da qualsiasi credente come si crede nella maggior parte della chiesa oggi.

    Questo tra l’altro non è essere cessazionista riguardo alla potenza di Dio ma vuol dire solo che mano mano che gli Apostoli passarono il governo della chiesa agli anziani e mano mano che il Vangelo veniva ridiretto maggiormente ai Gentili i segni ed alcuni doni diminuirono fino al punto di non averne più bisogno, questo per un periodo.

    Si deve prendere in considerazione il fatto che tutti gli Apostoli erano Ebrei e che ancora allora offrivano il Regno ad Israele tramite il Vangelo e che poi mano mano tutto questo smise di essere l’enfasi della chiesa si rivolse ai Gentili.

    Quando Dio di nuovo si rivolgerà alla salvezza e l’offerta del Regno ad Israele allora io non ho dubbi che questi segni e miracoli saranno di nuovo l’enfasi assieme alla predica del Vangelo. Tutto questo però alla presenza di Israele e non ho dubbi che saranno di nuovo Ebrei credenti in Messia che li praticheranno. Io credo che infatti i 144,000 descritti in Apocalisse saranno i nuovi Apostoli dedicati ad Israele.

    Apocalisse 7:1-8 Dopo queste cose, vidi quattro angeli che stavano in piedi ai quattro angoli della terra e trattenevano i quattro venti della terra, perché non soffiasse vento sulla terra né sul mare né su alcun albero. 2 Poi vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di danneggiare la terra e il mare, 3 dicendo: «Non danneggiate la terra né il mare né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio». 4 Quindi udii il numero di quelli che erano stati segnati: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele. 5 Della tribù di Giuda, dodicimila segnati; della tribù di Ruben, dodicimila segnati; della tribù di Gad, dodicimila segnati; 6 della tribù di Aser, dodicimila segnati; della tribù di Neftali, dodicimila segnati; della tribù di Manasse, dodicimila segnati; 7 della tribù di Simeone, dodicimila segnati; della tribù di Levi, dodicimila segnati; della tribù di Issacar, dodicimila segnati; 8 della tribù di Zabulon, dodicimila segnati; della tribù di Giuseppe, dodicimila segnati; della tribù di Beniamino, dodicimila segnati.

    Questo passo non si può spiritualizzare per applicarlo alla chiesa Gentile, non si può! Questa non è la descrizione di un Israele spirituale non può esserlo. Questi sono 144,000 Ebrei, figli di Israele la nazione di Israele, cioè la casa di Giacobbe come bene descrive la parola di Dio.

    Dobbiamo ricordarci che i segni, prodigi e miracoli erano sempre in congiunzione con Dio che stava dando al Suo popolo la conferma delle Sue opere, che in effetti era Lui ad agire. Dio ha fatto questa stessa cosa sempre nella storia del Suo popolo. A partire dal periodo della Legge dove per quaranta anni il popolo di Dio ha visto e sperimentato i segni di Dio. Quando il popolo entrò nella terra promessa però, Dio richiese loro di camminare per fede e ubbidienza alla Sua parola ed i segni andarono a sparire. Il secondo periodo in cui Dio iniziò a dare segni al Suo popolo fu l’inizio del periodo dei profeti. Anche qui, Dio si adoperò di Elia ed Eliseo per fare la maggior parte dei segni di Dio e anche qui dopo la loro morte i segni, miracoli e prodigi cessarono fino alla venuta di Messia. Fu con la venuta di Gesù che i segni, miracoli e prodigi ritornarono in Israele.

    I segni, prodigi e miracoli sono stati fatti da Dio durante questi periodi per validare il fatto che le persone che li facevano erano persone scelte da Lui per portare una nuova rivelazione al Suo popolo. Se siamo onesti con noi stessi e interpretiamo bene la Scrittura non possiamo fare altro che vedere che Dio ha in effetti agito così solo durante questi brevi periodi e sempre in connessione con Israele. Il fatto con Gesù è che Egli è il Figlio di Dio e che è Dio che lo ha mandato ad offrire il Regno al Suo popolo e Lui stesso come loro Re.

    Gli Apostoli, sia durante il ministero di Gesù che dopo, erano uomini Ebrei scelti da Dio e l’autorità a loro conferita fu per poter compiere gli stessi miracoli di Gesù ed era loro data per confermare che anche essi erano mandati (apostoli infatti vuol dire mandati) da Dio come lo era Gesù stesso.

    Anche questo stesso fatto era per validare ad Israele che questo era Dio che stava operando tramite loro perché era un altro periodo di nuova rivelazione per il popolo di Dio. Che questo era in connessione con la nazione di Israele è evidente dalle parole di Gesù stesso che disse e le ripetiamo di nuovo

    Matteo 10:5-7 Questi sono i dodici che Gesù inviò dopo aver dato loro questi ordini: «Non andate tra i gentili e non entrate in alcuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andate e predicate, dicendo: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

    Matteo 15:21-24 Poi Gesù, partito di là, si diresse verso le parti di Tiro e di Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananea, venuta da quei dintorni, si mise a gridare, dicendo: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è terribilmente tormentata da un demone!». 23 Ma egli non le rispondeva nulla. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: «Licenziala, perché ci grida dietro». 24 Ma egli, rispondendo, disse: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele»

    Questa cosa continua poi anche dopo l’ascensione di Gesù, dopo che lo Spirito Santo viene il giorno di Pentecoste gli Apostoli iniziano di nuovo a compiere miracoli. Ripeto però che anche in questo caso, seppure i miracoli furono compiuti anche dinanzi a Gentili e coinvolgendoli, i miracoli, i segni che essi compivano erano però per Israele 1 Corinzi 1:22; 1 Corinzi 14:21-22. I segni erano per un popolo incredulo che non ostante vedesse le opere di Dio non voleva credere in Messia e quindi continuava a rigettare il Re del regno al loro promesso e quindi di conseguenza rigettando anche il regno stesso.

    La profezia di Gioele che i nostri amici Pentecostali citano sempre in Atti 2 anche se è connessa ovviamente al contesto della chiesa in realtà però è solo dichiarata al popolo di Israele, cioè, sia la profezia che l’adempimento di essa è esclusivamente connessa ad Israele e non ha nessun adempimento diretto alla chiesa Gentile la quale comunque nasce dopo questo avvenimento.

    Atti 2:14-18 Ma Pietro si alzò in piedi con gli undici e ad alta voce parlò loro: «Giudei e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e prestate attenzione alle mie parole. 15 Costoro non sono ubriachi, come voi ritenete, poiché è solo la terza ora del giorno. 16 Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele: 17 “E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. 18 In quei giorni spanderò del mio Spirito sopra i miei servi e sopra le mie serve, e profetizzeranno.

    Come vediamo è Pietro stesso che indirizza a chi la profezia è stata data e per chi egli sta dichiarando che questo fosse l’adempimento della profezia di Gioele. Pietro rende chiaro che sta parlando a Giudei e a coloro che abitano in Gerusalemme. Questo è inoltre confermato da ciò che la parola dice in precedenza,cioè:

    Atti 2:5 Or a Gerusalemme dimoravano dei Giudei, uomini pii, da ogni nazione sotto il cielo.

    Questi sono Giudei provenienti da ogni nazione sotto il cielo, questi non sono Gentili.

    Tutto questo contesto del giorno di Pentecoste è interamente Ebreo e la profezia di Gioele è stata profetizzata agli Ebrei non ai Gentili. I Gentili non vengono battezzati nella chiesa se non nel capitolo 10 di Atti e sempre e comunque come i Samaritani, cioè nella presenza di circoncisi redenti e a volte anche non redenti.

    Infatti la profezia di Gioele ha due adempimenti menzionati, uno nel tempo presente, cioè il giorno di Pentecoste e il periodo apostolico e l’altro è l’adempimento del giorno del Signore che è ancora oggi

    futuro.

    Atti 2:19-21 E farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra: sangue, fuoco e vapore di fumo. 20 Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. 21 E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”

    Questo è l’adempimento futuro che parla degli avvenimenti che avverranno subito prima del grande e glorioso giorno del Signore, cioè il ritorno di Gesù.

    Anche subito dopo aver detto tutto questo Pietro ripete a chi questo messaggio è rivolto dicendo:

    Atti 2:22-24 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete, 23 egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste. 24 Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto

    Come vediamo è agli uomini di Israele che tutto questo viene predicato. Tutto questo poi viene a capo nel capitolo 3 di Atti dove Pietro ancora predicando ad Ebrei, di nuovo gli offre la possibilità di un ravvedimento nazionale per ricevere il Regno a loro promesso da Dio Atti 3:12-26 e di nuovo comunque lo rigettano e continuano a rigettarlo anche durante tutto il periodo descritto in Atti e lo rigetteranno fino al Suo ritorno.

    Tutto questo per dire che cosa? Che Dio non aveva smesso di stendere la Sua mano ad un popolo ribelle, questo è come Paolo conclude il capitolo 10 di Romani. Essi, come dice bene l’epistola agli Ebrei:

    Ebrei 6: 4 Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, 6 se cadono, è impossibile riportarli un’altra volta al ravvedimento, poiché per conto loro crocifiggono nuovamente il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

    Hanno rigettato il Messia ed hanno continuato e continuano ad essere una generazione malvagia che continua a rigettare Gesù Cristo come loro Messia.

    In quei giorni essi erano stati illuminati ed avevano gustato il dono celeste. Illuminati da chi? Da Gesù prima e poi gli apostoli. Giovanni dice:

    Giovanni 1:4 In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa

    Giovanni 1:9 Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo.

    Gesù stesso disse:

    Giovanni 8:12 E Gesù di nuovo parlò loro, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

    Questo fu confermato anche nell’Antico Testamento in:

    Isaia 9:1 Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano nel paese dell’ombra della morte, si è levata una luce.

    La luce del mondo era venuta e aveva illuminato la nazione di Israele.

    Di nuovo Ebrei dice ed hanno gustato il dono celeste. Anche questo dono è Gesù, Gesù è il dono di Dio ed essi avevano gustato la Sua presenza e la potenza del Suo Spirito che è lo Spirito Santo, il dono di Dio è riferito spesso al dono dello Spirito Santo ed essi hanno gustato ciò che lo Spirito di Dio stava offrendo loro e questo è importantissimo nel contesto di ciò che avvenne il giorno di Pentecoste ma non solo anche nei giorni in cui Gesù ministrava poiché era lo Spirito Santo che agiva in Lui. Tutto ciò che Gesù e gli Apostoli facevano era mediante il dono dello Spirito Santo. Di nuovo ecco perché l’epistola agli Ebrei dice che erano stati resi partecipi dello Spirito Santo. Come vediamo questo non vuol dire che erano stati battezzati nel corpo di Cristo e quindi resi partecipi della chiesa ma resi partecipi esteriormente all’opera dello Spirito Santo che operava tra di loro.

    Di nuovo Ebrei dice: ed hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire.

    Chi è la buona parola di Dio? Giovanni ci dice chiaramente che la parola di Dio è Gesù stesso:

    Giovanni 1:1-2 Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 2 Egli (la Parola) era nel principio con Dio.

    Giovanni 1: 14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.

    La parola di Dio non solo era Gesù e tutto ciò che Egli ha predicato durante il Suo ministero ma Gesù tramite lo Spirito Santo continuò a predicare al popolo di Israele mediante gli Apostoli

    Giovanni 16:12-15 Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. 13 Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. 15 Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà.

    Inoltre Ebrei dice e le potenze del mondo a venire.

    Ecco che qui troviamo il riferimento ai miracoli e prodigi e un segno della potenza del mondo a venire è la resurrezione dei morti, la quale Israele ha avuto modo di sperimentare in diversi episodi.

    Durante il ministero di Gesù Israele ebbe modo di vedere morti risorti ben quattro volte cinque se includiamo la resurrezione del Signore.

    Gli episodi sono i seguenti: Il primo episodio, Gesù fa risorgere il figlio della vedova di Nain:

    Luca 7:11-15.

    Il secondo episodio fu la resurrezione della figlia di Iairo: Marco 5:22-42; Luca 8:41-51.

    Il terzo è la resurrezione di Lazzaro: Giovanni 11:38-45.

    Il quarto fu la resurrezione di diversi morti al momento della morte di Gesù: Matteo 27:50-54.

    E appunto come detto la resurrezione stessa del Signore.

    Inoltre in Atti ci sono tre episodi dove avvengono resurrezioni. Almeno due, una, l’episodio che coinvolge la lapidazione di Paolo in Atti 14:19-20 non è al 100% confermata come vera e propria resurrezione ma sembra che lo sia comunque.

    Gli altri due li troviamo in Atti 9:36-43; Atti:20:8-12.

    I miracoli, le guarigioni, le resurrezioni sono tutti segni del mondo a venire, quindi il Millennio che sarà il regno Messianico e la restaurazione del regno ad Israele, Apocalisse 20:4-5; 1 Corinzi 15:42-54; 1 Tessalonicesi 4:13-18.

    Quindi l’epistola agli Ebrei non parla di credenti che smettono di credere e che scadono dalla grazia ma parla di Ebrei che pur avendo avuto tutti i segni del regno di Dio continuavano a rigettare il Messia.

    Cadere lo ripeto, non significa perdere la salvezza che uno già ha, cadere è la parola usata per la descrizione della caduta nella apostasia, cioè nel continuo stato di incredulità e di rigetto di Gesù.

    Israele ha ricevuto tutte le evidenze di cui ha bisogno per credere nel Messia ma non ostante tutti i segni che Dio gli ha dato continuano a cadere nella loro incredulità, nell’apostasia.

    Adesso ritorniamo al fatto che Paolo dice che la loro riammissione significa la vita dai morti.

    Come abbiamo avuto modo di vedere già brevemente che al secondo avvento di Gesù ci sarà una resurrezione dai morti, abbiamo visto che questa è chiamata la prima resurrezione, questa prima resurrezione è la resurrezione di ogni credente che è morto prima della venuta di Gesù.

    1 Tessalonicesi 4:13-17 13 Ora, fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza. 14 Infatti, se crediamo che Gesù è morto ed è risuscitato, crediamo pure che Dio condurrà con lui, per mezzo di Gesù, quelli che si sono addormentati. 15 Ora vi diciamo questo per parola del Signore: noi viventi, che saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo coloro che si sono addormentati, 16 perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo e con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi; 17 poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore.

    Ripeto ogni credente, questa resurrezione non include le persone che sono morte che non hanno creduto in Gesù. Gli increduli dunque saranno risuscitati alla seconda resurrezione che troviamo descritta anche in:

    Apocalisse 20:5-6 Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni. Questa è la prima risurrezione. 6 Beato e santo è colui che ha parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potestà la seconda morte, ma essi saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui mille anni.

    Questa seconda resurrezione poi è descritta meglio in Apocalisse 20:11-15. Questa è la resurrezione sia dei dannati e gli increduli di tutte le epoche sia che di coloro che moriranno durante il Millennio, giusti e ingiusti.

    Sì, durante il Millennio le persone moriranno, questo è reso evidente da diversi passi:

    Isaia 65:18-20 Ma voi gioite ed esultate per sempre in ciò che creo, perché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio e il suo popolo per la gioia. 19 Mi rallegrerò di Gerusalemme e gioirò del mio popolo; in essa non si udrà più alcuna voce di pianto né voce di grida. 20 Non vi sarà più in essa alcun bimbo che viva solo pochi giorni, né vecchio che non compia i suoi giorni; poiché il giovane morirà a cento anni e il peccatore che non giunge ai cento anni, sarà considerato maledetto.

    Zaccaria 8:4-7.

    Il punto cruciale è la parola che Paolo usa in questo versetto cioè, la loro riammissione sarà la vita dai morti. Perché Paolo usa la parola riammissione? La riammissione a che cosa? La riammissione di chi?

    Ovvio che di chi sia la riammissione è Israele, ma domandiamoci allora perché se già Ebrei convertiti nella chiesa di tutte le età a cominciare dai giorni di Paolo erano o sono il residuo menzionato, perché usare il termine riammissione? Se essi sono il residuo, se appartenenza alla chiesa da parte di Ebrei fosse la riammissione di cui Paolo parla questo versetto sarebbe inutile. Inutile perché sarebbero già riammessi facendo parte della chiesa. Se fare parte della chiesa al tempo di Paolo fino al ritorno di Gesù fosse la sola cosa necessaria questo passo non avrebbe alcun senso così come è scritto.

    Allora dobbiamo rispondere alle domande poste prima, la riammissione abbiamo visto è la riammissione di Israele ma non è il residuo nell’età presente di Paolo e nemmeno gli Ebrei che si sono convertiti da allora ad oggi e che fanno parte della chiesa, qui si sta parlando della riammissione della nazione di Israele come nazione redenta, il residuo della nazione alla venuta di Gesù ecco perché la riammissione è connessa con la Seconda venuta di Gesù, poiché questa è la vita dai morti. Quindi si torna di nuovo ai famosi passi di Zaccaria 12, 13 e 14.

    La riammissione della nazione nel Nuovo Patto è quindi come abbiamo già detto diverse volte in diversi modi l’adempimento di tutte le promesse fatte ad Israele tramite il Patto fatto da Dio con Abramo.

    Quindi se, il residuo fosse solo composto di Ebrei aggiunti mediante appartenenza alla chiesa la riammissione non sarebbe futura e non sarebbe connessa direttamente alla venuta di Gesù ma sarebbe già avvenuta e non sarebbe necessario menzionarla in questo contesto.

    Abbiamo visto che la venuta di Gesù sarà la resurrezione dei morti in Cristo e quindi la riammissione del residuo nazionale di Israele al Nuovo Patto e quindi al piano di Dio per loro è sinonima con la resurrezione cioè la vita dai morti.

    La salvezza nazionale di Israele, il ritorno di Messia e la resurrezione dei santi in Cristo è interamente intrecciata assieme in un momento di storia. Tutte queste cose tra l’altro sono la fine di questa età e l’inizio di una nuova era, il regno Messianico o Millennio che poi si trasformerà nell’era eterna.

    La riammissione del residuo nazionale di Israele e la loro vita dai morti è anche legata alla profezia che troviamo scritta in:

    Ezechiele 37:1-28 La mano dell’Eterno fu sopra me, mi portò fuori nello Spirito dell’Eterno e mi depose in mezzo a una valle che era piena di ossa. 2 Quindi mi fece passare vicino ad esse, tutt’intorno; ed ecco, erano in grandissima quantità sulla superficie della valle; ed ecco, erano molto secche. 3 Mi disse: «Figlio d’uomo, possono queste ossa rivivere?». Io risposi: «O Signore, o Eterno, tu lo sai». 4 Mi disse ancora: «Profetizza a queste ossa e di’ loro: Ossa secche, ascoltate la parola dell’Eterno. 5 Così dice il Signore, l’Eterno, a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete. 6 Metterò su di voi la carne, vi coprirò di pelle e metterò in voi lo spirito, e vivrete; allora riconoscerete che io sono l’Eterno». 7 Così profetizzai come mi era stato comandato; mentre profetizzavo, ci fu un rumore; ed ecco uno scuotimento; quindi le ossa si accostarono l’una all’altra. 8 Mentre guardavo, ecco crescere su di esse i tendini e la carne, che la pelle ricoprì; ma non c’era in loro lo spirito. 9 Allora egli mi disse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio d’uomo e di’ allo spirito: Così dice il Signore, l’Eterno: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi uccisi, perché vivano». 10 Così profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi, e ritornarono in vita e si alzarono in piedi: erano un esercito grande, grandissimo. 11 Poi mi disse: «Figlio d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi dicono: “Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita e noi siamo perduti”. 12 Perciò profetizza e di’ loro: Così dice il Signore, l’Eterno: Ecco, io aprirò i vostri sepolcri, vi farò uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele. 13 Riconoscerete che io sono l’Eterno, quando aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dalle vostre tombe, o popolo mio. 14 Metterò in voi il mio Spirito e voi vivrete, e vi porrò sulla vostra terra; allora riconoscerete che io, l’Eterno, ho parlato e ho portato a compimento la cosa», dice l’Eterno. 15 La parola dell’Eterno mi fu nuovamente rivolta, dicendo: 16 «Tu, figlio d’uomo, prenditi un pezzo di legno e su di esso scrivi: “Per Giuda e per i figli d’Israele, suoi compagni”. Poi prenditi un altro pezzo di legno e su di esso scrivi: “Per Giuseppe bastone di Efraim e di tutta la casa d’Israele, suoi compagni”. 17 Avvicinali quindi l’uno all’altro in un solo legno, affinché diventino una sola cosa nella tua mano. 18 Quando i figli del tuo popolo ti parleranno, dicendo: “Ci vuoi spiegare che cosa significano queste cose per te?”, 19 tu dirai loro: Così dice il Signore, l’Eterno: Ecco, io prenderò il legno di Giuseppe, che è in mano di Efraim, e le tribù d’Israele che sono suoi compagni, e li unirò a questo, cioè al legno di Giuda, per farne un solo legno; essi diventeranno così una sola cosa nella mia mano. 20 Tieni nella tua mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto, 21 e di’ loro: Così dice il Signore, l’Eterno: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati, li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nel loro paese, 22 e farò di loro una sola nazione nel paese, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro; non saranno più due nazioni né saranno più divisi in due regni. 23 Non si contamineranno più con i loro idoli, con le loro abominazioni e con tutte le loro trasgressioni; li libererò da tutti i luoghi dove hanno abitato e dove hanno peccato, e li purificherò; così saranno il mio popolo e io sarò il loro DIO. 24 Il mio servo Davide sarà re su di loro e ci sarà un unico pastore per tutti; essi cammineranno nei miei decreti, osserveranno i miei statuti e li metteranno in pratica. 25 E abiteranno nel paese che io diedi al mio servo Giacobbe, dove abitarono i vostri padri. Vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli per sempre, e il mio servo Davide sarà loro principe per sempre. 26 Stabilirò con loro un patto di pace: sarà un patto eterno con loro; li renderò stabili, li moltiplicherò e metterò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. 27 La mia dimora sarà presso di loro; sì, io sarò il loro DIO ed essi saranno il mio popolo. 28 Anche le nazioni riconosceranno che io, l’Eterno, santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre».

    Come vediamo in questo passo c’è una profezia che non ha niente a che vedere con la chiesa coma a molti piace invece insegnare. Questa profezia non si applica alla chiesa, infatti le profezie riguardanti Israele nell’Antico Testamento hanno poco o nulla a che vedere con la chiesa. Vi ricordo di nuovo che la chiesa nella profezie antiche non esisteva, non era mai menzionata perché Dio non la ha inclusa nelle profezie riguardanti Israele.

    Questa è la nuova nascita del residuo della nazione che regnerà nel Millennio. Dio gli darà vita spirituale e Dio chiamerà gli eletti Israeliti nella terra di Israele. Vediamo anche che questa profezia non è del tutto adempiuta solo con la loro nuova nascita nazionale che è avvenuta nel 1948. Questa nuova nascita nazionale è parte dell’adempimento di questa profezia ma non tutto. E’ cruciale osservare che è la loro nascita spirituale che è quella sulla quale Dio mette l’enfasi. Il riconoscimento dell’Eterno è l’accettazione di Messia al Suo ritorno. Il fatto importante descritto qui inoltre è il fatto che l’intera nazione è di nuovo una sola nazione, Giuda e Israele saranno di nuovo un solo popolo. Vediamo che i versetti da 23 a 28 descrivono chiaramente che si tratta della nazione di Israele e non la chiesa.

    Ezechiele 37:23-28 24 Il mio servo Davide sarà re su di loro e ci sarà un unico pastore per tutti; essi cammineranno nei miei decreti, osserveranno i miei statuti e li metteranno in pratica. 25 E abiteranno nel paese che io diedi al mio servo Giacobbe, dove abitarono i vostri padri. Vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli per sempre, e il mio servo Davide sarà loro principe per sempre. 26 Stabilirò con loro un patto di pace: sarà un patto eterno con loro; li renderò stabili, li moltiplicherò e metterò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. 27 La mia dimora sarà presso di loro; sì, io sarò il loro DIO ed essi saranno il mio popolo. 28 Anche le nazioni riconosceranno che io, l’Eterno, santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre».

    Davide il quale nome molto probabilmente è usato come sinonimo del titolo di Messia e quindi qui descrive Gesù come re e pastore sulla nazione redenta e questa nazione camminerà nei decreti di Dio e metterà in pratica e osserverà gli statuti di Dio. Questa nazione abiterà nella terra che Dio diede come eredità a Giacobbe. Di nuovo è meritevole notare che l’uso del nome Giacobbe toglie ogni possibilità dal fatto che qui si stia parlando della chiesa. In questa terra abiteranno per sempre e Davide sarà il loro principe per sempre.

    Questa descrizione la avevamo già vista prima menzionata in questo studio e la troviamo in:

    Luca 1:30-33 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».

    Come vediamo tutto questo descrive la salvezza di Israele in relazione alla resurrezione dei morti e alla resurrezione e la rinascita fisica e poi spirituale del residuo nazionale della nazione di Israele.

    Ezechiele chiude la profezia con questa dichiarazione che è l’evidenza che Israele sarà nuovamente innalzata per regnare sulle nazioni Gentili esistenti sulla terra nel periodo del Millennio.

    Ezechiele 37:28 Anche le nazioni riconosceranno che io, l’Eterno, santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre».

    Ricordiamoci che nella Gerusalemme Celeste non c’è un santuario di Dio, non c’è un tempio, qui invece Dio dice che c’è un santuario il che è sinonimo di tempio.

    Infatti è proprio Ezechiele che descrive per noi il nuovo tempio nella terra di Israele, in Gerusalemme durante il periodo del Millennio.

    La cosa molto interessante che conferma la legittima esistenza letterale del Millennio come un vero e proprio periodo di anni in cui il Signore regnerà e la conferma che Israele sarà il regno che regnerà sulle nazioni durante questo periodo lo troviamo proprio prima dei capitoli che descrivono il tempio e la terra di Israele in quel periodo.

    Che questo è un fatto indisputabile lo vediamo proprio nel linguaggio che troviamo scritto in

    Ezechiele 39:17-29 Quanto a te, figlio d’uomo», così dice il Signore, l’Eterno: «Di’ agli uccelli d’ogni specie e a tutte le bestie dei campi: Radunatevi e venite. Raccoglietevi da ogni parte al posto del massacro che compirò per voi, un grande massacro sui monti d’Israele, perché mangiate carne e beviate sangue. 18 Mangerete carne di uomini potenti e berrete sangue di principi della terra: come se fossero tutti montoni, agnelli, capri e tori ingrassati in Bashan. 19 Mangerete grasso a sazietà e berrete sangue fino all’ebbrezza al pasto del massacro che compirò per voi. 20 Alla mia tavola vi sazierete di cavalli e di cavalieri, di uomini potenti e di guerrieri d’ogni sorta», dice il Signore, l’Eterno.

    Questi primi versetti che abbiamo letto sono la descrizione identica di ciò che viene detto in

    Apocalisse 19:17-19 Poi vidi un angelo in piedi nel sole, che gridò a gran voce dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: «Venite, radunatevi per il gran convito di Dio, 18 per mangiare le carni di re, le carni di capitani, le carni di uomini prodi, le carni di cavalli e di cavalieri, le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi». 19 E vidi la bestia e i re della terra coi loro eserciti radunati per far guerra contro colui che cavalcava il cavallo e contro il suo esercito.

    Come vediamo dunque la descrizione del passo in Ezechiele è sinonima con la descrizione che troviamo in Apocalisse 19 ed entrambe descrivono il periodo in cui avviene il ritorno del Messia e la susseguente distruzione dei nemici di Israele e di Dio.

    Dopo che tutto questo avviene vediamo la descrizione del regno di Dio che regnerà sulle nazioni del mondo e vediamo che a capo delle nazioni c’è Israele e che Israele riconosce adesso il loro Messia, che Egli è l’Eterno il loro Dio nel loro mezzo.

    21 «Manifesterò la mia gloria fra le nazioni e tutte le nazioni vedranno il mio giudizio che ho compiuto e la mia mano che ho posto su di loro. 22 Così da quel giorno in poi la casa d’Israele riconoscerà che io sono l’Eterno, il suo DIO; 23 e le nazioni riconosceranno che fu per la sua iniquità che la casa d’Israele andò in cattività, perché mi era stata infedele; perciò ho nascosto loro la mia faccia, li ho dati in mano dei loro nemici e sono caduti tutti di spada. 24 Li ho trattati secondo la loro impurità e secondo le loro trasgressioni e ho nascosto loro la mia faccia». 25 Perciò così dice il Signore, l’Eterno: «Ora farò tornare Giacobbe dalla cattività, avrò compassione di tutta la casa d’Israele e sarò geloso del mio santo nome, 26 dopo che hanno portato il loro vituperio e la pena di tutte le loro infedeltà che avevano commesso contro di me, mentre dimoravano al sicuro nel loro paese e nessuno li spaventava. 27 Quando li ricondurrò dai popoli e li raccoglierò dai paesi dei loro nemici e sarò santificato in loro agli occhi di molte nazioni, 28 essi riconosceranno che io sono l’Eterno, il loro DIO, che li ha fatti andare in cattività fra le nazioni, ma li ha pure radunati assieme nel loro paese, senza lasciarne fuori neppure uno. 29 Non nasconderò più loro la mia faccia, perché spanderò il mio Spirito sulla casa d’Israele», dice il Signore, l’Eterno.

    Questa è la descrizione di ciò che è profetizzato nei capitoli 12-13-14 di Zaccaria.

    Come ben vediamo tutte queste profezie sono rivolte ad Israele, la casa di Giacobbe, la casa di Davide non parlano della chiesa ma della nazione redenta e riammessa nel patto eterno di Dio in Cristo, il loro Messia. Infatti, i riferimenti al tempio in Gerusalemme durante il Regno del Messia ed i suoi dettagli sono per noi puntigliosamente descritti nei seguenti capitoli 40 a 44 del libro di Ezechiele.

    E’ ovvio che ciò che è descritto in questi capitoli ed anche nei seguenti non si può applicare alla chiesa, non si può applicare alla Gerusalemme Celeste perché le descrizioni non sono le stesse sono completamente diverse.

    Le cose che ci confermano di più e ci lasciano senza dubbi che il Millennio è un vero periodo letterale e che si sta parlando di Israele e di Gerusalemme, la terra e la città in Palestina sono le descrizioni che sono completamente diverse e il fatto che nella Gerusalemme terrena ci sarà un vero e proprio tempio mentre nella Gerusalemme Celeste la Scrittura ci dice che non c’è un tempio.

    Apocalisse 21:22 Non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio.

    Tutto questo che abbiamo descritto fin ora è ciò che Paolo dice riguardo al fatto che la riammissione di Israele nel Nuovo Patto eterno è la vita dai morti, cioè che questa riammissione è sinonima con la resurrezione che è sinonima con il ritorno di Messia Gesù. Abbiamo anche avuto mezzo di vedere che la venuta di Gesù è associata alla salvezza di Israele, non solo la loro salvezza spirituale ed eterna ma anche la salvezza dalla loro distruzione e la distruzione dei loro nemici che a quel tempo staranno cercando di distruggerli. Quindi la loro salvezza è nazionale e spirituale!

    Romani 11:16-17 Ora, se le primizie sono sante, anche la massa è santa; e se la radice è santa, anche i rami sono santi. 17 E se pure alcuni rami sono stati troncati, e tu che sei olivastro sei stato innestato al loro posto e fatto partecipe della radice e della grassezza dell’olivo,

    Adesso qui dobbiamo fare delle osservazioni importanti. La prima osservazione qui è che in questo contesto qui quando Paolo parla dei rami si sta certamente parlando di individui ma il contesto ci porta a comprendere che le individualità fanno parte di un contesto allargato il quale fa riferimento all’innesto dei Gentili nell’olivo naturale, cioè la progenie di Abrahamo.

    Le primizie sante sono i padri del passato, Abrahamo, Isacco e Giacobbe e la massa santa è anche la descrizione dei fedeli Israeliti, lista che troviamo scritta anche per noi nel capitolo 11 di Ebrei.

    Ebrei 11:7-40 Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano e mosso da santo timore, preparò per la salvezza della sua famiglia l’arca, mediante la quale condannò il mondo e divenne erede della giustizia che si ottiene mediante la fede. 8 Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava. 9 Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 10 perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio. 11 Per fede anche Sara stessa, benché avesse oltrepassato l’età, ricevette forza per concepire il seme e partorì, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa. 12 Perciò da un sol uomo, e questi come fosse morto, sono nati discendenti numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia lungo la riva del mare, che non si può contare. 13 Tutti costoro sono morti nella fede, senza aver ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. 14 Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria. 15 E se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo per ritornarvi. 16 Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città. 17 Per fede Abrahamo, messo alla prova, offrì Isacco e colui che aveva ricevuto le promesse offrì il suo unigenito, 18 anche se Dio gli aveva detto: «In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome», 19 perché Abrahamo riteneva che Dio era potente da risuscitarlo anche dai morti; per cui lo riebbe come per una specie di risurrezione. 20 Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù, riguardo a cose future. 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò, appoggiato alla sommità del suo bastone. 22 Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell’esodo dei figli d’Israele e diede ordini riguardo alle sue ossa. 23 Per fede Mosè, quando nacque, fu nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché essi videro che il bambino era bello e non temettero l’ordine del re. 24 Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del Faraone, 25 scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, 26 stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. 27 Per fede lasciò l’Egitto senza temere l’ira del re, perché rimase fermo come se vedesse colui che è invisibile. 28 Per fede celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue, affinché colui che distruggeva i primogeniti non toccasse quelli d’Israele. 29 Per fede passarono il Mar Rosso come se attraversassero una terra asciutta; quando invece gli Egiziani tentarono di fare ciò, furono inghiottiti. 30 Per fede caddero le mura di Gerico, dopo che vi avevano girato attorno per sette giorni. 31 Per fede Rahab, la prostituta, non perì con gli increduli, perché aveva accolto in pace le spie. 32 E che dirò di più? Infatti mi mancherebbe il tempo se volessi raccontare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, 33 i quali per fede vinsero regni, praticarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole dei leoni, 34 spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trassero forza dalla debolezza, divennero forti in guerra, misero in fuga gli eserciti stranieri. 35 Le donne riebbero per risurrezione i loro morti; altri invece furono distesi sulla ruota e martoriati, non accettando la liberazione, per ottenere una migliore risurrezione. 36 Altri ancora subirono scherni e flagelli, e anche catene e prigionia. 37 Furono lapidati, segati, tentati, morirono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, afflitti, maltrattati 38 (il mondo non era degno di loro), erranti per deserti e monti, in spelonche e grotte della terra. 39 Eppure tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza mediante la fede, non ottennero la promessa, 40 perché Dio aveva provveduto per noi qualcosa di meglio, affinché essi non giungessero alla perfezione senza di noi.

    Questa è la massa dei fedeli che hanno preceduto gli Ebrei a cui questa epistola è scritta e questa è la massa di fedeli che Paolo descrive nella sua metafora dell’ulivo.

    Quindi le primizie e la massa di fedeli Israeliti è di chi Paolo sta parlando. Paolo poi dice se la radice è santa allora anche i rami sono santi.

    Qui andiamo più a fondo dell’ulivo stesso, Paolo ci porta alla radice dell’albero. La radice è la consacrazione che santifica l’intero ulivo. Questa è la fede in Dio. Questa fede è la radice che connette i fedeli a Dio e dalla quale essi ricevono vita da Dio e dalla quale continuano a ricevere vita e nutrimento. Che la fede è il contesto è reso evidente proprio dal passo di Ebrei 11 che abbiamo appena letto poiché è proprio la fede che è lì descritta.

    Dio, cioè lo Spirito di Dio è Colui che da vita, è Lui che santifica, è Lui che giustifica proprio mediante la fede. Lo Spirito Santo è l’acqua vivente di Dio, è Lui che abbevera i fedeli ed è Lui che nutre i fedeli mediante la parola di Dio, è la linfa che da vita ad i rami.

    Queste cose sono rese evidenti da diversi passi che descrivono la natura vivificante dello Spirito Santo.

    Giovanni 7:37-39 Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva». 39 Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

    Come vediamo qui lo Spirito è acqua vivente che diviene disponibile tramite la fede come ci spiega il versetto 39, chi avrebbe creduto in Lui avrebbe ricevuto lo Spirito vivificante.

    Fede è quindi l’accesso alla vita di Dio come dice anche Romani 5:1-2 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.

    Come vediamo è la fede che radica il fedele nella vita di Dio, che dà l’accesso all’acqua vivente di Dio.

    Questo è ciò che Gesù stesso disse alla donna Samaritana in Giovanni 4.

    Gesù disse anche questo in:

    Giovanni 6:63-63-65 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio».

    Anche in questo passo vediamo la connessione all’acqua vivente dello Spirito con la fede. Sono necessariamente dipendente l’una dall’altra. Senza l’elezione di Dio non c’è possibilità di praticare fede, senza lo Spirito Santo che da vita non ci può essere fede ma senza fede non c’è l’accesso alla vita di Dio, tutto questo viene generato ed applicato dallo Spirito.

    1 Corinzi 12:13 Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito.

    Comunque per rimanere nel contesto di Romani 11 basti dire che la fede è la radice e che questa radice è santa. La fede quindi radica l’ulivo nella vita di Dio ed è la fede ciò che santifica e porta frutto nella vita di chiunque è radicato in Dio, così è la radice santa cioè la fede in Dio che rende i rami santi.

    Passiamo adesso alla descrizione che Paolo usa riguardo ai rami dell’ulivo e l’ulivo stesso. L’ulivo è un ulivo addomesticato cioè non selvatico. L’ulivo selvatico è un albero che non ha frutti che possono essere usati per produrre olive commestibili o olio. E’ in pratica un albero che non produce cose utili. Così è la descrizione dei Gentili o pagani che abbiamo già studiato in Romani 1:18-32.

    Così che gli Ebrei vedevano i Gentili o pagani come popoli senza frutto e senza valore per via della loro idolatria e peccaminosità. Comunque abbiamo capito da questo studio e dalla lettura e studio della parola di Dio che senza fede anche gli Israeliti erano al pari dei Gentili, cioè senza fede non si può piacere a Dio.

    Non importava che Israele avesse le rivelazioni di Dio e avesse la legge e non importava che praticassero una religione ordinata da Dio se erano increduli e disubbidienti. Non ostante tutto abbiamo visto che Israele non ostante tutti i segni che Dio gli ha dato per la maggior parte rimase incredulo ed anche se loro erano i rami naturali non hanno prodotto il frutto che Dio voleva.

    Ricordiamoci che il frutto che Dio vuole viene prodotto solo se c’è vita divina che produce il frutto e che questo frutto è presente solo se vera fede divinamente donata esiste.

    La parola di Dio ci insegna questo concetto in molti passi ed in diversi modi.

    Iniziamo a vederne alcuni:

    Matteo 3:9-10 E non pensate di dir fra voi stessi: “Noi abbiamo Abrahamo per padre”; perché io vi dico che Dio può far sorgere dei figli di Abrahamo anche da queste pietre. 10 E la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco.

    Di questo Gesù disse:

    Matteo 7:17-20 Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l’albero cattivo produce frutti cattivi. 18 Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni. 19 Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco. 20 Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti.

    Matteo15: 13 Ma egli, rispondendo, disse: «Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata sarà sradicata

    Come vediamo quindi se la pianta non produce frutti secondo la volontà di Dio è una pianta, un albero inutile che verrà sradicato e distrutto. Se la pianta o albero o in questo caso i rami non sono piantati o innestati da Dio sono distrutti.

    Lo stesso fatto che Gesù maledì il fico senza frutto in Matteo 21:19 era simbolico del fatto che siccome in Israele non c’era frutto riguardo alla fede in Cristo, Dio stava maledicendo quella malvagia generazione di Israeliti increduli; che come abbiamo visto è una generazione continua che continuerà ad esserlo fino al giorno in cui crederà in Messia.

    La stessa parabola del seminatore ci da ampia evidenza che la vera fede genera un buon frutto ma la mancanza di fede, cioè mancanza di radice, non rende la pianta fruttuosa, infatti la pianta muore, il che è sinonimo di morte eterna, come lo è lo sradicamento o la scure alla radice della pianta che viene tagliata e bruciata o i tralci che vengono tagliati e bruciati nel fuoco, come Gesù disse in Giovanni 15, di questo passo ne parleremo più in dettaglio più avanti.

    Quindi i rami naturali o innestati (credenti sia Giudei che Gentili) sono santi solo perché ricevono la vita di Dio mediante la radice santa cioè la fede in Dio stesso. Noi siamo santificati solo per grazia mediante la fede in Gesù e le Sue opere. Sono solo quelle che ci rendono giusti e santi dinanzi a Dio. Essere radicati in Gesù (fede) quindi è la base della nostra posizione in Cristo e quindi nell’ulivo naturale, cioè il Regno di Dio e la chiesa e il corpo di Cristo.

    17 E se pure alcuni rami sono stati troncati, e tu che sei olivastro sei stato innestato al loro posto e fatto partecipe della radice e della grassezza dell’olivo, 18 non vantarti contro i rami, ma se ti vanti contro di loro ricordati che non sei tu a portare la radice, ma è la radice che porta te.

    Qui adesso Paolo parla ai Gentili che sono stati aggiunti al Regno di Dio. Paolo inizia dicendo che alcuni dei rami sono stati troncati la maggior parte degli Ebrei, e tu, cioè il Gentile, cioè l’olivo selvatico, innestato al loro posto per rendere le nazioni partecipi della promessa mediante la fede, la radice e della grassezza, cioè le benedizioni e promesse dell’olivo naturale.

    C’è una descrizione di questo concetto spiegato in altre parole in: Efesini 2:11-22 Perciò ricordatevi che un tempo voi gentili di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono stati fatti nella carne per mano d’uomo, 12 eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d’Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo. 13 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15 avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso. 17 Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, 18 poiché per mezzo di lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito. 19 Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, 20 edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare, 21 su cui tutto l’edificio ben collegato cresce per essere un tempio santo nel Signore, 22 nel quale anche voi siete insieme edificati per essere una dimora di Dio nello Spirito.

    C’è un altro passo che descrive ciò che Paolo sta dicendo riguardo alla promessa del patto fatto con Abramo che troviamo in:

    Galati 3:6-16 Così Abrahamo «credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia»; 7 sappiate pure che coloro che sono dalla fede sono figli di Abrahamo. 8 E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato le nazioni mediante la fede, diede prima ad Abrahamo una buona notizia: «Tutte le nazioni saranno benedette in te». 9 Perciò coloro che si fondano sulla fede sono benedetti col fedele Abrahamo. 10 Ora tutti coloro che si fondano sulle opere della legge sono sotto la maledizione, perché sta scritto: «Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle». 11 Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede». 12 Ora la legge non proviene dalla fede, ma «l’uomo che farà queste cose vivrà per mezzo di esse». 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14 affinché la benedizione di Abrahamo pervenisse ai gentili in Cristo Gesù, perché noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede. 15 Fratelli, io parlo alla maniera degli uomini: se un patto è ratificato, benché sia patto d’uomo, nessuno l’annulla o vi aggiunge qualche cosa. 16 Ora le promesse furono fatte ad Abrahamo e alla sua discendenza. La Scrittura non dice: «E alle discendenze» come se si trattasse di molte, ma come di una sola: «E alla tua discendenza», cioè Cristo.

    Come vediamo qui c’è la spiegazione al fatto che ogni persona che viene redenta da Dio è in Cristo e solo mediante Cristo e fede in Lui e nella Sua opera di redenzione.

    Questo ci mette in guardia perché come detto diverse volte prima il residuo della nazione di Israele, cioè la casa di Giacobbe e tutti i membri residui delle tribù da essa provenienti devono entrare di nuovo, o meglio come dice Paolo in Romani 11, devono essere innestati di nuovo o riammessi, cioè ammessi di nuovo ma questo avverrà solo mediante l’accettazione e la fede in Messia e la Sua opera di redenzione.

    Come abbiamo visto però la fede o la salvezza di qualsiasi Giudeo durante il periodo della pienezza dei Gentili menzionato nel versetto 25 di questo capitolo, non è la riammissione di Israele come descritta nella Bibbia e nelle profezie dell’Antico Testamento.

    Se questo fosse il residuo di Israele di cui si sta parlando fin ora le profezie dell’Antico Testamento non avrebbero alcun senso e non si potrebbero adempiere nel modo in cui sono predette, cioè sarebbero inutili, invalide e il linguaggio di esse non potrebbe in alcun modo essere riconciliato con i fatti presentati nelle profezie.

    Quindi, Cristo e la discendenza che proviene dalla fede in Lui è la discendenza completa del Regno di Dio. La chiesa prevalentemente Gentile con alcuni Ebrei Cristiani e poi la salvezza di Israele cioè il residuo della nazione scelto per grazia e sovrana elezione di Dio al ritorno di Cristo sarà la pienezza o il completamento del Regno di Dio.

    Vorrei a questo punto vedere assieme a voi un passo che molti nella chiesa applicano a credenti e che molti nella chiesa erroneamente usano per far avvalere la tesi che un credente già nato di nuovo possa scadere dalla grazia o meglio perdere la salvezza.

    Dopo che abbiamo attentamente esaminato il passo in questione e lo connettiamo al contesto e soggetto che stiamo leggendo e studiando qui in Romani 11 vedremo che il passo non significa affatto ciò che essi vogliono che significhi.

    Il passo in questione lo troviamo in:Giovanni 15:1-6 «Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più. 3 Voi siete già mondi a motivo della parola che vi ho annunziata. 4 Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati

    Iniziamo a interpretare correttamente ciò che Gesù sta dicendo qui. Questo passo è interamente Ebraico e non è ecclesiale. Intanto diciamo che c’è una similitudine tra questo passo e quello esposto in Romani 11. Il contesto è simile ma è anche diverso. Perché? Perché ancora a questo punto la chiesa non era nata, Gesù non era nemmeno morto, risorto ne asceso al Padre e in aggiunta nell’Antico Testamento la vite o il vigneto era un titolo simbolico per la nazione di Israele. Il passo che meglio descrive questo concetto lo troviamo in:

    Isaia 5:1-7Voglio cantare per il mio diletto un cantico del mio amico circa la sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna su una collina molto fertile. 2 La circondò con una siepe, ne tolse via le pietre, vi piantò viti di ottima qualità, vi costruì in mezzo una torre e vi scavò un torchio. Egli si aspettava che producesse uva buona, invece fece uva selvatica. 3 Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, giudicate fra me e la mia vigna. 4 Che cosa si sarebbe potuto ancora fare alla mia vigna che io non vi abbia già fatto? Perché, mentre io mi aspettavo che producesse uva buona, essa ha fatto uva selvatica? 5 Ma ora vi farò sapere ciò che sto per fare alla mia vigna: rimuoverò la sua siepe e sarà interamente divorata, abbatterò il suo muro e sarà calpestata. 6 La ridurrò a un deserto: non sarà né potata né zappata, ma vi cresceranno rovi e spine; e comanderò alle nubi di non farvi cadere alcuna pioggia. 7 Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia. Egli si aspettava rettitudine ed ecco spargimento di sangue, giustizia ed ecco grida di angoscia.

    Questa qui è una descrizione riguardo ad Israele. Israele era paragonata ad una vigna, un vigneto. Anche qui vediamo che il Signore si aspettava un buon frutto da questa vigna. Vediamo anche qui che gli uomini di Giuda erano la piantagione della delizia di Dio.

    In Giovanni 15 Gesù adesso sta indirizzando gli undici Apostoli, Giuda si era già assentato per tradire Gesù e anche questo è un fatto importante. Giuda Iscariota era un Ebreo incredulo e apostata non era un vero credente come gli altri. Gesù quindi sta spiegando agli 11 rimasti una metafora che loro avrebbero sicuramente capito per via del fatto che essi conoscevano bene le Scritture dell’Antico Testamento e senza dubbio conoscevano la lettura di Isaia 5.

    Ricordiamoci che cosa Gesù dice ai suoi in Giovanni 16:

    Giovanni 16:12-15 Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. 13 Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. 15 Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà.

    Ciò a cui Gesù stava facendo riferimento qui era che, solo quando lo Spirito Santo sarebbe venuto, essi avrebbero compreso i fatti riguardanti la chiesa, poiché la chiesa era un mistero che sarebbe solo stato rivelato a loro solo dopo la venuta dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste.

    Questo fatto è molto importante per la corretta interpretazione del passo in Giovanni 15.

    Gesù sta quindi spiegando a loro cose che riguardavano loro come Giudei e realmente non solo come Cristiani. Qui Gesù sta parlando di che cosa vuol dire per un Ebreo e per l’intera nazione di Israele essere salvati, cioè ammessi nel Regno di Dio.

    Questo passo viene loro insegnato prima della nascita della chiesa, essi potevano quindi comprendere bene ciò a che Gesù stesse alludendo. Nel contesto del Regno di Dio promesso ad Israele questo fatto al quale Gesù fa riferimento significava in effetti che Egli era la vera vite e il Padre Colui che si prende cura della cura e del frutto della vite.

    Sia Gesù che i tralci quindi sono presi in cura da Dio stesso. Questa è la vera vite che ha piantato Dio, Israele che rigetta Cristo era ed è stato sradicato poiché non produceva il frutto che Dio voleva, cioè la fede in Cristo.

    Gesù è la vera e sola vite dalla quale gli Ebrei e i Gentili dopo, possono ricevere la vita e da Cristo soltanto che dimora in loro ed in noi possiamo portare il frutto che Dio vuole. In essenza come i tralci da soli, Gesù dice non possono portare alcun frutto così se non si ha la vita di Dio in noi, cioè lo Spirito Santo, non c’è ne vita ne frutto. Questi qui che non producono il frutto della fede sono i tralci morti, che tra l’altro sono veramente un riferimento alle opere della religione morta degli Ebrei e coloro che cercano di essere gusti per le opere della legge ma che sono morti spiritualmente e verranno bruciati, cioè maledetti nello stagno di fuoco. Gesù è la vite e l’analogia alla vite è simile alla analogia dell’ulivo che Paolo ci sta descrivendo qui in Romani. In essenza è esattamente lo stesso discorso che fa Gesù eccetto che Paolo lo fa per i Gentili e Gesù per gli Ebrei ma conseguenzialmente anche per i Gentili dopo di essi.

    Il Padre quindi è il giardiniere, il Padre è infatti Colui che si prende cura della vite ed i tralci e fa sì che essi siano ciò che Lui vuole. Il giardiniere è Colui che tratta e si prende cura di ogni cosa. E’ la Sua sovrana volontà, la Sua opera e onnipotenza che fa funzionare il tutto come vuole Lui. Questo tra l’altro ci illumina ancora meglio il significato della parabola del seminatore. E’ infine il Padre che si prende cura dei semi seminati nel terreno buono che Lui come giardiniere ha curato e preparato perché producesse frutto secondo la Sua volontà. Quindi il giardiniere, Dio, è Lui che cura il terreno e lo rende idoneo per ricevere il seme della parola e per far crescere le piante che poi producono frutto secondo il Suo desiderio. Solo Lui può essere il preparatore del terreno. Anche Paolo ci dice che la chiesa fa solo tre opere riguardo alla agricoltura spirituale, cioè semina, annaffia e raccoglie me non tratta e cura il terreno, quella è l’opera del giardiniere cioè Dio.

    1 Corinzi 3:6-8 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; 7 quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere! 8 Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica.

    Inoltre Gesù dice che essi, gli Apostoli presenti erano già puliti, mondi, lavati dalla parola di Gesù e il riferimento al dimorare in Lui e Lui in loro è in essenza ciò che lo Spirito Santo è poi venuto a fare, prima per loro e poi per tutti coloro che vengono innestati nella vigna, come nell’ulivo. Questo è confermato da ciò che Gesù dice in:

    Giovanni 14:15-20 «Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani; tornerò da voi. 19 Ancora un po’, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me e io in voi.

    Questo passo che tra l’altro precede ciò che Gesù dice riguardo alla vite e i tralci è molto importante per la corretta comprensione di ciò che Gesù sta dicendo. Prima di tutto Gesù dice che quando lo Spirito Santo sarebbe venuto sarebbe rimasto con loro per sempre. Questa è la conferma che lo Spirito di Dio non lascia mai la vera chiesa, i veri credenti, non li lascia ne li abbandona mai. Gesù poi dice che loro conoscevano lo Spirito Santo perché Gesù dice che dimora con voi. Questo è interessante, essi conoscevano la presenza dello Spirito Santo tramite la persona di Gesù Cristo, Egli era con loro e dimorava con loro ma poi Gesù dice, che lo Spirito Santo sarà IN voi. Gesù dice che lo Spirito Santo verrà (il giorno di Pentecoste) e quando sarà venuto dimorerà IN loro per sempre.

    Lo Spirito Santo non va e viene come a molti piace dire che fa, cioè lascia il credente, esce dal credente e lo fa morire di nuovo, poi quando la persona si ravvede allora lo Spirito Santo torna. Questa non è teologia è un bugia. Perciò Gesù dice sarà in loro e non più con loro.

    Questo è un fatto molto importante poiché lo Spirito Santo è la fonte di vita divina ed è Colui che produce i frutti dello Spirito e della fede nel credente. Questo fatto quindi lo vediamo connettersi bene con ciò che Gesù dice più avanti in Giovanni 15 quando dice che essi dimoreranno in Lui e Lui in loro. Questo Gesù lo fa mediante lo Spirito Santo, questa è la sola ragione per la quale un tralcio ha vita e produce frutto.

    Infatti Gesù dice: senza di me non potete fare niente. Perché senza di Lui una persona non ha vita spirituale ed è ancora morta nei suoi peccati e senza Gesù è solo buona per essere raccolta e bruciata.

    Gesù come vite è in un certo senso Lui stesso l’adempimento e la creazione di una nuova Israele e che solo mediante Lui si ha vita eterna e solo mediante fede in Lui Israele può appartenere a Dio e al Regno di Dio che Dio gli ha promesso. Gli Apostoli comprendevano bene il concetto della vite e di Israele, comprendevano ciò che Dio aveva profetizzato riguardo alla salvezza e nascita spirituale della nazione in Ezechiele da 37 a 39.

    I tralci che non rimangono attaccati alla vite sono in essenza la stessa cosa dei rami dell’ulivo di cui parla Paolo. Lo Spirito Santo non solo da la vita di Dio e la mantiene per portare frutto, ma lo Spirito di Dio sigilla il credente in Gesù Cristo.

    Interessante è il fatto che quando si procede con un innesto in una pianta, sia vite che ulivo la tenuta dell’innesto è garantita da un mastice ed una carta adesiva con i quali l’innesto viene sigillato nella pianta. Così che si forma un sigillo, questo sigillo garantisce che l’innesto rimanga attaccato e non si stacchi dalla pianta a cui è stato innestato. E’ quindi evidente che la parola di Dio è più che chiara in ogni cosa che dice se la si vuol comprendere nella maniera giusta.

    1 Corinzi 1:21-22 Or colui che con voi ci fortifica in Cristo e che ci ha unti, è Dio; 22 egli ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

    Efesini 1:13-14 In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria.

    Efesini 4:30 Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione

    Abbiamo visto un altro passo in precedenza che ci indica questa realtà alla quale Gesù alludeva e lo troviamo in:

    Luca 13:6-9 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò. 7 Disse dunque al vignaiuolo: “Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercare frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?” 8 Ma l’altro gli rispose: “Signore, lascialo ancora quest’anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime. 9 Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai”».

    Sicuramente Israele, la vigna di Dio già dalla Scrittura di Isaia 5 non aveva prodotto il frutto che Dio cercava da esso. Come abbiamo già visto in precedenza ci sono diverse allusioni e riferimenti a Dio che taglia alberi o che sradica alberi che non producono frutto secondo la Sua volontà. Israele ha rigettato il Messia ed ha fatto forfait temporaneo al Regno di Dio. Perché? Perché non ha creduto in Lui. Perché non ha avuto la fede necessaria per accettare il suo Messia, ha rifiutato di credere in Gesù Cristo. Questa è apostasia,l’apostasia di Israele.

    Quindi, il contesto di Giovanni 15 ha ogni cosa a che vedere con Israele e l’apostasia di Israele. E’ di questo che Gesù sta parlando e non di credenti che perché non vogliono o decidono di non dimorare più in Cristo allora vengono troncati. Il passo parla di incredulità e di fede in Cristo e della appartenenza a Lui e del destino di coloro che rifiutano di credere in Lui.

    Questo per un Giudeo voleva dire che poteva solo fare parte del Regno di Dio, cioè la vera vigna di Dio, cioè Gesù, solo mediante fede in Lui. Il dimorare in Lui è sinonimo dell’essere radicati in Lui. Abbiamo visto che questo è solo possibile mediante la fede in Lui. Credere veramente vuol dire perseverare. Questo è ciò che Gesù sta spiegando, il contesto è Ebraico anche se il principio è comunque universale.

    In effetti il fatto che Israele lo aveva rigettato come Messia, che Giuda lo stava per tradire è la base per il contesto di ciò che Gesù sta dicendo. Israele e Giuda e alcuni dei Sui discepoli in Giovanni 6:64-65 non credevano in Lui e lo avevano rigettato e per queste ragioni adesso Egli sta dicendo ai Suoi che un vero Ebreo,un vero Israelita, anzi l’intera nazione deve credere e perseverare in Lui per essere considerata parte del Regno di Dio.

    Questo è l’avvertimento contro l’apostasia, cioè l’incredulità riguardo alla persona di Gesù Cristo. Questo avvertimento e questo contesto è lo stesso contesto della Epistola agli Ebrei. Ecco perché questi passi sembrano dire che un vero credente possa perdere la salvezza o scadere dalla grazia.

    La Scrittura però mai ci avverte di questa cosa anzi la smentisce. La Scrittura ci avverte di non persistere nell’incredulità cioè di non essere apostati da Cristo o meglio dalla fede in Cristo. La Scrittura ci avverte di far si che sia confermato ed evidente che siamo nella fede e nella grazia di Dio ma non che lo eravamo e poi per via del nostro peccato abbiamo cessato di esserlo. Non è il peccato del credente che lo separa da Dio e che gli fa perdere la salvezza è il non credere che non fa una persona dimorare in Gesù e quindi non ha la vita di Dio in essa. E’ non avere la vita di Cristo, cioè non essere nati di nuovo, cioè non avere lo Spirito Santo che condanna.

    Romani 8:9-11 Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. 10 Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. 11 Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

    Gesù stava dicendo che per ottenere la salvezza non occorreva più fare parte della vecchia vigna, cioè Israele, cioè essere Ebreo solo nella carne, ma che per entrare nel regno di Dio o essere salvati lo si è solo mediante il dimorare in Lui, la nuova vigna e Colui che ha creato una nuova Israele. Questo è ciò che infine Gesù stava rispondendo anche alla donna Samaritana in Giovanni 4.

    Anche se la salvezza proviene dai Giudei, cioè, Lui stesso secondo la carne, ma ecco di nuovo l’allusione alla vera vite cioè Gesù, questo non era mediante l’appartenenza a Giuda o Samaria ne il luogo di culto che avrebbe determinato l’appartenenza a Dio. Era lo Spirito e la verità che avrebbe portato le persone alla fede in Messia.

    Quindi in questi due versetti che Paolo ci ha scritto qui in Romani 11 troviamo che, per far sì che le nazioni, cioè i Gentili entrassero a fare parte del Regno eterno di Dio, alcuni rami cioè la maggior parte dei Giudei è stata troncata dal regno di Dio.

    Paolo però avverte i Gentili che essi hanno la loro vita spirituale per via della linfa che proviene attraverso la radice. Abbiamo visto che lo Spirito Santo di Dio è la linfa che dà vita ai tralci o ad i rami e che ciò che ci radica in Dio è vera fede che ci viene elargita da Dio, è fede che è soprannaturale ed ha origine in Dio. Mediante la fede abbiamo accesso alla vita di Dio e mediante la linfa dello Spirito Santo produciamo i frutti che Dio desidera.

    Adesso Paolo avverte i Gentili di non sentirsi superiori agli Ebrei adesso perché Dio ha deciso di favorire loro. Questo però vederemo che Paolo dice che è una cosa temporanea. La superbia dei Gentili nella chiesa però è diventato un vero e proprio problema durante la storia della chiesa. Anche oggi la chiesa che è predominantemente Gentile spesso si sente superiore al popolo di Israele perché crede, erroneamente che Dio ha abbandonato il Suo popolo e che favorisce solo altri. Questo intero capitolo, Romani 11 però è stato scritto da Paolo proprio per smentire questi erronei pensieri di orgoglio spirituale.

    Devo dire che questo capitolo è stato erroneamente interpretato e forse anche mai realmente insegnato nella chiesa proprio per questa ragione, cioè per poter ritenere nella chiesa una posizione di favoritismo sul popolo di Israele e di propagare orgoglio spirituale e infine ancora peggio per propagare uno spirito antisemitico. E’ proprio questo a cui Paolo fa avvertimento. Antisemitismo è un sentimento satanico. E’ infatti Satana che ha da sempre odiato il popolo di Dio ed ha da sempre tentato di distruggerlo completamente. Perché? Perché da esso è venuto Gesù il redentore, perché la redenzione del residuo di Israele alla fine di questa epoca significa il ritorno di Gesù, il Regno di Cristo su questa terra, la redenzione della terra e la distruzione del regno di Satana ed infine la sua stessa dannazione eterna.

    Come abbiamo viso fin ora però che Dio non ha affatto abbandonato il Suo popolo ed infatti Paolo sta spiegando il perché e anche perché i Gentili sono stati innestati nel regno di Dio del quale non avevano ricevuto promessa come invece era stato promesso ad Israele. Fu anche per questo stesso fatto che Gesù dichiarò in:

    Luca 13:23-30 Un tale gli disse: «Signore, sono pochi i salvati?» Ed egli disse loro: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, stando di fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici”. Ed egli vi risponderà: “Io non so da dove venite”. 26 Allora comincerete a dire: “Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!” 27 Ed egli dirà: “Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori”. 28 Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori. 29 E ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio. 30 Ecco, vi sono degli ultimi che saranno primi e dei primi che saranno ultimi».

    Questo passo è in effetti ciò che Paolo sta dicendo qui, quelli in Israele che lo hanno rigettato e che continueranno a rigettarlo saranno maledetti in eterno, e i Gentili assieme alla raccolta della nazione Israelita si siederanno alla tavola di Dio nel Regno, ma gli ultimi, cioè i Gentili saranno i primi mediante la chiesa e i primi cioè Israele che fu il primo a ricevere le promesse del Regno saranno gli ultimi a riceverle.

    Romani 11:19-22 Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». 20 Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. 21 Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. 22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso.

    Paolo continua con l’avvertimento ai Gentili dicendo loro che essi diranno che Dio ha troncato dei rami Israeliti per innestare i rami Gentili. Questo è un riferimento alla superbia del Gentile che cresce nel loro pensiero dicendo che adesso gli Ebrei son maledetti ma i Gentili sono invece benedetti da Dio. Questo è quasi un pensiero meritorio ma è un pensiero che maledice chi lo pensa.

    Dio da molto tempo in antichità dichiarò questo riguardo ad Israele:

    Genesi 12:3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

    Numeri 24:5- Come sono belle le tue tende, o Giacobbe, le tue dimore, o Israele! 6 Esse si estendono come valli, come giardini in riva a un fiume, come aloe piantati dal SIGNORE,

    come cedri vicini alle acque. 7 L’acqua trabocca dalle sue secchie, la sua semenza è ben irrigata, il suo re sarà più in alto di Agag e il suo regno sarà esaltato. 8 Dio, che lo ha fatto uscire dall’Egitto, gli dà il vigore del bufalo. Egli divorerà i popoli che gli sono avversari,

    frantumerà loro le ossa, li trafiggerà con le sue frecce. 9 Egli si china, si accovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo farà alzare? Benedetto chiunque ti benedice, maledetto chiunque ti maledice!»

    Come vediamo chi benedice Israele sarà benedetto chi lo maledice sarà maledetto. Dio ha il diritto di giudicare e il diritto di avere misericordia come e quando vuole ma non l’uomo. La chiesa infatti non deve maledire ma benedire, infatti siamo chiamati a benedire ed amare anche i nostri nemici. Quindi gioire nel giudizio di Israele e maledirla ed essere superbi credendo che Dio abbia abbandonato il popolo a cui ha fatto tante promesse per benedire coloro che hanno solo ricevuto misericordia tramite il loro giudizio è un controsenso ed è un vero e proprio peccato nel vero senso della parola.

    Guardate ciò che Dio disse ai nemici di Israele anche se Dio stesso li ha usati per giudicare Israele nel passato, ma perché essi si sono insuperbiti ed hanno trovato piacere nel giudizio di Israele Dio li ha condannati.

    Abdia 1:8-15 Quel giorno», dice il SIGNORE, «io farò sparire i saggi da Edom e il discernimento dal monte di Esaù. 9 I tuoi prodi, o Teman, saranno terrorizzati, e così tutti quelli del monte di Esaù periranno nel massacro. 10 A causa della violenza fatta a tuo fratello Giacobbe, tu sarai coperto di vergogna e sarai sterminato per sempre. 11 Quel giorno tu eri presente, il giorno in cui gli stranieri portavano via il suo esercito, e i forestieri entravano per le sue porte e tiravano a sorte su Gerusalemme; anche tu eri come uno di loro. 12 Ah! non gioire per il giorno della sventura di tuo fratello. Non ti rallegrare per i figli di Giuda nel giorno della loro rovina. Non parlare con tanta arroganza nel giorno dell’angoscia. 13 Non passare per la porta del mio popolo il giorno della sua sventura; non gioire, anche tu, della sua afflizione il giorno della sua sventura; non metter le mani sul suo esercito il giorno della sua sventura. 14 Non appostarti ai bivi per sterminare i suoi fuggiaschi e non consegnare al nemico i suoi superstiti, nel giorno della sventura! 15 Infatti il giorno del SIGNORE è vicino per tutte le nazioni e come hai fatto, così sarà fatto a te: le tue azioni ti ricadranno sul capo.

    Ezechiele 35:1-15 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 2 «Figlio d’uomo, rivolgi la tua faccia verso il monte Seir, profetizza contro di esso, 3 e digli: Così parla il Signore, DIO:

    “Eccomi a te, o monte Seir!Io stenderò la mia mano contro di te e ti renderò una solitudine, un deserto. 4 Io ridurrò le tue città in rovine, tu diventerai una solitudine, e conoscerai che io sono il SIGNORE.5 Poiché hai avuto una inimicizia senza limiti e hai abbandonato i figli d’Israele in balìa della spada nel giorno della loro calamità, nel giorno che l’iniquità era giunta al colmo; 6 per questo, com’è vero che io vivo”, dice il Signore, DIO, “io ti lascerò nel sangue, e il sangue t’inseguirà; poiché non hai odiato il sangue, il sangue t’inseguirà. 7 Ridurrò il monte Seir in una solitudine, in un deserto, e ne sterminerò chi va e chi viene. 8 Io riempirò i suoi monti dei suoi cadaveri; sopra i tuoi colli, nelle tue valli, in tutti i tuoi burroni cadranno gli uccisi dalla spada.

    9 Io ti ridurrò in una desolazione perenne, le tue città non saranno più abitate, e voi conoscerete che io sono il SIGNORE. 10 Poiché hai detto: ‘Quelle due nazioni e quei due paesi saranno miei,

    noi ce ne impadroniremo’ (e il SIGNORE era là presente!), 11 com’è vero che io vivo”, dice il Signore, DIO, “io agirò con l’ira e con la gelosia che tu hai mostrate nel tuo odio contro di loro;

    e mi farò conoscere in mezzo a loro, quando ti giudicherò. 12 Tu conoscerai che io, il SIGNORE,

    ho udito tutti gli insulti che hai proferiti contro i monti d’Israele, dicendo: ‘Essi sono desolati;

    sono dati a noi, perché ne facciamo nostra preda’. 13 Voi, con la vostra bocca, vi siete inorgogliti contro di me e avete moltiplicato contro di me i vostri discorsi. Io l’ho udito!”14 Così parla il Signore, DIO: “Quando tutta la terra si rallegrerà, io ti ridurrò in una desolazione. 15 Siccome ti sei rallegrato perché l’eredità della casa d’Israele era devastata, io farò lo stesso di te: diventerai una desolazione, o monte Seir, tu e Edom tutto quanto; e si conoscerà che io sono il SIGNORE”».

    Come vediamo in questi due passi riguardanti Edom il Signore li giudica severamente per il loro odio per Israele e li giudica severamente perché nella loro superbia hanno creduto che Dio avesse abbandonato Israele ed hanno gioito nella disciplina che Dio ha riversato sul Suo popolo.

    Il Signore infatti ha condannato e giudicato ogni nazione che ha colpito Israele anche se quelle nazioni lo hanno fatto secondo il giudizio permesso da Dio su Israele.

    Sembra crudele che Dio permetta a delle nazioni malvagie di giudicare severamente Israele e poi riversare il Suo severo giudizio su quelle nazione per ciò che hanno fatto ad Israele e per il loro odio per il popolo di Dio. Infatti Dio le giudica non perché Lui stesso le ha usate per giudicare il Suo popolo, ma proprio perché hanno odiato Israele nel loro cuore ed hanno voluto il male del popolo di Dio. Hanno voluto comunque infliggere su Israele il loro odio, Dio lo ha limitato ma lo ha usato per infliggere disciplina sul Suo popolo ma Dio giudica il cuore e le motivazioni dell’uomo. Così anche qui vediamo come si mescola la sovrana volontà di Dio con il libero arbitrio e come e perché Dio ritiene l’uomo responsabile delle sue azione e dei suoi peccati.

    Quindi è un avvertimento ai Gentili, alle nazioni e alla chiesa Gentile di non insuperbirsi e di pensare che Dio abbia abbandonato il Suo popolo al giudizio permanente ma che invece è solo per grazia e fede e la misericordia della elezione sovrana di Dio che alcuna persona riceve la salvezza, cioè l’innesto nell’ulivo naturale.

    Non c’è nessuna ragione per la quale una persona possa insuperbirsi perché è in Cristo, non c’è alcuna ragione Biblica per la quale una persona possa gloriarsi della propria salvezza, della propria fede.

    La Scrittura è chiarissima su questo concetto, nessuno si può gloriare in alcuna cosa se non solo ed esclusivamente in Gesù e la Sua opera di redenzione.

    Efesini 2:8-10 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.

    Di nuovo questo passo ci informa chiaramente che non possiamo vantarci di nulla poiché siamo salvati per grazia mediante la fede che è un dono di Dio, infatti dice, siamo opera Sua. Siamo opera di Dio, Dio lo ha fatto e noi non abbiamo nessuna ragione per la quale si possa vantarci di alcuna cosa che abbiamo fatto per ricevere e guadagnare la salvezza. Nemmeno la fede! Anche la fede è un dono ed una opera di Dio che Egli ci dona personalmente per ricevere la Sua salvezza.

    1 Corinzi 1:27-31 ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28 Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, 29 perché nessuno si vanti di fronte a Dio. 30 Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; 31 affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».

    Come vediamo anche in questo passo è evidentissimo che non è la persona che fa alcuna cosa ma che è Dio che fa ogni cosa per dare la salvezza agli eletti. Come dice Paolo Dio ha scelto e lo dice ben tre volte nella stessa frase poi dice che è grazie a Dio che siamo in Cristo Gesù. Lui è per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione.

    Questo significa che Gesù e solo Lui è la nostra intera salvezza, Lui è la sapienza con e per la quale riceviamo la sapienza per la salvezza, il Vangelo, la parola di Dio, Lui è la nostra giustizia, infatti Egli è risuscitato per la nostra giustificazione e per renderci giusti dinanzi a Dio, Egli è Colui che ci rende santi e che ci consacra a Dio e ci santifica e ci fa perseverare ed è Lui la nostra redenzione,cioè la completezza della nostra salvezza dall’inizio alla fine, per tutto questo chi si vanta, se c’è una ragione per vantarsi in qualche cosa alcuna dobbiamo vantarci solo nel Signore.

    Ecco che Paolo fino ad ora ha passato molti capitoli in questa Epistola spiegando la salvezza e la posizione del credente sia che fosse Ebreo che Gentile così che non si possa a nessun punto gloriarci in alcuna cosa se non nel Signore.

    Purtroppo sappiamo che con il passare del tempo e con la continua propagazione di false dottrine e la collaborazione delle membra umane non è difficile cadere nell’orgoglio spirituale e pensare di essere meglio di altri quando in realtà se non fosse per la grazia e l’opera di Dio non si avrebbe niente in cui gloriarci. Quindi pensare che i Gentili adesso hanno l’esclusivo favore di Dio e Israele lo ha perduto per sempre è infatti erroneo ed è una cosa in effetti dannante. Per veri credenti è una cosa che causerà la severa disciplina di Dio ed una vera e propria mancanza di benedizioni per coloro che si insuperbiscono contro Israele anche se Israele è in apostasia ha bisogno di misericordia e non di giudizio. Infatti questo è ciò che Dio dice più avanti quando dice:

    Romani 11:30-31 Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, 31 così anch’essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch’essi misericordia.

    Questo è un passo importantissimo e lo esamineremo meglio assieme quando ci arriviamo ma per ora basti dire che per la stessa misericordia usata ai Gentili Dio possa avere misericordia anche di loro. Questo inoltre significa che la chiesa Gentile dovrebbe almeno avere misericordia sul popolo di Dio perché per via di esso essi, cioè noi, abbiamo ricevuto misericordia e la dovremmo estendere a loro.

    Non dobbiamo più essere superbi e presuntuosi nei confronti della nazione di Israele poiché essi sono stati troncati per via della loro incredulità, ecco che questa è la ragione per la quale Israele è sotto il giudizio temporaneo di Dio, essi sono increduli. Essere increduli come abbiamo già constatato vuol dire essere senza fede, senza fede in Gesù Cristo non si può essere salvati quindi il troncamento non è, come molti dicono,il perdere la salvezza ma è essere nella apostasia, cioè nell’incredulità riguardo al Vangelo, cioè la persona di Gesù Cristo. Quindi essere troncati non significa che questi erano una volta salvati ma poi hanno perduto la salvezza, non l’avevano mai avuta e non potevano averla per via della loro incredulità. Ecco perché anche il troncamento dei tralci in Giovanni 15 non è riferito a coloro che hanno creduto ma anche quel passo parla di incredulità.

    Molti Israeliti, quasi tutti in realtà, sono stati troncati dalle promesse di Dio per via della loro incredulità, questo è i solo motivo.

    Ciò che adesso Paolo sta dicendo ai Gentili lo dice quindi nello stesso contesto e nella stessa vena. Non si può intendere che anche qui si parli di scadere dalla grazia già ottenuta, cioè perdere la salvezza che uno già ha, ma in realtà significa ciò che in effetti è successo alla nazione di Israele.

    Se e quando anche tra i gentili le nazioni iniziano ad essere incredule anche per loro ci sarà il troncamento per via della incredulità. Quindi si può chiaramente capire che Paolo fa riferimento alla apostasia delle nazioni riguardo al Vangelo.

    Questa è una cosa che sta accadendo sempre di più nelle nazioni Gentili che per quasi duemila anni hanno ricevuto e vissuto alla luce del Vangelo. Si vede chiaramente durante la storia del mondo che ci sono stati diversi periodi dove nazioni hanno accettato il Vangelo ma poi mano, mano che è passato il tempo la fede in Cristo è gradualmente diminuita fino a diventare quasi scomparsa. Dove prima la gente si ravvedeva e credeva spesso oggi invece c’è apostasia, cioè l’allontanamento dalla verità del Vangelo. Questa cosa causa, come dice Paolo, ad essere troncati per via della incredulità. Oggi sono le zone nel mondo dove il Vangelo prima non era mai entrato dove c’è fede e risveglio.

    La Scrittura ci avverte della grande apostasia degli ultimi giorni, questo si sta attuando in questi giorni, è già da diverso tempo che nel mondo occidentale dove il Vangelo ha portato molto frutto per molti anni l’apostasia è già in atto e sta aumentando. Vediamo invece che non ostante tutte le difficoltà e le persecuzioni il Vangelo sta dilagando in Asia ed in nazioni dove il Vangelo non era mai stato predicato ed è una cosa nuova, in queste nazioni c’è fede dilagante. Questo è ciò che successe in Europa e poi nel nuovo mondo, cioè negli USA e Sud America e Australia fino ad oggi. Comunque questo sta cambiando drasticamente in queste nazioni e l’apostasia o meglio l’incredulità riguardo al Vangelo sta aumentando a livelli preoccupanti.

    Questo è ciò di cui Paolo sta parlando qui.

    Le nazioni, i Gentili saranno troncati per via della loro incredulità come è successo ad Israele.

    Quindi Paolo sta semplicemente dicendo che se per via dell’incredulità Egli ha troncato, cioè giudicato i rami naturali, cioè Israele, Dio non avrà alcun problema a troncare, per lo stesso motivo, anche i rami selvatici,cioè le nazioni Gentili.

    E’ più che vero che nel Suo giudizio Dio ricorda sempre la Sua misericordia e che anche quando c’è un aumento di apostasia Dio comunque continua ad avere un piccolo residuo anche tra le nazioni. Non è che Dio smette di salvare ma che il numero di persone che credono diminuisce moltissimo.

    Questa sarà la condizione del mondo da oggi fino alla fine di questa epoca, cioè quando torna Gesù.

    Il troncamento quindi a cui si riferisce Paolo è sì individuale ma è nel contesto delle nazioni Gentili e il pericolo che corrono se cadono nell’incredulità cioè nell’apostasia.

    Quindi se Dio non ha risparmiato i rami naturali, cioè la maggioranza della nazione di Israele per via della loro apostasia sicuramente Dio non risparmierà i rami selvatici, cioè le genti se pure loro diventano increduli.

    Paolo poi dice : Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso.

    Paolo dice di considerare la bontà e la severità di Dio. Contrariamente alla visione di molti anche oggi che Dio è solo amore e che sopporta sempre ogni cosa, Paolo ci dice che Dio diventa severo in certe circostanze.

    Sappiamo che Dio è amore, certo, che Dio è amore perfetto.

    1 Giovanni 4:8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

    Dio è amore, Dio ama in un modo che noi esseri umani abbiamo difficoltà a comprendere.

    Agape, cioè il tipo di amore che Dio è e che Dio pratica è veramente estraneo dalla comprensione dell’essere umano perché l’amore di Dio è perfetto. L’amore di Dio non è sentimentale in natura. L’amore di Dio è più una decisione che Egli fa per via della fedeltà alle Sue promesse.

    Comunque, l’amore di Dio non è privo di sentimento e non è privo di passione ma tutto questo è in base al Suo carattere perfetto ed è sempre in perfetta unione con il resto dei Suoi attributi. La Sua pazienza, la Sua bontà, la Sua misericordia, la Sua fedeltà e infine ma non di meno la Sua verità. ,

    Il nostro amore non riflette l’amore di Dio perché l’amore umano è egoista e siccome l’essere umano non ha gli stessi attributi perfetti di Dio non può amare come ama Dio, questo tipo di amore non è nel DNA umano.

    Dio ha un amore perfetto che inoltre non si basa affatto sul comportamento umano ma si basa sull’amore che Dio ha per il Suo figlio Gesù Cristo. Dio comunque ha tanto amato, in Cristo il mondo, le Sue creature, che nella Sua misericordia Egli ha voluto salvare da una dannazione che altrimenti senza il Suo intervento sarebbe stata certa. Dio ha quindi deciso di amare esseri umani peccaminosi e malvagi e di salvarli anche se meritavano la dannazione eterna.

    Dio ha dovuto quindi riconciliare la Sua perfetta giustizia e santità con il Suo perfetto amore e misericordia e questo lo ha fatto nella e mediante la persona di Gesù Cristo. Gesù è la riconciliazione della giustizia divina e del Suo amore, questo Dio ha fatto senza dover violare il Suo carattere giusto e misericordioso.

    Quindi Dio è severo perché il salario del peccato è la morte e su questa cosa Dio non transige. Per questo Gesù ha dovuto offrire la Sua vita al posto della vita di coloro che Dio ha deciso di salvare. Qualcuno doveva morire e pagare il prezzo del peccato e questo qualcuno è stato Gesù.

    Dio è severo con chi persiste nell’incredulità e quindi nella malvagità della loro natura peccaminosa. Dio è stato severo con il popolo di Israele per via della loro incredulità. Ricordiamoci che non è Dio direttamente responsabile dell’incredulità del Suo popolo, l’uomo è incredulo di Suo, questo lo abbiamo già compreso, spero, dallo studio di Romani 1:18-32 e questo è sempre stata la condizione del popolo di Dio:

    Ebrei 3:16-19 Infatti, chi furono quelli che dopo averlo udito si ribellarono? Non furono forse tutti quelli che erano usciti dall’Egitto, sotto la guida di Mosè? 17 Chi furono quelli di cui Dio si disgustò per quarant’anni? Non furono quelli che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Infatti vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro incredulità.

    Ciò che Dio ha fatto nel senso che li ha induriti ha in effetti causato loro di non ricevere la fede che solo Lui può elargire a chi Egli stesso ha eletto prima della fondazione del mondo.

    Efesini 1:4; Apocalisse 13:8; Apocalisse 17:8.

    Gli eletti sono stati eletti, cioè scelti per la salvezza prima della fondazione del mondo ad essere in Cristo il quale fu anche Egli eletto prima della fondazione del mondo ad essere Colui in cui gli eletti avrebbero ricevuto la fede e conseguenzialmente la vita eterna, cioè la salvezza.

    1 Pietro 1:20; Apocalisse 13:8.

    Abbiamo già studiato il fatto che i non eletti non ricevono la fede e quindi è interamente giusto dire che Dio li ha induriti o accecati così che non possono credere alla verità, ma non è Dio che li indurisce o li acceca attivamente. Questi oramai sappiamo che non possono e non vogliono credere, il loro non volere è la parte che li rende responsabili. L’indurimento di Dio non è niente altro che la parola e la verità di Dio che rende gli increduli ancora più resistenti ad esse, questo causa un aumento dell’indurimento di un cuore già duro e già resistente alla verità e parola di Dio.

    La verità e la parola di Dio causa solo ulteriore indurimento nei cuori di coloro che non sono eletti a credere. Ecco che così possiamo dire che Dio indurisce la gente ma che Egli non è responsabile per il loro cuore già duro. Dio è severo verso questi increduli. Ecco che Paolo dice che la severità di Dio verso un popolo predominantemente incredulo o apostata ha causato il loro troncamento dal Regno di Dio. Ecco perché Paolo dice severità verso coloro che sono caduti.

    Caduti dove? Nell’apostasia per via della loro incredulità. Praticamente un non eletto è un apostata ecco perché come dice:

    Ebrei 6:4 Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, 6 e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

    Vediamo anche qui nello stesso conteso l’autore di Ebrei ci dice che sono stai esposti alla intera rivelazione di Dio tramite il Vangelo ma sono caduti.

    Di nuovo la parola caduti è l’indicazione che sono rimasti increduli e caduti nella apostasia.

    La parola cadere è una indicazione nella parola di Dio che significa cadere in un particolare stato, cioè quello di apostasia.

    Ecco perché in Giuda c’è la benedizione e la dossologia alla fine della Epistola che dichiara: 24 Or a colui che può salvaguardarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili e con grande gioia, 25 all’unico Dio sapiente, il nostro Salvatore, sia gloria, grandezza, dominio e potestà, da ora e per tutte le età. Amen.

    Qui la parola ogni caduta non è riferita a preservarci da peccati generici ma ad un peccato specifico, cioè l’abbandono della vera e sola fede in Gesù Cristo, cioè Dio ci salvaguarda dalla caduta nella apostasia. La parola Greca aptaístoususata qui tradotta caduta, vuol dire che Dio ci salvaguarda e ci fa rimanere fermi, cioè non possiamo essere mossi dalla nostra posizione. L’esempio più idoneo è di un albero che non può essere sradicato e quindi non può cadere e di conseguenza non può morire.

    Lo sradicamento dell’albero o il troncamento dei tralci o rami ci fa quindi intendere che non è riferito a coloro che sono in Cristo. Dio non è bugiardo e non inganna, Dio è fedele alle Sue promesse ed è veritiero, cioè non mente. Dio è verità. Quindi se lo adoriamo in spirito e verità questo semplicemente significa che per adorare Dio dobbiamo essere nati di nuovo e dobbiamo adorarlo in conformità con la Sua verità. Lo Spirito Santo sappiamo che Egli stesso è lo Spirito di verità Giovanni 14:17;

    Giovanni 16:13-15. La parola di Dio è verità Giovanni 17:17.

    Adorare Dio quindi in spirito e verità è vuol dire proprio che adoriamo Dio mediante lo Spirito Santo e la parola di Dio, il fatto che dobbiamo essere persone nate dallo Spirito di Dio, il quale ci guida nella verità della parola e quindi della persona di Dio.

    Romani 8:1-9 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito. 5 Infatti coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo Spirito alle cose dello Spirito. 6 Infatti la mente controllata dalla carne produce morte, ma la mente controllata dallo Spirito produce vita e pace.

    7 Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo. 8 Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. 9 Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui.

    Dio non mente, quindi se dice che non c’è più nessuna condanna per chi è in Cristo vuol dire che non c’è più nessuna condanna. Se Gesù dice che tutti color che Dio gli da vengono a Lui e di essi non perderà alcuno ma li farà risorgere l’ultimo giorno, vuol dire che questo Egli farà.

    Se Gesù ha detto che chiunque va a Lui non li scaccerà mai via, vuol dire che non saranno mai messi fuori per nessuna ragione. Se Gesù ha detto che dà vita eterna alle Sue pecore ed esse non periranno mai vuol dire che NON PERIRANNO MAI! Se Gesù ha detto che nessuno le può rapire delle Sue mani e dalle mani del Padre vuol dire che NESSUNO LE PUO’ RAPIRE. Se Gesù dice: In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

    Se la parola di Dio dice: che Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

    Dio ci ha salvati dall’ira a venire vuol dire proprio che Dio farà questo e quindi non possiamo dire che la Scrittura dica anche che un credente vero e nato di nuovo possa perdere ciò che Dio gli ha promesso. Dio non solo sarebbe bugiardo e infedele ma sarebbe anche un ingannatore se dicesse una cosa e poi un altra venisse ad adempiersi. Noi però sappiamo chi è il bugiardo e l’ingannatore, non è Dio, è Satana e chiunque insegna le menzogne delle false dottrine serve Satana e non Dio, non importa cosa essi si dichiarino di essere o a chi essi dicano che appartengono.

    Molte persone sono semplicemente ingannate e sì, possono essere credenti veri ma se vivono continuamente negli inganni e nelle false dottrine rimarranno ingannati da esse. Questo inoltre rinforza l’orgoglio spirituale e la loro fedeltà, non alla parola di Dio ma alle credenze delle loro denominazioni. E’ una cosa gravissima screditare ciò che dice il Signore Gesù e la parola di Dio, vuol dire che se diciamo l’opposto di ciò che dice chiamiamo Dio bugiardo. Questa cose è grave anzi gravissima.

    Quindi avendo di nuovo compreso che un vero credente non può mai perdere la salvezza dobbiamo riconciliare ciò che dice la parola di Dio con il vero significato che essa ci presenta.

    Un apostata è già incredulo e rimane tale sempre se non è eletto alla salvezza. Una persona che apparentemente segue Gesù ma che poi lo abbandona non è un vero credente e non è un vero discepolo, Gesù ce lo ha reso evidente in:

    Giovanni 6:63-66 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    Erano discepoli e lo seguivano ma non credevano, questo li rende increduli, sono apostati, lo conferma il fatto che abbandonano Gesù e non lo seguirono più. Questo non è lo stesso destino di chi è veramente nato di nuovo e persevera sino alla fine.

    Questo è essenziale nel comprendere l’apostasia e lo stato di incredulità e comprendere che la Scrittura quindi non dice che un vero credente possa perdere la salvezza ma la Scrittura avverte che chi non persevera andrà in perdizione. Questo è un soggetto diverso dal perdere ciò che uno già ha, questa cosa significa semplicemente che chi abbandona Cristo, chi dimostra mancanza di fede non l’ha mai avuta ed è per questo che abbandonano la via della verità. Tutto questo non ha in essenza semplicemente a che vedere con il peccare nel senso generale ma ha tutto a che vedere con il peccato della apostasia o incredulità.

    Il seme caduto sulla terra dura, il seme caduto nella terra rocciosa che non produce una radice, il seme che cade tra le erbacce e rovi, Giuda, i discepoli menzionati in Giovanni 6, quelli menzionati in 1 Giovanni 2:19 che dice: Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri perché, se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è accaduto perché fosse palesato che non tutti sono dei nostri.

    E’ reso palese che questi non erano veri credenti, questi sono i tralci rimossi, questi sono i rami troncati, questi sono gli alberi sradicati, le nubi senza pioggia, questi sono coloro anche di cui Giuda scrive nella sua epistola, quindi ciò che Giuda scrive in conclusione della sua lettera è importantissimo da comprendere nel suo contesto. Dio salvaguarda i Suoi figli da cadere nella apostasia e li fa perseverare fino a portarli irreprensibili nella Sua presenza con immensa gioia.

    In conclusione quindi Paolo dice ai Gentili Vedi dunque la bontà e la severità di Dio: la severità su quelli che sono caduti, e la bontà verso di te, se pure perseveri nella bontà, altrimenti anche tu sarai reciso.

    Dio è severo verso coloro che continuano nella incredulità, verso coloro che cadono quindi nella apostasia, questi cadono senza rimedio. Dio è buono però verso coloro che Egli salva, in questo caso perché ha lasciato che gli Ebrei continuassero e anche oggi continuino nella loro apostasia così che la Sua bontà, la Sua misericordia possa essere riversata sulle nazioni, sui Gentili. Quindi Paolo sta dicendo ai Gentili di non pensare con orgoglio che essi sono per qualche ragione meglio degli Ebrei e che per questo Dio li salva ma Paolo sta in effetti dicendo id essere riconoscenti e umili e di ringraziare Dio che ha deciso di condannare il Suo popolo, per un periodo per far si che le nazioni Gentili potessero essere salvate. Perseverare nella bontà di Dio significa continuare a credere, continuare a ricevere la misericordia di Dio tramite il Vangelo, perseverare nella fede altrimenti anche i Gentili come gli Ebrei saranno recisi.

    Romani 11: E anche essi, se non perseverano nell’incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo. 24 Infatti, se tu sei stato tagliato dall’olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell’olivo domestico, quanto più costoro, che sono rami naturali, saranno innestati nel proprio olivo.

    Adesso Paolo conferma ciò che stiamo dicendo già da un pezzo, cioè che quando il residuo della nazione di Israele finirà di perseverare nell’incredulità sarà innestato di nuovo, perché Dio è potente e può farlo. Cioè Dio può riportare Israele alla salvezza del Nuovo Patto in Cristo e così ricevere tutte le promesse che Dio gli ha fatto nel passato.

    All’inizio del capitolo Paolo ha detto che Dio non ha affatto abbandonato permanentemente il Suo popolo adesso Paolo dice che sarà quando essi crederanno in Messia Gesù che la potenza di Dio che innestato i Gentili nel Regno di Dio è potente per poter innestare di nuovo il residuo del Suo popolo che crederà in Gesù come Messia.

    Abbiamo già detto molte volte durante questo studio che il residuo del popolo di Israele si ravvederà della loro incredulità e per questa ragione saranno innestati di nuovo nel Regno di Dio tramite il Nuovo Patto. Questo è il patto del quale parla Dio nelle profezie antiche e di cui parla l’autore di Ebrei.

    Geremia 31:27-34 «Ecco, verranno i giorni», dice l’Eterno, «nei quali seminerò la casa d’Israele e la casa di Giuda con seme di uomini e con seme di animali. 28 E avverrà che come ho vegliato su di loro per sradicare, per demolire e per abbattere, per distruggere e per far del male, così veglierò su di loro per edificare e per piantare», dice l’Eterno. 29 «In quei giorni non si dirà più: “I padri hanno mangiato l’uva acerba e i denti dei figli sono rimasti allegati”. 30 Ma ognuno morirà per la propria iniquità; chiunque mangerà l’uva acerba rimarrà con i denti allegati. 31 Ecco, verranno i giorni», dice l’Eterno, «nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; 32 non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore», dice l’Eterno. 33 «Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni», dice l’Eterno: «Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 34 Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: “Conoscete l’Eterno!”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice l’Eterno. «Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».

    Ezechiele 36:23-28 Io santificherò il mio grande nome profanato fra le nazioni, che avete profanato nel loro mezzo. Le nazioni riconosceranno che io sono l’Eterno», dice il Signore, l’Eterno, «quando sarò santificato in voi davanti ai loro occhi. 24 Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi e vi ricondurrò nel vostro paese. 25 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. 28 Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro DIO.

    Ebrei 8:6-12 Ma ora Cristo ha ottenuto un ministero tanto più eccellente in quanto egli è mediatore di un patto migliore, fondato su migliori promesse, 7 perché, se quel primo patto fosse stato senza difetto, non sarebbe stato necessario stabilirne un altro. 8 Dio infatti, rimproverandoli, dice: «Ecco, vengono i giorni che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto, 9 non come il patto che feci con i loro padri, nel giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese di Egitto, perché essi non sono rimasti fedeli al mio patto, ed io li ho rigettati, dice il Signore. 10 Questo dunque sarà il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore, io porrò le mie leggi nella loro mente e le scriverò nei loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. 11 E nessuno istruirà più il suo prossimo e nessuno il proprio fratello, dicendo: “Conosci il Signore!”. Poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro, 12 perché io avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati e dei loro misfatti».

    Da queste profezie si evince che il Patto con la casa di Israele nel contesto del Nuovo Patto è relegato agli ultimi giorni e alla conversione della nazione perché ciò che è scritto in queste profezie non si ancora adempiuto, si comprende benissimo dal linguaggio che questi riferimenti non sono legati alla prima venuta di Gesù ma alla seconda, basti vedere la condizione della casa di Israele da allora ad oggi.

    Queste cose scritte non si possono affatto applicare ai convertiti Ebrei ai tempi di Paolo, quindi devono avere un adempimento futuro.

    Ricordiamoci che è il Vangelo di Gesù Cristo che è la potenza per la salvezza di chi crede in Gesù Cristo prima per il giudeo e poi per il Gentile ma come abbiamo visto in precedenza i primi cioè i Giudei saranno gli ultimi e gli ultimi cioè i Gentili saranno i primi, questo è esattamente ciò che Gesù stava dicendo in Matteo 20:16; Luca 13:29-30.

    Quindi Dio è potente per poterli innestare di nuovo quando crederanno in Messia Gesù. Se le nazioni smettono di credere in Gesù saranno di nuovo troncate ed abbiamo detto che questo sta in effetti succedendo in questo stesso momento. Stiamo entrando nel periodo descritto da Paolo in

    2 Tessalonicesi 2:1-4 Or vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e al nostro adunamento con lui, 2 di non lasciarvi subito sconvolgere nella mente né turbare o da spirito, o da parola, o da qualche epistola come se venisse da parte nostra, quasi che il giorno di Cristo sia già venuto. 3 Nessuno v’inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e prima che sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, 4 l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio.

    L’apostasia e la rivelazione dell’anticristo sono tra l’altro sinonime con ciò che Gesù disse in

    Matteo 24:11-22 E sorgeranno molti falsi profeti, e ne sedurranno molti. 12 E perché l’iniquità sarà moltiplicata, l’amore di molti si raffredderà; 13 ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14 E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine». 15 «Quando dunque avrete visto l’abominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda), 16 allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti. 17 Chi si trova sulla terrazza della casa, non scenda a prendere qualcosa di casa sua; 18 e chi è nei campi, non torni indietro a prendere il suo mantello. 19 Ma guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! 20 E pregate che la vostra fuga non accada d’inverno, né di sabato, 21 perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

    Questo periodo è in perfetta sincronia anche con Apocalisse 12 e 13.

    Ciò che Gesù menziona in Matteo 24 è il periodo che molti sono venuti a conoscere come la grande tribolazione. Questo periodo è relativo alla nazione di Israele e alla sua eventuale conversione.

    Questo periodo è descritto nell’Antico Testamento in: Geremia 30:1-7La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell’Eterno, dicendo: 2 «Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: Scriviti in un libro tutte le parole che ti ho detto, 3 perché, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, nei quali io farò ritornare dalla cattività il mio popolo d’Israele e di Giuda, dice l’Eterno, e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno». 4 Queste sono le parole che l’Eterno pronunciò riguardo ad Israele e a Giuda: 5 «Così dice l’Eterno: Noi abbiamo udito un grido di terrore, di spavento e non di pace. 6 Informatevi e vedete se un maschio può partorire. Perché dunque vedo tutti gli uomini con le mani sui loro lombi come una donna che sta per partorire? Perché tutte le facce sono diventate pallide? 7 Ahimè, perché quel giorno è grande; non ve ne fu mai alcuno simile; sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, ma egli ne sarà salvato.

    Come vediamo il linguaggio usato sia da Geremia che da Gesù è pressoché identico in effetti.

    Si denota chiaramente dunque che Gesù in Matteo 24 stava riferendosi al periodo descritto in Geremia 30. Come vediamo il contesto è veramente in linea con il residuo di Israele più che altro.

    E’ lo zelo di Dio che compirà questa opera e la compirà per la fedeltà delle Sue promesse. Dio è e deve essere fedele a Se stesso prima di tutto. Questo è confermato da diverse Scritture:

    Ebrei 6:16-18 Gli uomini infatti ben giurano per uno maggiore, e così per loro il giuramento è la garanzia che pone termine ad ogni contestazione. 17 Così Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento, 18 affinché per mezzo di due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, avessimo un grande incoraggiamento noi, che abbiamo cercato rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci è stata messa davanti

    Dio ha giurato da Se stesso perché non ci può essere più grande promessa che quando Dio la fa da Se senza che nessun altro ne faccia parte. Cioè la promessa non è relegata al compimento da nessun altro eccetto Dio.

    Già nell’Antico Testamento Dio ha dichiarato:

    Deuteronomio 9:4-6 Quando l’Eterno, il tuo DIO, li avrà scacciati davanti a te, non dire nel tuo cuore: “È per la mia giustizia che l’Eterno mi ha fatto entrare in possesso di questo paese”. È invece per la malvagità di queste nazioni che l’Eterno le scaccia davanti a te. 5 No, non è per la tua giustizia né per la rettitudine del tuo cuore che tu entri ad occupare il loro paese, ma è per la malvagità di queste nazioni che l’Eterno, il tuo DIO, le sta per scacciare davanti a te, e per adempiere la parola giurata ai tuoi padri, ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe. 6 Sappi dunque che non è per la tua giustizia che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà in possesso questo buon paese, poiché tu sei un popolo dal collo duro.

    Vediamo che non è per nessuna altra ragione per la quale Dio è fedele al Suo popolo se non per la giustizia stessa di Dio e non per quella del popolo, anzi Dio non ha belle cose da dire della fedeltà del popolo ma parla della Sua e Dio da loro la terra in eredità solo per adempiere la parola giurata da Lui ai loro padri.

    Anche in: Isaia 9:5-6 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l’impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. 6 Non ci sarà fine all’incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti.

    Come vediamo Dio promette qui il la prima e seconda venuta del Messia, poi Dio promette che è il Suo zelo che compirà il tutto.

    Ben due volte in Ezechiele 20 Dio dichiara che è per amore del Suo nome che ha risparmiato e portato Israele nella terra promessa, questo lo troviamo nei versetti 14 e 22. Poi più avanti Dio parla della Sua fedeltà riguardo alle promesse che ha fatto al Suo popolo e dice in Ezechiele 20:33-44

    33 «Com’è vero che io vivo», dice il Signore, l’Eterno, «io regnerò su di voi con mano forte, con braccio disteso e con furore scatenato. 34 Vi farò uscire di mezzo ai popoli e vi radunerò dai paesi nei quali siete stati dispersi con mano forte, con braccio disteso e con furore scatenato, 35 e vi condurrò nel deserto dei popoli, e là eseguirò il mio giudizio su di voi, faccia a faccia. 36 Come ho eseguito il mio giudizio sui vostri padri nel deserto del paese d’Egitto, così eseguirò il mio giudizio su di voi», dice il Signore, l’Eterno. 37 «Vi farò passare sotto la verga e vi riporterò nei vincoli del patto. 38 Separerò di mezzo a voi i ribelli e quelli che sono infedeli verso di me; li farò uscire dal paese dove dimorano, ma non entreranno nel paese d’Israele; allora riconoscerete che io sono l’Eterno. 39 Voi dunque, casa d’Israele», così parla il Signore, l’Eterno: «Andate, servite ognuno i vostri idoli; ma in seguito mi darete ascolto e non profanerete più il mio santo nome con i vostri doni e con i vostri idoli. 40 Poiché sul mio monte santo, sull’alto monte d’Israele», dice il Signore, l’Eterno, «là tutta la casa d’Israele, tutti quanti saranno nel paese, mi servirà; là io mi compiacerò di loro, là richiederò le vostre offerte e le primizie dei vostri doni insieme a tutte le vostre cose consacrate. 41 Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò fatti uscire di mezzo ai popoli e vi avrò radunati dai paesi nei quali siete stati dispersi; e sarò santificato in voi agli occhi delle nazioni. 42 Voi riconoscerete che io sono l’Eterno, quando vi condurrò nella terra d’Israele, nel paese per il quale avevo alzato la mano e giurato di dare ai vostri padri. 43 Là ricorderete la vostra condotta e tutte le azioni con le quali vi siete contaminati e proverete disgusto di voi stessi per tutte le malvagità che avete commesso. 44 Così riconoscerete che io sono l’Eterno, quando agirò con voi per amore del mio nome e non secondo la vostra condotta malvagia né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d’Israele», dice il Signore, l’Eterno.

    Di nuovo nel versetto 44 il Signore dice che è per amore del Suo nome e non secondo la condotta malvagia del Suo popolo che li riporterà nel Nuovo Patto e nelle Sue promesse.

    Vediamo quindi che, anche se dalla prima venuta di Gesù Cristo e la seconda Israele agirà secondo la loro condotta malvagia e le loro azioni corrotte, non ostante tutto, è per via della Sua stessa fedeltà che Dio sceglie di salvare Israele e ristabilire a loro il Regno.

    Questo quindi è vero di tutti, anche dei Gentili, che sicuramente agiscono secondo la loro condotta malvagia e corrotta. Dio ha salvato il mondo perché Egli ha amato la Sua creazione ed ha stabilito un patto con il Suo Figlio Gesù Cristo, così che la salvezza, sia di Israele che delle nazioni, è solo dovuta alla misericordia e la fedeltà di Dio.

    La salvezza non ha niente a che vedere con la condotta o le opere dell’essere umano. Quindi il Gentile non ha assolutamente alcun diritto di essere presuntuoso, superbo e orgoglioso ne di credersi meglio o favorito da Dio al disopra di Israele.

    Infatti poi Paolo continua dicendo: Infatti, se tu sei stato tagliato dall’olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell’olivo domestico, quanto più costoro, che sono rami naturali, saranno innestati nel proprio olivo.

    Semplicemente, se infatti i Gentili che erano fuori dalle promesse del Regno di Dio sono stati inclusi essendo appunto contro natura rispetto ad Israele, allora Dio non innesterà di nuovo il Suo popolo nelle promesse e nel Regno visto che sono state loro promesse da Dio? Certamente, perché Dio avrà misericordia di chi avrà misericordia e pietà di chi avrà pietà. Certamente! Perché Dio è fedele alle Sue promesse e le adempierà a Suo tempo e nel Suo modo. Questa fu infatti la risposta che Gesù diede ai Suoi discepoli in:

    Atti 1: 6-7 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità.

    La riammissione o il rinnesto del residuo della nazione di Israele nel Regno di Dio accadrà nel tempo e momento adatto che Dio ha stabilito nel Suo piano di redenzione.

    Quindi il rigetto di Messia da parte di Israele era tutto già stabilito e permesso da Dio così che i Gentili potessero entrare a far parte del Regno di Dio mediante la creazione della chiesa. Comunque anche la riammissione di Israele nel Regno di Dio tramite l’accettazione di Messia alla Sua seconda venuta è stata pianificata da Dio ad accadere al momento preciso e perfetto scelto da Dio. Il periodo che Gesù descrisse in Luca 4 che era l’adempimento della profezia di Isaia nel capitolo 61 versetto uno e metà del due, dove dice che l’anno di grazia del Signore era adempiuto.

    Questo anno della grazia del Signore in realtà non è un anno di 365 giorni ma un anno simbolico che è in realtà un periodo, una epoca, una età, una generazione. Subito dopo questo periodo la profezia di Isaia menziona il giorno di vendetta di Dio, questo è ciò che noi conosciamo come giorno del Signore cioè il periodo di giudizio di Dio sul mondo incredulo e malvagio, sull’anticristo, sul falso profeta e su due terzi della nazione di Israele.

    Nella profezia di Daniele 9 riguardo alle settanta settimane menzionate dall’Arcangelo Gabriele leggiamo:

    Daniele 9:20-27 Mentre io stavo ancora parlando, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo d’Israele e presentavo la mia supplica davanti all’Eterno, il mio DIO, per il monte santo del mio DIO, 21 sì, mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell’uomo Gabriele, che avevo visto in visione all’inizio, mandato con rapido volo, mi raggiunse verso l’ora dell’oblazione della sera. 22 Egli mi ammaestrò, mi parlò e disse: «Daniele, io sono venuto ora per metterti in grado di intendere. 23 All’inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per fartela conoscere, perché tu sei grandemente amato. Fa’ dunque attenzione alla parola e intendi la visione: 24 Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un’inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. 27 Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana, ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore, finché la totale distruzione, che è decretata, sarà riversata sul devastatore».

    L’interpretazione di questa profezia come sempre è una doppia. Ha un adempimento più vicino ed uno più remoto.

    Quello che vogliamo vedere è quello remoto o futuro, perché comunque sempre come l’altro a che vedere con la nazione di Israele e ci aiuterà a comprendere meglio i tempi finali dei quali la Scrittura parla, sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo.

    Il passo è Messianico e quindi dobbiamo interpretare il significato del passo in un contesto Messianico, così è anche l’interpretazione delle settimane. Le settimane sono settimane formate da sette anni l’una. Le prime sette settimane riguardano la ricostruzione di Gerusalemme dal 445 al 396 A.C. Le sessanta due settimane cioè 434 anni sono dal 396 al 38 D.C. le quali culminerebbero con l’entrata di Gesù in Gerusalemme la domenica delle palme fino ad una settimana dopo.

    Così che ci sarebbe uno spazio, un periodo mancante il quale è l’era presente prima dell’inizio dell’ultima settimana il quale è un periodo di sette anni, il quale è noto come il periodo della tribolazione, ed è proprio in perfetta linea con le altre profezie riguardo alla seconda venuta di Messia e ciò che la precede. Il periodo prima dell’inizio dell’ultima settimana, cioè il periodo di tribolazione di Israele è l’età della chiesa in cui abbiamo vissuto fino ad ora e vivremo fino allora.

    Guardando ciò che dice Daniele riguardo a ciò che avviene in questo periodo troviamo che nel versetto 27 di Daniele nove la profezia dice che il capo del popolo della nazione che ha distrutto la città e il santuario, cioè l’impero Romano o ciò che lo rappresenta nel tempo futuro il quale molti credono che possa essere o l’EU o le Nazioni Unite, insomma, il capo di questo impero che è comunque discendente da quello Romano o l’Impero Romano rinato come si suol chiamarlo, in questo caso l’anticristo, farà un patto con Israele, un patto di di sette anni, ma nel mezzo della settimana,cioè tre anni e mezzo, egli interromperà il sacrificio e l’oblazione nel tempio e dopo questo l’anticristo sarà tale devastatore ed inaugurerà il periodo della grande tribolazione.

    Quindi questo passo parla della distruzione del tempio e di Gerusalemme nell’anno 70 D.C. ma poi parla degli avvenimenti che avverranno nell’ultima settimana, cioè gli ultimi sette anni prima del ritorno di Messia.

    Le profezie che confermano tutto questo sono:

    Matteo 24:11-22 E sorgeranno molti falsi profeti, e ne sedurranno molti. 12 E perché l’iniquità sarà moltiplicata, l’amore di molti si raffredderà; 13 ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14 E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine». 15 «Quando dunque avrete visto l’abominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda), 16 allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti. 17 Chi si trova sulla terrazza della casa, non scenda a prendere qualcosa di casa sua; 18 e chi è nei campi, non torni indietro a prendere il suo mantello. 19 Ma guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! 20 E pregate che la vostra fuga non accada d’inverno, né di sabato, 21 perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

    L’abominazione di desolazione di cui parla Gesù è la stessa cosa che dice Daniele. Questo riferimento ovviamente non può essere riferito ad Antiochio Epifano che ha desolato il tempio ancora prima della nascita di Gesù. Quindi la profezia di Daniele non si riferiva solo a quella desolazione ma ad una a venire dopo. Se poi l’adempimento di quella profezia fosse solo stata la distruzione del tempio e di Gerusalemme nel 70 D.C. allora le profezie di Matteo 24, di 2 Tessalonicesi 2 e di Apocalisse 12-13 non potrebbero esistere come sono scritte. Poiché Apocalisse fu molto probabilmente scritta durante il regno dell’Imperatore Domiziano il periodo è tra gli anni 81 a 96 D.C. Così che le profezie del libro devono avere un adempimento che avviene dopo l’anno 70 D.C. Il che significa che l’anticristo in questione, sia quello che descrive Daniele, sia Gesù che Giovanni non è l’episodio ne il principe che ha distrutto il tempio e Gerusalemme nel 70 D.C.

    Gesù inoltre dice che, il Vangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo, ancora questo non è accaduto. Quando questo avverrà allora la fine verrà.

    Il periodo dell’ultima settimana o sette anni è la fine dei tempi secondo le profezie Ebraiche. Gesù si sta riferendo quindi al periodo che precederà il Suo ritorno, cioè il periodo della tribolazione. Il fatto che Gesù dice che ci sarà una tribolazione così grande la quale non c’è mai stata prima e mai ci sarà è sicuramente un riferimento a qualche cosa che ancora non è avvenuto in Israele.

    Quei giorni sono stati abbreviati,infatti la durata sarà tre anni e mezzo. Così immenso è e sarà la devastazione di quei giorni che se i tempi non fossero abbreviati nessuno sopravviverebbe.

    Il periodo in questione è il periodo di cui ha scritto Zaccaria nei capitolo 12-13-14. Questi capitoli parlano del periodo subito precedente il ritorno del Signore ed il periodo di cui parla Daniele e Gesù e Giovanni in Apocalisse 12-13 e capitoli seguenti.

    Questo periodo ancora deve avvenire, quindi quando l’ultima settimana,cioè i sette anni inizieranno, Dio inizierà a portare il residuo di Israele alla salvezza sino al ritorno di Messia.

    Apocalisse 13:1-5 E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. 2 E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell’orso e la sua bocca come quella del leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità. 3 E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia. 4 E adorarono il dragone che aveva dato l’autorità alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia, e chi può combattere con lei?». 5 E le fu data una bocca che proferiva cose grandi e bestemmie; e le fu data potestà di operare per quarantadue mesi.

    La bestia in questione è l’anticristo, che è il principe del popolo devastatore di cui parla Daniele, quando egli infatti interrompe i sacrifici nel nuovo tempio ricostruito in Israele, questo è ciò di cui parla Gesù in:

    Matteo 24:15 «Quando dunque avrete visto l’abominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda),

    e di cui parla Paolo in:

    2 Tessalonicesi 2:1-4 Or vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e al nostro adunamento con lui, 2 di non lasciarvi subito sconvolgere nella mente né turbare o da spirito, o da parola, o da qualche epistola come se venisse da parte nostra, quasi che il giorno di Cristo sia già venuto. 3 Nessuno v’inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e prima che sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, 4 l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio.

    Tutto questo avviene nel mezzo dei sette anni cioè i tre anni e mezzo o i quarantadue mesi di cui parla Apocalisse 13:5.

    Nel versetto 14 di Apocalisse 12 Giovanni parla della tribolazione di Israele e dice che Israele sarà nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dalla presenza del serpente.

    Un tempo, un periodo, dei tempi sette anni, la metà di un tempo, tre anni e mezzo.

    Così che il residuo eletto che sarà salvato sarà preservato da Dio per tre anni e mezzo che è il periodo di cui Gesù ha parlato dicendo che è il tempo abbreviato così che gli eletti potessero essere salvati. Questo è il terzo della nazione di Israele di cui parla Zaccaria in Zaccaria 13:8-9.

    Quindi si deduce anche che gli eletti di cui Gesù sta parlando in modo specifico è il residuo della nazione di Israele, seppure anche la profezia di Gioele dice che chiunque invocherà il nome del Signore in quei tempi sarà salvato, cioè sia Gentili che Ebrei.

    Ora tutto questo però ci ha dato l’impeto per entrare nei prossimi versetti di Romani 11.

    Romani 11:25-27 Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili, 26 e così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. 27 E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati».

    Così che abbiamo compreso che Dio ha ancora un vero e proprio programma di redenzione per riammettere Israele nelle Sue promesse e nel Nuovo Patto. Infatti Paolo adesso avverte di nuovo i credenti Gentili di non insuperbirsi riguardo alla condizione di Israele.

    Già altre volte in precedenza Paolo ha avvertito i Gentili a partire col versetto 18 di non vantarsi, poi nel versetto 20 Paolo avverte di non insuperbirsi ed adesso nel versetto 25 di nuovo Paolo avverte di non essere presuntuosi in se stessi riguardo ad Israele perché il loro indurimento come già Paolo aveva spiegato era per via della loro incredulità ed è per la misericordia che Dio ha per i Gentili che ha troncato Israele dal Regno. Questo troncamento, questo indurimento però era e sarà parziale, cioè temporaneo, per un periodo specifico nel piano di Dio.

    Paolo adesso menziona che per i credenti Gentili vi è un mistero, cioè qualche cosa ancora a loro non rivelato fino a quel giorno. Adesso però Paolo spiega quale sia il mistero così che i Gentili non diventino presuntuosi riguardo al favore, cioè la grazia che godono con Dio.

    Come per l’Ebreo la chiesa era un mistero nelle loro Scritture antiche così la riammissione di Israele era un mistero per la chiesa Gentile che aveva cominciato già a credere che Dio aveva abbandonato Israele completamente.

    La cosa ironica è che, anche oggi per via di chi ha seminato la falsa dottrina della sostituzione, la salvezza e il ristabilimento del Regno ad Israele rimane un mistero anche in una parte della chiesa Evangelica.

    Le radici Ebraiche della chiesa sono state sradicate per paura di che si giudaizzasse la chiesa. E’ triste che ogni riferimento alle radici ebraiche della chiesa sia stato eliminato poiché eliminando le radici ebraiche si perde così un grande pezzo di Scrittura che ci descrive appieno il piano di redenzione di Dio.

    In un certo senso anche la dottrina del rapimento pre-tribolazione ha fatto sì che la chiesa diventasse sempre più disinteressata al destino di Israele.

    Il rispetto da parte dei Gentili verso le radici ebraiche della chiesa è stato menzionato da Paolo anche prima e Paolo ha avvertito i Gentili di non insuperbirsi per via del fatto che è solo per la misericordia di Dio e fede che i Gentili sono stati ammessi.

    Il fatto è che ogni cosa che la legge di Dio ha rivelato era ed è simbolica della persona ed opera di Gesù Cristo specialmente in riferimento ad Israele e la redenzione di Israele.

    Se si esaminassero le Scritture con un occhio alle radici ebraiche della chiesa non si sarebbe mai arrivati alla conclusione che Dio avesse per sempre abbandonato il Suo popolo al Suo giudizio e che le promesse fatte ad Israele nel passato fossero adempiute solo per e nella chiesa.

    Le promesse fatte ad Israele sono tutte adempiute in Gesù Cristo ma sempre per Israele, mentre le promesse rivelate nel Nuovo Testamento fatte ad i Gentili sono adempiute sempre in Cristo nella creazione della chiesa e le promesse fatte ad essa. Anche in questo vediamo che ci sono delle similitudini ma che però sono in realtà diverse.

    Il problema della perdita delle radici ebraiche nella chiesa Gentile è generata e provenuta per la maggior parte dalla chiesa Romana che come sempre nella sua arroganza ha eliminato ogni cosa intorno ad essa per stabilire il proprio regno e la propria posizione nel mondo. Non il regno di Dio ma il regno di Roma. Dio con la religione Romana non ha veramente niente a che vedere se non che essa abbia usato invano ed aver bestemmiato il Suo nome.

    L’entità più antisemita che sia mai esistita in attualità non è nemmeno stato il movimento Nazista ma la religione Romana. Essa ha procurato più danni, al mondo e al nome di Dio e della vera chiesa, di qualsiasi altra cosa.

    Per questa ragione stessa però la chiesa riformata ha ritenuto questa falsità, come ha fatto anche con altre dottrine della religione Romana. Purtroppo per questo fatto, antisemitismo e la dottrina della sostituzione è una cosa che è stata mantenuta, ma che dopo attento scrutinio e investigazione della Scrittura si può tranquillamente e chiaramente ritenere falsa.

    Solo mediante lo studio di Romani 11 è chiaramente evidente che Dio ha un piano specifico di redenzione per la nazione di Israele. Ovviamente il tutto è chiaramente evidente anche dallo studio corretto e dalla corretta interpretazione delle profezie dell’Antico Testamento assieme ai Vangeli.

    Quindi la riammissione di Israele era un mistero per la chiesa Gentile di allora e rimane un mistero anche per un segmento della chiesa Evangelica di oggi.

    Quale credete che sia la ragione numero uno che questo era un mistero per la chiesa Gentile di allora ed anche di oggi?

    Semplice, l’ignoranza della Scrittura. La chiesa Gentile di allora non aveva ricevuto le istruzioni e gli insegnamenti della legge e dei profeti. Solo i convertiti Ebrei dispersi nella nazioni Gentili conoscevano le antiche Scritture. Infatti solo a loro era proclamato Gesù come Messia di Israele ma alla chiesa Gentile il concetto messianico non era solitamente predicato. Quindi per la chiesa prettamente Gentile il concetto era un mistero.

    Così Paolo in Romani 10 ed 11 introduce il concetto della redenzione di Israele in una luce ed una vena un po’ diversa, non interamente ma un po’ diversa.

    E’ interessante sapere che la chiesa era un mistero per gli Ebrei perché la chiesa infatti non era rivelata in alcun modo nelle profezie dell’Antico Testamento. La redenzione di Israele infatti era un mistero per la chiesa Gentile perché essi non conoscevano le profezie, le promesse e la storia di Israele.

    La chiesa divenne invece una realtà per la rivelazione dello Spirito Santo agli Apostoli ecco perché il concetto di chiesa che includeva la salvezza di Samaritani e Gentili era un vero e proprio dilemma per gli Ebrei, lo era perché nelle Scritture la chiesa non esisteva.

    La chiesa Gentile però essendo ignorante delle Scritture antiche non poteva quindi capire la redenzione della nazione di Israele fuori dalla chiesa, cosa che apparentemente è difficile da comprendere in una gran parte della chiesa anche oggi.

    Di nuovo, questo succede perché nel passato la religione Romana ha abbandonato gli insegnamenti apostolici ed ha adottato metodi erronei per interpretare la Scrittura. E’ ironico che la religione che più insiste che è la chiesa che mantiene la successione apostolica e che ritiene e mantiene le tradizioni e gli insegnamenti apostolici sia la religione associata al Cristianesimo che più tradisce queste cose.

    La seconda ragione per la quale la redenzione di Israele era ed è tutt’oggi un mistero per molti è appunto per via della presunzione. Presumere e mantenere una posizione di arroganza riguardo alle proprie presunzioni è ciò di cui avverte Paolo.

    Facilmente è successo che la chiesa Gentile ha dimenticato che anche essa è formata da un residuo delle nazioni che è stato scelto e salvato per grazia solamente. Guardando al popolo Ebraico che storicamente ha sempre in qualche modo resistito lo Spirito Santo ed ha quasi sempre fallito di esercitare fede è facile presumere che Israele sia peggio di tutte le altre nazioni e che per questo Dio li abbia abbandonati al Suo giudizio. In aggiunta perché essi sono coloro che hanno rifiutato il Messia ed il Regno, questo per i Gentili, che vengano alla salvezza mediante la fede in Gesù Cristo sembra sia un affronto imperdonabile ed infatti in un qual senso lo è, ma lo è anche per coloro che dalle nazioni Gentili rigettano Cristo.

    Dio però continua ad avere misericordia su tutti e come ha detto Paolo in precedenza Dio non ha abbandonato il Suo popolo anche se il Suo popolo ha abbandonato Lui. Dio è fedele non alla fedeltà o ubbidienza di Israele ma alle Sue stesse promesse. Paolo ci dimostra in tutto questo capitolo che è comunque Dio stesso che ha fatto in modo che Israele continuasse per la maggior parte nelle sue solite vie incredule così che Dio stesso spandesse la Sua salvezza sul resto del mondo mediante la creazione di un nuovo popolo cioè la chiesa.

    Comunque ciò di cui avverte Paolo qui è proprio ciò che invece la chiesa ha fatto La chiesa ha dimenticato il discorso di Paolo ed ha cercato in tutti i modi di evitare la corretta interpretazione e lo studio di questo e di molti altri passi che confermano invece che Israele sarà salvato ed il Regno gli sarà di nuovo ristabilito.

    Il fatto che la salvezza è per elezione e grazia mediante la fede in Messia Gesù la rende il solo modo per cui qualsiasi persona o nazione, nel caso di Israele, sarà o può essere salvata.

    Quindi bisogna escludere ogni forma di presunzione e di orgoglio poiché nessuno si può gloriare in alcuna cosa se non in Gesù Cristo.

    Il mistero di cui parla Paolo qui ovviamente è la salvezza di Israele. Questa avverrà quando Dio avrà completato il numero di Gentili da salvare da Lui già prescelto. Il mistero è che Dio non ha abbandonato il Suo popolo e che Dio adempirà tutte le promesse che gli ha fatto nel passato. Il mistero quindi è il seguente: la chiesa seppure presuntuosamente può pensare di aver sostituito Israele e che Dio ha adempiuto tutte le Sue promesse nella chiesa ma Paolo dice che non è così.

    In realtà la Scrittura ci dimostra chiaramente che non è così. Le promesse infatti sono adempiute tutte in Cristo e da Cristo ma Dio adempie le Sue promesse esattamente a chi le ha fatte.

    Le promesse fatte nell’Antico Testamento sono adempiute in Gesù Cristo e sono per Israele, le promesse per la chiesa si trovano nelle Epistole del Nuovo Testamento e sono per la chiesa, entrambe saranno poi riunite per entrambe in eterno.

    E’ anche vero che parte delle promesse per la chiesa sono anche per Israele perché la chiesa è entrata nel Nuovo Patto ancora prima di Israele. Per esempio la resurrezione dai morti fu promessa ad Israele prima della chiesa. Il Regno di Dio fu promesso prima ad Israele, ma poi siccome la chiesa è entrata prima è la prima a ricevere le promesse del Nuovo Patto.

    Vi ricorderete che abbiamo già menzionato il detto di Gesù quando dichiarò che i primi (gli Ebrei) sarebbero stati ultimi e gli ultimi (i Gentili) sarebbero stati i primi. Questo è esattamente il contesto e il significato di quella dichiarazione.

    Come detto in precedenza le Scritture e le promesse dell’Antico Testamento sono chiare per gli Ebrei ma sono un mistero per i Gentili, la chiesa e le promesse fatte alla chiesa sono un mistero per gli Ebrei.

    La salvezza di Israele non è in alcun modo diversa da come Dio salva altri. Israele è ribelle e incredulo, Israele è religioso ed ipocrita, Israele rigetta il Vangelo, Israele si compromette con il mondo, Israele deve nascere di nuovo ed accettare Gesù come Messia. Queste condizioni non sono assolutamente diverse dalla condizione del resto degli esseri umani.

    I Gentili sono nella stessa condizione e quando i Gentili rigettano il Vangelo e Gesù come Signore e salvatore sono apostati proprio come lo è Israele. In effetti non solo gli Ebrei sono colpevoli della morte di Gesù ma tutto il mondo è colpevole poiché Gesù è venuto per salvare tutte le genti del mondo ed è morto per i loro ed i nostri peccati.

    La condizione della salvezza per grazia mediante la fede nella persona e nell’opera di Gesù Cristo è la stessa per tutti, ecco perché è follia essere presuntuosi e pensare che Israele sia senza rimedio e senza speranza.

    Così Paolo adesso dice che c’è un numero predeterminato di Gentili che deve entrare a fare parte della chiesa prima che tutto Israele sia salvato.

    Gesù infatti disse che il Vangelo sarebbe stato predicato in tutto il mondo, cioè a tutte le nazioni, tribù e lingue del mondo prima del Suo ritorno.

    Matteo 24:11-14 E sorgeranno molti falsi profeti, e ne sedurranno molti. 12 E perché l’iniquità sarà moltiplicata, l’amore di molti si raffredderà; 13 ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14 E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine».

    Troviamo detto in Apocalisse che la chiesa sarà formata da persone che appartengono a tutte le genti, tutte le tribù, tutte le lingue del mondo. Ci saranno quindi rappresentanti di ogni nazione, tribù e lingue che faranno parte del corpo di Cristo. Prima che questo possa accadere il Vangelo deve essere predicato a tutti. Israele abbiamo già determinato verrà salvato al ritorno di Gesù.

    Ricordiamoci che i Vangeli Sinottici, cioè Matteo, Marco e Luca sono maggiormente dedicati all’aspetto Ebraico del ministero di Gesù Cristo, cioè sono molto più Messianici del Vangelo di Giovanni che anche se contiene aspetti Messianici è più indirizzato a rivelare Gesù come Dio e Signore per tutti.

    Vi ricordo che il Vangelo del Regno è una dicotomia,cioè, contiene il messaggio di salvezza universale e il Vangelo del Regno Messianico e di Gesù come Messia e Salvatore di Israele.

    Quindi quando Gesù dichiara che il Vangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo si sta riferendo al Vangelo completo, quello che contiene tutte le promesse di Dio anche quelle fatte al residuo della nazione di Israele.

    Ecco che quindi quando leggiamo Matteo 24 si comprende molto meglio o meglio si dovrebbe comprendere meglio che Gesù sta facendo riferimento alla redenzione di Israele ed il contesto lo conferma quando viene esaminato con il resto del consiglio della parola di Dio.

    Matteo 24:15-31 «Quando dunque avrete visto l’abominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda), 16 allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti. 17 Chi si trova sulla terrazza della casa, non scenda a prendere qualcosa di casa sua; 18 e chi è nei campi, non torni indietro a prendere il suo mantello. 19 Ma guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! 20 E pregate che la vostra fuga non accada d’inverno, né di sabato, 21 perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati. 23 Allora se qualcuno vi dice: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure “È là”, non gli credete. 24 Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e miracoli tanto da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. 25 Ecco, io ve l’ho predetto. 26 Se dunque vi dicono: “Ecco è nel deserto”, non vi andate: “Ecco è nelle stanze segrete”, non ci credete. 27 Infatti, come il lampo esce da levante e sfolgora fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28 Poiché dovunque sarà il carname, lì si aduneranno le aquile». 29 «Ora, subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 30 E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. 31 Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba; ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra.

    Il contesto ci dimostra che ciò che Gesù sta dichiarando è riferito al residuo della nazione di Israele.

    Il fatto che Egli menziona la desolazione scritta dal profeta Daniele è una chiara indicazione che anche a quell’epoca, in quel momento chi ascoltava poteva capire a che cosa si riferisse Gesù poiché la stra-grande maggioranza di Ebrei conoscevano le profezie di Daniele, i Gentili no. Inoltre Gesù riferisce il discorso precedente al Suo ritorno a coloro che vivono in Giudea, cioè intorno a Gerusalemme, in quella regione e questo rispecchia le profezie di Zaccaria che già abbiamo avuto modo di vedere chiaramente diverse volte, capitoli 12-13-14.

    Il fatto anche che Gesù menziona di pregare che la loro fuga dalla Giudea non avvenisse di Sabato è una ulteriore indicazione che si riferisce ad Ebrei. Abbiamo anche inoltre visto che Gesù fa riferimento a questo come la dimostrazione di ciò che accadrà subito prima del Suo ritorno.

    Il tempo della persecuzione di Giacobbe che abbiamo già prima determinato sarà un periodo di tre anni e mezzo, questi sono i giorni di cui parla Gesù che avverranno dopo la desolazione del terzo tempio, vedi 2 Tessalonicesi 2:3-4 che è il passo parallelo del periodo di cui parlano Matteo 24:15-22, Daniele 9:27 e Apocalisse 12:13-17 e Apocalisse 13.

    Gesù dice che, subito dopo l’afflizione di Giacobbe, cioè il periodo di grande tribolazione che durerà tre anni e mezzo per la sopravvivenza degli eletti e il giudizio divino sul mondo, dopo questi giorni, Egli tornerà per salvare Israele.

    Durante tutto questo periodo il numero dei Gentili, cioè il completamento della chiesa sarà messo in atto e quando questo numero che è predeterminato sarà completato il residuo degli eletti Ebrei verrà salvato come dichiarano le Scritture e così tutto Israele sarà salvato.

    A questo punto Paolo dice che tutto Israele sarà salvato, questo è il residuo della nazione che sopravvive ed esce dalla grande tribolazione. Questo accade quando l’ultimo membro Gentile della chiesa verrà salvato e battezzato nel corpo di Cristo. Dio sa esattamente quando questo avverrà ed in quel momento sarà il momento in cui Gesù ritornerà.

    Questo momento sarà in congiunzione con la trasformazione dei cristiani viventi in quel momento e in congiunzione con la resurrezione dei morti in Cristo i quali, sia quelli trasformati che quelli risorti verranno rapiti nell’aria per incontrare il Signore nelle nuvole e in quel momento il Signore appare e ritorna posandosi di nuovo sul Monte degli Ulivi e distruggerà i Suoi nemici ed i nemici di Israele.

    Questo è il momento di cui parla Paolo qui, quando dice, e così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. 27 E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati».

    Come vediamo questo è il passo che parallela il ritorno di Gesù per salvare Israele. Come vediamo chiaramente questo è un evento che doveva accadere nel tempo futuro anche al tempo di Paolo, quindi non può riferirsi a ciò che è avvenuto alla prima venuta di Gesù, il che vuol dire che il patto con loro di cui parla nel versetto 27 anche se è il Nuovo Patto che Gesù ha inaugurato con la nascita della chiesa, significa che ancora Dio non lo ha adempiuto per Israele e che quindi non è ancora completo.

    Questo significa quindi che il Nuovo Patto è adempiuto ed istituito con chi apparteneva e appartiene tutt’oggi alla chiesa e questo includeva anche tutti gli Ebrei che si erano convertiti allora, ma a quel tempo, secondo ciò che dice Paolo qui, il Nuovo Patto non è considerato adempiuto per il residuo della nazione di Israele. Questo significa che il residuo di cui parla Paolo che era stato salvato allora non era e non è l’intero e completo residuo della nazione di Israele.

    Il patto con loro deve ancora essere adempiuto e questo accadrà al ritorno di Gesù quando Egli salverà la nazione, la salverà dalla distruzione fisica e da quella spirituale.

    Tutto questo è infine il completamento del Regno di Dio.

    Questo episodio descritto da Paolo è la resurrezione cioè la vita dai morti, ecco perché in precedenza Paolo dichiarò in: Romani 11:15 Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti?

    La loro riammissione, la riammissione di chi? Di Israele ovviamente.

    Ma aspetta un momento” qualcuno dirà:

    credevo che il residuo di Israele fossero gli Ebrei che furono salvati durante l’era Apostolica ma che poi Dio ha abbandonato Israele e lo tratta come qualsiasi altra nazione?”

    Ovviamente non è affatto così! La loro riammissione è l’episodio di cui parla adesso Paolo proprio qui nei versetti 26 e 27. La loro riammissione è quando per l’accettazione del Messia Gesù essi saranno nati di nuovo, tutto il residuo della nazione diverrà nato di nuovo.

    Tutto ciò è in accordo con le profezie di Ezechiele. La nuova nascita di Israele come è descritta in Ezechiele 36 e 37. Comunque non è solo la resurrezione spirituale della nazione ma sarà anche il momento della resurrezione dei morti in Cristo e il completamento del Regno di Dio. L’istituzione del Regno Messianico chiamato Millennio è l’adempimento del Nuovo Patto con Israele e l’adempimento di tutte le promesse che Dio gli ha fatto.

    Il salvatore Gesù, il Messia verrà da Sion. Sion è un altro nome che è usato per descrivere la città di Gerusalemme. Inoltre è anche il monte sul quale resta Gerusalemme chiamato monte Sion. La cresta del monte degli ulivi dal quale Gesù è asceso in cielo fa parte dello stesso monte sul quale i piedi del Messia si poseranno al Suo ritorno. Questo è il monte che continua ad est di Gerusalemme ma che in distanza fisica è soltanto circa 2000 passi da Gerusalemme e sul quale resta Gerusalemme, il monte Sion è la città di Davide. Il Messia, il figlio di Davide,il re di Israele viene a Gerusalemme per salvare il Suo popolo. Questo era ciò che loro si aspettavano da Gesù quando venne la prima volta, invece lo farà alla Sua seconda venuta.

    Atti 1:9-12 Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu sollevato in alto; e una nuvola lo accolse e lo sottrasse dai loro occhi. 10 Come essi avevano gli occhi fissi in cielo, mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono loro, 11 e dissero: «Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che è stato portato in cielo di mezzo a voi, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo». 12 Allora essi ritornarono a Gerusalemme, dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme quanto un cammin di sabato.

    Zaccaria 14:3-4 Poi l’Eterno uscirà a combattere contro quelle nazioni, come combattè altre volte nel giorno della battaglia. 4 In quel giorno i suoi piedi si fermeranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme, a est, e il monte degli Ulivi si spaccherà in mezzo, da est a ovest, formando così una grande valle; una metà del monte si ritirerà verso nord e l’altra metà verso sud

    Il Signore verrà a Gerusalemme poiché questa è la città dove Egli regnerà per 1000 anni sul trono di Davide nella città di Davide, Sion. E’ qui che la salvezza di Israele verrà, Isaia 59:20 e Zaccaria 12:10 e Zaccaria 13:1.

    Di nuovo vediamo che siccome l’intero capitolo è dedicato al popolo fisico di Israele, il seme fisico di Abrahamo, adesso Paolo conferma infatti che si sta parlando del residuo futuro di Israele alla venuta di Gesù Cristo questo lo fa dicendo che il Messia verrà a Gerusalemme per rimuovere da Giacobbe l’iniquità.

    Come abbiamo visto in precedenza il nome Giacobbe è sinonimo di Israele ed è usato nella Scrittura solo ed esclusivamente in menzione del seme fisico di Abrahamo e non è mai riferito in alcun modo alla chiesa o ad i Gentili che per qualche misteriosa dottrina di sostituzione hanno sostituito Israele nel piano di salvezza di Dio. Questa che è descritta qui è quindi la riammissione di Israele nell’ulivo menzionata prima da Paolo.

    Le parole che Paolo cita qui provengono dalle promesse e profezie riguardanti Israele fatte nell’Antico Testamento. Molte volte Dio ha dichiarato che avrebbe fatto un Nuovo Patto con la nazione di Israele. Questo Nuovo Patto è ciò che Gesù ha istituito con al Sua morte, resurrezione e ascensione ma di nuovo, a quel tempo seppure un residuo di Israele fu salvato ed incluso nella chiesa, la nazione intera però non credette e non si convertì a Messia. Anche dopo la ascensione di Gesù, il Nuovo Patto che include tutte le promesse fatte da Dio al Suo popolo in antichità veniva offerto, il ristabilimento del regno ad Israele era offerto ancora per un periodo ma fu rigettato, vedi Atti 3:17-26.

    Dopo di che gli Apostoli, in special modo Paolo, si concentrarono ad andare a predicare il Vangelo ai Gentili ma non smisero mai di offrire il Nuovo Patto alla nazione di Israele poiché la accettazione di Messia appunto significava la resurrezione e la vita eterna e il ritorno di Gesù a regnare sulla terra e poi a giudicare il mondo. La loro preghiera e desiderio era che Israele si convertisse e che Gesù tornasse, del resto anche la chiesa prega e desidera il ritorno di Cristo, ma purtroppo non sembra interessata nella conversione di Israele che in effetti è un controsenso Biblico.

    Come vediamo dalla storia di Israele e del mondo nell’anno 70 D.C. il tempio e Gerusalemme furono distrutte dai Romani e il popolo di Israele fu di nuovo disperso e sfrattato dalla terra a loro promessa.

    Per quasi due millenni Israele fu disperso tra i popoli e cessò di essere una nazione unita nella terra che avevano occupato. Come ben sappiamo ed abbiamo parlato all’inizio dello studio di questo capitolo, nel 1948 Dio ha permesso loro di essere ricostituiti come nazione riconosciuta e sono ritornati ad occupare una scheggia di terra che comunque include Gerusalemme.

    Comunque Gerusalemme, anche dopo la loro rinascita come nazione (non la rinascita spirituale), è rimasta occupata da Gentili e non è ancora la capitale di Israele, il tempio di Dio è ancora distrutto ma comunque Gerusalemme ed il tempio saranno di nuovo costruiti e Gerusalemme sarà di nuovo la capitale di Israele e Gesù sarà il Re che regnerà in essa. Il salvatore quindi verrà da Sion e rimuoverà l’iniquità da Giacobbe e adempierà il Nuovo Patto tra Lui e Israele.

    Questo è il mistero che la chiesa non conosceva, ma la chiesa può conoscerlo se vuole. Ci vuole umiltà e grande ricerca delle Scritture che debbono essere interpretate nella maniera giusta, ecco perché Paolo avverte la chiesa Gentile di non insuperbirsi e di non essere presuntuosa, perché invece lo è stata e molta è tutt’oggi.

    Questo mistero quindi ci è stato rivelato dalla parola di Dio. Anche noi come gli Apostoli dovremmo pregare, sperare e lavorare nel Vangelo per vedere la salvezza di Israele che significa il ritorno di Gesù e la resurrezione dei morti in Cristo e la trasformazione e la glorificazione dei credenti.

    Infatti ecco perché Paolo poi dice:

    Romani 11:28-32 Quanto all’evangelo, essi sono nemici per causa vostra, ma quanto all’elezione, sono amati a causa dei padri, 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento. 30 Come infatti pure voi una volta foste disubbidienti a Dio, ma ora avete ottenuta misericordia per la disubbidienza di costoro, 31 così anche costoro al presente sono stati disubbidienti affinché, per la misericordia a voi fatta, anch’essi ottengano misericordia. 32 Poiché Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza, per far misericordia a tutti.

    Quindi per un periodo determinato da Dio Israele è diventato un nemico del Vangelo, questo è però successo perché così i Gentili potessero essere salvati. Come abbiamo visto prima Dio ha indurito la maggior parte di Israele così che essi fossero completamente contrari all’opera di redenzione che è in Gesù Cristo. Essi hanno odiato e ripudiato il loro Messia e per questa stessa ragione lo hanno consegnato nelle mani dei Gentili, cioè dei Romani, per essere distrutto. Solo che Israele non si rendeva conto che tutto questo, anche se lo hanno voluto loro era esattamente il risultato che Dio voleva.

    Pietro ci ha spiegato questo dettagliatamente in:

    Atti 2:22-23 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete, 23 egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste.

    Isaia 53:10 Ma piacque all’Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell’Eterno prospererà nelle sue mani.

    Come vediamo è stata la volontà del Padre che Gesù fosse messo a morte, questo perché senza lo spargimento del sangue di Gesù non ci sarebbe remissione dei peccati, Ebrei 9:22.

    Non ci sarebbe remissione dei peccati degli eletti del mondo e nemmeno il residuo della nazione di Israele. Israele voleva che il Messia venisse e che li liberasse dai nemici terreni che li opprimevano, mentre invece Dio li ha voluti salvare come ha voluto salvare il mondo, cioè prima di tutto spiritualmente e poi anche fisicamente.

    Comunque Gesù venne la prima volta per adempiere la legge di Dio e questo adempimento incluse il Suo sacrificio, la Sua morte come l’agnello di Dio che appunto toglie i peccati del mondo, cioè degli eletti di tutto il mondo.

    Non si può negare però che Dio libererà il Suo popolo Israele dai suoi nemici terreni ma la liberazione e la salvezza che Israele ha rigettato e rigetterà fino alla seconda venuta di Messia Gesù è quella eterna ed è l’accettazione di questa salvezza che li riammetterà nel così detto ulivo, cioè nel Regno di Dio,cioè nelle promesse di Dio, il patto Eterno o Nuovo Patto. Per ora Israele è ancora fuori dal patto eterno di Dio ed è nemico del Vangelo.

    Tutt’oggi gli Ebrei sono nemici del Vangelo, da quando Gesù iniziò il Suo ministero essi si sono dimostrati i nemici del Vangelo. Se si pensa che essi hanno voluto e causato la condanna e la morte di Gesù e sono stati loro a perseguitare gli Apostoli e i credenti in Gesù. Paolo stesso era zelante e grandemente intenzionato a distruggere i seguaci del Vangelo, i seguaci di Gesù. Gli Ebrei volevano a tutti i costi distruggere questa nuova via, come essi la chiamavano. Per loro era una eresia, per loro era un movimento che spargeva falsità e che condannava la loro religione e la legge stessa di Dio.

    Paolo però dopo che fu rigenerato e salvato da Dio ha in effetti scritto che in effetti il Vangelo è la conferma e l’adempimento della legge.

    Romani 3:30 Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede, e anche l’incirconciso mediante la fede. 31 Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia, anzi stabiliamo la legge.

    Romani 10:4 perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede.

    Il fine della legge è Gesù Cristo, cioè Gesù è l’unico uomo che ha potuto adempiere appieno la legge divina, così che per fede in Lui la giustizia di tutta la legge divina è adempiuta in chi crede in Lui.

    Questo è ciò che abbiamo imparato in:

    Romani 8:2-4 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    E’ quindi la legge dello Spirito della vita in Cristo che ci libera e che libererà Israele dal peccato e dalla morte. Era impossibile ed è impossibile tutt’oggi ed è sempre stato impossibile che la legge potesse dare giustizia poiché era ed è e sempre sarà impossibile per qualsiasi persona ubbidire e adempiere tutta la legge divina. Così Dio lo ha fatto mandando Gesù a farlo poiché Egli è l’unico uomo che lo ha potuto fare, tutto questo appunto così che la giustizia della legge divina possa essere adempiuta in ogni credente nel Signore Gesù.

    Ecco perché è futilità per gli Ebrei di continuare a cercare la loro giustizia dinanzi a Dio mediante le opere della legge. Essi continuano ad essere nemici di Dio e del Vangelo poiché il Vangelo ci insegna che è per fede in Gesù che ha adempiuto l’intera legge di Dio che otteniamo lo stato di giustizia dinanzi a Dio. Solo per fede nell’opera di redenzione di Gesù si può essere considerati giustificati dinanzi a Dio.

    Israele continua invece a cercare la giustizia che proviene dalla legge ma che in essenza non può ottenere mentre rigetta, addirittura ancora oggi come allora odia il Vangelo, perché il Vangelo toglie loro l’orgoglio spirituale ed anche nazionale o etnico. Il Vangelo comanda di umiliarsi dinanzi a Dio per rendere ogni opera umana e religiosa inefficace dinanzi a Dio.

    L’Ebreo però come quasi tutto il mondo, vuole guadagnare la posizione di giustizia dinanzi a Dio mediante tentativi religiosi. Dio però ha così condannato chiunque tenta di ottenere giustizia mediante opere religiose anche le opere che aveva prescritto Lui stesso nella legge di Mosè.

    La giustizia di Israele non era mai voluta da Dio mediante le opere della legge ma era sempre basata sulla fede nelle promesse di Dio riguardo a Messia il quale era simboleggiato nelle opere della legge. Dio ha sempre condannato l’incredulità del Suo popolo che li ha catapultati nei loro tentativi di esser giustificati mediante la legge.

    Questo è reso evidente dall’autore della Epistola agli Ebrei, appunto che dichiara:

    Ebrei 3:7-19 Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, 9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. 10 Perciò mi sdegnai con quella generazione e dissi: Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie; 11 così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo». 12 State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, 13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato. 14 Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio, 15 mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione». 16 Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto per mezzo di Mosè? 17 Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.

    Come si intende dal testo di Ebrei è l’incredulità che condanna e quindi la legge in se non può salvare e giustificare poiché i riti di una religione possono facilmente essere praticati senza che ci sia vera e propria fede in Dio. Infatti questo era ed è il problema di Israele.

    In aggiunta, quale era l’incredulità di Israele e quale è tutt’oggi? Non credettero e non credono in Gesù Cristo il quale è l’adempimento della legge. Infatti l’abbiamo già detto prima nello studio, l’unica fede che Dio accetta è fede in Gesù Cristo poiché è solo mediante Lui che si può conoscere Dio, solo conoscendo Lui come Signore comprendiamo Dio il Padre. Gesù stesso ci ha detto questo in diversi passi:

    Giovanni 14:7-11 Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; fin da ora lo conoscete e l’avete visto». 8 Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: “Mostraci il Padre”? 10 Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso. Il Padre che dimora in me è colui che fa le opere. 11 Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credetemi a motivo delle opere stesse.

    Matteo 11:25-27 In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. 26 Sì, o Padre, perché così ti è piaciuto. 27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo.

    Giovanni 6:40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

    Giovanni 17:1-3 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato. 3 Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato.

    Prendiamo per esempio questi due passi e vediamo la connessione. La volontà del Padre è che gli eletti vengano alla conoscenza del Figlio per avere che cosa? Vita eterna!

    Gesù poi dice in Giovanni 17:3, che la vita eterna è che cosa? Che conosciamo il Padre e Gesù stesso.

    Quindi credendo in Gesù Cristo si crede automaticamente in Dio, nel vero Dio Padre, questo torna perfettamente nella dichiarazione di Pietro fatta in:

    1 Pietro 1:18-21 sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, 20 preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, 21 che per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e speranza fossero in Dio.

    Nel versetto 21 Pietro dice che per mezzo di Gesù crediamo in Dio che lo ha resuscitato dai morti e lo ha glorificato come Signore affinché la nostra fede e speranza siano in Dio. Così che vediamo che la fede che piace a Dio non è generica ma è specifica, è fede nel Figlio che ci porta alla conoscenza del vero Dio vivente. Infatti è vero il fatto che se non si è nati di nuovo, e questo lo si è solo per fede in Gesù Cristo, non si può conoscere il vero ed unico Dio vivente e fede, la vera fede non viene praticata.

    Ecco perché in Ebrei 11:6 dice 6 Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.

    Di nuovo dobbiamo specificare che la fede che Dio richiede non è fede generica in Lui. E’ fede specifica in Dio mediante fede in Gesù Cristo. Anche se qui in questo versetto di Ebrei la fede sembra essere generica e addirittura generata umanamente non è affatto così e questo lo dobbiamo sapere già.

    Sappiamo infatti che nessuno cerca Dio:

    Romani 3:10-11 come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio.

    Credere che Dio è, nel contesto dell’epistola agli Ebrei è in effetti credere in Gesù Cristo. L’intera epistola agli Ebrei è centrata sulla fede in Gesù Cristo solamente. Quindi ciò che appare come una contraddizione se presa nel suo giusto contesto non è più una contraddizione ma una verità che va inoltre intesa nel contesto dell’intero consiglio di Dio riguardo al soggetto.

    Quindi l’autore di Ebrei nella epistola ci sta dicendo da principio a fine che Gesù è Dio, Gesù è il Signore, Gesù è il Messia e che, appunto, come il resto della Scrittura ci indica, dobbiamo credere in Lui come tale. Facendo questo si crede in Dio con la fede che piace a Dio, poiché il Padre si è compiaciuto solo nel Figlio e in ciò che il Figlio ha fatto. Matteo 3:17; Matteo 17:5.

    Così che per piacere a Dio dobbiamo credere in Colui in cui Dio si compiace,cioè Gesù. Solo avendo così fede in Gesù piacciamo a Dio e solo mediante Gesù possiamo cercare e trovare Dio e così ricevere le Sue benedizioni. Dio ricompensa così chi lo cerca tramite il Figlio. Infatti anche il contesto di Ebrei 11 ci spiega che la fede nell’Antico Testamento era nella promessa di Dio riguardo a Messia Gesù e non in un Dio generico e non riconoscibile.

    Quindi come vediamo credere in Gesù Cristo è adempiere la legge di Dio, la quale giustizia, visto che è in Cristo e per via di Gesù Cristo, i Suoi meriti e le Sue virtù viene imputata a noi per fede in Lui.

    Questo è ciò che Israele deve ottenere per entrare a fare parte del Nuovo Patto in Gesù Cristo, questo per Israele è ottenibile solo per grazia e fede in Messia Gesù. Ecco perché in realtà sono nemici del Vangelo ma sono nemici anche della legge di Dio poiché in realtà non la comprendono e la rigettano.

    Come abbiamo già studiato in questo capitolo sono stati fatti nemici per causa nostra. Per causa dei Gentili così che potessimo essere inclusi nel regno di Dio e nel patto eterno in Gesù Cristo mediante la partecipazione al corpo di Cristo, la chiesa.

    Di nuovo, a questo punto vale la pena ed è necessario ripetere che, se la partecipazione degli eletti Ebrei mediante appartenenza alla chiesa fosse sufficiente per stabilire il regno di Dio su questa terra, se come abbiamo detto secondo come molti interpretano Galati 3:26-29 e come dice anche Efesini 2:11-16 l’etnia Ebraica e Gentile fossero state eliminate per via dell’appartenenza a Cristo allora Romani 10 e 11 sono capitoli superflui e in realtà non potrebbero essere biblicamente sostenuti.

    Come vediamo però non ci sono contraddizioni nella Scrittura. L’apparenza di contraddizioni c’è perché la parola di Dio stessa non è interpretata bene e non è studiata affondo. Come abbiamo detto diverse volte prima se la Scrittura la si esamina solo superficialmente e la non si interpreta bene allora ogni cosa che leggiamo può apparentemente farci credere in cose che non sono fatti veri e propri.

    Il fatto che Paolo mantiene una separazione tra etnie anche riguardo al soggetto dell’appartenenza al Regno di Dio deve farci pensare che allora Galati 3 e Efesini 2 non distrugge le etnie dei due gruppi.

    Perché se non c’è una distinzione allora Paolo la mantiene?

    Sì è vero che Ebrei e Gentili in Cristo sono un solo uomo perché il solo uomo è Cristo, il Suo corpo, ma solo ad una particolare nazione tra tutte le nazioni del mondo Dio ha promesso certe cose. Queste cose come abbiamo detto e comprovato mediante la Scrittura appartengono solo alla nazione di Israele che sarà redenta alla fine di questa età. Anche questa cosa, cioè la fine di questa età indica l’inizio di una nuova era, cioè quella Messianica. Il ritorno di Gesù Cristo inaugurerà l’inizio di questa era che conosciamo anche come Millennio. Se la chiesa avesse sostituito Israele e le promesse fatte da Dio alla nazione fisica di Israele non fossero più valide perché scrivere questo capitolo? Questo capitolo non potrebbe avere alcun senso se la chiesa fosse la sola ed unica istituzione a cui Dio adesso da tutte le promesse fatte ad Israele nell’Antico Patto. Se fosse solo necessario che gli Ebrei diventassero Cristiani come i Gentili e facessero parte solo della chiesa in questa età a che cosa varrebbe questo capitolo? Se così fosse i prossimi versetti sarebbero da eliminare.

    Il residuo della nazione di Israele invece sarà riammesso nel regno di Dio facendo parte del Patto Eterno o Nuovo Patto, questo è esattamente il contesto di Romani 11. Infatti Paolo nei seguenti versetti ci conferma proprio questo fatto dicendo:

    ma quanto all’elezione, sono amati a causa dei padri, 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento.

    Questo passo è importantissimo poiché indica che la nazione fisica di Israele è e rimane un popolo eletto, tutto il discorso di Paolo nei capitoli 10-11 infatti li mantiene separati dai Gentili per questa stessa ragione.

    I Gentili sono le nazioni, Israele è una nazione. Questo da se è di grande importanza nella comprensione del piano che Dio ha per Israele. Il fatto che Paolo fa queste differenze tra Israele e le altre nazioni ci indica che Paolo non sta parlando della chiesa, la quale è formata da eletti di tutte le nazioni, ma qui Paolo sta parlando di una nazione specifica, un popolo eletto che in questo caso non è la chiesa. Israele è unico nel mondo, mentre i Gentili sono un insieme di nazioni, Israele è unico nel mondo ed è visto da Dio sempre separato dal resto del mondo. La chiesa è unica nel mondo ma non è una nazione eletta.

    Perché? Perché anche se Dio ha eletto molti da tutte le nazioni per far parte della chiesa, Israele rimane da solo un popolo eletto, dal quale ci sarà un residuo di eletti che saranno salvati per grazia e fede, ma che fanno sempre esclusivamente parte della nazione di Israele. Israele è amato non per via del fatto che sono belli e bravi ma sono amati a causa dei padri.

    Cosa significa amati a causa dei padri?

    Sono amati da Dio per via delle promesse di Dio fatte ai loro padri. Anche questa dichiarazione li separa per distinzione. Dio ha promesso di essere di benedizione a tutte le nazioni tramite le promesse che ha fatto ad Abramo.

    Il patto fatto con Abramo è il patto che contiene la promessa del Messia per Israele e la promessa della salvezza delle nazioni. Tutto questo è prodotto dalla promessa di Dio senza condizioni da parte di Abramo o della sua progenie nella carne cioè Israele se non per la fedeltà e l’ubbidienza di un solo uomo Ebreo, cioè Gesù Cristo il Messia.

    Giovanni 4:22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei.

    Le promesse fatte ad Israele, cioè il seme fisico di Abrahamo nel patto fatto con lui sono solo ed esclusivamente condizionate dalla fedeltà di Dio, dalla fedeltà e veridicità delle Sue promesse fatte ad Abramo ed al Suo popolo.

    Ecco perché sono irrevocabili e senza pentimento.

    Questo è esattamente ciò che Ebrei ci spiega in:

    Ebrei 6:13-18 Quando Dio infatti fece la promessa ad Abrahamo, siccome non poteva giurare per nessuno maggiore, giurò per se stesso, 14 dicendo: «Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente». 15 E così, Abrahamo, avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa. 16 Gli uomini infatti ben giurano per uno maggiore, e così per loro il giuramento è la garanzia che pone termine ad ogni contestazione. 17 Così Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento, 18 affinché per mezzo di due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, avessimo un grande incoraggiamento noi, che abbiamo cercato rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci è stata messa davanti.

    Dio ha giurato per nessuno maggiore giurò per se stesso, promise ad Abrahamo che avrebbe eseguito ciò che gli aveva promesso. Dio ha dimostrato agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del Suo consiglio perché è impossibile per Dio di mentire. Quando Dio promette mantiene, le promesse fatte ad Israele quindi sono immutabili, irrevocabili e senza pentimento perché le adempie e le mantiene Dio senza che ci siano condizioni da parte di alcun altro.

    Anche durante il periodo in cui Israele era sottomesso alla legge di Dio, Dio gli ha dichiarato:

    Deuteronomio 4:33-38 Vi fu mai alcun popolo che abbia udito la voce di DIO parlare di mezzo al fuoco, come l’hai udita tu, e sia rimasto in vita? 34 O vi fu mai alcun DIO che abbia provato ad andare a prendere per sé una nazione di mezzo a un’altra nazione mediante prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con grandi terrori, come fece per voi l’Eterno, il vostro DIO, in Egitto sotto i vostri occhi? 35 Tutto questo ti è stato mostrato, affinché riconosca che l’Eterno è DIO e che non v’è alcun altro fuori di lui. 36 Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per ammaestrarti; e sulla terra ti ha fatto vedere il suo grande fuoco e hai udito le sue parole di mezzo al fuoco. 37 E perché ha amato i tuoi padri, egli ha scelto la loro progenie dopo loro e ti ha fatto uscire dall’Egitto con la sua presenza, mediante la sua grande potenza, 38 scacciando davanti a te nazioni più grandi e più potenti di te, per fare entrare te e darti il loro paese in eredità, come è oggi.

    Deuteronomio 7:6-10 Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, il tuo DIO; l’Eterno, il tuo DIO, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 7 L’Eterno non ha riposto il suo amore su di voi né vi ha scelto, perché eravate più numerosi di alcun altro popolo; eravate infatti il più piccolo di tutti i popoli; 8 ma perché l’Eterno vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha riscattati dalla casa di schiavitù, dalla mano del Faraone, re d’Egitto. 9 Riconosci dunque che l’Eterno, il tuo DIO, è DIO, il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, 10 ma rende prontamente a quelli che lo odiano facendoli perire; egli non ritarderà, ma renderà prontamente a chi lo odia.

    Da questi due passi si capisce che anche Dio scelto e fatto delle promesse ad Israele perché ha amato i loro padri e perché gli ha fatto delle promesse e Dio non rinnegherà mai le promesse che ha fatto. Ciò che Dio dice lo porterà a compimento. Quando Dio mette il Suo amore su qualcuno niente e nessuno gli farà perdere il Suo amore. Ricordiamoci anche che l’amore di Dio è sinonimo con la Sua scelta di qualcuno. Dio sceglie e per questo ama chi sceglie e li ama fino in fondo.

    Ora se Dio ha amato e scelto questo popolo non lo abbandonerà e mai e le promesse, tutte quante che Egli gli ha fatto le adempierà. Perché? Perché il popolo è fedele? No! Perché Dio è fedele! Guardate ciò che dice il Signore nel versetto 9 di Deuteronomio 7.

    Dice che è Lui che è fedele al Suo patto. A quale Patto si sta riferendo qui? Quello della legge di Mosè?

    No, si riferisce a quello fato con Abrahamo. Infatti questo lo si capisce da ciò che dice il passo all’inizio

    cioè: L’Eterno non ha riposto il suo amore su di voi né vi ha scelto, perché eravate più numerosi di alcun altro popolo; eravate infatti il più piccolo di tutti i popoli; ma perché l’Eterno vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri

    Vediamo quindi che è il giuramento fatto ai loro padri, quali? Abrahamo, Isacco e Giacobbe. Il giuramento è il patto fatto con Abrahamo per il quale Dio ha giurato da se stesso, il quale è il patto che non ha alcun adempimento da parte umana ma è Dio che lo porta a compimento completamente mediante Gesù Cristo, questo patto come abbiamo già detto include il Patto Eterno, poiché la promessa di Dio è Cristo e il Patto in Lui, quello eterno. Questo è stato promesso a Israele e alle nazioni solo con l’adempimento in Cristo.

    Ora a questo punto i promotori della dottrina della sostituzione diranno:

    vedi è vero allora che gli Ebrei possono solo ottenere la salvezza eterna se sono in Cristo e quindi devono fare parte della chiesa per ottenere vita eterna e che quindi la chiesa ha sostituito Israele!”

    Questa dichiarazione è solo vera in parte, cioè solo la parte che dice che gli Ebrei possono ricevere la salvezza eterna per fede in Gesù Cristo. Questo è vero ma è vero anche che la chiesa non può aver sostituito la nazione di Israele per il solo fatto che promesse sono state fatte alla nazione fisica di Israele la quale è distintamente una entità separata dalla chiesa.

    Il punto dell’intero capitolo che stiamo studiando è proprio questo, che Dio deve riammettere, cioè reinnestare Israele nel Suo regno. Questo non avviene per gli Ebrei nella chiesa, questo avviene per il residuo eletto della nazione di Israele che si ravvederà alla fine di questa età, al ritorno di Gesù e che accetterà Gesù come Messia.

    Questa è la nazione eletta che sarà riammessa nel Patto di Abrahamo, per ora le nazioni vengono innestate nel patto in Cristo ma quando il numero predeterminato delle nazioni sarà compiuto, Israele sarà salvato.

    Questa è una netta distinzione e questa è la nazione che erediterà la promessa fatta ad Abrahamo in Cristo. Ecco perché Dio dice nel passo di Deuteronomio Riconosci dunque che l’Eterno, il tuo DIO, è DIO, il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, ma rende prontamente a quelli che lo odiano facendoli perire; egli non ritarderà, ma renderà prontamente a chi lo odia.

    E’ vero ciò che i promotori della dottrina della sostituzione dicono quando dicono che Dio ha giudicato il Suo popolo e gli ha revocato le promesse perché essi hanno odiato e messo a morte Gesù il loro Messia, ma è anche vero che Dio non ha abbandonato completamente il Suo popolo. Il giudizio e la revoca non sono permanenti ma sono temporanee, cioè fino a che il numero dei Gentili sarà completo.

    Il patto fatto con Abrahamo e tutto ciò che include, cioè le promesse fatte ad Israele, sarà adempiuto per loro poiché Dio dice appunto che è Lui stesso che mantiene il Suo patto verso quelli che lo amano e osservano i Suoi comandamenti. Questo sarà la condizione del popolo di Israele che si pentirà ed accetterà Messia al Suo ritorno. Ovviamente Dio ha giudicato e sta giudicando il Suo popolo apostata che è quello che esiste anche oggi. Quindi la sostituzione di Israele da parte della chiesa se vogliamo è solo temporanea ma non è permanente. Le promesse fatte ad Israele comunque non sono per la chiesa e non sono adempiute nella chiesa e le otterrà solo il residuo della nazione che è il residuo del quale Paolo sta parlando in questo capitolo ed è ciò che la Scrittura chiaramente ci dimostra.

    Fin dall’inizio Paolo sta facendo il punto che Dio non ha abbandonato il Suo popolo:

    Romani 11:1-2 Io dico dunque: Ha Dio rigettato il suo popolo? Così non sia, perché anch’io sono Israelita, della progenie di Abrahamo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha rigettato il suo popolo, che ha preconosciuto

    Romani 11:12 Ora, se la loro caduta è la ricchezza del mondo e la loro diminuzione la ricchezza dei gentili, quanto più lo sarà la loro pienezza?

    Romani 11:Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti?

    Romani 11:23-24 E anche essi, se non perseverano nell’incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo. 24 Infatti, se tu sei stato tagliato dall’olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell’olivo domestico, quanto più costoro, che sono rami naturali, saranno innestati nel proprio olivo.

    Romani 11:25 Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili,

    Come vediamo tutti questi brani ci dimostrano che il giudizio e l’indurimento della nazione di Israele è per un tempo e non è permanente. Siccome non è permanente vuol dire che Israele ha un vero e proprio posto nel Regno di Dio e che questo posto è separato e differente da ciò che Dio ha fatto nella chiesa.

    Come dichiarò Gesù ad Israele gli disse:

    non mi vedrai più finché dirai benedetto è Colui che viene nel nome del Signore!”

    Questo l’ho detto e lo ripeto è il titolo di Messia e la dichiarazione che Gesù è il Signore.

    Gesù dicendo questo conferma assieme alle Scritture che troviamo in Zaccaria che lo vedranno e gli diranno: “Benedetto che vieni nel nome del Signore”.

    Dio è fedele alle Sue promesse fino in fondo, sicuramente Israele oggi è sottoposto al giudizio divino e solo perché è il popolo eletto di Dio non significa che viene salvato fuori da Gesù Cristo.

    Lo abbiamo detto molte volte un Ebreo come un Gentile che muore fuori da Cristo muore nei suoi peccati e va in perdizione eterna.

    Come dice Paolo, non si può essere giustificati per le opere della legge quindi anche se gli Ebrei religiosi cercano di ubbidire Dio questo non li salva. Inoltre, hanno un problema ancora più grande anche nell’osservanza della legge di Mosè. Questo problema è che non possono fare sacrifici accettabili a Dio e quindi proprio secondo la loro legge non ci può essere remissione dei loro peccati perché senza lo spargimento di sangue non c’è remissione.

    Gli Ebrei in questo momento sono in uno stato di apostasia e di disperazione, senza Messia e senza speranza, ma non ostante la loro apostasia e ribellione Dio non li ha abbandonati, Dio li salverà da tutti i loro nemici, quelli terreni e quelli spirituali, Dio li salverà dal peccato e dalla morte ed adempirà per loro tutte le promesse che gli ha fatto, perché nella Sua magnanima bontà e misericordia, per via della loro elezione, il numero degli eletti riceverà le promesse in Cristo.

    La Scrittura ci dice:

    2 Timoteo 2:13 Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso.

    Quindi se Dio ha fatto una promessa che dipende solo dalla Sua fedeltà e non dalla fedeltà dell’uomo vuol dire che siccome Dio non può rinnegare se stesso Dio dovrà in qualche modo adempiere le Sue promesse e lo farà, dando ad un residuo di Israele per grazia e sovrana elezione, tutte le promesse da Lui fatte.

    Ecco perché Paolo adesso può dire:

    30 Come infatti pure voi una volta foste disubbidienti a Dio, ma ora avete ottenuta misericordia per la disubbidienza di costoro, 31 così anche costoro al presente sono stati disubbidienti affinché, per la misericordia a voi fatta, anch’essi ottengano misericordia. 32 Poiché Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza, per far misericordia a tutti.

    Paolo adesso dice che anche i Gentili furono disubbidienti a Dio e non che i Gentili sono esenti al giudizio divino. Se non credono anche loro in Gesù per il perdono dei loro peccati saranno giudicati. Ecco perché sin dall’inizio di questa epistola Paolo ha reso chiaro il fatto che tutti, sia Ebrei che Gentili sono disubbidienti a Dio e sono sottoposti al peccato e quindi al giudizio divino.

    Romani 3:9 Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato,

    Romani 3:19 Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio

    Romani 3:21-23 Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,

    Chiaramente Paolo non sta dicendo, come ci ha chiarito in Romani 3:9, che l’Ebreo perché è Ebreo non è sottoposto alle stesse condizioni alle quali Dio sottopone i Gentili riguardo al peccato.

    Paolo ci ha dimostrato infatti che appunto non c’è distinzione, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio e che per le opere della legge nessuno può essere giustificato.

    Paolo dichiara che i Gentili erano una volta disubbidienti, ma non è vero che molti Gentili erano e sono ancora rimasti disubbidienti e anche increduli? Certamente! Il punto che Paolo sta facendo è importantissimo riguardo al contesto che stiamo studiando, cioè Israele. Perché?

    Perché questa dichiarazione da parte di Paolo in congiunzione con ciò che aveva precedentemente detto in:

    Romani 11:20-25 Bene; essi sono stati troncati per l’incredulità e tu stai ritto per la fede; non insuperbirti, ma temi. 21 Se Dio infatti non ha risparmiato i rami naturali, guarda che talora non risparmi neanche te. 22 Vedi dunque la bontà e la severità di Dio: la severità su quelli che sono caduti, e la bontà verso di te, se pure perseveri nella bontà, altrimenti anche tu sarai reciso. 23 E anche essi, se non perseverano nell’incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo. 24 Infatti, se tu sei stato tagliato dall’olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell’olivo domestico, quanto più costoro, che sono rami naturali, saranno innestati nel proprio olivo. 25 Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili,

    Paolo non spiega che un credente Gentile possa scadere dalla fede se la ha già praticata. Abbiamo visto che questo passo in breve significa che i Gentili, le nazioni, stavano e tutt’ora stanno ricevendo il favore della grazia, misericordia e salvezza di Dio mediante il Vangelo, significa che i Gentili verranno salvati finché la grazia di Dio sarà su di loro, finché credono rimangono innestati nel programma di salvezza di Dio se e quando diverranno induriti diverranno apostati e saranno gradualmente troncati proprio come è successo ad Israele.

    I Gentili nel mondo stanno continuando a ricevere la salvezza di Dio mentre Israele invece rimane nella apostasia e nell’incredulità. Questo continuerà ad essere finché Israele rimane incredulo e finché il numero preordinato da Dio di Gentili non viene alla fede e diventa ubbidiente al Vangelo.

    Però Paolo avverte i Gentili, cioè le nazioni che se anche loro diventano nel tempo indurite e iniziano ad essere incredule Dio le troncherà, cioè le renderà infertili nella fede come ha fatto con Israele. Questo sta succedendo oggi ad un ritmo allarmante nelle nazioni che hanno vissuto nella luce del Vangelo per molto tempo ma che ora stanno diventando incredule e apostate. Dio le sta troncando, ma appena il numero preordinato degli eletti delle nazioni viene completato Dio a quel punto si rivolgerà di nuovo ad avere misericordia di Israele e riammetterà il residuo della nazione nel Suo Regno, cioè la salvezza di Israele, la riammissione di Israele nel Nuovo Patto in Cristo.

    Quindi, Paolo adesso dice appunto che per ora le nazioni stanno ottenendo misericordia per la disubbidienza di Israele, così anche Israele al presente è disubbidiente affinché, per la misericordia fatta ai Gentili anch’essi ottengano misericordia.

    Così che per la misericordia fatta alle nazioni anche essi possano ottenere misericordia.

    Non è per via di sentimenti antisemiti e di odio che Israele sarà salvato ma tramite la compassione e misericordia di coloro che hanno ricevuto misericordia, cioè la chiesa Gentile.

    Che grave peccato la religione Romana ha causato con i suoi sentimenti di odio verso il popolo eletto di Dio. E’ un grave peccato odiare chi Dio ama. La chiesa era ed è chiamata a predicare il Vangelo agli Ebrei per portare la salvezza a questo popolo. Fin ora sia la religione Romana come falsa chiesa che è e purtroppo tristemente anche la chiesa riformata ha mantenuto un sentimento antisemita ed ha evitato di predicare il Vangelo ad Israele. Infatti, ha seminato una dottrina falsa che ha causato una grande parte della chiesa evangelica ad insuperbirsi ed a diventare presuntuosa ed in realtà ad odiare il popolo Ebreo.

    Verrà però un periodo, il tempo dei guai di Giacobbe, cioè la tribolazione e la grande tribolazione, sette anni di sofferenza e persecuzione degli Ebrei come mai c’è stata prima. Questo è il periodo di cui Gesù avvertì i Suoi apostoli in:

    Matteo 24:15-22 «Quando dunque avrete visto l’abominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda), 16 allora coloro che sono nella Giudea fuggano ai monti. 17 Chi si trova sulla terrazza della casa, non scenda a prendere qualcosa di casa sua; 18 e chi è nei campi, non torni indietro a prendere il suo mantello. 19 Ma guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! 20 E pregate che la vostra fuga non accada d’inverno, né di sabato, 21 perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

    Fin ora la chiesa ha fallito nella missione di evangelizzare Israele. Verrà però un tempo in cui Dio farà sorgere un grande numero di evangelisti che si dedicheranno alla salvezza di Israele.

    Io credo che la Scrittura ci dimostri che questo esercito di evangelisti che porterà la salvezza ad Israele sarà un grande gruppo di Ebrei convertiti.

    Io credo fermamente che la ragione per la quale Dio ci da una descrizione dei 144000 e dei due testimoni di Apocalisse 11 descrive la predicazione della salvezza ad Israele.

    Come abbiamo detto prima, le condizioni della salvezza ci devono essere tutte, il Vangelo sarà predicato ad Israele e anche se poi crederanno quando vedranno Gesù ritornare, sarà comunque a causa del Vangelo che gli sarà predicato durante la tribolazione.

    Apocalisse 7:3-8 dice: «Non danneggiate la terra né il mare né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio». 4 Quindi udii il numero di quelli che erano stati segnati: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele. 5 Della tribù di Giuda, dodicimila segnati; della tribù di Ruben, dodicimila segnati; della tribù di Gad, dodicimila segnati; 6 della tribù di Aser, dodicimila segnati; della tribù di Neftali, dodicimila segnati; della tribù di Manasse, dodicimila segnati; 7 della tribù di Simeone, dodicimila segnati; della tribù di Levi, dodicimila segnati; della tribù di Issacar, dodicimila segnati; 8 della tribù di Zabulon, dodicimila segnati; della tribù di Giuseppe, dodicimila segnati; della tribù di Beniamino, dodicimila segnati.

    Questo esercito di 144000 non è simbolico, è reale ed è formato da 12000 uomini di ogni tribù di Israele. Questa cosa non può essere interpretata in nessun altro modo se non nel modo letterale nel quale ci viene esposta. Se la chiesa avesse sostituito Israele nel piano di Dio, se la chiesa fosse un Israele spirituale o simbolico a che cosa servirebbe descrivere in questi dettagli e precisione che questi sigillati, cioè questi servi di Dio sono appunto 12000 di ogni tribù di Israele? Come vediamo anche qui c’è una grande inconsistenza con la dottrina della sostituzione. Infatti è senza dubbio un passo che elimina la possibilità della sostituzione di Israele da parte della chiesa.

    C’è chi specula e dice che questo sia il numero del residuo di Israele che sarà salvato. Potrebbe essere una possibilità? Vediamo un po’!

    Quanti Ebrei vivono in Israele oggi? Dall’ultimo aggiornamento della popolazione Ebrea in Israele, Gennaio 2016, il numero di Ebrei che vive nella nazione di Israele è sei milioni e trecento trentacinquemila.

    Secondo la profezia di Zaccaria 12:8-9 due terzi della popolazione Ebrea in Israele sarà sterminata ed un terzo sarà salvata. Quindi secondo i numeri di oggi un terzo della popolazione sarebbero due milioni undicimilacentododici e non 144000.

    Se poi prendiamo i considerazione che il Signore sta attraendo ancora più e più Ebrei in Israele quindi il numero sicuramente aumenterà ancora di più, quindi un terzo sarà ancora di più e quindi il residuo salvato non possono essere i 144000.

    Quindi quale sarebbe il motivo che Dio sigillerà 144000 di ogni tribù di Israele se questi non sono il residuo salvato di Israele?

    E’ ovvio che questi 144000 Israeliti debbono avere un incarico specifico durante questo periodo di tribolazione.

    La Scrittura non ci da una spiegazione precisa ma come sempre la Scrittura non è un mistero incomprensibile. Dio ci da la spiegazione di ciò che rivela nella Scrittura se ci impegniamo a trovare la risposta. Se Dio ha scritto e rivelato qualche cosa allora Dio ci da la spiegazione.

    Sta a noi trovarla interpretando la parola di Dio nel modo corretto e secondo il contesto che essa ci presenta.

    Come abbiamo visto fin ora in questo capitolo sono chiare alcune cose che ci possono aiutare a comprendere perché Dio ha scelto e sigillato i 144000 e quale è il loro incarico.

    Alcuni insegnano che questi 144000 sono l’evidenza che la chiesa è già a quel punto rapita e non è più nel mondo e per questo Dio ha dovuto scegliere credenti Ebrei per predicare il Vangelo.

    Questo potrebbe essere vero solo se la dottrina del rapimento pre-tribolazionista fosse valida. Interpretando la parola di Dio nel modo giusto si comprende però che il rapimento avverrà al solo ed unico ritorno visibile di Gesù Cristo. 1 Corinzi 15:51-55 è lo stesso avvenimento che è anche descritto in 1 Tessalonicesi 4:13-17 e questi passi non supportano un rapimento segreto della chiesa.

    La Scrittura ci da evidenza di un solo ed unico e visibile ritorno di Gesù Cristo che ci dice che ogni occhio lo vedrà.

    Apocalisse 1:7 Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, amen. 8 «Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine», dice il Signore «che è, che era e che ha da venire, l’Onnipotente».

    Anche Gesù conferma che la Sua venuta è visibile per tutti ed è unica:

    Matteo 24:29-31 «Ora, subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 30 E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. 31 Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba; ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra.

    Inoltre Gesù ha avvertito che durante il periodo precedente al Suo ritorno dobbiamo stare attenti a non credere ad altre notizie della Sua venuta o della Sua presenza visibile o nascosta quando disse:

    Matteo 24: 21-28 perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati. 23 Allora se qualcuno vi dice: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure “È là”, non gli credete. 24 Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e miracoli tanto da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. 25 Ecco, io ve l’ho predetto. 26 Se dunque vi dicono: “Ecco è nel deserto”, non vi andate: “Ecco è nelle stanze segrete”, non ci credete. 27 Infatti, come il lampo esce da levante e sfolgora fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28 Poiché dovunque sarà il carname, lì si aduneranno le aquile».

    Qui Gesù infatti ci sta dicendo che la Sua venuta non è segreta e misteriosa ma che sarà un evento riconoscibile e Gesù qui sta descrivendo il periodo di grande tribolazione che verrà in special modo sul popolo di Israele, ed anche qui ci dice delle cose molto utili per l’intesa e la descrizione della Sua venuta.

    Nel versetto 26 Gesù dice di non credere a chi dice che Egli si presenterà in segreto ma che invece come dice bene nel versetto 28, conferma esattamente quando Egli tornerà, questo è esattamente il linguaggio del tutto perfettamente parallelo con:

    Apocalisse 19:11-21 Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. 12 I suoi occhi erano come fiamma di fuoco e sul suo capo vi erano molti diademi, e aveva un nome scritto che nessuno conosce se non lui; 13 era vestito di una veste intrisa nel sangue, e il suo nome si chiama: “La Parola di Dio”. 14 E gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. 15 Dalla sua bocca usciva una spada acuta per colpire con essa le nazioni; egli governerà con uno scettro di ferro ed egli stesso pigerà il tino del vino della furente ira di Dio onnipotente. 16 E sulla sua veste e sulla coscia portava scritto un nome: IL RE DEI RE e IL SIGNORE DEI SIGNORI. 17 Poi vidi un angelo in piedi nel sole, che gridò a gran voce dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: «Venite, radunatevi per il gran convito di Dio, 18 per mangiare le carni di re, le carni di capitani, le carni di uomini prodi, le carni di cavalli e di cavalieri, le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi». 19 E vidi la bestia e i re della terra coi loro eserciti radunati per far guerra contro colui che cavalcava il cavallo e contro il suo esercito. 20 Ma la bestia fu presa e con lei il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti ad essa, con i quali aveva sedotto quelli che avevano ricevuto il marchio della bestia e quelli che avevano adorato la sua immagine; questi due furono gettati vivi nello stagno di fuoco che arde con zolfo. 21 E il resto fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.

    Come vediamo ciò che dice Gesù in Matteo 24 è in breve ciò che ci descrive Apocalisse 19 riguardo alla Sua venuta. Dove si riuniscono le aquile e dove è il carname è la descrizione di ciò che avviene al Suo ritorno così descritto in maggior dettaglio in Apocalisse 19:17-21.

    Così abbiamo stabilito che al ritorno di Gesù Cristo la chiesa sarà ancora qui poiché il rapimento dei credenti è sinonimo col ritorno di Gesù che come vediamo è unico e visibile e non segreto ed invisibile.

    Quindi chi sono i 144000?

    Come abbiamo anche menzionato alla fine dello studio del capitolo 10 riguardo a questo soggetto, Paolo ha avvertito anche qui in Romani 11 la chiesa Gentile di non diventare presuntuosa e di non pensare che adesso Dio avesse abbandonato il Suo popolo scelto e che avesse dato l’esclusiva delle Sue promesse e benedizioni ad essa soltanto.

    Questo è infatti il contesto diretto di questo capitolo 11. Paolo ha spiegato alla chiesa Gentile che Dio non ha finito con Israele, che Dio includerà di nuovo il residuo della nazione di Israele salvato per grazia e sovrana elezione per fede in Cristo il Messia.

    Paolo in essenza ha detto alla chiesa di essere lo strumento con il quale Dio vuole evangelizzare il Suo popolo.

    Infatti questo è il significato di quello che ha scritto Paolo: così anche costoro al presente sono stati disubbidienti affinché, per la misericordia a voi fatta, anch’essi ottengano misericordia.

    Come vediamo fin ora la chiesa si è incaparbita nel non voler essere lo strumento divino per la salvezza di Israele proprio perché, come ha avvertito Paolo di non fare, ha fatto e sta facendo, la chiesa è diventata presuntuosa.

    La maggior parte della chiesa ha deciso di ignorare il suo mandato divino di mostrare misericordia al popolo eletto, perché? Perché adesso essa crede che lei sia l’unico popolo eletto e che infatti Dio abbia sostituito Israele con la chiesa.

    Quindi secondo questa strana ed erronea dottrina si dovrebbe eliminare interamente dalla Bibbia il capitolo di Romani 11 poiché questo capitolo altrimenti non avrebbe alcuna utilità o ragione di esistere.

    Quindi si può arrivare alla conclusione abbastanza ovvia e chiara che negli ultimi tempi, quelli subito precedenti il ritorno di Gesù, la chiesa non sarà assente dal mondo, ma invece molto probabilmente sarà grandemente perseguitata ed andrà in uno stato di clandestinità. Questo significa che essa non potrà quindi e specialmente evangelizzare la nazione di Israele anche perché non avrà l’accesso fisico alla nazione di Israele.

    Anticristo farà si che sia Israele che la chiesa siano isolate e perseguitate, vedi Apocalisse12, quindi solo chi sarà già presente nella terra di Israele avrà accesso al popolo che sarà residente in essa.

    Infatti i 144000 sono sigillati da Dio e avranno accesso alla nazione di Israele come nessun altro potrà averlo, questi sono credenti Ebrei specialmente scelti per portare la buona novella del Vangelo alla nazione, così come lo sono anche i due testimoni che predicheranno in Gerusalemme, saranno di testimonianza alla nazione di Israele, vedi Apocalisse 11.

    Questo in essenza sarà come se Dio avesse completato un vero e proprio cerchio del Suo progetto di salvezza. Dio scelse un pagano, Abramo, lo ha trasformato in un popolo scelto, Israele, al quale com popolo e nazione, ha donato tutte le Sue rivelazioni.

    Tramite questo popolo, Dio ha benedetto le nazioni mandando il Signore, il Salvatore, il Messia anche Lui Ebreo. In Lui ha formato il Suo corpo la chiesa con la quale ha portato e sta portando la salvezza a tutte le nazioni.

    Anche la chiesa però ha avuto un inizio interamente Ebreo ed avrà quindi anche una fine interamente Ebrea, nel senso che, come la chiesa è iniziata, così Dio la completerà. L’inizio e la fine della chiesa saranno Ebree. Dio ha iniziato con un pagano ed ha finito con gli Ebrei che sono comunque derivati dal pagano Abramo che Dio ha scelto per benedire il mondo.

    Quindi è evidente, che i 144000, sono Ebrei ed ovviamente sono credenti in Gesù. Saranno essi che predicheranno il Vangelo alla nazione di Israele, il quale residuo, dalla predica dei 144000 si convertirà alla venuta di Messia.

    Questo può essere l’unico ovvio incarico che i 144000 possono avere, non ci sarebbe nessun altro motivo per il quale Dio li abbia scelti.

    Ora molti diranno, “ma la Scrittura non ci dice questo esplicitamente, quindi si va oltre ciò che è scritto.”

    No, non è assolutamente vero in questo caso specifico, perché? Perché dobbiamo capire che i 144000 sono infatti credenti Ebrei e quindi fanno parte della chiesa, il corpo di Cristo.

    Quindi la chiesa sarà sempre e comunque lo strumento per il quale Israele sarà evangelizzato, solo che sarà di nuovo una chiesa Ebrea come lo fu il giorno di Pentecoste e questo deve essere in fine come Dio lo ha progettato.

    Ecco perché da questo possiamo riprendere la seconda parte della profezia di Gioele che Pietro predicò in Atti 2.

    Atti 2:18-21 In quei giorni spanderò del mio Spirito sopra i miei servi e sopra le mie serve, e profetizzeranno. E farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra: sangue, fuoco e vapore di fumo. 20 Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. 21 E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”.

    Questo passo non è stato adempiuto nei giorni degli Apostoli quindi è ovvio che Gioele sta parlando di un periodo futuro. Il periodo anche qui è ovviamente il periodo che subito precede il ritorno di Gesù Cristo. Notate bene la parola usata per i 144000 è servi e qui in Gioele è servi. Ora per la maggior parte delle Epistole i credenti Gentili sono stati indirizzati con altre parole, fratelli, figli, santi quasi mai come servi. Il termine servi però per la maggior parte è stato sempre usato in relazione ad Ebrei. Solo una precisazione del termine usato che è in effetti in linea con ciò che è usato in riferimento ai 144000.

    Questo periodo descritto in Gioele è infatti il periodo descritto da Gesù in:

    Matteo 24:29-31 «Ora, subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 30 E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. 31 Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba; ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra.

    Questi descritti da Gesù sono gli stessi segni che Gioele descrive nella sua profezia.

    Ciò che Gioele profetizza è ciò che Gesù dice sia la descrizione di ciò che avviene che è descritta anche nel libro di Apocalisse:

    Apocalisse 6:12-17 Poi vidi quando egli aperse il sesto sigillo; ed ecco, si fece un grande terremoto, e il sole divenne nero come un sacco di crine, e la luna divenne come sangue; 13 e le stelle del cielo caddero sulla terra, come quando il fico scosso da un gran vento lascia cadere i suoi fichi acerbi. 14 Quindi il cielo si ritirò come una pergamena che si arrotola, ed ogni montagna ed isola fu smossa dal suo luogo. 15 E i re della terra, i grandi, i ricchi, i capitani, i potenti, ogni schiavo ed ogni uomo libero si nascosero nelle spelonche e fra le rocce dei monti, 16 e dicevano ai monti e alle rocce: «Cadeteci addosso e nascondeteci dalla faccia di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, 17 perché è venuto il gran giorno della sua ira; e chi può resistere?».

    Vedi anche Apocalisse 9:2-4.

    Quando lo Spirito Santo venne il giorno di Pentecoste la chiesa era interamente Ebrea, quindi la parentesi della chiesa Gentile nei secoli ha portato il Vangelo alle nazioni. La chiesa Gentile fu chiamata da Dio ad essere il veicolo tramite il quale la salvezza potesse venire di nuovo ad Israele.

    La chiesa Gentile ha fallito in questo compito, ma non completamente, ha fallito parzialmente, mentre non ha ubbidito Dio nel senso che doveva essa lei a portare il Vangelo al residuo della nazione di Israele, in essenza però tramite la chiesa Gentile saranno i 144000 che crederanno in Messia.

    Molti pensano che i 144000 provengano dal movimento Cristiano Messianico. Questo potrebbe essere molto credibile e probabilmente sarà così. Così che la chiesa Gentile in un certo senso ha comunque contribuito alla salvezza di Israele.

    Secondo me è bellissimo il piano di Dio, che ha portato la chiesa da una origine Ebrea ad una fine Ebrea tramite la quale essa ha ed avrà compiuto pienamente la volontà di Dio e la chiesa Gentile avrà predicato il Vangelo alle nazioni e tramite essa i 144000 verranno alla fede ed essi completeranno il piano di salvezza di Dio negli ultimi giorni.

    In effetti Israele sarà salvato perché un segmento della chiesa evangelica la quale ha ubbidito a Dio ed ha amato il popolo eletto ha predicato il Vangelo ad Ebrei i quali crederanno e dai quali Dio sigillerà i 144000 evangelisti Ebrei negli ultimi tempi.

    Ecco che vediamo che non ostante la disubbidienza e anche l’odio o indifferenza che una grande parte della chiesa ha avuto verso il popolo Ebraico, una parte della chiesa ha compreso il piano di Dio e Dio ha guidato essa nella Sua volontà e nell’ubbidienza. Vediamo che Dio che è onnipotente e che fa sempre la Sua volontà, la fa anche se la maggioranza della Sua chiesa è disubbidiente.

    Questo ci insegna che Dio è completamente sovrano e che anche se siamo disubbidienti, Egli suscita sempre alcuni che sono ubbidienti e che fanno la Sua volontà. Questa è un altra ragione per la quale la dottrina del libero arbitrio è fallace. Questa insegna che ciò che Dio fa e può fare è limitato dall’ubbidienza delle persone e dalla loro scelta. Questa insegna che se l’uomo non decide o ubbidisce, Dio non opera.

    Questi insegnano quindi che se e quando la chiesa non evangelizza le persone che vanno in perdizione ci vanno perché la chiesa non ha fatto ciò che doveva fare. Questa è una bestemmia contro Dio e i Suoi attributi.

    Invece Dio non è limitato dalla disubbidienza di nessuno poiché Dio è sovrano e Dio è fedele a ciò che Egli promette e dichiara. Se Dio dichiara che tutti gli eletti saranno salvati e che non ne perderà alcuno e che li farà risorgere nell’ultimo giorno questo significa che niente e nessuno può impedire a Dio di compiere ciò che Egli vuole.

    Nessun eletto sarà perduto, nessun eletto andrà in perdizione, tutti gli eletti saranno salvati, non ostante la parziale disubbidienza ed apatia della maggior parte della chiesa. Se la chiesa non va dagli eletti, Dio manderà gli eletti alla chiesa, Dio non ha problemi con il compimento della Sua volontà e Dio non è limitato da nessun uomo e da nessun angelo, resta comunque il fatto che in qualsiasi modo Dio non salverà nessuno se non per la predica del Vangelo.

    Abbiamo già ampiamente studiato e visto questo soggetto non c’è bisogno di ripeterlo, sappiamo che la Scrittura nelle parole di Gesù e degli Apostoli supportano più che chiaramente la dottrina della sovrana elezione o predestinazione. Sappiamo che Gesù e gli Apostoli non solo credevano in questa dottrina ma la insegnavano.

    Paolo dice adesso che Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza così che Egli potesse avere misericordia di tutti.

    Questo significa che tutti, sia i Gentili cioè le persone che formano le nazioni e gli Ebrei le persone che formano Israele sono tutti peccatori, tutti senza eccezione sono rinchiusi, prigionieri del peccato nella loro natura e tutti hanno bisogno della misericordia e grazia di Dio.

    La salvezza che è solo per grazia di Dio mediante la Sua sovrana volontà raggiungerà tutti gli eletti di tutti i popoli, raggiungerà anche il residuo della nazione di Israele, poiché Dio ha decretato che Egli desidera salvare tutto il mondo, o meglio gli eletti di tutto il mondo sia Gentili che Ebrei.

    Tutte queste sono le ragioni infine che causano Paolo ad esclamare ciò che dice nei versetti seguenti:

    33 O profondità di ricchezze, di sapienza e di conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e inesplorabili le sue vie! 34 «Chi infatti ha conosciuto la mente del Signore? O chi è stato suo consigliere? 35 O chi gli ha dato per primo, sì che ne abbia a ricevere la ricompensa?». 36 Poiché da lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

    Qui Paolo da lode a Dio per le ricchezze di Dio, per la sapienza o la saggezza di Dio e la conoscenza di Dio.

    Paolo trova che nel piano della salvezza di Dio, Dio dimostra le Sue ricchezze, la Sua saggezza e la Sua conoscenza. Questi sono attributi divini che vengono messi a risalto quando si esamina il progetto di redenzione di Dio. Queste sono cose profonde, in altre parole che non si possono riconoscere per via di una comprensione di Dio che è superficiale. Il piano e il progetto di redenzione di Dio deve essere visto e compreso in profondità così come dobbiamo comprendere e conoscere Dio in un modo personale e profondo anziché in modo superficiale.

    Questo è veramente un grande problema nella chiesa e nella vita di molti credenti. Lo Spirito Santo però investiga le profondità di Dio e le rivela alla chiesa, se e quando si vuole ricevere da Dio la Sua verità:

    1 Corinzi 2:9-10 Ma come sta scritto: «Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano». 10 Dio però le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perché lo Spirito investiga ogni cosa, anche le profondità di Dio.

    Quindi ci sono due ragioni per le quali non si ricevono le rivelazioni profonde di Dio mediante lo Spirito Santo.

    La prima ragione è orgoglio spirituale e religiosità e la seconda è non essere nati di nuovo, come Paolo dice più avanti nel passo di

    1 Corinzi 2:12-14 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio. 13 Di queste anche parliamo, non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito Santo, esprimendo cose spirituali con parole spirituali. 14 Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente.

    Quindi Paolo anche adesso in Romani 11 ci dice nella forma di una lode, che Dio ci ha donato la conoscenza delle Sue ricchezze, la dimostrazione della Sua saggezza e della Sua conoscenza nel piano di redenzione del mondo, ce lo ha dato mediante la Sua parola e la rivelazione di essa insegnate dallo Spirito Santo.

    Le ricchezze di Dio sono tutto ciò che Dio ci ha dato e ci darà nella Sua salvezza. La prima e più grande ricchezza che Dio ci ha donato è il Suo unigenito Figlio mediante il quale ci ha dato grazia per la salvezza.

    Giovanni 1:14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.

    La salvezza, cioè la grazia di Dio e la verità ci sono state abbondantemente donate da Dio nella persona di Gesù Cristo.

    Tito 2:11 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini

    La grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti nella persona di Gesù Cristo e come dice bene Paolo sempre in Tito nel prossimo capitolo:

    Tito 3:4-7 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.

    Come vediamo la grazia di Dio ci è stata donata nella persona di Gesù per la nostra salvezza ed è stata sparsa abbondantemente sugli eletti dallo Spirito Santo affinché sempre giustificati dalla grazia di Dio in Gesù fossimo fatti eredi della vita eterna. La vita eterna è sempre la ricchezza profonda di Dio verso peccatori immeritevoli.

    Questa è la profondità della ricchezza di Dio, infatti la ricchezza della vita eterna è in effetti arrivare alla conoscenza totale di Dio e della Sua persona in eterno.

    Giovanni 17:1-3 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato. 3 Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato.

    Non c’è e non ci può essere nessuna ricchezza al mondo se non avere Dio ed appartenergli.

    Come Dio disse ad Abrahamo che era già proprietario di grandi ricchezze materiali:

    Genesi 15:1 Dopo questi fatti, la parola del SIGNORE fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima».

    In realtà la traduzione esatta e letterale di questo passo dovrebbe essere questa:

    Non temere Abramo io sono il tuo scudo e la tua eredità, o la tua grande ricompensa”.

    Dio stava dicendo ad Abramo che Lui era la sua protezione e la provvisione di tutto ciò che Abramo aveva bisogno, cioè che Dio è la ricchezza che è maggiore di qualsiasi ricchezza che possa esserci nel mondo.

    Ecco perché Gesù disse:

    Luca 9:23-25 Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà. 25 Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina se stesso?

    Quindi se abbiamo la salvezza di Dio, se apparteniamo a Dio e Dio appartiene a noi abbiamo la più grande ricchezza nell’universo. Chi è più ricco di Dio? Cosa può essere paragonabile a Lui? Nessuno e niente.

    Il Salmista nel salmo 73 dichiara:

    Salmo 73:23-26 Ma pure, io resto sempre con te; tu m’hai preso per la mano destra; 24 mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria. 25 Chi ho io in cielo fuori di te?

    E sulla terra non desidero che te. 26 La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno.

    Paolo ispirato dalla meraviglia dei pensieri che Egli ha per Dio poi menziona la sapienza e la conoscenza di Dio.

    Quanto è sapiente e conoscente Dio! Dio è onnisciente, Egli sa tutto, conosce tutto, conosce tutti, niente e nessuno lo prende di sorpresa.

    C’è un pensiero umano che poi si trasforma in una dottrina blasfema che priva Dio, se così si può dire, poiché non si può privare Dio di niente, ma comunque, questa falsa dottrina dipinge un ritratto della persona di Dio che è falso.

    Infatti questa dottrina è la dottrina del libero arbitrio umano che insegna che Dio è limitato o meglio che Dio stesso limita se stesso ad intervenire quando l’uomo si oppone alla Sua volontà. In questa dottrina Dio per esempio non può salvare una persona se questa persona non crede in Gesù e rigetta il Vangelo mentre salva con piacere una persona che, non si sa perché, invece crede in Gesù e desidera ricevere la salvezza a loro offerta. Nota bene ho detto che questa dottrina insegna che Dio non può salvare una persona. Come è che Dio non può? Dio può tutto,niente è impossibile per Lui.

    Infatti nessun uomo vuole o può credere in Gesù ma Dio vuole e può salvare anche chi non vuole essere salvato poiché la parola di Dio ci conferma che non c’è nessuno che è giusto e nessuno che cerca Dio.

    Nessuno in realtà vorrebbe essere salvato affatto se non fosse per Dio che vuole salvare alcuni e che interviene per salvare persone che altrimenti se lasciate a se stesse andrebbero in perdizione volontariamente e felicemente.

    Come ben vediamo questa dottrina insulta Dio e lo rende impotente dinnanzi alla volontà e scelta umana. Questo quindi si potrebbe anche applicare a Satana e i suoi angeli, cioè che Dio in qualche modo e per qualche ragione darebbe la vittoria a Satana e Satana potrebbe quindi opporsi alla volontà di Dio e vincere.

    Queste sono dottrine diaboliche che esaltano l’uomo e Satana e diminuiscono Dio, infatti parte di questa dottrina va avanti dicendo che non solo Dio deve inchinarsi e ricompensare le decisioni umane quando una persona accetta Gesù e il Vangelo ma addirittura che Egli è impotente da poter mantenere in uno stato di salvezza chi in questa dottrina si è infine salvato da solo.

    Queste sono bestemmie e pensieri blasfemi. E’ invece l’uomo e gli angeli incluso Satana che devono inchinarsi alla volontà divina, è la volontà dell’uomo che si sottomette alla volontà di Dio non Dio alla volontà umana, il libero arbitrio umano non è sovrano, Dio è sovrano ed è Dio che mette in grado la volontà umana di rispondere alla Sua.

    L’arbitrio dell’uomo non è libero affatto. Ogni essere umano è schiavo e non libero, moralmente ed eticamente schiavo della sua natura peccaminosa e schiavo di Satana. L’arbitrio di ogni uomo risponde solo alla sua natura peccaminosa e non può e non vuole, se non per l’intervento della volontà di Dio, rispondere positivamente alla volontà di Dio. Se si pensa che spesso per credenti nati d nuovo sorgono difficoltà nell’ubbidire Dio figuriamoci chi non lo è. E’ veramente una eresia credere che una persona non nata di nuovo possa o voglia sottomettersi alla volontà di Dio e ubbidirlo. Vedi

    Romani 8:5-9 Infatti coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo Spirito alle cose dello Spirito. 6 Infatti la mente controllata dalla carne produce morte, ma la mente controllata dallo Spirito produce vita e pace. 7 Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo. 8 Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. 9 Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito. Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui.

    Dio invece è sovrano al 100% e tutto e tutti si devono inchinare ed ubbidire alla Sua volontà. Satana ed i suoi angeli non possono mai fare nulla se Dio non glielo permette. Questo ci è reso evidente in molti passi. L’uomo e Dio non possono mai fare niente se non gli è permesso da Dio.

    I passi più evidenti della Signoria di Dio sulle opere di Satana si trovano in Giobbe capitolo uno e due, ma non sono i soli.

    Dio è sovrano, è ovvio che Dio interviene sempre per portare avanti la Sua volontà, la quale è sempre benevola verso gli eletti alla salvezza, vedi Romani 8:28 che ci promette che ogni cosa collabora per il bene di chi ama Dio ed è chiamato secondo il Suo disegno.

    E’ ulteriormente ovvio che chi non è eletto e non appartiene a Dio, per loro niente collabora per il loro bene e quindi si hanno persone nel mondo che servono Satana anche se non lo fanno coscientemente, ma questi appartengono a Satana e fanno la sua volontà, ecco perché il male esiste nel mondo, finché c’è il peccato nel mondo, finché ci sono peccatori che servono Satana ci sarà malvagità nel mondo, più servi di Satana ci sono più malvagità ci sarà, ma siccome Dio è sovrano è Lui che comunque trattiene e contiene la malvagità e la previene da essere fuori controllo e totale e questo lo può fare solo un Dio onnipotente, onnisciente e sovrano.

    Dio non è mai colto di sorpresa poiché Dio sa cosa accade ancora prima che la cosa accada. Nel progetto di Dio non c’è un piano A e un piano B che Egli deve implementare in fretta per cercare di sovvertire un attacco di sorpresa del nemico. C’è solo un piano, il piano di Dio e non esiste un piano B con Dio.

    La Sua sapienza e conoscenza assieme alla Sua onnipotenza e la Sua sovranità lo pongono nella posizione di superiorità che nessuna creatura può mai avere, sovvertire o soppiantare.

    C’è un bellissimo passo, infatti un intero Salmo che ci rende l’idea della sovranità, dell’onniscienza, dell’onnipresenza e dell’onnipotenza di Dio ed è il Salmo 139:

    SIGNORE, tu mi hai esaminato e mi conosci. 2 Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo,

    tu comprendi da lontano il mio pensiero. 3 Tu mi scruti quando cammino e quando riposo,

    e conosci a fondo tutte le mie vie. 4 Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua,

    che tu, SIGNORE, già la conosci appieno. 5 Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle,

    e poni la tua mano su di me. 6 La conoscenza che hai di me è meravigliosa, troppo alta perché io possa arrivarci. 7 Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza?8 Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. 9 Se prendo le ali dell’alba e vado ad abitare all’estremità del mare, 10 anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra. 11 Se dico: «Certo le tenebre mi nasconderanno e la luce diventerà notte intorno a me», 12 le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte per te è chiara come il giorno; le tenebre e la luce ti sono uguali. 13 Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. 14 Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene. 15 Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi erano destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora. 17 Oh, quanto mi sono preziosi i tuoi pensieri, o Dio! Quant’è grande il loro insieme! 18 Se li voglio contare, sono più numerosi della sabbia; quando mi sveglio sono ancora con te. 19 Certo, tu ucciderai l’empio, o Dio; perciò allontanatevi da me uomini sanguinari. 20 Essi parlano contro di te malvagiamente; i tuoi nemici si servono del tuo nome per sostenere la menzogna. 21 SIGNORE, non odio forse quelli che ti odiano? E non detesto quelli che insorgono contro di te? 22 Io li odio di un odio perfetto; li considero miei nemici. 23 Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. 24 Vedi se c’è in me qualche via iniqua

    e guidami per la via eterna.

    Anche Davide come Paolo è ispirato dalla meraviglia degli attributi di Dio, anche Davide esclama nel versetto 14 quanto siano meravigliose le opere di Dio. Anche Davide si getta nella profondità di Dio e riconosce che Dio conosce tutto e tutti, Dio sa ogni cosa, tanto è vero che Dio sa e conosce i pensieri di ogni persona, sa anche le parole che una persona dirà ancor prima che la dica. Dio conosce il contenuto intero della vita di ogni persona. Davide infatti dice che tutti i suoi giorni, i nostri giorni, Dio li ha conosciuti ancora prima che esistessero e poi di nuovo Davide rimane in uno stato di meraviglia ed esclama Oh, quanto mi sono preziosi i tuoi pensieri, o Dio! Quant’è grande il loro insieme! 18 Se li voglio contare, sono più numerosi della sabbia

    Queste esclamazioni di Davide sono paragonabili per le stesse esatte ragioni a quelle che Paolo esclama nel passo che stiamo studiando.

    Paolo infatti continua adesso dicendo:

    Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! 34 Infatti «chi ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi è stato suo consigliere? 35 O chi gli ha dato qualcosa per primo,

    sì da riceverne il contraccambio?»

    Qui Paolo fa da eco alle parole stesse del Signore in Isaia 55:

    8 «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. 9 «Come i cieli sono alti al di sopra della terra,così sono le mie vie più alte delle vostre vie,e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

    Dio non pensa come pensano gli uomini, infatti Dio non pensa nemmeno come pensano alcuni credenti, le vie di Dio sono diverse da quelle dell’uomo ecco perché l’uomo ha difficoltà immense nel comprendere Dio e come Dio opera. I pensieri e le vie di Dio sono infatti incomprensibili dall’uomo naturale, cioè l’uomo che non è nato dallo Spirito di Dio, infatti i pensieri di Dio e le Sue vie sono spesso anche mal comprese da credenti nati di nuovo, questo succede per una varietà di ragioni.

    L’uomo naturale però Paolo ci ha spiegato in 1 Corinzi 2 non può comprendere i pensieri di Dio e le Sue vie.

    1 Corinzi 2:10-16 Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio. 12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. 14 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. 15 L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno. 16 Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?»

    Ora noi abbiamo la mente di Cristo.

    Questo passo è in un certo senso la risposta delle domande che Paolo fa in Romani 11, infatti nel versetto 16 di 1 Corinzi 2 Paolo cita la stessa Scrittura e pone la stessa domanda che usa in Romani 11.

    Qui Paolo ci dice incominciando nel versetto 10, che l’occhio umano non ha mai potuto vedere, l’orecchio umano non ha mai sentito ne mai sono salite nel cuore umano le cose che Dio ha preparato per gli eletti. Molti usano questo versetto per spiegare cose che non possiamo capire o meglio che sono difficili da comprendere. Questo versetto quindi spesso viene usato per giustificare il fatto che non conosciamo tutte le cose che Dio ha preparato per noi nell’eternità. Seppure è vero che non conosciamo tutto ciò che Dio ha preparato per noi nell’eternità questo non è affatto ciò che questo versetto ci dice. Se si prende e si applica questo versetto fuori contesto potrebbe apparire che questo fatto sia in effetti diretto alle cose che sono difficili da capire o che non si possono conoscere.

    Invece se si lascia il versetto esattamente nel suo contesto, infatti, Paolo ci spiega che Dio invece ce le ha rivelate per mezzo dello Spirito Santo, perché lo Spirito ci rivela le cose profonde di Dio perché è Lui che ce le rivela e ce le spiega. Infatti Paolo ci dice che è lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo che conosce le cose di Dio e ce le rivela. Come ce le rivela? Per osmosi? No! Tramite la comprensione delle rivelazioni che Dio ci ha donato nella Sua parola per mezzo del Suo Spirito.

    Questo la Scrittura stessa ci conferma che è così. Quando Gesù dichiarò ai Suoi apostoli:

    Giovanni 16:12 -15Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; 13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. 15 Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà.

    Questo fu detto da Gesù per spiegare che sarebbe stato lo Spirito Santo che avrebbe guidato essi in tutta la verità perché avrebbe preso le rivelazioni di Dio e le avrebbe annunciate a loro. A loro furono annunziate per mezzo dello Spirito ed essi le hanno scritte per noi, così che anche noi potessimo avere le stesse rivelazioni che loro hanno ricevuto da Dio. Lo Spirito quindi ha investigato le cose profonde di Dio e le ha rivelate a noi per mezzo di Lui e gli Apostoli ed i profeti di quei giorni. Queste sono le cose di cui sta parlando Paolo in 1 Corinzi 2, queste sono le cose che lo Spirito ci ha rivelato.

    La Scrittura, in special modo quella del Nuovo Testamento sono le rivelazioni nuove e le spiegazioni delle rivelazioni antiche che Dio ci ha dato da comprendere.

    Spero che a questo punto dello studio abbiamo compreso che solo gli Apostoli ed i profeti che hanno messo per iscritto per noi le Scritture del Nuovo Testamento sono coloro di cui Gesù parlò in Giovanni 16.

    Vero però che lo Spirito di Dio da l’interpretazione e l’intendimento giusto delle Scritture, cioè le rivelazioni di Dio, che sono quelle di cui Paolo sta parlando in 1 Corinzi 2. Ricordiamoci che solo gli Apostoli ed i profeti di quel periodo sono il fondamento della chiesa e il fondamento sono le sane dottrine scritte per noi oggi. Non ci sono rivelazioni aggiunte dopo queste.

    Queste cose, cioè le cose rivelateci da Dio sono quindi comprese solo per mezzo dello Spirito, questo è vero anche oggi.

    Questo è ciò che dice Paolo quando dice: A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio.12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.

    Queste sono cose che sono accessibili a tutti coloro che sono rigenerati dallo Spirito Santo. Nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio, così che per comprendere le cose di Dio bisogna avere l’istruzione e la guida dello Spirito di Dio. Questo è infatti il significato di:

    1 Giovanni 2:27 Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui dimora in voi e non avete bisogno che alcuno v’insegni; ma, come la sua unzione v’insegna ogni cosa ed è verace e non è menzogna, dimorate in lui come essa vi ha insegnato.

    L’unzione che ogni credente nato di nuovo ha è lo Spirito di Dio e dimora in noi così che nessun altro possa confonderci e insegnarci cose false poiché lo Spirito ci guida nell’intendimento delle sane dottrine apostoliche.

    Così è vero ciò che Paolo dice, queste cose spirituali non sono cose che possiamo imparare dal mondo, ne dall’educazione scolastica, ne dalla scienza ma solo per mezzo della parola di Dio e lo Spirito Santo. Infatti dice Paolo l’uomo che non ha lo Spirito di Dio che gli insegna e lo guida nella parola di Dio non può comprendere le cose di Dio perché per l’uomo naturale le cose spirituali sono follia, sono incomprensibili perché sono giudicate mediante lo Spirito, sono comprese solo se lo Spirito ci aiuta a comprenderle, in effetti lo Spirito di Dio è il nostro insegnante.

    Ora perché si ha lo Spirito di Dio non significa che il Cristiano non ha più bisogno di essere insegnato da insegnanti della parola di Dio, infatti il problema nella chiesa è che ci sono molti falsi maestri che ingannano anche veri credenti nati di nuovo perché quando si rimane sotto false dottrine eventualmente anche se lo Spirito da segnali che le dottrine sono false la maggior parte dei credenti seguono i loro desideri carnali e umani e quindi credono più nelle menzogne che nella verità ed a forza di stare sotto falsi insegnamenti c’è un vero e proprio lavaggio del cervello che infine crede nella menzogna anziché la verità.

    Comunque tutto questo per dire che si può comprendere ciò che Dio ha fatto mettere per iscritto, ciò che Dio ci ha rivelato possiamo comprendere per mezzo dello Spirito Santo, infatti Paolo sia in

    1 Corinzi 2 che in Romani 11:34 cita una Scrittura, Isaia 40:13-14.

    La domanda che Paolo ed Isaia pongono è: «chi ha conosciuto il pensiero del Signore?

    O chi è stato suo consigliere?

    La risposta è ovviamente nessuno, ma invece è Lui che ci fa conoscere i Suoi pensieri ed è Lui che è il nostro consigliere. Nessuno può conoscere i Suoi pensieri se non che lo Spirito Santo appunto ci istruisca a riguardo. Infatti Paolo anche in 1 Corinzi 2:16 dice Infatti chi ha conosciuto la mente del Signore per poterlo ammaestrare? Or noi abbiamo la mente di Cristo.

    Ora comprendiamo che i credenti hanno lo Spirito di Dio che ci rivela la mente di Cristo e quindi possiamo conoscere i pensieri di Dio poiché Lui ce li fa conoscere. Non è quindi impossibile conoscere i pensieri di Dio per chi ha lo Spirito e quindi la mente di Cristo.

    Infatti poi Paolo continuando a citare Scrittura dell’Antico Testamento dice: 35 O chi gli ha dato per primo, sì che ne abbia a ricevere la ricompensa?».

    Nessuno ha dato niente a Dio poiché non c’è niente che nessuno gli possa dare così nessuno possa ricevere una ricompensa da Lui. Questo passo proviene da Giobbe 35:7 e 41:11, e la risposta la conosciamo bene adesso. Nessuno da niente a Dio è Dio che dona a noi grazia e misericordia elargendoci la salvezza in Gesù Cristo. Anche le benedizioni che riceviamo dopo la salvezza non sono una ricompensa ma sono per grazia le misericordie che Dio ci elargisce, se mai Dio ha dato una ricompensa a qualcuno la ha data al Suo Figlio Gesù Cristo e non a noi.

    Isaia 53:10-12 Ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani. 11 Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. 12 Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.

    Come vediamo la ricompensa, il premio Dio lo ha dato al Suo Figlio per quello che Lui ha fatto e per quanto ha sofferto. L’ironia di questo fatto è che Dio non da agli uomini una ricompensa ma invece Dio da uomini come ricompensa a Gesù, le moltitudini, gli eletti delle nazioni e gli eletti della nazione di Israele. Infatti questo discorso torna perfettamente quando poi leggiamo i seguenti passi:

    Giovanni 6: 37 Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori;

    Giovanni 6:39 Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno.

    Giovanni 17:1-2 Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te, 2 giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati.

    Come vediamo dai passi appena letti e da ciò che dice Isaia è che la ricompensa che Dio ha dato a Gesù sono gli eletti Gentili ed Ebrei per i quali Gesù è morto, i redenti da tutto il mondo sono la ricompensa per Gesù, la nostra salvezza non è ricompensa nostra ma ricompensa per ciò che Gesù ha fatto e l’eredità Sua sono gli eletti. La nostra salvezza quindi è completamente immeritata da parte nostra ma la ha meritata Gesù, la ricompensa va Lui.

    Quindi anche questo contraddice la dottrina Arminiana della salvezza mediante scelta umana o la dottrina del libero arbitrio. Questa dottrina in effetti decreta che Dio da la salvezza come ricompensa, ricompensa per la fede che una persona pratica, ricompensa per aver scelto Gesù quando la persona viene messa dinanzi al Vangelo. Questa cosa però è erronea, Dio non da la Sua salvezza come ricompensa altrimenti la salvezza non potrebbe essere per grazia.

    La sola cosa che noi possiamo portare a Dio sono i nostri peccati, la nostra peccaminosità e niente altro.

    C’è un Salmo che ci aiuta a capire che l’uomo non può dare nulla a Dio per ricevere da Dio una ricompensa.

    Salmi 49:6-12 Essi hanno fiducia nei loro beni e si vantano della loro grande ricchezza,

    7 ma nessun uomo può riscattare il fratello, né pagare a Dio il prezzo del suo riscatto. 8 Il riscatto dell’anima sua è troppo alto, e il denaro sarà sempre insufficiente, 9 perché essa viva in eterno ed eviti di veder la tomba. 10 Infatti la vedrà: i sapienti muoiono; lo stolto e l’ignorante periscono tutti

    e lasciano ad altri le loro ricchezze. 11 Pensano che le loro case dureranno per sempre e che le loro abitazioni siano eterne; perciò danno i loro nomi alle terre. 12 Ma anche tenuto in grande onore, l’uomo non dura; egli è simile alle bestie che periscono.

    Come vediamo nessuna ricchezza umana, nessuna cosa che un uomo possiede può essere sufficiente da offrire a Dio per ottenere ciò che poi conta, cioè il riscatto dell’anima. Il prezzo da pagare è troppo alto e solo Gesù l’unigenito Figlio di Dio ha potuto pagare sufficientemente il prezzo per il riscatto delle anime degli eletti che sono la Sua ricompensa datagli da Dio Padre.

    Vedete che i promotori ed i credenti della dottrina Arminiana rinnegano di credere nella salvezza per opere ma invece è proprio questo che essi credono. Essi credono che Dio ricompensa una persona per aver creduto ed aver scelto Gesù. Essi credono che la salvezza sia per grazia ma trattano la fede come un opera umana, quindi Dio ricompensa chi crede con la salvezza e non solo, molti di essi credono anche che si possa perdere la ricompensa della salvezza se non la si mantiene mediante sforzi umani e che Dio infine ricompensa solo chi fedelmente si mantiene salvato. Essi rinnegano le opere ma in effetti credono in una salvezza per opere e che la salvezza sia ricompensa per le loro opere.

    Questo è un altro Vangelo ed è una eresia, purtroppo la maggior parte della chiesa Evangelica oggi crede in questo Vangelo che è in effetti una variazione subdola del falso vangelo della religione Romana. Sì Gesù è storicamente lo stesso Gesù ma il contenuto teologico del loro vangelo è diverso da quello di Gesù e degli Apostoli. Ecco perché poi è stato più facile presentare un altro spirito che poi viene passato per Spirito Santo. Oggi nella maggioranza della chiesa si predica e si crede in un altro vangelo e regna un altro spirito e molti sono ingannati.

    Infatti Paolo dopo che precisa che a Dio nessuno può dare nulla per poter in compenso ricevere una ricompensa dice giustamente:

    36 Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

    Ecco qui la conclusione, non solo la conclusione del capitolo 11 ma la conclusione della volontà e motivazione di Dio. La ragione che Dio fa procedere da Lui ogni cosa buona, solo per mezzo di Lui e per Lui tute le cose esistono e sono create.

    C’è anche un passo in Apocalisse 4 che descrive parte della lode che viene data a Dio in cielo che dice:

    Apocalisse 4:10-11 i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 11 «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono».

    E’ Dio che ha creato tutte le cose per la Sua volontà e per la Sua gloria e per il Suo onore e potenza sono state create.

    Queste cose che sia Paolo che Giovanni hanno scritto sono la descrizione della ragione di fondo per la quale Dio ha fatto ogni cosa per la Sua volontà. Dio lo ha fatto solo ed esclusivamente per ricevere gloria, onore e dimostrare la Sua potenza.

    Ogni cosa dimostrano che la gloria di Dio, l’onore vanno a Dio e che è la Sua potenza che adempie la Sua perfetta volontà.

    Ecco perché non possiamo intromettere alcuna cosa umana nel progetto di Dio. Le uniche intromissioni umane nel progetto di Dio sono due,una negativa e l’altra positiva. L’intromissione umana indipendente da Dio ha causato il peccato e la morte, l’unica intromissione umana positiva è stata generata da Dio nella persona di Gesù Cristo che è sì un uomo ma è un uomo perfetto e senza peccato e non solo ma è anche completamente e pienamente Dio.

    Quindi nessuna cosa umana al di fuori da Gesù Cristo non può are altro che essere priva della gloria di Dio ecco perché Romani 3:23-24 dice: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.

    Così vediamo che l’uomo fuori dalla redenzione di Gesù Cristo è privo della gloria di Dio e quindi non può glorificare Dio. Quindi vediamo che solo uomini e donne redenti e giustificati sono tali per un motivo solo, dare la gloria a Dio.

    Questo è evidente anche dal discorso che Paolo fa in Romani 9 dove dice:

    Romani 9:21-24 Il vasaio non è forse padrone dell’argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile? 22 Che c’è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d’ira preparati per la perdizione, 23 e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria, 24 cioè verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma anche fra gli stranieri

    Questo passo perfettamente ci spiega il concetto. Dio sceglie per volontà Sua e non c’è niente da contestargli perché Lui ne ha il diritto come creatore Dio ha il diritto di scegliere alcune persone per gratuitamente ed immeritevolmente elargirgli misericordia così che la ricchezza di che cosa, dice il testo? Della Sua gloria! Per ricevere gloria Dio ha fatto misericordia a chi Egli ha voluto farla.

    Comunque come abbiamo letto nei passi precedenti Dio riceve gloria ed anche potenza. Potenza in che cosa? Nel modo con cui ha creato ogni cosa come vedremo prossimamente, ma Egli dimostra la Sua potenza non solo nella creazione di ogni cosa, non solo nella Sua salvezza ma anche nella Sua ira. La potenza di Dio è quindi dimostrata nella creazione, nella salvezza e nel Suo giudizio.

    Così Dio ha creato tutto e tutti per ricevere la gloria e l’onore da ciò che Egli ha creato ed ha redento e per dimostrare la Sua potenza in tutto questo, anche nel compimento della Sua ira.

    Anche Colossesi 1:15-20 ci dice esattamente ciò che Paolo sta dichiarando in questo versetto finale di Romani 11.

    Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; 16 poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. 18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. 19 Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza 20 e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli.

    Ogni creatura non può resistere la potenza di Dio, ogni cosa creata dimostra la potenza di Dio, la salvezza di Dio dimostra la potenza di Dio e l’ira e il giudizio di Dio dimostrano la potenza di Dio e tutto questo da gloria ed onore a Lui. Ecco perché Colossesi dice ciò che dice, Gesù ha riconciliato con se tutte le cose per mezzo di Lui mediante la croce così che Egli abbia la supremazia su ogni cosa.

    Guardiamo adesso come la creazione, la salvezza e l’ira di Dio dimostrano la Sua potenza e danno la gloria e l’onore solo a Lui.

    Nella creazione Dio ha dimostrato la Sua gloria e la Sua potenza.

    Dio ha creato ogni cosa solo dichiarando le cose in esistenza solo con la Sua parola. Sono un Dio onnipotente ha potuto fare questo. Dio parla, Dio dichiara e le cose che Dio dichiara avvengono, vedi Genesi 1:1-30.

    Non solo ma tutto ciò che Dio ha creato dichiara la Sua gloria e potenza.

    Salmi 19:1-4 I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

    2 Un giorno rivolge parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra. 3 Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode, 4 ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all’estremità del mondo.

    Romani 1:18-23 L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; 19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. 22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.

    Si comprende chiaramente dai due passi appena letti che, sia la potenza che la gloria di Dio sono chiaramente esposte in ciò che Dio ha creato. Infatti una delle condanne del passo di Romani 1 è che gli uomini riconoscono l’esistenza del Creatore, riconoscono la Sua onnipotenza e la Sua gloria ma non ostante tutte queste evidenze, Paolo dice che hanno mutato la gloria di Dio in immagini di creature e che pur avendo conosciuto Dio in questo senso non lo hanno glorificato. Quindi come vediamo la gloria di Dio è coinvolta e sia la Sua gloria che la Sua potenza sono evidenti.

    La gloria e la potenza di Dio sono ulteriormente esposte e messe in evidenza nella salvezza, nella redenzione degli uomini.

    Questo è un soggetto che potrebbe essere lungamente studiato e discusso. Non vogliamo prendere troppo tempo però è di dovere entrare nel merito di questa cosa.

    Iniziamo a dire questo, Dio è onnipotente e non ha bisogno di aiuto da parte di nessuno per fare le cose che Egli desidera fare. L’unica ragione che Egli coinvolge l’uomo nei Suoi piani è un privilegio ed è una Sua scelta poiché Dio non ha bisogno in realtà di nessuno per compiere la Sua volontà.

    Prendiamo per esempio la chiesa sulla terra. Dio ha scelto delle persone, le ha redente e le ha incaricate di fare la Sua volontà nel mondo. In realtà però anche se la chiesa è formata da uomini e donne, che cosa ci dice la Scrittura che la chiesa è? La chiesa è il corpo di Cristo sulla terra, cioè nella chiesa siamo membri, tutti del corpo di Cristo ma il fatto rimane che siamo il corpo di Cristo e Lui è il capo di essa. Come ben sappiamo anche nel corpo umano fisico il capo contiene il cervello, il quale è il centro che comanda l’intero corpo. Senza il capo, senza la funzione cerebrale il corpo non può agire. Quindi anche se Dio si adopera di uomini e donne nel mondo per fare la Sua volontà, in realtà la potenza nella chiesa è di Dio e non dell’uomo. Lo Spirito Santo è venuto per farci agire nella potenza di Dio. Quindi anche se Dio si fa uso di noi è comunque la Sua potenza, tramite il Suo Spirito che agisce.

    Questo cosa significa? Alcuni in realtà dicono che Dio ha bisogno di noi, in realtà questa dichiarazione è erronea. Dio ha scelto di adoperarsi di uomini e donne ma solo perché ci ha redenti e ci ha dato il privilegio di servirlo e di essere l’estensione o meglio il corpo mistico di Gesù nel mondo. Dio non avrebbe in realtà bisogno di nessuno ed infatti non ha bisogno di noi per fare ciò che Egli vuole, ma ci vuole usare per appunto mostrare la Sua potenza che opera non ostante le nostre debolezze ed i nostri errori ed anche i nostri peccati.

    Paolo rese questo fatto evidente quando disse:

    2 Corinzi 4:7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi.

    Inoltre Paolo disse la stessa cosa anche in:

    Filippesi 2:12-13 Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand’ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; 13 infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo

    Un altro passo che ci conferma questa cosa lo troviamo in:

    Efesini 2:8-10 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.

    Questo ultimo passo è importantissimo e chiaro nella spiegazione di questo soggetto.

    Efesini 2 dal primo versetto a quest’ultimo è stato scritto per dimostrare la completa incapacità dell’uomo per quanto riguarda la salvezza. L’uomo è morto nei suoi peccati ed è per natura figlio dell’ira di Dio, cioè serve Satana e ne è schiavo.

    Paolo poi dice “Ma Dio” Dio ha avuto misericordia di molti e per grazia solamente, cioè immeritatamente ha salvato chi Egli ha scelto di avere misericordia. Ecco che Paolo dice che Dio ci ha vivificati, cioè ci ha rigenerati in Cristo. Per evitare fraintesi sulla salvezza di nuovo Paolo ci dice appunto che per grazia siamo stati salvati da Dio mediante la fede, la quale non viene da noi ma è un dono di Dio. Non è in virtù di alcuna opera umana (se non per le virtù dell’uomo Gesù Cristo) così che non possiamo vantarci di alcuna cosa, poiché la nostra salvezza proviene interamente da Dio in Cristo.

    Così che dobbiamo per forza arrivare alla conclusione che anche la fede ci è donata ed è un dono di Dio e non è di per se nostra. Infatti non potendo vantarci di nulla non possiamo vantarci della fede poiché è un dono di Dio. Quindi vediamo qui che c’è, purtroppo una parte della chiesa che è colpevole di orgoglio spirituale poiché crede ed insegna che la fede è una opera umana ed è una cosa che possiamo gettare via.

    Invece Paolo continua dicendo che la chiesa, gli eletti siamo una opera divina creata in Cristo. Ovviamente se siamo un opera divina ed una creazione divina non possiamo iniettare alcuna virtù o merito da parte nostra, nemmeno la fede. Siamo infatti una creazione divina e quindi soprannaturale così che anche il disegno che Dio ha, il Suo progetto, le opere buone che Dio vuole che noi compiamo non sono in realtà opere nostre ma come dice bene il testo Dio le ha preparate in precedenza perché noi le compiamo. Le compiamo mediante ciò che è appunto quello che Paolo ha scritto in Filippesi 2:13. la potenza di Dio in noi che produce in noi il volere e il fare secondo il Suo benevolo disegno che è appunto la stessa cosa che Paolo descrive come le buone opere che Dio ha precedentemente creato perché noi le compiamo.

    Quindi alla fine di tutto questo discorso dobbiamo completarlo vedendo come Paolo conclude

    1 Corinzi 1 dove dichiara:

    1 Corinzi 1:27-31 ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28 e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, 29 affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. 30 Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31 affinché, come sta scritto: «Chi si gloria, si glori nel Signore».

    In altre traduzioni i versetti 29e 31usano la parola vanto come sinonimo di gloria. Quindi quando si dice di dare gloria a Dio in essenza si sta dicendo che ci vantiamo solo in Dio e non ci vantiamo in nessuna altra cosa, questo è il vero significato di gloria, il vanto è di Dio e solo Suo.

    Quindi è per questo che dobbiamo dire che la salvezza se da gloria a Dio solamente deve essere equivalente alla creazione. Nessun credente si può vantare o ricevere gloria per la creazione quindi perché vogliono vantarsi di avere qualche merito, seppur minuscolo nella salvezza? Se la creazione è interamente gloria e potenza di Dio allora anche la salvezza lo deve essere. Nessun essere umano è coinvolto nella creazione e nessun essere umano se non per l’eccezione dell’uomo Cristo Gesù ha niente a che vedere con la salvezza. La salvezza appartiene interamente a Dio così come la Sua gloria.

    Apocalisse 7:9-10 Dopo queste cose vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. 10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello».

    Come vediamo i redenti nella presenza di Dio sanno senza dubbio che la salvezza appartiene solo a Dio e non appartiene a nessun uomo se non a Gesù, l’agnello di Dio. Questo è il solo ed unico uomo a cui appartiene la salvezza, ed ovviamente Egli non solo è uomo ma è anche Dio.

    Dio stesso dichiara in:

    Isaia 48:9-11 9 Per amore del mio nome differirò la mia ira, e per amore della mia gloria la frenerò per non sterminarti. 10 Ecco, io ti ho raffinato, ma non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione. 11 Per amore di me stesso, per amore di me stesso faccio questo; come potrei infatti lasciar profanare il mio nome? Non darò la mia gloria ad alcun altro».

    Tra l’altro il contesto in cui si trova questo passo riguarda ciò che Dio sta dicendo ad Israele, cioé Giacobbe,che come abbiamo visto chiaramente non è la chiesa.

    Il contesto è chiarissimo, Dio salva Israele e salva gli eletti per le stesse ragioni,cioè per amore del Suo nome, per l’amore di Se stesso Dio salva e non dà la Sua gloria ad alcun altro.

    Figuriamoci se un piccolo insignificante verme di uomo che non ha niente da offrire a Dio possa dire:

    Io ho fatto, io ho creduto!” Figuriamoci se qualsiasi persona possa arrogarsi il diritto di credere che avendo scelto Dio o creduto in Lui Dio lo debba quindi remunerare.

    Come vediamo se è l’uomo che da solo sceglie Gesù e da solo crede con una fede che ancora non si sa da dove viene e perché è operata, allora vorrebbe dire che l’uomo avrebbe modo di potersi gloriare di qualche cosa di suo riguardo alla salvezza.

    Invece, Dio chiaramente ci dimostra non solo qui in Isaia ma in tutta la Sua parola che la salvezza e la gloria appartengono solo a Lui e che Lui non le accredita a nessuno se non a Se stesso. Infatti attribuire la salvezza e la gloria al Suo unigenito figlio è legittimo seppure Gesù è uomo. Infatti deve essere così, così che gli unici che riceveranno la gloria di Dio la riceveranno solo perché sono in Cristo e coeredi con Cristo.

    Romani 8:16-17 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati.

    L’unica ragione che riceviamo salvezza e gloria è solo perché Dio ci ha scelti per primi, ogni eletto è scelto da Dio prima della fondazione del mondo ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo.

    Efesini 1:3-7 Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, 7 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia,

    Romani 9:21-24 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

    Di nuovo, non ci sono dubbi, o per lo meno non ci dovrebbero essere, la salvezza e la gloria appartengono solo a Dio ed al Suo unigenito Figlio Gesù e poi a coloro a cui Egli ha scelto di darle come dono incontestabile.

    Inoltre Dio non dimostra solo la Sua potenza nella Sua ira e nel Suo giudizio, non solo nella creazione ma anche nella salvezza.

    Solo un Dio onnipotente può adempiere il Suo piano di salvezza non ostante tutte le opposizioni da parte di Satana ed i suoi angeli e da parte dell’uomo che serve Satana, cioè tutti gli esseri umani che ad un tempo hanno tutti servito Satana gli sono appartenuti.

    Efesini 2:1-3 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri.

    Satana ha opposto il piano di salvezza di Dio sin dall’inizio, Satana con la collaborazione di uomini, ha cercato di distruggere la linea genealogica del Messia e di distruggere il popolo di Dio, cioè Israele sin dall’inizio della sua esistenza. Satana sempre usandosi di uomini ha cercato di manipolare tutto per distruggere il Messia quando è apparso, Satana e l’uomo ha cercato in tutti i modi di distruggere i Cristiani, cercando continuamente di distruggere Giacobbe nei secoli di storia. Satana ha continuamente creato false religioni ed anche una falsa chiesa con la quale continua ad ingannare anche oggi miliardi di persone. Satana ha cercato allo stesso modo di distruggere e di corrompere la parola di Dio, la Bibbia, Satana con l’aiuto di angeli e uomini sta ancora continuando a cercare di distruggere sia la vera chiesa, i veri Cristiani e ancora sta cercando di distruggere Israele.

    Ma Dio lo ha battuto su ogni fronte, Dio ha protetto tutto il Suo piano di salvezza essendo a numeri sempre in minoranza a Satana ed i suoi seguaci, e comunque Dio nella Sua onnipotenza,non ostante la martellante opposizione dei Suoi nemici ha sempre vinto e vincerà ultimamente e potentemente,infine distruggendo tutti i Suoi nemici e adempirà completamente e perfettamente il Suo piano.

    Questa è stata, è, e sarà la dimostrazione della potenza di Dio nella Sua salvezza. Niente e nessuno ha potuto, può e potrà opporre Dio non ostante i tentativi.

    Ecco perché è veramente una bestemmia pensare che l’uomo nella sua debolezza possa opporsi a Dio e sempre per sua volontà costringere Dio a ricompensarlo per le sue scelte riguardo alla salvezza.

    Un altra ragione per la quale possiamo comprendere che Dio non ha finito e non ha abbandonato Giacobbe. La ragione è che Satana, l’uomo e la falsa chiesa vogliono ancora eliminare Giacobbe. Perché se Dio avesse abbandonato il Suo popolo e non avesse intenzione di salvarlo non ci sarebbe alcuna ragione di preservarlo e proteggerlo dai suoi nemici. Se Dio non avesse più un posto speciale per Israele nel Suo piano di redenzione non avrebbe avuto alcun senso preservarlo e far sì che Giacobbe diventasse di nuovo una nazione che è tornata nella sua terra di origine.

    Per quei credenti che insistono che questo è avvenuto solo perché lo ha voluto l’uomo ed è solo un piano di Sionismo occulto allora devono smettere di dichiarare che Dio è sovrano poiché con i loro ragionamenti umani sminuiscono la sovranità e l’onnipotenza di Dio.

    Fanno questo perché altrimenti devono ammettere che Dio che non solo ha permesso al Suo popolo di ritornare nella terra a loro promessa ma devono anche ammetter che questo popolo ha un favore divino che nessun altro popolo su questa terra abbia mai avuto ed ha tutt’oggi.

    La cosa seria e grave è che sminuiscono gli attributi di Dio per giustificare le loro erronee dottrine e poi come se questo non fosse abbastanza in essenza indirettamente dichiarano che Dio è bugiardo, che Dio non mantiene le Sue promesse e che Dio è un Dio che ha confuso la Sua parola in modo tale che non la si può comprendere letteralmente ma solo simbolicamente. Il che in realtà confonderebbe tutti ancora di più, mentre invece la parola di Dio è chiara. Questi decidono da soli quali passi devono essere interpretati simbolicamente e quali letteralmente. Quest’ultima cosa è quindi prendere la parola di Dio e farla adattare alle loro voglie e le loro credenze violando infine l’intero consiglio di Dio.

    Ridurre la parola di Dio in linguaggio simbolico, spiritualizzare la parola di Dio e renderla metaforica quando fa comodo a loro in realtà è in un certo senso un tipo di gnosticismo. Aggiungere e togliere dalla parola di Dio è una cosa gravissima.

    Insomma Dio dimostra la Sua potenza in come a scapito di molti Egli adempie la Sua volontà, riguardo alla Sua creazione, riguardo alla Sua salvezza e alla Sua ira e giudizio, dimostrando così tutta la Sua gloria e potenza in queste cose.

    In chiusura quindi ogni cosa proviene da Lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

    Come abbiamo già avuto modo di vedere da Dio proviene ogni buona cosa, così che per via del Suo amore, grazia e pazienza anche i peccatori impenitenti e non eletti sono in qualche modo destinatari di benedizioni.

    Gesù disse che Dio è misericordioso e buono anche verso gli infedeli:

    Matteo 5:44-47 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

    Anche Paolo ha fatto questa stessa dichiarazione però in un contesto diverso:

    Romani 9:22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione?

    Giacomo ci dice che ogni buona cosa proviene da Dio:

    Giacomo 1:17-18 ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento. 18 Egli ci ha generati di sua volontà mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature.

    Qui in Giacomo in particolar modo questa dichiarazione è nel contesto della salvezza, come vediamo da ciò che dice nel versetto 18.

    Quindi la salvezza proviene da Dio, per mezzo di Dio:

    La salvezza è solo da Lui ed è solo per mezzo di Lui, di nuovo questo elimina qualsiasi possibilità che ci sia qualche cosa di umano per mezzo del quale la salvezza possa provenire.

    Come abbiamo già detto l’unico aspetto umano è solo per mezzo di un solo uomo, Gesù Cristo per la quale la salvezza è venuta ed è stata provveduta ed adempiuta, vedi Romani 5:15; Tito 3:4-7;

    1 Timoteo 2:5.

    In aggiunta, solo per mezzo dello Spirito Santo la salvezza viene applicata tramite la rigenerazione del peccatore, il dono di una fede soprannaturale e tramite la parola di Dio. E’ per mezzo della Sua sovrana e onnipotente volontà e solo per mezzo di questa che otteniamo la salvezza.

    Efesini 1:3-9 Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, 7 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che egli ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e intelligenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo il suo beneplacito, che egli aveva determinato in se stesso, 10 per raccogliere nella dispensazione del compimento dei tempi sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose, tanto quelle che sono nei cieli come quelle che sono sulla terra. 11 In lui siamo anche stati scelti per un’eredità, essendo predestinati secondo il proponimento di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà, 12 affinché fossimo a lode della sua gloria, noi che prima abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.

    Tito 3:4-7 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.

    Guardate che cosa dice Paolo a Timoteo per scogliere ogni dubbio che la salvezza sia provenuta interamente da Dio mediante la grazia in Gesù Cristo e che non proviene da nessuna cosa umana

    1 Timoteo 1:14 così la grazia del Signor nostro ha sovrabbondato con la fede e con l’amore, che è in Cristo Gesù.

    Come vediamo dunque non c’è alcun spazio per nessuna altra opera o alcun altro mezzo umano per il quale si ha salvezza.

    Ed infatti tutta la creazione riceve il suo sostenimento da Dio:

    Salmi 145:9-17 L’Eterno è buono verso tutti e pieno di compassione per tutte le sue opere. 10 Tutte le tue opere ti celebreranno o Eterno, e i tuoi santi ti benediranno. 11 Essi parleranno della gloria del tuo regno e racconteranno della tua potenza, 12 per far conoscere ai figli degli uomini i tuoi portenti e il glorioso splendore del tuo regno. 13 Il tuo regno è un regno eterno e il tuo dominio dura per ogni età. 14 L’Eterno sostiene tutti quelli che cadono e rialza tutti quelli che sono abbattuti. 15 Gli occhi di tutti guardano a te con aspettazione, e tu dai loro il cibo a suo tempo. 16 Tu apri la tua mano e appaghi il desiderio di ogni essere vivente. 17 L’Eterno è giusto in tutte le sue vie e benigno in tutte le sue opere.

    Così che appunto ogni cosa è da Dio, per mezzo di Lui ad in vista di Lui così che la gloria sia solo Sua, Amen.