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  • Romani Capitolo 12 Versetti 4-11

    Romani 12:4-5 Infatti, come in uno stesso corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno la medesima funzione, 5 così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l’uno dell’altro.

    Questo passo è l’immagine parallela di ciò che Paolo ha insegnato in 1 Corinzi 12.

    Come abbiamo accennato prima, anche 1 Corinzi 12 ci insegna che è solo lo Spirito Santo che dona alla Chiesa diversi doni spirituali, uffici e ministeri. Lo fa in base a come Egli desidera e non in base a come desideriamo noi. Paolo in 1 Corinzi 12 fa distinzioni tra i vari doni, uffici e ministeri.

    Anche in 1 Corinzi 12 Paolo sostiene che nel corpo di Cristo, la Chiesa, ci sono molti membri che hanno diverse funzioni e diversi doni. I versetti quattro e cinque: sono un breve riassunto di ciò che Paolo ha descritto in dettaglio in 1 Corinzi 12, ma sta dicendo in effetti la stessa cosa.

    Diamo un altro sguardo a ciò che Paolo insegna in 1 Corinzi 12.

    Come vediamo Paolo inizia dichiarando questo:

    1 Corinzi 12:4-7 Or vi sono diversità di doni, ma non vi è che un medesimo Spirito. 5 Vi sono anche diversità di ministeri, ma non vi è che un medesimo Signore. 6 Vi sono parimenti diversità di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. 7 Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utilità comune.

    Lo Spirito Santo si manifesta in ogni membro della chiesa, ma lo fa in diversi modi e con diversi doni, diverse amministrazioni ed operazioni. Dio fa questo in modo che questo sia di utilità all’intero corpo per essere edificatio dai doni, la funzione e la gestione di ogni individuo nella chiesa.

    1 Corinthians 12:12 Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo.

    Qui Paolo sat dicendo la stessa esatta cosa che spiega in Romani 12:4-5.

    Paolo inoltre va avanti in 1 Corinzi 12 dicendo:

    1 Corinzi 12:13-21 Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito. 14 Infatti anche il corpo non è un sol membro, ma molte. 15 Se il piede dicesse: «Perché non sono mano io non sono parte del corpo», non per questo non sarebbe parte del corpo. 16 E se l’orecchio dicesse: «Perché non sono occhio, io non sono parte del corpo», non per questo non sarebbe parte del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 18 Ma ora Dio ha posto ciascun membro nel corpo, come ha voluto. 19 Ma se tutte le membra fossero un solo membro, dove sarebbe il corpo? 20 Ci sono invece molte membra, ma vi è un solo corpo. 21 E l’occhio non può dire alla mano: «Io non ho bisogno di te»; né parimenti il capo può dire ai piedi: «Io non ho bisogno di voi».

    Il Verso 13 è molto importante per la spiegazione di questo concetto. Versetto tredici smantella completamente l’erronea dottrina pentecostale per quanto riguarda il battesimo dello Spirito Santo. Questo passo conferma il fatto che tutti i credenti sono battezzati e dallo Spirito Santo nel corpo di Cristo la Chiesa senza nessuna eccezione.

    Questo versetto elimina la possibilità che ci potrebbe essere un vero credente nato di nuovo che non è battezzato nello e con lo Spirito Santo. Ogni singolo credente che è nato di nuovo dallo Spirito è anche battezzato in Cristo, è battezzato in un solo corpo, il Suo corpo la chiesa!

    La composizione grammaticale del versetto rende impossibile che un credente non sia battezzato nello e dallo Spirito Santo. La grammatica ci dice che siamo stati TUTTI battezzati dallo Spirito Santo in un solo corpo, questo non lascia fuori nessuno. Poi ci dice che TUTTI siamo stati abbeverati da un solo Spirito. L’uso del verbo essere stati indica che si tratta di un’azione che si è verificata nela passato ma che continua a verificarsi nel presente e poi nel futuro, questo indica che siamo stati abbeverati da un solo Spirito, quando è avvenuto questo? Quando siamo stati rigenerati e trasformati da Dio e quando abbiamo creduto.

    Ciò è confermato da questo passo:

    Giovanni 7:37-39 Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva». 39 Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

    Allora come vediamo qui, tutti coloro che credono in Cristo saranno dati da bere come dice Gesù, di bere dallo Spirito Santo, tutti quelli che credono in Lui ricevono lo Spirito Santo. Anche questo passo significa che sono tutti coloro che credono che riceveranno lo Spirito Santo senza eccezione.

    Ricordiamoci quello che abbiamo studiato in Romani 8, dove Paolo dice:

    Romani 8: 9 Ma voi non siete nella carne, ma nello Spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non gli appartiene.

    Quindi, sapendo questo vediamo che ogni singolo credente è pari nel corpo, perché ogni dono, ogni amministrazione e il funzionamento vengono tutte dallo stesso Spirito, perché siamo tutti salvati per grazia, tutti pecchiamo ma tutti siamo giustificati per l’opera redentrice di Cristo e per nessun altro motivo. Così ogni membro del corpo di Cristo, è altrettanto importante e utile.

    Questo è esattamente ciò che Paolo sta cercando di insegnarci, sia in Romani 12: 4-5 che in 1 Corinzi 12.

    È per questo che Paolo fa di tutto per mostrarci la parità del valore e l’importanza di ogni membro del corpo di Cristo.

    Perchè il corpo non è un solo membro, ma molti. Anche qui Paolo ci sta mostrando che il corpo è formato da diversi membri e il corpo non è tutto un solo membro. Ciò significa che tutti non possono avere gli stessi doni, le stesse amministrazioni e le stesse operazioni.

    La cosa triste è che in molte chiese molti credenti vogliono forzare la loro posizione desiderata e non vogliono funzionare come Dio li ha chiamati.

    Come ho detto prima molti leader, per motivi diversi nominano persone per certe posizioni, anche se è evidente che essi non sono chiamati a quella posizione e non hanno i doni specifici che dovrebbero avere per essere nominati a quella specifica pratica. Molti credenti, d’altra parte vogliono a tutti i costi funzionare in posizioni alle quali non sono stati dotati o chiamati da Dio e per finire rifiutano di funzionare con il loro dono e la chiamata con la quale sono stati chiamati da Dio. Questo era in corso nella chiesa di Corinto e sta avvenendo purtroppo in molte chiese anche oggi.

    È per questo che Paolo sta facendo le distinzioni che fa e dice che un credente non può dire che, poiché non ha un certo dono o chiamata o posizione che non vuole servire e operare nel corpo di Cristo.

    Paolo dice che non tutti possono essere quello che vogliono essere né devono insistere nel voler essere ciò che non sono, o di praticare un dono che non hanno.

    Questo è un altro motivo per cui credo che ci sono stati molti anche in quei giorni che stavano fingendo il dono delle lingue per essere visti nella chiesa perché pensavano che così facendo sarebbero stati considerati più importanti e spirituali di quelli che non hanno avevano quel particolare dono.

    Ai tempi di Paolo c’era anche un altro grande problema con alcune persone che andavano in giro sostenendo di avere la chiamata e la mantella apostolica mentre non l’avevano, 2 Corinzi 11: 12-15.

    Paolo chiarisce questo intero concetto mostrando che tutti i membri del corpo di Cristo indipendentemente dalla posizione o doni sono ugualmente importanti, non solo importante, ma essenziale nella chiesa.

    Non è quello che una persona desidera di avere o di essere ma perchè una chiesa funzioni correttamente ogni membro deve funzionare con e nei doni e chiamata che Dio gli ha dato. Dobbiamo servirci a vicenda in amore attraverso i doni che Dio ci ha dato e. Questo è l’intero concetto che Paolo insegna nei capitoli 12-13-14 di 1 Corinzi.

    L’amore per Dio e per gli altri deve essere il fattore motivante per l’ uso e la pratica dei nostri doni e la nostra chiamata. L’orgoglio spirituale deve essere evitato a tutti i costi, questo è ancora una volta il motivo per cui non dovremmo mai pensare di più altamente di noi stessi di come dovremmo. Paolo sta anche dicendo che anche se certi doni e chiamate sembrano più affascinanti ed attraemti o anche più importanti di altre in effetti non lo sono, tutti i doni e tutte le chiamate sono ugualmente importanti per Dio.

    Dobbiamo tutti servire gli altri in umiltà e amore. Questo è davvero il punto che Paolo sta insegnando.

    Anche se un pastore per esempio sembra avere una chiamata più importante di altri il pastore in sé non è più o meno importante di qualcuno che ha un’altra chiamata o altri doni.

    Certamente un pastore/insegnante ha una funzione molto importante nella Chiesa ma è necessaria come qualcun altro che per esempio è chiamato ad essere un evangelista. Senza un evangelista per esempio, a chi insegnerà e chi guiderà il pastore? Senza credenti che sono anziani e diaconi che governano e servono nella Chiesa chi lo farebbe? Senza coloro che hanno il dono della misericordia e dell’ospitalità chi ci sarebbe a praticare questi doni nella chiesa? E così via!
    Tutti sono ugualmente importanti anche se non tutti hanno gli stessi compiti e doni, ma questo è come il corpo di Cristo deve funzionare.

    Nelle chiese di oggi, ad esempio tutto è troppo posto sul pastore, la chiesa si aspetta che il pastore faccia praticamente tutto, mentre tutti gli altri stanno seduti a godersi lo spettacolo.

    Tuttavia nel corpo di Cristo come viene descritto nella parola di Dio non è così. E’ vero che gli uffici di responsabilità appunto portano con sé un sacco di responsabilità e funzionano anche come una posizione di autorità.

    E’ anche vero che la Bibbia chiama il corpo di Cristo ad obbedire e onorare coloro che occupano posizioni di guida e responsabilità nella chiesa, ma queste cose non devono essere richieste dalle stesse persone. E’ sicuramente la volontà di Dio ed è parte di sottomettersi a vicenda nell’amore di Dio.

    Le Scritture ci insegnano questo:

    Ephesians 5:21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

    1 Timoteo 5:17 Gli anziani che esercitano bene la presidenza siano reputati degni di un doppio onore, principalmente quelli che si affaticano nella parola e nell’insegnamento.

    1 Thessalonians 5:12-13 Ora, fratelli, vi preghiamo di aver rispetto per quelli che si affaticano fra di voi, che vi sono preposti nel Signore e che vi ammoniscono, 13 e di averli in somma stima nell’amore per la loro opera. Vivete in pace fra voi.

    Hebrews 13:17 Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano sulle anime vostre, come chi ha da renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando, perché ciò non vi sarebbe di alcun vantaggio.

    Ciò che vediamo qui è che i credenti nella chiesa sono esortati anche comandati a contare degni di doppio onore quelli che faticano nella parola e nella dottrina e tenerli in grande stima ed in amore a causa del bene del loro lavoro e la conclusione è che questi sono il quelli che sono come i guardiani della vita spirituale e la crescita spirituale dei membri e sottomettendosi a loro e stimandoli questi faranno il loro lavoro con gioia e non dolore perchè questo non sarebbe di alcun vantaggio per la chiesa, anzi. Quindi, per sottomettersi e stimare onorare ed amare i nostri pastori è in realtà per il nostro bene e anche per il loro.

    Questo non è qualcosa che i pastori dovrebbero esigere o imporre, ma è qualcosa che dovrebbe essere insegnato come parte del consglio della parola di Dio dovrebbe essere riconosciuto e fatto per il bene di tutta la Chiesa.

    E’ veramente difficile servire come responsabili quando le persone sono ostinate, ribelli, irrispettose e testarde. In definitiva essi stessi si stanno facendo male anche più di quanto possono danneggiare i loro governanti.

    Questo ci è insegnato in: 1 Timoteo 5:17 Gli anziani che esercitano bene la presidenza siano reputati degni di un doppio onore, principalmente quelli che si affaticano nella parola e nell’insegnamento.

    Mentre è vero che dobbiamo onorare e rispettare e amare tutti i credenti dobbiamo anche contare degni di doppio onore gli anziani che governano bene. L’avvertimento qui è che governano bene, questi sono degni di doppio onore. Questo non significa che se un anziano non governa bene dobbiamo essere scortesi con loro e odiarli, come sappiamo dobbiamo mostrare amore anche ai nostri nemici, tuttavia non dovrebbero ricevere lo stesso onore come quelli che governano bene. Dobbiamo sottometterci ed e obbedire gli amziani quando sono sotto l’autorità della parola di Dio e non sotto la propria autorità personale solo perché sono anziani e pastori né dovremmo ascoltare chi ci dice di fare cose che non sono dottrinalmente sane o non sono in linea con la parola di Dio.

    Questo è un altro motivo importante per cui siamo tutti responsabili di leggere e studiare la parola di Dio da noi stessi e controllare attentmente ciò che le persone ci stanno insegnando.

    Come si vede, però, le posizioni di anziani nella chiesa non sono migliori o più importanti di altre nella Chiesa di Dio e comunque la parola di Dio chiama il corpo ad onorare coloro che servono in quelle posizioni. Questa è la volontà di Dio, ma Dio vede e considera tutti i credenti con lo stesso valore e importanza e così dovremmo anche noi.

    Alla fine, anche nella Divinità vi è uguaglianza, mentre le persone della Trinità sono tutte ugualmente Dio ma tutte si sottopongono volontariamente gli uni agli altri. Dio Padre e Dio Figlio e Dio Spirito Santo sono un solo Dio e sono tutti ugualmente Dio.

    Eppure, lo Spirito Santo che è Dio si sottomette a Gesù Cristo e Gesù Cristo che è Dio si sottomette al Padre. Questa sottomissione è tutta volontaria e non forzata o costretta né una persona della Trinità è inferiore all’altra.

    Filippesi 2:5-8 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.

    Come si vede qui Paolo ci esorta ad avere gli stessi sentimenti in noi che erano in Cristo Gesù, il quale fece cosa? Si umiliò, si sottomise e diventò obbediente. Gesù è uguale a Dio, Gesù è Dio, e non era rapina per Lui l’essere uguale a Dio. Eppure Egli umiliò se stesso e prese su di sé volontariamente la forma di servo, è diventò obbediente alla volontà del Padre e sopportò la croce per salvare gli eletti.

    Giovanni 16:13-15 Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. 15 Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà.

    In questo brano lo Spirito Santo, che è anche Egli Dio, infatti Egli è lo Spirito di Dio, Egli è lo Spirito di Cristo, Gesù dice che lo Spirito Santo, che è pienamente Dio avrebbe preso solo quello che ha udito da Gesù ed Egli avrebbe comunicato solo quello. Gesù disse che lo Spirito avrebbe ricevuto ciò che era di Gesù e farlo conoscere agli apostoli e poi successivamente, attraverso le Scritture, anche a noi e che ciò che avrebbe detto e fatto sarebbe solo ed esclusivamente stato per glorificare Gesù Cristo e non se stesso. Tutto ciò che lo Spirito ci ha dato è da Cristo e tutto ciò che è di Cristo è del Padre.

    Così vediamo che Padre, Figlio e Spirito Santo sono un solo Dio e tuttavia nelle loro funzioni seppure pari si sottomettono l’uno all’altro, lo Spirito si sottomette a Cristo e Cristo si sottomette al Padre.

    Così è nel corpo di Cristo la Chiesa. Siamo tutti uguali davanti a Dio, siamo tutti valorizzati lo stesso, siamo tutti come importante e necessario nel corpo di Cristo. Paul ha reso molto chiaro in 1 Corinzi 12.

    Eppure allo stesso modo Dio ha deciso di dare ad alcuni doni e chiamate che includono lil governo e l’autorità ed ha dato ad altri doni e compiti diversi, che richiedono sottomissione alla guida di alcuni.

    Questa cosa è stato scelta da Dio e non dall’uomo, si spera. Anche se alcuni doni e chiamate possono sembrare più grandi e più importante di altre, in realtà, nella chiesa tutti sono ugualmente importanti e preziosi.

    Così dobbiamo vedere e comprendere e accettare i ruoli di ogni uno nella Chiesa e sottomettendoci e presentandoci a Dio tutti noi dovremmo quindi sottometterci l’uno all’altro nell’ amore e per amore verso Dio come la parola di Dio richiede.

    Non c’è nessun disaccordo, non c’è nessuna guerra tra le persone della Trinità eppure ogni una si sottomette volontariamente l’una a l’altra anche se sono tutte e tre ugualmente Dio. Tutte e tre le persone della Trinità son ugualmente importanti nella persona di Dio e nell’esecuzione del piano di redenzione, hanno diverse funzioni ma sono tutt’e tre essenziali. Così come è nella persona di Dio non ci dovrebbero essere disaccordi né guerre tra i membri del corpo di Cristo e quindi tutti i membri sono ugualmente importanti nell’edificazione e nella salute del corpo di Cristo, anche questi membri hanno diverse funzioni ma sono tutti quanti essenziali.

    Romani 12:6-8 Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede; 7 se di ministero, attendiamo al ministero; similmente il dottore attenda all’insegnamento; 8 e colui che esorta, attenda all’esortare; colui che distribuisce, lo faccia con semplicità; colui che presiede, presieda con diligenza; colui che fa opere di pietà, le faccia con gioia.

    Paolo di nuovo come ha fatto in 1 Corinzi 12 ci ricorda che, anche se il corpo è uno i membri
    sono molti e che essendo molti anche i doni sono molti e sono diversi.

    I nostri doni ci sono dati dallo Spirito Santo e la Sua presenza in noi. Noi riceviamo lo Spirito Santo al momento della salvezza e quando lo facciamo noi riceviamo la salvezza e con lo Spirito Santo riceviamo anche i doni e la chiamata del nostro servizio nel Chiesa. Tutto questo avviene per grazia di Dio ed è l’unico motivo e l’unico modo in cui questo si verifica.

    Qui Paolo ci sta dicendo esattamente questo, in altre parole, lo Spirito Santo è il dono dei doni di Dio, perché Egli è Colui che applica tutte le grazie di Dio alla nostra vita. E’ solo attraverso lo Spirito di Dio che abbiamo le grazie di Dio e, come abbiamo visto in 1 Corinzi 12, è Dio che spartisce i Suoi doni e le operazioni come ed a chi Egli desidera che vadano. Noi non abbiamo alcuna voce riguardo a come Dio decide a chi vanno i Suoi doni e a chi li da e così anche le chiamate con le quali Lui ci benedice.

    Molti credenti hanno l’impressione sbagliata che un credente possa desiderare e cercare e chiedere un particolare dono spirituale. Questo è erroneo, questo pensiero è causato dalla particolare errata interpretazione di 1 Corinzi 12:31 e 1 Corinzi 14: 1.

    1 Corinzi 12:31 Ma desiderate ardentemente i doni: e ora vi mostrerò una via migliore.

    1 Corinzi 14: 1 Desiderate l’amore e cercate ardentemente i doni spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare

    Dobbiamo particolarmente ripetere continuamente che uno delle più grandi chiavi per interpretare la Scrittura nel giusto modo è che non possiamo prendere versetti fuori dall’intero contesto in cui sono collocati. E’ molto raro, in effetti non è possibile creare un particolare insegnamento basato solo su un versetto senza che esso coincida con gli altri e possa essere confermato dal contesto dell’intera parola di Dio riguardo a ciò che essa insegna di quel particolare soggetto.

    La parola di Dio deve interpretare se stessa e deve insegnare in modo uniforme la stessa cosa per quanto riguarda quello che stiamo cercando di studiare in modo che possa essere un biblica interpretazione e un insegnamento valido.

    Ricordiamo che il significato deve essere esaminato e confermato dalla parola di Dio stessa, niente altro deve essere utilizzato per interpretare. Inoltre ricordiamo non vi sono contraddizioni nella Parola di Dio.

    Esaminando questi due versi di per sé può sembrare che Paolo stia insegnando che si può desiderare di avere qualche particolare dono spirituale.

    Con esame di ulteriori e più precise Scritture ci rendiamo conto che questo non è ciò che Paolo sta insegnando affatto.

    Il contesto di 1 Corinzi 12 è che i capitoli 12-13 e 14 sono stati scritte da Paolo come una intera unità di pensiero per affrontare gli errori che venivano praticati in questa chiesa.

    Nel versetto uno Paolo dice loro che non vuole che essi siano ignoranti riguardo ai doni spirituali.
    Questo quindi indica che vi era ignoranza circa la pratica dei doni spirituali dei credenti nella chiesa di Corinto.

    Ovviamente se Paolo scrive loro di chiarire come i doni spirituale operano nel corpo significa che questi in effetti agivano in maniera ignorante riguardo ai doni, questo vuol dire che non avevano capito come i doni spirituali effettivamente operano.

    Così Paolo approfondisce la spiegaziione di questo soggetto.

    Diventa subito evidente che nella chiesa di Corinto c’erano persone invidiose che desideravano avere i doni più vistosi e le più potenti chiamate. Essi erroneamente pensavano che avressero potuto effettivamente avere i doni che desideravano avere. Volevano avere le potenti manifestazioni degli apostoli, ed evidentemente stavano anche fingendo il dono spirituale delle lingue, che è ancora oggi il più facile da falsificare. Vi erano molti errori e ignoranza in quanto non comprendevano i loro doni e le operazioni spirituali.

    In modo che purtroppo duemila anni più tardi questo problema è ancora in corso nelle chiese oggi.

    Paolo insegna loro e a noi che tutti i doni che avevano gli erano stati dati dallo Spirito Santo, qualunque manifestazione, qualunque operazione o amministrazione provengono tutte dallo Spirito Santo, ci sono dati da Dio individualmente per il bene e l’edificazione di tutta la Chiesa e non per la nostra edificazione personale, in altre parole i doni che Dio da ad ognuno di noi sono per la crescita e il bene degli altri e non per noi stessi mentre i doni di altri sono per noi, 1 Corinzi 12: 7.

    Paolo continua dicendo questo:

    1 Corinzi 12:8-11 A uno infatti è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di conoscenza; 9 a un altro fede, dal medesimo Spirito; a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti; 10 a un altro diversità di lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. 11 Or tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, che distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole.

    Questo passo è la chiave per capire che ciò che Paolo dice nel versetto 31 non significa affatto che si possa desiderare di avere e ricevere dei doni particolari.

    Come dice Paolo nel versetto 11 è lo Spirito Santo, al momento della salvezza che dà a ciascuno di noi i doni spirituali e la chiamata che Egli desidera dare a noi e non sta a noi a chiedere o desiderare i doni. E’ la scelta e la prerogativa di Dio.

    Pensate a questo nel contesto di tutto il soggetto della salvezza, se Dio ci dà tutto per grazia questo deve includere i Suoi doni spirituali. Se sono anche essi dati per grazia di Dio sono anche essi per la Sua scelta sovrana. I nostri doni sono una parte inseparabile della nostra salvezza in modo che la nostra salvezza è per scelta di Dio e non nostra così sono anche i Suoi doni.

    Perciò si capisce che se è lo Spirito Santo che suddivide i doni di Dio come vuole, non possiamo quindi desiderare di avere alcuni doni specifici.

    Quindi, che cosa dice Paolo nel versetto 31 di 1 Corinzi 12 quando afferma che essi desiderano ardentemente i doni migliori?

    Egli non sta dicendo che essi possono o dovrebbero desiderarli ma sta dicendo che questo era ciò che stavano facendo. Questa non è una dichiarazione di un’indennità per desiderare i migliori doni, perché questo sarebbe in contraddizione con quello che è stato detto prima nel capitolo. Paolo scrive l’intero capitolo per mostrare loro che è Dio che sceglie e decide quali doni e quali chiamate da e a chi le da, egli trascorre l’intero capitolo per convincerli che non tutti possono avere il dono che vogliono avere, ma che dovrebbero essere soddisfatti con ciò che Dio gli dà, questo è perché ogni membro e ogni dono sono ugualmente importanti nel corpo di Cristo.

    Paolo qui nel versetto 31 li accusa di desiderare i migliori doni per se stessi in modo che potessero essere spiritualmente orgogliosi di se stessi.

    Infatti guardate a ciò che dice Paolo, egli veramente sta dicendo questo:

    “Voi bramate di avere i migliori doni per voi stessi ma ora vi mostrerò qualcosa di migliore”.

    È per questo che Paolo predica a loro l’amore piuttosto che i doni spirituali.
    Sostanzialmente senza entrare nell’intero insegnamento espositivo del capitolo 13, Paolo sta scrivendo questo per spiegare loro che dovrebbe essere l’amore che motiva tutto ciò che facciamo e che in realtà, come ha detto in 1 Corinzi 12: 7 e ciò che insegna in 1 Corinzi 14 : 1-6 egli dice che il più grande fattore motivante per l’uso dei nostri doni nella chiesa dovrebbe essere l’amore.

    Non è amorevole verso gli altri fratelli quando cerchiamo di mettere in mostra i nostri doni spirituali, non è amare gli altri quando il più grande fattore motivante è l’auto edificazione. Questo è esattamente il motivo per cui Paolo ha scritto il capitolo 14 dove sta facendo la distinzione molto dettagliata tra il dono delle lingue e l’abuso e falsificazione dello stesso per motivi di orgoglio spirituale e il dono della predicazione e insegnamento che viene invece usato per edificare il corpo di Cristo.

    Il dono delle lingue ha una funzione molto diversa utile al di fuori della chiesa ed era utile all’interno della chiesa solo se era interpretato, in altre parole tradotto in modo che l’intera chiesa ne potesse trarre edificazione.

    Questo perché, se è il nostro amore per Dio e per la Chiesa che motiva ciò che facciamo, allora ci sarà prima di tutto il rispetto per la parola di Dio e in secondo luogo ci sarà una pratica dei nostri doni spirituali non per la nostra personale edificazione ma per l’edificazione di tutta la Chiesa.

    Questo è il motivo per cui ancora oggi in molte chiese credenti non mostrano amore per il corpo quando parlano in lingue nell’ assemblea, perché? Perché questo avviene sempre senza alcuna traduzione e quando questo accade in realtà si è in contrasto con come Dio voleva che questo dono fosse praticato nella Sua parola.

    In questo modo questi credenti mostrano disprezzo sia verso Dio che verso la chiesa, non è l’amore che li motiva ma invece la loro ambizione egoista e il loro orgoglio spirituale.

    Questo anche a condizione che il dono delle lingue parlate oggi sia il vero e originale dono di cui si parla nelle Scritture, che purtroppo non lo è, il che rende tutta questa cosa ancora peggiore.

    La parola di Dio ci insegna e dimoatra che il dono delle lingue conosciute come lingue del mondo in effetti non è in funzione oggi, perché era un dono anzi un segno per un tempo specifico e uno scopo ben preciso. Questo concetto è spiegato molto bene in 1 Corinzi 14 infatti.

    Paolo scrive il capitolo 14 proprio con lo scopo di spiegare il corretto uso del segno delle lingue, quando era praticato nella Chiesa e per dare il senso del reale utilizzo di questo dono. Il vero scopo del dono è il seguente:

    1 Corinzi 14:21-22 Sta scritto nella legge: «Io parlerò a questo popolo in lingue straniere e con labbra straniere, ma neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Pertanto le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti, mentre la profezia non è per i non credenti, ma per i credenti.

    Paolo qui in realtà sta andando a grandi lunghezze per spiegare il motivo per cui l’uso del dono segno delle lingue deve essere praticato, il fattore motivante del dono è un segno da usare solo per essere utile in presenza di Ebrei increduli. Nella chiesa, nella assemblea non è mai da essere utilizzato per l’edificazione personale dell’individuo che possiede il dono, perché non è la funzione e lo scopo del dono.

    Infatti edificazione personale non dovrebbe essere mai lo scopo con cui usiamo i nostri doni spirituali, questo fatto è confermato con quello che Paolo dice in:

    1 Corinzi 12: 7 Ma la manifestazione dello Spirito è data a ogni uomo per l’utilità comune.

    L’amore per gli altri credenti e l’edificazione del corpo di Cristo nell’ amore deve essere l’obiettivo della chiesa e l’edificazione personale arriva da e attraverso i doni degli altri, non attraverso la pratica diretta dei nostri doni.

    E’ vero che in alcuni casi, come per esempio chi viene chiamato ad essere un pastore / insegnante nella chiesa si porta una certa quantità di edificazione personale perché il dono provoca l’insegnante di studiare la parola per insegnarla, ma è infatti una cosa secondaria e non una cosa primaria.

    Così, quando Paolo dice:

    1 Corinzi 14:4 Chi parla in altra lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa

    Non sta affatto dicendo che va bene edificare se stessi, non è affatto quello che sta dicendo come molti insegnano oggi o in altre parole che il dono delle lingue è dato da Dio a credenti per edificare se stessi.

    Questo non è affatto vero perché infatti contraddice ciò che Paolo insegna circa i doni spirituali in
    1 Corinzi 12.

    In realtà questo sarebbe apertamente in contrasto all’intero contesto dei capitoli 12-13-14.

    Guardate in realtà quello che Paolo ci dice qui:

    1 Corinzi 14:16-17 Tuttavia, se tu lodi Dio con lo spirito, colui che occupa il posto del profano, come dirà “amen” al tuo ringraziamento, poiché egli non comprende ciò che tu dici? 17 Infatti tu puoi anche rendere un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato.

    Quello che Paolo ci sta spiegando qui è perfettamente in linea con tutto il discorso e il contesto dei tre capitoli in questione.

    Non va MAI BENE fare le cose in chiesa per una ambizione egoista o per orgoglio spirituale, si deve sempre praticare i nostri doni con le motivazioni adeguate se no si commette peccato.

    I nostri doni ci possono in qualche modo fare sentire bene quando si praticano perchè la nostra gioia deve provenire dal fatto che gli altri sono edificati dai nostri doni e non specificamente noi.

    Guardate quello che dice Paolo qui in:

    Filippesi 2:2-4 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

    Vedete? La motivazione è quella di avere grande gioia nel avere tutti lo stesso pensiero e di essere motivati dallo stesso amore che dobbiamo avere l’uno per l’altro, dobbiamo arrivare ad avere lo stesso modo di pensare. Non dobbiamo fare nulla con uno spirito di parte o per la nostra gloria o la nostra soddisfazione, ma con un modo sobrio di pensare e con umiltà dobbiamo stimare gli altri meglio di noi stessi e dobbiamo guardare al bene degli altri, piuttosto che concentrarsi solo sul nostro bene.

    Purtroppo spesso facciamo il contrario e questo è il motivo per cui è stato abusato il dono/segno delle lingue e perché ancora oggi viene contraffatto e utilizzato per la propria soddisfazione individuale. Questo comportamento è erroneo!

    Inoltre, vi è ancora un altro passo che ci insegna chiaramente i fattori della motivazione dei nostri doni spirituali e le operazioni e il loro uso corretto.

    Efesini 4:2-16 con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri nell’amore, 3 studiandovi di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace. 4 Vi è un unico corpo e un unico Spirito, come pure siete stati chiamati nell’unica speranza della vostra vocazione. 5 Vi è un unico Signore, un’unica fede, un unico battesimo, 6 un Dio unico e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in voi tutti. 7 Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per la qual cosa la Scrittura dice: «Essendo salito in alto, egli ha condotto prigioniera la prigionia e ha dato dei doni agli uomini». 9 Or questo: «È salito» che cosa vuol dire se non che prima era pure disceso nelle parti più basse della terra? 10 Colui che è disceso è lo stesso che è anche salito al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. 11 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Questo passo in realtà è una immagine che rispecchia quello che Paolo ci dice in Romani 12 .

    Non possiamo entrare in profondità qui dentro ma vedremo quanto ci spiega per quanto riguarda il parallelo a Romani 12.

    Prima di tutto, ancora una volta vediamo Paolo che ci insegna il fattore numero uno che dovrebbe governare e motivarci nel nostro servizio nella Chiesa.

    Efesini 4:2 con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri nell’amore

    Questo rispecchia esattamente ciò che Paolo dice in Romani 12:

    Romani 12:9-10 L’amore sia senza ipocrisia; detestate il male e attenetevi fermamente al bene. 10 Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.

    Come si vede qui il fattore motivante del nostro servizio verso gli altri è l’amore e la preferenza di altri invece di se stessi. Questo richiede mitezza, umiltà e pazienza.
    In secondo luogo Paolo afferma:

    Efesini 4: 7 Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

    Questo rispecchia esattamente ciò che abbiamo studiato finora, in altre parole, tutto ciò che siamo e abbiamo ci è stato dato dalla grazia di Dio secondo la misura del dono di Cristo, questo dono è lo Spirito Santo.

    Operiamo nella e con la misura che lo Spirito ci dà. Questo è ciò che abbiamo studiato finora:

    Romani 12:4-6a Infatti, come in uno stesso corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno la medesima funzione, 5 così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l’uno dell’altro. 6 Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede;

    Efesini 4:11 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori

    Intendiamoci questi sono doni d’amore di Dio per la chiesa.

    Allora, perché Dio ha donato questi doni, ministeri e operazioni alla Chiesa per mezzo dello Spirito Santo?

    Efesini 4:12-14 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore,

    Questo è ciò che Dio vuole fare nella chiesa, Egli desidera che il corpo di Cristo sia edificato, in altre parole, che cresca nell’unità della fede e nella piena conoscenza di Gesù Cristo e di diventare cristiani completi, in altre parole crescere per avere sempre di più la mente di Cristo e quindi comportarsi come lui, ancora una volta vediamo in questo passo di Efesisni che anche qui Paolo in realtà sta dicendo che Dio desidera che noi siamo trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente fino al punto di pensare ed agire come Cristo. Dio nel suo amore vuole che non siamo ingannati dalle false dottrine e ideologie di ingannatori, invece Dio desidera questo:

    Efesini 4:15-16 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Questo passo ci mostra che l’insegnamento della sana dottrina significa in realtà parlare nella verità e nell’amore. Non è affatto una cosa amorevole diffondere errori e false dottrine, è amorevole invece parlare e insegnare la verità di Dio, perché solo la verità di Dio fa crescere il corpo di Cristo nell’amore.

    Come si vede quindi la motivazione di tutto ciò che facciamo nel nostro servizio cristiano deve essere amore, marca di amore di Dio, questo significa fare tutto ciò che abbiamo detto fino ad ora, questo è l’amore di Dio per la chiesa ed è ciò che la nostra motivazione dovrebbe essere .
    La crescita della chiesa nella immagine di Cristo è ciò che conta per Dio ed è la principale, in realtà l’unica motivazione che il nostro servizio dovrebbe essere cioè l’amore per gli altri credenti e la crescita degli altri credenti in conformità con l’immagine di Cristo.

    Ora spero che abbiamo capito tutto questo importante soggetto così che possiamo passare a ciò che Paolo ci dice. Ora Paolo menziona i diversi tipi di doni che Dio dona alla chiesa. Come si vede Paolo è di nuovo in accordo con quello che ci ha insegnato in 1 Corinzi 12 e nel verso precedente, in altre parole:

    Romani 12:5-6 così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l’uno dell’altro. 6 Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede;

    Questo è ciò che abbiamo studiato finora, ora Paolo ci mostra i vari doni e le operazioni dello Spirito Santo in noi per l’edificazione della chiesa.

    Romani 12:6-8 Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede; 7 se di ministero, attendiamo al ministero; similmente il dottore attenda all’insegnamento; 8 e colui che esorta, attenda all’esortare; colui che distribuisce, lo faccia con semplicità; colui che presiede, presieda con diligenza; colui che fa opere di pietà, le faccia con gioia.

    Profezia o profeta, che cosa è questo dono nella chiesa? Quale funzione aveva un profeta allora è la stessa nella chiesa di oggi?

    Questo titolo o ufficio o parola correttamente veniva data ad una persona che poteav prevedere eventi futuri attraverso la rivelazione di Dio. Questo era in gran parte lo scopo e la funzione dei profeti di Dio nel Vecchio Testamento. I profeti rivelavano ciò che Dio stava progettando per il futuro del Suo popolo Israele.

    I profeti chiamavano il popolo di Dio ad allontanarsi dal peccato e dall’idolatria e mettevano in guardia il popolo circa l’eventuale giudizio di Dio, se il popolo non pentiva. Inoltre, il principale accento profetico nel Vecchio Testamento era quello di profetizzare e testimoniare la venuta del Messia. I profeti dell’Antico Testamento ci hanno dato una enorme quantità di profezie che parlano di Israele e del loro Messia.

    Ogni profezia nel Vecchio Testamento ha a che fare solo con Israele e il rapporto di Messia con la nazione ebraica. La chiesa non esisteva nelle profezie del Vecchio Testamento, infatti Paolo spiega perfettamente questo concetto in Efesini 3.

    Profezia significa però anche dichiarare la volontà divina; interpretare gli scopi di Dio; o e far conoscere la verità di Dio, ciò che era progettato da Dio per influenzare il popolo.

    Il primo significato di profezia è quindi quello di prevedere o predire eventi futuri; ma chi faceva questo erano i messaggeri di Dio ed essi si collegavano con Dio mediante le Sue previsioni, istruzioni ed esortazioni per quanto riguardavano i peccati, i pericoli, ed i doveri delle persone.

    La parola profetica veniva ad indicare qualsiasi avvertimento, minaccia, o in qualsiasi modo comunicavano la volontà di Dio anche quelli che pronunciavano sentimenti di devozione e lode.

    Tuttavia il profeta nel Nuovo Testamento è comunemente collegato con l’insegnamento della verità di Dio o di interpretare la parola di Dio, infatti, in greco la parola profeta in realtà significa interprete.

    La profezia nell’era del Nuovo Testamento già stava subendo un graduale cambiamento di scopo da come era nel Vecchio Testamento.

    Il dono della profezia nella sua essenza non è mai cambiato, è sempre lo stesso, ma che cosa è cambiato è il modo in cui lo Spirito di Dio consegna il messaggio profetico.

    Nel Nuovo Testamento le profezie erano ancora praticate similmente al modo in cui erano nell’Antico, perché la pienezza del canone completo del Nuovo Testamento della Scrittura era in procinto di essere scritto. Per questo motivo, tutte le informazioni che Dio voleva dare alla chiesa venivano trasmesse in molti modi come veniva fatto nel Vecchio Testamento, in altre parole da divine espressioni di dirette rivelazioni per mezzo dei profeti.

    Tuttavia circa nel 93 DC o poco dopo che il libro dell’Apocalisse fu scritto e completato tutto il canone che noi conosciamo come Nuovo Tesatamento fu anche esso completato.

    Come possiamo determinare questo? Semplice da molti fattori. La rivelazione del libro di Apocalisse stessa dichiara di essere in natura profetica:

    Apocalisse 1:3 Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino.

    Apocalisse 19:10 Allora io caddi ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: «Guardati dal farlo, io sono un conservo tuo e dei tuoi fratelli che hanno la testimonianza di Gesù. Adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia».

    L’intero libro di Apocalisse è una profezia, non solo sugli eventi futuri, ma è in effetti l’ultima profezia che Dio ha dato alla chiesa ed è la profezia completa data alla Chiesa, profezia per quanto riguarda la chiesa che si estende attraverso l’intera esistenza della chiesa fino a anche oltre al ritorno e il regno di Cristo sulla terra per mille anni. Addirittura va avanti per rivelarci il giudizio finale e lo stato eterno della chiesa e di Israele.

    Nell’ultimo capitolo del libro troviamo questo scritto:

    Apocalisse 22:18-19 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro.

    Ciò che viene detto qui è erroneamente interpretato per limitare l’aggiunta e la sottrazione solo per questo libro. In realtà, non dobbiamo aggiungere o sottrarre nulla da tutta la parola di Dio.

    Proverbi 30:5-6 Ogni parola di Dio è raffinata col fuoco. Egli è uno scudo per chi si rifugia in lui. 6 Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo

    Tuttavia, il libro di Apocalisse è l’ultima e completa rivelazione, l’ultima e completa profezia che Dio ha dato per quanto riguarda Gesù, la Chiesa, Israele e il mondo intero.

    A causa di questo e che la Chiesa stessa nei suoi previ concili ha stabilito che la parola di Dio è il canone completo della Scrittura che abbiamo oggi. Il canone delle Scritture è stato dichiarato e determinato come un canone chiuso. Questo significa che, anche la Chiesa stessa nella sua storia ha stabilito che la Bibbia che possediamo oggi è l’intera e completa infallibile ed autorevole parola di Dio. In altre parole la chiesa è in accordo con le parole del libro di Apocalisse, che ci avverte di non aggiungere o sottrarre nulla da esso, perché così facendo si sarebbe in realtà aggiungendo o sottraendo dalla parola di Dio, visto che è completa.

    Questa è una questione molto importante perché implica il fatto che la predizione di eventi futuri o l’espressione di alcuna “nuova” rivelazione o qualsiasi parola profetica data per predire oltre a ciò che è scritto nella Scrittura non può essere valida e non è divinamente pronunciata come molti oggi insistono.

    Gesù parlando ai Suoi apostoli dichiara questo fatto molto importante:

    Giovanni 16:12-15 Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. 13 Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. 15 Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà

    A chi sta parlando Gesù? Ai suoi apostoli meno Giuda Iscariota. E ‘evidente che non possiamo applicare direttamente questo passo particolare a tutti ed ogni credente oggi. Questo è un passo che è dichiarato esclusivamente a loro e riguarda solo loro. Vi mostrerò invece come questo si fa avvalere e come si applica.

    Gesù dice che quando lo Spirito Santo sarebbe venuto, il giorno di Pentecoste, Egli li avrebbe guidati in tutta la verità, Egli avrebbe preso tutto ciò che Gesù voleva che sapessero, che in quel momento non potevano capire e lo Spirito Santo gli avrebbe mostrato cose a venire. Fermiamoci qui per un momento.

    Perché non erano in grado di capire ciò che Gesù desiderava loro di sapere? Perché lo Spirito Santo non era ancora venuto a dimorare in loro. Gesù dice loro che il Suo Spirito avrebbe preso tutte le informazioni che Egli avrebbe voluto dare e le avrebbe date, a chi? A loro, gli Apostoli! Lo Spirito ha voluto far conoscere a loro le cose a venire. E così ha fatto!

    Questo tra l’altro è un riferimento al profetizzare, cioè conoscere gli eventi futuri secondo la volontà divina.

    E ‘quindi giusto dire che gli apostoli sono stati anche dotati del dono della profezia. Infatti gli Apostoli erano dotati con la pienezza dei doni di Dio, in altre parole che li avevano tutti.

    Questo perché era necessario che essi li avessero tutti perché essi dovevano essere il fondamento della Chiesa, vedi Efesini 2:19-22.

    Questo fu fatto da Dio perché solo gli Apostoli ed esclusivamente gli Apostoli avevano il compito di scrivere, in altre parole, registrare le Scritture del nuovo Testamento che includeva la ricordanza di cose passate in conformità alla volontà divina, in altre parole i Vangeli, le cose presenti, cioè il libro degli Atti degli Apostoli e le Epistole, ed in entrambe furono inclusi anche gli eventi futuri, questi sono profezia, e concludendo il tutto con la profezia delle profezie cioè il libro della Apocalisse.

    Si vede che in questo periodo in cui veniva comunicata la completa rivelazione di Dio ci sono stati profeti nella chiesa che pronunciavano rivelazioni divine, perché tutto il canone del Nuovo Testamento non era ancora completo.

    La stessa classe di persone è ancora una volta menzionata in 1 Corinzi 14: 29-32,39. In questi passi si parla di queste persone che erano sotto l’influenza della rivelazione,

    ” Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino. 30 Ma se è rivelata qualcosa ad uno che è seduto, taccia il precedente. 31 Tutti infatti, ad uno ad uno, potete profetizzare affinché tutti imparino e tutti siano incoraggiati. 32 Gli spiriti dei profeti siano sottoposti ai profeti ”

    In questo passo le loro dotazioni spirituali che sono menzionate sotto il nome della profezia sono evidentemente al disopra del poter parlare in lingue. Eppure tutte queste dovevano essere soggette all’autorità degli apostoli vedi 1 Corinzi 14:37.

    In Efesini 4:11, sono menzionati di nuovo nello stesso ordine; “Ed egli ha dato ad alcuni apostoli, e altri come profeti, altri come evangelisti e, e alcuni come pastori e insegnanti”

    Da questi passi le seguenti cose sono chiare in relazione a questa classe di profeti:

    (1) Erano un ordine di docenti distinti dagli apostoli, e sotto la loro autorità e inferiori in rango.

    (2) Erano sotto l’influenza della rivelazione, o ispirazione divina in un certo senso.

    (3) Avevano il potere di controllare se stessi e il loro dono, di parlare o di tacere, come sceglievano. Essi avevano il potere di usare i loro doni profetici, come avevano le facoltà ordinarie della nostra mente, e naturalmente, anche di abusarle. Questo abuso era evidente anche nel caso di coloro che avevano il potere di parlare in lingue, vedi 1 Corinzi 14: 2,4,6,11.

    (4) Erano soggetti agli Apostoli e alla dottrina insegnata dagli Apostoli.

    (5) Erano superiori agli altri insegnanti e pastori della Chiesa in quel tempo.

    (6) L’ufficio e la dotazione erano temporanei, progettati per l’insediamento e la costituzione della chiesa; e poi, come l’ufficio apostolico, dopo aver compiuto il loro scopo cessarono.
    Da queste osservazioni si vedrà anche che la proprietà regolare di questa funzione era sotto autorità apostolica o indicate come l’apostolo fa qui, dando il modo e la regola con cui questo dono doveva essere esercitato.

    Il dono della profezia, in altre parole non ha cessato di esistere anche se in realtà la posizione ufficiale di profeta non esiste più. Questo è perché la parola di Dio è completa oggi e non vi è più la necessità di essere ispirati direttamente a pronunciare rivelazioni divine perché oggi abbiamo la completa parola di Dio che comprende tutte le profezie e le dottrine che Dio vuole la chiesa abbia.

    Vi prometto che vi dirò come quello che Gesù ha dichiarato in Giovanni 16: 12-15 viene applicato a noi.

    Si applica a noi in questo modo, tutto ciò che essi hanno scritto nelle pagine della Scrittura è per noi oggi. Dio ha dato la Sua parola ispirata a loro, essi la hanno scritta per noi ed ora abbiamo tutto quello che dobbiamo avere e sapere.

    Gli Apostoli ed i profeti, come ufficio nella chiesa hanno cessato di essere perché la fondazione della chiesa e la rivelazione di Dio sono state completate da loro.

    Il dono della profezia oggi è così incorporato nel dono dellì insegnamento della Scrittura. Ricordiamoci ando che nel Greco la parola profeta significa interprete e sappiamo che il lavoro del docente nella chiesa è esattamente interpretare la parola di Dio, spiegando la volontà e il proposito divino alla chiesa.

    In questo caso il dono non ha mai cessato di esistere ma non viene più praticato allo stesso modo, ma è fatto tramite l’insegnamento espositivo della parola di Dio.

    Ci sono anche insegnanti specifici nella Chiesa che si specializzano nell’interpretazione e l’insegnamento delle profezie della Scrittura.

    Tuttavia, ogni insegnante nella Chiesa insegna e interpreta profezie nella Scrittura.

    Pietro in realtà conferma quello che stiamo dicendo quando ha dichiarato questo:

    2 Pietro 2:1 Or vi furono anche dei falsi profeti fra il popolo, come pure vi saranno fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie di perdizione e, rinnegando il Padrone che li ha comprati, si attireranno addosso una fulminea distruzione.

    Questo è un passo molto importante perché conferma esattamente quello che abbiamo detto fin ora, l’ufficio di profeta era un ufficio che era valido nel Vecchio Testamento ed un ufficio che esisteva solo fino a quando le Scritture del Nuovo Testamento erano completate. Pietro, infatti, sta dicendo che, come nel passato ci sono stati falsi profeti in mezzo al popolo di Dio, nel futuro ci saranno falsi maestri.

    La distinzione che Pietro fa tra profeti e maestri quando si parla di passato e futuro è molto importante e non può essere ignorata. Dobbiamo chiederci perché Pietro sta facendo questa distinzione se l’ufficio di profeta avrebbe dovuto continuare nel futuro. Quindi la distinzione tra i due non sarebbe affatto necessaria e la distinzione avrebbe violato il testo stesso. E’ invece ovvio che Pietro capisce esattamente quello che stiamo effettivamente dicendo, egli capisce che nel futuro della Chiesa l’accento sarà posto sulla didattica e gli insegnanti della parola Scritta e non sulle prfezie ed i profeti e facendo questa distinzione egli ammette questo fatto. Egli palesemente non dice che l’ufficio di profeta sarebbe cessato e che sarebbe stato incorporato nel dono dell’ insegnamento della parola, ma comunque sta dicendo esattamente questo.

    Ci saranno falsi maestri e non falsi profeti questo dice Pietro. Oserei dire con fiducia che ogni persona che pretende di ricoprire la carica di profeta o apostolo nella chiesa oggi è falsa. Non sto dicendo che il loro cristianesimo non è vero, sto dicendo però che vivono e operano in un’illusione e non sono titolari di alcun ufficio particolare di profeta ed apostolo.

    Come abbiamo visto gli apostoli e i profeti erano necessari fino a quando fu completata la fondazione della chiesa, la fondazione della chiesa sono anche le dottrine rivelate alla chiesa.

    Oggi costruiamo la chiesa, edifichiamo la chiesa su quelle dottrine e non sono necessarie altre dottrine, rivelazioni o profezie dopo quelli che hanno fissato per noi gli Apostoli e profeti nella parola scritta.

    Oggi, quando una persona dichiara di aver detto una parola profetica dobbiamo comprendere l’errore in questa affermazione. Se una persona ancora pronunciasse una così detta parola profetica o parola rivelatrice terrebbe il fatto ad una ispirazione e autorità divina e ponendosi sullo stesso piano della parola scritta.

    Si vede che durante l’era apostolica non avrebbe avuto importanza se una parola fosse stata scritta o pronunciata perché la Scrittura non era ancora stata completa ed in effetti questo è esattamente il motivo per le rivelazioni e le parole profetiche per le quali i profeti dovevano essere sottoposti all’autorità degli Apostoli. Gli Apostoli dovevano provare le parole profetiche per vedere se erano d’accordo con la dottrina apostolica.

    Oggi poiché non ci sono più apostoli in giro che possono provare le cosiddette parole profetiche che vengono pronunciate nella chiesa questo non potrebbe essere.

    Comunque molti oggi affermano che dobbiamo confrontare le così dette parole profetiche di oggi con la Scrittura, in altre parole che queste siano in accordo con la parola di Dio e se lo sono allora possono essere considerate valide.

    Sulla superficie questo sembra un discorso logico e possibilmente vero ma credo che non possono mai essere valide anche se sono in accordo con la parola scritta per una serie di motivi.

    La prima ragione è questa, come abbiamo detto prima, nessuno può più aggiungere nulla alla parola scritta di Dio. Questo crea poi un altro problema ancora. I profeti parlavano la parola di Dio quindi la parola parlata aveva la stessa autorità esatta della parola scritta e alla fine queste sarebbero diventate Scrittura.

    Non tutta le profezie nel Nuovo Testamento sono diventate Scrittura però ed erano tutte in accordo con le dottrine degli apostoli che poi sono diventate Scrittura.

    Oggi, non ci si può aspettare che le cose siano le stesse di allora. Se ci fossero espressioni profetiche reali oggi, allora vorrebbe dire che la parola di Dio non è ancora completa. Se è completata nulla le può essere aggiunta.

    Se le profezie pronunciate oggi sono in accordo con la parola di Dio in realtà sono inutili e se non lo sono sono false comunque. Così non servirebbero a niente! Oggi la parola scritta è tutto ciò di cui abbiamo bisogno e niente altro serve.

    Comunque questa idea che ci siano ancora oggi parole profetiche direttamente parlate da Dio come nei tempi passati dell’Antico Patto e l’era Apostolica le quali parole hanno autorità divina uguale alla parola scritta apre la porta a molti, molti problemi per quanto riguarda la profezia.

    Il primo è questo: le profezie verbali cioè parlate dopo che la parola di Dio è stata ritenuta esclusivamente un canone chiuso sono quindi aggiunte a ciò che è scritto.

    Abbiamo visto che i profeti insieme agli Apostoli i quali erano anche profeti hanno operato insieme per costruire le fondamenta della chiesa, la quale è la dottrina apostolica, inoltre altri Apostoli dovrebbero ancora essere presenti ma non lo erano dopo che gli Apostoli originali morirono.

    Pertanto, aggiungendo alla parola di Dio è vietato e pertanto, si può chiaramente constatare che ogni profezia che oggi sostiene di essere una rivelazione diretta da Dio è falsa se non proviene dalla parola scritta. Questo è perché il fondamento della Chiesa, le dottrine degli apostoli e dei profeti sono completate da loro e non sono più necessarie. Dobbiamo costruire ora sopra quelle dottrine, in altre parole onorare, insegnare, interpretare, proteggere e mantenere quelle dottrine, e solo quelle profezie.

    La chiesa evangelica è sempre così rapida a condannare la Chiesa cattolica romana per il fatto che eleva le sue profezie, rivelazioni e le tradizioni allo stesso livello della Scrittura, ma poi una grande corrente della stessa chiesa evangelica accetta, insegna e pratica la stessa eresia.

    Come e perché chiedo se in realtà è lo stesso errore? Oggi nulla che viene detto ha autorità equivalente alla parola scritta, niente!

    Assumere che profezie e rivelazioni parlate oggi provengono direttamente da Dio è sostenere che la parola di Dio in realtà non è stata completata, il che significa che dobbiamo effettivamente prendere molte di queste cosiddette profezie e prenderne nota e farne di esse Scrittura. Questo non è possibile ed è un’eresia!

    Il terzo punto è, come abbiamo visto che oggi il dono profetico è incluso nella interpretazione delle profezie esistenti nella parola scritta e l’interpretazione e l’insegnamento della parola scritta di Dio.

    Voglio aggiungere una cosa che in realtà è ironica e anche un po ‘divertente, anche se in realtà non lo è, perché è in effetti un peccato, quindi non è divertente affatto, tuttavia, in alcune realtà cristiane ci sono scuole per profeti e nello stesso modo insegnano come si fa a parlare in lingue.

    Questo è ridicolo, perchè è un’attività inutile. Anche se abbiamo convalidato scuole bibliche e seminari però una scuola che dovrebbe insegnare come essere un profeta o il modo di parlare in lingue è ridicolmente peccaminosa e falsa. Il dono, cioè il segno delle lingue non ha mai bisogno di essere insegnato, è una manifestazione soprannaturale dello Spirito.

    In nessuna parte nel Nuovo Testamento vediamo che le lingue sovevano essere insegnate, semmai doveva essere insegnato come non essere parlate. I profeti di allora parlavano in modo soprannaturale e autorevolmente sotto il controllo e l’autorità delle dottrine degli apostoli. Eppure, una scuola non è mai stata pianificata o formata per insegnare a praticare il loro dono. Anche l’insegnamento della parola fu dato agli anziani della chiesa che insegnavano le dottrine degli apostoli, fondamentalmente il seminario era la chiesa non una scuola biblica a parte, questo è perfettamente in linea con l’insegnamento di Paolo tramandato alla chiesa:

    2 Timoteo 2:2 e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri.

    La chiesa ha perso questa direttiva nel corso degli anni e ha abdicato la sua responsabilità ad altri che anche se sono cristiani, ma secondo la Scrittura, non sono le persone che dovrebbero trasmettere l’insegnamento della dottrina apostolica.

    Quelli chiamati a farlo sono i reali anziani della chiesa, erano, piuttosto sono essi i responsabili per raccogliere altri anziani, pastori e maestri per insegnare le dottrine degli Apostoli. Gli anziani della chiesa dovrebbero essere gli insegnanti e i guardiani della sana dottrina.

    Ammiro molto le chiese che designano alcuni dei loro anziani ad essere maestri di dottrina e che hanno anche formano le proprie scuole bibliche o seminari nei loro stessi locali, questo è fatto in vera obbedienza biblica.

    Non sto demonizzando scuole bibliche e seminari che non sono collegati alla chiesa attuale e locale però la chiesa nel suo complesso è andata così fuori strada e lontano dal suo mandato biblico di insegnare e preservare le dottrine apostoliche e l’insegnamento dei Vangeli e della Scrittura.

    Diamo un rapido sguardo a ciò che la Chiesa era ed ha fatto all’inizio e vediamo se ancora sta facendo allo stesso modo le cose che Dio ha progettato ad essere in principio.

    Quando la chiesa è nata e per molti, molti anni dopo, la chiesa si incontrava nelle case e non nei centri di culto pubblico. Quello che vediamo è che la gente passava da casa in casa, queso era il luogo dove la chiesa si incontrava, cioè nelle case della gente.

    Atti 2:46 Ed essi, Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane di casa in casa, mangiando la loro carne con letizia e con semplicità di cuore,

    Atti 5:42 E tutti i giorni nel tempio, e in ogni casa, non cessavano di insegnare e predicare Gesù Cristo.

    Quello che vediamo in questi passi è che nel principio gli Apostoli ancora andavano al culto nel tempio, ma ricordiamoci anche che fino a quando i Samaritani ed i Gentili furono aggiunti alla chiesa, la chiesa era completamente ebraica.

    Tuttavia per questo caso si riunivano per il culto nel tempio, ma andavano di casa in casa. Ricordiamoci che la chiesa qui era nel suo stato di infanzia e che gli Apostoli erano all’epoca gli unici anziani della chiesa.

    Più tardi gli anziani venivano nominati in ogni città ovunque ci fosse un corpo di chiesa, ed ancora una volta si riunivano nelle case della gente.

    Gli anziani, come vescovi e pastori sono insegnanti ed erano nominati da altri anziani. Ci sono stati i vescovi itineranti e anziani delle assemblee. I vescovi ambulanti andavano di casa in casa per essere sicuri che le chiese nelle case fossero guidate secondo le dottrine apostoliche e che la dottrina corretta fosse insegnata. I consigli degli anziani erano quando tutti gli anziani dovevano riunirsi per discutere i problemi delle varie chiese. È così che ha funzionato fino a quando l’impero romano divenne presumibilmente cristiano e la chiesa e lo stato si mescolarono insieme. Da questo punto in poi la chiesa ha cominciato a riunirsi in luoghi pubblici e poi chiese ha cominciato ad esistere nella maniera che è conosciuta oggi.

    Tuttavia, Dio non ha mai mai inteso che la Chiesa diventasse così coinvolta con edifici e incorrere in grandi spese per mantenere un centro di culto pubblico, come è di consuetudine oggi. Dio voleva che la chiesa rimanesse semplice e che non fosse tutta premuta in un luogo che ha bisogno di così tanto denaro per esistere. Guardate quante altre menzioni ci sono per quanto riguarda il fatto che la chiesa si incontrava nelle case:

    Atti 12:12, quando prese in considerazione la cosa, venne alla casa di Maria, madre di Giovanni, soprannominato Marco; dove molti erano riuniti insieme in preghiera.

    Romani 16:5 Salutate anche la chiesa che è in casa loro.

    1 Corinzi 16:19 Le chiese dell’Asia vi salutano. Aquila e Priscilla vi salutano nel Signore, con la chiesa che è in casa loro.

    Colossesi 4:15 Saluto i fratelli che sono in Laodicea, e Ninfa e la chiesa che è in casa sua.

    Filemone 2 E per il nostro amato Appia, ad Archippo nostro collaboratore e alla chiesa in casa tua:

    Come si vede chiaramente non c’è assolutamente alcun dubbio che le persone si incontravano nelle case per il culto e per ascoltare l’insegnamento delle Scritture. E’ chiaro che durante l’intero periodo Nuovo Testamentario la chiesa si riuniva nelle case e non in edifici pubblici. Non c’è dubbio che i credenti si incontravano nelle case di cristiani queste erano locali a loro o era dove preferivano andare o dove c’era l’unica possibilità di andare.

    La chiesa oggi, a mio parere, è diventata un luogo in cui troppo denaro è coinvolto nella sua esecuzione e manutenzione.

    La chiesa invece di una famiglia è in realtà diventata un business, il pastorato è diventato una professione e le persone sono spesso eccessivamente gravate e messe in colpa per dare soldi per dei bisogni che Dio non ha mai voluto che la chiesa avesse.

    Guardate a quello su cui veniva speso il denaro nella chiesa:

    Atti 4: 32-35 E la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola: nessuno considerava le cose che possedeva come proprie; ma avevano ogni cosa in comune. 33 Con grande potenza gli apostoli la testimoniavano della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. 34 e non c’era nessuno tra loro che mancava di niente perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portando il prezzo delle cose vendute, 35 e lo mettendolo ai piedi degli apostoli; poi, era distribuito a ciascuno secondo il loro bisogno.

    Atti 2: 44-45 E tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45 e vendute le loro proprietà e i loro beni li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

    1 Corinzi 16: 2 Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte come Dio l’ha prosperato, perché non vi siano raccolte quando vengo.

    Attraverso l’intero libro di Atti vediamo che il denaro era utilizzato per aiutare gli altri cristiani quando erano nel bisogno. Beni e merci sono state vendute in modo che tutti avrebbero ciò di cui avevano bisogno e quindi non c’era nulla che mancava nella vita dei credenti e il denaro veniva dato agli Apostoli e chi viaggiava con loro in modo che essi avessero ciò di cui avevano bisogno per portare il Vangelo nel loro mondo conosciuto e per visitare le altre chiese, spesso portando i soldi per altri cristiani bisognosi in altre città.

    Questo era ciò per cui il denaro veniva utilizzato. Veniva usato per aiutare i bisognosi, le vedove e gli orfani e per le esigenze degli Apostoli che viaggiavano ma non era utilizzato per i programmi di costruzione, per costruire cattedrali o per pagare le bollette sostenute per l’esecuzione di un grande centro di culto, né di pagare per gli stipendi di pastori o personale di chiesa.

    Inoltre che cosa sono tutti queste vendite di libri e centri di risorse nelle chiese in cui le persone sono tenuti a pagare un sacco di soldi per comprare libri o risorse? Questo è il motivo per cui tutto questo è collegato con il tema di insegnamento e di profezia nella chiesa.

    La chiesa dovrebbe essere una scuola biblica per i cristiani e il suo insegnamento dovrebbero essere gratuito, ricordando le parole di Gesù:

    Matteo 10: 8 Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, cacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

    1 Corinzi 2:12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo spirito che è da Dio; affinché conosciamo le cose che ci sono state donate a noi di Dio.

    2 Corinzi 11: 7 Ho io commesso peccato quando, abbassando me stesso che voi foste innalzati, ho annunziato l’evangelo di Dio gratuitamente?

    Dio ha dato a noi tutto senza farci pagare come possiamo far pagare agli altri per tutto ciò che Dio ha dato a noi liberamente?

    La chiesa è andata così lontano da quello che doveva essere, semplice, umile, provvedere per chi è nel bisogno, insegnare la dottrina liberamente senza alcun costo. Tutti i cristiani dovrebbero servire nella Chiesa e servire la chiesa gratuitamente. Il denaro dovrebbe essere utilizzato per le esigenze di coloro che realmente ne hanno bisogno.

    Credo che se Gesù venisse in questo momento dovrebbe purificare la chiesa come ha purificato il tempio ed Egli probabilmente accuserebbe la chiesa allo stesso modo che ha fatto con i cambiamonete ed i mercanti nel tempio.

    La chiesa, anche in questo ha abbracciato le vie del mondo ed è diventata un business ed un centro sociale, e di accoglienza per peccatori che spesso rimangono tali, invece di essere un corpo ed una famiglia.

    Dio ci chiama a dare dal cuore e non per costrizione o dare in obbligo, per qualsiasi altro motivo tranne che per amore. Questo è il motivo per cui spesso nelle chiese ci sono ciò che vengono chimate offerte d’amore che sono date ai predicatori e agli insegnanti, ma in realtà questo è esattamente come dovrebbe essere, le offerte d’amore e non gli stipendi o rimborsi per le spese. E’ ridicolo ciò che la chiesa è diventata oggi. La chiesa oggi è un ibrido tra un teatro e un centro commerciale. Non è ciò che Dio la ha progettata per essere!

    Molti possono usare tutte le scuse e giustificazioni che vogliono per mantenere le cose in questo modo, ma non è così che Dio ha progettato la chiesa per essere. Molte chiese dicono che vogliono tornare al modo in cui era la chiesa degli Atti, ma quando dicono questo ciò che realmente significa è che vogliono svolgere segni, prodigi, miracoli e guarigioni ma in realtà non vogliono tornare a riunirsi in case e lasciare le grandi chiese e tutte le loro spese, iniziando invece a fornire per i fratelli bisognosi, le vedove e gli orfani e per insegnare e predicare e servirsi a vicenda con amore e farlo liberamente.

    Lasciate che le persone diano ai loro anziani e pastori regali dal cuore e per amore non per obbligo o stipendio.

    Anziani e pastori professionali non dovrebbero esistere. Liberamente ci è stato dato e liberamente diamo e liberamente serviamo motivati dall’amore di Dio. Pastori non hanno bisogno di guidare auto costose e vivere nel lusso supportati da stipendi eleganti a spese della congregazione.

    Nei giorni degli Atti degli Apostoli, anziani e pastori quasi tutti lavoravano e avevano posti di lavoro, anche Paolo ha lavorato per non essere un peso alla chiesa.

    Credo che questa parentesi era dovuta a questo punto, eppure il punto che stiamo cercando di fare è questo, che gli anziani ed i pastori di ogni chiesa locale erano e dovrebbero essere gli insegnanti delle dottrine degli apostoli e dei profeti su le cui dottrine la chiesa è stata fondata, Efesini 2: 20-22.

    Così eccoci di nuovo al tema della profezia. Come si vede chiaramente la profezia è stata incorporata nella didattica della parola, ora che la parola di Dio è completa.

    Si tratta di un vero e proprio peccato dire che la parola scritta di Dio, non è del tutto sufficiente per sentire Dio parlare o comunicare la Sua volontà a noi.

    Abbiamo avuto ampia opportunità di esaminare questo argomento anche nelle precedenti sezioni di questo studio di Romani.

    In chiusura per quanto riguarda il tema della profezia è ovvio che Paolo in quei giorni si riferiva al dono e al ministero della profezia come qualcosa che esisteva in quel momento e dove gli uomini profetizzavano dando rivelazioni direttamente provenienti da Dio.

    Abbiamo anche sentito che Pietro giustamente ci dice che come ci sono stati profeti in mezzo al popolo di Dio, ci sarebbero stati falsi maestri nella chiesa. Come abbiamo visto questa è una dichiarazione molto importante che ci dà una migliore comprensione per quanto riguarda il cambiamento che si è verificato all’interno della chiesa una volta che la parola di Dio è venuta a compimento.

    La profezia non ha cessato di esistere, perché come abbiamo detto prima tutte le profezie sono scritte e tutte devono essere compiute ed essere soddisfatte con la seconda venuta di Gesù Cristo. Abbiamo anche visto che tutte le profezie che Dio ha voluto la chiesa di avere ora sono scritte per tutta la Chiesa, questo è molto importante perché significa che l’intera chiesa ha tutto quello che Dio vuole che lei abbia e che deve sapere.

    L’altro fattore importante che troviamo scritto nella Scrittura riguardo la profezia è questa, tutte le profezie nella Scrittura sono collegate a Gesù Cristo e anche a Israele e successivamente, alla chiesa.

    Vediamo qualcosa di molto importante per quanto riguarda la parola profetica. Quando Dio ha concluso il canone delle Scritture dell’Antico Testamento finirono le profezie al Suo popolo. Ci sono stati infatti 400 anni di silenzio profetico dopo l’ultimo libro profetico di Malachia. Non fu fino alla venuta di Giovanni Battista come profeta dell’Altissimo che Dio ha cominciato di nuovo a parlare profeticamente.

    Poi Gesù è venuto sulla scena e Dio ha parlato per mezzo di Lui, infatti, troviamo scritto in

    Ebrei 1: 1-2 Dio, che in molte volte e in molte maniere ha parlato anticamente ai padri per mezzo dei profeti, 2 Ha in questi ultimi giorni parlato a noi per mezzo del Suo Figlio, che Egli ha costituito erede di tutte le cose, per il quale pure ha creato i mondi

    Ancora una volta, come si vede vi è ancora un altra importante distinzione qui che quasi rispecchia ciò che Pietro ha detto in 2 Pietro 2:1.

    L’autore della lettera agli Ebrei afferma che nei tempi passati Dio parlò ad Israele per mezzo dei profeti, questo è parallelo a quello che Pietro dice circa i falsi profeti, quando dice:

    “Come ci sono stati falsi profeti tra il popolo”

    Questa affermazione è in linea con Ebrei 1: 1 come ci sono stati profeti veri e propri per mezzo del quale Dio ha parlato c’erano anche falsi profeti come dice Pietro.

    Poi l’autore della lettera agli Ebrei dice che ora Dio ha parlato per mezzo del Figlio.

    Ora questo passo conferma anche che lo Spirito Santo, che è anche conosciuto come lo Spirito di Dio o lo Spirito di Cristo ha parlato al Suo popolo, Israele e alla chiesa. Quindi è Gesù che ha parlato a Israele e alla chiesa di persona e attraverso l’ispirazione del Suo Spirito.

    Ricordando le parole di Gesù esclusivamente ai suoi Apostoli in Giovanni 16: 13-15, in altre parole che il suo Spirito avrebbe preso le rivelazioni da Lui e le avrebbe rese a conoscenza.

    Questo riflette anche esattamente ciò che dice Paolo in Efesini 2: 20-22, in altre parole, che la fondazione della chiesa sono gli insegnamenti degli Apostoli e le profezie dei profeti di quei giorni.

    Ancora una volta, qui la chiave è questa, che la fondazione che è costruita una volta sola non può continuare ad essere costruita, è fatta, finita!

    Quando è stata fatta e finita? Una volta che le rivelazioni dirette e ispirate da Dio sono state completate e quindi tutta la parola di Dio è stato completata.

    Anche in questo caso ci porta a capire che tra l’ultimo libro profetico di Malachia nel O.T e la prima venuta di Gesù Cristo ci fu completo silenzio profetico e allo stesso tempo il canone del Vecchio Testamento era stato completato.

    Non c’è da stupirsi allora che ciò è avvenuto allora lo è ancora una volta. Una volta che la fondazione della chiesa è stata completata e il canone del NT è stato completato ancora una volta il silenzio profetico potrebbe essere e in effetti è in ordine fino alla seconda venuta di Gesù Cristo come era in precedenza, sarebbe quindi una sorpresa che Dio avrebbe fatto la stessa cosa? No! Infatti non solo è possibile, che è infatti quello che è successo. Come avevano la completa rivelazione di Dio attraverso la Scrittura fino alla prima venuta di Cristo, così oggi abbiamo la completa rivelazione della parola di Cristo e di Dio fino al Suo ritorno.

    Come si vede, allora è non solo probabile, è un dato di fatto che i profeti e profezie dopo la fondazione della chiesa e il completamento della parola scritta N.T non sarebbero più necessarie nella stessa funzione che avevano e hanno lavorato allora.

    Ancora una volta torniamo alla seconda parte di ciò che Pietro ha detto quando ha detto che allo stesso modo ci sono stati falsi profeti nel passato, ci saranno falsi maestri in futuro. Dato tutte le prove che abbiamo visto, si vede che questo passo fa in realtà parla di profeti e profezie che diventano obsoleti come lo erano stati e che il passo conferma che in futuro la priorità sarebbe sugli insegnanti e l’insegnamento e l’interpretazione della parola di Dio. Quindi egli fa la differenza tra i profeti e maestri. Anche se egli cita i falsi profeti del passato e falsi maestri in futuro questo conferma anche che ci sono stati veri profeti come ci sarebbero veri maestri.

    Quindi ripetiamo, che dopo il completamento del N.T e quindi l’intera parola di Dio e avere tutte le Sue rivelazioni per noi, l’insegnante ha oggi il ruolo di insegnante e di profeta, ricordando anche che in greco la parola profeta significa interprete.

    Quindi ai tempi di Paolo possiamo capire che il dono della profezia e l’ufficio e il ministero della profezia erano presenti nella chiesa, in modo che quando si parla di questa cosa in quei giorni è esattamente quello che sta dicendo di essere, tuttavia presumere che, poiché questo è stato scritto allora deve essere lo stesso oggi non è necessariamente né biblicamente sostenibile.

    Pertanto Paolo dice alla chiesa che quando il dono della profezia era un ministero distinto ed un ufficio ed una posizione distinta nella chiesa questo dono doveva essere esercitato in proporzione alla fede.

    Infatti Paolo è effettivamente è compreso in questa ufficio di profezia mentre la lingua Greca ci fa capire che parla anche di se stesso nella categoria di profeta.

    Cosa vuole dire Paolo quando dice proporzione alla fede?

    Questo significa fondamentalmente utilizzare il profetizzare in accordo con o in un rapporto giusto con la fede. La fede qui significa il corpo di fede, la credenza o la dottrina.

    La profezia, deve esortare, incoraggiare e confortare (vedi 1 Corinzi 14: 3) e deve farlo in un rapporto giusto e perfetto con la verità rivelata di Dio.

    Ricordiamo che i profeti in quei giorni così come gli insegnanti della parola e della profezia di Dio oggi devono esercitare i loro doni in analogia o in modo sincrono con tutto il corpo rivelato della verità di Dio.

    I profeti nei giorni di Paolo erano sottoposti alle dottrine apostoliche e dovevano profetizzare ed essere in linea perfetta con i loro insegnamenti e con gli insegnamenti e le profezie dell’ A.T. e del Signore Gesù.

    I profeti se ci si ricorda bene dovevano essere sottoposti al controllo apostolico. Questo è ciò che questo significa.

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    Ora Paolo dice: se di ministero, attendiamo al ministero: similmente il dottore attenda all’insegnamento

    In questo passaggio la parola ministero è la parola greca diakoniana. Questa è la parola da cui deriva la parola diacono.

    I diaconi erano ministri nella chiesa che avevano ed hanno ancora oggi, questi sono le mani del ministero nella chiesa, in altre parole coloro che fanno il lavoro che è più di mano ed operato nella chiesa.

    I diaconi devono però essere provati nel loro carattere e nei loro doni spirituali come anche gli anziani lo sono.

    1 Timoteo 3:8-13 Similmente i diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti a molto vino, non avidi di illeciti guadagni, 9 e ritengano il mistero della fede in una coscienza pura. 10 Or anche essi siano prima provati, poi svolgano il loro servizio se sono irreprensibili. 11 Anche le loro mogli siano dignitose, non calunniatrici, ma sobrie e fedeli in ogni cosa. 12 I diaconi siano mariti di una sola moglie e governino bene i figli e le proprie famiglie. 13 Coloro infatti che hanno svolto bene il servizio si acquistano una buona reputazione e grande franchezza nella fede in Cristo Gesù.

    Come vediamo chiaramente in questo passo i diaconi devono essere altrettanto simili in carattere come lo sono gli anziani. L’unica differenza che vediamo è che il dono dell’insegnamento non è obbligato per essere un diacono, comunque, come si vede nel verso 13 di questo brano, sono persone che detengono un ufficio nella chiesa ed hanno una buona testimonianza e sono molto importanti Devono avere grande franchezza nella loro fede in Cristo.
    C’è un episodio in Atti 6 e 7 che spiega in dettaglio questo ufficio e ministero.

    Atti 6:1-6 Or in quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana. 2 Allora i dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: «Non è bene che noi, lasciata la parola di Dio, serviamo alle mense. 3 Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito. 4 Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola». 5 Questa proposta piacque a tutti i discepoli. Ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, un proselito di Antiochia. 6 Li presentarono poi davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

    Questo passaggio ci insegna diverse cose. La prima cosa che impariamo è questa: i dodici chiamarono la moltitudine dei discepoli e dissero: Non è bene che dovressero lasciare la parola di Dio per servire alle mense.

    Gli Apostoli stessi hanno ritenuto importante assegnare funzioni a un certo numero di discepoli selezionati e come vediamo in questo passo non c’è una grande differenza nel ministero tra gli apostoli e poi pastori / anziani.

    Oggi nella chiesa le responsabilità dei doveri del pastore / anziani devono ancora dedicarsi al ministero della parola di Dio e non a prendersi cura di tante altre cose nella chiesa.

    In questo caso vediamo che la chiesa si prendeva cura delle vedove (vedi la definizione di questo ministero molto importante nella chiesa nei seguenti passi: 1 Timoteo 5: 3-16, Giacomo 1:27).

    Vediamo che il ministero dei diaconi è più pratico che didattico. Tuttavia, questo lavoro è stato e deve essere molto importante anche oggi nella chiesa ed è tutt’oggi assegnato a discepoli selezionati che hanno specifiche qualità.

    La scelta di questi uomini e la posizione stessa erano e dovrebbero essere anche oggi molto importanti, e particolari.

    Atti 6: 3-4 Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito. 4 Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola».

    Gli Apostoli hanno dato le linee guida sulle quali esigenze dovrebbero essere scelti come i diaconi.

    Questi sono fondamentalmente i requisiti che Paolo descrive ancora di più in dettaglio in 1 Timoteo 3. Essi devono avere una buona reputazione, devono essere spirituali e non carnali e dotati di sapienza divina.

    Vediamo anche che la differenza tra anziani e diaconi è questa che nella chiesa sono gli anziani che sono esclusivamente responsabili del ministero della parola.

    Infatti anche in 1 Timoteo 3 vediamo questa differenza nei requisiti degli anziani e dei diaconi,
    1 Timoteo 3: 2.

    Quindi l’ufficio degli anziani e dei pastori oggi e come anche degli Apostoli e dei profeti erano coloro che avevano il ministero della parola di Dio, insegnando e predicando nella chiesa, questo oggi appartiene agli anziani / pastori non ai diaconi.

    Tuttavia, l’ufficio del diacono non è meno importante nella chiesa, è molto importante per Dio e dovrebbe anche esserlo per noi.

    Era molto importante per gli Apostoli al tal punto che hanno richiesto che i diaconi abbiano lo stesso carattere sprituale degli anziani.

    Questo ufficio è così importante per gli Apostoli che hanno dato alla chiesa un modello per scegliere i diaconi. Oltre a ciò che abbiamo visto, hanno considerato l’ufficio così importante che i diaconi debbono essere scelti nella chiesa dai membri della chiesa ma devono essere ordinati come ministri dagli anziani della chiesa.

    Inoltre, come dice Paolo in 1 Timoteo 3:13 perché coloro che hanno l’ufficio di un diacono devono essere di buona reputazione ad avere grande franchezza nella testimonianza della loro fede che è in Cristo Gesù.

    I diaconi devono quindi mostrare una grande audacia nell’esprimere la loro fede in Cristo.

    Ora ciò significa anche che se non sono chiamati a tenere una posizione ufficiale di insegnanti nella chiesa, sono comunque tenuti a essere ben versati nella parola di Dio ugualmente.

    Non si può avere grande fiducia e franchezza nella fede se non ne sappiamo niente.

    Guardate cosa dice la parola di Dio di Stefano:

    Atti 6:8-10 Or Stefano, ripieno di fede e di potenza, faceva grandi prodigi e segni fra il popolo. 9 E alcuni della sinagoga, detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli di Cilicia e d’Asia si alzarono per disputare con Stefano; 10 ma non potevano resistere alla sapienza e allo spirito col quale egli parlava

    Come vediamo qui, Stefano era pieno di fede, di potenza e di saggezza e pieno dello Spirito.

    La parola dice nel versetto 10 che egli parlava con saggezza e dallo Spirito e la gente non poteva correttamente disputare Stefano e non potevano resistere a quello che egli stava dicendo. Quello che vediamo qui non è qualcuno che insegnava nella chiesa, ma che testimoniava la sua fede verbalmente, chiaramente e coraggiosamente fuori della chiesa con saggezza, il potere di Dio e la Sua conoscenza.

    Infatti nel successivo capitolo Atti 7 Stefano mostra in realtà la sua saggezza e la conoscenza della parola di Dio da quello che dice.

    Parlava dando grande testimonianza di Cristo e del Vangelo.

    A proposito questa cosa non è nemmeno considerata evangelizzazione, qui Stefano sta dando testimonianza alla persona di Gesù Cristo.

    Questo è ciò che i diaconi sono chiamati a fare fuori dalla chiesa e persino tra credenti.

    Quando leggiamo Atti 7 vediamo che Stefano era molto versato e saputo della parola di Dio.

    I diaconi però sono assieme anche alle diaconesse quelli nella chiesa quelli che si prendono cura dell’opere nella chiesa, opere appunto come quelle descritte in Atti 6, prendendosi cura delle opere pratiche, delle vedove, degli orfani e di bisogni fisici e anche spirituali, come andare a trovare e incoraggiare i malati e gli invalidi e prendersi cura dei bisogni degli anziani. Se ci fossero da fare lavori o pulizie nelle case di persone nella chiesa che non possono farlo da soli, i dicaoni sono coloro che dovrebbero essere incaricati a far questo.

    Usualmente e correttamente le dicaonesse nalla chiesa dovrebbero concentrarsi su opere di donne bisognose nella chiesa quando devono ministrare nelle case di tali sorelle e di conseguenza uomini servono nello stesso modo a meno che non ci sia bisogno di fsre lavori troppo pesanti per le diaconesse. E’ sempre meglio nell’ambiente cristiano che quando uomini ministrano a donne che ci sia sempre una altra o altre donne presenti per evitare qualsiasi apparenza di male ed evitare eventuali pettegolezzi nella chiesa e anche fuori.

    Per quanto riguarda i malati, è bene che tutti i credenti diaconi o no vadano a ministrare e trovare i fratelli e le sorelle malate per incoraggiarli e anche pregare con loro. Questa è la dimostrazione dell’amore cristiano che dobbiamo avere gli uni per gli altri ma rocordiamoci che l’istruzione del ministero della preghiera per i malati risiede prima di tutto nei pastori/anziani, questo è delineato per noi in:

    Giacomo 5:14-15 Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, ed essi preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore, 15 e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà; e se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.

    Come vediamo non è vietato per tutti andare a trovare malati ed infermi per pregare per loro ed incoraggiarli ma chiaramente è la responsabilità di chiamare gli anziani della chiesa per pregare per la guarigione e la cura di queste anime.

    Insomma in breve questi sono il ministero e le responsabilità dei diaconi.

    Romani 12:7 b similmente il dottore attenda all’insegnamento

    Questo ministero, il ministero dell’insegnamento nella chiesa è un ministero molto interessante.

    Ho un apposito intervento su questo ministero che forse è leggermente diverso dall’insegnamento tradizionale che normalmente sentiamo oggi a riguardo.

    Credo che la Bibbia ci mostri che esistono diversi tipi di insegnamento e di insegnanti.

    Quello che dobbiamo capire è che nella chiesa nei giorni apostolici è quando fu scritta la dottrina della chiesa e queste dottrine sono, come abbiamo detto molte volte prima, il fondamento della chiesa.

    Il fondamento della chiesa sono gli apostoli e profeti di quel periodo.

    Apostoli e profeti erano anche gli insegnanti di queste dottrine. Ricordiamo che gli Apostoli avevano l’ufficio più alto e più autorevole nella chiesa e che avevano tutti quanti i doni spirituali perchè era così necessario a quel tempo. Dovevano avreli tutti perché erano i primi chiamati da Cristo stesso per ricevere la dottrina diretta e ispirata, vedere Giovanni 16.

    I profeti erano i secondi in importanza nella chiesa poiché parlavano sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, ma le loro profezie dovevano essere sotto l’autorità degli Apostoli e secondo le dottrine insegnate dagli Apostoli. Gli apostoli, pertanto, erano anche profeti e insegnanti, mentre i profeti erano spesso anche insegnanti.

    Atti 13: 1 C’erano nella chiesa di Antiochia alcuni profeti e maestri; Come Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene e Manaen, che era stato portato avanti da Erode il tetrarca, e Saul.

    Qui la distinzione tra profeta e insegnante non è fatta come distinzione il che conferma ciò che abbiamo detto finora.

    Sappiamo però che Barnaba e Saul erano profeti e insegnanti e Saul era anche un apostolo. Gli altri erano quindi sia profeti che insegnanti.

    In quei giorni gli Apostoli ed i profeti parlavano sotto ispirazione e altri insegnavano ciò che gli altri parlavano.

    Gli insegnanti insegnavano e spiegavano anche la Scrittura che già esisteva cioè il significato delle Scritture del Vecchio Testamento.

    Efesini 4: 11-12 E ha dato alcuni apostoli; E alcuni profeti; E alcuni, evangelisti; E alcuni, pastori e insegnanti; 12 per la perfezione dei santi, per l’opera del ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo:

    Lo ho detto prima che l’articolazione di questo passaggio ci mostra che molto probabilmente l’ufficio del pastore e dell’insegnante sono in effetti uno e lo stesso a causa del modo in cui è scritto il passaggio.

    Tra ogni ufficio troviamo le parole e alcuni. Alcuni sono stati donati alla chiesa come Apostoli, poi dice, e alcuni profeti, poi ripete e alcuni evangelisti poi dice e alcuni pastori ma dopo pastori Paolo omette e alcuni ma invece dice subito insegnanti.

    Non possiamo essere dogmatici riguardo a questo fatto ma sembra però che i pastori che sono sinonimi di anziani sono quelli a cui oggi è stato affidato il ministero di profezia e di insegnamento.

    L’ufficio ufficiale di dirigenza nella chiesa dopo che gli Apostoli erano tutti morti fu dato agli anziani, e questi sono gli insegnanti e i tutori della dottrina Apostlica nella chiesa e a quelli a cui viene dato il ministero della parola di Dio e della preghiera.

    Efesini 4 descrive la condizione delle posizioni nella chiesa di quel giorno, non è realistico pensare che dopo che tutti gli Apostoli siano spariti, questo modello di ministero sia rimasto lo stesso oggi.

    Infatti anche ai giorni degli Apostoli vediamo che questo modello stava cominciando a cambiare. Gli appuntamenti degli anziani nelle chiese come capi della chiesa locale erano già una priorità nella chiesa di quel giorno.

    Tito 1:5 Per questa ragione ti ho lasciato a Creta, affinché tu metta ordine alle cose che restano da fare e costituisca degli anziani in ogni città, come ti ho ordinato

    Come vediamo qui nelle chiese di quel tempo stavano già nominando anziani nelle chiese e sappiamo che gli anziani o pastori sono l’autorità principale nelle chiese locali oggi e non gli Apostoli perché non ci sono più apostoli.

    Gli anziani / pastori sono oggi gli insegnanti e i profeti della chiesa.

    Abbiamo visto che anche Pietro indirettamente indicava che gli insegnanti sarebbero stati i sostituti dei profeti nel futuro della chiesa, vedere 2 Pietro 2: 1.

    È molto chiaro dalla Scrittura allora che gli insegnamenti e gli uffici profetici oggi sono dati agli anziani / pastori della chiesa.

    Ci sono responsabilità didattiche nella chiesa che sono subordinate all’insegnamento dottrinale nella chiesa, ma questi insegnanti non devono essere confusi con l’ufficio didattico degli anziani.

    In questo argomento di insegnamento, una domanda molto importante è sollevata da molti e la domanda è questa “le donne possono insegnare nella chiesa?”

    Senza andare a fondo in questa cosa risponderò brevemente, nessuna donna può insegnare nella chiesa ma anche sì le donne possono insegnare!

    Ora questo è bello e confionario ma in realtà non lo è!

    Dobbiamo qualificare come e cosa può insegnare una donna e a chi una donna può insegnare.

    Guardiamo il primo fatto cioè il no!

    Una donna non può insegnare dottrina nella chiesa perché una donna non può tenere un ufficio di governo nella chiesa.

    In altre parole una donna non può essere un anziano o un pastore, né c’erano mai donne chiamate apostoli o anziani o pastori, mai.

    Nella storia della chiesa, ai tempi biblici e anche dopo vediamo chiaramente che le donne non hanno mai avuto posizioni di autorità nella chiesa e soprattutto nel campo teologico e dottrinale.

    Paolo lo ha detto chiaramente in:

    1 Timoteo 2: 12-14 Non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma ordino che stia in silenzio. 13 Infatti è stato formato per primo Adamo e poi Eva. 14 E non fu Adamo ad essere sedotto, ma fu la donna che, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione.

    Vediamo subito cosa sta dicendo Paolo. Paolo sta dividendo questo passaggio in due sezioni.

    Prima di tutto dice che egli proibisce alla donna di insegnare, punto.

    Il secondo divieto è questo, che una donna non può avere una posizione di autorità sull’uomo, in altre parole sui maschi nella chiesa.

    Già abbiamo menzionato che non esistevano posizioni ufficiali di governo e di autorità detenute dalle donne nella chiesa, sia ai tempi apostolici che in quasi duemila anni dopo.

    Vediamo che le posizioni di dirigenza e di insegnante detenute dalle donne nella chiesa sono solo occorrenze molto recenti.

    Infatti, solo dopo l’avvento del femminismo nella società, questo fenomeno è apparso nella chiesa.

    Ora bisogna chiedersi perché in quasi duemila anni di storia della chiesa donne non sono mai state ordinate pastori, anziani o insegnanti e perché questo accadde solo quando il femminismo apparse sulla scena?

    È dunque evidente che poiché non era una consuetudine ordinaria nella chiesa ne nella Bibbia ne attraverso la sua storia, questo invece è accaduto solo perché l’ideologia femminista si è infiltrata nella chiesa, fondamentalmente è un modo mondano che ha messo radice nella chiesa ed ha permesso alle donne di tenere alti uffici nella chiesa e di insegnare nella chiesa, questo è fatto violando apertamente questo comandamento apostolico, che è infine il comando di Dio attraverso l’autorità apostolica di Paolo.

    Pertanto la donna biblicamente parlando, secondo la volontà di Dio nella chiesa, non può tenere posizioni ufficiali che detengono autorità spirituale. Questo è chiaramente evidente dal testo di 1 Timoteo 2.

    Se una donna detiene una posizione di autorità e di governo nella chiesa, essa è apertamente in violazione della volontà e della parola di Dio.

    Molti possono provare a razionalizzare e a giustificare questo fatto quanto vogliono, ma non è veramente in discussione!

    È più che chiaro ed esplicito da questo passo da solo e, come abbiamo detto anche dalla storia della chiesa.

    Quando una persona insegna la parola di Dio, poiché la parola di Dio detiene la sua autorità, usa la Sua autorità e non la propria da uomo, ma invece l’autorità della parola di Dio.

    Quindi, se una donna insegna nella chiesa quando gli uomini sono presenti, sta usurando essenzialmente quell’autorità e sta usurpando l’autorità sull’uomo, e questo è ciò che Paolo proibisce.

    Ora possiamo sollevare un altra domanda, una donna può insegnare nella chiesa? No! Credo che biblicamente una donna non possa insegnare dottrina nella chiesa e nemmeno detenere posizioni di autorità nella chiesa.

    Alcuni allora chiederanno se una donna possa insegnare altre donne? Dopo tutto non avrebbe usato autorità su uomini. La mia risposta è forse, ma non sono al 100% sicuro di questo, tuttavia vorrei errare sull lato della cautela e dire che è meglio se tutto l’insegnamento sia fatto da insegnanti maschili nella chiesa.

    La domanda è allora una donna può insegnare e a chi? Io credo che una donna può insegnare ed effettivamente anche nella chiesa e non è una contraddizione.

    Tuttavia, vediamo il perché una donna nella chiesa, nell’assemblea non può avere una posizione di autorità e perché non può usare autorità sugli uomini.

    Una donna non può insegnare nella chiesa perché non perchè non sia in grado più o meno di un uomo, ma Paolo in realtà spiega perché in questo stesso passo di 1 Timoteo 2. Guardate ciò che dice Paolo:

    1 Timoteo 2: 13-14 Poiché Adamo fu prima formato, poi Eva. 14 E Adamo non fu ingannato, ma la donna ingannata cadde nella trasgressione.

    Questo è il motivo! La ragione è proprio questa, quando Dio ha creato l’uomo ha scelto l’uomo per essere il leader, il capo della famiglia, infatti Dio ha addirittura creato Adamo per primo. Ovviamente Dio aveva un motivo per cui ha fatto questo. Avrebbe potuto crearli contemporaneamente e allora sarebbero stati esattamente uguali in tutto.

    Ora diciamolo francamente, per quanto sia il valore per Dio sia uomini che donne sono perfettamente uguali e che a proposito è ciò che il passo significa il quale troviamo in:

    Galati 3:26-29 26 perché voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù. 27 Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. 29 Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abrahamo ed eredi secondo la promessa.

    Questo passo parla dell’uguaglianza del valore di ogni persona e non l’uguaglianza dei ruoli nella famiglia cristiana e nella chiesa.

    Il contesto qui è questo, che quando si tratta della grazia salvifica di Dio e della promessa di salvezza tutte le persone sono incluse senza eccezione o favoritismo, questo è il significato di questo passo in poche parole.

    Il contesto di questo passo non parla di ruoli nella chiesa ma di salvezza. Dobbiamo ricordare che è purtroppo vero che nelle culture antiche ma nemmeno così antiche, la donna era considerata come una persona di seconda classe. Nella cultura ebraica, specialmente questo era vero, ma era vero in una certa misura anche nelle culture greche e romane.

    Infatti, nel contesto di questo passo in Colossesi 3 vediamo che Paolo vede tutte le persone come Dio vede tutti. Se vi ricordate gli ebrei odiavano i Gentili, Dio dice invece che Dio ha reso uguali Giudei e Gentili quando è venuto a dare loro la Sua grazia e la Sua salvezza in Cristo. Lo stesso possiamo dire dei Gentili, come i Romani che anche loro consideravano tutti gli altri inferiori a loro, inclusi gli Ebrei.

    Paolo afferma che Dio non vede un padrone con favorismo sullo schiavo ma anche il contesto qui non è di ruolo ma di valore umano, Dio dona la Sua grazia e la salvezza a tutti senza favoritismo.
    Basti pensare a questo per un momento, se usiamo la dottrina erronea che molti usano, usando questo passo per equalizzare tutti i ruoli, allora uno schiavo non sarebbe schiavo e un padrone smetterebbe di essere padrone, ma non è questo ciò che Dio dice qui, perché in altri passi per esempio Dio dice questo:

    Colossesi 3:22 Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio.

    Tito 2:9-10 I servi siano sottomessi ai propri padroni, cercando di compiacerli in ogni cosa, di non contraddirli, 10 di non frodarli, ma di mostrare una totale fedeltà, affinché in ogni cosa onorino l’insegnamento di Dio, nostro Salvatore.

    1 Pietro 2:18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,

    Come vediamo Dio non stava dicendo che i ruoli erano cessati di esistere ovvero che non esistevano in Cristo ma quando ha detto che in Cristo non ci sono né schiavi né liberi è ovvio che questo non è un’avviso di abolire la schiavitù o che un uomo libero dova essere schiavo. È lo stesso anche tra razze o sessi, non vi è differenza in Cristo in valore ma non si sta parlando di ruolo!

    In Cristo il valore della persona e la grazia e la salvezza di Dio è ugualmente data a tutti, indipendentemente dalle loro posizioni e dai loro ruoli, ciò non significa però che nella vita i ruoli sono annullati solo perché una persona è in Cristo.

    È evidente che Dio desidera chiaramente che le persone abbiano ruoli specifici e vuole che li rispettiamo.

    Per usare questo passo a forzare la versione dottrinale che le donne sono uguali agli uomini per quanto riguarda i ruoli che vanno nella chiesa è una violazione del testo e si tratta di una falsa dottrina.

    È una dottrina dettata dalla cultura, ma non dalla parola di Dio. Il problema della società è che assegna il ruolo o la posizione pari al valore ma non è così che Dio vede questa cosa!

    I ruoli erano e sono stabiliti da Dio non dall’uomo ed in realtà devono essere osservati soprattutto nel corpo di Cristo.

    Torniamo ora alla creazione. Dio ha creato Adamp per primo e gli ha dato il ruolo di capo.

    Ancora una volta è in ruolo soltanto che Adamo aveva autorità su di Eva ma non in valore umano, ma con la sua autorità vennero anche grandi responsabilità. Anche Eva aveva un ruolo specifico e responsabilità specifiche date da lei da Dio e queste erano diverse da quelle di Adamo.

    Eva doveva avere il ruolo di aiutante di Adamo ed Adamo doveva amarla, proteggerla e provvedere per lei e la famiglia e lei doveva altresì rispettare Adamo come il suo capo. Questo è esattamente ciò che Dio si aspetta nella chiesa, guardate ciò che vediamo scritto in questo prossimo passo:

    Efesini 5:21-25 21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,

    Dobbiamo capire quindi che tutto questo ha a che fare con il ritorno all’ordine di Dio dato alla creazione e prima della caduta umana nella peccaminosità. Di conseguenza, quando siamo rigenerati, quando diventiamo nati di nuovo siamo tornati all’ordine di Dio che c’era prima della caduta.

    Nella chiesa, quindi, i cristiani devono comportarsi come Dio aveva ordinato fin dall’inizio ed agire nello stesso ordine e ruoli specifici che Egli ha dato ad Adamo ed Eva alla creazione.

    Come si vede in realtà Paolo non solo dice che era perché Adamo è stato creato per primo innanzitutto e che Dio gli ha dato il ruolo di leader ma anche perché era Eva che fu ingannata e cadde in trasgressione. Essa fu ingannata direttamente e obbedì a Satana mentre disobbedì al comandamento di Dio dato a lei attraverso Adamo.

    Adamo ha sicuramente peccato e disobbedito, ma lo ha fatto ascoltando la moglie invece di Dio.

    In poche parole, i ruoli furono invertiti nel peccato, Eva obbedì a Satana e disobbedì a Dio minando il Suo comandamento che era stato trasmesso a lei da Adamo.

    Adamo invece disobbedì a Dio ascoltando sua moglie piuttosto che Dio e quindi anche egli indirettamente obbedì a Satana. Anche se Eva fu ingannata da Satana Dio ha dato il peso della colpa ad Adamo e non ad Eva. Perché?

    Perchè Adamo era il capo e fu lui che non condusse e diede la guida ad Eva in quel particolare evento, non facendo quello che avrebbe dovuto fare secondo il suo ruolo consolidato.

    Da quel momento, parte della maledizione causata dal loro peccato fu un’inversione dei desideri umani, la donna che da allora vuole usurpare l’autorità dell’uomo e l’uomo che vuole riprenderla con forza dominante.

    Forza perché la donna in effetti combatte contro l’uomo per mantenere il ruolo di leader nel loro rapporto.

    Tutto questo fa sì che l’uomo sia crudele e arrogante cercando di riprendere e mantenere il suo ruolo di autorità che non è mai facilmente abbandonato in modo volontario dalla donna.

    Questo è ciò che significa l’intero passo di Genesi 3: 14-17:

    14 Allora l’Eterno DIO disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. 15 E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno». 16 Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue sofferenze e le tue gravidanze; con doglie partorirai figli: i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su di te». 17 Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: “Non ne mangiare”, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita.

    Questo intero brano il quale abbiamo menzionato anche in un’altra parte dello studio di Romani e abbiamo menzionato che queste cose che Dio dice al serpente aka Satana, Eva ed Adamo sono parte del giudizio di Dio e della maledizione del peccato.

    L’intera creazione è maledetta da un solo atto di peccato, colui che lo ha causato è maledetto al di sopra di un rimedio, tutto il regno animale e la terra sono maledette, Adamo ed Eva sono maledetti e parte della maledizione è, come abbiamo detto, la lotta per il dominio tra uomo e donna.

    Sì l’usurpazione di ruoli e di autorità da parte della donna, è ciò che Dio intese quando disse a Eva che il suo desiderio sarebbe volto verso il marito. Questa non è una cosa positiva è una dichiarazione negativa nel contesto della maledizione di Dio.

    L’uomo a sua volta cerca costantemente di riprendere il suo ruolo dalla donna che non lo abbandona facilmente e lo fa tramite un dominio forzato.

    Guardate la definizione del significato di dominio o dominare:

    Portare sotto il proprio controllo con forza e con armi per conquistare, sopraffare, pacificare, sottomettere, subordinare, vincere, annientare, battere, sconfiggere, opprimere trionfare, schiavizzare; rompere, bloccare (attivo), abbattere (in), distruggere, soffocare, reprimere, mettere a tacere, sopprimere.

    Chiaro no?

    Questo è ciò che l’uomo e la donna fanno nel peccato, però,nella chiesa siamo riportati nei ruoli originali prima che l’uomo cadesse nella peccaminosità. Questo è ciò che Dio desidera che noi facciamo e che lo facciamo volentieri perché è la Sua volontà per noi.

    Ricordiamoci che siamo nuove creazioni in Cristo (Efesini 2:10) e che siamo nuove creature è come se fossimo stati trasportato al tempo prima della caduta.

    Infatti abbiamo visto nel brano precedente in Efesini 5, che tutto questo passo inizia con Paolo che dice: Sottomettetevi l’uno all’altro nel timore di Dio.

    Ci sottomettiamo prima a Dio e facendo così faremo poi la volontà di Dio anche nel resto di ciò che dice il passo.

    Ci affidiamo a Dio e alla Sua volontà e poi quando lo facciamo compiremo i nostri ruoli come Dio desidera.

    Fondamentalmente manteniamo tutti i nostri ruoli datici da Dio non per qualsiasi altra ragione, ma per il fatto che sono la volontà di Dio.

    Le donne dunque si sottomettono e rispettano i loro mariti non perché i mariti lo meritano o perché si comportano correttamente, ma perché Dio lo richiede. I mariti amano le loro mogli sacrificamente non perché lo meritano o perché li rispettano o anche se non lo fanno. ma perché è la volontà di Dio.

    Quindi la stessa cosa esatta deve accadere nella chiesa e nella famiglia Cristiana.

    Nella chiesa i ruoli vengono riportati nel modo in cui Dio li ha progettati, gli uomini insegnano e mantengono posizioni di autorità e di leader nella chiesa e le donne assistono nella chiesa come aiutanti in subordinazione a coloro che sono in posizione di autorità.

    In alcune chiese oggi, specialmente nel movimento Pentecostale Carismatico, si ha una certa idea che una donna possa predicare e insegnare quando è sotto l’autorità del pastore o degli anziani.

    Mentre questo sembra davvero una cosa biblica, non lo è! I pastori e gli anziani non hanno assolutamente alcuna autorità di permettere a donne di insegnare e predicare anche se sotto la propria autorità poiché la loro autorità proviene solo dalla parola di Dio, essa è ciò che dà loro l’autorità che detengono.

    Permettere a chiunque di fare cose contrarie alla parola di Dio vuole dire agire senza alcuna autorità.

    Permettere a donne di predicare e insegnare vuol dire che la loro autorità è indipendente dalla parola di Dio e questo è sbagliato!

    Quando non siamo sotto l’autorità della parola di Dio non abbiamo alcuna autorità. Fare questo è in realtà un modo subdolo per usurpare autorità, infatti questo è il peccato che Adamo stesso ha commesso, permettendo ad Eva di agire sotto il proprio desiderio e la propria autorità mentre disubbedì alla parola di Dio.

    Quindi una donna non può mai avere una posizione di autorità e di governo nella chiesa, in altre parole come abbiamo già visto non possono essere pastori o anziani e come in alcune chiese è fatto oggi non possono certamente essere apostoli, anche perché l’ufficio non è neanche in esistenza oggi.

    Ora ci sono in alcuni passi del Nuovo Testamento che sembrano implicare che una donna potrebbe tenere alcune di queste responsabilità.

    Alcuni utilizzano questo prossimo passo ad esempio per sostenere questa dottrina erronea:

    Atti 18:26 Egli cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Ma, quando Aquila e Priscilla l’udirono, lo presero con loro e gli esposero più a fondo la via di Dio.

    Usano questo passaggio per far dire che sia l’Aquila il maschio e Priscilla la donna hanno insegnato ad Apollo le vie di Dio più a fondo.
    Mentre il passo parla in forma plurale cioè prendere Apollo in casa loro per spiegargli i modi di Dio in modo più chiaro, il passo però non affida a Priscilla il posto di insegnante e ancor più di pastore o anziano.

    Se ciò che questi asseriscono fosse vero questo in realtà contraddirebbe tutti i passi che Paolo ha scritto per quanto riguarda il comportamento delle donne nella chiesa delineato per noi per esempio in:

    1 Corinzi 14:34-35 Tacciano le vostre donne nelle chiese, perché non è loro permesso di parlare, ma devono essere sottomesse, come dice anche la legge. 35 E se vogliono imparare qualche cosa interroghino i propri mariti a casa, perché è vergognoso per le donne parlare in chiesa

    Tuttavia, questo passo afferma che anche nella legge, Paolo dice, le donne sono comandate a mantenere un ruolo subordinato quando si tratta di ruoli e di posizione di autorità.

    Quindi è sicuramente la volontà di Dio che le donne non parlino nella chiesa.

    Questo significa semplicemente che non dovrebbero parlare pubblicamente ed avere un ruolo di autorità.

    Questo brano non dice che nel modo giusto e al momento giusto le donne non possono mai parlare in chiesa. Devono tuttavia farlo come dovrebbero farlo, non come altoparlanti pubblici o con ruoli di autorità, ma come Dio gli permette nella Sua parola.

    Infatti al momento giusto e nel modo corretto le donne nella chiesa possono sicuramente parlare, in questo modo per esempio:

    1 Corinzi 11: 5 Ma ogni donna, che prega o profetizza col capo scoperto, fa vergogna al suo capo, perché è la stessa cosa che se fosse rasa.

    Come vediamo scritto qui le donne potevano parlare in questa maniera nella chiesa e ancora oggi possono farlo. Questo è parlare in un modo non didattico e non in posizione ufficiale di leader e non possono mai insegnare agli uomini.

    Inoltre abbiamo già visto il passo in cui Paolo proibisce esplicitamente le donne ad insegnare ed avere autorità nella chiesa.

    La Bibbia non può mai contraddirsi, quindi se Paolo, con la sua autorità apostolica, comanda alle donne di non insegnare e di non avere autorità, non possono,punto.

    Le donne sembra affermato che potrebbero avere un titolo di diaconessa. In molte chiese le donne detengono un ufficio e una posizione di diaconessa.

    I diaconi detengono un ufficio nella chiesa e quindi hanno un grado di autorità nella chiesa e dire che le donne possono mantenere una posizione di diaconessa nello stesso esatto modo che un uomo ha sarebbe erroneo.

    Tuttavia, dobbiamo onestamente dire che la Bibbia parla di donne come servi, la parola greca per servo è diákonon e si trova riferita a una donna in:

    Romani 16:1-2 Or io vi raccomando Febe, nostra sorella, che è serva della chiesa che è in Cencrea, 2 affinché l’accogliate nel Signore, come si conviene ai santi, assistendola in qualunque cosa avrà bisogno di voi, perché ella ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso

    Nel Greco infatti la parola viene usata in modo sinonimo per delineare l’ufficio del diacono ed anche dove riceviamo la parola servo o ministro.

    Quindi vediamo che c’è un riferimento ad un ufficio di diacono che viene detenuto solo ed esclusivamente da uomini ma anche uno status di servo o di ministro che può essere dato sia agli uomini che alle donne nella chiesa.

    Quando queste ultime sono persone che servono nella chiesa devono effettivamente essere sotto l’autorità dell’ufficio del diacono e queste rispondono direttamente a loro.

    Le donne sono diaconesse cioè serve in questa capacità. Sono persone della chiesa che devono comunque avere una notevole reputazione e vita spirituale ma che non hanno alcun ufficio autorevole e a cui le responsabilità sono delegate all’ufficio dei diaconi.

    Vediamo anche che questi ministri femminili sono degne di riconoscimento e di rispetto come veri ministri. Paolo fa molta chiarezza nel brano che abbiamo appena letto dicendo: affinché l’accogliate nel Signore, come si conviene ai santi, assistendola in qualunque cosa avrà bisogno di voi, perché ella ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso

    Essere nel ministero di servizio nella chiesa è una cosa molto onorevole e rispettosa. Le donne dovrebbero servire e specialmente servire altre donne.

    Il loro ministero non è quello di insegnamento, ma è un vero ministero, un servizio aiutando coloro che hanno bisogno in casa, aiutando i malati, gli orfani e le vedove. È un servizio di preghiera e di incoraggiamento e di vero operato. Qesto è quello che viene chiamato anche il ministero di misericordia!

    Quindi ora che spero comprendiamo meglio questo argomento, cosa è che può insegnare una donna e a chi può insegnare?

    Prima di tutto una donna nella sua famiglia ha una responsabilità, pur essendo secondaria, tuttavia ha l’autorità e la responsabilità di madre per insegnare i figli.

    Diciamo però che l’insegnamento della madre nella famiglia è secondario o meglio complementare alle principali responsabilità del marito e del padre per insegnare dottrina alla sua famiglia, dopo tutto ciò che è stato detto da Paolo nel passo precedente che abbiamo letto così come altri passaggi della Scrittura conferiscono la primaria responsabilità dell’insegnamento nella famiglia al marito e al padre.

    Come marito: 1 Corinzi 14:35 E se vogliono imparare qualche cosa interroghino i propri mariti a casa, perché è vergognoso per le donne parlare in chiesa.

    Come padre: Efesini 6:4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’ammonizione del Signore.

    Vedere anche: Deuteronomio 6:6-7
    Una madre tuttavia ha anche essa una grande responsabilità nell’insegnamento di cose divine ai suoi figli. La Bibbia chiaramente dimostra che ciò è vero.

    Proverbi 1:8 Ascolta, figlio mio, l’ammaestramento di tuo padre e non trascurare l’insegnamento di tua madre

    Proverbi 6:20 Figlio mio, custodisci il comandamento di tuo padre e non dimenticare l’insegnamento di tua madre.

    Proverbi 31:1 Parole del re Lemuel, il messaggio profetico con cui sua madre lo ammaestrò

    Proverbi 31:26 Apre la sua bocca con sapienza e sulla sua lingua c’è la legge della bontà.

    Come vediamo chiaramente nel contesto della sua famiglia la donna ha entrambe, autorità sui propri figli e la responsabilità di insegnare ai propri figli principi pratici, saggi e divini.

    Qualcosa di simile vale anche nella chiesa, guardate a ciò che Paolo esorta Tito ad insegnare alle donne:

    Tito 2:3-5 Parimenti le donne anziane abbiano un comportamento conveniente a persone sante, non siano calunniatrici, non schiave di molto vino, ma maestre nel bene, 4 per insegnare alle giovani ad amare i loro mariti, ad amare i loro figli, 5 a essere assennate, caste, dedite ai lavori di casa, buone, sottomesse ai propri mariti, affinché la parola di Dio non sia bestemmiata.

    Così a chi possono insegnare le donne? In casa loro insegnano i loro figli e nella chiesa le donne più anziane e più spiritualmente esperte insegnano alle giovani.

    Tuttavia, cosa devono insegnare? Il passo dice per caso di fare studi biblici o di insegnare dottrina e teologia? No!

    Innanzitutto esaminiamo i tratti caratteristici che Dio richiede una donna spirituale di avere, un comportamento conveniente a persone sante, non siano calunniatrici, non schiave di molto vino, ma maestre nel bene.

    Il passo dice che devono insegnare alle donne più giovani buone cose come essere sobrie, amare i loro mariti e i loro figli, essere assennate, caste e dedite ai lavori in casa, buone custodi di casa ed essere sottomesse e obbedienti ai loro mariti.

    Se le persone oggi, specialmente le donne della chiesa pensano che tutto questo non sia un lavoro importante da fare e che non ha niente a che fare con l’insegnamento, guardate cosa Paolo dice alla fine di questo passo e perché le donne sono tenute a fare tutto questo: in modo che la parola di Dio non sia bestemmiata.

    Questo è quanto è importante tutto questo, se e quando le donne non fanno queste cose nella chiesa e invece fanno quello che vogliono, se hanno la facoltà di fare altre cose che la parola di Dio vieta loro di fare, come la detenzione di posizioni di autorità e insegnando, stanno effettivamente consentendo alla parola di Dio di essere bestemmiata.

    Così abbiamo visto chi può insegnare e cosa può essere insegnato nella chiesa, quindi adesso speriamo di comprendere meglio quello che Paolo ha scritto in Romani 12:7 se di ministero, attendiamo al ministero; similmente il dottore attenda all’insegnamento

    Romani 12:8 e colui che esorta, attenda all’esortare; colui che distribuisce, lo faccia con semplicità; colui che presiede, presieda con diligenza; colui che fa opere di pietà, le faccia con gioia.

    Questo passo menziona coloro che esortano e coloro che donano generosamente e con semplicità, coloro che presiedono devono presiedere con diligenza e coloro che mostrano misericordia devono farlo con gioia.

    Diamo un rapido sguardo a queste virtù spirituali nella chiesa.

    Ci sono persone che hanno dono spirituali di questi tratti specifici nella loro vita così come quelli che abbiamo già menzionato.

    Nella chiesa ci sono persone specifiche che non hanno il dono dell’insegnamento o della responsabilità come governanti della chiesa ma hanno ricevuto questo particolare dono, esortazione.

    È vero che quando un pastore o un anziano insegna e predica all’interno della loro competenza sono in effetti chiamati ad esortare e chiamati a governare nella chiesa e ad affrontare queste cose secondo la parola di Dio ma tutti sono chiamati a mostrare misericordia ed anche chiamato ad essere genereosi nel loro dare.

    Quindi qui vediamo queste cose menzionate sono diffuse a molti, in realtà a tutti nella chiesa.

    Tuttavia, ci sono anche alcuni che hanno questi doni spirituali come il loro dono principale, ad eccezione della presidenza che fa parte del governo della chiesa.

    Quindi guardiamo adesso a coloro che esortano. Come abbiamo detto, insegnanti e predicatori esortano attraverso il loro insegnamento e la loro predicazione, ma nella loro chiamata e nel ministero hanno tutti i seguenti mandati:

    2 Timoteo 4:2 predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina.

    Tito 2:15 Insegna queste cose, esorta e riprendi con ogni autorità. Nessuno ti disprezzi.

    Questi passi mostrano la chiamata degli anziani e dei pastori, ma la Scrittura ci insegna anche che dobbiamo esortarci a vicenda anche se non siamo chiamati ad essere anziani o pastori.

    Ebrei 3:13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato.

    Qual è il significato della parola esortare? Che cos’è un’esortazione?

    La parola greca tradotta per esortazione è paraklesis.

    Questa parola proviene dalla parola parakletos.

    Questa ultima parola in particolare viene usata da Gesù per descrivere la persona dello Spirito Santo.

    Giovanni 16: 7 Tuttavia io vi dico la verità; È opportuno che io vada via: perché se non vado via, il Consolatore (Parakletos) non verrà a voi; Ma se io me ne andrò, lo manderò a voi.

    Come vediamo chiaramente qui in questo passo Gesù chiama lo Spirito Santo con un nome specifico, lo chiama consolatore che è infatti la parola greca parakletos da cui riceviamo la parola esortazione.

    Quindi un’esortazione è una parola incoraggiante, una parola confortante e persino una parola di avvertimento.

    Esortazione significa dare incoraggiamento, conforto e avvertimento e questo è davvero ciò che è la grande parte dell’opera dello Spirito Santo nella nostra vita. Egli viene in noi per confortarci, incoraggiarci ed avvisarci e lo fa attraverso il ministero della parola o attraverso l’uso della parola di Dio anche mediante altri credenti.

    Quindi ciò che abbiamo qui è una duplice spiegazione del dono e del ministero dell’esortazione.

    Entrambe sono fatti con la parola di Dio, solo che uno è fatto dalla predicazione, dall’insegnamento e dal consiglio dei dirigenti della chiesa, ovvero il ministero della parola dei pastori / anziani.

    Il secondo dono e ministero è di per sé il dono e il ministero dato ad alcuni credenti dallo Spirito Santo che oltre a predicare ed insegnare, esorta ma non in una posizione ufficiale di leader.

    Queste sono quelle persone che, senza dubbio, quelli di noi che sono cristiani da un po’ hanno avuto l’opportunità di conoscere, queste persone sono quelle che trovano sempre il tempo e la giusta Scrittura da darci quando ne abbiamo più bisogno.

    Questi sono infatti guidati dallo Spirito di Dio per dare un passo di Scrittura a coloro che Dio sa hanno bisogno.

    Queste sono quelle persone che continuano sempre ad incoraggiare gli altri, che spesso danno una Scrittura di comodità a coloro che stanno male e anche una parola di avvertimento a quanti Dio lo sa.

    Queste persone sono di grande bene ed utilità nel corpo di Cristo e sono molto necessari per il corpo di Cristo. Questo è un grande dono da avere, queste persone inviano cartoline alle persone e gli portano gioia e incoraggiamento, confortano e a volte anche avvertono altri sempre motivati dallo Spirito di Dio e dal Suo amore.

    Oltre a coloro che hanno il dono specifico dell’esortazione come abbiamo visto, siamo in fondo tutti chiamati a protenderci in questa cosa gli uni per gli altri.

    Se invece di criticare altri credenti, trascorressimo il tempo ad incoraggiarli, confortarli e addirittura avvertirli con la Scrittura, la chiesa sarebbe un posto molto migliore. Questo è ciò che Dio desidera!

    Paolo poi menziona dare e farlo con gioia.

    Dare come esortare è una cosa che la parola di Dio chiama ogni credente a fare. Siamo tutti chiamati ad essere generosi nel donare.

    Tuttavia, proprio come l’esortazione anche se siamo tutti chiamati a praticare questa cosa, ci sono alcune persone che sono state specificamente dotate da Dio ad essere generosi e gioiosi donatori.

    In altre parole, questo è il loro principale dono spirituale. Questo non significa che sia il loro solo dono ma è uno dei loro doni principali.

    Queste persone sono quelle che danno sempre allegramente e senza riserva. È importante sapere che parte del dono che queste persone hanno varia, essi si offrono senza riserve, danno soldi e risorse, e lo fanno in ogni stagione, quando è conveniente e quando è anche sacrificale. In realtà queste persone sono quelle che danno sempre qualcosa anche quando non hanno molto altro. ma il poco che hanno lo donano e lo fanno felicemente.

    La Scrittura ci mostra e ci insegna queste cose in diversi passi.

    Senza dubbio la maggior parte di noi si ricorda gli episodi che si verificano nei Vangeli.

    Il primao è quello della povera vedova menzionata nei Vangeli. Gesù elogia la generosità di una vedova:

    Luca 21:1-4 Poi Gesù alzò gli occhi e vide i ricchi che gettavano i loro doni nella cassa del tesoro, 2 e vide anche una povera vedova che vi gettava due spiccioli, 3 e disse: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato più di tutti gli altri. 4 Tutti costoro infatti hanno gettato nelle offerte per la casa di Dio del loro superfluo, ma costei vi ha gettato nella sua povertà tutto quello che aveva per vivere».

    È anche vero che Dio non prevede che diamo tutto ciò che possediamo agli altri, ma il punto è questo, il confronto è tra coloro che danno dalla loro zona di comfort e quindi gli costa poco e coloro che hanno veramente la scusa che hanno poco eppure dalla loro povertà danno tutto in confronto molto di più degli altri che danno solo dalla loro abbondanza.

    Gesù non elogia questa vedova perché sta cercando di ottenere il favore di Dio a causa della sua donazione o tramite altre motivazioni sbagliate, ma perché aveva lo Spirito giusto.

    Senza dubbio essa comprendeva la cosa che tutti dovremmo capire, soprattutto dopo la croce, ed è quanto Dio ci ha dato e ci dà, soprattutto il più grande dono che Dio ci ha dato Gesù Cristo Suo Figlio e la Sua salvezza.

    Attraverso il sacrificio, la sofferenza e la morte di Gesù Cristo Dio ci ha dato la Sua possessione più preziosa affinché possiamo ricevere la Sua misericordia e la Sua grazia. Dio ci ha dato tutto quello che aveva per il nostro vantaggio.

    Anche se non possiamo mai ripagare Dio per il Suo inestimabile dono, specialmente non si può ripagarlo con i soldi come invece molti credono si possa fare, ma quando invece comprendiamo l’amore e la generosità di Dio verso noi che non eravamo e ancora non siamo meritevoli di niente se non al Sua ira, dobbiamo essere disposti di dare a Lui tutto quello che abbiamo e che siamo dall’amore, da dare a Dio che ci ha amati prima, 1 Giovanni 4:19.

    Questi passi successivi descrivono esattamente ciò che dovrebbe motivarci a dare e come dare.

    A partire da 2 Corinzi 8 al 9 Paolo scrive riguardo al dare. Inizia dicendo questo:

    2 Corinzi 8:1-10 Ora, fratelli, vi facciamo conoscere la grazia di Dio, che è stata data alle chiese della Macedonia, 2 e cioè, che in mezzo a molte prove di afflizione, l’abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. 3 Poiché io rendo testimonianza che essi hanno dato volentieri, secondo le loro possibilità e anche al di là dei loro mezzi, 4 pregandoci con molta insistenza di accettare il dono e di partecipare a questa sovvenzione per i santi. 5 E non solo hanno fatto come speravamo, ma si sono dati prima al Signore e poi a noi per la volontà di Dio. 6 Così abbiamo esortato Tito che, come ha iniziato quest’opera di grazia fra di voi, così la porti a compimento. 7 Ma come abbondate in ogni cosa, nella fede, nella parola e nella conoscenza, in ogni premura e nel vostro amore verso di noi, cercate di abbondare anche in quest’opera di grazia. 8 Non lo dico per darvi un comando, ma per la sollecitudine degli altri e per mettere alla prova la schiettezza del vostro amore. 9 Voi conoscete infatti la grazia del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. 10 A questo riguardo vi do un consiglio, perché questo è utile a voi, che fin dall’anno scorso non solo cominciaste a fare, ma anche a volere.

    Vediamo in questa sezione che Paolo parla della generosità delle chiese macedone che danno dalla loro povertà liberamente e generosamente. Come vediamo i credenti in quelle chiese avevano capito la vera motivazione del dare.

    Nel versetto 5, Paolo dice: E non solo hanno fatto come speravano, ma prima si sono consegnati al Signore, e poi a noi per la volontà di Dio.

    I credenti si offrirono prima a Dio e quindi per questo potevano dare generosamente agli altri.

    Questo è lo stesso concetto che Paolo menziona in:

    Ephesians 5:21-25 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,

    Anche questo passo lo abbiamo menzionato precedentemente e ci insegna per esempio che affinché le mogli possano sottomettersi ai loro mariti e i mariti amare le loro mogli come Cristo ha amato la chiesa, deve esserci prima una cosa essenziale.

    Dobbiamo sottomettersi a vicenda ed obbedire ai comandamenti che Dio da a ciascuno di noi, presentandosi a Lui prima di tutto.

    Dare funziona allo stesso modo, come scrive Paolo in 2 Corinzi 8:5, in altre parole, dandoci prima a Dio farà sì che ci diamo ad altri nell’amore di Dio e nel modo in cui Dio desidera che facciamo e questo ci provocherà di dare generosamente anche dei nostri beni.

    La comprensione primaria del concetto successivo farà tutta la differenza in come consideriamo il conferimento di noi stessi e dei nostri beni agli altri.

    2 Corinzi 2:9 Voi conoscete infatti la grazia del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

    Come vediamo qui, Gesù il più ricco, il possessore dell’universo, ha dato tutto ciò che aveva e tutto ciò lo ha dato per noi, affinché attraverso di Lui diventando povero noi possiamo diventare ricchi della grazia e la misericordia e le benedizioni di Dio.

    Dobbiamo avere verso Dio e per gli altri la medesima mente e sentimento che Gesù aveva per noi, vedi Filippesi 2: 1-8.

    Quindi la linea di fondo è questa, quando comprendiamo tutto questo, come possiamo ancora trattenere nel dare noi stessi e dare ciò che abbiamo a Dio e farlo per Lui che ci ha dato tutto e non lo ha tatto perchè meritiamo alcuna cosa!

    Eppure Dio è degno e merita che noi gli doniamo tutto ciò che siamo e che abbiamo!

    Darci a Dio per primo significa fare tutto dall’amore che abbiamo per Dio e farlo per Lui, facendo così possiamo liberamente e generosamente dare per fornire le necessità ad altri e farlo gioiosamente perché stiamo realmente facendo al Signore.

    Non dimentichiamo anche che la chiesa è il corpo di Cristo, così in realtà tutto quello che facciamo per gli altri lo facciamo al Signore.

    Dare dovrebbe essere qualcosa che facciamo gioiosamente e non per compulsione o obbligo, o per legge!

    Vorrei dire a questo punto che la decima è un comandamento del Vecchio Testamento dato alla nazione d’Israele e doveva essere riscosso per i sacerdoti leviti e per il sostegno dei doveri del tempio.

    La decima, d’altra parte, non riguardava solo il denaro, ma includeva disposizioni di cibo (1) che un decimo dell’intero prodotto del suolo dovesse essere assegnato per il mantenimento dei leviti; (2) che da questo i leviti dovessero dedicare un decimo a Dio e per l’uso del sommo sacerdote; (3) con tutta probabilità una seconda decima, doveva essere applicata a feste; e (4) che in ogni terzo anno la festa o la terza decima dovesse essere consumata in compagnia dei poveri e dei leviti.

    Levitico 27: 30-33 La decima, chiamata Terumot, fu ordinata di essere assegnata ai Leviti come ricompensa per il loro servizio, poiché i Leviti non avevano ricevuto una eredità terrestre e fu ordinato ulteriormente che essi stessi dedicassero al Signore un decimo di queste ricevute, le quali dovevano essere dedicate al mantenimento del sommo sacerdote, vedi anche Numeri 18: 21-28.

    Questa legislazione fu modificata o meglio estesa, nel libro di Deuteronomio, a partire da trentotto a quarant’anni dopo. I comandamenti furono consegnati al popolo: dovevano portare le loro decime, assieme alle loro offerte votive e ad altri doni ed i primi frutti, al centro di culto da mangiare in compagnia con i figli, i loro servi ed i leviti , Deuteronomio 12: 5-18.

    Queste sono le leggi della decima che Dio ha dato a Israele.

    Tuttavia dobbiamo capire che poiché la chiesa non è Israele e il sacerdozio è cambiato interamente questa legge non può essere applicata e comandata alla chiesa.

    Noi oggi nella chiesa viviamo per fede e per grazia, la grazia di Dio non dalla legge Israelita.

    Questo è ciò che Paolo intendeva in Romani 7: 1-6.

    Guardando al libro scritto agli Ebrei, abbiamo un quadro molto preciso che l’autore sta cercando di dimostrare ai credenti ebraici e a quelli che stavano pensando di diventare credenti in Messia.

    Infatti l’intero libro di Ebrei fu scritto proprio per spiegare la natura obsoleta della legge mosaica ora che Gesù aveva adempiuto la stssa legge. Per questo motivo è fede nell’opera di redenzione e nel rispetto della legge di Dio in Gesù, ed in modo speciale la legge cerimoniale, che rende la legge di Dio adempiuta nei credenti in Cristo, vedi Romani 8: 1-4.

    L’autore di Ebrei scrive per spiegare che la vecchia religione dell’ebraismo, l’antica alleanza viene adempiuta da Cristo e pertanto è stata proprio sostituita con fede in Cristo.

    Così, quando l’autore sostiene questo, afferma inoltre che le regole e le norme della legge Mosaica, compresa la decima, sono state abolite.

    Alla fine del capitolo 6 degli Ebrei l’autore esprime questa affermazione:

    Ebrei 6:20 dove Gesù è entrato come precursore per noi, essendo divenuto sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.

    Inizia a diventare evidente quindi che il sacerdozio è stato cambiato. Il sacerdozio levita non ha un posto in Cristo o nella chiesa, adesso il sacerdozio è di natura diversa.

    Il sacerdozio levita aveva solo un posto nel tempio e per le attività del tempio.

    Ora che questi non sono più necessari, il sacerdozio e il sommo sacerdote levitci sono obsoleti e non sono nel corpo della chiesa.

    Infatti l’intera lettera agli Ebrei è proprio scritta per spiegare la natura obsoleta dell’Antico Patto e la validità della Nuova Alleanza in e solo Cristo.

    Nel capitolo 7 infatti l’autore spiega il nuovo sacerdozio dell’ordine di Melchisedec, infatti egli aveva già cominciato a parlare del nuovo sacerdote Gesù Cristo il Messia che ha sostituito proprio il sommo sacerdote levitico.

    Ebrei 7:9-22 E per così dire, lo stesso Levi, che riceve le decime, fu sottoposto alla decima in Abrahamo; 10 egli infatti si trovava ancora nei lombi del padre, quando Melchisedek gli andò incontro. 11 Se dunque ci fosse stata la perfezione mediante il sacerdozio levitico (perché sotto quello fu data la legge al popolo), che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek, e non designato invece secondo l’ordine di Aaronne? 12 Infatti, se viene cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge. 13 Ora colui del quale si dicono queste cose appartiene ad un’altra tribù, di cui nessuno ha mai servito all’altare; 14 è noto infatti che il nostro Signore è uscito da Giuda, in riferimento a cui Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. 15 E la cosa è ancora più evidente, se sorge un altro sacerdote a somiglianza di Melchisedek, 16 che non è diventato tale per una legge di prescrizioni carnali, ma per la potenza di una vita indissolubile. 17 Infatti la Scrittura afferma: «Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek». 18 Si ha così l’annullamento del comandamento precedente, a motivo della sua debolezza e inutilità, 19 la legge infatti non ha portato nulla a compimento, è l’introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio. 20 Inoltre ciò non è avvenuto senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento, 21 (ma costui con giuramento da parte di colui che gli ha detto: «Il Signore ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek»). 22 Per questo Gesù è diventato garante di un patto molto migliore.

    Questo passo è molto importante per spiegazione chiara di ciò che stiamo parlando. Questa è la prova che c’è una tipologia superiore del sacerdozio che non è il sacerdozio della legge Mosaica. Il sacerdozio di Melchisedec è una tipologia del sacerdozio di Cristo.

    L’autore di Ebrei sta dicendo che la perfezione spirituale non viene attraverso la legge, cioè il sacerdozio levitico e il suo ministero, piuttosto che il sacerdozio levitico e il suo ministero era una tipologia e simbolo dell’opera e del ministero di Gesù Cristo.

    Nel versetto 12 dice che il sacerdozio è stato cambiato e si è così verificato un intero cambiamento, poiché la legge non parlò di un’altra tribù come ministri del sistema mosaico eccetto che la tribù di Levi.

    Invece Gesù è venuto dalla tribù di Giuda di cui Mosè non parlava nulla del sacerdozio. Così sorge un altro sacerdote, uno non secondo la legge e la carne, piuttosto un sacerdozio spirituale secondo la vita eterna, il quale è in Cristo. Melchisedec è un simbolo ed un tipo di Cristo.

    I capitoli 8-9 di Ebrei e una parte del 10 ci spiegano che l’Antico Patto Mosaico è infatti obsoleto ed è stato sostituito da qualcosa di meglio cioè Cristo e il Suo ministero, la nuova ed eterna Alleanza!

    Avendo quindi abolito l’ex patto per stabilire il nuovo, sono anche state abolite le ordinanze incluse la decima. La chiesa non è Israele e non rispetta le ordinanze delle vecchie convenzioni e non è quindi tenuta a dare decime. La chiesa opera sotto un’altra alleanza ed un altro sacerdozio. Il sacerdozio è l’alto sacerdozio di Cristo ed in realtà i credenti sono tutti diventati sacerdoti secondo un ordine spirituale e non legale.

    Tutti i santi eletti (non solo ministri come tali) sia ebrei che gentili sono nel frattempo chiamati ad essere sacerdoti di Dio 1 Pietro 2: 5,9, e trasfigurati regneranno con Cristo come re e sacerdoti Apocalsse 1: 6; 5,10; 20: 6. Israele, sia spirituale che letterale, riprenderà il sacerdozio che Dio ha designato per il Suo popolo.

    Così sarà una un sacerdozio benedetto e santo; Cristo il Sommo Sacerdote Reale, i gloriosi santi re e sacerdoti, Israele nella carne che anche sarà come -sacerdozio regale alle nazioni durante il Millennio.

    Così che, anche tutti i credenti sono sacerdoti spirituali e quindi le decime come quelle nell’Antico Patto non si applicano più nella chiesa.

    La legge mosaica richiedeva la decima, ma la Nuova Alleanza no. Possiamo cercare in alto e in basso nel Nuovo Testamento e non troveremo mai nulla istruito alla chiesa per quanto riguarda il pagamento di decime.

    Guardate infatti quello che dice Paolo in:

    Colossesi 2:10-23 E voi avete ricevuto la pienezza in lui, essendo egli il capo di ogni principato e potestà, 11 nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 12 essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. 16 Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17 queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. 18 Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale, 19 e non attenendosi al capo, da cui tutto il corpo, ben nutrito e tenuto insieme mediante le giunture e le articolazioni, cresce con l’accrescimento che viene da Dio. 20 Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 21 «Non toccare, non assaggiare, non maneggiare», 22 tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23 Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali.

    Non possiamo entrare nell’insegnamento esplicativo di questo brano in grande dettaglio, ma vediamo alcuni punti inerenti al nostro insegnamento.

    Nel versetto 10 Paolo sostiene che siamo completi in Lui, cioè Cristo! Non è l’osservazione della legge o delle sue ordinanze che ci perfeziona o ci completa, ma è Cristo e la Sua opera.

    Infatti i seguenti versetti ci spiegano questo successivamente, il versetto 14, afferma: Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;

    Questa è l’eliminazione della condanna della trasgressione della legge di Dio. Gesù ha eliminato il documento della pratica della legge per stabilire la Sua giustizia per noi.

    Non siamo più tenuti ad obbedire alla legge per diventare o essere considerati giusti e o per essere giustificati davanti a Dio.

    Tutto ciò che era contro di noi è stato inchiodato alla croce in Lui.
    Quindi Paolo dice che per via di tutto questo:

    16 Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17 queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo.

    La legge, come ci ricorda Paolo, era un’ombra di cose che dovevano seguire, vale a dire Cristo.

    Quindi tutte le ordinanze dell’Antica Alleanza non sono più vincolanti se siamo in Cristo.

    Di fatto, guardate ciò che Paolo dice alla chiesa di Galazia:

    Galati 3:1-5 O Galati insensati! Chi vi ha ammaliati per non ubbidire alla verità, voi, davanti ai cui occhi Gesù Cristo è stato ritratto crocifisso fra voi? 2 Questo solo desidero sapere da voi: avete ricevuto lo Spirito mediante le opere della legge o attraverso la predicazione della fede? 3 Siete così insensati che, avendo cominciato nello Spirito, vorreste finire nella carne? 4 Avete sofferto tante cose invano, se pur è stato veramente invano? 5 Colui dunque che vi dispensa lo Spirito e opera tra voi potenti operazioni, lo fa mediante le opere della legge o mediante la predicazione della fede?

    La chiesa di Galazia fu attaccata da una falsa dottrina seminata da Ebrei che sostenevano che fosse giusto credere in Gesù come Messia, ma che una persona poteva essere salvata solo se in aggiunta osservavano la legge Mosaica.

    Questo non era e non è il caso, infatti Paolo scrive alla chiesa di Galazia questa lettera per avvisarli e insegnare loro che in Cristo una persona sia Ebreo che Gentile non è mai salvata dalla pratica della legge del Vecchio Testamento.

    Egli va in gran parte informando di questa cosa in molte delle sue lettere e soprattutto in questa per spiegare che la legge non solo non può dare salvezza ma solo la fede in Gesù e la Sua opera redentrice può, ma la legge non può mai santificare, neanche un credente.

    L’osservanza della legge non santifica né completa il credente. Infatti, come abbiamo visto scritto nel passo colossiano, la legge è un’ombra di cose da venire e ciò che doveva venire era Gesù.

    Egli da solo ha adempiuto la legge di Dio per noi affinché per fede in Lui riceviamo il diritto di essere giusti davanti a Dio, è come se noi stessi avessimo adempiuto la legge di Dio perché Gesù lo ha fatto per nostro conto.

    Noi quindi viviamo per fede in Gesù e non dalle e per le ordinanze della legge. La legge mosaica fu data a Israele e non ai Gentili, la decima era stata ordinata da Dio solo ed esclusivamente per sostenere il sacerdozio Levitico e il tempio, ora che il sacerdozio Levitico e il tempio non sono più validi come un metodo di adorazione la decima come la legge mosaica sono obsolete e sostituite dalla Nuova Alleanza cioè la fede nella vita, la morte, la risurrezione e l’ascensione di Cristo e il Suo alto ministero sacerdotale a nostro nome.

    Così ora che capiamo perchè la decima è obsoleta però vediamo anche che in molte chiese ancora oggi fanno gli stessi errori ed insegnano le stesse false dottrine come fecero alcuni Ebrei nei giorni di Paolo.

    Viviamo per fede non per legge. Se viviamo per fede in Cristo dobbiamo mettere da parte la pratica della legge come un qualche tipo di santificazione o completamento dell’aspetto della vita cristiana.

    Dobbiamo vivere con ciò che Dio comanda alla chiesa nelle epistole del Nuovo Testamento e dobbiamo prestare molta attenzione a come adottare i principi dell’Antico Testamento ed applicarli ai cristiani.

    Ci sono principi nell’Antico Testamento che dobbiamo vivere ed obbedire ma la decima non è una di quelli perché era specificamente legata alle pratiche religiose ebraiche del tempio e del sacerdozio.

    Molte cose sono applicabili alla nostra vita cristiana, ma dobbiamo esercitare discernimento ed un esame attento per poter applicare le cose giuste.

    Voglio dire che se i cristiani vogliono adottare il 10 per cento nella regola della decima come guida per la loro offerta non è una cosa negativa, tuttavia, se lo facciamo però dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola del legalismo in merito a questo regola.

    Dio non ci obbliga a dare alcuna pecentuale o quantità, ma Dio ama un donatore gioioso e generoso.

    Ci sono diversi fattori che determinano la nostra gioia e generosità nel dare ma la cosa principale è comprendere due fatti molto importanti che riguardano Dio.

    Quando capiamo appieno quanto Dio ci ha amati per salvarci e per quanto Lui ci ha dato, diventeremo generosi e gioiosi donatori. Almeno dovremmo!

    Se lasciamo che il nostro donare sia ad un livello giuridico possiamo dare e addirittura dare anche molto e anche sacrificialmente, ma il nostro fattore motivante non sarà l’amore di Dio e noi lo ameremo da un cuore grato.

    Il secondo e molto importante fattore per cui diamo con generosità e in gioia è perché noi comprendiamo che TUTTO ciò che abbiamo viene da Dio.

    In realtà non possediamo nulla, tutte le cose appartengono a Dio. Un atto di proprietà o la casa può avere il nostro nome, ma in realtà appartiene a Dio, i nostri lavori ed i nostri conti bancari, i nostri veicoli, tutti i nostri beni anche i nostri figli, tutti appartengono a Dio.

    Dio ci chiama ad essere amministratori fedeli di tutto ciò che ci ha affidato, non dovremmo quindi trattenere qualcosa così strettamente in pugno e non essere disposti a lasciar andare e rendere a Dio.

    Pertanto, il livello della pratica nel nostro dare deve scaturire dalla comprensione di tutte queste cose, cioè così saremo grati, fedeli, generosi e allegri nel dare. Se non lo siamo allora significa che non comprendiamo veramente queste questioni e forse stiamo dando di costrizione o per legalismo o forse non diamo affatto il che potrebbe essere una segnalazione di avvertimento che qualcosa in noi non va bene spiritualmente.

    Guardate ciò che scrive Paolo qui:

    2 Corinzi 9:5-8Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli di venire da voi prima del tempo, per far preparare in anticipo la vostra offerta precedentemente promessa, perché essa sia pronta come dono di generosità e non di avarizia. 6 Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. 7 Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. 8 Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera,

    Paolo vuole che la donazione dei credenti sia una questione di generosità e non un obbligo legale o di regola. Paolo ci dà anche un ottimo insegnamento cioè che dare generosamente e abbondantemente tornerà come una generosa benedizione di nuovo a noi. Se seminiamo abbondantemente, raccoglieremo abbondantemente, se offriamo con parsimonia, raccoglieremo con scarsa redditività. Paolo usa un’analogia agricola ed è così vera, immaginate questo. Se un contadino appena prende una manciata di semi e li pianta in un campo, quale sarebbe il suo raccolto? Se un contadino invece semina abbondantemente le sue sementi, avrà un grande raccolto. Questo principio è molto facile da capire.

    Molti credenti non hanno, non sempre, ma spesso, perché non danno molto, non donano i loro soldi, non donano del loro tempo, non danno molto, inoltre molti non sono nemmeno fedeli amministratori dei beni che Dio gli ha affidato, i beni loro sono ciò che Dio gli ha affidato, in modo che per queste ragioni spesso non mietono molto nella loro vita e poi si chiedono perché lottano strenuamente per arrivare alla fine del mese.

    Anche Gesù ci ha insegnato due principi molto importanti riguardo a queste cose:

    Luca 6:38 Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi».

    Luca 16:10-12 Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto. 11 Se dunque voi non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere? 12 E se non siete stati fedeli nelle ricchezze altrui, chi vi darà le vostre?

    Questi due principi sono estremamente importanti da comprendere e se li comprendiamo, ci permetteranno di essere una benedizione ed anche di essere benedetti.

    Gesù ha anche detto che: “è meglio dare che ricevere” Atti 20:35.

    Tuttavia, anche Gesù ha affermato che se siamo generosi nel dare anche noi saremo benedetti oltre misura ma saremo benedetti nella misura con cui benediciamo gli altri.

    Gesù ci ha insegnato anche che dobbiamo essere fedeli nel poco per poter essere affidati di più, questo principio è vero in ogni cosa che ci è affidata, ciò che possiediamo, sia i nostri beni, il denaro, il tempo, i nostri lavori, qualunque cosa sia in essi Dio ci chiede di essere fedeli e generosi.

    Infatti, se torniamo al passo in 2 Corinzi 9, nel versetto 7, Ogni uomo secondo come intende nel suo cuore, dia non indignatemente, né di necessità: perché Dio ama un donatore gioioso.

    Come vediamo qui, l’intero problema comincia e finisce nel nostro cuore, dobbiamo mirare alla nostra generosità nel nostro cuore e questo come abbiamo già detto prima dipende dal livello di gratitudine che abbiamo verso Dio e quanto bene comprendiamo il grande amore che Egli ha per noi, il grande sacrificio e l’amore che Dio ha dimostrato nei confronti dei Suoi figli, dandoci tutto il meglio che ha, il Suo Figlio, il Signore Gesù Cristo.

    Questo dovrebbe essere il fattore motivante della nostra generosità verso Dio.

    Gesù ci ha insegnato anche queste cose per quanto riguarda la gratitudine e il dare a Dio:

    Luca 12:16-21 Ed egli disse loro una parabola: «La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto; 17 ed egli ragionava fra sé dicendo: “Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti?”. 18 E disse: “Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni, 19 poi dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?”. 21 Così avviene a chi accumula tesori per sé e non è ricco verso Dio».

    Come vediamo qui, Gesù dice che dovremmo essere generosi o ricchi verso di Dio e non essere avari e pensare solo alla nostra vita terrena.

    Gesù ha anche parlato di questo insegnamento dove, anche se parla di perdono, lo si può applicare anche a ciò che stiamo parlando qui, perché il principio è sostanzialmente lo stesso, stiamo ancora parlando di avere un cuore generoso sia nel perdono che in tutte le altre cose.

    Luca 7:44-47 Poi, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli del suo capo. 45 Tu non mi hai dato neppure un bacio; ma lei da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai unto il capo di olio; ma lei, ha unto i miei piedi di olio profumato. 47 Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama».

    Come ho già detto prima, qui Gesù sta riferendosi al perdono in questo contesto, ma questo è importante anche riguardo a quello di cui stiamo parlando, avere un cuore generoso viene dalla comprensione dello stesso concetto che la donna in questione ha capito.

    Essa fu generosa con il suo amore per Gesù perché capì quanto gli era stato perdonato e si sentiva in grande debito nel suo cuore, in grande debito verso Dio.

    Non possiamo mai, mai, ripagare il debito che abbiamo verso Dio per via della nostra peccaminosità, ma Dio ci perdona a prescindere a causa del Suo amore e della Sua misericordia. Questa donna capì tutto questo e lei era così grata a Dio che lo mostrò amando Gesù nell’unico modo in cui essa potè.

    Il concetto quindi è questo, se comprendiamo quanto siamo peccaminosi, se comprendiamo come siamo immeritevoli dell’amore di Dio dimostrato attraverso il sacrificio del Suo Figlio, quando comprendiamo quanto è costato a Gesù per salvarci e perdonarci, allora avremo uno spirito e un cuore generoso verso Dio. Questo non solo influenzerà il modo in cui capiamo quanto ci è stato perdonato, ma influenzerà anche quanto siamo grati a Dio il che sarà dimostrato anche dalla nostra generosità.

    Come in quest’ultimo episodio nella vita di ogni credente, il concetto di generosità deriva appunto da quanto comprendiamo quanto siamo stati amati e benedetti da Dio e quanto Egli ci ha dato.

    La Scrittura ci comanda di essere generosi, ma dobbiamo essere generosi, come dice Paolo non indifferentemente né per costrizione, piuttosto dal nostro cuore, da un cuore che è grato a Dio per il suo dono indescrivibile, il Signore Gesù Cristo.

    Guardate ciò che Paolo dice nella sua lettera a Timoteo:

    1 Timoteo 6:6-19 Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. 7 Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla, 8 ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti. 9 Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. 10 L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori. 11 Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose e procaccia la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la pazienza e la mansuetudine. 12 Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna, alla quale sei stato chiamato e per cui hai fatto la buona confessione di fede davanti a molti testimoni. 13 Ti supplico alla presenza di Dio che dà vita a tutte le cose e di Cristo Gesù che, testimoniando davanti a Ponzio Pilato, rese una buona testimonianza di fede, 14 di conservare questo comandamento senza macchia ed irreprensibile, fino all’apparizione del Signor nostro Gesù Cristo, 15 che a suo tempo manifesterà il beato e unico sovrano, il Re dei re e il Signore dei signori, 16 il solo che ha l’immortalità e abita una luce inaccessibile che nessun uomo ha mai visto né può vedere, al quale sia l’onore e il dominio eterno. Amen. 17 Ordina ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma nel Dio vivente, il quale ci offre abbondantemente ogni cosa per goderne, 18 di fare del bene, di essere ricchi in buone opere, di essere generosi e di essere pronti a dare, 19 mettendo in serbo per se stessi un buon fondamento per l’avvenire, per afferrare la vita eterna.

    Questo è un passo molto ricco che ci dà molti buoni principi che sono in linea con il nostro studio.

    Il primo principio che vediamo è che dobbiamo essere soddisfatti di raggiungere l’immagine di Cristo piuttosto che possedimenti mondani e bisogni fisici. Dio non dice che è sbagliato avere cose in questo mondo, ma le cose spirituali, la santità sono un possesso molto più importante, sono quelle che contano alla fine, esse sono un guadagno maggiore.

    Il secondo principio oltre a perseguire la divinità come nostra soddisfazione, dobbiamo essere soddisfatti di ciò che abbiamo già, in effetti Paolo ci dice di essere soddisfatti solo avendo i nostri fabbisogni fondamentali, cioè avendo cibo e vestiario possiamo con questi essere soddisfatti.

    Poi Paolo dice qualcosa di molto sobrio e importante, ci dice questo: 9 Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. 10 L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.

    So che questo oggi non è un messaggio molto popolare soprattutto in una società prospera e capitalistica come la nostra, ma è vero che una volta che si cerca di andare al di là delle nostre necessità di base e perdiamo la nostra attenzione delle cose eterne, vale a dire servire Dio, rischiamo di cadere preda dell’ avidità e nel laccio di molte passioni insensate e nocive.

    La ricerca di ricchezze o meglio il tentativo di essere ricchi è una proposizione pericolosa perché porta alla tentazione e diventa una trappola che conduce le persone a molte ludezze sciocche e cose pericolose e peccaminose che finiscono per affondare gli uomini nella distruzione e nella perdizione.

    Se amiamo soldi più di Dio e se ci impegnamo a cercare ricchezze al posto del Regno di Dio, questo diventa la radice di ogni male.

    Non è il denaro che è malevolo, ma è l’amore del denaro ed il desiderio di ricchezze se le desideriamo più di Dio, diventando amanti del piacere piuttosto che di Dio, vedi anche 2 Timoteo 3: 1-5, questo è ciò che ci porta in tutte le azioni malvagie.

    Come Paolo dice infatti che alcuni anche nei suoi giorni ambivano alla ricchezza il che li ha portati ad errare dalla fede e sono caduti in molti dolori a causa della loro ricerca di ricchezze.

    Ricordate che cosa Dio ha detto all’uomo nella parabola che abbiamo letto prima? L’uomo stava tentando di accumulare ricchezze per sé, ma Dio ha richiesto la sua vita quella notte e Gesù ha detto:

    Così è colui che cerca un tesoro per se stesso ma non è ricco verso Dio.

    Ancora una volta vediamo che perseguire le ricchezze e i beni senza essere ricchi o generosi verso Dio porta in molti gravi problemi. Questo è un altro motivo per cui molti credenti non sono generosi verso Dio, perché sono avidi e vogliono accumulare roba e denaro per se stessi, pensano erroneamente che se si attengono a ciò che hanno e cercano di ottenere di più avranno di più, invece finiranno ad avere sempre meno e sempre più difficoltà per guadagnare e non ci riusciranno mai perché Dio stesso si opporrà ai loro tentativi, spesso questo li induce a ricorrere a cose che non sono adeguate ai credenti, come il truffare, rubare, giocare d’azzardo e come abbiamo detto, gettarsi sempre più nell’avidità e nello stordimento riguardo a cose spirituali.

    Nel concludere Paolo affronta anche i credenti ricchi e li esorta ad essere generosi con i loro beni, ancora un credente ha bisogno di comprendere che tutto quello che lui o lei possiede proviene da Dio che liberamente dà e benedice le persone con tutte le cose da godere e però sapendo che tutto è Suo e che siamo destinatari delle Sue benedizioni ma dobbiamo essere fedeli amministratori di tutto ciò che Egli ci ha affidato.

    Dio desidera quindi che il ricco credente sia generoso, molto generosi, ma saranno generosi come tutti saremo solo secondo la misura della nostra gratitudine verso Dio.

    Così, in conclusione, capiamo che dare liberamente e generosamente, sebbene sia un comandamento di Dio, tuttavia Dio non vuole che dobbiamo obbedirlo solo legalmente, dall’obbligo o da compulsione, piuttosto che offriamo con amore e gratitudine verso di Lui, dare è una questione di cuore non legale.

    Se non siamo generosi verso Dio allora abbiamo un problema spirituale che dobbiamo affrontare.

    Chi presiede di nuovo si sta parlando di un credente che detiene una posizione di autorità nella chiesa.

    Questi erano Apostoli nell’epoca apostolica, ed i pastori / anziani e persino i diaconi nella chiesa.

    Tutti coloro che hanno una posizione di governo nella chiesa.

    Ovviamente l’Apostolo ha governato soprattutti gli altri in quei giorni, essi ed i profeti al loro tempo erano il fondamento della chiesa, erano i sovrintendenti di tutta la chiesa e della dottrina.

    I pastori / anziani oggi sono diventati i governanti o meglio i governatori della chiesa e le dottrine apostoliche dopo che gli Apostoli stabilirono la fondazione della chiesa e dopo che la parola di Dio fu completata. Oggi i pastori / anziani sono quelli che governano nella chiesa.

    I diaconi, anche se non governano la chiesa in un vero senso di governo hanno però un ministero governativo in quanto hanno molti altri, specialmente i ministeri delle donne nella chiesa, in loro carica, in modo che devono governare e controllare altri.

    In tutto questo Paolo esorta coloro che hanno questi ministeri governativi di farlo con diligenza.

    Così, invece di esaminare tutti i diversi compiti di chi governa guarderemo che cosa significa farlo con diligenza.

    Ci sono molti aggettivi per descrivere i diversi compiti di coloro che governano, ma in questo caso Paolo cita di farlo diligentemente, con diligenza.

    Che cosa significa questo?

    Diligenza significa: essere attenti e persistenti nei propri sforzi, lavorando con assiduità, con industriosità, essere attenti, prestando grande attenzione e concentrazione in tutto ciò che si fa; facendo le cose con perseveranza, essendo persistenti e servire con tenacia, facendo tutto con impegno instancabile e con attenzione minuziosa.

    Questa descrizione di servire con diligenza è molto sufficiente e chiara.

    Un anziano o un pastore della chiesa, un vero pastore del gregge di Dio, deve guidare, deve governare in questo modo.

    Deve essere un ministro che serve con attenzione e persistenza nei suoi sforzi. Ciò significa che un pastore non fa le cose con distrazione, ma con particolare attenzione e specialemente fa le cose secondo le istruzioni di Dio. Il ministero lo opera con persistenza e perseveranza questo significa senza mai rinunciare e facendolo superando ogni difficoltà e scoraggiamento.

    Lavorare per il Signore richiede lavorare con assiduità, il che significa avere attenzione continua e applicazione persistente. Un leader nella chiesa serve con attenzione incessante e applicazione persistente della parola di Dio.

    Lo ripeto, il pastore ministra e serve con incessante applicazione della parola di Dio e non delle sue idee, opinioni e consigli.

    Ciò significa anche che lo studio della parola di Dio è fatto allo stesso modo. Un leader della chiesa quindi serve con laboriosità il che significa servire con zelo d energia non in modo pigro e disordinato.
    Una Scrittura che conferma questo si trova più avanti in questo stesso capitolo:

    Romani 12:11 Non pigro riguardo allo zelo; fervente nello spirito; servendo il Signore;

    vedi anche Tito 2:14.

    Per servire il Signore dobbiamo farlo con zelo, che cosa è zelo?

    Eccellenza e interesse ardente in qualche cosa.

    La cosa sfortunata, particolarmente in questo giorno ed età è che la chiesa non ha zelo, non è ardente, ardente significa effettivamente infuocata, la chiesa non è in fiamme per Dio, non è desiderosa di servire Dio.

    Questa è infatti l’accusa che Gesù afferma alla chiesa e ciò che colpisce la chiesa nell’ultimo periodo della sua storia.

    Apocalisse 3:14-19 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi: queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio. 15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. 17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo. 18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda. 19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

    Questa è proprio la condizione principale della chiesa nel mondo occidentale di oggi. Non è fredda né caldo. Il calore è la proprietà di cui stiamo parlando qui, il fuoco di Dio manca dalla chiesa, è lo zelo.

    Questa chiesa oggi è apatica, non ha il vero desiderio di servire Dio.

    È tiepida, non ha alcun scopo se non per servirsi di una sembianza delle qualità che in realtà mancano.

    Questa è la rappresentazione di una chiesa che per tutti gli intenti e gli scopi è in realtà ricca degli standard del mondo, ma è povera degli standard che Dio cerca.

    E’ povera delle cose spirituali, afferma che vede la verità, ma è cieca della verità di Dio, afferma che è vestita nella giustizia di Dio, ma invece è nuda perché non si può essere rivestiti della giustizia di Dio credendo ad un falso evangelo.

    Quando Gesù le dice di che cosa ha bisogno di fare Egli gli dice anche di essere zelante e di pentirsi.

    Gesù le sta dicendo di essere zelante, di avere il fuoco, il calore di Dio, di essere desiderosa di fare le cose giuste e di servirlo con servizio ardente e di non essere tiepida o in altre parole inutilizzabile per quanto riguarda Dio.

    Almeno i pastori dovrebbero essere ardenti nel servire Dio, servire Dio con vera voglia e disderosi di ubbidire la Sua parola, ricordiamoci che i pastori sono i conduttori e come essi guidano sarà proprio il modo in cui la Chiesa vivrà e il modo in cui servirà. Il fuoco di Dio, lo zelo per Dio e le Sue cose è contagioso, se i pastori non lo hanno nemmeno la chiesa lo avrà.

    Infatti la lettera che Gesù detta alla chiesa di Laodicea e infatti tutte le lettere alle chiese in Apocalisse sono infatti inviate all’anziano principale di queste varie chiese.

    Lo zelo, però, non è infatti una cosa solo per i pastori, ma tutti i cristiani sono chiamati ad averlo:

    Non mancante in zelo ma fervente in spirito; servendo il Signore; dice infatti Romani 12:11

    La parola trovata qui e scritta come fervente ha in realtà lo stesso significato di zelo.

    Ancora una volta quindi un pastore deve servire in questo modo:

    dando grande cura e concentrazione in tutto ciò che fa; facendo le cose con tenacia e perseveranza, essendo persistente, facendo tutto con impegno instancabile e con minuziosa attenzione.

    Questo è ciò che significa governare con diligenza.

    Molti oggi non guidano e governano nella chiesa in modo tale.

    Una descrizione di come si guida nella chiesa si trova nella seconda epistola pastorale di Paolo a Timoteo,

    2 Timoteo 2:1-4 Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù; 2 e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. 3 Tu dunque sopporta sofferenze, come un buon soldato di Gesù Cristo. 4 Nessuno che presta servizio come soldato s’immischia nelle faccende della vita, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato.

    Qui Paolo esorta Timoteo a trovare la forza per servire nella grazia di Dio e sopportare le difficoltà della sua chiamata al ministero come un soldato. Un soldato è infatti un individuo disciplinato che obbedisce ad ordini, un soldato è molto ben addestrato ed esperto nell’uso delle sue armi. Un soldato si sforza di soddisfare il suo ufficiale comandante nello stesso modo in cui noi dovremmo servire Dio. La pazienza e la perseveranza sono una qualità essenziale per un soldato. Tuttavia, è una qualità essenziale per un pastore della chiesa come lo sono per un soldato.

    Inoltre, Paolo esorta Timoteo anche in questo:

    2 Timoteo 4:2-5 predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. 3 Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, fa’ l’opera di evangelista e adempi interamente il tuo ministero.

    Come vediamo qui Paolo usa parole specifiche che sono esattamente in linea con la descrizione del termine diligenza.

    Questa esortazione è in realtà molto più di un’esortazione, è una carica.

    Carica significa questo:

    La parola “carica” significa esattamente chiamare a testimoniare ed affermare con solenni attestazioni; ammonire solennemente, esortare con serietà. È una parola che implica che il soggetto è di grande importanza. Paolo dà questa carica nella presenza di Dio con questo desidera assicurare il senso della sua solennità che deve sorgere dalla presenza di tali e santi testimoni.

    (da Barnes ‘Notes, Database elettronico. Copyright (c) 1997 da Biblesoft)

    Quindi Paolo esorta Timoteo e di conseguenza ogni leader della chiesa di essere istante significa effettivamente essere presenti, fermarsi e addirittura assalire e farlo quando è popolare e quando non lo è. Farlo quando la gente lo accetta o quando non lo accetta.

    Trovo molto interessante la scelta della parola, che ha come significato anche l’aspetto dell’assalto e pertanto risale a un termine militare. Infatti Paolo sta dicendo a Timoteo di rimproverare, esortare con tutta lunga sofferenza e dottrina.

    La maggior parte di questi termini nella chiesa di oggi non solo sono rari da trovare come pratica regolare ma sono effettivamente considerati non amorevoli e non solo non sono praticati sono infatti scoraggiati e persino chiamati non provenienti da Dio.

    Paolo, però, esorta gli anziani della chiesa di fare tutto questo quando è accettato e quando non lo è e lo dice di fare come una aggressione di stile militare, stando fermo e praticando queste cose in ogni momento, rimproverando ed esortando con tutta sofferenza, questa è un’altra parola per fare queste cose con perseveranza perseguita, cioè soffrire a lungo, essere pazienti di fronte ad opposizione ed a resistenza.

    Continuare a farlo anche se e quando quelli in torno non accettano più queste cose.

    Questo implica di non rinunciare mai a fare queste cose. Paolo dice anche di fare tutto questo non solo con la perseveranza ma con dottrina, la dottrina è un’altra cattiva e brutta parola in molte chiese di oggi.

    Oggi nella maggior parte delle chiese la dottrina non è più ritenuta importante, mentre nel giorno degli Apostoli ed anche per molti secoli dopo non era solo importante, era essenziale ed era la vita della chiesa.

    Paolo infatti profetizza dicendo a Timoteo che nei giorni a venire, ed oggi sono quei giorni, le persone non sopporteranno più la sana dottrina.

    In realtà è esattamente così oggi, la cosa più triste è che stiamo parlando di persone della chiesa non sopportano più la sana dottrina. Un’altra parola che siamo abituati ad usare oggi nel luogo della resistenza è di stare in piedi. In altre parole oggi nella chiesa la gente non è più in grado di ascoltare la sana dottrina.

    Le persone come Paolo dice, piuttosto si circondano di falsi insegnanti che insegnano loro false dottrine, falsi vangeli in realtà favole. Qualsiasi insegnamento, tutto ciò che appella alla carne è ciò che queste persone cercano e non ciò che appelli allo spirito.

    Per fare ciò che Dio desidera per un pastore della chiesa, in particolare in questi giorni, ciò che Paolo dice a Timoteo diventa veramente reale e vivo. Oggi come Paolo dice scaderanno dalla verità, ed è interessante vedere che la parola usata per scadere dalla verità è la parola Greca apostrépsousin

    Il prefisso apo solitamente indica la separazione, la partenza, la cessazione, il completamento, l’inversione, strepho è una parola rafforzata dalla sua base che significa rigirare e significa anche rivoluzione. In entrambi i casi apostrepho è una parola dello stesso tipo della parola apostasia.

    Tornare via, sfuggire, abbandonare, ed è una parola molto forte che delinea la dipartenza dalla verità di Dio, è una parola che delinea una rivolta cioè ribellandosi contro la verità.

    Ecco perché oggi molte persone flirtano con l’apostasia e perché una gran parte della chiesa è in uno stato di apostasia, cioè hanno abbandonato la verità di Dio, si sono ribellati e rivoltati contro la verità di Dio.

    Questo è il motivo per cui oggi molti non possono resistere, sono allergici alla verità di Dio, hanno orecchie pruriginose, che pruriscono perché le loro orecchie sono in realtà allergiche alla verità di Dio.

    Vogliono che per le proprie lussurie si circondano con maestri che gli insegneranno ciò che le loro orecchie ribelli vogliono udire.

    Tuttavia Paolo dice a Timoteo che egli deve invece essere attento in tutte le cose, sopportare le afflizioni, fare l’opera di un evangelista, fare piena prova del suo ministero.

    Questo ci riporta da dove siamo partiti, chi conduce bene nella chiesa deve farlo con diligenza e, come vediamo, le cose che danno significato alla parola diligenza sono le stesse cose che Paolo dice a Timoteo di fare come anziano nella chiesa.

    Romani 12:8c colui che fa opere di pietà, le faccia con gioia

    Paolo ora esorta i credenti romani che coloro che esprimono opere di pietà o meglio di misericordia lo facciano con allegria, cioè con gioia.

    La parola nel Greco è eleoòn è in realtà la parola usata per compassione o misericordia.

    La misericordia è in realtà un dono dello Spirito Santo ma è anche qualcosa che tutti siamo chiamati a praticare.

    Gesù stesso ci ha detto di essere misericordiosi:

    Matteo 5: 7 Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia.

    Questo fa parte del Sermone sul Monte, senza approfondire il significato contestuale di questo verso, diciamo solo che questo è un tratto del carattere divino.

    Gesù inoltre disse:

    Luca 6:35-36 Ma amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete i figli dell’Altissimo, perché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi. 36 Siate dunque misericordiosi, come anche il Padre vostro è misericordioso.

    Vedete, come credenti dobbiamo praticare la misericordia e Gesù ci dice di essere misericordiosi come Dio è misericordioso.

    Come credenti siamo tutti chiamati ad essere misericordiosi perché abbiamo ricevuto la misericordia anche quando non la abbiamo meritata.

    Soprattutto tra i credenti dobbiamo essere misericordiosi, dobbiamo amarci reciprocamente con fervore, ma questo è ciò che studieremo nel versetto successivo.

    Tuttavia, qui in questo versetto oltre ad essere misericordioso in un senso generale, Paolo parla anche del dono spirituale della misericordia, che è anche un ministero nella chiesa.

    Il ministero della misericordia nella chiesa è in realtà chiamato ministero di assistenza e si trova in:

    1Corinzi 12:28 E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione, i doni di assistenza e di governo e la diversità di lingue.

    La parola greca usata nel testo per assistenza è antileémpseis che significa effettivamente sostenere, soccorrere; aiutare, partecipare per sostenere.

    Come vediamo qui in realtà è questo qualcosa che lo Spirito Santo è stato mandato per praticare questo nella chiesa ed anche in tutte le nostre vite individuali.

    È Dio che viene ad abitare in noi per aiutarci nella nostra vita, per sostenerci, confortarci, e mostrarci misericordia.

    Nella chiesa l’assistenza quindi un ministero dato a qualcuno proprio dallo Spirito Santo, ci sono persone specificamente chiamate per aiutarei altri e per manifestare l’amore di Dio e la Sua misericordia.

    Queste persone sono capaci di aiutare altri e sono anche ufficiali della chiesa, in special modo i diaconi, che svolgono opere utili per i poveri ed i malati.

    Spesso questo ministero è detenuto dalle donne come era nella chiesa primitiva e lo dovrebbe essere anche oggi, anche se purtroppo molte donne oggi nella chiesa trovano questo ministero qualcosa che vogliono invece evitare e sostituirlo con ciò che non dovrebbero fare come insegnare e governare.

    Il ministero dell’aiuto o della misericordia è molto importante e spesso manca molto nella chiesa di oggi.

    La chiesa evangelica, per la maggior parte, ha abbandonato questa pratica del ministero della misericordia o suppone che sia diventato al disotto della chiesa di praticare assistenza.
    Oggi invece l’intero focus è posto su miracoli, segni e profezie in special modo nel movimento pentecostale / carismatico mentre l’insegnamento e la dottrina e l’evangelizzazione sono al centro della chiesa evangelica non pentecostale.

    È veramente vergognoso che la chiesa evangelica in generale abbia abdicato il ministero di misericordia e lo abbia lasciato quasi completamente nelle mani della religione cattolica romana, poi ci chiediamo perché le persone bisognose gravitano verso la religione romana.

    Anche se non è il ministero della misericordia che dovrebbe assumere il posto dell’evangelismo, però dovrebbe essere comunque una componente vitale della chiesa.

    La chiesa è il corpo di Cristo sulla terra e dovrebbe in ogni modo riflettere Dio sulla terra, soprattutto tra i suoi membri.

    In realtà, anche se dovremmo mostrare ed esercitare opere di misericordia verso i poveri e gli afflitti del mondo, dobbiamo usare questo ministero soprattutto per servire insieme al ministero dell’evangelismo come una buona opportunità per evangelizzare perché soprattutto hanno bisogno di aiuto spirituale e di redenzione, soprattutto, hanno bisogno di sperimentare la misericordia di Dio nel perdono e nella salvezza.

    Tuttavia, in gran parte il ministero della misericordia dovrebbe essere praticato nella chiesa e soprattutto per i credenti.

    Infatti i doni e i ministeri spirituali sono pressochè tutti per la chiesa.

    In realtà lo Spirito Santo è venuto a far nascere la chiesa, per abitare nella chiesa e per servire la chiesa, per edificare la chiesa e per istruire la chiesa.

    Troppo spesso la chiesa, in particolare di recente, sta mettendo i suoi sforzi quasi interamente nel servire i non credenti spesso sacrificando la vita spirituale dei credenti.

    Cosa intendo per questo? La chiesa è diventata così amica del mondo che effettivamente sacrifica la crescita spirituale dei membri della chiesa per intrattenere l’incredulo. Soprattutto non evangelizzare il non credenti ma per intrattenerli e farli divertire.

    Ciò avviene perché l’evangelizzazione tradizionale, in altre parole la semplice e chiara predicazione del Vangelo, non è più praticata.

    A proposito, l’evangelizzazione deve essere fatta principalmente fuori dalla chiesa non tanto all’interno della chiesa, anche se un elemento di evangelizzazione deve sempre essere presente anche nella chiesa.

    Nella chiesa primitiva l’evangelizzazione era praticata fuori della chiesa e solo quando le persone si convertivano venivano battezzate e permesse di entrare nella comunità e non viceversa.

    Anche se è impossibile oggi determinare che tutti nella comunità localse siano veramente credenti nati di nuovo, questo succede per la maggior parte perchè le chiese sono diventate club sociali dove tutti sono benvenuti a partecipare. Anche se questo appare una nobile cosa in realtà è una cose detrimentale e pericolosa per la chiesa.

    Infatti si vede benissimo che nella chiesa primitiva, nei giorni apostolici per essere considerati credenti ci doveva essere una conferma che la persona avesse veramente creduto prima che fosse ammessa a partecipare nella comunità.

    Anche se in quei giorni non era sempre e comunque possibile determinare le genuinità della fede delle persone comunque era necessario che ci fosse una determinata evidenza che le persone avessero amesso di aver creduto in Cristo prima di poter partecipare alla chiesa.

    Vediamo che, comunque anche se questa era una regola nella chiesa spesso la gente che non era veramente credente si infiltrava anche allora, questo è reso evidente da molti passi di Scrittura dove gli scrittori del Nuovo Testamento avvertono la chiesa di stare attenta a coloro che non hanno vera fede in Cristo e che si infiltravano tra di loro causando molti problemi e molti danni.

    Vediamo che anche se questa era una regola nella chiesa, persone che non erano veramente credenti si infiltravano nella chiesa anche allora.

    Questo è molto chiaro da molti passi della Scrittura in cui gli scrittori del Nuovo Testamento avvertono la chiesa e anche noi oggi, a stare molto attenti a coloro che non hanno vera fede in Cristo e che si infiltrano in mezzo a loro causando molti problemi e molti danni. Vedi alcune delle degli avvertimenti che si trovano nelle lettere del Nuovo Testamento: Atti 20: 28-31; Tito 1: 10-11; 1 Giovanni 2: 18-19;
    1 Giovanni 2: 26; 1 Giovanni 4:1; la lettera di Giuda.

    Anche se era diffcile allora era comunque molto più facile di oggi individuare falsi insegnanti e falsi credenti perché, come possiamo vedere chiaramente nella Scrittura, non era così facile partecipare e far parte di una chiesa locale perché la gente era provata e confermata prima di essere ammessa ma oggi la chiesa è aperta a tutti e tutti vengono accolti in una comunità locale e poiché la maggior parte delle chiese oggi spinge per quantità e dimensione invece che qualità e intimità, diventa molto più facile per ogni tipo di persone infiltrarsi ed anche rimanere in una chiesa per anni senza che si conosca la loro vera condizione spirituale.

    Quando la dimensione di una chiesa e l’intrattenimento diventano l’obiettivo anziché il discepolato delle persone e l’importanza della dottrina e della vera vita ecclesiastica secondo Dio, allora tuttie le persone sono accettabili in quegli ambienti ma come abbiamo detto questo provoca molti problemi e molte difficoltà nel corpo di Cristo presente in quelle chiese.

    Tutto nella chiesa mainstream di oggi è destinato ad attirare ed intrattenere i non credenti che più spesso che mai restano tali. Perché? A causa della ragione sopra menzionata, in altre parole il Vangelo di solito non è predicato in tutta la sua intera forma chiara e non diluita e la parola di Dio viene insegnata in un modo così poco chiaro e superficiale che non produce vita spirituale e se la produce ne produce poca e pochissima crescita spirituale.

    La chiesa moderna carismatica e non è talmente presa nel trovare strategie mondane e pragmatiche per attirare persone che diventano buone per nulla e nel contempo dimenticano totalmente di edificare i propri membri.

    La chiesa ha lo Spirito Santo in modo che Dio lo ministri attraverso di lei e attraverso i vari doni che dà ai credenti, questo è fatto solo per lo scopo di edificare la chiesa. Edificare significa costruire, far crescere, maturare.

    Questo è per dire che i doni dello Spirito Santo ed i ministeri dati alla chiesa sono esclusivamente per la chiesa.

    C’erano solo tre doni specifici ed un ministero nella chiesa che doveva essere usato per i non credenti, ma che infine era per l’edificazione della chiesa. Evangelismo, guarigione e lingue.

    A proposito di questo, notate che il dono della guarigione non è mai stato praticato nella chiesa e sui credenti, questo è più che evidente dalla dottrina della chiesa apostolica, vedi Filippesi 2: 26-27; 1 Timoteo 5:23; 2 Timoteo 4:20; Giacomo 5: 14-16.

    Vediamo in questi passi che il dono della guarigione non è stato dato a beneficio della guarigione del credente.

    Questi a proposito, erano doni praticati principalmente dagli Apostoli, vedete i seguenti passi:
    Atti 2: 43; Atti 4: 22-31; Atti 5:12;

    questi furono praticati esclusivamente infatti mentre il Regno di Dio era ancora offerto a Israele e non dopo che Dio cessò di farlo.

    Questi doni erano infatti chiamati i segni di un Apostolo:

    2 Corinzi 12:12 Ora i segni dell’apostolo sono stati messi in opera fra voi con grande pazienza, con segni e prodigi e con potenti operazioni.

    Così si comprende il dono della guarigione e delle lingue erano assieme al dono e al ministero dell’evangelismo per i non credenti, ma in quei giorni appositamente orientati verso Israele incredulo.

    I segni erano per Israele, i segni furono dati da Dio come un mezzo per tentare di convincere Israele che era proprio Lui che stava facendo tutto questo, era Dio che aveva mandato Gesù ad offrire loro il Regno, era per messo di Cristo e Lui, il Messia , che Israele doveva ricevere la nuova nascita come intera nazione, Israele doveva rinascere e rivolgersi a Dio mediante fede in Cristo e solo in Lui.

    Tuttavia, anche se Dio ha dimostrato tutto questo dando ad Israele tutti questi segni, ironicamente era sempre stato così con Israele e purtroppo non importa quanti segni Israele ricevesse da Dio, Israele rimase incredulo.

    Così facendo la nazione, non i pochi individui che hanno creduto nel Messia, l’intera nazione perse temporaneamente la promessa di ricevere il Regno promessogli da Dio.

    Hanno perso temporaneamente questa promessa rifiutando Gesù Cristo come loro Messia e Re. Israele non può quindi avere il Regno promessogli finché non crede a Gesù come Messia e Re.

    Non ci può essere un Regno senza un Re. Tuttavia, poiché il Regno promesso ad Israele Dio stesso realizzerà la Sua promessa perché Dio non può promettere e non mantenere. Se Dio ha promesso qualcosa, lo farà certamente. L’ostinazione e la ribellione dell’uomo non possono impedire che le Sue promesse siano soddisfatte.

    Ora, se alcuni ancora a questo punto avessero dubbi dopo aver studiato Romani dieci e undici, allora possiamo guardare ancora una volta ad alcune Scritture che spiegano esattamente che tutto quello che abbiamo appena detto è vero.

    Prima di tutto esaminiamo i segni in questione.

    Paolo parla dei doni di guarigione e persino delle lingue che vengono specificamente date agli Apostoli. Infatti li chiama i segni di un Apostolo.

    Qui abbiamo una dichiarazione molto distinta che i doni di segno erano specifici e quasi totalmente forniti agli Apostoli ed ai governanti della chiesa per un periodo.

    Ancora una volta, perché? Perché stavano ancora affrontando Israele incredulo ed i segni erano stati specificamente dati per loro.

    Paolo specifica questi fatti nei seguenti passi:

    1 Corinzi 1:21-25 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24 ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poiché la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini.

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    Qui vediamo diverse cose che si distinguono dal passo, la cosa più importante è questa, la fede per la salvezza viene solo attraverso la predicazione del Vangelo, versetto 21. Vedi anche i Romani 10:17.

    La seconda cosa importante è che anche Paolo ammette e dichiara che Israele ha sempre cercato un segno o dei segni per poter credere.

    C’è una cosa molto importante da dire su questo fatto ed è questa, gli Ebrei hanno visto Dio fare grandi segni e meraviglie in mezzo loro per tutto il tempo della loro esistenza ed ancora non avevano fede, ancora agivano in incredulità.

    Guardate ciò che dice il libro degli Ebrei su questo stesso fatto:

    Ebrei 3:9-19 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. 10 Perciò mi sdegnai con quella generazione e dissi: Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie; 11 così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo». 12 State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente, 13 ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato. 14 Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio, 15 mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione». 16 Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto per mezzo di Mosè? 17 Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.

    Questo passo rappresenta per noi la condizione storica dell’incredulità di Israele e l’autore ora sta avvertendo la comunità ebraica di non essere incredula quando si tratta di Cristo come lo erano sempre stati nel passato anche se Dio gli aveva mostrato tanti segni e meraviglie ma ancora non credevano a Dio. Questo è quello che sta dicendo questo passo.

    Anche ora avevano visto tutti i potenti segni e le meraviglie che Gesù aveva fatto per tre anni e mezzo in Israele ed ancora lo hanno rifiutato e facendo così, hanno ancora respinto Dio!

    Gesù disse questo ad Israele:

    Matteo 12:39-40 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. 40 Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

    Matteo 16:1 Poi si accostarono a lui i farisei e i sadducei e, per tentarlo, gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo. 2 Ma egli rispose loro e disse: «Quando si fa sera, voi dite: “Farà bel tempo perché il cielo rosseggia”. 3 E la mattina dite: “Oggi farà tempesta perché il cielo tutto cupo rosseggia”. Ipocriti, ben sapete dunque distinguere l’aspetto del cielo, ma non riuscite a discernere i segni dei tempi? 4 Una generazione malvagia ed adultera richiede un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno del profeta Giona». E, lasciatili, se ne andò

    Volevano segni ma quanti segni furono dati ad Israele da Gesù stesso? Una quantità incredibile!

    Giovanni scrisse questo:

    Giovanni 20:30-31 Or Gesù fece ancora molti altri segni in presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. 31 Ma queste cose sono state scritte, affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

    Giovanni 21:25 Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù fece, che se fossero scritte ad una ad una, io penso che non basterebbe il mondo intero a contenere i libri che si potrebbero scrivere. Amen.

    Paolo scrive anche questo su un altro dono di segno spiegandoci esattamente quale fosse lo scopo esatto del segno.

    1 Corinzi 14:20-22 Fratelli, non siate bambini di senno, ma siate bambini in malizia e uomini compiuti in senno. 21 Sta scritto nella legge: «Io parlerò a questo popolo in lingue straniere e con labbra straniere, ma neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Pertanto le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti, mentre la profezia non è per i non credenti, ma per i credenti.

    Qui abbiamo un passo molto importante in merito al dono del segno delle lingue. Paolo esorta la chiesa di Corinzi a pensare maturamente, pensare con comprensione per quanto riguardava il segno delle lingue, crescere smettere di agire come bambini. Paolo desidera che loro e noi capiamo perché Dio aveva dato questo segno.

    Paolo spiega a loro e alla chiesa oggi, Dio sa che una gran parte della chiesa oggi come allora ha bisogno di affrontare questa realtà.

    Il dono o meglio il segno delle linge furono date come segno per un Israele incredulo. Che questo è il fatto è chiaramente compreso dal fatto che Paolo spiega che questo fu profetizzato nella legge, cioè nei profeti, infatti nel libro di Isaia.

    Dio ha profetizzato questa cosa nella storia di Israele e proprio di quel momento in cui Israele avrebbe ascoltato la voce di Dio attraverso questo stesso segno di lingue e avrebbe comunque rifiutato il fatto che era Dio che stava facendo tutto questo in Israele.

    Questa profezia che Paolo menziona infatti si trova in:

    Isaia 28:11-12 Sarà infatti mediante labbra balbuzienti e mediante un’altra lingua che l’Eterno parlerà a questo popolo. 12 Egli aveva loro detto: «Ecco il riposo: fate riposare lo stanco; questo è il refrigerio!». Ma essi non vollero ascoltare.

    Infatti, parlando del refrigerio guardate che cosa dice Pietro ed in quale contesto lo dice in:

    Atti 3:18-20 Ma Dio ha così adempiuto le cose che egli aveva predetto per bocca di tutti i suoi profeti, e cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto. 19 Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore, 20 ed egli mandi Gesù Cristo che è stato predicato prima a voi.

    Come vediamo dunque la profezia di Isaia 28:11-12 sta parlando dello stesso tempo esatto in cui Pietro si rivolge a Israele ed allo stesso tempo in cui Paolo sta scrivendo riguardo al segno delle lingue date ad un Israele incredulo.

    Mentre Israele ha rifiutato Gesù, ha anche respinto i Suoi apostoli, quelli che Egli ha mandato a predicare in Israele dopo di Lui. La loro predicazione era infatti accompagnata da segni e meraviglie, come aveva promesso Gesù:

    Marco 16:15-18 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato. 17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».

    Anche Gesù li chiama segni e Paolo ha già menzionato che questi erano i segni di un apostolo.

    Questi segni erano per Israele perché i Gentili accettarono la parola del Vangelo e non furono ingannati ne tanto meno interessati ai segni e alle meraviglie, quei segni che accompagnavano il Vangelo, cioè la parola predicata. Questi erano per i benefici di Israele e non dei Gentili, i Gentili credevano alla predicazione del Vangelo.

    Infatti, anche quando Cornelio credette, lui e la sua casa credettero nel messaggio che Pietro predicò non credettero per via dell’evidenza di segni e di meraviglie, ma parlarono in lingue straniere come gli Ebrei fecero nel giorno della Pentecoste, ma il loro parlare in lingue adesso era a beneficio dei circoncisi credenti e di Pietro i quali erano Ebrei seppure Cristiani.

    Basti vedere:

    Atti 10:45-47 E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, rimasero meravigliati che il dono dello Spirito Santo fosse stato sparso anche sui gentili, 46 perché li udivano parlare in altre lingue e magnificare Dio. Allora Pietro prese a dire: 47 «Può alcuno vietare l’acqua, perché siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come noi?».

    Atti 13:47-48 Poiché così ci ha comandato il Signore: “Io ti ho posto come luce delle genti perché tu porti la salvezza fino all’estremità della terra”». 48 I gentili, udendo queste cose, si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero.

    Come possiamo vedere chiaramente i Gentili ascoltarono la parola e credettero, non gli furono stati mostrati segni, ma erano comunque felici di credere alle parole di Paolo, quelli che infatti erano stati ordinati alla vita eterna credettero.

    Come vediamo allora, questi doni di segno apostolico sono stati collegati al ministero degli Apostoli e sono stati a beneficio della conversione di Israele al Messia, ma abbiamo visto anche Israele ha respinto il Vangelo ed ha disprezzato anche i segni di Dio ed è rimasto incredulo.

    Questo è il motivo per cui più tardi, dopo che tutti gli Apostoli sono morti, questi segni sono scomparsi gradualmente. Senza il ministero apostolico e senza che il Regno venga offerto ad Israele, i segni divennero obsoleti e Dio cessò di manifestarli.

    Eppure, questi segni erano per il bene e l’edificazione della chiesa, perché sono stati dati, come abbiamo detto, insieme al ministero e al dono dell’evangelizzazione per la crescita e l’edificazione della chiesa.

    Ricordiamoci che il Regno di Dio non è completo finché Israele non viene convertito come nazione e finché non entrerà nelle promesse a loro fatte attraverso la nuova ed eterna alleanza.

    Una volta che le dottrine e le profezie della chiesa furono consegnate, scritte e completate, il ministero apostolico e profetico assieme ai segni per Israele cessarono.

    Dopo che la parola fu completata nella Sua rivelazione, Dio desidera che tutti, i Gentili ed Israele credano nel messaggio del Vangelo per fede e non per l’evidenza di segni soprannaturali.

    Infatti il dono dei segni delle lingue era valido se praticato nella chiesa in modo ordinato e mai senza traduzione perché doveva essere praticato nella chiesa per l’edificazione della chiesa e quando ciò non poteva essere fatto non poteva essere praticato. Era e non è mai accettabile che i credenti nella chiesa usino i loro doni per uno scopo diretto di edificazione personale.

    Lo scopo principale di un dono è quello di edificare altri credenti a non di cercare l’edificazione personale.

    Non è affatto biblico affermare che il dono delle lingue è dato oggi ai credenti per edificare se stessi come molti pretendono per giustificare la pratica delle loro sconcertanti così chiamate lingue.

    La Scrittura non può contraddire se stessa e la Scrittura ci insegna chiaramente che tutto nella chiesa deve essere praticato per l’edificazione degli altri e se gli altri non possono raccogliere le cose di edificazione queste non dovrebbero essere fatte.

    1 Corinzi 12: 5-7 Ci sono differenze di ministeri, ma lo stesso Signore. 6 E ci sono diverse attività, ma è lo stesso Dio che lavora tutto in tutti. Ma la manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per il profitto di tutti:

    1 Corinzi 14:1-5 Poiché chi parla in una lingua non parla agli uomini, ma a Dio, perché nessuno lo comprende; tuttavia, nello spirito parla misteri. 3 Ma chi profetizza parla edificazione, esortazione e conforto agli uomini. 4 Colui che parla in una lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa. 5 Vorrei che tutti parlassero con le lingue, ma ancora di più che profetizzassero; poiché chi profetizza è più grande di colui che parla con le lingue, a meno che non interpreti, affinché la chiesa possa ricevere edificazione.

    Questi passi sono più che chiari, Paolo nel versetto 4 di 1 Corinzi 14 non significa affatto dire che è giusto che una persona edifichi se stesso come molti affermano, in realtà questo è un rimprovero che dice ai credenti di Corinto proprio che non è opportuno edificare se stessi, se parlavano in lingue, dovevano essere interpretate in modo che tutti potessero ricevere edificazione.

    Questo passo infatti colpisce la falsa ed errata dottrina pentecostale che insegna che il dono delle lingue è stato dato per edificare se stessi. Questa dottrina pentecostale non è affatto conforme alla dottrina apostolica, quindi anche per questo non può essere un segno apostolico valido!

    Quindi, in conclusione, per quanto riguarda l’argomento dei doni spirituali, vediamo che a tutti vengono dati doni e ministeri solo a beneficio degli altri, tutto questo per dire che il dono e il ministero della misericordia di cui stiamo parlando è per la chiesa e non specificamente per i non credenti.

    La misericordia è un attributo di Dio e Dio manifesta il Suo attributo misericordioso dandolo come dono e ministero alla chiesa.

    Devo dire un’altra cosa importante, però, la chiesa è anche nel mondo per rappresentare Dio e la Sua misericordia, per essere così testimone di Dio nel mondo.

    Il modo in cui il mondo vedrà e capirà che siamo discepoli e seguaci di Gesù proviene da una cosa specifica, l’amore che mostriamo l’un l’altro nella chiesa, ecco ciò che Gesù ha detto:

    Giovanni 13:34-35 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

    La chiesa è chiamata anche ad influenzare la società e per permeare la società come il sale, ovvero dare il sapore di Dio e come sale, deve agire come conservante della società, un preservatore di valori divini nella società e per essere il diffusore del timore di Dio nella società. Questo è un ottimo modo anche per tenere aperte le porte aperte al Vangelo.

    Questa è l’intenzione non tanto perché la pratica delle opere di misericordia fatte per i non credenti sia utile per quanto possono esserlo.

    Gesù lo disse anche così:

    Matteo 5:13-16 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null’altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. 15 Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».

    Detto questo, tuttavia, dobbiamo renderci conto che la chiesa non è nel mondo per cambiare il mondo da un punto di vista morale ed etico, o almeno questo è solo un motivo secondario per cui la chiesa è nel mondo, questo è tutto un lavoro conseguente della chiesa che obbedisce a Dio.

    I cristiani devono vivere i propri valori di fede in ogni aspetto della loro vita, sia nel posto di lavoro, sia nella politica, nella famiglia, ovunque siamo, siamo cristiani a tempo pieno che lavorano per la gloria di Dio.

    Questo è veramente ciò di cui Gesù stava parlando in Matteo 5: 13-16 e questo è quello che sta dicendo Paolo in:

    Colossesi 3:23 E tutto quello che fate, fatelo con tutto il cuore, come per il Signore, e non per gli uomini;

    La Chiesa non è qui per moralizzare il mondo, siamo qui per cambiare il mondo portando le persone nel Regno di Dio.

    Prendiamo ad esempio il mondo della politica. Tracciamo alcuni esempi e conclusioni che derivano dal punto che stiamo cercando di fare.

    Prima di tutto, se più cristiani fossero coinvolti nel mondo della politica, le possibilità sarebbe che il quadro politico di quella nazione sarebbe più divina e che quella società, sebbene non tutti sarebbero salvati spiritualmente, vivrà comunque avendo dei valori morali migliori e divini ed anche tra i non salvati di quella società ci sarebbe un maggiore senso del timore di Dio.

    In altre parole la gente temerebbe Dio di più, anche se non sono salvati. Le persone onorerebbero e rispetterebbero maggiormente Dio e la Sua Legge, in realtà ci sarebbe anche meno criminalità.

    Abbiamo visto questo accadere nel passato.

    Questo non significa che la società sia divina o salvata, significa semplicemente che in quella società il cristianesimo prospererà ed i valori cristiani sono rispettati con più onore e meglio.

    Questo è in realtà ciò che Paolo vuol dire quando dice questo in:

    1 Timoteo 2:1-4 Ti esorto dunque prima di ogni cosa che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2 per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni pietà e decoro. 3 Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore, 4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità

    Come possiamo o dovremmo capire da questo passaggio, il vero contesto ci porta a comprendere ciò di cui Paolo sta parlando e non è quello che molti pensano o come quanti interpretano questo passaggio.

    Paolo non dice che Dio desidera veramente che ogni singola persona sia salvata, dobbiamo ricordare che ciò che Dio vuole realmente Dio farà.

    Egli non può desiderare l’inaccessibile perché non c’è nulla impossibile per Dio. Se interpretiamo per dire che Dio desidera che tutti quelli che esistono e sono nati in questo mondo siano salvati, dovremmo effettivamente eliminare molte delle dottrine della Scrittura del Nuovo Testamento.

    Anche se credo che Dio nel Suo cuore desidera che Egli potesse salvare tutti, ma sappiamo che Dio non lo fa non perchè non può ma solo quelli che Egli preconosce, ma ci ha dimostrato nella Sua parola che questa salvezza universale non sarà possibile e non ha, in ultima analisi, a che fare dalla sola volontà dell’uomo.

    Abbiamo studiato in profondità già in questo studio che il libero arbitrio dell’uomo per quanto riguarda la salvezza è un mito e non sufficiente da solo per ottenere la salvezza.

    Non entreremo in questo argomento qui e adesso, basti dire che quello che Paolo sta dicendo qui è la stessa cosa che Gesù ha detto a Nicodemo in Giovanni 3, in altre parole che Dio ha mandato il Suo unigenito Figlio per salvare il mondo, che chiunque crede in Lui non debba perire ma avere vita eterna.

    Quindi volere o desiderare che tutti gli uomini siano salvati è lo stesso concetto, sappiamo che tutto il mondo non sarà salvato, ma sappiamo anche che persone provenienti da tutto il mondo saranno salvate.

    Sappiamo anche che anche se tutto dipende da Dio, Egli però lavora anche in concerto con la chiesa per spargere la Sua salvezza. Non possiamo conoscere o comprendere tutte le complessità di come Dio lavora tutte le cose per compiere la Sua volontà, tuttavia sappiamo che Lui fa e ciò dovrebbe essere sufficiente per noi.

    Dunque, poiché abbiamo visto che solo la predicazione del Vangelo può portare la salvezza agli eletti, dobbiamo capire che le porte del Vangelo devono essere aperte in tutte le società in cui vogliamo che il Vangelo si diffonda e cresca.

    Sappiamo anche che il Vangelo e la Chiesa crescono e crescono anche quando la chiesa deve andare in clandestinità, ma questo non è l’ideale di Dio per la chiesa.

    Come abbiamo visto Dio desidera che i credenti siano una luce brillante su una collina che dà luce al mondo, non vuole che questa luce venga nascosta, certamente non intenzionalmente, ma quando succede di necessità non è ancora ciò che Dio aveva inteso per la chiesa.

    Quello che dice Paolo è che la chiesa ha una grande parte nel permettere che il Vangelo sia predicato liberamente e che i cristiani vivano una vita pacifica e tranquilla.

    Questo ovviamente va di pari passo, se i cristiani pregano per tutti i popoli, per tutti coloro che sono nel governo come dice il passaggio, allora questo conserverà quella società in uno stato di amicizia con la chiesa, non in modo compromesso ma in un modo voluto da Dio.

    Anche Proverbi dicono che quando la vita di una persona è gradita al Signore avrà i loro nemici in pace con loro.

    Proverbi 16: 7 Quando i modi di un uomo sono graditi al Signore, Egli fa sì che i suoi nemici siano in pace con lui.

    Possiamo quindi accertare che in molti casi non tutti, ma molti, la ragione per la persecuzione contro la chiesa è duplice. Un livello di persecuzione è proprio questo, è automatico ed è una conseguenza di seguire Cristo.

    C’è però un altro motivo in cui quando esiste la persecuzione della chiesa e che è quando la chiesa diventa disobbediente, compromessa e ribelle e idolatra.

    Questo tipo di persecuzione avviene per disciplina divina. L’altro tipo, come abbiamo detto, è il diavolo che odia la chiesa.

    Tuttavia, Gesù nel celebre passaggio del sale e luce che abbiamo letto in Matteo 5 ha affermato che se la chiesa avesse perso la sua salinità, sarebbe diventata buona per nient’altro che essere calpestata sotto i piedi dagli uomini.

    Ciò che vediamo è che quando la chiesa non tiene aperte le porte del Vangelo nella società in cui vive questa società infine calpesta la chiesa sotto i piedi.

    Quella società diventerà nemica della vera chiesa, non della chiesa apostata, quel tipo potrà effettivamente prosperare e prosperare anche in mezzo alla persecuzione della vera chiesa.

    Quindi cosa succede in una società in cui i cristiani permeano soprattutto il governo e la politica e che il Vangelo fiorisce e la vera chiesa cresce. Questo è ciò che è successo per centinaia di anni nella società occidentale.

    Tuttavia possiamo invece vedere come la società diventa sempre più corrotta e senza Dio quando i cristiani si ritirano nei loro bozzoli, cioè le quattro mura delle loro chiese e diventano sempre meno coinvolti nel governo e nella sfera politica del loro paese.

    I cristiani hanno creduto le bugie del diavolo e sono state insegnate anche dai loro pulpiti in qualche modo la stessa menzogna, in altre parole che l’unico posto per loro fede è nella chiesa e ovunque essi vanno devono mantenere la propria fede personale e privata, cioè la stessa bugia che il governo si sta diffondendo con la grande menzogna della separazione della chiesa e dello stato che con essa ha bandito tutti i tipi di coinvolgimento dei valori cristiani nel mondo del governo.

    Tuttavia, questo non era così all’inizio, per esempio nella storia degli USA, né era mai nelle menti dei padri fondatori, anzi, il contrario.

    La Costituzione Americana non dice in alcun modo che il cristianesimo (che per altro era la religione di scelta di cui la Costituzione parla senza alienare le altre) che non può essere attiva e formativa all’interno del governo, anzi al contrario.

    Così ha questo ha attraversato la storia americana finché tutto questo ha cominciato a cambiare intorno alla fine degli anni ’50 e anni ’60. Da allora c’è stata una vera guerra totale contro il cristianesimo, non altre religioni, ma soprattutto il cristianesimo.

    Il primo colpevole di questa guerra? L’entità steessa che è stata progettata per proteggerla cioè il governo.

    Ancora una volta questo però è colpa della chiesa perché la chiesa ha abbandonato il mandato che Gesù gli ha dato nel passo di Matteo 5 che abbiamo letto qui sopra.

    Così facendo, la chiesa, come ha detto Gesù, è diventata buona per niente nella società in cui è posta. È diventata utile solo per essere calpestata dagli uomini, cioè da pagani.

    Questo è ciò che sta accadendo.

    La formula di una società amica del cristianesimo dove lo stesso ha regno libero ed è rilevante si trova nei passi appena letti.

    Dio ci ha avvertito e non possiamo lamentarci adesso che la nostra società è senza Dio e odia Dio ed odia i cristiani perché abbiamo nascosto la luce ed il sale del cristianesimo ed è diventato buono per niente e oggi ci calpestano sotto i piedi.

    A causa di una chiesa disobbediente anche la chiesa obbediente deve soffrire.

    Infatti la chiesa disobbediente in quanto diventa irrilevante e compromette con le richieste del governo e del mondo in quanto obbedisce al governo anziché a Dio, evita la persecuzione nella società e del governo i quali accettano una chiesa conforme a loro.

    Così come la chiesa disobbediente e irrilevante soddisfa e compromette con tutte le richieste che il governo e la società pongono su di lei essa diventa amica del mondo.

    La chiesa obbediente che rimane luce e sale e obbedisce solo a Dio e viene perseguitata dal governo e dalla società e sì anche dalla compromessa chiesa disobbediente.

    Certamente Dio ha permesso e permette le stagioni in cui, se facciamo quello che Egli dice, raccogliamo i benefici della nostra obbedienza.

    Se e quando la chiesa si ritira all’interno delle sue quattro mura e cessa di vivere la propria fede in ogni aspetto della società in cui vive, la società inevitabilmente e gradualmente diventerà sempre più senza Dio e spiomberà nel paganesimo.

    Questo è stato il problema nel passare del tempo, sin dalla nascita del cristianesimo, poiché la Chiesa ha infatti svolto un ruolo attivo nella definizione del governo e del quadro sociale, il Vangelo è avanzato e la società nel suo complesso era più morale, etica e divina e per lo più ha accettato il Vangelo come mezzo di salvezza, anche se ovviamente non lo ha fatto interamente e perfettamente.

    Dopo tutto, le chiavi del Regno di Dio, sebbene nelle mani di Cristo sono state delgate ad avere il loro potere nelle mani della chiesa.

    È però la chiesa che causa Dio a mantenere le porte aperte o a chiudere le porte al Vangelo in modo graduale nelle varie società in cui essa si trova.

    Ci sono due tipi di persecuzioni per causa del Vangelo, una è solo la conseguenza della lotta di Satana contro l’avanzamento evangelico, l’altra è la conseguenza della disobbedienza della Chiesa per nascondere la sua luce e perdere il suo sapore.

    Vediamo l’enorme differenza di ciò che è successo dopo che la chiesa si è ritirata dalla sua chiamata, chiamata da Dio per essere sale e luce nel mondo.

    La società occidentale, soprattutto dopo la prima riforma in Europa e poi dopo negli Stati Uniti, era sotto l’influenza di una chiesa forte e militante e la società in cui era rimase per la maggior parte influenzata positivamente dal Vangelo, ma quando la chiesa divenne sempre più mondana e codarda, fino al punto di cominciare a diventare apostata e scelse di non combattere per rimanere rilevante nella società in cui si trovava, la società occidentale si è calata più velocemente nell’inferno e nel paganesimo ed è diventata una società quasi completamente anti Cristo.

    Infatti la grande diffusione e accettazione dell’Islam ha a che fare con la chiesa che si ritrae e non è rimasta forte e militante nella diffusione della fede nella società in cui vive.

    Tutto ciò che è stato scritto nel libro dell’Apocalisse è rilevante per via della peccaminosità e la disobbedienza della chiesa che in realtà Cristo aveva scritto a Giovanni nei capitoli 2 e 3 di Apocalisse.

    Anche se tutto è scritto e dichiarato da Dio, è in realtà conseguente che la chiesa non riesce a rimanere rilevante nella società ed obbediente ai mandati di Dio.

    Questo non vuol dire affatto che Dio fallirà nelle sue intenzioni e nel suo piano di salvezza per via degli uomini e Dio salva a dispetto dei fallimenti della chiesa.

    Questo è un altro motivo per cui la dottrina della sovrana elezione è vera ed essenziale.

    Dio salva malgrado i nostri fallimenti e sempre solleva i fedeli a fare la Sua opera.

    Dobbiamo capire che Dio ha sempre deciso di operare attraverso la nostra obbedienza e anche la nostra disobbedienza, Dio opera nell’ambito dell’uomo e nonostante ciò per compiere il suo scopo.

    In altre parole, noi come uomini possiamo causare situazioni ideali per essere obbedienti o causare le nostre stesse difficoltà per via della nostra disobbedienza, tuttavia in entrambi i casi possiamo essere perseguitati per la stessa ragione, per il Vangelo.

    Una però è causata dalla nostra obbedienza e l’altra è causata dalla nostra disobbedienza.

    In qualche modo la chiesa è stata la causa della società senza Dio in cui viviamo oggi e la chiesa è perseguitata non solo per la predicazione del vangelo ma anche perché è stata disobbedente a Dio e cessato di essere luce e sale.

    Ora tutto questo deve essere detto, ma comprendiamo che lo Spirito Santo ha dato doni e ministeri alla chiesa per la chiesa.

    Tutto quello che stavo cercando di dire con tutto quello che ho detto sulla chiesa nella società è che, mentre viviamo una vita cristiana basata sulla fede ovunque e specialmente nel nostro governo, la nostra società rimane amichevole al cristianesimo ed è più facile per i cristiani predicare e diffondere il Vangelo. Anche questa è l’intenzione di Dio.

    Quindi il dono e il ministero da utilizzare per i non salvati sono il dono e il ministero dell’evangelizzazione che potrebbe essere accoppiato anche con le opere di misericordia.

    Tuttavia tutto questo è ancora per la crescita della chiesa non per altri motivi.

    L’obiettivo della chiesa non è di essere piaciuta ed amata dal mondo, l’obbiettivo della chiesa è quello di obbedire a Dio, punto.

    Tuttavia Gesù ci ha detto questo:

    Matteo 10:16 Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe.

    Dobbiamo usare la saggezza di Dio ed obbedire a Dio e così facendo possiamo influenzare la nostra società affinché sia più amichevole verso il Vangelo in modo da accettare meglio il Vangelo, ma non dobbiamo temere, ci saranno sempre gradi di persecuzione quando predichiamo e viviamo Cristo.

    2 Timoteo 3:12-13 Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati, 13 ma i malvagi e gli imbroglioni andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti.

    È bene influenzare il governo e la società per aiutare la chiesa a diffondere più facilmente il Vangelo, ma la società in cui viviamo se deve, dovrebbe perseguitarci per la nostra obbedienza a Cristo e non come conseguenza della disobbedienza e del compromesso della chiesa.

    Questo significa che non dobbiamo mai compromettere il Vangelo e la verità di Dio per essere graditi dalla società in cui viviamo e al mondo, ma purtroppo questo è ciò che la maggior parte della chiesa ha fatto invece per un lungo periodo di tempo.

    Essere amici del mondo vuol dire essere nemici di Dio:

    Giacomo 4:4 Adulteri e adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.

    Essere amici del mondo è considerato da Dio come adulterio spirituale e pone la chiesa sotto la severa disciplina di Dio.

    Tutto questo comportamento anticristo che stiamo vivendo nel mondo in modo senza precedenti negli ultimi cinquant’anni o giù di lì è veramente dovuto alla disobbedienza e al compromesso della chiesa il quale la chiesa sta praticando e la disciplina di Dio può essere e in questo caso è che stiamo vivendo sotto questo impulso pagano e anti Cristo perché è la conseguenza della chiesa si è corrotta in amicizia con il mondo.

    Così, comunque ogni dono e ministero spirituale erano ed è per l’edificazione della chiesa.

    Abbiamo visto che l’evangelizzazione ha infatti una duplice funzione, uno è quello di edificare la chiesa e Dio lo usa per salvare gli eletti del mondo, ma ha anche uno scopo escatologico in quanto ha a che fare con la salvezza di Israele come abbiamo appreso nei capitoli 10 e 11.

    Ora torniamo al ministero della misericordia nella chiesa come abbiamo visto i doni dovrebbero essere praticati per lo più nella chiesa e per la chiesa.

    Abbiamo detto che l’unico vero e utile modo con cui possiamo usare il ministero di misericordia per i non credenti è quando è accoppiato con l’evangelizzazione.

    Dovremmo usare questo dono come Gesù lo usò come un modo per attirare le persone al Vangelo, ma non come un modo per sostituire il Vangelo come fanno oggi molte denominazioni.
    Paolo dice di fare misericordia con gioia, in modo gioioso! Questa esortazione è in una maniera identica a quella che Paolo ha dato nella esortazione di donare, cioè farlo con un cuore allegro, in altre parole per non farlo per obbligo.

    Il modo migliore per cui possiamo essere gioiosi nel nostro servizio a Dio è adottando una buona pratica nel modo in cui consideriamo il nostro servizio, dobbiamo fare tutto come se lo facessimo per il Signore.

    Colossesi 3: 23-24 E qualunque cosa fate, fatelo con tutto il cuore, come per il Signore, e non per gli uomini; 24 Sapendo che dal Signore, riceverete la ricompensa dell’eredità, perché servite il Signore Cristo.

    Questo sarebbe e in realtà dovrebbe essere facile da fare, se e quando capiamo quanto Dio ci ama e quanto Dio ci ha amati.

    Il problema è che spesso dimentichiamo quanto Dio ci ha dato e quanto ci ha amati quando eravamo ancora peccatori e ci ha donato così indebitamente della Sua misericordia e della Sua grazia.

    Quando dimentichiamo quanto Dio ci ha amati e teniamo ancora a guardare ciò che facciamo come un lavoro invece di farlo per Dio per gratitudine e amore.

    Infatti questo è proprio ciò che Giovanni dice in:

    1 Giovanni 5:1-3 Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama colui che lo ha generato, ama anche chi è stato generato da lui. 2 Da questo sappiamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. 3 Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.

    Quando facciamo le cose per amore verso Dio tutto sarà più facile e gioioso.

    Dio non apprezza quando ci rammarichiamo e ci lamentiamo, Dio è sempre stato contrario a questo comportamento e lo vede molto negativamente.

    La Scrittura ci esorta, ci comanda di fare le cose senza lamentarci:

    Filippesi 2:14-15 Fate ogni cosa senza mormorare e senza dispute, 15 affinché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo ad una generazione ingiusta e perversa, fra la quale risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la parola della vita,

    1 Corinzi 10: 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore

    A Dio non piace quando ci si lamenta, quando disputiamo e mormoriamo, Dio condanna questo comportamento in Israele e a Dio non piace quando lo facciamo noi.

    Guardate quanto sia grave questo comportamento agli occhi di Dio:

    Numeri 14: 26-27 L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo: 27 «Fino a quando sopporterò io questa malvagia assemblea che mormora contro di me? Io ho udito i mormorii che i figli d’Israele fanno contro di me.

    I figli di Israele mormorarono e si lamentarono costantemente e questo tipo di comportamento mostrava e mostra ingratitudine verso Dio.

    Pensate a quali grandi opere Dio aveva fatto per Israele in mezzo a loro, come ha provveduto di volta in volta per loro, come gli ha promesso di portarli in una terra che scorreva con latte e il miele, in una terra prosperosa e Dio gli ha promesso quella terra e di sconfiggere tutti i loro nemici e tutto quello che fecero fu lamentarsi e mormorare contro Dio ed Egli fu molto irato per tutto questo.

    Quando ci rammarichiamo e ci lamentiamo troppo, mostriamo quello che ha fatto Israele cioè la mancanza di fede, dubbio e ingratitudine verso ciò che Dio ha fatto e fa per noi.

    Facciamo attenzione e pentiamoci di questo comportamento e cominciamo a ringraziare Dio e a lodarlo e gioire in Lui, come Paolo ci ha detto, gioire sempre nel Signore, essere grati in tutte le circostanze e così facendo dimostriamo misericordia in tutto ciò che facciamo e facciamolo con un cuore ed un atteggiamento gioioso.

    Romani 12:9 L’amore sia senza ipocrisia; detestate il male e attenetevi fermamente al bene.

    Qui Paolo sta facendo un’esortazione molto importante in questo versetto, infatti ci sono tre esortazioni molto importanti in questo versetto.

    In realtà, queste tre esortazioni sono interconnesse tra di loro e penso che questo sia il motivo per cui Paolo le raggruppa in un solo versetto.

    Paolo esorta la chiesa Romana e poi tutta quanta la chiesa a far sì che il nostro amore sia senza ipocrisia o dissimulazione.

    Paolo dice che il nostro amore deve essere senza dissimulazione. La dissimolazione è una parola molto interessante e dobbiamo esaminarla con attenzione.

    La parola greca usata qui è anupokritos questa parola greca è una parola composta da an che vuol dire senza e la parola upòkritos cioè ipocrisia

    Quindi quello che Paolo ci sta dicendo è proprio che il nostro amore deve essere senza ipocrisia.

    In inglese la parola tradotta è dissimulazione e significa: pretesa · inganno · disonestà · duplicità · mentire.

    Quindi Paolo ci sta dicendo che il nostro amore deve essere senza pretese, senza inganno, senza disonestà o duplicità.

    In altre parole, come abbiamo detto proprio senza ipocrisia.

    L’ipocrisia come sappiamo significa far finta di essere qualcuno che non siamo.

    La parola Greca ipocrita vuol dire attualmente attore.

    Il nostro amore per l’un l’altro non deve essere falso, non dobbiamo fingere di amarci, ma il nostro amore deve essere vero e genuino.

    In un vero senso, la dissimulazione è in realtà a fingere, in questo caso amare qualcuno mentre in realtà lo si odia o non ci piace la persona, questo può anche essere visto come essere un lusinghiero.

    La lusinga significa questo: lode eccessiva e insincera, specialmente quella una che viene data per approfondire i propri interessi

    È insincero lodare e complimentarsi con qualcuno quando non è quello che veramente pensiamo, questo è ciò che molte persone fanno purtroppo anche nella chiesa, si lusingano l’un l’altro con lodi e complimenti, mentre tutto il tempo non si prendono nemmeno cura a vicenda, infatti spesso ci sono risentimenti da parte di queste persone.

    Quindi Paolo ci esorta di non falsificare il nostro amore, di non essere ipocriti, non fingere l’amore con lusinghe, il nostro amore deve invece essere sincero.

    Gesù ci ha detto che dovremmo amare l’un l’altro come ci ha amati Lui, quindi pensiamo per un momento come ci ha amati Gesù.

    Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito in modo che chiunque crede in Lui non debba perire, ma avere la vita eterna Giovanni 3:16.

    Questo meraviglioso, misericordioso e grazioso amore fu dato da Dio ai Suoi eletti prima che esistessimo pur conoscendo anche il nostro stato di peccaminosità e di impotenza cioè la nostra incapacità di ottenere il Suo favore e la nostra Salvezza.

    Dare a noi Suo figlio, infatti, significa che Dio ha deciso in realtà di abbandonare il proprio Figlio nelle mani dei malvagi per essere flagellato e crocifisso e per sopportare su di Lui il giudizio degli eletti, questo Dio lo ha fatto per salvare i suoi eletti che non avrebbero mai potuto essere stati in grado di salvarsi e non avrebbero mai essere salvati da soli.

    Atti 2: 22-23 uomini d’Israele, udite queste parole; Gesù di Nazareth, un uomo approvato da Dio in mezzo a voi con miracoli, meraviglie e segni, che Dio ha fatto per mezzo di Lui in mezzo a voi, come sapete anche voi. 23 Lui, essendo stato consegnato dal consiglio e dalla conoscenza anticipata di Dio, voi lo avete preso e per mano di malvagi lo avete crocifisso e ucciso:

    Dio ha fatto un accordo con il Suo Figlio nell’eternità passata, ancor prima che il mondo fosse creato sapendo che l’umanità sarebbe caduta nel peccato e si sarebbe ribellata contro di Lui, sapendo che l’umanità non avrebbe nemmeno voluto essere effettivamente salvata, per cui Egli stesso doveva fornire la salvezza per l’umanità a dispetto dell’umanità.

    Questo è quanto Dio ci ha amato e ci ama, ci ama a nostro dispetto:

    Romani 5: 6-11 Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi. 7 Difficilmente infatti qualcuno muore per un giusto; forse qualcuno ardirebbe morire per un uomo dabbene. 8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 E non solo, ma anche ci vantiamo in Dio per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, tramite il quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

    La verità è che se Dio non fosse intervenuto forzosamente sulla volontà dell’uomo, l’uomo non avrebbe mai voluto mai essere salvato. Questo infatti è il motivo per cui alcuni credono e alcuni non lo fanno e perché infatti alcuni sono eletti e altri non lo sono. Molti sono chiamati ma pochi sono scelti.

    Dio Padre ha dato il suo Figlio e Gesù ha disposto la Sua vita e lo ha fatto volentieri per fornire la salvezza per chi non la avrebbe nemmeno desiderata se lasciati da se.

    A proposito, questa è la risposta alla famosa domanda che molti cristiani chiedono, cioè perché alcune persone credono al Vangelo e altri lo rifiutano.

    Il Padre donò volentieri, offrì il Figlio Suo come sacrificio per i nostri peccati per concederci perdono per fede in Lui e nel Suo lavoro di redenzione.

    Gesù acconsentì a morire, acconsentì ad andare alla croce, concordò, come abbiamo detto, prima della fondazione del mondo, prima ancora che l’umanità peccasse, vedi Apocalisse 13: 8;

    infatti i nomi degli eletti per i quali Cristo è morto, le persone scelte i cui nomi sono stati scritti nel libro della vita dell’Agnello non furono scritti quando crediamo come molti pensano, sono stati scritti nel libro della vita ancora prima della fondazione del mondo, vedi Efesini 1: 4-5; Apocalisse 17: 8; Apocalisse 20:15.

    Il passo dove Gesù decise di offrire se stesso prima che sia venuto, si trova in:

    Salmi 40:6-8 Tu non prendi piacere né in sacrificio né in offerte; mi hai forato le orecchie. Tu non hai chiesto né olocausto né sacrificio per il peccato. 7 Allora ho detto: «Ecco io vengo. Nel rotolo del libro sta scritto di me. 8 DIO mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà, e la tua legge è dentro il mio cuore».

    Ebrei 10:5-7 Perciò, entrando nel mondo, egli dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; 6 tu non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. 7 Allora io ho detto: “Ecco, io vengo; nel rotolo del libro è scritto di me; io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”».

    Gesù offrì la Sua vita volontariamente:

    Giovanni 10:15-18 come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore. 16 Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore. 17 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

    A proposito, questa è la nuova e eterna Alleanza, è importante ricordare che la nuova ed eterna Alleanza è tra il Padre e il Figlio e poi tutti coloro che Dio ha dato a Suo figlio cioè gli eletti, ma la bellezza dell’Alleanza e perché è nuova ed eterna è perché l’unico vero diretto elemento umano coinvolto in essa è l’uomo Gesù Cristo.

    Gli eletti sono proprio questo, eletti da Dio a ricevere la fede e la salvezza, gli eletti sono la parte umana indiretta e passiva dell’Alleanza di Dio. Questo è un fatto enorme perché rende questa Alleanza infrangibile dall’uomo. Questo è il motivo per cui è nuova ed eterna e per questo il credente non può scadere dalla grazia o meglio ancora non può perdere la salvezza.

    Tutti i requisiti dell’Alleanza sono stati soddisfatti da Gesù per noi, quindi i credenti non possono mai violare l’Alleanza per impostazione predefinita.

    Quando capiamo tutto questo e così quanto Dio ci ama e ci ha amati mentre creava un patto infrangibile e per noi una irraggiungibile salvezza, come non possiamo amare Dio e amare l’un l’altro con sincerità?

    Un’altra causa del nostro amore per essere sincero è il fatto che non dobbiamo mai mentire, per cui il nostro amore dovrebbe essere veritiero in ogni circostanza ed in ogni modo.

    Questo ci porta ad un altro aspetto del nostro amore che deve essere quindi praticato nella verità cioè nella verità di Dio!

    Guardate che cosa dice Giovanni:

    1 Giovanni 3:16-18 Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l’amore di Dio? 18 Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.

    Amiamo anche con verità ma non solo, anche nella verità, cioè la verità di Dio!

    Quando pratichiamo il tipo di amore di Dio, Agape, oltre ad essere un tipo sacrificale di amore, dovrebbe anche essere amore praticato con la verità e nella verità di Dio.

    Amore e verità o meglio amore e parola di Dio, la quale è la verità, vedi Giovanni 17:17.

    Paolo ci dice anche questo:

    Efesini 4:11-16 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Nel Vangelo di Giovanni la parola verità viene menzionata 37 volte, nelle epistole di Giovanni la parola è menzionata 22 volte, nel Vangelo di Giovanni la parola amore è menzionata 22 volte e nelle epistole di Giovanni la parola amore è menzionata 38 volte.

    È sorprendente, Giovanni è conosciuto come l’apostolo dell’amore, ma dovrebbe essere conosciuto anche come l’apostolo della verità visto che menziona entrambe le parole in quasi le stesse percentuali.

    Spesso nelle epistole di Giovanni la parola amore e verità si trovano insieme per un certo numero di volte.

    Quindi, come vediamo, non è importante ma è essenziale vedere l’amore e la verità come qualcosa che non può mai essere separato.

    Come di fatto molti, molti cristiani dicono che Dio è amore, e sì, hanno assolutamente ragione perchè è quello che dice anche 1 Giovanni 4: 8 e 4:16!

    Tuttavia, per esempio quando Gesù il quale è Dio, quando si descrive dice:

    Giovanni 4: 6 disse Io sono la via, la verità e la vita! Non si è descritto come amore anche se comunque lo è.

    Gesù ha parlato molto di più della verità di Dio che dell’amore di Dio, non che sia più o meno importante perché Dio è amore ma è anche verità.

    Ricordiamoci che Dio ha molti attributi e Lui è fatto di tutti e non possiamo eliminarne alcuni che non ci piacciono o di cui non vogliamo parlare per invece parlare e descrivere solo e sempre quelli che ci piacciono.

    Molti cristiani perdono la verità di Dio ed elevano l’amore di Dio al di sopra di tutto. Non possiamo farlo perchè per Dio, l’amore senza verità non è affatto amore, almeno non agli occhi di Dio.

    Molti cristiani sono disposti a compromettere la verità ed ad elevare l’amore al di sopra di ogni altra cosa ma non possiamo fare questo.

    È sbagliato, non c’è amore di Dio senza la verità di Dio.

    Non possiamo, ad esempio, rinunciare alla verità della parola di Dio per dimostrare amore per altri, non possiamo unirci a persone che non vivono nella verità di Dio per amarli senza praticare e attenersi alla verità di Dio.

    Quindi dobbiamo amarci l’un l’altro nella verità e con la verità di Dio e farlo sacrificialmente e senza ipocrisia.

    Molti credenti ed infatti molte chiese intere cadono in un grave errore, e l’errore è cercare di praticare l’amore di Dio ignorando e compromettendo la verità di Dio o ancora peggio trasgredendola.

    Possiamo fare degli esempi biblici, entrambe li troviamo nella prima epistola ai Corinzi.

    Infatti l’intera epistola è in effetti in molti modi una continua accusa di Paolo, una accusa riguardante il fatto che essi infatti non stanno praticando l’amore di Dio perchè si stanno comportando in modi non consoni con la verità di Dio.

    Il primo esempio che troviamo infatti lo troviamo in 1 Corinzi 5. L’intero capitolo è scritto per denunciare un comportamento molto sconveniente che veniva praticato nella chiesa.

    Un credente stava commettendo incesto e la chiesa non lo stava riprendendo e disciplinando secondo la parola di Dio. Questo tipo di comportamento è così diffuso in molte chiese oggi. Non sto specificamente parlando del peccato di incesto ma sto parlando della mancanza di riprensione ed anche della disciplicìna ecclesiastica.

    Infatti anche oggi è considerata una cosa non affatto amorevole riprendere e disciplinare credenti che peccano nella chiesa.

    Invece vediamo che in effetti non è amorevole affatto lasciare credenti nel loro comportamento peccaminoso. Paolo spende un intero se pur breve capitolo spiegando quanto sia in fatti contrario al vero amore divino non riprendere e disciplinare credenti che vivono nel peccato. Infatti si evicnce chiaramente dal linguaggio usato da Paolo che essi credevano di essere graziosi ed amorevoli come Dio perchè in effetti tolleravano il comportamento di questa persona. Credevano di praticare lo stesso amore che Dio pratica verso do noi, ma non era affatto così.

    Dio perdona i nostri peccati ma non li tollera nella nostra vita, li dobbiamo comunque lasciare e dobbiamo infatti voltarci alla verità di Dio e dobbiamo diventare conformi ad essa. Loro credevano invece come molti purtroppo credono oggi che dobbiamo lasciare stare le persone nel loro peccato finchè non sia Dio stesso ad avere a che fare con il loro peccato, molti credono basta pregare per una persona e lasciarli nelle mani di Dio senza mai confrontare il loro peccato.

    Questa è una menzogna del diavolo e non è affatto una cosa che è conforme con la veritò di Dio.

    Abbiamo letto in Efesini 4 che il dovere e la responsabilità degli anziani/pastori nella chiesa è quella di dire la verità nell’amore di Dio e di insegnare questa verità.

    Paolo dice ai Corinzi che sono orgogliosi della loro tolleranza del peccato di questa persona e che questo è un comportamento sconveniente e non affatto conforme alla verità di Dio.
    Paolo dice che la riprensione e la disciplina del credente che pecca è essenziale ed è infatti amorevole perchè riflette la disciplina di Dio ed infatti Dio è addirittura ancora più severo nella Sua disciplina della chiesa anche quando questa pratica la disciplina. Infatti questo è il motivo per cui Paolo dice che dobbiamo praticare la riprensione e la disciplina, lui sa che se i responsibili della chiesa non esercitano la riprensione e la disciplina che sarà molto peggio non solo per il peccatore ma per la chiesa intera.

    Lasciare errore e peccato a piede libero nella comunità non è amorevole verso nessuno, non è un comportamento amorevole rischiare che il peccato e l’errore si propaghino nella chiesa intera ecco perchè Paolo avverte:

    1 Corinzi 5:6-8 Il vostro vanto non è buono. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7 Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. 8 Celebriamo perciò la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azzimi di sincerità e di verità.

    Molto chiaro quello che Paolo sta dicendo, non voler ubbidire a ciò che Paolo dice in questo capitolo è chairamente voler essere ribelli a Dio e non all’uomo, è detrimentale per tutta quanta la chiesa non praticare l’amore di Dio in conformità alla Sua verità e come ho detto non è praticare amore per nulla.

    Più avanti infatti Paolo deve spiegare agli stessi Corinzi ed anche a noi come si deve praticare l’amore di Dio.

    Di nuovo questo dovette essere scritto perchè anche nella pratica dei loro doni spirituali c’era in effetti non solo una mancanza di amore ma anche di discernmento della verità in cui l’amore di Dio deve essere praticato.

    Paolo dovette scrivere capitoli 12-13-14 di 1Corinzi proprio perchè c’era un sopruso di alcuni doni spirituali ed anche una pratica di finti doni inspecial modo le lingue, e Paolo chiarisce che tutti i doni spirituali sono stati dati alla chiesa e per la chiesa e che devono sempre essere praticati e motivati dall’amore di Dio per la chiesa ed infatti Paolo in diversi modi chiarisce che i doni spirituali devono essere praticati in conformità con l’amore e la verità di Dio.

    Il fatto che ci siano regole ben specifiche per come i doni spirituali devono essere praticati nella chiesa ci fa capire proprio che devono non solo essere praticati nell’amore ma anche in conformità alla parola di Dio che appunto è la verità.

    Guardiamo ad alcuni passi in questi tre capitili che confermano percisamente ciò che stiamo dicendo.

    Iniziamo con:

    1 Corinzi 12:4-7 Or vi sono diversità di doni, ma non vi è che un medesimo Spirito. 5 Vi sono anche diversità di ministeri, ma non vi è che un medesimo Signore. 6 Vi sono parimenti diversità di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. 7 Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utilità comune.

    I doni, i ministeri e le operazioni dello Spirito Santo sono date a ciascun credente per l’utilità comune.

    Da questa dichiarazione si comincia a capire che i doni, ministeri ed operazioni nella chiesa non sono direttamente per l’utilità personale, cioè per l’edificazione personale. E’ ovvio che saremo in qualche modo benedetti ed indirettamente edificati personalmente da queste cose anche dalle nostre ma ciò che Paolo vuole farci intendere è che la nostra edificazione personale non deve derivare dal nostro dono, ministero o operazione ma da quelle di altri nella chiesa. E’ altresì ovvio che per esempio chi si impiega all’insegnamento della parola di Dio sarà anche edificato e benedetto dallo studio praticato per l’edificazione di altri ma non è e non deve essere la motivazione fondamentale per la quale chi ha queste mansioni le pratica, ma deve essere l’amore per gli altri e l’impegno è per l’edificazione di tutta la chiesa, cioè per altri.

    Infatti, poi si vede nel seguente capitolo che Paolo decrive per noi come si pratica l’Agape di Dio verso altri, Paolo dice anche che appunto se i nostri doni, ingranditi da iperbole che Paolo usa nel descriverli, non sono praticati e motivati per l’amore di altri non servono a nulla.

    1 Corinzi 13:1-3 Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo. 2 E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. 3 E se spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, tutto questo niente mi giova

    Tanto questo è vero che Paolo poi descrive per noi come si pratica l’amore di Dio e lo descrive particolarmente in una maniera che si capisce benissimo non è niente di ciò che i Corinzi praticavano.

    Particolarmente nel versetto 6 Paolo dichiara questo:

    1 Corinzi 13: 6 non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità,

    Questo versetto da solo ci spiega che l’amore di Dio non tollera le cose ingiuste, infatti non tollera il peccato in noi stessi ne in nessun altro, specialmente un fratello in Cristo. Non è quindi amorevole lasciare i fratelli nel peccato. Ci stiamo ingannando se pensiamo che possiamo permetterci di vivere e lasciar altri vivere nel peccato. Infatti, l’amore ed eccoci d nuovo lì, gioisce con la verità.

    C’è in realtà un solo corpo di assoluta verità e questo è la parola di Dio e niente altro. Quindi la pratica della parola di Dio, l’obbedienza alla parola di Dio non è legalismo è amore. Amore prima dimostrato verso Dio e poi verso i fratelli e le sorelle in Cristo.

    Abbiamo visto diverse volte durante questo studio di Romani che la dimostrazione di vero amore per Dio e gli uni verso gli altri è in effetti ubbidire la parola di Dio.

    Ecco qui i passi che confermano questo fatto:

    Giovanni 14:21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui».

    Giovanni 14:23-24 Gesù rispose e gli disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che udite non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

    Come vediamo chiaramente Dio ha uno standard piuttosto diverso quando si tratta di dimostrare l’amore per Lui da quello che noi pensiamo che sia.

    Chiaramente abbiamo fatto questo punto in precedenza, coloro che comprendono l’amore e il perdono di Dio e li hanno assaggiati e sperimentati, amano Dio, ma la dimostrazione di come lo amiamo se lo vediamo come Lui lo vede è essendo così grati a Lui che obbedendo Lui non è di obbligo o di compulsione né obbedendo la legge affinché da essa possiamo ottenere giustizia o in qualche modo guadagnare l’amore di Dio.

    Non possiamo guadagnare l’amore di Dio, amore che egli ci ha liberamente concesso in Gesù Cristo e attraverso Gesù Cristo quando eravamo suoi nemici e quando eravamo ancora peccatori, Romani 5: 6-11.

    Dio vede la nostra fedeltà ed obbedienza come dimostrazione di fede e amore e anzi lo sono.

    La parola fedele da sola ci dice che il suo significato è pieno di fede.

    Obbedire Dio è amare Dio e obbedendo a Dio dimostriamo amore anche nei confronti dei nostri fratelli e sorelle perchè li dobbiamo amare con lo stesso standard.

    1 Giovanni 5:1-3 Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama colui che lo ha generato, ama anche chi è stato generato da lui. 2 Da questo sappiamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. 3 Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.

    Non sto inventando queste cose quando vi dico che l’amore di Dio per Dio e per la chiesa non possono mai essere praticati se non in conformità ed in obbedienza alla verità di Dio, questa è una verità biblica.

    Quindi la misura del nostro amore è veramente obbedire alla parola di Dio.

    Quindi, lasciatemi fare una domanda ora:

    “Possiamo veramente amare Dio o amarci l’un l’altro non agendo in conformità alla verità di Dio?”

    La risposta biblica è no! Purtroppo anche nella maggior parte della chiesa oggi la definizione mondana dell’amore è ciò che è definito anche come amore biblico.

    In altre parole la chiesa ha adottato la visione del mondo quando definisce e poi cerca di praticare l’amore. L’amore che il mondo definisce come amore non è biblico e non è affatto l’amore di Dio.

    Vi darò un esempio, visto che l’omosessualità nella maggior parte della società occidentale non è stata solo accettata, ma è stata abbracciata come un comportamento umano normale e non considerato peccaminoso.

    Nei tempi passati era considerato addirittura un problema di salute mentale, un tipo di comportamento depravato, questa era la diagnosi anche nel campo psichiatrico.

    Oggi la psichiatria ha in qualche modo mutato la propria opinione della loro definizione, ma è sicuro che Dio non lo ha fatto.

    Per Dio era ed è tutt’ora un comportamento peccaminoso che sarà giudicato da Dio se una persona non si pente da questo peccato e da tutti gli altri.

    Vi farò un altro esempio per mostrarvi la differenza tra questo comportamento peccaminoso e gli altri.

    Anche se in ipocrisia la società spesso ancora ha difficoltà ad accettare certi peccati come l’adulterio, sebbene accettati e sponsorizzati da Hollywood e dalla televisione ma ancora l’adulterio ha un certo stigma sociale, così anche altre cose come il rubare per esempio.

    Eppure l’omosessualità ha avuto una metamorfosi stupefacente nella società, è andato da essere considerato un comportamento sprezzante e depravato ad essere forse il comportamento peccaminoso più accolto e addirittura celebrato dall’uomo. Celebrato non solo ed esclusivamente in e dalla comunità gay, ma in gran parte anche dalla parte eterosessuale della società, dal governo ed eccosi qui, sì, anche da una buona parte della cosiddetta chiesa.

    Oggi esistono molte denominazioni e anche chiese non denominazionali che stanno accettando e abbracciando individui omosessuali ed accogliendoli così come sono nelle loro comunità e non solo accettando il loro peccato come normale comportamento ma come dicono in quegli ambienti, li amano così come sono perché Dio li ama così come sono e così devono farlo anche loro.

    Questi non sentono alcun bisogno né alcun obbligo a rimproverare questi individui per il loro comportamento peccaminoso, li accettano e li lasciano nel loro peccato, non denunciano quel peccato, non li chiamano al pentimento, li accettano solo perché hanno un erroneo e molto pericoloso e grave vsione pensando che anche Dio accetta queste persone come sono e consenta loro di continuare a comportarsi in un modo peccaminoso.

    Ora, lasciatemi fare una domanda: questi stanno davvero amando queste persone con l’amore di Dio o con il tipo d’amore del mondo che in realtà non è affatto amore?

    Non amano queste persone con l’amore di Dio, come abbiamo detto l’amore di Dio non può essere praticato se non in concerto e conformità con la Sua verità.

    Infatti, questo è esattamente quello per cui Paolo rimproverava alla chiesa di Corinto, accettavano il peccato della persona e tolleravano, accettando non solo la persona ma il peccato di quella persona.

    Infatti Dio non dice mai che non possiamo accettare la persona, ma non possiamo mai accettare il peccato della persona e se una persona non accetta la verità di Dio, purtroppo non possiamo accettare la persona e farla rimanere nella chiesa in quello stato.

    Paolo dice infatti che essi erano orgogliosi e che non amavano affatto nel loro comportamento e di conseguenza dovevano cambiare il loro comportamento e tornare sulla strada di Dio e praticare l’amore di Dio sotto forma di disciplina e rimproverare il peccato e non accettarlo e tollerarlo in mezzo a loro.

    Dio ci ci salva sicuramente come e dove siamo, ma dobbiamo cambiare e conformarci alla Sua immagine attraverso il rinnovamento della nostra mente ed un cambio di comportamento, abbiamo già fatto questo in approfondito studio in questo capitolo.

    È sufficiente leggere questo stesso brano scritto esattamente ai Corinzi, infatti è in qualche modo una conseguenza del discorso pronunciato nel capitolo 5:

    1 Corinzi 6: 9-11 Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non siate ingannati: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né abusivi di se stessi con l’umanità; 10 né ladri, né covasti, né ubriachi, né ribelli né estorsori erediteranno il regno di Dio. 11 E questi eravate alcuni di voi, ma siete stati lavati, ma siete santificati, ma siete giustificati nel nome del Signore Gesù e nello Spirito del nostro Dio.

    Come vediamo Paolo ci fornisce decisamente delle istruzioni particolari attraverso questo passo e come vediamo per rimanere nel contesto dell’omosessualità, sono infatti qui menzionati come alcuni che sono considerati ingiusti e che non erediteranno il Regno di Dio se e quando continuano nei loro peccati senza pentirsi e menziona questo fatto due volte, versetti 9 e 10.

    Paolo nel versetto 11 dice infatti che così erano alcuni alcuni di loro, usa il passato, dice che erano alcuni di loro, ma ora dice che c’è stato un cambiamento, una volta che una persona diventa nata di nuovo, cominciano a cambiare ed a pentirsi dal loro precedente modo di vivere.

    Questi fatti spesso devono essere insegnati ed esortati e talvolta, nei casi più ostinati, il rimprovero e la disciplina devono essere esercitate.

    Questa è la dimostrazione dell’amore di Dio praticato nella chiesa. Quindi la linea di fondo sì accettiamo gli omosessuali, ma non permettiamo loro di continuare a vivere nei loro peccati, proprio come qualsiasi altro comportamento peccaminoso in qualsiasi persona.

    La chiesa non può accettare, tollerare ed abbracciare il peccato, mai!

    Ora nel successivo passo ancora in linea con quello che Paolo ha scritto ai Corinzi e perché ha dovuto scrivere i capitoli 12-13-14, come abbiamo già visto quello che ha scritto nei capitoli 12 e 13 e adesso nel capitolo 14 nel versetto 4 Paolo scrive questo:

    chi parla in una lingua sconosciuta edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa.

    Ora, superficialmente se prendiamo questo versetto da solo scritto come è possiamo arrivare alla conclusione che sia accettabile parlare in lingue per edificare se stessi.

    Infatti questo è il mantra che si sente ripetuto nel movimento pentecostale e carismatico. Continuano a dire che la Bibbia afferma che è accettabile parlare in lingue per edificare se stessi e citano questo versetto in concerto con il versetto 39 dello stesso capitolo che afferma:

    Perciò, fratelli, vogliamo profetizzare e non proibire di parlare in lingue.

    Concederò che se prendiamo questi due passi da soli e li traiamo fuori dal loro intero contesto certamente possiamo convalidare argomento.

    Il problema è che, per convalidare la loro dottrina, dobbiamo usare solo questi due versetti e in realtà ignorare il capitolo 12-13 e la maggior parte del 14.

    Se però lasciamo questi due versetti nell’intero contesto in cui sono, in altre parole considerando l’intero argomento di Paolo portato avanti in questi tre capitoli, arriviamo ad una conclusione completamente diversa.

    Infatti, questi tre capitoli stanno parlando di come usare i doni spirituali nella chiesa e l’elemento sottolineante nella funzione dei doni nella chiesa è l’edificazione della chiesa motivata solo dall’amore.

    Paolo come un modo di fatto finisce il capitolo 12 dicendo che mostrerebbe loro un modo migliore, in altre parole Paolo dice loro che tutto quello che fanno nella chiesa deve essere motivato dall’amore e dall’amore soltanto e fatto per il bene e l’edificazione di altri.

    Ecco perché inizia il capitolo 14 così:

    1 Corinzi 14:1 Desiderate l’amore e cercate ardentemente i doni spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare

    Come vediamo chiaramente Paolo li esorta a desiderare l’amore e dice loro di cercare i migliori doni per la chiesa, infatti i migliori doni sono l’insegnamento della parola di Dio e in quei giorni anche il profetizzare.

    Più che parlare in lingue straniere che non edificano la chiesa a meno che non ci sia la traduzione di quest’ultime. Senza la traduzione il parlare lingue è vietato nella chiesa. Secondariamente prendere le lingue ed usare il versetto quattro per dire che possono essere utilizzate in privato per l’edificazione privata è totalmente erroneo ed è contrario a tutto ciò che Paolo scrive nei capitoli 12-13 e 14.

    Ricordiamoci che nel capitolo 12 Paolo ha detto che tutti i doni spirituali, i ministeri e le operazioni siano dati ai credenti per il bene comune e l’edificazione della chiesa in modo che tutti i nostri doni spirituali debbono essere usati per il bene comune della chiesa e non per la nostra edificazione privata.

    Solo, doni, ministeri e operazioni di altri credenti devono essere per l’edificazione di ciascun credente, in altre parole i nostri doni sono esclusivamente da praticare per gli altri e motivati dal nostro amore per gli altri.

    Paolo vieta il parlare in lingue senza interpretazione perché, come afferma, potrebbe edificare l’individuo che le pratica e il che non è giusto questo non è perché il dono è stato dato né come dovrebbe essere praticato.

    L’edificazione di sé stessi è vietata a meno che non sia attraverso uno studio privato della Bibbia, ma altri doni devono essere utilizzati per edificare la chiesa.

    Affermare che Paolo insegna che si può parlare in lingue per edificare se stessi in privato è contrario a tutto ciò che Paolo insegna in questi tre capitoli.

    Quindi il punto di tutto questo è che tutto quello che facciamo deve essere motivato dal nostro amore per gli altri e per Dio e quando lo facciamo lo faremo pertanto tutto in conformità alla verità di Dio, cioè la Sua parola.

    Quindi devo dire a tutti i nostri fratelli e sorelle pentecostali / carismatici che non è affatto amorevole parlare in lingue nella chiesa se e quando altri non possono essere edificati dal loro discorso.

    Inoltre, quasi sempre le praticano contro un altro comandamento, quello che afferma che devono parlare uno alla volta e non tutti contemporaneamente, mentre invece non solo parlano in cosiddette lingue senza interpretazione, ma le parlano in modo caotico e disordinato parlando in molti contemporaneamente.

    Tutto questo è in chiara disobbedienza alla parola di Dio, per cui dimostrare che l’amore verso Dio e l’un l’altro è deve essere motivato dall’amore ed è obbedendo alla parola di Dio che dimostriamo veramente l’amore di Dio sia a Lui e che ad altri.

    La parola di Dio ci dice che anche se pensiamo che stiamo praticando doni spirituali ma non lo facciamo in amore, come Paolo ha detto nel capitolo 13, se facciamo alcuna cosa senza amore, il tipo di amore di Dio tutto ciò che facciamo è inutile e non guadagna nulla.

    Quindi amare l’un l’altro senza ipocrisia è molto più complesso di quanto si pensasse, ma questo è come Dio desidera che ci amiamo l’un l’altro.

    Dopo che Paolo ci esorta ad amarci senza ipocrisia, ci esorta a:

    Romani 12:9b detestate il male e attenetevi fermamente al bene

    Non possiamo imparare ad amare Dio e gli altri nel modo giusto, il modo che Dio desidera, se non evitiamo il male e ci attendiamo a ciò che è buono.

    La scelta delle parole usate qui è molto interessante e importante.

    La parola greca usata qui è Apostuguantes è una parola composta formata da apo (come prefisso) che di solito indica la separazione, la partenza, la cessazione, il completamento e l’inversione.

    Questo è interessante in sé perché indica separazione, partenza da, il cessare, il contrario al male che è la parola che segue questa.

    La seconda parola di questa parola composta è stugnetos che significa odioso o odioso, quindi la parola è molto forte, il che significa odiare, rinunciare, lasciare, cessare, invertire dalla parola successiva che è il male.

    Quindi dobbiamo rifiutare, uscire da, essere separati da, cessare e soprattutto odiare tutto ciò che è male.

    Paolo esortò anche la chiesa di Tessalonica e comunque tutta la chiesa di questa stessa cosa.

    1 Tessalonicesi 5:22 Astenetevi da ogni apparenza del male.

    Questa esortazione è ancora più estrema di quella che troviamo in Romani, poiché afferma che dobbiamo astenerci non solo dal male, ma da quello che appare essere male.

    Questo è molto importante, non solo che dobbiamo odiare e allontanarci da ogni male, ma anche astenerci dall’apparenza del male.

    Questo lo dobbiamo fare in modo che possiamo togliere ogni possibile critica, pettegolezzo e accusa riguardo a noi riguardo a qualcosa che possa essere considerato male o peccaminoso.

    Questo è lo stesso principio che viene riportato in diversi altri passi di Scrittura:

    1 Timoteo 3:2 Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, prudente, ospitale, atto ad insegnare

    Qui troviamo menzionati alcuni requisiti per gli anziani ed i pastori ed uno di questi è quello di essere irreprensibile. Questo non significa essere perfetti e senza peccato sebbene i leader siano mantenuti ad un livello più elevato, tuttavia tutto ciò che è richiesto per un anziano o un pastore è veramente un requisito per tutti i credenti in realtà.

    Tuttavia, irreprensibile è in un certo senso astenersi dall’aspetto del male, cioè qualunque cosa qualcuno possa usare per accusarci di aver fatto del male solo perché sembra male.

    Quelli che sono considerati diaconi devono ugualmente avere lo stesso, 1 Timoteo 3:10.

    Dobbiamo essere tutti esempio di vita santa e giusta nella chiesa soprattutto ma anche fuori della chiesa, questo è evidente in diversi altri passi.

    1 Timoteo 3:7 Or bisogna pure che egli abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada nell’ingiuria e nel laccio del diavolo.

    Questo è importante, come abbiamo detto, non solo per gli anziani e i pastori che sono tenuti a questi standard ma per tutti i cristiani, infatti è di questo che Paolo sta parlando in Romani 12.

    Gli anziani e i diaconi devono essere gli esempi di questo comportamento divino nella chiesa, ma tutti i cristiani sono chiamati a vivere allo stesso modo.

    Come vediamo tutti dobbiamo avere un buon rapporto con quelli fuori della chiesa, perché se no cadremo nella ingiuria e così nella trappola del diavolo.

    Vedete, il diavolo ci mette trappole davanti per farci cadere in esse e dobbiamo essere molto consapevoli e attenti a non caderci. Il diavolo ci vuole far perdere la nostra testimonianza e vuole screditarci anche quando e soprattutto quando non facciamo nulla di erroneo.

    Spesso l’apparenza di qualcosa che è male nella nostra vita può essere molto devastante per la nostra testimonianza e la nostra credibilità in generale.

    Paolo, infatti, offre anche questa simile esortazione:

    1 Tessalonicesi 4:12 affinché vi comportiate onestamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nulla.

    Vi darò un paio di esempi, non è peccato per un uomo cristiano sposato dare un passaggio in auto a una donna quando entrambe sono soli, anche se sappaimo che non è consigliabile, lo stesso vale per una donna cristiana sposata da sola con un uomo. Anche se non vi è alcuna irregolarità uìin questo non è consigliabile perchè potrebbe essere visto da qualcuno che qualcosa di improprio possa succedere tra i due anche se non ce n’è.

    Un’altra situazione potrebbe essere per una coppia cristiane single o addirittura fidanzati vivere nello stesso appartamento o casa. Anche qui se non c’è peccato in se ma succede che c’è un’apparenza di improprietà e un aspetto che qualcosa di peccaminoso possa succedere os si stia praticando.

    Se e quando indulgiamo in questo tipo di comportamento, anche se non peccaminoso, ha comunque un’apparenza del male e sicuramente porterà dei rimproveri, pettegolezzi e critiche su di noi e rovinerà la nostra testimonianza per Dio e per questo si cade nella trappola del diavolo.

    Quindi dobbiamo odiare tutto ciò che è malvagio e male ed evitarlo come la peste e dobbiamo evitare qualsiasi cosa che possa anche solo apparire male o peccaminoso.

    È ovvio che nelle Scritture Dio ci comanda di evitare di praticare il male, i comandamenti per evitare il peccato sono tanti che non possiamo elencarli tutti qui.

    Tuttavia, questo passo di Romani 12 ci esorta a non solo non esercitare il peccato ma ad odiare tutto ciò che è male. Questo in realtà va oltre a non praticare il male e il peccato.

    Odiare il male è qualcosa che in alcuni casi è automatico nella vita del credente, ma in altri casi dobbiamo addestrarci per distinguere diverse forme del male e per poi imparare ad odiarle.

    Dobbiamo sviluppare il discernimento spirituale per imparare ciò che è male. C’è un passo in Ebrei che spiega quanto questo sia importante e come si ottene il discernimento spirituale per poter discernere ciò che è bene e male:

    Ebrei 5:12-14 Infatti, mentre a quest’ora dovreste essere maestri, avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio, e siete giunti al punto di aver bisogno di latte e non di cibo solido. 13 Chiunque infatti usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è ancora un bambino; 14 il cibo solido invece è per gli adulti, che per l’esperienza hanno le facoltà esercitate a discernere il bene dal male.

    Ci sono molti credenti nella chiesa anche oggi che sono credenti da molto tempo e dovrebbero ormai essere in grado di insegnare la parola di Dio, in altre parole conoscere la verità di Dio, tuttavia sono ancora immaturi e non hanno ancora alcun discernimento spirituale.

    Queste sono quelle persone che costantemente richiedono il latte, cioè le verità fondamentali e non le profonde verità spirituali, come l’autore spiega qui questi non sono abili nella comprensione della verità di Dio perché sono ancora bambini spirituali.

    Tuttavia l’autore afferma che i credenti spiritualmente maturi possono affrontare le verità di Dio perché hanno imparato ad avere i loro sensi esercitati dallo studio della parola di Dio e da questa hanno ricevuto il discernimento per stabilire ciò che è bene e ciò che è male.

    Questo è esattamente perché molti credenti oggi non possono capire molte cose malvagie, perché sono immaturi nella conoscenza della parola di Dio e non hanno il discernimento per distinguere ciò che è bene e ciò che è male secondo Dio. Ciò impedisce loro di odiare ciò che è male e di astenersi dall’aspetto del male, non in ogni caso ma in molti casi.

    Per odiare il male e per uscire da esso e per astenersi da ogni aspetto del male, bisogna saper riconoscere ciò che è bene e ciò che è male secondo Dio.

    Paolo prega qualcosa di grande importanza nell’epistola ai Filippesi e questo dovrebbe essere qualcosa che dovremmo pregare con fervore anche noi nella chiesa oggi:

    Filippesi 1:9-11 E per questo prego che il tuo amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 affinché riconosciate le cose eccellenti e potete essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo, 11 ricchi di frutti di giustizia che avete per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.

    Vediamo qui che Paolo prega che il loro amore possa abbondare sempre di più nella conoscenza e nel discernimento.

    Ora, molti non avrebbero alcuna idea perché Paolo sta pregando questo o come o perché nell’amore di una persona possiamo o dovremmo trovare due elementi come la conoscenza e ogni discernimento.

    Cosa significa tutto questo? La maggior parte delle persone direbbe che l’amore è un’emozione, quindi, come possiamo trovare la conoscenza e il discernimento in una sensazione o in un’emozione?

    Il problema è proprio che l’amore Agape, l’amore di Dio, non è solo ed esclusivamente un’emozione, ma in realtà trascende le emozioni.

    L’amore Agape è simile alla fede nella sua funzione, infatti è associato alla fede e alla verità. In altre parole non può essere praticato senza verità e senza fede.

    Lasciatemi spiegare. L’amore Agape, il tipo di amore che Dio esercita e che vuole che noi pratichiamo non è una semplice sensazione o una emozione.

    Sentimenti ed emozioni vengono e vanno quando le circostanze cambiano intorno a noi. Per esempio quante volte si è sentito dire da qualcuno ad un’altra persona che non li amano più?

    Senza dubbio lo abbiamo sentito molte volte, nella vita e nei film. L’amore Agape è amore eterno e non finisce, non termina mai perché trascende i sentimenti e le emozioni.

    Quando una persona è “innamorata”, uno si sentone euforico e sopraffatti da sentimenti positivi su una persona, ma anche in questa condizione quando si presenta una circostanza negativa tra queste due persone c’è un cambiamento nella sensazione e nell’emozione che si verifica. Lasciatemi dire che questo è un processo naturale circa le emozioni e le circostanze che cambiano.

    Potremmo arrabbiarci con la persona che amiamo e improvvisamente, in particolare a seconda della gravità del motivo per cui siamo arrabbiati con questa persona, possiamo sviluppare dubbi sul nostro amore per quella persona, cominciamo a interpretare il nostro amore per altri come qualcosa che è basato e colpito da sensazioni e da emozioni e poi ci comportiamo di conseguenza.
    Se la nostra soglia di tolleranza per l’altra persona è bassa, possiamo cominciare a dubitare del nostro amore per loro e anche del loro amore per noi. Tutto ciò succede perché siamo guidati dallo stato delle nostre emozioni e le circostanze che in effetti influenzano le nostre emozioni e non siamo, ecco la parola che stavamo cercando, comprendendo quale sia amore vero!

    Capire, comrendere l’amore è una chiave per sapere come amare e quindi così cominciamo a capire che l’amore di Dio e l’amore che Egli desidera che pratichiamo e che abbiamo l’uno per l’altro è molto più di una sensazione o di un’emozione.

    Infatti Paolo scrive ai Filippesi che egli prega, prega che il loro amore abbondi di conoscenza, la conoscenza è un’altra parola per comprensione, possiamo in questo caso usare anche la parola comprensione nel luogo della parola conoscenza.

    Quale è la comprensione o conoscenza la quale Paolo prega abbndi nel nostro amore? La conoscenza, la comprensione di come dobbiamo amare, cioè come Dio ci ama, in modo da poter praticare noi stessi lo stesso tipo di amore che Dio dimostra verso di noi.

    Che tipo di amore è questo? Uno che trascende i sentimenti, le emozioni e le circostanze e va oltre a tutto e tutti.

    Un amore che è immenso e non finisce mai perché va oltre all’amore che gli altri possono avere o non hanno per noi. È proprio come la fede, poiché anche la fede, per essere vera fede, deve andare oltre le nostre emozioni, sentimenti e circostanze.

    Tuttavia, l’amore Agape di Dio come la fede non si basa su fatti ciechi e incerti, ma entrambe sono basati sulla conoscenza e su fatti. La nostra fede non dovrebbe essere chiamata fede cieca. Non esiste una cosa come la fede cieca! Lo so, lo so, molti non saranno d’accordo! Ma in realtà non c’è fede cieca.

    Tuttavia, il termine fede cieca come amore cieco è un termine erroneo. Siamo stati abituati a sentirlo dire ed usare questo termine ma in realtà è sbagliato.

    Anche se la fede è la sostanza delle cose sperate e la prova delle cose invisibili, è ancora una certezza. guardate ciò che dice Ebrei:

    Ebrei 11:1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono;

    Come vediamo qui la fede è la sostanza delle cose sperate, ancora una volta è importante ripetere che la parola speranza nel linguaggio greco del Nuovo Testamento in realtà non è la parola speranza come la percepiamo nella nostra lingua. La speranza biblica significa certezza, la fede quindi attende una certezza anche quando ci vuole molto tempo per manifestarsi, come vediamo va oltre la circostanza, i sentimenti e le emozioni, è un tipo di speranza che non è un desiderio o un pensiero con una percentuale di incertezza , è invece una certezza anche se non la vediamo svilupparsi per molto tempo, continuiamo comunque a credere che accadrà. In secondo luogo la fede è l’evidenza di cose invisibili.

    Prova è una parola molto forte e particolare in questo contesto, perché? Perché ancora una volta spinge la persona a credere che le cose invisibili in quel momento si dimostreranno senza dubbio.

    L’evidenza è anche una parola forense che determina una prova. Senza prove non c’è un caso e non ci sarebbe un processo e non ci sarebbe alcuna convinzione. Lo Stato infatti deve avere prove sufficienti per portare un caso ad essere un processo.

    Pertanto così come è la fede anche l’amore Agape deve basarsi su prove, prove di qualcosa di presente e tangibile anche se non possono svilupparsi visibilmente per lungo tempo, tuttavia si continua nella fede per esempio a credere che è così perché sono certe che si compiranno.

    Pertanto la fede e l’amore Agape non possono essere ciechi o basati nell’astratto o in cose incerte, devono invece avere una base, una prova e una comprensione o meglio una conoscenza. Allora, su che cosa è fondata la nostra fede e il nostro amore?

    Quali sono le prove ed i fatti si cui dobbiamo attendere e siamo sicuri che avverranno? Se non avessimo nulla su cui fondare la nostra fede e il nostro amore, non potremmo mai essere obbligati o meglio comandati a credere e ad amare.

    La nostra fede e il nostro amore sono basati sulla comprensione e la conoscenza della persona, della parola e degli attributi di Dio.

    Questa è la comprensione e la conoscenza, la prova e la certezza su fondiamo la nostra fede e il nostro amore sono testimonianze di cose invisibili, come non vediamo Dio e tuttavia crediamo, crediamo alla Sua parola e crediamo nel potere dei Suoi attributi.

    Queste sono le cose su cui dobbiamo basare la nostra fede e anche il nostro amore, cioè la comprensione di queste cose.

    Come vediamo, la nostra fede non è cieca, la fede vede ciò che non si può vedere con gli occhi naturali, ma comunque crediamo che ciò che è invisibile è infatti reale ed è e sarà perché tutto è basato su una persona, cioè Dio, crediamo alla Sua parola e alle Sue promesse perciò viviamo con quella fede, non è una fede cieca ma conosciamo ciò in cui crediamo, ricordate ciò che Paolo disse a Timoteo e anche a noi?

    2 Timoteo 1:12 Per questo motivo io soffro anche queste cose, ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono persuaso che egli è capace di custodire il mio deposito fino a quel giorno.

    Sappiamo in chi abbiamo creduto e dobbiamo essere persuasi anche noi che tutto quello che Dio dice è vero e sarà proprio così se dice che lo farà lo farà.

    Questa cari miei non è una fede cieca ma una fede che sa ed è sicura e persuasa credendo in Colui che dice e fa.

    Così l’amore Agape si basa sulla stessa esatta cosa in cui la fede si basa, cioè su Dio e sulla Sua parola, sulle Sue promesse e non i nostri sentimenti ed emozioni!

    La conoscenza di tutto questo non si trova in nessun altro posto che nella parola di Dio, crediamo a Dio, crediamo ogni cosa di Dio oltre al fatto che Egli è cioè che egli esiste?
    Crediamo nella Sua parola, questa è ciò che dobbiamo credere.

    Amare con l’amore di Dio, quindi, è connesso alla fede perché dobbiamo credere alla parola di Dio e alle Sue promesse e attraverso la Sua parola dobbiamo capire come Egli ci ha amato e come ci ama e poi capisce che Egli ci comanda di fare altrettanto.

    Qui cominciamo quindi a capire che l’amore Agape, il tipo di amore di Dio trascende i sentimenti, le emozioni e le circostanze proprio come la fede dovrebbe fare. Quando cominciamo a capire quanto è grande l’amore che Dio ha per noi e come lo ha dimostrato e come ce lo dimostra continuamente, cominciamo ad imparare come si fa a praticare l’amore di Dio sugli altri.

    Quindi Paolo prega che il loro amore, ed il nostro, vada al di là dei confini umani, vada al di là delle emozioni e delle circostanze e che abbondi sempre di più in sostanza e nella comprensione dell’amore di Dio per noi, il che eleverà il nostro amore ad essere dimostrato e praticato allo stesso modo come fa Dio.

    Paolo in un altro passaggio ha pregato questo:

    Efesini 3:14-19 Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra, 16 perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell’uomo interiore, 17 perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, 18 affinché, radicati e fondati nell’amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l’altezza, 19 e conoscere l’amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.

    Come vediamo anche qui ancora Paolo prega che possiamo comprendere, capire, avere conoscenza dell’ampiezza, della lunghezza, della profondità e dell’altezza; e conoscere l’amore di Cristo, che supera la conoscenza, affinché siamo pieni di tutta la pienezza di Dio.

    Questo è l’obiettivo, giungere alla conoscenza dell’ampiezza, della lunghezza, della profondità e dell’altezza dell’amore di Cristo, visto che il Suo amore passa la conoscenza umana, passa l’amore umano come abbiamo detto, trascende le emozioni i sentimenti e le circostanze che qualsiasi essere umano può avere, perché quando impariamo come è l’amore di Cristo e impariamo a praticarlo, siamo veramente ripieni della pienezza di Dio.

    Tuttavia, dobbiamo imparare questo, dobbiamo avere la conoscenza e la comprensione dell’immensità e dell’intensità dell’amore di Dio. Quando studiamo il prossimo versetto, guarderemo come Dio ci richiede che pratichiamo l’amore e come Egli ci ha amati, così speriamo di arrivare alla comprensione e alla conoscenza di cui Paolo prega.

    Ma Paolo prega che l’amoe dei Filippesi, ed il nostro amore abbondi sempre di più in ogni discernimento, come abbiamo visto questo è ciò che stiamo contemplando nel nostro studio, il nostro amore deve abbondare con discernimento perché, come si legge nel passo di Ebrei 5, si deve imparare a distinguere tra il bene ed il male, cioè questo è quello che stiamo studiando nel caso che ce ne siamo dimenticati.

    Dobbiamo saper discernere ciò che è veramente buono e ciò che è veramente male, perché senza questo discernimento è difficile, infatti impossibile discernere il bene e il male secondo Dio.

    Ancora una volta, come di legge in Ebrei 5, è l’esperto e costante e regolare uso e studio della parola di Dio che ci darà il discernimento necessario per distinguere tra il bene e il male.

    Come dice Paolo quindi in Filippesi, avere questo discernimento significa poter approvare cose eccellenti; affinché possiamo essere sinceri e senza offesa fino al giorno di Cristo; ed essere pieni di frutti della giustizia, che sono in Gesù Cristo, alla gloria e alla lode di Dio.

    Questo è esattamente quello che dobbiamo fare per avere quel discernimento con cui dobbiamo approvare quelle cose che non sono solo buone ma eccellenti secondo Dio.

    Conoscere ciò che è male e distinguere tra il male e ciò che è buono e ciò che è eccellente.

    In questo modo possiamo veramente essere sinceri, vediamo un’altra connessione con la verità e la sincerità, che è come dobbiamo amare e conoscere la verità in modo che possiamo praticarla ed essere sinceri in ogni aspetto della vita e diventare meno peccaminosi mentre aspettiamo il ritorno di Gesù Cristo ed essere ripieni di frutti di una vita giusta e santa che effettivamente proviene da Cristo stesso e che porterà gloria a Dio.

    Quindi, per conoscere tutto ciò che è veramente male e per essere in grado di praticare ciò che è buono dobbiamo cominciare qui, cioè nel raggiungere la conoscenza e la comprensione ed ottenere il discernimento attraverso la parola di Dio, conoscendo e comprendendo Dio.

    Ora Paolo, dopo che ci esorta ad odiare ed allontanarci da tutto ciò che è male, e come abbiamo detto di evitare la semplice apparenza del male, ci esorta a fare questo:

    Romani 12: 9 attenetevi fermamente al bene

    Paolo ora esorta la chiesa ad attenersi fremamente al bene.

    Quindi, dopo aver esortato la chiesa ad amarsi reciprocamente con sincerità e senza ipocrisia, esorta la chiesa ad odiare ed ad allontanarsi dal male, ora esorta la chiesa ad attaccarsi a ciò che è buono.

    Quello che vediamo qui, in questo versetto ci sono tre esortazioni che in realtà sono interconnesse tra loro, in altre parole, tutte e tre operano insieme. Devono tutte e tre operare assieme perché non possiamo veramente amarci l’un l’altro con sincerità se non odiamo e non ci allontaniamo dal male e non possiamo attenerci fermamente al bene se non abbandoniamo ed odiamo il male.

    Non possiamo rimanere attaccati al male e al bene allo stesso tempo e se ci atteniamo al male e non lo odiamo e non ci allontaniamo da esso non possiamo amare come Dio desidera.

    Quindi queste tre operano insieme, come abbiamo già visto prima, l’amore deve camminare assieme alla verità e la verità è sempre contraria al male e si attiene solo al bene.

    Adesso esaminiamo la parola usata qui da Paolo, la parola usata in Greco tradotta in attenersi fermamente è una parola molto interessante.

    Nel Greco la parola è kolloómenoi che deriva dalla parola kolla che comse si deduce significa infatti colla, collante, quindi kolloómenoi significa essere incollati a qualche cosa, Paolo infatti sta dicendo di essere incollati al bene.

    Questa è la stessa parola usata in un altro passo particolare ed importante:

    Matteo 19:5-6 E disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà con la propria moglie, e i due diverranno una sola carne”. 6 E così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito insieme, l’uomo non lo separi».

    La parola tradotta si unirà in questo passo è lo stesso verbo, la stessa parola usata nel passo che stiamo studiando.

    Quindi dobbiamo capire l’importanza della parola usata, perché Dio vuole in questo caso che un marito ed una moglie siano uniti in modo tale che siano incollati, cioè collegati tra di loro in un legame indissolubile, così noi dobbiamo essere con il bene. Come Dio desidera che un marito ed una moglie non siano mai divisi o separati da niente o da alcuno tranne la morte, allo stesso modo dobbiamo essere legati, incollati in modo indissolubile a tutto ciò che è buono. I mezzi indissolubili sono uniti in modo tale che il legame non è in grado di essere distrutto.

    A proposito questo è come Dio desidera che sia un matrimonio, questo è come vuole che un marito ed una moglie siano legati, in modo tale che il loro legame non sia mai in grado di essere separato o distrutto da nessuno o da niente, eccetto la morte. La morte è l’unico solvente in grado di sciogliere il legame del matrimonio, in modo che Dio utilizza la stessa parola qui nel contesto di attenersi fermamente a ciò che è buono.

    Paolo ha parlato di questo argomento anche nella lettera ai Filippesi quando dice:

    Filippesi 4:8 Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose.

    Come vediamo qui, Paolo ci dice di pensare a cose che sono veraci, oneste, giuste, pure, amabili, di buon rapporto, di virtù e di lode.

    Questo è molto importante perché anche qui Paolo sta dicendo la stessa cosa che sta dicendo nel passo che stiamo studiando. Questo è ciò che significa attenersi fermamente a ciò che è buono.

    Se vi ricordate tempo fa abbiamo parlato nel versetto due di Romani 12 che dobbiamo essere trasformati dal rinnovamento della nostra mente e abbiamo visto che questo è necessario per influenzare il nostro comportamento.

    Pertanto ciò di cui Paolo sta parlando in Filippesi 4 è così importante nel modo in cui finalmente ci comporteremo. Se pensiamo alle cose che Paolo cita pensiamo a cose buone e questo a lungo termine influirà sul nostro comportamento. Se pensiamo alle cose buone qui elencate, ci comporteremo di conseguenza.

    Pensando a queste cose buone è in realtà come ci si attiene fermamente a tutto ciò che è buono e questo rinnoverà la nostra mente e questo influirà sul nostro comportamento e saremo quindi trasformati nell’immagine di Cristo. Questo è ciò che Dio vuole da noi.

    Nella Scrittura siamo chiamati ad esercitare la bontà ma per farlo bisogna come abbiamo detto prima, discernere tra il bene e il male e poi dobbiamo abbandonare ciò che è male e poi imparare e conoscere ciò che è buono e legarsi, incollarsi al bene e così lo praticheremo.

    La bontà è sì il frutto dello Spirito ed ogni credente ha questo frutto in se, quindi come è che dobbiamo essere esortati ed incoraggiati ed anche comandati ad attenersi fermamente al bene?

    Abbiamo visto molte volte in precedenza nello studio dei Romani che, anche se abbiamo lo Spirito in noi, dobbiamo comunque rinnovare la nostra mente per influenzare il nostro comportamento in modo divino.

    Lo Spirito Santo è colui che ci dà il potere, la forza e anche la comprensione della parola di Dio cioè della verità, in modo da distinguere tra il bene e il male dobbiamo rinnovare le nostre menti le quali influenzeranno il nostro comportamento.

    Questo è il processo che Dio utilizza, dobbiamo sottometterci allo Spirito e alla verità di Dio, ma per farlo dobbiamo essere consapevoli.

    È per questo che dobbiamo essere costantemente ricordati ed esortati a fare ciò che Dio vuole che facciamo. Ricordiamo inoltre che cosa Romani 7 ci ha insegnato, in altre parole, che ancora combattiamo e lottiamo con un corpo che non vuole sottomettersi a Dio e alla Sua Parola, vogliamo farlo ma spesso invece di sottometterci allo Spirito e alla parola di Dio ci sottoponiamo invece alle richieste dei nostri corpi che come abbiamo appreso sono ancora non irredenti.

    Ricordiamo anche che la nostra mente è la parte del nostro corpo e della nostra anima e che queste devono essere sottomesse a Dio e alla Sua parola. Lo Spirito Santo ci aiuta ma non pratica queste cose per noi da se, siamo noi che dobbiamo impegnarci a farle e Lui ci aiuta a farle.

    La nostra carne combatte sempre contro lo Spirito:

    Galati 5:17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi non fate quel che vorreste.

    Questo è esattamente quello che Paolo dice in Romani 7.

    Dobbiamo quindi imparare a camminare di pari passo con lo Spirito Santo, il frutto dello Spirito Santo sarà quindi lì quando impariamo a camminare di pari passo con lo Spirito.

    Quando c’è una battaglia significa che lo Spirito c’è, se lo Spirito non c’è, non c’è guerra tra carbìne e Spirito non ci sarà nessuna battaglia in noi, ma solo una completa resa al peccato perché lo Spirito non c’è affatto.

    Noi siamo quindi esortati ed incoraggiati e comandati a cercare e praticare la bontà, perché è in pari passo con lo Spirito Santo che poi ci darà il potere di vivere vite sante quando ci impegniamo a ricercare queste cose.
    Ecco un’altra esortazione usata per praticare la bontà:

    Efesini 5:6-11 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni. 8 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce, 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando ciò che è accettevole al Signore. 11 E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprovatele,

    Dobbiamo essere costantemente ricordati di fare il bene e di evitare il male, questo fa parte del processo di rinnovamento della mente. Non credo che riusciremo a rinnovare la mente una volta per tutte ma che sarà una pratica ed un vero esercizio di disciplina spirituale.

    È qualcosa che dobbiamo fare ogni giorno ed in ogni momento, momento per momento durante la nostra vita cristiana perché la nostra mente è costantemente suscettibile ad essere riprogrammata dalle vie del mondiali.

    Quindi questo è un impegno per tutta la nostra vita e non qualcosa che potremo finalmente padroneggiare completamente durante la nostra vita, saremo meglio nel farlo, ma dobbiamo combattere questa battaglia e correre la gara fino alla fine. Questa è la nostra chiamata in questa vita, anche se la perfezione non è realizzabile in questa vita, per via del nostro corpo ed il peccato in esso, tuttavia non dobbiamo mai usare questa come una scusasante o una giusitifcazione per non continuare a tentare di colpire il bersaglio cioè la vita di Cristo in noi.

    Questo è un motivo per cui dobbiamo aggrapparci fermamente, essere incollati a tutto cioò che è buono, in modo che pratichiamo il bene, oltre a farlo perché Cristo e Dio vogliono che riflettiamo il nostro nuovo uomo spirituale nel modo in cui viviamo con il nostro corpo e nella nostra mente.

    Siamo giusti e giustificati dall’opera di Cristo e dall’imputazione della Sua vita, dalla morte e dalla risurrezione, Romani 8: 2-4; 2 Corinzi 5:21; tuttavia coloro che sono tali cercheranno sempre di riflettere la loro posizione in Cristo per via di Cristo allineando il loro modo di vivere ed essere di pari passo con la nostra imputata posizione in Cristo.

    Coloro che sono stati salvati da Dio sono stati salvati per grazia ma la grazia di Dio nella nostra vita è un insegnante che ci insegna questo:

    Tito 2:11-12 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente

    Come vediamo coloro che sono stati salvati dalla grazia vengono insegnati dalla grazia di Dio a negare l’ingiustizia e le vie mondane e vivere sobriamente in giustizia e santità, il che è la stessa di praticare la bontà.

    Questo è il motivo per cui dobbiamo legarci, attaccarci, inollarci a tutto ciò che è buono.

    I seguenti versetti di questo brano in Tito espongono ulteriormente:

    Tito 2:13-14 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

    Come vediamo qui siamo stati riscattati da ogni iniquità e siamo stati purificati per diventare una gente particolare che è zelante nelle buone opere.

    Non solo dobbiamo essere indissolubilmente legati a ciò che è buono, dobbiamo anche essere zelanti, cosa significa zelanti? Dobbiamo essere ferventi, ardenti, fervidi, anche fanatici, appassionati, devoti, devoti, impegnati a fare del bene.

    Seguendo il discorso nel capitolo tre dell’epistola di Tito Paolo continua a dichiarare questo:

    Tito 3:1 Ricorda loro di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità, di essere ubbidienti, pronti ad ogni opera buona,

    Tito 3:8 Sicura è questa parola, e voglio che tu affermi con forza queste cose, affinché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di applicarsi a opere buone.

    Paolo conclude questa lettera continuando ad esortare a fare il bene:

    Tito 3:14 Or imparino anche i nostri a dedicarsi a buone opere per i bisogni urgenti, affinché non siano senza frutto

    Ci sono molte altre esortazioni che ci chiamano a fare il bene, troppi da citare.

    Dobbiamo solo capire che queste tre esortazioni di Paolo neo versetto che abbiamo studiato sono molto importanti, le ripetiamo, amare in verità e sincerità senza ipocrisia, odiare e staccarsi completamente dal male ed essere indissolubilmente legati a tutto ciò che è buono secondo Dio.

    Romani 12: 10 Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.

    Ora Paolo esorta la chiesa con un’altra esortazione su come dovremmo amarci l’un l’altro.

    Nel versetto precedente Paolo ci ha insegnato che il nostro amore per l’un l’altro dovrebbe essere sincero, praticato nella verità di Dio e senza ipocrisia.

    Ora Paolo ci insegna altri elementi dell’amore di Dio che dobbiamo esercitare verso gli altri.

    Ricordiamo che l’amore che vogliamo mostrare non è l’amore che il mondo pubblicizza e propaga, che in realtà non è affatto amore!

    Anche se l’amore umano ha una certa forma di affetto perché siamo tutti creati dopo tutto secondo l’immagine e la somiglianza di Dio, tuttavia, l’amore umano da solo è privo degli elementi che l’amore di Dio possiede.

    Paolo qui ci insegna che il nostro amore deve essere come l’amore di Dio.

    Infatti, in Filippesi 2 possiamo forse trovare la migliore descrizione di come dobbiamo esercitare l’amore di Dio, secondo solo a 1 Corinzi 13, ed è ben spiegataci in questo brano.

    Filippesi 2:1-8 Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.

    Questo passo spiega molto bene quello che sta dicendo Paolo in Romani 12:10.

    Paaolo sta dicendo sostanzialmente che il nostro amore inizia con la mentalità, questo è molto importante.

    Il nostro amore non è quindi solo emotivo o sentimentale, ma deve orignare nella mente, dobbiamo essere in un solo accordo e in una sola mente.

    Sappiamo che il conflitto è un nemico dell’amore. Il conflitto porta argomenti, risentimenti, disaccordi che non favoriscono affatto l’esercizio dell’amore.

    Per quanto sia vero che dobbiamo amarci l’un l’altro attraverso tutte le cose, anche tra disaccordi e gli argomenti e che in quel caso il perdono è di essenziale importanza, tuttavia sappiamo anche che non essere d’accordo e non essere mentalmente in accordo e sincronia non è un ostacolo all’esercizio dell’amore come Dio vuole che pratichiamo l’amore.

    I conflitti ed i litigi sono per lo più causati perché nella chiesa la gente visualizza questioni e cose in modo molto diverso anche nella stessa denominaizone e comunità questo accade troppo spesso.

    Senza dubbio avete sentito il vecchio detto “ognuno ha diritto alla sua opinione “.

    In realtà nella chiesa non possiamo affatto avere i nostri pareri. Cosa intendo per questo?

    Nella vita del credente c’è solo un’opinione che conta, non è la nostra, è l’opinione di Dio.

    Pertanto, nella chiesa dobbiamo arrivare, alla fine di tutto al punto in cui tutti siamo di un solo accordo di una sola mente, cioè la mente di Cristo!

    Sappiamo anche che le differenze nel modo in cui interpretiamo la Scrittura, ovvero le differenze dottrinali, causano spesso un grande disaccordo e spesso impediscono ai credenti di esercitare l’amore nel modo che Dio desidera.

    Dio ha dato alla chiesa le Scritture ed ha dato alla chiesa uomini dotati per insegnare la parola di Dio.

    Tuttavia, sappiamo anche che le false dottrine si sono radicate in molte chiese.

    Molti credenti sono stati ingannati negli errori e molti insegnano errori dottrinali.

    È molto difficile e spesso diventa quasi impossibile poter camminare assieme a persone che non solo insegnano e imparano e credono nell’errore ma continuano ad appoggiarsi sui loro errori anche quando la parola di Dio gli può mostrare chiaramente i loro errori.

    Questo ci porta nella chiesa a non essere in una sola condizione di pensiero unito o essere di una sola mente.

    Molti dicono che possiamo amare qualcuno oltre le nostre differenze dottrinali, sì ma non è facile a volte diventa in realtà se non impossibile ma più che spesso diventa un grosso problema che, più spesso che mai fa sì che la gente possa cadere in aspri disaccordi e conflitti.

    La Scrittura stessa afferma:

    Amos 3: 3 Possono due camminare insieme, salvo che siano concordanti?

    La risposta a questa domanda è no! Diventa infine impossibile camminare assieme quando siamo in uno stato di disaccordo.

    Ecco perché ci sono molte divisioni e scismi nella chiesa! Anche se è una situazione triste, spesso però è necessario in alcune situazioni rimanere in uno stato di separazione tra i credenti che non possono accettare la sana dottrina.

    Molti dicono che questo non dovrebbe essere, e in un certo senso non dovrebbe, ma è spesso inevitabile.

    Una persona non può essere spiritualmente sana se insiste nel costringersi a rimanere in una chiesa dove insegnano dottrine erronee. Non possiamo camminare in disaccordo e aspettarci che l’amore di Dio si manifesti allo stesso modo in cui è tra persone che credono allo stesso modo.

    Purtroppo ho sperimentato di primo acchito cosa succede quando si tenta di camminare assieme con cristiani che camminano dottrinalmente nell’ errore.

    La cosa triste è che l’amore spesso funziona solo in senso unico, in altre parole, funziona in questo modo, se sei disposto a vivere e camminare in una chiesa dove insegnano e credono all’errore, alla fine diventerai un credente di seconda classe e non sarai mai considerato uguale a quelli che sono d’accordo con loro. Spesso le dottrine che essi sposano li inducono a vederti come qualcuno di diverso, meno spirituale e meno profondamente consacrato, cominceranno a trattarti in modo diverso spesso molto peggio di quelli che sono d’accordo.

    Inoltre, quando e se decidiamo di compromettere ciò che in realtà riteniamo essere la verità, quando siamo convinti e persuasi di essere giunti alla conoscenza della verità, non amiamo altri né noi stessi se decidiamo di persistere in uno stato di errore nel nome dell’amore. Questo non è affatto amore, l’amore si rallegra sempre nella verità non negli errori,

    1 Corinzi 13:6 (l’amore) non si rallegra nell’ iniquità, ma si rallegra nella verità;

    A proposito, voler perseverare nell’ errore è iniquità, come abbiamo visto in precedenza, dobbiamo amare ma farlo in verità, non possiamo amare in ipocrisia e coloro che tentano di amare al di fuori della verità avranno infine l’ipocrisia mescolata nel modo in cui amano e ciò non dovrebbe essere.

    Inoltre, il nostro più grande amore è quello verso Dio e la Sua verità, cercando di amare al di fuori della verità di Dio, non solo stiamo violando la nostra stessa coscienza, ma stiamo compromettendo la verità di Dio per tentare di amare qualcuno che non vuole rinunciare all’errore. Questo alla fine non è affatto l’amore! Non è amore verso Dio e non è nemmeno amore verso noi stessi e non è amore verso gli altri.

    Non amiamo mai accettando errori per nessun motivo!

    Vediamo alla fine che dobbiamo comunque fare il bene ai nostri fratelli e dovremmo sempre rivolgerci a tutti i nostri fratelli e sorelle a prescindere da dottrine, questo è certo, quando ci sono necessità rispondiamo a tali necessità, non possiamo evitare questo perchè è ciò che Dio ci comanda di fare:

    1 Giovanni 3:16-18 Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l’amore di Dio? 18 Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.

    Come vediamo possiamo e dobbiamo dimostrare amore ai nostri fratelli e sorelle, aiutandoli e fornendo loro in ogni bisogno.

    Quello di cui stavo parlando prima però è quello di cui sta parlando Paolo quando dice di essere in accordo e di una sola mente.

    Quando parliamo generalmente di amare i nostri fratelli e sorelle, dobbiamo in ogni caso amarli!

    Se si pensa che dobbiamo amare i nostri nemici come faremo a trattenerci da aiutare i fratelli nel bisogno? Non possiamo, l’amore di Cristo ci costringe!

    Tuttavia, ciò di cui Paolo sta parlando come ho cercato di spiegare è che la vita cristiana in una certa chiesa locale o specifica comunità ecclesiastica, in una chiesa che si incontra come chiesa, all’interno di quel gruppo dobbiamo essere du una sola mente e dobbiamo essere in un solo accordo.

    Se e quando non lo siamo, i pastori / anziani devono portare il gregge ad essere in accordo attraverso la disciplina, l’insegnamento e la formazione del discepolato.

    Questo è in effetti quello che sta parlando di Paolo:

    Efesini 4:11-16 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Questo passo è la chiave per essere diventare d’accordo, in un solo accordo e come pensare e per essere tutto questo nell’amore.

    In altre parole questo è quello che sta dicendo Paolo cioè che i dirigenti della chiesa, gli insegnanti, tra molte altre, hanno una chiamata specifica ed essenziale nella chiesa ed è proprio questa:

    12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Come vediamo in questo passo ben due volte Paolo parla di amore nel contesto dell’insegnamento della verità dottrinale, infatti nel contesto di portare i credenti all’unità della fede.

    Questa è esattamente la stessa cosa di portare la chiesa ad essere in un accordo essere d’accordo e di essere mentalmente, questo si ottiene attraverso l’uniformità della verità della sana dottrina apostolica.

    Ciò porterà la chiesa a crescere nella statura di Cristo, il che significa in altre parole raggiungere la mente di Cristo in tutto.

    Questo infine ci porterà a crescere nella verità e nell’amore come dice il passo, porterà tutti alla verità, eliminerà l’errore e la falsa dottrina dalla chiesa e di nuovo, porterà tutti ad essere in un accordo e nell’unità, l’unità della nostra fede.

    Vedete, non possiamo avere una vera e reale unità nella nostra fede, a meno che non siamo d’accordo con la verità e con la sana dottrina. Senza essere d’accordo ed avere una mentalità unita nella sana dottrina, non possiamo edificare la Chiesa nell’more e il nostro amore infine sarà incompleto e sarà difficile ed in alcuni casi quasi impossibile da praticare.

    Ecco perché Paolo esorta la chiesa ad essere in accordo e in accordo con il modo in cui pensiamo e vediamo le cose, nel modo in cui comprendiamo la parola di Dio.

    Questo è un passo essenziale nella pratica dell’amore di Dio.
    Concludendo in merito a questo argomento d’accordo, ricordiamo che quando ci sono disaccordi nel modo in cui pensiamo e vediamo la parola di Dio l’amore espresso è incompleto e diventa molto più difficile da praticare nel modo che Dio desidera.

    O meglio, questo è per quanto riguarda la riunione della chiesa, non tanto in situazioni individuali, ma come assemblea, quando alcuni membri non vogliono entrare nell’unità della fede, quando non vogliono essere d’accordo ed essere in un accordo alla fine è meglio che cerchino una chiesa dove possono associarsi meglio, un luogo in cui possono essere d’accordo anche se infne sono in errore.

    Non possiamo compromettere un intero gruppo di credenti per delle persone che non vogliono avere la stessa mente. Mentre non possiamo forzare e non dovremmo cercare di costringere le persone a credere a ciò che non vogliono credere, anche se è la verità, dall’altro lato non possiamo essere in disaccordo e disgregazione al punto tale che si verificano controversie e non possiamo che questo succeda pubblicamente ed entrare in situazioni dove si verifica disaccordo e divisione all’interno della chiesa.

    Tutto questo non è affatto l’atteggiamento dell’amore di Dio nella chiesa, questo comportamento non è solo condannato, ma è comandato a non esistere, e coloro che lo permettono o lo provocano devono essere prima ammoniti e rimproverati e se non cessano tale comportamento devono essere messi fuori.
    Anche questa è pratica dell’amore di Dio, l’amore di Dio protegge dagli errori e da dissensi.

    Romani 16:17-18 Or io vi esorto, fratelli, a guardarvi da quelli che fomentano le divisioni e gli scandali contro la dottrina che avete appreso, e ritiratevi da loro; 18 costoro infatti non servono il nostro Signore Gesù Cristo ma il proprio ventre, e con dolce e lusinghevole parlare seducono i cuori dei semplici.

    Come vediamo dobbiamo gaurdarci da queste persone e addirittura ritirarci da tali persone no fare combriccola con essi.

    2 Tessalonicesi: 14-15 E se qualcuno non ubbidisce a quanto diciamo in questa epistola, notate quel tale e non vi associate a lui, affinché si vergogni. 15 Non tenetelo però come un nemico, ma ammonitelo come fratello.

    Come vediamo non dobbiamo trattarli male ma notarli e ammonirli come fratelli ma non dobbiamo associarci con essi.

    1 Corinzi 1:10-11 Ora, fratelli, vi esorto nel nome del nostro Signore Gesù Cristo ad avere tutti un medesimo parlare e a non avere divisioni tra di voi, ma ad essere perfettamente uniti in un medesimo modo di pensare e di volere. 11 Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli miei, da quelli della casa di Cloe, che vi sono contese fra voi.

    A Corinto c’erano divisioni e contese, essi non erano in uno stesso accordo e non erano perfettamente uniti in come pensavano, non erano d’accordo, e anche a loro Paolo esorta di essere dello stesso parlare e perfettamente uniti in una sola mente e nel medesimo volere.

    Pensate che le cose erano proprio come sono nella chiesa oggi, stavano raccogliendo predicatori secondo le loro preferenze ed opinioni:

    1 Corinzi 1:12-13 Or voglio dire questo, che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «io di Apollo», «io di Cefa» ed «io di Cristo». 13 Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?

    In questo caso la situazione era che nella chiesa primitiva gli insegnanti, i predicatori dovevano predicare e insegnare la dottrina apostolica ed erano sotto lo scrutinio degli Apostoli per quanto riguardava la veridicità della dottrina.

    Con il passare del tempo, gli anziani di ogni chiesa locale divennero i tutori della sana dottrina e dovettero assicurarsi che essa fosse ciò che veniva insegnata.

    In ogni caso, questi credenti stavano preferendo uno stile dell’insegnante sull’altro e senza dubbio fecero ciò che molti fanno oggi, anziché apprezzare la parola di Dio, cercavano di preferire l’insegnante il quale volevano seguire ed al quale volevano associarsi.

    Ancora oggi in molte chiese se un certo anziano o insegnante o predicatore che insegnano alcune persone non vanno nemmeno in chiesa per ascoltarli ma se un altro che preferiscono insegna andranno e addirittura spesso li adulano.

    I Corinzi cercavano di dividere la chiesa in diversi gruppi secondo chi insegnava e secondo coloro che volevano seguire cioè ogni singolo insegnante. Questo è un comportameno sbagliato ma purtroppo succede in molti gradi anche nella chiesa di oggi.

    Tuttavia, a Corinto c’erano molti disagi e molte contese e divisioni, e se esamineremmo da vicino e in dettaglio questa lettera scopriremmo che l’elemento di cui mancava prevalentemente questa chiesa era la pratica dell’amore di Dio!

    Questo è il motivo per cui in questa lettera ci sono molti rimproveri a questa chiesa, non erano di una sola mente, non erano d’accordo e tutti stavano facendo quello che volevano.

    Ecco perché Paolo doveva metterli in ordine e dovette scrivere il capitolo 13 di Corinzi il cosiddetto capitolo dell’amore.

    Quindi è indispensabile che ogni chiesa locale onori ogni membro nello stesso modo in quanto il favoritismo non è permesso nella chiesa, Giacomo 2: 1-5.

    Certamente personalmente preferiamo lo stile di predicazione o di insegnamento di alcuni su altri, tuttavia non dovremmo mai prendere un insegnante o un predicatore in nessuna chiesa ed elevarli al punto di abbassare gli altri e persino crescere a disprezzare alcuni pur onorando altri, questo non dovrebbe mai essere e diventa evidente se e quando facciamo così come Paolo dice questo non dovrebbe essere, dobbiamo essere della stessa mente, di una sola mente, in un solo accordo e questo accade solo quando i dirigenti della chiesa insegnano alla chiesa la sana dottrina ed eliminano le falsità e le false dottrine e applicano questi insegnamenti di cui abbiamo appena parlato alla chiesa come Paolo ha fatto.

    Quindi, tornando al passo in Filippesi 2, dobbiamo essere di una sola mente e in un solo accordo, questo è il primo passo per essere in grado di esercitare l’amore di Dio nella chiesa, affinché siamo tutti trattati ugualmente e avendo così lo stesso amore gli uni per gli altri.

    Poi Paolo dice:

    Filippesi 2:3-4 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

    Infatti Paolo nel versetto che stiamo studiando in Romani 12:10 ci dice:

    Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.

    Come vediamo qui ci sono paralleli in questi due passi, il nostro amore deve essere in accordo e della medesima mente e dobbiamo preferire e onorare l’un l’altro il che è la stessa cosa che Paolo insegna in Filippesi dove dice che in umiltà dobbiamo stimare altri più di noi stessi e di essere preoccupati delle cose altrui e non solo nostre.

    Mettere gli altri al disopra di noi è un tratto dell’amore di Dio. Dio ha dimostrato questo amore esattamente come dice Paolo nel passo di Filippesi quando dice:

    Filippesi 2:5-8 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.

    Paolo dice che dobbiamo avere la medesima mente che ha avuto Gesù quando ha posto il bene degli eletti, vale a dire noi che crediamo in Lui, al disopra di sé stesso.

    Lui è Dio e Paolo dice che non considerò qualcoa a cui aggrapparsi tenacemente e si privò della gloria di Dio anche se aveva il diritto di considerare se stesso uguale a Dio siccome lui è Dio.

    Tuttavia, si è reso di nessuna reputazione ed ha assunto la forma di un servo ed ha preso un corpo divenuto uomo si è umiliato servendo i suoi nemici, i peccaminosi, corrotti, nemici di Dio, andando alla croce e morendo per noi.

    Ora questo è amore, l’amore di Dio che ha posto il nostro bene al di sopra del Suo, che ha effettivamente rinunciato a tutti i diritti di essere trattato come Dio ed ha permesso di essere trattato peggio di qualsiasi altro uomo e lo ha fatto perché ci ha amati e così amandoci ci ha dimostrato il Suo amore morendo sulla croce, il giusto per gli ingiusti.

    Romani 5:6-11 Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi. 7 Difficilmente infatti qualcuno muore per un giusto; forse qualcuno ardirebbe morire per un uomo dabbene. 8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 E non solo, ma anche ci vantiamo in Dio per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, tramite il quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

    Con questo stesso tipo di amore altruistico e sacrificale dobbiamo amarci, dobbiamo avere la medesima mente che Cristo aveva, amare anche quando qualcuno non lo merita, perché non possiamo mai meritare l’amore di Dio, eppure Egli ci ha amati considerandoci al sopra di Lui e servendoci mediante la sofferenza e la morte della croce.

    Gesù stesso quando Giovanni e Giacomo andarono a Lui chiedendogli chi sarebbe stato il più grande nel Regno di Dio disse:

    Marco 10:42-45 Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti i sovrani delle nazioni le signoreggiano, e i loro grandi esercitano dominio su di esse; 43 ma tra voi non sarà così; anzi chiunque vorrà diventare grande tra voi, sarà vostro servo; 44 e chiunque fra voi vorrà essere il primo, sarà schiavo di tutti. 45 Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

    Come vediamo anche Gesù non è venuto per essere servito ma per servire, servire chi? Noi, gli eletti di Dio, peccatori e gente stolta. Quanto più umiliante fu per Lui tutto questo?

    Lo stesso tipo di amore dovrebbe essere in noi, al punto che dovremmo sacrificarci nell’amore reciprocamente. Ciò significa che dobbiamo mostrare l’amore di Dio mettendo gli altri al disopra di noi, le necessità degli altri al di sopra delle nostre, dobbiamo amare altruisticamente e sacrificamente, come ha fatto Gesù.

    La domanda è facciamo questo? Nella maggior parte dei casi devo ammettere che tutti non amiamo in questo modo, nella maggior parte dei casi ci muoviamo ad amare altri solo quando è conveniente per noi farlo, lo facciamo e poi ci aspettiamo cose in ricambio, lo facciamo solo se e quando qualcuno ci tratta correttamente ma li evitiamo quando non lo fanno.

    Non è così che Gesù ci ha amati! Credo che per Gesù fu molto inconveniente entrare in questo mondo per vivere e morire per noi che eravamo peccatori infedeli e nemici di Dio.

    Non possiamo mai dire che abbiamo meritato qualcosa che Gesù ha fatto per noi, dobbiamo renderci conto che è un grande sacrificio e disagio per Dio aver dato il Suo solo figlio senza peccato e giusto, affinché possiamo essere salvati, noi corrotti peccatori.

    Fu molto scomodo per Gesù e molto amorevole da parte sua abbandonare la gloria del cielo e del Suo trono della maestà, diventare un uomo ed essere deriso, sofferto fino alla morte, battuto e inchiodato ad una croce e soffrendo la separazione dal Padre, è stato molto scomodo per Gesù ricevere il giudizio di Dio per nostro conto.

    Comunque Gesù ci comanda di fare questo:

    Giovanni 13:34-35 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

    Come dobbiamo amare l’un l’altro? Come ci ha amati Cristo! Come ci ha amati Gesù? Sacrificamente e altruisticamente e diventando il nostro servitore, ci ha servito quando eravamo i nemici di Dio.

    Anche questo capitolo di Giovanni inizia dicendo:

    Giovanni 13:1-5 Or prima della festa di Pasqua, sapendo Gesù che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2 E, finita la cena, avendo già il diavolo messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e che egli era proceduto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò dalla cena e depose le sue vesti; poi, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Dopo aver messo dell’acqua in una bacinella, cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui era cinto.

    Gesù ci ha amati fino alla fine ed ha mostrato il tipo di amore facendo ciò che un servitore faceva in quei giorni.

    Gesù lavò i piedi dei discepoli. Anche se questo era in se un atto simbolico, fu una parabola vivente per insegnare ai Suoi discepoli e a noi che l’amore di Dio è un amore che mette gli altri al di sopra di sé anche quando avremmo e dovremmo avere il diritto di essere onorati e rispettati, il che significa che dobbiamo amare come Gesù ci ha mostrato.

    Egli è il Signore, è Dio e tuttavia ha lavato i piedi di uomini peccatori, il Signore era diventato il servitore e Lui stesso si umiliava, si umiliava alla morte della croce, la più dolorosa e vergognosa morte che ci potesse essere.

    Poi racconta ai suoi discepoli e a noi che questo è il modo, il Suo modo di amarci, purtroppo spesso noi non lo facciamo. Questo tipo di amore è ciò che manca di più nella chiesa!

    Nella chiesa oggi troviamo studi biblici, ogni tipo di attività, anche l’intrattenimento, ma questo tipo di amore manca.

    Inoltre in molte chiese oggi abbiamo un’immagine distorta ed una pratica di un amore che alla fine non è affatto l’amore di Dio.

    Come abbiamo detto prima Dio desidera che tutto ciò che facciamo nella chiesa sia motivato dal Suo amore.

    In Apocalisse 2 troviamo menzionate due chiese da cui si ottiene un’immagine molto interessante di ciò che sta succedendo in molte chiese anche oggi e ci dimostra cosa succede quando esiste una forma distorta e squilibrata d’amore che è praticata.

    La prima chiesa menzionata è la chiesa di Efeso ed a questa chiesa Gesù dice:

    Apocalisse 2:1-3«All’angelo della chiesa in Efeso scrivi: queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. 2 Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi; e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. 3 Tu hai sopportato, hai costanza e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti.

    Gesù ha molte buone cose da dire di questa chiesa, è una vera e propria chiesa in molti modi.

    Ha opere e fa fatica e ha pazienza e non sopporta malfattori, ed è una chiesa che prova e prova e che non tollera false dottrine e falsi ministri ed è una chiesa che ha un grande discernimento spirituale e lavora molto per il nome di Cristo ed è una chiesa perseverante.

    Tutte grandi cose che dobbiamo avere in una chiesa, questi sono tratti vitali da avere in una chiesa, una chiesa senza questi tratti è destinata a fallire.

    Tuttavia, oltre a tutte queste buone ed essenziali cose in questa chiesa, Gesù ha un avvertimento e una critica molto severa quando gli dice:

    Apocalisse 2:4-6 Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore. 5 Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa’ le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi. 6 Tuttavia hai questo, che odi le opere dei Nicolaiti, che odio anch’io.

    Gesù critica questa chiesa ed ogni tipo di questa chiesa dicendo che ha lasciato il suo primo amore.

    Che cosa significa questo? Stavano in effetti facendo tutte le cose giuste ma l’amore, l’amore di Dio e l’amore per Dio era cessato di esserci ed essere il fattore motivante di tutto quello che facevano.

    Questi tipi di chiese e di credenti persino oggi sono forti nella parola di Dio, non tollerano il peccato e il male, non permettono che malvagità e false dottrine esistano in mezzo a loro, sono chiese molto esigenti belle vie di Dio eppure mancano di amore, spesso non dispongono di misericordia e sono legaliste e l’atmosfera in queste chiese è fredda, spesso sono indifferenti delle lotte e delle problematiche di altri credenti.

    I loro cuori non sono ammorbiditi dal perdono, e spesso perdonano con molte difficoltà e sono molto severi nella disciplina, anche se la disciplina è comunque carente nella maggior parte delle chiese di oggi.

    Gesù dice alla chiesa di Efeso di tornare al suo primo amore! Cosa significa questo? Il primo amore della chiesa era dimostrare di amare Dio con la dimostrazione dell’amore di Dio verso i fratelli.

    Guardiamo in che modo la chiesa ha amato all’inizio:

    Atti 2:42-47 Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 43 Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. 44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.

    Questo è il primo amore della chiesa, questo è il genere di amore di cui Gesù parlava, questi credenti si occupavano tanto del benessere dei fratelli e delle sorelle che addirittura vendevano alcune delle loro proprietà per dare a ciascuno secondo il loro bisogno. Quando e come vediamo oggi questo tipo di amore nella chiesa? Quasi mai è molto raro se non quasi insesistente. Oggi ci sono grandi limiti su come l’amore di Dio viene praticato, la chiesa è diventata molto egosita.

    C’è un altra chiesa che è menzionata in Apocalisse 2 ed è diversa dalla chiesa di Efeso in molti modi, ed è questa:

    Apocalisse 2:18-20 «E all’angelo della chiesa in Tiatira scrivi: queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco e i cui piedi sono simili a bronzo lucente. 19 Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio e la tua costanza, e so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime. 20 Ma ho alcune cose contro di te: tu permetti a quella donna Iezabel, che si dice profetessa, di insegnare e di sedurre i miei servi inducendoli a fornicare e a mangiare cose sacrificate agli idoli

    Anche alla chiesa di Tiatira Gesù dice cose buone, Gesù dice che Egli conosce le sue opere e sa che è una chiesa che ha una parvenza d’amore e la loda per questo, la loda per il servizio, la fede e la pazienza, in realtà le sue ultime opere, il servizio e la fede erano più grandi del primo in altre parole le sue opere d’amore. Perché? Spiega perché!

    In questa chiesa tolleravano la falsa dottrina e il peccato e facevano tutto nel nome dell’amore che praticavano. In altre parole, erravano nel pensare che il tipo di amore che stavano praticando era genuino e reale.

    Tuttavia, anche se erano opere vere e durature di amore autentico, non è comunque amorevole, e abbiamo visto questo già nel nostro studio, tollerare la falsa dottrina, perché quella falsa dottrina stava causando la chiesa a commettere fornicazione spirituale e l’idolatria. Tutto ciò accadevano perché tolleravano, ecco che la tolleranza del peccato e la falsa dottrina non è affatto amorevole inoltre tolleravano una donna ad essere la loro insegnante e questa li ha fatti cadere nel peccato. Quindi si ritorna alla pratica dell’amore che deve essere praticato nella verità senza di cui non si può realmente amare come Dio desidera.

    Così quello che abbiamo qui sono due chiese con problemi opposti, Efeso aveva una sana dottrina e discernimento spirituale. Efeso non tollerava false dottrine e falsi ministri ed era una chiesa perseverante eppure gli mancava l’amore.

    Tiatira, praticava la tolleranza e l’amore e aveva fede eppure gli mancava il discernimento spirituale, gli mancava la sana dottrina, accettava e tollerava una donna alla guida di essa ed ad avere l’autorità nella chiesa e questo è contraria alla dottrina apostolica. 1 Timoteo 2: 11-12, e facendo così causava la chiesa a cadere in adulterio spirituale ed idolatria.

    Quello che comprendiamo qui è che la chiesa ed il credente che Dio approva devono avere i tratti positivi di Efeso e di Tiatira assieme, deve essere una chiesa equilibrata, una chiesa deve avere amore e sana dottrina, deve avere disciplina, perseveranza, odiare il male e il peccato, come Paolo ci ha insegnato in Romani 12: 9, comunque una chiesa approvata da Dio deve amare, ma deve amare nella verità della parola di Dio e Tiatiri non lo stava facendo, mancava la sana dottrina e il discernimento mentre tollerava il peccato e la disobbedienza alla parola di Dio.

    Trovamo oggi la sindrome di Tiatira in molte chiese, queste vogliono praticare l’amore, ma mancano nella conoscenza della parola e della verità di Dio. Pensano che tollerare il peccato nel loro mezzo e pensavano che tollerare il peccato ed essere disubbidienti alla parola di Dio era accettabile perché come dicevano “amavano”.

    Come abbiamo visto prima nel nostro studio, l’amore di Dio non può essere praticato alla Sua soddisfazione senza praticarlo nella verità di Dio e con una dottrina sana.

    Una chiesa è incompleta se ha la dottrina giusta ma non pratica l’amore e una chiesa non è completa e non può aspettarsi di esercitare l’amore di Dio senza obbedienza alla parola di Dio e senza sana e vera dottrina.

    Guardate cosa dice Giovanni:

    1 Giovanni 5:2-3 Da questo sappiamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. 3 Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.

    Perché questo è l’amore di Dio, che noi osserviamo i Suoi comandamenti! Non possiamo dire che stiamo praticando l’amore di Dio se e quando non lo facciamo in obbedienza alla Sua parola e non possiamo esercitare l’amore di Dio e tentare di obbedire alla parola di Dio se stiamo credendo a false dottrine e quindi praticando l’errore. L’errore dottrianale non è affatto amorevole, se siamo in errore non possiamo mantenere la Sua parola perché le false dottrine e gli errori non sono la Sua parola, ed è peccato pensare erroneamente di obbedire a Dio mentre in realtà non lo stiamo facendo.

    Gesù disse anche questo:

    Giovanni 14:15 «Se mi amate, osservate i miei comandamenti.

    Giovanni 14:21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui».

    Giovanni 14:23-24 Gesù rispose e gli disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che udite non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

    Credo che non ci sia dubbio che ciò che Dio ci sta cercando di insegnare qui, non ci può essere l’amore di Dio a parte dalla parola di Dio e la verità di Dio perchè è una parte inseparabile di quell’amore.

    La falsa dottrina e l’errore invece non amano affatto, l’errore pratico non è amore verso Dio, verso i nostri fratelli e sorelle e non è nemmeno verso di noi.

    Tiatira stava cercando di amare ma aveva seri problemi nel farlo così che Dio condannava questa chiesa ad essere in errore e praticare la falsa dottrina che li ha portati a disobbedire la parola di Dio e poi ha portato molti a comportamenti peccaminosi gravosi.

    Invece, Paolo esorta a far sì che il nostro amore sia veritiero e che dobbiamo separarci da ogni male e attaccarci a ciò che è buono e ci esorta ad amarci l’un l’altro con l’amore fraterno e farlo con gentilezza e affetto ma nella verità.

    Ancora una volta questo ci insegna che Dio ci vuole che ci amiamo l’un l’altro in modo tale che non ci siano risentimento o che lo facciamo con qualche tipo di compulsione.

    Come abbiamo visto, siamo chiamati ad amarci perché Cristo ha amato la chiesa e si è dato per lei, altruisticamente, con sacrificio e senza riserve, ci ha amati ed ha posto il nostro bene al di sopra del Suo, ha rinunciato al Suo diritto di essere onorato e adorato come Dio ed ha scelto invece la croce! Lo ha fatto tutto per noi, si è sconvolto dalla croce ma sapeva che avrebbe avuto la gioia nei risultati della Sua redenzione come è scritto in:

    Ebrei 12: 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

    Gesù ha visto oltre la vergogna e la sofferenza della croce e oltre che ha visto la chiesa, ha visto la salvezza degli eletti, ha visto il Suo lavoro finito ed il prodotto della Sua parola, ha visto la gloriosa chiesa e la salvezza della nazione d’Israele e sapeva che valeva la pena andare alla croce perché la Sua opera non sarebbe stata in vano. Lo vediamo scritto anche in Isaia 53: 10-11.

    C’è gioia nel fare la volontà di Dio, c’è gioia ad aver portato ogni giorno la nostra croce e aver ubbidito alla Sua volontà. Questo è l’amore di Dio, Gesù lo ha anche detto sia ai suoi discepoli che a noi:

    Giovanni 15:9-13 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena. 12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. 13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici.

    C’è gioia nell’ amarci l’un l’altro come Cristo ci ha amati e ci ama, come per Gesù che vide la ricompensa della Sua opera, il Regno completo di Dio, sapeva che non ci sarebbe mai potuto essere una cosa del genere senza la croce e il Suo amore che ha reso possibile mediante la croce.

    Dio ci esorta anche in questo:

    1 Corinzi 15:58 Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

    Paolo ci esorta ad essere fermi ed immobili ed ad abbondare nell’opera del Signore perché il nostro lavoro siccome è effettivamente l’opera di Gesù, vedete Efesini 2:10, facciamo così guardando oltre le difficoltà ed i problemi e l’opposizione, perché come Gesù ha visto il risultato della Sua opera che al di là dalla croce anche noi possiamo passare la nostra croce quotidiana e vedere che anche il nostro lavoro trarrà risultati e ricompense eterne e che questo dovrebbe essere la nostra gioia.

    Pietro usa un linguaggio quasi identico come Paolo fa in Romani 12: 9-10:

    1 Pietro 3:8-12 Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, 9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione. 10 Infatti «chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male»

    1 Pietro 4:8-10 avendo prima di tutto un intenso amore gli uni per gli altri, perché «l’amore coprirà una moltitudine di peccati». 9 Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. 10 Ciascuno metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.

    I due passaggi, in Romani 12 e qui in 1 Pietro sono quasi, anzi in realtà sono identici, anche se scritti in ordine diverso, dicono le stesse cose.

    Guardiamo le somiglianze nei due passaggi:

    Nel versetto 9-10 di Romani 12 Paolo dice:

    Nel versetto 9-10 dei Romani 12 Paolo dice:

    Lasciate che l’amore sia senza ipocrisia. Evitate il male; afferratevi a ciò che è buono. 10 Siate gentili in affetto l’un con l’altro con amore fraterno; in onore preferite l’un l’altro;

    In 1 Pietro 3:nel versetto 8 Pietro dice: Infine,siate di una sola mente, abbiate compassione l’un l’altro, amatevi come fratelli, siate pietosi e cortesi

    e nel versetto 11 Pietro dice: fuggite il male e fate il bene; cercate la pace.

    Così come vediamo la formulazione è diversa ma il significato è quasi identico, così come è nel resto dei due passi:

    Paolo ci esorta a amare in sincerità e di odiare ciò che è male e aggrapparsi a ciò che è buono e Pietro dice di amare e di essere di una sola mente, ricordate, abbiamo studiato a lungo già come Dio vuole che ci amiamo in verità e che siamo della stessa mente in quella verità, nella nostra fede, e Pietro ci esorta come Paolo ha fatto ad essere gentili e compassionevoli nel nostro amore per gli altri.

    Pietro dice di non ripagare il male con il male, ma con il bene e Paolo lo dice lo stesso nei versetti da 17-21 di Romani 12, che studieremo più avanti.

    Paolo nel verso 13 dice di essere ospitevoli uno con l’altro e Pietro in 1 Pietro 4: 9 dice lo stesso, infatti nel versetto 10 ci esorta come Paolo aveva fatto nei versetti da 3-6 di Romani 12.

    Ora ecco un altro versetto in cui Pietro ci esorta allo stesso modo di Paolo circa il nostro amore per i fratelli.

    1 Pietro 4:8 e sopratutto abbiate fervente amore tra di voi poiché l’amore copre una mpltitudine di peccati.

    Il nostro amore per gli altri poi deve essere gentile, affettuoso, misericordioso e compassionevole e ora Pietro dice fervente.

    La parola in Greco usata per fervore in questa frase è riferita all’agapéen,cioè all’amore Agape, all’amore sacrificale, altruistico e incondizionato e la parola usata per fervore è ekteneé questa parola va oltre l’intenzione di fervore che noi comprendiamo nella nostra lingua, questo significa effettivamente amare senza cessare.

    Il nostro amore sacrificale, altruistico e incondizionato per l’altro non deve avere fine, non può finire perché è come l’amore che Dio ha per noi, è eterno e non cessa mai.

    La parola ekteneé deriva dalla parola ekteino che significa allungare, estendersi.

    L’amore di Dio si estende, si estende continuamente e senza mai cessare.

    Quindi anche il nostro amore dovrebbe essere così.

    Questo è così diametralmente contrario all’amore del mondo! L’amore del mondo, l’amore in stile hollywoodiano dice che una persona può, e infatti alla fine smetterà di amare .

    Ecco perché Dio odia il divorzio, il divorzio si oppone al modo in cui Dio ama. Dio, come abbiamo detto, ama senza mai cessare, il suo amore si estende continuamente da Lui a noi, continua a dare il Suo amore, sempre, anche quando peccatiamo e siamo ribelli Dio non cessa di amarci, nemmeno cessa mai di perdonare, ricordate quello che Paolo ci insegnò in Romani 8:28-39?

    Dio non divorzierà mai i Suoi eletti, non ci avrebbe mai lasciati o abbandonati, così è come Dio ci ama.

    Certamente può disciplinarci anche gravemente, ma in tutto quello non cesserà mai di essere fedele verso di noi e non cesserà mai di amarci e di benedirci.

    Allo stesso modo dobbiamo amarci l’un l’altro, non possiamo mai dire come cristiani “Non ti amo più!”

    Se e quando facciamo questo abbiamo smesso di amare come ama di Dio e non comprendiamo né stiamo realmente esercitando l’amore di Dio.

    Quante volte abbiamo sentito dire la gente: “Ti lascio perché non ti amo più”?

    Dio non lo dirà mai, mai! Quindi se amiamo con l’amore di Dio, non lo faremo mai mai nemmeno noi.

    Paolo descrive per noi come la pratica dell’amore di Dio dovrebbe apparire nella chiesa quando ha scritto questo in:

    1 Corinzi 13: 4-8 L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, 5 non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; 6 non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, 7 tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. 8 L’amore non viene mai meno; ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita

    Come vediamo, senza entrare in uno studio approfondito di ogni parte dell’amore, guardiamo però rapidamente ad alcuni di questi attributi.

    Innanzitutto, l’amore, l’amore di Dio non si rallegra nel peccato ma nella verità di Dio. Pensare anche distantemente che l’amore di Dio tolleri il peccato è sbagliato come vedremo più avanti. L’amore è praticato solo nella verità di Dio.

    L’amore sopporta tutte le cose, di nuovo ciò non significa che l’amore tollera il peccato e la ribellione, ma che essa sopporta sopra di loro, in altre parole continua ad aspettare nella disciplina di Dio ma non toglie l’amore dalla persona anche nelle difficoltà e nell’ opposizione sopporta senza però tollerare il peccato.

    L’amore crede a tutte le cose, questo non significa che crede alle bugie, abbiamo visto che in realtà non possiamo praticare l’amore se non nella verità, così l’amore crede a tutte le cose non significa che crede falsità o cose opposte alla verità di Dio. Infatti è proprio l’opposto. Crede in tutto ciò significa questo:

    È sempre pronto a credere nel meglio di ogni persona, e non crederà alcun male di nessuno, ma cerca le prove più positive; riceve volentieri ciò che può tendere al vantaggio di qualunque persona il cui carattere può aver sofferto di infamia e di detrazione anche giustamente, a causa della sua cattiva condotta.
    (dal commento di Adam Clarke, Database elettronico. Copyright (c) 1996 da Biblesoft)

    L’amore spera anche in tutte le cose, anche in relazione agli altri, in altre parole è ottimista nella speranza che una persona non importa quanto è perduta, non importa quale peccato in cui sono caduti non è al di là della speranza della riconciliazione e del perdono.

    Anche dopo aver disciplinato una persona ad avendoli esclusi dalla comunione dell’assemblea per la loro ribellione, l’amore per loro spera sempre nella grazia di Dio per riportarli sulla via della giustizia.

    L’amore non perde la speranza nonostante che tutte le circostanze negative vogliono far credere.

    Anche in questo caso questa speranza mantiene l’amore per quella persona vivo e disposto ad essere esteso e allungato verso di loro.

    Questo era esattamente il caso della storia del figliol prodigo, il padre non smise mai di sperare che il figlio sarebbe tornato, al punto che è evidente dalla storia, ogni giorno il padre stava cercando il ritorno di suo figlio.

    L’amore del padre non ha mai perso speranza che il figlio tornasse ai suoi sensi. Questo tipo di speranza può essere equato anche con la fede, perché la speranza del nostro amore non è un vago pensiero, ma in realtà speriamo nella misericordia, nella grazia e nell’amore di Dio per riportarla a Lui e alla Chiesa.

    L’amore sopporta tutte le cose, e questo è l’argomento conclusivo, perché dicendo questo Paolo ci spiega che non importa quanto sia stato sbagliato da un fratello o dalla sorella, l’amore di Dio, sopporta tutto e non cessa mai di amare, non cessa di estendersi e di allungarsi anche nell’offesa.

    Ora, lasciatemi chiarire qualcosa, c’è una cosa del genere che è divina come l’amore duraturo ma questo non deve permettere alle persone di usarci come un tappetino su cui costantemente si puliscono i piedi.

    Mettere dei confini intorno a noi stessi e altri dagli abusatori è spesso necessario anzi essenziale.

    Ad esempio, una donna è abusata fisicamente dal marito. Come fa questa donna ad amare il marito in questa condizione?

    Lo ama rimanendo con lui permettendogli di continuare a picchiarla poiché questo passaggio dice che dovremmo sopportare tutte le cose nel nostro amore?

    Alcuni direbebro di sì ed alcuni hanno effettivamente fatto così con dei risultati devastanti. No! Non significa che l’amore abilita il peccato, né che l’amore tenga una persona, anche noi stessi, in una situazione di danno fisico e di abuso e di pericolo.

    L’amore che sopporta in questo caso significa semplicemente che l’abusatore deve essere messo in condizione di essere disabilitato dal continuare nel suo comportamento peccaminoso e pericolos ma che la persona offesa deve comunque amarli attraverso questo comportamento e non abbandonarli o lasciarli ma non vuol dire rimanere in una condizione di pericolo di incolumità o anche di vita.

    In casi come questi ad anche altri, la seprazione è dovuta. Ciò significa anche che i responsabili della chiesa devono immediatamente diventare coinvolti ed entrare nel merito e mettere la persona abusata in una posizione di sicurezza, mettere l’abusatore sotto le conseguenze della legge civile e se la persona è un credente di essere poi curato spiritualmente mentre i due rimangono in uno stato di separazione.

    Essere separati non è la stessa cosa di essere divorziati, ci possono essere tempi e situazioni necessarie, a volte anche lunghi tempi in cui la separazione non è solo accettabile, è essenziale.

    Paolo afferma che la separazione è accettabile, ma anche in questa la riconciliazione è sempre l’obiettivo, il che significa che l’amore sopporta tutto e spera oltre ogni difficoltà che la situazione possa essere ripristinata nelle vie di Dio.

    1 Corinzi 7:10-11 Agli sposati invece ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, 11 e qualora si separasse, rimanga senza maritarsi, o si riconcili col marito. E il marito non mandi via la moglie.

    Rimanere non sposati oppure riconciliare non significa affatto divorziare, è la separazione di cui sta parlando Paolo no il divorzio, il rimanente non sposato è in realtà l’amore che spera inogni cosa e sopporta tutta la situazione. Non si risposa perché si spera e si sopporta in attesa del momento in cui si possa essere riconciliati.

    Lasciatemi fare un altro esempio, un figlio o un coniuge che si droga. Non si può mai permettere alla persona di peccare in tal modo. Se la persona non è disposta a pentirsi e cercare aiuto professionale (consulenza medica e spirituale) immediatamente gli anziani della chiesa dovrebbero essere chiamati ad intervenire e se la persona non è disposta a pentirsi e cercare aiuto, devono essere messi fuori dalla comunità e la separazione è necessaria anche in questo caso.

    La condizione di l’adulterio in entrambe i coniugi richiede lo stesso trattamento.

    Tuttavia, l’amore della chiesa e l’amore del coniuge e del genitore non deve mai cessare, deve essere esteso, non deve rinunciare, deve sopportare questa situazione.

    A volte il miglior risultato non è raggiunto, ma l’amore non può ritirarsi e smettere di sperare o sopportare.

    Anche per questo Paolo termina la descrizione dell’amore in 1Corinzi 13 dicendo:

    L’amore non viene mai meno!

    Basti pensare, l’amore che vediamo dipinto nei film, sulla TV e nella vita di molti sembra sempre fallire. Oggi anche nella chiesa il divorzio è dilagante, perché?

    Perché la gente pratica l’amore sbagliato che non è vero amore secondo Dio.

    La maggior parte delle persone ama con un amore strettamente umano e non pratica l’amore di Dio, l’amore Agape e questo tipo di amore come abbiamo visto non manca mai, sopporta, spera, crede e si estende, perdona anche i peggiori tradimenti.

    È per questo che in un matrimonio cristiano, anche se Gesù dà un paio di apparenti scappatoie per quanto riguarda il divorzio, tuttavia, la volontà di Dio è che l’amore dei Suoi figli sia come il Suo, duraturo e mai fallito, sempre pronto a perdonare e a spingersi avanti anche nelle situazioni più difficili.

    Dio ci ama con un amore eterno, un amore che non fallisce mai, Dio ci ama con un amore fedele ed è così che si aspetta che sia il nostro amore.

    Le scappatoie non sono la perfetta volontà di Dio in un matrimonio cristiano, la volontà perfetta di Dio è di amare fino a quando la morte non separati e che sopporti tutte le cose tra mezzo, protendendo attraverso ogni difficoltà ed ogni male, perdonando l’un l’altro, anche come noi siamo amati e perdonati in Cristo.

    Mi rendo conto che questo non sia un pensiero molto popolare nella chiesa oggi, ma come la Scrittura ci ha detto all’inizio di questo capitolo 12 dei Romani non dobbiamo essere conformi alle vie del mondo, ma essere trasformati dal rinnovamento delle nostre menti, il che significa in realtà pentimento, che abbiamo visto, significa un cambiamento di opinione, un cambiamento di mente dalla nostra a quella di Dio.

    Inoltre, a questo punto possiamo anche studiare ciò che Pietro dice quando afferma che l’amore copre una moltitudine di peccati.

    Spieghiamo prima che cosa non significa. Non significa che l’amore copre il peccato nascondendolo, o il proverbialmente lo spazza sotto il tappeto.

    L’amore vero non può e non nasconde il peccato come se cercasse giustificarlo e tollerarlo in modo che il peccato rimanga. Questo sarebbe contraddittorio a tutto ciò che la Scrittura ci insegna.

    Guardando di nuovo al significato dell’amore in 1Corinzi 13: 6 Paolo afferma che l’amore non gioisce nell’iniquità, ma gioisce nella verità;

    Inoltre, nella sua prima epistola anche Giovanni dice:

    1 Giovanni 1:6-10 Se diciamo di avere comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; 7 ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. 8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.

    Così vediamo che il vero amore non tollera né nasconde il peccato in modo che quel peccato possa continuare ad esistere, sia in noi stessi che negli altri, l’amore di Dio affronta il peccato e fa tutto ciò che è possibile per eliminarlo e non nasconderlo e lasciarlo lì.

    Paolo in 1 Corinzi 5 ha un rimprovero per la chiesa di Corinto per il fatto che tollerava gravi peccati nella chiesa, guardate ciò che ha da dire Paolo di questo:

    1 Corinzi 5:1-2 Si ode dappertutto che tra di voi vi è fornicazione, e una fornicazione tale che non è neppure nominata fra i gentili, cioè che uno tiene a sé la moglie del padre. 2 E vi siete addirittura gonfiati e non avete piuttosto fatto cordoglio, affinché colui che ha commesso una tale azione fosse tolto di mezzo a voi.

    Vedete? Paolo li rimprovera perché essenzialmente tolleravano questo peccato in mezzo a loro. Li chiama orgogliosi, gonfiati e questo è perché pensavano che tollerando questo peccato nella chiesa stessero in realtà mostrando quanto erano misericordiosi, graziosi e tolleranti. Eppure Paolo ha un’idea molto diversa e così anche Dio.

    Una cosa è non diffondere il peccato di qualcuno al resto della chiesa per certo tempo in modo che non venganp praticati pettegolezzi, l’orgoglio spirituale e l’incoraggiamento al peccato, non vogliamo mettere in mostra i vestiti sporchi di tutti affinché tutti li possano vedere, tuttavia il peccato non deve essere lasciato fare e non affrontato, deve invece essere affrontato e la persona disciplinata secondo la parola di Dio.

    Paolo vuole che questa persona effettivamente possa anche essere messa fuori dalla chiesa, dice tolto di mezzo a voi.

    Perché Paolo dice questo? Non è questo non amorevole da parte sua? Chi siamo noi da giudicare gli atri? Non direbbe qualcuno non giudicate che non siate giudicati o colui che non ha peccato getti la prima pietra! Togliete la trave dal proprio occhio prima di provare a togliere il bruscolo dall’occhio di tuo fratello.

    Quante volte abbiamo sentito queste cose quando qualcuno cerca di affrontare il peccato in un’altra persona? Molte volte!

    Beh, anche se il peccato è peccato, ci sono anche dei peccati che sono letteralmente bruscoli rispetto alle travi e spesso non possiamo essere troppo severi per ogni cosa che vediamo negli altri, anche se tutti i peccati comunque devono essere trattati come tali.

    Quello che Gesù sta dicendo è che c’era chi guardava spesso ai piccoli peccati delle persone e li giudicava mentre avevano dei peccati enormi da affrontare nella loro vita.

    Tuttavia la chiesa deve sempre affrontare rapidamente ed efficacemente la rimozione di bruscoli e di travi. Questo peccato in Corinto era un grande trave che doveva essere rimossa.

    A proposito, tutte quelle cose che sentiamo nella Scrittura, si riferiscono al nostro esame individuale personale e farlo con un giusto giudizio quando si tratta di giudicare altri.

    Dobbiamo però giudicare, Dio vuole che noi giudichiamo, ognuno giudica sempre tutto in qualche modo o forma, dobbiamo giudicare giustamente, ma dobbiamo giudicare!

    Comunque guardiamo in a quanto disse Gesù :

    Matteo 7: 1-2 Non giudicate che non siate giudicati. 2 Poiché con il giudizio con cui si giudicati, sarete giudicati; e con la stessa misura sarete misurati voi.

    Il contesto in cui Gesù sta dicendo questo è il Sermone sul Monte, e il tema principale in questo Sermone sono gli attributi caratteristici di quelli che appartengono al Regno di Dio.

    Gesù in questo Sermone sta condannando i farisei e i leader religiosi nei Suoi giornati. Essi pensavano che fossero meglio di tutti gli altri, pensavano che fossero più giusti e puri di tutti gli altri.

    Eppure, Gesù non accettava affatto la loro ipocrisia e in questo contesto Gesù sta giudicando l’autodeterminazione e l’ipocrisia delle persone. Questo è il contesto delle dichiarazioni che fa.

    Dice alle persone di non essere come i loro leader religiosi, infatti gli dice in:

    Matteo 5:20 Poiché io vi dico che, se la vostra giustizia non supererà la giustizia degli scribi e dei farisei, non entrerete mai nel regno dei cieli.

    A proposito, la giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei non era autogiustizia di sé o qualcosa raggiungibile per obbedienza alla legge di Dio, ma è infatti la giustizia che viene da Dio in Cristo e la Sua vita, morte, resurrezione e il Suo ministero sacerdotale.

    Questo è ciò a cui Gesù stava riferendo qui. Questo è quanto Paolo ci ha spiegato in: Romani 3:21-31.

    Quindi Gesù nel passo di Matteo 7 sta dicendo che non dobbiamo giudicarci meglio di altri usando la nostra giustizia come misura del nostro giudizio degli altri.

    Noi non siamo lo standard con cui possiamo misuriare la giustizia di altri. Infatti Gesù dice che con la misura con cui misuriamo sarà misurato a noi.

    Quale misura di giudizio dobbiamo perciò usare per giudicare?

    La parola di Dio e la giustizia di Dio sono le misure con cui dobbiamo giudicare, non la nostra giustizia, in realtà non né abbiamo per conto nostro, questo è il punto che fa Gesù.

    Se giudichiamo altri cristiani usando la giustizia di Dio in Cristo, che è la nostra unica giustizia, allora non possiamo sentirci meglio o superiori agli altri, infatti quando noi usiamo Dio e la Sua parola come standard vediamo veramente come siamo mancanti di giustizia e siamo ancora pieni di peccato.

    Ciò dovrebbe renderci umili e non farci sentire superiori agli altri.

    Quando usiamo la parola di Dio e la Sua santità come standard di giudizio per noi stessi prima e poi per altri, allora giudicheremo il modo con cui Dio desidera, tuttavia, vediamo che Dio vuole che giudichiamo ma che lo facciamo nel modo giusto. Dio non ci priobisce di giudicare ma c’è la maniera giusta e quella sbagliata per giudicare.

    1 Corinzi 2: 14-16 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui; né può conoscerle, perché sono spiritualmente riconosciute. Ma chi è spirituale giudica tutte le cose, ma egli stesso non è giudicato da nessuno. 16 Perché chi ha conosciuto la mente del Signore, che egli possa istruirlo? Ma noi abbiamo la mente di Cristo.

    Vedete la persona nata di nuovo può e deve giudicare, tutte le cose, deve giudicare tutte le cose e deve farlo con discernimento spirituale e con la parola di Dio attraverso la quale possiamo ed avremo la mente di Cristo.

    Gesù ha anche detto questo:

    Giovanni 7:24 Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusti giudizi.

    Possiamo, dobbiamo giudicare ma dobbiamo sempre giudicare come Gesù conferma che infatti possiamo e dobbiamo giudicare quando e se giudichiamo nel modo giusto.

    Per fare questo dobbiamo prima avere tutti i fatti e non solo giudicare da ciò che sembra essere.

    Troppe volte passiamo giudizi senza conoscere tutti i fatti di una situazione, finiamo con passare un giudizio sbagliato e ingiusto.

    Una volta che abbiamo tutti i fatti però possiamo stabilire un giusto giudizio, così dice il nostro Signore.

    Tuttavia, la questione di non giudicare gli altri secondo i nostri standard non è una scusante o una ragione per la chiesa come corpo di Cristo per consentire che il peccato esista e rimanga senza fare niente.

    Gli anziani della chiesa in un certo senso come giudici nella chiesa, devono giudicare ogni situazione che i membri della chiesa stanno attraversando, per farlo devono essere coinvolti nella vita dei credenti e per farlo deve esserci un reale rapporto tra loro e gli altri credenti, ricordando che i giudizi passati dagli anziani della chiesa non sono giudizi passati per farsi se stessi superiori a tutti gli altri membri o pensando che siano più santi del resto della chiesa.

    No! I giudizi devono essere effettivamente motivati dall’amore per la gente che è nel peccato per la loro riconciliazione e soprattutto dall’amore verso Dio e poi l’amore per coloro che infine non sono direttamente coinvolti nel peccato delle persone che sono affrontate dagli anziani.

    Il giudizio del peccato nella chiesa è infatti un atto d’amore, un atto per esercitare la disciplina di Dio nella chiesa è agire in amore.

    Questo è agire nell’amore e nella protezione amorosa sia verso coloro che sono nel peccato e nell’amore e nella protezione verso il resto della congregazione.

    Questo è esattamente il punto fatto da Paolo nella restante sezione di:

    1 Corinzi 5:3-13 Ora io, assente nel corpo ma presente nello spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha commesso ciò. 4 Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, essendo riuniti assieme voi e il mio spirito, con il potere del Signor nostro Gesù Cristo, 5 ho deciso che quel tale sia dato in mano di Satana a perdizione della carne, affinché lo spirito sia salvato nel giorno del Signor Gesù. 6 Il vostro vanto non è buono. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7 Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. 8 Celebriamo perciò la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azzimi di sincerità e di verità. 9 Vi ho scritto nella mia epistola di non immischiarvi con i fornicatori, 10 ma non intendevo affatto con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari, o con i ladri, o con gli idolatri, perché altrimenti dovreste uscire dal mondo. 11 Ma ora vi ho scritto di non mescolarvi con chi, facendosi chiamare fratello, sia un fornicatore, o un avaro o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un ladro; con un tale non dovete neppure mangiare. 12 Tocca forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 13 Ora è Dio che giudica quelli di fuori. Perciò togliete il malvagio di mezzo a voi.

    Come vediamo qui scritto chiaramente è indispensabile portare i peccatori al pentimento o se non lo fanno, allora devono essere messi fuori dalla comunione per poi portarli al pentimento e, in secondo luogo, ma non meno importante per proteggere il resto della chiesa dai peccati di quella persona.

    Questo è esattamente quello che sta dicendo Paolo, un po’ di lievito cioè di peccato, corromperà tutta la chiesa.

    Oltre a giudicare, guardate quante volte la parola viene usata in questo capitolo, cinque volte Paolo usa la parola e tre di quelle volte è in riferimento a se stesso e ai credenti che giudicano quelli all’interno della chiesa.

    È un requisito del pastore rimuovere le pecore infette dal resto del gregge prima che tutti si ammalino attraverso il contagio. È il compito del pastore eseguire la cura delle pecore malate per riportarle in salute e come abbiamo detto per proteggere gli altri da ammalarsi con la stessa malattia.

    Il pastore deve disciplinare le pecore ostinate e ribelli, questo è un atto d’amore e di protezione, guardate a ciò che dice:

    Ebrei 12:5-13 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce». 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo. 12 Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti, 13 e fate dei sentieri diritti per i vostri piedi, affinché l’arto zoppo non divenga slogato, ma sia piuttosto risanato.

    Quello che abbiamo visto finora è che la direzione della chiesa deve usare il giusto giudizio e facendo così conduce a praticare la disciplina e la protezione amorevole di Dio, quindi quando facciamo queste cose stiamo decisamente agendo nell’amore di Dio.

    Matteo 18:15-19 «Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, tu hai guadagnato il tuo fratello; 16 ma se non ti ascolta, prendi con te ancora uno o due persone, affinché ogni parola sia confermata per la bocca di due o tre testimoni. 17 Se poi rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta anche di ascoltare la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità vi dico che tutte le cose che voi avrete legate sulla terra saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra saranno sciolte nel cielo. 19 Ancora io vi dico che, se due di voi si accordano sulla terra per domandare qualunque cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli.

    Come vediamo qui, esiste una procedura specifica per affrontare il peccato nella chiesa.

    In primo luogo, si inizia su una base personale ed individuale. Chiunque nota il peccato praticato o se una persona ha peccato contro di noi personalmente e con il giudizio giusto, dobbiamo andare a quella persona e confrontarli con il loro peccato.

    Questo come si vede scritto deve essere fatto individualmente e privatamente tra le due persone. Se la persona si ravvede, Gesù dice che abbiamo riconciliato il fratello. Se non si pentono allora la persona che affronta il peccatore deve portare questa cosa all’attenzione di un altro o due altri credenti maturi e il processo viene ripetuto. Di nuovo, se la persona si pente allora a questo punto c’è riconciliazione e perdono, se non vogliono ancora pentirsi, allora la causa deve essere portata, dai due o tre testimoni, all’attenzione degli anziani della chiesa.

    Dopo che gli anziani affrontano la persona se ancora non c’è pentimento dopo che la questione viene portata davanti a loro, la responsabilità degli anziani è quella di rimproverarli pubblicamente e metterli fuori dalla comunità.

    Questa è la procedura data alla chiesa da parte del nostro Signore per come si affronta il peccato nel corpo di Cristo. Il processo è abbreviato di un passo quando è un anziano o un pastore che vede un peccato o si rende conto del peccato praticato da un credente, in quel caso l’anziano / pastore porta la persona davanti agli altri anziani e la persona è immediatamente affrontata da due o tre del consiglio.

    Questo processo è comandato dal nostro Signore e, come vediamo, si sta mettendo in pratica la disciplina amorosa di Dio, per liberare le persone dalle più gravi conseguenze della disciplina di Dio.

    È necessario menzionare che se la chiesa non fa queste cose, la disciplina di Dio sarà molto più grave ed influenzerà non solo la persona peccatrice, ma anche gli anziani e per conseguenza l’intera chiesa soffrirà attraverso di essa.

    In un altro passo Paolo esorta a praticare questa disciplina anche in un modo più forte e duro quando dice questo:

    1 Timoteo 5:20 chi pecca rimprovera davanti a tutti, affinché anche gli altri temano.
    Questa è l’ultima risorsa di come gli anziani si occupano di peccatori non pentiti, questo è il punto che Paolo sta facendo qui, quando tutti gli altri tentativi sono stati esauriti e la persona non si pente, prima di essere messi fuori dalla comunità devono essere pubblicamente rimproverati prima di tutto affinché gli altri possano temere e non peccare nello stesso modo.

    Molti nella chiesa oggi invece non vedono il rimprovero del Signore e della direzione della chiesa come un atto d’amore, ma come abbiamo visto però in Ebrei 12, il Signore rimprovera coloro che Egli ama.

    Nessun rimprovero nessun amore. Anche nelle direzioni della parola di Dio ai genitori, specialmente ai padri, guardate ciò che Dio dice riguardo al disciplinare i nostri figli:

    Proverbi 13:24 Chi risparmia la verga odia il proprio figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo.

    Capiamo che cosa viene detto qui? Quando non esiste alcuna disciplina e qui si parla addirittura di punizione corporale, colpendo un figlio/a con una verga, dimostra l’amore del padre mentre se si trattiene questo tipo di disciplina vuol dire, wow, odiarli. Se non discipliniamo odiamo e quando amiamo quindi discipliniamo.

    C’è un altro passo che afferma questo:

    Proverbi 23:13-14 Non risparmiare la correzione al fanciullo; anche se lo batti con la verga, non morrà; 14 lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dallo Sceol

    Leggendo questi passi non possiamo sottovalutare l’importanza della disciplina divina, sia nella famiglia che nella chiesa. Non dobbiamo trattenere la disciplina, né verso i nostri figli né verso il peccatore nel contesto della chiesa, se li discipliniamo non morranno, anzi, al contrario, li salveremo da un grande danno spirituale, nel caso dei nostri figli anche l’inferno stesso, nel caso del credente, di avere la loro carne distrutta da Satana come Paolo dice in 1 Corinzi 5: 5.

    Chi dice che affrontare il peccato e rimproverare e disciplinare nella famiglia e nella chiesa non è un atto dell’amore di Dio, non conosce la Scrittura e non comprende l’amore di Dio in tutta la sua pienezza, ma conoscono solo una parte di esso o forse non lo conoscono nemmeno.

    Quindi, dopo aver detto tutto questo, che cosa ha questo a che fare con il fatto che l’amore copre una moltitudine di peccati?

    Ha tutto a che fare con questo! Amare con l’amore di Dio copre una moltitudine di peccati, poiché l’amore di Dio copre infatti tutti i nostri peccati, tuttavia anche Dio affronta sempre il nostro peccato e ci rimprovera per il nostro peccato e ci disciplina per i nostri peccati, cioè questo è l’amore di Dio.

    I nostri peccati sono però coperti, cioè annullati dal sangue di Gesù Cristo, che è anche l’amore di Dio per noi.

    Dobbiamo amare come Dio ama, dobbiamo praticare lo stesso tipo di amore in tutti i suoi aspetti. Quando amiamo nel modo in cui Dio ama non solo respingiamo e non giustifichiamo il peccato nella nostra vita ma nemmeno nella vita di altri.

    Quando affrontiamo il peccato e portiamo noi stessi e gli altri sul cammino della giustizia stiamo in effetti coprendo una moltitudine di peccati.

    Come ha detto Gesù, se e quando affrontiamo qualcuno e si pentono, questo deve essere fatto in privato e solo tra noi. Praticare l’amore di Dio promuove il pentimento, la riconciliazione e il perdono, questo mette questo copre quel peccato per sempre sempre e solo dal sangue di Cristo, ma il nostro amore sta aiutando quel peccato ad essere trattato e rimosso e quindi coperto.

    L’intero processo di affrontare il peccato che Gesù ci dà in Matteo 18 è progettato per coprire il peccato trattandolo e mantenendolo privato, anche in questo modo è coperto dall’amore, ma non è coperto o come molti vorrebbero dire.

    È coperto dal nostro amore durante il processo di confronto finché la persona non rende chiaro il fatto che non vogliono pentirsi e eliminare il loro peccato, in quel caso come ultima risorsa la persona viene rimproverata prima di tutto ed infine messa fuori.

    Affinché vediamo che l’amore di Dio copre una moltitudine di peccati trattandoli, producendo pentimento, riconciliazione e perdono o copre il peccato mettendo fuori il peccatore non pentito e proteggendo il resto della chiesa dai danni del peccato.

    È così che l’amore di Dio e il nostro amore reciproco coprono una moltitudine di peccati, non nascondendo il peccato e non trattandolo, ma confrontandolo pur mantenendolo privato, è finalmente e speriamo coperto sotto il sangue di Cristo e coperto è per sempre ed in questa circostanza positiva il peccato è trattato e coperto in ogni senso.

    Nessuno deve conoscere i peccati di altri credenti, finché il processo di confronto del peccato non produce il risultato previsto cioè il pentimento, la riconciliazione e il perdono, allora e solo allora diventa una questione pubblica della Chiesa poiché la direzione è comandata da Dio, solo in questo caso, che il peccatore venga rimproverato davanti a tutti. Perché? Affinché tutti possano temere e non peccare nello stesso modo. Questo è amore perché impedisce il peccato in altri, è amore verso Dio perchè stiamo ubbidendo a Di ed è amorevole verso la chiesa.

    Questo è anche ciò che significa amarsi reciprocamente e con fervore, perché questo tipo di amore di Dio copre una moltitudine di peccati.

    In un modo o un altro il peccato non deve scoraggiare né corrompere il corpo di Cristo, il che non è affatto una cosa amorevole, non è così che Dio ci ama, Egli sì copre i nostri peccati, ma si occupa anche di essi togliendoli di mezzo.

    Spero che si comprenda che il fervore del nostro amore ha molti aspetti e non è solo una cosa emotiva e sentimentale, l’amore di Dio è più un impegno e una decisione di praticare amore, esso decide che è proprio per sperare in tutte le cose, sopportare tutte le cose e non mancare mai, continua ad estendersi e si estende all’altra persona, perdona tutte le cose e pertanto è frevente e si dimostra come come un fuoco inconfondibile, un fuoco che non si estingue mai ma continua a bruciare fortemente.

    Purtroppo a causa delle molte cose di cui l’amore di Dio è formato non viene spesso praticato dalla maggioranza della chiesa.

    Dobbiamo imparare, e qui il centro della questione, che l’amore di Dio è ottenibile dalla grazia di Dio, ma deve essere un comportamento imparato.

    Più conosciamo Dio e più è veramente necessario imparare l’amore di Dio e come vuole che lo pratichiamo.

    Tuttavia, dato che è una pratica di apprendimento, allora è evidente che esiste un luogo specifico dove apprendiamo l’amore di Dio e come Egli vuole che lo pratichiamo.

    Questo posto è la parola di Dio! È solo nella Sua Parola che possiamo conoscere Dio e come Egli veramente è e come è il Suo amore e come Egli si aspetti che ci amiamoarci l’un l’altro.

    Come vediamo allora che la verità di Dio è una componente essenziale dell’amore di Dio e senza di essa l’amore di Dio non può essere conosciuto né può essere praticato correttamente.

    Tutto non può funzionare correttamente se tutte le parti che lo compongono non ci sono. Inoltre comprendiamo che l’amore di Dio non può essere praticato correttamente, a parte dalla sana dottrina, in altre parole, la verità di Dio come abbiamo già detto spesso.

    Ancora una volta vediamo che Paolo parla di onorare i nostri fratelli e sorelle al disopra di noi. Abbiamo già toccato su quesa cosa anche prima.

    Questa è la parte sacrificale e altruista dell’amore di Dio e abbiamo visto il passo in Filippesi 2 in cui Paolo ci esorta ad avere la stessa mente che Cristo aveva riguardo a come dovremmo amarci l’un l’altro, come abbiamo visto che stava abbandonando il suo status ed i Suoi diritti come Dio e rendendosi di nessuna reputazione, umiliandosi per diventare un servo ed è venuto a servirci con il sacrificio della sua vita ed ha sopportato la vergogna e la sofferenza della croce.

    Questo mostra l’amore altruistico e sacrificale di Gesù che ha posto le nostre esigenze al di sopra della sua stessa vita e benessere.

    Questa è la stessa mente che dobbiamo avere nel nostro amore nell’onorare l’un l’altro al di sopra della nostra comodità e dei nostri desideri e anche delle nostre esigenze.

    Ci vuole molto sacrificio e altruismo per farlo e possiamo farlo solo quando osserviamo e comprendiamo la profondità dell’amore di Dio per noi.

    Inoltre, anche Paolo, nel passo di Filippesi, ci esorta a essere di una sola mente, poi ci esorta a avere la stessa mente di Cristo. Quindi ciò che noi comprendiamo qui è che l’amore di Dio e l’amore che dobbiamo avere per gli altri è qualcosa in cui la nostra mente è estesamente coinvolta, è ancora una questione di avere una mente trasformata dal rinnovamento di essa acquisendo così la stessa mente che ha Cristo.

    L’amore deve essere, come abbiamo già detto prima, abbondante nella comprensione, nella conoscenza e nel discernimento, quindi è proprio un atteggiamento mentale.

    Abbiamo visto che è nella mente, la comprensione che deve controllare le nostre emozioni, è la comprensione dell’amore di Dio per noi e la comprensione di come dobbiamo amare. Portare le nostre menti ad essere in sincronia con la mente di Cristo influenzerà le nostre emozioni in modo divino e le nostre emozioni saranno sotto il controllo dello Spirito di Dio e della Sua parola, invece della nostra comprensione umana.

    Dovremmo poi onorare altri al disopra di noi! Per onorare altri sopra di noi è anche un’esperienza umiliante e questo è ciò che Dio vuole da noi, è così che Gesù ha fatto. Ci ha onorato sopra di sé e si è umiliato per farlo.

    Onorare altri sopra di noi elimina l’orgoglio dalla nostra vita.

    Perchè onorare significa infatti: apprezzare, valorizzare, celebrare, stimare, questo è ciò che significa.

    Tutti vogliamo che altri facciano questo per noi ed in effetti la cosa ironica è che se tutti noi facessimo questo nessuno a nessuno mancherebbe questo nella loro vita.

    Purtroppo siamo tutti difettosi e mancanti in questo e quindi diventiamo scontenti e feriti e poi chiediamo che questo sia fatto a noi.

    Dio sa che tutti abbiamo bisogno di sentirci apprezzati, valorizzati, celebrati e stimati e questo è ciò che ha fatto per noi in Cristo, ma egli chiede che facciamo lo stesso per gli altri perché se tutti noi mettiamo i nostri sforzi nel farlo tutti saremo onorati nel modo in cui alla fine vogliamo essere.

    Potete immaginare una chiesa o un rapporto in cui le persone siano in competizione per apprezzare, valorizzare, celebrare e stimare gli altri al disopra di loro stessi? Non credo che ci sarebbero molti potenziali feriti o peccati contro l’uno contro l’altro.

    Ebbene, questa è l’intenzione di Dio, è così che Dio desidera che ci amiamo e ci onoriamo.

    Romani 12:11 Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello spirito, servite il Signore,

    Questa esortazione è multiforme. Paolo istruisce la chiesa sul comportamento cristiano, ha iniziato a istruire la chiesa riguardo al comportamento cristiano nel versetto tre e scrive il resto del capitolo per istruire la chiesa su queste cose.

    È importante ricordare che l’intero capitolo ha a che fare con il comportamento del cristiano.

    I versetti uno e due sono il fondamento del comportamento cristiano, se non si ottiene questo aspetto esortato nei primi due versetti il resto del capitolo sarà quasi impossibile da vivere come Paolo ci esorta a fare.

    Se non presentiamo i nostri esseri come sacrifici viventi santi e accettabili a Dio, se siamo conformi alle vie del mondo, se non siamo trasformati dal rinnovamento della nostra mente, non saremo in grado di vivere come Paolo, o meglio come Dio desidera che viviamo e che amiamo.

    Quindi i versetti uno e due sono la base, la fondazione su cui i credenti devono costruire il loro comportamento divino.

    Ora Paolo scrive questa esortazione, di non essere pigri nello zelo di attività, piuttosto di essere fervente nello spirito, poi dice di servire il Signore.

    Vorrei dire che questo versetto ha due principi avvolti in esso, ma in realtà possono essere riassunti in un solo principio, di cui Paolo ha scritto anche in:

    Colossesi 3:17 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui.

    Colossesi 3:23-24 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.

    Questo è il risultato finale di questo versetto, come scrive Paolo, servire il Signore.

    Il resto dell’esortazione, non essere pigri in acluna attività e di essere ferventi nello spirito, è proprio nel contesto di servire il Signore con tutto il nostro essere ed in tutte le sfere della vita.

    Quando abbiamo studiato il versetto uno, servire il Signore non è solo ed esclusivamente quando serviamo in un contesto della Chiesa in comunità. Cristianità biblica cioè la vita cristiana richiede di servire Dio sempre ed in ogni parte della nostra vita, famiglia, lavoro, governo, ecc.

    Come ho detto, non ci sono cristiani part-time, ci sono solo cristiani a tempo pieno. Ogni cristiano è chiamato da Dio per servirlo con tutta la vita ed in ogni luogo ed in ogni situazione.

    È un’idea sbagliata dalla società occidentale che un pastore / anziano è una carriera o un lavoro che come tutti gli altri e che deve essere ricompensato dalla retribuzione e dai benefici proprio come se fosse come qualsiasi altra opera o carriera.

    Anche se in diversi passi della Scrittura si nota che è menzionato che un pastore / anziano ha il diritto di vivere dal Vangelo, 1 Corinzi 9:14; Galati 6: 6; 1 Timoteo 5:17, non è però un obbligo per il anziano / pastore di vivere in cura delle finanze della chiesa.

    Guardate infatti quello che dice Paolo:

    2 Corinzi 11:7-9 Ho forse io commesso peccato abbassando me stesso affinché voi foste innalzati, per il fatto che vi ho annunziato l’evangelo di Dio gratuitamente? 8 Io ho spogliato altre chiese, ricevendo uno stipendio da loro per servire voi. 9 Inoltre, quando ero tra di voi e mi trovavo nel bisogno, non sono stato di aggravio ad alcuno, perché supplirono al mio bisogno i fratelli che vennero dalla Macedonia; e in ogni cosa mi sono guardato dall’esservi di aggravio, e anche per l’avvenire me ne guarderò.

    Come Paolo dice qui e come sappiamo, Paolo ha lavorato come tendaio per non essere di peso alla chiesa.

    Durante questo studio ho già fatto un punto per dire questo, che il pastore / anziano nella Scrittura più spesso che mai aveva un impiego e serviva in chiesa. Se e quando la chiesa decide di voler contribuire al sostentamento degli anziani / pastori, dovrebbe essere una cosa volontaria e non un obbligo come il pagamento di uno stipendio e di benefici.

    Se una chiesa ha le risorse finanziarie per farlo, probabilmente lo farà e se la chiesa e il pastore lo giustificano. In molti casi è qualcosa che non è necessario quando la chiesa è conforme al modo in cui Dio la ha progettata ad essere.

    Un esempio veloce è il fatto che Dio ha disegnato la chiesa come una chiesa residenziale e non una chiesa con un edificio di sostegno.

    Gli sforzi della chiesa, sia quelli spirituali che finanziari, dovrebbero essere incentrati su persone non sugli edificie le sedi in cui si incontra la chiesa.

    In altre parole, Dio ha progettato la chiesa per incontrarsi nelle case e non in costruzioni che devono essere mantenute e che costano molti soldi per permettersi di averle.

    Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di curare i membri della chiesa ed i loro bisogni e non le esigenze di un edificio o gli stipendi per i pastori della chiesa e delle loro famiglie.

    La chiesa è la gente che è il tempio dello Spirito Santo, il popolo di Dio sono le pietre viventi di cui è costituito il tempio di Dio. Vedi 1 Corinzi 3:16; 1 Corinzi 6: 19-20; 2 Corinzi 6:16; Efesini 2: 20-22; Ebrei 3: 6; 1 Pietro 2: 4-5.

    Questo è importante perché, prima l’enfasi era sul luogo del culto, cioè un tempio fisico, come il tempio ebraico di Gerusalemme, ora però in Cristo, noi siamo la Chiesa ed essa è il tempio di Dio ovunque siamo ed ovunque ci riuniamo, vi ricordte che dove due o tre sono riuniti nel nome di Gesù, lì c’è la chiesa.

    Ora l’effettivo posto fisico, l’edificio attuale non importa più di tanto a Dio.

    Il modo e il locale di posizione religiosa per adorare Dio ed avere un rapporto con Lui è cambiato da quando Gesù Cristo è venuto ad adempiere il vecchio sistema e toglierlo di mezzo e stabilire il nuovo.

    Questo è esattamente quello che stava dicendo Gesù alla Samaritana quando disse:

    Giovanni 4:19-24 La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte, e voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove si deve adorare». 21 Gesù le disse: «Donna, credimi: l’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. 24 Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

    Gesù quando disse questo si riferiva al fatto che era venuto il giorno quando attraverso la Sua opera di redenzione Dio sarebbe stato adorato apertamente nello Spirito, cioè mediante la nuova nascita nello Spirito ed in verità, questo è attraverso la parola di Dio e lo Spirito di Dio da chiunque fosse generato da Dio mediante la fede nell’opera di redenzione di Cristo. , vedi Giovanni 6:63; Romani 10:17; Giacomo 1:18; 1 Pietro 1:23,

    Questa è la dichiarazione che in realtà aboliva ogni ritualismo e il culto a Dio riguardo a posizione o località.
    La chiesa pertanto è la gente che la forma e si può incontrare ovunque, anche all’aperto se si vuole, perchè allora la grande enfasi sugli edifici dove ci incontriamo per il culto che c’è oggi? Da dove proviene? Non ci dovrebbe essere.

    Questo accadde effettivamente quando la chiesa decise di abbandonare il disegno di Dio di una chiesa che si incontrave nelle case, dove le spese sarebbero comunque molto limitate se non quasi inesistenti.

    Questo è accaduto dopo che il cristianesimo fu accettato nell’impero Romano dall’imperatore Costantino come la religione ufficiale dell’Impero.

    A questo punto della storia la chiesa ha cominciato ad appoggiarsi sempre più nelle adozioni di abitudini pagane che furono aggiunte al cristianesimo.

    Parte di quelle abitudini pagane era che i pagani stavano adorando nei templi, vale a dire costruzioni di culto specifiche ed anche adottando il sacerdozio degli anziani come era stato praticato nel culto pagano.

    Questo ha ricostruito un sistema sacerdotale ritualista di adorazione a Dio e ancora una volta gli edifici della chiesa e le cattedrali furono poi costruite. Questi diventarono i templi cristiani di cui si sta parlando.

    Questo era totalmente inutile e diventò effettivamente un modo per prendere soldi da persone nel nome di Dio e per amore di queste costose ed elaborate chiese in cui tutti erano costretti ad andare ad adorare Dio.

    Questo ha anche creato un altro sistema uguale a quello nei giorni di Gesù, in cui i custodi del tempio estorcevano soldi dal popolo per poter adorare Dio, ma in realtà li insaccavano per profitto personale.

    Questo purtroppo è ancora in corso in molti modi, soprattutto nella chiesa carismatica e anche nella chiesa del Movimento del Vangelo della Prosperità e ci rendiamo conto che questo è in realtà il modo con cui il Vaticano è diventato così ricco.

    Purtroppo l’intera chiesa protestante ed evangelica è caduta in molti modi nella stessa trappola mantenendo la tradizione con una chiesa in stile di tempio fisico in cui il mantenimento di un centro di culto o di un edificio e gli stipendi di coloro che sono necessari per eseguire l’edificio compresi i pastori diventa un onere per il popolo di Dio che in molti casi si sentono in colpa e si arrendono per soddisfare le esigenze delle richieste a loro imposte che spesso vanno oltre le vere necessità.

    Questo è anche il motivo per cui è stata resuscitata e reintegrata la legge del Vecchio Testamento per la decima, per dare un senso di colpa nei credenti per dare almeno il 10% del loro guadagno.

    Da quando in qua Dio ha imposto una tassa sulla chiesa?

    Credo che tutto ciò che possediamo appartiene a Dio e che Lui potrebbe anche richiedere tutto da noi e credo che il 10% possa in effetti essere una buona linea guida, ma Dio desidera che diamo da un cuore grato e gioioso non per senso di colpa compulsivo, forzato e legalista. Questo lo abbiamo già visto nel nostro studio.

    Tutto questo è per dire che non dobbiamo essere pigri nel modo in cui serviamo Dio, ma che servire Dio deve essere il nostro modo di vivere in ogni aspetto e non solo nel confine della chiesa.

    Tutto ciò significa che siamo tutti ministri a tempo pieno e possiamo essere tutti insegnanti della parola di Dio.

    Nella chiesa ovviamente ci sono persone definite e attrezzate spiritualmente per insegnare la dottrina, ma coloro che sono scelti per farlo sono scelti da Dio per insegnare agli altri in modo che in famiglia per esempio, i genitori possano essere attrezzati per insegnare ai loro figli ciò che apprendono.

    Questo ci rende tutti insegnanti della parola di Dio, salvo che ci sono limiti definiti di chi deve insegnare nella chiesa, mentre il sacerdozio del credente è una cosa reale e vera ed ogni credente è un sacerdote ed in particolare nella propria famiglia.

    I padri e le madri sono sacerdoti della propria famiglia e devono essere gli insegnanti della parola di Dio nella loro famiglia. Serviamo Dio sempre, ovunque a tempo pieno, non abbiamo bisogno di essere anziani / pastori o evangelisti.

    Nelle nostre famiglie Dio richiede che tutti siamo sacerdoti, qual è il lavoro del sacerdozio del Vecchio Testamento per esempio?

    Hanno offerto sacrifici, giusto? Dobbiamo offrire noi stessi sacrifici viventi santi e accettabili a Dio, Romani 12: 1.

    I sacerdoti offrivano la lode e il ringraziamento a Dio, e così tutti siamo chiamati a fare,

    1 Pietro 2: 5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

    Vedete anche qui, siamo pietre viventi edificati per essere una casa spirituale, non un edificio e siamo chiamati ad offrire sacrifici spirituali non sacrifici animali, noi abbiamo il sacrificio dei sacrifici una volta per tutti in Gesù Cristo e per questo motivo i nostri sacrifici spirituali sono accettabili a Dio.

    Tuttavia, siamo un santo sacerdozio, tutti noi credenti, non solo pastori o gli anziani, i diaconi o gli evangelisti.

    1 Pietro 2:9 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;

    Vedete? Siamo tutti un sacerdozio reale che offre il sacrificio di lode e di ringraziamento a Dio e dobbiamo guidare i nostri figli a fare altrettanto.

    I sacerdoti dell’Antico Testamento offrivano preghiere con l’incenso, quindi come sacerdozio spirituale santo dobbiamo offrire preghiere a Dio attraverso l’aroma dell’incenso della persona di Gesù Cristo, attraverso di Lui le nostre preghiere sono udite e attraverso di Lui sono accettate da Dio.

    Dobbiamo, come sacerdoti guidare la nostra famiglia in preghiera come i sacerdoti guidavano il popolo in orari di preghiera al tempio, vedi Levitico 16: 12-13; Luca 1: 9-11.
    Infatti è scritto infatti che l’incenso e le preghiere vanno insieme e in Apocalisse 8 Giovanni spiega che le preghiere e l’incenso che nell’Antico Testamento venivano offerte dai sacerdoti ora sono offerte dai santi:

    Apocalisse 8:3-4 Poi venne un altro angelo che aveva un turibolo d’oro e si fermò presso l’altare; e gli furono dati molti profumi, affinché li aggiungesse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono. 4 E il fumo dei profumi, offerti con le preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo davanti a Dio.

    I santi offrono preghiere e sono qui accoppiate con l’incenso come lo erano nel sacerdozio dell’Antico Testamento.

    Vediamo che il sacerdozio ora però è cambiato, Gesù è il sommo sacerdote dell’ordine di Melchisedek e tutti i santi sono il sacerdozio in e attraverso Cristo.

    Questo è chiamato il sacerdozio dei credenti, non ci sono più sacerdoti specifici nella chiesa come nostri mediatori tra Dio e noi, ma siamo tutti un sacerdozio santo e spirituale che ha un solo mediatore Gesù Cristo è il nostro mediatore; 1 Timoteo 2: 5; Ebrei 8: 6; Ebrei 9:15; Ebrei 12:24; e Sommo Sacerdote, Romani 8:34; Ebrei 2: 17-18; Ebrei 3: 1; Ebrei 4: 14-16; Ebrei 9:11 e per mezzo di Lui siamo tutti accettati da Dio, le nostre preghiere, le lodi, il ringraziamento e il servizio sono tutte accettate solo attraverso Gesù Cristo.

    Così vediamo che la chiesa è una cosa molto diversa nel disegno di Dio il quale non è lo stesso del disegno dell’uomo.

    L’uomo ha trasformato la chiesa in qualche tipo di sistema ibrido di riti, di posizione e di gerarchia del sacerdozio che in realtà rispecchia il vecchio sistema che Dio ha abolito e l’uomo nella sua religiosità lo ha ricostruito.

    Così avendo detto questo Dio benedice solo chiese di casa e non quelle di grandi luoghi di incontro?

    No! Dio ama e benedice tutti i Suoi figli, tuttavia l’uomo ha comunque creato un sistema uguale a ciò che Dio ha abolito ed un sistema che aveva inteso di essere.

    Credo personalmente che questo tipo di sistema in molti modi ostacola la crescita spirituale e la maturità dei credenti e rende la Chiesa vulnerabile a molte cose pericolose, tra cui l’avidità e la perdita delle risorse di Dio.

    Dio è comunque buono e benedirà i Suoi figli e porterà avanti il Vangelo nonostante i nostri errori e la nostra disobbedienza e le nostre incomprensioni.

    Avendo detto questo comunque, dobbiamo servire il Signore senza essere pigri ed in tutta la nostra vita ed in ogni luogo e quindi noi, come dice Paolo in qualunque tipo di attività anche fuori dalla chiesa e dentro la chiesa, dobbiamo servire il Signore senza pigrizia.

    Ci sono diverse esortazioni nella parola di Dio su come dobbiamo condurre noi stessi nella nostra attività e nel nostro lavoro. Ricordiamoci tutto quello che facciamo, lo facciamo o lo faremo per il Signore.

    Colossesi 3:17 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui.

    Nel contesto in cui è collocato questo passo troviamo che la realtà di questa esortazione si adatta in tutto ciò che facciamo sia nella chiesa che al di fuori di essa.

    Colossesi 3: 10-16 è il contesto della nostra vita e di servizio nella chiesa, quindi il versetto 17 è l’esortazione di fare tutto in parola ed opera nel nome del Signore, poi da Colossesi 3: 18-22 troviamo l’esortazione di servire Dio allo stesso modo anche nella famiglia e nella nostra attività esterna alla chiesa, come il lavoro e l’ambiente imprenditoriale. Paolo corona tutto questo contesto infine dicendo:

    Colossesi 3:23-24 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell’eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore.

    Anche qui Paolo ci esorta, qualunque cosa facciamo, ovunque siamo, e a chi la facciamo sempre, dobbiamo sempre farlo con un cuore per il Signore e non come se lo facessimo solo per gli uomini.

    La parola usata da Paolo di buon animo ha lo stesso significato di quello che dice in Romani 12:11, dove ci dice di farlo con uno spirito fervente servendo il Signore e non per farlo con compulsione o qualche tipo di obbligo come servendo uomini, invece di farlo come al Signore.

    La questione qui è questa, se facciamo cose e ovunque le facciamo e pensiamo che stiamo solo servendo persone difatti diventeremo più impazienti e spesso ci sentiremo come se le persone che stiamo servendo non meritno neanche le cose che noi facciamo e faremo queste cose con l’atteggiamento sbagliato e lo spirito sbagliato.

    Se facciamo in servizio a Dio, faremo tutto, o dovremmo fare tutto con uno spirito ed un atteggiamento fervente e amabile, perché Dio lo merita ed è degno del nostro amore e del nostro servizio.

    Vedete è vero, forse che la gente non merita che li serviamo però Dio sì, ed inoltre, i nostri fratelli e le nostre sorelle come noi sono il corpo di Cristo, la chiesa, come detto non è un edificio o un luogo dove andare, i credenti sono la chiesa il corpo di Cristo.

    Quando amiamo e serviamo i nostri fratelli, le nostre sorelle, i nostri coniugi o familiari (se nati di nuovo) stiamo in realtà a servendo Cristo, amiamo Lui quando ci amiamo a vicenda.

    Questa è la realtà di tutto questo, non possiamo vedere se semplicemente stiamo servendo e amando solo persone.

    Questo è esattamente per cui Paolo ci esorta dicendo che tutto quello che facciamo in parola o in opera si farlo nel nome del Signore e farlo per Lui. Se facciamo questo si elimineranno in noi molti cattivi sentimenti e comportamenti. Serviamo il Signore con allegria a causa di chi è Lui e di ciò che ha fatto per noi.

    Ricordiamoci che quando Gesù è andato alla croce, è andato per servirci, per salvarci, noi che eravamo ancora peccatori e nemici di Dio. Allora sappiamo che Egli non morì per persone giuste e buone, ma per peccatori malvagi che odiavano Dio.

    Romani 5:6-11 Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi. 7 Difficilmente infatti qualcuno muore per un giusto; forse qualcuno ardirebbe morire per un uomo dabbene. 8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 E non solo, ma anche ci vantiamo in Dio per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, tramite il quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

    Come vediamo, eravamo senza forza, eravamo empi, eravamo ingiusti, eravamo ancora peccatori, quando l’amore di Dio in Cristo fu veramente dimostrato, quando Gesù è morto per noi.

    Noi eravamo nemici di Dio ed ancora ci ha riconciliati mediante la Sua morte.

    Come vediamo non abbiamo e non potremmo mai meritare l’amore di Dio e il Suo servizio di amore per noi, eppure Lui ci ha servito e ci ha amati al nostro peggior momento.

    Quindi chi siamo noi per non servire ed amare i nostri fratelli e sorelle in Cristo e farlo con lo stesso atteggiamento che Gesù ha avuto verso di noi.

    Questo è esattamente quello che Paolo intende nella sua esortazione in Filippesi 2:1-8.

    Paolo vuole che noi realizziamo la medesima mente e quindi lo stesso amore e comportamento che Gesù aveva per noi verso gli altri.

    L’intensità del nostro servizio, sia nella chiesa che in tutte le altre sfere della nostra vita, deve basarsi sul fervore del nostro amore per Dio, questo sarà alla base del nostro fervore nel servizio e nel lavoro.

    La parola qui in Romani 12:11 in greco significa in realtà non essere ritardata o lenta e anche non fare in modo gravoso e indolente. Questa parola va al di là della pigrizia anche se la comprende.

    Questa parola indica che il nostro servizio nella chiesa e fuori della chiesa deve essere pronto, questa è l’indicazione di non strascicare i nostri piedi quando facciamo qualcosa.

    Essere pigri come indica anche la parola indolenza, indolenza significa: lenta, inerte, inattiva, lento ad arrivare, pigro.

    Anche la parola greca usata qui ha la connotazione di fare le cose in modo sconveniente.

    Quindi in realtà questa parola significa non essere pigri, non muoversi con lentezza in modo procrastinante, di non fare le cose forzando sé stessi a farle senza agire come se fossimo annoiati dal doverle fare.

    Invece, Paolo dice di essere ferventi nel nostro servizio e come ha detto in Colossians 3 farlo con il cuore, con amore ed essere sempre pronti a farlo, farlo con il desiderio come se servissimo Dio e non per forza o compulsione.

    Paolo usa la parola fervente qui, un’altra parola usata è zelante. Avere zelo o fervore ha la connotazione di essere in fiamme, essere caldi, bruciare.

    Ciò dà la giusta indicazione su come dobbiamo servire Dio e come dobbiamo servire Dio in tutto ciò che facciamo. La parola in Greco viene utilizzata anche per descrivere quando un metallo è fuso, quindi è rosso caldo e brillante, estremamente caldo, così infuocato che brilla.

    La maggior parte dei credenti non servono così, infatti se siamo onesti con noi stessi dobbiamo ammettere che troppo spesso non serviamo Dio e gli altri in questo modo.

    In Colossesi 3 Paolo usa la parola fare le cose di buon animo, la parola Greca usata è in realtà due parole, Ek che significa fuori e la parola psucheés che viene usata per descrivere lo spirito, l’anima, questo è in perfetta linea con quello che Paolo dice in:

    Romani 5:5 Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

    L’amore di Dio è sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo, così è nella nostra anima, di cui il nostro cuore e la nostra mente fanno parte, è da qui che deve provenire il nostro servizio amorevole e fervente.

    Quindi, quello che Paolo sta dicendo è che dobbiamo servire Dio e quindi l’un l’altro dal cuore, da un cuore e da una mente che comprendono l’amore di Dio che comprendono come e quanto Dio ci ha amati, con un cuore ed una mente che comprendono pienamente l’amore di Dio, queste sono una mente ed un cuore che sarà molto grato a Dio e questa gratitudine si manifesterà servendo Dio in ogni cosa, calorosamente e ferventemente.

    Il fallimento della comprensione dell’amore di Dio nella sua pienezza dà luogo a un servizio difettoso, dà modo ad un servizio legalista e fatto in compulsione piuttosto che motivato dall’amore per Dio e la sua Chiesa.

    Credo che siamo tutti in qualche modo molto difettosi in questo reparto, credo che siamo tutti difettosi nel comprendere la profondità dell’amore di Dio per noi e quindi non siamo sempre in grado di servire Dio con fervore e zelo, ovviamente è per questo che spesso che non intendiamo e sappiamo come amare l’un l’altro.

    Credo che questo sia il motivo per cui gli Apostoli nei loro scritti per noi cioè la chiesa attribuiscono una grande enfasi nello spiegare il grande amore di Dio e anche perché insistono che preghiamo per conoscere questo amore sempre più profondamente e meglio.

    Quello che vediamo spesso svilupparsi nella nostra vita è, io la chiamo la sindrome di Efeso.

    Abbiamo già parlato di questo ma vale la pena ricordare.

    La sindrome di Efeso ha in pratica una sequenza nella nostra vita prima che si manifesti e di solito funziona in questo modo.

    Dio ci salva e siamo sopraffatti dal Suo perdono e dal Suo amore tanto che non possiamo smettere di parlare di Lui e il nostro amore per Dio diventa una ossessione, è lo stesso tipo di amore che si manifesta anche quando siamo profondamente innamorati con qualcuno. Sapete quell’amore che non ci lascia stare, che provoca i noi il desiderio di trascorrere ogni momento vivente con quella persona di cui siamo innamorati, un sentimento che provoca a lasciar perdere tutto e tutti per essere con quella persona. È un amore che ci travolge così tanto che non possiamo nemmeno smettere di pensare di quella persona, li pensiamo costantemente ed immaginiamo ogni momento che possiamo e vogliamo spendere assieme loro.

    Questo è un amore che ci induce a rinunciare a tutto e ad essere disposti a fare tutto per la persona che amiamo, anche mancare di cibo e sonno.

    Questo è il tipo di amore che è descritto nell’episodio che troviamo in:

    Luca 7:36-38 Or uno dei farisei lo invitò a mangiare con lui; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. 38 E, stando ai suoi piedi, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l’olio profumato.

    Vediamo qui una donna che per tutti gli scopi e le finalità viene poi identificata come una peccatrice, probabilmente una prostituta, lei riversò su Gesù il suo amore, un amore innocente da un cuore che ha sentito l’amore di Dio e piange ai piedi del Signore. I farisei nella loro auto giustizia in sé non possono fare a meno di pensare quanto sia orribile questa donna e credono che Gesù penserebbe come loro.

    Invece Gesù non pensa come loro, Gesù non pensava mai come loro. I loro pensieri erano antitetici da come pensa Dio. Gesù in questo caso li deve rimproverare ed insegnare loro perché questa donna stava agendo in questo modo.

    Luca 7:41- 50 E Gesù gli disse: «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. 42 Non avendo essi di che pagare, egli condonò il debito ad entrambi. Secondo te, chi di loro lo amerà di più?». 43 E Simone, rispondendo, disse: «Suppongo sia colui, al quale egli ha condonato di più». E Gesù gli disse: «Hai giudicato giustamente». 44 Poi, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli. 45 Tu non mi hai dato neppure un bacio; ma lei da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai unto il capo di olio; ma lei, ha unto i miei piedi di olio profumato. 47 Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama». 48 Poi disse a lei: «I tuoi peccati ti sono perdonati». 49 Allora quelli che erano a tavola con lui cominciarono a dire fra loro: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50 Ma Gesù disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

    Voglio che ci concentriamo sul versetto 47 dove Gesù dice che questa donna ha capito ciò che capiamo anche noi quando Gesù ci incontra nella nostra peccaminosa e ci perdona tutti i nostri peccati. Come questa donna comprendiamo il nostro peccato ed il peso dei nostri peccati, e soprattutto capiamo l’amore di Dio nel Suo Figlio che Egli ha dato per perdonarci i nostri peccati, comprendiamo il costo che i nostri peccati hanno causato a Gesù, capiamo che noi non meritano e non potremmo mai meritare l’amore e il perdono di Dio, ma solo che con la Sua grazia e misericordia Egli concede a noi peccatori indegni. Capiamo che siamo indegni ma quanto Dio ci ama.

    In quel momento, nella nostra vita, come nella vita di questa donna, cominciamo a riversare il nostro amore sul Signore con il nostro amore e la nostra devozione non possiamo smettere di sentirci grati. Siamo letteralmente innamorati di Lui, gli dobbiamo tanto e non potremmo vivere miliardi di vite per poter ripagarlo per quello che ha fatto per noi.
    Quando Dio ci salva noi capiamo tutto questo.

    Tuttavia, come accade spesso anche con il nostro essere innamorati di una persona, accade con Dio.

    Quello che effettivamente accade veramente non è che smettiamo di amare Dio in realtà, ciò che accade è che noi, come esseri umani abbiamo la tendenza a dimenticare. Le nostre menti diventano ingombrate con tutti i tipi di pensieri terreni, intasate dalle preoccupazioni della vita, siamo occupati dalla nostra vita terrena e in tutto ciò che questo fa è che noi dimentichiamo l’amore che Dio ha per noi e dimantichiamo come ci siamo sentiti quando ci ha salvato nel principio.

    Fondamentalmente la luna di miele è finita, non smettiamo di amare Dio ed avviene quello che avviene anche con altre persone, non è che non amiamo più i nostri coniugi, ma la cosa che succede è che cominciamo a prenderli per scontato e ci sentiamo comodi nel rapporto con i nostri coniugi, questo accade anche con il Signore!

    Inoltre, quando si tratta di Dio, da principio vogliamo conoscerlo così bene che trascorriamo ore nella Sua parola, più tempo passa per molti però la cosa che succede è che cominciamo a pensare che ciò che sappiamo di Dio sia sufficiente, prendiamo la Sua grazia e il Suo perdono e anche il Suo amore per scontato.

    Facendo tutto questo ci fa dimenticare e anche se leggiamo la Sua parola e andiamo in chiesa e preghiamo, tutto diventa abituale e così cominciamo a pensare che tutto questo è sufficiente.

    Spesso quando prendiamo l’amore di Dio e il Suo perdono per scontato, questo ci fa dimenticare l’amore che abbiamo avuto noi per Dio all’inizio ed in aggiunta questo ci rende Fariseici ed a credere di avere autosufficenza e di essere giusti nel nostro pensiero.

    Cominciamo a pensare che siamo arrivati a conoscere ed a comprendere Dio, ed in realtà invece dimentichiamo il nostro primo amore, come amavamo con quell’amore sia Dio che i nostri fratelli e sorelle. Cominciamo a pensare molto meglio di noi stessi e questo ci fa diventare sempre più legalisti e il nostro amore fervente e sincero scompare. Non abbiamo smesso di amare Dio, ma abbiamo dimenticato come amarlo!

    Questo è un altro motivo per cui Paolo inizia questo capitolo con le parole con cui inizia a dirci di offrire noi stessi a Dio come sacrifici viventi, santi e accettabili a Lui ed è veramente questo il nostro ragionevole servizio a Dio. Dobbiamo farlo con comprensione e discernimento, ecco perché Paolo prega questo in Filippesi uno e nei seguenti passi:

    Filippesi 1:9-11 E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo, 11 ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.

    Colossesi 1:9-10 Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo sentito questo, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio,

    Efesini 1: 16-18 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, 18 e illumini gli occhi della vostra mente, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi,

    Efesini 3:14-18 Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra, 16 perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell’uomo interiore, 17 perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, 18 affinché, radicati e fondati nell’amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l’altezza, 19 e conoscere l’amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.

    Vediamo chiaramente in tutti questi passi che Paolo sta pregando che Dio dia ai suoi figli una cosa specifica, guardate adesso che cosa è:

    C’è un chiaro e ricorrente tema nelle preghiere di Paolo, questo tema ricorrente è che Dio ci dia conoscenza, discernimento, la conoscenza di Dio e la comprensione per sapere che cosa?

    La profondità dell’amore di Dio, l’amore di Cristo così che il nostro amore possa abbondare nella conoscenza e nel discernimento di queste cose.

    Perché? Altrimenti ci dimentichiamo l’amore di Dio e cominciamo, come ho detto prima, a prenderlo per scontato e così la pratica e la dimostrazione del nostro amore diventa debole e fredda e meccanica piuttosto che zelante e fervente.

    Così che arrivati a questa fase siamo colpiti dalla sindrome di Efeso.

    La sindrome di Efeso è un termine che ho inventato io, ma è una vera condizione spirituale che si verifica quando abbiamo dimenticato l’amore che Dio ha per noi, quando abbiamo dimenticato la profondità e l’estensione dell’amore di Dio, quando prendiamo il Suo amore e il Suo perdono per scontato. Questa condizione spirituale provoca il nostro amore per Dio e per la chiesa a raffreddarsi e diventare meccanico e legalista nel modo in cui lo pratichiamo.

    Questo è infatti quello che Gesù intendeva quando mandò la sua lettera alla chiesa Efesina nel libro di Apocalisse.

    Apocalisse 2:1-6 «All’angelo della chiesa in Efeso scrivi: queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. 2 Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi; e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. 3 Tu hai sopportato, hai costanza e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti. 4 Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore. 5 Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa’ le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi. 6 Tuttavia hai questo, che odi le opere dei Nicolaiti, che odio anch’io

    Eccola qui, una chiesa, Efeso, il Signore loda il suo conduttore perché Egli riconosce molte cose buone in lei. È una chiesa che opera, è una chiesa prodigiosa, una chiesa paziente, una chiesa che odia e non tollera i malvagi e falsi insegnanti e le false dottrine, una chiesa con un forte senso di discernimento spirituale. Per l’omonimo di Cristo, opera e si affatica senza stancarsi.

    Questi sono tutti caratteri di carattere divino essenziali che dobbiamo sicuramente avere in una solida chiesa in questo mondo. Tuttavia, il Signore ha qualche cosa ancora contro di lei. Tutto ciò che ha è molto buono ma non è abbastanza buono. Perché? Perchè Gesù dice che, nonostante la sua forte e sana posizione dottrinale, ha abbandonato qualcosa che la ha indebolita. Ha lasciato il suo primo amore!

    Questa chiesa aveva dimenticato il suo primo amore, l’amore fervente e ricco che aveva avuto una volta quando era nata amata nell’amore e nel perdono di Dio. Era come quella donna a piedi di Gesù nella casa del fariseo, che non poteva smettere di essere fervente e di dare al Signore adorazione e servizio sincero. Ricordate perché? Amava molto perché Dio le aveva perdonato molto.

    Dio in Cristo quindi ci ha perdonato così tanto e mentre ce lo ricordiamo il nostro culto, l’amore e il servizio per Dio e per la Chiesa saranno ferventi e ricchi d’amore. Se e quando dimentichiamo l’amore di Dio e quanto Dio ha perdonato tali peccatori indegni come noi, allora, come Efeso abbandoneremo il nostro primo amore, l’amore con cui abbiamo apprezzato e servito Dio in un primo momento.

    C’è però speranza attraverso quello che Gesù dice alla chiesa Efesina e qundi anche a noi che dobbiamo fare.

    Lui ci dice: versetto 5 Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa’ le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi.

    Guardate, Gesù dice: Ricordati, dovevano ricordare dove erano e quindi da dove erano caduti, avevano dimenticato, ecco perché hanno lasciato il loro primo amore, siamo tutti gente che si dimentica.

    Questo è in realtà un altro motivo per cui anche nelle Scritture dell’Antico Testamento gli Ebrei chiamavano sempre la gente a ricordare ciò che il Signore aveva fatto per loro. Erano sempre chiamati a ricordare e non dimenticare ciò che il Signore aveva fatto.

    Nella Scrittura la parola ricorda è riportata 148 volte, 148 volte in 66 libri. Questa è menzionata quindi molte volte, molte volte che siamo chiamati ed esortati a ricordare o dove viene menzionato da qualcuno che si ricordassero di ciò che Dio aveva fatto nel passato.

    La Scrittura ci esorta a ricordare perché dimentichiamo molto facilmente e quando lo facciamo la prima cosa di cui si soffre la perdita è il nostro amore.

    L’amore che dobbiamo avere per Dio e per la chiesa dipende perciò dalla nostra memoria, il fatto di amare affettuosamente e profondamente dipende dal fatto che prima sappiamo della profondità dell’amore di Dio e conosciamo Lui e cosa ha fatto per noi e poi non dobbiamo dimenticare, dobbiamo continuare a ricordare l’amore di Dio e il Suo perdono.

    Così Gesù dice a Efeso e a noi, di pentirsi e fare le opere di prima.

    Il pentimento abbiamo visto parecchie volte significa innanzitutto cambiare la propria mente e poi cambiare corso e comportamento.

    Ecco perché Paolo all’inizio di questo capitolo ha citato che dobbiamo essere trasformati, vale a dire modificati, dal rinnovamento della nostra mente.
    Rinnovare la mente è in realtà quello che Gesù ha chiamato la chiesa Efesina a fare, per pentirsi dobbiamo anche rinnovare la mente e più spesso che non una parte del processo del rinnovamento della mente e la modifica del comportamento si verifica quando ricordiamo quello che già sappiamo e ricordando ciò che abbiamo già sperimentato, in questo caso la profondità dell’amore e il perdono di Dio.

    Così ora sappiamo come Dio vuole che lo amiamo e lo serviamo e per conseguenza amiamo e serviamo i nostri fratelli e sorelle, in realtà ci chiama a servire gli altri come se servissimo il Signore e per farlo dall’amore che abbiamo nel cuore per Dio.

    Questo è il contesto che abbiamo già visto prima scritto in:

    Colossesi 3:17-23 E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui. 18 Mogli, siate sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. 19 Mariti, amate le mogli e non v’inasprite contro di loro. 20 Figli, ubbidite ai genitori in ogni cosa, poiché questo è accettevole al Signore. 21 Padri, non provocate ad ira i vostri figli, affinché non si scoraggino. 22 Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio. 23 E qualunque cosa facciate, fatelo di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini,

    Come abbiamo visto la sezione prima di questa ci chiama ad amare e servire nella chiesa, questa sezione ci chiama ad amare e servire Dio con fervore e cordialità al di fuori della chiesa, in altre parole in ogni aspetto della nostra vita.

    Nel nostro matrimonio, come genitori e nel richiamare i nostri figli a fare lo stesso nei confronti dei loro genitori, ci chiama poi a servire Dio con tutto il cuore fuori dalla famiglia cioè nel nostro luogo di lavoro, sia i lavoratori cristiani che i datori di lavoro sono chiamati a trattare altri con L’amore di Dio e nel modo che Egli desidera.

    Efesini 6:5-9 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo, 7 servendo con amore, come a Cristo e non come agli uomini, 8 sapendo che ciascuno, schiavo o libero che sia, se avrà fatto del bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore. 9 E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il loro e vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c’è alcuna parzialità.

    Questo ci porta ad una parte dell’esortazione che stiamo studiando in Romani 12:11, non essere pigri nel nostro operato.

    Come abbiamo visto servire Dio è qualcosa che dobbiamo fare ovunque e in ogni momento.

    Quindi, sia nella chiesa che nella nostra famiglia o nel nostro lavoro dobbiamo servire sempre Dio con amore fervente.

    Non credo che dobbiamo andare in profondità nell’etica del lavoro di un cristiano, sia sufficiente dire che siamo cristiani a tempo pieno, quindi dobbiamo ubbidire a Dio in ogni cosa ed in ogni situazione o in ogni luogo.
    Serviamo con fedeltà non come per l’uomo, ma servendo Dio come le Scritture che abbiamo appena letto ci dicono.

    Nelle nostre pratiche di lavoro e di impresa dobbiamo essere onesti, sinceri, rispettosi e non dobbiamo rubare il tempo di lavoro ai nostri datori di lavoro né rubare la retribuzione dei nostri dipendenti.

    Come dipendenti non dobbiamo essere pigri e compiacenti nel nostro lavoro, dobbiamo, come Paolo ha detto, lavorare come se stessimo lavorando per il Signore perché in realtà lo siamo.

    Quando nelle pratiche commerciali o quando ci viene richiesto da un datore di lavoro ed essere tentati o richiesti di agire in modo disonesto, non dobbiamo farlo, dobbiamo a tutti i costi obbedire a Dio e alla Sua parola. Non è, lo ripeto, non è mai mai giusto mentire o praticare in modo disonesto sia come imprenditore, né come impiegato.

    Mi rendo conto che, soprattutto come dipendente, possiamo sentirci minacciati o possiamo sentirci come se potessimo anche perdere i nostri posti di lavoro se non obbediamo i nostri datori di lavoro quando ci dicono di usare pratiche non etiche e disoneste, ma la nostra massima e solo obbedienza e fedeltà sono dovute a Dio e non all’uomo.

    Proverbi 29: 25-26 Il timore dell’uomo è una trappola, ma chi mette la sua fiducia nel Signore sarà salvo. 26 Molti cercano il favore del governatore; ma il giudizio di ogni uomo viene dall’Eterno.

    Aver paura dell’uomo è una trappola ma fidarsi di Dio ed obbedire a Lui porta sicurezza. Nello stesso contesto, quando una persona cerca il favore di un governatore, o nel nostro caso il favore del nostro datore di lavoro, dobbiamo considerare che Dio è comunque il giudice delle nostre azioni ed è Lui, come Paolo ha detto prima, che ricompensa il nostro lavoro o si incorrerà nelle Sue discipline quando facciamo del male.

    Ci sono sempre conseguenze quando disobbediamo di Dio. Siamo perdonati e non incorreremo nel suo giudizio eterno, tuttavia avremo conseguenze temporali e terrene e non saremo sicuramente sfuggenti dalla disciplina di Dio.

    Se pensiamo per un momento che è meglio agire in modo disonesto quando i nostri datori di lavoro ci richiedono di farlo piuttosto che obbedire a Dio anche se possiamo subire conseguenze sul lavoro, forse anche perdere il lavoro, ci sbagliamo e ci concediamo alla paura dell’uomo piuttosto che al timore di Dio e quindi il tomore dell’uomo governa le nostre decisioni.

    Come si legge, la paura dell’uomo è una trappola, una trappola, quindi dobbiamo stare molto attenti se non vogliamo cadere in una trappola, allora dobbiamo, come il passaggio dice, aver fiducia nel Signore invece e così e solo così saremo al sicuro.

    Gesù così come Giovanni hanno paragonato amare Dio ad obbedirlo, vedere Giovanni 14: 15-24 e 1 Giovanni 5: 3.

    Così ora abbiamo visto che cosa il versetto undici nel nostro studio dei Romani 12 significa nella sua interezza.