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  • Romani Capitolo Sei

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    Sesto capitolo della Lettera ai Romani

    Introduzione

     

    Ora ci stiamo imbarcando nello studio del sesto capitolo della Lettera di Paolo ai Romani.

    Paolo ora sta rafforzando il livello di profondità dottrinale della sua Lettera. Lo Spirito Santo ha ispirato Paolo a questo punto a scrivere un capitolo che è fondamentale per la corretta comprensione della vittoria del credente, la vittoria sul peccato e sulla morte.

    E’ anche da ricordare che la chiesa romana dell’epoca non aveva avuto affatto, a parte questa epistola, qualsiasi altra formazione dottrinale e apostolica, a causa di questo, lo Spirito Santo attraverso Paolo scrive forse il più completo e profondo libro dottrinale e teologico di tutta la Bibbia, il Libro ai Romani.

    Il capitolo 6 è comunque un capitolo molto complesso ed intenso e talvolta anche di difficile comprensione. Questo capitolo è però ancor meglio compreso alla luce dei seguenti due capitoli, i capitoli 7 e 8.

    Questo è un capitolo che è essenziale per la comprensione della posizione verso e il rapporto del credente con il peccato e la morte.

    E’ fondamentale per il credente comprendere questa porzione della Scrittura in modo da avere la vera vittoria sul peccato e sapere che questa è una vittoria reale. Si tratta di una porzione della Scrittura che, fissa la fede di un credente sulla realtà di come Dio vede il credente e su ciò che effettivamente e realmente accade ad una persona che è nata di nuovo dello Spirito di Dio, cioè una persona che è rigenerata da Dio, mediante la sua grazia.

    Avevamo visto in precedenza nei capitoli 3, 4 e 5 che il credente è stato perdonato e giustificato per mezzo di Gesù Cristo e che il credente resta saldo nella grazia di Dio mediante la fede in Gesù e completamente perdonato e giustificato, benedetto di ogni benedizione spirituale per mezzo di Gesù Cristo, tutto ciò per grazia di Dio, di cui la fede ne è parte.

    Ora però, in questa porzione della Scrittura, Paolo descrive ai fedeli romani e anche a noi, come Dio vede il credente in Cristo e come questo sia ESSENZIALE per il credente da imparare, se in effetti il credente vuole ottenere la vittoria sul peccato e sulla la carne.

    Questo deve essere visto dunque da un punto di vista legale, in altre parole, dal punto di vista di Dio. ciò che effettivamente accade a una persona in Cristo. Credere, avendo fede nella parola di Dio, in quello che dice Dio di noi, la nostra posizione in Cristo, il nostro rapporto con Lui, ma anche come questo ha influenzato il nostro rapporto con il peccato, la morte e la carne.

    Dobbiamo ricordare, che cos’è che ci rende veramente liberi dal potere del peccato nella nostra vita?

    Giovanni 8:31-36 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete nella mia parola, siete veramente miei discepoli. 32 E voi conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. 33 Gli risposero: “Noi siamo i discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: ‘Si sarà reso libero’?” 34 Gesù rispose loro: “In verità, in verità vi dico, chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 E uno schiavo non dimora nella casa per sempre, ma il figlio rimane per sempre. 36 Pertanto, se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

    Dobbiamo vivere per fede e per fede dobbiamo prendere Dio in parola. La sua parola dice a noi che cosa ci è successo in Cristo e come tutto questo si traduce e si sviluppa nella nostra vita.

    Ripeto, questo capitolo fa una parte di una trilogia, capitoli 6-7-8. Questo capitolo si comprende meglio insieme agli altri, perché il capitolo 7 e 8 complimentano il capitolo 6 e lo rendono effettivamente meglio comprensibile. In altre parole, basta leggere il capitolo 6 che alcune domande possono sorgere nella mente delle persone e queste domande sono poi risposte da San Paolo, sia in questo capitolo e anche nei due seguenti. In effetti le domande che possono cominciare a sorgere nella mente dei lettori effettivamente iniziano alla fine del capitolo 5.

    Questo capitolo inizia una parte molto ricca della Scrittura, in particolare in verità dottrinali e sarà senza dubbio una sfida per noi nel nostro studio della Scrittura.

    La prima domanda che nasce da come termina il capitolo 5 è questa, e Paolo si rivolge a spiegare la risposta nel capitolo 6.

    Romani 5:20-21 La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, 21 affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore..

    Romani 6:1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato perché abbondi la grazia?

     

    Romani VI dal versetto I versi XI

     

    1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato perché abbondi la grazia? 2 non Certamente! Come faremo che è morto per il peccato più vivere in esso? 3 O non sapete che, come molti di noi, come sono stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Perciò siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 5 Perché se siamo stati uniti insieme a somiglianza della sua morte, certamente ci sono anche a somiglianza della sua risurrezione, 6 sapendo questo, che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, che il corpo del peccato possa essere abolita, che noi non dovremmo più essere schiavi del peccato. 7 Per chi è morto è stato liberato dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui, 9 sapendo che Cristo, essendo stato risuscitato dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui. 10 Per la morte che è morto, è morto al peccato una volta per tutte, ma la vita che vive, vive per Dio..11 Allo stesso modo anche voi, fare i conti a voi stessi di essere morto davvero al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù nostro Signore.

     

    Romani 6:1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato perché abbondi la grazia?

    Come abbiamo detto Paolo pone questa domanda, una domanda che egli sa che, purtroppo, nasce nella mente delle persone, immature o non spiritualmente ammaestrate, anche credenti ignoranti della parola di Dio. Questo metodo di insegnamento non è veramente nuovo a Paolo, egli infatti, ha spesso utilizzato questo metodo, cioè facendo domande e poi risponderle lui stesso.

    Lo abbiamo visto già all’opera così per esempio in [Romani 2:3-4], [Romani 3:3-8] e questo lo vedremo ancora all’opera in questa epistola [Romani 9:14],[Romani 9:19-20].

    Paolo sapeva che la mente umana non rinnovata, anche quella di credenti, è capace di far naufragare la loro limitata comprensione sugli scogli della razionalizzazione e delle false dottrine.

    Ricordiamo infatti che nei giorni di Paolo così come oggi, ci sono stati e vi sono filosofie gnostiche, anche adottate in molte chiese oggi, che sostengono che va bene continuare nel peccato, perché dopo tutto Dio è amore, grazia e misericordia e Lui a tutti i costi perdona i peccati in modo che si possa continuare a vivere una vita completamente ingiusta ma che Dio perdonerà e continuerà a perdonare.

    Nella mente gnostica il corpo è così malvagio che è inutile sottoporlo a una vita giusta. Loro dichiarano che solo lo spirito conta, in modo che una persona, come abbiamo detto, potrebbe continuare a vivere nel peccato e nell’ingiustizia e che ciò non sarebbe un problema.

    Tuttavia, questo invece è un grosso problema, e vediamo che nella dottrina dell’Apostolo questo concetto è completamente considerato falsa dottrina. La vita da ingiusti è proibita ed è in realtà un segno che la vera fede e la conversione, la rigenerazione, non hanno davvero avuto luogo; vedi [1 Corinzi 6:9-10], [Efesini 5:5-7] solo per citare un paio di Scritture.

    In realtà, per non fare errori Ebrei 12:14 ci dice, ricercate la pace con tutte le persone, e la santità, senza la quale nessuno vedrà il Signore:

    1 Giovanni 3:7 Figlioli, nessuno vi inganni. Colui che pratica la giustizia è giusto, così come egli è giusto.

    1 Giovanni 3:10 In questo i figli di Dio ei figli del diavolo sono evidenti: Chi non pratica la giustizia non è di Dio, né è colui che non ama il proprio fratello.

    Ora, che cosa abbiamo qui? E’ bene capire è questo allora, la Bibbia non insegna mai che il credente è perfetto o vivrà perfettamente una vita retta, anche se Dio si aspetta perfetta giustizia e santità Egli conosce gli esseri umani, anche quelli riscattati. Egli sa che anche essi continuano a peccare.

    Per questo motivo ha mandato Gesù, giusto? Per fare ciò che noi non abbiamo potuto fare e mai potremmo [Romani 8:1-4]. In realtà è proprio per questo che i capitoli 7 e 8 sono stati scritti e ciò che insegnano circa queste realtà. Il popolo redento, ancora commette peccato e vedremo perché, ma essi comunque non perseguono l’ingiustizia e il peccato e non continuano a vivere nel peccato come il loro standard e stile di vita, perseguono invece la santità e la giustizia .

    Quindi il punto è questo, un vero rigenerato, una persona trasformata, sebbene non vive in perfetta giustizia e nella perfetta santità, comunque le persegue . Questo in realtà è il punto di Ebrei 12:14.

    Il vero credente è una persona cambiata, il vero credente persegue, va dietro alla giustizia e la santità, perché ora lui o lei ha una nuova natura, un cuore cambiato, che li porta a desiderare di vivere rettamente e di vivere in modo diverso da prima. Questo è il punto centrale della Scrittura che abbiamo appena letto in [1 Giovanni 3:7-10].

    In altre parole, il figlio di Dio persegue e pratica, anche se imperfettamente la santità e la giustizia, il figlio di Satana non si cura mai di perseguire o praticare la giustizia, lui o lei non può e non vuole.

    Questo è il motivo per il quale Paolo anticipa la domanda che la fine del capitolo 5 può causare nella mente di qualche persona. Va bene dunque peccare di proposito in modo che la grazia di Dio abbondi ancora di più? Beh, abbiamo già visto che la risposta a questa domanda è un sonoro NO!

    Non è giusto e non va bene affatto, ma alcuni ebrei legalisti già avevano accusato Paolo e gli altri Apostoli di insegnare queste dottrine permissive e che loro stessi avevano denominato la dottrina libertina della grazia, perché avrebbe, secondo loro, dichiarato che gli Apostoli insegnavano che si poteva trasgredire la legge di Dio, infatti, che questo andava bene a causa della grazia di Dio. In altre parole che questa dottrina, una volta salvati sempre salvati per grazia era allettante ad incoraggiare il peccato e a trasgredire la legge di Dio.

    Questo non potrebbe essere più lontano dalla verità. Inoltre ci sono stati anche alcuni docenti libertini gnostici e permissivi come abbiamo già detto che insegnavano che andava bene continuare a peccare con il corpo, perché lo spirito era salvato e quindi non aveva importanza come il corpo vivesse e agisse.

    Entrambi le parti hanno torto. MAI gli Apostoli hanno insegnato che era lecito continuare a peccare come abbiamo visto e vedremo, hanno sempre condannato il peccato e l’ingiustizia. Inoltre gli insegnanti gnostici si sbagliavano di grosso, in realtà essi sono stati condannati e dannati dagli Apostoli proprio per questo comportamento permissivo e peccaminoso. Si veda ad esempio [2 Pietro 2:12-22] ed anche

    Giuda 4 Perché alcuni uomini si sono insinuati e entrati inosservati, che tempo fa sono stati segnalati per questa condanna, uomini empi, che trasformano la grazia del nostro Dio in dissolutezza e negarno l’unico Signore e Dio nostro Signore Gesù Cristo.

    Giuda 12-13 Costoro sono macchie nelle vostre agapi, mentre banchettano assieme a voi senza timore, pascendo se stessi; essi sono nuvole senz’acqua, sospinte qua e là dai venti, alberi d’autunno senza frutti, doppiamente morti, sradicati, 13 onde furiose del mare che vomitano la schiuma delle loro brutture, stelle erranti a cui è riservata la caligine delle tenebre infernali per sempre.

    Giuda 16-19 Costoro sono mormoratori, scontenti, che camminano secondo le loro passioni; per di più la loro bocca proferisce cose oltremodo gonfie e adulano le persone per l’utilità propria. 17 Ma voi, carissimi, ricordatevi delle parole che gli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo hanno predetto. 18 Essi vi dicevano che nell’ultimo tempo vi saranno degli schernitori che seguiranno le loro empie passioni. 19 Costoro sono quelli che causano le divisioni, gente carnale, che non ha lo Spirito.

    Chiaramente coloro che insegnano questo tipo di comportamento ingiusto e profano non sono stati gli Apostoli, ma altri falsi maestri, gli Apostoli non insegnavano affatto che la grazia è un nulla osta per continuare a peccare. Questo Paolo lo aveva detto già in precedenza a difesa degli apostoli e condannando coloro che invece insegnano questa falsa dottrina o chi li accusava di questo.

    Romani 3:8 E perché non dire: “Cerchiamo di fare il male che il bene ne possa venire?” – Come siamo calunniosamente riportati di dire e come alcuni affermano che diciamo. La loro condanna è giusta.

    Ci sono ancora oggi molti falsi maestri e falsi apostoli, vescovi o qualsiasi altra cosa si definiscono, che sostengono che si può continuare a vivere uno stile di vita contrario alla sana dottrina e di essere ancora in Dio e nella Sua grazia. No,questo non è possibile!

    Ci sono molte chiese, perfino intere denominazioni ad esempio, che sostengono che la vita omosessuale è uno stile di vita naturale, che non è peccato davanti a Dio, che va bene praticarlo, che è comportamento accettato da Dio, infatti in queste chiese ci sono pastori, anziani e vescovi che sono omosessuali e insegnano ai loro fedeli che l’omosessualità è un comportamento accettato agli occhi di Dio.

    Loro non lo ammetterebbero mai, ma in realtà insegnano che la loro vita profana e ingiusta è coperta dalla grazia di Dio e che anche in questo caso la grazia di Dio abbonda verso di loro. Non è vero, non lo è, no, non lo fa!

    Non comprendono affatto Dio, chi Egli è, come Egli è, hanno completamente un falso concetto di Dio, del Suo carattere santo e giusto, fanno passare Dio per un bugiardo perché sostengono che ciò che Dio ha dichiarato, nella Sua parola non è vero, cioè, che il peccato è esattamente quello che è, peccato.

    Essi sono quelli che Giovanni ha descritti in

    1 Giovanni 1:5-10 Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre. 6 Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. 7 Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi.

    Questi sbagliano tanto quanto quelli che continuano a vivere in qualunque altro tipo di stile di vita peccaminoso e ingiusto. Questi non si sono mai ravveduti e non vivono una vita santificata, queste infine non sono persone veramente rigenerate e salvate. Questo è il punto che Paolo ha fatto sin dall’inizio di questa epistola, ricordate? [Romani 1:18:32].

    Così ora, qui in Romani 6 Paolo risponde in dettaglio una volta per tutte in riguardo a questo e perché questo non può essere. Essere sotto la grazia di Dio non significa affatto che si possa continuare a vivere nel peccato ed in uno stile di vita ingiusto.

    Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato perché abbondi la grazia?

     

    2 Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso?

     

    Paolo risponde alla domanda, la famosa domanda che forse alcune persone, ignoranti del vero valore della grazia di Dio, avrebbero osato chiedere.
    Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato perché abbondi la grazia?

    Certo che no! Questo non dovrebbe mai essere. Paolo inizia adesso a spiegare il perché, la profonda ragione teologica e dottrinale perché questo non è possibile, e non solo. Questo è anche un motivo molto pratico non solo teorico o soltanto teologico.

    Capiamo bene questa cosa; non c’è niente di rivelato nella parola di Dio che non sia necessario e che alla fine che non sia pratico per la vita del cristiano. E’ blasfemo dichiarare che la dottrina non conta o che è inutile o anche non importante.

    Stiamo dicendo allora che, conoscere Dio e conoscere come Dio veramente è, i suoi attributi, il suo carattere per esempio, non sia una cosa pratica ed essenziale per la vita del cristiano?
    Al contrario! Non solo è pratica, in realtà è essenziale per la vita pratica del credente. Perché? Perché per esempio molti, molti, anche “credenti”, hanno fatto per se stessi una immagine di Dio che non è biblica. L’immagine che si son fatti non è come Dio si è rivelato attraverso le pagine della Scrittura ma come vogliono loro che Dio sia. Questo fa sì che la persona non arriva a conoscere il modo in cui Egli veramente è, e questo poi si riversa nella vita pratica di quella persona. Questo provoca gravi problemi e comportamenti errati da parte del credente.

    La cosa che è più grave di questo problema è che causa idolatria. Dopo aver fatto di Dio in un’immagine diversa rispetto alla realtà di chi Egli veramente è, questa è idolatria. Questa cosa provoca il tipo sbagliato di adorazione, di servizio e di stile di vita, provoca la mancanza di fede, la mancanza di obbedienza, mancanza di rispetto verso Dio, la presunzione, il tentare Dio, l’orgoglio, l’egoismo, la falsa dottrina e così via, tante tante altre cose negative.

    Così dunque, la teologia e la dottrina sono importanti nella vita del figlio di Dio o no? Assolutamente sì, anzi come ho detto, non solo sono importanti ma sono essenziali.

    Alcune persone dicono erroneamente che la dottrina e la teologia non sono importanti, dicono che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è solo l’amore. Forse questo sarebbe vero se si fosse i Beatles, visto che loro cantano “All you need is love” cioè “Hai solo bisogno di amore”.

    Questo però è un concetto che non è scritturale, non è biblico. La Bibbia ci dice che l’amore è il fine della legge, sì, questo è vero. Gesù stesso dice però che dobbiamo adorare Dio in spirito e in che cosa?

    Verità, si veda [Giovanni 4:23-24].

    Questo è il modo in dobbiamo adorare Dio, in spirito e verità, perché l’amore biblico, il marchio dell’amore di Dio, l’Agape, è sempre unito nella Scrittura con la verità e la verità che è la parola di Dio [Giovanni 17:17-19] . Dottrina, verità e amore sono inscindibili, si veda ad esempio

    1 Corinzi 13:6 (l’amore) non si rallegra dell’ingiustizia, ma si compiace della verità;

    Efesini 4:11-16 Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, 14 affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell’errore, 15 ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. 16 Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.

    Come fa un cristiano dunque a crescere nella maturità spirituale, nella conoscenza spirituale e il discernimento spirituale? Attraverso l’amore soltanto? No, non proprio, ma invece attraverso la verità parlata, insegnata e predicata nell’amore, cioè motivata da amore genuino. Amore che vuole solo il bene delle persone al quale viene offerto.

    1 Pietro 2:2 come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate

    Efesini 5:8-10 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce, 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando ciò che è accettevole al Signore.

    (Vedi riguardo anche [Ebrei 5:12-14],[Romani 12:2]).

    Filippesi 1:9-11 E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo, 11 ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.

    Allora, come si fa a ricevere la conoscenza e il discernimento che dobbiamo aggiungere all’amore, per rendere l’amore Agape? Queste cose si aggiungono all’amore per approvare, discernere le cose che sono eccellenti, ma come? Attraverso la sana dottrina e la vera teologia, dalla parola di Dio, ecco come.

    Come ci possiamo trasformare nell’immagine di Cristo se non sappiamo che cosa sia l’immagine di Cristo? In altre parole, come fa Dio a santificarci? Con la sua parola, giusto? [Giovanni 17:17-19], [Romani 12:1-2],[Salmi 119:9-11].

    Dio è amore [1 Giovanni 4:8], sì, ma Dio è anche verità [Giovanni 14:6], [Giovanni 1:14-17] e vuole condurci nella verità, in tutta la Sua verità [Giovanni 16:13] niente altro che la verità.

    È la verità che ci rende liberi. Come facciamo a conoscere questa verità?

    Giovanni 8:31-32 Gesù disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: «Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

    Essa, la verità, cioè Gesù, ci rende liberi per servire ed amare Dio e gli altri come Dio ci chiede di amare. Agape è l’amore che deve essere appreso e praticato e per praticarlo si deve apprendere mediante la conoscenza della parola di Dio e il rinnovamento della mente attraverso la parola di Dio.

    1 Giovanni 3:18 Figlioli miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità.

    Per esercitare l’amore di Dio bisogna conoscere, imparare ad amare nel modo in cui Dio vuole e questo è appreso dalla conoscenza di chi è Dio e ciò che Egli vuole che noi facciamo e come Egli vuole che amiamo.

    2 Giovanni 1-4 L’anziano alla signora eletta e ai suoi figli che amo in verità, e non io solo, ma anche tutti quelli che hanno conosciuto la verità, 2 a motivo della verità che dimora in noi e sarà con noi in eterno: 3 grazia, misericordia e pace siano con voi da Dio Padre e dal Signor Gesù Cristo, il Figlio del Padre, in verità e amore. 4 Mi sono grandemente rallegrato di aver trovato alcuni dei tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. Vedi anche [Giovanni 16:13].

    Allora, la dottrina e la teologia sono necessarie? Ci possiamo scommettere, sono infatti indispensabili per vivere correttamente la vita cristiana ed esercitare l’amore di Dio, l’amore a modo Suo, non nella maniera umana, ma mediante la conoscenza di come veramente Dio è e come vuole che noi amiamo.

    Neil Anderson dottore della parola di Dio, pastore e consigliere spirituale e maestro di teologia in un seminario degli USA dichiara questa verità:

    “ Una buona Teologia è requisito indispensabile per una buona psicologia.”

    Io aggiungo a questo che

    “Una buona e sana psicologia biblica quindi guidata dalla trasformazione della mente mediante una buona Teologia è un requisito indispensabile per lo sviluppo di un comportamento santo e giusto.”

    Dopo tutto questo è ciò che Paolo dice in [Romani 12:1-2]

    Quindi, dopo aver fatto questa parentesi molto importante, torniamo al nostro testo in [Romani 6:2]. Perché allora non va bene continuare nel peccato perché abbondi la grazia?

    Può chi è morto al peccato vivere più in esso? Cosa significa esattamente questo? Beh, Paolo ce lo spiega.

    Come ho detto prima, ora Paolo inizia a dare una certa profondità alla risposta del perché un credente non deve continuare a peccare, o come lo ha messo lui, a non vivere più nel peccato. Dobbiamo veramente qualificare ciò che Paolo intende con il termine vivere nel peccato.

    Prima però, vediamo che Paolo dice che il credente è morto al peccato. Che cosa significa questo? Bene, quando qualcuno è morto, ha cessato di vivere, giusto? Egli cessa di fare tutte le cose che ha fatto quando era in vita, una persona morta non può più fare le cose che fanno i vivi. Le cose della vita cessano.

    D’altra parte una persona morta cosa fa? Niente, se ne sta lì, proprio lì, morta, in altre parole, il potere che la vita gli consentiva prima se ne è ormai andato e la persona morta non può più agire, la vita se ne è andata e così lo sono anche tutte le azioni che sono possibili da effettuare attraverso la vita.

    Beh, il concetto in questo caso è esattamente lo stesso. Se una persona, che prima, quando viveva nel peccato adesso è morta al peccato, ha dunque cessato di vivere in esso e per esso. Queste persone dunque, non hanno più la natura peccaminosa, la natura morta, in altre parole il potere del peccato che causava la persona non solo a commettere il peccato, ma di scegliere sempre il peccato, quel potere se ne è andato, se si potesse dire così, la vita di peccato non c’è più. Il potere del peccato è morto. Questo è ciò che significa essere morti al peccato.

    I legami della schiavitù al potere del peccato sono spezzati perché il potere del peccato è stato eliminato dalla morte vera, al peccato della persona, cioè chi è diventato un credente. Sì, un credente a un certo punto nel tempo è morto, vedremo ciò che questo significa veramente, perché Paolo ce lo spiega più avanti. Questa morte è la morte del vecchio uomo, la natura peccaminosa e del potere che ha fatto l’uomo desiderare e scegliere il peccato.

    Così come un uomo morto cessa di vivere fisicamente, una persona che è morta al peccato cessa di vivere nel potere del peccato.

    La posizione e il rapporto con il peccato dell’uomo, prima di morire al peccato è vivo al peccato e di vivere in esso ma essere morti spiritualmente.

    La posizione e il rapporto con il peccato dopo essere morti al peccato, in altre parole morti con Cristo, è essere morto al peccato e quindi non più vivere in esso ed essere vivi spiritualmente, vivi a Dio e per Dio.

    Ora a questo punto, certamente si crea una legittima domanda nella mente di molti, anche nella mia sinceramente. Se il potere del peccato e della rapporto con il peccato sono morti in un credente allora perché può un credente ancora peccare?

    O meglio, è un vero credente ancora nel peccato?

    Beh, Paolo sa che questa domanda nasce nella mente delle persone e così ha scritto per noi un intero capitolo che spiega il perché, sì, è vero un credente ancora pecca.

    Questo sarà infatti il contesto del capitolo 7 della Lettera ai Romani. Questo è esattamente il motivo per cui Paolo ispirato dallo Spirito Santo, ha scritto quel capitolo, perché altrimenti avremmo potuto essere veramente confusi in riguardo al motivo per cui una persona redenta ancora pecca dopo essere stata rigenerata e ci si potrebbe anche chiedere se in realtà siamo veramente salvati.

    La buona notizia è però questa, siamo certamente salvati e non solo, la vera potenza del peccato, il potere che, come abbiamo detto, fa sì che l’uomo non solo pecca, ma lo rende schiavo del peccato, in modo da corrompere completamente la volontà e il comportamento della persona, quel potere è morto nella persona redenta, non ha più potere sul credente.

    Così il credente allora non può più vivere nel potere del peccato che è morto, questo potere non ha più nessun controllo sul credente. Il peccato non ha più potere sui credenti, si, i credenti, sono adesso morti al peccato, e vivi in Cristo a Dio. Vedremo meglio questo concetto esposto più avanti in questo capitolo e quello successivo.

    La nostra natura dunque è stata cambiata. Quando siamo stati rigenerati abbiamo ricevuto un natura nuova, questa è in realtà l’intera questione.

    Essere morti al peccato, significa che quello che provocava la nostra volontà ad essere vincolata schiavizzata al potere del peccato, ora è morto,e che cosa era questa cosa?

    La nostra natura peccaminosa, il nostro uomo naturale, il nostro uomo vecchio, quando eravamo in Adamo peccavamo, la natura ribelle che ci ha resi schiavi, ha preso tutti in cattività e ci ha resi schiavi del nostro essere peccaminoso, la nostra volontà era dunque schiava al potere del peccato.

    Di fatti, questa è l’intera questione di che cosa significa essere in Adamo. Ora, essendo morti al peccato significa non essere più in morti in Adamo, ma, come vedremo, essere vivi in Cristo.

    Prima eravamo in Adamo, cioè tutti spiritualmente morti a Dio e ci siamo comportati come il peccato ci dettava di comportarci, questo è descritto per noi più avanti da Paolo, allora eravamo vivi al peccato. Ora invece siamo in Cristo e assieme a Lui siamo morti, siamo morti al peccato e ora siamo vivi verso Dio in Gesù.

    Adamo è morto e Gesù vive, la natura peccaminosa è morta e la natura di Cristo, si sta formando in noi, in realtà noi abbiamo ricevuto la Sua natura divina.

    2 Corinzi 5:14-15 Poiché l’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; 15 e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, d’ora in avanti non vivano più per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro.

    Credo che dobbiamo vedere questo nel senso che i nostri desideri sono cambiati ma anche le nostre capacità. La parola di Dio ci dice infatti in

    Filippesi 2:13 poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, per il suo beneplacito.

    Ora, questo è infatti il contesto che sarà visto anche più avanti in questo capitolo, comunque, adesso, colui che è morto al peccato non vive più in esso ma vive a Dio e la sua vita è ora controllata da un altro potere ed un altro desiderio, cioè lo Spirito di Dio e la Sua parola.

    La grazia di Dio fa una cosa specifica nella vita dei credenti, essa insegna certe cose a coloro che l’hanno veramente ricevuta. La vera grazia nega l’empietà e il peccato non li promuove, in modo che la risposta alla domanda precedente di Paolo, rimarremo dunque nel peccato, perché la grazia abbondi? La risposta nella parola di Dio è questa,

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

    Vedremo ancora di più in riguardo a questo soggetto più avanti in questo capitolo.

     

    3 Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte?

     

    Non sappiamo questo fatto? Ignoriamo noi questo? Questo fatto è estremamente importante da conoscere. Perché? Bene, noi impareremo il perché, come Paolo ce lo spiega. Ora qui dobbiamo veramente capire che, la conoscenza di questo fatto ha davvero un aspetto molto pratico nella vita del credente e non solo un aspetto teologico, posizionale e teorico. La conoscenza di questo fatto dovrebbe dare al credente che la accetta con fede, un ulteriore incoraggiamento e stimolo nel vivere rettamente ed avere la vittoria sul peccato.

    La conoscenza di questo fatto dovrebbe spingerci a fare prorompere noi credenti, nella fede, nella gioia e nell’apprezzamento e nella lode a Dio, oltre a dare a noi la conoscenza del nostro stato, cioè la nostra posizione e la nostra identità in Cristo dinanzi a Dio.

    Questo soggetto che Paolo ci sta spiegando in questo capitolo è la realtà pratica della nostra posizione in Cristo, nella Sua morte, sepoltura e resurrezione. E’ estremamente importante conoscere la nostra posizione e la nostra identità in Cristo, così come conoscere la realtà del rapporto che abbiamo ora con il peccato e con Dio. Questo è un argomento molto importante per ottenere la vittoria pratica sul peccato nella nostra vita di credenti.

    Paolo inizia quindi descrivendo la vittoria del credente sul potere del peccato e ci dice due realtà molto importanti qui.

    La nostra posizione in Cristo e il nostro rapporto con Cristo.

    Già Paolo nel versetto 2 ci dice qualche cosa in riguardo al rapporto tra il credente e peccaminosità. Fondamentalmente ora non dovrebbe essere più un problema, tuttavia Paolo ci dà ancora più dettagli per quanto riguarda il nostro essere morti al peccato.

    Paolo ora menziona che siamo stati battezzati in Cristo Gesù. Che cosa significa essere battezzati in Cristo? Questa è la nostra posizione e il nostro rapporto che abbiamo come credenti a Cristo. Ma di che battesimo stiamo parlando qui? Battesimo in acqua? Potrebbe sembrare così, ma non è così.

    Ricordiamoci che il battesimo in acqua, il battesimo che Gesù ha comandato tutti i suoi discepoli di intraprendere, in realtà non è altro che un simbolo esteriore, un segno esteriore di ciò che Dio ha fatto per il credente in Cristo mediante il battesimo dello Spirito Santo. Il battesimo in acqua è il simbolo di ciò che è accaduto a ciascuno di noi quando siamo stati rigenerati dallo Spirito Santo e abbiamo ricevuto la grazia di Dio e con essa la fede per credere nel Vangelo, la grazia di pentirci dei nostri peccati e confessare Gesù come Signore.

    In quello stesso istante, mentre tutto questo stava accadendo lo Spirito Santo ci ha battezzati, ci ha immersi nel corpo di Cristo. Quindi, questo battesimo qui descritto non parla di acqua fisica, ma è lo Spirito Santo e la Parola di Dio, entrambe rappresentate nella Scrittura tra l’altro come acqua, questo è il battesimo di cui Paolo sta parlando. Questo è lo stesso battesimo di cui Paolo parla in

    1 Corinzi 12:13 Infatti con un solo Spirito noi tutti siamo stati battezzati in un solo corpo – Giudei o Greci, schiavi o liberi – siamo stati tutti abbeverati in un solo Spirito.

    Stessa cosa descritta da Giovanni Battista, quando ha descritto quello che Gesù avrebbe fatto nel futuro, cioè battezzare i credenti con lo Spirito Santo. Questo battesimo ci ha immersi completamente in Cristo e realmente nella sua morte, sepoltura e resurrezione e dal momento che Egli vive anche noi viviamo e siamo immersi, cioè fusi, uniti nella e alla Sua vita e nel suo Corpo, di cui siamo ormai parte inseparabile.

    Ora, lo Spirito Santo ci battezza, ci immerge nella morte di Cristo nella sepoltura e nella Sua resurrezione, siamo stati rigenerati, abbiamo creduto al Vangelo, ci siamo pentiti e abbiamo confessato Gesù come Signore.

    Così, quando è che eravamo in Cristo prima o dopo questo evento? Questa è la domanda che ci sfida a trovare una risposta biblica.

    Ora dirò che sicuramente è difficile comprendere appieno come funzioni questo atto dell’opera dello Spirito ma proveremo a comprende come funziona. Lo Spirito ha fatto questo in realtà al momento della nostra rigenerazione e della fede al Vangelo accompagnate alla fede nell’opera e nella signoria di Cristo e il pentimento dei nostri peccati. Lo Spirito ha messo in atto, cioè ha effettuato la volontà di Dio ed ha applicato la salvezza a coloro che erano predisposti da Dio a riceverla, a coloro che già erano nella mente e nel progetto di Dio.

    E ‘interessante sapere però un’altra cosa che è collegata a questo evento. Quando Gesù Cristo andò sulla croce, quando è andato su quella croce una volta per TUTTI gli eletti, TUTTI quelli che Dio aveva scelto in eternità passata, scelti di essere in Cristo e di essere salvati anche essi sono stati effettivamente crocifissi con Cristo su quella croce, così come quando Gesù è stato sepolto TUTTI sono stati sepolti e quando Gesù risorse a nuova vita, TUTTI sono risorti con Lui, così come quando Gesù ascese al Padre eravamo già in Lui e siamo seduti con Lui nei luoghi celesti.

    La Bibbia ci mostra chiaramente queste realtà [Efesini 1:3-14], [Efesini 2:1-6],[Romani 5:6-10].

    Si potrebbe pensare allora che eravamo già salvati anche quando non lo eravamo ancora? No, non esattamente, non dal punto di vista dell’uomo, ma in un certo senso era così, dal punto di vista di Dio.

    Quindi, prima di chiamarmi un eretico adesso vi spiegherò cosa voglia dire tutto questo.

    Dobbiamo ricordarci che, quando guardiamo le cose nella Bibbia, cose come questa, dobbiamo renderci conto che ci sono due prospettive che dobbiamo capire, quella di Dio e quella dell’uomo. Se guardiamo a ciò che Dio spiega solo dal punto di vista dell’uomo, ci rimane solo una mezza verità e un modo contorto di vedere le cose che la Bibbia insegna. Questo ci porta a non poter comprendere appieno tutto ciò che la Bibbia ci spiega.

    Quando si studia una materia come la dottrina della soteriologia, in altre parole la dottrina della salvezza, ma in realtà tutta la Bibbia, dobbiamo arrivare a comprendere che ci sono più spesso di quanto non ci rendiamo conto, due prospettive mostrateci, la prospettiva di Dio e la prospettiva dell’uomo.

    Ora, nella Bibbia Dio ci spiega spesso tutt’e due, questo è vero anche se guardiamo la dottrina della salvezza. Dal punto di vista di Dio, cioè nel modo in cui Dio la vede e dal punto di vista dell’uomo cioè come l’uomo la comprende.

    Come ha fatto Dio nel Suo piano e compierla e come l’uomo la comprende e vi partecipa, sempre per la grazia, la misericordia e l’amore di Dio naturalmente.

    Ora la parte più difficile per l’uomo non è quella di capire le cose dal punto di vista dell’uomo, ciò è abbastanza facile, è invece difficile capire e spesso accettare le cose dal punto di vista di Dio come ce le descrive la parola di Dio.

    Pertanto, se crediamo che la Bibbia insegni la dottrina dell’elezione, e certamente la insegna, allora, in un certo senso, dato che coloro che infine credono sono stati eletti alla salvezza mediante la fede, scelti per essere salvati, predestinati ad essere in Cristo prima della creazione del mondo, allora è molto più facile conciliare tutto questo discorso. Perché è in quella ottica che dobbiamo capire queste cose.

    Noi che siamo salvati abbiamo certamente vissuto in Adamo per un tempo, in Adamo eravamo morti a Dio e vivi al peccato, eravamo ancora peccatori per natura e figli dell’ira di Dio, questo non si può negare, eravamo per certo sulla via della perdizione, sulla via che conduce all’inferno.

    Tuttavia, poiché eravamo stati eletti, scelti, predestinati da Dio ad essere in Cristo ed a credere, non eravamo allora davvero destinati a rimanere sotto l’ira di Dio per sempre. Eravamo già, dal punto di vista di Dio, non il nostro, già in Cristo, ma quando? In realtà per Dio prima ancora della fondazione del mondo.

    Per tanto eravamo in Lui dal punto di vista di Dio anche nel momento in cui tutta l’opera di redenzione di Gesù ha avuto luogo, anzi è per questo che Gesù gridò dalla croce “Tutto è compiuto!” Ha mentito Gesù? Era tutto fatto o ha lasciato ancora qualcosa da fare?

    No, ovviamente, Gesù non ha mentito e sì, l’opera di redenzione dal punto di vista dell’opera di redenzione terrena di Gesù , ma anche dal punto di vista del completamento effettivo di essa nella mente e nell’economia di Dio è compiuta.

    In un certo senso tutta l’opera di redenzione nella prospettiva di Dio è stata completata in Cristo, tuttavia, doveva essere e deve essere portata a compimento dal punto di vista dell’uomo e nel tempo effettivo terreno, cioè di questa età.
    Nell’eternità e nella mente di Dio questa cosa era già fatta, completata, e quando Gesù ebbe finito il Suo lavoro mediante la sua morte, resurrezione e ascensione in realtà era stato tutto fatto, vedere [Romani 8:29-30], ma doveva poi essere applicato nel tempo e nello spazio a tutti coloro per cui Gesù è morto [Isaia 53:10-12].
    Questo inoltre significa, che niente e nessuno può fermare il progetto di Dio, ciò che Lui decreta si compierà, anzi in realtà è già compiuto e questo ci da conferma della completa sovranità di Dio su tutto.

    Certo che Satana tenta di ostruire il piano di Dio, ma in realtà potrà effettivamente avere successo in questo? Come può un nemico di Dio che è stato sconfitto, uno che deve essere permesso da Dio per poter fare ciò che fa, avere successo contro Dio e dunque anche coloro che Dio ha scelto di far parte del Suo piano benevolo?
    [Giobbe 1:6-12],[Giobbe 2:3-6],[Filippesi 2:9-11],[Efesini 1:19-23].

    Se Gesù è venuto per distruggere il potere del nemico, lo ha fatto oppure no? Certamente! Quindi noi, coloro che sono i redenti sono in Cristo potranno essere anche essi sconfitti di nostri nemici?
    [Giovanni 16:11],[Colossesi 2:10-15],[Ebrei 2:14-15],[1 Giovanni 3:8].

    Sarà onnipotente Dio solo per farci arrivare alla conversione ma poi non lo sarà per mantenerci? Come rispondiamo a queste domande sarà il barometro di ciò che crediamo in riguardo agli attributi di Dio.

    [Giovanni 10:27-29],[Ebrei 7:24-27],[1Pietro 1:3-5].

    Quindi, ciò che sperimentiamo nella nostra salvezza è qualcosa di reale e concreto che si verifica per noi al momento specifico in cui Dio la applica a noi, questo lo comprendiamo dunque dalla prospettiva dell’uomo e della nostra esperienza personale.

    Tuttavia, nel programma di Dio, nella Sua mente, nella Sua realtà era stato già fatto tutto prima che noi nascessimo, è stato già compiuto alla croce, alla risurrezione all’Ascensione, anzi era già fatto prima della fondazione del mondo. Perché noi, non siamo qui per caso, in un certo senso Dio ha dato un grande scopo alla nostra vita, al punto che ce lo aveva dato anche prima della nostra nascita, lo scopo di essere Suoi figli in Cristo Gesù nostro Signore.

    È poi così difficile da capire? Certo che lo è, non è estremamente facile da accettare, sì, ma dopo tutto dovrebbe essere ancor più difficile capire ed accettare il perché Dio avrebbe concesso tanta grazia e misericordia a persone così malvagie, come ad esempio noi peccatori immeritevoli e ribelli che sicuramente meritavano l’inferno, la separazione da Dio e non certo il suo amore, e soprattutto mentre eravamo ancora peccatori. In effetti questo è quando Cristo è morto per noi ed è in realtà in quel momento che Egli è morto per perdonare TUTTI i nostri peccati [Romani 5:8-10].

    Allora uno si chiederà, non eravamo dunque peccatori? Secondo questo discorso allora se eravamo già in Cristo al momento della crocifissione dovevamo essere già salvati o giustificati, perché dunque abbiamo vissuto come peccatori, perché avevamo un natura peccaminosa che ci ha resi schiavi al peccato, se la nostra salvezza è avvenuta già alla croce e se eravamo già in Cristo sulla croce, sepolti e risorti con Lui come mai siamo stati peccatori, abbiamo rifiutato Dio e non lo abbiamo cercato?

    Perché vivevamo nel peccato e ci piaceva? Non eravamo allora già salvati? No! Essere stati predestinati o eletti cioè scelti NON preclude il fatto che eravamo schiavi del peccato, certo che lo eravamo, la parola di Dio assieme alla nostra vita lo dimostrano senza dubbio che eravamo schiavi del peccato.

    Dovevamo ancora essere salvati nel senso che, seppure l’opera della redenzione era stata compiuta per noi e Dio ci ha visti in Cristo sulla croce, cioè ci ha anche allora considerati crocifissi con Lui sepolti e risorti, ma poi tutto ciò deve essere applicato a TUTTI coloro che Dio ha eletto ad essere battezzati in Cristo, questo quando lo Spirito Santo al momento preciso della nostra vita, anche questo prescelto da Dio Padre, ha applicato a noi il beneficio di ciò che Gesù ha fatto per noi.

    Quindi questo dal punto di vista di Dio era un fatto già compiuto, perché quando Dio decreta una cosa è già una cosa certa, la cosa che deve accadere sicuramente accadrà. E’ lo stesso concetto di una profezia. La profezia è un decreto di Dio dove Dio la dichiara prima che effettivamente accada nel tempo reale dell’uomo. Ricordiamoci comunque che l’eternità non è tempo terrestre e quindi per

    Dio ieri è come oggi e sarà come domani. Ciò che Dio decreta deve solo compiersi nel tempo dell’uomo ma non in quello di Dio. Possiamo dire quindi che nella mente e nel tempo di Dio quando Lui ci ha eletti ed ha decretato il Suo piano di salvezza per gli eletti era già un fatto compiuto dal Suo punto di vista, non il nostro. Del resto che cosa avrebbe dunque significato Giovanni quando ha dichiarato queste parole?

    Giovanni 11:52 e non solo per la nazione, ma anche per raccogliere in uno i figli di Dio dispersi.

    Chi sono i figli di Dio dispersi nel mondo? Come sarebbe a dire i figli di Dio? Chi erano i figli di Dio all’epoca di Giovanni? Ancora non ve ne erano nella realtà dell’uomo ma in quella di Dio sì, esistevano già, eravamo io e te e tutti coloro per cui Gesù è morto.

    Perché per Dio gli eletti erano già considerati figli Suoi, nella Sua prospettiva, nella Sua mente, nella Sua decisione e così nella nostra realtà giustamente e responsabilmente ed anche agli occhi di Dio, siamo stati figli di Satana e figli di ira che meritavano l’inferno e di questo Egli ci ha fatto rendere conto per grazia Sua. Egli ci ha attirati a Gesù ed a credere in Lui, mediante e durante la nostra vita peccaminosa Egli in qualche modo ci ha ammaestrati per farci poi rendere conto che altrimenti il nostro destino sarebbe giustamente stato l’inferno, ci ha convinti della nostra vita peccaminosa perché l’abbiamo vissuta e l’evidenza era inconfutabile, eravamo colpevoli.

    Giovanni 6:44-45 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me

    Eravamo definitivamente sulla strada della perdizione ma non eravamo destinati a rimanerci. Dio ha fatto tutto e fa tutto per quanto riguarda la nostra salvezza ma non separatamente dalla nostra rigenerata volontà e collaborazione. Quindi dalla nostra umana prospettiva e comprensione tutto appare come se fosse stato deciso e scelto da noi, del resto effettivamente abbiamo creduto noi, per grazia Sua, in ciò che Dio ha fatto per noi.

    Efesini 1:4-10 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, 7 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che egli ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e intelligenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo il suo beneplacito, che egli aveva determinato in se stesso, 10 per raccogliere nella dispensazione del compimento dei tempi sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose, tanto quelle che sono nei cieli come quelle che sono sulla terra.

    Dopo tutto è difficile, quasi impossibile da capire in che modo Dio può essere un solo Dio e tre persone allo stesso momento e ancora essere e rimanere uno. In un certo senso questo è lo stesso concetto, come potremmo già essere stati in Cristo ma non ancora salvati per poi essere battezzati, immersi in Lui, nella sua morte per essere in Lui?

    Con l’uomo questo è impossibile ma a Dio tutto è possibile. Dal punto di vista dell’uomo, questo è impossibile, ma dal punto di vista di Dio non solo è possibile, perché tutto ciò che Egli dichiara di essere, è, non solo sarà, ma è, è nel momento in cui viene dichiarato da Dio tutto è praticamente fatto, ma il tempo sulla terra deve passare per soddisfare e compiere l’intero progetto di Dio dal punto di vista dell’uomo quindi dal punto di vista umano questo è fatto soltanto quando si verifica, ma in realtà era già stato fatto quando Dio lo aveva dichiarato.

    Tuttavia, finora abbiamo visto che la relazione e la posizione del credente con il peccato non è più vivente, una nuova relazione e una nuova posizione è invece sono state stabilite. La nuova posizione e il rapporto non è più in e con il peccato, è ora in e con Gesù Cristo attraverso il battesimo dello Spirito Santo, per questo noi siamo stati completamente immersi in Lui.

    Lo Spirito Santo applica la volontà di Dio a noi nella forma di rigenerazione, Egli è Colui che applica la salvezza di Dio a noi per fare quello che Dio aveva già programmato e aveva già realizzato attraverso l’opera di redenzione di Gesù.

    Ecco perché Gesù è asceso alla destra del Padre e perché, ora siede lì fino al suo ritorno, è per questo che ha mandato lo Spirito Santo, sì, è lo Spirito di Cristo che fa la volontà di Gesù e del Padre. Egli rigenera, convince, battezza in Cristo e applica la grazia di Dio, le cose di Dio agli eletti, queste cose però erano già programmate e considerate compiute da Dio prima ancora di esserlo nel tempo e nella prospettiva dell’uomo.

    Questo battesimo, questa immersione in Gesù, questa unione, questa posizione e relazione, rapporto sono descritte per noi anche in altre parti della Scrittura, [1 Corinzi 6:17], [Galati 3:27], [Colossesi 2:11-13].

    Così che la prima posizione e rapporto in Cristo ad essere liberati dal potere del peccato è la morte di Cristo.

    La morte di Cristo ci ha dato la vittoria sul dominio, il potere, la schiavitù che il peccato aveva su di noi
    [1 Corinzi 15:56-57], [Ebrei 2:14-15]

    sulla morte [1 Giovanni 3:8-9] Cristo ci ha dato la vittoria sul peccato e la sua potenza, perché ha sradicato la natura peccaminosa che avevamo in Adamo.

    Abbiamo già visto in precedenza nel nostro studio, come la natura dell’uomo è completamente schiava al potere del peccato. L’uomo naturale ha tutto l’essere completamente corrotto dal peccato, dalla costante, ininterrotta ostinata volontà di peccare.

    Abbiamo visto che il peccato dell’uomo ha completamente, radicalmente corrotto cuore, mente, corpo e spirito. La morte di Gesù ‘invece ha distrutto il potere del peccato in coloro che sono rigenerati da Dio e dato una nuova natura divina al posto del vecchio uomo peccatore [2 Corinzi 5:17], [2 Pietro 1:3-4].

    Perché noi, pur essendo in Cristo e battezzati nella sua morte, siamo veramente e posizionalmente morti con lui e quindi siamo pure morti al peccato. Come abbiamo detto prima siamo morti al peccato, noi dunque non possiamo più vivere in esso praticamente, cioè non dobbiamo praticarlo.

    1 Giovanni 3:9 Chiunque è nato da Dio non pecca, perché il suo seme rimane in lui ed egli non può peccare perché è nato da Dio

    Questo nemmeno in posizione, in altre parole, siamo stati trasferiti da una posizione, località, ad un’altra, cioè dal regno del peccato, dalle tenebre e dalla morte al regno della giustizia, della luce e della vita .

    Colossesi 1:12-14 rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha resi degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio, 14 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue e il perdono dei peccati.

    Se potessimo davvero, per fede, riuscire ad abbracciare questa verità in modo pratico quando siamo tentati, potremmo il più delle volte avere la vittoria nel mezzo della tentazione. Qual è la nostra vittoria, dopo tutto, la fede, la fede in ciò che Dio proclama nella sua parola, la fede in ciò che Gesù ha fatto per noi e la fede in chi è Gesù per noi [1 Giovanni 5:4-5].

    Abbiamo già la vittoria sul potere del peccato, perché siamo stati liberati da esso in modo legale, posizionalmente siamo giustificati dinanzi a Dio, posizionalmente non siamo più nel peccato, posizionalmente siamo già vittoriosi perché il risultato finale in eternità sarà perdono eterno e vita eterna [Romani 6:23], [Romani 8:1-4].

    Così, il nostro essere battezzati nella sua morte, ci ha dato la vittoria finale ed eterna sul potere del peccato. Resta comunque il fatto che dobbiamo però ottenere la vittoria sul peccato nella nostra vita pratica, nel nostro processo di santificazione. È qui che spesso abbiamo ancora un problema. Perché? Perché non abbiamo ancora completamente creduto a questa verità e quindi non la pratichiamo nel momento in cui dobbiamo combattere la tentazione.

    Cadiamo in tentazione e poi nel peccato perché crediamo alle menzogne del peccato, dei nostri desideri carnali e le bugie del diavolo, piuttosto che credere a ciò che Dio dice di noi.

    Prima di essere convertiti eravamo schiavi del peccato come abbiamo già detto diverse volte. Per via di ciò che Gesù ha fatto per noi sulla croce, il potere del peccato che ci teneva schiavi ad esso è stato eliminato. Satana in realtà non ha nessun diritto di autorità o di proprietà su di noi. Gesù lo ha sconfitto e così anche noi siamo vincitori su di lui. Comunque, egli è determinato a ingannarci e a renderci confusi e dubbiosi.

    Egli sa che se riesce a bloccare l’efficacia della nostra fede nella parola di Dio e a confonderci in riguardo alla sana dottrina, può tranquillamente ingannarci con le sue menzogne e così ci rende inefficaci e fallaci ed a rimanere controllati dalle nostre abitudini. Fin tanto che lui riesce a confonderci ed a accecarci con le sue menzogne non riusciremo a vedere che le catene che una volta ci tenevano incatenati al peccato sono in realtà spezzate.

    Noi siamo liberi in Cristo ma se il diavolo riesce a convincerci che siamo ancora schiavi non potremo godere la libertà che Dio ci ha dato come eredità. Non crediamo per un solo momento che la maturità spirituale sia una cosa istantanea, ma la libertà istantanea esiste, la verità al momento in cui viene compresa e creduta ci libera anche subito da certi legami e quindi da certi comportamenti peccaminosi e dannosi e questo agevola poi la nostra maturità spirituale.

    Se la parola di Dio dunque dice che siamo morti al peccato, liberati dal potere del peccato, e morti con Cristo, battezzati in Lui, nella sua morte, allora questo è ciò che il fatto è, cioè che nella nostra vita dobbiamo credere e rispondere con questo quando siamo tentati.

    Questo ci darebbe la vittoria pratica sul peccato che risiede ancora nelle nostre membra, nel nostro corpo non ancora redento. Questo è il motivo per cui è imperativo che portiamo il nostro corpo in soggezione allo Spirito di Dio e la Sua volontà. Questo è il motivo per cui è così importante per noi capire veramente bene questo capitolo, non è solo dottrina e teologia, ma è essenziale per la nostra vita pratica di santificazione e l’eliminazione del peccato dalla nostra vita.

    4 Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita. 5 Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione,

     

    Non solo siamo morti con Cristo, siamo anche stati sepolti assieme a Lui mediante il battesimo, non il battesimo in acqua, il battesimo in acqua ripetiamo è solo un simbolo di ciò che avviene nella vita spirituale della persona che ha riposto con fede in Cristo.

    Paolo sta parlando di nuovo del battesimo dello Spirito in Cristo, nella Sua morte, la sua sepoltura nella tomba, e come vediamo qui, in questi versetti, anche battezzati nella sua resurrezione, la sua vita risorta, la vita di Cristo.

    Ora, questa è la posizione attuale e completa di un credente. Il battesimo dello Spirito Santo in Cristo è una unione permanente con Gesù e la sua intera opera di redenzione. Cosa è successo a Gesù è successo anche a tutti coloro che hanno creduto in lui per grazia di Dio.

    La realtà di questo verso è in realtà descritta da Paolo anche in diversi altri luoghi, ma uno in particolare

    Galati 2:20 Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me, e la vita che ora vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

    È per questo che abbiamo detto prima che per avere la vittoria sul peccato ancora presente nella carne dobbiamo vivere nella fede del Figlio di Dio e considerare noi stessi l’essere morti con Cristo al peccato, ma vivi in Cristo a Dio. Nel frattempo siamo in effetti morti al peccato perché la natura peccaminosa davvero non esercita più il potere di controllo sulla vita del credente.

    Se la morte di Cristo, ha anche causato la nostra morte in Lui, la vita di Cristo ha causato in noi l’essere vivi in lui, è per questo che poi si dovrebbe camminare in novità di vita e non continuare a vivere nello stesso modo in cui tutti gli altri peccatori vivono e come vivevamo prima anche noi.

    In altre parole, se noi moriamo con Cristo, allora smettiamo anche di vivere nel peccato, la nostra natura è cambiata perché siamo rigenerati dalla vita di Cristo, dal suo Spirito, in modo che la sua risurrezione che giustamente è parte della sua opera redentrice, provoca la nostra giustificazione e anche santificazione [Romani 4:25], ricordate?

    Questo è molto importante, è per questo che Paolo ci aveva fatto passare attraverso tutte le Scritture che abbiamo già visto prima di arrivare a questo capitolo, in modo da poter capire meglio la verità descritta in questo capitolo. Così che ora vediamo la connessione inevitabile ed inesorabile tra Gesù, la morte per il nostro perdono, la sconfitta del potere del peccato e la resurrezione di Gesù con la nostra giustificazione è proprio come la nostra morte in Lui è verso il peccato, la nostra nuova vita in Lui tramite la sua resurrezione è per la giustizia e la santità.

    Così che, la sua morte = la nostra morte al potere del peccato = la nostra vittoria sul potere del peccato,
    la sua resurrezione= la nostra nuova vita= la nostra giustificazione = la nostra santificazione.

    In modo che, coloro che sono stati battezzati, immersi in Cristo, non possono più vivere nell’ingiustizia o nel precedente modo di vita, piuttosto essendo stati riportati a nuova vita in Dio attraverso la vita di Gesù essi perseguono la giustizia e la santità.

    Questa è una transazione che avviene senza eccezioni, se siamo morti con Lui viviamo con Lui, e come vive Egli? Nella giustizia e nella santità, nello stesso modo vivono TUTTI coloro che sono in Lui. Non stiamo parlando di perfezione, ma della pratica e l’esercizio attivo e costante di vivere in giustizia e santità piuttosto che continuare a vivere in uno stile di vita continuamente peccaminoso.

    La prova vera del fatto che siamo morti al peccato assieme a Lui è se perseguiamo attivamente la santità e viviamo nella giustizia.

    1 Pietro 1:14-16 Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza; 15 ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, 16 poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo».

    1 Giovanni 2:3-6 Ora da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: “Io lo conosco”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, veramente l’amore di Dio è perfetto in lui. Da questo conosciamo che siamo in lui. 6 Chi dice di dimorare in lui, deve anche camminare come Egli camminò.

    1 Giovanni 3:1-3 Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro.

    1 Giovanni 3:9 Chiunque è nato da Dio non pecca, perché il suo seme rimane in lui ed egli non può peccare perché è nato da Dio.

    Non possiamo dire che siamo in Cristo e non dimostrare alcun cambiamento nel nostro modo di vivere la nostra vita, cioè non mostrando alcun frutto di pentimento, non mostrando alcun frutto di santità e di giustizia. Le persone che pensano di essere in Cristo e non hanno subito alcun cambiamento nel loro modo di vivere e il loro modo di pensare non sono in Cristo. Ovviamente essi non sono morti al peccato assieme Lui in modo che essi non vivono nemmeno una vita nuova nella la Sua vita.

    1 Giovanni 1:5-6 Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e dichiariamo a voi, che Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. 6 Se diciamo che siamo in comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non pratichiamo la verità.

    La resurrezione di Cristo giustifica pienamente il credente e la giustificazione è legata alla santificazione. E’ come una gemella siamese, queste due cose non possono essere separate. Non ci può essere giustificazione senza santificazione come nessuna santificazione senza giustificazione.

    In altre parole, non ci può essere alcun cambiamento di vita delle persone se la rigenerazione che la vita di Cristo risorto causa non è presente. La santificazione è l’essere separati dal peccato e l’essere separati a Dio per la pratica della giustizia e la santità. Questo si verifica solo in coloro che sono stati battezzati, cioè immersi in Cristo, nella la Sua morte e la Sua resurrezione.

    Quando Gesù dà nuova vita a qualcuno, la loro vita è veramente nuova. Questa nuova vita poi riflette la novità di vita e questa produce la giustizia e la santità. Ancora una volta, questo non significa che si vivrà senza peccato o vivremo una vita perfetta, ma come abbiamo già detto prima, proseguiremo nella giustizia e la santità come parte della nostra nuova vita in Cristo e come parte della nostra nuova natura.

    Non ignoreremo più la signoria di Gesù sulla nostra vita, né saremo indifferenti verso, né avremo il desiderio di ignorare la santa legge di Dio; noi, anche in modo imperfetto, ubbidiremo all’opera e gli inviti e le convinzioni dello Spirito Santo. In modo che la connessione tra giustificazione e santificazione sarà evidente.

    In altre parole, la connessione tra la giustizia di posizione in Dio e la rettitudine comportamentale sarà presente, cioè, l’essere in Cristo [Galati 3:27], così che anche la Sua santità e l’esercizio di una vita santa sarà evidente. Chi Dio dichiara giusto, Dio lo renderà giusto, chi Dio dichiara santo, Dio lo renderà santo.

    Questo è ciò che è la novità di vita, questo è quello che vuol dire essere battezzati in Cristo e quello che produce nella vita del credente, questo è ciò che essere battezzati nella sua morte e resurrezione, essere nella Sua vita producono. Non produce il desiderio incontrollato di peccare affinché la grazia abbondi, invece produce il frutto dell’abbondante grazia di Dio che non è più il peccare piuttosto è vita giusta e santa da parte di coloro che hanno veramente ricevuto da Dio l’abbondanza della grazia.

    Ricordiamoci che la grazia di Dio non ci insegna a continuare nel peccato, ci insegna il contrario. Vediamo ciò che la parola di Dio dice e che cosa la grazia di Dio insegna a coloro che sono stati toccati da essa.

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

     

    6 sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato. 7 Infatti colui che è morto è libero dal peccato

    In precedenza avevo presentato questo concetto come la risposta alla domanda di Paolo, cioè se è lecito continuare a peccare in modo che la grazia di Dio abbondi. Paolo, ovviamente, risponde certamente no! Perché? Vi ricordate perché no? Perché siamo morti al peccato, siamo stati crocifissi con Cristo, siamo stati battezzati nella morte di Cristo e anche nella sua vita risorta. Siamo stati immersi in Cristo e tutto il suo lavoro di redenzione si completa in noi. Quelli che sono morti al peccato, come possono più vivere nel peccato? Non possono! Questo andrebbe contro la nuova natura, la natura divina che ora abbiamo in Cristo e per mezzo di Lui.

    Ora Paolo spiega questo concetto con un po più di dettaglio. Egli ci dice, sapendo questo, in altre parole, dobbiamo arrivare ad avere questa conoscenza e questa convinzione. E ‘imperativo per noi conoscere questo tema. Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Cristo. Ancora una volta questo era un concetto presentato da Paolo come lo troviamo anche in [Galati 2:20].

    Ora, chi è il vecchio uomo qui menzionato e cosa è il corpo del peccato, di che cosa si sta parlando? Allora, il vecchio uomo è il nostro uomo vecchio, la persona che una volta eravamo in Adamo, che ora è morto con Cristo sulla croce.

    Vi ricordate di quella persona? Voi oggi siete una persona diversa da quella vecchia? I vostri desideri sono cambiati? E’ cambiata la tua vita? Il vostro modo di pensare è cambiato? Spero di sì. Dopo tutto nel greco la parola usata per pentimento, è metanoia e significa trasformare la mente, la metamorfosi della mente, un cambiamento di pensiero e quindi di conseguenza anche di comportamento.

    L’uomo vecchio, il vecchio uomo era quella persona che viveva solo per il peccato, che ha vissuto per il peccato, che viveva nel peccato e non si curava affatto delle cose di Dio, non poteva comprenderle e non poteva ne voleva accettarle [1 Corinzi 2:14 ], colui che amava vivere nell’ingiustizia, l’uomo che bestemmiava Dio e non si preoccupava affatto di queste cose, l’uomo descritto in [Romani 1:18-32] e [Romani 3:10-18].

    Ecco perché Paolo ha trascorso quasi tre interi capitoli per descrivere bene questo vecchio uomo. Il vecchio uomo è l’uomo naturale, l’uomo carnale, l’uomo che è in Adamo, quello con la natura completamente corrotta dal peccato, l’uomo la cui mente non poteva essere e non è volontariamente sottomessa alla legge di Dio [Romani 8:7].

    Ora la buona notizia per il credente è questa, quel vecchio uomo, la nostra natura peccaminosa adamitica ora è morta, se effettivamente siamo in Cristo. Ora, dobbiamo realizzare una verità molto importante nella nostra mente, qualcosa che abbiamo davvero bisogno di fare nostro. Se il vecchio uomo è morto, è morto. Non è parzialmente in vita, né può tornare in vita. Una volta che il vecchio uomo, il vecchio sé, l’uomo non rigenerato è morto, è morto.

    Quello di cui Paolo sta parlando qui è molto importante per molti motivi. Primo perché tutto questo, come vedremo avanti è destinato a darci la consapevolezza che il potere del peccato nella nostra vita è stato spezzato per sempre ed anche che il potere è morto con il vecchio uomo, in modo che, possiamo vivere una vita in pratica vittoriosa sul peccato.

    L’altro motivo è altrettanto importante perché ci dà ancora una volta la sicurezza della vita eterna, della nostra salvezza, la garanzia della perseveranza che ci porta alla gloria eterna in Cristo. Come? Beh, prima di tutto perché il vecchio uomo con la sua natura peccaminosa è morto e lui non può più vivere di nuovo, perché ora siamo trasformati in nuove creazioni [2 Corinzi 5:17], [Efesini 2:10], quelle eterne che non possono più morire, in senso spirituale, e infine, anche in senso fisico dopo la risurrezione del corpo e della sua trasformazione.

    Questo verrà spiegato anche più avanti dove Paolo dichiara in

    Romani 6:8-9 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui, 9 sapendo che Cristo, essendo stato risuscitato dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui.

    Questo in un certo senso inverso significa anche la morte permanente del nostro vecchio uomo e che se il nostro uomo vecchio non può più tornare alla vita questo ci dà la certezza assoluta della salvezza, se veramente siamo morti con Cristo.

    Ora che il nostro uomo vecchio con la sua natura peccaminosa è morto, una nuova natura ci controlla, la natura divina, è diventata viva in noi per mezzo di Gesù Cristo.

    Paolo però ora dice che il vecchio uomo è morto, è stato crocifisso, in modo che il corpo del peccato possa essere annullato. Che cosa significa questo in realtà? Se il vecchio uomo è morto, se la vecchia natura peccaminosa non c’è più, che cosa è il corpo del peccato? Cosa vuol dire che potrebbe essere annullato? Non è abolito se è morto?

    Bene, qui siamo di fronte a una cosa molto specifica. Sì, la vecchia natura peccaminosa, l’uomo vecchio è morto, crocifisso con Cristo, sì, la forza del peccato è spezzata definitivamente. Comunque qualcosa che è collegata alla natura peccaminosa però è viva e rimane.

    Che cosa è? Il nostro corpo, la nostra carne, il corpo terrestre è vivo. Quella parte di noi che rimane connesso al regno terreno non muore. Morirà alla fine, molto probabilmente, a meno che Gesù ritorni prima che in questo caso specifico alcuni credenti saranno trasformati alla la venuta di Cristo senza morire [1 Corinzi 15:49-53], [1 Tessalonicesi 4:13-18] altrimenti il nostro corpo morirà, e questo perché il peccato abita in esso, ma per ora il corpo è vivo.

    Quel corpo è quello con cui dobbiamo vivere in questo mondo, giusto? Il nostro corpo è necessario per vivere su questa terra. Ci sono dunque due uomini che sono vivi, l’uomo spirituale, quello nuovo dentro di noi, il noi rigenerato con la nuova natura divina [2 Corinzi 5:17], [2 Pietro 1:3-4] e il corpo terrestre, la carne non redenta che contiene appunto una nuova natura e dei nuovi desideri, ma questi sono presenti all’interno di un corpo non riscattato e che ha la legge del peccato ancora in esso. Attenzione NON LA NATURA PECCAMINOSA, quella è morta, debellata. Si sta parlando della legge del peccato nel corpo terrestre.

    Una parte di questo corpo irredento è la nostra mente, la psiche dell’uomo che ha bisogno di essere rinnovata, perché è ancora ed è stata programmata negativamente dalla vecchia natura peccaminosa. Così che in realtà il processo di santificazione in un uomo nuovo è questo, portare i nostri corpi, che contengono ancora il programma peccaminoso che contiene ancora i desideri peccaminosi collegati ai desideri che sono nel mondo, in soggezione ai desideri e la volontà di Dio espresso attraverso l’uomo nuovo rigenerato, questo viene fatto mediante il rinnovamento della mente attraverso la parola di Dio. Come?

    Ebbene questo, spiega questo

    Romani 12:1-2 Io vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, di presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, che è il vostro ragionevole servizio. 2 E non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, per poter discernere ciò che è che la buona e accetttevole e perfetta volontà di Dio.

    Vedi anche [2 Corinzi 10:3-5]

    Paolo infatti spiegherà questa connessione tra il corpo e il peccato sia più avanti in questo capitolo e anche ancor di più nel capitolo 7, che di fatti sarà il contesto di quel capitolo.

    Ora, quello che Paolo sta cominciando a dire è questo: il vecchio uomo è morto, la natura peccaminosa è morta, il potere del peccato è morto, spezzato, perché il potere del peccato era vivo nella nostra vecchia natura peccaminosa che ha sempre e comunque dettato il peccato nella nostra vita e ci teneva sotto il suo dominio, ci teneva completamente schiavi del peccato, sotto il suo completo controllo.

    Ora tutto ciò non è più, siamo morti al peccato. Comunque, il corpo fisico è vivo e in esso un altra legge opera, cioè, il peccato nel nostro corpo, [Romani 7:21-25].

    Tuttavia, questo peccato specificamente può essere, anzi dovrebbe essere sopraffatto dal nuovo uomo, come? Nel presentare la propria mente e il nostro corpo alla sottomissione e la potenza dello Spirito di Dio e obbedienza alla Sua parola.

    Siamo stati schiavi del peccato, ora non siamo più schiavi del peccato, la forza del peccato, il suo dominio su di noi è spezzato, e ora possiamo, a causa di questa nuova natura che abbiamo, soggiogare il corpo del peccato con cui viviamo su questa terra .

    In altre parole abbiamo ancora il peccato in noi ma rispetto a prima è solo in controllo quando gli permettiamo di essere, cioè, qualche volta, mentre prima era sempre il peccato in controllo. Dobbiamo dunque peccare come abbiamo fatto prima?

    No, noi abbiamo ora il potere, datoci a noi da Dio mediante lo Spirito Santo di portare la nostra mente e il nostro corpo in soggezione alla volontà di Dio, a presentare la nostra mente e il corpo per ubbidire Dio e la Sua parola.

    Prima questo non potevamo assolutamente farlo, infatti non volevamo fare questo, ora però vogliamo e possiamo, la forza del peccato è resa impotente, il dominio del peccato e la schiavitù al peccato sono stati annientati. Questo quindi ci aiuta, o almeno dovrebbe aiutarci a sottomettere il nostro corpo di peccato a Dio. Portare il nostro corpo in sottomissione allo Spirito di Dio e la Sua parola.

    In effetti questo è ciò che Paolo sta dicendo qui nell’ultima parte dei versetti 6-7, non siamo più schiavi del peccato ora, piuttosto resi servi della giustizia, come dice più avanti in [Romani 6:16-18], perché colui che è morto al peccato, è stato liberato dal peccato.

    Si noti l’uso che Paolo fa del tempo passato, quindi, siamo morti al peccato, siamo stati liberati dal peccato. E ‘un affare fatto, compiuto e non è qualcosa che deve ancora verificarsi.

    Perché è che allora ancora pecchiamo? Perché c’è ancora una lotta, un combattimento ed a volte sembra che siamo impotenti di fronte al peccato nella nostra vita?

    Prima di tutto dobbiamo rimanere sempre coscienti che finché viviamo in questo corpo terreno la lotta, il combattimento contro la carne, cioè il peccato in essa ci sarà [Galati 5:16-17], [Romani 7:18-25]

    Ora pecchiamo perché scegliamo di peccare, ora si può scegliere di peccare o di obbedire Dio. Prima, quando il potere del peccato era vivo e vegeto nella nostra natura ed essa rendeva tutto il nostro essere completamente asservito al peccato, in quel momento, non potevamo scegliere di obbedire a Dio e quando facevamo una scelta abbiamo sempre scelto di ribellarci contro Dio e la sua parola .

    Ora invece siamo liberi e possiamo veramente scegliere, ora il nostro libero arbitrio è veramente libero di decidere se servire la carne o Dio.

    Siamo stati liberati dal potere del peccato, in modo che possiamo veramente avere libertà per servire Dio. Questo è ciò che significa avere la libertà in Cristo, questo è il genere di libertà che Dio ci ha ora concesso mediante la Sua meravigliosa e abbondante grazia.

    Non è la libertà di persistere nella vita peccaminosa, ingiusta e profana, ingannando se stessi pensando in realtà che possiamo continuare a peccare in modo che la grazia di Dio abbondi, piuttosto essendo stati liberati dal potere del peccato che era su di noi ora vogliamo e passiamo servire Dio con tutto il nostro essere e la grazia di Dio abbonda versso di noi per fare questo e per quando falliamo di farlo.

    Questo concetto è meravigliosamente descritto per noi nella dichiarazione profetica del padre di Giovanni Battista ed è riguardante l’opera di Cristo, questa la troviamo in

    Luca 1:67-75 Ora suo padre Zaccaria era pieno di Spirito Santo, e profetizzò dicendo: 68 “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato ed ha redento il suo popolo, 69 e ha suscitato un corno di salvezza per noi Nella casa di Davide, suo servo, 70 come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti, che sono stati dal principio del mondo, 71 che dobbiamo essere salvati dai nostri nemici e dalle mani di quanti ci odiano, 72 Per eseguire misericordia ai nostri padri si è ricordato della sua santa alleanza, 73 Il giuramento fatto ad Abramo, nostro padre: 74 di concederci che, liberati dalle mani dei nostri nemici, possiamo servirlo senza timore, 75 in santità e giustizia davanti a Lui tutti i giorni della nostra vita.

    Quanto stupendo è questo brano, sarei tentato veramente di fare una esposizione di questo testo, tale è la bellezza e la ricchezza di questi pochi versetti, ma non ho il tempo per farlo qui. Basti dire comunque che, Gesù ci ha salvato dai nostri più grandi nemici, non i Romani come pensavano gli Ebrei ma, il peccato, Satana, la morte, il mondo e la carne, ed anche da noi stessi, ci ha salvato dalla mano di tutti coloro che ci odiano, Satana ed i suoi ministri, angelici e umani che siano e noi stessi che anche eravamo nostri stessi nemici. Ricordate che il ladro viene solo per fare cosa?

    Giovanni 10:9-11 Io sono la porta. Se uno entra attraverso di me, sarà salvato, ed entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Io sono venuto perché abbiano la vita, e che essi l’abbiano in abbondanza. 11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.

    Gesù ha distrutto le opere del diavolo [1 Giovanni 3:8-9] e ci ha liberati da ciò che ci ha ridotti in schiavitù, il peccato [Giovanni 8:34-36], [Galati 5:1], [Ebrei 2:14-15].

    Egli ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte, perché? Zaccaria ci dice, in modo da servirlo senza timore [1 Giovanni 4:17-19], e in quale altro modo? In santità e giustizia tutti i giorni della nostra vita.

    Questo è il vivere santificato e non la licenza di peccare. Questo è come i redenti del Signore vivono, questa è la libertà, la libertà che abbiamo acquisito in Cristo, non la licenza di peccare [Galati 5:13] piuttosto la libertà per vivere in santità e giustizia.

    Questi sono i frutti di coloro che sono stati toccati dalla grazia di Dio e quelli che hanno veramente capito il valore e il peso della grazia di Dio. La Sua grazia, alla luce del Suo amore dimostrato verso di noi in Cristo Gesù, rende la Sua grazia pesante, di sostanza e di valore in modo tale che coloro che veramente vivono in essa ne comprendano il valore e non continuano a peccare. Inoltre, non c’è è più il desiderio di vivere continuamente nel peccato.

    Siamo morti dunque al peccato, così che siamo stati liberati dal potere e dalla schiavitù del peccato e dalla morte, siamo stati liberati per vivere vite sante e giuste.

     

    8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui, 9 sapendo che Cristo, essendo stato risuscitato dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui. 10 Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio 11 Allo stesso modo anche voi, consideratevi di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù nostro Signore.

     

    Qui ora Paolo sta riassumendo ciò che abbiamo visto finora, e aggiunge anche un altro dettaglio. Se siamo morti con Cristo, allora crediamo che vivremo anche con Lui. Quando è che anche vivremo con Lui? Quando? Quando si va in paradiso? Sì, anche, ma non solo, e in questo contesto, anche se le due cose sono certamente collegate credo che Paolo faccia riferimento specifico a questo fatto, cioè, che anche noi vivremo con Lui nel modo in cui Lui ha vissuto e vive. Cioè come?

    La nuova vita in Cristo, è il potere della vita risorta attraverso lo Spirito Santo [Giovanni 6:63]. Questa vita è la natura divina e il potere che Dio ci ha dato quando Egli ci ha rigenerati [Ezechiele 36:25-27], [2 Pietro 1:1-4], Egli ci ha fatti nuove creazioni, nuove creature in Cristo [2 Corinzi 5 : 17], [Efesini 2:8-10].

    Questo è infatti ciò che Gesù intendeva quando parlava di se stesso a Marta cioè che Lui è la resurrezione e la vita. Di fatti vediamo come lei ha risposto ed invece ciò che Gesù rispose a lei

    Giovanni 11:23-26 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà”. 24 Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella resurrezione dell’ultimo giorno”. 25 Gesù le disse: “Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me non morirà mai. Credi tu questo?”

    Marta aveva ragione e giustamente parlava in vista della resurrezione dei corpi nell’ultimo giorno, mentre Gesù invece in realtà diceva così come dice Paolo nel brano che stiamo guardando, che la vita della resurrezione non è una vita solo per il dopo la morte o l’ultimo giorno, piuttosto una condizione, uno status nel quale viviamo già in quanto credenti rigenerati, ed è un potere che abbiamo ora in Cristo.

    La vita eterna e quindi la potenza della vita di Cristo ed è già disponibile, oggi e sempre. Vedi anche ciò che Gesù dice a proposito della vita risorta del credente, quando la ha il credente , adesso o più poi? La abbiamo già oggi così come l’abbiamo per sempre

    Giovanni 5:24 “In verità, vi dico, chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato ha la vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

    1 Giovanni 5:12 Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita.

    L’unica differenza tra la resurrezione dei nostri corpi e il nostro uomo spirituale è che in seguito anche i nostri corpi saranno trasformati a somiglianza del risorto Cristo. Ora però, il nostro uomo interiore, l’uomo spirituale, la nuova creatura in Cristo è vivo con Cristo ed ha il potere di Cristo risorto oggi. Questo è il motivo per cui Gesù parla di vita eterna come qualcosa che un credente ha attualmente in possessione e non qualcosa che un credente avrà solo nel futuro dopo la morte.

    Quindi, essendo morto assieme a Gesù Cristo, siamo anche vivi nella Sua vita di resurrezione e la Sua potenza è nostra adesso, oggi. Questo è il motivo per cui possiamo per la potenza di Dio, cioè, dovremmo portare le nostre memebra, il nostro corpo terreno e mortale in soggezione alla volontà e al desiderio di Dio che è nell’uomo spirituale, che ora è vivo in e con Cristo.

    Noi abbiamo la vita di Cristo in noi oggi, attualmente, non solo più tardi dopo la nostra morte fisica. Questa è la bellezza della resurrezione, non solo ha benedizioni per il futuro del credente e la vita eterna, ma benedizioni presenti e la vita soprannaturale da vivere in questo corpo terrestre.

    La resurrezione di Gesù ci ha dato la Sua vita, lo Spirito Santo ci ha rigenerati, in altre parole, ci ha dato la vita spirituale, cioè, Egli ci risorto dalla tomba nella quale ci trovavamo.

    Ricordate che eravamo morti spiritualmente, morti nei nostri peccati e trasgressioni, ma Gesù ci ha vivificati [Efesini 2:1-6].

    Siamo già stati risorti, è per questo che Gesù ci dice che abbiamo la vita eterna e non che avremmo, è per questo che la parola di Dio ci dice come si è letto in precedenza che chi ha Gesù ha la vita non la avrà, ma questa vita è ora, oggi e per sempre.

    Il nostro spirito è risorto dalla morte e ora siamo vivi, il nostro uomo nuovo e interiore, il nostro uomo spirituale è vivo ed è una nuova creazione. Il nostro uomo esterno è il nostro corpo, non la nostra natura peccaminosa, che è stata debellata, che è stata crocifissa con Cristo e non vive più. Il nostro uomo esteriore è il nostro corpo di carne, lo stesso corpo che un tempo era anche schiavo della nostra natura peccaminosa e quindi si comportava anche esso come uno schiavo del peccato.

    Questo corpo, il nostro uomo esteriore, il corpo di cui abbiamo bisogno di vivere in questo mondo, che è il corpo non ancora riscattato ed è soggetto alla morte a causa del peccato presente in essa.

    Ora, la trasformazione del corpo, la redenzione del corpo si verifica quando? Alla resurrezione del corpo quando Gesù ritorna o in quello stesso momento quando si verificherà la trasformazione dei corpi mortali, cioè non redenti. Questo è descritto per noi da Paolo in

    1 Corinzi 15:42-57 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 46 Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste.50 Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’incorruttibilità.51 Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, 52 in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. 53 Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità.54 Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria». 55 «O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?» 56 Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; 57 ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.

    Qui abbiamo la descrizione della risurrezione del nostro corpo e la successiva trasformazione del corpo naturale, che per ora è un corpo non redento.

    Così, per la resurrezione del corpo naturale e la sua trasformazione in un corpo celeste spirituale per essere uniti con il nostro uomo spirituale già risorto e vivo anche in questo momento, dobbiamo attendere la venuta di Gesù, quando Egli farà questo nella nostra vita.

    Al presente l’uomo spirituale presentandosi alla volontà e la parola di Dio mette in soggezione ad esso anche il corpo naturale rendendolo obbediente a Dio e così vivendo nella giustizia e nella santità con lo stesso corpo naturale. Questo è così che il corpo naturale terrestre diventerà anche esso uno strumento di giustizia e di santità. Questo è ciò che Paolo spiega più in dettaglio più avanti in Romani 6.

    Ora Paolo continua dicendo, sapendo che Cristo, essendo stato risuscitato dai morti, non muore più, cioè la morte non ha più potere su di Lui.
    Perché la morte che Egli morì, morì al peccato una volta per tutte, ma la vita che vive, vive per Dio..

    Gesù ha dato volontariamente la Sua vita per le pecore, ma ha anche esercitato il potere di riprendere la Sua vita dalla morte.

    Giovanni 10:17-18 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comandamento che ho ricevuto dal Padre mio».

    Così Gesù è risuscitato dai morti e non muore più. Gesù è vivo per sempre, era morto ma ora vive per sempre.

    Apocalisse 1:18 Io sono colui che vive, ed era morto, ed ecco sono vivo per sempre. Amen. E ho le chiavi di Ades e della Morte.

    Sì, è Gesù non Satana che ha le chiavi della morte. E ‘solo Lui che può aprire le tombe e far risorgere dalla morte, sia spirituale che fisica. Egli controlla il destino delle persone [Salmi 139:16].

    E ‘solo Colui che ha avuto, come il passaggio che stiamo studiando in Romani 6 ci dice, la vittoria sulla morte, così che la morte non ha più dominio su di Lui ma non può avere più il dominio anche su di loro che sono vivi in Cristo [Ebrei 2:14-15].

    Gesù è stato risuscitato dai morti ed egli non muore più. Quello che ha fatto è stato fatto una volta per tutte per salvare i Suoi è proprio e questo che Egli ha fatto, morendo e risuscitando dai morti questo era ed è del tutto sufficiente per salvare e mantenere salvati coloro per cui Egli è morto [Ebrei 7:25-27].

    Gesù ha fatto questo per liberarci dal dominio del peccato e della morte e ha sconfitto colui che aveva il potere della morte, cioè è il diavolo.

    Ebrei 2:14-15 Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita.

    Questo è il motivo per cui Egli ha le chiavi di Ades e della morte, perché Egli ha vinto la morte, ha vinto e distrutto colui che aveva, nota, aveva è nel tempo passato, il potere della morte, cioè il diavolo, ora Gesù ha le chiavi che aprono l’Ade e la morte, Egli è colui che ha il potere di liberarci dalla morte e l’inferno o di inviare lì le persone. Alcuni non riescono a credere a questo concetto, ma Gesù ci credeva, non ci credeva ascoltate le sue parole

    Matteo 10:28-29 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima. Temete piuttosto colui che è capace di distruggere l’anima e il corpo nella Geenna.

    Gesù è morto una volta soltanto al peccato, come abbiamo detto, una volta per tutte, è morto al peccato per noi uomini. Gesù non ha bisogno di morire per se stesso come Egli del resto non aveva mai conosciuto il peccato [2 Corinzi 5:21], ma questo passo, dice, è diventato peccato per noi e così che per la morte è morto al peccato e per il nostro peccato, in modo da distruggere il potere del peccato e, così facendo, ha espiato i nostri peccati in modo che quello che era il salario del peccato, la morte, è stato sconfitto e, affinché questi, il peccato e la morte non avrebbero più alcun dominio su di noi così come non possono avere dominio su di lui.

    1 Corinzi 15:54-57 54 Così quando questo corruttibile avrà rivestito l’incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito l’immortalità, allora sarà adempiuta la parola che fu scritta: «La morte è stata inghiottita nella vittoria». 55 O morte, dov’è il tuo dardo? O inferno, dov’è la tua vittoria? 56 Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. 57 Ma ringraziato Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.

    Qui vediamo che il potere della morte è il peccato e la forza di esso è la legge, ma Dio ci dà la vittoria su questi per mezzo di Cristo.

    C’è Una legge superiore a quella del peccato e della morte, quella dello Spirito.

    Questa legge è superiore a tutte le altre leggi [2 Corinzi 3: 1-10], perché Dio è più alta e più grande e onnipotente, in modo che la Sua vita in noi non può essere in alcun modo sottomesso o uccisi.

    Come e chi può sconfiggere la vera vita del Dio onnipotente, Colui che è la vita stesso?

    Come può Satana, il peccato o qualsiasi altra cosa uccidere la vita di Dio?

    Cristo non può morire permanentemente perchè è Dio, così, in un certo senso nemmeno coloro che sono in Lui possone essere sconfitti dalla morte.

    Romani 6: 7-9 perchè colui che è morto è stato liberato dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo  anche che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui.

    Nessun nemico è in grado di sconfiggere la vita di Dio, e poiché Egli è la vita, la persona che è in lui ha la Sua vita, la vita eterna, la vita di Dio, questa è la vita eterna, Egli è e vive per sempre.

    Giovanni 11: 25-26 Gesù le disse, “Io sono la risurrezione e la vita Chi crede in me, anche se muore, vivrà 26 E chiunque vive e crede in me non morrà mai credi questo?”

    Giovanni 14: 6 Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me..

    Ora, la vita che Gesù vive la vive al Signore. Paolo sta facendo un parallelo qui in questa sezione che abbiamo studiato tra ciò che Gesù ha fatto e che cosa questo significa per il credente.

    È così che, quando siamo battezzati nella sua morte e resurrezione, quando siamo resi partecipi di Cristo, riceviamo tutti i benefici di ciò che Egli ha compiuto con la Sua morte e la Sua resurrezione, che è poi il punto di [Romani 6:4-5].

    Così Gesù, durante la Sua vita, l’ha vissuta per Dio, così come Egli vive per Dio oggi e per sempre. Così che ora questo è il parallelo che Paolo trae ulteriormente.

    Come Gesù è morto al peccato, così siamo anche noi, morti al peccato, così che il peccato ora non ha più dominio e potere su di noi, per quello che Gesù ha fatto per noi.

    Allo stesso modo Gesù risorse dalla morte alla vita e mediante la sua resurrezione siamo stati anche noi risorti a nuova vita con Lui ed è in quella novità di vita che adesso siamo e nella quale dobbiamo camminare. Dovremmo allora camminare anche come Egli camminò nella Sua vita, cioè in santità e giustizia [1 Giovanni 2 :5-6].

    Questo è il punto che Paolo sta facendo in modo che ora, come Gesù visse la sua vita a Dio, anche noi dovremmo, se davvero apparteniamo a Cristo. Questo è il principio della santificazione, coloro che sono in Cristo camminano in novità di vita e non nel peccato, perché siamo stati uniti insieme nella Sua morte e nella Sua risurrezione.

     

    11 Allo stesso modo anche voi, considerate voi stessi di essere morti davvero al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù nostro Signore.

     

    Allo stesso modo esatto che la nostra posizione in Cristo impone, dal momento che ora sappiamo la nostra posizione e il rapporto che abbiamo in e mediante Gesù. Il fatto che siamo dunque liberati dal dominio del peccato, in quello stesso modo dobbiamo, per la fede in ciò che in realtà siamo in Cristo, cioè morti al peccato ma viventi a Dio in Cristo, dobbiamo dunque vivere nella fede di questo fatto nella nostra vita.

    Dobbiamo considerarci davvero morti al peccato.

    Questo perché in realtà siamo morti al peccato, la nostra vecchia natura, il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Cristo non è più il vecchio uomo che vive, ma, per lo Spirito di Gesù Cristo che vive in me, nel mio mortale e irredento corpo, la vita che adesso vivo in questa carne, in questo corpo, la vivo nella fede in Gesù e dalla fede in Gesù significa vivere in conformità con la vita di Gesù Cristo e come Dio ci vede adesso.

    Come è che Dio ci vede, come ci considera? Giustificati, giusti, santi, vittoriosi. Questo è ciò che è Gesù, questo è ciò che siamo anche noi in Lui, in realtà siamo tutte queste cose, ora dobbiamo viverle per fede. Il punto che Paolo sta facendo qui è la stessa cosa esatta, ha detto in

    Galati 2:20 Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me, e la vita che ora vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

    Siamo vivi a Dio, ora, in Cristo Gesù, nostro Signore, sì, lo siamo. I nostri corpi ora devono essere portati in sottomissione alla volontà di Dio e la Sua parola, allo Spirito di Dio. Questo è ora possibile, perché possiamo farlo per la potenza di Dio in noi, lo Spirito di Cristo in noi, dobbiamo presentare e trasformare le nostre menti, portare le nostre membra, in altre parole i nostri corpi ad essere obbedienti allo Spirito e la Parola di Dio.

    Presentare i nostri corpi come un sacrificio vivente allora significa questo, considerare i nostri corpi come se fossero morti al peccato e vivi a Dio, come del resto anche i sacrifici erano.

    I sacrifici dovevano essere uccisi, comunque i nostri corpi sono sacrifici viventi, perché sono morti al peccato ma viventi a Dio per mezzo dello Spirito Santo e attraverso il rinnovamento della mente. Questo è ciò che Paolo ci spiega in [Romani 12:1-2].

    Trasformando noi stessi mediante il rinnovamento della nostra mente con la parola di Dio, portiamo le nostre emozioni in soggezione alla parola e la volontà di Dio, questo poi modificherà il nostro comportamento e ci causerà ad essere giusti e santi, e questo a sua volta, porterà il nostro essere in sottomissione della nostra mente trasformata in modo che anche i nostri corpi ora possono essere utilizzati esclusivamente per ubbidire a Dio e fare la Sua volontà.

    Questo viene fatto perché se davvero consideriamo noi stessi morti al peccato, e viventi per Dio, per mezzo di Gesù , conformeremo la nostra carne, il nostro corpo, la nostra mente alla vita che ora abbiamo dentro di noi cioè la natura divina in noi. Questo concetto si spiega in un modo molto bello in

    2 Pietro 1:3-8 Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù, 4 attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza. 5 Anche voi per questa stessa ragione, usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, 6 alla conoscenza l’auto-controllo, all’auto-controllo la perseveranza, alla perseveranza la pietà, 7 alla pietà l’affetto fraterno e all’affetto fraterno l’amore. 8 Perché, se queste cose si trovano in voi abbondantemente, non vi renderanno pigri né sterili nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo.

    Quando abbiamo capito bene il nostro rapporto con Cristo e la nostra posizione in Cristo, quando abbiamo capito bene quale è la nostra posizione e il rapporto con la potenza del peccato, allora e solo allora si comincerà a camminare seriamente in modo trasformato.

    Spesso camminiamo nella sconfitta e cadiamo nella tentazione, nel peccato, perché o non comprendiamo bene la nostra posizione e il nostro rapporto con Gesù e con il peccato o/e perché crediamo alle menzogne del nemico e le bugie che noi stessi ci raccontiamo di noi stessi. Se noi non viviamo la nostra vita nella carne cioè nel nostro corpo, per fede in ciò che Dio ha fatto per mezzo di Gesù per noi e per fede in ciò che Dio dice di noi e come Egli ci vede e ci considera, non cammineremo una vita cristiana vittoriosa.

    Romani VI Versetti da XII a XIV

     

    12 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

    In realtà è esattamente ciò che adesso Paolo ci esorta di non fare. Egli ci dice, dunque, a causa di tutto ciò che è stato detto fino ad ora, a causa del fatto che il potere, il dominio del peccato è stato distrutto, dal momento che ora abbiamo il potere della vita di Cristo in noi, non dobbiamo permettere che il peccato regni in noi, cioè che domini nel nostro corpo mortale, così che non dobbiamo obbedire al corpo quando esso desidera ardentemente le sue concupiscenze, che sono desideri contrari alla volontà di Dio. Dobbiamo considerare e trattare i nostri corpi stessi come se fossero morti al peccato.

    Come abbiamo accennato all’inizio del capitolo, dobbiamo ricordare che nei giorni di Paolo così come nei nostri giorni ci sono stati e ci sono persone che sostengono che, poiché siamo salvati spiritualmente siamo in grado di continuare a peccare con il nostro corpo, in altre parole obbedire ai desideri della carne e continuare a peccare sfrenatamente, perché dopo tutto è lo spirito che conta e non il corpo, il culto per servire Dio è in spirito, ma siamo in grado lo stesso di soddisfare i desideri della carne cioè, del nostro corpo. Non è così affatto!

    Sembra invece evidente a me che Paolo ha messo a tacere questo concetto e questa filosofia gnostica con quello che ci ha mostrato finora.

    Tuttavia, il corpo del credente non è il suo per fare di esso ciò che vuole. Esso invece appartiene a Dio, come pure, la parola di Dio ci dice che noi non apparteniamo più a noi stessi , ma noi apparteniamo a Dio e siamo stati acquistati ad un caro prezzo, la preziosa vita di Gesù, che ci ha acquistato per Dio.

    1 Corinzi 6:17-20 Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui. 18 Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commette, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo. 19 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. 20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

    Quindi non possiamo fare con i nostri corpi come ci pare ma dobbiamo fare con i nostri corpi invece l’opera di Dio, quelle cose che siamo stati ri-creati per fare, obbedire volontà di Dio e la Sua parola.

    Efesini 2:10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    Questo è ciò che significa essere vivi a Dio per Dio.

    Un’altro bel brano che ci spiega questo concetto intero si trova in

    2 Corinzi 5:14-15 14 Poiché l’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; 15 e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più d’ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro.

    Questo passo ci dà veramente una sintesi di tutto ciò che abbiamo studiato finora in questo capitolo. Gesù è morto per tutti gli eletti e quindi, come abbiamo visto tutti essi sono morti con Lui.

    Tutti coloro che dunque vivono in Cristo, poi, non vivano più per i loro desideri carnali, in altre parole devono mettere in soggezione i propri corpi alla volontà di Dio, vivendo per Cristo, per Dio, per Colui che è morto per noi ed è risorto, così tutti coloro che sono morti al peccato in Lui e risorti a nuova vita in Lui lo sono adesso per servire Dio e non più se stessi ed i loro desideri carnali.

    Paolo chiama i nostri corpi qui, le nostre membra, è il nostro corpo di cui sta parlando. Così che ora che siamo morti al peccato, ma viventi a Dio in Cristo, non dobbiamo più servire l’iniquità con i nostri corpi, ancora una volta Paolo mette in risalto il soggetto di presentarci a Dio vivificati dai morti, come abbiamo detto anche prima, che Paolo ci ha spiegato come fare questo in [Romani 12:1-2].

    Questo è ciò che dobbiamo fare ogni giorno per tutta la nostra vita terrena, questo è il nostro servizio ragionevole di culto a Dio. I nostri corpi devono essere sacrificati in vita, ma come i sacrifici erano, uccisi, morti, così anche noi considerarci morti al peccato ma vivi in Cristo per vivere una vita giusta e santa, da essere utilizzati come strumenti di giustizia, per servire Dio, la sua giusta legge e la Sua volontà.

    La parola di Dio è piena di passaggi che comandano i credenti di non soddisfare i desideri della loro carne ma invece di servire Dio nella giustizia e nella santità.

    La prima cosa che dobbiamo capire del nostro corpo, la nostra carne è che, di per sé, nel suo stato naturale, anche senza la natura peccaminosa che lo rende schiavo, così anche nel nostro corpo naturale non abita alcun bene di se [Romani 7:18].

    Quali sono dunque le opere della carne? Che cosa ha fatto la nostra natura peccaminosa alla nostra mente? La ha programmata di fare ciò che il corpo desidera fare a causa del peccato, che vive in esso.

    Galati 5:16-21 Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. 17 Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. 18 Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge. 19 Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20 idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio.

    Guardate quello che Paolo sta dicendo qui. Camminando in obbedienza allo Spirito una persona non soddisferà i desideri della carne, cioè del corpo nel nostro caso.

    Ricordate che siamo morti al peccato, in altre parole la natura peccaminosa è stata debellata, è morta, è stato crocifissa con Cristo. Paolo quindi qui non sta parlando della nostra natura peccaminosa, essa non esiste più, la carne a cui si riferisce quando parla a credenti è il nostro corpo.

    Ricordate anche che, alla luce della parola di Dio troviamo descritto in [Romani 7:18-25] anche il corpo è chiamato carne ed esso contiene il peccato, quindi in questo caso non stiamo parlando della vecchia natura, ma del corpo di carne.

    Il corpo anche se non ha più la natura peccaminosa in esso è stato comunque programmato dalla natura peccaminosa a desiderare certe cose che sono contrarie al carattere di Dio e la Sua volontà, questi desideri rimangono anche nel corpo del credente.

    Il corpo stesso contiene questo peccato adesso ed è ancora collegato con esso, cioè connesso a questo principio o legge, come Paolo lo chiama in

    Romani 7:21-23 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, 23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.

    Questo è l’intero concetto che Paolo ci sta spiegando in questo passo appena letto. Egli sta parlando del corpo ora, non della natura peccaminosa, perché prima quando c’era la natura peccaminosa non c’era assolutamente alcun desiderio di fare del bene, non ci si dilettava nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, perché l’uomo interiore era morto a Dio e morto alla Sua legge e per via della Sua legge [Romani 8:7-8] .

    Ora però, c’è il desiderio di fare la volontà di Dio dentro di noi, ma è il corpo che guerreggia con i suoi peccaminosi desideri contro la mente del credente, cercando di riportarlo a vivere alla sua vecchia maniera, questa è la legge del peccato presente nel corpo stesso.

    Quindi, ciò che desidera ardentemente il corpo sono ancora le opere della carne descritte nel passo che abbiamo precedentemente letto, alle quali opere adesso non dovremmo più presentare i nostri corpi, piuttosto dovremmo presentarli allo Spirito di Dio e alla parola come adesso vogliamo e possiamo fare.

    Vediamo anche come dice Paolo, che chi pratica questo stile di vita, cioè pratica le opere della carne, questi non erediteranno il regno di Dio.

    Praticarli cosa significa? Chiariamo che cosa vuol dire. Vuol dire vivere costantemente in questa condizione, cioè coloro che come stile di vita vivono sempre nelle opere della carne e che godono quando le praticano. Non stiamo parlando di cadere in questo comportamento di tanto in tanto e odiare questo comportamento quando lo facciamo, ma significa vivere in un tale stato come un modo di vita.

    Non si parla di chi è alle prese con alcuni problemi e peccati ma tenta di superarli, piuttosto coloro che vivono apertamente in essi, cioè vivono nei loro peccati senza ravvedimento.

    Vi è una differenza tra i due concetti. E ‘evidente che Paolo non sta parlando della vita vissuta in perfetta giustizia e perfetta santità, altrimenti ho paura che nessuno possa essere salvato se pensiamo a questo. Noi tutti mi sembra evidente continuiamo a peccare nel corso della nostra vita.

    Il male è ancora presente in noi, il peccato è vivo nel nostro corpo, non è più comunque la nostra natura, così che dobbiamo imparare ad essere padroni del nostro corpo portandolo in sottomissione allo Spirito Santo. Questo è il punto che Paolo sta cercando di trasmettere.

    Quindi questo è ciò Paolo ci dice quando dice di non lasciare che il peccato regni nel vostro corpo mortale, e non obbedire alle sue concupiscenze. Il non presentare le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio.

    Quindi il punto è di vivere una vita in Cristo risorto, di presentarci alla sua volontà e la Sua parola attraverso la potenza dello Spirito Santo e di compiere opere giuste e sante, di vivere una vita giusta e santa con il nostro corpo.

    Ciò è reso evidente in molti altri passi della Scrittura. Vedi [Romani 13:14],[1 Corinzi 6:18-20],

    2 Corinzi 7:1 Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio.

    Efesini 4:20-24 Voi però non è così che avete conosciuto Cristo, 21 se pure gli avete dato ascolto e siete stati ammaestrati in lui secondo la verità che è in Gesù, 22 per spogliarvi, per quanto riguarda la condotta di prima, dell’uomo vecchio che si corrompe per mezzo delle concupiscenze della seduzione, 23 per essere rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità.

    1 Tessalonicesi 4:3-8 Poiché questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione; che vi asteniate dalla fornicazione; 4 che ciascuno di voi sappia possedere il suo vaso in santità ed onore, 5 non con passioni disordinate, come i gentili che non conoscono Dio, 6 e che nessuno inganni e frodi negli affari il proprio fratello, perché il Signore è il vendicatore di tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e attestato prima. 7 Dio infatti non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. 8 Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio che vi ha anche dato il suo Spirito Santo

    1 Pietro 1:13-17 Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo. 14 Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza, 15 ma come colui che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta, 16 poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo». 17 E se invocate come Padre colui che senza favoritismi di persona giudica secondo l’opera di ciascuno, conducetevi con timore per tutto il tempo del vostro pellegrinaggio,

    [1 Corinzi 9:24-27], [2 Corinzi 5:10], [Galati 5:13-25], [Ebrei 12:14], [1 Giovanni 2:6], [1 Giovanni 2:15-16 ], [1 Giovanni 3:1-10].

    14 Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.

    Allora, perché il peccato non può più avere il dominio su di noi? Beh, Paolo ci dice, non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia. Che cosa vuol dire questo?

    Prima di tutto dobbiamo ricordarci che il dominio, il potere, la schiavitù del peccato è stato distrutto dall’opera di Gesù sulla croce, come chiaramente ci descrive questo bellissimo passo

    Colossesi 2:11-15 nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 12 essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui.

    Anche prima Paolo aveva specificato che il potere, il regno, il dominio che il peccato aveva su di noi, sulla nostra natura e quindi ogni altra parte del nostro essere è stato sconfitto, distrutto [Romani 6:6-11]. Ora però Paolo apre un nuovo soggetto.

    Non solo il potere e il dominio del peccato e la sua conseguente schiavitù a cui siamo stati sottoposti è stato distrutto, ma anche il potere della legge è stato eliminato.

    Se guardiamo al versetto 14 di Colossesi 2, questo passo sostiene che, il documento fatto di ordinamenti, di requisiti che era contro di noi e e ci era dunque nemico è stato annientato e tolto di mezzo, perché Gesù lo ha inchiodato sulla croce in se stesso.

    Questo sta parlando del fatto che la legge scritta di Dio era un requisito di Dio. Questo requisito è perfetta obbedienza ad essa. Tale requisito non è stato soddisfatto da noi e quindi ci ha condannato ed era contro di noi, l’accusa della nostra incapacità di obbedire e di osservare la legge, la colpa di aver infranto la legge santa di Dio, questa denuncia contro di noi è stata tolta di mezzo e posta invece su Cristo stesso il quale invece obbedì perfettamente la legge di Dio.

    Egli ha preso su di se la nostra accusa ed ha rimosso la condanna della legge. Egli è stato considerato colpevole al posto nostro in modo che noi si possa essere giustificati mediante Lui [2 Corinzi 5:21].

    La legge è il santo requisito di Dio mediante il quale è richiesto ad ogni essere umano di vivere, sia che l’uomo conosca la legge scritta di Dio oppure no. Ogni uomo è richiesto comunque da Dio a vivere in obbedienza alla Sua legge che è un riflesso del Suo carattere santo.

    Abbiamo visto in precedenza nello studio, quando abbiamo studiato il capitolo 1 che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, a causa di questo Dio ha posto la conoscenza della sua legge morale dentro ogni uomo.

    Abbiamo anche visto che, secondo la coscienza l’uomo sa che ha violato la legge di Dio quando pecca. Egli magari non conosce i dettagli di ogni atto peccaminoso che esegue, ma sa che in quel momento pecca contro la legge di Dio scritta nel suo cuore, così come ogni uomo anche sa che Dio esiste.
    L’uomo è quindi senza scusa davanti a Dio [Romani 1:19], [Romani 2:14-15].

    Ora, la legge è quella che indica alla persona la santità e la giustizia di Dio, così come è lo strumento attraverso il quale Dio dimostra sia l’incapacità dell’uomo di obbedire ad essa sia il senso di colpa dell’uomo della violazione di essa.

    Tuttavia, la legge è anche quello strumento con cui il peccato diventa più potente. Qual è il potere del peccato? La legge!

    1 Corinzi15 :56-57 Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. 57 Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.

    Qui vediamo che la conseguenza del peccato è la morte, la forza o il potere del peccato è la legge, ma la vittoria è in Gesù, che ha adempiuto la legge per noi e ci ha dato la sua grazia con cui non siamo più siamo sotto la legge, ma nella Sua grazia quando e se siamo in Lui. La legge è venuta per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità per mezzo di Gesù [Giovanni 1:17].

    Paolo ci spiega questo concetto in maggior dettaglio in

    Romani 7:6-14 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera. 7 Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 8 Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza, 9 perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii, 10 e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte. 11 Infatti il peccato, colta l’occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise. 12 Così, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono. 13 Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Così non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento. 14 Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato

    Ciò che Paolo ha detto nel versetto 14 della Lettera ai Romani cap.6 è spiegato meglio qui in Romani 7:6

    Noi non siamo più sotto i requisiti di legge per osservare tutto ciò che essa richiede da noi anche se pur essendo sotto la grazia siamo portati a desiderare dallo Spirito di Dio di obbedire la legge morale di Dio.

    La grazia ci dà il desiderio di obbedire i comandamenti di Dio, comunque essere sotto la grazia significa che siamo liberati dalla conseguenza del risultato di disobbedire alla legge quando non ci riusciamo, in altre parole, questa conseguenza è la morte, la morte spirituale. La colpa della nostra trasgressione della legge di Dio è stata rimossa, così anche le conseguenze di morte spirituale eterna.

    Ciò è spiegato anche da Paolo in

    Romani 8:1-4 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

    Vedremo meglio in dettaglio il significato di questi passi quando arriveremo in questo capitolo, tuttavia è abbastanza chiaro che cosa tutto questo significa, che è ciò che Paolo ci sta dicendo anche in [Romani 6:14].

    Non siamo più sottomessi ai requisiti della legge, cioè di obbedirla tutta nei minimi dettagli, ma perché ciò che la legge non poteva fare, in altre parole, renderci giusti e santi davanti a Dio, in realtà invece ha fatto il contrario, essa ha prodotto peccato in noi, anzi ancora di più peccato in noi a causa della nostra natura peccaminosa, perché la nostra carne appunto era debole.

    Dio però ha fatto ciò che noi non abbiamo potuto fare e compiere e questo lo ha adempiuto mandando Gesù in carne simile a quella del peccato. Egli, Gesù, ha soddisfatto i giusti requisiti della legge di Dio, affinché possano essere soddisfatti anche in noi che siamo in Lui, come Egli ha dato a noi la grazia dello Spirito della vita in Cristo Gesù, ed ora a causa di questo non siamo più nella carne, in altre parole, noi che ora siamo rigenerati, nati di nuovo dello Spirito di Dio e quindi camminiamo secondo la Spirito.

    Egli ci ha liberati dalla legge del peccato e della morte e le conseguenze eterne della nostra disobbedienza alla legge di Dio, per grazia siamo stati salvati e non per le opere della legge.

    Gesù ha adempiuto la legge di Dio per noi, per i Suoi eletti, è morto al posto nostro pagando le conseguenze eterne del nostro debito verso Dio.

    Egli ci ha giustificati, si è preso la colpa della nostra trasgressione della legge di Dio ed ha imputato a noi invece la Sua giustizia, giustizia di aver obbedito alla legge di Dio nel più piccolo dettaglio.

    Allora cosa significa tutto questo è questo, che noi non siamo più sotto le prescrizioni della legge scritta ma siamo sotto la grazia di Dio che Egli ci dato per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore il quale ha compiuto la legge di Dio per noi e ci ha dato il merito di aver noi stessi adempiuto la legge mentre ha anche rimosso tutte le colpe delle nostre trasgressioni della legge di Dio, passate, presenti e future.

    Così da questa meravigliosa grazia, per questo favore immeritato che Dio ha riversato su di noi in Cristo Gesù, il peccato non ha più il dominio su di noi, non regna più su di noi e non siamo più sotto la legge ed i suoi requisiti per soddisfarla tutta.

    Questo lo ha fatto Gesù per noi e ci ha dato il merito come se lo avessimo fatto noi stessi, siamo quindi sotto la grazia di Dio siamo nella grazia di Dio in cui restiamo fermi [Romani 5:1-2].

    Paolo ha affrontato questo concetto in diversi passi della Scrittura, come già abbiamo potuto vedere, nei quali ci ha detto che, coloro che sono ancora nella carne, in questo senso coloro che ancora hanno una natura peccaminosa di cui sono schiavi sono coloro che perseverano nel vivere una vita di peccato, questi, non erediteranno il Regno di Dio.

    Lui non sta parlando di chi invece cammina nello Spirito di Dio e non più nella carne o in Adamo, se vogliamo, questo è l’uomo naturale, ma di colui che invece è nello Spirito di Dio, sotto la grazia di Dio ma che talvolta ancora pecca.

    L’uomo spirituale può peccare, ma è lui che cammina nello Spirito, per questi, Paolo dice che non c’è alcuna legge [Galati 5:16-25]. In realtà la legge alla fine Paolo dice , non è per i giusti, ma per gli ingiusti.

    1 Timoteo 1:8-10 Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente; 9 sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, 10 per i fornicatori, per gli omosessuali, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina,

    Quindi noi non siamo più sotto la legge come vediamo, ma sotto la grazia.

    VI Romani da Versetto XV a XVI

     

    15 Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia. 16 Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell’ubbidienza per la giustizia?

     

    Eccoci di nuovo alle domande che gli uomini si pongono nella loro cecità spirituale e nella loro ignoranza, queste richiedono una risposta chiara e ben precisa. Ancora una volta Paolo anticipa questa domanda carnale.

    Egli anticipa la domanda,

    “Va bene dunque continuare a peccare, perché non siamo più sotto i requisiti di completa obbedienza della legge di Dio?”

    “La grazia di Dio ci dia la via libera per continuare a vivere nel peccato?”

    “La grazia da licenza all’uomo di continuare a peccare?”

    E’ vero questo?

    Paolo, ancora una volta risponde come ha già fatto in precedenza rispondendo alla domanda in modo molto simile a quella fatta all’inizio di questo capitolo, e la risposta è la stessa, no di certo!

    Essere sotto la grazia non significa essere senza legge. Come abbiamo detto in precedenza ci sono stati due tipi di persone al tempo di Paolo, gli ebrei legalisti che accusavano gli Apostoli di insegnare che la grazia era contro la legge di Dio perché allettava e incoraggiava la gente a continuare a vivere nel peccato pensando di essere giusti.

    C’erano anche i pre-gnostici che invece sostenevano che, siccome il corpo è malvagio, tutto ciò che una persona fa con il corpo non consideravano affatto ciò che facevano con il corpo perché secondo loro lo spirito era quello che contava per Dio. Così che una persona fondamentalmente, secondo loro, potrebbe vivere uno stile di vita doppio, cioè vivere nella peccaminosità ed essere ugualmente giusti.

    Abbiamo comunque visto chiaramente che gli Apostoli non insegnavano che la grazia era lo stessa cosa della licenziosità al peccare. La grazia non dà il diritto di continuare, di perseverare nel peccato. Niente affatto!

    Quando una persona è veramente nella grazia di Dio, quando una persona è veramente in Cristo Gesù ha una natura divina, lo Spirito di Dio che vive all’interno di noi, siamo una nuova creazione e abbiamo fatto vedere che gli Apostoli, tutti quanti hanno condannato la vita di peccato, il perseverare nel peccare, hanno condannato chi vive ancora nel peccato, hanno avvertito che coloro che facevano questo stavano solo ingannando se stessi, che tali persone non erano veramente nella fede, non erano in Cristo, ma erano ancora nei loro peccati, questi non avrebbero ereditato il Regno di Dio.

    Il miglior passo che descrive cosa significa essere nella grazia di Dio e che cosa essa produce si trova in

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

    E’ la grazia di Dio che dà la salvezza e quando dà la salvezza all’uomo, fa una cosa molto importante e specifica.

    Prima di tutto Gesù stesso, in altre parole, la grazia di Dio per l’uomo è apparso agli uomini, del resto anche Gesù stesso ha insegnato all’uomo di negare l’empietà e le mondane concupiscenze e a vivere con sobrietà, con giustizia e pietà in questa età, il Sermone sul Monte da solo per esempio, descrive in dettaglio le stesse cose che vediamo scritte in Tito.

    Tuttavia, lo Spirito Santo nella vita del credente, nella vita della persona nella quale Egli è venuto a vivere, insegna anche le stesse cose che Gesù ha insegnato, le stesse cose che gli apostoli mediante lo Spirito Santo ci hanno insegnato.

    Gesù ha detto che lo Spirito Santo ci avrebbe condotto in tutta la verità, che Egli avrebbe convinto di peccato, di giustizia e di giudizio, che lo Spirito Santo avrebbe preso ciò che è di Cristo e lo avrebbe comunicato a noi, alla chiesa attraverso gli apostoli ed i profeti, che poi ci hanno trasmesso queste cose attraverso le pagine del Nuovo Testamento.

    Così che, quando veramente siamo stati toccati dalla grazia di Dio e se davvero siamo stati fatte nuove creazioni attraverso la rigenerazione dello Spirito Santo, se veramente siamo abitati dallo Spirito Santo, la grazia di Dio ci insegna, che non va bene continuare a peccare unicamente perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia. Piuttosto la grazia ci insegna l’esatto opposto.

    Essa ci insegna a negare l’empietà, ci insegna a negare le mondane concupiscenze. Essa ci insegna a vivere con sobrietà, ci insegna a vivere rettamente, essa ci insegna a vivere una vita santa e giusta nella presente corrotta e depravata età, ci insegna a vivere in purezza, noi che abbiamo la speranza di vedere Gesù ritornare in gloria, noi che abbiamo questa speranza ci purifichiamo dal peccato anche come Egli è puro dal peccato

    1 Giovanni 3:2-3 Carissimi, ora siamo figli di Dio, e non è stato ancora rivelato ciò che saremo, ma sappiamo che quando egli sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come Egli lo è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, così come Egli è puro.

    La grazia di Dio ci ha redenti mediante Gesù Cristo che si è donato per noi, così che Egli possa redimerci da ogni iniquità e purificare per sé il Suo popolo speciale, zelante nelle opere buone. Così il risultato finale della grazia di Dio non è una vita di peccato piuttosto il fatto che Egli ci ha creati in Cristo Gesù, siamo la Sua opera creata in Cristo Gesù per fare buone opere, opere che Dio ha preparato in anticipo e nelle quali dobbiamo camminare [Efesini 2:8-10].

    Paolo ha affrontato questo concetto in diversi passi della Scrittura, abbiamo già visto dove ci ha detto che coloro che sono ancora nella carne, in questo senso coloro che ancora hanno una natura peccaminosa di cui sono schiavi, questi sono coloro che perseverano nel vivere una vita di peccato, questi non erediteranno il Regno di Dio.

    Qui si sta parlando di chi invece cammina nello Spirito di Dio e non più nella carne cioè in Adamo, se vogliamo, l’uomo naturale, cioè son quelli che camminano nello Spirito, ma che ancora peccano a volte. L’uomo spirituale può peccare ancora, ma è lui che comunque cammina nello Spirito, perché è vi ricordate è battezzato in uno Spirito in Cristo e quindi per loro, Paolo dice, che non c’è legge [Galati 5:16-25]. Come abbiamo detto e dobbiamo ripetere, in realtà la legge, dice Paolo, non è per i giusti, ma per gli ingiusti.

    1 Timoteo 1:8-10 Ma noi sappiamo che la legge è buona se uno la usa legittimamente, 9 sapendo questo: che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli empi ei ribelli, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati ei profani, per gli assassini dei padri e delle madri assassini, per gli omicidi, 10 per i fornicatori, per i sodomiti, per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e se c’è qualche altra cosa che è contraria alla sana dottrina,

    Quindi noi non siamo sotto la legge come si vede, ma sotto la grazia e la grazia non solo ci insegna a non continuare a peccare, essa ci avverte anche di non ingannare noi stessi a pensare che possiamo essere sotto grazia se viviamo una vita peccaminosa, senza essere stati cambiati, rigenerati. La grazia di Dio quando ha toccato una persona ha portato e porta la persona alla trasformazione. Paolo parla di questo concetto esattamente in

    1 Corinzi 6:8-11 Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non lasciatevi ingannare. Né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né gli omosessuali, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. 11 E così eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.

    Quindi, è accettabile continuare a peccare, perché siamo sotto la grazia piuttosto che sotto la legge? Credo che la risposta è chiara, è come disse Paolo.

    Certamente no, perché se una persona continua a vivere una vita di peccato, uno stile di vita ingiusto a tutti gli effetti, se una persona pensa di poter vivere una vita da empio, una vita senza cambiamento, una vita che deliberatamente continua e persegue abitualmente a peccare piuttosto che vivere nella giustizia e nella santità, se questi pensano di essere salvati, di essere nella grazia di Dio, essi si sbagliano, purtroppo, e stanno solo ingannando se stessi dritto all’inferno.

    Coloro che pensano che vada bene continuare a vivere una vita di peccato e ingiusta e di essere sotto la grazia di Dio dimostrano che non sono sotto la grazia, perché non capiscono nemmeno il valore e la preziosità della grazia di Dio.

    E ‘solo quando siamo veramente toccati dall’amore di Dio, la Sua grazia e misericordia che ci renderemo conto quanto sia preziosa la grazia di Dio sia veramente e questo non ci incoraggia affatto a peccare, anzi, ci incoraggia e ci dà la volontà di non volere più peccare.

    La vera grazia suscita l’odio per il peccato e l’amore per Dio e la Sua parola che è dimostrata dalla obbedienza alla sua parola [Giovanni 14:15], [Giovanni 14:21-24], [1 Giovanni 5:2 -3].

    Grazia poi si traduce in amore per Dio che si traduce in obbedienza, questi dimostrano che la propria fede è autentica e che sono veramente toccati dalla grazia di Dio perché la vera fede, la fede che è viva e ci ha portato in vita si traduce in obbedienza [Giacomo 2:14-26] .

    Abbiamo già visto la qualità e il valore della preziosità della grazia di Dio nel capitolo precedente. Comunque, credo che valga la pena guardare questo soggetto di nuovo, in modo da eliminare tutti gli eventuali dubbi e per eliminare ogni e qualsiasi possibilità che qualcuno possa pensare che noi che crediamo che la Bibbia insegna che non si può scadere dalla grazia, in altre parole che non si può perdere la salvezza, che noi NON INSEGNIAMO AFFATTO licenza di peccare e dissolutezza che non insegniamo che la santificazione e il vivere in giustizia non siano una parte essenziale della vita dei credenti.

    Esse sono infatti essenziali come del resto sono anche le conferme che uno è nella grazia di Dio. Se uno non le possiede, essi non sono nella fede. La grazia è abbondante ed eccellente in qualità, e preziosa perché è il dono più prezioso di Dio.

    Essa procede da Lui ed ogni dono che viene da lui è buono e perfetto [Giacomo 1:17]. La grazia in e attraverso Gesù [Giovanni 1:16-17] è la più preziosa e il più prefetto dono di Dio.

    Il suo valore e la sua preziosità è abbondante perché ci è donata attraverso la giusta, santa, e perfetta vita di Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio del Padre.

    E ‘abbondantemente preziosa poiché è costato tutto ciò che Dio ha potuto offrire per dei malvagi peccatori immeritevoli come siamo noi, per questo la sua qualità è più preziosa di qualsiasi ricchezza mondana.

    1 Pietro 1:18-19 sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia,

    È ricca in qualità ed in valore.

    Efesini 1:7-8 In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia 8, che ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e prudenza,

    È tutta di Dio e da Dio, il Suo migliore dono per noi, il Suo tutto per noi ed è gratis per noi.

    Isaia 55:1-3 «O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro e senza pagare vino e latte! 2 Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, e l’anima vostra gusterà cibi succulenti. 3 Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e la vostra anima vivrà; e io stabilirò con voi un patto eterno, secondo le grazie stabili promesse a Davide.

    Questa è la descrizione della abbondante e ricca grazia di Dio verso l’umanità, quando Egli, alla fine, darà la Sua eredità a quelli su cui ha avuto grazia, il risultato finale è la rimozione del peccato per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, la descrizione di questo nell’AT si trova in

    Isaia 25:6-8 L’Eterno degli eserciti preparerà su questo monte a tutti i popoli un banchetto di cibi succulenti, un banchetto di vini vecchi, di cibi succulenti pieni di midollo, di vini vecchi e raffinati. 7 Distruggerà su questo monte la coltre che copriva tutti i popoli, e la coperta stesa su tutte le nazioni. 8 Distruggerà per sempre la morte; il Signore, l’Eterno asciugherà le lacrime da ogni viso, toglierà via da tutta la terra il vituperio del suo popolo, perché l’Eterno ha parlato.

    Questa è la descrizione della stessa cosa nel NT.

    Apocalisse 21:2-7 E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». 5 Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono veraci e fedeli». 6 E mi disse ancora: «È fatto! Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine; a chi ha sete io darò in dono della fonte dell’acqua della vita. 7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio.

    Chi è colui che erediterà TUTTE le cose? Colui che VINCE! Chi è colui che vince? Colui che è in Gesù Cristo. Come si fa ad essere in Cristo Gesù ed essere uno che vince per mezzo di Lui? Per la abbondante e ricca grazia di Dio.

    Efesini 1:7-8 In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia 8, che ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e prudenza

    Efesini 2:4-9 Ma Dio, che è ricco di misericordia, a causa del suo grande amore con cui Egli ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (per grazia siete stati salvati), 6 e ci ha risuscitati con Lui, e ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, 7 che nei secoli a venire mostrasse nei tempi futuri l’immensa ricchezza della sua grazia, mediante la sua bontà verso di noi in Gesù Cristo. 8 voi infatti siete stati salvati per grazia mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno possa vantarsene.

    E ‘proprio perché Dio ci ha donato Gesù Cristo il Suo dono più grande e più prezioso, in cui ci ha dimostrato questa grazia abbondante e preziosissima, affinché chi la rifiuta e non la possiede, queste persone, non posseggono gli abbondanti benefici che scaturiscono da questo prezioso dono. Invece per loro, la peggiore punizione possibile e immaginabile sarà data, perché? Diamo un’occhiata a ciò che il Signore ha da dire in riguardo

    Ebrei 10:26-31 Infatti, se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, 27 ma soltanto una spaventosa attesa di giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari. 28 Chiunque trasgredisce la legge di Mosè muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. 29 Quale peggiore castigo pensate voi merita colui che ha calpestato il Figlio di Dio e ha considerato profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e ha oltraggiato lo Spirito della grazia? 30 Noi infatti conosciamo colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta, io darò la retribuzione», dice il Signore. E altrove: «Il Signore giudicherà il suo popolo». 31 È cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente.

    Non possiamo fare una profonda esegesi di questo passo anche se c’è ne sarebbe un gran bisogno, perché questo è forse uno dei passaggi della Bibbia che è dei più mal interpretati. Tuttavia, se il Signore vorrà, un giorno potremo fare uno studio del libro di Ebrei e faremo una esegesi più completa di questo passo.

    Qui è sufficiente sapere diverse cose di base in riguardo.

    La prima cosa che è essenziale per la corretta comprensione di questo passo così come per l’intero libro di Ebrei, è che la lettera è scritta ad una assemblea, comunità formata principalmente dai credenti e non credenti ebrei. In questa chiesa così come anche in quelle che abbiamo oggi, anche se non prevalentemente ebree, vi erano, come ci sono oggi, persone che non sono pienamente convinte del Vangelo, che sono scettici, che ancora non sono convertiti. Hanno ricevuto la conoscenza della verità, la hanno magari accettata superficialmente, la parola però non ha fatto breccia nel profondo del loro cuore per cambiarlo e non ha quindi prodotto il frutto della rigenerazione cioè la vera fede, si veda anche la parabola di Gesù in [Matteo 13:20-21].

    La conoscenza della verità è il Vangelo, e il peccato in questione che volontariamente si commette dopo aver ricevuto la conoscenza della verità non significa il peccato generico di una persona. Se fosse così nessuno potrebbe essere salvato perché questo vorrebbe dire che dovremmo essere perfetti dopo aver accettato il Vangelo, mentre invece tutti sappiamo che, anche dopo essere stati rigenerati, siamo ancora spesso e volontariamente peccatori, infatti, ora più che mai pecchiamo volontariamente, perché solo ora possiamo praticare il nostro vero libero arbitrio.

    Prima eravamo schiavi del peccato per natura e abbiamo fatto quello che il peccato e la nostra natura volevano che facessimo, erano ancora atti deliberati ma erano anche perché non potevamo resistere al potere del peccato. Ora però, non siamo più schiavi della nostra natura peccaminosa e del peccato, eppure noi, questa volta volontariamente, consapevolmente pecchiamo, cioè vogliamo disubbidire Dio. Quindi, se il peccato qui in questione, fosse volontariamente questo, allora come potremmo dire che non ci sarebbe più alcun sacrificio per i nostri peccati? Questo sarebbe veramente grave allora, perché uno non potrebbe più rimanere salvato ne potrebbe più ravvedersi. Comunque sappiamo che non è così.

    Quindi, ovviamente non vuol dire questo, nessuno è perfetto anche dopo la loro conversione, tutti si pecca volontariamente, che cosa significa questo, allora? Se un ebreo in quel caso, ma in realtà ogni persona, riceve, in altre parole ascolta, perché la ricezione di cui si parla è l’udire, anche secondo la parabola di Gesù in Matteo 13, se uno riceve, ascolta, il Vangelo che dà la conoscenza della verità, e se una persona vive sotto la costante predicazione del Vangelo, la Parola di Dio, e rimane incredulo e impenitente, in altre parole non accetta pienamente il Vangelo come verità, per questa persona, in questo caso particolare l’ebreo, non rimaneva più alcun sacrificio per i loro peccati.

    I sacrifici della religione ebraica non potevano perdonare i loro peccati [Ebrei 10:1-4]. Se essi rifiutavano, respingevano l’unico e vero sacrificio, il solo sacrificio che toglie i peccati, il Signore Gesù Cristo, per loro non c’era più alcun sacrificio. Questo era, ed è, di fatto tutto il contesto della Lettera agli Ebrei, dove l’autore è andato a grandi lunghezze per spiegare questo concetto nei capitoli precedenti.

    Se dunque essi rifiutavano Gesù e tornavano alla religione ebraica non sarebbero stati nella grazia di Dio, ma sarebbero rimasti nei loro peccati .

    Ancora oggi però una persona anche se non è ebrea, che ode il Vangelo, magari diventa curioso, forse accetta anche il concetto del Vangelo mentalmente, ma non lo accetta veramente nel cuore e non viene dunque rigenerato, se questa persona resta nell’incredulità e torna alla futilità della sua vita senza Cristo, futilità religiosa o mondana, se questi rifiutano la sola e unica grazia e fonte di salvezza, il dono più prezioso della grazia di Dio, questi subiranno la peggiore punizione possibile e immaginabile, perché?

    Perché prima di tutto i loro peccati non saranno perdonati e il loro senso di colpa non sarà rimosso, rimarranno colpevoli davanti a Dio, la punizione peggiore possibile, infatti, sarà a causa del fatto che essi hanno calpestato il Figlio di Dio sotto i loro piedi, contando il sangue del patto con il quale Lui è stato santificato una cosa comune, ed hanno insultato lo Spirito della grazia

    Attenzione a questo verso, perché la grammatica greca e la Scrittura ci indica che il sangue del patto con il quale è stato santificato Egli, non è per la persona che calpesta il Figlio di Dio e ritiene cosa comune questo sangue, ma è rivolto al Figlio di Dio. Egli, il Figlio di Dio, Gesù è Colui che è stato prescelto e santificato dal sangue del patto, il Suo stesso sangue con il quale Egli è stato fissato per essere il sacrificio perfetto, l’unico sacrificio [Giovanni 17:9], questo è il modo in cui Egli si santifica, si mette da parte per fare la volontà di Dio, ecco cosa significa essere santificati.

    Tuttavia, una persona che non ha mai creduto veramente come questi qui descritti, questi non sono mai stati santificati dal sangue di Cristo. Egli era l’unico messo da parte, santificato dal Suo sangue stesso che ha versato, il sangue della eterna alleanza, quella persona che ha rigettato Gesù ha dunque anche insultato lo Spirito della grazia.

    Il sangue del patto è santo, sacro. E’ il sangue versato sulla croce da Gesù. Per via di quel sangue prezioso e versato da Cristo Egli stesso fu messo da parte a Dio come il perfetto sacrificio.

    Egli è entrato nel luogo Santissimo e, lì, è dove il sacrificio perfetto ha portato il proprio sangue, è entrato nel luogo Santissimo, alla presenza di Dio e ha fatto anche come faceva il sommo sacerdote simbolicamente nell’AT dove aspergeva il sangue del sacrificio sul trono della misericordia. Cristo, il Sommo Sacerdote, portando il Suo sangue, ha finalizzato il perfetto sacrificio ed ha stabilito la nuova alleanza.

    Egli ha portato il proprio sangue alla presenza di Dio. Così il patto è stato sigillato, nel suo prezioso sangue, e questi che lo rifiutano sono le persone che contano il sangue, il Suo sangue per il quale Egli si è messo da parte per sigillare l’alleanza, essi lo considerano invece come una cosa profana anziché santa.

    Che cosa stanno dunque dichiarando queste persone? Stanno rifiutando l’alleanza con Dio che Egli ha fatto mediante Gesù e con tutti coloro che sono in Lui. Fate attenzione a questo ora! La prima affermazione è stata un rifiuto di Dio Padre cioè Colui che ha esaltato il Figlio.

    La seconda è il rifiuto di Cristo, che si è messo da parte come sacrificio perfetto. La terza è che rifiutano anche lo Spirito della grazia che è lo Spirito Santo. Così l’apostata, l’incredulo, rifiuta Dio il Padre e rifiuta Cristo il Figlio e rifiuta lo Spirito Santo, quindi rifiutando Dio completamente e rifiutando la unica via e fonte di salvezza.

    Giovanni 8:24 Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati;. Perché se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati “

    Essere sotto la grazia quindi non è licenza per continuare a vivere nel peccato, così che, coloro che vivono nel peccato, anche dopo essere venuti alla conoscenza della verità, che è il Vangelo, ma non lo obbediscono, quelli non sono sotto grazia tanto per cominciare, si hanno sentito la verità, forse hanno vissuto o vivono alla luce di essa, ma non hanno mai pienamente sposato il Vangelo e accettato le condizioni di esso.

    Questi sono quelli nella cui vita non vi è alcun cambiamento visibile, ciò non si è verificato, non hanno esibito il frutto del pentimento, ma hanno solo desiderio di vivere per sé e di soddisfare la concupiscenza della propria carne e/o magari della religione, questi sono quelli che si ingannano, tuttavia, non sono sotto la grazia piuttosto sono ancora sotto la legge dalla quale hanno bisogno disperatamente di essere salvati.

    Paolo continua dicendo: Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell’ubbidienza per la giustizia?

    Questo è ciò che Paolo e la parola di Dio ci hanno detto fin ora. Questo è ciò che anche Gesù ha detto.

    Giovanni 8:34-36 Gesù rispose loro: “In verità, in verità vi dico, chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 E uno schiavo non dimora nella casa per sempre, ma il figlio rimane per sempre. 36 Pertanto se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

    Che cosa sta dicendo Gesù? La stessa cosa che Paolo sta dicendo. Paolo dice, a chi presentiamo noi stessi ad obbedire, allora di quelli siamo schiavi, cioè di colui che noi ubbidiamo, se è il peccato ciò conduce alla morte o se schiavi di obbedienza a Dio ciò porta alla giustizia e vita eterna.

    Se una persona non presenta sé stesso a Dio per obbedire Lui questi dimostrano che sono ancora schiavi del peccato e questo è una ulteriore prova che sono ancora nella loro natura peccaminosa e non sono nati di nuovo [2 Tessalonicesi 1:6-9].

    Gesù dice che coloro che praticano una vita di peccato sono schiavi del peccato. Entrambi dicono la stessa cosa. Gesù nelle sue parole continua a dire che uno schiavo, al peccato, in questo caso, non rimane nella casa per sempre,a quale casa Egli si riferisce? La casa del Padre, in cielo [Giovanni 14:1-3].

    Tuttavia, Egli dice, un figlio vi dimora per sempre. Chi sono i figli in questione? Quelli che il Figlio di Dio rende liberi dalla schiavitù del peccato.

    Coloro che attraverso una nuova nascita diventano figli di Dio e che per fede accettano l’opera del Vangelo, Gesù è morto e risorto per liberare gli uomini dal potere dal peccato e renderli figli di Dio [Giovanni 1:12-13],[Giovanni 3:3-8].

    Paolo sta dicendo la stessa cosa, solo che usa parole diverse e diverse illustrazioni. Paolo dice che coloro che obbediscono il peccato sono schiavi del peccato, sono ancora nella loro natura peccaminosa e che ciò conduce alla morte, la morte fisica e spirituale. Coloro invece che ubbidiscono a Dio sono schiavi di Dio e sono diventati schiavi della giustizia. Questo concetto è stato spiegato ancora con una illustrazione diversa da Paolo in

    Galati 6:7-9 Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina, quello pure mieterà. 8 Per chi semina per la sua carne dalla stessa carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito dallo stesso Spirito raccoglierà vita eterna.

    Stesso concetto. Così, a chi e che cosa una persona da la sua obbedienza, dimostra a chi e a che cosa essi sono schiavi. Essi sono o schiavi del peccato, nella disobbedienza a Dio e questo porta alla morte o schiavi di Dio in obbedienza alla sua parola e ciò conduce alla giustizia e alla vita eterna.

    Ora c’è un’altra cosa da ricordare e che dobbiamo spiegare, altrimenti alcune persone possono diventare confuse o potrebbero fraintendere quello che viene detto.

    Tutto questo non significa che il vero credente, colui che è nato di nuovo a volte non ceda anche lui la sua obbedienza al comportamento peccaminoso. Se non fosse così la gente sarebbe perfettamente giusta e santa, ma questo sappiamo tutti non è possibile.

    Mentre il credente vive nel corpo terreno, chiamato nella Bibbia anche carne, a volte, più spesso di quanto si dovrebbe, anche i credenti peccano. Vedremo poi come questo tema ci viene spiegato da Paolo nel capitolo successivo, Romani 7.

    Paolo e Gesù, tuttavia, non stanno parlando di coloro che pur cedendo la loro obbedienza a Dio, a volte peccano. Parlano di persone che dedicano la loro obbedienza completamente al peccato e senza tener conto della Signoria di Gesù e la volontà e la parola di Dio.

    Quelli che abbiamo detto che vogliono vivere nel peccato, scelgono di praticare il peccato come il loro stile di vita preferito ed erroneamente pensano di essere sotto la grazia di Dio.

    Tuttavia, quando un vero credente nato di nuovo pecca, e come abbiamo detto e ben sappiamo per esperienza, questo sicuramente accadrà, Dio come un Padre amorevole disciplina, corregge e flagella i Suoi figli per ricondurli sul sentiero della giustizia [Salmi 23:3] e per produrre un frutto di pace e di santità, vedi [Ebrei 12:5-11].

    Tuttavia, vi possono essere situazioni in cui Dio ritenga necessario disciplinare severamente i suoi figli a causa di certi comportamenti peccaminosi, ed in alcuni casi disciplinarli con malattie fisiche ed in casi estremi anche con la morte fisica, ma, attenzione, non con la morte eterna.

    1 Corinzi 5:5 ho deciso che quel tale sia dato in mano di Satana a perdizione della carne, affinché lo spirito sia salvato nel giorno del Signor Gesù.

    1 Corinzi 11:28-32 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.

    La morte fisica è la conseguenza del peccato che risiede ancora nel nostro corpo mortale, il corpo non ancora riscattato e vivere in certi peccati è causa della disciplina di Dio anche la morte fisica, se Egli decide che c’è bisogno di essa.

    Ecco perché Paolo dice, come leggiamo in Romani 6:6 sapendo questo, che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, così che il corpo del peccato possa essere abolito così che noi non dovremmo più essere schiavi del peccato.

    Il nostro vecchio uomo, la natura peccaminosa che è stata una schiava completa e totale al peccato, sono morti, crocifisso con Cristo, in modo che la potenza del peccato che schiavizzava tutto il nostro essere, compresa la nostra volontà, ora è morto, spezzato, non può farci peccare più.

    Tuttavia, il corpo del peccato è vivo, anche se, questo è il nostro corpo, dove vive ancora il peccato. Tale organismo deve essere abolita, in altre parole deve essere padroneggiato e portato sotto la presentazione dello Spirito Santo e il nostro uomo spirituale.

    Questo è ciò che significa ora per crocifiggere la nostra carne, questo corpo di peccato deve essere continuamente ucciso, in senso figurato ovviamente. Ucciderlo, crocifiggendolo, significa renderlo sottomesso alla volontà e alla parola di Dio.

    Romani VI Versetti da XVII a XIX

     

    17 Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. 19 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità a pro dell’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.

     

    Paolo dà ora la garanzia per i credenti, la garanzia che Dio ha davvero cominciato un’opera buona in noi [Filippesi 1:6]. Paolo ringrazia Dio, chi altri può essere ringraziato per la salvezza di una persona? L’uomo? No, solo Dio può essere ringraziato, perché la salvezza è interamente l’opera di Dio in collaborazione con un solo uomo, l’uomo Cristo Gesù, il Suo unigenito Figlio.

    L’unico aspetto umano della salvezza che vale per Dio è ciò che ha fatto Gesù, perché Egli è l’unico essere umano che Dio ha accettato nel processo della salvezza, ovviamente, grazie a Lui anche noi possiamo adesso essere accettati da Dio.

    Efesini 1:4-6 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio.

    Così Paolo ringrazia Dio adesso, perché il Figlio infatti, ha liberato alcuni che erano schiavi del peccato. Ricordate che chi il Figlio rende libero è veramente libero. Questi non sono più schiavi del peccato, piuttosto figli di Dio. Allora dovremmo anche noi ringraziare e lodare Dio per questo immeritato favore della salvezza attraverso Gesù Cristo nostro Signore.

    Paolo ci sta dicendo una volta eravamo schiavi del peccato e in fondo sappiamo che chi è schiavo del peccato non fa altro che peccare sempre ed in ogni momento, peccare è ribellione contro Dio e la Sua parola.

    Tuttavia, siano rese grazie a Dio, Egli ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e così, anche se abbiamo vissuto in quella condizione di schiavitù totale, mentre eravamo morti nei nostri peccati e nelle trasgressioni, mentre eravamo schiavi del peccato, allora, a quel tempo Cristo è morto per noi e Dio per la sua grazia ci ha poi rigenerati e perché Egli ha fatto questo, perché siamo diventati nati di nuovo per la Sua grazia soltanto, udendo il Vangelo, [Romani 10:17] ma, a causa di quello che Dio ha fatto siamo stati in grado di veramente credere con il nostro cuore, con il nostro cuore nuovo, quello di carne che Dio ci ha dato.

    Noi abbiamo volontariamente fatto il primo passo di obbedienza a Dio, abbiamo creduto al Vangelo, ci siamo pentiti dei nostri peccati, e abbiamo confessato Gesù come nostro Signore.

    Si tratta allora di una cosa importante, cosa molto importante che Paolo ha scritto qui. Eppure, siamo stati noi stessi in grado di credere con il nostro cuore.

    Cosa abbiamo imparato in precedenza nel nostro studio? Che cosa ci ha spiegato Paolo ad esempio, in [Romani 3:10-18]? Che cosa ci dice Geremia in [Geremia 17:9]?

    Che l’uomo non redento ha un cuore completamente corrotto, malvagio e senza speranza, che fa il male continuamente. L’uomo non redento non può fare alcun bene e non può cercare Dio, né può credere che Dio è. Così cosa potrebbe dire Paolo in accordo con tutte le cose che ha detto in precedenza?

    Come può una persona essere in grado di credere con il suo cuore? Non è forse una contraddizione questa?
    Beh, la Bibbia non si contraddice mai, la Bibbia si interpreta da se e spiega se stessa, se con umiltà, attenzione e volenterosamente ricerchiamo e desideriamo di conoscere la verità.

    Nell’AT Dio ci ha descritto come Egli avrebbe compiuto la Sua opera di redenzione e di rigenerazione, ricordiamo che L’ha spiegato esattamente in dettaglio come Egli l’ha eseguito nel NT.

    Tuttavia, in Ezechiele 36 Dio ci dice come sarebbe possibile per noi credere con il nostro cuore e quindi avere fede nell’opera di Gesù Cristo e alla sua Signoria.

    Ezechiele 36:25-27 vi aspergerò d’acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni.

    Questo è come Dio, mediante un lavacro di rigenerazione attraverso lo Spirito Santo ci ha resi capaci di credere con il cuore. Egli ha cambiato il nostro cuore, ha tolto da noi il cuore di pietra che non riusciva a credere ed a ubbidire e ci ha dato un cuore di carne che può. In primo luogo Dio, ha fatto in modo da rigenerarci, ed è solo così che abbiamo potuto credere, avendo ora un cuore nuovo, questo ci viene spiegato nella parole del NT in

    Tito 3:3-7 Anche noi infatti un tempo eravamo insensati, ribelli, erranti, schiavi di varie concupiscenze e voluttà, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci gli uni gli altri. 4 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi abbiamo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.

    Ecco come è che Dio ci ha salvati. Non ha davvero avuto nulla a che fare con noi, cioè la nostra abilità o scelta umana di per se, piuttosto ha avuto tutto a che fare con Lui e solo per questo noi siamo stati in grado di credere.

    Capaci di credere che cosa? Quella forma di dottrina alla quale siamo stati consegnati. Che cosa è questa forma di dottrina? Allora, chi ha detto che la dottrina non era importante? Questi sbagliano di grosso quando pensano questo. Ovviamente la dottrina è importante se ci salva, deve essere importante se Dio stesso ci ha consegnato ad essa.

    Tale dottrina o insegnamento per questo, è il Vangelo e ciò che esso insegna. Ricordate, prima abbiamo visto un passo che ci ha mostrato ciò che la grazia di Dio ci insegna a fare e che è veramente ciò che il Vangelo, alla fine, ci insegna.

    Non semplicemente ci insegna l’opera della croce e della risurrezione, ma ci insegna anche tutto quello che è connesso all’opera di redenzione, la fede in Lui soltanto, la sua morte, resurrezione, il pentimento dei nostri peccati, la rinuncia di sé, la signoria di Gesù.

    Tito 2:11-14 Perché la grazia di Dio, apportatrice di salvezza è apparsa a tutti gli uomini, il 12 ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo saggiamente, giustamente e piamente nella età attuale, 13 cercando la benedetta speranza l’apparizione e la gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, che Egli possa redimerci da ogni iniquità e purificare per sé un suo popolo speciale, zelante nelle opere buone.

    Romani 10:9-10 che se confesserai con la tua bocca il Signore Gesù e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Perché con il cuore si crede per ottenere giustizia, e con la bocca si fa confessione per la salvezza.

    Matteo 16:24-27 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 A che giova a un uomo se guadagnerà il mondo intero, e perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

    Luca 24:46-47 Poi disse loro: «Così è scritto, e quindi era necessario che il Cristo morisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno, 47 e che il pentimento e la remissione dei peccati venga predicata nel suo nome a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.

    Atti 17:30-31 Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano. 31 Poiché egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di quell’uomo che egli ha stabilito; e ne ha dato prova a tutti, risuscitandolo dai morti».

    Qui, in questi passi che abbiamo appena letto, troviamo la forma della dottrina a cui siamo stati consegnati. Il Vangelo come vediamo ha diverse formattazioni, ma tutte comprendono le stesse parti essenziali di cui il Vangelo è costituito e si vede chiaramente che si tratta di una certa forma di dottrina, di insegnamento.

    Essa ci insegna a confessare Gesù come Signore, a credere con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, ci comanda di pentirci, ci insegna che c’è una sentenza del mondo, un giudizio, reso in giustizia da Dio su l’incredulità e l’empietà degli uomini, che Dio ci comanda di perdere la nostra vita di peccato per trovare la vita di Cristo, ci insegna a rinnegare noi stessi, ci insegna a negare la vita peccaminosa e di vivere una vita santa e giusta.

    Così vediamo che essa, questa dottrina, ci insegna che tutti gli elementi della salvezza devono essere presenti nella vita della persona in modo da avere la certezza che la salvezza si è verificata, questi elementi sono la fede nell’opera e nella signoria di Cristo e tutto ciò che questa fede produce, il pentimento, la negazione di sé, la santificazione e la perseveranza.

    Quando noi davvero crediamo, quando veramente crediamo nella dottrina del Vangelo, questo diventa evidente e tutta la dottrina viene praticata, tutto ciò che il Vangelo ci comanda di fare, noi lo ubbidiamo, per grazia e per fede, il dono di Dio.

    Il Vangelo dunque è una dottrina, un insegnamento a cui dobbiamo essere obbedienti e non solo un annuncio al quale diamo soltanto assenso mentale.

    2 Tessalonicesi 1:8-9 nel fuoco fiammeggiante, prendendo vendetta di coloro che non conoscono Dio, e su coloro che non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù Cristo. 9 Questi saranno puniti con la distruzione eterna dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza

    Coloro che non osservano il Vangelo dunque, non conoscono affatto Dio e abbiamo visto quello che veramente significa ubbidire il Vangelo.

    Sì, non facciamo errori, è solo la fede, veramente il credere in Gesù che è prova che la salvezza si è verificata, siamo giustificati per fede, su questo non c’è dubbio, ma questa fede causa di obbedire al Vangelo, obbedendo a tutto ciò che il Vangelo ci dice di fare, questo sarà verificato nella vita di coloro che sono stati rigenerati per opera dello Spirito Santo.

    Fede che è viva in Cristo, come dice Giacomo genera opere, queste opere sono il frutto di fede autentica, per cui non si è salvati dalle opere ma soltanto per fede, ma la fede che è viva però produce opere di fede, di obbedienza a ciò che Dio ci comanda di fare.

    Giacomo 2:14-26 A che giova, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15 Or, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, 16 e qualcuno di voi dice loro: «Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che giova? 17 Così è pure la fede; se non ha le opere, per se stessa è morta. 18 Ma qualcuno dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere»; mostrami la tua fede senza le tue opere e io ti mostrerò la mia fede con le mie opere. 19 Tu credi che c’è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano. 20 Ma vuoi renderti conto, o insensato, che la fede senza le opere è morta? 21 Abrahamo, nostro padre, non fu forse giustificato per mezzo delle opere, quando offrì il proprio figlio Isacco sull’altare? 22 Tu vedi che la fede operava insieme alle opere di lui, e che per mezzo delle opere la fede fu resa perfetta. 23 Così si adempì la Scrittura, che dice: «Or Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu imputato a giustizia»; e fu chiamato amico di Dio. 24 Perciò vedete che l’uomo è giustificato per le opere e non per fede soltanto. 25 Similmente anche Rahab, la prostituta, non fu essa giustificata per le opere quando accolse i messi e li rimandò per un’altra strada? 26 Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

    Giacomo non sta dicendo che è la fede insieme con le opere che salva, no affatto, questo sarebbe in contrasto con quello che Paolo ha detto in [Efesini 2:8-9], piuttosto ciò che Giacomo sta dicendo è in perfetto accordo con quello che ha detto Paolo in [Efesini 2:8-10]. Non dobbiamo prendere solo i versetti 8-9 di Efesini 2, ma essi sono sempre comprensivi del versetto 10, questo è esattamente ciò che Giacomo sta dicendo. Salvati per grazia mediante la fede, la quale produce opere, cioè l’obbedienza a ciò che Dio ci comanda di fare.

    La fede senza le opere non è vera fede, perché la vera fede produce opere di obbedienza.

    Paolo dice che siamo stati consegnati a questa dottrina e non soltanto ma questa dottrina anche consegnata a noi. Cosa significa questo?

    Le parole greche usate in questo caso sono parole usate per indicare la fusione del metallo e la colata del metallo fuso in uno stampo per stampare l’immagine specifica dello stampo in cui il metallo veniva versato. Le parole possono essere tradotte letteralmente così, in quale forma di dottrina siamo stati fusi e colati dandoci l’immagine di quella stessa dottrina.

    In modo che il linguaggio figurato che Paolo ha voluto dare in questo passaggio è questo, come credenti siamo stati fusi da Dio e siamo stati versati nello stampo del Vangelo, il quale stampo o figura è l’opera di Gesù Cristo e la persona di Gesù Cristo.

    Questo è fatto in modo che si possa poi prendere la forma dello stampo nel quale siamo stati gettati. Questo è un bellissimo parallelo anche a quello che abbiamo detto prima riguardo all’essere battezzati in Cristo, la Sua morte e risurrezione e, pertanto, la Sua vita, la quale ci trasforma in Sua immagine. Questo è successo anche perché noi siamo stati consegnati, cioè, colati come metallo fuso nello stampo della dottrina del Vangelo, che per grazia di Dio abbiamo obbedito.

    Paolo continua dicendo nel verso 18 Ed essendo stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
    Paolo ci ha già spiegato in diversi modi che Dio ci ha liberati dal peccato. Gesù ci ha liberati dalla schiavitù del peccato, la nostra natura peccaminosa è stata debellata, distrutta da Dio, Dio ci ha rigenerati dandoci una nuova natura, la Sua.

    Così ora abbiamo veramente la libertà dal potere del peccato e siamo veramente liberi di amare e servire Dio. Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Cristo, il nostro uomo nuovo è risorto con Cristo. Ora siamo creazioni completamente nuove in Cristo

    2 Corinzi 5:17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, tutte le cose sono diventate nuove.

    Ma guardiamo a quello che Paolo ci dice qui in Romani, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia e guardiamo anche a ciò che ha detto nei versetti precedenti al versetto di 2 Corinzi 5:17 che abbiamo appena letto.

    2 Corinzi 5:14-15 Poiché l’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; 15 e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più d’ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro.

    Ancora una volta qui, è il soggetto al quale abbiamo dato già un’occhiata nella prima parte dello studio di questo capitolo 6, cioè siamo stati liberati dal potere del peccato, siamo stati da Dio liberati dalla schiavitù del peccato e della nostra natura peccaminosa e siamo stati fatti nuovi, rigenerati, creati di nuovo, spiritualmente, per quale scopo? Ecco lo scopo, al fine di diventare schiavi di un nuovo padrone, cioè Dio, servi di Cristo e quindi servi della giustizia. Coloro che sono in Cristo praticano la giustizia e noi siamo servi del padrone, Dio, che ci ha dato la nostra nuova natura, cioè la Sua.

    1 Giovanni 3:8-10 chi pecca viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. A questo scopo il Figlio di Dio si è manifestato, che Egli possa distruggere le opere del diavolo. 9 Chiunque è nato da Dio non pecca, perché il Suo seme rimane in lui ed egli non può peccare perché è nato da Dio. 10 In questo i figli di Dio e i figli del diavolo sono evidenti: Chi non pratica la giustizia non è di Dio, né è colui che non ama il proprio fratello.

    Gesù ha distrutto quello che il diavolo ha causato cioè la nostra schiavitù al peccato. Noi che siamo nati da Dio non pratichiamo più il peccato, perché abbiamo la natura di Cristo, la Sua natura divina [2 Pietro 1:1-4], questo è il Suo seme e siamo nati da Lui, e perché siamo nati da Lui pratichiamo la giustizia, in opposizione a coloro che sono i figli del diavolo e che rimangono schiavi del peccato e che praticano l’ingiustizia.

    Così ora siamo diventati non solo figli di Dio, ma anche servi, schiavi di Dio e della giustizia. Non apparteniamo a noi stessi, ma ora apparteniamo a Dio. Ragioniamo un po’ su questo concetto.

    C’è stato un passaggio di proprietà. Dio ci ha acquistati dal mercato della schiavitù del peccato, Egli ci ha acquistato con il sacrificio di Gesù, il Suo prezioso sangue, la Sua vita, ci ha comprato e ci ha liberati dalla schiavitù del peccato, e quindi ora noi apparteniamo completamente a Dio.

    Atti 20:28 Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge, tra i quali lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio che Egli ha acquistata col proprio sangue.

    Efesini 1:13-14 In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.

    Siamo una proprietà acquistata, Dio ci ha acquistati, che è veramente ciò che la parola redenti significa in realtà. Essere redenti significa che un prezzo è stato pagato per noi, siamo stati comprati per essere posseduti, questo è ciò che significa anche la parola riscattati, altra parola che viene utilizzata in riferimento alla nostra salvezza. Un prezzo è stato pagato per noi, un riscatto per coloro che erano stati presi in ostaggio e resi schiavi.

    Gesù ci ha acquistato fuori dalla schiavitù del peccato e ci ha acquistati per Dio. Noi dunque non apparteniamo più al diavolo e non apparteniamo più a noi stessi.

    1 Corinzi 6:19-20 Oppure non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e voi non appartenete a voi stessi? 20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che è di Dio ».

    Noi siamo adesso proprietà di Dio, sì, siamo pure figli di Dio, questo è certo, ci sono stati dati tutti i diritti che hanno i figli di Dio, ma noi siamo chiamati ad abbandonare i nostri diritti personali e renderci servi di Dio.

    Dopo tutto siamo chiamati da Gesù stesso a servire, essere servitori e Dio ci farà onore per tale atteggiamento se lo mettiamo in pratica.

    Giovanni 12:25-26 Chi ama la sua vita la perderà, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà a vita eterna. 26 Se uno mi serve, mi segua, e dove sono io, là il mio servo sarà anche. Se uno mi serve, il Padre mio lo onorerà.

    Matteo 23:11-12 Ma chi è più grande tra voi sia vostro servo. 12 E chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

    Luca 22:26-27 Ma non è così tra di voi, al contrario, colui che è più grande tra voi, diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27 Infatti chi è più grande, colui che siede al tavolo, o chi serve? Non è forse colui che siede al tavolo? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

    Noi siamo chiamati dalla parola di Dio ad avere lo stesso atteggiamento di Gesù, che pur essendo Figlio di Dio e pure essendo uguale a Dio, si è umiliato ed è diventato invece un servo e non ha esercitato i suoi diritti come Figlio di Dio, Egli li aveva giustamente ma…la parola di Dio ci dice:

    Filippesi 2:5-9 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome

    La stessa mente sia in noi, che è stata anche in Cristo, lo stesso sentimento, cioè, dobbiamo abbandonare i nostri diritti personali come figli, come ha fatto Gesù, sebbene Lui avesse diritti di Figlio, anche noi li abbiamo, ma se anche noi reputiamo nulla e anche assumiamo la forma di servi, se ci umiliamo e diventiamo anche noi obbedienti fino alla morte di noi stessi, poi il nostro Padre, come Egli ha fatto con Gesù, lo farà anche con noi, ci esalterà, innalzerà anche noi.

    Quindi questo è quello che siamo diventati, schiavi, schiavi di Dio, schiavi del Signore Gesù, schiavi della giustizia, come Egli è giusto così anche noi saremo servi obbedienti della Sua giustizia e vivremo dunque in essa.

    Anche Paolo sapeva che lui era un figlio di Dio, un figlio come del resto ha comunicato questa grande verità alle chiese, ma ha fatto sì che questa mente in lui, questo sentimento che fu anche in Cristo Gesù fosse in lui.

    Quindi egli si considerava un servo di Gesù Cristo, dopo tutto quello è ciò che significa confessare il Signore Gesù come nostro Signore, è fare di Lui il nostro Signore, se Egli è il Signore dunque noi saremo i Suoi servi.

    Tutti gli Apostoli si consideravano legati a Cristo come servi, guardate come Paolo, infatti, inizia la Lettera ai Romani, vi ricordate?

    Romani 1:1 Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato ad essere un apostolo, separato per il vangelo di Dio

    Così ha fatto Epafra, Giacomo, Pietro e Giuda [Colossesi 4:12], [Giacomo 1:1], [2 Pietro 1:1],

    Giuda 1 Giuda, servo di Gesù Cristo, e fratello di Giacomo.

    Così che, anche noi se siamo figli ci consideriamo servi di Cristo e perciò schiavi della giustizia.

     

    19 Io parlo in termini umani per la debolezza della vostra carne. Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione.

     

    Paolo sta usando metafore, esempi, figure retoriche in modo che fosse più facile per i destinatari di questa lettera capire cosa egli spiegava. Paolo ha usato una terminologia che legava la comune vita di ogni giorno che i lettori conoscevano bene così che potessero capire meglio il concetto.

    Molti dei cristiani nella cultura e società romana sapevano bene che cosa significava essere schiavi e servi e quindi sarebbe ora capire meglio quello che Paolo stava cercando di comunicare loro attraverso queste figure metaforiche.

    Paolo sta ora facendo il parallelismo tra i membri, in altre parole i corpi dei credenti e come debbano comportarsi ora, rispetto a come erano prima della loro conversione.

    Prima della loro conversione il corpo del credente, era schiavo all’impurità e all’iniquità che ha portato ad essere sempre più a trasgredire la legge di Dio. I corpi erano presentati al peccato, schiavizzati dalla natura peccaminosa, ricordate che la natura peccaminosa dell’uomo rende tutto quanto l’essere schiavo del peccato.

    E ‘impossibile per l’uomo non rigenerato obbedire e sottomettersi alla legge di Dio [Romani 8:5-8]. La persona che vive nella carne dunque è l’uomo naturale, l’uomo non redento, colui che è ancora in Adamo, che ha ancora una natura che rende schiavo al peccato tutto il suo essere.

    L’uomo naturale, l’uomo non rigenerato non può comprendere o accettare da solo alcuna cosa che è di natura spirituale, tutto ciò che ha a che fare con Dio e la sua legge [1 Corinzi 2:14].

    Allora, prima che una persona venga rigenerata dallo Spirito Santo di Dio, ogni uomo, anche noi stessi, abbiamo presentato i nostri corpi ad essere obbedienti al peccato, a servire il peccato, l’impurità e l’iniquità e così facendo abbiamo continuato ad accumulare sempre più iniquità nella nostra la vita.

    In altre parole, più una persona si lascia andare alla trasgressione della legge e nell’iniquità più sfrenate più queste cose si manifestano.

    Con il corpo ogni genere di iniquità e di cose immonde venivano praticate, perché il corpo era usato come strumento per la pratica dell’iniquità. Perché? Perché il corpo era schiavo al potere del peccato.

    Efesini 4:17-19 Questo dunque attesto nel Signore, che non camminiate più come camminano ancora gli altri gentili, nella vanità della loro mente, 18 ottenebrati nell’intelletto, estranei alla vita di Dio, per l’ignoranza che è in loro e per l’indurimento del loro cuore. 19 Essi, essendo diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni impurità con insaziabile bramosia.

    1 Pietro 4:3 Per abbiamo speso abbastanza della nostra vita passata a fare la volontà dei gentili – quando abbiamo camminato in lussuria, passioni, ubriachezze, orge, nelle gozzoviglie e e nelle abominevoli idolatrie.

    Questo è il modo in cui vivono tutti coloro che non sono ancora rigenerati da Dio, questo è come l’uomo naturale, l’uomo non salvato è, e così anche noi abbiamo vissuto. Questo è ciò che significa offrire le nostre membra, i nostri corpi ad essere schiavi dell’impurità e del peccato.

    Ora, però, Paolo ha già fatto il punto anche prima, comunque, il vecchio uomo è morto al peccato, crocifisso con Cristo, la vecchia natura peccaminosa che ci ha reso schiavi del peccato, ora è morta, distrutta.

    In modo che, anche come Paolo ha dichiarato prima, il nostro corpo, che ora abbiamo è ancora influenzato dal peccato, ma non è più schiavo del peccato. Come abbiamo detto anche prima, per la potenza dello Spirito Santo e il fatto che ora una nuova natura divina ha sostituito la vecchia natura peccaminosa, ora, abbiamo la libertà, la vera libertà di servire Dio e di obbedire la sua legge.

    Non solo abbiamo la libertà di obbedire e servire Dio, ma abbiamo il potere e il desiderio di obbedire Dio [Filippesi 2:13], il potere e il desiderio che ci viene elargito dalla grazia di Dio attraverso la Sua natura che dimora dentro di noi [1 Giovanni 3 :4-9].

    E’ necessario ricordare ancora una volta l’importanza di ciò che Paolo ci sta dicendo qui che è in altre parole quello che dice anche in

    Romani 12:1-2 Io vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, di presentare i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, che è il vostro ragionevole servizio. 2 E non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, per poter discernere ciò che è che la buona, accettabile e perfetta volontà di Dio.

    Presentare i nostri corpi dunque come morti al peccato, ma vivi alla santità (questo è quello che vuol dire essere sacrificio vivente), ciò che è gradito a Dio come il nostro atto di ragionevole servizio a Lui. Ancora una volta essere morti al mondo ed i suoi desideri lussuriosi, i desideri che sicuramente potrebbero influenzare il corpo che è terreno, naturale e ancora non redento e che è ancora attratto dalla lussuria, la concupiscenza della carne e del mondo [1 Giovanni 2:15-17].

    Bisogna poi far sì che la parola di Dio trasformi le nostre menti, cioè la programmazione della nostra mente che è stata previamente programmata dalla nostra natura peccaminosa. Questo programma ha bisogno di essere cancellato e cambiato dalla mente di Cristo, mente di Cristo trovata nella sua Parola e compresa e trasformata anche attraverso la potenza dello Spirito Santo.

    1 Pietro 4:1-2 Poiché dunque Cristo ha sofferto per noi nella carne, armatevi anche voi del medesimo pensiero, perché chi ha sofferto nella carne ha smesso di peccare, 2 per vivere il tempo che resta nella carne non più nelle passioni degli uomini, ma secondo la volontà di Dio.

    Efesini 4:22-24 avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; 23 a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

    Questo è ciò che in realtà significa presentare i nostri corpi ad essere servi della giustizia per lo sviluppo di santità nella nostra vita. Come in passato abbiamo offerto il nostro corpo alla schiavitù del peccato, ora noi dobbiamo offrire il nostro corpo come schiavi per servire Dio nella giustizia e nella santità tutti i giorni della nostra vita, è per questo che siamo stati liberati per poter e voler fare [Luca 1:74-75].

    Romani VI Versetti XX a XXIII

     

    20 Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. 22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna. 23 Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

    Paolo sta parlando di quando eravamo schiavi, servi del peccato e quando era questo? Abbiamo visto che questo era prima di essere rigenerati, prima della nostra conversione.

    Quando eravamo ancora in Adamo, quando eravamo ancora uomini e donne naturali, quando ancora avevamo una natura peccaminosa che ci ha completamente corrotto, questo è stato quando eravamo schiavi del peccato. Quando eravamo schiavi del peccato, avevamo allora una volontà libera?

    mmm … basta guardare a quello che eravamo liberi di fare, eravamo liberi di vivere nell’ingiustizia, liberi di peccare.

    Vedete, tutti coloro che non capiscono bene il concetto della corruzione e depravazione radicale dell’uomo non riescono veramente capire bene il concetto del libero arbitrio.

    L’uomo ha sempre una volontà libera, questo è dimostrato dal fatto che un uomo può decidere cosa indossare, i vestiti di quale colore gli pare, che tipo di cibo mangiare, dove andare al lavoro o in qualsiasi altro posto e così sono tutte le decisioni che non sono di natura morale, l’uomo è libero di scegliere.

    Ora però, quando si tratta delle scelte dal punto di vista morale, la questione è diversa. L’uomo ha ancora un libero arbitrio ma questo sarà, nel caso morale, poiché la sua volontà è completamente schiava alla corruzione e al potere del peccato. L’uomo dunque non è in grado di prendere le giuste decisioni morali da se stesso, se lasciato a se stesso l’uomo sceglierà sempre di peccare.

    Ah certo che c’è una coscienza, ma la coscienza avverte solo se la scelta è giusta o sbagliata secondo la legge di Dio, ma la coscienza è neutrale, non ha il potere di far fare ad una persona la decisione giusta.

    Quello che Paolo sta dicendo quindi in questo versetto è che il libero arbitrio che l’uomo ha, quando l’uomo è schiavo del peccato è liberato dalla giustizia.

    Questo è quello che è una persona che è schiava del peccato, è libera di peccare ed è priva di giustizia. Questa è la sola libertà che una persona che ha ancora una natura peccaminosa possiede. Possiede la libertà di scegliere sempre il peccato e la libertà dalla giustizia, cioè dalla pratica della giustizia.

    Questo versetto è l’immagine che rispecchia il versetto 18 Ed essendo stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.

    Essere schiavi del peccato rende una persona priva di rettitudine, priva di giustizia così come essere liberati dal potere del peccato rende liberi dal peccato e schiavi della giustizia, non più liberi dalla giustizia, il che significa ancora una volta che uno sarà schiavo al padrone che lui stesso ubbidisce, in questo caso o la giustizia o il peccato dall’altro.

    Paolo aveva descritto per noi cosa vuol dire essere liberi dalla giustizia, cioè quando le persone sono ancora schiavi del potere del peccato, della natura peccaminosa, senza rigenerazione, prima della conversione.

    Abbiamo davvero bisogno di guardare di nuovo a ciò che significa essere completamente e radicalmente corrotti dal potere del peccato, questa è la descrizione di ciò che una persona che è schiava del peccato è, quello che pratica e vive e le qualità morali giuste che mancano loro.

    Romani 3:9-19 Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, 10 come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno. 13 La loro gola è un sepolcro aperto, con le loro lingue hanno tramato inganni, c’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra; 14 la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; 15 i loro piedi sono veloci per spandere il sangue; 16 sulle loro vie c’è rovina e calamità, 17 e non hanno conosciuto la via della pace; 18 non c’è il timore di Dio davanti ai loro occhi». 19 Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio,

    Dobbiamo veramente ben consolidare questa realtà nella nostra mente, se davvero vogliamo capire correttamente il concetto di salvezza e di grazia. Questo è come l’uomo senza la vita di Dio in lui veramente è e come vive.

    Quando eravamo schiavi del peccato, questo è come abbiamo vissuto e come eravamo, come vedete eravamo completamente liberi da ogni forma di giustizia. Non c’è assolutamente nulla di buono in un uomo senza la vita di Dio in lui.

    Poi Paolo continua dicendo nel versetto 21 Quale frutto dunque avevate allora? Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte

    Qual è il frutto dell’ingiustizia e del peccato? E ‘sicuramente la morte. Dio promise ad Adamo nel principio che, se avesse disobbedito il Suo unico e solo comandamento che sarebbe sicuramente morto [Genesi 2:16-17] e a causa della sua disobbedienza e ed il peccato anche di Eva, sono entrati nel genere umano il peccato e la morte, ciò che abbiamo visto in [Romani 5:12].

    Il salario del peccato è la morte che è ciò che il versetto in chiusura di questo capitolo 6, dice [Romani 6:23].

    Quindi, quello che Paolo sta dicendo è vero, giusto? Quale frutto hanno dunque le persone che sono nel peccato e ingiustizia? La fine di queste cose sono morte, sia morte spirituale che la morte fisica e che alla fine si traduce nella morte eterna, o come la Bibbia la chiama anche, la seconda morte [Apocalisse 20:6], [Apocalisse 20:14]. Il corpo però, anche il corpo del credente muore a causa del peccato.

    Anche se siamo spiritualmente rigenerati e vivificati nel nostro corpo c’è ancora al lavoro un altra legge, la legge del peccato nelle nostre membra, nel nostro corpo.

    Questo NON è la natura peccaminosa, ma il peccato che è ancora presente nel nostro corpo perché il nostro corpo è ancora irredento e terrestre, naturale, della terra e dalla terra e questo corpo così com’è non può ereditare il regno di Dio, ma deve morire a causa del peccato e risorgere incorruttibile e trasformato si veda anche [1 Corinzi 15:42-53].

    Galati 6:7-8 Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina, quello pure mieterà. 8 Perché chi semina per la sua carne dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna.

    Ancora una volta non dovremmo essere ingannati, molte volte Paolo ci avverte di questo fatto, non fatevi ingannare, chi pratica l’ingiustizia come scelta di vita e stile di vita da essa raccoglierà corruzione che è poi anche la morte in tutte le sue forme. Vedi anche [1 Corinzi 6:9-10], [Galati 5:19-21].

    Così Paolo dice anche nella lettera agli

    Efesini 5:5-7 Per questo si sa, che nessun fornicatore, impuro, o avaro, che è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi inganni con parole vuote, perché per queste cose l’ira di Dio viene sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni.

    Paolo ci chiede anche quali frutti abbiamo avuto nelle cose di cui ora ci vergogniamo? La morte è la risposta che abbiamo visto, tuttavia, le cose che abbiamo fatto una volta adesso di queste ci vergogniamo. O almeno si dovrebbe esserlo, se veramente siamo stati trasformati in nuove creazioni.

    Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.
    1 Corinzi 6:11

    A causa di questo ora ci vergogniamo del modo in cui abbiamo vissuto, o almeno dovremmo veramente vergognarci se siamo veramente nuove creazioni in Cristo. Prima, quando eravamo schiavi della nostra natura peccaminosa non ci vergognavamo di quello che facevamo e pensavamo che tutto andava bene. Ci godevamo il nostro stile di vita peccaminoso e approvavamo esso, anche coloro che come noi facevano le stesse cose.

    Romani 1:32 che, conoscendo il giusto giudizio di Dio, che coloro che praticano tali cose sono degni di morte, non solo fanno lo stesso, ma anche approvano chi le fa.

    Oh, sì seppure il nostro cuore era corrotto dal peccato, come abbiamo visto [Romani 1:29-31], sapevamo comunque del giusto giudizio di Dio che coloro che praticano tali cose meritano la morte.

    Ricordate che l’uomo ha una coscienza e l’uomo sa che Dio esiste, che Egli è un Dio santo e giusto, l’uomo sa tutto questo e ancora, l’uomo sfida Dio e la sua legge chiamando il male, bene e il bene, male [Isaia 5:18-24],

    Isaia 5:18 Guai a coloro che si tirano l’iniquità con corde di vanità, e il peccato come se con una corda di carro;

    Sono orgogliosi di sfilare le loro iniquità e il loro peccato, come se le sfilassero guidando un carro per la strada dinanzi tutti in una sfilata.

    Vediamo questo atteggiamento sempre più diffuso nella nostra società di oggi, vero? Le persone che sfidano Dio e apertamente e senza vergogna sfilano i loro peccati, letteralmente sfilano il loro peccato per le strade sotto gli occhi di tutti.

    Vedere come esempio di questo che abbiamo ora “parate, sfilate gay, omosessuali, sono chiamate in Inglese da essi gay pride cioè orgoglio gay”.

    Quanto giusta è stata la scelta di questo termine! Inconsciamente ma profeticamente hanno scelto il nome perfetto per il loro movimento, essi sono certamente orgogliosi, vanitosi, ma non nel senso buono, sono arrogantemente orgogliosi davanti a Dio onnipotente, scuotendo i loro pugni e ogni altra parte del loro corpo nella faccia di Dio, questo fanno nel loro orgoglio, arroganza e ribellione .

    Essi sono certamente orgogliosi dei loro abomini, non hanno vergogna a sfilare per le città quello che Dio chiama un abominio. Tuttavia, essi non si rendono conto che per la maggior parte Dio li ha abbandonati alle conseguenze delle proprie azioni, questo è il Suo giudizio su di loro e su una società che accetta questo peccato e il loro comportamento arrogante [Romani 1:24-28].

    Questo non si esaurisce ne è limitato all’omosessualità, infatti basta consultare l’elenco dei peccati che Dio descrive in [Romani 1:29-31], che include tutti i comportamenti di cui fa parte l’omosessualità ma non solo.

    L’uomo dovrebbe vergognarsi del suo comportamento peccaminoso che offende Dio, ma l’uomo non sa nemmeno come si fa ad arrossire per la vergogna. Dio ha descritto questo comportamento sfacciato nella vita del suo popolo Israele, ma in realtà è la descrizione di tutto il genere umano anche oggi.

    Geremia 6:12-15 Le loro case passeranno ad altri, assieme ai loro campi e alle loro mogli, perché io stenderò la mia mano sugli abitanti del paese», dice l’Eterno. 13 «Poiché dal più piccolo al più grande, sono tutti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, praticano tutti la menzogna. 14 Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: “Pace, pace”, quando non c’è pace. 15 Si vergognavano quando compivano abominazioni? No! Non si vergognavano affatto, né sapevano che cosa fosse arrossire. Perciò cadranno fra quelli che cadono; quando li visiterò saranno rovesciati», dice l’Eterno.

    Si ripete con linguaggio quasi identico anche in [Geremia 8:8-12].

    La parola di Dio ci dice che il comportamento dei peccatori è qualcosa di cui vergognarsi.

    Efesini 5:3-12 Ma come si conviene ai santi, né fornicazione, né impurità alcuna, né avarizia siano neppure nominate fra di voi; 4 lo stesso si dica della disonestà, del parlare sciocco e della buffoneria, le quali cose sono sconvenienti, ma piuttosto abbondi il rendimento di grazie. 5 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni. 8 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce, 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando ciò che è accettevole al Signore. 11 E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprovatele, 12 perché è persino vergognoso dire le cose che si fanno da costoro in segreto.

    Comunque i peccatori amano il loro peccato, non si vergognano del loro comportamento, anzi apparentemente si vergognano o piuttosto sono imbarazzati quando vengono sorpresi facendo qualcosa di male, ma sono in imbarazzo solo per loro stessi, per quanto riguarda il loro ego, non si vergognano però di avere violato la legge di Dio e di avere offeso carattere giusto e santo di Dio.

    Noi che eravamo tenebre, ma ora siamo luce nel Signore, camminiamo dunque come figli della luce dimostrando il frutto dello Spirito che abita in noi con bontà, giustizia e verità e adesso ci vergogniamo di quelle cose che facevamo una volta e che ora sono praticate da loro, coloro su cui viene l’ira di Dio.

     

    22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.

     

    Paolo ancora una volta ripete, vuole veramente farci capire come questa realtà creduta per fede, come un fatto vero nella vita del credente è quello che porta la vittoria pratica sul peccato.

    Siamo stati liberati dal peccato. La natura peccaminosa è stata distrutta e una nuova natura è stata data al credente. Attenzione, ripeto, la mente del credente non è stata completamente rinnovata però, questo è il processo che chiamiamo santificazione, ed è un processo graduale al quale dobbiamo sottoporci per ottenere la vittoria, per trasformarci nella immagine di Gesù e a non essere conformi con le vie del mondo, questa cosa ancora una volta ci è spiegata in [Romani12:1-2], [2 Corinzi 10:3-5] e in

    Efesini 4:17-24 Questo dunque attesto nel Signore, che non camminiate più come camminano ancora gli altri gentili, nella vanità della loro mente, 18 ottenebrati nell’intelletto, estranei alla vita di Dio, per l’ignoranza che è in loro e per l’indurimento del loro cuore. 19 Essi, essendo diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni impurità con insaziabile bramosia. 20 Voi però non è così che avete conosciuto Cristo, 21 se pure gli avete dato ascolto e siete stati ammaestrati in lui secondo la verità che è in Gesù, 22 per spogliarvi, per quanto riguarda la condotta di prima, dell’uomo vecchio che si corrompe per mezzo delle concupiscenze della seduzione, 23 per essere rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità.

    Come avevamo già detto, essendo stati redenti, il Signore ci ha acquistato dal mercato della schiavitù del peccato mediante il prezzo della vita di Gesù, il Suo prezioso sangue, ora apparteniamo a Dio [1 Corinzi 6:17-20], [1 Pietro 1:16-19] e essendo di appartenenza Sua noi siamo Suoi figli ma anche Suoi schiavi, servi.

    Nei tempi antichi, in particolare nella cultura medio-orientale, il figlio aveva tutti i diritti di figlio, ma egli si considerava servo di suo padre. In realtà l’eredità del figlio il padre la possedeva ed era ovviamente sua solo alla morte del padre.

    Questo è anche il vero motivo per cui era uno scandalo quello che ha fatto il figliol prodigo, si veda [Luca 15:11-12]. In effetti egli esigendo la sua eredità prima della morte del padre considerava suo padre come morto e in fondo lui era morto al padre.

    Così, anche noi siamo figli ma, noi volentieri ci riteniamo noi stessi di essere servi e schiavi del nostro Padre celeste, anche se noi siamo figli a tutti gli effetti. Facciamo esattamente come ha fatto Gesù [Filippesi 2:5-8], ci umiliamo sotto la mano potente di Dio aspettiamo che sia Lui che ci esalta al momento giusto.

    Noi dunque non pretendiamo i nostri diritti come figli ma sottomettendoci alla volontà del Padre aspettiamo che sia Lui ad esaltarci ed a darci la nostra eredità.

    Riceveremo la nostra eredità ed i nostri diritti di figli, quando verrà il giusto momento per noi di riceverli [1 Pietro 1:3-9], nel frattempo noi serviamo Dio come Suoi servi, servi dell’amore e nell’amore di Colui che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e ci ha resi Suoi figli e Suoi servi, si veda [Esodo 21:1-6].

    Quindi siamo schiavi o servi di Dio e quindi come ci era stato detto servi della giustizia, perché questo è ciò che Dio è, giusto e ci ha resi tali anche a noi, pertanto, in tale modo dobbiamo camminare,

    [Efesini 4:1], [1 Pietro 1:15-16], [1 Giovanni 2:6], [1 Giovanni 3:1-3].

    Così il frutto che producono i credenti nati di nuovo, perché siamo radicati e rimaniamo in Cristo, in Dio, è il frutto della santità. Noi non siamo perfetti nella giustizia e nella santità, ma produciamo, o meglio ancora, la grazia di Dio all’opera in noi produce i frutti di santità nella nostra vita.

    Dobbiamo quindi perseguire la santità e la santificazione, perché noi abbaimo il potere per grazia di Dio per continuare a ricercare de desiderare queste cose.

    Seguite questo prossimo contesto e filo conduttore della Scrittura:

    Ebrei 12:14 Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore;

    Perché senza santificazione nessuno vedrà il Signore? Perché non compiono loro stessi un’opera per salvarsi o per mantenersi salvati? No! Niente affatto! Semplicemente perché non c’è l’opera della rigenerazione di Dio viva in coloro che non praticano la santificazione e che non si impegnano a cercarla.

    Infatti è Dio stesso che produce questa cosa in noi e noi che per fede ed in obbedienza anche se imperfetta ci impegniamo, noi stessi a cercarla. Se non c’è ne impegno ne frutto di santità Dio non ha operato, non c’è stata una vera conversione. Ecco perché nessuno potrà altrimenti vedere il Signore, perché anche Gesù disse che se non siamo nati di nuovo NON POSSIAMO vedere il Regno di Dio [Giovanni 3:3-9].

    1 Tessalonicesi 4:3-5 Poiché questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione; che vi asteniate dalla fornicazione; 4 che ciascuno di voi sappia possedere il suo vaso in santità ed onore, 5 non con passioni disordinate, come i gentili che non conoscono Dio,

    1 Tessalonicesi 5:23-24 Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 24 Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo.

    Filippesi 1:6 e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

    Filippesi 2:12-13 Perciò, miei cari, come avete sempre obbedito, non solo nella mia presenza, ma molto più ora anche nella mia assenza, operate la vostra salvezza con timore e tremore, 13 perché è Dio che opera in voi il volere e il fare per la Sua soddisfazione.

    1 Corinzi 15:10 Ma per la grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana, ma ho faticato più di tutti, non io però, ma la grazia di Dio che in me.

    Colossesi 1:29 e per questo mi affatico combattendo con la Sua forza che opera in me con potenza.

    Noi operiamo, ci santifichiamo e perseveriamo perché è Dio che opera in noi, perché Egli ci santifica, perché Dio opera questa volontà e questo desiderio e questa potenza verso di noi per fare queste cose.

    Non sono più io che vivo, ma è questo invece, io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me e la vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me [Galati 2:20].

    Noi dimoriamo in Lui e il nostro frutto sarà alla Sua gloria nella santità e nell’amore [Giovanni 15:1-17], Egli ci pota per portare frutto e questo è ciò che noi siamo i Suoi figli, Egli ci ama e ci disciplina, ci corregge, anche con questo Egli ci dimostra che siamo figli Suoi e che ci ammaestra e ci guida nella giustizia in modo da produrre frutti di giustizia ed essere partecipi della sua santità

    Ebrei 12:7-11 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.

    Tutto questo è la prova, la conferma che siamo figli di Dio, anche se pur ci consideriamo servi, siamo comunque siamo figli, come l’amore di Dio ci ha elargito questo grande onore che siamo chiamati figli di Dio.

    Tuttavia, noi siamo i Suoi amati figli, abbiamo una eredità e questa è la vita eterna, non solo la avremo ma ne siamo possessori adesso.

    Siamo stati rinati dunque a una viva speranza, la resurrezione di Gesù Cristo, che abbiamo in Lui, la vita eterna.

    1 Pietro 1:3-5 Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per un’eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi, 5 che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi

    1 Pietro 1:9 ottenendo il fine della vostra fede – la salvezza delle anime.

    Giovanni 5:24-29 In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25 In verità, in verità vi dico: L’ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l’avranno udita vivranno. 26 Poiché, come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; 27 e gli ha anche dato l’autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo. 28 Non vi meravigliate di questo, perché l’ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29 e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna.

    Giovanni 11:25-26 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me non morirà mai. Credi questo?

    Noi abbiamo la vita eterna, siamo passati dalla morte alla vita, quando abbiamo cambiato proprietà abbiamo cambiato il nostro status spirituale, non entreremo in giudizio, siamo passati dalla morte alla vita, abbiamo la vita eterna ora, adesso. Noi che crediamo in Lui, se moriamo noi vivremo, se viviamo noi non moriremo mai. Quindi questa è la fine di coloro che seminano per lo Spirito, la vita eterna [Galati 6:7-8].

    Questa dunque è la fine di coloro che sono stati liberati dalla schiavitù del potere del peccato, coloro che sono nati di nuovo, coloro che sono figli di Dio e schiavi della giustizia e di Dio, coloro che hanno abbandonato le vie del peccato e vivono e camminano in un modo giusto e santo, quelli che, anche se ancora imperfettamente, perseguano la santità e la santificazione.

    Romani 2:6-10 (Dio), che renderà a ciascuno secondo le sue opere: 7 la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; 8 a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira. 9 Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco; 10 ma gloria, onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima e poi al Greco.

    Questo tra l’altro non è salvezza per opere ma è la salvezza per grazia, grazia che produce attivamente buone opere, nelle persone rigenerate [Efesini 2:8-10],

    Tito 2:11-14 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.

    Il frutto della grazia di Dio alla fine è questo, negando l’empietà e le mondane concupiscenze , vivendo rettamente, sobriamente e piamente, mentre aspettiamo il ritorno di Gesù e facciamo questo, Egli ci ha riscattati dalla schiavitù del peccato per purificarci e per essere il Suo popolo zelante nelle Sue opere buone e tutti coloro che hanno questo nella loro vita avranno anche alla fine vita eterna.

    23 Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

    Questo versetto che conclude il sesto capitolo è in realtà molto, molto chiaro ed è in realtà spiega da sé. E ‘davvero non ha bisogno di molti commenti, ma ne ha bisogno di alcuni.

    Il salario del peccato è la morte. Il peccato guadagna uno stipendio cioè la morte. Questo abbiamo visto fin dall’inizio dei tempi. Dio disse ad Adamo che, se avesse mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male egli sarebbe sicuramente morto. Diamo una occhiata a questo per un attimo.

    Genesi 2:16-17 Il Signore Dio diede questo comando all’uomo, dicendo: “Di ogni albero del giardino puoi mangiare liberamente, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare perché, nel giorno in cui mangerai di esso sicuramente morirai. “

    Dio mantiene sempre le sue promesse, quello che Egli dichiara è quello che è, senza se e senza ma, ciò che Egli dice che è.

    Ora si poteva, e alcuni lo fanno, si chiedono, “Aspetta un attimo, però, Dio disse ad Adamo, ‘Nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai’, come può essere? Adamo ed Eva sono sopravvissuti, non sono morti in quello stesso giorno “.

    Superficialmente, sembra che in effetti sia così, perché in effetti hanno continuato a vivere fisicamente, non sono istantaneamente morti fisicamente  sul posto.

    Allora cosa significa quando Dio disse nel giorno che ne mangerai, certamente morirai?

    In quel giorno, però in realtà Adamo ed Eva sono morti. Sono morti spiritualmente e questa è stata una morte immediata.

    Dove prima non avevano vergogna di essere nudi perché non vi era alcuna malizia in loro [Genesi 2:25], ora hanno cercato di coprire la loro nudità, è emersa la vergogna per via della conoscenza del male, il potenziale che la loro nudità poteva e avrebbe causato nel futuro della razza umana.

    Hanno anche cercato di coprirsi perché si sentivano spiritualmente nudi davanti a Dio, la loro colpa, li ha fatti sentire ancora più nudi.

    Prima non avevano questo senso di colpa e camminavano davanti a Dio senza vergogna, hanno camminato con Lui, ora non potevano sopportare il suo sguardo puro e santo su di loro nella loro nudità spirituale, nella loro colpa, hanno cercato di coprirsi e di nascondersi dalla presenza della giustizia di Dio e la Sua santità [Genesi 3:7-8] perché essi non erano più giusti e santi, essi moralmente e spiritualmente erano morti.

    Il peccato dell’uomo e il suo senso di colpa fa sempre scappare l’uomo lontano da Dio, il peccato e la colpa separano da Dio separano l’uomo dalla vita di Dio, la vita spirituale, per via del peccato e la colpa l’uomo cerca sempre di nascondersi da Dio e di non cercarlo. Così che vediamo che il peccato ha separato l’uomo dallo spirito vivente di Dio, così che Adamo ed Eva sono veramente morti spiritualmente nello stesso giorno che mangiarono del frutto.

    Questo è vero anche per ogni essere umano nato dopo. Abbiamo visto prima nel nostro studio che OGNI essere umano, SENZA ECCEZIONI, è nato nel peccato, questo significa che nasciamo TUTTI con una natura peccaminosa, in altre parole si nasce spiritualmente morti, moralmente decaduti, radicalmente corrotti in tutto il nostro essere.

    La morte infatti è separazione, in modo che il nostro spirito è separato dalla vita di Dio, poiché Dio è vita, siamo dunque morti. TUTTI gli esseri umani sono morti nei loro peccati e nelle loro trasgressioni [Efesini 2:1-4].

    Quindi Dio aveva ragione, come Egli sempre ha, Adamo ed Eva sono morti in quel giorno, nel giorno della loro ribellione. Sono morti spiritualmente immediatamente ed hanno cominciato a morire anche fisicamente, la morte spirituale, entrò nella razza umana e la morte fisica anche [Romani 5:12].

    La morte fisica ha un corso di tempo di solito, nel corpo fisico. Dio stabilisce un tempo, i giorni che Egli attribuisce a noi in cui saremo fisicamente vivi, sì, Dio numera i nostri anni, i nostri giorni [Salmi 139:16] Tuttavia, anche mentre viviamo noi moriamo, iniziamo a morire fisicamente nel momento in cui si diventa fisicamente vivi.

    Quindi, il salario del peccato, la conseguenza del peccato è la morte, la morte spirituale, perché il peccato ci separa dalla vita di Dio, dal Suo Spirito che dà vita e così essendo in possesso di una natura peccaminosa che completamente, radicalmente corrompe o deprava l’uomo, questa ci tiene continuamente spiritualmente morti, quindi l’uomo ha bisogno di essere di nuovo vivo spiritualmente, per vivere eternamente alla presenza di Dio. Ciò significa che la corruzione, la natura peccaminosa deve essere eliminata.

    Il salario del peccato è anche la morte fisica. Questa è appunto graduale ma è anche essa una realtà della conseguenza del peccato. Il peccato all’interno del corpo e gli effetti del peccato fuori dal corpo, cioè nel mondo fanno sì che la malattia e la morte sia realtà per ogni essere umano.

    Così il peccato causa anche la morte fisica che è anche essa una separazione. Separazione dal corpo della nostra anima e anche e soprattutto da Dio, che è Colui che da vita fisica e spirituale

    [Genesi 2:7],[Salmi 104:29 -30],[Giovanni 1:3-4].

    Il corpo muore, anche dopo la conversione della persona anche dopo la nuova nascita, perché solo l’uomo spirituale diventa vivo, mentre il corpo fisico, naturale anche se ancora fisicamente vivo, e questo sempre a causa di Dio, naturalmente, siccome rimane in un ambiente naturale, in una condizione terrena rimane ancora collegato con la corruzione che è nel mondo e il peccato che continua ad abitare in esso, non la natura peccaminosa, ma il corpo del peccato [Romani 7:18-24].

    Per questo motivo il corpo terrestre, il corpo naturale deve morire per essere poi trasformato in un corpo glorioso, questo è ciò che la resurrezione del corpo sarà per i credenti, vedi [1 Corinzi 15:42-54].

    Quelli che restano uomini naturali cioè non riscattati, quelli che non diventano nati di nuovo, ma rimangono solo di natura fisica, gli esseri naturali, coloro che ritengono una natura peccaminosa, purtroppo per loro, moriranno fisicamente e rimarranno spiritualmente morti.

    Anche essi saranno risorti da Dio, tuttavia, solo per vivere per sempre separati da Dio in eterno tormento [Giovanni 5:28-29],[Romani 2:5-6],[Romani 2:8-9],[Apocalisse 20 :11-15].

    Un altro modo di spiegare questo versetto che stiamo osservando è in questo modo,

    Galati 6:7-8 Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina, quello pure mieterà. 8 Perché chi semina per la sua carne dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito dallo Spirito raccoglierà vita eterna.

    Anche qui fondamentalmente la stessa cosa viene detto, se un uomo vive, o semina, in altre parole la sua vita è radicata nella carne, dalla stessa cosa raccoglierà corruzione anche un’altra parola per la morte.

    Chi vive con la vita che è radicata nella vita dello Spirito, questo è spiritualmente vivo, raccoglie dallo Spirito vita eterna, questo è il concetto stesso di questo versetto Romani 6:23 che stiamo studiando.

    Gesù disse questo usando altre parole ancora in

    Giovanni 15:1-8 «Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più. 3 Voi siete già mondi a motivo della parola che vi ho annunziata. 4 Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli.

    In effetti, la seconda parte del versetto che stiamo guardando qui sopra ci dice, il dono di Dio è la vita eterna, il salario del peccato, il pagamento, la conseguenza è la morte, il dono di Dio, tuttavia, è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

    La conseguenza di essere in Cristo, di dimorare in Lui è la vita eterna. Guardate le diverse parole che Paolo ha utilizzato per distinguere la differenza tra il peccato e la morte e la vita eterna e Cristo.

    Il peccato ha una conseguenza che viene confrontata con un salario, viene rapportato ad un pagamento e in effetti si tratta di questo. La morte fisica e il castigo eterno, l’eterno tormento, la seconda morte, sono un castigo, un pagamento per il peccato e per tutti i peccati che una persona ha commesso durante tutta la loro vita.

    Paolo ha spiegato anche questo in

    Romani 2:4-9 Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? 5 Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, 6 che renderà a ciascuno secondo le sue opere: 7 la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; 8 a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira. 9 Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco;

    Tuttavia, la grazia, si differenzia dal peccato, perché Dio ci dona la vita eterna in Cristo, la dona a tutti coloro che sono stati graziati da Dio,eletti ad essere in Cristo, questo è il dono di Dio, liberamente, senza merito alcuno, questa è la vita eterna in Cristo Gesù [Efesini 1:4-11].

    La grazia non è un pagamento, è un favore immeritato, è un dono che non abbiamo mai meritato, mai e poi mai si sarebbe potuto meritare la salvezza [Romani 4:4],[Romani 11:5-6], questa è la differenza, il peccato che ripaga con la morte, fisica e spirituale, il dono della grazia di Dio che è la vita eterna in Cristo.