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  • Romani Capitolo Otto

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    Ottavo Capitolo della Lettera di Paolo ai Romani

     

    Introduzione

     

    Romani capitolo otto è il canto di vittoria del credente nato di nuovo.

    La vittoria su tutte quelle cose che potrebbero provocare ancora il credente cioè il peccato, la carne o il corpo, che è infine l’ultima traccia di ciò che mantiene la nuova creatura legata a questo mondo e al peccato.

    Capitolo otto è l’apice, il culmine, la corona della salvezza del credente e lo descrive anche tramite molti aspetti del ministero dello Spirito Santo nella vita del credente nato di nuovo.

    Questo capitolo è la dichiarazione di Dio di completa vittoria per il credente, la certezza della salvezza, la certezza di appartenere a Dio, la certezza di avere il dono dello Spirito Santo e di essere appartenenti al corpo di Cristo [Romani 8:1-25].

    Esso contiene l’incoraggiamento e l’aiuto dello Spirito Santo nella vita del cristiano [Romani 8:26-27].

    Esso contiene la sinossi della dottrina della elezione [Romani 8:28-30] che si trova spiegata più avanti in maggior dettaglio in
    [Romani 9:10-24].

    Capitolo otto ci dimostra che abbiamo una certezza nella presenza di Cristo come nostro Sommo Sacerdote, che conferma sempre più la vittoria totale del credente sul peccato, sulla condanna, sulla morte e ogni tipo di possibili nemici, tutto questo perché siamo in Cristo [Romani 8:31-39].

    Abbiamo visto anche in altri casi, come nella prima lettera di Paolo ai Corinzi, dove Paolo nei capitoli 12-13-14 spiega i doni spirituali e il loro corretto utilizzo, soprattutto alla luce della l’unica cosa che dovrebbe motivare il credente ad operare il suo dono o dono, in altre parole l’amore, l’amore biblico di Dio.

    Qui invece Paolo in Romani inizia la descrizione della salvezza del credente, come un pensiero che scorre continuo, che scorre dal capitolo 5 e finisce qui nel capitolo 8.

    Nel capitolo 5 abbiamo visto che Paolo alla luce della sola cosa che ci dà accesso alla salvezza di Dio, la fede e la grazia comincia a spiegare il concetto della grazia di Dio, perché sia necessaria ed il suo funzionamento.

    Nel capitolo 6 Paolo continua a spiegare cosa han fatto la grazia e la fede insieme. Egli spiega la morte, la distruzione della natura peccaminosa nei credenti nati di nuovo e il loro rapporto con la morte e la risurrezione di Cristo.

    Egli spiega che il peccato non ha più alcun potere o dominio reale sul’ uomo spirituale, il credente nato di nuovo non è più schiavo di obbedire al peccato come lo era prima. Paolo ci spiega anche ciò che è grazia e che cosa non lo è.

    Egli spiega che i veri credenti nati di nuovo non vivono più schiavi del peccato e che vivono una vita invece santificata e santa, in modo che dobbiamo portare le nostre membra, in altre parole i nostri corpi fisici, sotto il controllo dell’uomo nuovo, in altre parole la volontà di Dio.

    Nel capitolo 7 Paolo spiega perché i credenti nati di nuovo non sono più sotto la maledizione della legge, continua a spiegare il rapporto tra la legge di Dio e il credente nato di nuovo.

    Il credente nato di nuovo è dunque stato liberato dal tentativo di cercare una giustificazione attraverso la pratica della legge.

    Paolo spiega anche a noi perché anche se non abbiamo più una natura peccaminosa, ma una natura divinamente rigenerata, abbiamo ancora il peccato che funziona in noi.

    Il peccato in noi nasce dal fatto che viviamo ancora in un corpo irredento, con una mente che è stata programmata dalla natura peccaminosa di desiderare cose peccaminose e anche perché il corpo fisico del credente è ancora legato alla terra ed ha desideri sensuali e carnali questi sono ancora lì perché la mente è stata appunto programmata dalla natura peccaminosa di volere e di agire in un certo modo, ed è per questo che anche liberati dalla nostra natura peccaminosa abbiamo ancora bisogno di essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente e di portare poi tutti noi stessi in sottomissione alla mente rinnovata, rinnovata dalla parola di Dio con l’aiuto dello Spirito Santo.

    Tuttavia, Paolo comincia a dichiarare quanto siamo ancora vittoriosi anche oltre la nostra carne, cioè il nostro corpo terreno in cui vive l’uomo nuovo.

    La nostra vittoria è sempre per mezzo di Gesù Cristo e che cosa Egli ha fatto per noi.

    E ‘alla luce di questo ultimo pensiero che Paolo scrive il capitolo otto per mettere a tacere qualsiasi dubbio che possa galleggiare nella testa di un credente e che in effetti la nostra vittoria non sia completa, è così la nostra salvezza, esse sono complete e permanente.

    Paolo dunque nel capitolo 8 spiega come e perché.

    Romani Capitolo VIII dal versetto I al versetto IV

     

    1 Non vi è dunque più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, che non camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito. 2 Perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù ci ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Perché ciò che la legge non poteva farle in quanto era debole attraverso la carne, Dio ha fatto mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato, a causa del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 che il requisito giusto della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

     

    Ogni volta che una frase inizia con un dunque abbiamo sempre bisogno di andare indietro e vedere quanto è stato detto in precedenza.

    Paolo, come abbiamo visto precedentemente ha spiegato perché l’uomo spirituale, il credente nato di nuovo ha ancora la capacità di peccare e si trova ancora facendo questo.

    Sono sicuro che ogni credente prima o poi si sono posti queste domande:

    “Se io sono davvero una nuova creatura in Cristo, se non sono più uno schiavo alla mia natura peccaminosa che è stato crocifissa con Cristo, se sono stato portato a nuova vita in Cristo, perché mai allora sto ancora peccando? “

    “Odio il peccato, amo Dio e la sua legge, perché allora mi trovo a volte a fare quello che odio fare e a non fare ciò che amo fare?”

    “Sono davvero salvato allora? Ho perso la mia salvezza perché sto ancora peccando a volte anzi troppo? Allora sono scaduto dalla grazia? “

    Queste sono tutte domande legittime e degne della giusta risposta. E se siamo onesti ce le siamo chieste varie volte.

    Paolo nel capitolo precedente fece queste domande e rispose perché.

    Rivediamo cosa disse così possiamo capire meglio ciò che Paolo ci sta comunicando in questo verso.

    Il nostro corpo in cui viviamo è corrotto e ancora irredento, per cui in esso la legge del peccato è ancora attiva.

    Noi viviamo in questo corpo in modo da poter funzionare in questo mondo come esseri umani, ma questo corpo se lasciato da solo null’altro desidera se non fare ciò che era stato programmato per fare in precedenza dalla nostra natura peccaminosa, cioè desidera di vivere in modo sensuale, carnale e di fare una vita peccaminosa.

    Questo è il modo in cui è così importante per il credente ad ascoltare forte ammonimento di Paolo che si trova più avanti in questa epistola, abbiamo bisogno di rinnovare la nostra mente per essere trasformati a immagine di Cristo [Romani 12:1-2].

    Solo una mente rinnovata, rinnovata dalla Parola di Dio, può e vuole conoscere e fare la volontà di Dio e rendere ogni pensiero prigioniero alla obbedienza a Cristo.

    Perciò abbiamo bisogno di sottomettere il corpo, le nostre membra sotto il potere e la sottomissione della parola di Dio e la Sua volontà e farla vivere per la gloria di Dio invece dei desideri carnali e sensuali che sono stati programmati dalla nostra natura peccaminosa.

    Questa natura che ormai non produce più alcun potere per dominarci e controllarci perché è morta, crocifissa con Cristo e siamo nuove creazioni in Lui.

    Paolo ha concluso il capitolo sette con questa domanda e questa risposta:

    Romani 7:24-25 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Ringrazio Dio – per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Allora, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

    Allora la risposta è chiara, spero, grazie a Dio la nostra vittoria su questo ultimo vestigio del nostro peccato è sempre e solo Gesù Cristo nostro Signore.

    Per i peccati che commettiamo dunque nella carne e non nello spirito, non in o con la nostra nuova natura, come Paolo precisa, e per questi peccati non c’è più alcun tipo di condanna per l’anima [1 Giovanni 3:9].

    Ora, questo non è affatto assumere il fatto che sia legittimo per un vero credente nato di nuovo peccare ancora solo perché il corpo desidera il peccato e perché non siamo più condannati spiritualmente.

    Ciò è ampiamente chiaro nella Scrittura, infatti Paolo aveva già ci ha detto questo, ritornando in [Romani 6:1-2] e in [Romani 6:13-23].

    Anche l’apostolo Giovanni ci ha detto molto chiaramente in

    1 Giovanni 2:1-6 Figlioli miei, queste cose vi scrivo, in modo che non pecchiate. E se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto. 2 Ed egli stesso è la propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per il mondo intero. 3 Ora, da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: “Io lo conosco”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, veramente l’amore di Dio è perfetto in lui. Da questo conosciamo che siamo in lui. 6 Chi dice di dimorare in Lui si deve anche a camminare come Egli camminò.

    Se qualcuno vero, credente nato di nuovo nella loro ricerca della pietà, santificazione e di santità inciampa e pecca, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto.

    Noi vediamo che il desiderio continuo e perseverante e la direzione del credente tuttavia, deve essere verso la santità e la pietà, camminare come Egli camminò, imitando Cristo.

    Non stiamo parlando di perfezione raggiunta, ma perfezione ricercata e desiderata.

    In realtà avevamo visto nel nostro studio del capitolo 6, che un vero credente, una persona nata di nuovo con una nuova natura divina, una persona che è stato toccata dalla grazia di Dio non cerca di vivere più in uno stile di vita peccaminoso, cerca piuttosto di rinunciare al peccato e di tendere alla santità e giustizia, in effetti questo è ciò che la grazia di Dio ci insegna:

    Tito 2:11-14 Perché la grazia di Dio, apportatrice di salvezza è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo sobriamente, giustamente e piamente nell’età presente, 13 e ricercare l’apparizione della benedetta speranza e la gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, 14 che ha dato se stesso per noi, che Egli possa redimerci da ogni iniquità e purificare per sé un suo popolo speciale, zelante nelle opere buone.

    Che cosa vuole comunicare Paolo qui per i credenti romani?

    Comincia questo nuovo capitolo continuando dove aveva concluso, dunque non c’è PIU’ nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.

    La prima parte di questo versetto significa proprio quello che dice, coloro che sono in Cristo e pertanto rimangono in Lui non sono più destinati alla condanna eterna.

    Eravamo tutti destinati alla condanna una volta, ma le Scritture ci dicono chiaramente in così tanti passaggi che quando siamo in Cristo, noi ora non siamo più destinati alla condanna eterna, anche se a volte abbiamo ancora peccato.

    Quando pecchiamo la grazia di Dio abbonda verso di noi che desideriamo vivere rettamente in Cristo, e questo solo perché siamo in Cristo e solo mediante le Sue virtù e i Suoi meriti che sono stati imputati a noi come nostra giustizia, Egli, Cristo, è la nostra unica fonte di giustizia.

    Ecco alcuni passaggi che confermano la permanenza e la sicurezza della nostra salvezza, ci sarà dunque alcuna condanna, mai, per coloro che sono in Cristo.

    [Giovanni 5:24], [Giovanni 6:37-45], [Giovanni 10:27-29], [Romani 5:9], [Romani 8:1], [Romani 8:28-35], [Efesini 2:1-10], [Colossesi 1:12-14], [1 Tessalonicesi 1:9-10], [Ebrei 9:28], [1 Pietro 1:3-9].

    Poi, dopo aver detto questo, il commento del testo afferma qualcosa di molto interessante, che purtroppo molti fraintendono e interpretano erroneamente.

    Dice: ” per coloro che non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito”.

    Cosa significa questo? Qui dobbiamo distinguere ciò che il testo intende quando dice di non camminare secondo la carne ma secondo lo Spirito.

    Vuol dire che solo coloro in Cristo che sono perfettamente obbedienti allo Spirito non saranno condannati, mentre quelli che a volte peccano saranno condannati?

    Quando si sentono alcune interpretazioni date da alcune persone, sembrerebbe che questo sia quello che dice il testo è ciò che insegna.

    Altri credenti invece purtroppo interpretano erroneamente questo passo nel senso che solo coloro che sono stati battezzati e son ripieni di Spirito Santo, secondo alcune dottrine pentecostali sono quelli che camminano nello Spirito.

    Credo che nessuna di queste due interpretazioni siano esatte.

    Cosa è che il testo in realtà sta dicendo?

    Prima di tutto il contesto non sta dicendo che l’essere in Cristo significa che potremmo trovarci difronte due tipi di credenti, quelli che camminano secondo lo Spirito perfettamente e quelli che camminano secondo la carne.

    Infatti il contesto di questo intero capitolo è per spiegare e descrivere ciò che significa camminare secondo lo Spirito e che cosa significa camminare secondo la carne. Che cosa significa essere nella carne e che cosa significa essere nello Spirito.

    Non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, che non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito significa che, coloro che sono in Cristo non possono mai essere condannati, perché non camminano più in base alla loro natura peccaminosa (la carne), ma secondo lo Spirito (persona rigenerata, nata di nuovo, natura peccaminosa morta, crocifissa con Cristo).

    Camminano secondo lo Spirito perché sono stati rigenerati e trasformati in nuove creazioni, con una nuova natura spirituale, ciò che una persona che cammina nella natura carnale non ha.

    Che questa sia la corretta interpretazione è confermata dal resto del contesto di questo intero capitolo.

    Questo è ciò che Gesù insegnava a Nicodemo tra l’altro [Giovanni 3:3-21].

    Per essere in Cristo dobbiamo essere nati di nuovo dello Spirito Santo, questo è ciò che significa camminare secondo lo Spirito.

    Il testo dice che la carne a cui si riferisce è in realtà la vecchia natura peccaminosa che spesso viene chiamata carne nella Bibbia.

    Questa carne non è fatto uno specifico riferimento alla carne fisica del corpo, in questo caso, sebbene anche la carne, cioè il corpo, può provocarci a peccare.

    Qui tuttavia, è esplicitamente fatto riferimento alla carne come la natura peccaminosa alla quale l’uomo irredento è schiavo e in base alla quale camminano, come abbiamo anche noi fatto una volta [1 Corinzi 6:9-11], [Efesini 2:1-3].

    In modo che ciò che sta dicendo qui è che coloro che sono realmente in Cristo sono coloro che camminano secondo lo Spirito Santo che li rigenera, in altre parole quelli che sono nuove creature in Cristo, nati di nuovo.

    Coloro che invece camminano secondo la carne sono tutti quelli che non sono in Cristo cioè sono ancora nella carne, hanno ancora una natura peccaminosa, non sono nati di nuovo e non sono quindi vivi spiritualmente.

    Quelli che camminano secondo lo Spirito sono quelli che desiderano e praticano la ricerca di vivere nella giustizia e santità, mentre quelli che camminano secondo la carne, desiderano solo di praticare la ricerca della vita peccaminosa, questa differenza ci è spiegata a noi anche da Giovanni in:

    1 Giovanni 3:7-10 Figlioli, nessuno vi inganni. Chi pratica la giustizia è giusto, così come egli è giusto. 8 Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Per questo scopo il Figlio di Dio si è manifestato, che Egli possa distruggere le opere del diavolo. 9 Chiunque è nato da Dio non pecca, perché il suo seme rimane in lui, ed egli non può peccare perché è nato da Dio. 10 In questo i figli di Dio ed i figli del diavolo sono evidenti: Chiunque non pratica la giustizia non è da Dio, né è colui che non ama suo fratello.

    Anche qui la differenza del peccare e non peccare non è che il credente nato di nuovo non pecca mai o non ha mai il peccato nella carne, nel corpo, piuttosto che siamo nati di nuovo dello Spirito e spiritualmente non abbiamo più la dannazione eterna come conseguenza del peccato.

    Questo non significa che non siamo responsabili per i nostri peccati commessi nel corpo, infatti, ci sono conseguenze molto gravi per i nostri peccati [1 Corinzi 5:5],[1 Corinzi 11:30-32].

    Piuttosto significa che non siamo più eternamente condannati a causa dei nostri peccati e che l’enfasi principale della vita del credente è quella di camminare nella giustizia. La giustizia è uno stile di vita che quelli che camminano secondo la carne non vivono ne desiderano mai di vivere.

    Non ci sono i credenti nati di nuovo che non vivono e praticano il peccato come stile di vita, non ci sono persone che non sono cambiate con tendenze peccaminose sì, ma non completamente schiave del peccato in modo che essi vivono uno stile di vita ingiusto e persistente.

    Alcune persone possono avere una forma di pietà, ma negano la potenza di essa [2 Timoteo 3:1-5], cioè negano con il loro comportamento che in essi esiste l’opera dello Spirito Santo nella rigenerazione e la santificazione e l’amore di Dio.

    Potrebbero essere persone religiose, anche morali, in qualche modo, ma se non sono guidati dallo Spirito, in altre parole non sono nati di nuovo, stanno solo vivendo nel peccato e camminano secondo la loro carne cioè la loro natura peccaminosa.

    Paolo e gli altri apostoli, ci avvertono di non essere ingannati, perché quelli che vivono una vita di peccato, coloro che praticano l’ingiustizia come stile di vita non sono nemmeno salvati, non sono in Cristo, quindi camminano secondo la carne, perché non sono nati dallo Spirito
    [1 Corinzi 6:9-10], [Efesini 5:3-7], [1 Giovanni 3:7-10].

    I nati dello Spirito non sono ancora perfetti, mentre vivono in questo corpo, ma camminano perseverando in base alla nuova vita data loro dallo Spirito, sono effettivamente nuove creazioni in Cristo e continuano a perseguire la giustizia e la santità nel loro comportamento.

    Essi producono frutti spirituali e frutti giusti e non un continuo solo di frutti carnali e sensuali e ingiusti.

    E’ bene anche chiarire, in quanto c’è una questione molto importante, cioè questa, che la seconda parte del versetto uno dove dice

    “che non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito”

    è stata aggiunta da traduttori biblici per una migliore leggibilità nelle lingue tradotte, ma questa sezione del versetto non faceva parte del testo originale greco che Paolo ha scritto, poiché non esisteva nei manoscritti più antichi.

    Quindi dobbiamo stare attenti, è anche per questo che molti sono stati in grado di male interpretare questo passaggio e storcere la Scrittura perché volevano soddisfare le loro convinzioni di interpretazione dottrinale, catalogando i credenti in due categorie, cioè quelli carnali e quelli spirituali, cioè per fare significare questo passo che un credente che è in Cristo potrebbe scadere dalla grazia o dal perdono e dalla loro salvezza se non camminano sempre e comunque guidati dallo Spirito, nel senso che dovrebbero essere quasi perfetti. Alcune sette religiose insegnano che si deve raggiungere la santità perfetta in questa vita per essere veramente salvati.

    Il punto centrale di questo passaggio è invece che, se si cammina ancora secondo la carne non siamo mai stati in Cristo, per essere in Lui è solo ed esclusivamente per opera dello Spirito Santo ed essere in Cristo è quindi la stessa cosa di camminare secondo lo Spirito.
    [1 Corinzi 12:13], [Tito 3:3-7].

    Invece questo versetto, significa esattamente ciò che Dio voleva che significasse, in altre parole, se una persona è veramente in Cristo non può essere e non sarà condannato, persevererà e continuerà a perseguire una vita santa e giusta anche se non perfetta, si veda anche [Romani 8: 30-34].

    Ovviamente se una persona non è in Cristo, essi sono già condannati [Giovanni 3:18-20], [1 Giovanni 5:10-12].

    Che questa piccola sezione aggiunta nel versetto, infatti, significa solo che, se apparteniamo a Cristo, saremo guidati dallo Spirito perché siamo nati dallo Spirito e non vi è condanna per queste persone, se qualcuno invece non è allora camminerà secondo la sua natura carnale, la carne.

    Quindi non ha nulla a che fare con due categorie di credenti, ma ha tutto a che fare con l’appartenenza a Cristo se siamo nati di nuovo dallo Spirito oppure no.

    Questa sezione del versetto come abbiamo detto era semplicemente aggiunta per capire meglio ciò che Paolo intendeva quando dice essere in Cristo.

    Ciò è stato fatto molto probabilmente così che una persona non inganni se stessa pensando che sia in Cristo ma vivendo uno stile di vita peccaminoso volontario con nessuna trasformazione nella loro vita e con nessun desiderio di camminare per lo Spirito.

    Quindi, in conclusione, se qualcuno è veramente in Cristo, egli è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate: ecco che tutte le cose sono diventate nuove. 2 Corinzi 5:17e quindi SE uno è in Cristo, non c’è più NESSUNA CONDANNA.

    Perché?

     

    Romani 8:2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

     

    Questo è in riferimento a tutto ciò che Paolo aveva detto da Romani 3 fino ad ora.

    Nessuna legge, non legge di Dio, nessuna religione, nessuna quantità di opere buone ci può liberare dal peccato e dalla morte, né potrebbe renderci giusti davanti a Dio.

    Vi è, come abbiamo visto, un’altra legge, che opera nei nostri corpi, la legge del peccato e quindi della morte, che è ancora causa di una battaglia interiore nella vita del credente, e questa legge ci fa ancora peccare a volte, che era stato il punto sollevato in [Romani 7:17-23].

    Questo è il punto allora, c’è solo un tipo di legge che ci rende liberi, la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù.
    Questa è la legge che ci rende liberi dalla nostra natura peccaminosa e la stessa che ci libera dalla legge del peccato e della morte che rimane nei nostri corpi.

    Solo quello che Gesù ha fatto, solo quello che Gesù può offrire e dare a noi attraverso lo Spirito Santo ci rende liberi dalla legge del peccato e della morte.

    Stiamo ancora parlando di grazia di Dio qui e non sforzo umano.

    Perché il salario del peccato è la morte, vero? [Romani 6:23] In modo che anche se e quando pecchiamo, pur essendo nati di nuovo, lo facciamo a causa di questa legge del peccato che ancora presente nella nostra carne, in altre parole il nostro corpo [Romani 7:23-24].

    Ora stiamo continuando a essere liberati dalla legge della morte, che è il salario del peccato.

    Questo accade perché il dono di Dio è la vita eterna quando siamo in Cristo, e quando siamo in Cristo tutti i nostri peccati sono stati perdonati, peccati passati, presenti e futuri.

    In Romani 6 Paolo ci ha detto che siamo stati liberati dal potere del peccato.

    Non siamo più schiavi della nostra natura peccaminosa la quale dobbiamo obbedire e quindi il peccato, in modo che ora il peccato non ha più potere su di noi.

    Questo è il primo passo, o dovremmo dire, la base della nostra vittoria sul peccato e sulla morte.

    Su questa base che ora si rende conto che anche se la legge del peccato è ancora presente nelle nostre membra, i nostri corpi, e dichiara guerra contro lo Spirito, possiamo comunque superare l’attuale legge del peccato nel nostro corpo, come?

    Per mezzo dello Spirito della vita in Cristo Gesù.

    Lo Spirito Santo ci ha rigenerati, ci ha resi nuove creature in Cristo. Attraverso la vita di Cristo in noi dal Suo Spirito, Egli ci ha liberati dal potere del peccato e il suo dominio rendendo possibile a noi di obbedire parola di Dio e la Sua volontà e di continuare a ricevere la grazia, il perdono continuo dei nostri peccati in quei tempi quando ancora pecchiamo [Salmi 103:1-13], [1 Giovanni 1:9], [1 Giovanni 2:1-2].

    Con questo Dio ci ha liberati dalla legge del peccato e della morte.

    Noi che siamo in Cristo, non siamo più condannati a morire spiritualmente o di sperimentare la seconda morte, la morte eterna, la separazione da Dio in eterno tormento [Apocalisse 20:11-15].

    Tuttavia, la maggior parte dei cristiani farà l’esperienza di morte, la morte fisica, perché?

    A causa della legge del peccato ancora presente nel nostro corpo e perché il salario del peccato è ancora la morte. Ciò che è irredento e corrotto dovrà morire perché ha in se il peccato.

    Ho detto la maggior parte dei cristiani, perché ci sarà una generazione, pochi, che vivrà alla seconda venuta di Gesù che non sperimenteranno la morte fisica, ma saranno trasformati immediatamente in un corpo glorioso, il corpo dello stesso tipo che coloro che sono morti riceveremo alla risurrezione,

    si veda [1 Corinzi 15:42-57], [1 Tessalonicesi 4:15-18].

    Il corpo del credente è irredento, è ancora corrotto dal peccato, la carne desidera vivere in modo sensuale e carnale, brama ancora il peccato, è legato alla terra e al mondo, questa è la legge del peccato presente nei nostri corpi.

    Mentre prima della rigenerazione anche il corpo del cristiano era governato, asservito e programmato da una natura peccaminosa, ora è liberato da quella schiavitù e regola in modo che possa essere governato, diciamo che dovrebbe essere governato ed essere schiavo e programmato dallo Spirito e la parola di Dio, ma … deve però ancora morire fisicamente perché la legge del peccato nel corpo è ancora presente e attiva.

    Abbiamo ancora il peccato in noi, nella nostra carne e Dio non cambia le Sue vie, se il salario del peccato è la morte, il fatto è che mentre noi viviamo in questo corpo terrestre, pecchiamo con esso, questo corpo allora dovrà morire a causa del peccato ancora presente in esso.

    Questo corpo non è ancora redento, mentre l’uomo interiore, il nostro uomo spirituale è vivo e redento in Cristo, il nostro uomo esteriore, quello creato ad immagine di Adamo [1 Corinzi 15:42-49], è ancora corrotto e in realtà si tratta di una corpo di morte [Romani 7:24] ed a causa del peccato è sottoposto alla morte.

    Il nostro uomo esteriore nel passare dei giorni perisce, mentre i nostro uomo rigenerato, interiore, l’uomo spirituale, si rinnova sempre.

    2 Corinzi 4:16 Perciò noi non ci perdiamo d’animo. Anche se il nostro uomo esteriore perisce, ma l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.

    Tuttavia, siamo liberati dalla legge del peccato e della morte, perché in ultima analisi, per il credente nato di nuovo, per la persona che è in Cristo, il peccato e la morte non hanno più potere, nel senso che essi sono definitivamente sconfitti.

    Questo perché anche il nostro corpo rivivrà in Cristo e vivrà per sempre un corpo glorioso e senza peccato né con la morte collegato ad esso.

    Un corpo glorioso senza peccato è dunque un corpo senza malattia e senza morte, perché la malattia e la morte sono conseguenze e sono un sottoprodotto del peccato [1 Corinzi 15:53-57].

    Pertanto, la vita dello Spirito di Cristo in noi ci ha liberati dalla legge del peccato e della morte.

    Vi è una legge superiore, rispetto alla legge del peccato e della morte, quella della vita dello Spirito.

    Questa legge è superiore a tutte le altre leggi [2 Corinzi 3:1-10], perché Dio è più in alto e più grande e onnipotente, in modo che la Sua vita in noi non può essere in alcun modo sottomessa o uccisa.

    Come e chi può sconfiggere la vera vita del Dio onnipotente, Colui che è la vita stessa?

    Come può Satana, il peccato o qualsiasi altra cosa uccidere la vita di Dio? Possono uccidere la vita fisica, ma non possono uccidere la vita di Dio, la vita di Cristo, come Cristo non muore più, ma vive per sempre, Egli è la risurrezione e la vita. Cristo non può più morire, così, nemmeno coloro che sono in Lui possono essere definitivamente e completamente sopraffatti dalla morte.

    Romani 6:7-9 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo stato risuscitato dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui.

    Nessun nemico può superare la vita di Dio, e poiché Egli è la vita, la persona che è in Lui e chi lo ha, ha la Sua vita, la vita eterna. Dio è la vita eterna, Egli è e vive per sempre.

    Giovanni 11:25-26 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me non morrà mai. Credi questo? “

    Giovanni 14:6 Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

    Giovanni 17:1-4 Gesù pronunciando queste parole, alzò gli occhi al cielo e disse: “Padre, è giunta l’ora glorifica il Figlio tuo, che anche tuo Figlio glorifichi te, 2 come gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia la vita eterna a quanti gli hai dato. 3 E questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e Gesù Cristo, colui che hai mandato.

    1 Giovanni 5:10-13 Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé, ma chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non ha creduto alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio. 11 E la testimonianza è questa: che Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. 12 Chi ha il Figlio ha la vita, chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita. 13 Questo vi ho scritto a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, perché sappiate che possedete la vita eterna, e che si può continuare a credere nel nome del Figlio di Dio.

    Lo Spirito Santo ci ha dato la vita di Cristo, come Lui, Gesù Cristo, è venuto ad abitare in noi nella persona dello Spirito Santo.

    Lo Spirito Santo ci dona la vita, la vita di Cristo che ha risorto il nostro essere spirituale dal peccato e dalla morte.

    Dio ci ha fatti rivivere con Cristo attraverso la rigenerazione dello Spirito Santo con la Sua grazia e misericordia.

    Efesini 2:1-6 E voi ha vivificato, che eravate morti nei vostri falli e nei peccati, 2 nei quali una volta camminavate seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, quello spirito che ora opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti una volta ci siamo comportati nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri. 4 Ma Dio, che è ricco in misericordia, a causa del suo grande amore con cui Egli ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha fatti rivivere con Cristo (per grazia che siete stati salvati), 6 e ci ha risuscitati insieme, e ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù,

    Come ha fatto tutto questo?

    Tito 3:2-7 Perché anche noi eravamo stati una volta insensati, ribelli, traviati, servendo le passioni ed i piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiando l’un l’altro. 4 Ma quando la bontà e l’amore di Dio nostro Salvatore verso l’uomo è apparsa, 5 non per opere giuste da noi compiute, ma secondo la Sua misericordia, Egli ci ha salvati, mediante il lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, 6 che Ha riversato su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 che essendo stati giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza della vita eterna.

    Questo passaggio è estremamente importante ed è importante comprenderlo in modo corretto.

    Guardiamolo velocemente.

    Non siamo stati salvati per nulla che avremmo potuto giustamente fare da noi stessi .

    Non abbiamo affatto ed in nessun modo meritato la salvezza di Dio, ma solo ed esclusivamente in base alla bontà di Dio, l’amore, la misericordia e la grazia e la Sua scelta ci ha salvati.

    Come ci ha salvati?

    Attraverso il lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, che Dio ha riversato su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore che ha reso possibile tutto questo, questa è la nuova alleanza nel sangue di Gesù, nel Figlio di Dio, ciò che è stato anche scritto in [Ezechiele 36:25-27].

    In modo che siamo così rinati a nuova vita in Cristo e siamo diventati nuove creature in Lui e per Lui [2 Corinzi 5:17] in modo che siamo giustificati per che cosa? La sua grazia dice qui, ma, la Sua grazia?

    Aspetta un minuto, ma la parola di Dio dice che siamo giustificati per fede no? [Romani 4:24-25], [Romani 5:1].

    La Bibbia non si contraddice, ricordiamoci che per interpretare correttamente la Scrittura dobbiamo renderci conto diverse regole e principi di interpretazione.

    Ci sono diversi principi ermeneutici, ma questo in particolare è quello che abbiamo bisogno di guardare qui.

    Per interpretare correttamente la Bibbia deve essere interpretata da questo principio, la Bibbia interpreta la Bibbia.

    Che cosa dice la Scrittura della salvezza, o se vogliamo chiamarla in questo caso la giustificazione per fede?

    La salvezza o la giustificazione è per fede sì, la quale però non è da noi stessi, questa fede ci è data a noi per credere ed è anche essa un dono di Dio per la Sua grazia, in modo che si può in definitivamente essere giustificati dalla fede, che è anche essa per grazia.

    La Bibbia dice che la salvezza e la fede sono entrambe doni di Dio, dalla grazia di Dio.

    Sia la causa la fede, che la salvezza l’effetto, sono doni di Dio per noi per mezzo del Suo Spirito.

    Efesini 2:8-10 è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno possa vantarsene. 10 Poiché noi siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha predisposto che dovremmo camminare in loro.

    Quindi Paolo non si contraddice, siamo giustificati per fede e per grazia, perché entrambi sono doni di Dio, non potremmo avere l’uno senza l’altro.

    Possiamo anche dire in un certo modo che la fede è per grazia di Dio, è un dono dato con la Sua grazia, un dono con cui è necessario credere, cosa che non avremmo altrimenti naturalmente, se non fosse dato a noi da Dio per la Sua grazia.

    Abbiamo bisogno di fede per credere per la salvezza e abbiamo bisogno di fede per essere giustificati, ma è impossibile per l’uomo naturale di credere, avere fede da solo, così Dio dona la fede con la Sua grazia per credere e per essere salvati, in modo che siamo giustificati dalla fede e dalla grazia di Dio.

    Inoltre in questo ultimo passaggio dobbiamo renderci conto che noi che siamo nati di nuovo siamo infatti opera di Dio creati in Cristo e che anche le opere buone nella nostra vita, le buone opere che compiamo, come credenti, sono anche lesse per la grazia di Dio che opera in noi, in modo da avere assolutamente nulla, niente, niente di niente per poter vantarsi davanti a Dio.

    Siamo salvati per grazia, la nostra fede è per grazia, noi siamo opera Sua, siamo stati creati da Lui in Cristo ed anche le opere che eseguiamo come credenti non sono in realtà le nostre.

    La nostra salvezza è interamente per grazia ed è opera di Dio in Cristo e da Lui.

    La salvezza, la fede, non è vera se non si hanno questi seguenti elementi:

    Rigenerazione, fede, pentimento, santificazione e perseveranza.

    Se siamo onesti con noi stessi e con le Scritture ci rendiamo conto che tutti questi elementi sono comunque per grazia di Dio solamente, anche se siamo noi che ne pratichiamo alcuni.

    Diamo un’occhiata ad alcuni passi che ci mostrano che è proprio lo Spirito di Dio che opera in noi e attraverso di noi per giungere ad una salvezza completa nella nostra vita e quindi è tutto per grazia e non per i nostri sforzi da soli, in modo che potessimo avere nulla di cui vantarci se non in Dio e la Sua grazia.

    [Isaia 26:12], [Ezechiele 36:25-27], [1 Corinzi 1:21-31], [2 Corinzi 3:5-6], [Efesini 2:1-10], [Filippesi 1:6 ],
    [Filippesi 2:13], [Colossesi 1:29], [1 Tessalonicesi 5:23-24], [Tito 3:4-7], [Ebrei 10:12-14], [Ebrei 13:20-21] .

    Tutto questo per dire che questa è la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù, che ci ha liberati dalla legge del peccato e della morte.

    Tutto questo ci ha liberati dalla condanna, è per questo che Paolo può dire: non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.

    Come ha fatto Dio tutto questo? Paolo ce lo spiega ora nei versetti seguenti.

     

    3 Perché ciò che la legge non poteva fare in quanto era debole attraverso la carne, Dio ha fatto mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato, a causa del peccato, ha condannato il peccato nella carne

     

    Paolo dice che ora, ciò che la legge non poteva fare da sola, in quanto era debole attraverso la carne, Dio ha fatto.

    OK, di quale legge Paolo sta parlando?

    Egli ora parla della legge di Dio.

    Spero vi ricordiate, come già tante volte abbiamo dovuto affrontare questo fatto, che la legge non può in alcun modo essere interamente osservata e rispettata.

    Pertanto, per questo motivo ad ogni persona manca la perfetta obbedienza necessaria per essere dichiarati giusti osservando la legge di Dio.

    Ricordate? Per essere dichiarati giusti da Dio osservando la legge, bisognerebbe essere perfettamente obbedienti ad ogni comandamento della legge di Dio.

    Ora, abbiamo visto che nessuno mai è stato in grado di adempiere la legge di Dio, obbedendola perfettamente, in modo che, come la Scrittura ci insegna, nessuna carne, nessuno, può essere giustificato davanti a Dio cercando di eseguire le opere della legge.

    Vedere [Romani 3:19-20], [Galati 2:16], [Galati 3:10-11].

    E’ impossibile soddisfare perfettamente ogni comandamento della legge di Dio perché la Bibbia ci dice questo:

    Giacomo 2:10 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma inciampa in sol un punto, è colpevole di tutta.

    Il problema dell’uomo è proprio questo, che nella sua carne è debole, troppo debole per essere in grado di rispettare tutte della legge di Dio perfettamente.

    Di quale carne stiamo parlando qui?

    La natura umana. Nella natura peccaminosa dell’uomo non vi è alcun desiderio né alcuna capacità di soddisfare la legge di Dio.

    Anche se nell’uomo vediamo mediante alcuni sforzi religiosi c’è un evidente desiderio di ubbidire alla legge di Dio, questo non è un desiderio nato dalla fede in Cristo, nato da Dio, e perciò non è altro che u sforzo mano e religioso, orgoglio umano, pensando che i deboli e i numerosi tentativi fallimentari nel tentativo di ubbidire alla legge di Dio, potessero ancora rendere una persona giusta e giustificata davanti a Dio.

    Chi potrebbe rimuovere il senso di colpa e la colpa stessa dei comandamenti che sono comunque trasgrediti?

    Questo è il problema che gli ebrei avevano allora ed hanno ancora oggi o anche i religiosi di altre religioni.

    Tuttavia, coloro che sono ancora nella carne non possono mai ubbidire alla legge di Dio perché la carne è troppo debole per essere continuamente e perfettamente obbediente alla legge di Dio.

    Come vedremo, c’è stato solo un uomo che ha ubbidito la legge di Dio perfettamente e completamente e che non è stato corrotto dal peccato nella sua natura. Questo è l’uomo Cristo Gesù, il Figlio di Dio.

    Anche coloro che sono nati di nuovo dello Spirito e hanno ora il potere e la maggior parte di tutti hanno il desiderio datogli dallo Spirito Santo per essere in grado di obbedire alla legge di Dio, ancora non sono in grado di mantenerla perfettamente e sono anche essi spesso deboli perché permettono i desideri del corpo di dettare il loro cammino anziché lo Spirito.

    Pertanto, l’uomo è davvero in un modo o nell’altro incapace di ubbidire perfettamente la legge di Dio.

    La persona non salvata, infatti, non vuole ubbidire la legge di Dio e quando lo fa è solo per caso o per orgoglio ma non dal desiderio dello Spirito o per la capacità Sua di obbedire ad essa.

    Il credente nato di nuovo invece ha sia il potere che il desiderio di ubbidire, eppure a volte sceglie di lasciare che siano i desideri del corpo irredento a dettare il corso della sua vita piuttosto che lo Spirito e la parola di Dio.

    Questo è il punto che Paolo fece in [Romani 7:13-25].

    Quindi, in entrambi i casi vi è la debolezza della carne dell’uomo, tale debolezza impedisce all’uomo di obbedire alle leggi di Dio e la volontà di Dio perfettamente.

    La legge di Dio è debole attraverso la carne e non può essere perfettamente rispettata e quindi, seppur essa sia santa e giusta, non può mai essere il veicolo attraverso il quale si può diventare giusti, né può essa giustificare la colpa del peccato che la trasgressione causa, e quindi non è in grado di salvarci dall’ira di Dio e dalla pena che è dovuta a causa della trasgressione della Sua legge.

    Allora, a causa della debolezza della carne cioè l’incapacità dell’uomo di essere in grado di obbedire perfettamente la Sua legge, Dio stesso ha dovuto prendersi cura del problema in favore dell’uomo.

    Come ha fatto Dio eliminare questo problema?

    Dio ha fatto questo mandando il proprio Figlio in carne simile alla carne di peccato e a causa del peccato, Dio ha condannato il peccato nella carne

    Dio è preso cura del problema mandando Suo Figlio Gesù proprio a somiglianza di carne peccaminosa.

    Fermiamoci qui per un momento.

    E ‘importante rendersi conto ancora una volta che l’uomo Gesù Cristo ha due nature, una divina e una umana, ma la natura umana di Gesù non aveva in se il peccato.
    In modo che Gesù non è nato un peccatore, a differenza di tutti gli altri esseri umani.

    Ha preso la natura umana dell’uomo come era prima della caduta nel peccato.

    Come può essere? Semplice non è venuto dal seme fisico di Giuseppe, ma è stato generato come essere umano direttamente da Dio in Maria, si veda [Luca 1:30-37].

    Dio ha preparato un corpo senza peccato per il Suo eterno Figlio [Ebrei 10:5-7] citazione di [Salmi 40:6-8], la parola di Dio era con Dio ed è Dio [Giovanni 1:1-4],[Giovanni 1:14] è diventato un uomo senza peccato, come Adamo era in principio.

    La carne di Gesù pertanto, sia la natura che il corpo, non sono stati toccati dal peccato di Adamo, infatti, Egli non ha conosciuto peccato
    [2 Corinzi 5:21].

    Ha quindi avuto la somiglianza di carne peccaminosa, ma era, Egli è, il secondo, il nuovo Adamo, l’ultimo Adamo, senza alcun peccato in Lui [1 Corinzi 15:45].

    Egli è venuto per fare quello che Adamo non ha potuto fare e a disfare ciò che Adamo invece ha fatto, quindi Gesù fece quello che Adamo avrebbe dovuto fare ma non ha fatto, e ha distrutto i risultati della disobbedienza di Adamo, ma solo per coloro che ripongono la loro fede in Lui.

    Con la Sua natura senza peccato e la perfetta obbedienza alla legge di Dio, Egli ha iniziato una nuova razza di persone rigenerate in Lui e per i Suoi meriti e le Sue virtù soltanto, così la chiesa nasce.

    Romani 5:18-19 Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. 19 Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti.

    Gesù è senza peccato, ma Egli è pienamente uomo e pienamente Dio.

    Egli è venuto per obbedire perfettamente la legge e la volontà di Dio [Matteo 5:17-18] in modo che lui potesse essere il perfetto sacrificio per pagare per la colpa dei peccati di coloro che, per grazia di Dio, ripongono la loro fede in Lui per il perdono dei peccati, un dono della grazia di Dio.

    Solo in questo modo potremmo essere nuove creature, spiritualmente vive con la potenza del peccato rimossa e quindi giustificati davanti a Dio.

    1 Pietro 1:18-23 sapendo che non con cose corruttibili, come argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, 19 ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. 20 Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi; 21 per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio. 22 Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore, 23 perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio.

    Il Padre perciò ha mandato il Suo Figlio senza peccato nel mondo a somiglianza della carne peccaminosa, ma come abbiamo detto Egli è senza peccato, a causa del peccato, a causa del peccato lo ha mandato, perché i peccati dell’uomo non potevano che essere portati via se non da Colui che non aveva peccato in Lui e l’unico che potesse adempiere la legge di Dio perfettamente e completamente.

    Questo è esattamente ciò che dice in

    2 Corinzi 5:21 Egli infatti lo ha reso, che non ha conosciuto peccato, essere peccato per noi, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.

    Facendo così, Dio ha condannato il peccato nella carne.

    Che cosa significa esattamente? Quale carne?

    Bene abbiamo visto che Gesù è stato fatto peccato per noi nella Sua carne senza peccato.

    Quindi, ciò significa che Dio ha condannato il peccato nella carne di Cristo senza peccato.

    In altre parole, il peccato è stato affrontato dal giudizio di Dio, il colpo fatale dato al peccato, la sconfitta finale del peccato è venuta attraverso la carne senza peccato di Gesù su cui il Padre ha messo tutti i peccati di tutti coloro che avrebbero posto la loro fede in Lui.

    Credo che la corretta interpretazione di questa sezione del versetto 3 è questa, il peccato che Dio ha condannato nella carne di Gesù in cui ha giudicato i peccati e la natura peccaminosa degli eletti in Cristo, invece di giudicare noi la nostra punizione è stata riversata su di Lui, così che quando riponiamo la nostra fede in Lui in sostanza noi crediamo che Dio ci ha sostituito con Lui, i nostri peccati con la Sua giustizia.

    Ha preso i nostri peccati e li inchiodati sulla croce nella Sua carne [Efesini 2:15-16], [Colossesi 2:11-14], ha rimosso tutta la potenza del peccato e la colpa del peccato una volta per tutte e completamente [Ebrei 10: 12-14].

    Gesù ha pagato il prezzo richiesto per la nostra colpa, per la colpa dei nostri peccati cioè la trasgressione della legge di Dio.

    Sappiamo che il peccato ha condannato la carne dell’uomo ed ha anche condannato l’anima dell’uomo, ma qui Paolo specifica che Dio ora ha condannato il peccato, Egli lo giudicato.

    Nella carne di Cristo senza peccato la forza del peccato è morta, nella carne di Cristo, carne senza peccato il peccato è condannato, non l’uomo, fu condannato Gesù Cristo al nostro posto in modo che il nostro peccato potesse essere condannato invece di noi.

    Egli è condannato, il giusto per gli ingiusti, Lui senza peccato per i peccatori.

    1 Pietro 3:18 Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, il giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio, essendo messo a morte nella carne, ma reso vivo dallo Spirito,

     

    4 che il requisito giusto della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

     

    Questo versetto è la descrizione di ciò che significa aver ricevuto la giustizia di Gesù per imputazione.

    Tutti coloro che sono nati di nuovo, quindi, coloro che non camminano più secondo la carne ma secondo lo Spirito, sono stati sostituiti da Cristo sulla croce che hanno pagato in testo integrale della sentenza di Dio per i nostri peccati.

    In altre parole, in Cristo abbiamo ricevuto il perdono di Dio di TUTTI i nostri peccati e TUTTE le colpe di TUTTI i peccati e di TUTTE le trasgressioni vengono rimosse definitivamente [Isaia 53:1-12]

    Tuttavia, perdonando e rimuovendo la colpa dei nostri peccati e delle trasgressioni della legge di Dio è solo metà della nostra giustificazione, cioè la nostra posizione di giustificazione davanti a Dio ma questa ancora così non sarebbe completa,.

    L’altra metà è che in realtà c’è bisogno infatti di ricevere giustizia, vera e reale, e questa poteva essere imputata a noi da Dio solo rendendoci giusti con la giustizia ed i meriti del suo Figlio Gesù.

    Dio ha dovuto fare qualcos’altro per noi. Dio non ha dato Gesù solo per i nostri peccati ma lo ha risuscitato dai morti per la nostra giustificazione [Romani 4:23-25].

    Gesù, come abbiamo detto anche prima, obbedì legge di Dio e la ha compiuta perfettamente non solo per essere il sacrificio perfetto e senza peccato doveva infatti essere di essere il nostro sostituto nella Sua morte, ma ha dovuto anche adempiere e rispettare la legge di Dio perfettamente non solo per Dio ma anche per noi, in modo che anche la Sua perfetta giustizia e obbedienza queste potessero essere imputate a noi attraverso la Sua vita risorta.

    La giustizia di Gesù quindi è aver obbedito a Dio, così che i giusti requisiti della legge adempiuti da Lui possano essere trasmessi a noi che crediamo, in modo che come questo versetto ci dice i requisiti giusti della legge siano adempiuti in noi.

    Essi sono soddisfatti da Gesù in noi perché noi siamo in Lui e Lui è in noi e la Sua giustizia per aver osservato la legge divina ci viene imputata.

    Ha soddisfatto i requisiti giusti della legge che noi non abbiamo fatto e non non avremmo mai potuto adempiere.
    Anche adesso come credenti nati di nuovo abbiamo visto che continuiamo a peccare in modo che in noi stessi ancora non riusciamo da soli a soddisfare i requisiti giusti della legge di Dio.

    Quando siamo nati di nuovo, in altre parole quando siamo persone che camminano secondo lo Spirito di Dio e non secondo la natura peccaminosa, in noi la legge è come se fosse soddisfatta in noi stessi, solo per l’ ubbidienza di Gesù e la Sua realizzazione della legge per noi.

    Sono i Suoi meriti e le Sue virtù che sono dati a noi per imputazione. Egli Ha adempiuto la legge e obbedito, non noi, è morto per perdonare le nostre colpe di quella stessa legge ed ha vissuto, in modo che la Sua giustizia, per aver obbedito alla legge di Dio potesse essere imputata a noi che non possiamo farlo.

    In questo modo noi che crediamo in Lui siamo completamente giustificati davanti a Dio, la colpa del peccato non esiste più, la condanna del peccato non è più valida e noi siamo giusti, anche se a volte, molte volte di più di quanto dovremmo, ancora pecchiamo.

    Romani 4:5-8 Ma per chi non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia, 6 proprio come descrive anche Davide che proclama beato l’uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: 7 “Beati quelli le cui iniquità sono perdonate ed i cui peccati sono coperti, 8 Beato l’uomo a cui il Signore non mette in conto il peccato”.

    Tuttavia, i requisiti giusti della legge sono soddisfatti per noi credenti a causa di essere vivi in Cristo e la vita di Cristo che è in noi. Dio ci dichiara giusti come fossimo stati noi stessi ad ubbidire ed a adempiere la legge di Dio.
    Questo perché Egli vede il Suo Figlio in noi e noi in Lui, perché ora la nostra vita è nascosta in Lui.

    Colossesi 3:1-3 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo seduto alla destra di Dio. 2 Impostate la mente alle cose di lassù, non a quelle della terra. 3 Perché siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

    In Romani 8:10 E se Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustificazione.

    Giustizia di chi? La Sua giustizia che è in noi dal Suo Spirito ed è imputata a noi in Lui e da Lui.

    Ora, dobbiamo specificare una cosa molto importante a questo punto.

    Tutto questo non significa affatto che non è necessario per noi credenti essere anche realmente giusti nel nostro stile di vita.

    Infatti è proprio SE lo Spirito di Dio abita in noi Egli ci guida in un modo di vita giusto e santo che Egli ci darà il desiderio di perseguire e di vivere. Il peccato in molti modi comunque è in realtà davvero rimosso da Cristo stesso dalla nostra vita.

    C’è una rimozione vera e propria del peccato che è vista nella vita dei credenti nati di nuovo; questa è evidente dal cambiamento dello stile di vita nel quale la persona incorre dopo la loro rigenerazione e la conversione.

    Un cuore cambiato quindi produrrà un cambiamento nel comportamento, andrà da vivere nell’ingiustizia a vivere e perseguire la giustizia, e questo andrà avanti nella vita del credente.

    Alcuni di questi cambiamenti si verificano drasticamente e immediatamente, mentre altri prenderanno più tempo e saranno più graduali.

    1 Corinzi 6:9-11 Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non lasciatevi ingannare. Né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.

    Vediamo in questo passo che Paolo dice e tali eravate alcuni di voi, all’inizio del versetto 11.

    Questo non è riferito solo alla giustizia della loro posizione, ma ad un comportamento e stile di vita veramente cambiato.

    Mentre il resto del versetto 11 afferma la solidarietà sia del posizionamento della giustizia che la giustizia effettiva e pratica del credente.

    Inoltre afferma anche che è esattamente ciò che la vita dello Spirito in Cristo Gesù fa, ci rende liberi dalla legge del peccato e della morte.

    E’ dunque lo Spirito di Dio che fa il lavoro di lavaggio, santificazione e giustificazione ed è per questo che è mediante la vita di Gesù nel Suo Spirito di cui abbiamo un disperato bisogno di operare nella nostra vita per realizzare la vita stessa di Dio in noi [Tito 3 :3-7].

    Tuttavia, SE non vi è alcun cambiamento evidente e nessun desiderio di perseguire uno stile di vita giusto e santo possiamo quasi con certezza, come la parola di Dio ci dice, stabilire che una persona non è nata di nuovo e quindi non è salvata.

    Perché lo Spirito Santo darà anche la volontà di perseguire una vita retta e santa e il desiderio di viverla [Filippesi 2:12-13].

    Non stiamo parlando di perfezione qui, anzi stiamo parlando della rimozione effettiva e reale di certi comportamenti peccaminosi che prova e conferma il fatto che c’è stato un cambiamento vero della natura e il desiderio e la ricerca della giustizia, diventando come Gesù in fatti e in carattere.

    Ci sono passaggi che ci mostrano che non solo si riceve la posizione della giustizia davanti a Dio, ma riceviamo anche un desiderio ereditato e la capacità di cambiare il nostro comportamento e stile di vita coerente con la nostra posizione di giustizia che abbiamo davanti a Dio a causa della giustizia di Cristo.

    Efesini 4:1 Io, dunque, il prigioniero del Signore, vi prego di camminare in modo degno della vocazione per cui siete stati chiamati,

    1 Giovanni 2:1-7 Figlioli miei, queste cose vi scrivo, in modo che non pecchiate. E se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto. 2 Ed egli stesso è la propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per il mondo intero. 3 Ora, da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: “Io lo conosco”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, veramente l’amore di Dio è perfetto in lui. Da questo conosciamo che siamo in lui. 6 Chi dice di dimorare in Lui si deve anche a camminare come Egli camminò.

    Sappiamo per esperienza personale e da quello che Paolo ci ha insegnato nel capitolo 7 comunque, che c’è ancora peccato in noi e quindi siamo ancora adesso spesso trasgressori della legge di Dio, perché dice

    Giacomo 2:9-11 ma se avete riguardi personali, voi commettete un peccato e siete condannati dalla legge quali trasgressori. 10 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. 11 Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge.

    1 Giovanni 3:4 Chiunque commette il peccato, commette anche violazione della legge, e il peccato è violazione della legge.

    Così come vediamo, quando pecchiamo, anche ora come credenti nati di nuovo, siamo trasgressori della legge di Dio il che vuol dire che abbiamo ancora bisogno di avere una posizione giusta che è più grande e più alta della nostra giustizia personale.

    Questo è il punto Gesù stava facendo in

    Matteo 5:19-20 Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supererà la giustizia degli scribi e dei farisei, in nessun modo entrare nel regno dei cieli.

    Questo stare in piedi giusti davanti a Dio può essere ottenuto solo con la giustizia di Gesù e non da qualsiasi tentativo personale nostro.

    Anche Paolo dopo la sua conversione dalla religione ha detto che la giustizia nel tentativo di essere giustificato dalle opere della legge non è sufficiente

    Filippesi 3:2-9 Perché noi siamo la circoncisione, che adora Dio nello Spirito, ci gloriamo in Cristo Gesù, e non abbiamo fiducia nella carne, 4 sebbene io possa anche avere fiducia nella carne. Se qualcun altro pensa che può avere fiducia nella carne, io ancor di più: 5 circonciso l’ottavo giorno, della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo degli Ebrei, per legge, un fariseo, 6 in materia zelante , persecutore della Chiesa; relativo alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7 Ma le cose che mi erano di guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. 8 Ma infatti ho anche contato la perdita di tutte le cose per l’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, pur di guadagnare Cristo 9 ed essere trovato in lui, non con una giustizia mia, che è dalla legge, ma quella che deriva dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio mediante la fede.

    Per quanto riguardava la giustizia, Paolo una volta pensava di poter averla per l’osservanza della legge. Paolo era uno di quelli che si consideravano senza colpa, in altre parole giusto e giustificato davanti a Dio per le opere della legge.

    Non è così, per niente. Paolo ha capito cosa voleva dire Gesù in [Matteo 5:19-20], in altre parole ciò che Paolo dice poi in questi ultimi versi che leggiamo.

    Ma le cose che mi erano di guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. Ma infatti ho anche contato la perdita di tutte le cose per l’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, pur di guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, non avendo la mia giustizia, che è dalla legge, ma quella che deriva dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio mediante la fede.

    Molti pensano ancora oggi, che per essere veramente considerati giusti da Dio dobbiamo essere giusti anche con i nostri sforzi e che questi vanno poi aggiunti alla giustizia di Gesù per essere considerati realmente giusti da Dio e quindi anche salvati.

    Ciò non è così! Questo è papismo allo stato puro!

    Se diventiamo più giusti nella nostra vita è solo perché siamo stati resi giusti da Dio mediante Cristo e perché lo Spirito di Dio opera in noi e non noi che nella nostra forza e sforzo possiamo aggiungere i nostri meriti a quelli di Cristo perché altrimenti non potremmo essere veramente giusti e quindi salvati.

    Siamo salvati e giustificati da e mediante Cristo soltanto ed è anche per questo che abbiamo il desiderio di praticare la giustizia ed abbiamo la forza di farlo e non vice-versa.

    Ci sono ancora persone religiose, così tante anche nel mondo evangelico che sono come i farisei, pensando poter ottenere favore ed essere giustificati davanti a Dio mediante i loro sforzi religiosi che devono aggiungere a quelli di Cristo, ma questo non potrà mai soddisfare Dio, perché Dio è davvero e solo soddisfatto in una cosa sola; nella giustizia di una unica persona, Suo Figlio Gesù.

    Non possiamo aggiungere nulla a Cristo, perché nel momento che facciamo questo, avremmo qualcosa di cui vantarci o qualcosa in cui gloriarci, mentre invece possiamo e dobbiamo solo gloriarci nel Signore e ciò che Lui ha fatto per noi.

    1 Corinzi 1:29-31 che nessuna carne si glori alla sua presenza. 30 Ma da lui voi siete in Cristo Gesù, che è diventato per noi sapienza di Dio – e giustizia, santificazione e redenzione ” 31 così come è scritto , Colui che si gloria, si glori nel Signore”

    Allora, chi è per noi sapienza di Dio, giustizia, santificazione e redenzione?

    Gesù solamente, in modo che nessuna carne può gloriarsi davanti a Dio, affinché il nostro unico vanto sia Gesù Cristo.

    Dio è soddisfatto solo della giustizia di Gesù. Questo è sufficiente per noi per essere considerati giusti da Dio e la presenza di Gesù alla destra di Dio come nostro Sommo Sacerdote è ciò che ci mantiene in modo permanente giusti davanti a Dio [Romani 8:31-34], non i nostri sforzi, è grazia di Dio attraverso il Suo Spirito che opera in noi ed i meriti e le virtù di Cristo che sono imputate a noi.

    La linea di fondo di questo verso è che non è il nostro livello di giustizia ottenuto nel nostro cammino che ci rende più o meno giusti dinanzi a Dio, ma che siamo completamente e sempre giusti davanti a Dio, indipendentemente dal livello di maturità spirituale che abbiamo ottenuto o non, come dice infatti questo versetto che
    il requisito giusto della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

    Solo Gesù è la nostra giustizia, la Sua obbedienza e l’adempimento della legge di Dio è anche la nostra realizzazione, in modo che tutti i requisiti giusti della legge sono già stati soddisfatti da Lui in noi indipendentemente dal nostro acquisito livello di obbedienza.

    Ancora una volta, per concludere il versetto, questo compimento del giusto requisito della legge è adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.

    Questo non significa che dipende dal nostro livello di maturità spirituale o obbedienza, se fosse così saremmo in realtà retti per le nostre opere, ma non può essere aggiunto niente alla giustizia di Gesù, poiché noi siamo soltanto giusti in Lui e mediante Lui e il Suo Spirito.

    Ancora una volta, come abbiamo fatto menzione in precedenza, camminare secondo lo Spirito significa essere nati di nuovo dallo Spirito Santo, essendo quindi battezzati dallo Spirito Santo nel corpo di Cristo [1 Corinzi 12:13].

    Camminare secondo lo Spirito significa essere in Cristo e quindi tutto ciò che Cristo ha fatto per la nostra salvezza si applica a coloro che vengono rigenerati e sono nati da Dio.

    Questo include sia il perdono di tutti i peccati, la rimozione della colpa di tutti i peccati, la giustizia imputata di Gesù Cristo a tutti quelli che sono nati da Dio per mezzo dello Spirito Santo.

    Gesù ha adempiuto la legge e ha obbedito perfettamente,noi non avremmo mai potuto, così in tutti coloro che sono in Lui, gli eletti, la giustizia della legge si adempie in noi per mezzo di Lui.

    Romani capitolo VIII Versetti da V a XI

     

    5 Perchè coloro che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne, ma coloro che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. 6 Per essere brama la carne è morte, ma lo Spirito è vita e pace. 7 Perché la mente carnale è inimicizia contro Dio, perché non è soggetta alla legge di Dio, neppure può esserlo. 8 Così poi, coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio.. 9 Ma non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è il suo. 10 E se Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustificazione. 11 Ma se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

     

    Ricordiamoci sempre che il contesto deve regnare per arrivare alla corretta interpretazione della Scrittura.

    Qui il contesto si impone ancora una volta per interpretare questo brano nel modo corretto.

    Alcuni interpretano questo brano in un modo errato purtroppo, dicendo che questo argomento può essere applicato ai credenti che camminano in modo carnale ed a non credenti.

    In altre parole vorrebbero includere un’intera categoria di credenti e non credenti insieme in questa Scrittura e la applicano ad entrambi.

    Il contesto di questo passaggio tuttavia questa interpretazione.

    La Bibbia ed anche questo studio ci dimostrano chiaramente che ci sono solo due categorie di persone, credenti e non credenti, di cui alcuni possono passare per credenti, ma in realtà non sono credenti nati di nuovo, cioè veri credenti.

    Questo è veramente l’argomento che Paolo fa qui, diamo un’occhiata a questo passaggio e quello che dice nei versetti seguenti

    Romani 8:9-10 Ma voi non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è il suo. 10 E se Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustificazione.

    Questi versetti qui, sono la chiave per interpretare correttamente questa sezione di Scrittura che stiamo studiando.

    Studieremo ancora più a fondo questi versi quando ci arriveremo, per ora cerchiamo di capire cosa dice Paolo quando dice: non siete nella carne ma nello Spirito, se lo spirito di Dio abita in voi, infatti, dice , se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non appartiene a Cristo.

    Quindi, se noi apparteniamo a Cristo, lo Spirito Santo abita in noi, perché Egli è Colui che ci ha rigenerati, ci ha dato una nuova nascita, ci ha battezzati nel corpo di Cristo ed è venuto ad abitare, non con noi, non su di noi, ma in noi.

    Ogni credente nato di nuovo ha lo Spirito Santo che abita in loro, altrimenti, la parola di Dio attraverso Paolo, come abbiamo visto, ci dice che non possiamo nemmeno essere salvati. Noi non possiamo appartenere a Cristo se non abbiamo lo Spirito Santo in noi.

    Senza lo Spirito Santo in noi non apparteniamo nemmeno a Cristo.

    Ciò è reso evidente in molti passi delle Scritture oltre a questo [Giovanni 14:15-18], [Giovanni 17:20-21], [Atti 2:38-39], [1 Corinzi 3:16],[1 Corinzi 6:19-20], [Colossesi 1:27],[Efesini 3:20],[Colossesi 1:29].

    Bianco e nero qui, non ci sono sfumature di grigio in questo.

    Essere nello Spirito significa quindi non essere nella carne, perché essere nello Spirito o come Paolo lo mette qui nel versetto 5 camminare secondo lo Spirito, significano la stessa cosa.

    Camminare secondo lo Spirito non significa essere perfetti e senza peccato come qualcuno magari vorrebbe interpretare questo passo dire, né significa essere ripieni di Spirito nel modo in cui molti dei nostri fratelli pentecostali interpretano che questo significhi.

    Camminare secondo lo Spirito o essere nello Spirito vuol dire la stessa cosa che vuol dire essere nati di nuovo dello Spirito Santo, essere abitati dallo Spirito Santo, essere in Cristo, avere per guida la vita è il potere dello Spirito mediante la direzione della parola di Dio.

    Quelli che camminano nella carne, cioè gli infedeli, i non credenti, coloro che sono nati di nuovo e non sono rigenerati e perciò vivono e camminano ancora nella loro natura peccaminosa, non hanno queste cose e non fanno mai niente di ciò.

    Torniamo adesso al versetto 5, come vediamo, Paolo sta dicendo che coloro che hanno ancora una natura peccaminosa, coloro che sono ancora uomini e donne carnali, chi non è nato dallo Spirito, sono quelli che camminano secondo la carne.

    Queste persone che camminano a seconda la natura peccaminosa o la carne in questo caso, spesso sono la stessa cosa, impostano le loro menti completamente sulle cose della carne.

    Ciò significa che tutte le persone che non sono rigenerate sono controllate completamente dalla loro natura peccaminosa, la loro mente è sempre controllata dal peccato non dallo Spirito, il loro cuore e quindi le loro emozioni sono controllate dal peccato e quindi anche il loro corpo è controllato dal peccato.

    Sappiamo che questo è vero perché ci ricordiamo, e spero che sia solo un ricordo, che anche noi una volta eravamo controllati interamente dalla nostra natura peccaminosa, eravamo suoi schiavi, completamente asserviti ai desideri della nostra natura carnale, a cui ubbidivamo sempre.

    Efesini 2:1-3 E ha ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 In cui nel tempo passato, avete camminato seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, lo spirito che ora opera nei figli della disubbidienza: 3 fra i quali anche tutti noi avevamo la nostra conversazione in passato nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri.

    Anche noi un tempo eravamo per natura figli dell’ira di Dio, siamo stati figli della disobbedienza e abbiamo avuto un altro spirito che operava in noi, non lo Spirito Santo, ma lo spirito del principe della potenza dell’aria, Satana.

    Questo non significa che tutte le persone sono o siano state possedute da Satana stesso, anche se molte persone non salvate sono possedute da demoni, questo significa davvero che lo spirito dell’uomo è morto a Dio e risponde solo alla potenza e la tentazione del demonio e al desiderio e al dominio del peccato.

    Persone non rigenerate, purtroppo, sanno e vogliono fare solo la volontà del diavolo e lo fanno anche con molto più zelo e obbedienza che la maggior parte dei cristiani hanno zelo e obbedienza alla volontà di Dio.

    Comunque, questo è ciò che significa camminare secondo la carne, significa avere la mente completamente rivolta al peccato e di voler obbedire solo al peccato e alla natura peccaminosa che infine è la volontà del diavolo.

    Camminare secondo la carne significa essere ancora morti nei falli e nei peccati, essere ancora per natura figli d’ira, e non essere rinati e vivi in Cristo.

    Quelli che camminano secondo la carne quindi sono quelli che, prima di tutto, non possono e non vogliono capire le cose dello Spirito [1 Corinzi 2:11-14].

    In questo ultimo passo qui sopra c’è la descrizione della natura umana, l’uomo carnale non l’uomo nato di nuovo.

    L’uomo o donna carnale, non praticano mai la giustizia, ma sempre e continuamente praticano uno stile di vita di ingiustizia e di peccato.

    Troviamo la descrizione di ciò che significa camminare secondo la carne, in diversi passi della Scrittura.

    [1 Corinzi 6:9-10], [Galati 5:19-21], [Efesini 4:17-19], [Efesini 5:3-7], [1 Pietro 4:3], [1 Giovanni 1: 6], [1 Giovanni 3:10].

    Vorrei che a questo punto leggeste la lettera intera di primo Giovanni. E ‘un libro molto breve, 5 brevi capitoli.

    Tuttavia, questo breve libro è di grande aiuto nella comprensione di ciò che significa camminare secondo lo Spirito e secondo la carne.

    È un libro che taglia nel mezzo e separa il falso dal vero credente, taglia tra il religioso e il nato di nuovo, separa chi parla ma non percorre il cammino dello Spirito e separa quelli che sono veramente guidati dallo Spirito da quelli che sono guidati dalla carne.

    Esso descrive che cosa significa veramente a camminare secondo lo Spirito e camminare secondo la carne.

    Vi invito a leggere ora 1 Giovanni.

    Quindi, coloro che camminano secondo la loro natura peccaminosa, la natura carnale, pensano sempre alle cose della carne, mentre coloro che sono nati da Dio, rigenerati dallo Spirito Santo, pensano inbece alle cose dello Spirito [Colossesi 3:01 -2].

    Ora, per porre fine a questo passo e prima di passare al successivo, ciò che non significa camminare secondo lo Spirito è camminare nella perfezione, cioè senza peccato e completamente e perfettamente obbediente alla volontà di Dio, perché, come abbiamo fatto già vedere questo non è sempre possibile, nemmeno per noi credenti mentre viviamo ancora in questo corpo.

    A volte durante il corso della vita di un vero credente succede che si può agire carnalmente di volta in volta o in qualche comportamento che è carnale, anche Paolo per esempio si riferisce ai credenti di Corinto, come carnali, anche se all’inizio della epistola e anche dopo lui si riferisce a loro come santi e li chiama addirittura fratelli, nati di nuovo, santi in cui dimora lo Spirito Santo.

    1 Corinzi 1:2 Alla chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati santi

    1 Corinzi 3:1-4 Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. 2 Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana? 4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d’Apollo»; non siete forse uomini carnali?

    Paolo non li squalifica mai dall’essere in Cristo o non li accusa si non essere salvati perché agiscono carnalmente in alcuni casi, invece lui dice che sono bambini in Cristo, immaturi, ma comunque sempre in Cristo.

    Non è perché si comportano in un certo modo che lui dice che sono scaduti dalla grazia o che non sono salvati, anche se in quel caso non agiscano spiritualmente piuttosto carnalmente, infatti Paolo dice loro: non siete forse carnali e vi comportate come semplici uomini carnali?
    Ecco, gli sta dicendo che essi si comportano come per natura carnale, come uomini carnali, non che essi comunque erano ancora carnali nel senso della loro natura.

    Anche Lot, era considerato dalla Bibbia un giusto [2 Pietro 2:6-9] era un davvero un credente, ma che ha vissuto spesso in modo carnale, tuttavia, è stato salvato anche se ha perso tutto ciò che era legato al suo modo di vivere carnale ed è stato letteralmente salvato attraverso il fuoco come Paolo dice in

    1 Corinzi 3:12-15 Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, 13 l’opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.

    Così che, mentre l’uomo carnale, cioè i non credenti, l’uomo non rigenerato, non si preoccupa affatto delle cose di Dio, non volge la sua mente alle cose di Dio, in altre parole vuole solo e sempre le cose peccaminose e vive in quel modo, l’uomo spirituale invece volge la sua mente sulle cose di Dio.

    In altre parole, la persona spirituale desidera le cose spirituali e le persegue, anche se spesso imperfettamente.

    In modo che non stiamo parlando di perfezione qui, piuttosto un cambiamento di desideri a causa di un cuore cambiato e una nuova natura e una mente che si sta rinnovando con la parola di Dio e lo Spirito di Dio.

    Naturalmente questo significa che i veri credenti nati di nuovo dovrebbero sempre peccare meno nel tempo, qui si parla di santificazione però, ma è anche possibile dire che, anche se pecchiamo meno di prima, troveremo che invece c’è ancora molto peccato ancora presente nelle nostre membra, in altre parole nella nostra carne umana, nel nostro corpo e vedremo sempre questo peccato presente come se fosse ancora più di quanto ne avevamo prima, anche se però in effetti pecchiamo meno di prima.

    Questa è l’idea che Paolo ci descrive in [Romani 7:15-25].

    La nostra mente, la psiche è la parte dell’uomo che non si rinnova completamente alla salvezza.

    Ci viene data una nuova natura, ed un nuovo cuore, ma la nostra mente, che fa parte del nostro corpo, le nostre membra, è stata precedentemente programmata dalla natura peccaminosa che avevamo. La nostra mente ha quindi bisogno di riprogrammazione, di rinnovamento.

    I vecchi schemi e il vecchio modo di pensare devono essere cancellati e gli schemi nuovi e il pensare secondo la parola di Dio deve essere riprogrammato dalla parola di Dio stesso, questo è qualcosa che siamo chiamati a fare, in collaborazione con lo Spirito di Dio, questo è il desiderio che lo Spirito Santo dà all’uomo o la donna che camminano dunque secondo lo Spirito stesso.

    È per questo che la Scrittura ci esorta continuamente a rinnovare le nostre menti e, pertanto, in questo modo essere trasformati, in altre parole di santificare noi stessi.

    Per questo motivo siamo costantemente ricordati ad agire come persone cambiate, piuttosto che quelle che eravamo prima, in modo da poter essere trasformati a immagine di Cristo, immagine che è coerente con il nostro nuovo essere, la nostra nuova posizione [1 Corinzi 6:11] , [2 Corinzi 5:17].

    Vediamo nella Scrittura passi correlati riguardanti queste esortazioni, [Romani 12:1-2], [2 Corinzi 10:3-5], [Efesini 4:22-24], [Colossesi 3:10].

    Ora, se il cambiamento nel comportamento, il pentimento dei peccati, il cambiamento dei desideri, il cuore e la natura cambiate e una mente in rinnovamento, non sono presenti, se tutto ciò che vediamo come frutto di una persona è solo secondo la carne possiamo, quasi con certezza sapere che quella persona non cammina secondo lo Spirito, in altre parole, non ha lo Spirito che abita in loro, quindi secondo la parola di Dio
    [Romani 8:9-10], questa persona non appartiene a Cristo e non è salvata.

     

    6 Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace; 7 infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo; 8 e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio.

     

    In realtà, questo è ciò che Paolo sta dicendo in questo passo, una persona che brama la carne, in altre parole una persona che ha ancora una natura peccaminosa ed è controllata da una mente carnale peccaminosa è ancora morta nei suoi peccati e trasgressioni, che non è vivificata in Cristo dal suo Spirito,ed è per questo che Paolo dice che ciò che brama la carne è morte.

    Perché essere in questa condizione è morte, significa infatti essere ancora morto, spiritualmente parlando.

    Le persone che non sono salvate non hanno la vita dello Spirito in loro e sono dei morti che camminano, i loro corpi sono vivi fisicamente, anche se così come siamo noi nei nostri corpi dove moriamo un poco ogni giorno, ma in aggiunta essi sono spiritualmente morti, sono i veri e propri zombie.

    Così eravamo anche noi una volta, quando eravamo in quella stessa condizione, ancora una volta vediamo che cosa ci dice la parola di Dio in [Efesini 2:1-6].

    Il fatto è che essere ancora nella carne, nella natura peccaminosa è morte, avevamo già visto infatti questo fatto in alcuni dei nostri precedenti capitoli studiati, vedete i riferimenti in [Romani 6:21-23],[Romani 7:5] e[Galati 6:8].

    Quando una persona è ancora in Adamo, in altre parole, ha ancora la natura peccaminosa trasmessa a tutti gli uomini dalla ribellione di Adamo, quando una persona è ancora in questa condizione è morta spiritualmente, siamo in uno stato di morte e in una posizione buona solo di ricevere l’ira di Dio e il Suo giudizio.

    Romani 5:12 Perciò, come attraverso un uomo il peccato entrò nel mondo, e la morte attraverso il peccato, e così la morte si estese a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato

    Romani 5:16-19 16 Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. 17 Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo. 18 Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. 19 Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti.

    Ora, come abbiamo letto qui sopra, in Adamo tutti muoiono, in Adamo tutti abbiamo peccato, in Adamo tutti noi riceviamo giudizio e condanna. Questa è la condizione infelice degli uomini senza Cristo, senza la vita dello Spirito presente in loro.

    Tuttavia, abbiamo anche letto che coloro che sono in Cristo, per mezzo del Suo dono gratuito, noi, siamo giustificati, e regneremo nella vita per mezzo di Gesù Cristo, abbiamo la giustificazione della vita, noi siamo resi giusti.

    Quindi, per essendo nati dallo Spirito Santo, apparteniamo a Cristo, abbiamo lo Spirito di Cristo che dimora in noi, abbiamo la vita, la vita spirituale e la vita eterna.

    Questo è ciò che significa essere in una condizione spirituale di vita in Dio, noi che siamo in questo stato sono quelli che hanno la mente spirituale e come si vede questa è vita e pace.

    Perché nascere di nuovo dallo Spirito Santo, significa avere la vita, la vita di Dio in noi, la vita eterna e anche avere la pace.

    Pace con Dio, perché ora siamo in pace con Dio, non siamo più i suoi nemici e non siamo più figli della sua ira e del diavolo, ma noi adesso siamo i Suoi figli, adottati da Dio attraverso il Suo Figlio Gesù Cristo.

    Questo è ciò che lo Spirito Santo fa, Egli ci rigenera, ci purifica da ogni peccato, Egli ci dona la vita, ci giustifica e ci sigilla in Cristo, Egli è anche chiamato lo Spirito di adozione, dal quale noi gridiamo a Dio, dicendo: Abba, Padre.

    Romani 8:14-16 Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. 15 E voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione da parte del quale gridiamo: “Abbà, Padre”. 16 Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio,

    Galati 4:6-7 E che voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, gridando: “Abba, Padre!”

    Vedete le seguenti Scritture riguardanti l’opera dello Spirito Santo in noi e la conferma che essere nello Spirito, o come dice Paolo, camminare secondo lo Spirito è vita e pace.

    [Ezechiele 36:25-27], [Giovanni 14:25-27], [1 Corinzi 6:11], [1 Corinzi 15:45], [Romani 14:17], [2 Corinzi 3,3-6] ,
    [2 Corinzi 5:5],[Galati 5:22-23], [Efesini 1:13-14], [Efesini 2:14-18], [2 Tessalonicesi 2:13-14], [Tito 3:4 -7].

    Per avere pace con Dio significa che siamo diventati Suoi figli e come Suoi figli abbiamo la vita eterna [Romani 5:1-5].

    Coloro che cercano la pace di Dio, la perseguono e portano gli altri alla pace e la vita e, pertanto, saranno chiamati figli di Dio, perché questo è un segno che conferma che siamo figli di Dio

    Matteo 5:9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

    Perché avere la mentalità spirituale è allora pace e vita come dice Paolo, anche in [Romani 2:10], [Giacomo 3:18], [1 Pietro 3:10-12].

    Non è solo la pace con Dio che abbiamo, ma avendo questo stato di pace con Dio, abbiamo anche la vita e non solo, abbiamo anche la pace di Dio.

    Lo stato in cui si può vivere o si dovrebbe vivere quando si è controllati interamente dallo Spirito Santo, è il frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace. [Romani 14:17],[Galati 5:22].

    Dio vuole che noi siamo in pace con tutte le persone, in particolare altri credenti [Marco 9:50], [Romani 12:18], [Efesini 4:3], [2 Timoteo 2:22], [1 Tessalonicesi 5:12-13], [Ebrei 12:14] e avere la Sua pace e cercarla in ogni circostanza della nostra vita. [Giovanni 14:27], [Giovanni 16:33], [2 Corinzi 13:11], [1 Timoteo 2:1-3], [2 Tessalonicesi 3:16].

    Filippesi 4:6-9 Non angustiatevi per nulla, ma in ogni cosa con la preghiera e la supplica, con ringraziamento, lasciate che le vostre richieste siano rese note a Dio, 7 e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le menti attraverso la Gesù Cristo. 8 Infine, fratelli, tutte le cose vere, tutte cose che sono oneste, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode – meditare su queste cose. 9 Le cose che hai imparato e ricevuto, ascoltato e veduto in me, questi fanno, e il Dio della pace sarà con voi.

    Cosa possiamo dire di questa ricetta meravigliosa di Dio per il nostro cammino cristiano? Questo è davvero come una prescrizione di un medico per una buona salute, il nostro medico celeste ci sta dando una prescrizione per la rimozione di ansia e per poter sperimentare la pace di Dio in modo tale che se solo si facesse attenzione e se ci fidassimo solo della parola di Dio e la ubbidissimo anche in questo, saremmo dei cristiani felici, gioiosi, sereni e forti.

    Se solo la pace di Dio che supera ogni comprensione umana custodisse i nostri cuori e le nostre menti per mezzo di Gesù Cristo, che tipo di cristiani, pensi che saremmo?

    Saremmo ansiosi e preoccupati riguardo alla vita, anche nelle circostanze difficili della vita? Oppure avremmo la pace di Dio, potente, meravigliosa pace che governerebbe e custodirebbe i nostri cuori e le nostre menti?

    Saremmo deboli e scoraggiati o saremmo sicuri che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il suo scopo?

    Quanto più sopportabile sarebbe la nostra vita? Quanto più sopportabili saremmo noi per gli altri?

    Ora andando al versetto 7 Poiché la mente carnale è inimicizia contro Dio, perché non è soggetto alla legge di Dio, neppure può esserlo.

    Questo versetto è un’altra conferma che in questo passo, quando Paolo si riferisce alla persona carnale, la mente carnale o camminare secondo la carne non sta affatto parlando di entrambe credenti e non credenti .

    Perché? Per via di ciò che dice della mente carnale.

    Egli dice che la mente carnale non è soggetta alla legge di Dio e neppure può esserlo.

    Prendiamo in considerazione l’ultima parte del versetto, la mente carnale non può essere, lo ripeto, non può essere soggetta alla legge di Dio, e questo significa non può esserlo mai.

    Quindi questo non sta parlando di un vero credente, perché, come abbiamo già visto nel capitolo precedente, l’uomo interiore di un credente, l’uomo spirituale invece serve la legge di Dio con la sua mente, desidera farlo e fa uno sforzo , a volte anche debole, ma lo sforzo e il desiderio ci sono.

    La maturità spirituale e la crescita spirituale come lo è anche nel corpo naturale passa delle fasi e delle stagioni, periodi di tempo possono esistere quando la crescita e la maturità non sembrano esserci.

    Tuttavia alla fine si ci saranno, ci sono, se la persona è veramente rigenerata.

    Romani 7:20-24 20 Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. 21 Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me. 22 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

    Il che significa che, sebbene ancora commette peccato nel suo corpo un credente nato di nuovo serve comunque la legge di Dio con la sua mente, mentre un non credente, non porterà mai la sua mente alla sottomissione della legge di Dio o la direzione e la guida dello Spirito Santo attraverso la parola di Dio, la parola di Dio che è sinonimo spesso della parola legge di Dio.

    Nel brano che abbiamo appena letto nel versetto 22 solo un uomo salvato potrebbe dire che si diletta nella legge di Dio secondo l’uomo interiore.

    Nel versetto 23 poi, Paolo sta dicendo nell’uomo rigenerato ci sono due leggi che guerreggiano nel suo corpo contro, che cosa? La legge di Dio nella mente secondo l’uomo interiore, cioè spirituale e la legge del peccato nel corpo.

    La legge della sua mente cioè quella dell’uomo interiore, l’uomo spirituale.

    Così che la mente di un uomo rigenerato, infatti, trova piacere nella legge di Dio ed è infatti soggetta alla legge di Dio e alla parola di Dio. Forse non sempre, ma il più delle volte essa è soggetta alla legge di Dio.

    Nel versetto 25 Paolo risponde il grido, non solo suo, ma tutti noi che diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, ma che hanno il peccato nei nostri corpi che continuamente guerre contro la legge di Dio nella nostra mente.

    La risposta è che nella grazia di Gesù Cristo e nel Suo potere c’è la sufficienza, sempre, in modo da poter servire la legge di Dio con le nostre menti, anche se a volte pecchiamo ancora a causa dei nostri corpi in cui l’uomo interiore cioè l’uomo spirituale ancora vive.

    Per questo tipo di peccato non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù [Romani 8:1].

    1 Corinzi 2:12-14 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. 14 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente

    Tuttavia, poiché la parola di Dio ci dice chiaramente che l’uomo interiore di un uomo non salvato è in realtà morto a Dio e non vuole né può mai avere diletto nella legge di Dio.

    La mente dell’uomo non salvato è oscurata ed è stolta e inutile e senza vera conoscenza, che è disponibile solo conoscendo Dio e la sua parola attraverso lo Spirito Santo. [Romani 1:21-22], [Romani 1:28], [Romani 3:11], [Efesini 2:3], [Efesini 4:17-19].

    Colossesi 1:21-22 E voi, che un tempo eravate estranei e nemici nella vostra mente per le opere malvagie, ora Egli ha riconciliato 22 nel corpo della sua carne attraverso la morte, per presentarvi santi e immacolati e irreprensibili dinanzi a Lui.

    Questo passo sta dicendo la stessa cosa dice Paolo in Romani 8:7 che stiamo commentando.

    Qui Paolo, infatti, usa il passato per dire, eravamo alienati da Dio ed eravamo i suoi nemici, dove è che tutto questo avveniva?

    Nelle nostre menti per via delle opere malvagie, ma, dice, oggi invece Dio ci ha riconciliati a se in Cristo.

    Pertanto, solo l’uomo non salvato è un nemico di Dio nella sua mente perché la loro mente non può essere soggetta alla legge di Dio, questa è la mente carnale di cui Paolo sta parlando.

    Come vediamo allora questo è presente all’interno del non credente e non nel credente, in modo che questo versetto [Romani 8:7] fondamentalmente ci dimostra che Paolo non si riferisce a due tipi di credenti e ai non credenti, piuttosto, parla di persone NON salvate, uomini e donne naturali e le persone carnali sono quelle senza lo Spirito di Dio.

    E ‘tutto più chiaro che la Scrittura ci dice una verità molto importante in relazione a questo contesto e argomento.

    Come vediamo, che è solo alla mente dei NON credenti che si fa riferimento qui, o come Paolo lo chiama l’uomo carnale con la mente carnale la cui mente è inimicizia contro Dio e la cui mente non può e non vuole mai essere soggetta alla legge di Dio.

    Vediamo cosa la parola di Dio ci dice invece su ciò che accade alla mente del rigenerato, credente nato di nuovo.

    Ezechiele 36:26-27 Vi darò un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di voi, mi prenderò il cuore di pietra dalla vostra carne e vi darò un cuore di carne. 27 Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti, e osserverete i miei giudizi e li farete.

    Ebrei 8:10 Poiché questo è il patto che io concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nella loro mente, e le scriverò nei loro cuori: e io sarò il loro Dio , e saranno per me un popolo:

    Qui vediamo che l’alleanza eterna in Cristo realizza, nei Gentili così come negli Ebrei, una nuova creazione, rigenerata, cambiata, le persone nelle cui menti a Dio scrive la sua legge e in cui Dio pone il Suo Spirito per indurli a camminare nei Suoi statuti e mantenere i Suoi giudizi e ubbidirli.

    Le Sue leggi e le i Suoi statuti tra l’altro sono tradotti in parola di Dio, che è la gioia della persona rigenerata. Leggi il Salmo 119

    Così vediamo senza ombra di dubbio che ciò che la parola di Dio dichiara è prova schiacciante che il vero credente, il credente nato di nuovo, la persona rigenerata, la persona che ha lo Spirito di Dio in loro, e quindi appartiene a Cristo, le menti di queste persone, sono davvero soggette alla legge di Dio, pertanto questi non sono i nemici di Dio, anzi sono i figli adottivi di Dio.

    L’uomo carnale con la mente carnale, in altre parole la persona non rigenerata invece è nemico di Dio nella sua mente e la sua mente non può mai essere soggetta alla legge di Dio.

     

    8 Allora, quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. 9 Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è il suo.

     

    Come avevamo detto prima questi versi sono veramente la chiave per comprendere e interpretare correttamente questa intera sezione di questo capitolo.

    Questi due versi spiegano decisamente quello a cui Paolo si riferisce quando dice che cosa significa essere nella carne e non esserlo.

    Le persone che sono nella carne non possono piacere a Dio.. Che cosa significa questo veramente?

    Vediamolo alla luce delle Scritture.

    Che cosa piace a Dio? Ci sono due cose in particolare che piacciono a Dio.

    La prima è FEDE

    Ebrei 11:4-6 4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora. 5 Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio. 6 Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.

    La fede è il primo elemento che è necessario per piacere a Dio perché la fede conduce alla diligente ricerca di Dio e delle Sue vie.

    In secondo luogo oggi, ancora più importante di questa fede, o dovremmo dire, da questo lato della croce di Gesù, DEVE essere la fede in Gesù Cristo, perché?

    Perché Dio è contento solo in questo. O meglio ancora, contento di chi?

    Nel suo diletto Figlio  e che cosa ha fatto,

    Dio non si accontenta nella fede basilare in Lui, dopo tutto anche i demoni credono in Dio,

    Giacomo 2:19 credete che c’è un solo Dio. Fate bene. Anche i demoni credono e tremano!

    Tuttavia, essi non possono essere salvati in base alla loro fede, infatti, i demoni non hanno una vera fede, credono per vista perché siccome vivono nel mondo degli spiriti possono vedere Dio e vedono tutto ciò che è spirituale, l’uomo non può vedere Dio, nmmeno il mondo degli spiriti .

    Tuttavia, questo è ciò che la fede veramente è, no? Credere nell’evidenza di cose invisibili [Ebrei 11:1].

    In realtà la fede viene solo da Dio, è un dono di Dio dato a persone e dato secondo il sentire di una cosa specifica, che cosa?

    La parola di Cristo, il Vangelo e la parola di Dio.

    Romani 10:17 La fede dipende dunque dall’udire e l’udire della parola di Dio.

    Chi e in che cosa Dio si compiace dunque è ripreso e confermato da ciò che Dio ha dichiarato quando Gesù fu sulla terra.

    Matteo 3:17 Ed ecco una voce dal cielo, dicendo: “Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi compiaccio”.

    Marco 9:07 E venne una nube e li avvolse, e uscì una voce dalla nuvola, dicendo: “Questo è il mio Figlio diletto Ascoltalo!”

    Così, Dio si compiace solo nel Suo Figlio diletto e il frutto dell’opera del Suo Figlio e non è semplicemente il compiacere nella fede di coloro che credono.

    È la vita, morte e risurrezione di Cristo in cui Dio è compiaciuto, ciò che piacque al Padre, perché è il Suo Figlio diletto e Lui solo ha vissuto una vita perfettamente obbediente alla Sua legge, è il Suo Figlio diletto soltanto che non ha mai, è il Suo Figlio diletto soltanto che ha pagato il riscatto, e che ha potuto pagare il prezzo della colpa dei peccati degli eletti e dando per loro la Sua vita, diventando il sostituto di TUTTI coloro che CREDONO in Lui, diventando il nostro sostituto per che cosa?

    Questo lo ha fatto al nostro posto per ricevere l’ira del Padre e la Sua punizione a nostro favore [Isaia 53:1-12].

    Gesù ha ricevuto dal Padre la Sua ira, il giudizio e la punizione che meritavamo noi, in modo da non doverla sopportare noi stessi.

    Questa è la misericordia di Dio e la Sua grazia, (Grazia) ottenere ciò che non meritiamo e (Misericordia) non ottenere ciò che meritiamo.

    Tuttavia, Dio Padre è completamente soddisfatto con il Suo Figlio e ciò che Suo figlio ha fatto, la Sua vita e il Suo sacrificio sono tali che in realtà Dio non guarda niente altro per essere completamente soddisfatto, solo ciò che Gesù ha fatto.

    La Bibbia ci dice in diversi passi che Gesù è il pagamento che ha soddisfatto, sia la giustizia che la misericordia di Dio.

    È così che Dio ha riconciliato la Sua giustizia e la Sua santità con la Sua misericordia, amore e grazia senza compromettere.

    Gesù è la Propiziazione, cosa vuol dire questa parola?

    Propiziazione: nei termini della lingua greca manca il riferimento fisico alla parola copertura, ma introduce però il concetto di amicizia, dove l’antagonismo sarebbe stato naturale, e quindi grazia. Naturalmente, pertanto, l’idea di espiazione entra nel concetto. In particolare, è da notare che tutte le disposizioni di questo rapporto di amicizia tra Dio offeso dall’uomo ed esso trovano la loro iniziazione e la loro provvisione in Dio e sono sotto la Sua direzione, ma coinvolgono la risposta attiva dell’uomo. Tutte le concezioni pagane e indegne vengono comunque rimosse dalla nozione cristiana della propiziazione per il fatto che Dio stesso ha proposto, o “esposto”, Cristo come “propiziatorio”, e che questa è l’espressione suprema di un amore finale. Dio per tutto il tempo era stato misericordioso, amichevole, ed era “passato sopra” i peccati dell’uomo senza alcun motivo apparentemente adeguato, o semplicemente, per farlo. Ora, però nel sangue di Cristo il peccato è condannato ed è espiato, e quindi Dio è in grado di stabilire e mantenere il Suo carattere secondo la giustizia, mentre continua ad estendere la Sua grazia in un amore gratuito verso peccatori che esercitano fede in Gesù. La propiziazione dunque ha origine in Dio, non per placare se stesso, ma per giustificare se stesso nella Sua bontà uniforme agli uomini meritevoli giudizio.

    (Da International Standard Bible Encyclopaedia, Copyright banca dati elettronica (c) 1996 da Biblesoft)

    Propiziazione quindi può essere tradotta a significare anche che Dio è completamente soddisfatto di ciò che Gesù ha fatto e quindi è soddisfatto solo in coloro che ripongono la loro fede in Lui, solo in Gesù.

    Quando poniamo la nostra fede in Gesù abbiamo riposto la nostra fede in Dio come a Egli veramente piace e come la accetta, perché è attraverso ciò che ha fatto Gesù che noi crediamo e così facendoci automaticamente credere in Dio come Colui che ha fatto tutto.

    Colui che ha creato il Suo piano e Colui che ha anche fornito il Suo Figlio, il quale poi a sua volta ha obbedito interamente la legge di Dio e la Sua perfetta volontà, Lui il solo che non ha mai peccato, Lui che morì al posto nostro, Lui che è stato risuscitato dai morti per la nostra giustificazione, che è asceso al cielo dove siede alla destra della maestà e da dove Egli intercede per noi e da dove ha mandato il suo Spirito Santo, il tutto per rigenerare e salvare noi peccatori che da soli non potremmo mai essere salvati, non importa quanti tentativi umani e religiosi pratichiamo per poter piacere a Dio.

    1 Pietro 1:18-21 sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, 19 ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. 20 Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi; 21 per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio.

    1 Giovanni 5:9-10 Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che egli ha reso al Figlio suo. 10 Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo fa bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha resa al proprio Figlio.

    Pertanto, le persone che dicono di credere in Dio, ma rifiutano e rigettano Cristo non credono in Dio per niente.

    Allora, che cosa questo versetto 8 non sta dicendo che è un vero credente che può essere ancora nella carne, e quando lui o lei sono nella carne, non possono piacere a Dio, anche se questo potrebbe essere in parte vero, bisogna ricordarci però che i veri credenti non sono più nella carne, come dice questo passo ma invece sono in Cristo.

    Paolo sta sicuramente parlando di persone non salvate qui e non di credenti nati di nuovo.

    Quello che questo versetto dice veramente è che chiunque non ripongono la loro fede in Gesù, e quindi non è rigenerato o rinati non possono in alcun modo piacere a Dio, non importa quello che cercano di fare e hanno fatto, perché, non hanno fatto quello che piace a Dio, cioè solo quello che Gesù ha fatto e quindi solo la fede in Lui e per i Suoi meriti e le Sue virtù solamente, che è l’unica cosa che veramente piace Dio.

    Certamente Dio è ancora più contento quando i suoi figli sono obbedienti, ma questo non significa che dispiacere a Dio quando siamo disubbidienti e pecchiamo si traduce nella Sua ira e il Suo giudizio di nuovo, altrimenti avrebbe dovuto significare che il sacrificio di Gesù fosse valida solo o soddisfacente soltanto quando non pecchiamo mai e solo quando camminiamo in perfetta obbedienza a Dio.

    Tuttavia, questo vorrebbe dire essere salvati dalle nostre opere o i propri meriti e vorrebbe dire che la grazia di Dio non potrebbe essere sufficiente per coprire tutti i nostri peccati, così che la vita perfetta di Gesù e il Suo sacrificio non sarebbero di per sé sufficienti a mantenerci salvati durante tutta la nostra vita, ma vorrebbe dire invece che dovremmo rimanere perfettamente giusti anche nel nostro comportamento al fine di rimanere salvati.

    Questo tipo di pensiero non è affatto biblico. Non è quello che la parola di Dio insegna riguardo alla salvezza.

    Questo può essere ciò che la chiesa romana insegna, ma non è ciò che la Bibbia insegna.

    Ci sono molti, molti passi che contraddicono tale erronea dottrina che purtroppo molta gente crede e che molti insegnano.

    Qui ci sono alcuni di questi passaggi elencati: [Giovanni 3:18-19], [Giovanni 3:36], [Giovanni 5:24], [Giovanni 6:37-40], [Giovanni 6:44-45],[Giovanni 8:34-36],[Giovanni 10:26-30], [Romani 5:8-11], [Romani 8:1], [Romani 8:30-39], [1Tessalonicesi 1:9-10], [1 Giovanni 5:10-13], [Ebrei 10:14].

    Ora, avevamo già specificato cosa significa perseverare nella fede.

    Perseverare nella fede è l’opera dello Spirito Santo nella vita dei veri credenti, certamente con la cooperazione del credente, che nasce però dal desiderio che Dio ripone in noi [Filippesi 1:6],[Filippesi 2:13],[1Tessalonicesi 5:23-24].

    Quindi da questo e per questo noi abbiamo passi della Bibbia che sembrano insegnare o indicare che si tratta di un credente che si mantiene salvo mediante i suoi sforzi e che sembra che un vero credente potrebbe scadere dalla grazia. [Matteo 24:13], [Romani 2:6-7],[2 Corinzi 13:5], [Colossesi 1:22-23], [2 Pietro 1:3-11], [Ebrei 3:6] [Ebrei 3:14].

    Non è così a tutti, un vero credente si mantiene salvato e persevera perché sono mantenuti dalla potenza di Dio mediante la fede, la quale anche è un dono di Dio [1 Pietro 1:3-5],[Efesini 2:8-10].

    Questi passi esistono in modo che la gente non si inganni a pensare che siano salvati quando non lo sono e questi versetti effettivamente confermano la permanenza della salvezza del vero credente, perché eliminano la possibilità di una persona che vive una vita immutata e ingiusta e continua di vivere in uno stile di vita peccaminoso o che si possa smettere di camminare con Cristo e continuare a pensare che si possa essere salvati.

    La Bibbia conferma invece che esiste una cosa come una falsa fede o una credenza superficiale cioè un tipo di fede che non proviene da Dio, ma piuttosto che proviene dall’orgoglio dell’uomo e dai suoi sforzi o motivazioni.

    Questo tipo di credenza o di fede non è una fede che produce cambiamenti duraturi e permanenti nella vita di una persona, ma che può generare uno stato di falsa salvezza e sicurezza che in realtà è una vita religiosa ma senza vera rigenerazione e vero cambiamento.

    Inoltre la maggior parte di coloro che hanno questa fede superficiale e dedizione a Cristo quasi sempre tornare al mondo [Matteo 13:19-22], [2 Pietro 2:18-22], [1 Giovanni 2:19] .

    Dobbiamo anche renderci conto che la parola di Dio ci insegna che il vero credente nato di nuovo, anche se non vive in perfetta obbedienza alla parola di Dio, purtroppo, invece, si sforza di vivere rettamente e questo però proviene dalla grazia di Dio e dal Suo aiuto, dove invece un non credente, o uno , come dice Paolo, che è nella carne, non desidera né si sforza di osservare la legge di Dio.

    Abbiamo anche visto, pertanto, che un vero credente, un credente nato di nuovo non vive in uno stato di continuo ed ininterrotto, stile di vita peccaminoso [Romani 6:1-4],[Romani 6:15-18].

    Ora, qui c’è una premessa molto importante da portare a questo punto per quanto riguarda il perseverare nella fede e la santificazione.

    Non è che perché siamo giustificati da Dio e perché Egli si accontenta della vita e opera di Gesù il Suo sacrificio per conto nostro allora questo ci permette di peccare come e quando vogliamo.

    Come abbiamo già detto, ma è importante ripeterlo, Dio non lascia correre il peccato, mai, neanche nella vita del credente.

    Anche se dobbiamo capire che non ci sono più conseguenze spirituali eterne per i peccati degli eletti, cioè i peccati che si commettono nel corpo, dobbiamo anche capire che Dio è prima di tutto un Dio geloso, quello è il Suo nome[Esodo 34:12-17] ed Egli non permetterà idoli di stare tra Lui ed i Suoi figli e anche la Sua gelosia è una gelosia amorosa, in modo che tutto ciò che può farci del male Lui lo vuole fuori dalla nostra vita, perché Egli vuole per noi solo ciò che è buono e le Sua benedizioni.

    Pertanto, quando attraversiamo periodi di peccato o di ribellione o quando pecchiamo il nostro Padre celeste non ci condanna spiritualmente ed eternamente, perché Egli è soddisfatto nell’opera di Gesù in nostro favore, ma Egli ci disciplina e ci correggere, in altre parole ci punire per il nostro peccato adesso.

    La Bibbia ci insegna chiaramente questo concetto.

    Il Padre nostro ci corregge e ci disciplina, perché Egli ci ama e ci tratta come figli, si veda [Ebrei 12:5-11].
    Lo fa in modo che possiamo portare frutti di santità e di giustizia e in modo da poter camminare nella via delle sue migliori benedizioni per la nostra vita.

    Dobbiamo essere consapevoli, però, che se un credente persiste in un certo comportamento peccaminoso e non ascolta la correzione di Dio e la Sua disciplina, queste possono diventare molto gravi e forti, anche al punto che potrebbero richiedere la nostra vita fisica.

    Dopo tutto il salario del peccato è ancora la morte, ma nel caso del credente, non la morte spirituale ma solo fisica  [1 Corinzi 5:4-5],[1 Corinzi 11:28-32].

    Ora, abbiamo bisogno di chiarire questo punto in modo che la dichiarazione di apertura di Paolo in questo capitolo,

    “Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, che camminano secondo lo Spirito e non secondo la carne”

    non sia frainteso.

    Ora qui c’è la conferma a questo punto, perché nel versetto 9 Paolo parlando ai credenti in Roma afferma:

    Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è il suo.

    Ecco la conferma che mette a tacere tutte le interpretazioni errate di questo concetto.

    Paolo afferma che noi non ci troviamo nella carne ma nello Spirito, perché? Se, infatti, lo Spirito di Dio abita in voi.

    Lo Spirito di Dio che abita in una persona significa che una persona è un vero credente, un credente nato di nuovo, una persona rigenerata dallo Spirito Santo [Giovanni 1:12], [Giovanni 3:3-8], [Giovanni 6: 63] giustificati per la grazia e la fede per mezzo di Gesù Cristo.

    Battezzati in un solo Spirito e un solo corpo, il corpo di Cristo [1 Corinzi 12-13].

    Ora questa esperienza, in altre parole, la presenza dello Spirito Santo è ciò che determina se uno appartiene veramente a Cristo, come Paolo dice in questo verso, se una persona non ha lo Spirito di Cristo, quella persona non appartiene nemmeno a Lui e perciò non è una persona salvata e rigenerata è dunque ancora nella carne.

    Abbiamo bisogno di specificare che, a questo punto alcuni cristiani fanno un po ‘di confusione per quanto riguarda che cosa significa veramente essere abitati dallo Spirito Santo.

    Vi invito a leggere l’insegnamento in profondità di che cosa significa veramente avere lo Spirito Santo e quello che non vuol dire studiando questo argomento nella sezione di questo sito

    Studi Dottrinali-Battesimo con lo Spirito Santo e il riempimento dello Spirito Santo Secondo la Scrittura

    Che cosa significa tutto questo in poche parole è questo:

    TUTTI i credenti nati di nuovo, rigenerati da Dio, giustificati per fede, senza eccezione e senza evento ritardato sono in Cristo a causa dell’opera dello Spirito Santo nella loro vita e sono TUTTI senza eccezione abitati dallo Spirito Santo in quell’esatto momento.

    Lo Spirito Santo è il dono dei doni che TUTTI i credenti ricevono AL MOMENTO DELLA SALVEZZA, o come piace dirlo a me, al momento della rigenerazione.

    Atti 2:37-39 Ora, quando udirono questo, si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli, “Uomini e fratelli, che cosa dobbiamo fare?” 38 Allora Pietro disse loro: “Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli, e a tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro chiamerà “.

    Vedere anche i seguenti riferimenti: [Atti 10:45-48], [Romani 5:5], [1 Corinzi 2:11-15], [1 Corinzi 6:19-20],
    [1 Corinzi 12:3], [1 Corinzi 12:12-13], [Efesini 1:13-14], [Efesini 4:30], [1 Tessalonicesi 4:8], [2 Timoteo 1:14], [Tito 3:5-7].

    Non sembra esserci nessun possibile dubbio come lo Spirito Santo è stato dato a chi e quando. Non ci sono particolari categorie di credenti che sono più degni di altri o che meritano la pienezza dello Spirito Santo che dimora in loro attraverso un certo livello di maturità spirituale che essi raggiungono nella loro vita.

    Ogni vero credente nato di nuovo, senza eccezioni, TUTTI coloro che sono stati rigenerati dallo Spirito Santo hanno TUTTO lo Spirito Santo che dimora in loro, non solo un po’ o solo una parte di Lui.

    Così che non c’è alcun dubbio affatto, perché Paolo dichiara che non avere lo Spirito Santo significa non essere rigenerati, salvati, giustificati e non essere dunque battezzati in Cristo, il che significa essere ancora nella carne, non essere in Cristo, ma essere ancora in Adamo, in cui non c’è salvezza, questo è quello che significa essere nella carne o camminare secondo la carne.

    1 Corinzi 15:22 Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.

    Non avendo lo Spirito Santo significa non essere rigenerati, nati dall’alto, dello Spirito e dall’acqua, come Gesù dice a Nicodemo in [Giovanni 3:3-9].

    Rimanendo in Adamo, cioè allo stato naturale, nella natura peccaminosa, vuol dire essere in uno stato di completa schiavitù al peccato, questo è ciò che significa essere nella carne o camminare nella carne.

    In questo stato di ognuno muore sia fisicamente che spiritualmente.

    Quando siamo rigenerati il nostro uomo interiore, il nostro uomo spirituale è vivificato e viene rigenerato dallo Spirito Santo ed è quindi in Cristo e, pertanto, vive eternamente con Dio, mentre il nostro corpo invece rimane in Adamo, e quindi deve morire a causa del peccato che abita ancora in esso, perché è la nostra connessione rimasta all’essere fatti a immagine di Adamo.

    Solo Gesù può liberarci dalla schiavitù della nostra natura peccaminosa [Giovanni 8:31-36], perché solo Lui può cambiare la nostra natura, il nostro status, da Adamo, l’uomo naturale e la natura peccaminosa ad uno stato nato di nuovo, una nuova creazione [2 Corinzi 5:17], con una nuova natura, la natura di Dio [2 Pietro 1:3-4], solo Gesù ci può liberare dallo stato di schiavitù del peccato e darci lo status di figli di Dio.

    Giovanni 8:31-36 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto: “Se dimorate nella mia parola, sarete davvero miei discepoli 32. E conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. 33 Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: ‘sarete resi liberi’?” 34 Gesù rispose loro: “In verità, vi dico, chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 E uno schiavo non dimora nella casa per sempre, ma un figlio rimane per sempre. 36 Pertanto, se il Figlio vi renderà liberi, sarete liberi veramente.

    Così come vediamo, non ci sono due categorie di credenti, o uno è un vero credente, rigenerato e abitato dallo Spirito Santo con tutti i difetti che possiamo ancora avere, ma come Paolo comunque dice sempre nello Spirito, o se no una persona è un non credente, in altre parole, non rigenerato e non giustificato, in altre parole ancora nella carne, ancora schiavo della loro natura peccaminosa.

    10 E se Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustizia. 11 Ma se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

    Quello che dice Paolo qui è la conferma di molte verità dottrinali riguardanti lo stato dei credenti nati di nuovo e la loro salvezza.

    Paolo sta anche confermando in questi due versi quello che aveva detto in [Romani 7:15-25] e [Romani 8:1].
    Sta dicendo che quando una persona nasce di nuovo, ha lo Spirito di Cristo che dimora dentro, e aggiunge, se Cristo è in voi [Colossesi 1:27], il corpo, naturale, il contenitore terreno dell’uomo spirituale, l’uomo esteriore, in realtà è morto a causa del peccato, morto a causa del peccato che è ancora presente nel corpo.

    Paolo ci aveva spiegato questo già nel capitolo precedente,

    Romani 7:17-25 Ma ora, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18 Infatti io so che in me (cioè nella mia carne) non abita alcun bene, perché il volere è presente con me, ma come eseguire ciò che è bene non lo trovo. 19 Perché il bene che voglio fare, non lo faccio, ma il male che non voglio, pratico. 20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo dunque una legge, che è il male presente in me, quello che vuole fare il bene. 22 Poiché io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore. 23 Ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Ringrazio Dio – per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Allora, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

    (Si prega di consultare tutti gli altri commenti riguardo a questo nel commentario del capitolo 7).

    1 Corinzi 15:22 Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.

    Come abbiamo fatto menzione in precedenza, non avendo lo Spirito Santo significa non essere rigenerato, nato dall’alto, dello Spirito e l’acqua come Gesù dice a Nicodemo in [Giovanni 3:3-9].

    Rimanendo in Adamo, allo stato naturale, nella natura peccaminosa, è essere in uno stato di completa schiavitù del peccato, questo è ciò che significa essere nella carne o di camminare nella carne. In questo stato di ognuno muore fisicamente e spiritualmente.

    Quando diventiamo nati di nuovo il nostro uomo interiore, il nostro uomo spirituale è vivificato, viene rigenerato dallo Spirito Santo ed è quindi in Cristo e, pertanto, vive eternamente con Dio, mentre il nostro corpo rimane invece in Adamo e quindi deve morire a causa del peccato, peccato che abita ancora in esso, perché è la nostra connessione resta che sia stata presentata in Adamo.

    Solo Gesù può liberarci dalla schiavitù della nostra natura peccaminosa, perché solo Lui può cambiare la nostra natura, il nostro status, da Adamo, l’uomo naturale e la natura peccaminosa ad uno stato nato di nuovo, una nuova creazione [2 Corinzi 5:17] , con una nuova natura, la natura di Dio [2 Pietro 1:3-4], solo Gesù ci può liberare dallo stato di schiavitù del peccato e ci danno e lo status di figli di Dio.

    È sufficiente dire che Paolo ci sta dicendo che il corpo, il nostro corpo, anche il corpo del credente nato di nuovo morirà di una morte fisica, a causa del peccato che è ancora presente in esso.
    Ecco perché, ricordate, noi pecchiamo anche se siamo nati di nuovo, quello è da dove viene il peccato. Non viene più dalla nostra natura, perché ne abbiamo una nuova, ma viene dal corpo che non è riscattato, cioè è ancora naturale, terrestre, fatto a immagine di Adamo.

    Ricordate che anche le nostre menti, la psiche, fanno parte del nostro essere fisico, il nostro corpo e quelle devono essere rinnovate dalla parola di Dio mediante lo Spirito Santo che ci aiuta in questo, questo comporterà infatti la trasformazione o la santificazione che Dio vuole.

    Offriamo quindi i nostri corpi in sacrificio vivente a Dio e così attraverso questo processo i nostri corpi e diventano santificati e utilizzati per la gloria di Dio [Romani 12:1-2].

    Il nostro corpo non è trasformato, cioè non è nuovo come la nostra anima è dopo la nostra salvezza, il corpo quindi è la parte di noi che ha bisogno di essere costantemente messo sotto sottomissione allo Spirito Santo e la Parola di Dio, mentre viviamo in questo mondo.

    Per questo motivo, anche noi, che siamo nati di nuovo e ancora i nostri corpi irredenti devono sopportare la morte fisica, perché dove c’è il peccato in essi e questo è la morte, il salario del peccato è la morte [Romani 6:23].

    E’ interessante ed importante notare, tuttavia, che la morte coinvolgerà solo il corpo fisico e non l’anima o lo spirito di coloro che sono stati redenti da Dio in Cristo.

    I nostri corpi sono la parte di noi che è rimasta che è ancora fatta a immagine di Adamo, anche se siamo spiritualmente rigenerati e quindi il nostro nuovo uomo spirituale, la parte di noi nata di nuovo, il nostro spirito è la parte che è vive in Cristo.
    Questo è ciò che Paolo ci sta dicendo mentre continua questa spiegazione in questi due versetti.

    Il nostro uomo spirituale, rigenerato dallo Spirito Santo è spiritualmente vivo, questo è dovuto alla vita di Dio in noi e la giustizia di Cristo imputata a noi attraverso la nostra giustificazione.

    Dopo essere stato resi vivi dallo Spirito di Dio e dichiarati giusti per i meriti di Cristo e le Sue virtù il nostro spirito vive in eterno, questa è la vita eterna.

    La morte spirituale non si verifica più, questo è esattamente il punto di Paolo alla fine del capitolo precedente e finora quello che ci ha spiegato in questo.

    Tuttavia, anche se i nostri corpi devono morire a causa del peccato che dimora in essi perché sono ancora naturali, corpi terreni, Dio con il Suo Spirito farà per noi ciò che Egli ha fatto con Gesù.

    Egli risusciterà i nostri corpi mortali dalla tomba e ci darà nuovi corpi ricongiungendoli con i nostri spiriti già nati di nuovo, in modo che il nostro corpo, il nostro intero essere corpo e spirito saranno redenti e rinati, e con il quale corpo glorificato vivremo in eterno con Dio.

    Questo corpo mortale e corrotto non può ereditare il regno dei cieli, questo corpo mortale non può vivere nella presenza di Dio a causa della sua corruzione, a causa del peccato presente in esso.

    Così Paolo dice che se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

    Paolo ci ha spiegato questo concetto molto bene in:

    1 Corinzi 15:42-53 Così è anche la risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile, e risuscita incorruttibile. 43 si semina ignobile e risorge glorioso. Si semina nella debolezza, si risorge in potenza. 44 si semina un corpo naturale, risorge un corpo spirituale. Vi è un corpo naturale, e vi è un corpo spirituale. 45 E così è scritto, “Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente.” L’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. 46 Tuttavia, lo spirituale non è prima, ma il naturale, e poi lo spirituale. 47 Il primo uomo è della terra, fatto di polvere, il secondo uomo è il Signore dal cielo. 48 Come è stato l’uomo di polvere, così anche coloro che sono fatti di polvere, ed è come l’Uomo celeste, tali saranno anche i celesti. 49 E così come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. 50 Ora, questo dico, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né la corruzione può ereditare l’incorruttibilità. 51 Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati – 52 in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba suonerà, ed i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. 53 Perché questo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità.

    Ciò che Paolo sta dicendo in questo ultimo passo è la versione esposta di quello che sta dicendo qui in [Romani 8:10-11]

    Paolo ci dice che la risurrezione dei morti in Cristo sarà tale che il corpo fisico naturale fatto a immagine di Adamo dovrà morire, in altre parole dovrà essere seminato, piantato nella morte e nel suo stato corrotto, ma sarà risorto incorrotto e senza peccato.

    Esso sarà seminato nella morte e nel disonore ma risorto di nuovo un corpo glorioso, un corpo fatto per la gloria. Esso sarà seminato nella morte un corpo debole, ma sarà nuovamente risuscitato dalla potenza di Dio e reso un corpo potente.

    Esso sarà seminato nella morte come un corpo naturale, in altre parole un corpo che si ammala ed è mortale ma sarà risuscitato come corpo spirituale, un corpo che non si ammala più e un corpo immortale, un corpo che sarà trasformato per poter dimorare alla presenza di Dio.
    Ciò che Paolo dice nei versetti 48-49 è molto importante, prima di tutto come tutti gli esseri umani portano l’immagine di un uomo di polvere, alla polvere torneremo, in quella immagine è la morte del corpo fisico mortale.

    Tuttavia, coloro che sono nati di nuovo dello Spirito non solo porteremo l’immagine dell’uomo terrestre, cioè Adamo, ma porteremo l’immagine dell’uomo celeste Gesù, perché il nostro spirito redento e nato di nuovo sarà riunito con un corpo risorto, glorioso, potente e spirituale, risuscitato dalla potenza dello Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, e così Egli farà con noi.

    Romani Capitolo VIII Versetti da V a XI

     

    12 Perciò, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne per vivere secondo la carne. 13 Poiché se vivete secondo la carne, voi morirete, ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. 14 Per quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. 15 E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione da parte di chi gridiamo: “Abbà, Padre”. 16 Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio, 17 E se siamo figli, siamo anche eredi di eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, che possiamo anche alla sua gloria.

     

    12 Perciò, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne per vivere secondo la carne. 13 Poiché se vivete secondo la carne, voi morirete, ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. 14 Per quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

    Ancora una volta Paolo ci ripete in questi tre versi quello che sta dicendo da sempre, in molte delle sue epistole, e conferma anche ciò che dice Giovanni nella sua prima epistola e quello che anche Gesù ha affermato in [Giovanni 8:31-36].

    In altre parole, qui comincia sostenendo che non siamo debitori alla nostra carne umana, o alla natura peccaminosa per vivere in base ad essa.

    Ricordiamoci che in [Romani 6:1-7], Paolo già ci ha spiegato che se noi siamo veramente in Cristo siamo stati liberati dal potere del peccato nella nostra vita perché la nostra natura peccaminosa è morta, è stata crocifissa con Cristo , in modo che non siamo più schiavi del peccato, ma siamo stati liberati da quella schiavitù e ora siamo figli di Dio, liberi per poter fare la Sua volontà. Cosa che prima non potevamo fare.

    Non abbiamo quindi nessun debito verso la nostra natura peccaminosa perché è morta, se ne è andata, abbiamo solo un debito verso Dio per vivere nella giustizia, perché Egli è Colui ci ha comprato, ci ha riscattati dal mercato della schiavitù del peccato con il sacrificio di Suo Figlio Gesù Cristo .

    1 Corinzi 6:19-20 O non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, che avete da Dio, e voi non appartenete a voi stessi? 20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio.

    1 Pietro 1:18-20 sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, 20 preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi,

    Siamo in una situazione in cui quando eravamo peccatori vivevamo con un debito verso Dio dovuto al peccato e la colpa di esso che non avremmo mai potuto pagare, così Gesù ha dovuto pagare per noi, e ora abbiamo un debito di amore verso Dio per averci liberato dal peccato, ancora comunque un debito che non possiamo mai ripagare, ma siamo comunque in debito verso Dio per vivere in modo giusto e di non obbedire al peccato che ora non è più nella nostra natura, ma nel esiste nostro corpo, ricordandoci ciò che ci ha detto [Romani 7:15-25] di noi.

    Questo è il nostro debito, descritto da Paolo in

    Romani 6:11-18 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore. 12 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia. 16 Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell’ubbidienza per la giustizia? 17 Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso. 18 E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia.

    In realtà ciò che Paolo ci dice qui in Romani 6, è esattamente quello che ci dice nei versetti che stiamo studiando.

    In sostanza sta dicendo, questo, se davvero siamo stati rigenerati dallo Spirito Santo, siamo guidati dallo Spirito e quindi siamo stati liberati dalla schiavitù e dal debito del peccato e siamo diventati schiavi della giustizia con un debito d’amore verso Dio.

    Questo perché quando una persona vive secondo la carne significa che sono ancora nella loro natura peccaminosa e non sono stati salvati, rigenerati, no hanno ricevuto nuova vita dallo Spirito di Dio, ma sono ancora nei loro peccati e non camminano secondo la direzione dello Spirito e la parola di Dio.

    In sostanza questi vivono per il peccato, vivono per essere gratificati dai loro propri desideri sensuali e non per gratificare lo Spirito di Dio.

    Coloro che vivono in questo modo, non sono, persone salvate, e non lo saranno, se rimangono in quella condizione e non erediteranno il regno di Dio.
    Paolo ci dice questo in diversi passi

    Romani 6:20-23 Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. 21 Quale frutto avevate nelle cose di cui ora vi vergognate? Perché la fine di quelle cose è la morte. 22 Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna. 23 Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

    1 Corinzi 6:9-11 Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non lasciatevi ingannare. Né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.

    Galati 5:19-21 Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza, 20 idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, scoppi d’ira, ambizioni egoistiche, dissensi, eresie, 21 invidia , omicidi, ubriachezze, gozzoviglie e simili, di cui io vi dico in anticipo, come ho anche detto in tempo passato, che coloro che praticano tali cose non erediteranno il regno di Dio.

    Paolo avverte continuamente che coloro che praticano una vita che è segnata dal tipo di comportamento che questi passi descrivono non sono salvati, non sono giusti, non sono persone rigenerate e quindi non sono figli di Dio, anzi sono persone che non erediteranno il regno di Dio. Queste sono persone che saranno giudicati da Dio che sperimenteranno la Sua ira e la punizione eterna.

    Egli ci mette in guardia oggi come mise in guardia gli ascoltatori romani, a non ingannare se stessi, che, anche se facevano parte di una comunità di cristiani, ma non mostravano il frutto di una vita cambiata e se erano condotti, o camminavano, o vivevano apertamente nel peccato sarebbero morti eternamente e avrebbero dimostrato che non appartengono a Dio.

    In effetti, Paolo continua, dicendo che coloro che sono guidati dallo Spirito, in altre parole coloro che sono nati dallo Spirito e sono rigenerati sono coloro che vivono uno stile di vita trasformato, coloro che sono condotti nella loro vita e nelle loro scelte dallo Spirito e la parola di Dio.

    Coloro che si sottomettono alla parola e la volontà di Dio sono coloro che appartengono a Lui e quelli che non lo fanno non appartengono a Lui.

    Ci sono davvero molti, molti passi che confermano questo punto e che danno prova visibile se una persona appartiene a Dio o no.
    Questi sono solo alcuni: [Matteo 7:17-23], [Giovanni 8:37-47], [Giovanni 10:25-30], [Giovanni 14:15-24],

    Galati 5:22-26 Ma il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, 23 mitezza, dominio di sé. Contro queste cose non c’è legge. 24 E quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25 Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. 26 Non siamo vanagloriosi, provocandoci gli uni gli altri, invidia l’un l’altro.

    Ecco ciò che Paolo dice ai Romani, ma più in dettaglio è esposto nella Lettera ai Galati.

    Coloro che sono controllati dallo Spirito e manifestano questo frutto nella loro vita, anche se non perfettamente, coloro dunque le cui vite sono segnate da queste cose e la questa pratica queste cose, e non le opere della carne, questi sono i figli di Dio.

    Contro questa vita e persona, non esiste una legge che condanna, perché questi sono persone nate di nuovo, i figli di Dio.

    Come abbiamo già visto, Paolo aveva già spiegato che coloro che sono veramente figli di Dio non sono più sotto la legge [Romani 6:14-23],[Romani 7:1-6],[Romani 8:1-4].

    Così, coloro che sono veramente in Cristo, hanno già crocifisso la loro natura peccaminosa con le sue passioni e desideri, [Romani 6:1-6].

    Quindi ora, se e che viviamo nello Spirito, in altre parole siamo nati di nuovo, rigenerati dallo Spirito Santo, noi impariamo a camminare nello Spirito, sottomettendoci ed ubbidendo lo Spirito e la Parola di Dio, offrendo i nostri corpi in sacrificio vivente a Dio, non essendo conformi alle vie del mondo ed essendo trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente, secondo la parola e la volontà di Dio.

    Pertanto coloro che sono guidati dallo Spirito sono nati dallo Spirito e vivono mettendo a morte le opere di che cosa?

    Cerchiamo stare attenti ora, Paolo ha cambiato parola qui, non dice più carne ma dice corpo, perché? Qual è la differenza?

    C’è una differenza enorme come la differenza che c’è tra vita e morte, luce e tenebre, salvezza e dannazione.

    Perché?

    Beh vediamo.

    La parola usata per carne nel versetto 12 e il riferimento della parola carne nel versetto 13 sono una forma della stessa parola che significa proprio questo, la carne, sarki e sarka.

    Questa parola è la parola usata da Paolo e da altri autori per suggerire la natura umana peccaminosa con le sue passioni e desideri, cioè una persona che non è nata di nuovo, rigenerata, ed è ancora uno schiavo completo al peccato.

    Abbiamo visto però che Paolo in Romani 6 e 7 ci ha spiegato la differenza tra, l’essere ancora schiavi della natura peccaminosa e quella di essere liberati dal potere del peccato della natura peccaminosa o della carne come la Bibbia la chiama.

    Abbiamo anche visto però, che anche se la persona nata di nuovo rigenerata è una nuova creatura in Cristo ed è stata liberata dal potere del peccato della natura peccaminosa, la carne, noi comunque viviamo ancora con corpo naturale e irredento, un corpo non rigenerato di cui la mente, la psiche ne è una parte ed in cui corpo risiede ancora il peccato.

    Quindi è per questo che Paolo cambia ora la parola e usa la parola corpo, soómatos usato per descrivere il corpo fisico umano, ma mai usato per fare riferimento alla natura peccaminosa dell’uomo, per questo scopo è sempre utilizzata la parola carne, cioè sarki o sarka.

    A volte la parola carne può essere utilizzata per indicare il corpo come con soómatos ma mai è utilizzato al contrario.

    Così Paolo sta davvero dicendo che coloro che sono nati di nuovo dello Spirito, che appartengono a Cristo, coloro nei quali abita lo Spirito di Dio, queste persone, come lui li ha esortati a fare in [Romani 6:1-23], questi mediante lo Spirito di Dio mettono a morte le opere del corpo, in altre parole, i desideri peccaminosi del corpo in cui vivono per portare il corpo stesso in sottomissione allo Spirito e la parola di Dio e così facendo si trasformano nell’immagine di Gesù Cristo.

    Questa è una pratica che noi conosciamo come santificazione o la ricerca della santità.

    Questa è una pratica però che solo i veri credenti in Cristo, le persone nate di nuovo possono e vogliono fare e non è qualcosa che le persone carnali fanno o possono fare.

    Coloro che sono guidati dalla carne sono quelli che non sono rinati che hanno ancora una natura peccaminosa, dobbiamo ricordare ciò che Paolo ci ha detto in

    Romani 8:5-9 Perchè coloro che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne, ma coloro che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. 6 Perché ciò che brama la carne è morte, ma lo Spirito è vita e pace. 7 Poiché la mente carnale è inimicizia contro Dio, perché non è soggetta alla legge di Dio, neppure può esserlo. 8 Allora, quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio.

    Ancora una volta dobbiamo ripetere questo, quello di cui Paolo sta parlando qui non è una persona che è un vero credente in qualche modo che oscilla tra due modi di vivere.

    A volte, durante il corso della vita di un vero credente succede che si può agire carnalmente o avere qualche comportamento che è carnale, anche Paolo ad esempio, si riferisce ai credenti di Corinto, come carnali, anche se all’inizio della Lettera e anche dopo egli si riferisce ancora a loro come santi e li chiama anche fratelli, nati di nuovo santi in cui dimora lo Spirito Santo.

    1 Corinzi 1:2 alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati santi

    1 Corinzi 3:1-4 E io, fratelli, non potevo parlarvi come a uomini spirituali, ma come a carnali, come a neonati in Cristo. 2 Vi ho nutrito con il latte e non con il cibo solido, perché fino ad ora non siete stati in grado di riceverlo, e ancora adesso non siete in grado, 3 perché siete ancora carnali. Perché dove ci sono l’invidia, i conflitti e le divisioni tra voi, non siete forse carnali e vi comportate come uomini naturali? 4 Perché quando uno dice: “Io sono di Paolo” e un altro, “Io sono di Apollo”, non siete carnali?

    Paolo non li accusa di non essere in Cristo o non essere salvati, perché essi agiscono ancora carnalmente in alcuni casi. Infatti li chiama fratelli e li indirizza il messaggio come tali e gli dice infatti che sono bambini in Cristo e si comportano come uomini non salvati ma sono comunque lo stesso in Cristo.

    Non è perché si comportano in un certo modo che lui dice che sono scaduti dalla grazia o che non sono salvati, anche se in quel caso non stanno agendo spiritualmente ma piuttosto carnalmente, infatti Paolo dice a loro, non siete forse carnali e vi comportate come uomini naturali?

    Abbiamo anche visto che SE una persona NON ha lo Spirito di Dio che dimora in loro, Paolo dice che NON APPARTIENE A DIO.

    Così Paolo non si riferisce tutto questo essere guidati da o camminare nella carne a veri e proprie credenti, ma avverte che solo coloro che sono guidati dallo Spirito, in altre parole coloro che sono nati di nuovo dello Spirito e che quindi non sono guidati dalla carne, questi sono veri credenti che hanno lo Spirito di Dio che abita in loro.
    Così, dice Paolo, coloro che sono guidati dallo Spirito, questi sono i figli di Dio.

    Per non commettere errori nel pensare o illudersi che possano aver avuto un qualche tipo di esperienza di fede superficiale o un qualche tipo di pratica religiosa che si maschera come fede o quelli che non avrebbero camminato alla ricerca della giustizia e nella santità continuassero a pensare di essere figli di Dio.

    No! La distinzione è chiara, se uno è nato di nuovo ha lo Spirito di Dio che dimora in loro e quindi sono e saranno guidati dallo Spirito e la parola di Dio e non la carne, non la natura peccaminosa con i suoi desideri e le sue passioni.

     

    15 E voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione da parte del quale gridiamo: “Abbà, Padre”. 16 Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio, 17 E se siamo figli, siamo anche eredi di eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, così che possiamo anche essere glorificati con Lui.

     

    Paolo ora dà certezze a coloro che sono figli di Dio.

    La prima certezza è che coloro che sono figli di Dio non hanno ricevuto uno spirito di schiavitù per ricadere nella paura, anzi hanno ricevuto lo Spirito di adozione mediante il quale gridiamo a Dio chiamandolo, in aramaico Abbà, che vuol dire Padre, Papà.

    Si tratta di due grandi certezze nella vita del credente nato di nuovo.

    Certezze e conferme che siamo passati dalla morte alla vita, siamo passati dall’essere estranei e nemici di Dio ad essere figli adottati, avendo lo Spirito che ci dà il diritto di chiamare Dio nostro Padre [Efesini 2:11-22],[Galati 4-5-7].

    Cosa vuol dire non avendo ricevuto uno spirito di schiavitù per ricadere nella paura?

    Credo che questo parli realmente di ciò che troviamo in un altro passo della Scrittura.

    Sembra che il contesto lo confermasse.

    Il brano in questione si trova in:

    Ebrei 2:14-15 Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita.

    Abbiamo ricevuto lo Spirito di Colui che attraverso la Sua morte e risurrezione ha distrutto le opere del diavolo [1 Giovanni 3:7-8], il diavolo che aveva il potere sulla morte e con il Suo Spirito Gesù ha liberato i Suoi figli dalla schiavitù del peccato e della morte e di conseguenza, schiavitù alla paura della morte.

    L’uomo nella sua natura peccaminosa è in totale schiavitù del peccato, è schiavo del peccato.

    L’uomo è schiavo del peccato e alla morte e schiavo alla paura della morte.

    La morte è una conseguenza del peccato e la paura è una conseguenza della morte.

    L’uomo muore perché è un peccatore e l’uomo teme la morte per via del susseguente giudizio.

    Non credo che l’uomo tema la morte tanto perché l’uomo teme la cessazione dell’esistenza, ma perché nel profondo del cuore di ogni uomo attraverso la loro coscienza c’è la consapevolezza che l’uomo deve affrontare un Dio santo e giusto, che li giudicherà per i loro peccati.

    Abbiamo visto questo prima nello studio in [Romani 1:18-22] il fatto che l’uomo conosce l’esistenza di Dio.

    Dio si è rivelato all’uomo attraverso ciò che Egli ha manifestato in loro e intorno a loro, e ha la Sua legge morale scritta nel cuore.

    L’uomo sa anche che la legge di Dio è giusta e Dio è giusto così che chi vive nel peccato meritano la morte, eppure l’uomo rifiuta Dio, ma ancora è dunque ingiustificabile davanti a Dio nel giudizio perché Dio ha messo in ogni uomo la conoscenza di queste cose [Romani 1:18-32].

    Così la morte spaventa l’uomo e giustamente dovrebbe, perché dall’altro lato della morte c’è un Dio santo e giusto, che giudicherà il peccato ed i peccatori che lo rifiutano e che si rifiutano di glorificarlo.

    Questo è ciò che Paolo credo stia dicendo.

    Prima di tutto non ci è stato dato uno spirito di paura di nuovo alla schiavitù, del peccato né le sue conseguenze, la morte, non ci dovrebbe essere la paura della morte per i figli di Dio. Perché?

    Perché anche se è molto probabile che tutti moriremo fisicamente, vivremo eternamente con Dio, nella Sua presenza e nella Sua gloria, nella vita beata con lui.

    Noi non incontreremo un Dio irato e collerico, che valuterà ogni nostra azione e ogni nostro peccato e che ci getterà nello stagno di fuoco per tutta l’eternità.

    Questo è ciò che l’uomo legittimamente dovrebbe temere. Come disse anche Gesù:
    Matteo 10:28 E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna

    Il figlio di Dio, invece, è stato liberato dalla schiavitù del peccato e della morte e non ha quindi nulla da temere perché ha la certezza di trovare Dio come il Padre, che ci ha accettato come suoi figli adottivi.
    Troveremo un Dio che ci riceverà per sempre nel Suo amore e con gioia e mai porterà i nostri peccati per giudicarci perché il nostro giudizio è stato già pagato da Gesù.

    Ecco perché anche Giovanni nella sua prima epistola dice la stessa cosa che Paolo sta dicendo qui:

    1 Giovanni 4:17-19 In questo l’amore è stato reso perfetto in noi (perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio): che quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore. 19 Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo.

    Così vediamo che questo è esattamente ciò che Paolo intende quando dice che non ci è stato dato uno spirito di paura di nuovo a schiavitù, in altre parole, la paura della morte e della successiva sentenza di giudizio che si deve aspettare chi non è in Cristo, coloro che non sono figli di Dio, rinati, rigenerati dallo Spirito di Dio.

    Invece, perché siamo figli di Dio, e tale è ciò che Paolo sta dicendo, dicendo abbiamo ricevuto lo Spirito di adozione come figli, che gridano “Abba” “Padre” non dobbiamo temere più la morte e il giudizio, perché è come Paolo aveva iniziato questo capitolo dicendo

    “Non c’è dunque più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù”.

    Questo è anche esattamente ciò che Giovanni sta dicendo, non dobbiamo temere perché siamo stati resi perfetti nell’amore di Dio.

    Egli lo disse anche nel precedente capitolo della sua Lettera quando disse:

    1 Giovanni 3:1-3 Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro.

    Siamo stati perfezionati nell’amore di Dio, perché Egli ha profuso un tale amore su di noi che non solo siamo chiamati figli di Dio, ma siamo figli di Dio, e saremo simili a Lui e lo vedremo anche come Egli è. Coloro che hanno questa speranza, questa certezza nella loro vita, si santificano, si purificano.

    Se questa ultima parte della vita manca in una persona, in altre parole la santificazione, uno si inganna a pensare che sono figli di Dio.

    Coloro che sono stati fatti figli di Dio, avranno dunque fiducia nel giorno del giudizio, perché? Perché sono stati perfezionati dall’amore di Dio e noi ora siamo i Suoi figli, Suoi figli adottivi accettati nel suo diletto Figlio, il beneamato Figlio del Padre Gesù Cristo [Efesini 1:4-6].

    Quindi siamo bambini che non temono Dio nel senso di aver paura o terrore di Lui a causa del giudizio, ma temono Lui con amore rispetto e riverenza.

    Dobbiamo certamente avere una sana paura della sua disciplina e correzione nella nostra vita, ma non dobbiamo temere l’ira da parte Sua e la conseguente morte eterna.

    Proprio come i bambini che sanno di essere amati dal loro padre terreno, ma temono la sua disciplina e correzione quando non ubbidiscono, ma sono sempre e comunque confortati dal Suo amore e dal Suo perdono, sui quali possiamo sempre contare, il Suo amore e la Sua grazia.

    Come figli di Dio, non dobbiamo temere la morte perché non c’è più nessuna condanna, nessun giudizio, nessuna ira divina da sopportare.

    Questo è ciò con cui Paolo sta esortando i credenti romani ed anche noi a questo punto.

    Paolo usa anche qui una potente figura di parole che è usata di proposito per consentire ai lettori di capire la profondità di quello che sta dicendo.

    Egli dice ai credenti romani che ora siamo i figli adottati.

    Abbiamo visto che siamo stati fatti figli di Dio attraverso ciò che Gesù ha fatto e la volontà di Dio di avere misericordia su di noi e ad adottarci come Suoi figli, quali ci aveva decretato dall’eternità passata.

    Dobbiamo capire che cosa questi lettori hanno veramente compreso quando Paolo usa la parola adozione che è ciò che abbiamo anche bisogno di capire noi. Questo concetto è quello che Paolo stava cercando di comunicare anche a noi oggi.

    L’Adozione romana era sempre resa più grave e più difficile dalla Patria Potestà romana.

    La Patria Potestà era il potere del padre sulla sua famiglia, questo potere era assoluto, ma era in realtà il potere di disposizione e di controllo assoluto, e nei primi giorni era in realtà il potere di vita e di morte.

    Per quanto riguardava suo padre un figlio romano non arrivava mai ad una maggiore età . Non importava quanti anni avesse, era ancora e sempre sotto la Patria Potestà, cioè in possesso assoluto e sotto il controllo assoluto di suo padre.

    Ovviamente questo rendeva l’adozione in un’altra famiglia molto difficile ed era un passo molto difficile.

    Nel processo di adozione una persona dunque doveva passare da una Patria Potestà ad un altra.

    Doveva passare dal possesso e il controllo di un padre nel controllo altrettanto assoluto e il possesso di un altro.

    Per questo processo c’erano due fasi.

    La prima fase era conosciuta come Mancipatio, ed veniva effettuata da una vendita simbolica, nelle quali rame e bilancia venivano simbolicamente utilizzati.

    Tre volte veniva effettuata una vendita simbolica. Due volte il padre simbolicamente vendeva suo figlio, e due volte lo riacquistava, ma la terza volta non lo riacquistava e questo significava che la Patria Potestà era infranta.

    Il secondo passo veniva dopo la vendita ed era una cerimonia chiamata Vindicatio.

    Il padre adottivo andava dal pretore, uno dei magistrati romani, e presentava una causa legale per il trasferimento della persona da adottare nella sua Patria Potestà.

    Quando tutto questo era completato l’adozione era completa. Chiaramente questo era un passo difficile e impressionante.

    Sono però le conseguenze dell’adozione, che sono più significative per l’immagine che è nella mente di Paolo.

    C’erano quattro principali conseguenze del processo di adozione.

    (1) La persona adottata perdeva tutti i diritti dalla sua vecchia famiglia, e acquistava tutti i diritti nuovi di un figlio pienamente legittimo nella sua nuova famiglia. Nel senso più letterale e nel modo più giuridicamente vincolante, otteneva un nuovo padre.

    (2) Ne consegue che diveniva quindi un erede della proprietà del padre nuovo. Anche se altri figli erano nati in seguito, figli che erano propri consanguinei, non potevano influenzare i suoi diritti, era e rimaneva un inalienabile co-erede assieme a loro.

    (3) Nel diritto, la vecchia vita della persona adottata veniva completamente spazzata via. Per esempio per legge tutti i debiti precedenti venivano cancellati, spazzati via come se non fossero mai esistiti. La persona che veniva adottata era considerata come una nuova persona che entrava in una nuova vita con la quale il passato non aveva più nulla a che fare.

    (4) Agli occhi della legge la persona adottata era letteralmente e assolutamente il figlio del nuovo padre.

    Così, secondo il diritto romano, un figlio/a nati naturalmente potevano essere ripudiati dalla famiglia. Tuttavia, le persone che adottavano un figlio/a sapevano esattamente a cosa andavano incontro, e nessuno adottava un figlio/a a meno che quel figlio/a specifico fossero veramente voluti come membri della famiglia, quindi secondo la legge romana un figlio/a adottati non potevano essere mai più ripudiati.

    Lui o lei erano stati aggiunti in modo permanente ed indelebile a quella famiglia.

    Molti dei primi credenti e quelli in questa lettera in particolare erano cittadini romani, e utilizzando la parola “adozione” era uno dei modi con cui Dio faceva capire alla Chiesa che Egli aveva scelto i Suoi figli e che li aveva portati nella Sua famiglia, e che essi non potevano essere mai più mandati via da essa. Mai ripudiati!

    Lo studioso di storia romana William M. Ramsay scrive:

    ” una legge in precedenza prevalentemente greca aveva persistito di esistere nell’impero romano, questa ben illustra questo passaggio della Lettera di Paolo. Esso stabilisce di fatto il principio che un uomo non poteva mai ripudiare un figlio adottivo, e che egli non poteva ripudiare nemmeno un figlio naturale senza una buona ragione. È notevole che il figlio adottivo aveva addirittura una posizione ancora più salda del figlio ottenuto dalla nascita nella famiglia, eppure era così. “

    E questo è vero di Gesù, Gesù l’unico e solo unigenito Figlio di Dio, l’unico vero Figlio di Dio, diciamo Figlio “per nascita” il Figlio di Dio “naturale”, è stato effettivamente rigettato e ripudiato dal Padre, anche se solo per poco tempo.

    Gesù fu rinnegato dal Padre, in modo che, da tale atto di rifiuto da parte del Padre, molti figli potessero essere adottati nella famiglia di Dio. Così, per l’opera di redenzione di Gesù abbiamo ottenuto, come figli adottati, uno stato sicuro e certo della nostra posizione nella famiglia di Dio la quale non sarà mai riposta o ripudiata dal nostro Padre celeste.

    Paolo continua poi dicendo:

    Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio, 17 E se siamo figli, siamo anche eredi di eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, che ci può anche essere glorificato insieme.

    E’ lo Spirito di Dio che attesta al nostro spirito che ora siamo figli di Dio.

    Galati 4:5-7 per riscattare coloro che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione come figli. 6 E a voi che siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, gridando: “Abba, Padre!” 7 Quindi non siete più schiavi, ma figli, e se figli, siete anche eredi per grazia di Dio.

    In questo passo della lettera ai Galati Paolo ribadisce quanto sta dicendo in questo brano di Romani.

    Come si vede anche qui lo Spirito di Dio ci è stato dato ed Egli grida attraverso di noi: “Abbà, Padre!”
    Se siamo diventati figli di Dio, non siamo più schiavi ma siamo figli ed eredi di Dio, insieme con Cristo, perché siamo in Lui e Lui in noi, e Gesù ha ereditato tutte le cose in modo che con Lui, erediteremo anche noi tutte le cose.

    Ancora una volta, ecco la menzione al fatto che non siamo più schiavi, ma figli.

    Siamo stati liberati dalla schiavitù, ci ricordiamo di ciò che eravamo schiavi?

    Schiavi del Peccato che conduce alla morte, la morte che porta alla paura e anche schiavi alla legge per rispettare la legge. [Romani 6:1-23],[Ebrei 2:14-15],[Romani 7:1-6],[Galati 5:1-6].

    Il peccato ci rende schiavi a morte e schiavi della morte e alla paura di essa e tutto questo ci rende debitori alla legge di Dio, che è una forma di schiavitù, perché è la legge che ci tiene responsabili in essa per essere considerato giusto secondo essa, ma poiché questo è impossibile farlo, la legge è in ultima analisi, nient’altro che la prova della nostra colpa e la nostra condanna ulteriore [Colossesi 2:13-15].

    Gesù stesso ci dice che si deve essere liberati dalla schiavitù del peccato e della morte e questo è possibile solo se una persona diventa un figlio, una figlia di Dio.

    Giovanni 8:34-36 Gesù rispose loro: «In verità, vi dico, chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 E uno schiavo non dimora nella casa per sempre, ma un figlio rimane per sempre. Quindi se il 36 Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

    Dopo essere stato liberati da ogni tipo di schiavitù, ora siamo figli adottivi di Dio, invece, ai quali, Dio ha dato il Suo Spirito per abitare in noi e il Suo Spirito conferma la nostra appartenenza a Dio.

    Devo dire che lo Spirito Santo ha dei modi specifici con i quali Egli rende testimonianza al nostro spirito che siamo figli di Dio.

    Non testimonia al nostro spirito con risposte emotive, ma attraverso modi molto particolari, molto più profondamente che con semplici emozioni.

    Egli testimonia al nostro spirito con la Sua presenza attraverso l’amore di Dio nei nostri cuori [Romani 5:5], [1 Corinzi 13:1-8], [1 Giovanni 2:3-11], [1 Giovanni 3:1-24].

    L’amore che ci porta attivamente di essere figli obbedienti e non un amore semplicemente emotivo, ma un amore attivo che vuole piacere a Dio e obbedire ai Suoi comandamenti [Giovanni 14:15-24], [Giovanni 15:10], [1 Giovanni 2:5-6], [1 Giovanni 3:18-24], [1 Giovanni 5:1-3].

    Egli rende testimonianza al nostro spirito attraverso la Sua opera di rigenerazione e di santificazione continua in noi, cioè le nostre vite sono cambiate [1 Corinzi 6:11], [Filippesi 1:6], [Filippesi 2:13],[Tito 3:4-7].

    Egli rende testimonianza al nostro spirito, attraverso il Suo frutto nella nostra vita [Galati 5:22].

    Egli rende testimonianza al nostro spirito attraverso la parola di Dio, dandoci la fede, la comprensione, la saggezza, il discernimento e la conoscenza delle cose di Dio e ciò che Dio ha fatto per noi, le Sue promesse che ci dicono che noi siamo in Lui [Giovanni 16:13-15], [1 Corinzi 2:9-16], [1 Giovanni 2:18-27].

    Egli rende testimonianza al nostro spirito, che noi apparteniamo a Dio attraverso la correzione di Dio e la Sua disciplina [Ebrei 12 :5-11].

    Egli rende testimonianza al nostro spirito, per mezzo dei Suoi doni che dona alla chiesa e individualmente [1 Corinzi 12:4-13].

    Egli rende testimonianza al nostro spirito, portando via da noi costantemente la condanna dei nostri peccati ma che ci porta invece a confessarli ed ad abbandonarli [Giovanni 16:8], [1 Giovanni 1:8-10].

    Così lo Spirito Santo è una testimonianza dell’opera di Dio di rigenerazione nella nostra vita [Ezechiele 36:25-27], [Giovanni 3:3-9], [Giovanni 6:63],[Tito 3:4-7].

    Questa testimonianza dello Spirito ci dà la certezza insieme a ciò che la Parola di Dio dice, che siamo veramente figli di Dio, non nati in altro modo, ma mediante il suo Spirito e la sua volontà [Giovanni 1:12-13].

    Ora Paolo continua, dicendo se siamo figli, siamo anche eredi di Dio e coeredi con Cristo.

    E ‘importante continuare a rendersi conto che se non fosse per ciò che Gesù, l’unigenito Figlio di Dio ha fatto, non potremmo mai essere figli di Dio.

    La nuova ed eterna alleanza che Dio ha fatto, la ha fatta con Suo Figlio e di conseguenza con tutti coloro che sono in Lui, coloro che sono stati dati a Lui per volontà del Padre.

    Così insegna la Scrittura [Matteo 26:28], [Marco 14:24], [Giovanni 1:12-13], [Giovanni 6:37-40],[Giovanni 6:44-47],[Giovanni 17:1-3], [Efesini 1:3-14],[Ebrei 2:11-15],[Ebrei 7:22-27], [Ebrei 0:24], [Ebrei 13:20], [1 Giovanni 5:11-20],

    Luca 22:20 Allo stesso modo prese anche il calice dopo aver cenato, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.

    Questo è anche un’altra ragione per cui la salvezza degli eletti non può essere persa, perché gli eletti non possono scadere dalla grazia.

    Dal momento che l’alleanza è tra il Padre e il Figlio Suo Gesù Cristo e solo mediante la Sua opera, possiamo entrare in questa alleanza, rimanere nel Patto non è dovuto agli sforzi, alla giustizia, ai meriti, o anche l’obbedienza perfetta o anche alla disobbedienza di coloro che sono in questo Patto, perché possiamo entrare nel Patto solo attraverso Gesù e la Sua opera di redenzione.

    Affinché il Patto per essere infranto e quindi per perdere la salvezza il rifiuto della persona che è in Cristo sarebbe dovuto provenire da Cristo o da Dio stesso, perché il patto è fra loro due.

    Tuttavia questo non potrà mai accadere perché abbiamo le promesse di Dio e Dio mantiene le Sue promesse, sempre.
    Possiamo vedere che questo è vero in diversi passi [Giovanni 6:37-40], [Giovanni 6:37-47],[Giovanni 10:26-30],[Romani 8:29-34].

    Questo è ulteriormente capito meglio da un passaggio specifico troviamo in:

    Il sito per quanto possibile dovrà rimanere cristiano e biblico, quindi non sono ammessi saluti, dichiarazioni e altri riferimenti che non siano supportati e fondati chiaramente nella Parola di Dio;

    Ebrei 7:22-25 Per questo Gesù è diventato garante di un patto molto migliore. 23 Inoltre quelli erano fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare, 24 ma costui, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, 25 per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro.

    Dopo tutto, perché Dio avrebbe chiamato certezza, la certezza dell’alleanza eterna se non poteva esserlo per coloro che entrano in essa per mezzo di Gesù?

    Inoltre, vi è un grave difetto nella convinzione che un vero credente può perdere la sua salvezza.

    Ciò offende gravemente Dio afferma che Dio non sarebbe in grado di completare un opera che non solo iniziato ma che Egli ha promesso di completare [Filippesi 1:6], [1 Tessalonicesi 5:23-24].

    Inoltre, una tale dottrina fosse vera negherebbe il potere dell’opera redentrice di Gesù.

    Così, ora che abbiamo capito, spero, questo punto molto importante, possiamo vedere che, insieme con Cristo, perché tutte le cose sono state data a Lui in eredità [Ebrei 1:2], siamo quindi noi, coeredi con Lui di tutto ciò che Dio gli ha dato e promesso.

    Di conseguenza, tutti coloro che sono in Lui, insieme con Lui ereditano le stesse cose che Egli eredita.

    Che ci è stata concessa una eredità eterna e gloriosa è chiaramente indicato nella Scrittura.
    [Atti 20:32], [Atti 26:17-18],[Efesini 1:11-14],[Colossesi 1:12-14],[Colossesi 3:24],[Ebrei 9:15],[1 Peter 1:3-5],[Apocalisse 21:7].

    Che cosa è questa eredità?

    Beh, è la salvezza, la vita eterna con Dio e tutta la gloria che Egli ha preparato per coloro che sono in Cristo.
    Saremo partecipi della gloria di Dio [Giovanni 17:24].

    Noi erediteremo il Regno di Dio, in molti passi vediamo questo constatato anche nella forma negativa, come gli ingiusti NON erediteranno il Regno di Dio, in modo da capire però, che il Regno di Dio è un patrimonio di coloro che sono giustificati in Cristo. [1 Corinzi 6:9-10],[Galati 5:21].

    Vediamo anche che ereditare il Regno di Dio è possibile solo per coloro che, prima di tutto prendono parte alla prima resurrezione dei morti, in altre parole, la risurrezione di coloro che sono in Cristo e coloro che sono credenti vivi che saranno trasformati alla venuta di Cristo [1 Corinzi 15:47-53].

    Che a noi che siamo in Cristo ci è stato promesso di ereditare il Regno di Dio è anche affermato in altre parole in altri passi che parlano di regnare insieme con Cristo, che è sinonimo di ereditare il Regno.

    Apocalisse 1:4-6 Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, 5 e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dai morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ha amati e ci ha liberati dai nostri peccati nel suo sangue, 6 e ci ha fatto re e sacerdoti per il suo Dio e Padre, a Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.

    Qui vediamo che il risultato della salvezza che si ottiene in Cristo è che Egli ci ha resi re e sacerdoti a Dio Padre.
    Re ci indica che saremo in qualche modo regnanti con Cristo nel Suo regno.

    Pertanto, questo indica che l’eredità della salvezza ci dà il privilegio di ereditare il Regno di Dio in senso vero e proprio.

    Questo è anche reso evidente e confermato anche in altri passi della Scrittura che dicono la stessa cosa.
    [1 Pietro 2:9-10], [Apocalisse 5:10], [Apocalisse 20:6].

    Un altro aspetto della nostra eredità è la seguente:

    Apocalisse 21:2-7 Allora io, Giovanni, vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 E udii una gran voce dal cielo che diceva: “Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini, ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suo popolo. Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più morte, né cordoglio, né grido Non ci sarà più dolore, perché le cose di prima sono passate “.. 5 Allora colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose.” Ed Egli mi disse: “Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere.” 6 Ed egli mi disse: “Si è fatto! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. Darò della fonte dell’acqua della vita liberamente a chi ha sete. 7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

    Dopo il regno millenario su questa terra, l’eredità della chiesa sarà la nuova Gerusalemme, il regno di Dio nei cieli e della nuova terra, è descritto in questo passaggio molto di cui la nostra eredità comporterà.

    Paolo continua a dire se veramente soffriamo con lui, che possiamo essere anche con lui glorificati.

    Se veramente soffriamo con lui, che possiamo essere anche con lui glorificati.

    Se veramente soffriamo con Lui, affinché possiamo anche con lui essere glorificati. Soffrire con Lui, con Cristo.
    Perché Paolo, ma non solo, anche gli altri scrittori del Nuovo Testamento associano seguire Gesù con la sofferenza? Cosa significa tutto questo esattamente?

    Già da quei tempi fino ad oggi è reso chiaro dalla vita degli Apostoli, la vita dei credenti nell’epoca dell’Impero Romano e nella storia della chiesa nei secoli che seguire Cristo sarebbe stato sinonimo di sofferenza e difficoltà.
    Ci sono tante correnti del mondo cristiano di oggi che insegnano che si deve sfuggire alla sofferenza e che in realtà sostengono che la sofferenza nella vita cristiana è addirittura un segno di mancanza di fede, una mancanza di benedizione da parte di Dio.

    E’ vero questo? Che cosa ci dice la Bibbia riguardo a questo?

    Gesù ha ci ha detto molte volte ed in diversi modi che dovremmo essere disposti a seguirlo prendendo la nostra croce.

    Cosa significa prendere la nostra croce e seguire Gesù?

    La croce è una rappresentazione del fare la volontà di Dio, a tutti i costi, costi quel che costi. Come Gesù ha fatto, andando alla croce perché quella era la volontà di Dio.

    La croce è uno strumento di sofferenza, di vergogna e di morte.

    Siamo dunque disposti ad essere svergognati, a soffrire e anche morire per Gesù?

    Gesù infatti richiede anche che noi perdiamo la nostra stessa vita. Quale vita? La nostra vita egoista e peccaminosa e potrebbe anche richiedere che perdiamo la nostra stessa vita fisica per Lui o per lo meno a soffrire in qualche modo, per il Suo nome, per il Vangelo, per vivere la nostra fede
    [Matteo 16:24-26].

    Gesù ci ha detto che la via che conduce alla vita è difficile, angusta e stretta non è facile e larga e confortevole [Matteo 7:13-14].

    Gesù ci ha detto che seguirlo può diventare così difficile, anzi diventerà così difficile a tal punto che può effettivamente causare divisioni nelle nostre famiglie, dove i membri della nostra famiglia stessa potrebbero diventare addirittura i nostri nemici, e in molti casi lo saranno e forse lo sono anche adessso [Matteo 10:32-39].

    Altri passi mettono in evidenza che entrare nel regno di Dio non è una strada facile, ma che coloro che sono stati chiamati a tale destino avrebbero dovuto, in qualche modo, essere caratterizzati da una sorta di tribolazione e di sofferenza, che nella maggior parte dei casi si traduce in perdita di qualche parte della nostra vita, si può trattare di amici, parenti, genitori e anche di essere ridicolizzati e perseguitati perché abbiamo scelto di seguire Gesù. [Atti 14:22], [2 Tessalonicesi 1:3-5],[Ebrei 10:32-34].

    Diamo uno sguardo per esempio alla vita di Paolo, l’autore di questa Lettera.

    Che cosa ha caratterizzato la sua vita come seguace di Gesù?

    Beh, prima di tutto vediamo cosa ha detto Gesù stesso a riguardo di Paolo,

    Atti 9:15-16 Ma il Signore disse a lui: “Va ‘, perché egli è un mio vaso eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli d’Israele 16. Poiché io gli mostrerò quante cose egli deve soffrire per causa del mio nome. “

    E’ vero ciò che Gesù ha detto o no?

    Paolo sapeva che questo sarebbe stato vero [Atti 20:22-24]. Quindi Paolo scrivendo ai Romani era ben informato a riguardo di che cosa significasse soffrire per Cristo.

    Guardate quello che Paolo dice descrivendo ciò che gli è costato a seguire Gesù.

    2 Corinzi 11:22-28 22 Sono essi Ebrei? Lo sono anch’io. Sono essi Israeliti? Lo sono anch’io. Sono essi progenie di Abrahamo? Lo sono anch’io. 23 Sono essi ministri di Cristo? Parlo da stolto, io lo sono più di loro; nelle fatiche molto di più, nelle battiture grandemente di più, molto più nelle prigionie e spesso in pericolo di morte. 24 Dai Giudei ho ricevuto cinque volte quaranta sferzate meno una. 25 Tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte sull’abisso. 26 Sono stato spesse volte in viaggio fra pericoli di fiumi, pericoli di ladroni, pericoli da parte dei miei connazionali, pericoli da parte dei gentili, pericoli in città, pericoli nel deserto, pericoli in mare, pericoli fra falsi fratelli, 27 nella fatica e nel travaglio, sovente nelle veglie, nella fame e nella sete, spesse volte in digiuni, nel freddo e nella nudità. 28 Oltre a queste cose esterne, ciò che mi assilla quotidianamente è la sollecitudine per tutte le chiese.

    Fratelli e sorelle, qual’è il nostro problema nel seguire Gesù? Di che abbiamo da lamentarci?

    Rispetto a Paolo e non solo lui ma in effetti moltissimi seguaci, discepoli di Gesù, non abbiamo niente di cui lamentarci.

    Infatti, tutto quello che dobbiamo fare è vedere come tutti i discepoli vivevano, cosa hanno subito e come sono morti per rendersi conto che seguire Gesù richiede il più delle volte una sofferenza per amor del Suo nome.

    Basterebbe leggere [Ebrei 11:23-40] o leggendo l’Antico Testamento per capire che fin da quei tempi servire Dio, fare la Sua volontà, predicare la Sua parola finiva spesso in sofferenza e difficoltà e spesso la morte stessa di coloro che volevano fare la vera volontà di Dio senza compromessi. Ne possiamo Nominare tanti, Mosè, Geremia, Daniele, Ezechiele, Zaccaria, il Battista.

    Questo non è affatto ciò che i sostenitori della falsa dottrina del movimento di fede insegnano e non è la menzogna che il falso vangelo della prosperità insegna.

    Tutti questi insegnano un falso vangelo, il dire che la nostra vita deve essere contrassegnata dalla mancanza di sofferenza e di tribolazione e che deve essere vissuta all’insegna del comfort, della prosperità, della salute e del benessere, questo è un falso vangelo.

    Basterebbe leggere anche il libro dei martiri di Fox e ci rendiamo conto quanto sia davvero falso il vangelo della prosperità.

    Questo non è ciò che Gesù né gli Apostoli ci hanno insegnato, né nulla di quello che ci insegna tutta l’evidenza che c’è nella storia della vera chiesa

    Tutti abbiamo veramente bisogno di vedere comunque ciò che la Bibbia ci insegna e che ci rendiamo conto di ciò che è vero e cosa è falso.

    Diamo un’occhiata a tutti i credenti in tutto il mondo anche oggi, i cristiani nei paesi musulmani, i cristiani in

    Israele, quelli che si sono convertiti al cristianesimo da quelle religioni e in quelle culture.

    Questi fratelli e sorelle in realtà sono perseguitati, sono ripudiati dalla famiglia, dagli amici e dalla loro stessa società.

    In molti casi, ancora oggi sono fisicamente picchiati, torturati, imprigionati, anche uccisi per la loro fede in Gesù.

    Vai a dire a loro che devono credere nel vangelo della prosperità, della facilità e della comodità. Si tratta di un falso vangelo.

    Noi ringraziamo Dio che viviamo in una società che per ora, dico per ora, ci tollera e ci permette di praticare la nostra fede in una sorta di libertà.

    Dobbiamo dire però due cose a riguardo.

    La prima cosa è che questa nostra libertà di praticare la nostra fede che abbiamo oggi sta gradualmente scomparendo e in modo più rapido ogni anno che passa.

    In secondo luogo, se veramente viviamo la nostra fede in Cristo attivamente, letteralmente, ubbidientemente e senza compromessi saremo sicuramente perseguitati anche nella nostra cosiddetta società libera, potete starne certi, è una promessa e una conseguenza del seguire Gesù che troviamo chiaramente nella Bibbia.

    2 Timoteo 3:12 Sì, e tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ecco perché questa esortazione è necessaria anche oggi.

    Dobbiamo e dovremo partecipare alle sofferenze di Cristo in qualche modo, e questa realtà non ci deve sorprendere ne scoraggiare.

    Paolo dice in:

    Filippesi 3:10 perché io possa conoscere Lui e la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte,

    Paolo ha anche dichiarato altrove, che se soffriamo con Lui regneremo con Lui.

    2 Timoteo 2:11-12 Questa parola è fedele, perché se siamo morti con lui, con lui pure vivremo; 12 se perseveriamo, regneremo pure con lui; se lo rinneghiamo, egli pure ci rinnegherà. 13 Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso.

    La parola perseverare nel versetto 12 è la parola greca hupomeno che significa in realtà resistere, sopportando attraverso la sofferenza.

    Questo ci dà l’indicazione che un vero credente sopporterà le sofferenze, perseverando fino alla fine, e alla fine saremo premiati con la gloria, così è come Paolo ci insegna.

    In realtà Paolo effettivamente conclude il capitolo 8 con un omaggio della fedeltà e dell’amore di Dio, descrivendo il potere di Dio ed il Suo amore che ci porta a perseverare attraverso tutti i tipi di prove e tribolazioni [Romani 8:28-39].

    La comunione delle sofferenze di Cristo, tuttavia, non vuol dire che abbiamo bisogno di auto infliggerci sofferenze fisiche, come fanno per esempio nella religione cattolica romana, in altre parole dove insegnano che dobbiamo condividere le sofferenze fisiche di Cristo, cioè le sofferenze che Egli ha sopportato durante la Sua passione per aggiungere qualche cosa alla nostra salvezza che altrimenti non sarebbe completa.

    Ci sono infatti false dottrine in particolare nell’ambito della religione romana che insegnano che le sofferenze dei fedeli aggiunte alle sofferenze di Cristo effettivamente santificano e rendono i fedeli più santi e che in effetti, essi insegnano addirittura che le sofferenze di Gesù da sole non sono sufficienti per redimerci e santificarci ma che noi dobbiamo aggiungere il nostro soffrire a quello di Cristo per rendere completa la nostra salvezza.

    Questa in realtà è una vera e propria bestemmia.

    Così vediamo, questi poveri illusi che sopportano di proposito tutti i tipi di sofferenze fisiche che loro stessi si infliggono o si fanno infliggere per aderire alle sofferenze di Cristo, cioè per diventare più santi e guadagnare punti per essere in grado di poter guadagnare o meritare la loro salvezza.

    Vediamo le persone che si fustigano, persone che salgono scale o camminano sulle ginocchia nei loro pellegrinaggi, gente che si inginocchia a pregare sulla ghiaia, su legumi secchi o qualche tipo di dure superfici per ore ed ore e che usano molte altre tecniche di sofferenza fisica. Alcuni si son fatti letteralmente e veramente crocifiggere.

    Questi non sono però i tipi di sofferenze a cui la Bibbia si riferisce di essere partecipi alla comunione delle sofferenze di Cristo.

    Le sofferenze di cui parla la Bibbia sono altre. Sono le persecuzioni e le esclusioni ed altre ragioni per le quali anche Gesù soffrì.
    In altre parole, si soffre pagando il prezzo per seguire Gesù, sono sofferenze inflitte da altri sulla nostra persona a causa della nostra fede in Lui, non sono auto-inflitte sofferenze fisiche.

    Sofferenze fisiche auto-inflitte sono magari una perversione chiamata masochismo, forse, ma non sono la condivisione delle sofferenze di Cristo.

    Cristo ha sofferto per mano degli uomini, lo ha fatto per noi, per la nostra redenzione ed ha sofferto molte cose. Noi non abbiamo bisogno di aggiungere sofferenze alla nostra vita perché la nostra salvezza sia completa ma invece soffriamo perché è il prezzo che in un certo senso è la conseguenza automatica che c’è nella decisione di seguire e servire Dio.

    Gesù non è andato Lui stesso alla ricerca di persecuzione o infliggendo su se stesso dolore e sofferenza. Era una conseguenza automatica del seguire e servire Dio.

    Egli è chiamato l’uomo di dolore, non solo per le Sue sofferenze fisiche ma anche perché Egli è stato ridicolizzato, deriso, maltrattato, hanno mentito di Lui, hanno detto che Lui era malvagio, è stato evitato ed escluso da persone, anche la Sua stessa famiglia ed i Suoi amici, persone che lo hanno tradito, respinto, rinnegato, e sì, anche fisicamente severamente picchiato e poi ucciso con una sofferenza indescrivibile a causa di chi Egli era. Perché Egli voleva fare la volontà di Dio.

    Ora, questi sono infatti gli stessi tipi di sofferenze che i Suoi seguaci potrebbero essere chiamati a soffrire per le stesse ragioni. Infatti in qualche misura, saremo partecipi con Lui di queste sofferenze.

    Queste non sono sofferenze auto inflitte, in altre parole, non le cerchiamo, ma ci troveranno esse stesse e saranno solo una conseguenza automatica che c’è nell’essere fedeli seguaci di Gesù.

    Ricordiamoci che in una società in cui il male è chiamato bene e il bene male, una società che premia i malvagi e condanna i giusti, in cui sono assolti i colpevoli e i giusti sono condannati, in una società dove regna l’ingiustizia se noi ci impegniamo per la giustizia e la parola di Dio, dove faremo la volontà di Dio, riceveremo sicuramente la persecuzione, saremo considerati ridicoli, saremo derisi, soffriremo il rifiuto, saremo esclusi, ripudiati e talvolta anche potremmo essere picchiati, arrestati e sì, in alcuni casi potremmo essere anche torturati e uccisi a causa della nostra fede in Gesù. Se e quando Dio lo richiedesse.

    Gesù ci ha avvertito che sarebbe stato così se fossimo Suoi veri discepoli,

    Matteo 10:21-23 Ora il fratello consegnerà a morte il fratello e il padre il figlio; e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. 22 E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato. 23 Ora, quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra, perché in verità vi dico, che non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.

    Matteo 24:9 Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le nazioni per causa del mio nome.

    Giovanni 15:18-21 “Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò ch’è suo. Ma perché non siete del mondo, ma io vi ha scelti dal mondo, perciò il mondo vi odia. 20 Ricordatevi della parola che vi ho detto, ‘Un servo non è più grande del suo padrone.’ Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. Se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.

    Contrariamente alla credenza popolare, il mondo non ama Dio, né il mondo ama i veri seguaci di Gesù Cristo.

    Essere amici del mondo è essere nemici di Dio [Giacomo 4:4] e, pertanto, essere figli di Dio ci rende amici di Dio e nemici del mondo.

    Il sistema del mondo appartiene a Satana [1 Giovanni 5:19] e la gente del mondo, coloro che non sono nati di nuovo, sono nemici di Dio e odiano Dio, nonostante possono avere valori religiosi o anche valori morali, anche molti atei hanno alcuni valori morali, alcuni valori morali avvolte anche rigidi, eppure odiano Dio e anche odiano anche quelli che sono i veri seguaci di Dio.

    Gesù disse che i veri adoratori di Dio saranno coloro che lo adorano in spirito prima, poi in verità.
    Nello spirito perché dobbiamo essere nati dallo Spirito e dobbiamo essere persone spirituali per poter adorare Dio e nella verità, perché si può solo adorare il vero Dio e non le copie false di Colui che il mondo ha creato.

    Questa è idolatria, dobbiamo adorare il Dio che è Dio, Colui che si rivela nella Bibbia e non quello che molte persone hanno creato nelle loro menti.

    Nel migliore dei casi in alcune società oggi tollerano a malapena il vero cristianesimo. Nella maggior parte delle società, i veri credenti biblici, nati di nuovo, seguaci di Gesù Cristo non sono affatto tollerati e non sono accettati, sono infatti odiati e perseguitati a vari livelli.

    1 Giovanni 3:13 Non vi meravigliate, fratelli miei, se il mondo vi odia.

    Queste sono le sofferenze e le tribolazioni di cui Paolo sta parlando che dovremo sopportare per seguire Gesù.

    Gesù ci ha detto anche questo:

    Matteo 16:24-26 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Per 26 A che giova se un uomo guadagna il mondo intero, e perde l’anima sua? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

    Come abbiamo detto, queste sono le sofferenze di Cristo, che noi condividiamo con Lui e per Lui, e se lo facciamo, questa è anche la conferma e la prova che ci dà lo Spirito che noi apparteniamo a Cristo, è un altra testimonianza appunto al nostro spirito che noi siamo Suoi.

    Atti 14:20-22 Il giorno seguente partì con Barnaba per Derba. 21 E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, 22 fortificando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni.

    Questa esortazione della sofferenza e della tribolazione a primo acchito sembra essere una cosa che potrebbe scoraggiarci, ma la parola di Dio invece ci dice altrimenti. Questo Paolo e Barnaba dicevano ai neo convertiti, pensate un po’.

    La parola di Dio dice che essi fortificavano gli animi dei discepoli esortandoli a perseverare nella fede e dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni. Questo messaggio è una esortazione alla perseveranza e alla fortificazione degli animi del credente.

    Se fossimo noi oggi giorno diremmo “ ah no, non dobbiamo insegnare ai neo convertiti che per entrare nel regno di Dio lo si fa attraverso la sofferenza altrimenti li scoraggiamo.”

    Invece vediamo che Paolo fa proprio il contrario, questo messaggio non è per scoraggiare ma per incoraggiare e per fortificare e di esortare a perseverare nella fede.

    Tuttavia, il punto è questo, che, se pure soffriamo con Lui, questa è un ulteriore conferma e testimonianza che noi apparteniamo a Dio e che siamo figli di Dio e che saremo anche glorificati con Lui.

    Perché la benedizione è questa: che lo Spirito di gloria e di Dio riposa su coloro che soffrono per Cristo.

    1 Pietro 4:12-14 Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13 Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. 14 Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato.

    Pietro ci dice le stesse cose, di non essere sorpresi quando questo ci accade, come se infatti accadesse qualche cosa di strano, invece sapere che è di comune usanza essere perseguitati per il nome che portiamo ed è di benedizione per noi.

    Quando si soffre per e con Lui, Paolo come Pietro vogliono incoraggiarci dicendo che saremo anche glorificati con Lui, abbiamo visto dunque che cosa vuol dire soffrire per Lui o con Lui Paolo ci farà vedere, continuando a incoraggiarci nelle sofferenze che sopportiamo per amore di Cristo e la ricompensa che ci attende.

    Romani Capitolo VIII Versetti da XVIII a XXV

     

    18 Infatti io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono degne di essere paragonate alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. 19 Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; 20 perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta, 21 nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. 22 Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; 23 non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo. 24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? 25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l’aspettiamo con pazienza.

     

    18 Infatti io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono degne di essere paragonate alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

     

    Paolo ancora una volta spiega la natura delle sofferenze di un credente.

    Egli spiega che qualsiasi cosa che accade al credente in termini di sofferenze, soprattutto quando si soffre per amore di Cristo, sarà più che ricompensato dall’esperienza della gloria che ci attende nella nostra eredità eterna.

    Paolo dice che in realtà non c’è paragone alcun paragone, le sofferenze non sono neppure paragonabili alla gloria che attende i credenti.

    Quando qualcosa non è degno significa questo: la definizione del Dizionario di indegno significa: privo di eccellenza o di valore, povero, senza valore, disonorevole.

    Le nostre sofferenze a confronto con la gloria che riceveremo sono così prive di qualsiasi valore o di eccellenza, mentre questo è ciò che la gloria che riceveremo ha veramente, un reale valore e un’eccellenza che conta.

    Ora, a questo punto una persona può dire:

    “Sì, grazie mille, è ovvio che le sofferenze non sono eccellenti o di valore, non è una novità, chi diavolo vuole soffrire?”

    Ma questo non è realmente ciò che Paolo sta dicendo qui, sta dicendo che quando si soffre per amore di Cristo o per fare la volontà di Dio nella nostra vita, questa sofferenza in realtà ha in essenza davvero un grande valore, perché le sofferenze saranno ricompensate in gloria, ricompense di gloria e di onore e perché le sofferenze producono qualcosa di importante nella nostra vita spirituale ed anche in questa vita terrena.

    Dunque, intrinsecamente, le sofferenze possono essere considerate di valore solo per questo, in quanto rafforzano la nostra fede, maturano il nostro carattere, ci trasformano anche adesso a immagine di Cristo, e producono anche in questa vita una testimonianza agli altri della nostra fede, la quale porterà a un raccolto di giustizia e di santità, che ci aiuterà a sperimentare il conforto di Dio e imparare a confortare gli altri nelle stesse situazioni. [1 Pietro 1:3-9], [Romani 5:3-4], [Atti 5:40-42], [Ebrei 12:5-11], [2 Corinzi 1:5-7].

    Tuttavia, ciò che Paolo sta anche dicendo è che l’aspetto negativo delle sofferenze è inutile, non è importante, è senza l’eccellenza, povero, senza onore, da non dargli importanza.

    Questo significa che quando guardiamo le sofferenze che sopportiamo per amore di Cristo e per fare la volontà di Dio nella nostra vita, il dolore reale che provocano, questo aspetto negativo della sofferenza, anche seppur vero, questo aspetto, non deve avere alcun valore per noi, in altri parole deve mancare in qualsiasi tipo di eccellenza, quindi dovrebbe essere considerato e trattato come tale, come una cosa senza valore, perché in realtà non lo dovremmo considerare affatto, invece dobbiamo prendere in considerazione il valore e l’eccellenza della gloria della nostra eredità e di ricompensa .

    Dobbiamo certamente riconoscere il dolore che le sofferenze causano, questo non possiamo negarlo, non possiamo negare la realtà.

    Tuttavia, dobbiamo, dopo che lo abbiamo riconosciuto portarlo davanti a Dio, trattarlo come una cosa da non considerare affatto.

    Non dobbiamo quindi sprofondare nella autocommiserazione o nello scoraggiamento, o perdere la fede a causa di esso, o incolpare gli altri o noi stessi o peggio ancora incolpare di Dio e magari anche arrivare ad odiare quelli che infliggono il dolore su di noi.

    Gli Apostoli sapevano e capivano questo concetto molto bene in quanto ritennero una gioia essere considerati degni di aver sofferto per amore del loro Signore.

    Atti 5:40-42 Essi furono da lui convinti; e chiamati gli apostoli, li batterono, ingiunsero loro di non parlare nel nome di Gesù e li lasciarono andare. 41 Essi dunque se ne andarono via dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù. 42 E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo.

    Se facciamo questo, stiamo considerando la sofferenza di nessun valore per quanto riguarda l’aspetto negativo del dolore e delle sofferenze e delle prove, in sostanza, non diamo alcun tipo di valore o di eccellenza ad esse, ma le ignoriamo completamente come se fossero un qualcosa che non ha alcun valore.

    Paolo in un altro passo della Scrittura, si esprime così:

    2 Corinzi 4:17-18 Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, 18 mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

    Anche qui si fanno dei paragoni, per esempio le nostre afflizioni e le nostre sofferenze sono cose leggere e brevi, temporanee rispetto a quanto possono effettivamente apparire a noi di essere, perché si tratta, in sostanza, che esse producono per noi una pesante eredità eterna e gloriosa, anche se in questo momento non possiamo vederla perché è eterna mentre invece noi riusciamo a vedere le afflizioni e le sofferenze temporanee.

    Invece noi dobbiamo, come abbiamo già detto, valorizzare gli aspetti positivi ed eterni che le sofferenze producono, come la gloria che sarà rivelata in noi sarà in effetti molto superiore, in valore ed l’eccellenza al punto che non possiamo nemmeno capire cosa sarà davvero questo peso di gloria.

    Gesù disse questo per noi in questo modo:

    Luca 6:21b-23 Beati voi che ora piangete, perché riderete. 22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi escludono, e vi insulteranno, e respingeranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell’uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate! Perché davvero la vostra ricompensa è grande nei cieli, perché allo stesso modo facevano i loro padri con i profeti.

    Sappiamo però dalla rivelazione della parola di Dio, alcuni grandi valori e l’eccellenza della gloria che dovrà essere rivelata in noi e questi sono già abbastanza impressionanti che dovrebbero farci lodare e ringraziare Dio infinitamente.

    Penso che valga la pena di rivedere ciò che questa gloriosa eredità davvero sarà in base a quanto ci dice la parola di Dio.

    La prima cosa che dobbiamo vedere della gloria che sta per essere rivelata in noi è che Cristo sarà rivelato in noi e noi in Lui in modo reale e tangibile, anche se non possiamo comprendere appieno cosa significhi tutto questo in realtà, dovrebbe essere comunque sufficiente a farci fare salti di gioia a dare lode e ringraziamento a Dio anche in mezzo peggiori alle sofferenze.

    1 Giovanni 3:1-3 Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com’egli è puro.

    Vedi anche [Colossesi 1:27].

    In sostanza la gloria dovrà essere rivelata in noi è tutto quello che la nostra eredità in Cristo è, lo abbiamo visto anche in precedenza.

    Sono numerose le menzioni dei premi per i credenti nella Scrittura.

    Ci saranno date corone come premi, Gesù indossò una corona di spine in scherno, ma Egli indosserà la corona di Re dei Re nella vittoria e alcune corone saranno date come ricompensa anche a noi.

    Anche noi regneremo con Lui … Le nostre corone saranno le seguenti

    La corona della giustizia [2 Timoteo 4:8].

    La corona della vita [Giacomo 1:12], [Apocalisse 2:10].

    La corona di gloria [1 Pietro 5:4].

    La corona della gioia [1 Tessalonicesi 2:19-20].

    Alla fine di tutto comunque, il premio, la ricompensa più importante e più meravigliosa è che il Signore stesso sarà la nostra gloria e la nostra eredità.

    Egli è la gloria che sta per essere rivelata, oltre a tutto ciò che Dio riverserà su di noi con Cristo e per mezzo di Lui.

    Nell’Antico Testamento Dio era la sola eredità che il sacerdozio levita doveva avere [Numeri 18:20-24].

    Essi non dovevano avere altra eredità tra i figli d’Israele, perché erano quelli che sarebbero stati più vicini alla presenza di Dio e coloro che lo servìivono [Deuteronomio 18:1-5], [Giosuè 13:33].

    Dio disse anche ad Abramo:

    Genesi 15:1 Dopo queste cose, la parola dell’Eterno fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: ‘Non temere, o Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima’

    Se dunque il Signore come per loro eredità doveva essere abbastanza, quanto più vuol dire per noi oggi?

    Egli, Dio è la nostra eredità, come oggi anche noi siamo un sacerdozio regale, in Cristo, siamo i Suoi sacerdoti come la Bibbia ci descrive, un sacerdozio di un nuovo ordine, come Egli è un sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek e il nostro Sommo Sacerdote, anche noi siamo sacerdoti di Dio attraverso Cristo.

    [1 Pietro 2:5], [1 Pietro 2:9-10], [Apocalisse 1:5-6].

    La seconda cosa che abbiamo bisogno di capire è la gloria che sta per essere rivelata in noi che è descritta anche in:

    Apocalisse 21:2-8 E udii una gran voce dal cielo che diceva: “Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini, ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suo popolo. Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né il cordoglio, né grido. Non ci sarà più dolore, perché le cose di prima sono passate via”. 5 Allora colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose.” Ed Egli mi disse: “Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere.” 6 Ed egli mi disse: “Si è fatto! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. Darò della fonte dell’acqua della vita liberamente a chi ha sete. 7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

    Paolo continua poi dicendo

     

    Romani 8:19-23 Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; 20 perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta, 21 nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. 22 Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; 23 non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo.

     

    La creazione attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio, questo è l’aspettativa della creazione. Che cosa vuol dire questo?

    Paolo dà una spiegazione più dettagliata nei seguenti versetti che descrivono che la creazione è stata sottoposta da Dio alla vanità, non per la scelta propria della creazione, ma perché Dio ha dovuto, purtroppo, maledire la creazione a causa del peccato, a causa della ribellione di Adamo ed Eva attraverso la quale tutta la creazione è stata maledetta.

    Genesi 2:16-17 Il Signore Dio diede questo comando all’uomo, dicendo: “Di ogni albero del giardino puoi mangiare liberamente, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, poiché nel giorno in cui che ne mangerete sicuramente morirete. “

    Genesi 3:14-19 Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame, e più di ogni bestia del campo; Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. 15 E io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le ferirai il calcagno “. 16 Alla donna disse: “Io moltiplicherò grandemente il tuo dolore e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli; Il tuo desiderio sarà per tuo marito, ed egli dominerà su di te.” 17 Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato, dicendo: ‘Non ne devi mangiare di esso’:” Maledetto sia il suolo per causa tua; In dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. 18 Entrambe spine e cardi produrrà per te, e tu mangerai l’erba del campo. 19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto. Poiché polvere sei e in polvere ritornerai “

    Così tutta la creazione è stata maledetta a causa del peccato e tutta la creazione attende il momento glorioso in cui la gloria di Dio sarà rivelata nei figli di Dio.

    Quando succederà questo?

    Accadrà al Secondo Avvento di Gesù ‘, quando tornerà, allora i figli di Dio saranno glorificati, Gesù sterminerà tutta la malvagità, Egli guarirà questo mondo, la Sua creazione dalla maledizione e per 1000 anni regnerà insieme al figli di Dio su questa terra, in una terra dove la maledizione di Dio sarà rimossa.

    La rivelazione dei figli di Dio non è altro che l’evento del ritorno di Gesù.

    La rivelazione dei figli di Dio è fondamentalmente ciò che Paolo menzionata nel versetto precedente, versetto 18, la gloria dovrà essere rivelata in noi, sarà in quel momento, inoltre, della rigenerazione della creazione per un breve periodo.

    Questo è descritto per noi in dettaglio da Paolo in

    1 Corinzi 15:20-28 20 Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. 21 Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 22 Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; 23 ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; 24 poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. 25 Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. 26 L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. 27 Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. 28 Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.

    1 Corinzi 15:48-55 48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. 50 Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’incorruttibilità.51 Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, 52 in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. 53 Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità. 54 Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria». 55 «O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?»

    Così, al ritorno di Gesù e alla resurrezione dei morti in Lui, noi risusciteremo incorruttibili, e coloro che sono ancora in vita in quel momento saranno trasformati, cambiati, porteremo tutti dunque l’immagine dell’uomo celeste, Gesù, Colui che è stato glorificato, che è la gloria di Dio che si sta rivelando tra i figli di Dio.

    Questo è ciò che dice anche Giovanni [1 Giovanni 3:1-2].

    Questo è il momento il quale la creazione attende, questo è il momento in cui la creazione spera, alla luce del versetto 20 dove dice che Dio ha sottoposto creazione alla vanità, in altre parole, alla vanità del peccato, alla morte e la corruzione avendo tuttavia questa stessa speranza in mente quando Lo ha fatto.

    Infatti, mentre Dio stava maledicendo la creazione per la ribellione di Adamo ed Eva e per l’opera di Satana, Egli ha anche fornito la sua soluzione e la speranza a cui Egli ha sottoposto la creazione insieme alla maledizione.

    Vedete, Dio fornì già il rimedio per questo problema, l’unico rimedio è Gesù, ed Egli, anche allora decretò che un uomo, Gesù, sarebbe venuto, un uomo che avrebbe distrutto l’opera del diavolo e avrebbe ripristinato tutto a Dio.

    Genesi 3:15 Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le ferirai il calcagno

    Non pensiamo per un momento che il male, anche se permesso da Dio di esistere, alla fine trionferà, non sarà mai, affatto, perché Gesù ha trionfato, Dio vince sempre e il male non trionferà mai, anche quando sembra trionfare.

    Il male concepisce il male e il peccato e la morte, si abbatteranno su coloro che non si pentono e non sono redenti. Quando il male sembra accadere alle persone “innocenti” ricordiamoci che nessuno è innocente davanti a Dio [Romani 3:10-18], se non chi è giustificato in Cristo ma Dio può comunque trasformare il male in bene [Genesi 50:20].

    Dio farà si comunque che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il suo disegno. [Romani 8:28].

    Paolo infatti continua dicendo,

    Romani 8: 21 nella speranza che la creazione stessa venga essa pure liberata dalla servitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

    Quindi queste cose, il male, il peccato, la morte, la corruzione, la vanità, saranno distrutte alla venuta di Gesù Cristo nel completamento del tempo secondo la Sua opera di redenzione, questo Egli in realtà lo ha sigillato e completato sulla croce e mediante la Sua risurrezione.

    Questo evento, quindi, il ritorno di Gesù, è il culmine, l’apice, di tutta la storia, di tutte le età, la rivelazione della gloria di Cristo, la gloria di Dio deve manifestarsi anche nei figli di Dio, vale a dire quelli che sono nati di nuovo, quelli che hanno riposto la loro fede in Lui soltanto, coloro che hanno ricevuto lo Spirito di adozione, che sono figli di Dio.

    Quando questo si verifica, cioè la glorificazione, la resurrezione, la trasformazione dei credenti in esseri gloriosi, quindi la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù, la schiavitù della corruzione per entrare nella libertà dal peccato, dalla morte che anche i figli di Dio sperimenteranno.

    È per questo che ora, oggi, la creazione come dice Paolo

    22 Infatti noi sappiamo che fino ad ora tutto il mondo creato geme insieme ed è in travaglio.

    La creazione dunque vive come una donna in travaglio, soffre a causa del dolore intenso e che aumenta di frequenza e di intensità e che precede la nascita stessa.

    Le sofferenze della creazione sono paragonate al dolore ed ai lamenti di una madre che sta sperimentando prima del parto.

    Il gemito e il dolore del travaglio della creazione può essere visto come una condizione universale di tutta la creazione che travaglia, soffre, ed è in un lamento doloroso a causa del dolore che le causa il peccato, la morte e la corruzione a causa della maledizione e perché desidera essere liberata, di essere esonerata dalla corruzione, dal dolore, dalla morte, dalla violenza che il peccato e il regno del diavolo le stanno causando di avere.

    Il termine greco usato per gemere è la forma del verbo stenazo, e il suo nome è stenagmos.

    Vedremo questo utilizzato anche nei versetti 23, e 26, significa sospiro o lamento.

    Fondamentalmente, la parola è stata definita da chi studia il greco antico come il gemito o il sospiro di chi è intrappolato in una situazione indesiderabile dalla quale non ha apparentemente alcun sollievo.

    E ‘il sospiro di chi vuole per un destino migliore e di essere in un posto migliore.

    Questa condizione di dolore, il dolore del travaglio è stato anche descritta da Gesù e la vediamo sviluppata davanti ai nostri occhi con frequenza sempre maggiore così come le doglie del parto fanno prima della nascita.

    Così è in questo mondo, in ogni creatura c’è questo gemito causato dal dolore sempre crescente, il travaglio, tanto che lo vediamo sempre di più attraverso gli eventi e gli episodi che accadono nel mondo che ci circonda.

    Gesù descrive la stessa cosa di cui Paolo sta parlando qui, quasi con le stesse parole, anche se Gesù ci descrive come queste doglie e questi gemiti si traducono e si vedono nella realtà del nostro mondo.

    Matteo 24:6-8 Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre, ma fate in modo di non essere allarmati. Queste cose devono accadere, ma la fine deve ancora venire. 7 Si solleveranno popolo contro popolo e regno contro regno. Ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi. 8 Tutti questi sono l’inizio dei dolori delle doglie.

    Questi avvenimenti così come altri profetizzati sono le doglie del parto della creazione che, come le vere e proprie doglie di una donna aumentano di intensità e di frequenza, così come la nascita si avvicina.

    Qual è la nascita che la creazione attende? La venuta di Gesù e la sua rinascita.

    Anche creazione deve nascere di nuovo, deve essere rigenerata, liberata dal peccato e dalla corruzione .
    (Ora tutto questo sarà completato in realtà dopo il Regno Millenario, quando la maledizione del peccato e della morte saranno rimosse per sempre, questo trova conferma in [Apocalisse 20:14],[Apocalisse 21:1-8] e [Apocalisse 22: 3]).

    Queste cose, tuttavia, di cui Gesù sta parlando stanno in effetti aumentando di intensità e di frequenza? Sì, lo sono!

    Stanno arrivano fino al punto della nascita, cioè la rinascita della creazione, al ritorno di Cristo, quando tutte le cose saranno finalmente riconciliate con Dio, anche la nazione di Israele sarà nata di nuovo, accetterà il Messia Gesù ed entrerà finalmente nel patto eterno.

    Anche Paolo conferma questo nel capitolo dove descrive la salvezza e l’ingresso nel patto eterno degli ebrei come una intera nazione, la salvezza che ci porterà nell’era messianica sulla terra, anche conosciuta come la Millennio.

    Romani 11:12-15 Ora, se la loro caduta è la ricchezza del mondo e la loro diminuzione la ricchezza dei gentili, quanto più lo sarà la loro pienezza? 13 Infatti io parlo a voi gentili, in quanto sono apostolo dei gentili; io onoro il mio ministero, 14 per provare se in qualche maniera posso provocare a gelosia quelli della mia carne e salvarne alcuni. 15 Infatti, se il loro rigetto è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non la vita dai morti?

    La loro riammissione infatti sarà congiunta con la vita dai morti, poiché quando questa riammissione avverrà? Avverrà alla risurrezione dei morti, al ritorno di Gesù e vorrà dire la vita dai morti anche per Israele che sarà nata di nuovo ed inclusa nel patto eterno, e questo è vita dai morti, come lo è stato per noi, la chiesa, lo sarà per loro il popolo di Dio.

    Romani 11:25-27 Perché non voglio, fratelli, che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi in voi stessi, che ad Israele è avvenuto un indurimento parziale finché sarà entrata la pienezza dei gentili, 26 e così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. 27 E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati».

    Vedi anche [Zaccaria 12:10], [Zaccaria 13:1-2], [Zaccaria 13:8-9], [Zaccaria 14:3-20].

    Tutte queste Scritture parlano della seconda venuta di Gesù e la vera rinascita spirituale di Israele, la salvezza di Israele e il successivo Regno messianico sulla terra.

    Gli eventi naturali catastrofici e sconvolgimenti in tutto il mondo che stiamo vivendo oggi in grande scala, intensità e frequenza sono i dolori del parto della natura, che Gesù ha descritto nei passaggi che abbiamo già visto.

    C’è sicuramente un grande aumento di frequenza e intensità di guerre, rivoluzioni, carestie, terremoti, tsunami, uragani, tornadi, inondazioni, incendi.
    La Bibbia parla di tutti questi fenomeni che avvengono in gran numero e che peggioreranno precedendo la venuta del grande e terribile giorno del Signore.

    Atti 2:19-21 Farò prodigi in alto nel cielo e segni in basso sulla terra: sangue, fuoco e vapore di fumo. 20 Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che la venuta del grande e terribile giorno del Signore. 21 E avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

    Terribile sarà per molti questo periodo, ma un atteso sollievo per i figli di Dio, che attendono con trepidazione il ritorno di Gesù come loro Signore.

    Così la natura è in attesa della sua rinascita e della sua liberazione dagli effetti del peccato, la maledizione alla quale Dio ha sottoposto tutta la creazione. Questo sarà associato con la rinascita di Israele e, come abbiamo detto, nel frattempo la creazione geme nelle sue doglie di parto fino a chela gloria di Dio si rivela appunto nei figli di Dio.

    Come abbiamo detto che il momento in cui avviene questo è alla seconda venuta di Gesù Cristo, tale è il fatto che Paolo continua nel verso successivo collegando un altro concetto a quel momento tanto atteso.

    Romani 8:23 E non solo esso, ma anche noi stessi, che abbiamo le primizie dello Spirito; noi stessi, dico, soffriamo in noi stessi, aspettando intensamente l’adozione, la redenzione del nostro corpo.

    Ora Paolo sta dicendo, non solo che la natura geme, in altre parole anche noi vogliamo e desideriamo un destino migliore, volendo essere liberati dalla corruzione del peccato, non solo la natura fa questo, ma anche noi, noi, i figli di Dio gemiamo dentro di noi.

    Non lo stiamo forse facendo? Sì, lo facciamo!

    Noi gemiamo dentro di noi per noi stessi alla ricerca di una destinazione migliore, un destino migliore.

    Noi gemiamo cercando la libertà dal nostro corpo di morte, libertà dal peccato e dalla corruzione e da questo sistema mondiale corrotto, sistema che è sotto il potere del maligno.

    Questo è il completamento della nostra adozione, che è la redenzione del nostro corpo, in altre parole la nostra salvezza quando sarà completa, questa è anche chiamata la nostra glorificazione.

    Spiegheremo meglio un po’ più avanti, ma vorrei prendere un minuto per esporre la prima parte del versetto.

    Paolo dice: “noi che possediamo le primizie dello Spirito”.

    Noi così come tutti i veri credenti nati di nuovo nel corso dei secoli hanno ricevuto la caparra, o se vogliamo le primizie dello Spirito Santo.

    Avendo ricevuto un deposito o le primizie comunque non significa che abbiamo ricevuto solo una parte dello Spirito Santo e non Lui nella sua interezza.

    Questo concetto di ricevere solo una parte dello Spirito o addirittura in certi casi, come alcuni credono e dicono ricevere lo Spirito Santo che viene al fianco, ma non a dimorare invece completamente all’interno di un credente è un concetto errato e non biblico.

    Si tratta di una dottrina che non può in alcun modo resistere alla prova della Scrittura.

    Abbiamo parlato di questo concetto già più volte ed è un concetto che ho esposto in dettaglio nella sezione di questo sito web Studi Dottrinali

    È possibile trovare esposto in questa sezione sotto la voce

    Il Battesimo con lo Spirito Santo e il riempimento dello Spirito Santo, secondo la Scrittura.

    Qui mi limito a citare, come abbiamo visto in precedenza in questo capitolo, quello che Paolo ha dichiarato riguardo a questo concetto.

     

    Romani 8:9-10 Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è il suo.

     

    Come si vede, le Scritture sono chiare, lo Spirito Santo dimora, abita nel credente e se qualcuno non ha lo Spirito in loro, non appartiene nemmeno a Cristo.

    Qui ci rendiamo conto che Paolo sta parlando dello Spirito Santo, tutto e non una parte di lui o semplicemente che lo Spirito Santo viene sopra una persona o vicino ad una persona, ma dice che è all’interno di una persona.

    Gesù stesso disse ai Suoi discepoli che lo Spirito Santo era con loro in quel momento, ma che Egli sarebbe anche in loro.

    Giovanni 14:17-18 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede né lo conosce, ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi.

    Gesù stava facendo riferimento al giorno della Pentecoste, quando ha mandato il suo Spirito nella Chiesa. Ha mandato il suo Spirito ad abitare all’interno dei credenti, non accanto o vicino a loro, o su di loro, piuttosto per essere ricevuto in loro e non in un secondo momento o come un evento successivo come alcuni insegnano oggi.

    Lo Spirito Santo è venuto ad abitare nella chiesa e all’interno di ogni credente quando essi sono salvati cioè nati di nuovo, rigenerati.

    Lo Spirito Santo è venuto ad abitare nel credente, non stiamo vivendo nei tempi dell’Antico Testamento quando lo Spirito scendeva sulle persone e si riposava lì o quando ancora Gesù doveva essere glorificato, come è il caso con i discepoli di quel tempo.

    Ecco un elenco delle Scritture che conferma che lo Spirito Santo viene donato interamente, non parzialmente, ai credenti e che Egli dimora nel credente dal momento della conversione, come un deposito, sì, ma un deposito di una garanzia, in altre parole il completamento della salvezza del credente, la glorificazione, in altre parole un sigillo e un deposito di un patrimonio garantito a venire. [Giovanni 7:39], [Atti 2:38-39], [Romani 5:5], [1 Corinzi 3:16-17], [1 Corinzi 6:19-20], [2 Corinzi 1:21-22], [2 Corinzi 5:5], [2 Corinzi 6:16], [Efesini 1:13-14],[Galati 3:14],[Galati 4:6-7], [Colossesi 1:27],[1 Giovanni 4:13].

    E’ più che chiaro ed evidente che lo Spirito Santo, tutto, non solo in parte, viene a dimorare nei credenti al momento della fede, la conversione, la salvezza, la rigenerazione.

    In quel momento si viene battezzati con lo Spirito Santo nel corpo di Cristo e siamo anche ripieno di Spirito Santo.

    Facciamo un chiarimento qui.

    Un credente è battezzato con e dallo Spirito Santo UNA VOLTA alla salvezza ed anche riempito a quel tempo stesso, però, un credente ha bisogno di essere costantemente riempito di Spirito Santo, anche dopo questo evento.

    Questa parola, cioè riempito in realtà significa essere sotto l’influenza completa e totale e il controllo dello Spirito, e messo in grado dallo Spirito stesso ad avere ciò che serve per fare la volontà di Dio in determinati momenti.

    Il riempimento dello Spirito è un evento che può verificarsi ripetutamente molte volte nella vita di un credente.

    In realtà è un comandamento di essere riempiti con lo Spirito Santo o in altre parole, di sottoporci al suo totale controllo, autorità e potere [Efesini 5:18].

    Quindi, dopo aver fatto questa parentesi esplicativa e necessaria, necessaria per costruire una fondazione per il fatto che lo Spirito Santo appartiene ad ogni credente in Cristo, Egli è il dono di Dio che riceviamo con la nostra salvezza-rigenerazione.

    Questo dono di Dio per noi, questo deposito, questo sigillo, lo Spirito Santo è la garanzia, la primizia che Dio ci ha dato alla luce della nostra futura risurrezione e glorificazione.

    Ora, la nostra salvezza, la nostra eredità non sarà completa fino a quando noi che abbiamo creduto in Gesù siamo risorti cioè coloro che sono morti in Cristo, e coloro che sono ancora in vita al Suo ritorno saranno trasformati, cambiati, e poi insieme con i santi risorti sarà dato noi nuovi e gloriosi corpi spirituali, fatti ad immagine di Cristo, ci riuniremo con Cristo nell’aria alla Sua seconda venuta.

    Ora, questo episodio è descritto in varie sezioni della Scrittura di cui abbiamo parlato di questo anche in precedenza.

    I riferimenti biblici in cui troviamo descritto questo evento sono:

    1 Corinzi 15:20-28 Ma ora Cristo è risuscitato dai morti, ed è diventato la primizia di coloro che sono morti. 21 Infatti, poiché l’uomo è venuta la morte, per l’uomo venne anche la risurrezione dei morti. 22 Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. 23 Ma ognuno nel suo proprio ordine: Cristo la primizia, poi quelli che sono di Cristo alla sua venuta. 24 poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo che pone fine a ogni principato e ogni autorità e potere. 25 Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. 26 L’ultimo nemico che sarà distrutto è la morte. 27 Per “Ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi.” Ma quando dice “tutte le cose sono messe sotto di lui,” è evidente che Egli che ha messo tutte le cose sotto di lui è escluso. 28 Ora, quando tutte le cose sono fatte oggetto di Lui, allora il Figlio stesso sarà anche soggetto a Lui che ha messo tutte le cose sotto di lui, affinché Dio sia tutto in tutti.

    Questo brano sintetizza la resurrezione del credente e la gloria successiva, la sintesi della fine del programma di Dio, tutta la strada che porta allo stato eterno.

    La seconda sezione di Scrittura che descrive invece la seconda venuta di Gesù e la successiva risurrezione dei credenti morti, nonché la trasformazione di quelli che sono vivi al momento, si trova anche nello stesso capitolo,

    1 Corinzi 15:42-54 Così sarà pure la risurrezione dei morti; il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile. 43 È seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita pieno di forza. 44 È seminato corpo naturale, e risuscita corpo spirituale. Vi è corpo naturale, e vi è corpo spirituale. 45 Così sta anche scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; ma l’ultimo Adamo è Spirito che dà la vita. 46 Ma lo spirituale non è prima, bensì prima è il naturale, poi lo spirituale. 47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo, che è il Signore, è dal cielo. 48 Qual è il terrestre tali sono anche i terrestri; e qual è il celeste, tali saranno anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, porteremo anche l’immagine del celeste. 50 Or questo dico, fratelli, che la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio; similmente la corruzione non eredita l’incorruttibilità. 51 Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo mutati in un momento, 52 in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; la tromba infatti suonerà, i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo mutati, 53 poiché bisogna che questo corruttibile rivesta l’incorruttibilità e questo mortale rivesta l’immortalità. 54 Così quando questo corruttibile avrà rivestito l’incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito l’immortalità, allora sarà adempiuta la parola che fu scritta: «La morte è stata inghiottita nella vittoria». Vedi anche [1 Tessalonicesi 4:13-18]

    In questa sezione Paolo spiega in dettaglio ciò che dice in minor dettaglio qui in [Romani 8:23] Non solo, ma anche noi che adesso possediamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo dentro di noi, in trepidante attesa per l’adozione cioè la redenzione del nostro corpo.

    Paolo ci descrive in questo versetto che stiamo gemendo dentro di noi in trepidante attesa e desiderando il momento descritto nel brano che abbiamo appena letto in 1Corinzi 15.

    Noi, così come fa la natura , stiamo gemendo, desiderando di essere rivestiti con il nostro nuovo corpo, il nuovo corpo spirituale per il nuovo uomo spirituale, che per ora deve vivere i suoi giorni sulla terra intrappolato e incatenato ad un corpo corrotto, che Paolo chiama un corpo di morte,

    Romani 7:24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

    Qui abbiamo anche riconoscere che in questo passo è infatti contenuto il gemito espresso di cui Paolo sta parlando.

    Desiderando di essere liberati da questo corpo di morte e di essere rivestititi con un nuovo corpo, noi confidiamo, come dice la Scrittura

    1 Corinzi 15:53-54 Perché questo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità. 54 Così, quando questo corruttibile avrà rivestito l’incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: ” La morte è stata inghiottita nella la vittoria”

    Questo è l’evento a cui Paolo si riferisce, stiamo dunque gemendo dentro di noi in trepidante attesa dell’adozione, in altre parole, la redenzione del nostro corpo.

    Questa è la redenzione dell’ultima parte di noi, cioè i nostri corpi. I nostri corpi non sono ancora redenti ora ma a quel punto nel tempo saranno redenti e allora la nostra adozione sarà completata.

    Anche se, dal punto di vista divino, nel programma di Dio, la nostra salvezza è già completa anche ora, dal punto di vista e il tempo umano deve ancora essere completata, abbiamo infatti ancora bisogno di arrivare al giorno della redenzione, la seconda venuta di Gesù.

    Che la nostra glorificazione di Dio è un evento che Egli ritiene già compiuto è evidente dal discorso intero Paolo fa più avanti, in

    Romani 8:30 chi ha predestinato li ha pure chiamati, quelli che ha chiamato li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

    Come si vede l’uso del verbo: è compiuto nel passato, cioè che ha già glorificato Dio, quelli che ha predestinati, chiamati e giustificati.

    Questa è la descrizione del piano della salvezza-rigenerazione-glorificazione del credente che nell’economia eterna di Dio è già stata compiuta.

    Tuttavia, tutto ciò si compie solo in Cristo, ricordate che Egli stesso dichiarò che era “compiuto”, tutto è stato completato in Lui, però deve venire a passare sulla tavola del tempo umano, cioè nello spazio e nel tempo dobbiamo ancora arrivarci.

    Così, mentre noi attendiamo questo evento, desideriamo essere in quella situazione migliore, di arrivare al destino migliore che Dio ha per noi, di non essere più nudi, piuttosto di essere rivestiti del nostro corpo celeste, che è l’adozione, la redenzione del nostro corpo.

    Questo concetto è eloquentemente descritto, lo stesso esatto concetto del versetto che stiamo studiando, si trova in:

    2 Corinzi 5:1-5 Perché sappiamo che se la nostra casa terrena, questa tenda, è distrutta, abbiamo da Dio un edificio, non una casa fatta con le mani, ma una eterna nei cieli. 2 Per questo noi gemiamo, desiderando ardentemente di essere rivestiti con la nostra abitazione, che è dal cielo, 3 se davvero, dopo essere stati vestiti, non saremo trovati nudi. 4 Per noi che siamo in questa tenda gemiamo, essendo gravata, non perché vogliamo essere nudi, ma vestiti, che la mortalità possa essere assorbita dalla vita. 5 Ora Colui che ci ha preparato per questa cosa è Dio, che ci ha anche dato lo Spirito come una garanzia.

    Così vediamo qui è esattamente quello che dice Paolo nella lettera ai Romani, noi confidiamo, ininterrottamente, desiderosi di essere trasformati, in altre parole vestiti con il nostro corpo celeste.

    Mentre viviamo in questo corpo di morte, in questa tenda terrena, noi confidiamo, perché questo nostro corpo corrotto è davvero un peso, qualcosa che appesantisce lo spirituale, l’uomo interiore, nato di nuovo.

    Questo gemito non è tanto perché vogliamo morire in sé, ma perché invece vogliamo essere rivestiti con la vita eterna, così che questo essere mortale può essere vestito invece con vera vita immortale, così che questo corpo può essere cambiato da corrotto a incorruttibile.

    Per questo giorno della redenzione Dio ci ha preparato, per questo scopo stesso ci ha dato il Suo Spirito, come una garanzia, un deposito, un sigillo, per la glorificazione, la nostra eredità, il completamento della nostra salvezza [1 Pietro 1: 3-9].

    Questo è il giorno che ardentemente attendiamo gemendo, stenagmos, desiderando in altre parole un destino migliore, un posto migliore, una vita migliore, la vita eterna e la gloria.

    Romani VIII Versetti da XXIV a XXVII

     

    24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? 25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l’aspettiamo con pazienza. 26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio. 24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? 25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l’aspettiamo con pazienza.

     

    Ricordiamoci di ciò che Paolo ha ci detto nel versetto 20, che la creazione è stata sottoposta alla maledizione di Dio nella speranza.

    Questo è ciò che la Bibbia chiama la parola speranza, non come un pio desiderio, in altre parole, sperando che un evento si verifichi, ma non averne una vera garanzia che invece si verifichi, ma piuttosto la parola speranza è una certezza che si verificherà.

    In questo caso, come la speranza che stiamo vedendo di cui al versetto 20, non è una speranza solo desiderio, ma una certezza l’evento avrà luogo.

    Noi siamo salvati in speranza, in altre parole, nella certezza, ma è una certezza che in questo momento si accetta per fede e non per visione.

    Noi non vediamo la redenzione del nostro corpo ora in questo momento, non vediamo la nostra glorificazione però crediamo che avverrà sicuramente in un giorno futuro.

    In questo caso, nella nostra mente è già come fatto, come è del resto nella mente di Dio.
    Perché?

    Perché Dio ha promesso e dichiarato e nella sua economia e nella Sua parola che questo è un fatto già compiuto.

    Abbiamo visto questo concetto sviluppato quando abbiamo studiato il capitolo 5.

    Anche lì si parla di una speranza che non delude.

    Perché non delude?

    Perché è una certezza, perché Dio ha detto che si sarebbe verificata e quindi noi speriamo in questo cioè una cosa che non può deludere.

    Anche allora abbiamo visto che si chiama speranza, perché non è ancora vista come un dato di fatto tangibile, nel adesso, non lo vediamo ma è una certezza di ciò che è ancora invisibile.

    Questo dopotutto è esattamente ciò che la fede è, giusto?

    Ebrei 11:1 Or la fede è sostanza delle cose che si sperano, certezza di cose che non si vedono.

    La fede è dunque la sostanza di cose sperate. La sostanza materiale alle promesse di Dio che ancora sono da soddisfare.

    Tuttavia, è certezza anche se ancora non vediamo il risultato tangibile, perché?

    Perché Dio ha promesso e dichiarato queste cose di essere.

    Dio è fedele e veritiero e può essere preso in parola, Egli non è un uomo che può mentire. Dio è verità. Ciò che Egli promette accadrà, è solo una questione di quando.

    In realtà, la fede è anche la prova di ciò che è invisibile al momento in cui si credono le promesse di Dio, la Sua parola.

    Paolo spiega eloquentemente il concetto scritto qui nella lettera ai Romani, nello stesso contesto esatto troviamo questo chiarito per noi in due passaggi che sono in realtà un discorso che scorre e che stanno parlando della stessa cosa.

    2 Corinzi 4:16-18 Perciò non ci scoraggiamo. Anche se il nostro uomo esteriore sta per perire, ma l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Per la nostra leggera afflizione, che è, ma per un momento, sta lavorando per noi un ben più superiore peso eterno di gloria, 18 mentre non guardiamo alle cose che si vedono, ma le cose che non si vedono. Per le cose che si vedono sono temporanee, ma le cose che non si vedono sono eterne.

    Paolo continua lo stesso pensiero, in altre parole non ci sarebbe nessuna divisione di capitolo nel testo originale, tali divisioni non esistevano,

    2 Corinzi 5:1-8 Perché sappiamo che se la nostra casa terrena, questa tenda, è distrutta, abbiamo da Dio un edificio, non una casa fatta con le mani, ma eterna nei cieli. 2 Per questo noi gemiamo, desiderando ardentemente di essere rivestiti con la nostra abitazione, che è dal cielo, 3 se davvero, dopo essere stati vestiti, non saremo trovati nudi. 4 Perché noi che siamo in questa tenda gemiamo, essendo gravata, non perché vogliamo essere nudi, ma vestiti, che la mortalità possa essere assorbita dalla vita. 5 Ora Colui che ci ha preparato per questa cosa è Dio, che ci ha anche dato lo Spirito come una garanzia. 6 Così siamo sempre fiduciosi, sapendo che, mentre siamo a casa nel corpo siamo in esilio lontani dal Signore. 7 Perché camminiamo per fede, non per visione. 8 Siamo fiduciosi, sì, ben contenti di essere assenti dal corpo e di essere presenti con il Signore.

    Vediamo come Paolo in questi passi ci spiega in maggiore dettaglio alcuni dei concetti che ha scritto ai romani.
    Quello che sta dicendo sono fondamentalmente le stesse cose.

    Confronta [Romani 8:11-17] con [2 Corinzi 4:16-18], confronta [Romani 8:24-25] con [2 Corinzi 4:18],
    confronta [Romani 8:23-25] con [2 Corinzi 5:1-8].

    Il contesto e il concetto sono esattamente gli stessi che vengono portati avanti da Paolo.

    Così si conclude alla fine del versetto 24 e nel versetto 25 del passaggio che stiamo studiando, che la nostra speranza, la nostra certezza del futuro, è certa anche adesso, ma essendo che non è visibile ancora è quindi sperata che in un momento certo si verificherà.

    Giustamente Paolo dice che se quello che possiamo vedere è qualcosa che possiamo già concretamente avere davanti a noi ora, questo non può essere più atteso con speranza perché sarebbe già fisicamente fatto.

    Piuttosto, continuiamo ad avere la certezza ora, oggi, di un compimento futuro, anche se deve pur essere considerata una realtà adesso che non è ancora qualcosa di tangibile.

    Si chiama speranza proprio perché non è ancora visibile e non è ancora una realtà tangibile.

    Sappiamo che, per fede, avremo la sostanza di ciò in cui speriamo e tuttavia per il momento anche se non ce l’abbiamo, a causa di questa certezza, possiamo attendere con perseveranza che si verifichi.

    Ora, come dice Paolo, sarebbe inutile sperare e aspettare un qualcosa che non si verificherebbe mai.

    Pertanto, ciò in cui speriamo, deve essere una certezza che si verifichi, in modo da essere in grado di attenderlo con pazienza.

    Faccio un terreno, esempio forse semplicistico, ma credo che potrà spiegare il concetto.

    Se io sono in attesa di un autobus ad una fermata dell’autobus e sono sicuro che il bus verrà, allora io continuerò ad aspettare per questo anche se, in questo caso stiamo parlando in termini umani.

    Quindi anche se, sembra ritardare secondo la mia concezione di tempo o la mia idea comunque arriverà e quindi lo aspetto.

    Ora, noi sappiamo comunque che Dio non arriva mai in ritardo, ma è sempre puntuale, ma Egli agisce secondo il Suo tempo non le aspettative del nostro.

    Quindi dobbiamo vedere questo esempio così, l’autobus è in transito di certo, ma noi non lo vediamo, il bus viaggia su un proprio orario e il giorno e l’ora, il minuto del suo arrivo non è pubblicato.

    Non sappiamo l’ora, ma abbiamo la certezza che l’autobus è per la strada e ad un certo punto si fermerà qui.

    In tal caso possiamo perseverare e aspettare che l’autobus arrivi alla nostra fermata, perché, anche se non sappiamo esattamente quando arriverà, sappiamo tuttavia che certamente arriverà.

    Può sembrare che sta arrivando in ritardo, questo è dovuto al fatto che noi possiamo avere nostre aspettative, ma se aspettiamo, per esso, perseveriamo in attesa anche se non sembra che arrivi mai.

    Siamo quindi in attesa nella speranza, perché noi non lo vediamo ancora e ancora comunque aspettiamo nella certezza che in qualsiasi momento arriverà.

    Non arriverà affatto tardi ma ci porterà a sicuramente a destinazione in perfetto orario.

    Così è questo concetto per quanto riguarda il momento della venuta del Signore e la glorificazione del nostro corpo.

    Noi non vediamo il Signore adesso, ma siamo sicuri che è in arrivo e che si fermerà qui a prenderci, questa è speranza, una certezza invisibile, si chiama speranza, perché non si vede, ma proprio per questo, aspettiamo con perseveranza, ottenendo il fine della nostra fede, il completamento della nostra salvezza, la redenzione del nostro corpo che si ricongiungerà con il nostro spirito che è già redento ora.

    La Scrittura mette questo in modo eloquente pure in :

    1 Pietro 1:3-9 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, 5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. 6 Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. 8 Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, 9 ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime.

    Qui dobbiamo specificare qualcosa prima che sia frainteso.

    Alla fine del versetto 9 dice ottenendo il fine della vostra fede – la salvezza delle vostre anime.

    Ora, quando abbiamo leggiamo questo di per sé sembra che ci porti a pensare che la salvezza della nostra anima può essere in pericolo tutta la nostra vita, che non è garantita fino alla fine, in altre parole, fino alla venuta di Gesù.

    Tuttavia, per rispondere a questo per l’interpretazione corretta dobbiamo guardare l’intero brano.

    In realtà il passaggio conferma ciò che Paolo ha detto fino ad ora in Romani.

    La certezza della nostra salvezza non è in pericolo fino alla fine, ma abbiamo bisogno di specificare che la perseveranza è comunque un fattore chiave nella conferma che la nostra fede è reale e non superficiale e falsa.
    Questo è ciò che il passo ci sta dicendo.

    Versetto 3, nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti

    Versetto 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi,

    Versetto 5, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata (quando però?) Negli ultimi tempi, in altre parole quando Gesù ritorna.

    In questa stessa speranza, in questa certezza voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa

    Vedete, fino a questo lieto evento, la nostra salvezza non sarà completa. Perché?

    Perché Dio ha salvato già la nostra anima, in modo che se dovessimo morire andiamo a stare con il Signore nello spirito, ma non nel corpo però.

    La nostra salvezza invece, sarà completa quando il nostro spirito redento e salvato sarà unito con il nostro corpo risorto e glorificato.

    Ora, Pietro sta dicendo che coloro che sono rinati a questa viva speranza,

    Versetto 6 esultando in queste certezze passeremo attraverso sofferenze di vario genere, perché?

    Versetto 7 Per dimostrare a noi, non a Dio, Dio conosce già la genuinità o meno della nostra fede, la fede data da Dio tra l’altro è vera, la nostra fede è quindi molto più preziosa dell’oro corruttibile, anche se viene provata col fuoco, SARA’ infatti trovata a portare lode, onore e gloria alla rivelazione di Gesù Cristo.

    Ancora una volta, quando? Alla rivelazione di Gesù Cristo, cioè la Sua Seconda Venuta e il momento della redenzione del nostro corpo.

    Versetto 8 Gesù, che non avendo visto amiamo, anche se ora non lo vediamo, noi crediamo in Lui e ci rallegriamo con gioia ineffabile e gloriosa

    Versetto 9 ottenendo il fine della vostra fede: la salvezza delle vostre anime.

    Vedete, noi riceviamo la fine della nostra fede, la salvezza delle nostre anime, adesso mentre continuiamo a credere in Gesù fino alla fine.

    Tutto questo concetto dimostra, tuttavia, che coloro che sono davvero rinati a una viva speranza, cioè a questa certezza, mediante la risurrezione di Gesù, hanno infatti un patrimonio riservato per loro, mantenuto, salvaguardato, protetto dal potere di Dio, mediante la vera fede che riceviamo da Dio.

    Questa fede dovrà essere rivelata in piena gloria, il completamento della nostra salvezza al momento in cui possiamo avere come nostra l’eredità, tutto questo avviene alla seconda venuta di Gesù.

    Nel frattempo, mentre noi aspettiamo e speriamo nel nostro destino beato e finale, la genuinità della fede che Dio ci ha dato sarà provata attraverso le prove come l’oro viene provato attraverso il fuoco.

    Anche se la nostra fede che è molto più preziosa dell’oro corruttibile, si rivelerà nella sua veridicità attraverso la perseveranza, il che ci porta a gioire per la certezza di vedere e di essere con Cristo che non possiamo vedere ora, ma ancora gioiamo, con questa speranza, questa certezza, che si dimostra in noi di essere una fede perseverante che ottiene alla fine la salvezza delle nostre anime.

    Noi, come credenti siamo entrati nella salvezza e quindi siamo stati salvati (conversione e rigenerazione) siamo anche continuamente salvati (santificazione e perseveranza) e saremo completamente e accuratamente salvati (redenzione del nostro corpo o glorificazione), così la nostra salvezza sarà completa.

    Colui nel quale la salvezza è cominciata, in lui o lei, in cui l’opera di Dio sarà completata, fino a quando?

    Il giorno di Gesù Cristo. [Filippesi 1:6], questo concetto è ben affermato anche in

    1 Tessalonicesi 5:23-24 Ora il Dio della pace vi santifichi interamente, e il vostro spirito, anima e corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 24 Colui che vi chiama è fedele, che anche lo farà.

    Questo è quando la nostra salvezza sarà completata, quando saremo glorificati.

     

    26 Allo stesso modo lo Spirito aiuta anche nelle nostre debolezze. Perché noi non sappiamo che dobbiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri che non possono essere pronunciati.27 Ora colui che scruta i cuori sa che cosa è la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.

     

    La parola che Paolo usa per introdurre a noi il successivo protagonista è molto interessante.

    Allo stesso modo! Allo stesso modo!

    Lo Spirito Santo ci aiuta nelle nostre debolezze.

    Noi, dice Paolo, non sappiamo nemmeno cosa dovremmo pregare nel modo in cui si dovrebbe, ma lo Spirito stesso, prega per noi con sospiri che non possono essere pronunciati.

    Così vediamo il collegamento della parola anche ai pensieri scritti in precedenza nel soggetto della creazione che geme in attesa del ritorno di Cristo e la glorificazione dei credenti come anche la sua rigenerazione e, infine, la rimozione della maledizione con cui essa è soggiogata.

    I gemiti dei credenti che sono in attesa del ritorno di Cristo per la redenzione dei loro corpi, il completamento della loro salvezza, la loro glorificazione.

    Allo stesso modo, nello stesso modo, per le stesse ragioni anche lo Spirito Santo geme. Egli geme per le stesse ragioni che geme la creazione.

    Lui geme anche per la nostra glorificazione, Egli sospira, geme anche perché viviamo in un corpo ancora irredento e corrotta dal peccato.

    I gemiti sono per la stessa ragione la Sua intercessione, per le stesse ragioni.

    Abbiamo bisogno di vedere ciò che questo passaggio ci sta dicendo specificamente, perché in alcuni ambienti cristiani questo passaggio, in particolare,cioè la parte relativa ai gemiti e intercessione vengono fraintese e non interpretate bene.

    Ciò a cui questo passaggio non si riferisce per niente è il parlare in lingue.

    E’ il contesto che nega enfaticamente che ci sia una connessione anche remota tra i gemiti o i sospiri dello Spirito e la sua intercessione e il dono biblico delle lingue.

    Prima di tutto il dono biblico delle lingue è qualcosa che, sì, lo Spirito Santo conferisce, ma è la persona che lo pratica, è la persona che parla e non lo Spirito Santo.

    Il dono biblico delle lingue non solo non si riferiva a gemiti, ma si tratta del parlare in parole intelligibili, parole articolate, lingue che potrebbero essere comprese da altri, che comprendono la lingua in cui il credente ha parlato tramite il segno delle lingue.

    Questi gemiti in questione qui però, dice Paolo, non possono essere pronunciati, cioè non sono nemmeno parole, ne sono suoni senza senso, ma soprattutto non sono un linguaggio angelico.

    In secondo luogo, i gemiti dello Spirito sono impronunciabili, in altre parole, non possono essere intesi dalla gente, sono silenziosi per l’uomo e sono udibili solo da Dio, perché Dio comprende la vera ragione dietro i gemiti dello Spirito, Egli conosce, ovviamente, la Sua stessa mente e cuore.

    Dio guarda al cuore e il cuore ha un linguaggio silenzioso, i sospiri e gemiti sono il linguaggio silenzioso del cuore, in questo caso il cuore dello Spirito Santo.

    Possiamo anche ricordare la preghiera di Anna in [1Samuele 1:9-18].

    Questi sospiri non sono nemmeno un linguaggio spirituale, perché non sono parole, solo sospiri, come il gemito, il sospiro, come Gesù gemette in:

    Giovanni 11:33 Perciò, quando Gesù la vide piangere, e gli ebrei che erano venuti con lei piangere, Gemette nello spirito e si turbò.

    Gesù gemette nello spirito perché era turbato. Questo non è un riferimento al dono delle lingue o una lingua di preghiera.

    Questo credo che sia lo stesso tipo esatto di gemito o sospiro che lo Spirito pronuncia in questo caso perché anche Lui è turbato per gli stessi motivi per i quali gemiamo noi.

    Lo Spirito Santo simpatizza con le nostre debolezze, con le nostre debolezze, Egli geme come facciamo noi a causa della carne, il peccato, il desiderio che abbiamo di essere liberati da tutto questo, e questo viene trasmesso nel gemito dei credenti così come quello dello Spirito.

    Non vi è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, in questo modo l’inizio del capitolo [Romani 8:1], questo è quello che specifica la vittoria del credente sul peccato e sulla morte. Perché?

    Perché Paolo ha trascorso un intero capitolo in precedenza spiegandoci la realtà della legge del peccato ancora presente nei nostri corpi.

    Vale anche la pena precisare che, i gemiti dello Spirito Santo non sono gemiti di condanna, ma il stesso tipo nostro cioè gemiti per via della presenza del peccato e della corruzione che vediamo ancora presente in noi, desiderando invece di essere definitivamente liberati dalla questi.

    A causa della legge del peccato ancora presente in noi, abbiamo spesso una lotta dentro di noi come a volte facciamo ciò che non vogliamo fare e non facciamo ciò che vogliamo fare, questo è perché, come ha spiegato Paolo, vi è un’altra legge sul lavoro nel nostro corpo, la legge del peccato.

    Questa lotta, è una cosa buona da avere, ci fa capire che siamo redenti nell’uomo interiore, nell’uomo spirituale, imprigionato, incatenato a un corpo corrotto di morte e questo ci dà il desiderio di essere liberati da questo e di essere rivestiti con il nostro nuovo corpo spirituale e glorificato [Romani 7:15-25].

    Questo desiderio è trasmesso tramite gemiti o sospiri pazientemente aspettando il momento in cui i nostri corpi saranno redenti e trasformati in modo che il peccato e la morte siano per sempre rimossi da noi. [Romani 8:23].

    Perciò lo Spirito Santo insieme a noi, allo stesso modo, geme come facciamo noi per le stesse ragioni.

    Questo è il gemito di cui Paolo sta parlando, e non il parlare in lingue o parlare un linguaggio spirituale di preghiera.

    Ora, dopo aver risolto quello che i gemiti sono e ciò che non sono, ci rendiamo conto dal testo che, come noi gemiamo volendo essere liberati da questo corpo di morte e di essere rivestiti con un nuovo corpo glorioso in cui il peccato non c’è più, così fa anche lo Spirito di Dio in noi.

    Tuttavia, egli non si limita a simpatizzare con noi e solo a gemere con noi. Fa qualcosa di più profondo e utile per noi.

    Egli è l’unico, tra l’altro, che ci ha sigillato, sigillato noi per il giorno della redenzione.

    Egli è il sigillo di Dio con cui Egli ci ha sigillati cioè rinchiusi in Cristo.
    Siamo stati sigillati in Cristo attraverso il ministero e la presenza dello Spirito Santo e da lì non ci possiamo essere rimossi.
    La Scrittura non indica questo concetto.
    Si veda ad esempio in questo stesso contesto un passaggio che abbiamo già visto prima che descrive eloquentemente il concetto Paul ha scritto qui in questo capitolo dei Romani.

    2 Corinzi 5:1-5 Perché sappiamo che se la nostra casa terrena, questa tenda, è distrutta, abbiamo da Dio un edificio, non una casa fatta con le mani, ma eterna nei cieli. 2 Per questo noi gemiamo, desiderando ardentemente di essere rivestiti con la nostra abitazione, che è dal cielo, 3 se davvero, dopo essere stati vestiti, non saremo trovati nudi. 4 Perché noi che siamo in questa tenda gemiamo, essendo gravati, non perché vogliamo essere nudi, ma vestiti, che la mortalità possa essere assorbita dalla vita. 5 Ora Colui che ci ha preparato per questa cosa è Dio, che ci ha anche dato lo Spirito come una garanzia.

    Qui la parola è usata garanzia, ma potremmo sostituire questa parola con la parola deposito, un pegno e anche un sigillo, in quanto questo concetto è delineato in altri passi della Scrittura.

    2 Corinzi 1:21-23 Ora, Colui che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha unti è Dio, 22 che ci ha anche sigillati e ci ha dato lo Spirito nei nostri cuori come garanzia.

    Efesini 1:12-14 che noi che per primi abbiamo avuto fiducia in Cristo dovremmo essere a lode della sua gloria. 13 In lui anche voi avete avuto fiducia, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, in cui anche, avendo creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa, 14 che è la garanzia della nostra eredità fino alla redenzione il possesso acquistato, a lode della sua gloria.

    Efesini 4:30 E non rattristate lo Spirito Santo di Dio, con il quale siete stati sigillati per il giorno della redenzione.

    Chi è dunque che garantisce la nostra eredità? Chi è che ci ha sigillato in Cristo per il giorno della redenzione?

    Lo Spirito Santo! Non noi stessi o qualsiasi qualcosa che possiamo fare o non fare, ma solo Lui.

    Quindi è evidente che la parola di Dio ci sta dicendo, lo Spirito Santo è il sigillo di Dio, con il quale siamo stati sigillati ed è anche il deposito e la promessa data a noi per mantenerci in Cristo fino al giorno della redenzione.

    Questo ci porta a un punto molto importante questo passaggio è anche spiegare, in altre parole, lo Spirito Santo così come Gesù stanno eseguendo un ministero molto importante nella vita dei credenti.

    Entrambe, il ministero di Gesù e dello Spirito Santo è quello di portare noi figli di Dio al completamento della nostra salvezza, che è la nostra gloria, attraverso la santificazione e la perseveranza e che è in essenza ciò di cui questo passaggio sta principalmente parlando.

    Abbiamo visto che siamo custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede al fine di ricevere un’eredità che è riservata in cielo per noi [1 Pietro 1:3-5].

    La potenza di Dio e la nostra fede donataci da Dio sono ciò che ci mantengono.

    Tuttavia, dobbiamo capire che la nostra fede è mantenuta al sicuro ed attiva dal ministero di intercessione di Gesù e dello Spirito Santo.

    Gesù è chiamato in Ebrei 12:2 l’autore e il perfezionatore della nostra fede.

    L’autore della nostra fede, colui che la completa o la porta alla perfezione è la parola teleiooteèn, dalla parola teleiotes, che significa portare a termine, realizzare, portare a compimento, alla perfezione.

    Egli è l’autore della nostra fede e Colui che la porterà a compimento con la nostra collaborazione sì, ma lo farà in noi e attraverso di noi Lui stesso. [Filippesi 1:6], [Filippesi 2:13], [1 Tessalonicesi 5:23-24].

    Per questo Gesù intercede per noi, Egli è il nostro Sommo Sacerdote nei cieli [Romani 8:34], nel luogo Santissimo vero, alla presenza del Padre e con la sua intercessione ci mantiene, Egli ci protegge, Egli ci perfeziona e anche completa la nostra fede e la fa crescere più forte mentre la protegge anche.

    Non ci dovrebbe essere nessun dubbio sul fatto che le preghiere di Gesù sono perfette sono pregate nella buona, perfetto e accettabile volontà di Dio e sono TUTTE esaudite al 100% dal Padre.

    Ci sono anche altri passi che in realtà confermano che Gesù prega per mantenerci, e per proteggerci, che Egli prega perché la nostra fede non fallisca.

    Luca 22:31-32 Il Signore disse ancora: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. 32 Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli».

    Gesù è il nostro intercessore presso Dio per questo Egli è l’ancora della nostra anima, a cui siamo ancorati [Ebrei 6:13-19].

    L’intercessione di Gesù è sempre stata ed è sempre una intercessione per il completamento della nostra salvezza, per il mantenimento della nostra fede, per la nostra protezione dal mondo, il diavolo e noi stessi.

    Un esempio scritturale di come e quali sono le preghiere di Gesù si trova in [Giovanni 17:9-26].

    Ora, come abbiamo accertato il potente ministero di intercessione di Gesù per noi che apparteniamo a Lui, guardiamo anche il ministero della terza persona della Trinità, lo Spirito Santo.

    Parte del suo ministero per quelli in cui Egli è venuto ad abitare è proprio come il ministero di Gesù.

    Il Figlio intercede per noi e lo Spirito intercede per noi.

    Lui, lo Spirito Santo, prega come Gesù, nella perfetta volontà di Dio per le cose che Dio vuole che vengano pregate per noi.

    Lo fa, come descritto nel brano che stiamo studiando:

    Romani 8:26-27 Allo stesso modo lo Spirito ci soccorre nelle nostre debolezze. Perché noi non sappiamo cosa pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri che non possono essere pronunciati. 27 Ora colui che scruta i cuori sa che cosa la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.

    Egli ci aiuta, ci soccorre nelle nostre debolezze. Quali sono le nostre debolezze?

    Sono, tanto per cominciare il nostro peccato, perché, siamo ancora afflitti dalla legge del peccato presente nel nostro corpo, e questo a volte rende la nostra comprensione della perfetta volontà di Dio ancora più difficile da discernere.

    Presi dunque spesso da desideri egoistici, presi dalle concupiscenze del mondo, dai nostri desideri peccaminosi che tendono a renderci in una certa misura, incapaci di pregare comprendendo bene ciò che in realtà dovremmo pregare, cioè la volontà di Dio e ciò che Dio conosce e vede.

    Come potremmo aspettarci che si possa essere noi, con il nostro debole modo di pregare mantenerci nella salvezza, mantenere la nostra fede e non farla fallire?

    Come potremmo? Per essere in grado di farlo dovremmo noi stessi pregare incessantemente ogni secondo di ogni minuto, di ogni ora, di ogni giorno della nostra vita e non solo, ma dovremmo pregare con una perfetta conoscenza e perfetto discernimento a riguardo di tutti i generi e di tutti i tipi di attacchi del nemico.

    Dovremmo conoscere tutte le tentazioni nelle quali stiamo per cadere ancor prima che avvengano, avremmo bisogno di sapere esattamente che cosa è in agguato dietro l’angolo ogni secondo della nostra vita.

    Come potremmo essere in grado di pregare in questo modo?

    Chi ci proteggerebbe e chi ci custodirebbe e chi di noi potrebbe intercedere per noi stessi per esempio mentre stiamo dormendo?

    Siamo troppo deboli per sapere come dobbiamo veramente pregare, siamo troppo deboli per mantenere noi stessi, siamo troppo deboli per custodire e mantenere la nostra fede, troppo deboli per sapere cosa accadrà a noi o da dove i pericoli arriveranno.

    Noi non siamo onniscienti, né siamo onnipresenti, né siamo onnipotenti.

    È per questo che abbiamo bisogno di qualcuno che è tutte queste cose, e che intercedere per noi secondo la perfetta volontà di Dio per mantenerci, custodirci e per completare il processo di santificazione in noi fino al giorno di Gesù Cristo.

    Senza la potenza dello Spirito Santo nella nostra vita non potremmo mai farcela, senza di Lui non ci possiamo santificare da soli, senza di Lui non possiamo fare la volontà di Dio, senza di Lui non possiamo perseverare fino alla fine.

    Quando non sappiamo cosa pregare Egli lo fa per noi e lo fa costantemente e continuamente e con perfetta conoscenza e perfetto discernimento.

    Abbiamo quindi, Gesù da un canto,seduto alla destra della maestà che intercede per noi in cielo e lo Spirito Santo che abita in noi che intercede per noi sulla terra.

    Siamo quindi più che adeguatamente coperti di preghiera se Gesù e lo Spirito Santo pregano per noi costantemente.

    Ora, bisogna chiarire a questo punto una cosa molto importante. Questo non significa che noi per via di queste cose non dobbiamo pregare.

    Dobbiamo comunque pregare anche noi stessi, non è perché abbiamo Gesù e lo Spirito Santo che pregano per noi che possiamo rinunciare alla preghiera, non è quello che sto dicendo, ne quello che sta dicendo Paolo.

    In realtà, anche noi dobbiamo pregare, come infatti dice Paolo, pregare senza sosta, cioè in continuazione.

    Questo non significa naturalmente che noi preghiamo 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana senza mai fermarci un minuto, questo sarebbe impossibile e impraticabile.

    La preghiera io credo, che prima di tutto sia uno stato d’animo ed un atteggiamento più che altro e non solo un tempo per fermarsi e pregare, anche se dobbiamo fare questo.

    La vita di preghiera è un comportamento e un atteggiamento in cui siamo sempre consapevoli della nostra relazione e connessione con Dio, i nostri pensieri, i nostri desideri, dobbiamo sempre tenerli come in uno stato di comunicazione, sempre aperto con Dio, con la consapevolezza della nostra comunicazione con Dio e dobbiamo sempre mantenere le nostre orecchie spirituali aperte, perché la preghiera è una strada a doppio senso.

    La preghiera non è un monologo ma si tratta di un dialogo e in effetti la parte più importante della preghiera è ascoltare ciò che Dio ha da dire anziché mettere l’enfasi su ciò che noi abbiamo da dire.

    Dobbiamo in particolare prestare attenzione a ciò che Dio ci dice attraverso la Sua parola scritta, perché questo è il suo modo in primo luogo e il più importante con cui Egli vuole comunicare con noi.

    Dopo tutto anche Gesù ci dice che il nostro Padre celeste, in realtà, sa già di che cosa abbiamo bisogno prima ancora che lo chiediamo, quindi dobbiamo imparare ad ascoltare di più, parlare di meno, e quando parliamo con Dio, dobbiamo pregare perché la Sua volontà sia fatta in ogni cosa e non ciò che desideriamo noi.

    Cosa vuol dire questo? Dovremmo prima di tutto pregare per le cose riguardanti il Suo regno e la Sua giustizia, piuttosto che i nostri bisogni terreni, pregare che la Sua gloria sia sempre resa manifesta nella nostra vita.

    Pregare senza sosta, in realtà, significa anche pregare con perseveranza ed in ogni e per ogni situazione della nostra vita, pregando anche per gli altri.

    Preghiere o petizioni a Dio possono essere anche molto brevi e mirate, le preghiere che alcuni chiamano preghiere freccia.

    Si veda a proposito ad esempio [Neemia 2:1-4], [Matteo 8:25] o [Marco 9:24].

    Questo può tradursi quindi in preghiera durante certi momenti del giorno o della notte, in situazioni in cui abbiamo davvero bisogno della saggezza di Dio e il discernimento, nelle tentazioni, sì, prendendo momenti particolari nel corso della giornata per pregare, come anche in incontri di preghiera o pregare assieme con altri credenti e pregando sempre nello Spirito.

    Cosa significa pregare nello Spirito?

    Alcuni pensano che significhi pregare in una lingua incomprensibile, a cui molti si riferiscono come il parlare in lingue come spesso sentiamo dire nelle denominazioni pentecostali e carismatiche.

    Questo non è ciò che la Bibbia chiama pregare nello Spirito.

    Non vi è alcun fondamento scritturale affatto di un linguaggio di preghiera o che anche il dono del parlare in lingue sia stato o sia un linguaggio speciale di preghiera o il pregare nello Spirito.

    Pregare nello Spirito significa pregare secondo la volontà di Dio per la Sua gloria e secondo la Sua parola e secondo la Sua verità.

    Pregare nello Spirito significa pregare in accordo con quanto lo Spirito di Dio prega.
    Come si fa a pregare così?

    Egli, lo Spirito, ci porta a conoscere la parola di Dio abbastanza bene per poter sapere ciò che dobbiamo pregare secondo la volontà di Dio e per la Sua gloria.

    Pregare nello Spirito e secondo lo Spirito, come abbiamo detto è pregare la volontà di Dio e il cuore di Dio secondo la verità della Sua parola.

    Per permetterci di fare questo dobbiamo riconoscere un altro aspetto del ministero dello Spirito Santo, che è quello di far conoscere a noi qual è la volontà di Dio, in particolare qual è la mente di Cristo.

    Cioè a prendere da Cristo e renderlo noto a noi [Giovanni 16:13-15], in modo che anche noi siamo più consapevoli di ciò per cui dobbiamo pregare.

    Molte volte, infatti, è lo Spirito che guida la nostra preghiera e intercessione anche quando non ce ne accorgiamo.

    Quante volte è successo qualcosa che abbiamo pregato per le persone senza delle conoscenze specifiche di ciò che serviva o di che ci chiedessero di pregare, per poi scoprire che abbiamo pregato la necessità o la richiesta che la persona stava pregando in silenzio o desiderava?

    Anche questo è lo Spirito che ci aiuta nelle nostre debolezze, perché altrimenti non sapremmo come pregare.

    Quante volte ho sentito persone che hanno una fede dottrinale specifica pregare, ringraziando Dio, ad esempio per aver scelto loro di essere salvati.

    Quando infatti si sente un arminiano ringraziare Dio in preghiera, lui o lei ringraziando Dio di averli scelti, quando si sentono molti di loro anche ringraziare Dio per averli predestinati prima della fondazione del mondo, dunque quando si sentono le preghiere come queste, essi stanno pregando nello Spirito, stanno adorando Dio in spirito e in verità e secondo ciò che insegna la Sua parola.

    Stanno pregando nello Spirito Santo. Dopo tutto Egli è lo Spirito di verità.

    Essi quando guardano con la loro consapevolezza delle loro credenze dottrinali negano infatti che tali dottrine, cioè la predestinazione o l’elezione esistono, ma quando pregano nello Spirito, secondo lo Spirito di verità, ammettono che non solo quelle dottrine esistono, ma in realtà sono d’accordo con esse.

    Questo è un altro modo in cui lo Spirito Santo ci aiuta nelle nostre debolezze, perché spesso non sappiamo come dobbiamo pregare e ci aiuta a sapere come fare.

    Tuttavia, in particolare, lo Spirito Santo prega per noi, intercede per noi affinché noi siamo mantenuti, protetti, santificati e perseveriamo fino alla gloria, il completamento della nostra salvezza, la nostra piena eredità.

    Questo è anche il motivo per cui come abbiamo detto Egli è il sigillo che ci mantiene in Cristo, la garanzia, il pegno, della nostra eredità.

    In questa luce si arriva a capire meglio quello che Gesù intendeva quando dichiarò in

    Luca 11:13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! “

    Lo Spirito Santo è il dono dei doni, perché è proprio nel contesto di preghiera in Luca 11, che Gesù sta facendo questa dichiarazione.

    Questo contesto si adatta perfettamente con il passo di Romani che stiamo studiando.

    Anche Gesù sta confermando questo, come pregare nel modo in cui Dio vuole veramente che noi preghiamo e, come i discepoli gli chiesero,

    Luca 11:1-2 Ora avvenne che, mentre stava pregando in un certo luogo, quando ebbe finito, che uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”.

    Gesù infatti insegnò loro in questo intero passo da Luca 11:1 a 13, a pregare, a pregare per quello che Dio vuole e come si deve pregare.

    Primo punto: [Luca 11:3-4], Spiega l’ordine della priorità nella nostra preghiera e quale deve essere il contenuto della nostra preghiera secondo la volontà divina.

    Secondo punto: [Luca 11:5-12] Spiega la perseveranza che è necessaria nel pregare anche quando è secondo la volontà divina. Gesù spiega anche la fedeltà e la risposta assicurata del Padre, confrontando la sicura e completa bontà di Dio e le risposte di Dio, con le richieste umane, anche se Egli non rispondesse come noi chiediamo.

    Terzo punto: [Luca 11:13] Il dono che Dio dà ai Suoi figli, cioè lo Spirito Santo, è in se stesso la risposta per ogni esigenza che abbiamo e ogni preghiera che preghiamo. Egli viene nella nostra vita con la richiesta della salvezza, ed è il più grande dono di Dio secondo la richiesta definitiva che una persona può presentare a Dio.

    Questo alla fine è la conferma di ciò che Paolo sta dicendo, lo Spirito Santo ci aiuta nelle nostre debolezze per come Egli intercede per noi secondo la perfetta, buona e accettabile volontà di Dio. Egli dona a noi Lui ogni cosa buona che Dio ha per noi e Lui stesso ci insegna a pregare e cosa pregare, questo è l’unico tipo di preghiera che viene accettata da Dio, pregando nello Spirito secondo la Sua verità e la Sua volontà.

    Quindi, ciò che Gesù diceva ciò che ci dice nella Sua parola, è che, senza il Suo Spirito, non solo non siamo in Cristo e rigenerati, vivificati, ma non possiamo nemmeno pregare come dovremmo e né potremmo avere comunione e comunicare con Dio, né conoscere la Sua volontà.

    Romani VIII Versetto XXVIII a XXX

     

    28 E noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio, a coloro che sono chiamati secondo il suo disegno. 29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli. 30 chi ha predestinati li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

    Ora Paolo ci porta adesso in una grande sezione della Scrittura.

    Questa sezione inizia anche a portare alla superficie un argomento molto controverso nella chiesa oggi.

    La dottrina della elezione o della predestinazione.

    Affronteremo questo argomento e per vederlo dal punto di vista biblico, per vedere se effettivamente ci sono riscontri sufficienti o la conferma nella Scrittura che renda questa una valida dottrina.

    Credo che se qualcuno ha navigato un po’ in questo sito ed in questo studio, già ha avuto ampie prove che la dottrina dell’elezione è in realtà la dottrina più Scritturale che ci sia, cioè rispetto invece alla dottrina del libero arbitrio umano, quando si tratta di salvezza .

    E ‘importante capire bene questa dottrina e di non fraintenderla altrimenti diventa estremamente difficile se non impossibile da capire e facile da rifiutare.

    Si tratta di una dottrina che è certamente difficile da accettare per la maggior parte dei credenti di oggi, ma avremo ampie conferme dalla Scrittura per vedere che è assolutamente vera e NON E’ un’eresia.

    Paolo inizia questa nuova sezione dicendo che noi credenti, sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio, coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno.

    Comunque è vero che lo sappiamo?

    Abbiamo bisogno di guardare a questo versetto alla luce di quanto detto nei versetti precedenti.

    Paolo ha appena finito di spiegarci il ministero dello Spirito Santo nella vita del credente.
    Il Suo ministero è quello di venire a dimorare all’interno del credente per il resto della vita del credente sulla terra.

    Abbiamo, spero, capito che lo Spirito Santo è il nostro deposito, la nostra garanzia, caparra, sigillo in Cristo per portare a compimento la nostra salvezza ed è per questo ci ha sigillati in Cristo come appartenenti a Dio in Cristo.

    Inoltre, abbiamo visto che lo Spirito testimonia al nostro spirito che noi apparteniamo a Dio.

    Egli risusciterà i nostri corpi mortali per darci la nostra piena eredità, la vita eterna e trasformare i nostri corpi mortali per essere trasformati in somiglianza di Cristo. Vedi [Romani 8:1-17].

    Egli fa questo per portarci al completamento della nostra salvezza, la nostra glorificazione, per la quale Egli stesso anche geme assieme noi e il creato.

    Egli inoltre intercede per noi, insieme a Gesù. Questo concetto lo vedremo anche più avanti, questo viene svolto per assicurarci che siamo mantenuti in Cristo mediante la Sua intercessione. Vedi [Romani 8:26-27].

    A questo punto Paolo sigilla il suo intero discorso fatto nel capitolo 8 con una porzione della Scrittura che non fa altro che garantire a noi, i credenti nati di nuovo, quelli chiamati secondo il disegno eterno e benevolo di Dio, la certezza della nostra salvezza fino al suo completamento.

    Noi, a causa delle cose menzionate prima, sappiamo, come dice Paolo, a questo punto, o dovremmo sapere, dovremmo essere persuasi da ciò che Paolo ci ha detto fino ad ora, che tutte le cose, cooperano insieme al bene di coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il Suo disegno il Suo scopo.

    Qui Paolo mette alla luce tre verità molto importanti che dobbiamo esaminare attentamente in modo da non fraintendere ciò che Paolo sta dicendo e che in effetti abbiamo capito esattamente quello che ci sta dicendo.

    Primo Punto: tutte le cose cooperano insieme per il bene

    Cosa significa questo veramente è che tutte le cose, davvero TUTTE le cose, non solo alcune cose, non solo le cose buone, ma tutte le cose, anche le cose brutte, le cose difficili, le tribolazioni, le persecuzioni, le prove della propria vita COLLABORERANNO insieme per il nostro bene.

    Abbiamo bisogno di specificare a questo punto che Dio per esempio perdona il peccato nella nostra vita, ma non lo condona anche se ora tutti i nostri peccati sono perdonati per sempre.

    Il salario del peccato è ancora la morte, e anche se non soffriremo il giudizio eterno di Dio per il nostro peccato ancora presente nella nostra vita di credenti, ci sarà comunque da soffrire la disciplina e la correzione di Dio che possono essere anche gravi, anche malattia fisica e morte, se ci ostiniamo a peccare, questo ci è spiegato in [1 Corinzi 5:5],[1 Corinzi 11:27-32].

    Tuttavia, Dio ci dice che TUTTE le cose cooperano al bene, anche nel nostro peccato, possiamo dire che la disciplina di Dio e la Sua correzione nella nostra vita opera insieme per il nostro bene, per via del Suo amore per noi [Ebrei 12:5-11].

    La sua bontà, dopo tutto ci spinge sempre al pentimento [Romani 2:4-5].

    Dobbiamo sapere che, anche se Dio ci perdona dal castigo eterno del nostro peccato, le conseguenze temporali e terrene dei nostri peccati non vengono sempre rimosse da Dio, anche se Egli ci perdona anche i peccati più gravi, si veda per questo principio per esempio [2 Samuele 12: 7-15].

    Anche se, è ovvio che non dobbiamo persistere nel peccato in modo che la grazia di Dio abbondi, o che possiamo ancora peccare anche se siamo sotto la grazia, [Romani 6:1-15].Non ci sono davvero scuse per i peccati nella nostra vita, ma il pentimento e il perdono attraverso la disciplina e la correzione, questa è una buona cosa che Dio fa cooperare per il nostro bene anche quando pecchiamo.

    Quando Dio sceglie le persone in base ai suoi scopi Egli farà tutte le cose cooperare al loro bene anche quando ancora essi non lo sanno.

    Per questo motivo lo scopo secondo elezione rimane sempre fermo.

    Si può vedere questo anche in una testimonianza resa a noi da Giuseppe, un uomo che i suoi fratelli odiavano e volevano uccidere, che i suoi fratelli vendettero come schiavo, questo loro lo fecero per il male.

    Comunque dato che, sia Giuseppe che anche i suoi fratelli erano chiamati secondo il disegno di Dio, Dio trasformò le loro opere di male in bene, Dio ha il potere di fare questo genere di cose, perché Egli è sovrano e onnipotente.

    Genesi 50:20 Ma voi, avete pensato del male contro di me, ma Dio lo ha pensato per il bene, al fine di far sì come è oggi, per salvare la vita di molte persone.

    E non solo, ma la loro stessa vita fu cambiata da Dio per via di ciò che Dio fece mediante un processo di trasformazione dal male al bene. I fratelli di Giuseppe corretti e disciplinati da Dio si sono ravveduti e quindi sono stati perdonati e ristorati.

    Ora è importante rendersi conto che noi che pretendiamo di conoscere Dio, noi che sosteniamo di amare Dio NON POSSIAMO MAI pensare nei nostri cuori di fare del male, pensando che tanto in ogni caso Dio opererà perché tutte le cose cooperino al nostro bene lo stesso.

    Chi pensa in questo modo, in realtà non conosce Dio. Chi pensa in questo modo molto probabilmente non è nemmeno uno che è chiamato secondo il Suo scopo, perché pensando così si dimostra che in realtà non amiamo Dio.

    Chi pensa in questo modo non comprende appieno la grazia di Dio, perché la grazia ci insegna sempre di fare il bene e ci insegna a negare la vita peccaminosa e ingiusta e di perseguire la giustizia e la bontà.

    Tito 2:11-14 Perché la grazia di Dio, apportatrice di salvezza è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà nel tempo presente, 13 ricercando la speranza della benedetta apparizione gloriosa del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, 14 che ha dato se stesso per noi, che Egli possa redimerci da ogni iniquità e purificare per sé il suo popolo speciale, zelante nelle opere buone.

    La grazia non ci insegna a praticare il male così ingannando noi stessi a pensare che Dio benedirà le nostre cattive azioni lo stesso.

    Questo è il peccato presuntuoso ed è in effetti un terreno molto, molto pericoloso da percorrere.

    Questo fatto ci porta al punto successivo di questo passo.

    Paolo dice, tutte le cose cooperano al bene, per chi?

     

    Secondo punto: coloro che amano Dio.

     

    Ora dobbiamo capire che coloro che sono chiamati secondo il disegno di Dio sono anche coloro che lo amano.

    Le due cose vanno di pari passo, non possono essere separate.
    Coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno, sono coloro che Egli ha eletto e questi sono quelli che lo amano perché Egli li ha eletti alla salvezza.

    Noi Lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo [1 Giovanni 4:19].

    Gesù stesso ci ha detto chiaramente chi sono coloro che realmente lo amano.

    Cosa fanno questi per dimostrare il loro amore per Lui, l’amore verso Dio?

    L’apostolo Giovanni, è conosciuto come l’apostolo dell’amore, perché nel suo Vangelo e nelle sue lettere è colui che scrive più spesso dell’amore di Dio. E’ comunque da notare che egli è anche l’apostolo della giustizia, della santità e della verità.

    Giovanni infatti ci dimostra come l’amore di Dio sempre è accoppiato alla pratica di una vita dove prevale la giustizia, la santità e la verità.

    Gesù, ci dice anche, infatti proprio nel Vangelo di Giovanni, chi sono coloro che amano Dio.

    Giovanni 14:15-24: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti 16 E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi per sempre 17. Lo Spirito di verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede né lo conosce, ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi 18 Non vi lascerò orfani;. io verrò a voi 19 “Un po ‘più a lungo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete. Perché io vivo voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è lui che mi ama. E chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui. “22 Giuda (non l’Iscariota) gli disse:” Signore, come è che devi manifestarti a noi e non al mondo? “23 Gesù rispose e disse:” Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama non osserva le mie parole, e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

    Gesù rende evidente a noi che cosa è dunque la cartina tornasole che dimostra che amiamo Dio.
    Qui non si sta riferendo al vivere in perfetta obbedienza alla Sua parola, anche se questo dovrebbe essere il nostro obiettivo.

    Sappiamo che questo ci renderebbe tutti squalificati ed è proprio per questo che noi abbiamo la grazia di Dio in Cristo per il perdono dei nostri peccati.

    Gesù parla invece di coloro la cui vita e cuore sono cambiati e ora sono disposti ad obbedire Lui e a vivere in perseverante obbedienza e costantemente una vita retta secondo obbedienza alla parola di Dio.

    Questo è anche ciò che significa veramente aver fatto Gesù il nostro Signore, averlo confessato come Signore, non sono solo parole dette con le labbra.

    1 Giovanni 3: 18-19 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità. 19 Da questo conosceremo che siamo della verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a lui.

    Matteo 7:21 «Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

    Credo che Giovanni nella sua prima epistola esponga per noi ancora più in dettaglio cosa significa essere quelli che amano Dio.

    Ci sono diversi passaggi in questa epistola che confermano anche ciò che Gesù ci ha detto già.

    1 Giovanni 2:3-5 Ora da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Colui che dice: “Lo conosco”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, veramente l’amore di Dio è perfetto in lui. Da questo sappiamo che siamo in lui.

    1 Giovanni 3:10 In questo i figli di Dio e i figli del diavolo sono resi palesi: Chiunque non pratica la giustizia non è di Dio, né è colui che non ama suo fratello.

    1 Giovanni 4:7-8 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.. 8 Chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore.

    1 Giovanni 4:20-21 Se qualcuno dice: “Io amo Dio” e odia il suo fratello, è un bugiardo, perché chi non ama il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non ha visto ? 21 Questo è il comandamento che abbiamo da lui: che chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

    1 Giovanni 5:1-4 Chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio e chiunque ama colui che ha generato, ama anche colui che è stato generato da lui. 2 Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i Suoi comandamenti. 3 Perché questo è l’amore di Dio, che osserviamo i suoi comandamenti. E i suoi comandamenti non sono gravosi.

    Quindi qui abbiamo la prova dell’amare Dio nella pratica dei comandamenti di Dio. L’amore di Dio infatti non è solo ed esclusivamente un sentimento emotivo, ma una azione che dimostra l’obbedienza ai comandamenti di Dio. E’ fede in azione.

    Così ora questo versetto sta prendendo una forma molto reale per noi.

    Paolo sta dicendo quindi, alla luce di quanto ci ha insegnato in precedenza nel capitolo, che sappiamo che tutte le cose cooperano insieme per il bene di coloro che amano Dio, come abbiamo detto SOLO questi sono quelli che sono stati chiamati secondo il Suo disegno.

    E’ ovvio quindi, che coloro che non amano Dio, quelli che non sono disposti ad obbedire alla parola di Dio non sono quelli che sono chiamati secondo il Suo disegno, mentre coloro che amano Dio sono quelli che vivono obbedendo la Sua parola, questi sono infatti quelli chiamati secondo il Suo disegno.

    Abbiamo appena letto quale è la distinzione tra i figli di Dio, (gli eletti) ed i figli del diavolo (i non eletti, coloro che rimangono e persistono in uno stato di ribellione e di incredulità).

    1 Giovanni 3:10 In questo i figli di Dio ed i figli del diavolo sono resi palesi: Chiunque non pratica la giustizia non è di Dio, né è colui che non ama suo fratello.

    Coloro che dimostrano che odiano Dio vivendo in costante disobbedienza alla Sua parola, coloro che lo ignorano, che non lo adorano in spirito e verità, per questi non collaborerà niente per il loro bene a meno che anche loro non siano a loro insaputa eletti alla salvezza.

    Coloro che non hanno la garanzia e il sigillo dello Spirito Santo non appartengono a Cristo e quindi non sono figli di Dio da Lui adottati mediante lo Spirito Santo.

    Lo Spirito Santo, quindi, non intercede per loro nemmeno Gesù, perché non si tratta di queste persone di cui Paolo sta parlando.

    Questo fatto esclude anche la possibilità che in realtà tutti gli uomini sono chiamati da Dio alla salvezza e sono eletti, perché i successivi versetti in realtà ci spiegano proprio questo.

    Coloro che Dio ha preconosciuto, quelli li ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, questi sono quelli che Dio ha chiamato cioè quelli che vengono eletti.

    Questo conferma a noi ancora una volta che solo chi è predetto da Dio e da Lui predestinato saranno sicuramente conformi all’immagine di Cristo.

    Questo descrive anche la nostra salvezza completata cioè la nostra glorificazione. Vedi anche [1 Giovanni 3:1-3].

    I figli di Dio saranno tutti portati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, che è la glorificazione. I figli del diavolo non lo saranno.

    Per essere chiamati secondo il disegno di Dio, in questo caso si parla di quelli scelti o eletti alla salvezza.

    Ci sono altre menzioni in particolare nella Scrittura su questo tema.

    La spiegazione più evidente di chi sono quelli che vengono chiamati secondo il disegno di Dio si trova in

    Efesini 1:3-14 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. 4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. 7 In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d’intelligenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé , 10 per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra. 11 In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà, 12 per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria.

    Questo passo ci spiega che cosa significa veramente essere chiamati secondo il Suo disegno, e ci introduce anche noi nella migliore comprensione dei prossimi due versetti che studieremo collegando il proposito di Dio e come Egli opera in realtà attraverso la vita di coloro Egli sceglie di salvare.

    La linea di fondo è questa, il motivo principale che siamo stati chiamati secondo il Suo disegno è alla lode della sua gloria. Versetti 6-11-14

    Questo è il fine di Dio nel chiamarci secondo il Suo disegno, è quello di portare gloria al Suo nome, a lode della Sua gloria.

    Mentre Lo fa però, Egli agisce secondo il Suo amore, grazia e misericordia. Versi 7-8.

    Questo Lo fa fatto scegliendoci, eleggendoci, predestinandoci ancor prima della fondazione del mondo, per essere giustificati e santificati, questo è ciò che significa essere santi e irreprensibili, dinanzi a Lui in amore, perché Egli ci ha amati per primo, come ha potuto fare questo?

    Lo ha fatto avendoci predestinati ad essere adottati come figli da Gesù Cristo, a se stesso, Dio.

    Perché ha fatto questo? Per due motivi che molte persone, molti credenti non sono disposti ad accettare.

    Il primo è questo: Egli l’ha fatto semplicemente secondo il beneplacito della Sua volontà.

    Questo significa perché Egli ha deciso di fare così nella sua perfetta, accettabile e buona volontà, che porta piacere, prima di tutto a se stesso, poi a tutti coloro che Egli sceglie.

    Dio ha fatto tutto questo per far conoscere il mistero della Sua volontà, secondo il Suo beneplacito che Egli propose in se stesso.

    In secondo luogo, come abbiamo fatto detto: Lo ha fatto per la lode della gloria della Sua grazia. Vedi anche [Efesini 2:1-7].

    Facendo tutto questo Egli ci ha eletti, accettati in Gesù come figli.

    In Gesù abbiamo la redenzione mediante il Suo sangue, la remissione dei peccati secondo le ricchezze della Sua grazia che ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e prudenza e in Lui anche noi abbiamo ottenuto un’eredità, essendo predestinati secondo il proposito di Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà.

    Questo è il motivo di base, la spiegazione della predestinazione.

    In un certo senso questa cosa non deve avere senso o essere accettata dall’uomo per esser valida, è stata fatta semplicemente perché Dio propose in se stesso di farlo perché Egli opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà.

    Questo dovrebbe essere ragione sufficiente per accettare la volontà di Dio, ed è proprio per questo in linea con questo versetto, tutte le cose cooperano al bene per gli eletti, il predestinato.

    Paolo continua oggi, spiegando che quelli che ha citato come coloro che amano Dio e che sono chiamati secondo il Suo disegno sono infatti quelli che sono descritti in Efesini 1 nel passaggio che abbiamo appena letto.

    Coloro che Dio ha preconosciuto da sempre ha anche predestinato ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo.

    Essere preconosciuti , significa solo che, siamo conosciuti da Dio prima, cioè Dio ci ha riconosciuto, conosciuto intimamente, come quelli che verrebbe scelto e accettato nel Suo diletto Figlio ed essere conformi all’immagine di Gesù Cristo nella gloria.

    Questo parla sia di santificazione che di glorificazione.

    In Matteo 7:21-23 Gesù disse: “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, abbiamo Non profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? ‘ 23 “E allora io dichiarerò loro: ‘Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità!’

    Essere preconosciuti significa proprio questo, essere intimamente conosciuti da prima.

    Queste persone nel passo di Matteo 7 non sono mai stati conosciuti da Lui, il che significa quindi che non sono mai appartenuti a Lui.

    Essere preconosciuti da Dio, ma quando?

    Prima di tutto per essere già conosciuto nella mente di Dio e nel Suo cuore prima ancora che noi nascessimo, infatti Efesini 1, ha detto prima della fondazione del mondo, siamo stati scelti, eletti nella prescienza divina.

    La prescienza di Dio tuttavia, non significa affatto che Egli ci ha scelti perché Egli da sempre sapeva chi alla fine avrebbe creduto nel Vangelo.

    Questa sarebbe una questione molto problematica che in realtà non è affatto biblica come Paolo spiega questo concetto nel prossimo capitolo

    Romani 9:11-12 (perché i bambini non ancora nati, non avendo ancora fatto del bene o del male, che lo scopo di Dio, secondo elezione potesse restare fermo, non di opere, ma di Colui che chiama) 12 è stato detto a lei, “Il maggiore servirà il più giovane.” 13 Come sta scritto: “Giacobbe ho amato, ma Esaù ho odiato”.

    Dio non ha preconosciuto Esaù ma Giacobbe ed è per questo che ha chiamato Giacobbe e non Esaù. Si noti il versetto 11. Quindi l’amore di Dio e l’odio di Dio è basato sulla preconoscienza, la scelta di  Dio solamente.

    Il concetto di prescienza e di elezione non dipende affatto dalle stesse persone in questione, non dipende dal loro comportamento e nemmeno dalla loro fede o incredulità, ma dipende da Colui che chiama.

    Tutto il resto, cioè la fede è dovuta alla preconoscenza e all’eventuale elezione e susseguente chiamata da parte di Dio e non vice-versa.

    Dio NON preconosce ed elegge in base a ciò che Egli vede nel futuro a riguardo della persona in questione come molti credono che sia, no affatto, vediamo qui nel brano di Romani 9 appena letto che lo scopo di Dio SECONDO ELEZIONE resta FERMO e NON SI BASA SU NESSUNA OPERA UMANA, ma da Colui che CHIAMA.

    E’ inutile cercare di battere i piedi in contesa alla parola di Dio, la parola di Dio insegna questo concetto di preconoscenza, elezione e susseguente chiamata. E’ basato sull’elezione di Dio e la Sua chiamata NON su alcuna opera o decisione umana alla quale Dio deve inchinarsi ed agire, come se l’uomo fosse il Sovrano e non Dio.

    Vediamo che allora TUTTO dipende da Dio, non perché Egli sapeva in anticipo che la persona avrebbe fatto del bene o del male e che questo poi determinerebbe la scelta di Dio. Ciò che invece determina la scelta di Dio è semplicemente lo scopo di Dio che opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà, a lode della sua gloria che Egli stesso ha determinato, secondo il beneplacito della sua volontà.

    Così quelli preconosciuti per quel proposito da Dio, quelli li ha predestinati ad essere in Cristo in modo che essi eventualmente fossero conformi alla Sua immagine sulla terra e nell’eternità.

    Ancora una volta cosa questo significhi è ben spiegato nel passo in Efesini 1 , leggiamolo insieme.

    Versetti 4-5 Egli ci ha scelti in Lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati all’adozione di figli da Gesù Cristo a se stesso.

    Versetto 7 In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia.

    Versetto 11 In Lui anche noi abbiamo ottenuto un’eredità, essendo predestinati

    Versetti 13-14 avendo creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa, 14 che è la garanzia della nostra eredità fino alla redenzione del possesso acquistato

    Quindi, essere predestinati ad essere conformi all’immagine di Gesù Cristo, può essere solo dopo essere stati preconosciuti da Dio tutto ciò basato sulla Sua sovrana volontà e la Sua scelta misericordiosa e quindi scelti ancor prima della creazione del mondo ad essere in Cristo e per essere salvati da Lui attraverso la Sua opera di redenzione.

    Sicuramente questo concetto insegna la predestinazione, la scelta degli eletti è secondo il consiglio della Sua volontà che Egli ha determinato secondo il beneplacito di quella Sua stessa buona volontà.

    Che la prescienza e la predestinazione o elezione, è una dottrina biblica è ampiamente confermato da molti passi della Scrittura.

    Eccone alcuni: [Geremia 1:5], [Giovanni 6:39-40], [Giovanni 6:44-45], [Giovanni 6:63-70], [Giovanni 11:52],[Giovanni 17:2], [Giovanni 17:6], [Giovanni 17:12], [Atti 13:48],[Romani 8:29-30],[Romani 9:10-23],[1 Corinzi 1:24-31], [2 Corinzi 1:21-22], [Galati 4:9 ],[Efesini 1:3-14],[2 Timoteo 2:19],[1 Pietro 1:2].

    Dio ha fatto questo in modo che Gesù fosse il capo, il primogenito per modo di dire, tra molti fratelli, che cosa questo significa è chiaramente descritto per noi in

    Ebrei 2:10-18 Infatti, per condurre molti figli alla gloria, era giusto che colui, a causa del quale e per mezzo del quale sono tutte le cose, rendesse perfetto, per via di sofferenze, l’autore della loro salvezza. 11 Sia colui che santifica sia quelli che sono santificati provengono tutti da uno; per questo egli non si vergogna di chiamarli fratelli, 12 dicendo: «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli; in mezzo all’assemblea canterò la tua lode». 13 E di nuovo: «Io metterò la mia fiducia in lui». E inoltre: «Ecco me e i figli che Dio mi ha dati». 14 Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. 16 Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo. 17 Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l’espiazione dei peccati del popolo. 18 Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati.

    Tuttavia, Gesù è il primogenito, l’uomo Gesù, Gesù Cristo, la seconda persona della Trinità, la parola di Dio, che dall’eternità era con Dio, ed è Dio, è sempre esistito e non è stato creato, ma generato.

    Gesù uomo e Dio, partecipava della stessa carne e sangue di cui noi siamo partecipi, anche se era senza una natura peccaminosa e senza peccato, affinché attraverso la Sua morte Egli potesse distruggere il diavolo, il potere del peccato e della morte, per liberarci da questi terribili e temibili nemici.

    Gesù è il primogenito tra molti fratelli anche come Egli stesso ha dichiarato anche a Maria Maddalena,

    Giovanni 20:17 Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre mio, ma và dai miei fratelli e dì loro: ‘Io salgo al Padre mio e Padre vostro, e al mio Dio e il vostro Dio ‘. “

    Qui Gesù ci pone sullo stesso Suo livello quando si tratta di essere figli di Dio, ci ha adottato sì, nondimeno siamo figli e fratelli con Lui.

    In realtà dobbiamo ricordare che cosa significasse essere adottati nella famiglia di Dio, vedete i commenti riguardo a siffatto versetto 15 di questo capitolo.

    Egli è il nostro Signore, sì, ma Lui ci ha serviti e ci serve ancora, Egli è il nostro Signore, ma Egli è anche nostro fratello, Egli è il nostro Signore e tuttavia Egli ci pone, per mezzo di Lui, allo stesso livello dello stato che Lui ha con Dio, noi siamo figli di Dio, fratelli di Cristo, coeredi con Lui.

    Paolo continua poi dicendo:

    30 e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

    Qui Paolo sta confermando l’elezione (scelta) o predestinazione da parte di Dio, di coloro che erediteranno la salvezza mediante la fede in Cristo.

    Coloro che credono, lo fanno perché certamente sono stati TUTTI predestinati da Dio a credere in Lui attraverso l’opera di redenzione di Cristo.

    Non solo Paolo conferma che Dio ci ha scelti prima di essere in Cristo, ma per eliminare ogni possibilità di dubbio, dice, coloro che Dio predestinati, quelli ha anche chiamato, quelli che ha chiamati li ha giustificati e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.

    Coloro che Dio predestina, quelli ha anche chiamato. Non dice che chiama in modo efficace anche gli altri che non erano predestinati.

    Vediamo che la predestinazione infatti precede la chiamata e non la chiamata la predestinazione.

    Pertanto, la teoria che si è chiamati prima e poi perché lui o lei risponde positivamente al Vangelo, questo li rende predestinati a essere conformi all’immagine di Cristo è una teoria fallace.
    Uno che chiamato risponde positivamente lo fa solo perché è stato predestinato e non viceversa.

    Solo loro, sono quelli che erano preconosciuti, predestinati, chiamati, giustificati e glorificati.

    Questo amici miei è la salvezza guardandola dal punto di vista di Dio.

    Ora, a questo punto dobbiamo specificare cosa significa veramente essere chiamati.

    Quando Dio estende la Sua chiamata agli eletti, i predestinati, si verifica a volte che spesso anche gli altri sentono la chiamata, anche se la chiamata di Dio è una sola in realtà.

    Mentre gli eletti sono chiamati alla salvezza attraverso il Vangelo, da una chiamata alla quale prima o poi risponderanno, anche gli altri sentono quella chiamata, questo tipo di chiamata è chiamata una chiamata generale. Questo tipo di chiamata non è né efficace né interna, ma solo esteriore per coloro che non sono eletti o predestinati.
    Tuttavia si tratta di una chiamata alla salvezza che si estende a molte altre persone e non solo gli eletti.
    Questo è per dimostrare che l’uomo senza l’intervento misericordioso e di grazia di Dio non vuole e non può rispondere positivamente alla sua unica speranza di essere salvato.
    Per questo Dio riterrà pienamente responsabili e inescusabili coloro che rifiutano il Vangelo, anche se non sono efficacemente chiamati.

    La chiamata generale del Vangelo deve essere data a tutte le creature, tutta l’umanità a prescindere, questo è confermato dalla Scrittura [Matteo 24:14],[Marco 16:15-16],[Luca 24:47],[Atti 17:30-31].

    Questo è comandato dal Signore, ma ora ci si potrebbe chiedere perché? Se è tutto predisposto da Dio, perché la chiamata va anche a chi la rifiuta?

    Dopo tutto, se solo gli eletti possono essere salvati allora perché gli altri che non sono eletti sono anche loro “chiamati”?

    Perché noi, esseri umani finiti, anche come credenti prima di tutto non sappiamo chi sono gli eletti, solo Dio lo sa [2 Timoteo 2:19], a meno che Egli ci riveli chi sono a volte così che possiamo portargli in modo specifico il messaggio della salvezza. Questo è evidenziato dall’operare dello Spirito Santo in maniera sovrana e lo possiamo vedere sviluppato nel libro degli Atti per quanto riguarda come viene applicata la salvezza tramite l’evangelismo secondo Dio.

    Inoltre ciò è coerente con ciò che dice Gesù a Nicodemo in

    Giovanni 3:6-8 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

    Poiché Dio ha scelto non solo gli eletti alla salvezza ma anche gli strumenti per portare la salvezza ai suoi eletti, questo viene fatto attraverso la chiesa e la predicazione del Vangelo, quelli che sono gli eletti nella maggior parte dei casi non lo sappiamo e quindi dobbiamo predicare il Vangelo a tutti.

    Possiamo essere assicurati che entro coloro ai quali noi predichiamo Dio ha i Suoi eletti che rispondono, anche se molti altri che non sono eletti non risponderanno positivamente alla chiamata e ne saranno comunque ritenuti pienamente responsabili poiché quello è comunque il desiderio e la decisione che senza l’intervento di Dio OGNI E TUTTI gli uomini prenderebbero,cioè il rifiuto del Vangelo.

    Spesso nella Scrittura, in particolare nel libro degli Atti, ci sono molte conferme che è la sovrana volontà di Dio che ha e dovrebbe anche oggi nella chiesa orientare l’evangelizzazione e gli evangelisti per andare a portare il Vangelo a determinate persone, quelli che poi risponderanno alla chiamata del Vangelo.

    Oppure è stato Dio che ha creato le circostanze che hanno indirizzato sia i predicatori che quelli da salvare gli uni agli altri in modo che gli eletti in effetti avrebbero sentito il Vangelo, avrebbero creduto e sarebbero stati salvati.

    Diamo un’occhiata ad alcune di queste istanze.

    L’eunuco Etiope, Filippo è in realtà comandato dall’Angelo del Signore di andare incontrare quest’uomo in modo che potesse ascoltare il Vangelo ed essere salvato [Atti 8:26-38], dopo di che è lo Spirito Santo stesso in realtà che porta Filippo di forza al luogo in cui Dio ha voluto che lui andasse a ministrare, il luogo in cui Dio aveva i Suoi eletti che avevano bisogno di ascoltare il Vangelo per crederlo [Atti 8:39].

    Cornelio e la sua famiglia, Pietro viene effettivamente chiamato da Dio e anche da Cornelio stesso, diretto divinamente a Pietro, per assicurare che sia Pietro stesso che vada a predicare a Cornelio e la sua famiglia, gli eletti di Dio, persone che Dio ha scelto per la salvezza [Atti 10:1-48].

    Ora molti potrebbero obiettare di questo menzionando la dichiarazione di Pietro a riguardo proprio ad

    Atti 10: 34-35 Allora Pietro, cominciando a parlare, disse: «In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; 35 ma che in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito

    Comunque bisogna stare attenti a come si interpretano questi versetti, poiché è facile supporre che ci siano dei prerequisiti morali o religiosi che Dio cerca per gradire le persone e per poi salvarli in base a quei prerequisiti.

    Se questo però fosse vero come alcuni lo intendono si sarebbe salvati per opere e per merito e la grazia cesserebbe di essere grazia, ma la salvezza sarebbe contingente su qualche cosa di meritato, il che pone un grande e grave problema. In questo caso specifico cioè per la salvezza, la Scrittura si contraddirebbe, perché significherebbe che Dio in effetti avrebbe invece riguardi personali e che darebbe la salvezza a chi se la merita.

    Questo fatto però è stato dichiarato qui da Pietro semplicemente per definire che, non solo dagli Israeliti, cioè gli Ebrei, Dio avrebbe avuto chi lo temerebbe e chi avrebbe operato giustamente, ma anche da qualsiasi altra nazione. Questo è il contesto di questo passo, l’elezione di Dio non solo dagli Ebrei ma anche dai Gentili, perché Dio ha tanto amato il mondo e per questo ha dato il Suo unigenito Figlio, che CHIUNQUE crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna.

    Che cosa vuol dire in fondo temere Dio e operare giustamente? Non vuol dire essere salvati perché si sta facendo qualche cosa che Dio gradisce e allora Dio vede e provvede la salvezza, quella è salvezza per opere, salvezza per merito.

    La salvezza per grazia è e deve essere COMPLETAMENTE immeritata ed è data in base soltanto alla sovrana scelta di Dio. Temere Dio e operare giustamente vuol semplicemente dire ubbidire alla chiamata del Vangelo per fede in Cristo, ma questo stesso fatto non nega l’elezione da parte di Dio, semmai la conferma.

    Basta vedere che cosa ci ha detto Paolo in [Romani 3:10-19] per capire che cosa Pietro NON stesse dicendo.

    I Gentili La Scrittura ci dice che da coloro che sono chiamati cioè da un grande gruppo etnico, solo coloro che erano destinati da Dio alla vita eterna credettero [Atti 13:48].

    Evangelismo diretto da Dio In [Atti 16:6-10], Paolo e Sila vengono fermati dallo Spirito Santo per due volte, fermati dal fare quello che sembrava meglio a loro e secondo i loro desideri e sono invece ri-diretti da Dio stesso dove Egli ha voluto che loro andassero a predicare il Vangelo, vale a dire in Macedonia, Corinto, dove Dio aveva i Suoi eletti.

    La conversione di Lidia A causa dell’obbedienza di Paolo alla volontà di Dio e la direzione di Dio, Paolo incontra una donna, Lidia, era lì per caso? No, non per caso ma fu Dio stesso che la attirò lì a sentire Paolo predicare e il suo cuore fu predisposto da Dio a ricevere il messaggio e credo che non ci siano coincidenze nell’ambito dei piani sovrani di Dio.[Atti 16:13-15].

    Infatti la parola Greca nel versetto 14 dove dice che Dio le aprì il cuore è una parola usata solo due volte nel Nuovo Testamento qui ed è usata in

    Luca 24:45 dove dice 45 Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro, vediamo che questo è un verbo la quale azione viene fatta da Dio e Lidia è colei che riceve passivamente l’azione di Dio. Il fatto è che il cuore umano e la mente umana devono essere aperti e predisposti da Dio per credere altrimenti nessuno può da solo credere nel Vangelo. Addirittura anche in questo episodio Dio salva la famiglia intera di Lidia.
    .

    Il Carceriere e la sua famiglia In Filippi, Paolo e Sila in realtà vengono arrestati e Dio interviene liberandoli con un terremoto e da una prigione piena di prigionieri, SOLO il carceriere e la sua famiglia vengono chiamati da Dio a ricevere la salvezza, questo tutto fatto da Dio, il carceriere non era alla ricerca di Dio per niente, e Paolo e Sila non stavano nemmeno cercando di predicare il Vangelo, ma fu invece Dio che cercò il carceriere e lo salvò, consentendo a Paolo e Sila di essere lì per predicargli il Vangelo [Atti16 :23-34].

    Un caso? Non credo proprio! Infatti è il carceriere che chiede a Paolo e Sila che cosa doveva fare per essere salvato. Questa è stata interamente l’opera di Dio,Paolo e Sila erano nel posto giusto al momento giusto e Dio attraverso la Sua sovrana scelta ha elaborato le situazioni, l’opera di convinzione e la fede e la rigenerazione TUTTO è stato posto in azione da Dio. Paolo e Sila erano semplicemente gli strumenti umani attraverso i quali Dio ha salvato il carceriere e la sua famiglia mediante la predica del Vangelo.

    Come la Scrittura ci insegna quindi in Romani 9:15-16 Egli infatti dice a Mosè: “Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione”. 16 Così allora non è di colui che vuole, né di chi corre, ma da Dio che usa misericordia.

    Questo è da che cosa e da chi la salvezza in ogni suo aspetto dipende, dipende interamente da Dio e Lui solo, utilizzando Egli stesso degli uomini fedeli che predicano Cristo ed obbediscono la Sua direzione, i Suoi suggerimenti e comandamenti, ancora, è la Sua chiamata a secondo dell’elezione che si distingue.

    Romani 9:11 (perché i bambini non ancora nati, non avendo fatto del bene o del male, così che lo scopo di Dio, secondo elezione potesse rimanere fermo, non di opere, ma di colui che chiama)

    Così possiamo vedere anche da questi passi e i fatti che abbiamo appena citato e molti altri che ci sono nella Scrittura, che anche la generale chiamata del Vangelo non è un appello che viene comunque portato ad ogni singolo essere umano in esistenza senza eccezioni.

    La chiamata degli eletti, che viene portata a tutti loro è interna, personale ed efficace.

    Così che gli eletti saranno tutti chiamati da Dio e tutti risponderanno positivamente alla Sua chiamata, in altre parole tutti crederanno, [Atti 13:48] e questa è la chiamata di cui Paolo sta parlando qui.

    La chiamata generale, comprende anche quella chiamata interna, personale ed efficace di coloro che sono preconosciuti e predestinati, ma non sarà interna, personale ed efficace per tutti gli altri che ascoltano cioè quelli che non sono eletti e predestinati a credere.

    Che la chiamata viene generalmente data a molti è vero, ma non è sempre per tutti interna, personale e efficace per tutti coloro che ascoltano, questo è chiaro da alcuni passi della Scrittura.

    Marco 16:15-17 Ed Egli disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo,. Ma chi non crederà sarà condannato.

    Solo coloro che credono alla chiamata saranno salvati [Giovanni 3:16-20]. Questo però NON conferma affatto il libero arbitrio nella pratica della fede.

    Questo è ciò che Gesù ha detto in:

    Matteo 20:16 “Così gli ultimi saranno primi, ed i primi ultimi. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

    Matteo 22:14 “Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

    Vedete, a proposito, non dice perché molti sono i chiamati ma pochi quelli che scelgono Dio o hanno fatto una scelta per essere salvati, invece dice, molti chiamati ma pochi sono eletti o scelti e questo cosa significa? Scelti da chi?

    Scelti da Dio, così è per questo che molti sono i chiamati ma pochi dei molti chiamati rispondono positivamente alla chiamata del Vangelo e vengono salvati.

    Dobbiamo riconoscere che questo fatto è esattamente vero.

    Molti sono i chiamati in tutto il mondo al pentimento attraverso il Vangelo, ma pochi di quei molti vengono scelti da Dio per essere salvati.

    Inoltre non dice comunque che tutti gli esseri umani indistintamente e individualmente sono chiamati e pochi eletti, dice invece, molti sono i chiamati ma pochi gli eletti, perché?

    Perché pochi sono i prescelti, gli eletti, mentre molti ma non tutti sono quelli che non sono scelti. Questi sentono insieme agli eletti la chiamata del Vangelo, ma la rifiutano.

    Gli eletti sono molti meno di quelli che vengono chiamati dalla chiamata generale del Vangelo, vedi [Matteo 7:13-14].

    Tuttavia, questo fatto stesso conferma che la dottrina della elezione o predestinazione è verità biblica per quanto riguarda la salvezza-rigenerazione.

    Dobbiamo notare e ammettere anche, e questo è molto importante, che la stessa possibilità di ascoltare la chiamata non è data a tutti gli individui esistenti nel mondo, molti di loro la sentano mentre non tutti gli uomini arrivano a sentirla.

    In altre parole molte, molte persone nel mondo muoiono senza nemmeno aver mai sentito un chiaro invito del Vangelo nella loro vita.

    Questo fatto non può che confermare la dottrina della elezione e confutare la dottrina del libero arbitrio e scelta nella salvezza.

    Questo è un grosso problema per molti credenti che sposano la teoria arminiana che insegna che un uomo crede ed è salvato per grazia e fede, ma solo esercitando la sua propria fede umana in Cristo mediante l’esercizio della propria volontà e la propria scelta, in altre parole di scegliere da soli a credere nel Vangelo quando è presentato a loro o scegliendo di rifiutarlo, questo loro dicono che lo possono fare da soli, senza l’intervento di Dio.

    In altre parole Dio premierebbe quindi la loro decisione di aver scelto Lui,dando loro la salvezza.

    Tuttavia la salvezza non è un premio per chi con la propria fede è riuscito a credere ma è un dono di grazia, un atto di misericordia che Dio concede a coloro ai quali Egli dona la fede per credere, la fede è un dono di Dio, che come la salvezza è solo per grazia e non proviene da noi stessi, è anche essa il dono di Dio.

    Se Dio desse la salvezza, come ricompensa, anche semplicemente per aver creduto e se la fede allora fosse rigorosamente di origine umana e di umana scelta, sarebbe salvezza per opere umane, opere per cui Dio dovrebbe quindi dare una ricompensa a chi le pratica.

    Dal momento però, che la salvezza è interamente di Dio e da Dio e tutta per grazia, non ci può essere alcuna ricompensa nemmeno per aver creduto.

    Perché questi fatti apportano grandi problemi?

    Perché questa teoria è negata possibile dai fatti stessi di cui stiamo parlando.

    Essi sostengono, (gli arminiani), che la dottrina della predestinazione o elezione non è valida perché toglie la libertà della volontà, la libertà di scelta alla persona e che quindi la persona non crede nel Vangelo esercitando la fede di sua spontanea volontà espressa attraverso il loro libero arbitrio umano e che magari rifiuta anche il Vangelo sempre secondo il suo libero arbitrio.

    Davvero?

    Essi affermano inoltre che, se Dio intervenisse in tal modo, in altre parole, scegliendo Lui stesso coloro che avrebbero creduto prima mentre permette ad altri di andare all’inferno, Dio sarebbe ingiusto.

    Comunque sarebbe veramente Dio ingiusto?

    OK, esaminiamo questa teoria alla luce del fatto per esempio che la chiamata del Vangelo chiaramente non è mai stata data ad ogni singola persona che ha vissuto e che vive.

    Questo è un fatto che è confermato dalla realtà e la Scrittura e la logica reale dei fatti stessi.

    Tuttavia, prima di tutto guardiamo alla volontà dell’uomo per un minuto.

    Ricordiamoci che quando l’uomo non è salvato, cioè rigenerato, la sua volontà non è affatto libera. La volontà dell’uomo è invece completamente schiava dalla sua natura peccaminosa.

    Perciò una persona che non è salvata decide sempre, cioè sceglie tutto e sempre quello che lui o lei fa, non con una vera libertà di scelta, ma una volontà schiava del peccato, e questo causa solo ad essere sempre e comunque ribelli alla volontà di Dio, così come causa di non essere nemmeno in grado di capire le cose spirituali, del resto anche il Vangelo stesso è una cosa spirituale.

    Ciò è confermato da [Giovanni 8:34-36] e [Romani 3:10-19], almeno questi due passi nonché [Romani 8:7].

    L’uomo non può liberare la sua volontà schiava del peccato da solo. Tuttavia, questa è la cosa di cui avrebbe bisogno di fare in modo da poter credere al Vangelo, perché ricordiamoci che la Scrittura ci insegna chiaramente e categoricamente che l’uomo naturale, l’uomo non salvato, non è e non può, né vuole capire [Romani 3:10-11] le cose di vera natura spirituale [1 Corinzi 2:14] perché possono solo essere comprese spiritualmente.

    Secondo fatto del perché la teoria arminiana è erronea è questo, assumendo per assurdo che l’uomo possa scegliere di avere fede con la sua propria volontà, in modo che la fede secondo il libero arbitrio possa operare e non la fede secondo elezione, DOVREBBE ALLORA ESSERE IMPERATIVO che Dio desse a TUTTI gli uomini viventi, ogni singolo individuo, SENZA ECCEZZIONE, la stessa opportunità di udire e ascoltare il messaggio del Vangelo per far si che questo metodo sia giusto.

    C’è comunque da fare una giusta domanda a questo punto, Dio fa questo? Cioè Dio da la stessa opportunità a TUTTI?

    Perché deve essere assolutamente fatto così perché questo sia giusto secondo la dottrina del libero arbitrio.
    Secondo questa dottrina arminiana Dio deve dunque dare la stessa possibilità a tutti perché altrimenti se non lo facesse in quel caso specifico Lui sarebbe allora ingiusto.

    Comunque noi sappiamo che Dio non è ingiusto ne scorretto e quindi quale è la conclusione che rimane da fare?

    Infatti, se Cristo fosse morto potenzialmente per tutti gli uomini esistenti, come si sente spesso dire, eppure se Dio non avesse dato a TUTTI quegli uomini esistenti, per i quali essi dicono Cristo è morto, la stessa opportunità di ascoltare il Vangelo, allora Dio sarebbe, in questo caso, ingiusto e il sacrificio di Cristo sarebbe stato anche parzialmente inutile e questo sarebbe un’offesa a Lui stesso e alla Sua opera.

    L’opera di Dio sarebbe quindi un parziale fallimento in questo caso, inoltre Dio sarebbe ingiusto anche nei confronti di coloro ai quali Egli non ha dato l’opportunità di udire il Vangelo, come potrebbe dunque Egli non dare la stessa esatta possibilità a tutte le persone per le quali Cristo sarebbe morto, di accettare il Vangelo o di scegliere di rifiutarlo?

    Ora sappiamo, invece, che tutto ciò che Dio fa non è mai in nessun caso un fallimento.

    Inoltre, a causa di questo fatto, molte persone per il quale Cristo è morto e per cui Egli ha già pagato per i loro peccati, (sempre se il sistema di credenza arminiano fosse vero), allora queste persone, per le quali Gesù è morto, andrebbero all’inferno lo stesso e ancora peggio, ci andrebbero senza aver mai sentito la chiamata del Vangelo, chiamata che sarebbe stata la loro unica e sola via di salvezza e questo metodo qui sarebbe fare di Dio, in questo caso soltanto, un Dio ingiusto e sleale.

    In altre parole molta gente per la quale Cristo è morto, per la quale Egli ha versato il Suo prezioso sangue sarebbe comunque morta lo stesso, senza aver mai avuto la possibilità di scegliere se volevano essere salvati o meno e come facciamo allora a sapere se poi questi avrebbero accettato o rifiutato il Vangelo, se non hanno mai avuto la possibilità di sentirlo e di crederlo?

    La dottrina arminiana è dunque senza dubbio quella che in realtà è un’offesa a Cristo e al Suo sacrificio, perché renderebbe il Suo sacrificio parzialmente inefficace.

    Sarebbe come dire che la potenza di Dio non potesse essere davvero onnipotente, a meno che, qualcuno credesse il Vangelo. Questa è una offesa a Dio ed i Suoi attributi. Allora Dio non è onnipotente e non è sovrano, almeno secondo questa teoria arminiana.

    Tuttavia il Vangelo è realmente la potenza di Dio per la salvezza, solo per TUTTI coloro che credono. [Romani 1:16-17]

    Alla luce di questa teoria, cioè la dottrina del libero arbitrio, però, se non tutte le persone hanno avuto le stesse possibilità di credere nel Vangelo questo non potrebbe mai essere considerato un metodo giusto, in quanto, l’unico modo per essere salvati è solo e sempre che bisogna udire il Vangelo e crederlo.

    Quindi coloro che non hanno mai avuto la possibilità di sentire il Vangelo, possiamo allora dire con certezza, non potrebbero essere quelli che sono chiamati ad udirlo e quindi non possono nemmeno essere quelli che sono chiamati a credere.

    Per essere salvati come la Bibbia ci insegna, dobbiamo credere in Cristo, è l’unico modo per essere salvati, l’unico modo!

    Pertanto, se molti, non hanno nemmeno mai avuto l’opportunità di udire il Vangelo e muoiono in tale stato, che cosa significa questo?

    Significherebbe che Dio darà loro la possibilità di essere salvati in qualche altro modo? No, non è così! Non può essere così!

    La Bibbia è chiara, non vi è infatti altro nome o un altro modo attraverso il quale possiamo essere salvati, se non per mezzo di fede in Gesù e nella Sua opera di redenzione, [Giovanni14:6],[Atti 4:12],[Romani 10:14-17].

    Se ci fosse qualche altra possibilità di essere salvati separatamente dall’ascoltare il Vangelo e crederlo, cioè avere fede in Cristo, allora chi non ha mai udito il Vangelo, si troverebbe in una miglior condizione a non averlo udito che quelli che l’hanno udito e lo hanno rifiutato, ma soprattutto in questo caso e in questo caso soltanto l’evangelizzazione sarebbe assolutamente inutile, perché sarebbe allora meglio lasciare tutti nella loro ignoranza, perché così sarebbero salvati comunque. E coloro che sono stati salvati perché lo hanno udito ed hanno avuto fede? Quale beneficio trarrebbero da ciò?

    Tutto questo non avrebbe senso.

    Ancora peggio chi sta peggio di tutti gli altri sono coloro che infatti odiano il Vangelo e lo rifiutano, mentre coloro che non l’hanno mai udito vengono salvati in ogni caso?

    Quale sarebbe allora lo scopo per l’evangelizzazione? Sarebbe questa una via giusta ed equa, secondo voi?

    E’ evidente, invece, che coloro che non hanno mai udito il Vangelo non possono nemmeno fare parte dei chiamati di cui Paolo sta parlando e, pertanto, appare evidente, che essi non possono dunque nemmeno essere i predestinati, altrimenti se lo fossero sarebbero inevitabilmente stati chiamati ma non possono nemmeno esercitare il loro libero arbitrio e scegliere o rifiutare il Vagelo.

    Questo allora più di tutto dimostra che la salvezza dell’uomo e l’accettazione del Vangelo secondo il libero arbitrio o la scelta umana non è la dottrina giusta che la Bibbia insegna.

    Certamente vi è una cooperazione tra la volontà dell’uomo e la volontà di Dio, tra l’elezione sovrana di Dio e la fede che è sicuramente esercitata volontariamente dalla persona stessa che è chiamata.
    Certamente non è Dio che crede per noi, siamo noi che in realtà crediamo che esercitiamo la nostra fede in Cristo di sicuro e volenterosamente con gioia accettiamo questa salvezza.

    Ecco perché non vi è alcuna violazione della scelta o della volontà dell’uomo perché la fede e la susseguente salvezza sì, si verifica per la scelta di chi opera questa fede, però solo ed esclusivamente perché veniamo messi nella giusta condizione spirituale, da Dio stesso, per essere in grado ed essere disposti a credere e fare questa benedetta scelta giusta.

    Quindi, la nostra fede non è umanamente generata ma è piuttosto donataci da Dio come parte della grazia di Dio che opera nella nostra vita per salvarci, altrimenti noi lasciati a noi stessi vorremmo solo e sempre andare in perdizione e non potremmo ne vorremmo credere. Non potremmo fare la giusta scelta da soli.

    Tuttavia, il fatto è questo, è davvero la dottrina, Arminiana, che purtroppo ci presenta errori, perché è questa dottrina, non quella dell’elezione che ritrae un Dio ingiusto e scorretto. La dottrina della predestinazione, tra l’altro può essere la sola, unica dottrina biblica corretta.

    Perché?

    E ‘già stato reso evidente il perché, abbiamo visto che, affinché il sacrificio di Gesù fosse solo potenzialmente valido per tutti gli uomini, come molti oggi sostengono, allora tutti gli uomini dovrebbero avere la stessa possibilità di udire il Vangelo ed avere la possibilità di scegliere.

    Dal momento però che sappiamo ed è confermato che NON a TUTTI gli uomini è data questa stessa possibilità, vuol dire che molti non sono nemmeno i chiamati e quindi come potrebbe essere che Gesù sia morto per tutti gli uomini, nel senso individuale, cioè come gli arminiani dicono? Si tratterebbe allora di ogni singola persona in esistenza? Non potrebbe essere!

    Anche se la fede per la salvezza fosse basata sul libero arbitrio dell’uomo sarebbe comunque necessario per crederlo, che il Vangelo fosse loro predicato al fine di poter credere ed essere salvati.

    Questo è esattamente il punto che Paolo fa in Romani 10, dove lui stesso desidera essere maledetto cioè separato da Dio, di modo che alcuni dei suoi confratelli ebrei potessero essere salvati [Romani 10:1].

    (Se la teoria arminiana del libero arbitrio fosse vera, Paolo potrebbe fare benissimo questo compromesso con Dio, siccome però non è così Paolo poteva solo dichiarare che infatti non era possibile poter scambiare la sua anima per quella di altri).

    Questo fatto in parentesi conferma fortemente che in effetti la dottrina della sovrana elezione e predestinazione è vera ed inoltre conferma il fatto che non si può perdere la salvezza se si è veramente eletti e conferma dunque che l’uomo non ha nemmeno la scelta di poter fare forfait della propria salvezza.

    Egli continua infatti dicendo che per essere salvati si deve credere nel cuore che Dio ha risuscitato Gesù dai morti, e confessare con la propria bocca Gesù come Signore, poi più avanti nel capitolo dice anche questo altro fatto molto importante

    Romani 10:13-15 per “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. 14 Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? 15 E come si può predicare senza essere prima inviati?

    Come vediamo, Paolo fa delle domande retoriche. Come può una persona invocare Colui nel quale non hanno creduto? Non possono! Come faranno dunque a credere in Gesù se non ne sentano parlare? Non possono! Come faranno a ascoltare il Vangelo se non c’è chi lo annuncia? Non lo odano!

    Tutto questo è per dire che per essere slavati SI DEVE udire il Vangelo e crederlo, se non lo odano e muoiono in quello stato di incredulità non possono essere salvati. Comunque, potrebbero essere predestinati se non lo odano? Possono essere chiamati se non lo odano? Come possono credere dunque?

    Quindi, se Cristo fosse morto per tutti gli uomini singolarmente ed individualmente, ma non a tutte le persone fossero date le stesse opportunità di udire il Vangelo, in quanto esso è l’unica via di salvezza, allora dire che Gesù è morto per tutto il mondo in maniera individuale e secondo il libero arbitrio e la scelta umana sarebbe una contraddizione e c’è ancora da chiedersi in questo caso specifico Dio sarebbe allora giusto? Lo sarebbe?

    No, in questo caso non lo sarebbe!

    Ancora una volta, poiché Dio è giusto ed è equo, Egli stesso non avrebbe potuto adottare il metodo della scelta umana basata sul libero arbitrio per essere salvati a meno che davvero non avesse dato a tutti la stessa identica possibilità di accettare o rifiutare il Vangelo.

    E’ nella dottrina arminiana che Dio è un Dio ingiusto e scorretto, non solo verso l’umanità stessa che Egli, secondo loro, vuole salvare interamente, ma anche peggio ancora, ingiusto verso il Suo proprio Figlio, che allora sarebbe morto invano per tutti gli uomini, perché Dio stesso poi non dà la stessa possibilità a TUTTI di ascoltare il Vangelo, che è l’unico modo per essere salvati, credendolo.

    Quindi tante persone per le quali Gesù in realtà è morto per salvarle in effetti, non possono essere salvate, anche se avrebbero voluto esserlo perché del resto non è stata data loro la possibilità di essere salvati.

    Non solo quelli che ascoltano il Vangelo e hanno rifiutato la salvezza, perché loro avrebbero davvero meritato la più dura punizione per aver trascurato una così grande salvezza, ma anche le persone che non hanno mai avuto l’occasione di ascoltare il messaggio? Che dire di loro?

    Dio li punirà lo stesso perché non hanno creduto, ma in quel caso non gli ha mai nemmeno dato una vera possibilità di ascoltare il Vangelo in modo da avere la possibilità di essere salvati.

    Questo sarebbe ingiusto davvero, a meno che, l’ elezione e la predestinazione fossero vere, allora e solo allora Dio non sarebbe ingiusto verso tutti.

    La linea di fondo è questa, nella dottrina dell’elezione Dio non è affatto ingiusto, come alcuni che rifiutano la dottrina dell’elezione dicono, perché?

    Perché tutti gli uomini sarebbero destinati all’inferno a prescindere, tutti, senza eccezione e senza alcuna speranza al di fuori di Dio, perché la Scrittura ci insegna proprio questo e abbiamo avuto ampie opportunità finora di vedere che questo è vero.

    Inoltre, perché in questo caso soltanto, il sacrificio di Gesù è DAVVERO EFFICACE per tutti coloro che Dio ha scelto per credere senza lasciarne alcuno fuori, e questo è un colpo sicuro e senza eccezioni, di modo che l’opera di redenzione di Gesù è veramente efficace e assolutamente potente e sufficiente per tutti coloro per i quali Egli è morto e per questo fatto Dio non lascia nessuno fuori.

    Tutti coloro che il Padre dona al Figlio verranno a Lui, e quelli che vengono a Lui Egli non caccerà mai [Giovanni 6:37-39],[Giovanni 17:2-3].

    Così Dio, in questo caso è completamente e assolutamente giusto, in particolare giusto verso Gesù così come verso gli uomini, perché in questo caso neanche una sola goccia del Suo prezioso sangue viene sprecata né alcuno per il quale Cristo è morto in realtà va all’inferno perché non ha avuto la possibilità di udire la chiamata del Vangelo e crederla.

    Quindi, tutti gli uomini indipendentemente meritano di andare all’inferno a causa del loro stato di peccato e ci andrebbero giustamente, se non fosse per l’intervento misericordioso e pietoso di Dio nella loro vita.

    Se poi tutti gli uomini giustamente andrebbero all’inferno secondo la perfetta giustizia di Dio, allora, anche se Egli avesse deciso di lasciar sì che tutti gli uomini andassero all’inferno, per loro scelta non Sua, poiché questa è la scelta di contumacia di ogni uomo, allora Dio non sarebbe ingiusto verso nessuno, o no?

    No, per niente!

    Ma voi non credete che meritate l’inferno miei cari amici arminiani? E se lo meritate, e lo meritiamo tutti, dov’è dunque il vostro Dio ingiusto, perché Egli permette che alcuni vadano dove meritano di andare e anche peggio dove scelgono di andare da soli? E’ solo l’amore, la misericordia, grazia e potenza di Dio che vi ha tratto fuori e vi mantiene dalla perdizione e non il vostro libero arbitrio o scelta umana.

    Che tra l’altro è esattamente ciò che Paolo sta dicendo anche in [Romani 9:11-24] che studieremo in seguito.

    Tuttavia, se nel Suo grande amore, nella Sua misericordia e nella Sua grazia, Dio invece ha scelto di predestinare alcune di queste persone, che erano state condannate all’inferno in ogni caso se lasciati a se stessi, se li ha predestinati ad essere salvati, come può essere ingiusto o sleale perché Egli non interviene nella vita degli altri e consente loro invece di andare all’inferno, il luogo dove stavano andando comunque per loro scelta e volontà?

    E’ ingiusto perché Egli ha scelto alcuni e non altri, sapendo che quelli che non ha scelto meritano il castigo eterno a prescindere?

    Dio sarebbe ingiusto a mandare la gente all’inferno SE e solo se ci fosse qualcosa di moralmente buono nelle persone che vanno all’inferno, ma siccome, spero che sappiamo ormai, che tutti meritano l’inferno e nessuno merita la salvezza, come sarebbe Dio ingiusto per aver scelto alcuni ad essere salvati secondo la Sua volontà che è sempre perfetta, buona e accettabile? O forse non crediamo che lo è?

    Il vero problema invece è questo, gli uomini vanno all’inferno perché sono peccatori, ribelli a Dio, idolatri e odiano Dio anche se odano il Vangelo e lo respingono o anche se non lo odano affatto.

    Abbiamo visto in precedenza che questo è vero nello studio [Romani 1:18-32], [Romani 3:10-19], [Romani 3:23].

    Gli uomini non vanno all’inferno solo ed esclusivamente perché rifiutano la salvezza che il Vangelo offre di per sé, ma vanno all’inferno perché il salario del peccato è la morte e perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio e perché sono per natura figli d’ira.

    La gente va all’inferno perché non c’è nessuno giusto, neppure uno, perché non c’è nessuno che capisca, perché non c’è nessuno che cerca Dio, perché tutti hanno deviato, perché sono insieme tutti divenuti inutili, corrotti, perché non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno.

    Essi vanno all’inferno perché la loro gola è un sepolcro aperto, e con le loro lingue hanno praticato l’inganno, perché il veleno di serpenti è sotto le loro labbra e la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza.

    Essi sono dannati non solo perché non credono al Vangelo né sono assolti dai loro peccati perché non lo hanno mai sentito, periscono perché è stato precedentemente confermato che tutti gli uomini sono sotto il peccato, perché i loro piedi sono veloci a spargere il sangue; distruzione e miseria sono sul loro cammino e la via della pace non hanno conosciuto e perché non c’è timore di Dio davanti ai loro occhi.

    Questo ci viene detto dalla parola di Dio, perché ogni bocca possa essere fermata, e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole davanti a Dio.

    Questo era stato il punto che Paolo ci ha insegnato nei primi tre capitoli della lettera ai Romani, in tal modo che ora quando arriviamo a questo punto e poi nel capitolo 9, non ci sarebbe stato un problema né ci fosse un rigetto della dottrina dell’elezione di Dio e della predestinazione ed in modo che non avremmo e non possiamo a questo punto accusare Dio di essere ingiusto per via dell’elezione, cioè la Sua sovrana scelta di coloro che avrebbero creduto, mentre invece avrebbe abbandonato il resto ai loro stessi desideri e le proprie voglie di andare dove avrebbero comunque scelto di andare quando lasciati a se stessi.

    Dove si trova l’ingiustizia in tutto questo? Non c’è!

    Dio è obbligato a salvare qualcuno? No, non lo è! Niente affatto!
    Eppure, in un certo senso Egli lo è causa di se stesso, perché? Perché, Egli è, sì, giustizia e santità perfetta, eppure è anche grazia, misericordia e amore.

    A causa di questi attributi che si trovano in Lui stesso, Egli vuole salvare molti da un destino da cui altrimenti non potrebbero mai salvarsi.

    Pertanto, se nel Suo amore, nella misericordia e nella grazia, Egli ha scelto secondo il beneplacito della sua volontà e per la Sua gloria proprio di salvare molti per Sua scelta, eleggendoci, predestinandoci a credere ed essere salvati perché noi stessi da soli non avremmo MAI potuto, allora vi domando, dov’è l’ingiustizia in tutto questo?

    Paolo in precedenza aveva accusato sia i pagani così come gli ebrei di essere tutti sotto il peccato [Romani 1:18-32].

    Tutti i pagani sono idolatri secondo questa Scrittura e praticano lo stile di vita che segue,

    Romani 1:29-32 pieni di ogni ingiustizia, immoralità sessuale, malvagità, cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, omicidio, di rivalità, di inganno, di male nella loro mente, sono diffamatori, 30 calunniatori, nemici di Dio, violenti, superbi, vanagloriosi , inventori di cose malvagie, disubbidienti ai genitori, 31 senza conoscenza, inaffidabili, senza amore, sleali, spietati, 32 che, conoscendo il giusto giudizio di Dio, che coloro che praticano tali cose meritano la morte, non solo fanno le stesse, ma anche approvano coloro che le praticano.
    Vedi anche [Efesini 2:1-3].

    Gli uomini vanno all’inferno perché coloro che praticano tali cose sono che cosa? Degni di morte, questo è il modo in cui sono tutti, questo è il modo in cui tutti sarebbero ancora se non fosse per Dio che nella Sua misericordia, grazia e amore ci ha scelti per essere in Cristo e ci ha predestinati a credere ed essere salvati.

    TUTTI coloro che vanno all’inferno quindi ci vanno non solo perché hanno udito il Vangelo e lo hanno respinto o perché non hanno mai avuto la possibilità di sentirlo, infatti, tutti vanno all’inferno perché sono peccatori e meritano di essere dannati per questo fatto soltanto.

    Proprio per questo l’uomo ha un disperato bisogno del Vangelo, per essere chiamati e salvati, mediante la predicazione del Vangelo, questo è il veicolo scelto da Dio per offrire la salvezza agli eletti.

    1 Corinzi 1:18-31 Perché il messaggio della croce è pazzia per quelli che vanno in perdizione, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: “Io distruggerò la sapienza dei sapienti, E porterò a nulla la comprensione del prudente. ” 20 Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poiché, nella sapienza di Dio, il mondo attraverso la saggezza non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio attraverso la stoltezza della predicazione di salvare coloro che credono. 22 Perché gli ebrei chiedono un segno, e i Greci cercano la sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, agli ebrei uno scandalo e stoltezza per i Greci, 24 ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Poiché la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Perché la vostra vocazione, fratelli, che non molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, sono chiamati. 27 Ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per mettere a confondere i sapienti, Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le cose che sono potenti, 28 e le cose ignobili del mondo e le cose che sono disprezzate Dio ha scelto, e le cose che non sono, per portare a nulla le cose che sono, 29 affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. 30 Ma da lui voi siete in Cristo Gesù, che è diventato per noi sapienza di Dio – e la giustizia, santificazione e redenzione – 31 che, come sta scritto: «Colui che si gloria, si glori nel Signore.”

    In questo ultimo passo se siamo onesti vediamo alcune cose che confermano la dottrina dell’elezione e non la scelta per il libero arbitrio dell’uomo per quanto riguarda la salvezza.

    Vediamo che il Vangelo è stoltezza, pazzia, per quelli che vanno in perdizione, che si trovano in quello stato e scelgono loro stessi secondo la loro schiavitù al peccato (non il vero libero arbitrio) per loro volontà di restare in quello stato di incredulità, perché in fondo è l’unica scelta che essi possono e vogliono fare da soli.

    Il Vangelo stesso è invece la potenza di Dio per coloro che sono salvati, versetto 18. [Romani 1:16-17].

    Essere salvati, cioè sono salvati nel Greco è una forma passiva del verbo che indica che i soggetti stanno ricevendo l’azione da qualcun altro e non sono loro che la eseguono, altrimenti Paolo avrebbe usato una forma attiva del verbo se erano infatti le persone stesse che effettuavano la scelta per essere salvati.

    Vediamo anche nel versetto 21 che Paolo menziona il fatto che la predicazione del Vangelo è l’unico veicolo scelto da Dio per salvare coloro che credono.

    Chi sono questi che credono?

    Paolo ci dice, sono coloro che sono chiamati a credere e non quelli che vanno in perdizione, perché questi ultimi considerano il messaggio del Vangelo follia, ma coloro che sono chiamati secondo il disegno di Dio, costoro che sono chiamati, sia fuori dagli ebrei che i Gentili, in altre parole, da tutto il mondo, coloro per cui Gesù è morto, questo è ciò che significa tra l’altro che Gesù è morto per il mondo intero.

    Per coloro che sono chiamati fuori dal mondo, Cristo è invece la potenza di Dio e la sapienza di Dio.

    Questo tra l’altro è quello che veramente [Giovanni 3:16-17] significa.

    Questi ultimi chiamati, gli eletti, sono gli stessi che Paolo cita nel brano di Romani che stiamo studiando in questo momento.

    Quelli che ha predestinati li ha pure chiamati.

    Ora, concludendo in 1 Corinzi, Paolo dice, la vostra chiamata, per questi che sono i chiamati, versetto 26 e poi per eliminare ogni possibilità di equivoco Paolo ci dice esattamente chi ha scelto chi.

    È Dio che ci ha scelti e quindi ci ha chiamati con il Vangelo, coloro che Egli ha scelto, Egli ha chiamato, e guardate, per tre volte Paolo ci dice, Dio ci ha scelti in modo che nessun uomo può gloriarsi di niente alla Sua presenza.

    Vedi anche Giacomo 1:18 Di sua volontà egli ci ha rigenerati con la parola di verità, che potessimo essere una specie di primizia delle sue creature. Non per il volere dell’uomo, ma per la Sua volontà egli ci ha salvati con la parola di verità, si veda anche [Giovanni 1:12-13].

    Poi Paolo conclude, da Lui, cioè a causa di Dio e solo Lui, siamo in Gesù Cristo.

    Tutto questo Cristo è, per tutti noi che non possiamo esserlo e questo include la saggezza anche per comprendere il Vangelo e la volontà di Dio, la giustizia, santificazione e redenzione, che è l’equivalente anche della nostra gloria, questa è la nostra INTERA salvezza tra l’altro, in modo che noi possiamo solo dare la gloria al Signore.

    Nessuno può allora dire che ha scelto Cristo, da solo o esclusivamente dall’esercizio della propria volontà. Anche perché come abbiamo detto più volte prima, la volontà irredenta dell’uomo peccatore è completamente e totalmente schiava del peccato, non è libera affatto e non può mai scegliere Dio, come l’uomo naturale, non può capire le cose dello Spirito.

    Così ora che abbiamo stabilito che solo quelli che Dio ha predestinato li ha anche chiamati attraverso il Vangelo e questo per essere salvati, e tutti coloro che Dio ha predestinato e chiamato, dice Paolo, li ha pure giustificati.

    Sappiamo cosa significa essere giustificati a questo punto, spero.

    In breve, vuol dire siamo stati resi giusti e santi davanti a Dio.

    In altre parole, significa essere resi senza colpa, senza la colpa eterna del peccato, questa è rimossa e questo significa rimossa per sempre, per sempre!

    Quindi, essere giustificati significa due cose in realtà, essere resi giusti attraverso la vita giusta e l’obbedienza di Gesù, attraverso i Suoi meriti e le Sue virtù soltanto, cioè la giustizia di Cristo ci viene imputata come se fossimo noi che avessimo soddisfatto e perfettamente obbedito la legge di Dio, mentre invece lo ha fatto Lui per noi, essendo Lui l’unico in realtà che poteva farlo.

    Questo concetto lo abbiamo visto già spiegato in

    Romani 8:3-4 Per ciò che la legge non poteva farlo in quanto era debole attraverso la carne, Dio lo ha fatto mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato, a causa del peccato: ha condannato il peccato nella carne, 4 che i giusti requisiti della legge fossero adempiuti in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Quindi anche le nostre azioni ingiuste e peccati sono stati cancellati per sempre, tutti i nostri peccati, passati, presenti e futuri e questo significa tutti e per sempre, altrimenti non potremmo mai avere una posizione di giustizia davanti a Dio.

    Anche questo è stato fatto per mezzo di Gesù che ha preso su di sé tutti i nostri peccati e le nostre iniquità e li ha lavati tutti con il Suo sangue.
    In altre parole, il nostro peccato e la nostra colpa conseguente Egli Ha portato via con il Suo sacrificio sulla croce.

    Gesù ha anche pagato la dannazione eterna, la punizione, l’ira di Dio che doveva essere nostra per i nostri peccati. Ha pagato il prezzo per coloro ai quali Dio ha dato la fede per credere nell’opera del figlio e che Egli ci continua a giustificare per sempre con la sua presenza davanti al Padre [Romani 8:34],[Ebrei 7:24-28],

    [Ebrei 8:1] come noi siamo in Lui seduti nei cieli, come la nostra vita è nascosta in Lui [Efesini 2:4-7],
    [Colossesi 3:3-4].

    In questo modo Egli ha completato la nostra giustificazione, cioè la nostra posizione giusta dinanzi a Dio, il nostro stato irreprensibile davanti a Dio, è tutto grazie a Lui, e nulla di ciò che abbiamo fatto o possiamo fare noi.

    Ci sono molte Scritture che catturano questa verità, due sono la migliore spiegazione di questo fatto e sono i seguenti

    Efesini 1:3-14 Benedetto sia l’Iddio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4 così come Egli ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo, per essere santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati all’adozione di figli da Gesù Cristo a se stesso, secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale Egli ci ha accolto nel suo Figlio diletto. 7 In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e prudenza, 9 avendoci fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo Il suo beneplacito che egli propose in se stesso, 10 che nella dispensazione della pienezza dei tempi Egli potresse riunire in uno tutte le cose in Cristo, sia quelle che sono in cielo e che sulla terra – in lui. 11 In lui anche noi abbiamo ottenuto un’eredità, essendo predestinati secondo il piano di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà, 12 che per primi abbiamo avuto fiducia in Cristo a lode della sua gloria. 13 In lui anche voi avete avuto fiducia, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, in cui anche, avendo creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa, 14 che è la garanzia della nostra eredità fino alla redenzione della possessione acquistata, a lode della sua gloria.

    2 Corinzi 5:21 Perché ha fatto Lui che non aveva conosciuto peccato di essere peccato per noi, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.

    Così vediamo in questi due passi questa verità esposta, quelli che Egli ha chiamati, quelli Egli ha anche giustificato e questo è ciò che la nostra giustificazione è, essere considerati giusti e irreprensibili davanti a Dio sempre e per sempre.

    Il passaggio di Efesini è un esatto parallelo del passo che stiamo studiando in Romani al momento.

    Anche qui Paolo dice davvero esattamente la stessa cosa.

    Dio ci ha scelti per essere in Cristo, a credere e ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, prima ancora che il mondo fosse stato creato.

    Tutto questo si traduce in questo, cioè quelli che sono stati scelti per essere giustificati, come si vede e come dice Paolo nel versetto 4, scelti per essere santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, parla della nostra condizione della giustificazione.

    Questo Egli lo ha fatto mediante il sangue di Gesù attraverso il quale abbiamo ricevuto la redenzione, il perdono dei nostri peccati. Anche in questo caso siamo stati perdonati, giustificati, e la nostra colpa rimossa, versetto 7.

    Questo stato di giustificazione è per sempre, come grazie a Lui abbiamo ricevuto la nostra eredità, in altre parole, anche la nostra gloria, la vita eterna con i nostri corpi glorificati perché siamo stati predestinati e questo secondo il piano di Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua sovrana volontà e non secondo la volontà delle persone, versetto 11.

    Per assicurarsi che tutto questo rimane come Lui dichiara secondo la Sua volontà, Egli ci ha sigillati con lo Spirito Santo della promessa.

    Lo Spirito Santo è la garanzia della nostra eredità non sono i nostri sforzi, i nostri tentativi di vivere una vita giusta, né alcuna delle nostre opere.

    Egli solo è la garanzia, la certezza della nostra eredità fino al giorno di Gesù Cristo, quando la redenzione del possesso acquistato, in altre parole noi, si verificherà, versetti 13-14.

    Pertanto, attraverso questo passo, si comprende ancora meglio la parte successiva del passo di Romani come Paolo ci dice che chi Dio ha giustificati li ha anche glorificati.

    Quelli che sono stati predestinati, sono chiamati efficacemente, questi sono anche giustificati e per questo sono anche glorificati.

    A questo punto vorrei fare un punto su ciò che Paolo sta dicendo esattamente.

    L’uso grammaticale dei verbi, predestinati, chiamati, giustificati, glorificati che sono utilizzati in questo versetto, sono tutti verbi aoristi.

    Perché questo è importante?

    E ‘molto importante per la corretta interpretazione di ciò che viene detto.

    L’aoristo non esiste nella lingua Italiana.

    Nel greco però, in questo caso specifico, sono verbi aoristi indicativi utilizzati per descrivere un evento che è nel passato e si svolge nel presente come se fosse già completato al fine di sottolineare la certezza del verificarsi dell’evento futuro perché è in effetti già realmente compiuto.

    Questo è molto importante, Questo tempo viene poi utilizzato per renderci l’idea che dal punto di vista di Dio, tutti gli stati sopra elencati a riguardo della nostra salvezza ha avuto un inizio, ma al momento che è cominciata era già completata. In realtà, già completata dal punto di vista di Dio prima ancora che fosse effettivamente iniziata nella vita reale del credente. Questo perché eravamo preconosciuti da Dio e predestinati a questo.

    Quindi questo dà la certezza che ciò che Paolo ha scritto non sono eventi che sono in qualche modo influenzati esternamente da qualcosa o qualcuno che possa impedire loro di essere completati, e questo Paolo lo sottolinea ancora di più, più avanti nel capitolo.

    Dio li ha decisi, Dio li ha decretati, Dio li ha portati a adempiersi già attraverso il Suo stesso decreto, poiché ciò che Dio decreta è senza alcuna condizione, anche se nel tempo reale umano e nella nostra realtà per esempio l’ultimo aspetto, li ha glorificati, è ancora un evento futuro per noi.

    L’uso di questi tempi verbali nel caso della nostra glorificazione la pone allo stesso livello degli altri che, per esempio, si sono già verificati e sono in corso, come l’essere giustificati per esempio.

    Come siamo stati giustificati (passato), siamo giustificati (presente) e saremo giustificati (futuro), così siamo stati anche glorificati (passato) , veniamo glorificati (presente) e saremo glorificati completamente al momento della nostra risurrezione fisica (futuro) .

    Quindi tutto della nostra salvezza, è già stato completato da Dio, cioè avverrà certamente, è tutto sicuro.

    Siamo stati progettati nel passato. Per questo siamo stati chiamati, sia nel passato come nel presente. Siamo già giustificati e questo include l’essere santificati, sia nel passato così come oggi, e così saremo fino alla fine, anche questa è infine la perseveranza.

    Siamo già stati glorificati nel passato e così come questo evento è una certezza attuale è ancora un evento futuro che deve ancora accadere nella nostra vita.

    In altre parole, è tutto compiuto e stabilito nel passato, nell’eternità, decretato dal Padre e completato per l’opera di Cristo e sigillato e portato a compimento dallo Spirito Santo, è per questo che Gesù stesso ha gridato “tutto è compiuto”.

    Ecco la Trinità all’opera nella nostra redenzione.

    Questo è il motivo perché la nostra salvezza non può essere perduta, è un evento che è già completato nel passato da Dio stesso, non c’è niente che possiamo aggiungere o togliere ad esso.

    Era davvero tutto finito, in realtà era finito in un certo senso anche prima, ma Gesù ha dovuto compiere l’opera a favore degli eletti.

    Gesù continua ora nel Suo ministero di Sommo Sacerdote per mantenerci nella fede per la potenza di Dio, come pure attraverso il ministero dello Spirito Santo, che abbiamo già avuto occasione di vedere, il quale anche ci mantiene.

    Egli ci ha sigillati per il giorno della redenzione con lo Spirito Santo che è la garanzia del possesso acquistato, vale a dire noi, ed Egli intercede anche per noi e ci aiuta nelle nostre debolezze, come Egli anche ci santifica e ci dà il potere di vivere la nostra vita cristiana [1 Tessalonicesi 5:23-24] mentre è Lui stesso che alimenta e mantiene continuamente la nostra fede.

    Gesù e lo Spirito Santo soltanto sono le uniche ragioni per cui effettivamente ci santifichiamo e perseveriamo nella fede e non perché noi siamo bravi e capaci, perché non lo siamo affatto.

    Questo fatto cioè il ministero di intercessione di Gesù è spiegato a noi un po’ più avanti in questo capitolo da Paolo.

    Romani VIII Versetto XXXI a XXXIV

     

    31 Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.

    Questo passo lo studieremo come un’unità di pensiero.

    Paolo fa una domanda, cioè che cosa diremo dunque riguardo a queste cose?

    Quali cose?

    Tutte le cose che ha parlato a noi in questo capitolo fin qui e, soprattutto, gli ultimi versetti che ha scritto.
    Paolo ha iniziato il capitolo con la dichiarazione che “non vi è ora più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù”.
    Paolo ha iniziato il capitolo con questa dichiarazione, che descrive per noi il perché tutto questo è e come ora questo capitolo si conclude nello stesso modo che ha iniziato.

    Egli ci spiega ora anche più in dettaglio perché questa dichiarazione è un dato di fatto nella vita del credente, come e perché non c’è più nessuna condanna per i credenti.

    Nel contesto immediato Paolo dice a riguardo a queste cose, quali cose?

    Che, tutte le cose cooperano per il nostro bene, per coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il Suo disegno [Romani 8:28],[Efesini 1:4-14].

    Per chi tutte le cose cooperano al bene?

    Per gli eletti, i chiamati, quelli preconosciuti e predestinati. Questi li ha chiamati, giustificati e glorificati, così che ora Paolo può affermare facendo una domanda, che se in tutto questo, Dio ha dimostrato di essere per noi, fino in fondo e per sempre, tanto che tutto ciò che accade nella nostra vita opera assieme per il nostro bene eterno e spesso anche per il bene temporale, chi potrà essere allora contro di noi con successo?

    Così ora Paolo può chiederci, se Dio è per noi in ogni cosa, tanto che ha operato e opera tutta la nostra salvezza e la rende certa fino alla fine, chi può quindi essere contro di noi?

    Chi può far deragliare il piano di Dio per la nostra vita e la nostra salvezza?

    Ora, qui dobbiamo fermarci un attimo e meditare a fondo questa domanda.
    Se Dio è così completamente per noi che ha orchestrato la nostra completa salvezza e ci assicura del suo completamento nella nostra vita, chi sarà contro di noi?

    La risposta è semplice, ma deve anche essere messa nel giusto contesto.

    Molte cose, molte persone e molti esseri spirituali possono e saranno contro di noi. In effetti, la parola di Dio, per esempio, dice che il mondo ci odia [Giovanni 15:18-19],[1 Giovanni 3:13],anche i membri delle nostre famiglie potrebbero, e in molti casi, saranno contro di noi [Matteo 10:34-36], la gente ci perseguiterà e anche ci tradirà a morte [Matteo 24:9-10],[Marco 13:12-13].

    Il mondo, la nostra carne e il diavolo, così come il peccato e la morte sono tutti nemici che sono contro di noi.
    Spesso noi stessi, possiamo essere e siamo i nostri peggiori nemici.

    Tuttavia, anche se tutto questo può essere e così sarà contro di noi durante la nostra vita, dobbiamo conciliare questo non solo con ciò che questo passo dice, ma ciò che il resto della Bibbia ci insegna.
    Anche nel Vecchio Testamento un passaggio assicura gli eletti di Dio che Egli darà loro la vittoria, anche se armi vere e pericolose saranno forgiate contro di loro.

    Isaia 54:17 Nessuna arma formata contro di te avrà successo, e ogni lingua che si erge contro di te in giudizio la condannerai. Questa è l’eredità dei servi del Signore, e la loro giustizia viene da me “, dice l’Eterno.

    Torneremo a questo passo anche alla luce di ciò che Paolo afferma più avanti nel passo di Romani 8, che stiamo studiando.

    Per ora, basti dire, che anche nell’AT la promessa di Dio al Suo popolo era che nessuna arma costruita contro di loro, nessun nemico che sarebbe venuto contro di loro, avrebbe potuto prosperare contro di loro.
    Il Nuovo Testamento è ancora più dettagliato in merito alla completa vittoria del credente.

    Anche se il mondo è il nostro nemico, perché Cristo ha vinto il mondo e noi siamo in Cristo, anche noi lo vinciamo [Giovanni 16:33]. Pertanto, la nostra fede in Cristo vince il nostro nemico, il mondo [1 Giovanni 5:4-5].

    In Cristo abbiamo anche vinto la nostra carne [Romani 7:22-25],[Romani 8:1-4].

    In Cristo e per mezzo di Lui abbiamo vinto il nostro nemico, il diavolo ed i suoi demoni [Colossesi 2:11-15],[Ebrei 2:14-18],[1 Giovanni 3:8-9].

    In Cristo abbiamo la vittoria sul peccato e sulla morte [Giovanni 5:24],[Romani 6:1-23],[1 Corinzi 15:50-57],[Ebrei 2:14-18].

    Tuttavia, la battaglia contro di noi da questi nemici è sempre costantemente e ferocemente accanita contro di noi, e di questa lotta spirituale, non solo dobbiamo esserne consapevoli, ma dobbiamo realmente combatterla, sapendo però che anche se stiamo combattendo vinceremo se davvero siamo in Cristo, perché non la stiamo combattendo nella nostra forza, ma con il potere che Dio ci fornisce [Filippesi 4:13].

    Questo è anche perché se noi siamo in Cristo, ed Egli intercede per noi costantemente, chi può vincere contro di Lui e le Sue preghiere?

    Nessuno può sopportare la Sua onnipotenza in nostro favore.

    Una cosa però dobbiamo fare per combattere questa battaglia e avere successo, dobbiamo, per fede, indossare l’armatura di Dio e imparare a usare le armi spirituali che Dio ha provveduto per noi per avere una vita cristiana vittoriosa [Efesini 6:10-18],[2 Corinzi 10:3-5].

    Non dobbiamo quindi comportarci come coloro che non sono in Cristo, perché è per questo che essi non hanno e non possono avere la vittoria.

    Non avranno la vittoria perché non sono in Cristo.

    Conoscendo, tuttavia, che Dio è per noi, sempre ed in ogni circostanza dovrebbe darci un grande coraggio e conforto.
    Essere sicuri della grande fedeltà di Dio e del Suo amore eterno dovrebbe scacciare via la paura da noi [1 Giovanni 4:17-19].

    Quindi la risposta alla domanda di Paolo è, se Dio è per noi Nessuno può essere contro di noi con successo.
    Come abbiamo detto, abbiamo dei nemici e che saranno sicuramente contro di noi, ma non saranno in grado di riuscire completamente a vincerci perché non siamo lasciati da soli in questa battaglia.
    Dio combatte per noi, e se Egli combatte per noi, noi saremo vittoriosi.

    Egli farà sì che tutte le cose cooperino al nostro bene, noi che lo amiamo e che siamo stati chiamati secondo il Suo disegno.

    In realtà, questo intero capitolo, e soprattutto questi ultimi otto versetti, sono l’inno di vittoria del cristiano.

     

    32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?

     

    Ora Paolo continua a spiegare in modo ancor più approfondito perché la nostra vittoria è assicurata.

    Paolo sta dicendo: “guarda, Dio se non ha risparmiato il proprio Figlio, ma Egli è realmente Colui che lo ha dato per noi che lo ha mandato volentieri a morire sulla croce per tutti noi.”

    (Tutti noi è riferito solo alle persone citate in precedenza in [Romani 8:28-30], in altre parole la chiesa).

    Quindi, che se Dio ha fatto questo, mentre eravamo ancora peccatori e nemici Suoi, se nel suo grande amore, nella misericordia e nella Sua grazia Ha scelto di dare Gesù perché Egli potesse ricevere la Sua ira e Suo giudizio al posto nostro e per il quale ci ha riconciliati con Dio in modo che ora abbiamo pace con Dio per mezzo di Lui [Romani 5:6-11], tanto più ora che (come Paolo ha spiegato in precedenza nel capitolo [Romani 8:9-17]) noi siamo suoi figli adottivi e facciamo parte della Sua famiglia, quanto più di ora che siamo in Cristo, non ci ha dato in Lui liberamente (liberamente, che è la grazia di Dio tra l’altro) tutte le cose?

    Ora che siamo in Cristo, Dio è il nostro Padre celeste e, come tale Egli ci darà ogni benedizione e dono perfetto [Giacomo 1:17].

    Perché, in effetti, lo Spirito Santo che è il dono supremo di Dio ci è dato alla rigenerazione ed è Colui che rende possibile che noi riceviamo la grazia di Dio nella nostra vita [Romani 5:1-5] il che include tutte le cose che Dio fornisce per la nostra vita spirituale e fisica in modo che possiamo portare gloria a Lui e possiamo essere sempre vittoriosi.

    Se Dio ci ha trattato così bene, con misericordia, amore e grazia, quando non eravamo ancora salvati per portarci alla salvezza, quanto più farà ora per noi che siamo suoi figli?

    Non ci porterà Egli fino alla fine? O lascerà la Sua opera a mezzo? No! La completerà in noi [Filippesi 1:6], [1 Tessalonicesi 5:23-24].

    Ci tratterà peggio ora che siamo Suoi figli di quando ancora non eravamo salvati?

    Farà sì che i nostri nemici trionfino su di noi adesso che siamo Suoi figli?

    Egli ci condannerà adesso quando non desiderava nemmeno condannarci quando eravamo lontani da Lui, quando eravamo ancora Suoi nemici?

    Ciò solleva un ottimo punto che in realtà Paolo fa adesso.

    Paolo infatti, continua dicendo:

     

    33 Chi accuserà gli eletti di Dio? E ‘Dio che giustifica. 34 Chi è colui che condanna? E ‘Cristo morto, e inoltre è anche risorto, che è ancora alla destra di Dio, che fa anche intercede per noi.

     

    Chi potrebbe accusare gli eletti di Dio, se è Lui che li giustifica?

    Oh, certo, ci potrebbero essere molti che potrebbero accusare gli eletti di Dio.

    Chi potrebbe e chi farebbe una cosa del genere?

    Accuse contro di noi possono essere portato contro di noi e anche spesso.

    Da chi? Beh, da quelli che sono i nostri nemici. Essi porteranno accuse contro di noi.

    Altre persone potrebbero portare accuse contro di noi quando vedono che a volte stiamo ancora peccando.

    Dopo tutto, quante volte abbiamo sentito non credenti accusarci per i nostri peccati, dicendo cose di noi, quali:

    “Beh, allora pensi di essere meglio di noi, ma non siete perfetti e ancora peccate”.

    Queste sono accuse di fare il male e ci stanno, ma c’è ancora un altro nemico formidabile che ci accusa continuamente, che è chiamato l’accusatore, che è Satana, il diavolo che è l’accusatore dei cristiani, questo è uno dei suoi tratti caratteriali e uno dei modi di operare.

    La Bibbia lo descrive esattamente come così:

    Apocalisse 12:7-12 7 E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, 8 ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. 9 Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. 10 Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio. 11 Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte. 12 Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo».

    Il diavolo ci accusa giorno e notte davanti a Dio ed egli lo fa anche giustamente, perché molte volte, troppe volte avremmo dovuto essere giustamente condannati dei i nostri peccati e delle nostre trasgressioni dinanzi un Dio santo e senza peccato.

    Dopo tutto quello è ciò che Dio avrebbe dovuto aspettarsi da noi per essere in grado di essere giusti e retti dinanzi a Lui, perché Dio richiede perfetta obbedienza a Lui e alla Sua legge per essere considerati giusti, dalle opere della legge.

    Abbiamo visto, tuttavia, che ogni uomo che sia mai esistito tranne uno, Gesù, non poteva e non potrà mai vivere in perfetta obbedienza alla legge di Dio e sappiamo che, pertanto, dalle opere della legge nessuna carne può essere e sarà giustificata davanti a Dio.

    Infatti, a causa di queste accuse del diavolo, così come le altre proposte da altri uomini contro gli eletti di Dio possono in effetti essere fondate e potrebbero anche essere legalmente giuste.

    Tuttavia, il versetto che Paolo ha scritto spiega che anche se ci sono valide accuse mosse contro gli eletti di Dio tali accuse non possono mai rimanere ferme e in essenza essere validate anche se in realtà lo sono.
    Perché?

    Paolo dice, perché è Dio stesso che ci giustifica.

    Non vi è alcun giudice superiore a Lui o un tribunale che possa giudicare o anche giustificare, condannare o assolvere, piuttosto che Dio stesso.

    Giuridicamente Satana e anche l’uomo potrebbero avere il diritto di portare accuse valide contro di noi, perché possiamo ancora trasgredire la legge di Dio e disobbedire la Sua volontà, anche se questo non dovrebbe essere.
    Tuttavia, poiché il perdono, la giustificazione è data a noi da Dio stesso, le accuse vengono eliminate e il caso giuridico contro di noi è respinto.

    Dio non ci considera più a colpevoli. Questo non è perché noi tutti siamo giusti da noi stessi, non è a causa della nostra giustizia, ma solo ed esclusivamente a causa del suo fare attraverso l’opera di redenzione di Cristo questa è la grazia di Dio. E’ con la Sua grazia che siamo salvati.

    E’ attraverso la giustizia di Gesù per cui siamo accettati e siamo quindi giustificati solo ed esclusivamente attraverso i Suoi meriti e le Sue virtù.

    Nell’Antico Testamento il concetto di Dio che giustifica Suoi eletti esisteva già, abbiamo già visto parte di esso, e il passo parallelo nel Vecchio Testamento a questo che Paolo ha scritto è il seguente:

    Isaia 54:17 Nessuna arma formata contro di te avrà successo, e ogni lingua che si erge contro di te in giudizio tu condannerai. Questa è l’eredità dei servi del Signore, e la loro giustizia viene da me “, dice l’Eterno.

    Il Signore dice ad Isaia che nessuna arma forgiata né alcuna lingua che si eleva a condannare i Suoi eletti in alcun modo averà successo davanti a Dio, né contro di loro.

    Dio, infatti, inverte l’accusa sollevata contro il Suo popolo al tal punto che gli accusatori diventano gli accusati, e saranno quelli che saranno giudicati, invece, giudicati dalle persone stesse contro le quali avevano cercato di portare accuse.

    Perché questo accade? Succede perché gli eletti di Dio sono così buoni e senza peccato che Dio li deve giustificare? Meritiamo di essere giustificati?

    Assolutamente no, se lo meritavamo in qualche modo, non sarebbe per grazia che siamo salvati.
    Succede perché il patrimonio, in altre parole l’eredità degli eletti di Dio è questa, che la loro giustizia viene da Dio.

    Pertanto, poiché la fonte è Dio stesso, nessuno può ignorare Dio come Egli è, cioè l’ultimo giudice e ciò che Egli dice è l’ultima parola.

    La nostra eredità è la salvezza, per grazia e questa include la nostra giustificazione, questo proviene da Dio.
    Paolo già ci ha spiegato questo concetto anche in

    Romani 3:21-27 Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: 22 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono – infatti non c’è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, 26 al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. 27 Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede

    Ecco la risposta a questo fatto, è la giustizia di Dio in e mediante Cristo soltanto che ci dà giustificazione, in modo che qualsiasi accusa che viene portata contro gli eletti di Dio, anche se legittimamente vera, è ignorata dalla giustizia di Cristo, la Sua perfetta obbedienza alla volontà del Padre e la Sua legge, la Sua vita, la Sua morte e la Sua resurrezione ci hanno dato, per fede in Lui, il diritto di essere perdonati e di essere giustificati di tutti i nostri peccati e trasgressioni.

    Questa è, infatti, la risposta alla seguente domanda retorica che Paolo chiede,

    Chi è colui che condanna? Cristo è morto e inoltre è anche risorto, ed è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi.

    Così Paolo chiede ma da anche le risposte.

    Anche se molti possono portare accuse contro di noi e molti tra di noi ci si può condannare, Paolo ha tuttavia iniziato questo capitolo dicendo:

    Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Non c’è più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo, coloro che sono nati di nuovo dello Spirito e non sono più persone naturali carnali.
    Paolo ha iniziato questo capitolo con questa verità, ora Egli conclude il capitolo di nuovo con questo.

    L’intero contesto di questo capitolo è inserito tra queste realtà, non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo, che sono nati di nuovo, rigenerati dallo Spirito Santo.

    Paolo vuole farci sapere e Dio attraverso Paolo anche che noi siamo più che sicuri se davvero siamo in Cristo, se davvero siamo figli di Dio che hanno il Suo Spirito in noi, se davvero noi apparteniamo a Cristo, perché di questo fatto non siamo più figli di ira e non siamo più condannati, noi siamo giustificati per sempre.

    Ancora una volta non siamo più condannati perché Cristo ha vissuto, è morto ed è risorto per noi e attraverso di Lui e in Lui, le Sue virtù ed i Suoi meriti sono stati imputati a noi attraverso la fede in Lui.

    In effetti, Paolo aveva concluso il capitolo 4, con questa spiegazione.

    Romani 4:23-25 Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto come giustizia, 24 ma anche per noi, ai quali sarà pure messo in conto; per noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, 25 il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

    Paolo aveva, di fatto, spiegato chiaramente questo concetto all’inizio del capitolo 8 subito dopo aver dichiarato che non c’era più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo.

    Romani 8:2-5 Perché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Perché ciò che la legge non poteva fare in quanto era debole attraverso la carne, Dio ha fatto mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato, a causa del peccato: ha condannato il peccato nella carne, 4 così che il requisito giusto della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Coloro che sono nati di nuovo dello Spirito della vita in Cristo Gesù vengono liberati dal peccato e dalla morte. Il peccato e la morte insieme con la legge di Dio sono quelli che sarebbero in effetti le cause e gli effetti della nostra condanna.

    Tuttavia, nascendo di nuovo essendo stati liberati e battezzati nella morte e risurrezione di Cristo, siamo quindi morti al peccato e alla legge e siamo stati fatti vivi in Cristo [Romani 6:1-23].

    Questo ci ha portati ad essere liberati dal potere del peccato e della morte e anche dall’obbligo di adempiere tutta la legge perfettamente, perché Gesù l’ha compiuta ed adempiuta per noi, in modo che i requisiti giusti della legge di Dio in Cristo possono essere adempiuti in noi per imputazione.

    Così è la morte di Gesù che ci perdona i nostri peccati e li porta via ed è la risurrezione di Gesù, la sua vita, che ci dà la giustificazione eterna davanti a Dio, in altre parole la nostra innocenza, anche imputata a noi per mezzo di Cristo.

    Questa non è sostenuta a causa del nostro comportamento o la nostra innocenza personale e propria, piuttosto dal fatto, come dice Paolo qui in:

    Romani 8:34 Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.

    Perché Gesù è alla destra di Dio, è lì che Egli compie il suo ministero di Sommo Sacerdote e di avvocato in nostro favore.

    Per capire meglio questo dobbiamo vedere quello che era il ministero di intercessione del Sommo Sacerdote nel Vecchio Testamento.

    Il Sommo Sacerdote della nazione di Israele fu comandato da Dio ad entrare nel luogo santissimo chiamato anche il Santo dei Santi una volta l’anno è era comandato di entrare nella presenza di Dio con il sangue dei sacrifici e molti altri rituali per assicurare il perdono dei suoi peccati e quelli di tutta la nazione.

    Nel luogo santissimo il Sommo Sacerdote sarebbe andato alla presenza di Dio per il Suo popolo.
    All’interno del luogo santissimo vi era l’Arca dell’Alleanza chiamato anche Trono della misericordia.

    Questa cassa di legno coperta d’oro aveva un coperchio anch’esso ricoperto d’oro che aveva sopra due angeli uno di fronte all’altro e conteneva le tavole che Dio diede a Mosè, sulle quali era scritta la legge da Dio.

    Questa Arca era il simbolo della presenza di Dio tra il Suo popolo.

    Era anche il luogo dove Dio avrebbe incontrato il rappresentante del popolo di Israele, in altre parole il Sommo Sacerdote, che era l’unica persona autorizzata ad andare nella presenza di Dio nel nome del popolo di Dio.

    Lui, il sommo sacerdote, doveva entrare nella presenza di Dio nel luogo santissimo in un giorno specifico chiamato il Giorno dell’Espiazione o Yom Kippur, che era ed è ancora il giorno più santo e solenne dell’anno per gli ebrei.

    Doveva entrare per svolgere un compito molto particolare ed estremamente vitale a favore dei figli di Israele. Egli era quello di portare davanti a Dio il sangue di un toro sacrificato, questo era fatto per rendere l’espiazione per i suoi peccati e quelli della sua casa, questo insieme a molti altri rituali, quali l’offerta e l’offerta di incenso, cinque lavaggi personali del corpo e cinque ricambi di vesti, doveva poi anche a portare all’interno del luogo santissimo insieme con il sangue del toro precedente, il sangue di una capra sacrificata su cui era stata fatta l’espiazione per i peccati di tutta la nazione.

    Dopo aver offerto il sangue per aspersione sette volte sul Arca, il sangue del toro per se stesso e la sua famiglia, il Sommo Sacerdote mescolava il sangue residuo del toro con il sangue del capro sacrificato per i peccati di Israele e lì aspergeva di nuovo il sangue misto sette volte sull’Arca o come abbiamo detto il propiziatorio, perché era qui che il Signore avrebbe incontrato il Sommo Sacerdote e avrebbe accettato il sacrificio fatto in suo nome e in nome della nazione. La descrizione di questo intero rituale si trova in [Levitico 16:6-28].

    Dio avrebbe quindi accettato il sangue per il perdono dei peccati del sommo sacerdote e quelli del Suo popolo.
    Questo era il posto della propiziazione in cui veniva soddisfatto il giudizio e la collera di Dio e dove Egli avrebbe avuto misericordia e avrebbe giustificato il Suo popolo.

    Tutto questo era una rappresentazione simbolica di Cristo e ciò che Egli avrebbe fatto per la Sua chiesa e Gesù non è solo il Sommo Sacerdote, ma Lui è anche tutti i sacrifici descritti e prescritti dalla legge di Dio, la Torah.

    Il ministero di salvezza di Gesù assieme al Suo ministero sacerdotale di intercessione è ben spiegato e descritto per noi nel libro degli Ebrei.

    In questo libro l’autore parallela e confronta i riti dell’Antico Testamento con quello che Gesù fece come l’ultimo e unico sacrificio e quello che fa ancora per noi come nostro Sommo Sacerdote.

    Ebrei 7:24-27 Egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. 25 Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. 26 Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso.

    Per questo motivo, anche se e quando ancora pecchiamo, Giovanni ci dice che abbiamo un avvocato, un avvocato difensore, Gesù Cristo il giusto.

    1 Giovanni 2:1-2 Figlioli miei, vi ho scritto perché non pecchiate, ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto. 2 Ed egli stesso è il sacrificio di espiazione per i nostri peccati, e non solo per i nostri ma anche per il mondo intero.

    Ancora una volta ecco il ministero di intercessione sacerdotale che Gesù compie ancora per noi, mentre camminiamo in questo mondo e viviamo in questo corpo ed ancora pecchiamo.

    Infatti, Giovanni precisa che non siamo noi che siamo intrinsecamente giusti in noi stessi con cui si può stare davanti a Dio giustificati e innocenti, è invece proprio a causa di Gesù Cristo il giusto.
    Lui solo è giusto e solo Lui è la nostra giustizia, Egli è la giustizia che viene da Dio [2 Corinzi 5:21].
    Perché?

    Perché Giovanni dice, Egli stesso se la propiziazione per i nostri peccati.

    Questo significa che Egli stesso è il prezzo soddisfacente necessario per l’espiazione dei nostri peccati, in altre parole per la rimozione totale della colpa dei nostri atti peccaminosi, e significa anche che Egli è il pagamento richiesto sufficiente che soddisfa la giustizia di Dio e la Sua santità che è stata offesa e violata dalle nostre trasgressioni.

    In altre parole, Gesù è Colui che ha pagato interamente il prezzo richiesto per i nostri peccati, che è la morte e l’ira di Dio, la Sua ira eterna in modo che coloro che sono in Cristo e appartengono a Dio, non devono più sopportare il prezzo eterno per i loro peccati.

    In questo modo Dio ha riconciliato la Sua misericordia e la Sua giustizia, la Sua giustizia e il suo amore in una persona, Gesù Cristo, e di conseguenza lo ha fatto per tutti coloro che sono in Lui.

    Questa è l’opera di intercessione che Gesù è costantemente all’opera per noi, in modo che siamo effettivamente mantenuti dalla potenza di Dio, le promesse di Dio, e quindi, la Sua fedeltà che ci ha promesso che non ci lascerà e non ci abbandonerà mai.

    Ebrei 13:5 b-6 Perché Lui stesso ha detto: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”. 6 Così possiamo dire con fiducia: «Il Signore è il mio aiuto, io non temerò che può fare l’uomo contro di me?”

    Ancora una volta qui torniamo alla domanda che Paolo aveva chiesto in precedenza, in altre parole “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?

    C’è, tuttavia, un altro aspetto del ministero di intercessione che Gesù compie per noi. Si tratta delle Sue preghiere per noi.

    Il Sommo Sacerdote così come anche gli altri sacerdoti leviti facevano anche in altri momenti al di fuori del luogo santissimo, sarebbe stato bruciare incenso sull’altare dell’incenso e negli incensieri. Avrebbero dovuto fare questo all’interno del Luogo Santo e il sommo sacerdote solo nel luogo santissimo.

    L’altare di incenso era situato direttamente al di fuori del luogo santissimo, proprio fuori la tenda che divideva il luogo santo dal luogo santissimo, dove l’Arca era.

    L’incenso offerto sull’altare davanti al luogo Santissimo era simbolico delle preghiere offerte a Dio.. Infatti, sia i sacerdoti scelti a turno per andare a bruciare l’incenso e pregare insieme con le persone che erano fuori [Luca 1:5-10], che il sommo sacerdote nel giorno dell’espiazione, facevano questo.

    Inoltre, il sommo sacerdote in quel giorno doveva prendere il fuoco dell’altare dell’incenso e metterlo in un incensiere in cui si avrebbe poi messo l’incenso e con questo incensiere doveva entrare nella presenza di Dio, nel luogo santissimo [Levitico 16:12-14].

    Tutte queste preghiere rappresentate, preghiere offerte in nome della nazione di Israele davanti a Dio. Tutto questo era fatto ogni giorno nel luogo santo da sacerdoti e annualmente all’interno del luogo santissimo dal sommo sacerdote.

    Tuttavia, ora, Gesù è il nostro Sommo Sacerdote in eterno, Egli è entrato alla presenza del Padre e siede alla Sua destra e qui Egli offre costante preghiera unita all’intercessione dello Spirito Santo e la preghiera della chiesa.
    Questo è esattamente il ruolo espletato e compiuto del sacerdozio e il Sommo Sacerdote Gesù Cristo.

    Questo ministero fa due cose molto importanti per noi. Noi, come sacerdozio regale per mezzo di Cristo abbiamo accesso costante alla immediata presenza di Dio, dove possiamo andare per ricevere la grazia e la misericordia nel nostro momento di bisogno. Il velo alla presenza di Dio è sempre aperto per noi, adesso, perché Gesù è là dentro in nostro favore.

    Ebrei 4:14-16 Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. 15 Perché non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre debolezze, ma è stato tentato in ogni cosa come noi, escluso il peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi al momento opportuno.

    Il secondo aspetto importante, forse ancora più importante, è che la presenza di intercessione di Gesù davanti a Dio in nostro favore insieme con l’intercessione dello Spirito Santo è la fonte mantenimento della nostra fede e salvezza mediante la potenza di Dio.

    In altre parole, questo è il vero potere che ci mantiene nella grazia di Dio, nella forza e che ci tiene santificati e che ci impedisce di perdere la nostra fede, questo è il potere che ci tiene perseveranti fino alla fine.

    1 Pietro 1:3-5 Benedetto sia l’Iddio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che secondo la sua grande misericordia ci ha rigenerati ad una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile e senza macchia e che non svanisce, riservata nei cieli per voi, 5 che siamo mantenuti dalla potenza di Dio mediante la fede per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

    Pietro sapeva benissimo che era mantenuto nella fede dalla potenza di Dio fino alla fine perché aveva sperimentato questo di prima persona.

    Come Gesù fece per Pietro, ma non per Giuda, pregò per Pietro nell’ora della sua tentazione, in modo che la sua fede non venisse a mancare e così fu.

    Pietro vacillò ma la sua fede non venne meno completamente, perché?

    Perché il Padre risponde sempre alle preghiere del Figlio, perché?

    Perché il Figlio prega sempre la volontà del Padre e prega per coloro che appartengono a Lui.
    Gesù non ha pregato per la fede di Giuda, perché Giuda non aveva fede ed ha rinnegato e tradito Gesù, proprio come fece anche Pietro.

    Giuda però non è stato conservato, non è stato mantenuto dalla potenza di Dio, perché Giuda non apparteneva a Cristo, ecco perché non aveva fede.

    Pietro aveva fede, perché?

    Perché lui, Pietro, come noi, che siamo nati di nuovo, perché siamo stati scelti da Dio per conoscerlo e ad avere fede che ci è stata data dal Padre per credere nel Figlio.

    Si veda in proposito a questo [Matteo 11:25-27],[Matteo 16:15-17],[Giovanni 6:44-45],[Atti 13:48].

    In realtà, anche se Giuda ha avuto rimorso non si è pentito in un modo divino, ciò che invece ha fatto Pietro.

    C’è un dolore secondo Dio che porta al pentimento mentre vi è un dolore mondano che conduce alla morte

    2 Corinzi 7:10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte.

    Qui è descritto il dolore divino e il dolore del mondo. Il dolore divino è il dolore che viene generato da Dio stesso, come la parola stessa spiega.

    Questo tipo di dolore produce pentimento che a sua volta conduce alla salvezza. Questo tipo di dolore è il dolore divino che porta i figli di Dio a confessare i loro peccati e di pentirsi sempre di essi, questo dolore è generato da impulsi generati da Dio, il Suo Spirito ci conduce in questo dolore, che viene richiesto anche dalla disciplina e il castigo del nostro Padre celeste che ci flagella e ci corregge e ci disciplina come Suoi figli. Questo ci conduce ad un pacifico frutto di giustizia [Ebrei 12:5-11].

    Così il dolore divino ci conduce nelle braccia misericordiose e di perdono di Dio che attendono i Suoi figli con braccia aperte per ricevere la grazia e la misericordia nel momento del bisogno. Questo è quello che è successo a Pietro, ciò è determinato, come lo è per tutti noi credenti nati di nuovo, da parte del ministero di Gesù continua intercessione.

    Il dolore mondano, dall’altro canto conduce direttamente lontano da Dio, e, quindi, chi si allontana da Dio viene condotto alla morte. Questo tipo di dolore conduce al rimpianto, al rimorso, ad avere un senso di colpa e di disperazione ma dal momento che porta lontano dalla grazia di Dio e dal perdono conduce alla morte.

    Gesù non prega per quelli che non sono i Suoi [Giovanni 17:12], ma ha pregato per quello che era Suo, Pietro, colui che il Padre gli aveva dato [Giovanni 6:37-40],[Giovanni 6:44-45],[Giovanni 17:2-3].

    Così è stato con i suoi discepoli, allora, così è con noi oggi.

    Gesù prega e intercede per coloro che il Padre gli dà, o dovremmo dire gli ha dato, nel passato, perché siamo stati scelti per essere in Cristo prima della creazione della terra [Efesini 1:4-6].

    È per questo che noi siamo stati santificati e perseveriamo fino alla fine, perché è l’opera di intercessione di Gesù e la potenza dello Spirito Santo, che in obbedienza alle preghiere del Figlio, la Sua intercessione, provoca l’opera di Dio in noi e attraverso di noi che apparteniamo a Gesù, che sono figli di Dio. [1Corinzi 1:2],[1 Corinzi 1:8],[Filippesi 1:6],[Filippesi 2:12-13],[1Tessalonicesi 5:23-24],[2 Timoteo 4:18],[Ebrei 2:11],[Ebrei 10:14].

    La Bibbia è molto chiara a questo proposito, gli eletti, i credenti nati di nuovo, la persona che è in Cristo e il figlio adottivo di Dio è passato dalla morte alla vita, che è la vita eterna.

    Abbiamo anche visto in precedenza che il vero credente è già in un certo senso glorificato e che questo è l’ultimo stadio della nostra salvezza, quindi questo significa anche che non c’è più un giudizio eterno da subire, non c’è più da sopportare l’ira eterna di Dio perché Gesù ha pagato tutto per noi ed ha rimosso da noi tutto questo in modo permanente.

    Il figlio di Dio non saranno, in alcun modo, mai più soggetti a subire l’ira eterna di Dio.

    Romani 5:8-11 Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto di più, essendo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 E non solo, ma ci gloriamo pure in Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

    Se l’amore di Dio è stato dimostrato verso di noi mentre eravamo ancora peccatori, quanto più ORA essendo stati giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira di Dio per mezzo di Lui.

    L’uso della parola SAREMO salvati dall’ira dà l’indicazione che si tratta di un dato di fatto che si verificherà senza dubbio. La parola saremo è una certezza.

    In caso contrario, Paolo avrebbe potuto usare un altro termine, se ci potesse essere alcun dubbio che il figlio di Dio dovesse in qualche modo essere a rischio di non essere salvato dall’ira.

    Paolo avrebbe potuto usare la parola potrebbe essere salvato dall’ira di “SE”.

    Avrebbe potuto usare una clausola condizionale mentre invece ha usato una certezza, una clausola incondizionata.

    Vedi anche: Giovanni 5:24 “In verità, vi dico, colui che ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato ha la vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

    Romani 8:1 Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù,

    1 Tessalonicesi 1:9-10 poiché essi stessi raccontano di noi, quale sia stata la nostra venuta tra voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire al Dio vivente e vero, 10 e per aspettare dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, cioè Gesù, che ci libera dall’ira a venire.

    Romani VIII Versetti XXXV a XXXIX

     

    35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

     

    Ora Paolo ci pone un’altra domanda che in sostanza aveva già una risposta, perché Paolo ha portato questo caso alla sua fine dimostrando che gli eletti, i credenti nati di nuovo, le persone rigenerate, coloro che sono in Cristo e, pertanto, sono adottati come figli di Dio non possono essere più condannato e sono sfuggiti all’ira di Dio attraverso Cristo.

    Quindi la domanda è chi e cosa ci separerà dall’amore di Cristo?

    Come si vede la risposta è molto chiara e completa. Cosa ci può separare, i figli di Dio dal Suo grande amore? L’unica cosa che ci può separare dall’amore di Dio e l’unica cosa che ci ha effettivamente una volta separati da Dio, era e sarebbe stata la nostra natura peccaminosa.

    Tuttavia, dal momento che è di gran lunga chiaro che il peccato è stato cancellato dalla nostra vita per mezzo del sangue di Gesù e il peccato è stato affrontato completamente e per sempre, l’unica cosa che ci separava e potrebbe ancora separarci dunque dall’amore di Dio se ne è andato via per sempre.

    Cristo è Colui che ci giustifica, quindi siamo giustificati davanti a Dio per sempre, perché Gesù vive per sempre per intercedere per noi

    Ebrei 7:25 Perciò Egli è anche in grado di salvare perfettamente quelli che vengono a Dio per mezzo di lui, essendo egli sempre vivo per intercedere per loro.

    Quindi noi siamo salvati da Gesù perfettamente. Cosa significa all’estremo, perfettamente? Significa fino al completamento, al massimo grado.

    Mi sembra che questo non lasci alcun dubbio circa il tipo di salvezza che noi abbiamo, completa salvezza di massimo grado.

    Questo lascia davvero poco spazio per essere in grado di perdere questo tipo di salvezza. In effetti, vediamo che Paolo fa di tutto per fare una lista delle cose che così come esseri non possono in alcun modo separarci dall’amore di Cristo, l’amore di Dio.

    Paolo inizia chiedendo se la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada ci possono separare dall’amore di Dio? La risposta è NO!

    Gesù in Matteo 13 nella parabola del seminatore e dei terreni descrive alcuni problemi che in effetti effettivamente separano le persone da Dio. [Matteo 13:18-23]

    In realtà, a quanto pare, e ripeto apparentemente, queste persone avevano creduto nel messaggio, in altre parole il seme seminato.

    Tuttavia, vediamo che la fede (o dovremmo dire la mancanza di fede salvifica) in queste persone li ha portati a ricevere la parola anche volentieri ma poi a causa della superficialità della fede e la mancanza di vera fede, in altre parole, la convinzione in base a dei motivi sbagliati, quando le tribolazioni e le persecuzioni e le preoccupazioni di questa vita e il perseguimento di altri obiettivi, diversi da quelli della vita eterna, in altre parole conoscere Dio, sono entrati in gioco, queste persone si sono allontanate.

    Così ora molti oserebbero dire: “vedi, si può credere e poi perdere la fede e quindi la salvezza”.

    No, non è possibile! Se, infatti, hanno veramente creduto e creduto per i motivi giusti.

    C’è una fede umana basata sui motivi e ragioni sbagliate [Giovanni 2:23-25], [Giovanni 6:26] e vi è una vera fede divina che conduce alla vita e alla salvezza, questo è generata solo da e data da Dio [Matteo 16:16-17], [Giovanni 6:63-65], [Giovanni 17:2-3], [Efesini 2:8-10].

    Quindi è importante sapere che quando una persona crede davvero in Cristo e quando una persona è rigenerata e nasce di nuovo, quando una persona appartiene effettivamente a Cristo e viene adottata da Dio come un suo figlio/a, questo significa che la vera fede divina si è verificata.

    In questo caso, allora niente può separarci dall’amore di Cristo.

    Ora qui dobbiamo veramente capire che se ci fosse qualche elemento, e voglio dire, se ci potesse essere qualcosa che ci potesse separare dall’amore di Dio, sarebbe qualcosa che potrebbe interessare solo l’essere umano in questione e non certo Dio.

    Dio non può essere in alcun modo influenzato da agenti esterni che potrebbero convincerlo ad abbandonarci o che potrebbero venire tra noi e Lui.

    Se Dio ci ha amati così tanto quando eravamo Suoi nemici ed eravamo ancora peccatori, se Egli ci ha amato abbastanza da offrire il Suo bene più prezioso, il Suo unigenito Figlio, e se Gesù stesso ha deciso di dare la Sua vita per noi quando eravamo in tale condizione, quanto più Egli ci ama ora in modo tale da preservarci fino alla fine?

    Potrebbe essere che Egli ci ama fino al punto che ci ha amati così e poi ci lascia a noi stessi per difenderci e per difendere la nostra fede e la nostra salvezza da soli?

    Potrebbe quindi Dio avere un tale potere di amare un peccatore e salvarlo e poi non avere il potere di mantenerlo in quello stato di salvezza?

    E’ la potenza di Dio sufficiente per mantenerci?

    Credo che conoscete la risposta a questa domanda ormai. E’ più che sufficiente per preservarci.

    Dal punto di vista umano qualcosa che potrebbe venire tra noi e Dio, c’è però.
    Tuttavia, dobbiamo renderci conto che se è vero che dipendesse esclusivamente su di noi, sulla nostra forza umana, dalla nostra fede umana, dai nostri sforzi allora davvero potremmo in effetti essere perduti, allora davvero potremmo perdere la nostra salvezza, no, peggio ancora, sicuramente la perderemmo.

    Se dipendesse solo da noi e la nostra forza e il nostro sforzo per rimanere senza peccato davanti a Dio, nessuna delle cose elencate da Paolo sarebbero una partita per noi, sicuramente ci sconfiggerebbero e ci allontanerebbero da Dio, da parte nostra, dal punto di vista umano e per la nostra forza sicuramente ci sconfiggerebero.

    Tuttavia, ricordiamoci come abbiamo già detto più volte e abbiamo visto chiaramente nella Scrittura finora, che siamo solo ed esclusivamente MANTENUTI, CUSTODITI ,PROTETTI nella nostra fede solo per la potenza di Dio e la Sua grazia e non la nostra forza o la nostra giustizia personale.

    1 Pietro 1:3-5 Benedetto sia l’Iddio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che secondo la sua grande misericordia ci ha rigenerati ad una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile e senza macchia e che non svanisce, riservata nei cieli per voi, 5 che siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

    L’intercessione del nostro Sommo Sacerdote Gesù, come abbiamo visto è la cosa che ci mantiene nella nostra fede e ci dà anche la potenza e la forza di perseverare.

    Senza dimenticare un altro fatto molto importante, un fatto essenziale, siamo stati sigillati dallo Spirito Santo in questa salvezza, segnati per il giorno della redenzione, che è il completamento della nostra salvezza.

    Pertanto, anche qui dobbiamo renderci conto che è Dio che ci ha completamente sigillati e coperti in Cristo, tanto è vero che non possiamo più uscire fuori da Lui.

    In effetti abbiamo partecipato attivamente a decidere di accettare Cristo come Signore e Salvatore, ma una volta che questa decisione è presa, sebbene anche questa decisione è divinamente generata, una volta che questa decisione è presa, siamo eternamente sigillati in Cristo.

    Se c’era qualche cosa che poteva dividerci, separarci da Dio, qualsiasi cosa, anche noi compresi allora Gesù, Dio non sarebbero sinceri quando dichiarano per esempio:

    Giovanni 6:37-39 Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me, e colui che viene a me, io in nessun modo lo caccerò via. 38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato. 39 Questa è la volontà del Padre che mi ha mandato, che di tutto ciò che mi ha dato io non perda nulla, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.

    Giovanni 10:26-30 Ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore, come vi ho detto. 27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28 E io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno li rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio, che le ha date a me, è più grande di tutti, e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 30 Io e il Padre siamo uno “.

    Sembra essere estremamente evidente che tutte le cose e tutti gli esseri che Paolo cita in questi ultimi versetti del capitolo 8 della Lettera ai Romani in nessun modo ci può separare da Dio, neanche dal nostro punto di vista umano.

    La triste realtà di coloro che pretendono che un vero credente possa perdere la salvezza, è che stanno, alla fine, facendo due accuse molto gravi per quanto riguarda Dio e le Sue promesse.

    La prima cosa che affermano è che Dio non è vero, perché negano le Sue promesse di sicurezza eterna che Egli fa ai Suoi figli/e.

    La seconda è un gravissimo affronto a Dio è che stanno in sostanza sostenendo Dio non è in grado di mantenere coloro che Egli salva.

    Si tratta di accuse gravissime e dobbiamo pensare veramente a fondo su queste cose prima di poter essere dogmatici circa la possibilità del vero credente di scadere dalla grazia di Dio e di perdere la loro salvezza.

    Alcuni diranno che Dio è abbastanza potente per mantenere quelli che sono salvati, ma se una persona decide volontariamente di lasciare questo stato di grazia o volontariamente decide che vogliono uscire da Cristo e dal Suo amore, che Dio in questi casi non è in alcun modo legato a forzare una persona di rimanere nella Sua grazia e salvezza di modo che alla fine Dio li lascerà andare.

    Credo che questo non sia un fatto per nulla biblico. La Bibbia infatti ci insegna il contrario.

    La Bibbia ci insegna che la parola di Dio ci promette, come dice Paolo in:

    Filippesi 1:6 essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo;

    Paolo è fiducioso, in altre parole certo, certo, che quando Dio comincia veramente una buona opera in noi, Egli la porterà a compimento fino alla fine.

    Paolo dice anche questo in:

    1 Tessalonicesi 5:23-24 Ora il Dio della pace vi santifichi interamente, e il vostro spirito, anima e corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 24 Colui che vi chiama è fedele, che anche lo farà.

    Ancora una volta, Dio è fedele a se stesso e le Sue promesse ed Egli lo farà. Non ci sono alcune condizioni qui allegate a Dio per fare questo lavoro nei suoi figli, non ci sono se e ma, Dio è fedele, Egli lo farà.

    Paolo conferma anche la sua certezza e la sua fiducia in Dio a portare i credenti al completamento della loro salvezza, in quando fa anche due altre affermazioni a questo riguardo in:

    2 Timoteo 1:12 Per questo motivo ho anche da soffrire queste cose, eppure non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto e sono persuaso che egli è in grado di mantenere ciò che gli ho affidato fino a quel giorno.

    Cosa vuol dire Paolo che gli affida a Dio, fino a quel giorno? Ovvio, tutto se stesso, la sua salvezza, il suo destino eterno, come si vede nello stesso contesto generale che abbiamo letto nei passaggi prima, quel giorno è lo stesso giorno indicato come il giorno di Cristo Gesù in [Filippesi 1:6] e l’avvento del nostro Signore Gesù Cristo in [1 Tessalonicesi 5:23].

    Quando noi crediamo in Gesù e quindi in Dio [1Pietro 1:18-21], che cosa realmente affidiamo a Lui? Tutti noi stessi e tutto ciò che appartiene a noi, in particolare il nostro destino eterno.

    Così Paolo ha affidato tutto il suo corpo e il suo spirito nelle mani di Dio e non c’è posto migliore né più sicuro di essere che nelle mani di Dio. Come abbiamo visto anche Gesù ha dichiarato che NESSUNO può rapirci dalle mani onnipotenti di Dio.

    Paolo continua su questa stessa certezza quando dice Timoteo questo

    2 Timoteo 4:18 Il Signore mi libererà da ogni male e mi preserverà per il suo regno celeste. A Lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen!

    Ancora una volta non c’è ombra di dubbio nella mente di Paolo e nel suo cuore, che è il Signore che ci libererà da ogni male e ci difenderà per portarci nel Suo regno celeste.

    Questa è la sicurezza eterna, questa è la certezza e la fiducia in Dio, che farà quello che dice di fare. Questa è infine avere fede.

    La nostra fede non è in noi stessi, non è nella nostra forza, non è nella nostra giustizia, deve essere nell’opera di redenzione di Gesù.

    Ciò significa che, ogni e qualsiasi cosa o qualsiasi essere che Paolo cita in questi versi di Romani 8 non può in alcun modo separarci da Dio.

    C’è un altro passo che Paolo ha scritto che ci mostra perché la nostra salvezza, alla fine non può essere sabotata, questo passo si trova in:

    Filippesi 2:12-13 Quindi, miei cari, come avete sempre obbedito, non come in mia presenza soltanto, ma molto più ora che la mia assenza, operate la vostra salvezza con timore e tremore, 13 poiché è Dio che opera in voi il volere e l’operare secondo i suoi disegni benevoli.

    E ‘per grazia di Dio e la Sua sola grazia, è l’opera di Dio e la Sua sola forza che noi abbiamo il desiderio e la capacità di operare la nostra salvezza con timore e tremore, è Lui che opera in noi e non noi da soli.

    Questo è confermato ancora di più in:

    Efesini 2:8-10 per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e che non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno possa vantarsene. 10 Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    La nostra salvezza così come la nostra fede sono un risultato diretto della grazia di Dio che opera in noi. Egli ci crea, ci fa nuove creature, perché si diventi opera di Dio in Cristo per lo scopo di fare la volontà di Dio (opere buone), e che, le buone opere, sono anche preparate in anticipo da Lui in modo che mediante la fede attraverso la Sua potenza e la Sua grazia possiamo camminare in esse.

    Come si vede, tutta la nostra salvezza è per grazia di Dio, dalla rigenerazione, alla conversione, al pentimento, alla giustificazione, la santificazione, la perseveranza e la glorificazione è TUTTO per grazia e per la potenza di Dio attraverso il ministero di intercessione di Gesù e dello Spirito Santo che opera in noi per farci raggiungere l’obiettivo previsto, la nostra salvezza eterna.

    Questo amici miei è la potenza di Dio che lavora per noi e in noi il volere e il fare per il suo beneplacito e che ci tiene racchiusi in Lui.

    Giuda conclude la sua lettera con queste parole:

    Giuda 24-25 A Lui, che è in grado di preservarci da ogni caduta e farci comparire davanti la Sua presenza gloriosa, senza colpa e con grande gioia-25 all’unico Dio nostro Salvatore sia gloria, maestà, potere e autorità, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore , prima di tutte le età, ora e per sempre! Amen.

    Questa dossologia è un passo parallelo a quello che sta dicendo qui Paolo nella lettera ai Romani:

    Romani 8:37-39 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né potenze, né cose presenti, né cose future, 39 né altezza né profondità, né alcun’altra creatura, potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

    Egli è in grado di preservarci dal cadere, questo cadere vuol dire cadere via. Anche se la parola in Giuda 24 cadere si trova solo qui in tutto il Nuovo Testamento, invece, la radice della parola è la stessa della parola apostasia, o cadere via dalla fede, come è indicato in [2 Tessalonicesi 2:3], così che la parola e il contesto della Lettera di Giuda, in altre parole i pericoli degli apostati e gli avvertimenti su di loro e le esortazioni a combattere contro di loro, che anche se pericolose, ci dicono che il significato di questo A Colui che è in grado di preservarci dal cadere vuol dire che Egli è in grado di mantenerci dal cadere nel peccato dell’apostasia, che è alla fine il peccato imperdonabile, perché questa mantiene una persona nell’incredulità, convinta nel suo inganno a rimanere separata da Cristo e la Sua grazia per tutta la vita e quindi al di là anche per tutta l’eternità.

    Rifiutando la salvezza di Gesù dopo aver “ricevuto” la conoscenza della verità (il Vangelo, vedi [Matteo 13:18-23]), la parola ricevere non significa aver creduto in modo salvifico e quindi continuando in questo peccato di incredulità è l’unica possibile apostasia che separa la gente dall’amore di Dio [Ebrei 10:26-31], ma, qui in Giuda questa dossologia assicura invece il vero credente che questo caso non si può applicare a lui o lei.

    Dio e Dio solo è in grado di mantenerci, di vegliare su di noi, di proteggerci, per non cadere in questo peccato, in altre parole la perdita della fede, anche se un apostata in verità non ha mai avuto fede salvifica. Non si può perdere ciò che in realtà non si ha, solo che questi non la hanno. Vera fede, tuttavia, viene mantenuta, custodita, protetta da Dio. Ci presenterà quindi impeccabili, in altre parole, pienamente giustificati davanti alla Sua presenza, e questo si tradurrà in una grande gioia.

    Questo conferma che siamo poi in tutte queste cose che possono tentare di far deragliare la nostra fede e farci rinunciare a Cristo, noi siamo più che vincitori.

    Più che vincitori!! Come si può essere più di un conquistatore? Facile, per mezzo di Lui che ci ha amati e ci ama.

    Ancora una volta, se guardiamo dentro di noi, nella nostra umanità, nella nostra forza, nelle nostre capacità, nel nostro carattere, nel nostro pensiero, nella nostra conoscenza, nella nostra saggezza, nella nostra ricchezza, se guardiamo a tutto questo, o se guardiamo ad altri esseri umani per renderci conquistatori in queste cose, davvero troveremo solo fallimento. Non saremo conquistatori affatto ma saremo perdenti.

    Tuttavia, se facciamo Gesù, il nostro tutto allora possiamo essere più che vincitori, più che vincitori umani, perché la conquista umana non conduce alla vita eterna, la conquista umana e il successo dal punto di vista umano non ci fa conquistare il potere e la forza sopra tutte le le cose che Paolo cita.

    Perché la morte e la vita, gli angeli e i principati, i poteri e le cose presenti o le cose future, l’altezza o la profondità, e qualsiasi altra cosa creata potrebbe essere e in effetti sono più forti di noi quando li affrontiamo con forza o conoscenza prettamente umana.

    Pensiamo a queste cose per un momento.

    La morte, la morte non è più forte di noi? La morte è il nemico più grande di tutti. Ogni persona muore, la morte è infatti l’unica certezza che ogni uomo ha quando nasce, alla fine tutti si muore. La morte è più forte di quanto qualsiasi uomo può essere. La morte in un certo senso è più forte della vita stessa, dal punto di vista umano, perché la morte alla fine vincerà sulla vita. L’uomo può cercare di combattere la morte, in molti modi, a volte siamo in grado di ingannare la morte per un certo tempo, ma l’uomo perderà infine a questo nemico formidabile.

    Da un punto di vista umano la morte è imbattibile.

    Tuttavia, Cristo ha vinto la morte e ha vinto la morte in modo che chiunque è in Cristo ha anch’esso vinto la morte come Egli ha vinto morte e la vita eterna possa trionfare per sempre [Giovanni 5:24-26],[Giovanni 11:25-26], [Giovanni 14:6].

    Il nostro ultimo e più grande nemico è stato sconfitto da Gesù per noi e quindi siamo più che vincitori, perché abbiamo anche sconfitto il nostro più grande nemico.

    1 Corinzi 15:53-57 poiché bisogna che questo corruttibile rivesta l’incorruttibilità e questo mortale rivesta l’immortalità. 54 Così quando questo corruttibile avrà rivestito l’incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito l’immortalità, allora sarà adempiuta la parola che fu scritta: «La morte è stata inghiottita nella vittoria». 55 O morte, dov’è il tuo dardo? O inferno, dov’è la tua vittoria? 56 Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. 57 Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.

    E’ Gesù che ha vinto la morte e tutti coloro che sono in Lui hanno anche loro vinto. Siamo dunque più che vincitori.

    Apocalisse 1:18 Io sono Colui che vive, ed era morto, ed ecco, io sono vivo per sempre. Amen. E ho le chiavi degli inferi e della morte.

    Giovanni 11:25-26 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà 26. E chiunque vive e crede in me non morrà in eterno. Credete questo? “

    E la domanda è mio amico Credi davvero questo? Perché se veramente credi, hai conquistato il tuo più grande nemico e sei più che vincitore per mezzo di Lui che ci ha amati.

    Ogni vincitore dal punto di vista umano invece può conquistare il mondo intero e tuttavia non è in grado di conquistare, di vincere la propria morte, se non per mezzo di Gesù Cristo. Gesù ha detto questo così.

    Matteo 16:26 Perché a che giova a un uomo se guadagna il mondo intero, e perde la propria anima? O che cosa darà l’uomo in cambio della propria anima?

    Tuttavia, un altro elemento deve essere conquistato, vinto ma anche questo deve essere conquistato in Gesù e non con propria forza e con le capacità umane. Questo altro elemento è ciò che Paolo chiama la vita. Anche la vita con tutti i suoi piaceri, le sua complessità, i suoi pericoli e le sue difficoltà non ci può separare dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore e anche attraverso ogni aspetto della vita possiamo essere più che vincitori in Lui.

    Vita che è l’antitesi della morte ma ancora può separarci da Dio e, anche se la vita può essere conquistata umanamente da molti questi sono sconfitti da essa perché conquistata senza Cristo la vita è una sconfitta. La vita, l’amore di questa vita e dei suoi piaceri porterà nel peccato e il peccato, alla fine, dove porta? Alla morte, in modo che anche questa vita, senza Dio, senza Cristo, anche se la gente può pensare di averla conquistata non renderà loro conquistatori affatto ma in realtà, saranno sconfitti dalla vita stessa.

    Perché? Beh, prima di tutto la vita, senza dubbio, finirà con la morte e così qualsiasi tipo di conquista nella vita dal punto di vista umano e non spirituale, porta alla completa sconfitta perché alla fine conduce alla morte, in modo che qualsiasi misura di successo e di conquista nella vita e della vita senza Gesù, senza Dio è una sconfitta totale.

    La vita nelle sue complessità, nelle sue difficoltà, nelle sue cure, nelle sue ansie, nelle sue tragedie ma anche nei suoi piaceri e le comodità ci può eccome allontanare da Dio.

    La Bibbia ci dice in molti modi che la vita, le cure, le difficoltà, le prove così come i piaceri e le ricchezze di questa vita portano l’uomo lontano da Dio.

    Possiamo trovare alcuni esempi di questa verità, per esempio in [Luca 18:18-23], [Marco 4:16-19], [Luca 21:34], [1 Timoteo 6:9-10].

    Il sistema del mondo è quello che detta la via per l’umanità per come si deve conquistare la vita. Come avere successo nella vita.

    Questo sistema, tuttavia, è opposto a come Dio vuole che l’uomo viva per conquistare la vita. Cioè, per essere più che vincitori nella vita in modo che la vita stessa non ci possa separare mai da Lui.

    È per questo che dobbiamo conquistare la vita così come la morte, ma conquistarla in e per Cristo.

    Come? Beh Cristo, come abbiamo visto non solo ha vinto la morte e quindi ha conquistato essa, Egli ha anche conquistato la vita, la vita eterna, Egli è la vita, Egli è la vita eterna, Egli ha conquistato la vita fisica e spirituale per coloro che sono in Lui.

    Giovanni 10:9-10 Io sono la porta. Se uno entra attraverso di me, sarà salvo, e entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Io sono venuto perché abbiano la vita, ed averla in abbondanza.

    Quindi, per essere più che vincitori nella vita così come nella morte, dobbiamo essere vincitori in Cristo. In Lui e per Lui noi siamo più che vincitori, perché nella vita non importa cosa succede supereremo ogni cosa saremo più che vincitori.

    Il primo passo che Gesù ci chiama a fare per essere più che vincitori è quello di essere in Lui e questo avviene mediante la fede in Lui, però questo porta il credente a fare in quel momento una scelta razionale, cioè la scelta di voler perdere la loro vita, in altre parole perdere i pezzi della vita che ci possono separare da Dio.

    La vita del credente è in realtà la morte di noi stessi e come abbiamo visto tutto ciò che la vita promette di fuori di Dio è morte e sconfitta, perché conduce lontano da Dio piuttosto che a Lui e ad essere in Lui, e questo include tutta la vita di peccato e di immoralità e mal guadagnato piacere che si può desiderare e cercare.

    Gesù ha posto questo concetto così:

    Matteo 16:25-27 Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà. 26 Per ciò che giova a un uomo se guadagnerà il mondo intero, e perde la propria anima? O che cosa darà l’uomo in cambio della propria anima?

    1 Timoteo 6:17-19 Comando coloro che sono ricchi in questo tempo presente di essere non orgogliosi, di non confidare nelle ricchezze incerte, ma nel Dio vivente, che ci dà abbondantemente tutte le cose per piacere. 18 A fare del bene, che siano ricchi di opere buone, pronti a dare, disposti a condividere, ad accumulare 19 per se stessi un buon fondamento per il tempo a venire, che essi possono afferrare la vita eterna.

    Essere un credente ricco o benestante non è un peccato, ma anche essi devono ricordare di fare del bene, essere ricchi in buone opere, pronti a dare e disposti a condividere, in altre parole investire nel Regno di Dio.

    Tra l’altro questo non significa che per seguire Gesù si deve prendere i voti di povertà e rinunciare a tutto al fine di seguire Gesù.

    Gesù vuol dire soprattutto che dobbiamo essere disposti a rinunciare a tutto quello che Lui ci chiede di rinunciare, soprattutto ciò che è peccato, i desideri peccaminosi, la ricerca della ricchezza, piuttosto che la pietà, ed invece di essere disposti a fare sempre la volontà di Dio e non ciò che vogliamo.

    Perdere la propria vita vuol dire perdere tutte le nostre occupazioni egoistiche e peccaminose della vita, non essere amici del sistema del mondo per non perdersi in esso in tale modo che ci terrà lontano dal ricevere la vita eterna.

    Perdere la propria vita vuol dire diventare schiavi di Dio, di avere Gesù come Signore e obbedire a Lui e la Sua parola e non noi i nostri signori e di non rispettare i propri desideri peccaminosi e di non andare dietro ai piaceri della vita.

    La Bibbia è chiara su questo punto, si veda [Giacomo 4:1-4], [1 Giovanni 2:15-17].

    Solo alcuni versetti prima Paolo ha sostenuto che tutte le cose cooperano per il bene dei figli di Dio. Abbiamo detto che tutte le cose che voleva dire TUTTE le cose, buone o cattive, tutte le cose collaboreranno insieme per renderci più che vincitori in Cristo Gesù e nessuna di queste cose ci separerà dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore .

    Quindi nulla di questo regno terreno può ne rimarrà tra noi e Dio e sarà in grado di separarci perché Gesù ci dà la vittoria, Gesù ha vinto la morte per noi, Egli ha vinto la vita, tutto questo, la vita terrena, la vita spirituale e la vita eterna . Ha vinto il mondo, Egli ha conquistato per noi che siamo in Lui, la nostra fede in Lui dunque ci rende più che vincitori sul mondo stesso.

    Giovanni 16:33 Queste cose vi ho detto a voi, che in me abbiate la pace. Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate fiducia, io ho vinto il mondo “.

    1 Giovanni 5:4-5 ciò che è nato da Dio vince il mondo. E questa è la vittoria che ha vinto il mondo – la nostra fede. 5 Chi è che vince il mondo, ma colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?

    Tuttavia, come nulla del regno terreno ci può separare dall’amore di Dio e anche se ci può essere saremo più che vincitori in Cristo Gesù, nostro Signore, nulla dal regno spirituale può separarci ne ci separerà dall’amore di Dio e saremo più che vincitori anche su tutto questo.

    Nessun angelo, nessun principato, nessun potere può separarci dall’amore di Dio e saremo più che vincitori anche su questi.

    Gli angeli qui sono sicuramente destinati ad essere angeli malvagi, demoni, angeli ribelli che servono Satana.

    I santi angeli che servono Dio, operano in favore di coloro che devono ereditare la salvezza [Ebrei 1:14], così che Paolo non sta parlando di questi angeli, gli angeli di Dio che fanno la Sua volontà. Paolo sta parlando di angeli, di principati e di potenze delle quali si parla anche in:

    Efesini 6:10-13 Infine, fratelli miei, siate forti nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi dell’armatura di Dio, che ci può fare essere in grado di resistere alle insidie del diavolo. 12 Perché non lottiamo contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori delle tenebre di questa età, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

    Questi sono gli angeli, i Principati e le Potestà di cui Paolo sta parlando. I padroni di casa spirituali della malvagità nei luoghi celesti. Certo che questi dominatori delle tenebre, questi angeli, i principati, le potenze spesso si nascondono dentro e dietro i governanti umani, principati e potenze, ma come dice Paolo, in realtà non lottiamo contro la carne e il sangue dietro al quale si nascondono o della quale fanno.

    Perché noi sappiamo che coloro che non appartengono a Dio appartengono a Satana e saranno contro di noi. Satana li controlla per realizzare il suo piano sulla terra, ma sappiamo, siamo convinti, come dice Paolo in questo capitolo che il piano di Dio per i Suoi figli, alla fine prevarrà, TUTTE le cose collaboreranno insieme per il nostro bene e nessuno di questi angeli principati e le potenze saranno in grado di prevalere contro di noi e separarci dall’amore di Dio, in altre parole far deragliare o sabotare il nostro destino eterno, rendere la nostra fede a fallire.

    Anche su questi saremo più che vincitori in Cristo Gesù, nostro Signore, perché Egli ha distrutto e sconfitto le opere del diavolo. In Lui anche noi abbiamo vinto e sconfitto queste opere malvagie.

    1 Giovanni 3:8-9 Chi commette il peccato è del diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Per questo scopo il Figlio di Dio si è manifestato, che Egli possa distruggere le opere del diavolo. 9 Chiunque è nato da Dio non pecca, perché il suo seme rimane in lui, ed egli non può peccare, perché è nato da Dio.

    Colossesi 2:13-15 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui.

    Ebrei 2:14-15 Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita. 16 Infatti egli non si prende cura degli angeli, ma si prende cura della progenie di Abrahamo

    Dio è sovrano, onnipotente, onnisciente, onnipresente ed Egli ha il regno, la sovranità e il potere su tutto e tutti, sempre.

    Ora, attraverso l’opera di redenzione di Gesù abbiamo anche vinto questi nemici che però possono ancora impacchettare un buon pugno ed ancora possono venire contro di noi e, talvolta, ci fanno anche male, ma non ci possono separare dall’amore di Dio, dalla Sua grazia, dalla Sua fedeltà verso di noi. Lo ripetiamo, tutte le cose cooperano per il nostro bene in modo che se Dio è per noi chi sarà contro di noi con successo? Nessuno!

    Non possono alterare il nostro destino eterno, non possono toglierci la nostra eredità, perché la nostra vita eterna è nascosta, ti ricordi dove si è nascosto?

    Sei nascosto in un posto dove nessuno può andare e da dove ti può portare via,

    Colossesi 3:3 Perché voi siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

    Vi chiedo, chi potrebbe andare da Cristo in Dio per toglierci la nostra nuova vita? Ancora una volta, NESSUNO!

    Così questi nemici spirituali ci possono causare dolore in questa vita ma non possono in alcun modo separarci dall’amore di Dio.

    Paolo continua dicendo che né cose presenti, né cose future ci possono separare dall’amore di Dio. Ogni cosa che accade oggi o tutto ciò che può venirci incontro domani non può avere un’incidenza sull’amore di Dio per noi e nessun episodio, nessun incidente nella storia può separarci dall’amore che Dio ha per noi.

    Nel futuro, nemmeno se dovessimo affrontare l’Anticristo stesso, anche se dovessimo vivere nel tempo della grande tribolazione, anche questo non può separare, gli eletti dall’amore di Dio. Ricordate che tutte le cose cooperano per il nostro bene, e siamo già stati glorificati nel programma di Dio e nessuno e niente può far deragliare il proposito di Dio per noi.

    Paolo continua dicendo che né altezza, né profondità ci potranno separare dall’amore di Dio. Cosa significa? Credo che sia una sorta di figura retorica che ci dice che non ci può essere nessun posto possibile e immaginabile, né la vetta più alta, né il più profondo degli oceani che potrebbero effettivamente separarci dall’amore di Dio.

    Questo è un buon punto che rinnega anche le forme e i riti delle religioni, perché se in qualsiasi momento dovremmo trovarci bloccati nel luogo più alto o il punto più basso non avremmo bisogno di rituali per essere collegati con Dio, per essere protetti e confortati e mantenuti da Lui e per poter contare sul Suo amore e la Sua fedeltà per portarci alla nostra destinazione eterna in modo sicuro.

    Questa altezza e profondità potrebbe anche avere a che fare con la nostra stessa vita e quindi anche se siamo in cima alle situazioni sprofondatati in alcune situazioni disperate, nessuna di queste situazioni ci separerà dall’amore di Dio e il Suo scopo per noi.

    Paolo conclude dicendo che nessun altra cosa creata potrà separarci dall’amore di Dio.. Che cosa potrebbe includere qualsiasi altra cosa creata?

    Abbiamo visto che niente e nessuno finora ci può separare dall’amore di Dio e il Suo scopo per noi, ma rimane ancora un’altra cosa creata che molti credenti pensano potrebbe essere l’unica cosa che potrebbe alla fine separarci dall’amore di Dio.

    Questa sarebbe la cosa creata più vicina a noi, in altre parole noi stessi. Vedete noi siamo esseri creati o no? Sì, lo siamo. Quindi, se Paolo dice NESSUNA altra cosa creata, dovrebbe per forza includere anche noi.

    Anche noi, se davvero siamo in Cristo non possiamo separarci dall’amore di Dio. Dio ci preserva e ci proteggere fino alla fine, fino alla fine del Suo obiettivo preposto per noi.

    Sapete che questa protezione che ci porta alla nostra eredità eterna potrebbe essere molto strana a volte?
    Dio ci ama così tanto, ed è geloso per noi con una tale amorevole e santa gelosia che egli sarebbe disposto a correggerci e a disciplinarci, se continuiamo a persistere in una situazione di peccato, al punto che Lui preferirebbe terminare la nostra vita fisica per salvare la nostra anima.

    Questo è qualcosa che la Scrittura ci dice che è così. I nostri peccati, sono tutti perdonati, per quanto concerne la nostra anima, ricordando che i nostri corpi mortali fisici non sono ancora stati redenti e devono essere trasformati al momento della nostra risurrezione in modo che per i nostri corpi, non la nostra anima, che è il nostro uomo interiore spirituale, i nostri corpi continuano a ricevere il salario del peccato, che è la morte.
    Ci potrebbe essere una cosa come una sorta di morte prematura, anche se non sarebbe davvero prematura affatto, (si veda [Salmo 139:16]).

    La Scrittura descrive questa grave azione disciplinare e protezione di Dio in due passi principali del Nuovo Testamento:

    1 Corinzi 5:5 ho deciso che quel tale sia dato in mano di Satana a perdizione della carne, affinché lo spirito sia salvato nel giorno del Signor Gesù.

    1 Corinzi 11:29-33 Infatti, colui che mangia e beve in modo indegno mangia e beve la propria condanna a se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questo motivo molti sono deboli e malati in mezzo a voi, e parecchi muoiono. 31 Infatti, se ci giudicassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, così da non essere condannati con il mondo.

    Così, anche la morte fisica a causa di un comportamento peccaminoso persistente non causare un vero credente a perdere la salvezza il suo è piuttosto severo castigo di Dio, che è ancora una dimostrazione del Suo amore per noi, perché non sarete condannati con il mondo. La nostra giustificazione eterna rimane intatto.

    Ancora una volta, non stiamo in alcun modo difendendo un comportamento peccaminoso, come abbiamo detto molte volte che riconosciamo che c’è il pericolo spirituale eterno di essere in una situazione di uno stile di vita di invariata peccaminosità, questo però non è ciò di cui stiamo parlando.

    Noi sappiamo e abbiamo detto già molte volte, che un vero credente vive per la maggior parte le istruzioni fornite a noi in [Tito 2:11-14], perché questo è ciò che la grazia salvifica di Dio fa e sappiamo che coloro che vivono nell’ingiustizia in uno stile di vita di peccato ininterrotto, questi non erediteranno il Regno di Dio, perché sono come la Scrittura li chiama ingiusti, il che significa che non sono giusti, il che significa che non sono giustificati davanti a Dio, il che significa che non sono né sono mai stati credenti giustificati, giustificati in Cristo.

    Così vediamo che nessun altra cosa o nessun essere creato può né potrà mai separarci dall’amore di Dio, amore che si può avere solo in Cristo Gesù nostro Signore.

    Perché è solo essendo in Lui che siamo amati e accettati, adottati come figli, battezzati in Cristo, e sigillati con lo Spirito Santo per il giorno della redenzione e mantenuti dalla potenza di Dio, perché Egli è in grado ed è disposto ad impedirci di commettere apostasia e di presentarci davanti la Sua gloria senza colpa e con grande gioia.

    Niente e nessuno può separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore e in ogni e qualsiasi situazione o circostanza e su qualsiasi cosa o qualsiasi essere che può e vuole venire contro di noi siamo più che vincitori in Gesù che ci ama e che ci ha dato la vittoria.

    AMEN!