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    Per saperne di più
  • Il Battesimo Con Lo Spirito Santo e Il Parlare in Lingue


    La Conferma di Questi è il Parlare in Lingue?

    Che cos’è il Riempimento Dello Spirito e Come Avviene?
    Il Dono delle Lingue è un Dono per Oggi?

    Prima di iniziare questa sezione dello studio dobbiamo fare una premessa che è indispensabile da comprendere per il credente, dobbiamo a tutti i costi comprendere questo fatto e non solo, ma dobbiamo accettarlo non ostante qualsiasi preconcetto o pregiudizio possiamo avere a riguardo di una o più dottrine.

    Il concetto è questo:

    Lo Spirito Santo MAI E POI MAI FA QUALCHE COSA O OPERA IN CONTRADDIZIONE a ciò che dice, comanda e insegna la parola di Dio. Lo Spirito Santo inoltre è lo Spirito di verità, così Lo chiama Gesù, Egli dunque non può ispirare la parola di Dio e poi fare o operare differentemente o incoerentemente da ciò che Egli stesso ha ispirato a scrivere nella parola di Dio.

    Iniziamo con il dono del parlare in lingue straniere o altre lingue.

    Perché iniziare subito con questo soggetto?

    Perché i Pentecostali dichiarano che le Scritture ci insegnano che una persona o persone sono battezzate nello Spirito Santo o dallo Spirito Santo solo se la persona o persone dimostrano tale cosa sia accaduta solo SE i suddetti credenti parlano in lingue o in lingue straniere come le chiama la Bibbia.

    La parola di Dio però ci insegna che questo dono fu dato come segno di giudizio e di conferma a/e per la nazione di Israele.

    Si è il parlare in lingue straniere (altre lingue di questo mondo)ATTI 2:11 e non lingue spirituali o di preghiera o incomprensibili, come alcuni dichiarano e parlano oggi.

    Queste lingue che sentiamo oggi non sono mai state date da Dio come dono e segno, infatti non si possono capire ed in effetti non vogliono dire niente.

    Creare una intera dottrina di lingua spirituale o di preghiera basata su alcuni versetti tratti fuori contesto non conferma assolutamente il tipo di lingue che si sentono parlate oggi, questo è invece creare una dottrina erronea.

    I versetti usati dai movimenti carismatici che riuniscono, eppure distinguono le lingue di Atti 2 e quelle delineate in
    1 Corinzi 13-14 non possono affatto confermare la loro dottrina del dono delle lingue come viene usata oggi.

    Il dono di parlare in lingue straniere (attuali lingue di popoli del mondo e non qualche tipo lingua spirituale sconosciuta) ed anche i miracoli potenti furono dati come segni da Dio per una conferma agli Ebrei, conferma che Dio era Colui che aveva sempre operato questi tipi di segni nel passato e profetizzati confermando così che era Lui il responsabile delle rivelazioni che mandava al Suo popolo (Legge, Profeti e Regno-Cristo e la Sua opera).

    Tra l’altro questi sono i tre uffici o ministeri che Cristo stesso ha adempiuto in Se.

    Egli rappresenta la leggedi Dio ed Egli l’ha adempiuta.

    La legge che rappresenta anche il sacerdozioEBREI 5:5, i sacrificiGIOVANNI 1:19;EBREI 9:26 e le feste di IsraeleGIOVANNI 7:1; 1 CORINZI 5:7 queste cose sono tutte compiute in Lui.

    I profetiATTI 3:22;

    il Re ed il RegnoMATTEO 21:5;1 TIMOTEO 6:15;APOCALISSE 17:14;APOCALISSE 19:16.

    Comunque, la conferma della chiesa nel NT è stata completata quando fu confermato agli apostoli ed a Israele che ogni gruppo etnico del mondo era stato incluso nella chiesa Atti 2; Atti 8: Atti 10, e poi dopo questo quando TUTTE le Scritture del NT furono completate dagli apostoli.

    A quel punto Dio come aveva concluso con le rivelazioni profetiche dell’AT concludendone il canone ha fatto la stessa cosa quando Apocalisse fu completata. Apocalisse è l”ultimo libro e l’ultima profezia che parla dei tempi della fine fino al ritorno di Gesù Cristo e lo stabilimento del Millennio sulla terra e lo stato eterno che lo seguirà, il Regno eterno di Dio.

    Apocalisse 22: 18-19 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro.

    Molti dicono che questi versetti si applicano solamente a questo libro e non all’intera Bibbia e che quindi ci possono essere rivelazioni extra-canoniche.

    Non è così però, perché TUTTA la chiesa Evangelica è stata ed è d’accordo e quindi spero che sarete d’accordo anche voi, che Apocalisse fu l’ultima profezia di diretta rivelazione da Dio ad un Suo profeta/apostolo che fu scritta e che è l’ultima nel canone di Scrittura.

    Quindi non si può aggiungere alla profezia di questo libro ne togliere cose da essa altrimenti si aggiunge o si toglie alla Bibbia e siccome questo libro di profezia è la rivelazione completa di Gesù Cristo, rivelazione per quanto riguarda la chiesa, Israele ed il mondo, è di conseguenza l’ultima profezia riportata nella Bibbia.

    La chiesa fu d’accordo quando canonizzò le Scritture che la Bibbia è un canone sigillato, cioè chiuso. Il che vuole dire che non è lasciato aperto per poterne aggiungerne altre rivelazioni.

    E’ per questo che questo avvertimento fu scritto, dopo questa profezia non vi devono essere più nuove rivelazioni per la chiesa, solo quelle scritte in essa.

    Quindi come principio dobbiamo intendere l’avvertimento di Dio in Apocalisse rivolto a tutta la rivelazione scritta di Dio, anche perché la Bibbia stessa ci dice che è proibito aggiungere cose che non vi sono scritte o togliere cose dalla ScritturaDEUTERONOMIO 4:2; DEUTERONOMIO 12:32;

    Proverbi 30:6 Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo.

    Questo purtroppo è un grande problema nella chiesa Pentecostale e Carismatica, cioè l’aggiungere rivelazioni e profezie alla parola di Dio ed annullare altre dottrine contenute in essa, questa è una cosa che esamineremo quando parleremo dei falsi apostoli e profeti.

    Lo Spirito dunque confermava agli Ebrei e gli Apostoli (non scordiamoci che i discepoli e gli apostoli di Pentecoste erano tutti Ebrei, includendo i dodici Apostoli e Paolo), che ciò che successe il giorno di Pentecoste era la promessa di Dio, che era iniziata a rivelarsi ad Israele. Fu per questo che quando Dio incluse i Samaritani nel Suo piano di salvezza, (gente che i Giudei odiavano, come del resto odiavano anche i Gentili) diede proprio come conferma il Suo Spirito, che fu donato a loro nello stesso modo che fu mandato a Pentecoste; cioè con lo stesso segno, il parlare in lingue straniere.

    Ma molti dicono che questa esperienza che si trova in Atti 2 è la conferma che si è ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo e che è una seconda benedizione che avviene solitamente dopo la salvezza.

    Alcuni addirittura lo chiamano il riempimento dello Spirito Santo. Ed io vi dirò, avete ragione.

    Sì è vero che in quattro casi specifici il Battesimo con lo Spirito Santo ed il riempimento dello Spirito si sono manifestati e sono stati confermati con il parlare in linguaggi stranieri.

    I passi in questione però veramente non confermano affatto ciò che i carismatici concludono oggi.

    In un certo senso queste erano conferme, ma conferma per chi?

    Per i circoncisi, gli Ebrei, non la chiesa di oggi.

    I Quattro Episodi Biblici Delle Conferme del Ricevimento Dello Spirito Santo Seguiti dal Parlare in Lingue

    Atti 2:1-13 Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti con una sola mente nello stesso luogo. 2 E all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. 3 E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. 4 Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi. 5 Or a Gerusalemme dimoravano dei Giudei, uomini pii, da ogni nazione sotto il cielo. 6 Quando si fece quel suono, la folla si radunò e fu confusa, perché ciascuno di loro li udiva parlare nella sua propria lingua. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, e si dicevano l’un l’altro: «Ecco, non sono Galilei tutti questi che parlano? 8 Come mai ciascuno di noi li ode parlare nella propria lingua natìa? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia che è di fronte a Cirene e noi residenti di passaggio da Roma, Giudei e proseliti, 11 Cretesi ed Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue!». 12 E tutti stupivano ed erano perplessi, e si dicevano l’un l’altro: «Che vuol dire questo?». 13 Altri invece li schernivano e dicevano: «Sono ripieni di vin dolce!».

    Questo episodio lo esamineremo in più dettaglio più avanti ma è in effetti abbastanza esplicativo da solo. Comunque va interpretato nel giusto contesto.

    Vorrei ora però esaminare i prossimi passi :

    Atti 8: 14-17 Allora gli apostoli, che erano a Gerusalemme, saputo che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, mandarono da loro Pietro e Giovanni. 15 Essi andarono e pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo; 16 infatti non era ancora disceso su alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Quindi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo.

    Il fatto qui era il seguente, i Samaritani avevano creduto all’evangelizzazione di Filippo e solo dopo hanno ricevuto lo Spirito, cioè quando Pietro e Giovanni andarono e imposero loro le mani, fu perché doveva essere confermato da loro e a loro che i Samaritani avevano ricevuto lo stesso Spirito che loro stessi avevano ricevuto a Pentecoste.

    L’imposizione delle mani tra l’altro vista in questo passo non è delineata come prassi, come molti insegnano, prassi per ricevere lo Spirito Santo.

    Anche questa dottrina è erronea , poiché per esempio quando la conferma agli Ebrei venne che lo Spirito Santo era sceso anche sui Gentili non fu tramite l’imposizione delle mani e non fu una benedizione secondaria, ma fu automatica e immediata al momento in cui i Gentili credettero.

    Vediamo Atti 10:44-48 Prendiamo questo passo ed esaminiamolo perché ci dice tante cose.

    Mentre Pietro stava ancora dicendo queste cose, lo Spirito Santo scese su tutti coloro che udivano la parola.. 45 E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, rimasero meravigliati che il dono dello Spirito Santo fosse stato sparso anche sui gentili, 46 perché li udivano parlare in altre lingue e magnificare Dio. Allora Pietro prese a dire: 47 «Può alcuno vietare l’acqua, perché siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come noi?». 48 Così egli comandò che fossero battezzati nel nome del Signore Gesù. Essi poi lo pregarono di rimanere con loro alcuni giorni.

    La parola ci dimostra che fu mentre Pietro ancora stava predicando loro il Vangelo che questi Gentili credettero ed in quell’istante lo Spirito Santo discese su di loro e parlarono in altre lingue come avevano fatto loro il giorno di Pentecoste.

    Perché questa esperienza fu diversa da quella dei Samaritani?

    Pietro era già li ed i credenti circoncisi (Ebrei) che erano con lui non dovettero come in Atti 8 imporre loro le mani per ricevere lo Spirito Santo.

    Questo passo dunque esclude anche che obbligatoriamente si riceve lo Spirito Santo solo per imposizione delle mani (tra l’altro, semmai le mani degli apostoli e non di qualsiasi credente) ed esclude che ricevere lo Spirito Santo sia una cosa che accade come seconda benedizione cioè un episodio che avviene solo dopo la salvezza anziché nel momento della rigenerazione.

    Qui in Atti 10 è una esperienza istantanea con la fede.

    Il parlare in lingue in questo caso, come ci insegna e ci dimostra la parola di Dio, fu ancora una volta, la conferma agli Ebrei, che i Gentili avevano ricevuto lo stesso Spirito Santo che loro stessi avevano ricevuto il giorno di Pentecoste.

    Il parlare in lingue straniere dunque era un segno per i circoncisi per confermare che Dio aveva incluso anche questo gruppo cioè i Gentili, nella salvezza, nella chiesa e nel Corpo di Cristo e dato loro lo stesso Spirito che gli Ebrei ricevettero a Pentecoste questo è confermato nel versetto 45 di Atti10.

    Inoltre questo fatto fu ulteriormente confermato da Pietro quando tornò a Gerusalemme e parlò con il concilio degli apostoli dopo essere stato lui stesso testimone dell’opera di Dio sui i Gentili.

    Atti 11:1-18. Versetti 15-18 Avevo appena cominciato a parlare, quando lo Spirito Santo discese su di loro, come era sceso al principio su di noi. 16 Mi ricordai allora della parola del Signore che diceva: “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”. 17 Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che abbiamo ricevuto noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?». 18 Udite queste cose, essi si calmarono e glorificavano Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita!».

    Inoltre è bene notare che, appunto, il battesimo con lo Spirito Santo è un dono di Dio associato con la salvezza e il ravvedimento che fa ottenere al vita, versetti 17-18.

    Un dono tra l’altro che non è MAI stato richiesto da chi lo ha ricevuto.

    Anche in Atti 10, come in Atti 8, perché fu chiamato Pietro?

    Per due ragioni la prima per rendere testimonianza apostolica al fatto che Dio aveva accettato anche il gruppo etnico dei Gentili e per un segno agli Ebrei che Dio aveva donato la la salvezza e il Suo Spirito anche a loro come anche ai Samaritani.

    C’è anche una seconda ragione perché Pietro fu chiamato in causa in questo episodio.

    Il fatto che Gesù gli aveva dichiarato in MATTEO 16:19 che a Pietro sarebbero state date le chiavi del regno dei cieli.

    Questa non fu la famosa dichiarazione la quale il Vaticano erroneamente interpreta che Gesù ha creato qui in Pietro il papa ed il papato e che la chiesa romana è la chiesa con le chiavi del regno dei cieli.

    Bensì era che a Pietro stesso furono date le chiavi del regno dei cieli perché fu proprio lui in Atti 2 a predicare salvezza ed a aprire il regno dei cieli ai circoncisi e fu lui appunto ad aprire il regno dei cieli anche ai Gentili in Atti 10 ed era lui l’apostolo che confermò anche i Samaritani Atti 8.

    Qui allora sorgono delle domande, queste esperienze delineate in questi passi di Scrittura provano che il battesimo con lo Spirito Santo è separato dalla salvezza e confermato dal parlare in lingue?

    In base ai passi letti nella Scrittura, il battesimo con lo Spirito si riceve dunque pregando e richiedendolo?

    Con l’imposizione delle mani e di chi?

    Si riceve al momento in cui si crede senza imposizione di mani apostoliche?

    E la domanda delle domande, è veramente confermato solo ed esclusivamente con il parlare in altre lingue?

    Se si, di che lingue si sta parlando?

    Lingue straniere che esistono nel mondo o un linguaggio strano che molti chiamano lingue angeliche o di preghiera?Queste lingue angeliche o di preghiera sono confermate dalla Scrittura di essere le stesse lingue di Atti 2; Atti 8; Atti 10; e Atti 19?

    Siccome la parola di Dio non si deve mai interpretare fuori contesto, allora le lingue che confermano il battesimo con lo Spirito Santo non possono essere le lingue angeliche e di preghiera come viene insegnato oggi, ma sono vere lingue cioè linguaggi del mondo.

    Come si spiegano dunque le lingue che sono parlate nelle chiese di oggi?

    Quale è la prassi per ricevere il battesimo con lo Spirito Santo?

    Le risposte sono delineate nella Scrittura e le esporremo a mano a mano che andiamo avanti in questo trattato.

    C’è però, un altro gruppo di persone alle quali bisogna rivolgere la giusta attenzione. Quindi affrontiamo comunque giustamente anche il quarto gruppo di persone che hanno visibilmente ricevuto lo Spirito Santo confermato con il parlare in lingue del mondo e molto più importante il profetizzare.

    Questo gruppo soni i famosi discepoli che si trovano inATTI 19:1-7

    Questi dodici “discepoli” erano uomini che vivevano anche loro nel periodo di transizione, del resto come tutti gli altri in quei giorni, giorni i quali abbiamo già visto descritti nella parola fino ad ora .

    In Atti 2, gli uomini a cui Pietro ha predicato erano uomini Giudei e religiosi.

    Ora Paolo incontra 12 uomini ad Efeso, uomini chiamati discepoli.

    Per capire meglio l’uso della parola discepoli in questo frangente vorrei che si facesse attenzione a due cose in particolare.

    La prima si trova nel capitolo 18 di Atti.

    Lì c’è un passo che contestualmente ci riporta direttamente adATTI 19:1-7.

    Atti 18: 24-28 Ora un ebreo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso. 25 Egli era stato istruito nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, annunciava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni. 26 Egli cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga. Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via di Dio. 27 Poi, siccome voleva andare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono, e scrissero ai discepoli di accoglierlo. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevano creduto mediante la grazia di Dio, 28 perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando con le Scritture che Gesù è il Cristo.

    Dunque, Apollo ebreo aveva riconosciuto Gesù come Messia e lo annunciava e lo insegnava come tale nelle sinagoghe agli Ebrei.

    Ma lui stesso aveva apparentemente a questo punto ricevuto solo il battesimo di Giovanni.

    Era dunque un discepolo di chi? Di Giovanni.

    Anche qui troviamo un ebreo che credeva che Gesù fosse il Messia ma non conoscendolo come personale Signore e salvatore.

    Apollo predicava il regno, ma Dio lo voleva fare figlio Suo e farlo diventare parte della chiesa, cosa che può succedere solo con la nuova nascita tramite il battesimo con lo Spirito Santo nel corpo di Cristo.

    Priscilla ed Aquila chiamati fratelli, come del resto nel NT i credenti son quasi sempre chiamati fratelli, gli esposero con più esattezza la via di Dio.

    Versetto 26

    Che cosa indica questo?

    Questo indica che Apollo non era ancora divenuto un credente nato di nuovo ed aveva solo una conoscenza parziale di chi era Gesù. Dopo che Priscilla e Aquila gli esposero con più esattezza la via di Dio anche lui divenne nato di nuovo e discepolo non più di Giovanni ma di Gesù.

    Notate che non è scritto che Apollo ha ricevuto visibilmente il battesimo con lo Spirito Santo confermato dal parlare in lingue.

    Domanda, lo ha ricevuto? Quando lo ha ricevuto e perché non è scritto quando come e perché lo ha ricevuto?

    E’ dunque sulle ali di questo passo termina Atti 18, dove la Scrittura continua a spiegare in Atti 19 lo stesso contesto una situazione praticamente identica a a quella precedente di Apollo.

    ATTI 19:1-7 Ora, mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le località più alte del paese, giunse ad Efeso e, trovati là alcuni discepoli, disse loro: 2 «Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando avete creduto?». Quelli gli risposero: «Non abbiamo neppure udito che vi sia uno Spirito Santo». 3 E disse loro: «Con quale battesimo dunque siete stati battezzati?». Essi risposero: «Col battesimo di Giovanni». 4 Allora Paolo disse: «Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che dovevano credere in colui che veniva dopo di lui, cioè in Cristo Gesù». 5 Udito questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù. 6 E, quando Paolo impose loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro e parlavano in altre lingue e profetizzavano. 7 Or erano in tutto circa dodici uomini.

    Questa volta Paolo incontra un gruppo di Giudei in Efeso.

    Allora vediamo cosa la Scrittura ci dimostra in questo brano.

    La prima cosa che bisogna dire è questa,che la ragione per la quale le lingue straniere furono date come conferma del battesimo con lo Spirito Santo è per conferma apostolica dell’avvenimento e per un segno a Israele, di giudizio e di opera di Dio.

    Paolo li incontra ad Efeso, chiediamoci di chi erano questi discepoli? Perché Paolo gli domanda avete ricevuto lo Spirito Santo?

    Perché gli chiede con quale battesimo fossero stati battezzati?

    Erano veramente discepoli di Cristo?

    Ovviamente il contesto rimane attaccato al contesto di Atti 18 ed infatti a questi uomini Paolo domanda se hanno ricevuto lo Spirito Santo per capire se veramente erano credenti nati di nuovo.

    E’ ovvio che Paolo li riconosce, non come discepoli nel senso che noi intendiamo oggi, cioè discepoli di Gesù, nati di nuovo, ma li riconosce invece come Giudei che credono nel Messia, come aveva creduto Apollo.

    Infatti udendo la loro risposta Paolo capisce immediatamente che non erano credenti rigenerati, infatti per confermare questo gli domanda con quale battesimo fossero stati battezzati.

    Come Apollo anche loro avevano solo conoscenza del battesimo di Giovanni. Erano infatti stati battezzati da Giovanni durante il suo ministero.

    Ritornati a Efeso dove molto probabilmente vivevano rimasero come Apollo riconoscendo Gesù Messia del regno Messianico, del resto i discepoli di Giovanni credettero a Gesù come Messia di Israele.

    Paolo invece gli predica Cristo come Signore e salvatore, come confermano infatti le parole di ATTI 19:4-5 ci rendiamo conto che non avevano conosciuto Gesù come Signore e Salvatore

    Allora Paolo disse: «Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che dovevano credere in colui che veniva dopo di lui, cioè in Cristo Gesù».Udito questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù.

    E’ ovvio il significato di che cosa significhi udito questo?

    Il questo che udirono era ciò che gli mancava per ricevere la salvezza e il dono dello Spirito Santo, ed essere battezzati non solo nel nome di Gesù ma con il Suo Spirito, che appunto, per l’imposizione delle mani apostoliche di Paolo ricevettero e furono aggiunti alla chiesa e cominciarono a parlare in lingue straniere e a profetizzare.

    Ci sono alcuni che interpretano erroneamente che in questo passo il fatto che questi fossero chiamati discepoli indica che erano già credenti in Cristo e quindi nati di nuovo. Il testo stesso nega questa interpretazione, ma anche il resto del consiglio di Dio la nega.

    Avete appena letto nel testo che ancora Gesù non gli era stato proclamato come Signore e salvatore poiché Paolo lo fa.

    Allora vorrei domandare come si fa a essere credenti nati di nuovo se ancora Gesù non è stato proclamato e accettato come Signore e salvatore?

    Ve lo dico io, è IMPOSSIBILE.

    Dedurre che il termine discepoli indichi che loro erano credenti nati di nuovo e quindi già rigenerati è veramente una interpretazione erronea e senza fondamento alcuno, sarebbe presumere, ma la Scrittura ci da evidenza al contrario.

    Presumendo questo fatto si fa completa violenza al contesto intero, sia diATTI 18:24-28 e il passo stesso in questione. Il volere forzare il testo a significare che già erano credenti in Gesù come Signore e salvatore è per confermare la erronea dottrina carismatica/Pentecostale che erano già rigenerati e quindi il battesimo con lo Spirito Santo è appunto una seconda esperienza alla salvezza.

    Questo è proprio voler distruggere il contesto del passo e fare violenza al consiglio di Dio stesso.

    Invece, la parola di Dio ci insegna prima di tutto che la parola discepolo anche se riferito a una persona che segue Gesù non preclude assolutamente che il discepolo sia un vero credente nato di nuovo.

    Prendiamo per esempio:

    Giovanni 6: 60 -66 Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: «Questo parlare è duro, chi lo può capire?». 61 Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62 Che sarebbe dunque se doveste vedere il Figlio dell’uomo salire dove era prima? 63 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui

    Se fede in Cristo è la sola base della giustificazione e lo è, allora solo il credere in Gesù come Signore e salvatore fa parte della nuova nascita.

    Infatti Gesù sta dicendo proprio questo a questi “suoi discepoli”, cioè che loro stessi non credevano veramente in Lui anche perché non gli era stato dato dal Padre di credere in Lui.

    Se non credevano dunque non potevano essere nati di nuovo e salvati e infatti il versetto di Giovanni 6: 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    Eppure erano “ Suoi discepoli” del resto lo era anche Giuda, il quale sicuramente non era un eletto alla salvezza, era scelto da Dio e considerato e chiamato discepolo di Gesù ma era un diavolo ed un ladro e non un rigenerato. GIOVANNI 12: 6,GIOVANNI 6: 70-71,GIOVANNI 17: 12.

    Non voglio fare qui un insegnamento sulla elezione e la sovranità di Dio nella salvezza, anche se ce ne sarebbe molto bisogno, comunque il punto è questo, che il termine discepolo non conferma affatto che la persona sia sempre e per forza un credente nato di nuovo.

    La Bibbia ci insegna che per essere slavati bisogna credere, che la fede è data dal Padre e che NON TUTTI che sono chiamati discepoli credono e di conseguenza sono salvati.

    Quindi il termine discepolo non è per forza sinonimo di essere un credente nato di nuovo, comunque prima o poi questi “discepoli” si tirano indietro e non vanno più avanti con Gesù.

    Non scadono dalla grazia come molti credono, ma invece non sono mai entrati nella grazia di Dio, quindi non sono scaduti, non si può scadere da ciò in cui non si entra.

    Il testo è chiaro su questo concetto.

    Sarebbe vostro beneficio leggere e studiare il vero contesto di Giovanni 6, e veramente capire ciò che Gesù sta insegnando.

    L’intero contesto del discorso di Gesù in Giovanni 6 è la fede e la salvezza e da chi e come si ottengono.

    Eliminereste tante erronee dottrine se riusciste a comprendere ciò che Gesù insegna in quel capitolo.

    Infatti, se leggeteGIOVANNI 2:23-25 come veramente si deve, vedrete che c’è “credere” e CREDERE.

    Cioè, esiste dunque una falsa fede, generata nella carne e dalla carne alla quale Dio non si affida.

    Cioè Lui non la accetta come vera fede perché non origina in Lui e da Lui ed è fede posta sempre in Dio per motivazioni sbagliate.

    Ma infatti questi dodici uomini di Atti 19 prima dell’incontro con Paolo non erano nati di nuovo se pur chiamati discepoli.

    E’ ovvio che però erano discepoli del Battista e non di Gesù. Credevano in Gesù solo parzialmente.

    Comunque è di estrema importanza capire che il parlare in lingue straniere, lingue del mondo come inATTI 2:5-13 fu un dono dato come un segno ai circoncisi ed una conferma dello Spirito per i circoncisi solamente, conferma che Dio aveva incluso nella Sua chiesa i tre gruppi etnici ai quali Lui stesso aveva dichiarato che gli apostoli sarebbero stati Suoi testimoniATTI 1:8.

    Inoltre il dono delle lingue straniere era un segno del giudizio di Dio su Israele descritto anche in 1 CORINZI 14:21-22 dove Paolo spiega il proposito del dono citandoISAIA 28:11; e servirono poi sempre meno fino ad eventualmente scomparire da sole, perché dopo un determinato periodo la conferma ai circoncisi tramite il segno delle lingue straniere non servì più.

    Quando poi leggiamo il libro degli Atti dopo la conversione di Cornelio non leggiamo più dell’esperienza dello Spirito visibilmente scendere sui convertiti tramite il segno delle lingue straniere eccetto per Atti 19.

    La domanda è questa, è un omissione dal testo perché la cosa era data per scontata o perché non accadeva?

    La risposta giace sia nella Scrittura che nella storia della chiesa stessa.

    L’inizio del XX secolo fu quando nella “chiesa”, apparse la manifestazione di ciò che è chiamato il dono di lingue che esiste oggi, ma il vero dono del segno delle lingue non era mai più stato, ne è tutt’ora in evidenza nella chiesa.

    Ma andiamo prima alla parola di Dio.

    Vorrei fare dunque un’altra domanda che è lecita a riguardo.

    Perché in tutte le altre occasioni quando individui sparsi o anche altri gruppi di persone hanno creduto questo episodio delle lingue, che dovrebbero secondo i Pentecostali, confermare il battesimo con lo Spirito Santo ed il riempimento di Spirito, non viene mai più riportato?

    Perché è ovvio che successe soltanto per confermare che i gruppi etnici e non per gli individui o i piccoli o anche grandi gruppi che furono aggiunti alla chiesa dopo, perché?

    Perché essi facevano già parte dei gruppi etnici dei quali Dio aveva già dato conferma apostolica mediante la manifestazione delle lingue.

    Comunque andiamo a vedere i riferimenti se è o non è così.

    L’eunuco EtiopeATTI 8:36-39 non parlò in lingue.

    ATTI 11:21-24i molti aggiunti alla chiesa non parlarono in lingue.

    ATTI 13:12il Proconsolo crede ma non parla in lingue.

    ATTI 13:48Gentili credono ma non parlarono in lingue.

    ATTI 14:1 Gentili e Ebrei credono ma nessuno è riportato parlare in lingue.

    ATTI 14:21-27nessuno è scritto parlò in lingue.

    Atti 15:3-9 Passo da fare molta attenzione a ciò che viene detto,

    3 Essi dunque, scortati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei gentili e arrecando grande gioia a tutti i fratelli. 4 Giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva operato per mezzo di loro. 5 Ma alcuni della setta dei farisei che avevano creduto si alzarono, dicendo: «Bisogna circoncidere i gentili e comandar loro di osservare la legge di Mosè». 6 Allora gli apostoli e gli anziani si radunarono per esaminare questo problema. 7 Ed essendo sorta una grande disputa, Pietro si alzò in piedi e disse loro: «Fratelli, voi sapete che già dai primi tempi Dio tra noi scelse me, affinché per la mia bocca i gentili udissero la parola dell’evangelo e credessero. 8 Dio, che conosce i cuori, ha reso loro testimonianza, dando loro lo Spirito Santo, proprio come a noi; 9 e non ha fatto alcuna differenza tra noi e loro, avendo purificato i loro cuori mediante la fede.

    In questo passo i versetti 3-4 raccontano la conversione dei Gentili eppure, non vi è menzione del battesimo confermato da lingue.

    Nei versetti 7-9 Infatti Pietro fa riferimento al fatto passato di Atti 10 quando fu confermato a Pietro e testimoniato da a Pietro e altri credenti circoncisi, il fatto che i Gentili erano stati inclusi nella salvezza ricevendo lo stesso Spirito Santo che avevano ricevuto loro il giorno di Pentecoste, specificamente in quell’episodio.

    Perché dunque Pietro avrebbe dovuto ricordare quell’episodio se ogni qual volta che c’erano conversioni si fosse dimostrato il battesimo dello Spirito confermato dalle lingue?

    Avrebbe potuto puntare ad un episodio più recente. No?

    Questo dimostra infatti che non era una cosa che accadeva regolarmente come risultato delle conversioni.

    Alcuni diranno che questo prova che era un evento separato dalla conversione e che sarebbe poi magari successo dopo nella vita di quei credenti ad un punto futuro.

    Io dico che non prova affatto questo, invece prova che MAI in nessuna circostanza, gli apostoli hanno istruito la chiesa che dovevano completare la loro spiritualità con il ricevimento secondario dello Spirito Santo o che il battesimo dovesse essere una cosa da chiedere al Signore, MAI!

    Sapete perché? Perché è una dottrina Pentecostale ma non è APOSTOLICA e di conseguenza non è biblica.

    Ma continuiamo il nostro viaggio in Atti.

    ATTI 16:5 le chiese crescevano in numero ma nessuna evidenza riportata del battesimo con lo Spirito e lingue.

    ATTI 16:14-15 Lidia e la sua casa credono, vengono battezzati ma non parlano in lingue.

    ATTI 16:32-34Il carceriere e la sua famiglia credono, vengono battezzati e…si, avete indovinato non parlano in lingue.

    ATTI 17:4 una moltitudine di Greci e molte donne credono ma…non parlano in lingue.

    ATTI 17:12molti credettero ma nessuno parlò in lingue.

    ATTI 17:34si, avete indovinato ancora una volta nessuno parlò in lingue.

    Adesso si arriva a Corinto, si, la famosa chiesa delle lingue…

    ATTI 18:8dove Crespo e molti credettero ma anche qui in Corinto nessuna evidenza di lingue.

    Dopo ATTI 19:7-9 non ci sono più conversioni riportate e ne lingue connesse con il battesimo con lo Spirito Santo o il riempimento dello Spirito Santo.

    Se dunque, il 99% delle conversioni dopo Atti 10 non hanno riportato nessun episodio del parlare in lingue come evidenza del battesimo con lo Spirito Santo,

    mi sembra essere una media un po’ alta direi per poter ostinatamente continuare ad avere la convinzione che le lingue possono essere valide oggi e sono per tutti e che sono la conferma del battesimo con lo Spirito.

    Quale Apostolo ha mai insegnato questa dottrina, come viene insegnata oggi?

    In quali Epistole troviamo queste istruzioni? Nessuna!

    Ma allora guardando a questa chiesa primitiva, secondo le chiese Pentecostali e Carismatiche di oggi , essa non era dunque molto spirituale.

    Si vede che allora essi non pregavano abbastanza per ricevere il battesimo con lo Spirito Santo, visto che l’evidenza della Scrittura ci indica che la maggior parte dei credenti non parlavano in lingue nemmeno a quei tempi.

    Incredibile! Allora la chiesa Pentecostale di oggi è meglio della chiesa Apostolica di quei giorni?

    Oggi quasi tutti parlano qualche cosa che chiamano dono delle lingue, non si sa veramente che cosa sia, ma essi sono molto più spirituali oggi di allora, oggi siamo arrivati all’apice della spiritualità.

    Intanto, c’è chi divorzia ma parla in lingue, c’è chi commette adulterio ma parla in lingue, c’è chi vive nel peccato ma parla in lingue, c’è chi fornica ma parla in lingue, c’è chi non perdona ma parla in lingue, c’è chi odia suo fratello ma parla in lingue, c’è a chi non interessano i comandamenti di 1 Corinzi 14 e fa quello che gli pare nel culto non ubbidendo la ispirata parola di Dio, ispirata dallo Spirito Santo che nel caso della chiesa di oggi secondo loro, li fa parlare in lingue in totale ribellione e disubbidienza alla parola scritta, mentre credono nelle false rivelazioni e profezie, appunto c’è il concorso nella chiesa a chi grida in lingue più forte dell’altro, mentre non c’è MAI nessuno che le interpreta.

    Nei culti Pentecostali oggi regna il caos totale, non si può mai dire Amen alla preghiera del fratello perché non si capisce niente da tutta la confusione che c’è.

    Oh, ma voi siete veramente arrivati oggi ad essere così spirituali, perché la vostra spiritualità è misurata e confermata dall’evidenza del battesimo con lo Spirito Santo con il parlare in lingue, mentre disubbidite apertamente la parola di Dio proprio praticando quello che voi chiamate lingue e dichiarando che sia lo stesso dono che lo Spirito di Dio ha donato in Atti.

    Ma voi credete che lo Spirito di Dio vi dia la vera manifestazione di un Suo dono così che voi possiate usarlo in disubbidienza alla Sua parola? Io non credo proprio.

    In 1 Corinzi 14:20-22 Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti. 21 Sta scritto nella legge: «Io parlerò a questo popolo in lingue straniere e con labbra straniere, ma neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. 22 Pertanto le lingue sono un segno non per i credenti, ma per i non credenti

    (Non credenti sono Ebrei ovviamente).

    Questo passo è di importanza enorme per la chiesa di oggi come per la chiesa di Corinto. Perché?

    Perché, Paolo sta dando un comandamento ai credenti, chiarificando a che cosa serve il dono delle lingue.

    Paolo li esorta di essere maturi nel ragionare, di smettere di essere bambini spirituali. Essi erano orgogliosi e a costo di voler sembrare spirituali falsificavano il dono delle lingue per poter dimostrarsi ripieni di Spirito.

    D’altronde il dono delle lingue è veramente l’unico che si può falsificare, in special modo se non c’è interprete.

    Comunque, c’è una falsa dottrina in giro per la chiesa, che dice che non si deve ragionare con la mente ma essere “guidati dallo Spirito”.

    Oh, ma stiamo scherzando? Certo che bisogna essere guidati dallo Spirito ma bisogna sempre ragionare, non con la mente carnale o con una falsa idea spirituale, ma con la mente di Cristo, mente che Dio ci ha dato e che si sviluppa mediante la vera conoscenza della parola di Dio, quello è ciò che vuole dire avere discernimento spirituale, valutare tutto per la parola di Dio, esaminare la parola di Dio con la propria mente, seguire i discorsi, i dati e gli insegnamenti della parola di Dio con logica, perché la parola è logica.

    Infatti nel Greco la parola logos è da dove proviene la parola che conosciamo oggi, logica.

    Tutto deve essere ragionato logicamente in base alla Scrittura, incluse le esperienze che si hanno.

    InROMANI 12:1-2 Paolo sta esortando i credenti dicendogli di offrire loro stessi come sacrifici viventi, santi e accettabili al Signore mediante un servizio ragionevole.

    La parola ragionevole è la parola Greca logikeén, in altre parole, servizio guidato dalla ragione, dalla logica.

    Questa logica è presente nella parola di Dio, dato che Gesù è la parola, il logos di Dio, da dove ogni logica nasce. La parola di Dio è logica e deve essere capita logicamente, cioè deve essere ragionata con la mente che Dio ci ha dato.

    Ovviamente deve essere ragionata e può essere compresa solo se la mente è rinnovata e trasformata dallo Spirito di Dio e la parola di Dio stessa

    1 CORINZI 2:10-16.Come vedete i due vanno a braccetto, essere guidati dallo Spirito dunque significa comprendere ragionando logicamente perché la parola di Dio rimane comunque logica e così deve essere usata.

    Ricordiamoci che uno degli elementi con cui dobbiamo amare ed adorare Dio è la menteLUCA 10:27.

    Perché Dio ha creato l’uomo con una intelligenza, con una mente la quale deve essere usata per comprendere anche Dio e le Sue vie. Dio non vuole che noi bypassiamo nessun elemento del nostro essere, ecco perché la Scrittura ci insegna che dobbiamo adorare e servire Dio e quindi amare Dio con TUTTO il nostro essere, spirito, mente e corpo.

    Paolo dunque, sta dicendo ai Corinzi, che devono crescere e maturare e così per aiutarli a capire meglio la loro immaturità spirituale, gli spiega a che cosa serve il dono delle lingue. Usavano una contraffazione del vero dono per mostrarsi spirituali, ma in realtà questo li rendeva carnali e dimostrava la loro immaturità anziché la loro maturità spirituale. Molto come avviene purtroppo oggi nelle chiese Pentecostali.

    Il dono delle lingue non serve per pregare, non è il linguaggio dello Spirito Santo, non è un linguaggio angelico, era un segno agli Ebrei da parte di Dio, un segno che confermava la loro continua incredulità e che confermava loro che era Dio a fare questa opera nel loro mezzo.

    Paolo infatti ci dice che questo dono è stato dato per un segno di giudizio al popolo di Dio (Israele) ed è un compimento profetico che si trova in

    Isaia 28:11 «Io parlerò a questo popolo in lingue straniere e con labbra straniere, ma neppure così mi ascolteranno», dice il Signore

    Allora, a chi fa riferimento il Signore mediante il profeta Isaia? Chi è il Suo popolo in questione? Israele è la risposta esatta, non la chiesa.

    Infatti Paolo cita proprio da quel passo in Isaia, per spiegare a che cosa serviva quel segno/dono.

    Questo dono era la conferma di Dio per i circoncisi, gli Ebrei, che la profezia in Isaia 28 si era avverata in quel tempo e il Signore stava parlando al Suo popolo con lingue straniere e con labbra straniere, ma neppure così lo ascoltarono e continuarono nella loro incredulità.

    E’ ovvio anche che questo segno e dono confermava il battesimo con lo Spirito Santo, però in quei tre riportati Atti 2, Atti 10, Atti 19 frangenti in cui fu solamente come conferma ai circoncisi che tutti i gruppi etnici esistenti avevano ricevuto il Suo Santo Spirito .

    Oggi per esempio, serve ancora confermare ad Apostoli Ebrei ed a Israele che le persone che ricevono Cristo ricevono il dono dello Spirito?

    Oggi quando la gente riceve Cristo, Dio deve ancora dare un segno di giudizio a Israele?

    La gente non viene più salvata dagli apostoli e soprattutto apostoli Ebrei e poi sicuramente non in Gerusalemme, Giudea, Samaria dove ancora il mistero della chiesa non era rivelato e dove serviva per conferma apostolica e giudizio per Israele.

    Oggi siamo ancora un periodo di transizione dal regno di Israele rifiutato dalla loro incredulità, alla chiesa?

    Stiamo ancora costruendo il fondamento della chiesa? No!

    Quando qualcuno viene salvato nel mezzo della giungla per esempio, o anche in qualsiasi altro posto, quanti apostoli circoncisi pensate devono ricevere conferma che questi che hanno creduto e hanno ricevuto lo Spirito Santo in pienezza? Quanti apostoli Ebrei?

    La risposta è un categorico NESSUNO!

    Tra l’altro, il periodo di transizione tra il Regno offerto a Israele e la chiesa era un periodo ben preciso.

    La transizione sicuramente cessò dopo il 70 D.C. cioè, dopo la distruzione del tempio e di Gerusalemme, quando Israele entrò nel periodo del giudizio di Dio e l’era della chiesa iniziò ad essere il programma di Dio fino a che la pienezza dei Gentili fosse completata, cosa che si sta ancora svolgendoROMANI 11: 25.

    Credo fermamente e la storia lo conferma, che il dono delle lingue iniziò a gradualmente a diminuire dopo l’anno 70 DC e dopo circa 100 anni cessò completamente.

    Abbiamo conferma documentata nella storia della chiesa post-apostolica che questo dono specifico andò gradualmente a diminuire finché si ha l’ultima evidenza di questo dono circa 100 anni dopo.

    Quindi dal 170 DC in poi è confermato anche dai padri della chiesa che questo dono cessò di esistere nella chiesa.

    Da quel momento in poi, specialmente il parlare in lingue estatiche, cosa che viene fatta oggi, durante l’era della chiesa post-apostolica, fu condannato dalla chiesa come falsità.

    La chiesa non riconobbe più il dono vero, perché non c’era più, ma nemmeno l’imitazione del dono.

    Infatti anche Paolo condanna l’imitazione del dono già 1 Corinzi 14.

    Ma infatti fu solo tramite la nascita del movimento Pentecostale all’inizio del XX secolo, che questo “dono” fu rintrodotto ed accettato.

    Non più però come dono di diverse lingue straniere conosciute le quali sarebbero state validate però solo in presenza di Apostoli Ebrei o interpreti nella chiesa, ma in forma di lingue estatiche e sconosciute.

    Infatti questo nuovo tipo di linguaggio sconosciuto, si manifesta in suoni sconosciuti e senza senso e non si manifesta affatto come fu manifestato il giorno di Pentecoste ne alcun altro episodio riportato in Atti.

    Questo deve suscitare immediatamente molte domande e molti dubbi, ma una domanda importante prevale, e cioè, questo che vediamo all’opera oggi, è lo stesso Spirito di Dio che dona il Suo battesimo ad un credente con l’identica manifestazione di Pentecoste? Oggi non si tratta più di lingua straniera cioè un linguaggio ben specifico del mondo, ma di una lingua assolutamente sconosciuta dal glossario delle lingue e dialetti che esistono nel mondo.

    Vedi il seguente articolo in riguardo a questo fenomeno odierno chiamato dono dello Spirito Santo. E’ un articolo interessante e purtroppo tristemente vero.

    Premetto per quanto riguarda il sito sul quale è pubblicato che noi personalmente non sposiamo tutte le dottrine ed esegesi bibliche esposte che i possono trovare su questo sito.

    Comunque vale la pena comunicare che molte ci trovano in accordo e questa è una di esse. http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Canalizza_visualizza_Oc.htm

    Prendiamo atto di un determinato passo che è importante nel comprendere se il dono del segno delle lingue straniere sia per oggi oppure era solo per un determinato periodo Apostolico.

    1 Corinzi 13:8-10 L’amore non viene mai meno; ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita, 9 perché conosciamo in parte e profetizziamo in parte. 10 Ma quando sarà venuta la perfezione, allora quello che è solo parziale sarà abolito

    Notate che l’uso delle parole in questo versetto è molto importante, in riguardo alla profezia e conoscenza il passo dice che saranno abolite, mentre invece le lingue cesseranno.

    Perché la differenza nell’uso di abolire e cessare?

    La parola abolire implica, non la cessazione naturale o spontanea ma una cosa che necessita una azione da parte di qualche cosa o qualcuno.

    La parola cessare invece, implica la spontanea cessazione, cioè un processo naturale.

    Nel Greco originale sono usate due parole diverse, perché le profezie e la conoscenza saranno abolite, Greco derivante dalla parola Katargeo che significa reso inattivo o inutile mediante una azione esterna.

    Qualcuno o qualche cosa abolisce l’azione.

    Saranno dunque abolite dalla entrata nello stato eterno e nella perfezione dove non vi sarà più bisogno di questi doni, perché avremo perfetta conoscenza.

    La profezia e la conoscenza comunque oggi non sono ancora abolite e sono ancora presenti nella chiesa, non come lo erano prima, ma mediante l’ interpretazione, insegnamento e la predica della parola di Dio sempre tramite la guida dello Spirito Santo che dona edificazione, esortazione e consolazione alla chiesa mediante la parola scritta e non tramite nuove e dirette rivelazioni ispirate da Dio da parte del profeta.

    Le lingue invece, quelle vere diATTI 2:11 il testo dice cesseranno .

    La parola cesseranno in Greco è Paùsontai dal verbo Pauo che significa cessare senza essere forzato, cessare da se, gradualmente.

    E sono cessate. Quando non sono servite più per volontà divina lo Spirito ha cessato di manifestarsi in quel dono, automaticamente.

    Come è possibile allora, che il parlare in lingue pure oggi sia l’evidenza del battesimo con lo Spirito e che sia per tutti i credenti?

    Avete mai letto 1 Corinzi 12?

    Insomma dovreste capire secondo la Bibbia, che anche a quel tempo non tutti avevano questo dono e che quindi non era per tutti.

    Questo è un GRANDE PROBLEMA per i carismatici, ed è per questo che hanno dovuto creare un altro tipo di linguaggio spirituale per confermare che il parlare in lingua spirituale, angelica o di preghiera, che non esiste nella Scrittura, sia proprio il segno o la conferma del battesimo con lo Spirito.

    Ma come può essere? Paolo parla solo del dono delle lingue, lo stesso dono diATTI 2:10-19 che si tratta di linguaggi del mondo e non di lingue angeliche o spirituali.

    Già questo DEVE automaticamente escludere il falso linguaggio che si sente oggi che secondo i nostri fratelli Pentecostali confermerebbero il battesimo con lo Spirito e/o il riempimento dello Spirito.

    Come dice del resto Paolo, il dono delle lingue, come dono non era un dono che tutti quanti i credenti avevano, nemmeno a quel tempo.

    Io credo senza dubbio che oggi, al momento in cui una persona è rigenerata e salvata da Dio tramite l’opera dello Spirito Santo e la parola di Dio

    TITO 3:4-7;ROMANI 10:17;1 PIETRO 1:23 il credente viene battezzato con lo Spirito Santo nel corpo di Cristo la chiesa.

    Il battesimo con lo Spirito Santo serve per fare si che ogni credente diventi parte del corpo di Cristo e unirlo a Gesù Cristo ed unire uno con l’altro come Gesù aveva pregato inGIOVANNI 17:20-26, e per dimorare dentro ogni credente per sempreGIOVANNI 14:17-18.

    Questa è la funzione del battesimo con lo Spirito Santo.

    1 Corinzi 12:13 Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito

    Vi siete mai chiesti perché Paolo dice che siamo stati TUTTI abbeverati in un medesimo Spirito?

    La Scrittura interpreta la Scrittura

    Giovanni 7:37-39 Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva». 39 Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

    Onestamente, che cosa ci dice questo passo? Ci dice che qualsiasi persona che crede, viene abbeverata da Gesù.

    Che cosa è quell’acqua vivente con cui uno viene abbeverato? Lo Spirito Santo.

    Chi avrebbe ricevuto lo Spirito?

    Coloro che avrebbero creduto in Lui. Tutti o alcuni? Tutti, cioè come dice Gesù, chi crede in me.

    Nota che non c’è alcuno che è escluso da questo processo dello Spirito Santo.

    Non esistono dunque credenti battezzati e credenti non battezzati con lo Spirito, e TUTTI siamo abbeverati in un medesimo Spirito.

    Notate attentamente che non c’è nessun Cristiano che non sia battezzato con lo Spirito Santo.

    OGNI SINGOLO CREDENTE SENZA ECCEZIONI E’ BATTEZZATO CON LO SPIRITO SANTO AL MOMENTO DELLA SALVEZZA.

    Tutti, senza eccezione sono stati abbeverati in un medesimo Spirito, notate l’inclusione di TUTTI e il verbo nel tempo passato usato da Paolo.

    Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito siamo stati TUTTI abbeverati in un medesimo Spirito.

    L’uso grammaticale specifico della parola TUTTI e del tempo passato del verbo siamo stati insieme a ciò che Gesù dice in Giovanni 7:37-39 non lascia alcuna altra valida spiegazione del fatto che tutti i veri credenti nati di nuovo sono stati battezzati con lo Spirito Santo e tutti sono stati abbeverati nel medesimo Spirito al momento della conversione come del resto successe a Cornelio e la sua casa.

    Efesini 1:13-14 In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e avendo creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.

    2 Corinzi 1:21-22 Or colui che con voi ci fortifica in Cristo e che ci ha unti, è Dio; 22 egli ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

    Questa è l’azione compiuta dello Spirito Santo e nessuno ha bisogno di una seconda benedizione.

    La benedizione del dono dello Spirito Santo è una volta sola e per tutti, dato da Cristo al momento della salvezza, punto e basta.

    Paolo in Efesini 4 descrivendo la nostra fede dice, 4 Vi è un unico corpo e un unico Spirito, come pure siete stati chiamati nell’unica speranza della vostra vocazione. 5 Vi è un unico Signore, un’unica fede, un unico battesimo, 6 un Dio unico e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in voi tutti. 7 Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per la qual cosa la Scrittura dice: «Essendo salito in alto, egli ha condotto prigioniera la prigionia e ha dato dei doni agli uomini».

    Se esaminiamo questo passo è parallelo a 1 Corinzi 12 dove si parla di un unico corpo e un unico Spirito in entrambi i capitoli, un solo battesimo, ma molti diranno, si ma il battesimo di cui si parla in Efesini è il battesimo in acqua.

    Come fate a dire questo con certezza? Quale battesimo in realtà ci unisce al corpo di Cristo? Quello in acqua? No, quello con lo Spirito Santo, infatti Giovanni il Battista disse uno dei versetti prediletti dei Pentecostali, Io vi battezzo con acqua, ma verrà Colui che vi battezzerà con lo Spirito Santo.

    Il battesimo in acqua del cristiano è un simbolo fisico esteriore di una realtà spirituale interiore, un simbolo del battesimo di Gesù, cioè l’opera dello Spirito Santo che ci rende partecipi di Cristo stesso, del Suo corpo unendoci a Lui in morte, sepoltura e resurrezione e che mediante l’unità dello Spirito ci unisce a tutti gli altri credenti, battezzati in un solo corpo, la chiesa, il corpo di Cristo.

    Questo sarebbe il battesimo con lo Spirito Santo. Dopo tutto l’acqua nel battesimo è un simbolo, un simbolo di che? Morte, sepoltura e resurrezione a nuova vita, salire dall’acqua, ma l’acqua nella Scrittura simboleggia anche lo Spirito Santo e la parola di Dio, entrambi necessari per essere rigenerati, nati di nuovoGIOVANNI 3:5;; GIOVANNI 4:14;GIOVANNI 7:37-39;EFESINI 5:26;TITO 3:5-6;EZECHIELE 36:25-27;1 CORINZI 6:11;GIACOMO 1: 18; 1 PIETRO 1: 23.

    Quindi il battesimo che ci unisce a Cristo è il battesimo con lo Spirito Santo.

    Andando avanti in Efesini 4:7 dice, che a ciascuno di noi è stata data la grazia mediante la misura del dono di Cristo.

    Qual’è il dono di Cristo? Lo Spirito Santo.

    Tramite Lui abbiamo ricevuto la grazia ROMANI 5:1-5 dove del resto Paolo dice che lo Spirito Santo ci è stato dato, non lo abbiamo chiesto noi.

    Infatti se andiamo avanti nel contesto di Efesini 4 si parla di doni, ministeri ed operazioni dati alla chiesa da Cristo, mediante il dono dello Spirito Santo.

    Inoltre Paolo usa le stesse parole in Efesini che ha usato in 1 Corinzi 12, cioè a ciascuno di noi, cioè TUTTI è stata data “ passato” grazia mediante il dono di Cristo “ lo Spirito Santo1 CORINZI 12:4-7 sono la manifestazione dello Spirito Santo.

    Il contesto dunque del dono di Cristo è lo Spirito Santo, un unico battesimo del versetto 5 di Efesini 4 deve dunque essere il battesimo dello Spirito Santo.

    Questo conferma lo stesso esatto contesto di Efesini 4 e 1 Corinzi 12.

    Prendiamo per esempio alcune cose che dice Paolo in 1 Corinzi 12:7 Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utilità comune.

    Questa Scrittura ESIGE che il ciascuno a cui è data la MANIFESTAZIONE dello Spirito sia stato battezzato con lo Spirito Santo.

    Quindi questa manifestazione la si riconosce mediante il riconoscimento nella persona di tre possibili cose 1 CORINZI 12:4-7, il dono vs.4, il ministero vs 5 e l’operazione vs 6, queste tre cose sono la completa manifestazione vs 7 dello Spirito per il bene comune della chiesa, non una misura soltanto.

    Infatti il discorso di 1 CORINZI 12:13 ha tutto a che vedere con il battesimo dello Spirito Santo e la manifestazione completa dello Spirito, i doni, ministeri e le operazioni dello Spirito.

    Questo conferma anche che il contesto da Efesini 4:5 in poi, a partire da un unico battesimo sta parlando del battesimo con lo Spirito Santo del corpo di Cristo che mediante questo dono ai credenti si manifesta in doni, ministeri e operazioni dello Spirito.

    Infatti in EFESINI 4:8 dice che Gesù ha dato doni a uomini, poco più avanti menziona quali sono quei doni.

    Stesso contesto di 1 Corinzi 12.

    Questo è il contesto dell’intero capitolo infatti. Non siamo noi a prendere 1 Corinzi 12:13 fuori contesto.

    Questo battesimo occorre al momento della salvezza e non dopo ed è per TUTTI i credenti.

    Infatti vediamo che Paolo dice nel principio del capitolo

    1 Corinzi 12: 3 Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema»; e che altresì nessuno può dire: «Gesù è il Signore», se non per lo Spirito Santo.

    Questo è vero perché nessuno può dichiarare che Gesù è il Signore se non per lo Spirito Santo che è conferma di ciò che Paolo ha detto è necessario per essere salvati inROMANI 10:9-10. Quindi una persona può solo confessare Gesù come Signore mediante l’opera dello Spirito Santo, il che ci rende evidente il fatto che lo Spirito Santo è già presente al momento della conversione del credente.

    Questo è confermato dall’intero soggetto scritto da Paolo come contesto di Romani 8 vogliamo però in particolar modo soffermarci brevemente su

    Romani 8:8-11 e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio.9 Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. 10 Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. 11 Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

    Questo passo parla di credenti nati di nuovo che sono stati battezzati con lo Spirito Santo, altrimenti se lo Spirito Santo non abita dentro noi non si potrebbe nemmeno appartenere a Dio. Questo conferma 1 Corinzi 12:13

    Senza lo Spirito non si può appartenere nemmeno a Lui, lo Spirito invece dimora nel vero credente, nel quale dimora TUTTO lo Spirito di Dio, non una sola misura, TUTTO lo Spirito, lo Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti abita nel vero credente.

    Paolo dunque non sta parlando di una misura di Spirito Santo solamente, ma della manifestazione di ciò che lo Spirito Santo nella Sua completezza manifesta nei credenti, la quale cosa è solo possibile se siamo già stati battezzati con lo Spirito Santo.

    E’ in questo contesto che poi Paolo menziona il battesimo in 1 Corinzi 12:13 che è dunque senza dubbio il battesimo con lo Spirito Santo il quale è connesso sia alla manifestazione dello Spirito, i doni, ministeri e le operazioni, come all’inclusione del credente nel corpo di Cristo, che avviene senza dubbio, ammessa anche da parte Pentecostale, al momento della salvezza.

    Niente battesimo con lo Spirito vuol dire niente Spirito cioè niente salvezza,se non si ha lo Spirito non si è di Cristo.

    Questo è biblicamente vero ma non è però come dicono i Pentecostali.

    Non c’è alcun dubbio allora di quale battesimo si stia parlando in 1 Corinzi 12.

    Questa dottrina Pentecostale del battesimo con o dello Spirito Santo, visto che nel Greco non vi è distinzione dell’articolo usato, è una dottrina delle più divisive nella chiesa e causa le persone a cadere nell’orgoglio spirituale ed a offendere altri credenti che secondo loro non sono “spirituali” come loro.

    Sì, perché secondo loro DEVI parlare in lingue altrimenti non sei battezzato e ripieno di Spirito, anzi per molti non hai nemmeno lo Spirito di Dio, il che sinceramente è un problema perché come si è visto se non lo avessimo non saremmo neanche nati di nuovo secondo la Bibbia, non potremmo nemmeno essere chiamati figli di Dio.

    I Pentecostali però riescono in qualche modo a differenziare il fatto che noi abbiamo una misura di Spirito mentre loro lo hanno tutto. Noi invece solo in parte. Come questo sia possibile visto che lo Spirito di Dio è una persona, Spirito sì, ma una persona e che deve dunque, essendo Dio, per forza essere completamente onnipresente.

    Nella Sua onnipresenza deve esserlo TUTTO per intero in qualsiasi posto Egli sia.Come fa allora lo Spirito ad essere solo parzialmente in un posto mentre pienamente in un altro? Facendo tale cosa infine si sta negando l’onnipresenza dello Spirito e che Dio distingue tra un figlio ed un altro ad uno da la pienezza del Suo Spirito ad un altro solo una misura?

    Tutto questo secondo loro si svolge solo se esistono le condizioni spirituali di consacrazione completa della persona che brama il battesimo e la pienezza dello Spirito Santo. Mentre la Bibbia dice che è un dono Suo per TUTTI coloro che credono.

    L’unico prerequisito per ricevere il dono dello Spirito Santo è fede in Cristo, vediATTI 2:37-40.

    Questa immagine dello Spirito dato in parte è in effetti erronea e distorta e quando qualunque persona rende una erronea e distorta immagine di Dio, una immagine che non è consona con ciò che rivela la parola di Dio in riguardo agli attributi di Dio, questa cosa è grave e si chiama idolatria.

    Questo è creare un immagine seppur mentale o dottrinale di Dio che non è consona con la vera immagine di Dio descritta nella parola di Dio. Comunque c’è anche un altro passo usato dai Pentecostali erroneamente per dimostrare che il Battesimo dello Spirito Santo o con lo Spirito Santo, stessa cosa, è un’esperienza che un credente sperimenta in un secondo tempo, cioè dopo anche molto tempo dopo la salvezza.

    Quindi secondo i nostri amici Pentecostali una misura di Spirito viene elargita al credente alla salvezza ma la pienezza dello Spirito Santo la si ottiene come una seconda esperienza.

    Il passo che loro erroneamente interpretano è il seguente:

    Giovanni 20:22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;

    Allora, con questo semplice versetto una intera dottrina è sostenuta, cioè, loro dichiarano che questo versetto dimostra che anche i discepoli avevano ricevuto una misura di Spirito mediante questo atto di Gesù, ma che poi la pienezza invece gli è stata data in Atti 2 il giorno della Pentecoste.

    Comunque quello che fa Gesù in Giovanni 20:22 è al quanto strano, perché in effetti soffiò sui discepoli e dichiarò loro “Ricevete lo Spirito Santo”?

    Comunque anche se si potesse fare una connessione forzata tra questo episodio e Atti 2 e dire che una misura di Spirito fu data ai discepoli in questo episodio e la pienezza a Pentecoste, anche l’esegeta più novizio vedrebbe che questa è una interpretazione erronea.

    Prima di tutto dobbiamo esaminare questo passo alla luce di ciò che TUTTA la Scrittura nella sua coerenza e unità dice in riguardo a questo contesto.

    Quindi esaminiamo assieme questo passo per vedere se con il resto della Scrittura si possa interpretare che i discepoli hanno qui ricevuto solo una misura dello Spirito e se in effetti il passo ci dice addirittura che essi hanno ricevuto anche una parte di Spirito qui e la pienezza dopo.

    La prima cosa che non quadra appunto è il fatto che abbiamo già previamente menzionato, cioè, lo Spirito Santo è una persona seppur Spirito e quindi per dimorare in un posto deve dimorarci per intero, come può una persona essere solo parzialmente in un posto, è impossibile.

    Se quindi lo Spirito dimora in noi c’è TUTTO e non solo in parte. La seconda cosa che notiamo in questo passo è la seguente, se Gesù quando ha soffiato su di loro ha dato loro solo una misura di Spirito allora il povero Tommaso per esempio non ha ricevuto nemmeno una misura di Spirito perché in quell’episodio egli non era nemmeno presente.

    Però Gesù ha soffiato su di loro e ha dichiarato loro di ricevere lo Spirito Santo. Che cosa significa questo? Alla luce di ciò che la Scrittura ci rivela possiamo capire che cosa abbia significato Gesù facendo questo gesto e facendo questa dichiarazione.

    E’ in effetti abbastanza semplice come discorso. Ciò che Gesù ha fatto qui in Giovanni 20:22 lo ha fatto profeticamente rivolgendo su di loro il compimento della promessa del dono dello Spirito, ma perché soffiò su di loro?

    Perché quando dopo Egli assieme al Padre mandò lo Spirito a dimorare in loro ed a battezzarli nello Spirito o con, vi ricordate il giorno di Pentecoste lo Spirito venne e con Lui un suono come un gran vento,ATTI 2: 1-2.

    Qui, Gesù prima di tutto dimostra di essere Dio soffiando su di loro, poiché anche in Ebraico Ruach Elohim, che è il titolo usato per lo Spirito Santo e significa letteralmente respiro di Dio.

    Questo respiro, soffio simbolico dello Spirito fatto da Gesù è analogo anche ad un altra profezia riguardante il respiro, l’alito di Dio.

    Ezechiele 37: 4-5 Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa, e di’ loro: “Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!” 5 Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: “Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete

    Ezechiele 37:9-10 Allora egli mi disse: «Profetizza allo Spirito, profetizza figlio d’uomo, e di’ allo Spirito: Così parla il Signore, DIO: “Vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, e fa’ che rivivano!”». 10 Io profetizzai, come egli mi aveva comandato, e lo Spirito entrò in essi: tornarono alla vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, grandissimo.

    In Ebraico la parola Spirito è proprio Ruach, cioè, fiato, alito, soffio.

    Quindi profeticamente Gesù ha fatto la stessa cosa, come fu mandato Lui, Egli mandava loro, e profeticamente soffiò su di loro lo Spirito Suo ed infatti il giorno di Pentecoste si compì questo atto simbolico e profetico, l’alito di Dio, Ruach Elohim venne a dimorare per sempre nella chiesa e per dare vita, per rigenerare e dimorare in e battezzare nel Corpo di Cristo coloro che credono in Gesù.

    Gesù quindi simbolicamente ha dimostrato loro che il Suo Spirito è lo Spirito di Dio che è poi venuto proprio come il fiato di Dio il giorno di Pentecoste, con la manifestazione del gran vento,quindi il gesto in Giovanni 20 non era un gesto per quel presente e attuale momento, ma in essenza era profetico in natura, in altre parole che sarebbero stati loro a ricevere lo Spirito Santo da li a poco, il giorno di Pentecoste.

    Certo si potrebbe discutere perché allora Gesù non ha detto “riceverete” anziché ricevete lo Spirito Santo e che quindi indica magari l’azione presente,comunque c’è anche da fare un altro discorso in riguardo a questo e del perché non può essere che essi abbiano ricevuto in quel momento una misura di Spirito.

    Perché? Perché Gesù doveva ritornare in gloria al Padre per mandare lo Spirito Santo e se Lui non fosse stato glorificato e non fosse ritornato dal Padre lo Spirito Santo non sarebbe venuto e questo è reso palese in diverse Scritture.

    Giovanni 7:39 39 Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

    Giovanni 16:7 Tuttavia io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò Giovanni 14:16-17 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.

    In quest’ultimo passo chiaramente Gesù spiega a loro la venuta dello Spirito Santo, venuta che non sarebbe accaduta in Giovanni 20 ma in Atti 2.

    Anzi questo passo dovrebbe precedere quello in Giovanni 16:7 e si capisce dunque che lo Spirito Santo non sarebbe venuto a dimorare IN loro, dentro di loro finché Gesù non fosse andato via cioè asceso in cielo vedi Atti 1:8 .

    Gesù è ritornato in effetti mediante il Suo Spirito e non li ha lasciati orfani, è venuto per dimorare per sempre nelle vite dei credenti che credono in Lui, questo mediante il Suo Spirito e questo ebbe inizio a Pentecoste non prima e tutt’ora questa realtà continua in TUTTI coloro che hanno fede in Gesù.

    Non si riceve dunque lo Spirito Santo in due puntate, ma solo una volta, anche loro l’hanno ricevuto una volta soltanto, a Pentecoste e non due volte.

    Lo Spirito Santo nell’economia dell’AT veniva a stare, si posava sui soggetti su cui Dio lo mandava, quindi SOLO nel Nuovo Testamento troviamo che l’operato dello Spirito Santo è di dimorare IN, DENTRO, il credente, questo Gesù lo ha reso evidente con ciò che ha detto inGIOVANNI 14: 16-17.

    Nel Nuovo Testamento lo Spirito viene a dimorare nel credente 1 CORINZI 6: 19e a battezzare il credente in Cristo

    1 CORINZI 12: 13, questo è un concetto nuovo, come del resto lo era anche la chiesa stessa, e questo lo fa pienamente e non in parte al momento della rigenerazione, della conversione e non dopo.

    Ora se vogliamo fare la distinzione tra l’essere riempiti o possiamo meglio dire l’essere resi potenti, equipaggiati dallo Spirito per una determinata opera, beh, questo è tutt’altro discorso che il “Ricevere” lo Spirito.

    Queste sono due cose diverse e vedremo nel nostro studio che è così anche nella parola di Dio. Infatti anche il Battista disse una cosa molto interessante che a me sembra che sia un principio biblico da allacciare al fatto che Dio non fa favoritismi ed i Suoi figli li tratta tutti ugualmente e che non da il Suo Spirito con misura.

    Giovanni 3:34 Perché colui che Dio ha mandato dice le parole di Dio; Dio infatti non dà lo Spirito con misura.

    A Cristo è stato dato lo Spirito in pienezza, cioè senza misura, il che significa che anche a TUTTI coloro che sono in Cristo viene dato TUTTO lo Spirito senza misura, senza condizioni alcune ma solo per grazia e fede al momento della salvezza.

    E qui si nota appunto la divisione che queste false dottrine causano nel Corpo di Cristo, poiché, loro dicono che se non parli in lingue, che la Scrittura anche allora come oggi che siano un dono per tutti, comunque dicono, se non parli in lingue sei al massimo un credente di seconda categoria, non puoi pienamente comprendere la parola di Dio, non puoi avere la potenza per ministrare, non puoi avere la maturità spirituale che essi hanno che parlano in lingue.

    E così si elevano al disopra di te che non parli questo strano linguaggio che oggi biblico non è.

    Ed anche se loro lo negano, in effetti però,trattano coloro che non parlano questo strano linguaggio, diversamente da quelli che lo parlano, perché non fai parte della loro élite spirituale, la élite dei maturi.

    Questo è un tipo di filosofia gnostica.Comunque, solo i Samaritani menzionati in Atti 8 hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo come evento separato da un periodo più lungo dopo aver ricevuto la salvezza, perché era necessario che ci fossero Pietro e Giovanni a testimoniare l’evento.

    L’unica ragione che i discepoli di Gesù hanno dovuto aspettare il giorno di Pentecoste per ricevere lo Spirito Santo fu solo per via di due motivi.

    Dio ha scelto esattamente il momento ed il giorno quando ha voluto mandare il Suo Spirito per far nascere la chiesa.

    La prima ragione fu perché Gesù doveva essere glorificato, come abbiamo già menzionatoGIOVANNI 7:37-39 ed andare dal PadreGIOVANNI 16:7.

    La seconda ragione fu perché questo evento dovette per forza succedere proprio il giorno di Pentecoste.

    Quindi il discorso dell’attesa nel caso dei discepoli per ricevere il dono dello Spirito Santo, è solo un fatto voluto da Dio per portare a compimento la festa profetica di Pentecoste e niente altro.

    Si, perché tutte le feste di Israele sono profetiche in natura, cioè il loro compimento è un evento che si compie nell’opera compiuta da Gesù Cristo e nella Sua persona.

    Non abbiamo il tempo ora e qui per spiegare in dettaglio questo soggetto, comunque la festa di Pentecoste doveva essere compiuta dalla e nella persona di Gesù, come del resto la Pasqua, la festa delle primizie e la festa del pane azzimo furono già compiute in Cristo tramite la Sua morte e resurrezione.

    Del resto Gesù aveva dichiarato che non era venuto per abolire la legge ma per compierla e completarla. Ci sono altre rimanenti feste che Gesù adempirà al Suo secondo avvento.

    E’ anche per questo per esempio, che il giorno del Sabato è adempiuto in Cristo e siamo in violazione del quarto comandamento solo se non siamo in Cristo, dopo tutto è quello che disse Lui stesso inMARCO 2:28 eLUCA 6:5.

    Interessante che questo è specificato solo nei Vangeli scritti per i Gentili, a significare che i Gentili in Cristo non sono obbligati a mantenere il giorno del Sabato quando adorano e servono Cristo ogni giorno vedi anche
    COLOSSESI 2:16-17eATTI 15:23-29, (ma nemmeno quelli di origine Ebrea).

    Matteo 5:17-18 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. 18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

    Ecco comunque il perché dell’attesa dei discepoli da quando loro stessi ricevettero la salvezza al ricevimento dello Spirito Santo. Doveva accadere nel giorno della festa di Pentecoste secondo la volontà e il programma profetico di Dio.

    Dio infatti ha dato dimostrazione che i Gentili hanno ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo al momento stesso della salvezza, senza attesa dopo la salvezza e senza imposizione delle mani.

    Se dunque tutti gli altri episodi sono secondo la dottrina Pentecostale modi di operazione dello Spirito Santo e prassi, allora visto che per i Gentili è andata così, il modo di operazione e prassi, secondo la teologia Pentecostale dovrebbe essere quella delineata in Atti 10 e non quella per gli Ebrei, i Samaritani o i dodici discepoli del battista. O no?

    Tra l’altro i discepoli del battista in Atti 19 hanno ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo anche loro al momento della loro vera conversione, quando credettero in Gesù, eccetto che anche per loro furono imposte le mani dall’Apostolo Paolo. Nota che l’imposizione delle mani tra l’altro era un rito ebraico ed è per questo che è stato usato in due casi solamente Atti 8 e 19.

    La dottrina che c’è una attesa tra la salvezza e il ricevere il battesimo con lo Spirito Santo, che c’è una seconda benedizione che avviene a distanza dalla conversione la maggior parte delle volte, dicendo che la Bibbia infatti dimostra la distanza tra salvezza e battesimo dello Spirito Santo è erronea.

    Un credente secondo questa dottrina deve, prima avere un determinato atteggiamento e poi delle condizioni spirituali ben precise per ottene il battesimo dello Spirito Santo e deve richiederlo e bramarlo.

    Questi che insegnano queste cose non comprendono bene il significato della Scrittura ne la interpretano correttamente.

    L’unico requisito o condizione per ricevere il battesimo con lo Spirito Santo è l’essere nato di nuovo, rigenerato dallo Spirito di Dio, essere salvato, e immediatamente si è battezzati con lo Spirito Santo, anche prima del battesimo in acqua, vediATTI 10:45-48.

    Lo stesso battesimo di Spirito che è avvenuto a Pentecoste avviene oggi,

    ogni qualvolta che una persona crede e viene aggiunta alla chiesa, il corpo di Cristo.

    Avviene al momento esatto che una persona è rigenerata da Dio. Dio ci da la pienezza dello Spirito Santo, al momento che crediamo, del resto così fu a Pentecoste e così fu anche con Cornelio.

    E’ assurdo pensare che si possa avere meno dello Spirito Santo che tutto, allora quanto ne riceviamo 50%, 30% 80%?

    No! 100%.

    Inoltre, come si può insegnare che per ricevere il battesimo dello Spirito Santo dobbiamo chiederlo a Dio e bisogna avere raggiunto un certo livello di comportamento e maturità spirituale e consacrazione?

    Ma dove è insegnata questa dottrina? Certamente non nella parola di Dio.

    Dio dona lo Spirito Santo al 100%, a coloro che diventano Suoi figli, a tutti senza distinzione. Se si deve meritare in qualche modo di ricevere il dono di Dio, nessuno mai lo riceverebbe. Il dono è per grazia di Dio, come la salvezza, e la grazia di Dio è un favore immeritato. Infatti senza Spirito Santo non ci sarebbe nemmeno la salvezza.

    Non c’è alcuna condizione spirituale eccetto l’essere nati di nuovo. Il che è per grazia mediante la fede è che questo ci qualifica a ricevere il dono di Dio, il Suo Spirito. Se qualcuno crede ed insegna che Dio manda il Suo Spirito a coloro che in qualche modo raggiungano un certo livello di maturità spirituale, prima dico, che Dio ce ne scampi e liberi, vi siete mai guardati intorno per vedere il comportamento spirituale di molti di coloro che dicono di essere stati battezzati con lo Spirito perché parlano in lingue?

    Poi, dico questo non è altro che orgoglio spirituale, pensate allora di essere credenti di un categoria superiore di altri?

    C’è il credente di serie A e quello di serie B? No!!! Tutti i credenti senza eccezione sono uguali dinanzi a Dio e TUTTI ricevono il dono dello Spirito Santo.

    Questa dottrina è in realtà una dottrina che fomenta divisione, favoritismo e orgoglio ed è falsa, non è da Dio e non esiste nella parola di Dio.

    Infatti, quando testimoniamo ad una vera conversione c’è un istantaneo riempimento di Spirito che si dimostra in una persona che glorifica Dio e magari profetizza e magnifica Dio, ma oggi lo fa nella sua propria lingua.

    La conferma del riempimento dello Spirito Santo non è la lingua straniera stessa ma il fatto che la persona glorifica Dio e caso mai profetizza e si esprime in altri atteggiamenti che confermano il riempimento dello Spirito e la presenza dei frutti dello SpiritoEFESINI 5:18-21.

    Cosa che un pagano non avrebbe mai fatto e non avrebbe mai avuto prima di essere stato convertito, questa è la vera conferma che è stato ricevuto lo Spirito Santo.

    Ma vediamo che la parola di Dio, distingue nel passo di Atti 2 il battesimo con lo Spirito versetti 1-3 e il riempimento dello Spirito versetto 4 come due eventi in uno.

    Però qui sono eventi così vicini che la distanza in quel caso sembra indicare una sola cosa ed in effetti in questo caso fu una sola esperienza, come lo è sempre quando una persona nasce di nuovo .

    Il che indica però che il battesimo dello Spirito Santo e il riempimento non sono esattamente e sempre la stessa cosa.

    Perché il credente è battezzato con lo Spirito Santo nel corpo di Cristo una sola volta e riempito anche al momento della salvezza, mentre si può essere poi riempiti di Spirito più di una volta, questo la Scrittura lo rende chiarissimo.

    La Differenza Tra il Battesimo con o dello Spirito Santo e il Riempimento dello Spirito Santo

    Stabiliamo adesso la differenza tra il battesimo con lo Spirito Santo e il riempimento dello Spirito. Il battesimo è un solo evento con il riempimento, il riempimento è però un evento che continua a compiersi continuamente nella vita del credente.

    Anche le parole stesse nel Greco indicano la differenza dei due eventi. La parola usata per riempimento o essere riempiti non è la stessa di essere battezzati, la parola riempiti o riempimento è una parola basata in varie forme del verbo pleo, la parola battezzare o battesimo è la forma varia del verbo baptizoo e queste due parole hanno dei significati completamente diversi.

    Battezzare: Baptizoo vuole dire immergere completamente, abbeverare,

    mentre

    Riempire: Pleo, non vuole dire immergere ma impregnare, influenzare, rifornire, approvvigionare, essere sotto l’influenza.

    Quindi l’essere riempito dallo Spirito Santo vuole dire tutte queste cose sopracitate, quando lo Spirito ci riempie ci impregna e ci influenza, ci rifornisce e ci approvvigiona delle cose di cui abbiamo bisogno al momento, la Sua potenza ed il Suo frutto per fare e comportarsi come Lui vuole, praticamente quando siamo sotto l’influenza totale dello Spirito Santo siamo posseduti da Lui.

    Ecco perché Paolo lo paragona all’influenza del vino inEFESINI 5:18.

    Guardiamo insieme ad alcuni episodi che dimostrano quando delle persone venivano riempite di Spirito Santo e vediamo se la Bibbia ci insegna se oppure non parlavano in lingue straniere come conferma del riempimento, o vediamo se invece facevano altre cose.

    Vorrei iniziare nel Vangelo di Luca 1: 67 E Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo e profetizzò, ( Vedi anche NUMERI 11:25-30 passo molto interessante che parallela 1 Corinzi 14 nel discorso della profezia)

    Ok, lo so che questo episodio è prima di Pentecoste, ed alcuni non lo riterranno un esempio valido, ma lo è, prima perché è una operazione dello Spirito Santo, inoltre stiamo costruendo un filo conduttore per dimostrare che c’è uno schema, un disegno ben preciso di come opera lo Spirito Santo sia prima che dopo Pentecoste, dopo tutto Dio è sempre lo stesso ieri, oggi e sempre, giusto?

    C’è un filo conduttore ben preciso nell’operazione dello Spirito Santo, il quale non è il parlare in lingue straniere, ne quelle sconosciute che si sentono oggi, suoni incomprensibili, ma invece vediamo che qui anche Zaccaria ripieno di Spirito cosa fece? Profetizzò.

    Bene, andiamo a vedere dopo la Pentecoste in Atti.ATTI 4:8-13.

    Questo passo indica che Pietro (nota era già stato riempito di Spirito in Atti 2 e aveva predicato potentemente) ora dice nel versetto 8 Pietro riempito di Spirito disse (in Ebreo, no in lingua straniera). Cioè Pietro predicò o profetizzò stessa cosa, nella sua propria lingua,.

    Versetto 13 Videro la franchezza di Pietro e Giovanni. Franchezza o coraggio stessa cosa. Seguite il filo conduttore per favore. Il coraggio è una operazione dello Spirito 2 TIMOTEO 1:7.

    Atti 4:31 E, dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano radunati tremò; e furono tutti ripieni di Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

    Rispondete voi, che cosa fecero quando furono riempiti di Spirito Santo? Parlarono in lingue straniere come conferma che furono riempiti di Spirito?

    No! Non credo che la Scrittura dica questo.

    Dice invece che annunziavano la parola di Dio con franchezza.

    Atti 13:9 Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, guardandolo fisso, gli disse:

    Risultato? Paolo guardandolo fisso iniziò a parlare in lingue straniere o sconosciute ed a emettere suoni incomprensibili? No!

    Paolo fu riempito di Spirito, la franchezza si legge nel suo sguardo e nelle parole che dice. La franchezza e la predica sono la conferma ancora una volta del riempimento dello Spirito.

    Infatti a parte le lingue straniere che in quel caso furono conferma per i circoncisi e agli apostoli, in ATTI 19:1-7 cosa successe quando i discepoli di Giovanni il Battista dopo essere stati battezzati nel nome del Signore Gesù ricevettero lo Spirito Santo?

    E, quando Paolo impose loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro e parlavano in altre lingue e profetizzavano

    Non è che io stia rinnegando che il parlare in lingue straniere non fosse stato un segno vero e proprio e che confermò che lo stesso Spirito aveva riunito e battezzato tutti i gruppi etnici nel corpo di Cristo, conferma che poi non fu più necessaria ed il fatto che non è un segno attuale per la chiesa oggi.

    Ha servito il Suo scopo nel piano di Dio.

    Se le condizioni fossero anche oggi identiche a quelle di quell’epoca e le lingue fossero veramente lingue straniere del mondo allora le riterrei sicuramente vere e valide. Ma oggi non è così.

    Un’altra ragione per la quale credo che la dottrina Pentecostale che insegna che le lingue sono l’evidenza del riempimento dello Spirito è erronea, è perché, alcuni Pentecostali dicono che sono l’evidenza del battesimo dello Spirito, mentre altri dicono che sono l’evidenza del riempimento di potenza e che questo dono inclusivo di parlare in lingue è per tutti i credenti che lo ricercano.

    Prima di tutto c’è già screzio tra Pentecostali.

    E’ il battesimo o il riempimento dello Spirito?

    Come abbiamo constatato non sono la stessa cosa.

    La Scrittura conferma invece, che il battesimo succede una volta sola al momento della salvezza con riempimento ma il riempimento invece è un’esperienza che si ripete continuamente.

    Seconda ragione è che non si vede la conferma biblica in entrambi i casi che il dono delle lingue non sia per i credenti che lo desiderano e chiedono il dono a Dio.

    Paolo con una domanda retorica, chiede ai Corinzi se tutti i credenti parlano in lingue.

    1 Corinzi 12:30 Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti?

    Nel contesto vediamo che l’unica risposta possibile è una sola, NO!

    Questo vuole anche dire per esempio che non tutti avevano il dono di opere potenti, la risposta a quelle domande di Paolo e sempre NO!

    Questo crea già un enorme problema nelle dottrine Pentecostali, perché se la risposta è no, allora come si fa a avere conferma di chi è battezzato con lo Spirito se il dono in effetti non è per tutti?

    Se il dono delle lingue dovesse essere la conferma del battesimo e/o del riempimento dello Spirito, solo quelli che lo hanno dunque sono i battezzati e/o i riempiti? Ricordiamoci che secondo la parola di Dio se non abbiamo lo Spirito Santo non apparteniamo nemmeno a Dio
    ROMANI 8:8-11.

    Non penso proprio che Paolo stesse insegnando questa cosa, anzi penso che stesse invece insegnando proprio il contrario.

    Ricordiamoci la premessa con cui abbiamo iniziato questo studio, cioè che

    Lo Spirito Santo MAI E POI MAI FA QUALCHE COSA O OPERA IN CONTRADDIZIONE a ciò che dice, comanda e insegnala parola di Dio. Lo Spirito Santo inoltre è lo Spirito di verità, così Lo chiama Gesù, Egli dunque non può ispirare la parola di Dio e poi fare o operare differentemente o incoerentemente da ciò che Egli stesso ha ispirato a scrivere nella parola di Dio.

    1 Corinzi 14:5 Io vorrei che tutti parlaste in lingue, ma molto più che profetizzaste, perché chi profetizza è superiore a chi parla in lingue a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione.

    1 Corinzi 14: 13 Perciò chi” parla in altra lingua preghi di poter interpretare,

    Questi brani addirittura precludono anche che vi erano molti che imitavano il vero dono delle lingue e che infatti non lo avevano proprio.

    Anche queste due Scritture negano categoricamente il fatto che tutti i credenti possono essere dotati di questo dono e questo deve allora per forza escludere il fatto che questo dono sia l’evidenza del battesimo e/o il riempimento dello Spirito.

    Perché se lo fosse, escluderebbe molte persone dal ricevere il battesimo e/o il riempimento dello Spirito, che secondo la Scrittura invece sono per tutti i credenti.

    Tra l’altro la scusa delle lingue spirituali o lingua di preghiera che i Pentecostali usano è soltanto una giustificazione, impossibile da provare biblicamente, giustificazione per non poter dimostrare di poter parlare in lingue straniere, cioè le attuali lingue esistenti nel mondo.

    Io non sono un poliglotta ma riconosco lingue straniere quando le sento anche se non le capisco. Anzi a volte riesco anche a riconoscere che lingua è.

    Le cosiddette lingue dei Pentecostali di oggi invece non sono alcuna lingua dimostrabile o comprensibile da alcuna persona.

    Esperti di lingue del mondo sono stati interpellati per vedere se potevano riconoscere alcuna lingua straniera esistente tra le schiere di lingue Pentecostali e non è mai stata confermata alcun linguaggio esistente.

    Addirittura in molte chiese ci sono delle vere e proprie classi per credenti dove addirittura insegnano a parlare in lingue, insomma via, non credo che bisogni andare molto più avanti per capire e provare che le lingue dei Pentecostali di oggi non sono le stesse lingue del libro degli Atti e quindi non confermano assolutamente niente anche se le vere lingue di Atti 2, 10 e 19 fossero in esistenza oggi, quelle semmai confermerebbero che il dono è ancora operativo, ma non sarebbe comunque per tutti e quindi ancora non confermerebbe neppure oggi il battesimo con lo Spirito Santo.

    Non solo la Bibbia contraddice categoricamente questa dottrina Pentecostale/Carismatica, ma anche la semplice logica grammaticale dei versetti.

    Allora ci deve essere qualche cosa di diverso che conferma il riempimento dello Spirito Santo.

    Come abbiamo già letto in precedenza la franchezza nel predicare e il modo corretto della predica stessa della Parola di Dio è evidenza ed una delle conferme di essere riempiti di Spirito Santo e non sono infatti ne lingue straniere ne una incomprensibile lingua spirituale, ma ci sono altre importanti evidenze del riempimento dello Spirito Santo che la Scrittura ci dimostra.

    La dimostrazione dei frutti dello Spirito per esempio e di certi altri comportamenti del credente. Il profetizzare e i seguenti comportamenti sono le evidenze del riempimento dello Spirito.

    Atti 13:52 52 E i discepoli erano ripieni di gioia e di Spirito Santo. (Gioia è un frutto di chi? Lo Spirito Santo)

    Galati 5:22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo;

    Efesini 5:18-25 Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, 19 parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; 20 ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; 21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei,

    Ecco l’evidenza o le conferme di quando i credenti sono ripieni di Spirito. Parlano in lingue straniere o spirituali? No! Quelle non sono neppure menzionate.

    Invece Salmi, inni, cantici spirituali, cantando e salmeggiando nel cuore al Signore. Ringraziamento verso Dio e sottomissione nel timore del Signore, tutto questo fatto nella lingua normale.

    Semmai i cantici sono spirituali, ma non sono la stessa cosa di lingue incomprensibili,che non sono mai descritte nella Bibbia.

    Salmeggiando con il cuore al Signore indica addirittura una azione che può essere silenziosa, ma proveniente dal cuore stesso.

    Le mogli saranno sottomesse al marito senza tante scuse e manfrine ed i mariti le ameranno con sacrificio e comprensione.

    Queste sono le vere evidenze del riempimento dello Spirito Santo. Si vede però che forse queste cose ad alcuni non sembrano abbastanza spirituali.

    Questo perché non possono mettere in mostra la spiritualità contraffatta come il borbottare e il disubbidire la Scrittura invece può?

    Vi dico che ho visto molte persone che non sono pentecostali o carismatici che non parlano in alcune lingue straniere o strane ma che esibiscono franchezza e potenza nella predica della parola di Dio e tutti i comportamenti descritti nei passi appena letti.

    Posso infatti dire che basato sulla Scrittura sono riempito di Spirito spesso anche io che non parlo in lingue di alcun tipo eccetto l’Inglese che conosco bene quanto l’Italiano perché mi è stato insegnato dall’infanzia.

    Queste cose e non lingue di alcun genere confermano il riempimento dello Spirito.

    Interpretazione Erronea di Luca 11:13 Riguardante lo Spirito Santo

    Vorrei portare all’attenzione un’altra dottrina Pentecostale in riguardo al ricevere lo Spirito Santo che è fallace. Quella che il credente deve chiedere al Signore di ricevere il battesimo con lo Spirito Santo.

    Già credo evidente da tutto ciò che abbiamo visto fino ad ora che non è così, ma comunque rimaniamo per un momento in Atti 2 a partire nel versetto 38.

    Atti 2:38-39 Allora Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà».

    Esaminiamo attentamente le parole di Pietro.

    Questi uomini Ebrei compunti dalla parola di Pietro sono al punto di voler sapere cosa fare per essere salvati. Pietro risponde loro, che dovevano ravvedersi, il secondo passo che la fede in Cristo ti porta a fare, e poi in ubbidienza al comandamento di Gesù essere battezzati nel nome del Signore.

    Facendo questo avrebbero dimostrato che la loro fede era vera, a quel punto, avevano ottenuto la salvezza, Pietro dice che facendo questo avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo.

    Il dono dello Spirito Santo è un dono che Dio dona liberamente a coloro che hanno fatto che cosa?

    Creduto in Cristo e chiesto perdono dei peccati, questa infatti è l’ inconfutabile evidenza che lo Spirito Santo ha già fatto la Sua opera nella persona al momento della salvezza.

    Un dono tra l’altro non lo si chiede. Dio lo dà ai Suoi figli come risultato della fede in Cristo.

    Un dono non si chiede viene invece dato dal donatore, a meno che non si creda ancora in Babbo Natale a cui bisogna chiedere i regalini di Natale.

    Infatti, Pietro dice giustamente che il dono dello Spirito Santo è la promessa di Dio che è per TUTTI quanti il Signore chiamerà, dunque gli eletti, vediROMANI 8:28-32.

    Pietro non insegna che si deve chiedere il dono dello Spirito Santo per averlo, ma che è un dono promesso a tutti coloro che sono eredi alla salvezza, senza alcuna altra condizione.

    Ma questa dottrina che un credente deve chiedere a Dio per ricevere il battesimo con lo Spirito Santo dopo la salvezza è una dottrina che non è insegnata dalla Scrittura, non si trova delineata in nessuna vera dottrina Apostolica.

    Da nessuna parte la Scrittura insegna o comanda di chiedere il dono dello Spirito Santo.

    Questa dottrina nasce dalla erronea interpretazione del passo che troviamo in Luca 11:13 e assolutamente non da ciò che è delineato in Atti o in nessuna delle altre epistole.

    Luca 11:13 Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono».

    Ora a primo acchito sembrerebbe che si potrebbe voler far dire proprio ciò che c’è scritto, e ciò che i Pentecostali dicono per tentare di giustificare la loro erronea dottrina, ma dobbiamo esaminare se la Scrittura in realtà supporta questa dottrina Pentecostale.

    Approfondiamo ciò che cosa volesse dire Gesù in Luca 11:13 e se veramente ha alcuna connessione valida a questa dottrina, cioè che il battesimo dello Spirito Santo va richiesto in preghiera.

    Prima di tutto non c’è nessun’ altra Scrittura dove ne il Signore ne gli apostoli ci dicono di chiedere di ricevere il battesimo dello Spirito Santo.

    Per questo bisogna allora capire che Gesù qui non sta parlando del ricevere il battesimo dello Spirito Santo via richiesta.

    Abbiamo già stabilito che senza lo Spirito Santo non si può nemmeno appartenere a Cristo. Quindi l’unica valida connessione con il richiedere lo Spirito Santo sarebbe solo nel contesto della salvezza stessa.

    Chiedere di essere salvati dunque potrebbe indicare che Dio in quel caso elargisca il dono dello Spirito Santo, siccome è Lui che dona la salvezza e rigenera il credente e lo battezza in Cristo.

    Anche perché, in nessuno dei casi che descrivono il battesimo dello Spirito troviamo persone che chiedono a Dio in preghiera di riceverlo.

    L’unico passo che potrebbe arrivarci vicino èATTI 8:15 ma questo versetto è l’unico posto dove menziona la preghiera con il ricevere lo Spirito, ma prima di tutto, sono gli Apostoli che pregano e non i credenti.

    Inoltre è l’unico passo in quel contesto in cui troviamo che gli Apostoli pregano per qualcuno per ricevere lo Spirito.

    In ogni altro caso nessun riferimento è mai e poi mai fatto, ne alcuna dottrina insegnata dove il credente deve richiedere il battesimo dello Spirito, caso mai il riempimento viene a volte in accordo con un richiesta specifica di preghiera, ma non era mai stato chiesto di essere riempiti di Spirito nella preghiera stessa, infatti la richiesta che gli Apostoli fanno è il vero e proprio contesto che troviamo inLUCA 11:13 ed entrambi non hanno niente a che vedere con il richiedere il battesimo o il riempimento dello Spirito, vediATTI 4:29-30.

    Che cosa fu richiesto da loro? Di predicare la parola di Dio con franchezza.

    La risposta della richiesta fu proprio il riempimento dello Spirito che diede loro la franchezza.

    Ora seguite il discorso di Gesù in Luca 11:13 e vedrete che la dimostrazione di quello che Gesù ha detto è infatti la risposta di Dio alla preghiera in ATTI 4:29-30.

    In Luca 11 Gesù sta parlando in un contesto specifico, la preghiera e della perseveranza nella preghiera.

    Gesù sta ponendo l’enfasi sul dono e il donatore anziché nelle richieste stesse della preghiera.

    Guardiamo ciò che Gesù sta veramente dicendo.

    In altri posti della Scrittura Gesù ha detto di ricercare il regno di Dio e la Sua giustizia e tutti i nostri bisogni terreni sarebbero stati sopraggiunti da Lui, MATTEO 6:33 Gesù ha detto anche, che Dio già sa ciò di cui abbiamo bisognoMATTEO 6:8, questo tutto nel contesto della preghiera, ricordiamoci il contesto.

    Gesù inoltre nello stesso contesto sia in Matteo che Luca ci istruisce come si dovrebbe pregare, in che maniera dobbiamo ricercare la volontà di Dio. OK, questo è il contesto.

    Per via del contesto della preghiera sappiamo che quello che Gesù sta dicendo è in riguardo alla preghiera.

    Gesù sta dicendo che il dono di Dio, lo Spirito Santo, è Lui che Dio ci da per essere la risposta a tutte le cose buone che ci servono per la nostra vita spirituale.

    Qualunque cosa di cui abbiamo bisogno e che chiediamo a Dio in preghiera, lo Spirito Santo, il dono di Dio ci da le risposte a tutte le nostre preghiere, se abbiamo bisogno di consolazione Lui è il consolatoreGIOVANNI 16:7, se abbiamo bisogno di amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo, abbiamo lo Spirito che ci dona queste cose,GALATI 5:22; se è di potenza e coraggio, lo Spirito ci da questi 2 TIMOTEO 1:7;ATTI 4:29-31; se è di verità, Egli è lo Spirito di veritàGIOVANNI 14:17,GIOVANNI 16:23.

    Se abbiamo bisogno di assicurazione di appartenere a Dio, sicurezza della salvezza, Egli ci da questoROMANI 8:15-16; e così via, per tutti i nostri bisogni per la vita nostra vita spirituale, ciò che noi chiediamo a Dio, Lui ce lo elargisce tramite il buon dono dello Spirito Santo.

    Anche nell’assistenza della preghiera stessa, quando non sappiamo come pregare lo Spirito intercede per noi e ci soccorre nelle nostre debolezzeROMANI 8:26-27, e no, questo non fa riferimento alla lingua di preghiera, o la lingua spirituale di cui spesso parlano i Pentecostali, questi sono sospiri ineffabili, cioè che non possono essere nemmeno uditi.

    Nel Greco, le parole usate per sospiri è appunto “stenagmois” che proprio vuole dire sospiri, la parola ineffabili è alaleètois” , senza parole, cioè sono inudibili.

    Quindi non sono affatto la lingua di preghiera di cui parlano i Carismatici. Invece indica proprio quello che dice, non sono suoni incomprensibili come nelle chiese si sente, nel caso dello Spirito Santo che prega non si odono parole, ma sospiri.

    C’è un esempio di questo tipo di preghiera addirittura nell’AT in 1 SAMUELE 1: 12-13.

    Così, il contesto che interpreta la Scrittura diLUCA 11:13 non è affatto il contesto del chiedere il battesimo dello Spirito, bensì che ogni buon dono di cui abbiamo bisogno, lo abbiamo attraverso il dono dei doni, lo Spirito Santo, che è Colui che ci è donato per essere l’esaudimento di tutto ciò che chiediamo e di cui abbiamo bisogno.

    Infatti l’unica persona che chiese di ricevere lo Spirito Santo addirittura offrendo dei soldi fu ripreso duramente da Pietro, eppure secondo la Scrittura appariva come se questo fosse stato un vero credente, questo episodio lo troviamo in ATTI 8:9-24.

    Ora molti potrebbero dire, vedi che questo Simone il mago non aveva ricevuto lo Spirito nel momento in cui ha creduto, quindi si deve chiedere per riceverlo.

    Io invece credo che Simone il mago non era un vero credente ma invece voleva ottenere questo potere per attirare l’attenzione su di se, ecco perché Pietro lo condanna, condannando le sue motivazioni e il suo cuore.

    Per questo molti oggi corrono dietro a lingue,segni e miracoli, perché prediligono i “doni” che fanno spettacolo e che attraggono l’attenzione sulla persona stessa che ha “ il dono” cioè, loro.

    Ci sono molti nelle chiese che non sono nemmeno nati di nuovo, appaiono di aver creduto e sono proprio questi che fanno apparire che si possa anche scadere dalla grazia, questi possono anche avere delle manifestazioni che appaiono vere ma che infine non lo sono MATTEO 7:20-23.

    Non è così, quando si entra nella grazia di Dio, Dio porta a compimento la nostra salvezza FILIPPESI 1:6 e ci preserva dallo scadere

    GIOVANNI 10:26-30chi invece non è affatto nella grazia di Dio, ma cerca di entrare per qualche altra via, prima o poi se ne va.

    C’è un’altra cosa che vorrei prendere in considerazione nel passo in Atti 2 che si rivela interessante.

    Quando c’è la descrizione di tutti quanti credettero il giorno di Pentecoste, non viene menzionato nel testo che parlarono in lingue straniere anche loro.

    Dunque che cosa dobbiamo trarre dal silenzio della Scrittura in riguardo a questo soggetto?

    Dobbiamo per forza presumere che abbiano parlato in lingue quando non c’è scritto?

    Possiamo presumere che invece non abbiano parlato in lingue straniere perché non è riportato?

    Ma visto che è riportato in ogni altro dei quattro passi riguardante il battesimo con lo Spirito Santo, possiamo dedurre che Luca abbia omesso l’accaduto invece perché non era accaduto affatto?

    Alcuni diranno che non è scritto perché è dato per scontato che fosse così.

    Se usiamo questo ragionamento, fallace tra l’altro, allora non sarebbe stato importante scriverlo neanche negli altri tre casi nei quali è successo.

    Non possiamo far dire alla Scrittura ciò che non vi è scritto direttamente e che non è corroborato e che viene insegnato da altri passi della Scrittura o che addirittura viene contraddetto dal resto della Scrittura.

    A me bastano le evidenze che la Scrittura dimostra chiaramente per comprendere biblicamente che le lingue che si parlano oggi non sono quelle di Atti 2,10, 19 e di 1 Corinzi 12, non sono affatto la conferma del battesimo con lo Spirito ne la conferma del riempimento.

    Questo inoltre conferma che le varie esperienze che una persona può avere non confermano affatto le dottrine bibliche, ma solo la sana dottrina Apostolica correttamente interpretata conferma se le esperienze che si hanno sono bibliche oppure no, questo è infatti il contesto di 1 Corinzi 14.

    Eccetto che per quei quattro episodi di conferma apostolica menzionati prima, non si è mai più visto alcuna persona che ha ricevuto la salvezza tramite l’evangelo e che ha esibito il battesimo visibile dello Spirito con le lingue.

    E’ ovvio che nella prima epistola ai Corinzi si capisce che c’erano persone dotate di questo dono e che c’erano anche persone che fingevano di averlo, ma non tutti lo avevano e inoltre 1 Corinzi fu anche una delle prime lettere scritte da Paolo.

    Nelle epistole di ogni autore del NT non si sentono mai più menzionate le lingue, perché?

    Come è delineato anche nel libro degli Atti, dopo un certo periodo non vediamo ne sentiamo più parlare di questo dono.

    Credo fermamente che se Paolo oppure Pietro fossero stati così attaccati, come lo sono quasi tutti i Pentecostali e carismatici, al così detto battesimo o ricevimento dello Spirito Santo in separata esperienza dalla conversione stessa e se ci doveva essere la così detta conferma del parlare in lingue, loro stessi, gli Apostoli, avrebbero aggiunto sicuramente delle istruzioni in riguardo.

    Comunque tali istruzioni non esistono.

    Come del resto invece fanno tutte le denominazioni Pentecostali e carismatiche, ma la realtà è che queste dottrine sono nate dall’aver voluto prendere certi eventi e situazioni fuori contesto e male interpretando la Scrittura per poter confermare e giustificare esperienze che non sono assolutamente vere e che non sono fondate sulla corretta interpretazione della Scrittura.

    Fino ad ora, Io personalmente dopo molti anni assieme a Pentecostali, non ho sentito mai parlare in lingue straniere per testimonianza ad Ebrei, ne ho testimoniato alcuna esperienza valida e reale che conferma ciò che la Bibbia dice in riguardo al dono delle lingue.

    Dio non sta più, dando segni ad Israele e quindi sarebbe inconcepibile e inutile avere un dono o segno come questo, come conferma anche Paolo.

     

    1 Corinzi 14

    Le Istruzioni Apostoliche di Paolo Riguardanti il Dono delle Lingue Date ai Corinzi

    Approfondiamo lo studio di questo soggetto esaminando l’unico capitolo nella Bibbia dove la dottrina di questo dono è insegnata e spiegata da un Apostolo.

    Questa tra l’altro era l’unica chiesa dove esisteva un problema in riguardo a questa cosa. Beato Paolo, oggi siamo messi molto peggio.

    Comunque, Paolo deve scrivere a questa chiesa per dargli istruzioni Apostoliche sul proposito, la funzione e la pratica operazione di questo dono. Istruzioni Apostoliche che la chiesa Pentecostale e Carismatica di oggi disubbidiscono continuamente, senza ricordarsi dell’avvertimento di Paolo stesso alla fine del capitolo

    1 Corinzi 14:36-37 La parola di Dio è forse proceduta da voi? O è forse pervenuta a voi soli? 37 Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore.

    Ricordiamoci ancora una voltala premessa con cui abbiamo iniziato questo studio, cioè che

    Lo Spirito Santo MAI E POI MAI FA QUALCHE COSA O OPERA IN CONTRADDIZIONE a ciò che dice, comanda e insegna la parola di Dio. Lo Spirito Santo inoltre è lo Spirito di verità, così Lo chiama Gesù, Egli dunque non può ispirare la parola di Dio e poi fare o operare differentemente o incoerentemente da ciò che Egli stesso ha ispirato a scrivere nella parola di Dio.

    In special modo perché dobbiamo vedere che cosa dice la Scrittura in realtà sul dono delle lingue in 1Corinzi 13-14 .

    Comunque ricordatevi che l’intera base delle lingue di 1 Corinzi 14 non è altro che 1 CORINZI 14:21-22.

    Se volete andare oltre ciò che è scritto fate voi.

    Prima di cominciare vorrei inoltre dire che ci sono alcuni confutatori Pentecostali di queste obbiezioni, in riguardo alla validità del parlare in lingue di oggi, che diranno che Paolo e la Scrittura fanno la distinzione tra una lingua diversa e una diversità di lingue.

    Questo significherebbe una pluralità di lingue, sarebbe a dire che il dono stesso è suddiviso in due categorie.

    Quelli che hanno l’abilità di parlare in una sola lingua diversa dalla loro e quelli che hanno l’abilità di parlarne più di una.

    Questo tra l’altro è una inutile distinzione che non ha nemmeno alcun senso logico e nemmeno importante per quanto riguarda la funzione stessa del dono.

    Perché, prima di tutto la Scrittura parla di lingue del mondo e non di un linguaggio incomprensibile che non è una vera lingua.

    Quindi tutto questo morirebbe qui, perché oggi non sono parlate lingue come al tempo degli Atti ma un linguaggio inesistente e non Biblico.

    Inoltre c’è anche da notare che lo stesso esatto linguaggio sconosciuto che si sente oggi è anche manifestato nella chiesa Romana e in altre religioni non cristiane, dobbiamo dunque presumere che loro siano stati battezzati con lo Spirito e ricevuto la pienezza dello Spirito mentre ci sono veri credenti che perché non parlano in lingue sono considerati mancanti?

    Che cosa distingue dunque le vere lingue dalle false dato che non c’è nessuno mai che le può capire e interpretare o tradurre?

    Queste lingua parlata oggi non è la stessa manifestazione del dono che leggiamo nella Bibbia.

    Comunque dobbiamo rispondere biblicamente anche a questa obbiezione.

    Direi che la vera e propria descrizione grammaticale UNICA del dono si trova in

    1 Corinzi 12:10 a un altro diversità di lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.

    Il termine nel testo Greco originale è lingue e non diversità ed è sempre nella forma plurale.

    La parola diversità o diverse è stata aggiunta dai traduttori Biblici e non è presente nei testi originali.

    Quindi il testo originale direbbe ad altri, lingue.

    Questa è la descrizione del dono, ribadita da Paolo in

    1 Corinzi 12:28-30 E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione, i doni di assistenza e di governo e (la diversità di) lingue. 29 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti dottori? 30 Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti (diverse) lingue? Interpretano tutti?

    Notate bene che, la parola diverse è stata messa in parentesi perché è una aggiunta dei traduttori, non esiste nel testo originale.

    Inoltre la parola lingue riferita al vero dono è sempre nella forma plurale.

    Questo è importante per capire meglio il contesto di 1 Corinzi 14 in riguardo alle lingue e perché Paolo usa soltanto nel capitolo 14 le distinzioni tra lingua (singolare) e lingue (plurale).

    Il vero dono quindi sembra essere sempre riferitocon la parola lingue nella forma plurale.

    Il discorso della diversità o pluralità di lingue euna lingua al singolare non ha assolutamente niente a che vedere con la distinzione di due tipi di manifestazioni del vero dono come dicono alcuni ma è la distinzione tra il dono delle lingue (plurale) e la falsificazione del dono o il falso linguaggio, lingua, nella forma singolare.

    Diamo una occhiata a 1 Corinzi 14 per lo scopo di migliorarne lo studio lo divideremo in 3 sezioni che si concentreranno sul soggetto del parlare in lingue.

    La prima sezione è dal versetto 1-19 e qui Paolo parla della POSIZIONE del dono delle lingue.

    La Seconda sezione è dal versetto 20-25 qui Paolo parla del PROPOSITO del dono

    La Terza sezione è dal versetto 26-40 e Paolo descrive la PROCEDURA del dono.

    La posizione del dono è SECONDARIA,

    Il Proposito del dono è UN SEGNO

    La Procedura o Funzione del dono è SISTEMATICA.

    Il dono delle lingue è secondario perché è considerato meno importante del dono della profezia.

    Perché?

    La profezia edifica la chiesa, ricordiamoci che la manifestazione dello Spirito Santo è data per l’utilità comune e non personale edificazione 1 Corinzi 12:7.

    Le lingue e/o altra lingua se non tradotte non edificano la chiesa 1 CORINZI 14:1-5.

    Quale è lo scopo della chiesa quando si riunisce assieme?

    L’edificazione della chiesa. La crescita e maturità spirituale del corpo di Cristo, questo è delineato anche inEFESINI 4: 11-16 .

    Alla fine del versetto 26 di 1 Corinzi 14, Paolo infatti dice si faccia ogni cosa per l’edificazione”.

    Nel versetto 12 Così anche voi, poiché siete desiderosi di avere doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa.

    Nel versetto 31 in riguardo alla profezia Tutti infatti, ad uno ad uno, potete profetizzare affinché tutti imparino e tutti siano incoraggiati.

    Il vero dono delle lingue è dichiarato secondario in importanza da Paolo e il profetizzare (cioè la predica, insegnamento o lettura della parola di Dio nella lingua propria) questa è di primaria importanza come del resto dovrebbe esserlo anche oggi, anche se le lingue non sono più per la chiesa di oggi e le LINGUE DI OGGI NON SERVONO A NIENTE.

    Due ovvie ragioni che il dono delle lingue era inferiore alla profezia, la prima che non si poteva capire ciò che veniva detto e quindi solo quando vi era un interprete c’era la possibilità di comprendere ciò che veniva detto per l’edificazione della chiesa.

    La seconda che lo scopo primario della chiesa quando si riunisce è l’edificazione, la crescita spirituale della chiesa.

    1 Corinzi 14:2 perché chi parla in altra lingua (singolare) non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo comprende, ma egli in spirito proferisce misteri.

    Non si può nemmeno costruire un dottrina di un linguaggio di preghiera da questo passo, perché lo scopo del vero dono delle lingue era proprio per parlare agli uomini e non a Dio.

    Allora prima cosa Paolo usa qui il termine singolare per lingua e non dice chi parla in lingue, plurale, quindi non sta facendo riferimento alla manifestazione del vero dono che viene sempre menzionata nella forma plurale.

    Seguite il discorso,

    In Atti 2 come dice Paolo in 1 CORINZI 14:21-22 a cosa servirono le lingue straniere?

    Come un segno. Un segno per chi? Per gli Ebrei. Gli Ebrei sono uomini? Si.

    Qui Paolo invece dice che, chi parla in lingua non parla agli uomini ma a Dio. Un proposito e un contesto completamente diverso da quello che il vero dono ha.

    Un tema ed un contesto MAI delineato da altre Scritture tra l’altro.

    Chi parla in lingue con interpretazione parla agli uomini, è ovvio, altrimenti a che servirebbe l’interpretazione?

    Dio non ha bisogno di interpreti perché conosce tutte le lingue esistenti ma allora a che servirebbe una lingua speciale e spirituale per parlare con Dio? A niente!

    Quindi come dice Paolo giustamente, chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma parla ad un dio. Sì, un dio con la d minuscola.

    Infatti nel testo Greco letterale in questo passo, Dio dovrebbe essere tradotto correttamente così, a un dio e non al Dio che era la preposizione usata per rappresentare il vero e solo Dio.

    Il tema di Paolo dunque è, un’altra lingua diversa, per parlare con un dio (idolo) e non il vero Dio.

    Paolo poi dice che uno proferisce misteri in spirito, ma quale spirito?

    Lo spirito dell’uomo, cioè il suo e non quello di Dio.

    Lo Spirito Santo sarebbe maiuscolo o specificato, lo spirito dell’uomo è minuscolo e l’ egli è riferito alla persona e non allo Spirito.

    Quindi è nel suo spirito umano che proferisce misteri ad un dio.

    Quindi Paolo non sta parlando affatto che vada bene esercitare una lingua spirituale o di preghiera” anche perché, se anche ci fosse tale cosa, non edifica la chiesa, ma invece servirebbe solo ad edificare se stessi che non è la cosa che Dio desidera che noi facciamo.

    L’edificazione personale non è lo scopo di quando ci si riunisce in assemblea. Infatti la manifestazione del mio dono non è mai per me ma per gli altri

    1 CORINZI 12:7 quindi anche se la lingua spirituale o di preghiera esistesse, non potrebbe essere un dono per la propria edificazione individuale e personale.

    Chi usa questa giustificazione per l’uso personale di questo dono è in contraddizione con lo Spirito Santo e con la dottrina Apostolica delineata nella parola di Dio.

    L’argomento infatti che presenta Paolo in

    1 Corinzi 14:4 -5 Chi parla in altra lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa. 5 Io vorrei che tutti parlaste in lingue, ma molto più che profetizzaste, perché chi profetizza è superiore a chi parla in lingue a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione.

    In questi due versetti troviamo che Paolo ci conferisce il primo punto di chi parla in altra lingua, cioè, non edifica la chiesa ma si sente spirituale per se stesso, cioè si gonfia di orgoglio, edifica se stesso, nella triste maggior parte dei casi la persona inganna se stesso e basta.

    Notate il sarcasmo e la disapprovazione di Paolo.

    Perché come va ripetuto continuamente l’unica edificazione che conta è quando manifestiamo i doni dello Spirito Santo solo per l’utilità comune

    1 CORINZI 12:7 nell’amore 1 Corinzi 13.

    E’ infatti per questo che Paolo ha scritto il capitolo 13 mettendolo in mezzo al capitolo 12 e 14.

    Quindi il discorso che Paolo sta facendo è che, anche se una persona per il parlare in altra lingua potesse edificare se stesso questo comportamento non andrebbe bene.

    Quindi Paolo elimina il praticare e il parlare in altra lingua. Nel versetto 4 bisogna domandarsi e giustamente perché Paolo non usa il termine che parla in lingue (plurale) ma usa invece il termine che parla in lingua (singolare)?

    Perché nel versetto seguente Paolo in entrambe i casi, sia quando usa il soggetto nel plurale che nel singolare usa comunque il termine lingue nella forma plurale?

    Perché è ovvio che il termine lingua è riferito ad un linguaggio specifico, cioè il falso linguaggio, la contraffazione del vero dono.

    Nel versetto 5 infatti il discorso di Paolo cambia tono, cioè che lui non avrebbe alcuna obbiezione se tutti i credenti parlassero in lingue , cioè il vero dono dello Spirito Santo, ma solo se fosse interpretato per l’edificazione altrui.

    Ancora un volta questo passo conferma che il vero dono delle lingue straniere non è per tutti quanti i credenti, ma che coloro che non lo hanno infatti non sono affatto inferiori a quelli che lo hanno.

    Anzi se uno ha il dono della profezia , come dono è superiore al dono delle lingue.

    Questo elimina in pieno la dottrina che questo dono è la conferma per tutti i credenti di essere stati battezzati con o riempiti di Spirito Santo.

    Per il parlare in lingue, quelle vere, ci vuole un interprete per portare edificazione alla chiesa, fine del versetto 5.

    Infatti poi nel versetto 6 Paolo dice, Ma ora, fratelli, se venissi a voi parlando in lingue,(IL VERO DONO) che vi gioverei se non vi parlassi per mezzo di rivelazione, o di conoscenza, o di profezia, o di insegnamento?

    Paolo riconosce che anche l’uso del vero dono, infatti usa il termine lingue, non giova alla chiesa per l’edificazione se non operato nel modo giusto.

    Mentre invece la rivelazione Apostolica, la conoscenza, la profezia e l’insegnamento invece edificano.

    Si, Paolo sta dicendo, se vengo a voi che parlate in Greco e uso il mio dono di lingue parlando qualche altra lingua a voi sconosciuta (se non tradotta) non vi gioverei per niente, a meno che non parlassi (in Greco), o a meno che appunto ci fosse qualcuno che interpreta ciò che dico.

    Nel passo seguente Paolo con ironia e sarcasmo paragona tutto il rumore che i Corinzi facevano adoperando sia il vero dono di lingue che l’imitazione del dono, cioè altra lingua, paragonandoli a strumenti stonati che non riescono a suonare nessuna determinata melodia, ma invece emettono suoni irriconoscibili che non ammontano a niente di comprensibile.

    In altre parole grande caos e niente altro.

    1 Corinzi 14:7-12 Perfino le cose inanimate che danno suono, come il flauto o la cetra, se non danno suoni distinti, come si riconoscerà ciò che si suona con il flauto o con la cetra? 8 E se la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia? 9 Così anche voi, se con la lingua non proferite un discorso comprensibile, come si capirà quello che dite? Parlerete al vento. 10 Ci sono nel mondo non so quante specie di linguaggi e nessun linguaggio è senza significato. 11 Se quindi non comprendo il significato del linguaggio sarò uno straniero per chi parla, e chi parla sarà uno straniero per me. 12 Così anche voi, poiché siete desiderosi di capacità spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa.

    Come quando si è ad un concerto e tutti i musicisti stanno accordando i loro strumenti, si sente un gran caos di suoni senza senso e non si riconosce alcuna melodia.

    Comunque quando arriva il direttore d’orchestra e i musicisti iniziano a seguire la sua direzione e la musica scritta, si può godere della meravigliosa sinfonia e si può comprendere benissimo una sinfonia specifica ottenendo il risultato che l’autore/scrittore della musica gli aveva preposto.

    Così doveva essere il dono delle lingue. Senza direttore cioè lo Spirito Santo e senza la musica cioè l’interprete, non si può sentire la vera sinfonia che Dio ha scritto, non si può capire niente se gli elementi non sono tutti posizionati nel modo giusto.

    Focalizzandoci ora sui versetti 8-9 se il trombettiere suonasse un tono sconosciuto come farebbero i soldati a prepararsi per la battaglia? Sai che confusione se non riuscissero a distinguere il vero suono.

    Se allora non si comprende cosa viene proferito, cioè con un discorso comprensibile, come si può capire quello che viene detto per l’utilità comune?

    Infatti vediamo che Paolo addirittura non dice neanche che parlereste a Dio, ma al vento, cioè nel nulla. Perché infine è paragonato a nulla quindi tutto il caos uditivo che si sente nelle chiese Pentecostali oggi è un parlare al vento, nemmeno a Dio, ma un fragore di suoni indistinti e incomprensibili.

    Paolo specifica poi che sta parlando di lingue conosciute, lingue del mondo, e non di una lingua o un linguaggio mistico, ma di lingue che hanno tutte un vero e proprio significato, solo per chi le comprende però.

    Infatti quando non si comprende il linguaggio umano gli uni degli altri infatti siamo stranieri gli uni agli altri. Paolo sta dicendo che anche questo è inutile.

    Invece dice Paolo, cercate di abbondare dei doni che veramente edificano la chiesa.

    E questi non sono i doni spettacolari, bensì la profezia, insegnamento, conoscenza, saggezza.

    I doni che fanno crescere spiritualmente la chiesa e non quelli che danno spettacolo e attraggono l’attenzione sulla persona con il dono.

    Quindi anche se i nostri amici Pentecostali avessero il vero dono delle lingue sarebbe bene che si concentrassero nel chiedere a Dio di abbondare anche in interpreti e non solo di chi può parlare in lingue, o meglio ancora, pregare che il Signore li abbondi di chi può veramente predicare e insegnare la parola di Dio perché infine è solo quello che ci fa crescere e ci fa maturare e ci rende conformi all’immagine di Cristo.

    Notate poi nei versetti 13-14 è molto importante il linguaggio usato da Paolo,

    13 Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; 14 poiché, se prego in altra lingua, prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa.

    Attenzione perché qui c’è da fare alcune precisazioni per dare il vero significato di quello che Paolo sta veramente dicendo.

    Prima di tutto dice “chi parla in altra lingua” cioè chi parla nella non lingua, una lingua che non esiste, come abbiamo spiegato prima, una lingua estatica e pagana.

    Poi Paolo dice una cosa molto interessante, cioè, “preghi di poter interpretare”

    Questa è una indicazione importante che Paolo sta usando ironia e sarcasmo qui, perché prima di tutto è impossibile interpretare una lingua che non esiste.

    Pregando di ricevere il dono dell’interpretazione per una lingua che non esiste non solo è sarcasmo ma sarebbe addirittura anche una violazione della Scrittura anche se la lingua esistesse.

    Non si può pregare per ricevere un dono specifico.

    Due passi che negano la richiesta dei doni alle stesse persone che li ricevono sono i seguenti:

    1 Corinzi 12:8-11 A uno infatti è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di conoscenza; 9 a un altro fede, dal medesimo Spirito; a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti; 10 a un altro diversità di lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. 11 Or tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, che distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole.

    1 Corinzi 12: 29-30 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti dottori? 30 Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti?

    Allora è chiaro, anzi chiarissimo che per mezzo dello Spirito a ciascuno è dato un dono ,distribuito in particolare non come desidera il credente ma come desidera lo Spirito di Dio.

    Infatti, Paolo in 1 Corinzi 12 , espone anche il discorso che non tutti possono essere la stessa parte del corpo e quindi non possiamo desiderare di essere un orecchio se ci è dato dallo Spirito di essere un occhio.

    Il che vuole dire che non si può pregare per ricevere un particolare dono dello Spirito.

    Alla fine del capitolo 12 infatti la domanda retorica di Paolo è possono tutti parlare in lingue, o interpretare?

    L’unica ovvia e giusta risposta è NO!

    Il che esclude il fatto che uno possa richiedere un particolare dono.

    La stessa persona dunque non può parlare in lingue e interpretare le stesse lingue che parla lui o lei.

    Infatti, o uno parla in lingue o uno interpreta.

    Che validità avrebbe se io stesso potessi interpretare ciò che dico in una lingua spirituale? Che credibilità?

    Solo un’altra persona potrebbe interpretare delle lingue esistenti e magari solo un’altra persona potrebbe interpretare una lingua estatica, se fosse possibile tradurla, ma sicuramente non chi le parla.

    Potrei in quel caso, allora dire ciò che voglio e spacciarlo io stesso per parola di Dio senza che ci sia conferma.

    Comunque a quel punto, se io stesso potessi tradurre ciò che dico sarebbe completamente inutile parlare in lingua/lingue prima di interpretare, perché interpreterei immediatamente nella lingua con cui devo parlare, come del resto farebbe un interprete di una lingua straniera.

    Io per esempio conosco sia l’Inglese che l’Italiano, quindi se dovessi interpretare una di quelle due lingue, non la direi prima in Inglese e poi la interpreto in Italiano, la dico subito in Italiano.

    Che senso avrebbe parlare in una lingua spirituale per poi io stesso tradurre quella stessa lingua, sarebbe assurdo.

    Quindi, Paolo in 1 CORINZI 14:13-14 sta dicendo quanto sia impossibile che si parli in altra lingua è quanto impossibile che si possa interpretare ciò che viene detto.

    Quindi, se infatti uno prega in altra lingua è solo il tuo spirito umano che prega, non lo Spirito Santo, ma il suo spirito, ma la sua mente stessa rimane completamente infruttuosa.

    Se non si può dunque interpretare ciò che si prega, ciò è inutile.

    Inoltre Paolo ci insegna che non è mai bene avere la mente infruttuosa, cioè avere la mente in messa folle, non mantenerla fruttuosa e attiva.

    Dio ci ha dato una mente con la quale vuole che lo amiamo, adoriamo e lodiamo. La mente ovviamente deve essere sottomessa al Suo Spirito ed alla Sua parola e quindi è così che si adora Dio in Spirito e in verità.

    Solo se la mente ragiona si può discernere la verità che solo lo Spirito può rivelarci tramite la parola di Dio.

    Quindi non va MAI bene quando la nostra mente è infruttuosa e inattiva.

    Proprio come è quando qualcuno parla in altra lingua non potendo neanche comprendere ciò che dice.

    E qualsiasi dono lo Spirito Santo dona a un individuo è a Suo piacimento e volontà, bisogna accettarlo con sottomissione e non di cercare di mettersi in evidenza falsificando un dono perché vogliamo apparire spirituali.

    Non è un mistero per chi ha studiato un po’ di storia del periodo biblico in questione che molti dei comportamenti, riti e culti pagani erano poi riportati nella chiesa.

    Infatti vediamo spesso Paolo, in special modo nell’epistola ai Corinzi riprenderli per varie ragioni legate al paganesimo e l’idolatria che molti trascinavano ancora nella chiesa.

    Il più facile dono da falsificare dopo tutto è il dono delle lingue.

    Per questo ci deve essere un interprete, sempre, per verificare ciò che uno dice e perché la chiesa ne debba trarre edificazione.
    Vi siete mai domandati perché in 1 Corinzi 12:1-3 ci sono scritte quelle cose? Esaminiamole insieme.

    Ora, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza riguardo ai doni spirituali. 2 Voi sapete che quando eravate gentili, eravate trascinati dietro gli idoli muti, dietro l’impulso del momento. 3 Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema»; e che altresì nessuno può dire: «Gesù è il Signore», se non per lo Spirito Santo.

    Paolo dice che non vuole che i Corinzi fossero ignoranti in riguardo ai doni. Perché?

    Ovvio che c’era evidente ignoranza per quanto riguardava la manifestazione dei doni stessi.

    Dunque Paolo spiega loro che non vuole che loro fossero guidati dall’impulso del momento nella manifestazione dei doni, sapendo che erano trascinati ad agire in un certo modo, nello stesso modo di quando andavano dietro agli idoli muti.

    Interessante che Paolo chiama gli idoli muti. Paolo dice muti perché essi non sono veri e per poterli sentire parlare dovevano essere almeno le persone stesse che parlavano per essi.

    Sappiamo anche che seppur gli idoli erano idoli, cioè creazioni dell’uomo, comunque dietro ogni idolo vi è un demone.

    1 Corinzi 10:14-22 Perciò, miei cari, fuggite dall’idolatria. 15 Io parlo come a persone intelligenti; giudicate voi ciò che dico: 16 il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse partecipazione con il sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? 17 Poiché vi è un solo pane e noi, sebbene in molti, siamo un solo corpo, poiché tutti partecipiamo dell’unico pane. 18 Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano i sacrifici non hanno essi parte dell’altare? 19 Che dico dunque? Che l’idolo sia qualche cosa? O che ciò che è sacrificato agli idoli sia qualche cosa? 20 No, ma dico che le cose che i gentili sacrificano, le sacrificano ai démoni e non a Dio; or io non voglio che voi abbiate parte con i démoni. 21 Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei démoni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei démoni. 22 Vogliamo noi provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?

    Questo ci deve far stare all’erta ed avere discernimento, perché i demoni possono influenzare delle persone specifiche e possono anche parlare tramite esse.

    Quindi sia la falsificazione dell’uomo che la voce di un demone può far parlare un idolo seppur muto esso sia.

    La differenza tra il vero Dio e i falsi dei, gli idoli.

    Per via di queste cose, Paolo dice che nessuno parlando mediante il vero Spirito Santo e quindi il vero dono delle lingue, in nessun modo può dire che Gesù è anatema.

    Il che preclude che ci siano state persone in Corinto che bestemmiavano Cristo usando una lingua sconosciuta.

    Per questo chi interpreta deve dunque discernere se quello che viene detto viene veramente dallo Spirito o se è fabbricato dalla mente umana o addirittura da demoni.

    Ricordatevi dunque che quando le parole altra o altre riguardante la parola lingua o lingue sono usate sono parole aggiunte dai traduttori andrebbero eliminate quando leggiamo il testo.

    Però noi dobbiamo focalizzare primariamente sull’uso nel testo del singolare e del plurale.

    C’è una ragione specifica per la quale sembra che Paolo usi il singolare in alcuni casi e il plurale in altri.

    Paolo identifica il vero dono con la parola lingue al plurale perché e la parola usata costantemente da Paolo per descrivere il vero dono, lo abbiamo visto in 1 Corinzi 12 .

    Invece Paolo descrive l’imitazione del dono o il falso dono con la parola lingua usando il singolare, come riferimento ad un solo tipo di linguaggio.

    Infatti il capitolo 14 era proprio scritto per mettere fine a cose che non dovevano essere fatte in assemblea e per riportare ordine durante il culto.

    La falsa lingua usata in riti pagani era stata importata nella chiesa, ed è in questo contesto, che Paolo sembrerebbe fare riferimento spesso sarcasticamente a questa pratica, la quale la distingue dal dono originale facendone vedere la differenza nel suo scritto.

    La lingua in questione (singolare) è una lingua considerata estatica o chiamiamola “spirituale” ma non proveniente dallo Spirito Santo, bensì dallo spirito umano, dall’immaginazione o peggio ancora in certe situazioni può essere una manifestazione demonica.

    Un noto tempio pagano dell’epoca era il tempio di Delfi.

    Questo era un tempio eretto al dio Apollo. In questo tempio presiedeva una così chiamata profetessa/sacerdotessa della divinità rappresentata, chiamata Oracolo di Delfi.

    Questa “profetessa”, dalla quale salivano miriadi di persone per farsi predire il futuro o per avere istruzioni dagli dei, entrava in uno stato di estasi, tipo medium, e iniziava a parlare con una lingua assolutamente sconosciuta.

    Questa lingua era chiamata la lingua degli dei o lingua spirituale.

    La lingua che questa “profetessa” parlava, dunque doveva essere interpretata da un sacerdote del tempio che poi traduceva nella lingua locale ciò che gli dei avrebbero comunicato tramite lei.

    Ora questo tipo di pratica estatica ed esoterica che si sviluppava in una lingua formata da suoni e borbottamenti incoerenti e non con lingue umane conosciute non era solo praticata da sacerdoti o dai profeti dei templi ma anche da persone che entravano a fare parte dei culti pagani dove era in usanza parlare in una lingua estatica o “spirituale” con la quale secondo loro si poteva comunicare con le divinità.

    Questi fatti li potete ricercare anche da voi e sono disponibili facendo una semplice ricerca di questi soggetti, online.

    E’ su questo sfondo ed in questo contesto che Paolo scrive ai Corinzi per rimettere ordine nelle loro riunioni. Paolo conosceva dunque la differenza tra questa lingua usata nei riti pagani e le lingue di Atti 2 o 1Corinzi 12:10 rappresentanti il vero dono di Dio.

    Questo discorso pare anche legato a ciò che disse Gesù quando parlava della preghiera.

    Un fatto che sfugge all’occhio o l’orecchio odierno è che le traduzioni dalla lingua originale spesso perdono il vero significato di ciò che era invece scritto.

    Purtroppo oggi giorno i credenti di solito o non spendono tempo o non hanno tempo, ma io credo che non si prendono il tempo, per veramente studiare la Scrittura come si deve, cioè nel contesto storico dell’epoca in cui è stata scritta e nel contesto grammaticale del significato delle parole nel testo della lingua originale.

    Questo ci porta ad avere conclusioni erronee o a volte parzialmente ben interpretate. Così però, si perde spesso il vero e proprio significato che era inteso da colui che parla e da colui che scrive.

    Prendiamo il passo dove Gesù da istruzioni come non pregare.

    Matteo 6:7 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.

    Notate che Gesù usa delle parole ben distinte per esempio inutili ripetizioni” la parola usata nel greco è battalogeo questa parola è formata da due parole batta e logeo forma della parola logos.

    Batta in greco significa suono una cosa incoerente, sconnessa, una balbuzia senza senso

    logeo vuole dire parole.

    La traduzione letterale allora sarebbe ripetizioni insensate e balbuzienti a modo di parole.

    Il che da il connotato dell’uso non di parole vere e proprie, ma invece un suono che sembra dire batta-batta-batta, per questo l’uso della parola batta che appunto letteralmente rappresenta suoni ripetitivi e insensati, è ciò che significa nella lingua originale.

    Un suono come spesso si ode da dei neonati che ancora non sanno parlare coerentemente.

    Ed è anche per questo che Paolo in questo stesso contesto dice dice in

    1 Corinzi 14: 20 Fratelli, non siate bambini di senno, ma siate bambini in malizia e uomini compiuti in senno.

    Gesù comunque tornando a Lui, non sta dicendo esclusivamente che le parole usate sono parole che si possono comprendere e che sono molte ma inutili .

    Così intende la maggior parte delle persone leggendo la Bibbia in Italiano.

    Invece Gesù sta condannando proprio i versi o suoni senza senso e ripetitivi che i pagani usavano nelle loro preghiere, mettendo a paragone le molte parole comprensibili ma inutili degli Ebrei usate nel loro pregare.

    Adesso torniamo al contesto della lingua pagana usata nei rituali pagani, della quale appunto fa riferimento Paolo in
    1 Corinzi 14.

    Appunto per questo Paolo usa la differenziazione tra il singolare lingua cioè la lingua spirituale pagana e falsa e il plurale lingue per menzionare il vero dono dello Spirito Santo.

    Ora dobbiamo specificare che l’uso del plurale e del singolare è sicuramente presente nella lingua originale del testo.

    Comunque questa distinzione che descriviamo non è da essere considerata dogma o dottrina.

    E’ però, dato il contesto storico e culturale del giorno, una forte possibilità che Paolo usi questa distinzione come la stiamo spiegando, poiché come abbiamovisto il vero dono dello Spirito è sempre comunque menzionato nel plurale quando il contesto infatti lo valida come il vero dono.

    Anche perché non avrebbe alcun senso usare il singolare e il plurale entrambein riferimento al vero dono.

    Comunque vedremo chiaramente che anche se sia il plurale che il singolare fossero usati per il vero dono, in essenza non farebbe alcuna differenza

    Tornando comunque a 1 Corinzi 14, alcuni di voi diranno, Paolo dice che i Corinzi ricercavano doni e poi gli dice di ricercare la profezia, allora si può chiedere un dono specifico. Nooooo!!!

    Lo abbiamo già spiegato, non si può ed il punto di tutto il discorso di Paolo è proprio quello.

    Si può volere, cioè chiedere al Signore di ricevere doni che edificano la chiesa nel senso generale della richiesta, richiederlo per la chiesa non per se stessi individualmente.

    Sarà poi Dio a scegliere a chi darli.

    Alla fine di 1 Corinzi 12 cosa dice infatti Paolo? 31 Ora voi cercate ardentemente i doni maggiori; e vi mostrerò una via ancora più alta.

    Paolo non sta dicendo che va bene ricercare il dono per me individualmente, e in special modo quelli che davano spettacolo, cioè quelli di potenza e di segno come le lingue.

    Invece Paolo scrive il capitolo 13 che parla dell’amore invece che del dono, parla dei frutti dello Spirito (amore) e non dei doni.

    I doni in altre parole Paolo sta dicendo, ve li da lo Spirito Santo come pare a Lui a chi pare a Lui, l’amore lo da a tutti per tutti, dunque voi invece, ricercate e desiderate ardentemente di manifestare tutto nell’amore.

    Quindi dice Paolo, c’è una via più alta che il ricercare i doni, l’amore che Dio vuole che noi pratichiamo e ricerchiamo. Infatti dopo il capitolo 13 Paolo apre il capitolo 14 con una esortazione molto importante.

    1 Corinzi 14:1 Desiderate ardentemente l’amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali, principalmente il dono di profezia.

    Vediamo come Paolo ha concluso 1 Corinzi 12 dicendo ora voi cercate ardentemente i doni maggiori;

    ricordatevi che Paolo sta dicendo questo in un senso negativo e non li sta incoraggiando di fare tale cosa, questa cosa violerebbe infatti il contesto del capitolo 12 stesso.

    Dopo aver parlato della supremazia dell’amore nel capitolo 13 inizia il capitolo 14 con Desiderate ardentemente l’amore,

    Infatti Paolo dice di ricercare e desiderare ardentemente l’amore e l’edificazione della chiesa nell’amore e non cercare addirittura di falsificare un dono dello Spirito tale fosse quello delle lingue, per dimostrarsi spirituali.

    Infatti comunque se ci fate caso che nei culti Pentecostali/Carismatici di oggi quando iniziano a parlare in altra lingua si solleva un caos indescrivibile e completamente incomprensibile, che non edifica assolutamente nessuno.

    Paolo l’apostolo invece critica e proibisce tale comportamento nell’assemblea.

    Infatti anche il vero dono di lingue non doveva essere usato mai almeno che non ci fosse stato un interprete. Questo eliminerebbe il 99,99% di tutto il parlare in lingue nella chiesa, sia quella di oggi che quella ai tempi di Paolo.

    E’ dunque chiarissimo che Paolo NON AVREBBE MAI APPROVATO il caos e la confusione che esiste nella manifestazione della falsità della lingua parlata oggi , se addirittura Paolo non avrebbe approvato nemmeno che il vero dono delle lingue fosse manifestato senza ordine e regola, se questo fosse stato possibile.

    Anche perché io sono convinto essendo arrivato alla conoscenza degli attributi divini dello Spirito Santo che Egli non si manifesterebbe MAI contrariamente a ciò che Egli ha scritto nella parola di Dio e che quindi anche Paolo nei suoi giorni stava cercando soltanto di silenziare chi parlava falsificando il vero dono dello Spirito Santo.

    Paolo ha chiamato l’assemblea dei Corinzi all’ordine divino, non c’è nessun ordine Apostolico e divino nei culti Pentecostali di oggi.

    Paolo continua dicendo appunto in

    1 Corinzi 14:15-20 Che si deve dunque fare? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente. 16 Tuttavia, se tu lodi Dio con lo spirito, colui che occupa il posto del profano, come dirà “amen” al tuo ringraziamento, poiché egli non comprende ciò che tu dici? 17 Infatti tu puoi anche rendere un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato. 18 Io ringrazio il mio Dio, perché parlo in lingue più di voi tutti. 19 Ma nell’assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole in altra lingua. 20 Fratelli, non siate bambini di senno, ma siate bambini in malizia e uomini compiuti in senno.

    Quello che Paolo sta dicendo qui è che cosa sia preferibile fare nell’assemblea. Questo non è un suggerimento ma è un comandamento apostolico, cioè ha autorità divina per la chiesa anche oggi.

    Si deve parlare nella lingua comprensibile agli altri per poter edificare gli altri e perché gli altri possono essere in accordo con le nostre preghiere e comprenderle.

    Questo è il proposito del riunirsi assieme in assemblea.

    Paolo ringrazia Dio di avere questo dono, cioè il parlare in lingue, d’altronde quale dono era che Paolo non aveva? Comunque, egli mette questo dono in secondaria posizione all’istruzione pubblica della parola di Dio nella propria lingua con il proposito di edificare gli altri.

    Meglio poche parole in un modo che altri possono ricevere istruzione ed edificazione che diecimila in parole che altri non possono comprendere.

    Così che Paolo dice ai Corinzi ed anche a noi oggi di smettere di essere come bambini, smettere di parlare come neonati che non possono essere compresi e di invece essere maturi spiritualmente e di fare tutto per portare edificazione ad altri, smettere di essere come bambini che vogliono per forza avere la loro via e sono egoisti ed invece fare tutto con senso di sacrificio per il bene altrui.

    Non dobbiamo fare come vogliamo noi a tutti i costi e di comportarci come neonati spirituali ma di essere uomini compiuti.

    Questo purtroppo è ciò che non accade nelle chiese Pentecostali di oggi, nelle chiese Pentecostali si ripete Corinto moltiplicato per milioni.

    I Pentecostali agiscono purtroppo come neonati spirituali parlando continuamente come neonati che non possono essere compresi e facendo come fanno i bambini, egoisticamente pensando solo a se stessi senza voler fare TUTTO per l’edificazione altrui, preferiscono sbraitare per ore in “lingua”che fare cose che possano edificare gli altri mentre incitano anche altri a credere di essere meno spirituali di loro se non parlano in lingue.

     

    1Corinzi 14:20-22

    Il Proposito del Dono delle Lingue nell’uso di esso per quanto riguarda i comandamenti ordinati da Dio tramite l’Apostolo Paolo.

    Il vero dono delle lingue era dono dato come segno specifico per la nazione di Israele.

    Ed appunto il proposito del dono è dunque il soggetto della seconda sezione del capitolo e questo lo abbiamo già menzionato diverse volte,

    1 CORINZI 14:21-22.

    Il dono non serviva ad altro che ad essere un segno di giudizio e di conferma al popolo di Israele che Dio stava operando queste cose nel loro mezzo e che stava conferendo la Sua salvezza a TUTTO il mondo, anche ai Gentili.

    Comunque è di estrema importanza capire che il parlare in lingue straniere, lingue del mondo come manifestate inATTI 2:5-13 fu un dono dato da Dio come un segno ai circoncisi ed una conferma dello Spirito per i circoncisi solamente,conferma che Dio aveva incluso nella Sua chiesa i tre gruppi etnici ai quali Lui stesso aveva dichiarato che gli apostoli sarebbero stati Suoi testimoniATTI 1:8.

    Inoltre il vero dono delle lingue straniere era un segno del giudizio di Dio su Israele e Paolo ci spiega il proposito del dono citando ISAIA 28:11; questo dono appunto servì poi sempre meno fino ad eventualmente scomparire da solo, perché dopo un determinato periodo la conferma ai circoncisi tramite il segno delle lingue straniere non servì più.

    1 Corinzi 14:23-40

    L’ Uso e la Funzione del Vero Dono delle Lingue nell’Assemblea

    1 Corinzi 14: 23-25 Quando dunque tutta la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi? 24Ma se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, 25 i segreti del suo cuore sono svelati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi.

    Che cosa dimostra che Dio è tra di noi? Il parlare in lingue/a? No, la predica della parola di Dio, quando lo Spirito Santo mediante la parola convince il peccatore.

    Infatti, dice Paolo, se un non credente o un estraneo entrano nell’assemblea e sentono tutto questo frastuono di lingue incomprensibili

    1 Corinzi 14:27-28 Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al massimo a farlo, e l’uno dopo l’altro, e qualcuno interpreti. 28 Se non vi è chi interpreti, tacciano nell’assemblea e parlino a se stessi e a Dio.

    Come era allora è ancora oggi, se c’è chi parla in lingua nota bene, Paolo non dice quando uno parla ma se uno parla, l’uso grammaticale della parola quando invece di se indicherebbe la manifestazione del vero dono di lingue, l’uso di se uno parla indica (in caso uno parli) cioè non l’operazione ordinaria del vero dono, ma l’operazione del falso dono.

    Paolo comunque dice uno per volta per favore, e solo se c’è l’interprete, altrimenti se non c’è chi interpreta tacciano nell’assemblea! Quindi anche se fosse il vero dono, la prescrizione Apostolica di Paolo è se non c’è chi può interpretare tacciano dunque nell’assemblea.

    Questo escluderebbe per sempre l’uso della falsa lingua e darebbe ordine all’operazione del vero dono durante il culto.

    Inoltre questo passo conferma che chi parla non può anche interpretare.

    Notate il sarcasmo di Paolo, ma è la verità, cioè Paolo sta dicendo, siccome non c’è interprete per l’altra lingua, cioè quella falsa, allora state zitti e nel vostro silenzio o parlate a voi stessi o parlate a Dio, in silenzio però, se volete fare uso di quella lingua specifica.

    Questo principio comunque vale anche per il vero dono.

    Già per questi due comandamenti di autorità apostolica nelle chiese Pentecostali di oggi quanto meno a Corinto ci sarebbe silenzio completo per quanto riguarda il parlare in altra lingua. E ci sarebbero ordine, interpretazione, edificazione o silenzio per quanto riguardava il vero dono del parlare in altre lingue a Corinto.

    Nelle chiese Pentecostali di oggi non parlano mai in altre lingue, ma parlano in altra lingua e mai in ordine, uno alla volta e con interpretazione.

    Oggi c’è caos, disordine, disubbidienza alla parola di Dio e falsificazione di un dono spirituale che è cessato da secoli.

    Poiché se ci fosse il dono vero delle lingue straniere anche oggi, vi sarebbero Ebrei a cui testimoniare questo segno profetico, si sarebbe ancora nel periodo di transizione tra Regno Messianico e chiesa, vi sarebbero interpreti ed Ebrei non credenti che comprenderebbero le lingue parlate e inoltre sarebbe tutto fatto nell’ordine che Paolo ha comandato di avere nell’assemblea.

    Nessuna di queste condizioni però sono presenti oggi, quindi vi lascio alla unica ed ovvia conclusione in riguardo alla altra lingua parlata nelle chiese di oggi.

    1 Corinzi 14:37-40 Se uno si stima essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore. 38 E se uno lo vuole ignorare, lo ignori. 39 Perciò, fratelli miei, cercate ardentemente il profetizzare e non impedite di parlare in lingue. 40 Ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine.

    Dunque questo versetto era sì indirizzato a una congregazione specifica, per un periodo specifico ed in riguardo ad un dono di lingue (plurale) specifico. Ma ogni cosa allora doveva essere fatto per comandamento Apostolico con dignità e ordine, perché Dio è un Dio di pace e non di caos o di confusione, vedi versetto 33.

    Oggi invece coloro che si ritengono profeti e persone spirituali chiaramente e apertamente disubbidiscono i comandamenti del Signore che Paolo ha scritto, come potrà Dio benedire intere denominazioni che disubbidiscono i comandamenti di Dio tramite l’autorità Apostolica di Paolo nella parola scritta?

    Vi state ingannando, Dio non benedice la disubbidienza e chi si comporta contrariamente ai comandamenti di Dio non è spirituale ma carnale.

    Lo stesso problema dei Corinzi infatti è vivo e vegeto nelle chiese oggi.

    Comunque, anche io oggi, se ci fosse ancora, il vero dono delle lingue, cioè linguaggi del mondo parlati per lo Spirito Santo con interpreti e fatto nell’ordine dei comandamenti apostolici, non impedirei il parlare in lingue.

    Ma è chiaro che nelle chiese Pentecostali e carismatiche di oggi il vero dono delle lingue non esiste, perché è cessato.

    C’è invece caos, disordine, confusione, disubbidienza ed orgoglio spirituale e l’amore quindi non prevale.

    Siamo a Corinto tutto da capo, moltiplicato per milioni.

    Questa è dunque ancor di più maggior evidenza che i cosiddetti apostoli e profeti delle chiese Pentecostali e carismatiche di oggi non ritengono uffici e posizioni che sono le stesse dei veri apostoli e profeti di Cristo.

    Se lo fossero sarebbero ubbidienti alle dottrine apostoliche dei veri apostoli e applicherebbero 1 Corinzi 14 nelle loro assemblee.

    Invece sono proprio loro che incoraggiano i credenti ad agire in disubbidienza alla parola apostolica, la parola di Dio.

    Concludendo Paolo dice non impedite di parlare in altre lingue.

    Ovviamente Paolo sta dicendo di non impedire l’uso del vero dono che deve però essere svolto con la dignità e l’ordine delle istruzioni apostoliche che lui stesso ha delineato per i Corinzi.

    Per concludere l’insegnamento del parlare in lingue vorrei rivedere un altro famoso passo con il quale i Pentecostali/Carismatici amano creare una dottrina del parlare in lingua per giustificare la confusione che si sente parlare nelle chiese di oggi.

    Il passo per eccellenza che in concerto con il passo inROMANI 8:26-27 che non ha niente a che vedere con il parlare in lingua come una lingua di preghiera.

    Infatti, l’altro passo da dove viene costruita la dottrina della lingua di preghiera o lingua spirituale, lingua che non esiste nella Scrittura, è

    1 Corinzi 13:1-3 Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo. 2 E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. 3 E se spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, tutto questo niente mi giova.

    In special modo il versetto uno è usato per supportare che c’è una lingua degli angeli, la quale sarebbe la lingua che si sente parlare nelle chiese oggi.

    Vorrei domandare i miei amici Pentecostali che credono in questo, voi asserite dunque che la Bibbia conferma che la lingua parlata oggi nella chiesa sia la lingua angelica menzionata in 1 CORINZI 13:1 che voi chiamate anche lingua spirituale.

    Questa lingua, voi inoltre confermate essere la lingua che lo Spirito Santo usa in preghiera in accordo con ROMANI 8:26 ed inoltre asserite che è lo stesso dono di Atti 2, 10, 19, 1 Corinzi 12

    Mi sembra che non possa essere così!

    Abbiamo già confermato che quello che avviene oggi non può essere e non è lo stesso dono di Atti 2,10,19, 1 Corinzi 12 e 1Corinzi 14:21-22.

    Quindi se non è quel dono non può essere la conferma del battesimo con lo Spirito ne il riempimento dello Spirito.

    Allora vi domando che cosa è? Una lingua spirituale? Angelica o lo Spirito Santo che prega?

    Perché la Scrittura da nessuna parte sostiene queste dottrine in riguardo alla lingua che è parlata oggi.

    1 Corinzi 13:1 non parla affatto degli uomini che parlano la lingua degli angeli ma Paolo sta usando un termine che tra l’altro è usato nella Bibbia spesso anche da Gesù che si chiama iperbole, è un termine usato per portare un soggetto all’esagerazione, è una figura retorica che consiste nell’esagerazione della descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplificano, per eccesso o per difetto.

    L’iperbole presuppone la “buona fede” di chi la usa: quindi non si tratta infatti di un’alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, ha lo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso della frase che imprime nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.

    Allora diamo pure il beneficio del dubbio, che cosa sarebbe dunque una lingua angelica?

    Quale proposito e funzione avrebbe in modo pratico per il credente?

    Sarebbe utile per un credente parlare una lingua angelica? Gli angeli hanno una lingua loro? Se la hanno perché il credente dovrebbe parlarla?

    Pensiamoci per un momento.

    Nella Bibbia quando gli angeli parlano con gli uomini, per farsi comprendere dagli uomini quale linguaggio parlano?

    Angeli hanno sempre parlato nella lingua delle persone con le quali volevano comunicare, vi sono moltissimi episodi in riguardo, vediamone alcuni.

    GENESI 19: 1-3 angeli parlano con Lot nella sua lingua e lui parla con essi nella sua lingua, non con un linguaggio angelico.

    ISAIA 6: 2-7Isaia sente gli angeli che lodano Dio e li sente nella sua lingua, allo stesso modo anche quando l’angelo comunica con lui.

    DANIELE 9: 21-27L’arcangelo Gabriele parla con Daniele e questo nella lingua terrena di Daniele. Gabriele fu l’angelo che parlò anche con Zaccaria il padre di Giovanni il Battista

    LUCA 1:11-20come parlò con Maria la madre di Gesù

    LUCA 1: 26-35e con Giuseppe il marito di Maria

    MATTEO 1: 20-21. Come vediamo in tutti questi episodi Gabriele parla nella lingua delle persone con cui comunica e loro rispondono a lui nella stessa lingua.

    ZACCARIA 1: 9-19anche qui l’angelo parla con Zaccaria nella sua stessa lingua e Zaccaria risponde nella sua lingua umana.

    MARCO 16: 5-7.LUCA 24: 3-7 Quando le donne vanno alla tomba di Gesù e la trovano vuota vedono angeli, questi parlano con le donne nella loro stessa lingua

    ATTI 1: 10-11.Angeli parlarono anche con i discepoli nella loro lingua subito dopo l’ascensione di Gesù.

    Adesso molti direbbero, anzi diranno, “sì è vero, però questo era prima della venuta dello Spirito Santo, dopo quando Dio ha mandato il dono delle lingue anche la lingua angelica o di preghiera divenne poi disponibile per i credenti”.

    OK, la domanda comunque rimane questa, per quale proposito esiste questa lingua angelica? Dopo la venuta dello Spirito Santo nella chiesa gli angeli hanno parlato con persone ma anche in questo caso nel modo uguale a prima che Dio mandasse il Suo Spirito Santo ed il dono delle lingue. Angeli e uomini hanno ancora parlato in una lingua terrena e non una lingua angelica. Ora uno direbbe, che siccome Paolo ha menzionato lingua degli angeli o lingua angelica allora questa lingua fosse necessaria per lo meno a comunicare con angeli, o no? Eppure come vediamo dalla Scrittura non è affatto come angeli e uomini parlano tra se.

    Angeli e uomini parlano, comunicano usando lingue terrene e non spirituali.

    Vedi per esempio infattiATTI 5: 19-20 eATTI 12: 7-9. Come vediamo infatti gli angeli parlarono con gli Apostoli nella loro stessa lingua terrestre e non in lingua angelica o di preghiera. Vi sono anche tanti altri episodi dove uomini e angeli hanno comunicato, troppi da far riferimenti specifici, comunque è sufficiente vedere che in tutta la Bibbia non vi è mai riportato un solo episodio dove uomini e angeli hanno comunicato in una lingua angelica, non vi è mai stato bisogno di tale lingua.

    Dunque se angeli e uomini hanno comunicato nella lingua terrestre delle persone stesse, vuole dire che almeno tra uomini e angeli non vi è bisogno di una lingua speciale.

    Quindi abbiamo completamente eliminato la possibilità che una lingua angelica sia per comunicare con angeli, cioè non vi è alcuna utilità per una lingua del genere tra angeli e uomini. Sapendo che tutti, spero,i credenti sanno che non occorre parlare con angeli ne pregarli ed era per assurdo che ho menzionato questo, cioè per far vedere che per lo meno per questa ragione si sa che non servirebbe a nulla questo linguaggio “angelico”.

    Non serve però neppure per parlare con Dio e questo è il punto dove credo che i fratelli Pentecostali credono a che serva avere questo dono, ma non serve neppure a quello, poiché appunto la Bibbia stessa nella sua completezza nega l’utilità di tale linguaggio per quel proposito.

    L’uomo ha bisogno dunque di una lingua speciale, angelica o di preghiera per comunicare e parlare con Dio?
    Se sì, come i nostri fratelli e sorelle Pentecostali continuamente dicono, la domanda più importante che rimane è, perché?

    Dio è onnisciente? Sì, certamente! Infatti Egli conosce i nostri pensieri e le nostre parole anche prima che le stesse escano dalla nostra bocca

    SALMO 139: 1-4, ed Egli sa di che cosa abbiamo bisogno anche prima che lo chiediamo in preghiera ISAIA 65: 24 eMATTEO 6: 8.Dio forse non capisce i linguaggi umani, le lingue dell’uomo? Certo che le conosce e le comprende.

    E’ necessario per Lui capire o ascoltare preghiere dette in una lingua angelica o spirituale di preghiera? No, assolutamente no!

    Infatti, ogni episodio riportato nella Bibbia che riguarda la preghiera è sempre nella lingua originale della persona che prega a Dio.

    Vi sono troppi di questi episodi per poterli menzionare tutti qui, ma potete ricercare su e giù per ogni capitolo e versetto di Scrittura e non troverete mai un episodio dove una persona ha pregato con una lingua spirituale, angelica o di preghiera, mai.

    Comunque, limitiamoci a vedere ciò che Gesù stesso ci ha comunicato in riguardo alla preghiera e come una persona deve pregare.

    Cosa dice Gesù ai Suoi discepoli in riguardo al contenuto ed il tipo di preghiera da praticare?MATTEO 6: 7-13.

    Gesù non ha mai menzionato che la preghiera deve essere pregata con una lingua spirituale, anzi, Egli la persona più spirituale che sia mai esistita al mondo non ha MAI pregato in una lingua spirituale o angelica ma solo nella Sua lingua umanaMATTEO 11: 25-27,MARCO 14: 35-40.GIOVANNI 17: 1-26è una intera preghiera di Gesù, una preghiera lunga un capitolo è riportata e non è pregata dal Signore in una lingua spirituale o angelica, ma nella lingua che Gesù parlava sulla terra.

    Perché il Figlio di Dio non ha mai espresso una preghiera in una lingua spirituale o angelica o di preghiera? Non era ripieno di Spirito Santo Gesù? Certo che lo era, ma non ha mai usato questo tipo di linguaggio come dicono, spirituale o angelico per comunicare con il Padre, altrimenti perché la Bibbia non lo ha mai menzionato?

    Ve lo dico io perché, perché tale lingua non esiste, non è mai esistita e non esiste nemmeno oggi, e non è necessaria ne oggi e ne lo era allora. Il dono delle lingue di allora non ha niente a che vedere con una lingua angelica o di preghiera. Paolo ci ha spiegato che cosa fosse esattamente questo dono e a che cosa serviva 1 CORINZI 14: 21-22.

    Per esempio Gesù sospirò in Se GIOVANNI 11: 38 e questo sarebbe coerente conROMANI 8: 26-27 ma non affatto con 1 CORINZI 13: 1 ne

    1 CORINZI 14: 14-17 e nemmeno con EFESINI 6:18 o con Guida 20 Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo.

    Queste Scritture che parlano di pregare nello Spirito e Gesù che sospira in Se sono coerenti conROMANI 8: 26-27 e con il fatto che un credente preghi in maniera consistente con la volontà di Dio e questa si trova nella Sua parola.

    Dunque, pregare nello Spirito o lo Spirito Santo è pregare in un modo Scritturale, biblico.

    Per sapere come pregare bisogna imparare dalla parola di Dio come si fa ma ciò non significa pregare in uno strano linguaggio spirituale o angelico, dove nemmeno colui che prega sa che cosa dice.

    Non possiamo creare una dottrina di un linguaggio di preghiera basata su qualche versetto sparso qua e la.

    Questi versetti devono essere riportati nella coerenza e nel contesto di tutto ciò che la Scrittura dice e insegna e dimostra in riguardo a come si deve pregare o come i protagonisti della Scrittura hanno pregato.

    Infatti, il contesto di 1 CORINZI 14: 14-17 è il contesto reso dal capitolo stesso del parlare in lingue terrene sconosciute a chi le parla e chi le ascolta.

    Non si sta parlando di lingue angeliche o di preghiera, le quali non sono mai menzionate nella Scrittura eccetto che in un solo versetto in riferimento ad una iperbole che Paolo ha scritto ai Corinzi.

    Le lingue non sono comprensibili infatti a chi magari prega in una stessa lingua che non conosce altrimenti, nemmeno sono comprensibili a chi le ascolta, almeno che, non vi sia chi le interpreta o chi magari si trovi lì dal posto da dove proviene la lingua parlata mediante il dono delle lingue.

    E’ per questo che Paolo menziona questo fatto, cioè, che una persona prega nello spirito,esse minuscola, non S maiuscola come in Spirito.

    Vedi la differenza di ciò che Paolo dice qui in paragone agli altri passi menzionati anche prima dove i credenti sono invece esortati a pregare nello Spirito Santo.

    Infatti nel Greco c’è la differenza nelle parole usate.

    Mentre in Giuda 20 è evidente che si parla dello Spirito Santo come ci è indicato, in Efesini 6:18 Paolo usa la parola Spirito, nel Greco Pneùmati.

    In 1 CORINZI 14:14-17 Paolo usa la parola pneùmà .

    Questo è un uso di una parola diversa, seppur proveniente dalla radice della stessa parola. La parola anche nel Greco è minuscola e non maiuscola ed è usata nei passi in modo diverso. Questo dunque ci conferma che non stiamo parlando dello Spirito Santo in ogni passo, ma in alcuni casi quando è reso evidente dall’uso della parola Pneùmati e maiuscola è riferimento allo Spirito Santo, la parola pneùmà minuscola è riferimento allo spirito dell’uomo e non dello Spirito Santo.

    Ora, una lingua angelica come abbiamo visto sarebbe inutile dal punto di vista pratico perché gli uomini e gli angeli hanno sempre comunicato con lingue umane e non spirituali.

    Inoltre, una lingua angelica come è chiamata sarebbe dunque soltanto utile per comunicare con angeli, ma attenzione, perché l’uomo non deve pregare o invocare angeli ma solo Dio.

    Dio dall’altro canto, come abbiamo visto, Dio non ha bisogno che noi comunichiamo con Lui in una lingua spirituale, anzi, siccome Egli conosce i desideri e le intenzioni del nostro cuore e conosce i nostri pensieri, addirittura non servono nemmeno parole udibili per comunicare con Lui. Possiamo tranquillamente avere comunione con Dio in silenzio, parlando con Lui nel nostro cuore e nella nostra mente.

    1 Samuele 1:12-15 Mentre essa prolungava la sua preghiera davanti all’Eterno, Eli stava osservando la sua bocca. 13 Anna parlava in cuor suo; soltanto le sue labbra si muovevano, ma la sua voce non si udiva; per questo Eli pensava che fosse ubriaca. 14 Così Eli le disse: «Fino a quando sarai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!». 15 Ma Anna rispose e disse: «No, signor mio, io sono una donna afflitta nello spirito e non ho bevuto né vino né bevanda inebriante, ma stavo effondendo la mia anima davanti all’Eterno.

    Come vediamo non sono necessarie parole per pregare a Dio e Dio ci ode, anzi, io credo che Dio apprezzi molto di più questo tipo di preghiere silenziose che le moltitudini di parole offerte , e in special modo moltitudine di suoni e parole insensate e senza significato, queste non vogliono dire niente a Dio, che caso mai ode soltanto ciò che è nel cuore o la mente della persona.

    Matteo 6:5-8 E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente. 7 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate

    Qui ci sono due categorie di persone che pregano, gli ipocriti che si mettono in mostra agli uomini ed usano molte parole per essere visti dagli uomini, e i pagani che come abbiamo già visto precedentemente nello studio usavano vane ripetizioni, anche linguaggi “degli dei”, spirituali. Secondo Gesù entrambe questi modi di fare sono inutili e Dio non premia questi tipi di persone.

    Infatti Dio non li ascolta nemmeno.

    Tra l’altro pregare nello Spirito non è pregare nello spirito.

    Pregare nello Spirito significa che è lo Spirito di Dio che spesso, anzi sempre dovrebbe alimentare ed iniziare le nostre preghiere mediante la parola di Dio o mettendo nei nostri spiriti, cuori e nella nostra mente ciò che Dio desidera e come Dio desidera che noi preghiamo in essenza

    ROMANI 8: 26-27 vorrebbe dire questo.

    Comunque è evidente dalle Scritture dell’AT e del NT che la lingua usata per pregare a Dio è sempre stata la lingua umana, terrestre, della provenienza delle persone. Nessuna lingua speciale, spirituale o angelica era necessaria e non è necessaria, non è mai stata usata nella intera Bibbia.

    C’è comunque secondo me ancora un’altra ragione perché i Pentecostali/Carismatici vogliono promuovere questo parlare in questa strano linguaggio che nessuno può comprendere.

    Abbiamo visto precedentemente che le origini di questo strano linguaggio parlato oggi è quasi sicuramente attribuibile a due fonti di origine.

    La prima è che questo linguaggio è un linguaggio originato da una pratica pagana e quindi ha una connessione a qualche cosa di falso ma anche soprannaturale, cioè l’origine è demonica.

    Ora voglio fare una premessa qui, io non credo che tutti coloro che parlano con questa strana lingua siano influenzati direttamente da un qualche cosa demonico che li invade o che li possiede nel senso spirituale.

    Credo comunque che l’iniziale origine del parlare in lingue alla nascita del movimento pentecostale all’inizio del ventesimo secolo era demonica, il resto è diventato nella maggior parte dei casi nei quali questo linguaggio è usato, solo una mimica del linguaggio demonico originale, in ogni caso è falso e non proviene dallo Spirito Santo.

    La seconda ragione quindi è che la maggior parte dei credenti Pentecostali parlano con questo strano linguaggio per via della continua esposizione ad esso così che diviene imparato nella loro mente a forza di sentirlo. Ovviamente la mente umana è così dopotutto.

    Se si ascolta una cosa così tante volte la nostra mente ne crea una memoria e se la cosa è incessantemente udita la memoria diviene una programmazione che inevitabilmente diventa poi una cosa che eventualmente coinvolge anche il comportamento di una persona.

    Comunque che questo linguaggio non sia le lingue Bibliche di cui si parla nella Scrittura è evidenziato anche da questi fatti che sono confermati per noi dalle molte testimonianze di persone che sono dei parlatori di lingue “pentiti”, cioè sono loro stessi usciti sia dal movimento pentecostale/carismatico che hanno anche cessato di usare questo linguaggio perché essi stessi hanno ammesso che lo avevano parlato solo avendolo imparato mentalmente perché volevano sentirsi accettati e valorizzati nelle loro comunità.

    Spesso anche perché, dipende a che chiesa appartieni, ma in molte di esse se non dimostri di parlare in lingue non solo sei considerato un credente immaturo ma non puoi neanche servire nella chiesa, cioè non puoi avere posizioni e ministeri.

    La ragione però più psicologicamente ingannevole è proprio questa, che devi mentire e vivere una menzogna se vuoi servire ed anche perché il movimento pentecostale/carismatico è legato anche alla falsa dottrina dell’ Arminianesimo,cioè la dottrina che erroneamente insegna che puoi perdere la salvezza e finire all’inferno anche se sei un credente nato di nuovo.

    L’unica assicurazione, sicurezza o conferma quindi che loro hanno per poter dichiarare di essere ancora nella grazia di Dio ed essere ripieni di Spirito Santo e questo poi confermato con il parlare in lingue. Questo quindi in effetti il parlare in lingue è l’unica fonte e speranza che essi veramente appartengono a Dio.

    Non la Scrittura e ciò che dichiara Dio ma la loro falsa esperienza spirituale da loro una falsa certezza. Questo è un grande problema ed è prima di tutto una mancanza di vera fede in ciò ce dice Dio e poi in effetti è anche offensivo a Dio perché se non credi Dio solo basato sul fatto di ciò che dice Lui ma hai bisogno di altre esperienze ed evidenze per poter credere a ciò che dice Dio lo stai offendendo e ancora peggio indirettamente lo chiami bugiardo. Infatti molti pentecostali e carismatici fondamentalisti e fanatici, addirittura hanno il coraggio di dire che se non sei battezzato con lo Spirito Santo, il che può e deve essere solo confermato dal parlare in lingue, non sei nemmeno salvato.

    Ora questi che credono ciò che sono una minoranza ma vediamo come questa cosa comunque sia molto legata alla loro assicurazione di salvezza e che se anche la maggior parte di pentecostali non crede così ma sono comunque influenzati indirettamente almeno per loro stessi a vedere il parlare in lingue intrinsecamente legato all’unica fonte di sicurezza che loro hanno di essere ancora nella grazia di Dio.

    Intanto magari molti di loro ancora vivono in disubbidienza alla parola di Dio ma si illudono invece di essere riempiti dello Spirito perché parlano in lingue.

    Hanno ragione comunque ma solo a metà, se non sei battezzato nello Spirito Santo non sei salvato perché non sei nato di nuovo, non sei in Cristo quindi non puoi essere salvato, questo è vero.

    E’ altrettanto vero però che tutti coloro che son nati di nuovo sono tutti battezzati nello Spirito e dallo Spirito senza eccezioni ma non tutti parlano in lingue, infatti oggi nessuno parla più in lingue.

    Ancora una volta vedi 1 CORINZI 12: 13 e 1 CORINZI 12: 11 e 1 CORINZI 12: 30.

    C’è infatti proprio la problematica dell’andare contro la Scrittura parlando in lingue nell’assemblea senza interprete e senza controllo mentre la Scrittura dice di non farlo se non c’è interprete e anche che il frutto dello Spirito è descritto anche come autocontrollo.

    C’è quindi una dimostrazione di un ipotetico dono ma non c’è la dimostrazione del frutto dello Spirito, come è possibile questo quando abbiamo già detto e ripetiamo ancora che

    Lo Spirito Santo MAI E POI MAI FA QUALCHE COSA O OPERA IN CONTRADDIZIONE a ciò che dice, comanda e insegnala parola di Dio. Lo Spirito Santo inoltre è lo Spirito di verità, così Lo chiama Gesù, Egli dunque non può ispirare la parola di Dio e poi fare o operare differentemente o incoerentemente da ciò che Egli stesso ha ispirato a scrivere nella parola di Dio.

    Mi chiedo però quante povere persone sono ingannate dal loro parlare in lingue e quello di altri a credersi infondo credenti e poi in realtà non esserlo perché la loro sicurezza non è in Cristo per fede ma è nella loro falsa esperienza spirituale.

    Questo è anche un collegamento importante al discorso di falsi profeti e apostoli, perché?

    Perché essi hanno sempre bisogno di avere qualche cosa che possa in qualche modo dare l’apparenza del soprannaturale, perché? Per dare credibilità alle loro false profezie e false dottrine, ecco perché le lingue parlate oggi, e quindi anche i falsi segni, prodigi e miracoli devono per forza esistere oggi come venivano manifestati allora, così la gente crede in ciò che insegnano questi falsi profeti e apostoli.

    Senza queste cose la credibilità della parola di Dio deve essere per forza creduta per fede, ma con queste altre cose la fede non è infatti più necessaria e quindi la vista ed i sensi diventano ciò con cui si crede in Dio.

    Questo è estremamente pericoloso. Perché?

    Perché si può essere slavati solo per fede, vera fede, fede motivata soltanto dall’opera dello Spirito Santo e non da lingue, segni e prodigi in una maniera che incita solo i sensi ed i desideri carnali delle persone.

    Cioè tutto questo poi diventa come una droga e una assuefazione e la gente non vive per fede ma cerca queste cose e vive secondo esperienze emotive anziché credere ed ubbidire la parola di Dio per sola fede.

    E così, avendo provato falsa la lingua parlata oggi nelle chiese Pentecostali adesso proveremo Biblicamente ed esamineremo Biblicamente anche le altre cose che dobbiamo provare ed esaminare per vedere se reggono alla corretta interpretazione della Bibbia.

    Ora esamineremo il fatto che la maggior parte delle correnti Pentecostali/carismatiche credono che l’ufficio di apostolo e quello di profeta siano validi e attivi oggi come lo erano durante l’infanzia della chiesa.

    Anche questa come le dottrine già delineate è erronea comprensione ed erronea interpretazione della Bibbia; che porta a molta confusione, molti inganni e molti dolori nella vita di tante persone innocenti che rimangono succubi agli inganni delle falsità promulgate da tali falsi apostoli e profeti.

    Purtroppo, in molte chiese persone che amano Dio e veramente ricercano di fare la volontà di Dio si trovano senza saperlo ad essere vittime delle erronee dottrine che le loro denominazioni insegnano e promuovono spesso anche senza malizia, ma vengono ingannati loro stessi dalle menzogne perpetrate dai maestri che le hanno seminate nel passato e sono state passate da generazione a generazione.

    Queste dottrine sono state difese come dottrine apostoliche, ma in realtà sono opposte alle vere dottrine dei veri Apostoli. Il mio cuore va incontro a questi fratelli e sorelle che sono stati tratti nell’inganno di insegnamenti erronei e spero che nella loro vita spirituale riescano a essere vincitori ed a essere liberati dagli errori sperando che quello che disse Gesù diventi veramente una realtà nella loro vita.

    Giovanni 8:30-32 Mentre egli diceva queste cose, molti credettero in lui. 31 Gesù disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: «Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

    Vi incoraggio fratelli e sorelle dimorate sempre più nella sola e vera parola scritta di Dio e sarete veramente Suoi discepoli, conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi dalle erronee dottrine e da coloro che cercano di ingannarvi sia volontariamente che involontariamente.