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    Benvenuti nel nostro sito web. la pace e la grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia la vostra abbondanza e che Dio vi benedica grandemente. vogliamo introdurre .

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  • IL PASTORE SCONTENTO

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    C’era una volta un pastorello che lavorava per un ricco signore, il quale aveva moltissime pecore, ma al pastorello il suo signore aveva dato solo dieci pecorelle da badare e da accudire. Questo pastorello ogni giorno le accudiva, si prendeva cura di loro, le portava dove il pascolo era sempre verdeggiante e fresco, le guidava alle migliori sorgenti di acqua dove le pecorelle erano contente di mangiare la miglior erba e bere la miglior acqua che c’era in giro. Il pastorello le curava quando erano malate, le ungeva con olio per proteggerle dai parassiti, le proteggeva dagli animali feroci che le minacciavano. Ogni giorno, giorno dopo giorno il pastorello faceva del suo meglio per prendersi cura delle pecorelle che il suo signore gli aveva dato in affidamento.

    Il suo signore era felice e contento di come il pastorello si prendeva cura delle sue pecore, ma giorno dopo giorno il suo signore sceglieva di affidargli soltanto quelle dieci. Passò un po’ di tempo e ogni tanto ma di rado però, il suo signore gli dava un’altra pecorella da accudire, spesso una piccolina o una malaticcia che aveva bisogno di extra cura. Il pastorello da principio era felice di tutto questo, ma con il passar del tempo il pastorello iniziò ad essere scontento, scontento perché aveva poche pecorelle nel “suo” gregge.

    Del resto, lui pensava di essere un fedele pastore e di prendersi buona cura delle pecorelle, ma non riusciva a capire, perché non ne poteva avere di più? Eppure il suo padrone era contento di come egli si prendeva cura di esse, il pastorello stava facendo tutto il possibile in ubbidienza alle istruzioni scritte del suo padrone. Perché allora aveva così poche pecorelle? Perché aveva solo quelle più difficili da curare? Quale era il problema? Non riusciva a capire!

    Il suo padrone gli aveva detto però che se voleva più pecorelle doveva andare a cercare quelle che erano smarrite. All’inizio il pastorello iniziò a cercarle e di buona lena. Era eccitato di avere l’opportunità di poter far crescere il “suo” gregge, così pensava; ma passò del tempo e non riusciva mai a trovare queste pecorelle smarrite. Dove erano? Le chiamava ma non rispondevano, dove erano queste pecore smarrite? Perché il suo padrone gli aveva dato questo incarico così difficile? Già era difficile prendersi cura di quelle che aveva, ora doveva andare a a cercare e trovare le pecore smarrite e questo tramezzo a migliaia di capre, ma senza successo, non riusciva a trovarle.

    Non capiva, “forse” pensò: “il mio padrone sarebbe contento se invece delle pecore gli portassi delle capre, del resto che differenza fa?” Il gregge crescerebbe lo stesso, il numero, la quantità del resto è quello che conta, così potrò far crescere il “mio” gregge e sarà il più grande e numeroso di tutta la vallata.

    E così il pastorello iniziò a mettere tutta la sua forza e la sua abilità nell’andare a cercare di raccattare il più grande numero di capre possibile, di rado così facendo, trovava anche una pecora o due.

    Con il passar del tempo però il pastorello si rese conto che non riusciva mai a controllare le capre. Esse mangiavano tutto, contaminavano i pascoli e l’acqua delle pecorelle, trattavano male le pecorelle prendendole a cornate e poi si allontanavano e si perdevano di continuo. Era più il tempo che passava a cercare di riprendersi le capre che quello che riusciva a spendere accudendo le poche pecorelle che aveva. Intanto le pecorelle si ammalavano, non riuscivano più a nutritisi nel modo giusto perché il pastorello spendeva il suo tempo dietro alle capre e spesso anche alcune pecore attratte dalla testardaggine e dalla natura ribelle, indipendente e solitaria delle capre le seguivano smarrendosi anche loro.

    Il pastorello dopo un po’ di tempo iniziò ad essere veramente arrabbiato e scontento, scontento delle pecore, delle capre e anche del suo padrone.

    Iniziò a dire: “questo lavoro è duro e difficile, le “mie” pecore e le “mie” capre ce l’hanno con me, il mio padrone, che ha le pecore non me le vuole dare e mi fa lavorare così tanto, lavoro troppo per avere così pochi risultati. Non capisco perché non posso avere un gregge grande e prospero come lo hanno altri pastori”.

    Così il pastorello scontento, arrabbiato, depresso iniziò a cercare stratagemmi di ogni tipo, poneva trappole di ogni tipo per vedere se riusciva in qualche modo a far cadere qualche pecora nelle sue trappole. Ogni tanto ci cadeva qualche capra e lui per ora si accontentava, ma era sempre più deluso e scontento perché le capre dopo un po’ se ne andavano dal gregge ed egli rimaneva sempre lì con le solite pecorelle.

    Non riusciva a capire perché non riusciva a trovare le pecorelle smarrite; eppure il suo padrone gli aveva detto che le pecore smarrite c’erano in giro bastava andare a cercarle. Lui però ne trovava poche. Un anno solo una, un altro solo due, perché non riusciva a trovarne di più? Il pastorello esclamò irato: “Voglio avere il gregge più bello e numeroso della vallata ed invece mi devo accontentare di queste poche pecorelle che ho e poi queste capre mi fanno impazzire! Non è giusto! Perché gli altri pastori ne hanno più di me? Eppure ho fatto di tutto per cercare di aumentare il “mio” gregge!”

    Cari amici, fratelli, pastori, quale è il problema in questa storiella? Credo che la maggior parte di voi abbiate già una buona idea di quello che sta accadendo in questa storia e a che cosa faccia riferimento. Questa ovviamente non è solo una parabola o una semplice storiella fantastica, questa è la vera storia e l’atteggiamento della maggior parte dei pastori che ci sono in giro oggi giorno.

    Il problema e l’atteggiamento del pastore oggi purtroppo sono gli stessi che questo pastorello sta affrontando nella storia appena letta.

    Ci sono veramente problemi di base nella chiesa e questi problemi è da tanto tempo che persistono, rendendo la vita dei pastori e di conseguenza anche del resto delle comunità, difficile a volte quasi insopportabile.

    Ci sono tanti pastori nelle chiese che sono arrabbiati, delusi, depressi e insoddisfatti, alcuni sono irati con Dio addirittura, perché asseriscono che il “loro” gregge non sta crescendo, specialmente non in numero.

    Prima di tutto a questi pastori vorrei dire, il primo problema di base che esiste nel loro ragionamento è questo, che il gregge, come quello della storia, non appartiene a loro! Il gregge, le pecorelle, appartengono a Dio! Lui e Lui solamente ne è il padrone! Voi, noi, siamo solo amministratori, pastorelli, sotto pastori, responsabili, chiamiamoci quello che vogliamo ma il gregge non appartiene a noi, non appartiene a voi appartiene a Dio.

    Noi dobbiamo solo essere fedeli amministratori delle pecorelle che il nostro Padre ci ha affidati, siano 10, siano 100, siano 1000 non importa quante sono! L’unica ricompensa che Dio ci darà comunque sarà per la fedeltà con la quale abbiamo operato nella nostra vita e vi dico non solo nella chiesa ma anche al lavoro e nella famiglia.

    All’inizio, come vediamo nella storia, il pastorello era fedele, era contento di prendersi cura delle dieci pecorelle ed ogni tanto una o due si aggiungeva al gregge. Il pastorello era fedele e soddisfatto, faceva tutto ciò che il suo Signore gli diceva di fare e questo era buono, questo è quello che Dio desidera da noi, la fedeltà, l’ubbidienza, ricordandoci che il Signore ci ha detto che se non siamo fedeli nelle piccole cose come possiamo essere fedeli nelle più grandi? Se siamo fedeli nel poco Egli ci renderà fedeli di cose più grandi. Spesso però perdiamo di vista il fatto che se il Signore ci chiede di essere fedeli e di accudire 10 pecore non significa per forza che ce ne darà 100 in questa vita o che ne dobbiamo avere 100, ma potrebbe essere che la nostra ricompensa più grande venga nella vita eterna. Se non riusciamo ad essere fedeli, contenti e soddisfatti di ciò che Dio ci da in affidamento adesso, seppur poco, come possiamo pretendere che Egli ci dia di più, sia adesso che nell’eternità?

    Quanti pastori sono partiti bene e poi per via di false dottrine e false aspettative e per via di ambizioni personali e desideri di grandezza sono caduti nella depressione e nella insoddisfazione e anche in peggior cose? Tanti, e questa cosa è forse la trappola più subdola in cui un pastore può cadere.

    Vorrei, chiedervi: chi vi ha messo addosso questo fardello? Chi vi ha messo addosso questo peso? Chi vi ha detto che dovete avere il gregge più grande, più numeroso e prospero della vallata? E’ la volontà di Dio per voi? Per me? Forse sì o forse no! Se lo è, così sarà se non lo è così non sarà mai non ostante quanto ci diamo da fare. Come è che Dio misura il successo? Come lo misuriamo noi? No! Niente affatto! Il successo dal punto di vista di un credente dovrebbe essere di sentirsi dire da Dio: “ben fatto mio buono e fedele servitore!”

    Dio guarda la nostra ubbidienza e la nostra fedeltà a ciò che Lui ci affida e non se o no produciamo numeri da capogiro. Cosa dobbiamo dire allora, che il profeta Geremia non ha avuto successo nel suo ministero? Dal punto di vista di chi? Dal punto di vista umano, del mondo, dal punto di vista magari aziendale il suo ministero era un vero e proprio fallimento, ma dal punto di vista di Dio? No! Assolutamente no! Geremia predicò fedelmente e alla sua predica non si ravvide nessuno. Certo se egli stesso si fosse paragonato magari a Giona dove una intera città si ravvide al suo messaggio e che egli predicò addirittura controvoglia, avrebbe sicuramente reagito come il pastorello e come molti pastori reagiscono quando si paragonano ad altri che hanno più successo di loro. E che diremo di Ezechiele, anche lui ebbe gli stessi risultati di Geremia, ma secondo Dio questi due uomini hanno avuto più o meno successo di Giona? Ne più ne meno, perché hanno fatto esattamente ciò che Dio li ha chiamati a fare. Che diremo di Gesù allora, il Figlio di Dio, ha fatto TUTTO ciò che il Padre gli ha detto di fare, ha vissuto in perfetta ubbidienza alla legge e alla volontà di Dio, ha predicato la parola di Dio, ha fatto miracoli, curato centinaia di migliaia di persone, ha scacciato demoni, ha creato cibo per oltre 30000 persone ed alla fine del Suo ministero su questa terra che risultati ha avuto dal punto di vista umano? Tre anni della potenza di Dio e una nazione intera l’ha rigettato, la sua famiglia umana lo credeva un pazzo, dodici dei Suoi più cari discepoli lo hanno lasciato da solo nel Suo più grande momento del bisogno, uno dei Suoi ha promesso di morire con Lui lo ha rinnegato, non una volta tre volte, un altro lo ha tradito, è stato falsamente accusato di cose che non ha mai fatto e detto, per queste false accuse è stato flagellato, picchiato e crocifisso. Alla fine di tutto questo 120 persone, forse 500 in totale erano rimaste che erano state permanentemente cambiate dal ministero di Gesù. Vi ripeto,il Figlio di Dio,il creatore del cielo e della terra, Dio onnipotente ha lavorato sulla terra per tre anni, non io, non te caro fratello, Dio onnipotente! Alla fine di tre anni 500 persone soltanto? Un fallimento? No! Niente affatto! E’ stato il ministero ed è il ministero che ha avuto più successo di tutto e di tutti, dal punto di vista di Dio. Eppure vanno in perdizione molte più persone che quelle che vengono salvate, allora è un fallimento? No! Perché succede sempre e solo ed esattamente ciò che Dio vuole e questo non è un fallimento.

    Ricordiamoci ancora dunque, che il gregge appartiene a Dio e non a noi ed è Lui il buon pastore che va in cerca delle pecore smarrite. Sì è vero che Dio ci ha comandato di fare lo stesso, ma non di farlo da soli e non di testa nostra e non per le nostre ambizioni personali e non a modo nostro, ma perché e come vuole Lui.

    Non possiamo cercare di aumentare il gregge di Dio perché siamo invidiosi di altri pastori e di altri greggi, che poi altri non sono, sono solo un gregge, il gregge è di Dio. Non possiamo nemmeno pretendere che Dio ci dia un gregge più numeroso perché vediamo altri che sono più numerosi del “nostro” e ci diamo da fare perché cerchiamo di essere come “quell’altro pastore” o vogliamo che la nostra comunità sia come “l’altra comunità”.

    Le pecorelle che Dio vi ha, ci ha dato in affidamento, sono il gregge di Dio e dobbiamo prendercene cura ed essere soddisfatti e contenti che Dio ci ha dato questo grande privilegio, non importa quante siano, o dieci o cento.

    Ci sono purtroppo troppe false nozioni e motivazioni sbagliate per evangelizzare, cioè cercare le pecorelle smarrite. Queste purtroppo sono cose che sono trasmesse nella chiesa a tal punto che queste falsità sono diventate una infezione che ha contagiato ed ha fatto ammalare quasi tutta la chiesa. Io credo che la maggior parte della chiesa nel mondo evangelizza con le motivazioni sbagliate, con i metodi sbagliati e con le dottrine sbagliate. Questo succede per la subdola falsità che viene immessa nella chiesa che come un lievito eventualmente fa lievitare tutta la pasta.

    Ripeto, queste falsità sono subdole e a volte difficili da discernere in special modo se i credenti sono immersi in chiese che promuovono false dottrine ed anche le comunità dove vige la sana dottrina non sono immuni da queste falsità.

    Prima di tutto questo accade perché qualsiasi pastorello del gregge di Dio è umano ed è soggetto alla tentazione. Le tentazioni dell’invidia e delle motivazioni sbagliate. In secondo luogo perché anche il pastorello e poi il credente che viene istruito dal pastorello sono stati contaminati in qualche modo dalle falsità dottrinali che sono state seminate nella chiesa.

    Prima di tutto dobbiamo chiederci, perché e come dobbiamo evangelizzare?

    Perché Evangelizzare?

    In molti circoli cristiani la risposta a questa domanda è: “dobbiamo evangelizzare perché se no la gente va all’inferno.”

    Ci hanno insegnato infatti che se non evangelizziamo la gente andrà in perdizione senza Cristo. Questo in parte è vero ma in parte no. Come può essere? Semplice! Se crediamo nella dottrina biblica della sovrana elezione di Dio vedremo che questo è vero solo in parte, in altre parole saranno salvate TUTTE le persone che Dio vuole salvare e le persone che di conseguenza vogliono essere salvate saranno salvate e non andranno in perdizione, attenzione adesso, solo le persone che non vogliono essere salvate andranno in perdizione, perché esse non vogliono la salvezza comunque.

    Chiaro il concetto? Nessuno vorrebbe credere in Cristo ed essere salvato se non fosse SOLO per la meravigliosa misericordia e grazia di Dio che Egli riversa su chi Egli desidera riversarla. Altrimenti se così non fosse non ci sarebbe speranza per nessuno! Dove sta l’ingiustizia in tutto questo? Non c’è, non esiste! Basta leggere e capire l’epistola ai Romani e riusciamo a comprendere che questa cosa è in effetti così, il capitolo 9 è ultra chiaro su questo concetto come del resto lo è l’intero consiglio di Dio e in special modo il Nuovo Testamento, le parole del Signore Gesù, di Paolo, di Pietro, non ci sono dubbi, almeno per me e molti altri.

    Romani 9:11-24 (infatti, quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che chiama), 12 le fu detto: «Il maggiore servirà al minore», 13 come sta scritto: «Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù». 14 Che diremo dunque? C’è ingiustizia presso Dio? Così non sia. 15 Egli dice infatti a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione». 16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17 Dice infatti la Scrittura al Faraone: «Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra». 18 Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. 19 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?». 20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?». 21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

    Quindi è vero che Dio ha scelto il metodo, cioè la predica del Vangelo (dell’opera di Cristo sulla croce e la resurrezione) e il veicolo per applicare il metodo è lo Spirito Santo che si adopera della chiesa, dei credenti e degli evangelisti, ma Dio ha anche scelto su chi avere misericordia.

    Evangelizzare biblicamente pertanto non è altro che un atto di ubbidienza a ciò che Dio ci ha comandato di fare ed è soprattutto un grande privilegio, cioè che Dio ci ha scelti non solo per ricevere la Sua salvezza ma poi di essere strumenti NELLE SUE MANI per portare la salvezza a chi la vuole, perché a chi Dio vuole darla, questi desiderano averla quando la sentono predicata.

    Quindi perché evangelizziamo? Perché è un grande privilegio che Dio ci da di essere parte della Sua opera redentrice e perché Dio lo comanda. Se io non evangelizzo Dio troverà chi lo farà, tutti possiamo ubbidire o no, ciò non vuol dire che la gente andrà in perdizione perché io, perché noi siamo stati disubbidienti e non lo abbiamo fatto. C’è chi lo fa e chi non lo fa, ma dire che la gente andrà in perdizione se non evangelizziamo non è un concetto biblico, è un concetto Arminiano ma non è Biblico. Dio salverà TUTTI coloro per cui Cristo è morto e Dio farà sì che nessuno di essi sarà perduto, questo è ciò che ha anche asserito Gesù stesso in

    Giovanni 6:37-40 Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; 38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. 40 Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

    Giovanni 6:43-47 Gesù rispose loro: «Non mormorate tra di voi. 44 Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 È scritto nei profeti: “Saranno tutti istruiti da Dio”. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre. 47 In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna.

    Giovanni 17:1-3 Queste cose disse Gesù, poi alzò gli occhi al cielo e disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te, 2 poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato. 3 Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato.

    Il concetto è più che chiaro, nelle parole di Gesù si comprende che è solo chi crede in Lui che viene salvato ma…questo non è assolutamente indipendente dal fatto che sono solo coloro che il Padre ha scelto di dare a Cristo che vanno a Cristo e solo a loro che Cristo ha autorità di dare vita eterna.

    Infatti Gesù ha detto anche: Giovanni 6:65-66 «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

    Se crediamo in questa sana dottrina biblica allora dobbiamo credere anche che, chi Dio vuole salvato sarà slavato! Certamente lo sarà mediante l’operato della chiesa ma, attenzione adesso, solo mediante la volontà e il metodo prescritto da Dio e solo mediante la potenza della Sua parola e del Suo Spirito.

    Una delle più grandi false motivazioni usate per motivare le persone ad evangelizzare è mettere sui cristiani un senso di colpa che se non evangelizzano la gente va in perdizione. Questa è una falsità che non è biblica. La motivazione dovrebbe essere, no ancor meglio è: AMORE soprattutto per Dio e poi per la gente, UBBIDIENZA ai Suoi comandamenti e la GIOIA di avere un privilegio datoci da Dio per essere parte della Sua opera redentrice e perché Dio ci darà una ricompensa per la nostra fedeltà. Dire che persone per le quali Cristo è morto vanno in perdizione questo cari amici sarebbe un vero e proprio fallimento e non solo, è una bestemmia! Il sacrificio e l’opera redentrice di Cristo è stata, è e sempre sarà un completo successo in ogni dettaglio di essa! Niente che Dio ha fatto e programmato è stato, è o sarà mai un fallimento, nemmeno quando parliamo di una sola persona per cui Gesù è morto.

    Come dobbiamo Evangelizzare?

    Dio non ha bisogno della nostra intelligenza, della nostra creatività, della nostra metodologia, dei nostri schemi, delle nostre personali ambizioni e motivazioni. Dio è intelligenza, Dio è il creatore e non ha bisogno del nostro aiuto, siamo noi che abbiamo bisogno del Suo. Dio è saggezza, Dio è onnipotente, onnisciente, Dio ha scelto il Suo metodo, Dio ha il Suo schema, il Suo disegno e Dio ha la Sua personale ambizione e motivazione, cioè la Sua gloria e non la nostra!

    Dio non ha bisogno di teatrini, di mimi, di attori, di ballerini, queste cose non fanno altro che attrarre le capre. Dio ha già, come dice la Sua parola, scelto tutto anche le opere che Egli ha predestinato perché noi camminassimo in esse. Dio vuole solo la nostra ubbidienza e solo che siamo sensibili alla Sua guida. Se c’è un passo che spiega il tutto eloquentemente e semplicemente è il seguente

    Efesini 2:1-10 Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2 nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3 fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri. 4 Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, 5 anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), 6 e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, 7 per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù. 8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori. 10 Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.

    Come vediamo è Dio che ha fatto tutto per noi, è Lui che ci ha vivificati, perché noi eravamo morti nei nostri peccati ed i morti cari miei non possono fare niente che essere morti. Dio che è ricco in misericordia per il Suo grande amore con cui ci ha amati anche quando ancora eravamo morti nei nostri peccati ci ha vivificati con Cristo! Non in Cristo ma CON Cristo, chiaro? Il concetto fa la differenza! Paolo specifica poi che siamo salvati per grazia soltanto (favore immeritato), Dio ci ha risuscitati CON Lui, e siamo stati quindi salvati per grazia, sì mediante la fede ma questo, tutto questo, NON proviene da noi, (nessuna parte di questo, nemmeno la fede) non per opere. Nemmeno la fede può e deve essere considerata esclusivamente “ opera nostra” anche se tale Dio la considera, altrimenti sarebbe sempre un merito nostro, così nessuno può o almeno non dovrebbe gloriarsi della propria salvezza. Purtroppo però molti si gloriano e non poco della loro fede, questo è un segno pericoloso di orgoglio spirituale. Paolo invece per eliminare qualsiasi possibilità di avere in qualche modo meritato anche la ricompensa delle opere ci dice addirittura che noi siamo opera Sua, creati in Cristo Gesù e un opera per fare che cosa? Per camminare nelle buone opere che noi abbiamo progettato e scelto di fare?

    No! Che Dio ha PRECEDENTEMENTE preparato, perché le compiamo. Le opere devono essere le Sue e non le nostre, le nostre portano solo capre al gregge, le Sue invece trovano le pecore smarrite e noi dobbiamo essere ubbidienti ai Suoi metodi e i Suoi comandamenti ed essere sensibili al Suo Spirito che ci deve guidare nelle Sue opere.

    Questo ci porta in conclusione a vedere che non dobbiamo essere come il pastorello della storia che ha escogitato tutto e di più per avere un gregge più numeroso al punto di accontentarsi di avere capre anziché pecore,anche se il suo signore voleva che lui trovasse le pecore smarrite. Il suo signore gli aveva detto come fare e perché, ma lui non volle eseguire fedelmente le istruzioni del suo padrone ma volle fare di testa sua. Il suo padrone sapeva esattamente dove erano le pecorelle smarrite e come si dovevano trovare ma il pastorello scontento voleva creare il suo gregge a scapito di quello del suo padrone e a scapito della salute e del benestare delle altre poche pecorelle di cui era responsabile.

    Nella Scrittura troviamo le soluzioni di tutto, di tutti i nostri problemi, troviamo anche il modo come Dio vuole che noi evangelizziamo. Non solo il metodo che è l’esclusiva predica del Vangelo e niente altro perché questa è la potenza di Dio per la salvezza, vedi Romani 1:16 ma il metodo di Dio è anche essere coinvolti nella vita quotidiana delle persone intorno a noi, non come pare a noi ma essendo sensibili alla guida dello Spirito Santo. Dobbiamo redimere il tempo perché i giorni sono malvagi.

    Questo significa prendere spunto dalla Scrittura per capire che bisogna essere guidati e diretti dallo Spirito di Dio nelle opere di Dio, cioè nella vita delle persone in cui Dio vuole operare e non a casaccio o a modo nostro o con i nostri metodi.

    Bisogna essere onesti con noi stessi e vedere che in quasi tutti gli episodi nel libro degli Atti in cui ci sono persone che vengono salvate i predicatori sono in qualche modo o guidati o comandati da Dio di andare in tali posti e da tali persone, addirittura in alcuni casi gli episodi appaiono fortuiti o a caso ma sono tutti guidati da Dio e non dai predicatori. Sicuramente Paolo, Timoteo, Sila, Filippo e Pietro e tutti gli altri non hanno deciso di fare teatrini, balletti o cose varie per attirare la gente a Cristo. Eccone una lista:

    Filippo viene comandato da Dio di predicare all’eunuco Etiope Atti 8:26-40

    Pietro viene chiamato da Dio e da Cornelio stesso ispirato da Dio a chiamare Pietro per predicare la salvezza a Cornelio e la sua casa Atti 10:1-48

    Paolo viene fermato,bloccato,proibito dallo Spirito Santo di andare a predicare il Vangelo in Asia e viene guidato da Dio ad andare in Macedonia Atti 16:6-10. Mi chiedo, vi chiedo, quante persone sono morte senza Cristo e sono andate in perdizione in Asia perché Paolo non è andato in Macedonia agli ordini di Dio anziché in Asia? Allora Dio è ingiusto? No! Nemmeno per sogno! Come vediamo però chi doveva essere salvato in Asia eventualmente lo fu. Ci fu quindi gente che nel frattempo morì senza Cristo per via di questa decisione divina? Sicuramente, sì! Ma nessuno che doveva essere salvato perì. Dio è ingiusto allora perché ha bloccato i Suoi evangelisti e li ha mandati da un altra parte sapendo che persone sarebbero perite e andate in perdizione? Rispondete voi!

    Subito invece in Macedonia Dio benedì il ministero del Vangelo prima salvando Lidia e la sua casa, Lidia che apparentemente si trova (per caso?) con altre donne al momento in cui Paolo arriva Atti 16:14-15

    Paolo e Sila poi vengono arrestati a Filippi senza nemmeno che sappiano che cosa Dio stava progettando, ma invece mediante la loro presenza nel carcere il carceriere e la sua famiglia ricevono la salvezza, prima tramite l’intervento diretto di Dio e poi la predica del Vangelo di Paolo Atti 16:25-34

    Quindi vediamo che uomini di Dio guidati da Dio ed ubbidienti e sensibili alla guida di Dio hanno portato frutto alla gloria di Dio. A volte lo hanno fatto anche senza essere volenterosamente coinvolti nell’opera di Dio. Non sono stati loro con la loro volontà, con la loro abilità o che altro a creare le circostanze per la salvezza delle persone in questione ma erano invece uomini di Dio, che come Paolo ha detto, erano opera Sua creati in Cristo Gesù per camminare nelle buone opere che Dio ha precedentemente preparato perché essi camminassero in esse.

    Che dire allora? Abbiamo capito perché le cose non funzionano nella chiesa oggi? Abbiamo capito perché non riusciamo a trovare le pecore smarrite? Abbiamo capito perché siamo scontenti e depressi e delusi?

    Inoltre dobbiamo aggiungere velocemente in chiusura di questo argomento un’altra importante ragione per la quale spesso i numeri di persone che VERAMENTE vengono al Signore sono pochi oggi giorno.

    Dobbiamo renderci conto in che giorni stiamo vivendo. Siamo negli ultimi giorni e da molto tempo promesse di grandi risvegli sono state promesse e “profetizzate” ma queste non sono bibliche.

    Crediamo quel che vogliamo, ma la Scrittura è chiara, la condizione generale della chiesa visibile sarà quella di compiacenza e di illusione di considerarsi ricca, ma invece la chiesa è povera e nuda e non ha niente da offrire al mondo Apocalisse 3:14-22, se non può offrire SOLO Cristo, non ha niente da offrire. Infatti seppure questa è la condizione predominante della chiesa visibile dobbiamo prendere in considerazione che l’immagine totale della chiesa visibile che Gesù ci rende nel libro di Apocalisse non è una delle migliori. Guardando al tipo di chiesa di cui Gesù ha cose buone da dire capiamo che tipo di chiesa possiamo aspettarci di essere se siamo una chiesa fedele e ubbidiente.

    Possiamo avere la giusta dottrina e possiamo avere tante buone cose e le dovremmo avere, ma dobbiamo essere la chiesa perseguitata e la chiesa reputata povera. Questa è quella che agli occhi di Dio è ricca, Apocalisse 2:8-11 e la chiesa che ha poca forza in se stessa ma ha custodito la parola di Dio, quella è realmente quella che sarà forte ed avrà le porte aperte dal cielo Apocalisse 3:7-13.

    Vorrei che si notassero infatti le caratteristiche delle chiese di cui Gesù ha solo cose buone da dire, sono povere, perseguitate e deboli, ma custodiscono la parola di Dio ed hanno da offrire amore fraterno (Filadelfia infatti significa amore fraterno).

    Dio ci benedirà quando saremo chiesa con queste caratteristiche e quando eviteremo di trovarci nelle condizione delle altre chiese descritte in questi due capitoli di Apocalisse. Siamo negli ultimi giorni ed i risultati che cerchiamo in evangelizzazione non possono essere che consoni con i tempi in cui viviamo, le cose peggiorano a vista d’occhio così la condizione umana.

    Sempre in Apocalisse il Signore ci fa vedere l’immagine dell’essere umano che non ostante tutte le piaghe e i giudizi che Dio manda sulla terra non si ravvede delle sue idolatrie e dei suoi peccati. Sì, ci saranno moltitudini che saranno salvate durante il periodo della tribolazione ma ancora non ci siamo e comunque sarà un evento straordinario con dei risultati straordinari che non saranno sicuramente dovuti alla abilità e alle metodologie di evangelizzazione della chiesa.

    Ho sentito una volta una predica sulle parabole di Gesù che si trovano in Matteo 13, in particolar modo quella del seminatore. Le parabole di Matteo 13 parlano del regno di Dio, inclusivo della chiesa e di come il regno progredisce nel tempo, nelle età. Questo predicatore rimarcò alla fine della parabola del seminatore dove il seme cade nel terreno fertile e porta frutto che il seme produce un frutto che inizia a produrre un raccolto di cento, poi di sessanta e poi di trenta. Il predicatore disse che questi numeri in scala discendente potrebbero essere una indicazione del fatto che, mano mano che il tempo passa la parola di Dio produrrà sempre un raccolto ma un raccolto che andrà a diminuire in numero.

    In secondo luogo dico io, il seme cioè la parola di Dio, non cade solo e sempre sul terreno fertile, giusto? Anzi, ci sono quattro tipi di terreno e solo uno è fertile, questo significa quindi che una persona su quattro riceve la salvezza, i numeri quindi non sono dalla parte dell’evangelista (seminatore). Inoltre, chi ha il controllo sul terreno il seminatore? No! Il seminatore che fa? Semina! Non ara, non zappa, semina, punto e basta! Egli non è responsabile di manipolare il terreno e nemmeno di con quale metodologia può manipolare il terreno. Il seminatore è invece responsabile di SEMINARE, il risultato non dipende dal seminatore ne si deve sentire in colpa perché tre semi su quattro non portano frutto. Possiamo allora capire che cosa significa tutto questo in correlazione ad evangelismo e crescita della chiesa. Diviene quindi inutile scoraggiarsi, divenire irati, depressi, scontenti di ciò che Dio ci ha dato in affidamento solo perché non vediamo numeri crescenti (di veri credenti).

    Ci rende tristi perché le persone non rispondono al Vangelo e muoiono senza Cristo? Sì! Dovrebbe, e rende anche Dio triste dover giudicare e punire la Sua creazione.

    Ezechiele 33:11 “Di ‘loro:.’ Come io vivo ‘, dice il Signore, l’Eterno,’ Io non ho piacere della morte del malvagio, ma che si converta dalla sua via e viva, convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie!”

    Dio però non vuole che noi abbiamo più oneri e colpe su noi stessi di ciò che dobbiamo avere. E ‘il suo carico e Lui può portare meglio di noi! Il senso di colpa non è il motivo giusto per evangelizzare. Dio ci riterrà responsabili se non evangelizziamo quando Egli ci dice di farlo?

    Beh, la disobbedienza a Dio si chiama peccato e non è mai una buona cosa, anche se Egli ci perdonerà per questo, ma noi non saremo responsabili perché le persone vanno all’inferno! Come abbiamo detto in precedenza, Dio non consentirà mai a chi Egli ha dato a Cristo e per i quali Cristo è morto a perire! Egli li raggiungerà in qualche modo e loro sentiranno il Vangelo e crederanno!

    Si possono sempre radunare le capre se vogliamo i numeri. Se però Dio è sovrano e lo è, se è Dio che salva i peccatori secondo la Sua benevola e misericordiosa volontà e la Sua potenza e così è, se TUTTI quelli che Dio vuol salvare saranno salvati e così sarà, se solo chi vuole rigettare Dio e non vuole credere in Cristo andrà in perdizione e così è, se tutte le nostre sciocche e ignoranti (ignoranza biblica), progettazioni porteranno solo capre nel gregge e se solo la predica della parola di Dio guidata dallo Spirito Santo produce vera salvezza, per che cosa ci stiamo arrabbiando? Perché siamo scontenti? Perché invidiamo le tante capre degli altri mentre invece abbiamo vere pecorelle da accudire e nutrire?

    E’ Dio che opera nella Sua chiesa, noi dobbiamo solo essere ubbidienti e fedeli a ciò che Dio ci ha chiamati a fare. Gli evangelisti e i pastori è bene che incoraggino e addestrino le loro pecore ad essere coinvolte nella loro vita quotidiana ad ubbidire Dio ed essere sensibili al Suo Spirito a condividere ciò che Dio ha fatto e sta facendo nella loro vita, a fare del bene, ad amare i propri nemici, ma soprattutto amare i fratelli e le sorelle in Cristo, come Gesù stesso ha detto:

    Giovanni 13:34-35 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

    Non si può evangelizzare con efficacia se prima non siamo efficienti nel praticare questo comandamento. Forse le pecore smarrite non riusciamo a trovarle perché è Dio stesso che non ce le fa trovare? Se abbiamo un ovile dove non vige l’amore di Dio credete che Dio ci darà delle altre pecorelle da trattare male? Non credo proprio! Le darà a chi le tratta e le nutre meglio. Attenzione però, ripeto non confondiamo le pecore con le capre! C’è chi ha ovili pieni di capre, non invidiamo loro e pastorello ti chiedo: “vige l’amore di Dio nell’ovile che hai in affidamento?Perché ti arrabbi, perché sei scontento, perché sei scoraggiato e perché invidi gli altri? Quali motivazioni hai?”

    Se abbiamo da mettere la nostra casa, chiesa, l’ovile in ordine mettiamolo in ordine! Siamo fedeli ed ubbidienti a ciò che la parola di Dio ci istruisce di fare e ricordiamoci in che giorni stiamo vivendo. Stiamo contenti di avere questo grande privilegio che Dio ci ha dato? Dopo tutto è lo stesso che ha dato a Pietro, e così Gesù chiede anche a noi: “ Pastorelli mi amate? Pascete i miei agnelli, Pastorelli mi amate? Abbiate cura delle mie pecore. Pastorelli mi amate ? Allora pascete le mie pecore.”

    Volete cambiare per sempre la vostra vita, la chiesa, il vostro atteggiamento? Pregate al Signore ogni giorno che vi mandi Lui stesso le sue pecorelle smarrite e vedrete che quando le cercherete le troverete e il gregge crescerà. Pregate al Signore che vi guidi a chi Egli vuol dare la salvezza, che vi guidi nelle Sue opere che Egli ha precedentemente preparato per voi. Pregate che vi dia la potenza e la franchezza per poter dichiarare la Sua parola, il Suo Vangelo e vedrete che sarete molto più contenti e soddisfatti, (vedi Atti 4:23-31) anche SE non ci saranno numeri da capogiro che invaderanno le vostre chiese.

    Ricordatevi di ciò che ha detto Paolo cari fratelli: 1 Corinzi 15:58 Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

    La nostra fatica non è vana nel Signore anche quando non ci sono numeri strepitosi e grandi ministeri, rimaniamo saldi, irremovibili abbondando nell’opera del Signore e non abbondando delle nostre, per la gloria di Dio e non per la nostra!