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  • Romani Capitolo Due

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    Secondo Capitolo Della Epistola ai Romani

    Capitolo II- Ipocrisia dell’Empio e del Religioso Ebreo

    Romani Capitolo II Versetti da I a XI

    1Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile perché in quel che giudichi l’altro, condanni te stesso, poiché tu che giudichi fai le medesime cose. 2 Or noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo verità su coloro che fanno tali cose. 3 E pensi forse, o uomo che giudichi coloro che fanno tali cose e tu pure le fai, di scampare al giudizio di Dio? 4 Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? 5 Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, 6 che renderà a ciascuno secondo le sue opere: 7 la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; 8 a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira.9 Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco;10 ma gloria, onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima e poi al Greco.11 Perché presso Dio non v’è parzialità

    Introduzione del Secondo Capitolo

    Paolo inizia il secondo capitolo dicendo, perciò, perciò è una congiunzione che congiunge il discorso precedente a quello attuale.

    Dobbiamo fare delle precisazioni introduttive però prima di entrare nel vivo di questo discorso presentatoci da Paolo.

    La prima precisazione che è importante da ricordare quando leggiamo le Scritture è che generalmente i capitoli e versetti che in ogni lettera, epistola o libro notiamo, non esistevano nei testi originali. Questi sono stati introdotti molto tempo dopo per facilitare la lettura e per facilitare la ricerca dei vari passi interessati.

    Dobbiamo dire però, che spesso le suddivisioni dei capitoli non facilitano la comprensione del soggetto e lo scorrimento del contesto viene interrotto ed almeno psicologicamente spesso crediamo che un discorso sia finito in un capitolo ed uno nuovo inizia nel seguente capitolo, mentre invece spesso non è così. Dobbiamo allora rimanere concentrati su ciò che leggiamo per capire quando effettivamente l’autore cambia il contenuto del passo e il contesto dunque cambia.

    Quando troviamo una congiunzione come questa, perciò , ci rendiamo conto che seppure siamo in un nuovo capitolo il discorso che inizia è connesso al precedente.

    Quindi in questo caso Paolo sta connettendo quello che sta dicendo con il ragionamento appena finito, cioè il versetto 32 del precedente capitolo.

    La seconda precisazione introduttiva a questo secondo capitolo è questa, che Paolo inizia a riferire questo discorso adesso ai credenti Ebrei. La prima cosa che ci introduce questo concetto anche se non possiamo esserne certi al 100% , è l’uso del termine o uomo , questo termine veniva usato spesso tradizionalmente per riferirsi ad Israele. Comunque, anche se si credesse che Paolo stesse parlando dell’uomo come nel termine di essere umano, il contesto di Romani 2 ci fa invece capire più avanti che Paolo sta proprio indirizzando questo capitolo agli Ebrei religiosi. Il principio di ciò che Paolo sta comunicando comunque può e deve essere applicato a tutti i religiosi, di qualsiasi religione.

    Comunque, avremo l’occasione di vedere questo concetto sviluppato nel Capitolo 3, Paolo adesso sta cominciando ad unire i pagani che ha descritto nel Capitolo 1 ai religiosi, ipocriti Ebrei che credevano di essere superiori ai Pagani per via della loro religione e le loro tradizioni e la conoscenza del vero Dio e della Sua legge. Paolo adesso sta unendo tutti e due i gruppi etnici nella stessa categoria la quale verrà illustrata unita per noi in Romani 3.

    Versetto 1 Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile perché in quel che giudichi l’altro, condanni te stesso, poiché tu che giudichi fai le medesime cose.

    Comunque, O uomo, Ebreo o Gentile non è quello che importa alla fine, ma il fatto che Paolo adesso dice perciò, per via del fatto che precedentemente ci è stato fatto presente cioè

    Romani 1:32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.

    Vi ricordate quello che abbiamo detto in riguardo a questo?

    L’uomo sa che la legge morale di Dio scritta nel suo cuore lo condanna mediante la coscienza come trasgressore di tale, e sa che la condanna per coloro che si comportano nel modo descritto è la morte, ma non ostante tutto, Paolo dice che, pur sapendo tutto questo, continuano a compiere tutti questi peccati ed a trasgredire la legge divina. Non solo continuano a praticare queste cose ma addirittura approvano tutti gli altri che come loro le commettono.

    Si capisce che questo è vero solo osservando il comportamento della gente, come ragiona, come si comporta. Solitamente questo si svolge in un modo molto categorizzato. Vale la pena rivedere questa cosa.

    Per esempio, un omosessuale approverà l’omosessualità ma magari condannerà l’omicidio, non rendendosi conto che quando odia una persona o serba rancore commette omicidio nel cuore, comunque invece approverà l’adulterio o altre cose. L’uomo “morale” magari non approva l’adulterio ma magari approva chi è avido o invidioso come lui o altro magari chi è bugiardo perché anche lui è bugiardo, il che non è difficile visto che vi sono tanti diversi modi per esserlo. I ladri approvano quelli che come loro rubano, ma magari condannano il comportamento peccaminoso di altri.

    Dunque, quello che Paolo ci ha cominciato a dire in Romani 1:32 lo sta approfondendo adesso in questo versetto.

    L’uomo approva i suoi stessi peccati anche negli altri che praticano gli stessi e ipocritamente parlando l’uomo seleziona alcuni peccati, quelli che lui stesso commette e li approva, li giustifica, questo lo fa anche in altri e poi seleziona i peccati che non commette e condanna coloro che li praticano, comunque sempre peccatore è e sempre peccatore rimane. Questa è l’ipocrisia.

    Questo è il soggetto di Paolo in questo versetto, l’ipocrisia di colui che giudica i peccati di altri mentre approva i suoi e coloro che praticano quelli che lui stesso pratica.

    Ma alla fine tutti si approvano a vicenda i peccati altrui mentre rinnegano lo stato corrotto del loro cuore malvagio e ottenebrato e condannano altri che in fondo sono come loro, anche se loro si ritengono più giusti.

    Infatti, la grande bugia, l’inganno che l’essere umano tende a se stesso è proprio questo, cioè, se il peccato lo commette lui personalmente è giustificabile, ma quando lo vede commesso da altri lo condanna. Questa è ipocrisia perché il peccatore anche se è religioso, e questo è il punto che Paolo sta facendo, sempre peccatore è, sempre ipocrita è.

    Ricordiamoci anche che per l’Ebreo religioso, “l’osservatore” della legge di Dio, i peccati erano solo tali se venivano attualmente commessi come atti. Il peccato interiore, cioè, la condizione del loro cuore non era mai considerata peccaminosa da loro stessi, da Dio sì, da loro no. Una persona dunque, poteva anche odiare un’altra, bastava che anche se l’odiava non la uccidesse e dunque secondo la loro interpretazione della legge erano innocenti di omicidio.

    Se una persona guardava una donna con desiderio carnale verso di essa, bastava che non commettesse l’atto d’adulterio o fornicazione e secondo la loro interpretazione erano giustificati ed irreprensibili secondo la giustizia della legge di Dio. Comunque noi sappiamo o almeno spero, che per Dio non è affatto così.

    Infatti, Gesù gli scombussolò queste idee dichiarando invece che il peccato era nel cuore e che per Dio anche se non commesso l’atto stesso, il desiderio ed il sentimento era sempre peccato, vedi [Matteo 5:20-28] e [Matteo 15:18-19].

    Vedi infatti come anche Paolo commentò la pratica della religione Ebraica che lui stesso aveva praticato credendosi giusto ed irreprensibile

    Filippesi 3: 3-10 I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù senza confidarci nella carne, 4 benché io avessi di che confidare anche nella carne; se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più: 5 sono stato circonciso l’ottavo giorno, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei; quanto alla legge, fariseo, 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7 Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. 8 Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo, 9 e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede, 10 per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte,

    La parola di Dio in Giacomo ci ha avvertiti di questa ipocrisia così

    Giacomo 2:10-11 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. 11 Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge

    Il peccatore pagano ed il peccatore Giudeo religioso sono in fondo la medesima persona, giusto?

    Certo, perché colui che non ammette di essere un peccatore e che cerca di giustificarsi davanti a Dio mediante le opere morte di una religione non è una persona nata di nuovo che adora e serve Dio in Spirito e verità come appunto ha detto anche Paolo in Filippesi 3:1 I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù senza confidarci nella carne.

    Vedi anche [Giovanni 3:1-10] e [Giovanni 4:21-24]

    Il che significa che la loro religione è vana e che sono ancora morti nei loro peccati e sono dei morti viventi, zombie per modo di dire, vivi temporaneamente e fisicamente ma morti spiritualmente vedi [Giovanni 8:21-24];[Efesini 2:1-3];[Giovanni 6:53-54];[Giovanni 5:38-40]

    Così Paolo inizia il capitolo 2 di Romani, enfatizzando l’ipocrisia di coloro che condannano il peccato negli altri senza rendersi conto del proprio, credendo di essere superiori degli altri perché praticano una religione di opere morte.

    Paolo sta dicendo che questi sono condannati da Dio ugualmente anche se hanno una forma di pietà, una forma religiosa ma ne rinnegano la potenza che è Cristo Gesù, la potenza di Dio, come del resto descrisse Gesù

    Luca 18:9-14 Disse ancora questa parabola per certuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo”. 13 Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, sii misericordioso verso di me peccatore”. 14 Io vi dico che questi, e non l’altro, ritornò a casa sua giustificato; perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato

    Gesù con questa parabola, in altre parole sta dicendo la stessa cosa che Paolo sta dicendo in questi versetti di Romani 2.

    Vedete, i certuni che presumono di essere giusti e disprezzano gli altri, appunto sono i religiosi, peccatori senza la vita di Dio in essi , ma che credono di essere giusti e condannano il peccato altrui senza rendersi conto del proprio. Infatti il fariseo era il religioso non plus-ultra di quei tempi. Infatti lui stesso menziona il fatto che, primo non si riconosce un peccatore ma giusto, giusto però soltanto mediante le sue opere religiose morte.

    Ma ricordiamoci cosa disse Gesù in riguardo ai religiosi del suo tempo, ma anche a quelli di oggi

    Matteo 5:20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

    Quindi, Paolo sta dicendo non vi è scusante, non vi è giustificazione alcuna per un peccatore, per quanto religioso esso sia, in questo caso l’Ebreo. Comunque è lo stesso per ogni religione, chi condanna il peccato altrui, poiché sia in atto e comportamento che in pensiero e desiderio, colui che condanna commette le stesse cose. Come abbiamo già detto, chi trasgredisce la legge in un solo punto la ha trasgredita tutta e nel capitolo precedente abbiamo visto come la violazione di un comandamento che una persona commette è inestricabilmente connessa alla violazione di tanti altri e inesorabilmente tutta la legge di Dio è infranta.

    In questo Capitolo vi sono sette principi del giudizio di Dio. Il primo lo troviamo nel versetto due.

    Primo Principio di Giudizio Divino: Il giudizio di Dio secondo la verità

    Versetti 2-3 Or noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo verità su coloro che fanno tali cose. 3 E pensi forse, o uomo che giudichi coloro che fanno tali cose e tu pure le fai, di scampare al giudizio di Dio?

    Sì, Paolo dice addirittura che noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo la verità. Come? Semplice è ciò che Paolo ha detto in:

    Romani 1:18-19 Perché l’ira di Dio (il giudizio di Dio) si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19 poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha loro manifestato.

    Quindi il giudizio di Dio è secondo la verità che Lui ha manifestato nell’essere umano , ma non solo ed esclusivamente quella sola verità.

    La verità di Dio è rivelata all’uomo mediante ciò che abbiamo studiato precedentemente, la rivelazione generale di Dio, l’immagine e somiglianza di Dio dell’essere umano, la coscienza, l’intelletto e lo spirito e la natura che lo circonda.

    Vi fu un tempo un intero dialogo in riguardo a che cosa fosse la verità. In questo passo possiamo trovare come si dice la sacrosanta verità.

    Giovanni 18:37-38 Allora Pilato gli disse: «Dunque sei tu re?». Gesù rispose: «Tu dici giustamente che io sono re; per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità; chiunque è per la verità ascolta la mia voce». 38 Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?».

    Anche oggi la domanda di Pilato viene ripetutamente fatta e la risposta del mondo è che la verità è soggettiva, il mondo dichiara che la verità non è assoluta. Il mondo dichiara che la verità è quello che tu vuoi che sia, ciò che è verità per te quella è la verità. Del resto anche per Pilato probabilmente era così, ma in realtà, non è affatto così.

    Se Pilato fosse stato con Gesù la notte prima avrebbe sentito con le sue orecchie che cosa è la verità, la verità gli era difronte, la verità è Gesù stesso e la Sua parola

    Giovanni 14:6 Gesù gli disse: Io son la via, la verità, e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.

    Lui del resto è il logos di Dio, la parola di Dio che si è fatta uomo [Giovanni 1:1-14]. E’ Lui rivelato al mondo, adesso Lui è il livello più assoluto e più alto della verità di Dio rivelata all’uomo [Ebrei 1:1-2]. Lui ne è il compimento e quindi Colui che ci guida in tutta la verità di Dio. Il rifiuto di questa ultima e altissima verità subirà il giudizio più severo di quello di Romani 1, più severo ancora di quello contro coloro che rifiutano e trasgrediscono la legge scritta di Dio senza conoscenza di Cristo

    Ebrei 10: 26-29 Infatti, se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, 27 ma soltanto una spaventosa attesa di giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari. 28 Chiunque trasgredisce la legge di Mosè muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. 29 Quale peggiore castigo pensate voi merita colui che ha calpestato il Figlio di Dio e ha considerato profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e ha oltraggiato lo Spirito della grazia?

    C’è dunque la verità assoluta, la verità assoluta è Dio, la Sua legge, Gesù e la Sua parola ed il Suo Spirito [Giovanni 8:31-32]; [Giovanni 16:13];[Giovanni 17:17].

    Prima di tutto dobbiamo dire che l’ipocrita che Paolo sta menzionando in questo capitolo mente, è un bugiardo. Mentire ad altri è un peccato ma anche mentire a se stesso, ogni menzogna è peccato poiché è la menzogna è fa parte della natura del diavolo [Giovanni 8:44] .

    L’ipocrita mente a se stesso ed anche ad altri credendosi e spacciandosi di essere qualche cosa che invece non è, illude altri e se stesso. Lo fa perché non pratica la verità, non cammina nella verità, abbiamo letto che sopprime, soffoca la verità di Dio rivelatagli da Dio stesso seppellendola con l’ingiustizia ed il peccato. Comunque è inutile per l’ipocrita nascondersi dietro le sue stesse menzogne, poiché Dio vede al di là delle menzogne, legge il cuore e la mente dell’uomo, conosce anche le nostre parole prima che le diciamo, come possiamo nasconderci dalla verità di Dio?

    Salmi 139:1-12 Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci. 2 Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu intendi il mio pensiero da lontano. 3 Tu esamini accuratamente il mio cammino e il mio riposo e conosci a fondo tutte le mie vie. 4 Poiché prima ancora che la parola sia sulla mia bocca tu, o Eterno, la conosci appieno. 5 Tu mi cingi di dietro e davanti e metti la tua mano su di me. 6 La tua conoscenza è troppo sublime per me, talmente alta che non posso raggiungerla. 7 Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito, o dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza? 8 Se salgo in cielo, tu sei là; se stendo il mio letto nello Sceol, (soggiorno dei morti) ecco, tu sei anche là. 9 Se prendo le ali dell’alba e vado a dimorare all’estremità del mare, 10 anche là la tua mano mi guiderà e la tua destra mi afferrerà. 11 Se dico: «Certo le tenebre mi nasconderanno», persino la notte diventerà luce intorno a me; 12 le tenebre stesse non possono nasconderti nulla, anzi la notte risplende come il giorno; le tenebre e la luce sono uguali per te.

    Dio giudica il pagano idolatra come vi è scritto nel capitolo 1 ma anche giudica l’ipocrita religioso, il peccatore religioso che continua a comportarsi come il pagano idolatra ma lo condanna credendosi invece giusto. Dio giudicherà anche l’ipocrita, lo giudicherà giustamente secondo la Sua verità.

    Ognuno viene giudicato secondo il livello di verità rivelatagli ed ogni ulteriore livello di verità che una persona viene a conoscere aumenta il livello di responsabilità per come una persona risponde a quella verità e ne aumenta il giudizio se quella verità viene rifiutata. In altre parole, nel capitolo uno vi è descritto il primo livello di verità che Dio ha rivelato all’uomo. Questo livello è lo stesso per tutta l’umanità. Tutti verrebbero almeno giudicati secondo la verità di Dio rivelata a quel livello generale.

    Dopo tutto, Dio è verità ed il Suo giudizio è basato appunto sul fatto che Lui è verità e può solo giudicare secondo la verità.

    Si perché chi pratica l’ingiustizia secondo la verità di Dio, della Sua legge e della Sua parola e giudica gli altri si rivela di essere come gli altri, un ingiusto e la verità di Dio dice

    1 Corinzi 6:9-10 Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, 10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. Vedi anche [Efesini 5:5-6].

    Il religioso è ancora morto nei suoi peccati, non possiede la vita di Dio in esso non è quindi giustificato davanti a Dio. Se non è giustificato sarà condannato e questo secondo la verità della parola di Dio che lo condannerà nel suo giudizio finale se non si ravvede e diviene nato di nuovo.

    Giovanni 5:38-47 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato. 39 Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita. 41 Io non prendo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. 44 Come potete voi credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è chi vi accusa, Mosè (la religione per loro) nel quale avete riposto la vostra speranza; 46 infatti se voi credeste a Mosè, credereste anche a me, perché egli ha scritto di me. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?».

    Versetti 4-5 Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? 5 Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio,

    I religiosi disprezzano la benignità di Dio che è paziente verso di loro, la disprezzano perché alla fine continuano a commettere idolatria del resto come fanno i pagani, incorrendo alla fine nel giudizio di Dio perché si ritengono giusti e giustificati per via delle loro opere morte, cioè le loro pratiche religiose, invece che effettivamente ricorrere alla vera e propria misericordia di Dio e la Sua benignità che appunto desidera che essi si ravvedano.

    Questa era l’agonia di Gesù verso coloro che cercavano di ottenere la giustizia di Dio tramite la pratica religiosa e l’osservazione della legge, a modo loro. Comunque nella legge non vi è assolutamente grazia e misericordia, la legge è descritta diversamente nel N.T.

    1 Corinzi 15:56 Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge.

    Galati 2:16 sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poiché nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge.

    Infatti la legge è giusta ma la vera giustizia non può essere trovata nella pratica di essa, ne si può essere giustificati davanti a Dio per la pratica di essa, anzi la legge pur essendo santa e giusta è per l’uomo una maledizione, così è descritta nel NT.

    Vedi anche [Romani 7:7-25];[Galati 3:13-25]

    Per questo Gesù si adirava contro i religiosi, perché nella loro durezza di cuore non volevano ammettere di essere peccatori, credevano invece di essere giusti per le osservanze delle loro tradizioni mettendole anche al disopra della vera legge di Dio.

    Marco 7:5-13 Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?». 6 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. 8 Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili». 9 Disse loro ancora: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. 11 Ma voi dite: “Se un uomo dice a suo padre o a sua madre: Tutto quello con cui potrei assisterti è Corban cioè un’offerta a Dio”, 12 non gli lasciate più far nulla per suo padre o per sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili»

    Interpretavano la legge così che la potessero aggirare e trasgredirla illudendosi e ingannandosi credendo di praticarla.

    Insomma il contesto di questo capitolo 2 è proprio questo, gli ipocriti religiosi che credono di esser giusti perché praticano le loro tradizioni e la loro versione della legge, sono peccatori non lo vogliono ammettere i loro peccati, anzi giudicano coloro che vedono peccare senza mai ravvedersi loro stessi.

    Questo infatti era anche il grido del Battista verso i religiosi

    Matteo 3:7-10 Ma egli, vedendo molti dei farisei, e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha mostrato a fuggire dall’ira a venire? 8 Fate dunque frutti degni di ravvedimento! 9 E non pensate di dir fra voi stessi: “Noi abbiamo Abrahamo per padre”; perché io vi dico che Dio può far sorgere dei figli di Abrahamo anche da queste pietre. 10 E la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco.

    Questo che Paolo ci descrive qui in Romani 2:4-5 è esattamente quello che Gesù e Giovanni dicevano, i religiosi, gli ipocriti, coloro che si ritenevano giusti ma non lo erano, confidavano completamente nelle loro opere religiose, le tradizioni e la loro storia passata che tra l’altro non rendeva loro affatto buona testimonianza [Matteo 23:29-36], condannavano gli altri e li disprezzavano ma loro stessi disprezzavano come disprezzano oggi la vera e sola grazia e misericordia di Dio tramite la fede in Cristo, la sola cosa che li può salvare e giustificare.

    Efesini 2:8-9 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti;

    Ed infatti nel versetto 5 troviamo il

    Secondo Principio di Giudizio Divino: Secondo l’accumulo della loro colpa

    Infatti per la durezza del loro cuore tutto ciò che abbiamo fino ad ora letto è confermato, è infatti esattamente ciò che Gesù diceva ai religiosi dei suoi giorni ed anche a quelli di oggi.

    La religione siccome ricade alla fin fine nell’idolatria e diviene dottrina dei demoni, anestetizza e indurisce la coscienza e il cuore, che tra l’altro sono connessi [Matteo 13:14-15];[1 Timoteo 4:1-5].

    Il cuore umano anche se religioso è un cuore irredento, è duro ed è ingannevole, ma Dio lo conosce molto bene e farà retribuzione secondo le opere della persona che le commette

    Geremia 17:9-10 9 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? 10 «Io, il SIGNORE, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni».

    Anche questo passo conferma ciò che è scritto in questi due versetti [Romani 2:4-5], cioè la durezza di un cuore insanabilmente maligno produce la retribuzione di Dio, il giudizio di Dio, il che è un accumulo per il giorno di giudizio, un giudizio che si accumula come una carta di credito il cui importo aumenta sempre, dove il pagamento non è mai fatto e dove l’interesse si accumula mese dopo mese. Così è il peccato in una persona che è irredenta, religiosa ma sempre morta nei suoi peccati e trasgressioni.

    Solo un trapianto, un nuovo cuore può battere con l’amore di Dio e questo può solo accadere se una persona è rigenerata da Dio [Romani 5:1-5], una persona i cui peccati sono perdonati, una persona che è giustificata per grazia di Dio mediante la fede e queste cose non sono dell’uomo o dalla legge, sono il dono di Dio mediante l’opera del Suo Spirito che applica ciò che Cristo ha fatto alla vita di coloro che sono stati scelti da Dio per la salvezza.

    Questo è infatti il discorso che Gesù fece a Nicodemo [Giovanni 3:1-10], discorso che Nicodemo avrebbe dovuto capire che cosa significasse, perché era descritto nelle Scritture dell’AT [Ezechiele 36:25-27].

    L’osservazione della legge non può cambiare il cuore ed i desideri dell’uomo solo la vita di Dio, la natura di Dio può cambiare queste cose.

    Questo può avvenire solo tramite la rigenerazione che conduce immediatamente al ravvedimento. Senza questo intervento divino, il ravvedimento e la vita di Dio non sono presenti in una persona ed un cuore religioso indurito non potrà fare altro che accumulare colpa su colpa ciò che Dio dovrà giudicare.

    Gesù in realtà si adirava con i religiosi con una rabbia generata dal Suo amore per la parola di Dio e per loro stessi, rabbia giusta, perché desiderava che anche loro si ravvedessero e credessero in Lui per ottenere la vita di Dio, ma è impossibile per i religiosi ammettere di essere peccatori e di avere bisogno solamente della grazia e misericordia di Dio. Vedi [Giovanni 5:38-47]

    E’ perché Dio ama l’umanità che il Suo amore spinge verso il ravvedimento, chiama continuamente, comanda continuamente al ravvedimento e alla fede in Cristo Gesù per il perdono dei peccati, cosa che Paolo disse anche agli idolatri Greci, religiosi, ma idolatri, ma che è un principio anche per il religioso Ebreo

    Atti 17:22 E Paolo, stando in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che sotto ogni aspetto siete estremamente religiosi.

    Atti 17:30-31 Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, 31 perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo ch’egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti».

    L’amore di Dio che spinge al ravvedimento, il Vangelo di Gesù Cristo, il solo perdono per i peccati e la sola giustificazione valida per l’uomo, fede nella morte e resurrezione di Cristo [Romani 4:20-25].

    I religiosi di allora specialmente gli Ebrei, disprezzarono l’amore di Dio verso di loro che li spingeva al ravvedimento [Giovanni 3:16-20], cercando la loro giustizia mediante la legge [Romani 9:30-33] come del resto lo disprezzano i religiosi di oggi e per la durezza del loro cuore accumulano il giudizio divino su di loro stessi.

    Terzo Principio di Giudizio Divino: Secondo le Opere Compiute

    Versetti 6-10 che renderà a ciascuno secondo le sue opere: 7 la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; 8 a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira. 9 Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco; 10 ma gloria, onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima e poi al Greco.

    Non importa prendere questi versetti individualmente poiché sono un solo soggetto. La prima cosa che ci dice la parola di Dio e che abbiamo anche visto diverse volte precedentemente anche se spiegateci con diverse parole è questa, Dio ripagherà, cioè giudicherà a seconda delle opere compiute dall’uomo.

    Ah, ma ora uno dirà allora siamo condannati e giustificati per opere se Dio giudica basato su questo principio.

    La risposta è sì e no.

    Sì, Dio giudicherà l’uomo basato sulle sue stesse opere. Ora però bisogna specificare che cosa significa questo. Fino ad ora abbiamo comunque capito da ciò che ci ha insegnato il Signore nella Sua parola che il giudizio di Dio, la Sua giusta ira si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia dell’uomo che sopprime la verità con l’ingiustizia [Romani 1:18-19].

    Inoltre abbiamo capito che l’essere umano rigetta Dio, adora e serve la creatura invece che il creatore, creatura incluso se stesso, ed è quindi idolatra e in ogni cosa completamente corrotto e ripieno di ogni ingiustizia [Romani 1:20-32].

    Abbiamo visto che ha piacere nel commettere le ingiustizie che compie e che si compiace in coloro che le compiono. Abbiamo visto che anche coloro che professano di essere a conoscenza del vero e unico Dio e che conoscono la legge di Dio sono soltanto religiosi, ipocriti e incapaci di essere giustificati davanti a Dio poiché le loro opere non possono in alcun modo giustificarli.

    Abbiamo visto che anche loro hanno un cuore duro e non vogliono ammettere di essere ingiusti e peccatori e non si vogliono ravvedere, non vogliono credere ed accettare la grazia di Dio per fede nelle opere e virtù di Cristo.

    Allora ecco che avendo visto tutto questo riassunto della condizione del cuore e della natura umana sia pagana che religiosa, la domanda che bisogna chiedere è questa, se Dio giudica basandosi sulle opere vuole dire che le opere possono allora giustificare la persona?

    Perché effettivamente leggendo questi versetti si ha l’impressione che se una persona fa opere malvagie Dio lo giudicherà e lo condannerà, ma se una persona fa opere giuste e buone Dio lo giustificherà.

    Sì, è vero si ha questa impressione, ma in realtà non è esattamente così. Fino ad ora abbiamo capito una cosa, che ogni essere umano può e vuole soltanto e continuamente fare cose malvagie, perché l’essere umano è peccatore, ha una natura completatamene corrotta e completamente schiava del peccato. Lo abbiamo già visto in un passo che abbiamo già esaminato ma che faremo bene a esaminare ancora e tra l’altro durante questo studio lo incontreremo spesso

    Geremia 17:9-10 9 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? 10 «Io, il SIGNORE, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni».

    Anche qui si capisce che il cuore umano è insanabilmente maligno. Cioè non vi è alcuna cura per la condizione umana. Non c’è medicina, non c’è psicologia, non c’è psichiatria, non c’è filosofia, non c’è niente di umano o di scientifico o religioso che può curare il cuore corrotto e malvagio dell’uomo, niente. Quindi l’essere umano ha veramente un tremendo problema che non è risolvibile umanamente e non è risolvibile religiosamente.

    E Dio infatti anche in questo passo dichiara che retribuirà a ciascuno secondo le sue vie ed il frutto delle sue azioni.

    Quindi basato su queste cose che fino ad ora abbiamo visto questa ultima dichiarazione di Dio è assolutamente devastante perché se l’essere umano può produrre solo peccato e malvagità, non è affatto giustificato davanti a Dio, cioè senza colpa, sarà dunque giustamente condannato da Dio secondo le proprie opere malvagie ed il frutto delle sue azioni.

    Ma allora se tutto questo è vero e lo è, perché la Scrittura ce lo ha dimostrato, chi sono allora queste persone che Paolo descrive alle quali la vita eterna sarà data, cioè a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; se nessuno cerca queste cose e nessuno può compiere opere per giustificarsi difronte a Dio?

    Sembra che la vita eterna sia la ricompensa per coloro che perseverano nelle opere di bene e che cercano gloria onore ed immortalità.

    Allora, prima di tutto il discorso è più semplice di quanto appaia, non è una contraddizione e no, Dio non darà la salvezza e non giustificherà nessuno per merito di opere che l’essere umano compirà.

    Infatti questo versetto non dice affatto che la vita eterna è data a coloro che se la sono meritata per via delle cose che hanno fatto, dice che la vita eterna sarà data a coloro che cercano gloria, onore e immortalità e perseverano nelle opere di bene.

    La parola di Dio ci spiegherà che cosa vuol dire tutto questo. In Giovanni 6 troviamo la risposta di questa cosa, prima di tutto Gesù ci spiega che cosa è che l’uomo deve fare per fare le opere di Dio.

    Giovanni 6:28-29 Gli chiesero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 29 Gesù rispose e disse loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato»

    Dunque quale opera è richiesta da Dio dall’uomo? La fede.

    Fede è la cosa che ci fa accedere alla giustificazione, fede è l’unica cosa che da accesso alla grazia di Dio [Romani 5:1-2].

    Comunque, anche la fede se fosse generata dall’uomo e la sua natura, il che è impossibile lo abbiamo già visto, sarebbe una opera umana e quindi una opera che Dio non accetterebbe come base per la giustificazione.

    Dobbiamo affrontare questo soggetto così che penetri veramente bene dentro di noi, perché è essenziale capire questa cosa.

    La parola di Dio ci spiega che sia la fede che la grazia di Dio sono doni di Dio che non sono affatto generati dall’uomo ma dati da Dio a coloro che sono predestinati o scelti o eletti alla salvezza.

    Sono un dono di Dio

    Efesini 2:8-9 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti Vedi anche [Ebrei 12:2]

    Che la fede è un dono di Dio ed è un dono selettivo è evidente dalla Scrittura stessa

    Gesù diverse volte in diverse occasioni ha confermato che è così. Proseguiamo in Giovanni 6.

    Giovanni 6:36-40 Ma io ve l’ho detto: voi mi avete visto, ma non credete. 37 Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38 perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 È questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

    Allora si sta chiarendo tutto spero, c’è chi non crede, ma TUTTI coloro che il Padre da a Gesù andranno a Cristo e Cristo non li caccerà via.

    Questo è un passo parallelo a [Giovanni 10:25-30]. Il che vuol dire che tutti coloro che andranno a Cristo per fede hanno fede perché il Padre gliela da. Questo è evidente anche nella dichiarazione di fede di Pietro in

    Matteo 16: 17 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.

    Niente di umano ha rivelato a Pietro chi fosse Gesù, la fede di Pietro fu generata da Dio, Dio la ha donata a lui. Questo è ancora parallelo a ciò che Gesù continua a dire in Giovanni 6

    Giovanni 6:44-45 Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio”. Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me.

    Nessuno va a Cristo, cioè nessuno può esercitare vera fede se il Padre non da loro la fede, ma ogni uomo che il Padre ha abilitato va a Cristo. Quindi nessuno che Dio non ha abilitato con fede va a Cristo ma tutti coloro che vanno a Cristo è perché Dio li ha abilitati a credere ed andare a Lui. Per andare a Cristo bisogna essere attirati ed abilitati dal Padre, cioè questa è la descrizione della elezione e della rigenerazione stessa.

    Giovanni 6: 63-66 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui

    Questo passo è il sigillo di quello che stiamo studiando, cioè Gesù sta confermando qui che bisogna essere nati di nuovo dallo Spirito di Dio e che la carne e la religiosità non giovano a nulla.

    Infatti alcuni non credevano ma lo seguivano ed era per quello che Gesù gli disse che nessuno poteva seguirlo ed essere suo discepolo, che poi vuol dire essere nato di nuovo, se non gli è dato dal Padre, il che vuol dire che ci sono persone alle quali non è dato dal Padre di andare a Gesù, il che vuol dire che non possono esercitare fede in Cristo per la salvezza.

    Dunque perché abbiamo dovuto dire tutto questo? Per capire che le opere giuste nelle quali perseverano coloro che ricercano la gloria, l’onore e l’immortalità non sono le loro opere ma invece sono l’opera di Cristo che si compie nella vita di coloro che hanno messo la loro fede nell’opera e nelle virtù di Cristo solamente.

    Questo è confermato infatti in diversi passi

    Efesini 2: 8-10 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori. 10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    Filippesi 2:12b-13 adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; 13 infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo.

    Così la parola di Dio ci istruisce che è Dio che ci sceglie, ci rigenera dandoci la fede per la Sua grazia soltanto, ci attira a Cristo e tutto questo che la vita di Dio genera nell’eletto alla salvezza non sono opere religiose o prettamente umane, cioè generate dalla natura umana ma dalla natura divina, dalla vita di Dio, dallo Spirito che vive nel credente, quindi le opere non sono della persona ma sono opere di Dio, le opere, la virtù e e la vita di Cristo che sono ricompensate con la vita eterna.

    Quindi questi versetti non ci dicono affatto che Dio ricompensa l’uomo secondo le sue opere giuste o buone, Dio ricompensa l’uomo che porta il frutto della Sua salvezza datagli per grazia tramite la fede nell’opera e virtù di Cristo con la vita eterna e gloria, onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima e poi al Greco.

    Chi fa il bene è colui che è in Cristo ed ha la vita di Cristo in se sia Giudeo che Greco.

    Gli altri, che sono tutto il resto dell’umanità che non è stata eletta alla salvezza, coloro che sono pagani e religiosi sia Giudei che Greci, a loro Dio darà ricompensa secondo le loro azioni che sono solo malvagie e quindi

    a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira. Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco

    Ecco in poche parole Paolo descrive l’ingiusto, il malvagio, il peccatore, l’ipocrita e il religioso che aveva descritto in [Romani 1:29-32],

    ma le poche parole che usa qui sono così specifiche che ci fanno sicuramente pensare a ciò che Paolo aveva già detto.

    Questi sono i contenziosi, cioè coloro che si ribellano all’autorità di Dio non ubbidiscono a nessun livello di verità divina, sia la rivelazione generale della verità, sia la legge scritta di Dio sia il Vangelo di Gesù Cristo, invece perché schiavi dell’ingiustizia e della loro natura peccaminosa ubbidiscono solo a quella, loro Dio ricompenserà dunque secondo le loro opere, malvagie, tribolazione e angoscia, sia per il pagano che per l’Ebreo religioso [2 Tessalonicesi 1:5-9].

    Questo concetto è ulteriormente spiegato in

    Romani 6:15-23 Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia. 16 Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell’ubbidienza per la giustizia? 17 Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso. 18 E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia. 19 Io parlo in termini umani per la debolezza della vostra carne. Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione. 20 Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. 22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna. 23 Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

    Quarto Principio di Giudizio Divino: Senza Favoritismo

    Versetti 11-12 perché davanti a Dio non c’è favoritismo. 12 Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge;

    Uno degli attributi di Dio forse più sconosciuti e inosservati è l’imparzialità. Dio è imparziale per quanto riguarda l’essere umano cioè senza favoritismo nell’esecuzione della Sua giustizia ed equità.

    Già nei versetti precedenti abbiamo cominciato a capire questo concetto. Paolo già dal primo capitolo nel versetto 16-17 in riguardo al Vangelo ha iniziato a dimostrare che questo Vangelo è ugualmente donato sia ai Giudei che i Gentili.

    Donato a chiunque Dio ha scelto per credere, per fede, il giusto vivrà per fede e questo sia dei Giudei che dei Gentili senza distinzione.

    L’unica ragione per la quale Paolo usa l’espressione del Giudeo prima e poi il Gentile è solo perché cronologicamente e nel tempo il Vangelo fu offerto ai Giudei prima poi ai Gentili, questo fu l’ordine della predica del Vangelo dato da Gesù stesso in

    Atti 1:8 8 Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra»

    Ed infatti fu così se seguiamo l’avanzamento del Vangelo e la nascita della chiesa, lo Spirito Santo fu riversato e la salvezza ebbe inizio con i Giudei [Atti 2:1-47], poi gradualmente ai Samaritani [Atti 8:12-17]e poi ai Gentili (da [Atti 10:1-48] in poi).

    E’ comunque ovvio che fin dal principio Dio aveva scelto che la salvezza venisse tramite i Giudei [Giovanni 4:22] ma non che la salvezza fosse solo ed esclusivamente per loro [Giovanni 4:23-24], cosa che invece loro credevano.

    Per questo Gesù disse a Nicodemo che Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato Lui a portare la salvezza a tutte le genti del mondo non solo ad Israele [Giovanni 3:16-17]; [Matteo 28:19-20];[Tito 2:11].

    Anche tra gli Apostoli all’inizio della nascita della chiesa c’era questa impressione, cioè che la salvezza anche se tramite Cristo fosse esclusivamente per i Giudei e addirittura che per un Gentile ricevere la salvezza volesse dire diventare Ebreo prima e poi avrebbe potuto ricevere Cristo [Atti 11:18];[Atti 15:1-29] ma non è così

    Colossesi 3:10-11 e vi siete rivestiti dell’uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l’ha creato. 11 Qui non c’è più Greco e Giudeo, circonciso e incirconciso, barbaro e Scita, servo e libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

    Efesini 2:11-19 Perciò ricordatevi che un tempo voi gentili di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono stati fatti nella carne per mano d’uomo, 12 eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d’Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo. 13 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15 avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso. 17 Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, 18 poiché per mezzo di lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito. 19 Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio

    Anche nell’AT la missione di Dio era di usare Israele per portare la conoscenza dell’Eterno e la Sua salvezza alle altre nazioni

    Vedi [2 Cronache 6:33]; [Salmi 67:1-6];[Salmi 96:1-3].

    Così vediamo che Dio seppur aveva scelto Israele da tutte le nazioni del mondo ha scelto Israele per essere il Suo popolo scelto e di portare tramite loro la salvezza, ma Dio ha sempre voluto comunque salvare eletti da tutti i popoli del mondo e non solo d’Israele, questo è chiaro quando vediamo l’immagine dei redenti in cielo, nella presenza di Dio

    Apocalisse 5:9 E cantavano un nuovo cantico dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato ucciso, e col tuo sangue ci hai comprati a Dio da ogni tribù, lingua, popolo e nazione,

    Apocalisse 7:9-10 Dopo queste cose vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. 10 E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono e all’Agnello».

    La Bibbia è ripiena di passi che dichiarano l’imparzialità di Dio

    Deuteronomio 10:17 poiché il SIGNORE, il vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta regali,

    Interessante che tra tutti gli attributi possibili ed immaginabili tra i più importanti Mosè abbia scelto di includere che Dio è imparziale, non ha riguardi personali. Vedi anche [2 Cronache 19:7];[Giobbe 34:19];[Atti 10:34];[Galati 2:6];[Efesini 6:9]

    1 Pietro 1:17 E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l’opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno

    Dio non favorisce nessuna posizione sociale. Dio non rispetta l’uomo come il mondo rispetta l’uomo. Dio non rispetta i ricchi più dei poveri, Dio non rispetta i colti più degli ineducati. Dio non fa favoritismo alcuno, Dio è imparziale, cioè non favorisce nessuno nel Suo giudizio, la sua legge è veramente uguale per tutti e così sarà il Suo verdetto secondo le opere di ciascuno.

    Anche i nemici di Dio, i nemici di Gesù riconoscevano questa qualità o attributo in Lui

    Matteo 22:15-16 Allora i farisei si ritirarono e tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nelle sue parole.16 E gli mandarono i loro discepoli con gli erodiani a dirgli: «Maestro, noi sappiamo che sei sincero e insegni la via di Dio secondo verità, e non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone.

    Infatti Dio ha provveduto la salvezza per gli eletti tratti da tutto il mondo e da tutte le possibili condizioni di cultura, status ed educazione, senza favorire uno sull’altro. Certo ci son più poveri che ricchi nel mondo, c’è più gente semplice che istruita, quindi è evidente che sembra che Dio favorisca i poveri ed i semplici nella Sua elezione ma solo di media numerica questo fatto è logico.

    Il fatto che Dio è imparziale è un aspetto che deve essere ben inculcato nei nostri cuori e nelle nostre menti. In special modo nella chiesa non dobbiamo favorire persone per via delle loro posizioni sociali o di ministero. Non dobbiamo favorire alcuni più di altri, ma dobbiamo amare tutti allo stesso modo cercando a tutti i costi di eliminare ed eradicare il favoritismo basato sulla simpatia o su qualsiasi altra cosa.

    Giacomo 2:1-9 Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signore Gesù Cristo, il Signore della gloria, sia immune da favoritismi. 2 Infatti, se nella vostra adunanza entra un uomo con un anello d’oro, vestito splendidamente, e vi entra pure un povero vestito malamente, 3 e voi avete riguardo a quello che veste elegantemente e gli dite: «Tu, siedi qui al posto d’onore»; e al povero dite: «Tu, stattene là in piedi», o «siedi in terra accanto al mio sgabello», 4 non state forse usando un trattamento diverso e giudicando in base a ragionamenti malvagi? 5 Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? 6 Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi quelli che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? 7 Non sono essi quelli che bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi? 8 Certo, se adempite la legge regale, come dice la Scrittura: «Ama il tuo prossimo come te stesso», fate bene; 9 ma se avete riguardi personali, voi commettete un peccato e siete condannati dalla legge quali trasgressori.

    Onore e rispetto deve essere dato a coloro che guidano e servono bene nella chiesa ma questo non è favoritismo è ubbidienza Biblica, nessuno nemmeno i conduttori devono avere privilegi al disopra di alcun altro membro della comunità.

    Ebrei 13:17 Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità.

    1Timoteo 5:17-20 Gli anziani che tengono bene la presidenza siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento; 18 infatti la Scrittura dice: «Non mettere la museruola al bue che trebbia»; e: «L’operaio è degno del suo salario». 19 Non ricevere accuse contro un anziano, se non vi sono due o tre testimoni. 20 Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, perché anche gli altri abbiano timore.

    Anche se appunto si capisce che onore, rispetto, ubbidienza e sottomissione sono dovute ai conduttori, quelli che tengono bene la presidenza, comunque le regole sono esattamente le stesse sia  per gli anziani ed i pastori che per tutti i credenti per quanto riguarda il peccato e la condotta vedi [Matteo 18:15-20].

    Noi credenti dobbiamo rispecchiare la natura divina, se Dio è imparziale lo dobbiamo essere anche noi. Lo so che è difficile perché come esseri umani siamo abituati ad avere simpatie e antipatie in riguardo alle varie personalità delle persone, ma nella chiesa dobbiamo esercitare l’amore di Dio che deve assolutamente essere senza parzialità e favoritismo.

    Dio ama TUTTI i credenti allo stesso modo, non c’è niente che nessuno fa o può fare che potrà mai aumentare o diminuire l’amore che Dio ha per ognuno dei Suoi figli.

    E così sarà, Dio giudicherà con imparzialità e renderà tale giudizio in base alle opere, alle azioni di ogni persona di ogni nazione, di qualsiasi ceto sociale, ricco o povero, il peccato sarà giudicato nello stesso modo per tutti, come del resto la salvezza e la giustificazione sarà la stessa per tutti coloro che hanno messo la loro fede in Cristo e lo hanno riconosciuto come Signore,

    vedi la parabola in [Matteo 20:1-16].

    Paolo continua dicendo che TUTTI saranno ugualmente giudicati da Dio, non importa se parte dell’umanità non conosce la legge scritta di Dio o la parola di Dio o anche se non hanno mai sentito il Vangelo, saranno giudicati secondo le azioni che hanno compiuto, del resto abbiamo visto precedentemente che l’essere umano è inescusabile davanti a Dio poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato.

    Questi sono coloro che periranno anche senza la conoscenza della legge scritta di Dio. Coloro che la conoscono, la legge Scritta, nel caso specifico di Paolo il Giudeo, sarà giudicato imparzialmente in base a ciò di cui è a conoscenza, cioè la legge scritta di Dio.

    Ricordiamoci che la punizione sarà maggiore per coloro che hanno maggiore conoscenza di verità. Il Giudeo in questo caso avrà maggiore punizione poiché ha la conoscenza di Dio nello stesso esatto modo di tutti gli altri esseri umani, secondo la coscienza e quello delineato in Romani 1, ma inoltre conosce la legge scritta che lo attiene ad una più grande responsabilità ed ubbidienza.

    Luca 12:47-48 Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse; 48 ma colui che non l’ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.

    Comunque, sia il pagano che il Giudeo saranno ugualmente e imparzialmente giudicati da Dio in base ad ogni opera malvagia ed ingiusta commessa [Apocalisse 20:11-15] perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore [Romani 6:23].

    Quinto Principio di Giudizio Divino: Basato sull’Ubbidienza non Solo la Conoscenza

    Versetti 13-15 (Perciò, non gli uditori della legge son giusti presso a Dio, ma coloro che mettono ad effetto la legge saranno giustificati. 14 poiché i Gentili, che non hanno la legge, fanno di natura le cose della legge, essi, non avendo legge, sono legge a sé stessi; 15 i quali mostrano, che l’opera della legge è scritta ne’ loro cuori per la testimonianza che rende loro la loro coscienza; e i loro pensieri tra sé stessi si scusano, o anche si accusano.)

    Non basta conoscere la verità, non basta conoscere la legge di Dio. Dio richiede totale e perfetta ubbidienza alla Sua legge. Non basta udire e conoscere la legge. Paolo dice che solo coloro che mettono in pratica tutta la legge saranno giustificati. Questa è veramente una bruttissima notizia per l’essere umano, sia il Gentile che il Giudeo. Una brutta notizia perché la parola di Dio ci dice

    Galati 2:16 sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poiché nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge.

    Se fosse possibile ubbidire a tutta la legge di Dio e ubbidirla sempre ci sarebbe la possibilità di essere giustificati per essa, ma nessun essere umano può perfettamente adempiere la legge di Dio.

    Infatti sia Giudeo che Gentile sono descritti mancanti [Romani 3:9-18], privi della gloria di Dio perché hanno peccato [Romani 3:19-23].

    Quindi Dio giudicherà in base all’ubbidienza o nel caso dell’essere umano alla disubbidienza della Sua legge, e questo è un guaio per l’uomo, poiché la legge se pure santa e perfetta non è una benedizione per l’uomo ma una maledizione.

    La legge di Dio è ciò che condanna l’essere umano, lo condanna facendogli presente che è un trasgressore e che non è capace affatto di ubbidirla [Romani 7:1-25];[Romani 8:3-4].

    Vi sono molti passi che ci fanno capire che la legge di Dio è buona, perfetta e santa ma non è possibile ubbidirla perfettamente, questo rende l’uomo, ogni essere umano sulla faccia della terra un trasgressore della legge di Dio e per questo colpevole e per questo richiesto di pagare il prezzo che Dio richiede per aver trasgredito la Sua legge, questo prezzo, è la MORTE.

    Morte fisica eventualmente e spirituale eternamente, sì perché il salario del peccato che è la trasgressione della legge di Dio è la morte fisica ed eterna [Romani 6:23].

    Galati 3:10-14 Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica». 11 E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede. 12 Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse». 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14 affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso.

    Colossesi 2:13-14 Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; 14 egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce;

    Quindi in questi due passi vediamo che la legge seppur santa e buona è per noi uomini una maledizione, i comandamenti di Dio sono ostili e ci condannano, non hanno in se alcun potere per salvarci e giustificarci.

    La Bibbia infatti ci dice, che quando trasgrediamo un solo comandamento abbiamo trasgredito TUTTA la legge di Dio, non un solo comandamento ma TUTTA la legge, quindi siamo colpevoli di aver trasgredito tutta la legge, in questo caso non possiamo per ubbidienza ad alcuni comandamenti ubbidire tutta la legge perché ne siamo continuamente trasgressori.

    Giacomo 2:10-11 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. 11 Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge.

    Ed è così che l’uomo non può essere giustificato dalle opere della legge. Quindi la cattiva e brutta notizia è che nella legge di Dio non vi è salvezza per l’essere umano, solo condanna.

    Grazie a Dio però, Dio è misericordioso e grazioso verso l’umanità ed ha provveduto il rimedio, ha provveduto il perdono della colpa umana, ha provveduto il rimedio per la maledizione della legge e abbiamo già iniziato a leggere chi è il rimedio di questa maledizione.

    Il Suo nome è Gesù, sì, l’unigenito figlio di Dio, Lui è l’adempimento perfetto della legge. [Matteo 5:17].

    Gesù uomo ha perfettamente ubbidito la legge di Dio, non solo ma la ha adempiuta e compiuta in se, in tutto e per tutto e questo lo esamineremo in più dettaglio nel Capitolo 3. Per ora è sufficiente sapere e ricordarci che è Lui, uomo e Dio che ha ubbidito perfettamente e per questo, per la Sua ubbidienza ha potuto giustificare coloro che mettono la loro fede in Lui, Gesù ha eliminato la maledizione della legge, è quello che Lui ha fatto [Romani 8:1-4]; [1 Corinzi 15:56-57];[Efesini 2:15-16];[Galati 3:13-14]; [Colossesi 2:13-14].

    Romani 5:19 Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti.

    Paolo continua dicendo che quando i Gentili, pagani, non Ebrei che non hanno la legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno la legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda.

    Qui possiamo ritornare ancora indietro nel capitolo uno per rivisitare il fatto che Dio ha manifestato all’essere umano, ricordate? Manifestato interiormente ciò che può essere conosciuto dell’esistenza di Dio e della Sua legge morale, perché avendo Dio creato l’essere umano a Sua immagine e somiglianza gli ha scritto sul cuore, cioè nel suo intimo la Sua santa e giusta legge. Quindi, per via di questo è la coscienza che conferma all’uomo la legge di Dio scritta nel suo cuore e che lo condanna o lo assolve. Come abbiamo dunque constatato Dio ha reso l’uomo inescusabile e colpevole della trasgressione della Sua legge.

    La coscienza è quel meccanismo che è nell’uomo che conferma all’essere umano quando ha trasgredito la legge di Dio che è scritta sul suo cuore. La luce morale che il creatore ha messo nell’uomo è la Sua legge e la coscienza che la conferma. Vediamo che la coscienza ha cominciato a funzionare immediatamente quando l’essere umano ha ricevuto la conoscenza del bene e del male

    Genesi 3:7-11 Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s’accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. 8 Poi udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il SIGNORE fra gli alberi del giardino.(COLPEVOLEZZA, COSCIENZA CHE HA INIZIATO AD OPERARE)9 Dio il SIGNORE chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» 10 Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto». 11 Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero, che ti avevo comandato di non mangiare?»

    Così vediamo chiaramente che la coscienza conferma la colpevolezza della trasgressione dei comandamenti di Dio. Questo successe prima che la legge scritta fosse in circolazione ed è infatti quello che ci è spiegato in

    Romani 5:13-14 Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c’è legge. 14 Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.

    Questo passo che rivisiteremo quando arriveremo nel capitolo 5, dice fondamentalmente quello che è scritto in Romani 2:14-15, cioè che il peccato era nel mondo ed era trasgressione della legge divina che però non era ancora rivelata in dettaglio, come poi fu data a Mosè. Qui c’è scritto che il peccato non è imputato quando non c’è legge. Cosa vuol dire questo? La legge scritta non c’era e quindi il peccato sarebbe solo stato giudicato alla conoscenza di esso mediante che cosa? La coscienza, identico giudizio per coloro che anche oggi per via della loro locazione o religione non sono a conoscenza della legge scritta di Dio. Questo passo non vuole dire che Dio non giudicava il peccato prima della legge scritta, non è così poiché vediamo che anche prima della legge Dio ha distrutto i malvagi peccatori per via della loro malvagità.

    Genesi 6:5-7 Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. 6 Il SIGNORE si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. 7 E il SIGNORE disse: «Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti».Vedi anche [Genesi 18:20-21];[Genesi 19:13].

    Il salario del peccato è sempre la morte anche se non si conosce la legge scritta.

    Quindi, ogni uomo, ieri ed oggi che non ha mai sentito parlare della legge di Dio e che non ha mai ascoltato il Vangelo, per via della legge di Dio nel suo cuore, la sua coscienza e per via degli attributi invisibili di Dio che comunque sono riconoscibili ed evidenti non solo nell’essere umano ma anche nella creazione, è colpevole e trasgressore della legge divina e lo sa tramite la sua coscienza.

    Ancora una volta dunque va ripetuto, nessun essere umano ovunque esso viva, città, giungla, deserto, montagna e qualunque etnia e ceto sociale esso abbia, sia Gentile, pagano o Ebreo, è colpevole di aver trasgredito la legge di Dio e lo sa.

    Quindi nessuno è innocente, tutti sono colpevoli. Questa è una bruttissima notizia per l’umanità, dall’altro canto nessuno può vantarsi di essere meglio dell’altro perché appunto l’imparzialità e la giustizia di Dio mette tutti a pari livello davanti a Lui. Nessuno potrà mai vantarsi difronte a Dio delle sue qualità umane e le sue qualità umane non potranno mai essere causa di favoritismo per Dio, ne il tentativo di ubbidire la legge divina.

    Paolo dunque dice qui, sia colui che conosce la legge scritta di Dio, Ebreo, sia colui che non conosce la legge scritta di Dio, Gentile, sono entrambi condannati come trasgressori della stessa legge, poiché l’Ebreo la conosce, sia per coscienza che per scritto, il Gentile la conosce per coscienza.

    In conclusione dobbiamo ripetere ciò che avevamo già detto una volta, la coscienza è lo strumento che abilita l’uomo a sapere che ha infranto la legge di Dio che è scritta nel suo interiore, ma la coscienza e neutrale, cioè conferma la colpa e l’assoluzione ma non ha alcun potere di rendere l’uomo ubbidiente alla legge di Dio [Romani 7:18-19];[Romani 8:3].

    Sesto Principio di Giudizio Divino: Secondo i Segreti del Cuore

    Versetto 16 Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.

    Come abbiamo constatato anche in precedenza il Signore conosce i segreti dell’uomo. Dio è onnisciente il che è un serio problema per l’essere umano, poiché per Dio non vi è alcun segreto. Facilmente possiamo avere segreti che altri esseri umani non conosceranno mai, ma con Dio non è così. Dio è così immenso che niente può essergli nascosto. Lui legge i pensieri e gli intenti del cuore umano sono tutti esposti a Lui.

    Salmi 44:20-21 Se noi avessimo dimenticato il nome del nostro DIO e avessimo teso le mani verso un dio straniero, 21 non l’avrebbe DIO scoperto? Egli infatti conosce i segreti del cuore.

    Salmi 139:1-12 [Al maestro del coro. Salmo di Davide.] Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci. 2 Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu intendi il mio pensiero da lontano. 3 Tu esamini accuratamente il mio cammino e il mio riposo e conosci a fondo tutte le mie vie. 4 Poiché prima ancora che la parola sia sulla mia bocca tu, o Eterno, la conosci appieno. 5 Tu mi cingi di dietro e davanti e metti la tua mano su di me. 6 La tua conoscenza è troppo sublime per me, talmente alta che non posso raggiungerla. 7 Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito, o dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza? 8 Se salgo in cielo, tu sei là; se stendo il mio letto nello Sceol, ecco, tu sei anche là. 9 Se prendo le ali dell’alba e vado a dimorare all’estremità del mare, 10 anche là la tua mano mi guiderà e la tua destra mi afferrerà. 11 Se dico: «Certo le tenebre mi nasconderanno», persino la notte diventerà luce intorno a me; 12 le tenebre stesse non possono nasconderti nulla, anzi la notte risplende come il giorno; le tenebre e la luce sono uguali per te.

    Questo descrive in dettaglio i fatto che niente e nessuno può nascondere alcuna cosa che fa o che pensa dallo scrutinio di Dio. Questa non è una realtà solo per Davide o solo per i credenti ma ogni uomo, ogni essere umano.

    Anche Gesù usava questo attributo della Sua natura divina ed in fatti così dimostrava anche in questo di essere Dio

    Matteo 9:4 4 Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori?

    Luca 6:7-8 Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se avrebbe fatto una guarigione di sabato, per trovare di che accusarlo. 8 Ma egli conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, e mettiti in mezzo!» Ed egli, alzatosi, stette in piedi.

    Luca 11:17 Ma egli, conoscendo i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina, e casa crolla su casa.

    Vediamo che questi versetti sono in effetti la conferma di ciò che Paolo sta dicendo, Gesù ha esposto i loro segreti e li ha svergognati pubblicamente e gli uomini saranno così giudicati, con tutti i loro segreti che saranno scoperti appunto per mezzo di Gesù Cristo nel giorno del giudizio.

    Geremia 17:9-10 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere? 10 Io, l’Eterno, investigo il cuore, metto alla prova la mente per rendere a ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni.

    Questi due versetti in Geremia sono il parallelo esatto di ciò che Paolo ha scritto in Romani 2:16.

    Il problema triste dello stato di ignoranza spirituale dell’essere umano è che appunto nella sua stoltezza crede, prima, come abbiamo visto precedentemente, dice in cuor suo che Dio non c’è e dunque si crede al sicuro.

    L’essere umano si illude e crede che ogni cosa che fa, ogni cosa che pensa passi inosservata e rimanga segreta [Salmi 73:11];[Salmi 94:7-10];[Isaia 29:15-16]. Purtroppo per lui o lei non è affatto così, Dio esiste (e l’uomo lo sa) e Dio giudicherà ogni atto ed ogni pensiero, anche se l’uomo si convince che non sia così, vedi [Salmi 69:5];[Proverbi 24:12]

    Infatti Dio sta registrando ogni cosa che ogni individuo fa sia di nascosto che pubblicamente ed ogni parola ed ogni pensiero verrà giudicato secondo la verità della parola di Dio

    Apocalisse 20:11-13 Poi vidi un gran trono bianco e colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggirono il cielo e la terra, e non fu più trovato posto per loro. 12 E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavano ritti davanti a Dio, e i libri furono aperti; e fu aperto un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 13 E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l’Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere.

    Ecclesiaste 12:14 Poiché DIO farà venire in giudizio ogni opera, anche tutto ciò che è nascosto, sia bene o male.

    Anche Gesù con le Sue stesse parole ha dichiarato esattamente questo fatto

    Luca 8:17 Poiché non c’è nulla di nascosto che non debba manifestarsi, né di segreto che non debba essere conosciuto e venire alla luce.

    Tutto sarà giudicato da Gesù Cristo nel giorno del giudizio, ogni cosa fatta in pubblico ed ogni cosa fatta in segreto, poi Paolo aggiunge in fondo a questo versetto secondo il mio vangelo.

    Questa è una dichiarazione interessante, cosa significa che Paolo dice il mio vangelo, perché no il vangelo di Gesù Cristo?

    Ha usato questo termine non per sminuire il Vangelo di Gesù Cristo, no affatto. Paolo invece chiama il vangelo suo perché in effetti lo è, è di sua proprietà, appartiene a Paolo, è il Vangelo di Gesù Cristo ma appartiene a Paolo. Appartiene anche ad ognuno di noi che siamo nati di nuovo dallo Spirito di Dio, anche noi possiamo fare questa dichiarazione, poiché il Vangelo di Gesù Cristo è addirittura un pezzo dell’armatura del credente, il che vuol dire che appartiene come privilegio ad ogni credente [Efesini 6:15].

    Questo fatto, del Vangelo che fa parte del credente è evidenziato molto bene nella seconda epistola di Paolo ai Corinzi ed è un discorso che è presentato fin dal capitolo 1 e segue un filo conduttore che arriva alla piena descrizione nei capitoli 3 e 4, Cristo in noi la speranza della gloria, lo Spirito Santo, il frutto del Vangelo, noi apparteniamo a Cristo e Cristo appartiene a noi

    2 Corinzi 1:19-22 Perché il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che è stato fra voi predicato da noi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato «sì» e «no», ma è stato «sì» in lui. 20 Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sì» e l’«Amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi. 21 Or colui che ci conferma assieme a voi in Cristo e ci ha unti è Dio, 22 il quale ci ha anche sigillati e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori

    2 Corinzi 3:3-5 essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne. 4 Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; 5 non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6 il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita.

    2 Corinzi 4: 5-7 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; 6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo. 7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi.

    Il Vangelo apparteneva a Paolo come a noi perché tutto ciò che appartiene a Cristo appartiene a noi, tutte le promesse di Dio in Gesù Cristo sono si e amen e sono promesse che fanno parte del patto eterno, il quale Dio ha fatto con Cristo e quindi con ogni persona che è in Cristo. Essendo stati adottati da Dio siamo dunque figli e figlie di Dio con tutti i privilegi che i figli possono avere e tutto ciò che appartiene a Dio è nostro, siamo co-eredi con Cristo [Giovanni 20:17];[Romani 8:15-17];[Galati 4:5-7];[Efesini 1:3-6];[Ebrei 2:10-13].

    Il Vangelo è nostro, è il Vangelo di Paolo, è il Vangelo che Paolo predicava di cui ve ne è uno solo, è unico [Galati 1:6-12];[2 Corinzi 11:4] e dunque Paolo si immedesima lui stesso nel Vangelo che predicava e quindi Cristo è suo e lui appartiene a Cristo. Il Vangelo è parte di chi appartiene a Gesù, il Vangelo appartiene a chi lo vive e lo predica.

    Inoltre, Paolo fu appuntato come Apostolo del Vangelo di Cristo per i Gentili, il suo apostolato era unico e quindi il Vangelo sua responsabilità e privilegio [Atti 22:21];[Galati 2:1-9].

    Settimo Principio di Giudizio Divino: Secondo la Realtà Non Professione Religiosa.

    Versetti 17-24 Ecco, tu ti chiami Giudeo, ti fondi sulla legge e ti glori in Dio, 18 conosci la sua volontà e distingui le cose importanti, essendo ammaestrato dalla legge, 19 e sei convinto di essere guida di ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, 20 istruttore degli insensati, insegnante dei bambini, avendo la forma della conoscenza e della verità nella legge. 21 Tu dunque che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi che non si deve rubare, rubi? 22 Tu che dici che non si deve commettere adulterio, commetti adulterio? Tu che hai in abominio gli idoli, ne derubi i templi? 23 Tu che ti glori nella legge, disonori Dio trasgredendo la legge? 24 Infatti: «Per causa vostra, come sta scritto, il nome di Dio è bestemmiato fra i gentili».

    In questa sezione del capitolo Paolo conferma che questo capitolo è particolarmente indirizzato agli Ebrei. Vi erano molti Ebrei che per del tempo facevano parte delle assemblee cristiane ma che ancora non avevano fatto un passo di vera fede in Cristo, non avevano ancora esercitato la vera fede che salva.

    Questo è sempre stato un grande problema dell’Ebreo poiché l’Ebreo ha confidato ed ancora oggi confida nelle opere della legge, nella sua religione e nelle tradizioni.

    Era molto difficile per un Ebreo come lo è oggi, abbandonare la propria religione e smettere di confidare nella carne e confidare completamente nella grazia di Dio per fede in Cristo, fu proprio per questa ragione che l’epistola agli Ebrei fu scritta.

    Vi invito a leggerla e studiarla con questo contesto in mente, e se Dio vuole presto faremo uno studio sull’epistola agli Ebrei perché penso che sia necessario intenderla bene anche perché ci sono troppi fraintesi dottrinali che vengono spesso interpretati erroneamente in riguardo a quest’ultima epistola e che hanno creato e creano troppa confusione nella mente dei credenti di oggi, in special modo nel soggetto della possibilità che un vero credente possa scadere dalla grazia di Dio.

    Invece il vero e proprio argomento e contesto è, che nel mezzo di queste assemblee cristiane vi erano molti semi-credenti, cioè ancora non erano convinti nel loro cuore, magari nella loro mente aveva senso tutto ciò che vedevano e sentivano e appunto erano partecipi dell’opera dello Spirito Santo, avevano assaggiato le buone cose di Dio, ma ancora non si erano completamente arresi a Cristo per fede soltanto.

    Ed è in questo contesto che l’autore di Ebrei per esempio espone dei passi dove appare possibile che si stia parlando di un vero credente che poi decide di abbandonare la fede. Invece si sta parlando di questi Ebrei che ancora confidavano nella carne, nella legge di Mosè e che avevano paura per molte ragioni di abbandonare la loro religione, oppure se l’avevano temporaneamente lasciata per sperimentare il cristianesimo comunque volevano ritornarci [Ebrei 6:4-6];[Ebrei 10:26-29].

    Molti di questi Ebrei seppur credendo intellettualmente in Cristo come Messia non avevano la fede di abbandonare la legge e questo miei cari non conduce alla vera salvezza, invece tiene una persona schiava del legalismo e della legge che come abbiamo visto e vederemo non può dare la salvezza, anzi è una maledizione.

    Cosa disse Paolo in riguardo in Filippesi 3?

    Leggiamolo insieme, non credo che ci sia bisogno di commentare ulteriormente quello che dice Paolo.

    Filippesi 3:2-11 Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare (gli Ebrei). 3 I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù senza confidarci nella carne, 4 benché io avessi di che confidare anche nella carne; se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più: 5 sono stato circonciso l’ottavo giorno, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei; quanto alla legge, fariseo, 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7 Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. 8 Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo, 9 e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede, 10 per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, 11 se in qualche modo possa giungere alla risurrezione dai morti.

    Se una persona non si arrende completamente alla grazia di Dio mediante la fede in Cristo ma cerca in tutti modi di aggiungere Cristo alla sua religione, questa cosa non darà mai salvezza a quella persona, la vera fede non è esercitata e quindi è possibile credere intellettualmente in Cristo ma mancare in pieno la grazia di Dio e dunque la salvezza.

    Questo era il problema degli Ebrei, molti si trovavano in questa situazione spirituale mancante mentre continuavano a credere che la loro religione fosse in fondo la vera fonte della loro spiritualità. Ma la cosa spaventosa è che chi è in questa situazione spirituale è in grave pericolo, ha un piede nella salvezza e un piede nella dannazione eterna, ma in realtà spiritualmente è ancora morto nei suoi peccati e in realtà completamente dannato. Questo vuol dire essere arrivati così vicini alla grazia di Dio, averla vista, esserne stati testimoni e partecipi in qualche modo delle Sue benedizioni per poi rendersi conto di averla mancata in pieno, poiché arrivarci vicino non vuol dire possederla.

    Questa è una realtà che però è un pericolo non solo per gli Ebrei di allora ma anche per molte persone che si trovano nella chiesa oggi. Molti anche oggi credono in Gesù, intellettualmente, ma ancora non hanno profondamente messo tutta la loro fede in Lui e credono anche se subdolamente che la misura della loro spiritualità siano tutte le attività spirituali che loro compiono. Tutte le esperienze emotive, tutti i culti ai quali attendono, tutte le riunioni di preghiera che attendono, tutte le prediche che ascoltano, tutti gli studi biblici che frequentano, ma alla fine sono quelli che imparano sempre senza mai ottenere la conoscenza della verità, che è la vera fede e l’amore che dovrebbero dimostrare in ubbidienza alla parola di Dio. La pratica delle loro opere spirituali è la misura della loro spiritualità mentre invece è il carattere di Cristo in loro che dovrebbe essere la misura della loro spiritualità, ma invece non lo è.

    Il frutto dello Spirito ed il vero amore verso il fratello e la sorella che in realtà nella maggior parte della chiesa occidentale purtroppo è superficiale nel migliore dei casi se non quasi completamente mancante. Si parla di unità e amore fraterno del quale invece non hanno la più pallida idea di cosa significhi e cosa significhi sacrificare la propria vita per i fratelli.

    Questi corrono continuamente qua e là sprecando tutto il tempo che hanno cercando esperienze spirituali ed emotive e passano il loro tempo “edificando se stessi” che è una contraddizione della parola di Dio, vedi [1 Corinzi 14:12];[1 Corinzi 14:26], quindi non hanno il tempo necessario per essere di aiuto e di supporto ai bisogni degli altri.

    Ed è appunto in questo contesto che Paolo sta scrivendo. Lo vediamo in molte parti del NT come molti Ebrei andavano in giro combattendo la purezza del Vangelo con gli insegnamenti che in ogni caso una persona per credere in Cristo doveva essere circonciso, doveva diventare Ebreo prima di poter credere in Cristo per la salvezza e poi anche dopo che aveva creduto doveva continuare ad osservare la legge cerimoniale Ebraica.

    Questo non è il vero Vangelo ed è una cosa che Paolo combatteva di continuo e che lui stesso condannava. Vi sono tantissimi passi che descrivono questo problema e troppi sarebbero elencarli. Sia sufficiente dire che l’intera epistola scritta ai Galati ha per soggetto e contesto questo problema con il quale loro erano stati tentati dai legalisti Ebrei .

    Questo veramente è parte del contesto che leggiamo in questi versetti di [Romani 2:17-24].

    Paolo adesso sta parlando a loro, gli Ebrei religiosi ancora non salvati che facevano parte dell’assemblea cristiana di Roma. Paolo spiega loro l’ipocrisia con cui essi praticano la loro religione. Paolo espone loro la falsa nozione che loro stessi avevano in riguardo a se stessi che la loro religione, le loro tradizioni, la legge, l’appartenenza alla fede dei patriarchi fosse sufficiente per la loro salvezza.

    In realtà però Dio giudicherà la loro ipocrisia in base alla realtà della condizione della loro anima e del loro cuore

    Che Dio non accetta la tradizione religiosa di alcuna persona fu messo in evidenza anche da Giovanni il Battista

    Matteo 3:7-10 Ma egli, vedendo molti dei farisei, e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha mostrato a fuggire dall’ira a venire? 8 Fate dunque frutti degni di ravvedimento! 9 E non pensate di dir fra voi stessi: “Noi abbiamo Abrahamo per padre”; perché io vi dico che Dio può far sorgere dei figli di Abrahamo anche da queste pietre. 10 E la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco.

    Questo discorso del Battista è praticamente ciò a cui sta facendo riferimento Paolo, cioè, a colui che è chiamato Giudeo, che è nella carne discendente di Abrahamo, che appunto si gloria nella legge di Dio e si gloria del fatto che conosce il vero Dio, colui che dichiara di conoscere la Sua volontà e che sa distinguere le cose importanti poiché conosce la legge divina, colui che è convinto di essere la guida di coloro che spiritualmente sono ciechi e che vivono nelle tenebre.

    Questa descrizione che troviamo qui è un po’ inquietante poiché se siamo onesti con noi stessi possiamo vedere in questa descrizione anche la descrizione della chiesa. In altre parole anche coloro che si professano cristiani dichiarano spesso le stesse cose.

    Questa non sarebbe la sezione preoccupante, poiché se l’Ebreo o il professante cristiano si comportassero come tale descrizione potrebbe anche essere una cosa positiva.

    Paolo però ci dipinge un quadro inquietante in special modo per quanto riguarda l’Ebreo religioso o magari anche il “cristiano” religioso, che metteva la sua confidenza nella legge, nella sua religione, denominazione, tradizione, fede dei genitori ecc.

    Paolo li dichiara ipocriti e falsi, dichiara che con il loro comportamento dimostrano di non conoscere Dio e di essere invece trasgressori della Sua legge anziché coloro che la osservano, si gloriano nella loro spiritualità che basano sulla loro performance della legge anziché la sola grazia di Dio e la fede.

    Interiormente erano morti e irredenti, proprio come li descrisse Gesù in [Matteo 23:1-36], ben otto volte Gesù si riferisce a loro chiamandoli ipocriti. Infatti in un versetto Gesù fa eco a ciò che Paolo ha scritto, Paolo ha scritto che loro si credono guide dei ciechi mentre Gesù li accusa di essere guide a loro volta cieche come i ciechi che cercano di guidare

    Matteo 23:24 Guide cieche! che colate la zanzara, e inghiottite il cammello.

    Anche in un’altra occasione Gesù li accusò nello stesso modo

    Matteo 15: 13-14 Ma egli, rispondendo, disse: «Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata sarà sradicata. 14 Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; e se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa».

    Dopo tutto Gesù rese evidente che gli ipocriti sono coloro che sono ciechi della loro stessa condizione mentre credono di poter vedere bene la condizione di altri

    Matteo 7:3-5 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4 Ovvero, come puoi dire a tuo fratello: “Lascia che ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre c’è una trave nel tuo occhio? 5 Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello

    Quello che l’Ebreo condannava nel pagano anche lui faceva, rubava, commetteva adulterio e praticava l’idolatria, com’è che allora poteva dichiararsi meglio del pagano solo per status religioso, di tradizione, gloriandosi nella sua carne, la sua circoncisione che era il simbolo nella carne della sua appartenenza a Dio?

    Infatti Paolo accusa l’Ebreo ipocrita invece di essere la guida a Dio di essere colui che si gloria nella legge ma invece disonora Dio con la sua ipocrisia e per questo dichiara

    «Per causa vostra, come sta scritto, il nome di Dio è bestemmiato fra i gentili».

    Che terribile accusa, ma vi è un’ultima considerazione da fare prima che noi cristiani si possa fare accuse agli Ebrei ipocriti e credere noi di essere superiori a loro. La considerazione è questa come ci stiamo comportando noi? Siamo religiosi come questi Ebrei?

    Ci gloriamo e ci misuriamo gli uni contro gli altri basandoci sulle opere spirituali che compiamo, sulle attività alle quali attendiamo mentre invece non riflettiamo il carattere di Gesù Cristo in noi non ubbidendo la parola di Dio e vivendo in ipocrisia?

    Se facciamo questo dobbiamo riflettere su tutto ciò che abbiamo letto fino ad ora poiché come l’ipocrita religioso Ebreo vi è la possibilità di causare il nome di Dio di essere bestemmiato tra i non credenti e di incorrere nel giudizio di Dio in base alla realtà della attuale condizione spirituale.

    Anche se Dio riterrà responsabile colui che bestemmia il Suo santo nome [Esodo 20:7];[Levitico 24:11-16] non vogliamo essere noi la causa di coloro che bestemmiano il Suo nome poiché Gesù disse

    Matteo 18:7 Guai al mondo per gli scandali! Perché è necessario che avvengano gli scandali, ma guai a quell’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Inoltre chi vive nell’ipocrisia è appunto in gran pericolo di giudizio, si prova religioso, prova che si gloria non nella grazia di Dio e fede in Cristo e la Sua giustizia ma nelle sue stesse opere e nella sua stessa giustizia basata sulla sua performance religiosa.

    La Vera Circoncisione dei Giudei-La Circoncisione che Dio Desidera

    Versetti 25-29 Perché la circoncisione è vantaggiosa se tu osservi la legge, ma se sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. 26 Perciò se un incirconciso osserva gli statuti della legge, non sarà la sua incirconcisione reputata circoncisione? 27 E se colui che per natura è incirconciso adempie la legge, non giudicherà egli te che con la lettera e la circoncisione sei trasgressore della legge? 28 Infatti il Giudeo non è colui che appare tale all’esterno, e la circoncisione non è quella visibile nella carne; 29 ma Giudeo è colui che lo è interiormente, e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, e non nella lettera; e d’un tal Giudeo la lode non proviene dagli uomini, ma da Dio.

    Paolo adesso ci da una lezione in che cosa vuole dire veramente essere circoncisi.

    Perché gli Ebrei dovevano circoncidersi? Che cosa significa per l’Ebreo la circoncisione? Sicuramente la circoncisione era un segno esterno, un segno sulla carne dell’Ebreo che simboleggiava la fede che l’Ebreo doveva avere nel SIGNORE, GEOVA, L’ETERNO. Era il simbolo del patto che Dio aveva fatto con Abraamo

    Genesi 17:9-11 Poi Dio disse ad Abraamo: «Quanto a te, tu osserverai il mio patto: tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. 10 Questo è il mio patto che voi osserverete, patto fra me e voi e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio tra di voi sia circonciso. 11 Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi.

    La fede Ebraica comunque doveva essere vera fede, fede in Dio e non opere della carne o religione, poiché Abraamo al quale fu affidato il simbolo o il segno della circoncisione era giustificato per fede in ciò che Dio aveva promesso e così anche l’Ebreo doveva essere [Romani 4:1-25].

    Purtroppo il segno stesso della fede Ebraica, la circoncisione della carne fu innalzata al disopra della condizione del cuore dell’Ebreo e divenne un segno con il quale un Ebreo veniva dichiarato giusto ed appartenente a Dio e alle Sue promesse.

    Il segno, simbolo esterno la circoncisione della carne comunque per Dio diveniva attivamente spiritualmente valida solo quando fede e ubbidienza alla legge di Dio veniva esercitata. Anche nell’AT Dio ha sempre richiesto fede e ubbidienza alla Sua parola e promesse, Dio richiedeva che la vera giustizia dell’Ebreo fosse basata in Lui e le Sue promesse e non nelle opere esterne della carne

    Deuteronomio 10:16 Circoncidete dunque il vostro cuore e non indurite più il vostro collo

    E’ per questo che Paolo in riguardo all’Ebreo dice lui stesso che essere circoncisi nella carne e essere in violazione del patto con Dio, trasgredire la legge di Dio era dunque come se l’Ebreo fosse incirconciso. Paolo sta dicendo che l’ipocrita Ebreo che trasgredisce la legge seppur circonciso nella carne è uguale al pagano che è incirconciso.

    Infatti Paolo conferma ciò che dice il Signore, che il vero Giudeo, Ebreo è colui che ha il cuore circonciso e tra l’altro questa circoncisione spirituale, quella del cuore ha due qualità specifiche, una è che sia l’Ebreo che il Gentile possono averla, cioè non è solo ed esclusivamente per gli Ebrei e l’altra è che è Dio stesso che compie questa circoncisione del cuore mediante la fede in Cristo, infatti questa è la rigenerazione, la salvezza che proviene da Dio e non dalle opere della carne o nel caso del Giudeo dalla legge stessa.

    Filippesi 3:3 I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo

    Colossesi 2:11 in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne

    Deuteronomio 30: 6 L’Eterno, il tuo DIO, circonciderà il tuo cuore e il cuore dei tuoi discendenti, affinché tu ami l’Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e così tu viva

    Lo spogliarsi del corpo della carne è il ravvedimento che appunto fa parte dell’opera di rigenerazione che Dio compie nella vita dell’eletto è questo il discorso che troviamo nel passo appena letto in Colossesi 2:11 che è in rispetto alla circoncisione esattamente ciò che diceva anche il Battista agli Ebrei del suo tempo, in special modo i religiosi, Farisei e Sadducei ed è lo stesso discorso che fa Paolo in questi versetti di Romani 2

    Matteo 3:7-10 Ma egli, vedendo molti dei farisei, e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha mostrato a fuggire dall’ira a venire? 8 Fate dunque frutti degni di ravvedimento! 9 E non pensate di dir fra voi stessi: “Noi abbiamo Abrahamo per padre”; perché io vi dico che Dio può far sorgere dei figli di Abrahamo anche da queste pietre. 10 E la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco.

    Che la circoncisione del cuore è l’opera di rigenerazione di Dio e non prettamente della carne è confermata ancor di più in riguardo ai religiosi da Gesù stesso, praticamente nello stesso contesto del versetto 10 di Matteo 3

    Matteo 15:7-9 Ipocriti, ben di voi profetizzò Isaia, dicendo: 8 Questo popolo si accosta a me con la bocca, e mi onora con le labbra; ma il cuor loro è lungi da me. 9 Ma invano mi onorano insegnando dottrine, che son comandamenti d’uomini.(Religiosi)

    Matteo 15:12-13 Allora i suoi discepoli, accostatisi, gli dissero: Sai tu che i Farisei, udito questo ragionamento, sono stati scandalizzati? 13 Ed egli, rispondendo, disse: Ogni pianta che il padre mio celeste non ha piantata sarà sradicata

    I religiosi, i circoncisi soltanto nella carne, coloro che si gloriano nella propria giustizia e nelle opere della legge si offendono alla convinzione della parola di Dio in riguardo alla loro peccaminosità e non si ravvedono perché non sono eletti, cioè non sono piante che il Padre ha piantato e quindi saranno sradicate, cioè giudicate.

    Anche questa comunque è l’opera di Dio, la parola di Dio ha il potere di indurire un cuore [Esodo 4:21];[Zaccaria 7: 11-12] o di cambiarlo e rigenerarlo [Ezechiele 11:19-20], nel caso della maggior parte di questi Giudei religiosi il Signore ha causato l’indurimento del loro cuore così che il Vangelo potesse essere fonte di salvezza per i Gentili [Romani 11:25], un popolo che non si gloriava nella legge di Dio per ricercare la giustizia ma l’hanno trovata mediante l’opera di Dio, la circoncisione dei loro cuori fatta da Dio stesso mediante la fede e non dalle mani dell’uomo [Romani 9:30-33].

    C’è un bellissimo esempio che Paolo fa ai Corinzi che troviamo in 2 Corinzi 3 in riguardo a questo soggetto, Ciò che lo Spirito di Dio compie mediante la parola di Dio, la predica del Vangelo, cosa che il ministero della legge non poteva e non può compiere.

    2 Corinzi 3:3-11 è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne. 4 Una simile fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio. 5 Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare qualcosa come se venisse da noi; ma la nostra capacità viene da Dio. 6 Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica. 7 Or se il ministero della morte, scolpito in lettere su pietre, fu glorioso, al punto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè a motivo della gloria, che pur svaniva, del volto di lui, 8 quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? 9 Se, infatti, il ministero della condanna fu glorioso, molto più abbonda in gloria il ministero della giustizia. 10 Anzi, quello che nel primo fu reso glorioso, non fu reso veramente glorioso, quando lo si confronti con la gloria tanto superiore del secondo; 11 infatti, se ciò che era transitorio fu circondato di gloria, molto più grande è la gloria di ciò che è duraturo.

    In questo passo ci sono delle verità incredibili e delle parole che in simbolismo ci fanno rendere conto che in conferma della parola di Dio, e lo abbiamo già visto precedentemente, la legge di Dio scritta sui cuori dei peccatori esiste [Romani 2:14-15] ma abbiamo visto che l’essere umano pur avendo la legge di Dio scritta sul cuore ha comunque un cuore malvagio ed ottenebrato e infatti la Bibbia lo paragona, anzi lo chiama un cuore di pietra.

    E’ anche per questo che simbolicamente Dio ha scritto la Sua legge, i Dieci Comandamenti su tavole di pietra, che rappresentano i cuori induriti dei peccatori, in questo caso dei Giudei. Dio comunque dichiara che scriverà la Sua legge su dei cuori viventi, cuori rigenerati da Lui stesso mediante la circoncisione del cuore che Lui stesso compie mediante l’opera della salvezza in Cristo Gesù e il Suo Spirito che da vita [Giovanni 6:63] paragona con [2 Corinzi 3:6].

    Tutto questo è in conferma con ciò che abbiamo letto nel passo sovrastante. Paragona questi passi: [Romani 2:14-15] con

    [Ezechiele 11:19-20];[Ezechiele 36:25-27] con [2 Corinzi 3:3] e con [Ebrei 8:10].

    Quindi non solo i Giudei hanno un cuore di pietra ma anche i Gentili ed è quindi vero che il ministero della morte è scolpito sulle tavole di pietra che appunto rappresentano e sono i cuori di pietra e questo ministero produce morte tramite la legge che condanna [Romani 7:1-25], ma è altrettanto vero che il ministero della giustizia di Dio e dello Spirito invece da vita e salvezza tramite il Vangelo di Cristo.

    Questa è la circoncisione del cuore mediante lo Spirito di Dio della quale Paolo sta parlando, circoncisione fatta con le mani di Dio che da vita, salvezza e giustificazione per il Giudeo e per il Gentile ed è ciò che Dio richiede per entrare nel regno di Dio [Giovanni 3:1-10].

    Nel contesto dei Giudei dunque solo coloro che hanno ricevuto tale circoncisione sono considerati da Dio i veri Giudei.

    Coloro infatti che sono stati fatti nuove creature come descrive Paolo la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, e non nella lettera

    Paragonate questo con Filippesi 3:3 I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo

    Qui c’è da fare una precisazione, la lettera e lo Spirito delle quali parla Paolo sia in questo passo che stiamo studiando in Romani sia che nel passo che abbiamo letto in 2 Corinzi 3:6 significano questo: la lettera è la legge e non la parola di Dio, poiché la parola di Dio è anche stata paragonata a vita quando è applicata dallo Spirito Santo al cuore e quindi lo Spirito di Gesù Cristo che è la vita di Dio da vita tramite la parola di Dio [Giovanni 6:63];[Giovanni 6:68];[Atti 13:26];[Romani 10:17];[Filippesi 2:16];[2 Pietro 1:3]; [2 Timoteo 3:16-17], la lettera che Paolo menziona è soltanto in rifermento appunto alla legge dell’AT, i comandamenti della legge di Dio che ci condannano e che sono ostili verso di noi ma che Gesù ha eliminato inchiodandoli sulla croce mediante il Suo sacrificio [Colossesi 2:11-14].

    Ciò che la legge era impotente di fare, Gesù ha fatto adempiendo pienamente la legge di Dio per noi così che mediante fede in Lui, noi che siamo in Cristo Gesù abbiamo anche noi adempiuto i requisisti della legge in Lui [Romani 8:1-4]

    Paolo conclude il capitolo 2 di Romani dicendo e d’un tal Giudeo la lode non proviene dagli uomini, ma da Dio.

    Questo piccolo tratto è corto ma molto ricco di verità che la parola di Dio ci rivela. In breve però vuol dire questo, coloro che sono i circoncisi nel cuore, circoncisi interiormente, nello spirito e non nella legge, questi che sono nati di nuovo rigenerati dalla potenza di Dio, dalla Sua grazia e mediante la fede che Dio ha donato loro, questi sono dunque quelli che si gloriano in Gesù Cristo soltanto e non nei loro vani tentativi di adempiere la legge di Dio mediante i loro sforzi e dunque in loro il cui solo vanto è la giustizia di Cristo e non la loro, infatti per quel Giudeo la lode viene da Dio e non dall’uomo.

    Durante il ministero di Gesù molte volte Lui stesso ha portato alla luce il fatto che gli ipocriti, i religiosi cercavano la lode degli uomini, volevano essere visti dagli uomini ed essere elogiati, rispettati e lodati dagli uomini. Avevano sostituito la lode che Dio dà a che si gloria e si vanta in Lui solamente con la vana ricompensa della lode umana che è vana ed inutile.

    La Bibbia è ripiena di questo soggetto

    Giovanni 5: 41-44 Io non prendo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste. 44 Come potete voi credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?

    Giovanni 12:42-43 Ciò nonostante, molti, anche tra i capi, credettero in lui; ma a causa dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; 43 perché preferirono la gloria degli uomini alla gloria di Dio.

    Tra l’altro credere intellettualmente in Cristo vi ricordate non è esibire vera fede, infatti, la parola di Dio ci dice che per essere salvati bisogna credere nel nostro cuore e confessare con la nostra bocca che Gesù è il Signore [Romani 10:4-13].

    Mi sembra dunque evidente che vera fede, il vero credere che salva, il vero credere in Gesù comporta la confessione che Lui è il Signore e che se anche questa ultima non è evidente vera fede non è stata praticata e quindi non vi è salvezza, attenzione a cosa significa veramente la parola credere nel vero senso Biblico, poiché anche i demoni credono e tremano [Giacomo 2:19].

    No, coloro che credono veramente in Gesù Cristo non cercano la lode degli uomini ma danno la lode e la gloria a Dio. I religiosi che si gloriano nelle loro opere per tentare di adempiere la legge invece cercano la lode degli uomini e sono ladri della gloria che spetta solo a Dio.

    Matteo 23:5-7 Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie e allungano le frange dei loro vestiti. 6 Amano i posti d’onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, 7 e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi.

    Vedi anche [Proverbi 25:27];[Matteo 6:1-5];[Matteo 6:16-18].

    Anche per questo Gesù li condanna ed infatti rubare la gloria che spetta a Dio è in se idolatria [Isaia 42:8];[Isaia 48:11].